Testata sito

 

Resoconto della seduta n.78 del 10/10/2017

SEDUTA N. 78 DEL 10 OTTOBRE 2017

La seduta inizia alle ore 10,40

Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Colleghi buona giornata, dichiaro aperta la seduta n. 78 del 10 ottobre 2017. Do per letto il processo verbale della seduta n. 77 del 26 settembre, il quale, ove non vi siano opposizioni, si intende approvato ai sensi del comma 4 dell’articolo 53 del Regolamento Interno.
Richiamo, inoltre, ai sensi del comma 5 dello stesso articolo, l'attenzione di tutti i consiglieri sulle comunicazioni distribuite, con cui porto a conoscenza dell'Assemblea quanto espressamente previsto dal Regolamento interno.

Sull’ordine del giorno

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Rapa.

Boris RAPA. Grazie Presidente. Sono a richiedere l’inserimento della mozione n. 296 con oggetto “BCC Civitanova Marche e Montecosaro - Acquisizione Carilo della UBI-NBM”,

PRESIDENTE. Ne avevamo già parlato durante la Conferenza dei capigruppo e c’è stata sostanziale unanimità su questo.
Votiamo la richiesta, quindi pongo in votazione l’iscrizione d’urgenza della mozione n. 296.

(L’Assemblea legislativa approva)

Interpellanza n. 18
ad iniziativa della Consigliera Leonardi
“Piano socio-sanitario regionale scaduto da tre anni. Obiettivi ed azioni disattesi e assenza di riferimenti pianificatori in materia di sanità regionale”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interpellanza n. 18 della Consigliera Leonardi, che ha la parola per illustrarla.

Elena LEONARDI. Grazie Presidente. Con questa interpellanza voglio porre all’attenzione dell’Aula un problema che reputo molto importante che è quello relativo alla assenza di programmazione in ambito sanitario a causa del mancato aggiornamento e della mancata presentazione del nuovo Piano socio sanitario, previsto dal decreto legislativo n. 505/1992 che stabilisce che “il Piano sanitario regionale rappresenta il Piano strategico degli interventi per gli obiettivi di salute e funzionamento del servizio” e viene emanato per soddisfare le esigenze specifiche della popolazione regionale anche in riferimento agli obiettivi del Piano sanitario nazionale.
Quindi il Piano socio sanitario costituisce l’attività di pianificazione strategica per la gestione del sistema sanitario regionale e noi ci troviamo in una condizione in cui il Piano sanitario regionale, l’ultimo approvato, è quello del triennio 2012/2014. Quindi è scaduto da circa tre anni.
Che cosa comporta? Perché ho sollevato questa esigenza?
Questa esigenza l’ho sollevata perché quotidianamente vediamo in Commissione sanità, l’amministrazione regionale, attraverso delibere di Giunta, attraverso atti dirigenziali, andare dietro alle modifiche del Piano sanitario imposte dal Ministero a livello nazionale, o fare una programmazione puntuale di emergenza che non tiene invece conto dello strumento, che sarebbe lo strumento principe, per poter organizzare in maniera più efficiente e volta ai cittadini, che la legge non solo le consente di fare, ma fondamentalmente le impone di fare.
Ho notato qualcosa di negativo nel fatto che questo Piano non solo non c’è, ma alcuni obiettivi che il Piano sanitario del 2012/2014 si era posto risultano disattesi. Gli obiettivi di quel Piano andavano ad esempio ad una riduzione delle liste d’attesa ed purtroppo vediamo che il sistema ancora oggi, in moltissime prenotazioni, non solo è al collasso, ma rimanda a delle date che non sono da Paese civile, ha delle carenze relative alla trasformazione dei piccoli ospedali negli ospedali di comunità, sempre fatta attraverso non una programmazione, ma attraverso una delibera puntuale, e non tiene ovviamente conto di una cosa che a detta di tutti, ovviamente, ha rivoluzionato il nostro territorio, che è il terremoto, e lo ha rivoluzionato anche in termini di offerta di servizi sanitari.
La mancanza di questo Piano ha fatto sì anche che venisse meno uno degli obblighi previsti per consentire a quest’Aula il dovuto controllo, di verificare l’attuazione degli obiettivi presenti all’interno del Piano, nel presupposto che ogni anno, entro il mese di febbraio, venisse relazionato in Consiglio regionale l’andamento del Piano rispetto agli obiettivi, l’andamento della santità regionale rispetto agli obiettivi che il Piano si era posto. Questo strumento importantissimo per tenere sotto controllo la sanità è totalmente mancato e tuttora manca.
Mancano molte cose, mancano gli investimenti sulle infrastrutture che vengono fatte anche queste a macchia di leopardo, per cui troviamo reparti d’eccellenza ed altri reparti in cui i macchinari sono non solo vetusti ma, con la carenza di personale, non vengono neanche adeguatamente utilizzati.
Tutte cose che attraverso una sana programmazione potrebbero essere messe a regime in maniera migliore così da offrire all’utenza il dovuto riscontro in termini di garanzie della salute.
Con questa interpellanza chiedo pertanto alla Regione ad al Presidente che è anche Assessore alla sanità i motivi che stanno portando a questo gravissimo ritardo nella programmazione sanitaria regionale tanto che sono tre anni che questo Piano è scaduto. Perché la Giunta non ha rispettato quanto prescritto nel precedente Piano, quello a cui accennavo prima? Cioè l’impegno di trasmettere all’Assemblea legislativa ogni anno, entro il mese di febbraio, una relazione sullo stato di attuazione e sugli effetti del medesimo Piano, tanto che noi ci siamo trovati spesso ad avere un elogio rispetto alla sanità marchigiana che rientra nei benchmark ed è ben valutata da tutte le altre Regioni, ma fondamentalmente abbiamo solo il rispetto di parametri economici che poi però, quando andiamo a guardare nei servizi, non si traducono in altrettanti valori positivi, perché tagliare e contenere le spese è facile, garantire i servizi degni di questo nome è più difficile e stiamo vedendo che non vengono garantiti.
La terza richiesta è quella se si intende rimediare al grave ritardo e quindi presentare, trasmettere all’Assemblea entro fine anno la relazione sull’andamento del Piano ed in ultimo, se si intende fare il nuovo Piano e quando si intende coinvolgere la competente Commissione sanità? Purtroppo, ripeto, credo che, lo dicono tutti i Commissari, indipendentemente dal colore politico di appartenenza, la Commissione è continuamente snaturata dal suo potere a favore della Giunta e questo Piano di programmazione ci consentirebbe di essere parte integrante, quindi reputo che dovrebbe essere messo come una delle priorità di questo Consiglio regionale. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per la risposta, il Presidente Ceriscioli.

Luca CERISCIOLI. Grazie Presidente. Inizio dalla parte finale dell’intervento della Consigliera Leonardi. Il rapporto per il 2016 è in lavorazione quindi prima della fine dell’anno dovrebbe essere pronto e presentato in modo da rispondere a questa esigenza che l’interpellanza rappresenta.
In realtà bisognerebbe dire, quando si parla di terremoto, che deve funzionare in tutti i versi non solo per il cambiamento ma anche per il carico di lavoro che ha trasferito sulle strutture che probabilmente hanno privilegiato la risposta ai bisogni dei cittadini rispetto a magari determinate attività. Non è bene, bisognerebbe fare sempre tutto, ma forse nelle priorità meglio rispondere ai bisogni dei cittadini e poi ad altre incombenze.
Il secondo è un ragionamento di carattere più generale perché da due anni, da quando è scaduto l’ultimo Piano sanitario, di fatto su questo strumento non c’è una grande tensione. Innanzitutto è da ricordare che le linee guida del Piano sanitario a livello nazionale sono del 2006, se noi pensiamo a come cambiamo i tempi, il 2006 è preistoria, cioè parliamo di un mondo che neanche assomiglia a quello di oggi per mille ragioni, prima della crisi, e via dicendo.
Non sono state date più linee guida dal punto di vista del Piano sanitario nazionale perché ha prevalso un’altra esigenza, un altro orientamento che ha trovato la sua sintesi nel decreto ministeriale n. 70 e in termini economici nella logica della spending review, i vincoli vari di spesa rispetto al personale, rispetto agli investimenti, sul tipo di contabilità che gli enti regionali devono avere. Dall’altra parte, con il decreto ministeriale n. 70 sono stati definiti una serie di binari molto stretti sui quali andare a proiettare la programmazione regionale, ovviamente senza invadere il campo dell’autonomia della Regione, con il referendum che è stato bocciato è rimasto sostanzialmente l’equilibrio dei poteri che c’era in precedenza, ma con delle penalizzazioni sotto il profilo economico nella misura in cui ci si allontana dagli obiettivi del decreto ministeriale n. 70.
E’ evidente che in tutta la sanità, non solo quella marchigiana, ma anche a livello nazionale, il lavoro fatto negli ultimi anni, attraverso atti, delibere, scelte, applicazioni, è quello di adeguare il modello sanitario ai dettami del d.m.
A livello nazionale testimonia la bontà, l’aderenza del percorso tenuto fino ad oggi, il fatto che sono tre anni che siamo Regione benchmark nell’applicazione del rapporto sui Lea in riferimento ai costi.
Questo indice di carattere generale, che mette in ordine le sanità a livello nazionale, ci ha visto al primo posto negli ultimi tre anni nel confronto fra i due parametri, così se oggi dovessimo misurare l’azione, dovremmo misurarla anche in merito a quanto è stato realizzato ed applicato in rapporto al d.m.. Ad esempio nel limite del 3.7 posti letto per acuti ogni 1.000 abitanti, siamo la regione che ha adeguato i propri parametri rientrando nella media regionale all’interno di questi binari.
Il costo sulla spesa del personale, abbiamo allineato la spesa generale a quelli che sono gli obiettivi per il 2020 di rientro nel parametro dei costi per il personale, pur tuttavia abbiamo anche assunto 3.000 e passa persone con il Piano assunzioni dello scorso anno perché di fatto la regione era finita addirittura sotto il limite del tetto di spesa.
Il riordino del sistema passa attraverso una riorganizzazione, che noi definiamo, attraverso i percorsi di tipo sanitario, per l’ottimizzazione di quei parametri, sempre del decreto ministeriale n. 70, che determinano in quale misura, in quale numero, una struttura sanitaria che è in grado di poter assolvere in maniera ottimale al proprio compito. Quindi tutte le reti cliniche si riordinano secondo quei principi.
Un dibattito aggiornato rispetto agli obiettivi che la sanità centra e realizza si correla molto di più rispetto all’applicazione del decreto ministeriale n. 70 che rispetto alle linee guida sui Piani sanitari che sono talmente vecchie che sostanzialmente uno dovrebbe reinventarsele nel modello sanitario attuale.
Questo non ha impedito, il fatto di non avere il Piano sanitario ma di avere le linee guida del decreto ministeriale n. 70, di traguardare importanti obiettivi. Nella premessa dell’interpellanza, per esempio, si parla delle liste di attesa che non sono una astrazione, sono definite all’interno del d.m., vengono dati degli obiettivi da raggiungere e la Regione Marche è fra le poche Regioni che hanno raggiunto gli obiettivi delle liste d’attesa date dalle linee guida nazionali del decreto ministeriale n. 70.
Quindi la pur corretta impostazione dell’interpellanza, secondo me, oggi andrebbe rivalutata alla luce di quello che è accaduto negli ultimi anni, di quelli che sono gli obiettivi principali di programmazione, dell’attività che dobbiamo portare avanti per aderire, per rientrare negli obiettivi del d.m., sapete che il 2017 è l’ultimo anno entro il quale tutte le Regioni dovrebbero allinearsi, e noi ci stiamo nella maniera adeguata.
Le poche chiamiamole eccezioni le abbiamo chieste per dare ai terremotati, ad esempio, il mantenimento dei punti di primo intervento, le deroghe su alcune tabelle di prestazioni nel pagamento del ticket; ancora oggi abbiamo mantenuto l’esenzione per le visite specialistiche e per il latte artificiale per chi ne ha necessità. Queste sono le due prestazioni che hanno mantenuto nella fase precedente anche tutta la diagnostica per immagini, la farmaceutica, rientrate in una esenzione dal ticket generale. Misure importanti attorno al terremoto che hanno permesso di rafforzare la risposta in termini di servizi, di dare il contributo essenziale, fra le poche eccezioni, nel raggiungimento di questi obiettivi.
Credo che una valutazione allineata con i tempi stia proprio nella capacità di leggere quanto ogni singola Regione stia realizzando rispetto al d.m.
Leggo nelle cronache nazionali che quello che noi abbiamo fatto due anni e mezzo fa, le altre regioni di altro colore politico lo stanno realizzando adesso perché la scadenza del 2017 si avvicina e si stanno attivando in prossimità della scadenza.
Il fatto, a mio giudizio, di esserci mossi, in realtà non proprio in anticipo perché la partenza doveva essere 5 anni fa, nell’ultimo anno utile della programmazione, ci ha permesso, in questo che è l’anno di allineamento, di definire ad esempio dei servizi alternativi al punto di primo intervento, degli ambulatori aperti H24. Siamo fra le poche Regioni in Italia che hanno fatto questo, pur rimanendo dentro i binari della legge, Facendo le cose per tempo ci ha permesso anche strutturare risposte che sono molto care a quest’Aula perché vedo che sui punti di primo intervento, sulla possibilità di avere un medico H24 in quelle strutture che lo avevano storicamente, c’è una tensione molto forte. Quindi abbiamo cercato di attivare strumenti compatibili con la legge che permettessero di articolare una risposta adeguata.
La parte socio sanitaria è stata affrontata, credo che lo abbiate visto anche in Commissione, anzi sono sicuro, con il fabbisogno. Il nuovo fabbisogno è andato a ricercare con una analisi attenta su tutto il territorio quella che era l’offerta esistente, materialmente presente, quelle che erano le carenze sui parametri di carattere generale, perché ormai quasi tutte le malattie sono indicizzate in rapporto alla popolazione - quanti Alzheimer abbiamo? Quante demenze senili, quanti problemi rispetto ad esempio all’infanzia? - per ricalibrare quello che era un modello di risposta socio sanitaria importantissima, integrata con quella più strettamente sanitaria, quindi con uno sguardo oggettivo andando a misurare quello che c’è, vedendo quello che manca, prevedendo di poter collocare i servizi in rapporto alle carenze che il territorio ha, atto peraltro già approvato.
Ricordo che abbiamo mantenuto sull’ultimo segmento, per me non staccato da quello sanitario, che è quello più strettamente sociale, fin dal primo anno i 60 milioni di contributo regionale al sistema dei Comuni, che è protagonista negli ambiti della risposta sociale, quest’anno siamo arrivati a circa 80 milioni di euro dalla Regione per il sociale, quindi un ventaglio di risposte di servizi incardinato nel decreto ministeriale n. 70, incardinato nella programmazione socio sanitaria, incardinato nella spesa sociale che ha visto un contributo a 360° capace di rispondere alle necessità della Regione, misurabile attraverso i parametri che la legge definisce, anche se oggi non siamo dentro il tradizionale Piano sanitario che è stato abbandonato dalla programmazione nazionale, quindi sostituito con altri obiettivi dati in maniera cogente, come dicevo prima, perché incidono poi sui trasferimenti, quindi sulle risorse che abbiamo a disposizione per la sanità, che sono diventati quei percorsi prioritari, più di ogni altro, in un quadro di attenzione all’intero sistema.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Leonardi.

Elena LEONARDI. Grazie Presidente per la risposta. Devo però dire che lei ha risposto ad uno solo dei miei quesiti, cioè mi ha detto che il documento, che doveva essere presentato entro febbraio di ogni anno, entro la fine anno verrà presentato.
Le motivazioni del terremoto sono motivazioni ovviamente che riguardano solo l’ultimo anno, quindi quando già questa Giunta e questa Assemblea si sono insediate il Piano era scaduto. Non ho capito bene, se me lo specifica, se lei mi sta dicendo che questa Giunta e questa maggioranza non hanno intenzione di presentare durante questa legislatura un nuovo Piano sanitario ma di proseguire, come avete fatto in questi primi due anni e mezzo di legislatura, seguendo il d.m. 70, seguendo le leggi nazionali, senza fare una propria programmazione, con o senza terremoto. Mi sarei immaginata di trovare prima del terremoto, nell’anno precedente della legislatura, qualcuno che si fosse messo al lavoro per ottemperare ed adempiere a questa carenza. Il terremoto, che ho citato io stessa, ovviamente, secondo me, dovrebbe entrare nella nuova programmazione e non essere solo lo strumento per intervenire in maniera emergenziale, puntuale rispetto a determinate esigenze.
Credo che lo strumento di programmazione sarebbe utile ed importante per questa regione, mi sembra però di capire che la maggioranza e lei Presidente non avete la mia stessa idea e quindi reputate il Piano uno strumento del quale questa legislatura può fare a meno.

Interrogazione n. 346
ad iniziativa del Consigliere Fabbri
“Attuazione dell’articolo 13 della legge regionale n. 1/2014 ‘Disciplina in materia di ordinamento della polizia locale’”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 346 del Consigliere Fabbri.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Cesetti.

Fabrizio CESETTI. L’articolo 1 della legge regionale n. 1/2014 stabilisce che la Regione, in conformità all'articolo 117, secondo comma, lettera h), della Costituzione, intende disciplinare l'organizzazione e le funzioni di Polizia Locale al fine di migliorarne l'efficacia e l'efficienza, attraverso una gestione coordinata e omogenea che garantisca un adeguato controllo del territorio e concorra alla salvaguardia dei diritti di sicurezza dei cittadini.
Proprio per tali finalità, l'articolo 13 della stessa normativa regionale, stabilisce che la Giunta, sentito il Comitato tecnico consultivo per la Polizia Locale, disciplina con proprio regolamento le caratteristiche delle uniformi in relazione alle diverse circostanze e specialità di impiego.
Con delibera di Giunta regionale n. 262 del 10 marzo 2014 la Giunta ha deliberato le modifiche alle caratteristiche particolari di ciascun capo e accessorio delle divise della Polizia Locale approvate con delibera di Giunta regionale n. 516 dell’8 aprile 2013. Tale atto è scaturito da un alacre lavoro del Comitato tecnico consultivo, che ha coinvolto altresì i Comandi dell'intera Regione attraverso i rappresentanti in esso presenti.
Lo stesso articolo 13 della legge regionale n. 1/2014 prevede altresì che la Giunta regionale, sentito il Comitato tecnico consultivo, disciplini con proprio regolamento anche gli elementi identificativi degli appartenenti alle strutture di Polizia Locale; i distintivi di grado, attribuiti in relazione al profilo e alle funzioni conferite all'interno della struttura di Polizia Locale; le categorie e le caratteristiche generali degli eventuali contrassegni di specialità o incarico, anzianità e onorificenza, apponibili sull'uniforme; le caratteristiche delle tessere di riconoscimento fornite da ciascun ente agli appartenenti ai servizi o ai corpi di polizia locale.
Con delibera di Giunta regionale n. 159 del 27 febbraio 2017 questa Giunta ha deliberato il nuovo regolamento regionale concernente: "Disciplina dei distintivi di grado, dei contrassegni di specialità e delle onorificenze per gli appartenenti alle strutture di Polizia Locale. Tale regolamento prevede che gli enti che esercitano funzioni di Polizia Locale adeguino i propri regolamenti a dette disposizioni entro ventiquattro mesi dall'entrata in vigore.
Inoltre l'articolo 13 prevede, infine, che la Giunta regionale, sentito il Comitato tecnico consultivo, disciplini con proprio regolamento le caratteristiche dei contrassegni e degli accessori, nonché dei veicoli e dei mezzi operativi in dotazione alla Polizia Locale.
Con delibera di Giunta regionale n. 1048 del 19 settembre 2017 la Giunta ha trasmesso al Consiglio delle autonomie locali la richiesta di parere sullo schema di deliberazione avente ad oggetto "Regolamento regionale di competenza della Giunta regionale concernente: Caratteristiche dei veicoli e degli strumenti operativi in dotazione alla Polizia Locale".
In questa fase, dunque, si sta attendendo la calendarizzazione di tale punto all'ordine del giorno del Comitato delle autonomie locali. In caso di parere positivo, si procederà immediatamente all'approvazione di detto regolamento.
L'articolo 2 della legge regionale n. 1/2014 stabilisce che la Regione promuove protocolli operativi tra Polizia Locale e Polizia di Stato o personale sanitario o altri soggetti operanti nel territorio per la sicurezza in caso di servizi di controllo, pronto intervento, trattamento sanitario obbligatorio. A tal fine si è aperto un apposito tavolo tecnico che ha visto coinvolte tutte le Autorità statali, sanitarie e locali preposte.
Si è giunti, allo stato attuale, all'elaborazione di una bozza di protocollo operativo interistituzionale per l'esecuzione degli accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori per malattia mentale.
Qualora tale documento sarà condiviso - ed io posso aggiungere che probabilmente verrà condiviso ed anche presto - in maniera definitiva dalle suddette Autorità, la Giunta provvederà alla tempestiva adozione, con apposita deliberazione, di un regolamento condiviso a livello regionale sulle modalità tecnico-operative inerenti il trattamento sanitario obbligatorio e l'accertamento sanitario obbligatorio.
In conclusione, l'articolo 14 della legge regionale n. 1/2014 prevede che la Giunta definisca le modalità per l'istituzione presso la sala operativa unificata permanente di cui all'articolo 10 della legge regionale 11 dicembre 2001, n. 32 (Sistema regionale di protezione civile), del numero telefonico unico di emergenza per la Polizia Locale collegato con il territorio regionale.
Con delibera di Giunta regionale n. 777 del 4 luglio 2017 recante "Legge 7 agosto 2015, n. 124 - Attuazione del Numero Unico Europeo dell'Emergenza (112) - Linee progettuali per la realizzazione della Centrale Unica di Risposta (CUR Marche - Umbria) e approvazione Protocollo di Intesa con Regione Lombardia", si è dunque dato il via libera alle procedure per l'attivazione nelle Marche del Numero unico di emergenza europeo secondo il modello della centrale unica di risposta. Con il nuovo sistema tutte le chiamate di emergenza al 112, 113, 115 e 118 confluiranno nel Numero unico dell'emergenza 112. Si è esteso così anche al territorio marchigiano il progetto realizzato dal Ministero dell'Interno e dalla Regione Lombardia.
Il 112 è un servizio gratuito che garantisce la tempestività dei soccorsi. Punto di forza del servizio è l'identificazione e localizzazione della chiamata, che consentono in pochi secondi di individuare la posizione del chiamante e di smistare le telefonate verso le centrali operative di competenza: Vigili del fuoco, Polizia di Stato, Carabinieri ed emergenza sanitaria. Inoltre il sistema permette di filtrare le chiamate inappropriate (circa il 50% di quelle ricevute, così viene stimato) e di passare solo le chiamate di effettiva pertinenza. Va sottolineato che il 112 non si sostituisce agli attuali numeri di emergenza (112 dei Carabinieri, 113 per la Polizia di Stato, 115 Vigili del fuoco e 118 Soccorso sanitario), che rimangono attivi: il sistema farà confluire automaticamente tutte le chiamate al 112.
In questa fase di attuazione, che prevede diverse fasi progettuali, verranno valutate le possibilità e le modalità di integrazione anche delle centrali operative dei vari Comandi regionali di Polizia Locale ed aggiungo che questo possa essere un obiettivo conseguibile e possibile.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. Grazie Presidente. Mi reputo soddisfatto della risposta, Assessore Cesetti. Sono contento che la sollecitazione che risale al 17 gennaio abbia partorito il suo effetto, per gli accertamenti sanitari obbligatori il tavolo tecnico è in corso, quindi sollecito di aggiungere ad un regolamento delle linee guida definite, perché la legge ormai è del 2014 e sono passati oltre tre anni.
Registro anche con favore il fatto che il numero telefonico unico di emergenza è attivato in accordo anche con Umbria e Lombardia. Grazie.

Interrogazione n. 394
ad iniziativa del Consigliere Giorgini
"Visite fiscali – Recupero spese Asur"

Interrogazione n. 220
ad iniziativa del Consigliere Maggi
“Compensi Asur per visite fiscali a pubbliche amministrazioni”
(abbinate)
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 394 del Consigliere Giorgini e l’interrogazione n. 220 del Consigliere Maggi, abbinate.
Ha la parola, per la risposta, il Presidente Ceriscioli.

Luca CERISCIOLI. Sul primo punto: “Se quanto detto corrisponde al vero”. In realtà non è che viene atteso o disatteso il provvedimento, è che nel tempo sono cambiate di volta in volta le norme rispetto al rimborso del costo sostenuto per poter effettuare il servizio e quindi si è adeguato alle norme, però in ogni caso il mantenimento del rispetto delle norme è sempre stato mantenuto. Non è tanto che si è cambiato perché in certi periodi si sono rispettate le norme e in altri no, è che sono cambiate le norme.
Per quanto riguarda il punto 2: “Come intende procedere”. Come è stato fatto fino ad oggi, continueremo a rispettare le norme che ci permettono o meno il recupero applicandole di conseguenza.
Al terzo punto si chiede se può tradursi in danno erariale. Finché rispettiamo le norme non si traduce in un danno erariale, nel momento in cui non le dovessimo rispettare il rischio si aprirebbe.
L’ultima domanda è un po’ correlata alla prima e chiede: “Rispetto alle responsabilità”. Anche in questo caso è chiaro che nel momento in cui si rispettano le norme non ci sono responsabili nei confronti di eventuali ammanchi di entrate all’erario regionale.
La risposta parte dal presupposto che non si è a confronto con una norma che ha mantenuto costantemente gli stessi indirizzi rispetto alla possibilità di essere rimborsati o meno, ma di volta in volta si è seguito l’andamento della norma come tutte le volte rispettandola, quindi sui punti successivi la risposta chiaramente è positiva o negativa rispetto a come la vediamo.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Giorgini.

Peppino GIORGINI. Grazie Presidente. Non è proprio così, Presidente, mi scusi, perché qui stiamo parlando di circa 200 decreti ingiuntivi passati in giudicato.
Faccio una premessa, stiamo parlando di visite fiscali effettuate dall’Asur nei confronti di lavoratori, sia dipendenti privati che pubblici.
Che cosa è successo? Le visite fiscali sono fatte dall'Asl e l'Asl in un primo momento ha richiesto queste spese solo ai privati e non agli enti pubblici, difatti molte Regioni, fra cui la Regione Marche, hanno ritenuto con proprie delibere di chiedere il rimborso anche alle pubbliche amministrazioni non avendo nessuna giustificazione l’accollo di tale onere da parte del Servizio sanitario nazionale; questo lo trovo giusto.
La Regione Marche ha fatto varie delibere di Giunta tra cui la n. 1824 che è stata impugnata dal Ministero dei Trasporti ed è stata ritenuta legittima dal Consiglio di Stato, Sezione IV, con la sentenza n. 5962/2008.
Il perdurante rifiuto di molte amministrazioni di rimborsare queste spese, stiamo parlando di milioni di euro, non stiamo parlando di 10/20 mila euro, stiamo parlando di milioni di euro, ha determinato circa 200 decreti ingiuntivi al Tribunale dal Giudice di Pace per il pagamento di circa 2 milioni di euro di fatture non pagate.
Nel frattempo nel 2010 usciva un’altra sentenza, naturalmente ci sono state opposizioni a questi decreti ingiuntivi, della Corte Costituzionale, la n. 207 del 10 giugno 2010 che risolveva definitivamente la questione confermando la legittimità dell’Asur di richiedere queste cifre.
Questo non riguarda lei, Presidente, che all’epoca non c’era, però qui stiamo parlando di tanti soldi, quindi le chiedo di verificare queste cose perché stiamo parlando di molti soldi. Certo ormai molti sono andati in prescrizione, purtroppo, ma di soldi ce ne sono tanti.
Il fatto strano però e che non riesco a capire quello che ha fatto non questa amministrazione, ma l’altra, quella precedente, perché metà dei decreti sono stati pagati e metà no. L’Asur, con una nota del 2011 n. 2234 a firma del direttore amministrativo dell'epoca, che cosa fa? Contrariamente a tutte le assicurazioni fornite, penso alla politica di quel tempo che chiedeva di rispettare quei decreti ingiuntivi, fa una nota al proprio ufficio legale che dice, questo è gravissimo, non so come abbiano potuto fare una cosa del genere, di non procedere più ad inviare le diffide con le fatture degli anni passati, provocando la prescrizione dei crediti, quindi molti sono prescritti, e di non predisporre più decreti ingiuntivi nei confronti delle amministrazioni inadempienti. Stiamo parlando del direttore amministrativo dell'Asur che con nota protocollo del 27 gennaio 2011 dice di rinunciare a favore delle amministrazioni che intendevano pagare le spese legali pur se già liquidate dal Giudice a favore dell’Asur, di non recuperare più le somme relative a quei restanti circa 100 decreti passati in giudicato e non ancora pagati dalle amministrazioni.
Questo è un fatto gravissimo, è un danno gravissimo, certo, molte di queste cose sono andate in prescrizione, io potrei continuare, quindi Presidente chiedo di verificare questa cosa perché c’erano tanti soldi, non credo che all'Asur i soldi gli escano dalle orecchie quindi, se ci sono dei soldi da recuperare, chiedo che venga verificato questo fatto. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Presidente Ceriscioli, lei ha dato una risposta all’interrogazione alla Catalana, se c’è il sole non piove!
Mi viene il dubbio ed il sospetto, perché io sono una persona maliziosa, che forse qui c’è da coprire qualcuno, qui c'è un flusso di denaro che doveva circolare e non è circolato.
Che questa amministrazione è in difficoltà e forse vuol coprire qualcosa che nel passato non ha funzionato, sta nel fatto che questa interrogazione l’avevo presentata a giugno 2016 a risposta scritta, sono passati 16 mesi e la risposta scritta non è arrivata. O è stata dimenticata in un cassetto, oppure c'è una difficoltà a rispondere a questo atto.
Il Consigliere Giorgini l'ha ripresentata a risposta orale, lei ha risposto nel modo che abbiamo sentito tutti ed io in effetti l’ho paragonata ad un personaggio di una vecchia trasmissione “Quelli della notte” ed era Catalano.
Mi unisco alla richiesta pressante del Consigliere Giorgini perché sia fatta luce su questa vicenda. Si dice sempre che i soldi non ci sono, però quando qualcuno o qualche amico deve restituirli, si chiude un occhio, quando invece c’è qualcun altro che proprio amico non è allora, come dire, di diventa esigenti e duri. Grazie.

PRESIDENTE. L'interrogazione n. 412 della Consigliera Pergolesi come da accordi è posticipata.

Interrogazione n. 432
ad iniziativa del Consigliere Maggi
“Conferimento incarichi dirigenziali all’Agenzia regionale sanitaria – Deliberazione di Giunta regionale n. 457 dell’8 maggio 2017”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 432 del Consigliere Maggi.
Ha la parola, per la risposta, il Presidente Ceriscioli.

Luca CERISCIOLI. Nel conferimento degli incarichi in oggetto si sono osservati i canoni generali di correttezza e buona fede, ma anche i canoni di buon andamento e l’imparzialità dell'amministrazione, sanciti dall'articolo 97 della Costituzione.
In tale circostanza il conferimento di incarichi dirigenziali è avvenuto motivando le scelte operate in base ai criteri che rispondono ai principi generali previsti dalla normativa.
L'articolo 19, comma 1 bis, a cui fa riferimento l’interrogazione prevede che “L’amministrazione rende conoscibili anche mediante pubblicazione di apposito avviso sul sito istituzionale, il numero e la tipologia dei posti di funzione che si rendono disponibili nella dotazione organica ed i criteri di scelta, acquisisce le disponibilità dei dirigenti interessati e le valuta”, come è avvenuto nella scelta tra le diverse candidature propostesi.
Questo risponde anche al quesito successivo sull'articolo 97 della Costituzione.
I soggetti esterni nominati con delibera di Giunta n. 457/2017 possiedono i requisiti previsti dalla normativa vigente per l’assunzione dell’incarico dirigenziale.
I soggetti prescelti per gli incarichi presentano, rispetto ai requisiti richiesti, le migliori caratteristiche in termini di competenza ed esperienza. Inoltre, pur figurando come soggetti esterni, la loro esperienza lavorativa si è svolta negli ultimi anni all’interno delle strutture regionali o dell’Ars medesima, presentando quindi un'elevata e consolidata conoscenza delle specifiche attività di Area in cui sono stati destinati. Sono esterni ma esterni che bene o male lavoravano già nel settore.
Per quanto riguarda il quarto punto, su 34 domande, 4 sono pervenute da soggetti esterni all’Ars e 4 da operatori della Regione, funzionari titolari di alta professionalità.
Per quanto riguarda il numero dei dirigenti, c’è da dire che i dirigenti Ars, cioè quelli con incarico dirigenziale individuato dalla Giunta regionale, a seguito della riorganizzazione, sono attualmente 10 non 37, di solito si fa confusione con i medici.
L’Ars si avvale oltre che di personale proprio (30 dipendenti, di cui 4 in distacco ai servizi della Giunta) di personale distaccato dalla Giunta (16 dipendenti) e di personale utilizzato attraverso l’utilizzo funzionale proveniente da altri enti del Servizio sanitario regionale (38 unità).
Tra questo personale, a cui sono attribuiti compiti operativi alle dipendenze dei dirigenti delle PF dell’Ars, figurano anche medici, veterinari e farmacisti (la quasi totalità dei quali sono a tempo parziale, per uno o due giorni a settimana) e come profilo professionale hanno la qualifica di dirigente, ma questo non è esercitato nell'ambito dell’Ars.
Rispetto alla riorganizzazione dell’Ars, cioè il punto finale, quello in cui chiede del rapporto tra dirigenti e dipendenti, bisogna tener conto del compito che ha l’Ars, non è un fatto tanto per avere un numero di dipendenti operativo, quanto dall’alta complessità e qualificazione degli atti che devono essere approvati dall’Ars che richiedono competenze adeguate ed un livello adeguato di responsabilità in rapporto agli atti.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Preciso e puntuale, questa volta nelle due risposte è rimasto …, non lo so, forse ha qualcosa a che vedere con l'uso terapeutico della cannabis, non lo so, ma questa cosa …
A me risulta che nella Giunta Spacca c'erano 9 posizioni dirigenziali, nella sua ce ne sono 11, per un totale di oneri accessori di 70.000 euro in più e poi i dati aggiornati sul sito dell’Ars, Agenzia sanitaria regionale, dicono che c'è un dirigente ogni 1,6 dipendenti, quindi vuol dire che nell'Agenzia regionale alla sanità ogni dirigente ha un dipendente sotto di sé, un altro dirigente ne ha due, ma di più no, e 1,6 dipendenti per ogni dirigente è una cosa che lascia abbastanza perplessi.
Oltre a questo nella sezione trasparente dell'Ars c'è ancora il vecchio organigramma, quindi una trasparenza opaca in questo senso e poi non sono riuscito a capire se dopo vent'anni questa Agenzia, che è stata istituita con legge 26/1996, sia ancora una struttura efficiente o se nello svolgere la propria funzione è utile alla sanità marchigiana.
Quindi non sono assolutamente, lei lo capirà, soddisfatto di questa risposta e soprattutto di questa Agenzia che ha un sito ancora fermo al vecchio organigramma e che ha 1,6 dipendenti ogni dirigente. Mi sembra una cosa kafkiana per cui non sono soddisfatto della sua risposta. Grazie.

Interrogazione n. 433
ad iniziativa del Consigliere Zaffiri
“Azzeramento aliquota Irap per le nuove imprese - Situazione anno 2016”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 433 del Consigliere Zaffiri.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Cesetti.

Fabrizio CESETTI. Grazie Presidente. (…) Consigliere Zaffiri sono troppo giusto per essere Pinocchio!
In primo luogo voglio ricordare che già gli uffici avevano provveduto, con nota del settembre 2016, a trasmettere, per il tramite della Segreteria generale, la documentazione richiesta dal Consigliere Zaffiri relativa al calcolo della stima per il minor gettito derivante dall'azzeramento dell'aliquota Irap per le nuove imprese costituitesi nel 2016.
Con la predetta nota era stato altresì evidenziato che le manovre fiscali regionali, quindi il gettito Irap derivante dalle variazioni od esenzioni dell'aliquota Irap disposte dalla Regione, sono consuntivate dal MEF a distanza di circa due anni dal periodo di imposta di riferimento. Per esempio, il gettito Irap della manovra relativa al periodo di imposta 2016 (dove è appunto previsto l'azzeramento dell'aliquota Irap per le nuove imprese) verrà consuntivato nel mese di novembre 2018.
Il Ministero dell'economia e delle finanze ad oggi ha comunicato alle Regioni, secondo quanto stabilito dalla normativa in materia (articolo 77 quater, comma 6, del decreto legge 112/2008), i gettiti a consuntivo per l'anno di imposta 2014 e le stime per il quadriennio 2015/2018 delle manovre fiscali regionali IRAP.
Relativamente alle Marche, nel periodo di imposta in esame, il 2016, la stima aggiornata del MEF della manovra regionale IRAP ammonta a 41,278 milioni di euro, a fronte di quella che era stata prevista per lo stesso anno dalla Regione di 41,095 milioni di euro. Per l'anno 2015, sempre la stima del MEF della manovra regionale IRAP è di 46,141 milioni di euro. La differenza di gettito della manovra Irap 2016/2015 è pari quindi a 4,863 milioni di euro, con un calo dovuto principalmente dall'esenzione Irap introdotta.
Si ricorda al riguardo che l'aliquota IRAP è stata azzerata dalla Regione per le nuove imprese che si costituivano nel territorio regionale nell'anno 2016, per i primi due periodi d'imposta 2016/ 2017, e che gli effetti finanziari derivanti dall'applicazione di tale esenzione sono stati stimati dalla Regione in un minore gettito di 4,5 milioni di euro, per ogni annualità 2016 e 2017, in linea all'incirca con la riduzione di gettito di 4,863 milioni di euro per ora stimata dal MEF, rispetto al gettito dell’anno 2015.
La Regione ha solo la facoltà di ridurre le aliquote Irap fino all'azzeramento e può disporre deduzioni dalla base imponibile, ai sensi dell'articolo 5 del decreto legislativo 68/2011, nonché incrementare le aliquote di base fino ad un massimo di 0,92 punti percentuali, per effetto dell'articolo 16, comma 3, del decreto legislativo n. 446/1997. La variazione può essere differenziata per settori di attività e per categorie di soggetti passivi. La gestione dell'imposta viene svolta, ai sensi di legge, tramite convenzione con la Regione, dall'Agenzia delle Entrate. Essendo un'imposta per autoliquidazione, ai fini dell'esenzione suddetta non è stata prevista alcuna istanza d'accesso all'agevolazione, avendo il contribuente l'obbligo in tal caso di presentazione della dichiarazione, i cui controlli sulla corretta fruizione dell'agevolazione sono appunto affidati all'Agenzia delle Entrate.
Al riguardo giova precisare che le dichiarazioni Irap 2017 per il periodo di imposta 2016 (quindi, anche ai fini dell'applicazione dell'esenzione dall'Irap per le nuove imprese, riportando nel modello Irap l'apposita codifica identificativa E1) vanno presentate, in via autonoma, fatte salve eventuali proroghe, per le persone fisiche, le società semplici, le società in nome collettivo e le società in accomandita semplice nonché per le società ed associazioni equiparate, in via telematica, entro il 30 settembre dell'anno successivo a quello di chiusura del periodo d'imposta; per il 2017, la scadenza è 2 ottobre, in quanto il 30 settembre 2017 è sabato, (…) Quindi è stata prorogata un'altra volta al 31 ottobre 2017.
Per i soggetti Ires e per gli enti commerciali e non commerciali (tra cui gli enti pubblici), tale termine è fissato all'ultimo giorno del nono mese successivo a quello di chiusura del periodo d'imposta.
Conseguentemente, i dati ufficiali delle dichiarazioni Irap, da presentare in corso d'anno, nello specifico, il valore della produzione, la base imponibile, il numero delle imprese, l'imposta dovuta, con le aliquote o le esenzioni Irap applicate dai medesimi contribuenti, saranno disponibili solo dopo la presentazione di tutte le dichiarazioni 2017 (anno di imposta 2016) e dei versamenti, con la successiva elaborazione da parte del MEF, che verrà poi fornita alla Regione in via telematica e all’esito sarà mia cura rappresentare il tutto al Consigliere Zaffiri.
Spero di essere stato esaustivo con questa risposta insieme alla nota inviata e di averla soddisfatta.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie Presidente. Assessore, dire che mi viene da ridere è poco, perché, per quanto ci riguarda, una risposta talmente burocratica rispetto ad una situazione politica è inaccettabile.
Noi abbiamo chiesto anche quante nuove imprese marchigiane nel 2016 hanno ricorso all'azzeramento dell'Irap, e non c’è stata risposta!
Allora se vogliamo scherzare su questa cosa continuiamo a farlo, e naturalmente lei in grado di farlo perché governa questa regione e fa l’Assessore in questo esecutivo, però siamo completamente fuori pista su un argomento che è molto serio e se in questo momento, a fine 2017, la Regione non ha i dati delle nuove imprese che hanno usufruito nel 2016 di questa cosa, vuol dire che siamo su “Scherzi a parte!”
Credo che questa impostazione vada corretta per avere una risposta politica sulle imprese che effettivamente sono state aperte nella regione Marche ed hanno usufruito di questa cosa. Mi è stata data una risposta burocratica rispetto all'applicazione delle direttive, Assessore, del Ministero, penso che le stesse risposte potevano venire da un impiegato o da un dipendente di questa Regione.
Questo non era il senso dell'interrogazione, siccome lei è talmente intelligente, una bravissima persona, ha capito che l'interrogazione non aveva questo senso, il senso era politico, sapere come stanno le aziende, le nostre piccole aziende della regione Marche, del nostro territorio. Questo era il senso dell'interrogazione n. 433, che lei ha capito perfettamente.
Giustamente, forse, mi ha dato una risposta burocratica, ma con questa risposta burocratica la Lega non ci fa niente, la ringrazia per questa sua volontà di dare una risposta, però non era questo il senso dell'interrogazione, il senso dell’interrogazione era conoscere dopo un anno quante aziende avevano usufruito di questa cosa.
Ci sono le Camere di Commercio, c’è tutto un tessuto, vuol dire che noi non siamo presenti nella struttura, questo è ciò che mi preoccupa, struttura vuol dire territorio, vuol dire conoscere effettivamente cosa succede nella nostra realtà marchigiana.
Questa era la risposta che volevamo ascoltare, purtroppo non l’abbiamo avuta, abbiamo sentito l'ennesima risposta in termini burocratici dell'applicazione dei decreti ministeriali e dell'iter che scaturisce da questa applicazione, da questo intervento sulle aziende.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Cesetti.

Fabrizio CESETTI. Io posso anche non replicare, lo faccio come atto di cortesia e di rispetto nei confronti del Consiglio che ha ascoltato sia l'interrogazione che la risposta e anche nei suoi confronti Consigliere Zaffiri.
Quello che voglio sottolineare, se la risposta lei la ritiene burocratica, è che non poteva essere diversamente, perché ho già spiegato che tutto avviene in autoliquidazione ai fini dell’esenzione e se il termine scade addirittura il 31 ottobre, noi non abbiamo materialmente i dati disponibili, quindi non poteva essere diversa.
Se poi vogliamo fare un dibattito diverso, altro, rispetto a quello che è l'oggetto dell'interrogazione, lo possiamo fare, ma nella fattispecie dell'interrogazione poche volte mi è capitato che gli uffici mi abbiano consegnato una risposta così puntuale e precisa rispetto a quanto lei ha chiesto. Qui c'è poco di politica perché se la domanda è quante sono state le nuove imprese marchigiane a ricorrere all’azzeramento dell’Irap vigente? Questo non è un fatto! Ed abbiamo già detto che i termini sono stati prorogati, quindi verrà il tempo in cui potremmo fornire questi dati, ma non è questo il momento, quindi non poteva essere data un’altra risposta.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Questa risposta per quanto ci riguarda poteva non essere data dall’Assessore, ma da qualsiasi funzionario o impiegato di questa Regione.

Interrogazione n. 486
ad iniziativa del Consigliere Busilacchi
“Utic Senigallia e riorganizzazione reti cliniche”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 486 del Consigliere Busilacchi.
Ha la parola, per la risposta, il Presidente Ceriscioli.

Luca CERISCIOLI. Se l’interrogazione nella premessa è sicuramente ben posta nella domanda vera e propria rispunta un po’ in tutte le occasioni questo punto di vista. In realtà noi abbiamo in ogni area vasta un presidio unico ospedaliero di area vasta che poi l’identifichiamo sempre, puntualmente, con i singoli presidi.
E’ chiaro che nell'ambito del riordino delle reti cliniche i numeri complessivi sono quelli e alla fine, sulla base dei numeri complessivi, l’organizzazione deve dare delle risposte puntuali e complessive di rete.
Capisco che è difficile cambiare il nostro linguaggio, il nostro modo di vedere le cose, il nostro punto di vista sull’organizzazione dei servizi, perché siamo abituati a identificare ogni luogo come luogo a sè stante, ma sotto quest'ottica diventa impossibile qualunque riordino delle reti cliniche perché ogni volta emergerebbe che da qualche parte si perde qualcosa e da qualche altra si guadagna qualcosa.
Lo dico perché capita a tutti, anche nel dibattito di Giunta, in ogni occasione, ed io cerco di far assumere questa visione nuova dove l'importante è che il cittadino di un territorio trovi nei tempi adeguati, nei modi adeguati, con la qualità adeguata, la risposta al bisogno. Se continua a concentrarsi su cosa ha oggi e se per qualche ragione la rete clinica viene spostata di 10 chilometri perde quello che ha, tutto il disegno delle reti cliniche non ha senso, nemmeno iniziare a farlo.
Rispetto al quesito, in base alla valutazione che viene richiesta, è stato convocato un tavolo ad hoc per avere un'analisi precisa non solo rispetto al territorio complessivo ma anche alla collocazione puntuale laddove i rilievi che mette in evidenza anche l’interrogazione dovessero verificarsi, però è importante assumere questa nuova visione, perché poi quello che non cambieranno saranno i numeri complessivi che, il decreto ci dà i numeri, poi dobbiamo collocarli adeguatamente sul territorio.
Lo dico con la coscienza di sapere che l'importante è che ci sia una rete clinica che ci dia nei tempi giusti, con la qualità giusta, le risposte. La collocazione all’interno dell’area vasta seguirà logiche di opportunità, come è giusto che sia, in una valutazione che poi motivi la scelta. Però se non facciamo questo salto di qualità ..., non è un pneumologo che si sposta, è una pneumologia che diventa completa, quando spesso, magari, in una distribuzione ampia abbiamo cinque figure in cinque strutture diverse con servizi inadeguati, sappiamo quindi che la rete clinica ci porta a concentrarci su una sola.
Sotto questa logica voglio sottolineare, ad esempio, la scelta di tenere nelle Marche, quando era possibile averne due, un’unica cardiochirurgia. Oggi ci dà dei risultati e dei valori straordinari, possiamo porre quel servizio su scala nazionale fra i primi in tutta Italia e dare quella garanzia e quella qualità che ci permette di …
Se avessimo seguito una logica di moltiplicazione dei luoghi e degli spazi avremmo avuto due strutture al limite di un valore di qualità che è attorno ai 500 interventi all’anno, mentre oggi con 1.200 interventi in un’unica struttura siamo ai vertici e sappiamo che ai cittadini possiamo dare grande qualità e continuare ad investire.
E’ questo il valore che offriamo ai marchigiani, quindi è molto importante secondo me che nella valutazione della rete mettiamo in primo piano la rete e poi giustamente dentro la rete, la collocazione ottimale dei servizi.
Il tavolo farà gli approfondimenti che sono anche oggetto dell'interrogazione ed avremmo una risposta motivata sulla collocazione opportuna delle unità semplici, complesse, del tipo di servizio distribuito in base al bisogno dell’area vasta due.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Busilacchi.

Gianluca BUSILACCHI. Ringrazio il Presidente. Sull'aspetto politico devo dire che condivido al 100% l'impostazione, Presidente.
Questa interrogazione non mirava ad una visione conservatrice di tutela di quel campanile piuttosto che di quell'altro. Condivido pienamente quello che lei ha detto sul piano politico, quindi personalmente ed anche come forza politica siamo favorevoli ad un'idea di presidio di area vasta e di riconfigurazione dei servizi anche sapendo che qualche singolo ospedale potrà perdere qualcosa, facendo qualcos'altro in una logica di area vasta.
Sul piano politico mi trova perfettamente d'accordo e anzi auspico che ci sia un avanzamento, una piena applicazione di queste reti cliniche in tutta la regione perché secondo me la rafforzano.
Con l'interrogazione intervenivo in un caso più di specie da due punti di vista, uno, Senigallia ha la peculiarità essendo un territorio costiero e turistico, oltre ad essere la seconda città della provincia di Ancona, e d’estate ha un forte aumento della popolazione, quindi ovviamente va tenuta in conto questa caratteristica e, come avrà visto, c'è stata in seguito all'applicazione di una scelta, che era già stata fatta e che è stata confermata, una risposta della popolazione ed anche istituzionale a livello di Consiglio comunale che ha chiesto di sospendere quella delibera.
La mia domanda era molto più formale e riguardava l'aspetto che, poiché in realtà quella delibera è stata in questo momento congelata, la popolazione chiedeva, ma anche il Consiglio comunale lo ha chiesto, quale sarà il punto finale, cioè questo congelamento a cosa porterà? Ad una rivisitazione di quella delibera? Verrà espunto questo aspetto dalla delibera oppure no?
Finora ci sono state solamente rassicurazioni verbali, non c'è stato nessun atto scritto, la mia interrogazione mirava a capire, visto che sono passati alcuni mesi, quale sarà il punto di caduta.
Quindi bene questo tavolo che porterà ad una soluzione definitiva, abbiamo bisogno di una soluzione definitiva per capire tra qualche mese se si farà o no.
Questo era l’interrogativo posto, mentre sul piano più generale politico mi trova perfettamente d’accordo l’impostazione.

Interrogazione n. 491
ad iniziativa del Consigliere Biancani
“Inserimento del biker friendly (Hotel amici dei motociclisti) tra i 7 network di servizi trasversali ai prodotti turistici regionali e relativo disciplinare”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 491 del Consigliere Biancani.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Pieroni.

Moreno PIERONI. Grazie Presidente. Questa è un'interrogazione che si inserisce nel percorso già previsto dalla legge che abbiamo approvato, credo quindi che sia un ulteriore stimolo ad una discussione che a mio avviso darà un’ulteriore opportunità al territorio della regione Marche, per valorizzarlo e per promuoverlo, inserendolo in una serie di cluster che presenteremo anche alla Fiera di Rimini; ma ora entriamo un po' più nello specifico.
Con delibera di Giunta regionale n. 994 dell'8 settembre 2014 la Regione Marche ha attivato dei network di specializzazione, trasversali ai 6 cluster regionali, rivolti alle strutture ricettive con la finalità di qualificare l'offerta dei servizi turistici attraverso una maggiore specializzazione, più rispondente ai diversi target.
La stessa delibera di Giunta regionale prevede 7 network di specializzazione dei servizi turistici: trekking, bike, business, cultura, family, meeting e benessere.
Tutti i gestori di strutture ricettive possono aderire ai network di specializzazione dei servizi turistici attivati dalla Regione attraverso la sottoscrizione di un disciplinare di qualità che prevede requisiti obbligatori ed opzionali, in cambio di una adeguata visibilità sugli strumenti promozionali regionali con l'obiettivo di incrementare i flussi turistici grazie ad un'offerta di servizi più specializzata e più rispondente ai bisogni del mercato.
Ad oggi, dopo poco più di un mese dalla delibera, abbiamo registrato una buona risposta da parte degli operatori marchigiani.
Hanno già aderito ai disciplinari il seguente numero di strutture ricettive:
1. Family n. 89;
2. Cultura n. 102;
3. Trekking n. 71;
4. Bike n. 71;
5. Benessere n. 10;
6. Business n. 39;
7. Meeting n. 18;
Totale strutture aderenti ai disciplinari n. 400.
I network definiti in fase iniziale dalla delibera di Giunta regionale n. 994/2014 non sono ovviamente immutabili, anzi superata la fase di start-up, nel corso degli anni, è possibile e giusto rivedere sia i disciplinari esistenti, per quanto riguarda i contenuti, sia aggiungere nuovi network dettati dalle esigenze del mercato turistico sempre in evoluzione.
Considerato che recentemente, in data 15 maggio 2017, è stata approvata dal Consiglio regionale la legge n. 18/2017 "Promozione di interventi di sostegno e valorizzazione della cultura e della tradizione motoristica della regione Marche" con l'obiettivo di valorizzare e promuovere la cultura e la tradizione motoristica del nostro territorio; rilevato che il patrimonio motoristico è sicuramente un elemento di promozione territoriale anche attraverso la valorizzazione di musei, collezioni private, mondo delle aziende del settore motoristico e che è crescente la presenza di turisti che attraverso la passione per la motocicletta, vengono nel territorio marchigiano per scoprirne le bellezze naturali e le eccellenze enogastronomiche; recentemente diversi articoli di stampa specializzata si sono occupati di promuovere le Marche quale itinerario ideale da fruire attraverso il mezzo della motocicletta, inoltre, a testimonianza dell'attenzione crescente verso questo target turistico, l'Enit con la collaborazione delle Regioni del Centro Italia, tra cui le Marche, nell'ambito delle azioni comuni di rilancio dopo il sisma, ha organizzato e promosso l'iniziativa #saliaborgo: un tour in motocicletta dall'Adriatico al Tirreno, che è partito proprio dalla città di Pesaro il 14 luglio 2017; pertanto si ritiene utile introdurre tra i network di specializzazione dei servizi turistici previsti dalla delibera di cui sopra anche quello del motorbike con un relativo disciplinare rivolto alle strutture ricettive che intendono offrire servizi particolari diretti ai motociclisti.
Il turista che decide di utilizzare la moto come mezzo di trasporto per la vacanza deve poter trovare delle strutture ricettive accoglienti che tengano conto di particolari esigenze e bisogni espressi dal turista motociclista.
In particolare i Motorbike hotel si caratterizzano per i seguenti servizi offerti agli ospiti motociclisti:
• locale garage con attrezzature di base per interventi e manutenzione;
• parcheggio dedicato custodito;
• proposte itinerari suggestivi da fruire con il mezzo moto;
• esposizione all'interno della struttura di informazioni specifiche per i motociclisti e di materiale turistico;
• presenza di personale in grado di fornire informazioni turistiche (descrizione dei luoghi, siti museali, localizzazione dei servizi di base, informazioni sulla viabilità, sulla situazione meteo, sull'assistenza al mezzo, sui servizi alla persona e alla moto);
• informazioni sui luoghi dove poter degustare e acquistare prodotti tipici enogastronomici del territorio regionale;
• disponibilità ad offrire servizi logistici per l'invio di prodotti e materiale acquistato in vacanza e difficilmente trasportabile con la moto.
Considerato quanto sopra espresso l'Assessorato si impegna ad integrare la delibera inserendo tra i network già disciplinati quello aggiuntivo dedicato al Motorbike.
E’ chiaro che la legge del Consiglio e la stessa delibera di Giunta danno un ulteriore significato a questa interrogazione, ringrazio il proponente, perché noi oggi ci muoviamo in un mercato del turismo che è in continua evoluzione, ed è chiaro che tutte le azioni che riusciremo a mettere in campo, naturalmente tenendo conto del dramma che tutti abbiamo vissuto ormai un anno fa, sono finalizzate a mantenere alta l'attenzione su quei territori anche attraverso un percorso e una progettualità condivisa in tutte le Marche, e questa interrogazione va in questo verso ed in quella direzione.

Presidenza del Vicepresidente
Renato Claudio Minardi

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Biancani.

Andrea BIANCANI. Innanzitutto dico che sono molto soddisfatto della risposta completa dell’Assessore, che ringrazio. Devo dire che il mototurismo, anche grazie alla norma che questo Consiglio regionale ha approvato, potrà dare delle belle soddisfazioni al nostro territorio regionale.
Dico a tutti i Consiglieri che proprio nel numero di ottobre della rivista Motociclismo - la principale rivista a livello nazionale - viene riportato questo servizio #saliaborgo che è stato sostenuto anche dalla nostra Regione e questo mi sembra un bel modo per promuovere il nostro territorio.
Già lo scorso anno questa rivista aveva dedicato 60 pagine al nostro territorio regionale e questo sta a significare che il patrimonio paesaggistico, culturale ed enogastronomico della regione Marche ben si presta per quei viaggiatori che decidono di fare il loro viaggio utilizzando la moto.
La legge che abbiamo approvato vuole mettere in evidenza le peculiarità, i musei e la storia che nel nostro territorio è molto forte.
E' nata l'Associazione “Le Marche terra di piloti e motori”, è un'Associazione che sta facendo molto per cercare di promuovere il nostro territorio per tutti coloro che vogliono visitarlo usando la moto e quest'ultima scelta, quella di inserire tra i 7 network di specializzazione anche il motorbyke hotel, è una scelta importante perché non sono tante le Regioni che hanno un network dedicato ai motociclisti. Penso che questo sia importante e sia un motivo in più perchè il nostro territorio regionale venga visitato anche da persone che magari non l'avevano previsto Quindi grazie all’Assessore per aver condiviso questa mia richiesta.

Mozione n. 181
ad iniziativa del Consigliere Bisonni
“Promozione di un referendum contro gli inceneritori”
(Discussione e votazione)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la mozione n. 181 del Consigliere Bisonni che ha la parola per illustrarla.

Sandro BISONNI. Grazie Presidente. Partiamo dalla legge nazionale in particolare dallo sbocca Italia che all'articolo 35 prevede l'obbligo per le Regioni non virtuose di realizzare un inceneritore.
Il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 10 agosto 2016 determina che le Marche non sono affatto virtuose per cui individua nel nostro territorio la necessità di realizzare un inceneritore di capacità complessiva pari a 190.000 tonnellate di rifiuti all’anno.
Voglio ricordare una cosa, l'articolo 35, comma 9 dello sblocca Italia, recita così: “in caso di mancato rispetto dei termini di cui ai commi 3, 5, 8 si applica il potere sostitutivo previsto dall'articolo 8, cioè il commissariamento”, quindi se la Regione non adempie a quanto previsto dalla legge, sarà commissariata.
Ci sono due strade possibili, secondo me, ma prima di andare avanti voglio dire una cosa. Questo inceneritore di 190.000 tonnellate non sarà solo a servizio delle Marche, potrebbe essere anche a servizio di altre Regioni, quindi c’è il pericolo che rifiuti provenienti da altre regioni vengono bruciati nelle Marche, questo lo prevede la legge, la legge nazionale.
Ho detto che ci sono due strade percorribili per evitare l’inceneritore, al di là dei proclami, perché i proclami poi non contano nulla, le parole non contano nulla, contano i fatti, i fatti concreti. Una possibilità è quella che le Marche diventino di colpo virtuose, diventi di colpo una regione virtuosa, ma questo purtroppo non si fa con un miracolo, ma si fa con l'impegno, con gli investimenti, con una costanza, non con i proclami o i ricorsi al Tar, perché sappiamo, siamo onesti intellettualmente, che il Tar è un tribunale amministrativo e potrà al massimo dire che una procedura non è stata svolta correttamente e che va rifatta, quindi sospendere i termini, ma il Tar non potrà mai andare contro la volontà politica del Governo di realizzare l’inceneritore. Se il Tar dovesse dire: “Si, manca la valutazione, fatela”, si provvederà a farla e si farà la legge nuova con la valutazione e si andrà avanti a fare l’inceneritore. Quindi non nascondiamoci dietro al Tar, perché saremmo disonesti intellettualmente. Il Tar è un tribunale amministrativo, ripeto, non può modificare la volontà politica, può solo sospendere i termini e far ripartire il percorso. Ci vuole la volontà politica!
Dicevo che ci sono due strade, una è quella di ridurre i rifiuti, cioè diventare una regione virtuosa. Da DPCM si capisce, anche se non è specificato in nessuna parte, perché non sta scritto da nessuna parte, interpretando la norma, vorrei far vedere un grafico che ho preparato, che se uno riesce a stare sotto alle 100.000 tonnellate di rifiuti annui può avallare delle chance per evitare l’inceneritore, perché 100.000 tonnellate di rifiuti è il limite economico sotto al quale non conviene più realizzare l’inceneritore. Anche se nella legge non c'è scritto espressamente, perché questo non sta scritto da nessuna parte, un'interpretazione dal punto di vista economico può portare a questo risultato.
Ma vediamo qual è la situazione nelle Marche.
Le Marche hanno un piano generale dei rifiuti con valenza quinquennale che prevede tre scenari, il primo scenario è il cosiddetto inerziale, dove si suppone che tutti i rifiuti vengano conferiti in discarica. Prendendo i dati dal piano regionale dei rifiuti, quindi non sono dati miei ma sono dati della Regione, l'andamento di questo scenario è il seguente: come vedete questo scenario anche nel 2020 sta nettamente al di sopra dell'obiettivo delle 100.000 tonnellate, quindi anche se venisse applicato questo scenario in maniera puntuale e precisa, non si raggiungerebbe l'obiettivo.
Il secondo scenario, che è quello che il sottoscritto preferisce e penso condiviso anche da altri, è quello del recupero della materia, cioè riciclare i materiali il più possibile, anche con questo scenario, vedete la curva verde, non si raggiunge l'obiettivo, siamo ancora molto al di sopra dei valori che a noi occorrerebbero.
Poi c’è un terzo scenario che è quello della produzione di CSS, cioè si trasformano i rifiuti per fare combustibile. Ho detto diverse volte che sono contrario a questo scenario perché è chiamare l’inceneritore con una parola diversa, ma significa sostanzialmente produrre combustibile, quindi combustibile vuol dire che noi dobbiamo bruciare i rifiuti, ed anche applicando questo scenario, che è quello che la Regione si prefigge, stiamo ancora molto al di sopra dell'obiettivo delle 100.000 tonnellate.
Prendiamo atto che questo che abbiamo visto fino adesso sia solo un libro dei sogni, ciòè quello che la Regione auspica avvenga nel futuro, in realtà l'andamento reale dei rifiuti in discarica ..., il dato che importa è solo questo: quanti rifiuti vanno in discarica e fare i comunicati stampa o le conferenza stampa dicendo che noi siamo la terza Regione per raccolta differenziata è fumo negli occhi, sì saremo anche la terza Regione per la raccolta differenziata, ma è fumo negli occhi, perché questo non è il dato importante, non è il dato significativo, Assessore, il dato significativo è quanti rifiuti vanno in discarica. Punto! E’ solo questo il dato che c'interessa, è solo questo il dato che ci dice se noi siamo virtuosi e possiamo evitare l’inceneritore oppure no.
La situazione reale dei rifiuti conferiti in discarica è questa, invito i Consiglieri a guardare dato che i grafici parlano meglio delle parole, noi stiamo a 394.000 tonnellate di rifiuti l'anno conferiti in discarica, quattro volte tanto l'obiettivo!
Faccio una parentesi, tra il 2015 e il 2016 c'è stato un incremento dei rifiuti conferiti in discarica, cioè la linea di tendenza non va verso il basso, seguita a scendere, ma addirittura c’è stata una controtendenza e i rifiuti conferiti in discarica vanno a salire, ad aumentare e questo perché? Perché concretamente, al di là delle chiacchiere, non s'è fatto nulla, non si sta investendo un centesimo negli impianti per il recupero dei materiali e, al di là delle mozioni, dei proclami, dei ricorsi al Tar, concretamente non solo non si sta facendo nulla, ma stiamo peggiorando.
Assessore lei passerà alla storia come il primo Assessore delle Marche che ha invertito la curva di tendenza dei rifiuti. Ecco qua il grafico con i dati storici, vediamo che dal 2009 tutti gli Assessori che l'hanno preceduta sono stati virtuosi, da quando lei è arrivato abbiamo invertito la tendenza. Questi sono dati della Regione, Assessore, non sono dati miei e sono dati incontestabili. Lei può fare i sorrisi, può fare quello che gli pare, però i dati sono questi. Punto! I numeri sono numeri e questa è la verità e lei non può dire nient'altro.
Lei passerà alla storia come il primo Assessore non solo a non aver fatto nulla per raggiungere gli obiettivi che la Regione si era data, ma addirittura ad aver invertito la curva.
Nel 2020 signori Consiglieri succederà una cosa, succederà che questa legislatura finirà e contemporaneamente andrà in scadenza il piano generale rifiuti, e quando andrà in scadenza il piano generale rifiuti, perché dura 5 anni, andrà rifatto nel 2020, la Regione sarà obbligata, no “vediamo”, obbligata a inserire nel piano generale rifiuti l'inceneritore. Chiaro? Perché sarà obbligata? Perché lo prevede la legge e la Regione non può fare una cosa diversa rispetto a quello che la legge prevede. Sarà obbligata e voi andrete in campagna elettorale, dopo aver passato 5 anni a dire che eravate contrari all'inceneritore, con una modifica al piano generale rifiuti che prevederà l'inceneritore. Questa è la mia previsione. E pagherete in campagna elettorale questa cosa.
Oggi vi offro la scappatoia, una possibilità, il calcio d’angolo, cioè l’unica cosa che rimane possibile, visto che la Regione non sta facendo nulla dal punto di vista degli investimenti e non sta ottenendo nessun risultato, l'unica possibilità che rimane è quella di modificare la legge nazionale, c'è solo questa possibilità, come? Io dico la Regione si faccia promotrice di un referendum nazionale, si faccia capolista di un referendum nazionale, in maniera tale da abrogare la legge che ci costringe, visto che non siamo virtuosi, a fare l'inceneritore. Se voi votate questo allora dimostrerete la volontà, se voi bocciate questa mozione dimostrerete la volontà contraria, cioè di chiacchierare ma di non fare assolutamente nulla di concreto.
Assessore, la invito caldamente a rimettere la sua delega ai rifiuti al Presidente Ceriscioli perché si è dimostrato totalmente …, a due anni e mezzo, siamo alle pagelle, dopo due anni e mezzo, a metà mandato stiamo alle pagelle, stiamo valutando il lavoro che lei in due anni e mezzo ha fatto in tema di rifiuti, e il lavoro è deludente da tutti i punti di vista, e siccome ha dimostrato questa sua incapacità di risolvere questa questione la invito, siccome lei è una persona intellettualmente onesta, a rimettere la delega sui rifiuti al Presidente Ceriscioli.
Dopodiché invito tutti quanti i Consiglieri a votare questa mozione che vi permetterà di andare nel 2020 dagli elettori a faccia alta, altrimenti dimostrerete solo che fate chiacchiere e nessun fatto. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giancarli.

Enzo GIANCARLI. Grazie Presidente. Rivolgo a lei una domanda perché sono curioso e saluto sempre positivamente le innovazioni, ma queste slide sono una novità regolamentare? Per capire. Non sto attaccando, chiedo solo chiarimenti.

(interviene fuori microfono il Consigliere Bisonni)

Enzo GIANCARLI. Volevo capire soltanto questo aspetto, il mio intervento non era affatto polemico.

PRESIDENTE. Non è una novità, sono state proiettate anche in altre occasioni, sono documenti a supporto dell’illustrazione delle mozioni e sono a disposizione della facoltà dei Consiglieri.
Ha la parola il Consigliere Biancani.

Andrea BIANCANI. Grazie Presidente. Ribadisco la fiducia nei confronti dell’attività svolta dall’Assessore Sciapichetti che devo dire si sta facendo in quattro per cercare di portare avanti le tante deleghe complicate che ha, quindi rispedisco al mittente la richiesta del Consigliere Bisonni.
Dall’altra parte devo dire che questo Consiglio regionale e soprattutto la III Commissione si sono occupati tantissime volte del tema dei rifiuti e del termovalorizzatore previsto nel nostro territorio regionale.
Abbiamo già ribadito più volte che il piano di gestione dei rifiuti della Regione non prevede un termovalorizzatore nel nostro territorio, quindi, se non è previsto dalla legge regionale, fino a quando non andremo a modificare il nostro piano non è possibile fare un inceneritore. Abbiamo anche votato diverse mozioni dando un indirizzo chiaro all’Assessore, alla Giunta ed al Presidente, che è quello di fare in modo che gli Ata presentino il piano di gestione dei rifiuti, che è il vero nodo della questione.
Noi abbiamo bisogno che gli Ata adottino il piano di gestione dei rifiuti, facciano gli investimenti che sono previsti per ridurre la quantità dei rifiuti che viene portare in discarica. Penso che questo Consiglio regionale abbia dato tutto il sostegno e darà il sostegno a tutte le azioni che la Giunta intende portare avanti nei confronti di quelle province, di quegli Ata che non hanno ancora presentato.
So che sono diversi gli Ata che, rispetto a quando abbiamo votato l'ultima mozione, hanno presentato il progetto preliminare del piano di gestione dei rifiuti.
Questo è un messaggio che le do anch’io, è importante sollecitare gli Ata a presentare il progetto esecutivo in maniera tale da dare seguito e dare il via agli investimenti perchè, come diceva il Consigliere Bisonni, è importante ridurre la quantità dei rifiuti che oggi viene portata in discarica e se noi non arriviamo al limite delle 100.000 tonnellate anno, è quella la sicurezza che ci permette di non andare in quella direzione.
Abbiamo dato più volte l’indicazione dove occorre investire, anche sul programma regionale di prevenzione dei rifiuti, quindi è importante questo piano legato alla prevenzione, anche questo probabilmente andrebbe promosso di più in giro nel territorio. Anche quest'anno abbiamo fatto diverse iniziative organizzate direttamente dall’Assessore nei vari territori provinciali per spingere e per promuovere la prevenzione, perché questa è la base di tutto. Alla base di tutto c’è sicuramente il differenziale per aumentare la raccolta differenziata, ma è importante fare modo di produrre una quantità minore di rifiuti, quindi tutte quelle politiche che possono andare in quella direzione.
Nell'ultimo atto che abbiamo votato, abbiamo chiesto anche l'eventuale commissariamento, un’azione di forza che il Consiglio aveva stimolato la Giunta di portare avanti qualora gli Ata non avessero presentato i piani.
Un'altra cosa molto interessante che avevamo previsto è che nei bandi regionali ci fosse la possibilità di premiare anche quei comuni che hanno alti livelli di raccolta differenziata, quindi tra i requisiti inserire la percentuale della raccolta differenziata perché, come già detto, va ricordato che la nostra regione è la terza a livello nazionale per la quantità di raccolta differenziata, quindi una regione virtuosa, ovviamente non ci accontentiamo di essere terzi, l’obiettivo è riuscire a diventare secondi o anche primi, ma per fare questo è importante che alcune delle azioni vengano concretizzate e vengano messe in campo.
Per quanto riguarda la mozione del Consigliere Bisonni il nostro voto sarà contrario, innanzitutto per svolgere un referendum cinque Regioni devono essere d’accordo, e non è semplice, dall’altra parte ci potrebbe essere il rischio inverso nel momento in cui noi chiediamo il referendum. Oggi il referendum per essere valido richiede il 50% dei votanti, ma potrebbe anche verificarsi che diventi una sorta di boomerang, come quando abbiamo chiesto il referendum sulle trivelle. Noi siamo stati tra le cinque Regioni firmatarie del referendum delle trivelle, ma non siamo riusciti a raggiungere il quorum, quindi abbiamo già avuto un’esperienza che non è stata positiva, ovviamente a livello nazionale.
Ritengo che oggi pensare di proporre un referendum sia la strada sbagliata, però i temi che il Consigliere Bisonni ha evidenziato sono problemi importanti che occorre affrontare con determinazione, altrimenti la quantità dei rifiuti che noi ancora portiamo in discarica per il 2020 saranno sicuramente troppi e quindi potremmo rischiare, anche se, devo dire la verità, il piano non lo prevede e fino a quando non modificheremo il piano nel nostro territorio regionale nessuno potrà venire a fare un termovalorizzatore. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zaffiri.

Sandro ZAFFIRI. Grazie Presidente. Credo che con l'intervento del Consigliere Bisonni si sia aperto un dibattito, anche ascoltando il Presidente della III Commissione.
Penso che ci sia un problema, che ha evidenziato il Consigliere Bisonni, c’è un decreto del Governo che fino a prova contraria è applicato sul nostro territorio. Poi ho ascoltato l’intervento del Presidente della III Commissione che dice che abbiamo usato “panni caldi” per una malattia molto difficile.
Io non sono per il governo del territorio a colpi di referendum, noi della Lega non lo siamo, però non siamo nemmeno supini alla non politica del governo di questa Regione. L’intervento del Presidente della III Commissione ha dimostrato questo, faremo, vedremo, ma non è la Commissione è la Giunta e cosa ha fatto o cosa farà in breve tempo? Queste sono le risposte che le comunità vogliono ascoltare, non dalla parte politica, dalla parte di chi governa. Credo che noi siamo in fortissimo ritardo per quanto riguarda il problema dei rifiuti.
Cosa significa che esistono, da territorio a territorio, lo sappiamo tutti, differenti trattamenti di raccolta? L'esecutivo cosa aspetta a regolamentare queste cose? Quanto aspetta questo esecutivo ad incentivare chi è più bravo sul territorio? Cosa aspetta a richiamare formalmente e in termini molto pesanti quelle strutture territoriali che non funzionano? Qual è il piano? Dobbiamo mangiarli oppure cosa dobbiamo fare di questi rifiuti?
Questi sono i problemi per i quali le comunità vogliono una risposta, no: bla, bla bla! Non è questo il modo di governare!
Credo che il Consigliere Bisonni abbia fatto bene ad evidenziare ancora una volta, per l'ennesima volta, questo problema, ma enso che debba esistere e deve esistere una risposta politica. Signori, siamo a due anni e mezzo di governo di questa Regione, siamo a due anni e mezzo di governo del territorio. Quali sono le risposte? Le risposte sono provvedimenti di legge. In questo contesto per esempio sono stati presentati dei piani? E' stata presentata una modifica della situazione attuale? No, io non l'ho vista, probabilmente non vedo più ed allora avete ragione, ma credo che “non aver visto niente” sia la frase e la considerazione giusta. Non ci siamo.
Noi aspettiamo che vi mettiate a pensare seriamente a cosa volete fare domani mattina, no a cosa volete fare nel 2020, perché nel 2020 saranno passati 5 anni di governo di questo territorio. Siete a due anni e mezzo, avete superato anche il periodo dell’allattamento, questo è successo, siete bambini grandi che andate da soli, sono due anni e mezzo che governate e credo, Assessore, che le risposte non siano arrivate.
Noi vogliamo le risposte, la Regione deve dare delle risposte serie a questa comunità, che si opponga seriamente, l'abbiamo detto in un'altra circostanza, al decreto 35, ma l’ha fatto il vostro Presidente e voi non avete avuto il coraggio di dirgli che questa cosa non andava bene e che è un'arroganza nei confronti del territorio. Questo ha fatto Renzi a suo tempo, un'arroganza nei confronti del territorio, imponendo delle scelte che sono del territorio e voi avete preso quel decreto, l'avete incartato e gli avete detto pure che andava bene.
Credo che le cose non possano essere gestite in questo modo, nella sostanza si Assessore, perché a me hanno insegnato che la politica può essere fatta anche sussurrando, ma c'è anche un'altra politica, quella di opporsi e l’opposizione a quel decreto io non l’ho vista, salvo che sorridere e dire che non vanno bene determinate cose. L'opposizione a casa nostra si fa in un altro modo, si fa sentire anche la voce del popolo ed in questo contesto non l'abbiamo sentito.
Credo che esistano delle condizioni politiche per dare le risposte al territorio, cara Giunta, e noi aspetteremo queste risposte.
Per quanto riguarda il referendum noi non siamo assolutamente d'accordo che si governi il territorio con metodi referendari, occorre la politica. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Celani.

Piero CELANI. Grazie Presidente. Parto dalle parole del Consigliere Zaffiri perché credo che in questo momento abbiamo la stessa visione del governo dei territori. Sicuramente il tema è importantissimo, quello che ha gettato sul tavolo questa mattina, con questa mozione, il Consigliere Bisonni, questo dibattito sulla gestione dei rifiuti, sul futuro della gestione dei rifiuti nella Regione Marche, però anch'io condivido che questo problema non può essere risolto a colpi di referendum, occorre una grande programmazione, una grande progettualità.
Questo è un problema talmente grande che non può essere risolto in modo ideologico, è naturale, perché se noi spostiamo la discussione a livello referendario ovviamente ci allontaniamo da quelle che sono le soluzioni e lo affrontiamo in modo ideologico e questo sarebbe il guaio, un guaio totale.
Ricordate, all'epoca della rivoluzione maoista qualsiasi male della società veniva affrontato dalle guardie rosse della rivoluzione con l’imposizione del libretto di Mao. Vi ricordate? La fiaba qual era? Ogni male veniva affrontato in modo ideologico ponendo la lettura del libretto rosso di Mao, bei tempi Assessore Cesetti, dove si stava tutti allineati e coperti.
Ovviamente non è questa la soluzione, la soluzione è la scienza, non può essere l’ideologia a questi problemi così vasti che in qualche modo occupano la vita di tutti i giorni, quindi, da questo punto di vista, fermo restando l’importanza del discorso che stiamo affrontando e dopo entrerò nel merito di alcune situazioni, sono contrario al metodo.
Nella sostanza, noi abbiamo un Pear che abbiamo approvato qualche tempo fa che vieta l'installazione di un inceneritore sul nostro territorio, d’altro canto abbiamo un decreto, una legge dello Stato, che dice che ad una certa scadenza sarà possibile realizzare situazioni di questo tipo.
La domanda che mi pongo e pongo a tutta l’Assemblea è: ma noi vogliamo continuare in eterno a nascondere i nostri rifiuti dentro una buca? Il problema è questo! Noi dobbiamo trovare una soluzione e la manchevolezza della politica sta proprio qui, essendo prigionieri su questo tema, che è molto importante, dell'ideologia, che ci divide e ci impedisce di trovare soluzioni tecniche che la scienza in questo modo, in questo momento dà.
Noi non possiamo continuare a pensare, nonostante la spinta della differenziata, che in futuro si possa continuare l’indifferenziata scavando una buca nel terreno. E' come mettere la polvere sotto il tappeto! Non è questo il metodo.
Se è pur vero che noi abbiamo approvato un piano poco tempo fa, noi dobbiamo lavorare immediatamente per capire quello che succederà dopo il 2018, dobbiamo farlo subito è qui probabilmente la mancanza della programmazione regionale.
E’ da tempo che si chiede la riforma degli Ata, devono essere riformati, è impossibile che una regione così piccola, di un milione e mezzo di abitanti, sia stata parcellizzata in cinque Ata, gli Ambiti territoriali per la gestione dei rifiuti, è impossibile!
Noi abbiamo in ogni ambito più gestori, è qui che la politica sta sbagliando, come siamo riusciti nelle Ato delle acque ad avere il gestore unico per razionalizzare il processo e per ridurre le tariffe, sui rifiuti non lo abbiamo fatto. Siamo stati incapaci di individuare, di costringere gli Ata ad individuare un gestore unico all’interno dei comprensori, metterle d'accordo senza depauperare il know how delle aziende che già operano all’interno di essi, metterli insieme per creare una grande azienda che possa lavorare meglio e soprattutto abbassare le tariffe per la gestione.
Non siamo riusciti a farlo, avevamo detto che potevamo commissariare gli Ata, lo si faccia, si riformi oppure si commissarino, si ridisegnino i comprensori, non è possibile avere dei francobolli nella regione Marche dove operano 3, 4, 5 gestori e dove ci sono 2, 3, 4 discariche private o pubbliche che fanno il buono o il cattivo tempo.
Questo è il vero tema che noi dobbiamo affrontare e credo che su questo la Commissione dovrà operare, la Giunta dovrà operare e su questo mi auguro che l’Assessore si impegnerà prossimamente. E' questo il tema dei temi, altrimenti non andiamo assolutamente da nessuna parte.
Ripeto, dal punto di vista concettuale siamo tutti d'accordo, ma non vedo la prospettiva e non credo che questo sia il metodo giusto per affrontare un problema che dal punto di vista ideologico ci devasterà e se andassimo ad un referendum di questo tipo ci saranno spinte che ci allontaneranno effettivamente da quella che potrebbe essere la soluzione.
Chiudo invitando, dopo aver fatto questo breve excursus, la Giunta ad operare velocemente. Non potete perdere tempo, non possiamo perdere tempo su questo tema, i rifiuti tra l’altro per gli altri sono delle risorse, io non capisco perché nelle Marche sono il diavolo, penso che il tema lo si sia affrontato sempre in modo ideologico.
Il rifiuto può essere una risorsa se gestito in certo modo, così come lo è per tante Regioni, così come lo è per il Veneto, così come lo è per la Lombardia, così come lo è per altri Paesi europei, in primis la Germania.
Siccome non c’è da inventare nulla perché ci sono tantissimi esempi e siccome la scienza ha fatto dei progressi immani, lavoriamo su questi temi, modifichiamo entro il 2018, perché il tempo c’è, il nuovo Pear per capire dove andremo a finire, ma mi raccomando mettere mano agli Ata è fondamentale, altrimenti è da irresponsabili non capire che una gestione unitaria di un territorio come il nostro è fondamentale per raggiungere economie di scala e soprattutto per abbassare le tariffe ai nostri concittadini.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giorgini.

Peppino GIORGINI. Grazie Presidente. Premetto che non trovo sbagliata la mozione del Consigliere Bisonni, ma la trovo inutile per un semplice fatto, su un milione e mezzo di abitanti della regione Marche credo che non ce ne sia uno che voglia l'inceneritore, quindi trovo che il problema non sia fare questo referendum coinvolgendo i cittadini marchigiani, ma i problemi sono ben altri.
Il piano regionale dei rifiuti non può essere sovraordinato ad una legge statale, questo è chiaro, quindi il piano regionale dei rifiuti può scrivere, può dare delle regole, delle indicazioni, ma non può essere sovraordinato ad una legge statale.
Credo che il problema maggiore che ci attanaglia, che io ho evidenziato andando a fondo, non solo a noi, ma è un problema che ci portemo avanti per tanto tempo, è che non c'è tanta voglia da parte degli Ata di fare la differenziata. Questo è il vero problema, non c'è tanta voglia perché c'è l'interesse ad abbancare, sia che la discarica sia pubblica sia che la discarica sia privata, c'è un interesse ad abbancare e quindi a bypassare tutto ciò che lo Stato dice sulle premialità a chi abbanca di meno.
Andando a fondo a questo problema ho scoperto delle cose molto gravi, io le ho dette in Commissione e ai dirigenti preposti alla vigilanza del rispetto delle norme statali, lo Stato prevede che chi abbanca in discarica deve pagare un tributo speciale di 20 euro a tonnellata, capite bene il giochetto e a che punto siamo arrivati, quindi il problema è questo, il problema focalizzato è questo qui. Quindi lo Stato con una legge ripresa poi da una legge regionale prevede che chi abbanca deve pagare un tributo speciale di 20 euro a tonnellata, più il 20% di quei 20 euro qualora il Comune non raggiunga il 65% di differenziata. Quindi se un Comune abbanca in una discarica deve pagare 24 euro a tonnellata, io ho fatto dei calcoli per comuni come quello di San Benedetto, Macerata, vengono delle cifre spaventose. Indagando che cosa ho scoperto? La legge nazionale e quella regionale prevedono che se il rifiuto indifferenziato viene trattato col Tmb la tariffa da 24 euro passa magicamente 4,80 euro.
La prima questione si pone sul fatto che molti Tmb delle Marche non fanno nulla, non recuperano nemmeno il ferro perché sono obsoleti, sono vecchi, servono solo a far scendere la tariffa da 24 euro a 4,80 euro. Ma cosa scopro? Scopro che ad esempio un Ata, tutti i comuni di un Ata si sono accordati e fanno pagare tutto 4,80 euro. Io non ho potuto verificare, non ho i documenti per vedere se questo sistema funziona in tutta la regione Marche, ma lo sto verificando, purtroppo siamo indivisibili e non riusciamo a fare tutte le cose che ci sono da fare. Allora ho detto: “Ma come, uno che fa il 10% di differenziata paga come uno che fa l’80% di differenziata?” Si, è così, purtroppo è così, quindi lo Stato ha previsto con una legge di penalizzare chi abbanca, mentre gli Ata si sono accordati e fanno pagare a tutti la stessa cifra. Questo è il problema che noi dobbiamo risolvere, chi fa più rifiuti e porta più roba in discarica, deve pagare di più di quello che ne fa meno.
Il Consigliere Celani alla fine ha detto che dobbiamo trovare una soluzione, questa è la soluzione, la soluzione è questa: far pagare a chi non rispetta la legge, a chi non raggiunge il 65%, a chi abbanca e si nasconde dietro un Tmb, che non fa il suo lavoro e che recupera a malapena il ferro, e praticamente con questa cosa si bypassa la legge. Questo è il problema maggiore per evitare l'inceneritore.
Credo che il compito della Regione Marche e il compito dei funzionari e dei dirigenti, che sono a tutela delle leggi sui rifiuti, sia quello di far rispettare le leggi, di controllare e verificare per quale motivo alcune Ata non pagano il tributo speciale di 20 euro a tonnellata. Poi vedi come gli passa la voglia di abbancare!
Detto questo, devo anche dire che la Regione Marche dovrebbe investire qualcosa d'importante anche per riuscire a fare con le nuove tecnologie, che ci sono, dei Tmb decenti, di ultima generazione, ad ammodernare perlomeno quelli che ci sono. Addirittura in Commissione si era parlato, ad esempio, della provincia di Ascoli Piceno, dove c’è un Tmb dell’epoca dei dinosauri, di prendere quello che usciva dal Tmb di Reluce e di portarlo a Macerata ritrattarlo un’altra volta per poi ricaricare la merce e riportarla ad Ascoli. Questo avevano pensato i dirigenti dell’ufficio ed io ho detto: “Ma voi siete pazzi a fare questo. Cerchiamo di investire qualche soldo per i Tmb che funzionano, cerchiamo di ridurre questa differenziata e cerchiamo di non agevolare chi vuole abbancare, sia che abbiano discariche pubbliche sia che abbiano discariche private”. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Fabbri.

Piergiorgio FABBRI. Sui rifiuti abbiamo parlato più volte, ma ormai siamo quasi a metà della legislatura ed occorre assolutamente concretizzare delle azioni, quindi il mio invito pressante alla Giunta è quello di concretizzare.
La risoluzione n. 33 a cui si faceva precedentemente riferimento, su cui abbiamo lavorato alcuni mesi, dà delle indicazioni chiarissime che vanno assolutamente applicate, prima di tutto dice no all'inceneritore, c’è il ricorso al Tar, però effettivamente la strada indicata dal Consigliere Bisonni purtroppo potrebbe realizzarsi, allora il piano regionale dei rifiuti va modificato, non va tenuto così com'è e va aggiornato alle nuove indicazioni della risoluzione.
La risoluzione chiede l'aumento della percentuale di raccolta differenziata, parla apertamente di raccolta differenziata porta a porta e di tariffazione puntuale e chiede un maggiore impegno sulla prevenzione della formazione dei rifiuti, ed è cosa assolutamente necessaria da fare nei fatti.
Il DPCM governativo ci dà la possibilità entro il 30 giugno di ogni anno di dimostrare che le Marche non hanno bisogno dell'inceneritore, per fare questo bisogna che i Tmb, di cui diceva prima il Consigliere Giorgini, siano spinti nella realizzazione di impianti che consentano il maggior recupero di materia possibile, passare per la produzione di CSS è un palliativo e noi siamo contrari.
E’ questa la tecnologia ormai consolidata, quindi prevenzione nella produzione dei rifiuti a monte ed entriamo nell'alveo dell'economia circolare.
Già a marzo, aprile, abbiamo depositato altre emozioni e proposte di legge che vanno discusse ed applicate per dare concretezza a questa filosofia che come Regione stiamo assolutamente nei documenti sposando. Bisogna dare concretezza, altrimenti qui parliamo ma poi non c’è la Giunta che esegue quello che il Consiglio chiede.
Se noi riuscissimo ad ammodernare i nostri Tmb riusciremo a dimostrare che il fabbisogno residuo di rifiuti non è tale da consentire economicamente la sussistenza all’inceneritore.
Poi dobbiamo agire su queste Ata, parlando con gli uffici mi risulta che soltanto tre Ata hanno presentato il piano, altre ancora no, e si era detto che bisognava tentare di coordinarle, bisogna controllare che i piani tengano al loro interno le indicazioni della risoluzione, di questo però ancora non si ha evidenza e bisogna usare le maniere forti se l’Ata a distanza di mesi, perché ormai siamo quasi alla chiusura di un anno, non ha presentato il piano di cui le linee guida sono ormai chiare. Basta copiare da un piano all'altro, basta vedere le buone pratiche di una certa Contarina che a livello nazionale è presa come esempio di buona gestione.
La premialità per i Comuni virtuosi va incentivata, vanno trovati i fondi.
Detto questo, come diceva il Consigliere Zaffiri, basta proclami, abbiamo tutti i documenti e gli strumenti per dare una svolta, è esclusivamente volontà politica nel dare la svolta. Noi come Consiglio ci siamo espressi, io ho presentato altre mozioni insieme ai colleghi in cui vogliamo rafforzare ed incrementare questa visione politica, ora sta alla Giunta non dormire, quindi chiediamo alla Giunta di applicare le indicazioni ricevute mesi fa.

Presidenza della Vicepresidente
Marzia Malaigia

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zura Puntaroni.

Luigi ZURA PUNTARONI. Ricordo che abbiamo trattato l'argomento in maniera molto articolata per quattro, cinque, sei mesi di sedute in III Commissione, dico bene Consigliere Biancani? Ed è stato utile a tutti noi componenti della Commissione per approfondire e capire meglio un mondo che è complicato, perché il mondo dei rifiuti è molto complicato.
Alla fine siamo rimasti con l'intento di stimolare le cinque Ato, che oggi corrispondono alle cinque province, a rimboccarsi le maniche e a darsi da fare, perché che succedeva? Che c'era qualche provincia che era all'avanguardia, per esempio la provincia di Macerata per un fattore culturale, per la presenza del Cosmari, per mille motivazioni forse anche casuali, perché c'era comunque l'inceneritore, c'era il cementificio a monte. Era una provincia sensibile e con le buone e con le cattive aveva stimolato i Comuni, gli abitanti, le famiglie. Ricordo che a casa mia, a casa di mia madre, mamma ha 88 anni, i Vigili a forza di 80 euro l'avevano educata, perché andavano a verificare nei sacchetti, ed in questo modo educhi una persona. Mi domando perché questa educazione negli altri comuni non sia stata posta in essere, perché poi la media regionale ..., mentre nella mia provincia c'è una media di raccolta ottimale differenziata, chiamatela come volete, molto alta, si può ancora migliorare ma in maniera poco significativa, ci sono delle province estreme alla regione dove la cosa paradossalmente è all'opposto. Noi viviamo di medie e se da Roma ci giudicano per le medie, le nostre sono a rischio.
La sensibilizzazione non è stata fatta, ho detto a viva voce ogni volta che entravamo nell'argomento: “Tu hai un presidente di provincia che corrisponde all'Ato, lo commissari. Gli fai capire che se non ti dà ascolto lo commissari”. Se poi quel Presidente di provincia ha degli interessi da difendere perché magari lì c'è un reggente, un coordinatore, un proprietario di discarica, che ci mangia, tu gli tagli le mani e lo massacri perché quello mangia e mette a rischio la provincia, quindi tu lo devi eliminare fisicamente perché oggi come oggi non è ammissibile che un gestore di discarica, un organizzatore, un proprietario, chiamalo come vuoi, uno che sta lì e comincia a vedere due soldi ... Lo devi massacrare perché soltanto massacrandolo dai merito ad un milione e mezzo di abitanti, perché non è che un milione e mezzo di abitanti possono stare con la spada di Damocle perché da Roma ti obbliga un impianto di un certo tipo. Poi l'impianto di un certo tipo, carissimi colleghi, nella nostra regione non è che poi si vedrà dove farlo. No! L'impianto di un certo tipo se ci sarà è già destinato, nome, cognome, via e indirizzo, e io mi sono stufato di andare ai funerali degli amici più stretti, anche venerdì 29 settembre sono andato al funerale di un mio caro amico, perché quarant'anni di cementificio, anche se è chiuso da due anni, si sentono ed io per queste storie provo un odio immenso, infinito, senza limiti.
Come Commissione, primo errore, non è stato dato seguito a quello che avevamo detto: di prendere per le orecchie i Presidenti delle Province e di dirgli in maniera chiara, forte, decisa, nel senso che ti mando una lettera, ti do 5 giorni, non mi rispondi? Ti commissario, ti mando a casa perché la Provincia ha queste facoltà. Non è stato fatto. Punto!
C'è la storia del cementificio in provincia di Macerata che in 2, 3 anni, guarda caso, ha cambiato 2, 3, 4 proprietà, adesso addirittura, roba fresca di qualche giorno fa, è andato a finire nelle proprietà di una multinazionale tedesca, perché poi quelli se le scambiano, se le passano, quello compra, quello chiude, quello fallisce, quello rileva le azioni, perché comunque il Polo è interessante, perché i birbi dei cementieri pensano che prima o poi in Regione sono talmente stolti che non si occupano, non si preoccupano, non si impegnano, e la situazione degenera e noi facciamo un bell'impianto con il permesso di Roma, con legge dello Stato.
Questa è una cosa che dipende da noi Consiglieri, le province che marcano male sulla questione rifiuti vanno massacrate perché la questione dei rifiuti che tu lasci degenerare crea un problema per tutta la regione, è un problema per tutti quanti, ma in particolare tu ammazzi una vallata, che è già morta con il terremoto, ed io mi sono stancato di andare ai funerali dei miei amici più stretti, perché non c'è settimana che non vado ad un funerale, mi sono stancato perché 40 anni di cementificio si sentono. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marconi.

Luca MARCONI. Grazie Presidente. Non sarei intervenuto in questo dibattito che si ripete, è già stato detto, da parecchio tempo, se non avessi ascoltato con attenzione quanto detto dal Consigliere Celani, secondo me, su questa vicenda, che in verità è ben  circoscritta.
Qui si è parlato di tutto, Assessore Sciapichetti, non so quante risposte dovrebbe dare, ma la richiesta del Consigliere Bisonni è precisa, impegna su una cosa precisa, chiede che il Presidente muova un'intenzione relativamente al referendum su disposizione di legge che prevede …
Quasi tutti sono intervenuti dicendo che il referendum non è lo strumento, non apriamo questa partita per motivazioni diverse, ma poi è stata l'occasione per parlare di tutto, quindi abbiamo già capito che sul referendum non c'è neanche una minoranza significativa che possa sostenere questa tesi, ma si rilancia tutta l'argomentazione.
Pongo una questione, Assessore, ne approfitto perché queste piacevoli chiacchierate in Consiglio regionale servono molto, secondo me, c'è chi disprezza gli atti ispettivi o dice che non sono momenti in cui si conclude, invece credo che in questi momenti noi creiamo una cultura, ecco perché ho detto che l'intervento del Consigliere Celani, molto onesto sul piano intellettuale, ha aperto un ragionamento, cioè come decidiamo? Decidiamo pensando ai cosiddetti territori? Cosa che non riesco ancora a capire da un punto di vista costituzionale cosa sia, la Costituzione parla di rettori, di popolo, di cittadini, ma non parla mai di territori, adesso impazza questa abitudine di parlare dei territori, come se il territorio fosse un soggetto giuridico, una persona fisica che deve dire qualcosa. Poi magari il territorio è rappresentato da un Sindaco che nella sua città è smentito dal 90% delle persone, ma non lo sappiamo.
C'è questa fraseologia, questa nuova cultura un po' adolescenziale, un po' infantile, e uno dietro a queste parole magiche, come in passato era democrazia, era arco costituzionale, ci mette un po' di tutto.
Il problema è semplice per noi, perché noi abbiamo un piano che personalmente condivido poco, caro Consigliere Celani, che dice che gli inceneritori nelle Marche non si possono fare, ma lo dico come presupposto di una politica che rinuncia ad assumersi responsabilità, perché noi possiamo anche scegliere di non avere inceneritori nella nostra regione, magari l'Umbria e la Toscana ci danno spazio, visto che il problema si è superato in quanto abbiamo scoperto che nelle Marche non c'è abbastanza immondizia per farne uno.
Vengo da una provincia dove con grande fatica quarant'anni fa abbiamo aperto il centro del Cosmari, che è diventato quasi un modellino per il resto d'Italia e della provincia, e c'era il problema di aprire una piccola ciminiera sulla quale si sarebbero messi non so quanti fitti, poi alla fine abbiamo chiuso anche e pazienza.
L'onestà intellettuale che rivendico in capo al Consigliere Celani e che concludo con una domanda è questa: bisogna avere il coraggio e l'onestà intellettuale di dire ai cittadini, io lo farò, Assessore, con un'interrogazione precisa al suo indirizzo, quindi ci dovrà perdere un po' di tempo lei e qualche tecnico, quanto costa, perché qui non siamo in un salotto che decide secondo l'opinione personale, “è meglio fare questo, è meglio fare quest'altro” e quando dico quanto costa non parlo solo dei costi economici, parlo anche dei costi sociali, ambientali e di costi della salute, tutto! Perché è evidente che ci stanno. I cementifici, come quelli che fanno gli sfarti, hanno un costo e chiaramente c'è da decidere se vogliamo fare le case con il cemento o senza il cemento, c'è da decidere se facendo le case con il cemento imponiamo delle regole per la tutela della salute che portano dei costi enormi sul cementificio, ed io sono d'accordo perché per me la salute viene sopra qualsiasi altra cosa, ma dico che bisogna fare i cementi, bisogna fare lo smaltimento dei rifiuti, però bisogna fare in modo che tutto questo non costi alla salute e non c'è prezzo adeguato se non quel minimo, i nostri minimi dappertutto sono talmente bassi che il buon Consigliere Giorgini, che riconosciamo essere uno dei pochi esperti in materia in questo Consiglio, ogni volta che c'è qualcosa ci presenta degli indici a cui siamo sempre 15, 20 volte sopra, perché comunque sono molto bassi, l'Italia ha dei minimi così bassi che negli Stati Uniti te li puoi sognare, dopo è chiaro che rispondi con quella facilità!
Ma a me sta bene che sia così, ma l'onestà, essendo noi amministratori, è quella di dire ai nostri cittadini quanto costa, siccome i nostri cittadini sono convinti, caro Assessore, che eliminando le indennità dei Parlamentari e dei Consiglieri regionali, circa 300 milioni, questo è il valore dell'indennità e delle diarie che prendiamo, si possa fare tutto nella vita perché qualcuno gli racconta questa barzelletta da diversi anni. Bisogna spiegare che questa immondizia che noi raccogliamo al Cosmari ha un costo e magari se venisse conferita in un inceneritore umbro/marchigiano avrebbe un altro costo, non so se superiore o inferiore, non lo so, però avrebbe un costo, perché non è che il Cosmari ci ha eliminato una discarica, noi abbiamo una discarica a Cingoli, e c'è un costo anche sociale, c'è il costo di raccoglierla, noi parliamo della puzza del Cosmari, ma la puzza ce l'ho pure in casa perché devo tenere tutti i sacchetti dell'immondizia, dell'umido, della plastica, dentro casa, quindi i costi ci sono.
L'infanzia politica che stiamo vivendo in questo momento fa sì che ognuno non voglia affrontare questo argomento e si finisce sempre per raccontare favole, quindi dietro, non davanti, a quanto sostenuto dal Consigliere Celani io dico che l'argomento andrebbe affrontato in maniera estremamente concreta una volta tanto partendo dai numeri. Caro cittadino che paghi la tassa sui rifiuti solidi urbani a botte di centinaia di euro, perché qui in quest'Aula ci siamo preoccupati di 10 euro, 20 euro, 30 euro in più, paghi qualche decina di euro per sostenere la democrazia e paghi centinaia di euro all'anno per l'immondizia, devi sapere che c'è un metodo che è questo ..., che c'è un metodo che è questo ... e che c'è un metodo che è questo. In questo senso, caro Consigliere Celani, non siamo ideologici perché prima di tutto laicamente uno dice questi sono i costi, poi ognuno ha le sue preferenze, io ho la preferenza per la soluzione più ambientale, più rigorosa, e non me ne frega quanto costa economicamente, questa è la mia opinione, l'opinione dell'UdC, quindi io questo problema non ce l'ho, però voglio che la gente lo sappia perché se allo stesso costo o ad un costo inferiore e senza grandi danni all'ambiente, io posso avere l'inceneritore o la centrale nucleare, io scelgo l'inceneritore e la centrale nucleare e non mi sto ad impazzire dietro al petrolio perché anche un'altra cosa non abbiamo detto mai, abbiamo fatto i referendum contro le trivelle, c'è rimasto solo quello amici, cioè gli italiani devono sapere che avendo rifiutato tutto, perché rifiutiamo pure le pale eoliche, rifiutiamo gli impianti fotovoltaici, in Italia bruciamo bellissime quantità di carbone e di petrolio. Chiaro? Non è che l'energia elettrica parte perché c'è il Presidente del Consiglio Gentiloni che va in bicicletta con tutti i Ministri e ci carica la dinamo!

PRESIDENTE. Ha la parola l'Assessore Sciapichetti.

Angelo SCIAPICHETTI. Grazie Presidente. Ho ascoltato con grande interesse il dibattito, ho preso anche alcuni appunti, bisogna che quando parliamo di ambiente e di rifiuti evitiamo la facile strumentalizzazione, la facile demagogia, sennò facciamo un cattivo servizio ai cittadini.
Questa mozione è impostata sul discorso del referendum e poi, come ricordava adesso il Consigliere Marconi, è scivolata su una serie di approfondimenti ed argomenti che riguardano i rifiuti, domanda a cui peraltro non mi sono mai sottratto né in Commissione, né in Consiglio, ma credo che alcune osservazioni io debba farle.
Capisco il Consigliere Bisonni che ha iniziato la campagna elettorale, vorrei solo consigliargli che, avendone fatte diverse in vita mia, due anni e mezzo prima è un po' troppo presto perché dopo si arriva stanchi al traguardo. Devo riconoscere che l'argomento, su cui da anni interviene, gli è stato sempre molto cuore, storicamente per storia personale, quindi ci ha fatto la campagna elettorale passata e ci farà la prossima, però bisogna raccontare la verità.
Vorrei ricordare al Consigliere Bisonni, che dice che noi siamo disastrosi, che passeremo alla storia come quelli che hanno aumentato la quantità dei rifiuti, che a livello nazionale l'obiettivo per quanto riguarda la raccolta differenziata è stato fissato al 65%, le Marche hanno raggiunto quest'anno mediamente il 65,41%, è una media peraltro che mette in evidenza quello che ricordava molto seriamente e molto concretamente il Consigliere Celani. La media è del 62,87% a Pesaro, quindi sotto la media che ci viene ancora data, 66,37% ad Ancona, 74,33% a Macerata, 58,95% a Fermo, 60,58% ad Ascoli, con una media del 65,41%, con un incremento verso l'alto della percentuale in questi ultimi anni in tutte le province.
Sono 126 i comuni delle Marche che hanno superato il 65%, noi abbiamo comuni, soprattutto i piccoli centri, che fanno una raccolta differenziata spinta ed hanno superato l'80%, comunque i comuni che sono oltre la media del 65% sono 47 nelle Marche, 33 ad Ancona, 25 a Pesaro, 16 ad Ascoli e 14 a Fermo.
Se poi vogliamo parlare della raccolta, delle tonnellate di rifiuti che vanno nell'indifferenziata, possiamo fare un grafico, io non ho i potenti mezzi di cui dispone il Consigliere Bisonni, quindi i grafici li leggo, ma vi posso rimandare a questo manuale che abbiamo pubblicato qualche giorno fa. La differenziata nel 2001 era dell'11,9% nelle Marche, la differenzia nel 2016 è del 65,41% con un aumento costante tutti gli anni.
Le tonnellate che vanno nella differenziata nel 2001 erano oltre 700.000, nel 2016 sono più di 300.000, quindi tutto quello che sostiene il Consigliere Bisonni, che la politica regionale sia assolutamente incapace di affrontare il problema dei rifiuti, anzi l'abbia aggravato, non corrisponde alla verità. Primo punto.
Secondo punto, quando si dice: “Voi non fate …”, ci ha fatto già una interrogazione alla quale non ho potuto rispondere perché ero a Roma.
Sul discorso degli investimenti, vorrei ricordare al Consigliere Bisonni che noi stiamo facendo un investimento di 1.500.000 euro per l'impianto di trattamento meccanizzato a Corinaldo quest'anno, investiamo per la progettazione 50.000 euro quest'anno, 500.000 euro li investiremo l'anno prossimo a Fermo, quindi anche questa favola che noi non investiamo, certo potremo investire di più, purtroppo dobbiamo fare i conti con il bilancio regionale, però investiamo e poniamo l'attenzione verso questi temi e questi argomenti. Quindi questo non è vero. Lo voglio dire all'Aula, lo voglio dire ai Consiglieri perché le cose bisogna raccontarle per quelle che sono. E' tutto bello, funziona tutto, va tutto bene? No, credo che il discorso che voi avete fatto sugli Ata ..., premetto che questo Assessore regionale ha più volte sollecitato i Presidenti delle Province, i Presidenti degli Ata a fare il piano, fino ad arrivare ad una diffida e grazie alle pressioni che sono state fatte, oggi noi abbiamo i preliminari di tre province Pesaro, Ancona ed Ascoli, mancano i preliminari, stanno lavorando, hanno però già dato gli incarichi le province di Macerata e Fermo. E' chiaro che noi dobbiamo avere i piani della Ata il prima possibile, lo condivido assolutamente e per intero, così come condivido che noi dobbiamo avere il coraggio e lo stiamo facendo e ci stiamo lavorando, così come per l'idrico, di inquadrare in maniera diversa il discorso, quello che faceva in pratica il Consigliere Celani, cioè noi dobbiamo tener conto del fatto che una regione di un milione e mezzo di abitanti non può avere cinque Ata. C'è bisogno di un coordinamento e di una rivisitazione di tutto l'impianto perché credo che, soprattutto per quanto riguarda l'impiantistica, una regione di un milione e mezzo di abitanti non possa e non debba assolutamente pensare a cinque piani, provincia per provincia, ognuna non dialoga con la provincia vicina, quindi non affrontiamo nel modo migliore i problemi che dovremmo affrontare.
Questo discorso degli Ata lo condivido in pieno e ci stiamo lavorando, non è semplice, perché poi abbiamo tutti gli amministratori locali rappresentanti di tutte le forze politiche che sono qui presenti in Consiglio, amministratori locali, Sindaci e Presidenti di Provincia, non è così semplice portare avanti un ragionamento di questo genere perché i primi ad opporsi ad un discorso di coordinamento, quindi di una rivisitazione degli Ata, perlomeno dividere Marche Sud e Marche Nord, oppure fare un'unica Ata, sono gli amministratori locali e vede un'opposizione netta, feroce e contraria di molti, se non tutti.
Per quanto riguarda questo maledetto DPCM del 2016 relativamente all'inceneritore, io non so più con che parole esprimermi. Chiedo scusa al Consigliere Bisonni, perché probabilmente parlo una lingua che non riesce a fargli capire quello che umanamente e politicamente, lo dico anche al Consigliere Zaffiri, noi potevamo fare.
Noi in ogni sede ed in ogni occasione, Conferenza Stato-Regioni, tra Assessori regionali, non abbiamo fatto: bla, bla, bla, abbiamo detto no all'inceneritore nelle Marche con dati ufficiali, con votazioni che stanno agli atti. Siamo stati gli unici che abbiamo fatto ricorso al Tar. So bene, caro Consigliere Bisonni, a cosa serve il Tar, ma abbiamo utilizzato e stiamo utilizzando tutti gli strumenti possibili e immaginabili e siamo gli unici che hanno fatto quello di cui ho parlato.
Il referendum, se ci vogliamo fare un bell'articolo sul giornale, se ci vogliamo fare una bella riunione per prendere qualche applauso, va benissimo, ma il referendum è un boomerang, intanto le Marche non possono indirlo da sole, c'è bisogno di trovare altre Regioni, almeno quattro, che insieme a noi condividono questa strada, e non ce ne sono molte disponibili perché molte Regioni hanno già l'inceneritore, quindi non hanno nessun interesse. Per esempio la Sicilia che è una di quelle che con noi dovrebbe fare l'inceneritore si è candidata a farne tre, figuriamoci se è disponibile a firmare per fare un referendum.
Referendum su temi “sensibili” che possono essere, come prevede la Costituzione richiesti dalle Regioni, questo Assessore l'ha voluto, l'ha fatto, l'ha cercato con le trivelle, abbiamo partecipato con forza al referendum sulle trivelle, abbiamo visto qual è stato il risultato, se poi il risultato è che non si raggiunge il quorum, l'argomento viene completamente depotenziato, completamente derubricato a livello di opinione pubblica, perché non è pensabile che ci sia una sensibilità, come pensa il Consigliere Bisonni, in tutta Italia, se lui fa il referendum, per cui se l'ha proposto le Marche c'è una partecipazione dell'80% su questo tema. Non è così e lo abbiamo visto sulle trivelle.
Dire no all'inceneritore, come noi stiamo facendo, non è la demagogia o la falsa propaganda o un articolo sul giornale o una conferenza stampa che può risolvere il problema, il problema è continuare a fare una politica seria, come stiamo facendo, sul discorso dell'impiantistica, sul discorso del contenimento della produzione dei rifiuti, sul discorso dell'aumento della differenziata, sul discorso del riuso.
Voglio ricordare che nelle Marche abbiamo finanziato e finanziamo, sono aperti in questo momento ed a quest'ora, venti centri del riuso, sparsi in tutte le province, se volete lo sapete, però posso anche dirvi in quale provincia e quanti ne sono: 5 a Pesaro-Urbino, 8 ad Ancona, 3 a Macerata, 1 a Fermo e 3 ad Ascoli. Quindi non mi pare che siamo stati con le mani in mano, certo potevamo fare meglio e di più, tutto è possibile, tutto è criticabile, è giusto che sia così, fa parte anche dell'attività di ogni Consigliere, però ritengo di avere la coscienza a posto fino a questo punto e a quest'ora per quello che doveva essere fatto sul versante dell'inceneritore e sulla politica dei rifiuti nelle Marche.
I dati, che non sono miei, stanno a testimoniare e dicono l'esatto contrario di quello che qui il Consigliere Bisonni da anni sostiene, quindi a questo punto penso che, come diceva il mio capogruppo, la mozione che chiede l'indizione del referendum sia da respingere perché secondo me è contraria all'obiettivo che dobbiamo raggiungere, che è quello senza propaganda e senza demagogie dire no all'inceneritore, argomento sul quale siamo tutti d'accordo.
 
PRESIDENTE. Sono conclusi gli interventi, si sono prenotati per le dichiarazioni di voto i Consiglieri Maggi, Bisonni; gli altri Consiglieri possono intervenire solo se l'opinione è divergente.
Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Maggi.

Giovanni MAGGI. Grazie Presidente. Faccio una dichiarazione di voto nella quale inserisco ovviamente un elemento che non è uscito in questo dibattito, c'è stato l'invito a dirci la verità guardandoci in viso e cercando di essere concreti.
L'elemento è il giro d'affari che c'è intorno alla questione dei rifiuti, e la politica è coinvolta in questo giro d'affari, per cui una volta si diceva un partito di lotta e di governo adesso si potrebbe dire un partito di lotta, di governo e di potere.
C'è una colonizzazione strisciante in tutta Italia, ma segnatamente nella nostra regione per cui il business dei rifiuti è molto importante e questa incertezza, questo dire di sì poi dire e fare delle azioni molto sfumate, va in una logica di business gigantesco che noi neppure ci immaginiamo, noi dell'opposizione.
Tanto per dire e per fare un nome a caso, la Era è presente in 265 comuni, provincia di Bologna, Forlì, Ferrara, Cesena, Modena, Pesaro, Urbino, e in 6 comuni della provincia di Ancona, voi sapete, lo sapete tutti, lo dico a beneficio di chi sta ascoltando in streaming, che la Era ha 4 miliardi e 500 milioni di fatturato, ha un utile netto di quasi 200 milioni e il rendimento sul capitale investito netto è di 8,7%. Noi siamo veramente piccolini di fronte a questo business gigantesco che sta andando avanti.
La Era ha l'energia, ha gas e luce, ha gli inceneritori, ha anche il servizio mortuario a Bologna, andando con la navetta dalla stazione all'aeroporto si vede “Era pompe funebri”.
E' un business gigantesco, si vede che poi con l'inceneritore li porta via direttamente, a parte la battuta, ormai neanche tanto più sfumatamente, abbiamo visto i cartelli di 6 × 3 nella nostra città, per cui dietro questo c'è questo business gigantesco di 4 miliardi e 500 milioni di fatturato, come Multiservizi è andata a finire con la Estra Toscana, le Marche dovranno andare a finire con l'Era dell'Emilia-Romagna.
Ecco il problema è più complesso e forse molte volte si spiega questa dualità nel dire, Assessore Cesetti, “siamo contro l'inceneritore”, poi facendo delle azioni che non sono così ficcanti, precise e conseguenti alla volontà politica che si è espressa.
Il nostro gruppo capisce anche quello che avete detto sull'inceneritore, sul referendum, però noi voteremo favore di questa mozione non tanto per il contenuto, quanto per la discontinuità politica che vogliamo mettere nel momento in cui c'è un'azione ambigua nei confronti dell'opposizione all'inceneritore, che non è supportata nei fatti. Ecco, vogliamo dare un segnale politico in questo senso.
 
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Bisonni.
 
Sandro BISONNI. Approfitto di questa dichiarazione di voto per fare alcune precisazioni.
Il referendum che si chiede non è un referendum regionale ma è un referendum nazionale, com'è successo per le trivelle, per capirci, quindi non è un referendum regionale ma nazionale.
Ai Consiglieri che si sono detti d'accordo sul tema, ma contrari all'utilizzo del referendum, rispondo questo: il sottoscritto non è arrivato come prima proposta a proporre il referendum, questa è l'ultima proposta, perché sapete in questi due anni e mezzo quante attività, quanti atti istituzionali ho presentato contro l'inceneritore, tutti atti che sono finiti nelle buone intenzioni, ma che la Regione non ha poi completamente applicato.
A fronte del fatto che ci sono tante buone intenzioni, non si fa nulla per dar seguito a quello che l'Aula vota ed il sottoscritto come ultima chance ha proposto il referendum, sapendo benissimo che è uno strumento difficile, irto di difficoltà. Sapendolo benissimo ed avendo visto che non si fa niente, su tutto quello che si è detto si fanno solo chiacchiere e solo fumo, non si fa nulla, questa era l'ultima chance che il sottoscritto proponeva, consapevole di tutte le difficoltà.
C'è chi dice che il referendum non serve, allora potrei applicare questo concetto a qualsiasi argomento, tutti i referendum che sono stati fatti in Italia, secondo chi si dice contrario al referendum, sono inutili, io non la penso così, io penso che sia uno strumento difficile, uno strumento a cui gli italiani non sempre rispondono, ma è l'unica chance di fronte all'inerzia totale ed al nulla assoluto di questi due anni e mezzo.
Poi rispondo all'Assessore Sciapichetti, l'Assessore dice che io dico delle cose non vere, ci vuole proprio la faccia tosta per farlo, perché il grafico che ho presentato e fatto utilizzando “potenti mezzi”, è il grafico che pubblicate voi a pagina 67 del rapporto sui rifiuti, è lo stesso.
Se questi dati non sono veri, non sono veri nemmeno i vostri perché i dati sono gli stessi, li ho presi da voi, quindi se lei dice che do dati non veri sta dicendo che la Regione sta dando dati non veri, quindi ci vuole proprio una faccia tosta a dire queste cose.
Altra cosa, non voglio più sentire parlare di percentuale di raccolta differenziata, non m'interessa, se facciamo bene la raccolta differenziata e poi una volta fatta la raccolta, che costa, che pagano i cittadini, andiamo a buttare tutto in discarica, a me non interessa il dato della raccolta differenziata, a me interessa quel dato lì e ripeto lei passerà alla storia come il primo Assessore nelle Marche che ha invertito la curva di tendenza, quello è il dato pubblicato sul sito della Regione Marche, pagina 67.
Poi non è vero che la Regione si é opposta in tutte le sedi perché ricordo, ripeto, che il 4 febbraio 2016 in sede di Conferenza Stato-Regioni ha detto sì a un emendamento che di fatto ha sbloccato l'articolo 35, quindi non è vero nemmeno questo.
Non parliamo più di raccolta differenziata perché questo è fumo negli occhi per chi non capisce o per chi vuole ingannare le persone. Chiaro? A me il dato che interessa è quello che la Regione pubblica a pagina 67, ed è quel dato lì che rappresenta la violenza dei numeri, è un dato impietoso che ci dice che siamo lontanissimi dal risultato, che stiamo andando addirittura in tendenza opposta all'obiettivo.
Un'ultima cosa gli investimenti. Ha detto che la Regione sta facendo investimenti, la Regione sta facendo il nulla. Un milione di euro presi dalla tassa sui rifiuti, che la Regione è obbligata a impiegare negli impianti di trattamento per legge, equivalgono a zero e il grafico ci dimostra che quello che state facendo è zero.
Detto questo, il sottoscritto è arrivato a questa proposta che capisce benissimo essere irta di difficoltà, ma non possiamo dire in assoluto che il referendum è uno strumento inutile perché è un concetto che si applicherebbe ovunque e che non condivido, è uno strumento difficile, ma visto che c'è il nulla, in due anni e mezzo non si è fatto nulla, anzi abbiamo peggiorato, questa è l'ultima chance che abbiamo. Non dico che il referendum sia strada facile, è l'ultima che ci è rimasta.
 
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Biancani.
 
Andrea BIANCANI. Come ho già detto ribadiamo il nostro voto contrario a questa mozione per tutte le motivazioni che oltre a me ha spiegato in maniera esemplare l'Assessore Sciapichetti.
Vorrei dire che la nostra posizione non è, come diceva il Consigliere Maggi, assolutamente sfumata, la nostra è una posizione netta e chiara. In questo Consiglio abbiamo votato una serie di documenti, tutta una serie di atti che vanno nella direzione che dice che il Consiglio regionale, almeno i Consiglieri che hanno votato, è contrario al termovalorizzatore nella nostra regione.
Non sono chiacchiere, sono documenti ufficiali che abbiamo votato, noi non siamo supini nei confronti di nessuno e non facciamo politica in base agli interessi che girano, noi facciamo la politica a favore dei cittadini, quindi la nostra posizione è netta e chiara. Questo concetto lo voglio definire bene perché mi sembra importante chiarirlo.
Dall'altra parte l'Assessore ha ben spiegato le azioni che questo Consiglio regionale, ma soprattutto l'Assessore ha fatto. Sono tantissime e lo strumento del referendum può essere sicuramente controproducente, il quorum non si raggiungerebbe mai e nel momento in cui non si raggiunge passerebbe il concetto che probabilmente tutti sono favorevoli al termovalorizzatore. E' stato ribadito che la gran parte delle Regioni d'Italia hanno già il termovalorizzatore, non si capisce perché dovremmo andare a spendere soldi quando la gran parte delle Regioni e dei cittadini sarebbero contrari a questo referendum visto che hanno già nel loro territorio questo tipo di impianti. Non ci sono le condizioni per votare favorevolmente questo tipo di mozione. Grazie.
 
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Celani.
 
Piero CELANI. Grazie Presidente. Torno a ribadire il concetto espresso già nel mio intervento e ritengo che un problema così delicato debba essere affrontato dalla politica. Questo è il vero concetto che voglio ribadire.
Non credo assolutamente al fatto che il referendum sia l'ultima spiaggia, la politica dovrà intervenire, dovrà parlare chiaramente ai cittadini, come diceva il Consigliere Marconi, dovrà fare dei raffronti su quello che succede nei nostri territori, perché noi abbiamo purtroppo una regione al plurale anche nei rifiuti. La nostra è una bellissima regione declinata al plurale, però in ogni settore abbiamo una varietà, Presidente, di interventi a non finire che al tempo stesso va a svilire l'efficacia del progetto stesso.
Dobbiamo riformare gli Ata, sono d'accordo, prendo atto della volontà dell'Assessore Sciapichetti quando dice che “è difficile in una regione di un milione e mezzo di abitanti avere cinque Ata”, dobbiamo realizzare dei comprensori, comprensori che si sostengano, dobbiamo individuare all'interno dei comprensori dei gestori possibilmente unici, salvaguardando il know-how di quelle aziende che già operano nel settore, magari sono anche dei territori, non li devono abbandonare, dobbiamo “costringerli” politicamente a mettersi insieme in modo tale da avere delle economie di scala fondamentali che andranno a vantaggio dei nostri cittadini, diminuendo la tariffa.
Non possiamo, e lo dico con tanta onestà intellettuale, nemmeno pensare che all'infinito possiamo, una volta fatta la differenziata spinta al massimo, quello che volete, nascondere quello che ancora si residua sotto terra. Dobbiamo inventarci qualcosa, dobbiamo partire dal presupposto che le esperienze in territori con termini regionali ma anche europei dimostrano che il rifiuto se gestito nel modo giusto, trasparente, efficace, può diventare una grande risorsa per i territori, dico una parola che al Consigliere Marconi non piace, per le unioni dei Comuni. Questo è un discorso molto importante ecco perché non possiamo assolutamente delegare una funzione che spetta a noi.
Da un punto di vista politico, pur ritenendo che dobbiamo salvaguardare il più possibile l'ambiente, noi dobbiamo andare oltre, la politica deve fare delle scelte, se effettivamente quanto detto dal Consigliere Bisonni è sicuramente accettabile, noi riteniamo che lo strumento non sia idoneo, per cui il nostro sulla mozione sarà di astensione.
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Presidente Ceriscioli.
 
Luca CERISCIOLI. Anch'io sono convinto che lo strumento del referendum nazionale rischi di diventare uno strumento controproducente per la battaglia di chi, come questa Aula, crede che sia importante non realizzare un termovalorizzatore nelle Marche.
Come è capitato in altri casi vi ricordo che uno degli obiettivi della riforma costituzionale era anche quello di togliere il quorum ai referendum consultivi per evitare quello che accaduto, purtroppo negli ultimi anni, quando unendo l'alta astensione naturale insieme a chi era contrario al contenuto del referendum, mettendo insieme le forze, quasi mai i referendum hanno raggiunto il quorum e quindi non hanno avuto ragione d'essere.
L'abbiamo visto anche con le trivelle, il messaggio del giorno era: “Avete visto? Gli italiani non sono d'accordo con il quesito referendario perché non si sono recati a votare al referendum”.
Mentre è estremamente importante il contenuto della volontà della mozione che più volte questa Aula ha ribadito di lavorare affinchè nelle Marche non si realizzi un termovalorizzatore, gli obiettivi europei di carattere generale, per il 2030 poi si vedrà, nel senso che gran parte dell'Europa è più indietro dell'Italia, noi dobbiamo tenerli a mente e se non si raggiungono determinati standard sul conferimento in discarica, non sulla raccolta differenziata, il dato da tenere sotto controllo è esattamente quello. Se non si raggiungono determinati risultati sul conferimento è chiaro che il rischio diventa concreto, perché è ovvio che se noi bruciassimo tutto quello che oggi mandiamo in discarica saremo già a posto con gli obiettivi 2030 della Comunità europea e chi poi propone il termoivalorizzatore lo farebbe a ragione all'interno del raggiungimento dell'obiettivo.
Gli obiettivi ambientali sono complessi perché in realtà si raggiungono partendo dal cittadino fino a tutta la filiera istituzionale, non c'è un soggetto che può dirsi estraneo, non è possibile fare politica ambientale se il cittadino non è informato, convinto, attivo, operante, non è possibile farlo se il sistema non mette a disposizione del cittadino tutti gli strumenti per poter svolgere a pieno il proprio compito dentro la filiera ambientale per raggiungere il risultato.
Ai primi d'agosto 2016 in un'importante riunione con l'Assessore Sciapichetti e i dirigenti ci lasciammo chiedendo di predisporre gli atti per commissariare gli Ata che non avessero presentato i progetti preliminari previsti già dall'aprile 2016 per il raggiungimento degli obiettivi del piano regionale sui rifiuti.
Tre settimane dopo invece di fare i provvedimenti di commissariato ci siamo trovati nella situazione che tutti conosciamo e ovviamente era difficile immaginare in quest'anno di andare nella provincia di Ascoli, piuttosto che Fermo, piuttosto che Macerata a commissariare gli Ata che non avevano presentato i progetti preliminari. Nel frattempo un po' di progetti preliminari sono arrivati, sono stati interloquiti e questo ci permette di ripartire e di andare avanti.
Gli stessi progetti, credo che lo dicesse il Consigliere Celani, mostrano come gli Ata sono così piccoli da non essere autosufficienti soprattutto sull'impiantistica, di non essere in grado di produrre gli investimenti necessari per poter sostenere un'impiantistica e un impianto stesso ha una sua ottimizzazione in termini di alimentazione su un'area più alta, parliamo di impianti ovviamente diversi dalla termovalorizzazione che permetterebbero di traguardare quell'obiettivo.
Si tratta di riprendere il lavoro in maniera seria e determinata, da una parte raggiungendo l'obiettivo che tutti gli Ata presentino piani preliminari coerenti con il piano regionale per non deresponsabilizzare chi oggi ha la responsabilità, aprendo un atteggiamento diverso, un po' più determinato nel voler portare a casa questi strumenti; dall'altra parte immaginando anche una revisione di carattere più generale, ma io la lascerei ad un passo successivo perché il rischio qual è? Che se andassimo verso nuovi organi parte un dibattito che non c'entra nulla e deresponsabilizzeremo chi deve presentare i progetti.
Da parte nostra l'impegno è quello di far si che quei progetti siano coerenti con l'obiettivo generale di non realizzare il termovalorizzatore e poi da progetto, con una sorta di cronoprogramma nella parte esecutiva dello stesso, gli Ata lavorino per gli obiettivi che tutti quanti ci siamo prefissati, ovvero poter realizzare una crescita importante dei metodi di smaltimento alternativi alla discarica in modo che il rifiuto non vada più in discarica, con un progetto che oltretutto permetterebbe, questo lo abbiamo visto in alcuni piani, di andare progressivamente alla riduzione del numero delle discariche. Anche questo è un punto importante perché più discariche si hanno più potenziali luoghi di rischio mettiamo nel territorio, quindi anche un percorso che porti coerentemente a ridurre gli spazi che vanno in questa direzione.
Consigliere Bisonni, secondo me, forse, è più carino fare un bel referendum consultivo regionale almeno facciamo sapere cosa pensano i marchigiani rispetto l'argomento. Potremo anche non porci il tema del quorum e vedere il risultato. Sono convinto che ci sia una forte sensibilità nella nostra regione avversa alla realizzazione del termovalorizzatore, così chiudiamo anche i sospetti di chi immagina che ci siano una sorta di due forni dove in uno si alimenta la contrarietà al termovalorizzatore e in un altro si coltivano le condizioni per essere poi costretti a farlo.
Non trovo efficace il percorso del referendum nazionale, però se vogliamo lavorare per fare una consultazione che chieda ai marchigiani di esprimere con forza il loro punto di vista rispetto al termovalorizzatore mi rendo disponibile a chi vuole promuovere questa iniziativa per promuoverla insieme e portare fino in fondo un modello che è in grado con le alternative di essere più rispettoso dell'ambiente, della bellezza del nostro territorio, conservando e rafforzando anche l'azione che ogni cittadino deve portare avanti, quindi la consapevolezza attraverso un percorso di informazione conseguente a questa iniziativa che rimanda al cittadino e lo renda consapevole del ruolo straordinario che può avere nel raggiungere un obiettivo così importante.
 
Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo
 
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Mozione n. 181. La pongo in votazione.
 
(L’Assemblea legislativa non approva)
 
Mozione n. 187
ad iniziativa dei Consiglieri Giorgini, Maggi, Fabbri
“Punto nascita Ospedale San Benedetto del Tronto, Area vasta 5: ripristino ospitalità partorienti sotto la 36esima settimana e assunzione nuovo organico pediatria”
 
Mozione n. 198
ad iniziativa della Consigliera Pergolesi
“Implementazione delle strutture sanitarie nella regione Marche per la tutela dei diritti delle partorienti, del nuovo nato e del bambino spedalizzato”
 
Mozione n. 291
ad iniziativa del Consigliere Maggi
"Punto nascita Ospedale di San Benedetto del Tronto, Area vasta 5, ripristino ospitalità partorienti sotto la 36esima settimana e assunzione nuovo organico pediatria"
 
Interrogazione n. 295
ad iniziativa del Consigliere Fabbri
“Riorganizzazione dei punti nascita nell’ambito dell’Azienda ospedaliera 'Ospedali riuniti Marche nord'”
 
Interrogazione n. 358
ad iniziativa della Consigliera Pergolesi
“Chiusura dei punti nascita di Osimo e San Severino Marche”
(abbinate)
(Discussione e votazione)
 
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca le mozioni n. 187 dei Consiglieri Giorgini, Maggi, Fabbri, n. 198 della Consigliera Pergolesi, n. 291 del Consigliere Giorgini e le interrogazioni n. 295 del Consigliere Fabbri e n. 358 della Consigliera Pergolesi, abbinate.
Ha la parola, per l'illustrazione, il Consigliere Giorgini.
 
Peppino GIORGINI. Grazie Presidente. Ritiro la mozione n. 187 perché è sostituita dalla 291 che vado ad illustrare, anche perché era di un anno fa e sono cambiate determinate situazioni.
L'intento iniziale di questa mozione era quello di ridare una dignità, che era perduta, ad un reparto che è quello di San Benedetto a cui è proprio indirizzata questa mozione. Nella sua storia è stato sempre un reparto di eccellenza assoluta, se non il primo nelle Marche, uno dei primi.
Nei primi mesi dell'anno a San Benedetto si sono avute 390 nuove nascite, 70 in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Nel 2016 ce n'erano state 755, nel 2015 726, quindi il reparto di neonatologia è in forte crescita.
I dati sono rilevanti per capire quanto siano importanti questo tipo di reparti in certi ospedali, come quello di San Benedetto che ha un bacino d'utenza, un comprensorio di più di 100.000 persone sia d'estate che d'inverno, quindi è importantissimo.
I dati delle nascite del nostro Paese sono i peggiori d'Europa, nel 2015: 8 nati ogni 1.000 abitanti, 5 milioni circa di nascite, 40.000 in meno rispetto al 2014 e quelle della regione Marche sono in negativo di 5.840 nati, questa è la differenza tra deceduti e nati, quindi, visti questi risultati della regione Marche, possiamo dire che il risultato della Madonna del Soccorso con il 4% in più nel 2016 è a dir poco straordinario. Se guardiamo anche i dati acquisiti e quelli attesi, possiamo affermare che nel 2017 il risultato definitivo potrebbe essere un +20%, ed a questo punto non possiamo più chiamarlo straordinario, ma miracoloso, visto i dati regionali che dal 2013 ad oggi sono del -15% per le nascite, quindi possiamo fare un plauso al reparto.
Forse questo perchè - la nostra storia, la storia di quel reparto di San benedetto che ripeto è un'eccellenza e sta ritornando ai suoi valori - è dovuto al fatto che l'Ospedale Madonna del Soccorso ha la percentuale più bassa di parti cesarei della regione Marche e forse qualcuno, magari di Giulianova o di altre parti, viene a partorire a San Benedetto.
Anche su questo c'è un fatto politico, cioè che da quando io ho presentato questa mozione alcune cose sono cambiate ed io di questo ne sono felice, alcune non tutte, però alcune cose sono migliorate, certamente questo merito non va ai dirigenti ed alla classe politica, ma va a tutti quelli che lavorano lì dentro e che hanno fatto un lavoro straordinario a cui va un plauso.
Però c'è un problema, perché lì sono state assegnate 4 infermiere per l'assistenza a tutti i nati nel reparto, ma solo a tempo determinato, parliamo quindi di precari, di veri e propri precari, parliamo di infermieri che potrebbero essere non confermati oppure mandati in altri lidi. Questo è il problema, io l'ho visto in prima persona e velocemente spiegherò il perché.
Se il problema degli infermieri è importante per il reparto, quello dei pediatri è vitale. Ci sono 6 pediatri a San Benedetto, 4 di notte che coprono sette, otto turni e fanno il possibile e l'impossibile anche con tante ore di straordinario accumulate, quindi arrivati ad un certo punto si devono fermare oppure può succedere che un pediatra stia male, che prenda la 104, oppure che debba accompagnare un bambino che si deve trasferire - c'è un problema che anch'io ho vissuto in prima persona non tanto tempo fa - quindi il reparto può rimanere sguarnito e rimane sguarnito anche il pronto soccorso. Poi ci sono i nati sotto la 36esima settimana che quando presentano anche piccoli problemi vengono immediatamente inviati all'ospedale di Ascoli e le mamme rimangono a San Benedetto, quindi c'è questo problema.
Con questa mozione cosa chiedo e perché lo chiedo? Questi reparti hanno bisogno prima di tutto di pediatri, quindi chiedo di aggiungere dei pediatri, so che c'è un bando in corso per un pediatra e, ho sentito ma non ne sono certo, per degli infermieri qualificati, ma devono essere assunti, Presidente, a tempo indeterminato, non a tempo determinato, perché solo questo potrà dare una certa sicurezza a tutto il reparto.
L'esperienza che volevo portare è questa, perché le cose che ho riferito non le sto dicendo per un fatto politico, ma perché è un fatto reale. Mio nipote di 4 anni è caduto con bicicletta e si è spaccato il naso ed un labbro, arriviamo in Ospedale alle 4 del pomeriggio e non c'era un pediatra, abbiamo aspettato fino alle 2 di notte per avere un letto perché ci sono solo 8 letti nel reparto di pediatria e due di emergenza ed erano tutti pieni. E' stato difficile reperire un pediatra per fare un'ecografia, è stato difficile reperire un letto, quindi visto questo aumento, chiedo che si tenga conto del fatto che nell'ospedale è in forte crescita il reparto di pediatria e ginecologia e che venga assunto personale, infermieri e pediatra. So che c'è, ci dovrebbe essere, è stato detto prima, un bando in corso, che vengano prese quindi tutte quelle misure per dare la possibilità a quelli che frequentano quel reparto di avere l'assistenza che un ospedale civile merita. Grazie.
 
PRESIDENTE. Ha questo punto ha la parola il Presidente Ceriscioli per rispondere all'interrogazione n. 295 del Consigliere Fabbri e n. 358 della Consigliera Pergolesi.
 
Luca CERISCIOLI. Quanti parti sono stati effettuati al Santa Croce ed al San Salvatore, quindi Marche Nord? Nel 2015 sono stati effettuati 836 e 879 parti.
Saranno mantenuti i suddetti punti nascita? In caso di risposta negativa quale dei due cesserà? Entrambi perché devono andare a finire nel nuovo ospedale Marche Nord, quindi tutti e due cesseranno per andare nella nuova struttura, non rimarranno né a San Salvatore né al Santa Croce, per farne uno da 1.600 parti. Non si fa finchè non si riesce ad entrare.
Poi, sussistono le condizioni? Certo, con il fatto che si va verso una struttura unica si sta abbondantemente nei parametri nazionali di qualità. Già oggi di fatto è un'unica azienda ospedaliera, non sono due ospedali distinti, quindi i numeri sono garantiti.
Quanti parti sono stati effettuati complessivamente nelle strutture sanitarie marchigiane nel 2015? In tutte le strutture marchigiane i parti sono stati 11.570.
Le dichiarazioni del direttore siano corrette, con particolare riferimento ai volumi dell'attività per l'Utic? Di questo ne abbiamo già parlato in diverse interrogazioni dicendo che ad oggi non ci sono i numeri, però si tiene sotto osservazione il quadro generale per valutare se dovessero insorgere in termini di necessità, ma anche se non c'è l'Utic devo dire che c'è un buon livello anche di neonatologi oltre che di pediatri.
Per quale motivo non è stata prevista all'interno della programmazione sanitaria la terapia intensiva prenatale? Per la stessa ragione che dicevo prima.
Per quanto riguarda l'interrogazione della Consigliera Pergolesi sono tutti dati di carattere generale, sono tutti in una tabella che le consegno senza leggerla per intero. Ci sono richieste di dati che riguardano le tabelle per intero che io ho.
Il numero dei punti nascita lo trova nelle tabelle che le consegnerò, anche i dati sui decessi sono reperibili dalle suddette tabelle.
L'ammontare economico della mobilità passiva. Questo dato è anche difficile averlo perché i dati sulla mobilità passiva arrivano sempre con due anni di ritardo e adesso il dato qui non ce l'ho, può darsi che ci sia nella relazione complessiva. In generale quando si chiede la mobilità passiva bisogna chiederla dei due anni precedenti, in questo caso non sarebbe efficace per la richiesta perché sarebbero nel periodo non precedente al motivo dell'interrogazione stessa.
Se i punti nascita rimasti sono stati potenziati e nel dettaglio con quali interventi? Aumento del personale, implementazione degli spazi, introduzione di nuove attrezzature, si è stato fatto anche questo, come la descrizione che faceva prima il Consigliere su San Benedetto, è stato fatto un intervento importante di riqualificazione di tutti gli spazi e credo che anche questo fra le altre cose abbia incentivato un ritorno delle persone all'interno della struttura, ed è stata anche potenziata e riqualificata la struttura di Fano. Interventi in termini di riqualificazione sono stati fatti un po' in tutte le strutture, così aver portato all'interno di un numero ridotto di ospedali ha permesso di trasferire ostetriche e quindi avere un potenziamento della quantità del personale e poter rientrare nei parametri ottimali per poter garantire il parto in strutture che abbiano condizioni da questo punto di vista complessivamente coperte.
Voglio ricordare che anche il punto nascite di Fabriano, che aveva il problema della numerosità, ma non aveva gli altri problemi legati alla gamma di servizi che deve essere presente in ospedale attorno al punto nascita, con il meccanismo di collegamento alla struttura del Salesi è riuscito ad ovviare al problema della numerosità perché di fatto l'equipe lavora e gli viene garantita la quantità di parti lavorando in collegamento con l'ospedale Salesi.
Se non si ritiene opportuno riattivare i punti nascita dismessi anche in relazione ad enormi difficoltà. Come abbiamo detto più volte riattivare il punto nascita non è solo, e non sarebbe poco, il fatto di mettere una equipe che faccia nascere il bambino quando è ora, ma sono un insieme di elementi che comporterebbero in alcuni casi una riattivazione complessiva di una struttura ospedaliera, motivo per cui si è fatto la scelta di andare in direzione opposta. Ad esempio San Severino aveva pochissime di queste misure, perché? Perché presenti nella struttura di Camerino che insieme a San Severino integrano una serie di funzioni, piuttosto che Osimo, che sta facendo la stessa operazione insieme all'Inrca. Oggi Osimo resta ancora ad Osimo e non ha tutti quegli elementi e tutte quelle caratteristiche per tornare indietro.
Diciamo che il quadro generale è stabile e secondo me potrà avere ulteriori elementi di qualificazione mano a mano che il percorso di integrazione in un'unica struttura degli ospedali va avanti permettendo di mettere insieme i numeri, raggiungendo quote di eccellenza e di qualità per l'intervento complessivo di persone che vanno nella stessa struttura.
Anche in merito alla mozione del Consigliere Giorgini, nella risposta più generale che accompagnava quell'interrogazione, le assunzioni previste siano state fatte, non mi ricordo quale settimana, fino ad una certa settimana l'indice di attività è stato coperto e ovviamente anche questi parametri insieme alla riqualificazione dei luoghi hanno permesso di incrementare i numeri comprendendo una fascia più alta di partorienti perché anche chi era prematuro, prima di una certa settimana, ha potuto trovare la risposta piena all'interno dell'Ospedale di San Benedetto.
 
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Fabbri.
 
Piergiorgio FABBRI. Un chiarimento sulla risposta, quindi per quel che riguarda il Santa Croce e il San Salvatore rispettivamente di Fano e di Pesaro, i due punti rimarranno aperti finché non sarà attivo il vostro progetto del nuovo ospedale. Finché non sarà operativo quello rimangono i due punti anche se sono tutti e due sotto i 1000 parti. Questa deroga ci sarà pro tempore, come dice lei.
Se ci sono 11.500 nati all'anno i punti nascita non potranno essere più di 11, quindi a livello marchigiano anche meno, e l'unità di terapia intensiva non è prevista perché si fa riferimento alla struttura anconetana, quindi, chiaramente, non sono soddisfatto.
 
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Pergolesi.
 
Romina PERGOLESI. Grazie per la tabella e grazie soprattutto per avermi risposto visto che nel precedente Consiglio la risposta non l'ho ricevuta e ho dovuto insistere attraverso gli uffici per averla come mi spetta di diritto.
Per quanto riguarda la spesa e la mobilità passiva lei fa riferimento al fatto che non è possibile avere i dati adesso perché si devono chiedere per i due anni antecedenti, le faccio presente che nell'interrogazione chiedevo le annualità 2014 e 2015, siamo nel 2017, quindi mi auguro di avere al più presto la risposta a quanto chiesto.
Per quanto riguarda il potenziamento dei punti nascita, lei dice che sono stati effettuati dei lavori di ristrutturazione a San Benedetto, Fano, dimentica forse Macerata, che non era a norma, e riguardo al punto nascite di Fabriano dice che è stato ovviato il problema perché è nata una collaborazione con il Salesi, dimenticando che solo grazie a un ricorso al Tar questo è stato possibile.
Mi domando perché per Fabriano si e per altri punti nascita non era possibile instaurare questa collaborazione con il Salesi e per quanto riguarda il trasferimento delle ostetriche dal punto nascita di Osimo, credo, a Jesi, forse non è aggiornato, però questi trasferimenti non sono avvenuti così come ci si aspettava. La mia domanda, il mio quesito era riferito naturalmente alle strutture limitrofi, ai punti nascita chiusi, cioè a quelli di San Severino e di Osimo.
Da come lei ha evidenziato il potenziamento non è avvenuto né per il Salesi, che sappiamo benissimo essere oberato di ingressi, non dico che la struttura sia fatiscente, però ha diverse criticità che abbiamo più volte evidenziato anche in quest'Aula, per quanto riguarda Jesi non credo ci sia stato questo tipo di potenziamento, a Macerata le strutture sono state semplicemente messe a norma e si è chiuso il punto nascita di San Severino quando ancora dovevano partire i lavori di messa in sicurezza del punto nascita di Macerata. Non credo che questo intervento sia stato di potenziamento.
Per quanto riguarda l'ultimo punto, mi sorprende Presidente che lei si sostituisca al Comitato nazionale del percorso nascita, che è l'unico che può deliberare in merito ad una deroga al famoso d.m. 70.
Mi auguro che questa interrogazione sia servita per porre l'attenzione su alcune criticità e per fare attivare maggiormente gli uffici competenti affinché si possa dare una risposta concreta e si possa sopperire a quelle carenze che, come tutti ben sappiamo, portano a diverse criticità e a diversi fatti di cronaca riportati anche dalla stampa.
Vorrei ricordare che dalla relazione del Cedap del 2014 sono state evidenziate diverse criticità per quanto riguarda la regione Marche, fra tutte la percentuale di nati morti nella regione Marche per 1.000 abitanti è notevolmente superiore alla media nazionale, inoltre su 39 morti, cause di morti rilevate, il 5% è stato causato da errori, e questo lo dice il Ministero della salute, il 95% non è dato sapere perché le schede sono incomplete.
Quindi mi auguro che anche qui ci sia una maggiore attenzione da parte degli uffici per verificare concretamente i numeri nella nostra regione di bambini nati morti, sempre al fine di tutelare sia i neonati marchigiani che le loro madri. Grazie.
 
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Marcozzi.
 
Jessica MARCOZZI. Grazie Presidente. Le mozioni rappresentano quello che un'Amministrazione sulla scia dei dati e numeri, se ancora contano, avrebbe dovuto fare da subito, ossia da quando ha deciso, suo legittimo diritto, di mettere mano alla riorganizzazione sanitaria nelle Marche.
Sul delicato tema delle nascite ricordiamo tutti le aspre polemiche da più fronti per i tagli messi a segno dall'amministrazione regionale, non si può quindi procedere con il solito sistema dei tagli lineari a danno dei nostri cittadini, soprattutto in questo caso di categorie da tutelare con ogni mezzo, come le donne in gravidanza ed i neonati.
Bene allora ogni operazione ed azione tesa a raggiungere questo obiettivo, ma qui si parla anche di valorizzare le eccellenze sanitarie della nostra regione e direi che è arrivato il momento di cambiare radicalmente registro, non è più accettabile che l'amministrazione remi e navighi sempre nel verso opposto rispetto a quello dei cittadini e del loro sacrosanto diritto di avere una sanità che funzioni davvero.
Una riforma, quella messa in atto dall'amministrazione, che sembra ignorare dati significativi sui quali si dovrebbe far leva per il rilancio della sanità regionale, ad esempio quelli che vedono il reparto di ostetricia e ginecologia di San Benedetto del Tronto come il punto con il più alto numero di nascite dell'Area vasta 5 e con la percentuale dei cesarei più bassa rispetto alla media delle altre Aree vaste.
Un punto nascita assolutamente all'avanguardia, invece si dice no alle partorienti alla 36esima settimana e questo non è uno scherzo, quelle mamme dal Piceno, come ha detto il Consigliere Giorgini, dovrebbero andare ad Ascoli e poi ad Ancona, quindi adesso vanno direttamente lì, qualche caso contrario noi non lo abbiamo letto.
Condivido in pieno queste mozioni, sia quella del Consigliere Giorgini che quella della Consigliera Pergolesi. Grazie.
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Maggi.
 
Giovanni MAGGI. Grazie Presidente. Non entro nel merito, voglio fare solo un invito all'Assessore alla sanità, nonché Presidente della Giunta regionale delle Marche, queste mozioni sono in favore prima delle partorienti e poi dei nuovi nati e nella mozione si cita l'Ospedale Salesi come un punto di eccellenza, però il servizio è veramente ridotto ai minimi termini.
Posso citarle un esempio sintomatico, nel pronto soccorso del Salesi, al secondo piano non c'è una sala d'attesa, per le mamme con il pancione ci sono tre sedie davanti all'ascensore, una attaccata all'altra, per cui quando c'è un affollamento sono tutte sedute per le scale, con la pancia che si tengono.
Non c'è una sala d'attesa al pronto soccorso Salesi, sono tutte le persone che hanno dei problemi o persone alle quali si verificano improvvisamente dei problemi alla loro gestazione. L'attesa è lunghissima, perché i medici ginecologi fanno passare avanti le pazienti che sono a pagamento e le altre aspettano sedute sulle scale. Dopo aver fatto la visita alla donna che è andata al pronto soccorso viene fatta l'analisi del sangue, per avere il risultato delle analisi del sangue passano in media due ore e sono due ore di attesa e chi ha fatto l'analisi del sangue deve sedersi, se va bene nella sedia, se va male, perché ce ne sono solo tre, deve sedersi sui gradini dove c'è l'ascensore che arriva e la gente che passa.
Queste sono le condizioni igieniche del pronto soccorso del Salesi, tra l'altro accanto all'ingresso dell'ambulatorio del pronto soccorso c'era un estintore a zero, quindi se prende fuoco non c'è niente.
Ho ricevuto una lettera che ho pubblicato nella mia pagina dicendo “la segnalazione falla a noi, non la mettere pubblicamente”, però è servito perché adesso l'estintore è carico.
Questi servizi, soprattutto in questo momento in cui si sta focalizzando l'attenzione sui diritti delle donne che devono partorire e sui diritti dei minori, sono da terzo mondo, secondo me, e lo dico senza fare polemiche o altro, ma ho accompagnato una persona e mi sono trovato in questa situazione e ci sono anche tornato.
La sanità assorbe più dell'80% del bilancio regionale ed è vero che ci sono delle strutture e del personale medico e paramedico molto efficiente, ma bisogna anche curare i i servizi perché questa situazione dell'ospedale Salesi è veramente indecente.
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Urbinati.
 
Fabio URBINATI. Grazie Presidente. Buongiorno a tutti. Vorrei dire che il detto che la lealtà alla lunga paga oggi credo che sia palese, perché noi ci troviamo a discutere una mozione presentata circa un anno fa ed atti presentati nel corso dell'anno, e in mezzo c'è stato un lavoro.
Fare politica ed amministrare comporta una certa responsabilità perché la politica ha memoria, la politica non è smemorata, quello che è accaduto 2, 3 anni fa non può essere indifferente a quello che accade oggi ed io vorrei tornare un attimo al clima quando frettolosamente fu presentata una mozione, altrettanto frettolosamente è stata ritirata oggi, che aveva il lietmotiv che l'ospedale di San Benedetto avrebbe chiuso, insieme a tanti ospedali della regione Marche, che il punto nascita sarebbe stato depotenziato giorno dopo giorno per permettere questa chiusura e che tutto sarebbe stato concentrato altrove. Questo per San Benedetto, ma possiamo utilizzarlo per tanti altri discorsi.
Io sono molto contento del clima che si è creato con questa discussione sui punti nascita, in particolare su quello di San Benedetto, perché abbiamo raggiunto un risultato, c'è un punto nascita che, dalle proiezioni che mi hanno recentemente dato dall'Area vasta, alla fine dell'anno sarà a prova di decreto “Balduzzi”, la possibilità che si vada solo a San Benedetto oltre i 1.000 parti è un risultato straordinario a cui quell'ospedale era già abituato anni fa.
Però il ruolo di Consigliere regionale mi porta anche a sottolineare alcune questioni politiche che vanno dette. Credo che quando il Presidente all'inizio della legislatura presentò la riforma sanitaria. perché noi non possiamo soffermarci solo sui punti nascita, non faremo un servizio a chi ci ascolta e a chi dobbiamo informare per rigore di verità, il clima era di sostanziale critica a tutto il piano sanitario perchè volevamo solo chiudere degli ospedali per togliere dei servizi, anche se noi dall'altra parte dicevamo: “Guardate che razionalizzare la sanità non significa togliere servizi, ma razionalizzare la sanità significa dare più servizi e soprattutto significa mettere a disposizione della cittadinanza servizi d'avanguardia”.
Il punto nascita, in particolare quello di San Benedetto, ci permette di fare l'analisi un po' di tutto quello che sta accadendo perché non è che da quando il Consigliere Giorgini ha presentato la prima mozione ad oggi non è successo nulla, la Regione ha investito, la Regione ha investito più di due milioni e mezzo di euro, la Regione ha investito sul personale, quando facemmo l'inaugurazione, ed era il mese di aprile/maggio 2016, qualcuno ebbe da ironizzare anche in quest'Aula, lo ricordo benissimo, si diceva: “Ma che fate, investite su un ospedale che a breve chiuderà?” Questo era il clima che c'era quando furono presentate quelle mozioni.
Non ritengo giusto che una mozione venga discussa un anno dopo, però in questo caso ci aiuta ad affermare la verità, c'è stato un lavoro della Regione Marche che è stato confermato dalle prove che noi oggi abbiamo, perché anche quel calo che c'era stato, era dovuto forse a qualche scelta sbagliata, ma sempre fatta in buona fede in passato, perché mai nessuno ha avuto l'intenzione di chiudere il centro nascita di San Benedetto. Lì ci muovevamo in una situazione in cui c'era già un fisiologico calo demografico, effettivamente si, e quello spostamento della neonatologia creò delle problematiche che poi abbiamo visto e analizzato, un'amministrazione seria questo fa, perchè chi partoriva tra la 34esima e la 36esima settimana forse non andava dove qualcuno sperava, nel capoluogo verso l'entroterra, ma andava all'ospedale Salesi di Ancona. Questo è naturale, questo è normale, se noi non diamo un servizio di immediata prossimità, fare 30 chilometri o farne 80 oggi è quasi la stessa cosa, quindi è chiaro che qualcuno si rivolge al centro regionale e non solo.
I dati sono molto confortanti, cioè la crescita è molto più ampia di quello che prevedevamo, un 6% che va in controtendenza ed almeno 10% del 2016 delle nascite nella regione Marche, un dato straordinario che ci dà forza perché viene dietro un investimento e una volontà della Regione Marche. Non è che lì è avvenuto a caso, noi sapevamo che c’erano delle eccellenza, come il personale, si è investito, è stata fatta la sala operatoria per i parti cesarei, così come prevede la “Balduzzi”, a fianco della sala parto, è stato investito sul parto indolore, è stato investito sul parto in acqua, ed è chiaro che il reparto è rinato, ma in quell’ospedale, lo dico al Consigliere Giorgini, per carità non ce l’ho con lui perché entrambi amiamo la nostra città ed amiamo quell’ospedale, vorrei che ricordassimo che un hospice sta arrivando e che ci sono 18 posti letti in più di geriatria, che aspettavamo da circa 15 anni, vorrei ricordare il percorso cardiologico, l'ha detto prima anche il Presidente quando parlavamo di Utic, l’Utic nelle Marche non è stata chiusa da nessun'altra parte, anzi, avendo avuto grazie ai nostri tecnici della Regione qualche cognizione su come funziona la sanità, per la mia città casomai chiederei al Presidente due posti di semintensiva in più e di non riabilitare un Utic che, come sappiamo benissimo, se non ha un’emodinamica lì a fianco, non serve a nulla, questo lo dice la scienza, non lo dice la politica.
Vorrei rivendicare questo impegno della Regione Marche che ha dato risultati straordinari, non solo dal punto di vista delle nascite, ma anche per un dato che a me ha colpito parecchio, gli interventi dell'attività chirurgica della ginecologia di San Benedetto, sono passati da 882 del 2013 a 1.050, quindi c'è stato un aumento considerevole anche sugli interventi chirurgici.
Questo significa che c'è un reparto di eccellenza, non solo il punto nascita, ma la Regione sta investendo su tanti altri reparti, è chiaro che programmare la sanità non è cosa semplice, non è cosa facile in tempo di decreto “Balduzzi”, anche perchè c’è la razionalizzazione che prevede che si arrivi a dei punti nascita non inferiori ai 1.000 parti, questo lo dice l'organizzazione mondiale della sanità e lo dice perché un reparto di maternità è sicuro quando ci sono dai 1.000 parti in su. Questo è l'atteggiamento, questo è l'indirizzo politico prioritario, c’è razionalizzazione e risparmio, sono stati investiti 2 milioni e mezzo, chiaramente non c’è la volontà di tagliare.
Vorrei che quando parliamo di sanità ci fosse più responsabilità da parte di tutti, perché i disservizi come li conoscete voi della minoranza, li conosciamo noi della maggioranza, dobbiamo lavorare insieme, questo è un ambito, quello della sanità, molto delicato, però oggi esprimo una grande soddisfazione perché quando si lavora bene i risultati arrivano. Grazie.
 
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Pergolesi.
 
Romina PERGOLESI. Grazie. Chiedo scusa per questa deroga al Regolamento. Dalla discussione che secondo me è stata abbastanza scarna rispetto a un tema così delicato, mi sono sorpresa nel sentire il Presidente che all'epoca, in risposta ad una mia interrogazione, disse che secondo lui il reparto di neonatologia di Fano, la sub intensiva, poteva essere quello più papabile per implementarlo e farlo diventare un reparto di terapia intensiva. Visto i numeri che oggi ha prodotto in risposta all’interrogazione del Consigliere Fabbri, cioè 836 per il punto nascita di Fano e 879 per Pesaro, visto che li ha considerati come un unico progetto, sono entrambi dell’azienda Marche Nord, e visto che andranno, quando verrà costruito, se verrà costruito, nel nuovo ospedale unico di Pesaro, mi domando perché li considera in questo caso specifico dei punti unici, quando c’è un verbale in cui la dott.ssa Capalbo dichiara che nel punto specifico di Fano non verrà mai creata la nuova intensiva, come è previsto tra l’altro da vecchie delibere di Giunta. Io mi sono andata ad informare, considerato che lei mi aveva attenzionato la sub intensiva di Fano, e non capisco perché non ci sia la volontà di dar seguito alle indicazioni contenute anche nelle precedenti delibere di Giunta. Capisco che nel frattempo siano cambiati gli attori, però credo che le linee di indirizzo vadano perlomeno rispettate, se non altro per tutelare le pazienti e i loro nascituri. Grazie.
 
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Giorgini.
 
Peppino GIORGINI. Grazie Presidente. Alcune precisazioni perché, caro Consigliere Urbinati, a me non mi va di essere preso in Aula come una persona che dice cose che non sono vere.
E’ chiaro che noi due siamo di San Benedetto, ma abbiamo degli interessi completamente diversi, lei ha degli interessi e io ne ho altri e sono molto differenti.
Ha detto una cosa inesatta perché se qui c'è qualcuno che ha detto che uno dei due ospedali, quello di San Benedetto o quello di Ascoli, doveva chiudere, è stato il Presidente Ceriscioli, che testualmente ha affermato - riunione regionale del PD in Ancona, riportato da 20 giornali di cui ho tutte le copie, quindi non accollate a noi parole, era riferito a noi, specialmente a me, che non abbiamo mai detto - “Uno tra gli ospedali di Macerata e Civitanova dovrà chiudere, stessa cosa dovrà avvenire tra l’ospedale di San Benedetto e quello di Ascoli”. No sono parole virgolettate, Presidente, io non ho letto queste smentite.
 
PRESIDENTE. Consigliere le ricordo la dichiarazione di voto.
 
Peppino GIORGINI. Presidente io ho le copie dei giornali di tutta quella settimana, non le ho qui perché non sono importanti. Questa cosa l’ha ripresa il vostro capogruppo, sennò io non l’avrei tirata fuori, come non l’ho tirata fuori.
Noi non abbiamo mai detto che l’ospedale chiuderà, abbiamo detto che l'ospedale viene depauperato, com'è avvenuto, anche perché, per questo voterò a favore della mozione, che non possa esistere l’Utic senza l’emodinamica è una cavolata, nelle Marche ci sono tanti ospedali che hanno l’Utic senza l’emodinamica, tanto è vero che tempo fa sono arrivate due persone con l’infarto a San Benedetto, dovevano fare altri 30 chilometri, ma non c’era tempo, la madre è morta ed il figlio si è salvato per le penne! Questo è il problema dell’Utic, ma è un discorso lungo, chiaramente io voterò a favore della mozione.
 
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Presidente Ceriscioli.
 
Luca CERISCIOLI. Che il giornalista possa fraintendere può capitare, ma che ad uno di San Benedetto venga in mente che è possibile chiudere l’ospedale di Ascoli e metterlo dentro quello di San Benedetto ..., nemmeno trasformando il parcheggio in ospedale si riuscirebbe a farlo, e stessa cosa vale nel caso di Ascoli.
Il tema è diverso, le strutture di San Benedetto ed Ascoli sono oggi, come ho detto anche prima, un unico ospedale ed ogni volta che si separano le funzioni che potenziano uno, ma perché lo potenziano sull’Area vasta o potenziano l'altro, esce solo l’articolo del depotenziamento, mai quello del potenziamento. In realtà è un’unica azione che separa le funzioni.
Quello che è avvenuto fra Pesaro e Fano negli ultimi dieci anni, tranne il punto nascita e il pronto soccorso, ha determinato funzioni completamente distinte. Non ci sono più duplicazioni di attività, ma le assicuro che in tutti gli anni, tutte le volte che uno dei due reparti andava da una parte o dall'altra, partiva la filippica “perdiamo questo, perdiamo quest’altro”, la verità ci restituisce invece, pur non essendo ancora questi tre spazi in un'unica struttura e per il fatto di aver portato il personale su una struttura, un reparto che ha in sè un’alta qualità. Un le cose che prima diceva molto bene il Consigliere Urbinati.
Sul tema dei 1.000 nati, è stato sollevato il tema “deroghe”, le deroghe si devono chiedere sotto i 500 parti, noi non abbiamo chiesto nessuna deroga perché, come spiegavo prima, anche i 300 nati di Fabriano vengono aggregati al Salesi che ne ha circa 2.000 complessivamente.
Noi non abbiamo chiesto neanche una deroga ed abbiamo ritenuto di non aver bisogno di chiedere deroghe perché sopra i 500 nati non si deve chiedere nessuna deroga, l’importante, come dicevo prima, che siano rispettati tutti i parametri e la numerosità è uno dei parametri, poi ce ne sono tanti altri da rispettare. 1.000 è il numero ottimale, cioè una struttura che fa 1.000 nati dà delle garanzie di qualità importanti, quindi si tende ad arrivare ai 1.000 nati, ma sotto i 1.000 e fino a 500, non c’è nessuna necessità di chiedere deroghe.
Infine dovremo chiarire il discorso del pagamento, cioè che un pronto soccorso dia un accesso preferenziale al pagamento. Noi faremo i dovuti atti ispettivi con provvedimenti conseguenti perché questa notizia francamente non l'avevo mai sentita e sarebbe di una gravità totale. Faremo tutti gli accertamenti del caso dietro questa segnalazione del Consigliere Maggi per verificare, ovviamente non è possibile una cosa del genere, un comportamento del genere non sarebbe assolutamente ammissibile in un pronto soccorso dove la priorità non è certamente data dal fatto che uno paghi o no.
 
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Urbinati.
 
Fabio URBINATI. Grazie Presidente. Che dire, non aggiungo nulla al chiarimento del Presidente, mai sentita una cosa del genere anche perché logisticamente la cosa non sarebbe possibile.
Consigliere Giorgini lei lo sa come me che, e questo dobbiamo dirlo ai cittadini, dobbiamo essere chiari perché dobbiamo dire le cose esattamente come stanno, altrimenti facciamo un danno ai cittadini stessi, l'ospedale unico nel Piceno già c’è, c’è da più di 15 anni, quando sono a San Benedetto sento parlare di Utic e di emodinamica, quanto sto ad Ascoli, e ci capito ad Ascoli, all’ospedale “Mazzoni”, sento parlare della mancanza della neurologia e della psichiatria, perché? Perché siamo in Area vasta, questo è il punto.
Io non ho mai sentito il Presidente, né nessuno dell'amministrazione regionale, anche quando ero amministratore comunale, dire di chiudere un ospedale a scapito dell'altro, anche perché logisticamente non è possibile, si dice che qualcuno soffia sul campanilismo, ma noi non possiamo inseguire le sirene del campanilismo.
Noi stiamo andando verso una struttura unica, che dovrà essere una struttura nuova, tecnologica, a servizio di tutto il territorio, che ci permetta anche di riorganizzare tutti i servizi sul territorio.
Stiamo aspettando la conferenza dei Sindaci che ci dia delle indicazioni ed entro fine anno faremo il punto della situazione e poi vedremo come ci dovremo comportare.
Finiamola di discutere di questa Utic anche perché i medici all’interno del nostro pronto soccorso e della cardiologia affermano che il percorso cardiologico in provincia di Ascoli funziona, c’è un indirizzo riabilitativo e un indirizzo cardiologico, avremo altri posti di cardiologia anche a San Benedetto, questo a breve, quindi c’è la volontà di andare verso l'ospedale unico con due strutture che funzionano, con tutti i loro limiti, perché tra le due strutture la più nuova è quella dell’ospedale “Mazzoni” fatto nei primi anni ‘70, capite che le criticità ci sono e sono tante.
Noi respingeremo queste mozioni, questo anno abbiamo una crescita del reparto ed è chiaro che, per quanto riguarda il personale, la direttrice di Area vasta valuterà il da farsi, già la situazione è stata attenzionata, c’è un aumento dei servizi, quindi è chiaro che l’Area vasta analizzerà la questione e si porrà il problema. Questo chiedere personale mi sembra un po' la favoletta del lupo e dell’agnello ed alla fine era la motivazione per dire qualcosa sul punto nascita di San Benedetto che ci doveva essere per forza. Quindi noi voteremo contro queste mozioni. Grazie.
 
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Celani.
 
Piero CELANI. Velocemente per dire che come gruppo voteremo questa mozione anche se credo che, onestà intellettuale vuole, qualcosa si sia fatto e se si è fatto è proprio per un grande grido di allarme che fu lanciato l’anno scorso quando alcune dichiarazioni, effettivamente un po' incaute rilasciate dagli amministratori regionali, lasciavano presupporre che per correre dietro ad una riforma basata esclusivamente sui numeri, qualche ospedale della valle del piceno, delle Marche sud, potesse subìre qualche drastico taglio. Ovviamente non lo dico così per sentito dire, ma ci sono anche articoli di stampa fatti da esponenti del PD che dicevano: “Avremo solo due ospedali dimezzati se non corriamo per fare l’ospedale unico”. Si generò subito un grande dubbio, è stata mancanza di comunicazione o altro, comunque questo aspetto c’è stato, ricordo che lo stesso Consigliere Urbinati, abbiamo partecipato ai dibattiti insieme, diceva queste cose.
Adesso da dire che sul punto nascita di San Benedetto si è fatto qualcosa a spostare il dibattito sulla sanità in generale delle Marche sud francamente ce ne passa tanto! Non si è fatto ancora, non dico nulla, ma non si è fatto abbastanza chiarezza su quella che dovrà essere la sanità di Marche sud.
Vivacchiamo con due ospedali che non hanno eccellenze, assolutamente. Se volete vi leggo una cosa simpaticissima accaduta a maggio di questo anno al pronto soccorso di San Benedetto: si presenta una signora che era una ex dipendente dell’ospedale, una ex infermiera di ostetricia settantasettenne, chi la riceve dice: “Signora perché non si prende un cane - era una ansiolitica - che l’aiuta a superare l’ansia”, lei risponde: “Veramente ho già un gatto”. Questo dialogo non è avvenuto al mercato delle verdure, ma al pronto soccorso di San Benedetto dove una signora di 77 anni si era presentata venerdì sera per forti giramenti di testa dovuti ad una carenza di sodio, salvo essere rimandata a casa per la solita, eterna, inscalfibile, carenza di posti letto che per essere precisi è pari a 57 posti in meno previsti dal piano sanitario per l’Area vasta 5. Se volete c’è tutto un siparietto perché la signora è tornata il giorno dopo avendo avuto un giramento di testa dentro casa con conseguente caduta e anca rotta per cui è stata ricovera per fare l’intervento.
Questo per dire che noi dobbiamo avere chiarezza su quale sia il destino dei nostri due ospedali, non si può intervenire puntualmente, chirurgicamente, su alcuni reparti che magari in quel momento hanno carenze, per cui interveniamo sul punto nascita, poi interveniamo su neurologia, ortopedia, chirurgia, questo non è possibile, è necessario fare una programmazione molto seria da questo punto di vista.
Mi auguro che effettivamente ci sia questa svolta nel sud delle Marche per poter capire da che parte dobbiamo andare, non nel senso “in che modo dobbiamo morire”, perché i due ospedali sono una realtà fondamentale, è necessario sinergicamente mettere insieme tutti i know-how che hanno. Facciamolo con una struttura unica mantenendo questi due presidi sui territori fondamentali e molto importanti, oppure lavoriamo sul potenziamento di entrambi. Però questa è una scelta che la Regione deve fare, che il Presidente-Assessore deve sollecitare, non dico che lui necessariamente deve prendersi questa grande responsabilità, facciamo dialogare i territori su questo tema in modo tale che si possa prendere una decisione.
Sui numeri sarei molto attento, i numeri sui punti nascita io li esaminerei fra un paio di anni o l’anno prossimo, quando possiamo depurarli da quest'anno maledetto, che è stato l’anno del terremoto, stiamo molto attenti a valutare i numeri perché la sanità non è fatta di numeri, ma è fatta dalla qualità dei servizi e poi dai numeri. Grazie.
 
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Mozione n. 291. La pongo in votazione.
 
(L’Assemblea legislativa non approva)
 
Mozione n. 198. La pongo in votazione per appello nominale chiesto a nome dei Consiglieri Pergolesi, Fabbri, Maggi.
Favorevoli: Bisonni, Celani, Fabbri, Giorgini, Leonardi, Maggi, Marcozzi, Pergolesi.
Contrari: Busilacchi, Ceriscioli, Giacinti, Marconi, Mastrovincenzo, Micucci, Minardi, Rapa, Sciapichetti, Traversini, Urbinati, Volpini.
Astenuti: Nessuno.
 
(L’Assemblea legislativa non approva)
 
Mozione n. 257
ad iniziativa dei Consiglieri Mastrovincenzo, Traversini, Busilacchi, Rapa, Marconi
“Grave situazione umanitaria del popolo siriano ed in particolar modo della città di Aleppo”
 (Discussione e votazione)
 
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la mozione n. 257 dei Consiglieri Mastrovincenzo, Traversini, Busilacchi, Rapa, Marconi.
Ha la parola, per l'illustrazione, il Consigliere Traversini.
 
Gino TRAVERSINI. Grazie Presidente. La mozione è sulla tragica guerra civile che sta andando avanti dal 2011 in Siria, che ha dei riscontri veramente tragici. Do delle informazioni, delle cifre: 400.000 vittime dal 2011, 11 milioni di siriani hanno abbandonato la propria abitazione, 4 milioni si sono rifugiati all’estero, 6 milioni gli sfollati e migliaia di feriti, quindi una situazione altamente tragica.
In più l'epicentro della guerra, il cuore dello scontro della guerra civile, è nella città di Aleppo, in questa città oltre alle tragiche conseguenze degli scontri si è bloccato tutto, nel senso che è impossibile anche per gli aiuti umanitari entrare, quindi una situazione veramente complicata e tragica.
La situazione è leggermente migliorata per quanto riguarda gli atti di violenza dopo l'accordo di Ginevra sul cessate il fuoco, però rimane una realtà di disperazione: manca la luce, manca il gas, manca la possibilità di intervenire con gli aiuti umanitari. Una situazione complicatissima.
Lo scorso 8 novembre 2016 la Camera dei Deputati ha approvato una mozione che impegnava il Governo ed impegna il Governo a prendere iniziative dal punto di vista diplomatico per favorire lo sblocco di questa situazione e per favorire la possibilità che i siriani rientrino nelle proprie abitazioni, andare incontro a quello che può essere considerato un periodo di pace anche ristabilendo i principi democratici.
La mozione è un invito alla Giunta regionale a sollecitare il Governo nazionale affinché quanto previsto nella mozione approvata l’8 novembre 2016 venga attuato.
Vi leggo l’impegno: “Si chiede alla Giunta regionale di sollecitare il Governo italiano ad attuare gli impegni già previsti nella mozione approvata dalla Camera dei Deputati, spendendo il peso politico e diplomatico dell'Italia in favore della popolazione siriana; nell’immediato ad intervenire con forza presso gli organismi internazionali competenti affinché vengano aperti corridoi umanitari per prestare il soccorso medico e farmacologico che urge alla popolazione civile e vengano ripristinate le forniture di acqua, gas e corrente elettrica in modo da permettere a chi può il rientro nelle proprie abitazioni”.
Questo impegno che soprattutto nella seconda parte fa capire l'importanza e la tragicità di questa situazione internazionale.
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marconi.
 
Luca MARCONI. Grazie Presidente. Intervengo come proponente di una mozione che credo incontrerà il favore dell'Aula perché dal quel 5 giugno, quando insieme firmammo questa mozione, lo ricordava adesso il Consigliere Traversini, sono successe alcune cose abbastanza positive rispetto a questa situazione.
La mia riflessione riguarda il confronto con il dato dei nostri sfollati, 28.000. Per noi è una tragedia, anche se c'è stata una mobilitazione organizzativa impressionante della quale, magari, non siamo stati neanche sempre del tutto soddisfatti. Qui ci troviamo di fronte a 5 milioni di persone, una cifra centinaia di volte superiore e oltretutto - lo sappiamo e lo diciamo a bassa voce perché non vorrei suscitare la reazione da parte di questo Paese che è sempre molto attento, ed è intervenuto anche in un’altra occasione nei confronti del Consiglio regionale - questi profughi in gran parte sono in Turchia, in campi che l’Unione europea mantiene a colpi di miliardi di euro, chiaramente controllati e gestiti, ma ci possiamo immaginare che cosa significa la concentrazione di milioni di persone in quelle condizioni.
Ora suggerivo semplicemente Presidente, sono stato io a proporre che le mozioni non potessero essere emendate, tanto meno proporlo sulla mia, però un dato che potremmo tenere presente su tutte le mozione di questo tipo è quello di cominciare a consegnare un punto o due punti o tre punti, nei quali come Regione tentare di fare qualcosa.
Penso all'accoglienza dei bambini, penso alla cooperazione allo sviluppo, sulla quale non siamo riusciti più a mettere un centesimo, siamo molto attenti ai territori, questo non è un territorio umano, per noi è un territorio fuori, è un territorio che non vota, quindi su questo raramente qualcuno penserà di proporre qualche soldo, magari qualcosa per i marchigiani all’estero, lì ancora ci arriviamo anche se siamo quasi all’annullamento, perché hanno i parenti e votano qui, ma sicuramente la cooperazione allo sviluppo non è una cosa che fa moda e non la sento proporre da nessuno.
Voglio sottolineare questo aspetto e chiedere una sensibilizzazione dell'Aula perché in sede di bilancio 2018, dubito che in sede d'assestamento riusciremo a fare qualcosa, possiamo mettere in conto qualcosa sulla cooperazione allo sviluppo e come Regione, nel nostro piccolo, indirizzarlo magari a un Paese all'anno, non fare come facevamo nel passato interventi in 10, 15 Paesi in cui facevamo arrivare qualche sacchetto di grano, qualche sacchetto di cemento, qualche pozzo, ma fare arrivare un aiuto significativo, penso soprattutto in termini di riorganizzazione della vita civile e produttiva della Siria, magari un Paese, sposarne uno all’anno.
Aggiungo queste due raccomandazioni a verbale non alla mozione relativamente all’accoglienza dei bambini, dei minori che magari temporaneamente possono stare nel nostro Paese e mettere qualche soldo in più sulla cooperazione allo sviluppo.
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giorgini.
 
Peppino GIORGINI. Grazie Presidente. Pur condividendo questa mozione, la riteniamo non completa, addirittura in certi aspetti discriminante, non riusciamo a capire per qual motivo, e qui facciamo riferimento alle parole che sono state dette dal nostro deputato Di Stefano sulla mozione presentata in Aula, quindi abbiamo lo stesso concetto e parliamo dello stesso tema, come mai il Governo italiano abbia messo in evidenza una certa incongruenza tra due realtà simili, cioè tra Mosul in Iraq e Aleppo in Siria, si parla solo di Aleppo quando le realtà sono diverse, non capiamo per quale motivo si parla solo di Aleppo.
Voglio dire questo, i civili morti nella città irachena in seguito all'avanzata dell'esercito sono descritti come scudi umani, mentre i morti della città siriana, in seguito all'entrata dell'esercito regolare siriano, sono crimini contro l'umanità.
Noi non capiamo questa discriminante, per quale motivo non sono citate anche realtà come Mosul, come Raqqa e come Sirte in Libia. Pur essendo condivisibile questa mozione, manca di completezza, perché non si può parlare solo di Aleppo.
In Commissione esteri del Senato si parla in linea generale, i terroristi tirano ai civili, bambini morti o mutilati sono migliaia, non ci sono più chiese, da 5 anni hanno corrente elettrica solo per due ore, è un problema comune, non è un problema solo di Aleppo, è un problema in linea generale, quindi credo che sia riduttivo nella mozione l'impegno a favore solo di Aleppo. Grazie.
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Traversini.
 
Gino TRAVERSINI. Una brevissima correzione, la questione di Aleppo è portata nella mozione come centro della guerra, non perché sia la sola città che vada aiutata. Il problema è rivolgere lo sguardo e l’operatività del Governo italiano alla guerra civile in Siria, indipendentemente da Aleppo.
Aleppo è più significativa, ma non è la sola città a cui bisogna dare risposte.
 
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Marcozzi.
 
Jessica MARCOZZI. Noi come Forza Italia siamo favorevoli a questa mozione, si dirà che la Regione può poco, ma non è vero, dinanzi a simili tragedie come quella siriana che si consuma da anni nessuno può essere esente da responsabilità, tutti siamo chiamati a fare la nostra parte per un cessate il fuoco immediato e per facilitare i soccorsi.
Quindi è importante che il Governo lavori per riattivare seriamente i canali diplomatici proprio con le rappresentanze istituzionali della Siria.
 
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Mozione n. 257. La pongo in votazione.
 
(L’Assemblea legislativa approva)
 
Mozione n. 263
ad iniziativa del Consigliere Rapa
“Monitoraggio inquinamento Osimo Stazione e decongestione SS 16”
 
Mozione n. 272
ad iniziativa della Consigliera Pergolesi
“Condizioni di sicurezza e di riduzione inquinamento da flusso automobilistico ad Osimo Stazione”
 
Interrogazione n. 478
ad iniziativa del Consigliere Rapa
“Viabilità Autostrada A14 dopo il crollo del Ponte 167”
(abbinate)
(Discussione e votazione)
 
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la mozione n. 263 del Consigliere Rapa, la mozione n. 272 e l’interrogazione n. 478 della Consigliera Pergolesi, abbinate.
Le mozioni sono state accorpate in una proposta di risoluzione a firma dei Consiglieri Rapa e Pergolesi. Ha la parola per illustrarla il Consigliere Rapa.
 
Boris RAPA. Grazie Presidente. Queste due mozioni che erano pressoché simili sono state unite ed insieme alla Consigliera Pergolesi abbiamo presentato una risoluzione nella quale si chiede un impegno a risolvere una problematica che da diverso tempo interessa il territorio di Osimo Stazione.
In questa frazione l'inquinamento ambientale ed acustico, derivante dal traffico della Statale 16, è diventato ormai insostenibile ed il crollo del troncone del ponte n. 167 della A14, il 9 marzo scorso, ha peggiorato decisamente la situazione visto che parte della circolazione dell’autostrada viene deviata sulla Statale 16 che attraversa il territorio.
Gli abitanti del posto ci sono già attivati da tempo per trovare alcune soluzioni creando dei comitati ed associazioni e proponendo per esempio l’installazione di una centralina mobile per monitorare il livello di polveri sottili, la deviazione del traffico pesante in un tratto della A 14 e la deviazione del traffico veicolare.
La stessa Provincia di Ancona ha raccolto queste istanze approvando all’unanimità una mozione il 27 maggio con la quale si impegna ad aprire una trattativa con Autostrade SpA.
Credo che sia un impegno dal quale la Regione non si possa sottrarre e non debba essere esclusa, pertanto chiediamo attraverso questa risoluzione di attivarsi presso Autostrade, con tutti gli enti opportuni, per riuscire a trovare la migliore soluzione al fine di dare una risposta ai residenti del territorio di Osimo Stazione. Grazie.
 
PRESIDENTE. Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Sciapichetti.
 
Angelo SCIAPICHETTI. Questa è per la verità la risposta dell’Assessore Casini che leggo.
Sono già stati presi contatti con la Società Autostrade che ha condiviso la necessità della rimozione delle macerie e delle barriere new jersy, affermando tra l'altro che garantire la sicurezza e la fluidità del traffico rientra anche tra i suoi obiettivi, ma fino al dissequestro del cantiere nulla potrà essere rimosso.
Non appena il cantiere sarà di dissequestrato, si cercherà di rendere più scorrevole il traffico nelle more delle verifiche che dovranno essere effettuate sugli appoggi del ponte per valutare se potranno essere utilizzati per la realizzazione del nuovo ponte.
La Regione in riferimento alla ricostruzione del ponte intende intervenire presso il Ministero - Direzione generale per le strade e le autostrade per la vigilanza e la sicurezza delle infrastrutture stradali - al fine di avviare tutte le procedure per ricostruire la struttura nel più breve tempo possibile.
Questa è la risposta all’interrogazione n. 478 del Consigliere Rapa che mi ha lasciato la Vicepresidente Casini in quanto lei è impegnata a Roma e quindi non poteva esserci.
 
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Rapa.
 
Boris RAPA. Ringrazio l’Assessore Sciapichetti e l’Assessore Casini per la risposta. Grazie.
 
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Pergolesi, illustra la risoluzione di cui è firmataria.
 
Romina PERGOLESI. Grazie Presidente. Mi sorprende sentire, dall’Assessore Sciapichetti nelle veci dell’Assessore Casini, una risposta ad un’interrogazione presentata l'1 settembre, seppur a firma del Consigliere Rapa, in cui si evince che la Regione non ha idea che il ponte in questione sia stato dissequestrato il 30 giugno. Quindi mi domando quali sono le iniziative che hanno portato l'Assessorato a dire che si sta aprendo un tavolo tecnico e si sta facendo quanto possibile.
Questa cosa sinceramente mi spiace molto e mi auguro che, in seguito all’approvazione della risoluzione presentata assieme al Consigliere Rapa – lo ringrazio per aver accettato di condividere questo percorso al fine di tutelare al massimo i residenti di quella zona che, come sapete benissimo, non solo da quando il ponte è crollato, ma già precedentemente chiedevano a gran voce di risolvere le criticità relative alla viabilità e questo credo che sia una buona risposta da parte della Regione - visto anche la risposta degli uffici competenti che sono alquanto disinformati su quanto sta accadendo, questo Consiglio inciti gli uffici della Regione e gli Assessori competenti a mobilitarsi in maniera più cogente, visto la problematica. Grazie.
 
Presidenza della Vicepresidente
Marzia Malaigia
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zaffiri.
 
Sandro ZAFFIRI. Grazie Presidente. Ringrazio il Consigliere Rapa e la Consigliera Pergolesi che hanno presentato questo problema e si va verso una risoluzione.
In quest'Aula precedentemente ho detto che l'esecutivo nel rapporto con Autostrade era latitante e l'Assessore se ne risentì.
Registro ancora questa posizione purtroppo, abbiamo una situazione oramai insostenibile per il problema dell'autoritarismo della Società Autostrade che non si è resa conto di aver creato seri problemi nel territorio della provincia di Ancona.
Questa è la drammaticità della cosa, non si capisce, il ponte poteva essere installato dal mese di luglio 2017, questi sono i tempi dal momento del dissequestro dalla parte giudiziaria, allora bisogna che l'Assessore su questo problema intervenga pesantemente nei confronti del Direttore di Autostrade dell'ottavo tronco, che abita a Chieti Scalo.
Se si interviene per risolvere allora la zona di Osimo è salva, altrimenti credo che ci sia bisogno di spendere dei soldi inutilmente perché la centralina viene richiesta giustamente dalla comunità. C'è caos e come si è determinato il caos? Assessore Sciapichetti lei non c’entra niente perché la delega non ce l’ha, ma deve riferire alla sua collega di Giunta, si è determinato il caos perché manca il ponte e perché non c’è più il collegamento con la provinciale del Conero. Questo è il problema drammatico! Non è pensabile!
Tra l'altro nel territorio esistono anche problemi per le aziende che si servivano di questo ponte, aziende che hanno un problema occupazionale, un'impresa ha 15 o 20 dipendenti diretti e 15 o 20 dipendenti indiretti, quindi 30, 40 famiglie sono coinvolte in questo tema occupazionale. Questa è la drammaticità della cosa!
L’Assessore che risponde che non ha nemmeno la delega al problema, mi sembra che l’altra volta l'Assessore competente abbia risposto in questo modo interpellata sul problema di Autostrade. Credo che questo sia un problema che fa parte della Regione e fa parte di questa comunità.
Noi esprimiamo un voto favorevole su questa cosa, sollecitando un fortissimo intervento della Regione nei confronti di Autostrade. C'è anche il problema che le corsie dell’autostrada che collegano Ancona nord con Senigallia che ferme. Questa è una vergogna, una presa in giro da parte di Società Autostrade per la comunità marchigiana, questo è il vero problema! Questa è la vera drammaticità della cosa, allora chiedo che si recuperi un ruolo politico e di autorevolezza nei confronti della Società Autostrade.
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marconi.
 
Luca MARCONI. Grazie Presidente. E’ stato detto tutto quello che volevo dire, ma colgo l’occasione per ribadire che quello che è successo con queste due mozioni, come ho detto oggi in Conferenza dei capigruppo, risolve un problema del quale in qualche maniera mi sento responsabile avendo proposto in sede di Commissione Regolamento che le mozioni non fossero emendabili, per cui è successo tutto il putiferio nella grande difficoltà applicativa.
Questo è un caso che dovrebbe fare scuola, quindi lo segnaliamo all'Ufficio di Presidenza per dire che dove due mozioni presentate nei tempi, in questo caso una è di giugno l’altra è di luglio, uno potrebbe dire: “Va bene la Consigliera Pergolesi l'ha fatta 15/20 giorni dopo stimolata da quella precedente”, va bene, anch’io potevo farla perché nessuno mi può impedire di fare mozioni su argomenti identici se ad esempio su 30 pagine di cose vedo scritta la parola “famiglie” ed io invece voglio che si scriva “famiglia”, quindi faccio un’altra mozione in cui le 30 pagine sono uguali ma cambio solo una parola, a questo punto si mette in moto il meccanismo della risoluzione, se si trova un compromesso si arriva alla risoluzione se il compromesso non si trova ognuno vota la propria. Forse con questo esempio, con questa risoluzione Rapa/Pergolesi, abbiamo risolto questo piccolo problema a livello pratico.
L’altra cosa, vero o non vero che sia stato liberato il cantiere dalla magistratura, che pure ha preso un tempo notevole, Assessore Sciapichetti per conto dell’Assessore Casini, è assolutamente incomprensibile perché tutte le cose che andremo a votare, che cercheremo di fare, servono a tamponare una situazione che con la riapertura della terza corsia diventerà normale. Con i due semafori che ci sono, oggettivamente Osimo questo problema ce l’ha e che l’avrà sempre, ma con la riapertura, non tanto dell’Autostrada ma del cavalcavia, quindi della Cameranense, visto che quella strada la faccio tutti i giorni per venire in Ancona e tutti passiamo da quella parte a sud di Ancona, il problema si risolverebbe completamente e non si riesce a capire - a distanza di quanto tempo? Cinque mesi, sei mesi dall’inizio dell’estate quando è successo questo incidente - che ci vuole a rimettere su questo cavalcavia quando in tempi normali questi lavori si fanno in 15/20 giorni.
Riguardo a questo chiedo l’intervento personale del Presidente della Regione perché è una cosa ridicola, una cosa all'italiana, usando il termine nel modo peggiore, ma non perché dipende dalla Giunta ma qui bisogna che qualcuno …, almeno capire qual è il problema pratico, ci devono spiegare perché, per mettere un cavalcavia ci vogliono normalmente 10 giorni e qui sono passati 6 mesi. Lasciamo perdere il tempo del sequestro da parte della magistratura, ma perchè ci vuole tutto questo tempo? Nel momento in cui la magistratura stava facendo i suoi sopralluoghi, che sono stati anche quelli un po’ lunghini, uno poteva preparare tutto e dire: “Bene, dissequestrato” ed il giorno dopo arrivava con le grù e lo metteva giù. Queste cose succedono magari in Germania, un Paese molto lontano da noi, diversi anni luce, però lì succedono!
 
PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Pieroni.
 
Moreno PIERONI. Grazie Presidente. Mi scuso con tutti, intervengo solo per dire che credo che questa mozione sia importante, poi naturalmente in questo atto entrerà meglio l’Assessore competente Sciapichetti per spiegare e per rispondere
Non so quale forma normativa trovare, sentiremo se c’è una possibilità, capisco che questo regolamento che abbiamo fatto sicuramente migliora la qualità della discussione in Consiglio, però il problema è un altro, noi dobbiamo intervenire come Consiglio, dare un messaggio politico alla Società Autostrade, e fino a che non risolveremo e non metteremo mano benedetta al ponte 167, quello che è crollato, anche con la centralina che è stata messa, anche con la strada che è stata fatta, noi non toglieremo il problema di tutti i mezzi pesanti che vanno verso quella grande frazione che è Stazione d’Osimo.
Bisogna aggiungere a questa mozione, adesso non so come faremo, anche un impegno forte nei confronti della Società Autostrade, dando un tempo, magari che nel giro di un mese ci facciano sapere cosa vogliono fare per il ripristino del ponte crollato perché finché non completeremo questo ponte, la strada degli Zingari non sarà percorribile e tutto il traffico che passa nella cosiddetta strada degli Zingari, viene deviato, sia pesante o meno, verso Osimo Stazione.
Quindi credo che in questa mozione dovremmo trovare una norma che, definendola una risoluzione nuova o quant’altro, ci permetta di dire con forza che vogliamo, come Consiglio regionale tutto, che il ponte sia una priorità della Società Autostrade. Non è più possibile aspettare oltre!
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Maggi.
 
Giovanni MAGGI. A me dispiace, prima ho parlato del pronto soccorso delle partorienti e ho detto che aspettano sulle scale, adesso su questa cosa devo far rilevare una questione veramente paradossale, da terzo mondo.
Come Movimento 5 Stelle sabato abbiamo fatto a Osimo Stazione una manifestazione per il ripristino del ponte, c'erano gli Assessori, il Sindaco di Castelfidardo, i Consiglieri regionali, lasciamo stare la parte politica, però tutti hanno detto: “Ancora il ponte è sotto sequestro dalla magistratura”. E' uscita la notizia sul Tg3 che riportava che era stata fatta la manifestazione perché il ponte 167 sull’autostrada era ancora sotto sequestro e si invitava la magistratura a fare velocemente i suoi rilievi. Si vede che la Procura di Ancona ha visto il Tg3 ed il giorno dopo ha detto che il ponte era dissequestrato da giugno. Ma ci rendiamo conto? Nonostante la Regione abbia fatto pressione, che il Sindaco di Castelfidardo e di Osimo abbiamo avuto costanti contatti con la Società Autostrade, il fatto che il ponte fosse stato dissequestrato a giugno è venuto fuori perché la Procura di Ancona ha visto il Tg3 ed ha visto la manifestazione del Movimento 5 Stelle che diceva: “Presto dissequestrate il ponte”.
E’ già dissequestrato. Mi sembra una situazione paradossale, io voglio bene a questo territorio, sono nato qua, ma queste situazioni mi fanno ribollire il sangue.
Il ponte è stato dissequestrato da giugno, l’ha detto la Procura, nessuno sapeva un accidenti e adesso bisogna prendere per le orecchie la Società Autostrade SpA e intimare che faccia presto a costruire questo ponte.
Il Sindaco di Castelfidardo ha fatto asfaltare quel pezzo di strada perché il traffico fosse dirottato, soprattutto ci sono gli abitanti di Osimo Stazione, che è una grossa frazione, che stanno morendo di smog, morendo di traffico. Ormai le esigenze, la qualità della vita, della salute dei cittadini, sembrano non contare più nulla, perché c'è un apparato, una burocrazia, comunque una politica, che non s'interessa assolutamente di questo.
Faccio l’esempio di quando c’è una strada da riparare e ci vuole una settimana per ripararla, ma ci sono due operai che guardano e fanno e la riparazione della strada anziché una settimana dura un mese, un mese e mezzo e il disagio della gente cresce. La gente che occupa parte della propria vita stando in fila in macchina non conta niente.
Bisogna dire alla Società Autostrade, comunque in generale, che noi non siamo sudditi, siamo cittadini, siamo quelli che paghiamo la politica e l'autostrada con i nostri pedaggi, nonostante la Società Autostrade sia andata a Benetton con i soldi della banca. Abbiamo pagato pedaggi e pedaggi e adesso Benetton incassa i soldi, comunque bisogna dire che non possiamo più tollerare questo tipo d'atteggiamento. Grazie.
 
PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Sciapichetti.
 
Angelo SCIAPICHETTI. Nelle mozioni firmate dal Consigliere Rapa e dalla Consigliera Pergolesi venivano richieste alcune cose particolari sulle quali risponderò.
Nel merito credo che quando detto non possa che essere condivisibile nel senso che si tratta a questo punto di fare le dovute pressioni sulla Società Autostrade perché quel ponte che sta lì da sei mesi e che apprendiamo anche essere dissequestrato possa essere ripristinato in un tempo non biblico, in un tempo accettabile in un Paese civile.
Per quanto riguarda i punti relativi alle mozioni, quella della Consigliera Pergolesi chiedeva di attivarsi nei confronti della Società Autostrade e per quanto riguarda il pedaggio si precisa che tale provvedimento è applicabile mediante ordinanza dei Sindaci dei Comuni interessati, pertanto i Sindaci possono emettere ordinanze per vietare il traffico pesante su tali tratti.
Ci sono degli studi per la verità in cui si dimostra che il traffico pesante di lunga percorrenza difficilmente transita sulla statale 16 in quanto risulta molto più oneroso per gli autotrasportatori sia in termini di consumi che di tempo (semafori, traffico), tanto è vero che la Regione Marche nel 2010, in attuazione della legge 22, ha coordinato e sostenuto, per l’attuazione e la deviazione del traffico pesante, insieme ai Comuni interessati e all'associazione dei trasportatori, una serie di iniziative e ha dato anche un contributo.
Dopo il 2010 si è deciso di non rifinanziare più la legge in quanto pochissimi erano i rimborsi richiesti dagli autotrasportatori in transito nella zona, pertanto, pur nella condivisione di tale richiesta, si ritiene che questa possa essere solo palliativa rispetto a problematiche connesse alla ricostruzione del ponte, come dicevamo prima.
Si comunica inoltre che in data 4 luglio 2017 con una nota congiunta del sottoscritto e del Sindaco di Osimo è stato chiesto alla Società Autostrade di deviare il traffico sulla A 14 nel tratto Ancona sud-Loreto Porto Recanati, nota che non ha avuto esito.
Quanto alla fattibilità del traffico veicolare nella strada parallela di via Agnelli e Via Giolitti di Osimo Stazione, per migliorare la viabilità e la salubrità dell'aria, si precisa che la strada intercomunale tra Osimo e Castelfidardo che corre parallela alla Statale 16, dalla quale è separata dalla ferroviaria adriatica, è già stata asfaltata dalla Società Autostrade.
In tale tratto è vietato il transito dei mezzi pesanti, comunque rappresenta un'alternativa per il traffico sulla Statale 16.
Le due amministrazioni comunali, Castelfidardo e Osimo, potranno in accordo provvedere alla migliore regolamentazione del traffico di tale area.
Per ciò che concerne l'altro punto che veniva richiesto nella mozione del Consigliere Rapa, che era quello di attivarsi verso l’Arpam per l’installazione della centralina, si precisa che la centralina è stata già installata ad Osimo Stazione davanti alla Chiesa Santa Maria della pace, lungo la Statale 16 a luglio 2017. Si è stabilito successivamente che i rilevamenti proseguano per tutto il mese di ottobre, sarà poi spostata all’interno dello stesso quartiere nei pressi della scuola per altri due mesi. Grazie.
 
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Pergolesi.
 
Romina PERGOLESI. Chiedo la votazione per appello nominale anche a nome dei Consiglieri Fabbri e Maggi. Grazie.
 
PRESIDENTE. Proposta di risoluzione sulle mozioni n. 263 e 272. La pongo in votazione per appello nominale chiesto a nome dei Consiglieri Pergolesi, Fabbri e Maggi.
Favorevoli: Biancani, Bisonni, Busilacchi, Celani, Fabbri, Giacinti, Giancarli, Giorgini, Leonardi, Maggi, Malaigia, Marconi, Marcozzi, Micucci, Pergolesi, Pieroni, Rapa, Sciapichetti, Traversini, Urbinati, Volpini, Zaffiri.
Contrari: Nessuno.
Astenuti: Nessuno
 
(L’Assemblea legislativa approva)
 
Mozione n. 280
ad iniziativa della Consigliera Leonardi
“Rilancio delle aree montane colpite dal terremoto: sostegno concreto per lo sviluppo turistico, economico e naturalistico dei bacini sciistici di Frontignano-Bolognola-Sassotetto-Monte Prata”
(Rinvio)
 
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la mozione n. 280 della Consigliera Leonardi.
Ha la parola il Consigliere Traversini.
 
Gino TRAVERSINI. Grazie Presidente. L’altra volta l’abbiamo rimandata perché c’era un passaggio in II Commissione, stavamo valutando i 248 milioni aggiuntivi per le aree sottoposte al sisma e dovevamo dare l’approvazione del programma, e questa mozione poteva essere inserita nella valutazione.
In quell'occasione, nell'incontro con il dirigente Pellei che si era reso disponibile, abbiamo chiesto se da un punto di vista tecnico ci poteva quello che chiedeva la Consigliera Leonardi, lui si è espresso in maniera favorevole anche se doveva approfondire, ha poi approfondito la materia e ci ha lasciato uno scritto che però è ulteriormente da approfondire in quanto non è così chiaro nei passaggi, nelle situazioni – questa mattina avremmo voluto incontralo però lui è a Bruxelles – quindi, a questo punto, chiedo di rinviare il dibattito della mozione magari alla prossima settimana dopo aver incontrato il funzionario ed aver approfondito, d'accordo con l'Assessore e spero con la Consigliera Leonardi.
 
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Leonardi.
 
Elena LEONARDI. Grazie Presidente. Il Consigliere Traversini mi ha chiesto di rinviare di un'altra settimana per poter approfondire dopo il passaggio che c'è stato mercoledì scorso in Commissione proprio perché il tecnico ha fatto pervenire alcune annotazioni che andrebbero riviste. Il tecnico oggi è a Bruxelles quindi non c’è stata la possibilità di approfondire, per cui, visto che mi sembra che ci sia una volontà positiva, nel senso di approfondire e vedere se ci sono le possibilità e in che termini valutare bene questa proposta, acconsento al rinvio alla prossima seduta.

PRESIDENTE. Votiamo il rinvio chiesto a nome dei Consiglieri: Leonardi, Traversini, Biancani. Ha la parola il Consigliere Marconi.
 
Luca MARCONI. Chiedo: perché votiamo?
 
PRESIDENTE. Per il rinvio.
 
Luca MARCONI. Chiedo perché votiamo? Le mozioni non sono rinviabili con il voto, ma basta semplicemente la dichiarazione del proponente, se il proponente dice che può essere rinviata, il voto non c’è, sennò creiamo un precedente.
 
PRESIDENTE. Qualunque punto iscritto all’ordine del giorno va rinviato con il voto, abbiamo controllato.
Ritengo che la discussione sul rinvio sia da rimandare, ora pongo in votazione il rinvio della mozione n. 280.
 
(L’Assemblea legislativa approva)
 
Mozione n. 293
ad iniziativa del Consigliere Busilacchi
“Attuazione legge 194/78 e funzionamento del Servizio sanitario relativo all’interruzione volontaria di gravidanza”
 
Interrogazione n. 393
ad iniziativa del Consigliere Maggi
“Dati di sperimentazione distrettuale Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) con metodica farmacologica in regime di day hospital”
(abbinate)
(Discussione e votazione)
 
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la mozione n. 293 del Consigliere Busilacchi e l’interrogazione n. 393 del Consigliere Maggi, abbinate.
All’interrogazione dovrebbe rispondere il Presidente Ceriscioli che al momento non c’è.
Ha la parola, per l'illustrazione, il Consigliere Busilacchi.
 
Gianluca BUSILACCHI. Grazie Presidente. Non voglio certo aprire con questa mozione un dibattito su un tema delicato, come chi è favorevole. Intanto non c'è alcun dibattito su chi è favorevole o contrario all'aborto perché nessuno è favorevole ovviamente all'aborto, che è un dramma per tutti a partire da chi lo vive in prima persona. Ci tengo in particolare a sottolineare che questa mozione richiede attività per i consultori, vigilanza, prevenzione, quindi sgombriamo il campo subito da questo tema, però ricordiamo che c'è una legge, la 194/78 che consente questo diritto e garantisce le cure legate all'interruzione di gravidanza, quindi diventa un diritto, quello dell’accesso alle cure, costituzionale.
In Italia come sappiamo c'è l'obiezione di coscienza, non in tutti i Paesi c'è, in alcuni Paesi non esiste, in alcuni Paesi è molto poco praticata. Questa presenza nella legge 194 di fatto che cosa fa? Rende equipollente due diritti, il diritto all'accesso alla cura per la donna e il diritto morale, personale, del medico ad obiettare.
Non voglio aprire questo dibattito che è delicato, che ha altre sedi, perchè questo argomento diventa un tema di organizzazione sanitaria e quindi regionale? Perché nei fatti questi due diritti non sono sostanzialmente equipollenti, ma un diritto è subordinato all'altro, se tutti i ginecologi decidessero di diventare obiettori di coscienza, di fatto il diritto riconosciuto dalla 194 verrebbe negato. Sostanzialmente il diritto di accesso ad un servizio sanitario viene negato o comunque reso subalterno rispetto al diritto morale, individuale del medico.
Questo è un problema che c’è in tutto il nostro Paese. Ricordo che in Italia il 70% dei medici ginecologi sono obiettori, abbiamo avuto come Paese anche un richiamo formale da parte del Consiglio d'Europa, nello scorso aprile, che ahimè ha citato anche la nostra regione come uno dei casi che è sopra la soglia già grave, quella nazionale è del 70%, noi in alcuni territorio siamo al 90% dei medici obiettori.
La vittoria per tutti sarebbe la diminuzione e anche la scomparsa dell'interruzione di gravidanza, questa cosa però non c'è, non cesserà mai, quindi occorre mettere mano alla organizzazione sanitaria.
Possiamo senza dubbio diminuire il numero delle interruzioni di gravidanza con una buona attività di prevenzione, attenzione però ai dati, recentemente ho visto che sono stati citati da parte del Governo dei dati in cui si parla della diminuzione delle interruzioni di gravidanza, che sarebbe una cosa positiva, attenzione però a che la diminuzione delle interruzioni di gravidanza ufficiali, proprio legate al numero degli obiettori, non sia legata al fatto che aumentano le interruzioni clandestine, che sono sempre presenti. Ogni anno muoiono nel mondo 45.000 donne per aborti clandestini, anche in Italia ahimè recentemente abbiamo avuto qualche caso di questo genere.
Che cosa devono fare gli ospedali? Devono garantire un diritto di legge anche perché il diritto individuale del medico obiettore non può investire l'intera struttura pubblica e invece di fatto, come abbiamo visto, quando aumenta moltissimo il numero degli obiettori il diritto della donna è negato.
Tra l’altro c'è anche un problema per i medici non obiettori, perché quando diminuiscono moltissimo i medici non obiettori, quei pochi che rimangono si trovano ad operare da soli in totale solitudine e finiscono addirittura a fare solamente quello, caricandosi di uno stress notevole, chiaramente non sono prestazioni che a nessuno fa piacere fare e ci sono dei casi, il cosiddetto drop out, di persone che non ce la fanno più.
Ieri sono stato a lungo al telefono con un primario, ora in pensione, che era rimasto da solo nella sua struttura a praticare interruzioni di gravidanza, alla fine ha deciso di obiettare, non per convinzione ideologica, ma perché non ce la faceva più e non voleva da solo sobbarcarsi l'intera responsabilità.
Tra l’altro ci tengo a dire che l'obiezione di coscienza non riguarda solamente l'interruzione volontaria di gravidanza, ma noi abbiamo dei casi di eccessiva rigidità del personale obiettore, in cui vengono negati o vengono resi difficili anche dei servizi ordinari. Abbiamo avuto un caso a San Severino, è andato sul giornale, era anche una lettera al Presidente della Repubblica, in cui ad una donna che aveva avuto un'indicazione per un'interruzione di gravidanza terapeutica, perché il suo feto aveva una gravissima malformazione, che non solo avrebbe reso molto probabile la morte del feto, ma messo in serio rischio anche la salute della donna, non è stata seguita e addirittura si è ritrovata, dopo la somministrazione dei farmaci, ad abortire da sola. Quindi un caso veramente molto grave.
Ugualmente sappiamo che ci sono dei casi in cui la certificazione di gravidanza per ecografie nei prime tre mesi di gravidanza non viene fatta, ci sono problemi nelle scuole di specializzazione per insegnare queste pratiche, insomma c'è una serie di problemi.
I dati delle Marche parlano, ahimè, chiaro, dal 2013 al 2015/2016, sono gli ultimi dati, abbiamo avuto un ulteriore crollo dei medici non obiettori, oggi abbiamo due strutture, due reparti che non hanno nessun ginecologo non obiettore. Jesi: 10 su 10 sono gli obiettori, Fermo: 11 su 11 sono obiettori, ma anche Senigallia: 1 su 8, Osimo: 1 su 8, Civitanova Marche: 2 su 9, Ascoli Piceno: 1 su 12, Fano: 1 su 11, ormai sempre più ci sono strutture ginecologiche dove questo servizio è nei fatti negato.
Ho visto e sono contento, ringrazio il Presidente, ringrazio il Presidente Volpini che su questo si è particolarmente attivato, che molto recentemente la Giunta ha fatto questa delibera, la 925, sulla sperimentazione della RU 486 che però, ahimè, purtroppo, non risolve completamente il problema. Anche qui un medico obiettore potrebbe persino rifiutarsi di prescrivere o di seguire tutto il percorso da questo punto di vista. La sperimentazione in due Aree vaste è appena partita vedremo il caso in questione cosa produrrà.
Perché questa mozione? Perché unitamente alla vigilanza, al potenziamento dei consultori, alla prevenzione, io credo che potrebbe essere interessante valutare, la mozione è molto soft, non impegna la Giunta a far niente se non a valutare, cercando di fare un po’ di luce su questa questione, quello che ha fatto la Regione Lazio, il Presidente Zingaretti, dove sono stati fatti dei concorsi per ginecologi non obiettori.
E’ stato superato un problema che c'era un po' di tempo fa. Si sosteneva che ci potessero essere dei limiti di costituzionalità nel fare dei concorsi pubblici limitati a chi la pensava in un determinato modo, questo problema è stato risolto dal Presidente Zingaretti e i concorsi non sono per medici non obiettori, anche perché si sarebbe potuto creare il problema che una persona che vince quel concorso dopo alcuni mesi diventa obiettore, ma sono concorsi riservati a chi avrà particolari compiti, a particolari mansioni, quindi si dovrà occupare di quei particolari compiti e di quei particolari servizi, rischio il licenziamento. Se queste persone poi non svolgeranno più quelle mansioni, sono a rischio licenziamento.
Ci sono stati dei ricorsi a questa cosa che sono stati molto recentemente risolti, la legge del Presidente Zingaretti è stata giudicata legittima e quindi i concorsi al San Camillo sono partiti.
Ci tengo a dire che con questa mozione non si impegna la Giunta a perseguire immediatamente questa strada, però almeno a poterla valutare. Abbiamo bisogno di mettere un po' la testa e fare un po' di luce su questa situazione che rischia altrimenti uno sgocciolamento,. Noi abbiamo il rischio, di questo tema nessuno vuole parlarne, nessuno vuole affrontarlo, quindi aumenta il numero degli obiettori, dello sgocciolamento e cioè che alla fine questo servizio rischia di chiudere con dei costi per la sanità, perché c’è anche un tema di costi per la sanità marchigiana, perché poi siamo costretti a fare le convenzioni con il privato, lo stiamo già facendo, che costa dei soldi, oppure una mobilità passiva perchè in questo momento oltre il 10% delle marchigiane per le interruzioni di gravidanza vanno fuori regione.
C’è anche un problema di costi, non è il problema prevalente, il problema è quello di poter garantire il servizio nella nostra regione, però credo che anche questo sia un tema da valutare. Grazie.
 
PRESIDENTE. Risponde all’interrogazione n. 393 il Presidente Ceriscioli, dopodichè apriamo il dibattito sulla mozione. Prego Presidente.
 
Luca CERISCIOLI. Per quanto riguarda la volontà della Giunta, che si è espressa negli atti, è quella di utilizzare la via farmacologica per l’interruzione volontaria della gravidanza, di sperimentarla, di valutare i risultati per estenderla, quindi è un cammino avviato che prevede più tappe e l'estensione nel territorio fino ad sua più ampia implementazione.
Gli indicatori di volume sulla sperimentazione sono stati, nel periodo preso in esame, 23 interruzioni volontarie di gravidanza farmacologiche, più altre 7, quindi 30, nel periodo dal 30 agosto 2016 al 31 marzo 2017, questo nell’Area vasta 2, dove è iniziata la sperimentazione.
Dei 30 percorsi: 27, il 90%, sono risultati efficaci al 14° giorno, mentre per 3 è stata praticata la revisione.
Sull'esito: hanno scelto di aderire al metodo l'87%, quindi molto elevato. Gli indicatori rilevano che il 90% è andato a buon fine e l’87% ha scelto questo metodo rispetto ad altri.
I tempi di attesa sono buoni nel senso che occorrono 1 o 2 giorni per l’accesso al consultorio, 7/8 rispetto al day hospital, tenuto conto che 7 giorni è il minimo di legge prima di poter praticare l’interruzione, quindi di fatto un’attesa quasi nulla.
Il termine della sperimentazione è previsto per il 30 settembre 2018 per poi estendere a tutti la metodologia affinata attraverso la sperimentazione.
 
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Maggi.
 
Giovanni MAGGI. Grazie Presidente Ceriscioli. Sono molto soddisfatto e colgo l’occasione per fare un unico intervento anche sulla mozione del Consigliere Busilacchi.
Sono soddisfatto di questa continuità nella sperimentazione, devo dire che sono vecchio di anni e di esperienza, ho fatto la campagna per il referendum sull'aborto e mi ricordo che allora era la questione dell'aborto clandestino, ed era veramente una grossa piaga e c'era la nuova aspirazione Karman che veniva fatta, il Consigliere Volpini se la ricorderà, anziché l'intervento con il raschiamento.
Adesso c'è la farmacologia e sicuramente questo va nel senso della tutela e del rispetto della salute della donna, della sua psicologia, della sua sensibilità.
Quindi mi auguro, come ha detto il Presidente Ceriscioli, che questa sperimentazione termini e si dia in tutta la regione questa metodologia per l'interruzione volontaria di gravidanza. Come diceva il Consigliere Busilacchi, noi siamo favorevoli all’aborto, per carità, è l'autodeterminazione della donna, è l’autodeterminazione alla propria vita, alla propria sensibilità, comunque che ci piaccia o no, ed io rispetto l’obiezione, è una legge dello Stato che va tutelata e rispettata.
Per quanto riguarda la mozione Busilacchi, sono perfettamente d'accordo con quello che dice il Consigliere e addirittura mi spingerei anche oltre, perché a volte gli obiettori di coscienza, non sono obiettori di coscienza, ma sono obiettori di convenienza. Coloro che fanno questo servizio e rispettano questa legge dello Stato dovrebbero essere tutelati in maniera diversa, invece molte volte sono discriminati, a volte in ospedale - non parlo delle Marche – se il primario è obiettore, non fanno carriera, hanno dei carichi di lavoro tremendi, più la frustrazione di dover eseguire un intervento che già è doloroso per le donne che si sottopongono, è traumatico e viene da un travaglio interiore molto difficile. Questi medici che devono assistere queste persone, che prendono una decisione così combattuta e dolorosa, hanno dei carichi di lavoro molto pesanti e sicuramente uno stress psicologico oltre che professionale.
Andrei quindi oltre e non è detto che non lo faccia, per dare delle premialità nella carriera e nelle ferie ai medici che fanno gli obiettori se questa situazione non si sblocca anche perché dando delle premialità, secondo me, l'obiezione di coscienza diminuisce di molto.
Ho parlato anch'io, come ha fatto il Consigliere Busilacchi, con dei primari o con dei ginecologi e dicono loro stessi, me l’hanno detto sinceramente: “Sono obiettore di coscienza perché è una vitaccia quella che sarei costretto a fare. Chi me lo fa fare? Comunque la mia professione, la mia carriera ed il mio equilibrio psicologico verrebbero messi a dura prova facendo questa cosa”.
Questo del Consigliere Busilacchi è un primo passo nella tutela della legge dello Stato, nella tutela dell'autodeterminazione delle donne, nella tutela di questa legge che, dicevo, è frutto di una battaglia lunga e dolorosa.
Il Consigliere Busilacchi ha fatto giustamente ed opportunamente riferimento all'aborto clandestino, quelli che hanno un po’ più di anni, come me, si ricordano i ginecologi che praticavano l'aborto clandestino a pagamento o di coloro che avendo un reddito alto si permettevano di andare all’estero.
Grazie al Presidente Ceriscioli per questa sperimentazione che finirà e verrà estesa su tutto il territorio regionale e sono favorevole anche alla mozione del Consigliere Busilacchi che è un primo passo comunque perché questa disfunzione, che più che un’obiezione di coscienza, dicevo prima, è un’obiezione di convenienza, finisca in quanto è sulla pelle delle donne. Grazie.
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marconi.
 
Luca MARCONI. Grazie Presidente. Sarei tentato di non evidenziare gli aspetti positivi dell’intervento del Consigliere Busilacchi, il quale ha presentato questa mozione sottolineando un’esigenza di natura organizzativa, perché? Perché abbiamo già l’adesione del Consigliere Maggi il quale ha in maniera molto più diretta, molto più esplicita, molto più ideologica, svelato un'intenzione che è antica, si parla di autodeterminazione, si parla di diritto, si parla di primo passo, tutte cose che non c'entrano nulla con l'impostazione di natura organizzativa che viene reclamata dalla mozione Busilacchi e dal suo intervento, il quale tra le altre cose era estremamente rispettoso di un dato fondamentale, che la 194 mette in evidenza, la ratio in base alla quale l’interruzione volontaria della gravidanza è l’ultimo aspetto.
Mi permetto di ricordare che rispetto a questa legge c'era un’altra proposta dei radicali, che probabilmente il Consigliere Maggi avrebbe votato, perché ha espresso chiaramente quel tipo di impostazione ideale, in cui l'aborto è un diritto, addirittura arriva ai nove mesi e dove l’aspirato è uguale a qualsiasi altro tipo di procedura. L’aspirazione è una forma di liposuzione e più o meno come si fa con il grasso degli obesi lo si fa con un feto vitale.
Mi astengo da questa parte perché non rispetto le opinioni del Consigliere Maggi, sto dentro l'applicazione della 194 e vado ai dati, esattamente mi rifaccio ai dati che in maniera oggettiva e corretta il Consigliere Busilacchi ha riportato, e questa è la motivazione per la quale, purtroppo, non essendo emendabile la mozione, sempre perché qualcuno l’ha proposto in sede di Commissione Regolamento, l'avrei votata sul primo e sul terzo dei dispositivi, ma non posso votarla sul secondo perché apre la strada, e l’ha detto chiaramente il Consigliere Maggi: apre la strada!
Apre la strada ad una concezione, ad una modalità che non è quella che la Giunta ha assunto fino a questo momento, non è quella che questa maggioranza, lo ricordo al Presidente Ceriscioli inutilmente, perché è stato sempre corretto rispetto a questa impostazione, non era la nostra, noi non abbiamo mai su questi temi messo in conto impostazioni di natura ideologica.
Andiamo ai dati: 1.600 Ivg nelle Marche, 1.600 Ivg su 13 ospedali di rete, il numero è in forte riduzione e su questo numero possiamo contare anche un’ulteriore riduzione se, come sono convinto avverrà, la Giunta, l’Assessorato, il Dipartimento, metteranno in campo tutte quelle azioni, che ho richiamato nell'interpellanza di due settimane fa e che richiamerò per altri versi con un'interpellanza della prossima settimana, con le quali cercare di limitare, tutti d'accordo dice il Consigliere Busilacchi e credo perfettamente nella sua sincerità, l'aborto che è un dramma e nei limiti del possibile va evitato, poi resta la decisione finale della donna o dell'uomo, se viene coinvolto dalla donna, non dimentichiamoci che la 194 prevede anche questa cosa, ma tutti se la scordano, anche l’uomo può intervenire e assumersi una qualche parte di responsabilità, visto che qualcosa ha fatto relativamente alla gravidanza in corso, e decidere riguardo a questo percorso.
Bene, se la matematica non è un'opinione, e il Presidente ne è anche Professore, dico che 1.600 sono possibilmente riducibili nel corso degli anni anche per un effetto della sperimentazione della RU 486 in sede ambulatoriale ospedaliera, Consigliere Volpini mi corregga, senza il ricovero di tre giorni previsti in prima battuta, addirittura aggravata dal ricovero rispetto all'interruzione chirurgica, perché sulla chirurgica c’è il ricovero di un day hospital di un’intera giornata, non c’è il notturno, nel caso della RU 486 erano previsti tre giorni, quindi un'assistenza sanitaria e medica più forte, più grossa rispetto all’altra.
In questo caso si tratta della somministrazione di una pillola o poco più e a seguire un controllo che la donna deve fare dopo un certo tempo, due o tre giorni, per verificare che tutto sia andato bene. Questo alleggerisce ulteriormente le procedure in capo alle strutture sanitarie ostetriche che devono fare questa cosa, quindi c’è meno pressione e se queste 1.600 interruzioni di gravidanza, queste 1.600 donne, questi 1.600 casi, non entrano in sala operatoria ovviamente c'è uno sgravio di centinaia, migliaia di ore di prestazioni rispetto all'attuale.
Prendo atto dei fatti, non sto a discutere se la RU 486 sia migliorativa o peggiorativa, non c’entro.
Detto questo e detto di questo alleggerimento, 8 sono le strutture sanitarie nelle Marche su 13, dice il Consigliere Busilacchi e non controllo neanche i dati prendo tutto per buono, 2 hanno tutti obiettori, 3 hanno un solo non obiettore, 8 hanno due o più non obiettori. Quindi diciamo che 8 possono funzionare relativamente bene.
Escludendo addirittura le 5 che pure in alcuni casi funzionano perché per 3 casi funzionano, escludendo le 5, noi abbiamo un carico medio per ospedale nelle Marche di 200 casi di Ivg all'anno, stiamo intorno ad un caso ogni due giorni e se l'operazione è quella di natura farmacologica con RU 486 l'intervento si riduce a pochi minuti, adesso che questo sia un aggravio che debba necessariamente mettere in moto uno studio che penso possa essere fatto in due minuti ..., penso che la Giunta l’abbia già preso in considerazione, riguarda un'ipotesi, perché di questo stiamo parlando, non stiamo parlando di altro, io sto al ragionamento, ripeto, correttissimo sul piano metodologico che ha fatto il Consigliere Busilacchi, non stiamo ragionando sulla bontà o meno della 194. Qui stiamo ragionando di una cosa che ci è data e stiamo ragionando del fatto che si debba verificare se fare o meno concorsi, questo è il punto vero, nei quali viene specificato che per quel determinato servizio è necessario che uno la pensi in un certo modo, perché questo deve dichiarare, deve dichiarare in sostanza che sarà disposto fare l’Ivg, salvo poi, questo non è stato mai chiarito da un punto di vista giuridico, che questa persona che viene assunta con l’idea che lui farà l’Ivg, dopo 6 mesi, dopo aver fatto 100 interruzioni di gravidanza, potrebbe avere una crisi di coscienza e dire: “No, adesso voglio fare l’obiezione di coscienza”. Viene licenziato? Se questo è vero non si tratta semplicemente di introdurre un servizio, ma si tratta di negare oggettivamente, non soggettivamente, il diritto all’obiezione di coscienza, perché questo potrebbe essere sul dato dell’assunzione.
Uno può anche mettere in conto che dopo il primo aborto il medico che esercita possa dire: “Sto male, non pensavo che fosse così”, ritorna quindi sulla sua decisione e non può essere licenziato. Secondo me, diventa una cosa inattuale, impraticabile anche da un punto di vista del diritto, poteva essere anche una soluzione se non ci fosse questa stramaledetta carta costituzionale purtroppo, frutto della resistenza e della lotta di tanti italiani che ha stabilito, a differenza del periodo fascista, dove l’obiezione di coscienza non era consentita perché lo Stato dominava sulle coscienze, che per alcuni casi si possa fare obiezione di coscienza. E' la Costituzione nata dal fronte nazionale delle libertà che stabilisce questo principio. Adesso questo principio casca su una cosa che per tanti costituzionalisti e per tanti partigiani può essere poco gradita, ma questo è un dato di fatto perché è così.
Rispetto a questo credo che il problema pratico non ci sia, la situazione numerica non esige questo tipo di interpretazione e neanche questo tipo di studio. Grazie.
 
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Leonardi.
 
Elena LEONARDI. Grazie Presidente. Il tema affrontato dalla mozione del Consigliere Busilacchi è sicuramente molto delicato perché sappiamo, ne abbiamo parlato anche in Commissione sanità, che riguarda una scelta che per qualsiasi motivo è sempre difficile per chi la affronta.
Vorrei però porre l’attenzione un po' sul tema della scelta che è stata fatta in Regione, perché è stata avviata una sperimentazione sulla RU486 che fondamentalmente supera le disposizioni del Ministero che prevedevano una medicalizzazione di tre giorni.
Sarebbe importante avere poi tutti i dati relativi all’applicazione della sperimentazione e della RU486 per capire se effettivamente l'esigenza posta dal Consigliere Busilacchi ci sia o meno.
Parto dal presupposto che la 194 garantisce anche l’obiezione di coscienza e questo deve essere, per chi vuole garantire i diritti va garantito anche questo, perché io ricordo che il medico fa il medico per salvare le vite e nulla toglie dal mio convincimento che l’aborto sia il contrario del salvare la vita, posto che in alcuni casi serva a salvare la vita della madre, quindi non voglio entrare in casi specifici, ma nella maggior parte dei casi, non sono condizioni di pericolosità per la vita della madre, ma sono scelte dettate da molti fattori.
Il dibattito si potrebbe aprire sui principi della 194 che mi piace, credo sia forse opportuno, ricordarli. La legge stabilisce che lo Stato, le Regioni e gli enti locali nell'ambito delle proprie funzioni e competenze promuovono e sviluppano, nell’articolo 1, i servizi socio sanitari nonché altre iniziative necessarie per evitare che l’aborto sia usato al fine della limitazione delle nascite. Credo che questo vada comunque sempre ricordato quando si va, e in questo caso mi rifaccio a quello che ha detto il Consigliere Marconi, ad aprire una nuova strada che prevede, come hanno fatto altre Regioni, è stato citato il Lazio, dei concorsi per medici specifici, per medici non obiettori. Credo che questo sarebbe non solo una limitazione rispetto all'autonomia del medico stesso, ma credo che sia, a parer mio, proprio contro la legge.
Faccio riferimento ad un episodio che ha citato il Consigliere Busilacchi, avere tutti questi dati sarebbe importante perché a me non risulta che ci siano difficoltà nell’accedere alla procedura della RU486, ha fatto l’esempio di San Severino, se non ricordo male, e lei ha citato delle parole per cui la donna è andata ad abortire in solitudine. La sperimentazione portata avanti dalla Regione Marche ha tolto quella ospedalizzazione, quell’essere inseriti in un contesto in cui il medico e gli infermieri potevano aiutare non solo a prescrivere la pillolina e a mandare la donna a casa ad abortire in solitudine, come lei ha ricordato. Forse su questo andrebbe aperta una riflessione, perché se è vero che è un diritto, va garantito anche il diritto di aiutare le donne nel superare le difficoltà socioeconomiche o familiari che portano ad una scelta così drammatica. Cosa che purtroppo non mi risulta riesca nella maggior parte dei casi. Poi un'analisi libera dal condizionamento politico che vorrebbe utilizzare la pillola come una facilitazione per la donna, dandole anche una valenza politica rispetto ad altri metodi perché ricordiamoci che questo metodo aiuta e facilita la solitudine della donna.
Nei dati dobbiamo anche tener conto che a volte chi sceglie di andare ad abortire fuori regione non lo fa perché qui ha difficoltà ad accedere al servizio, ma lo fa perché è una scelta che vuole allontanare dal proprio quotidiano, per il quale c'è ovviamente un riserbo, quindi a volte si sceglie di andare fuori proprio per motivi personali.
Non so se alle donne che scelgono, che decidono, di abortire vengono fatte domande in questo senso, ma forse avere una casistica aiuta anche a capire dove poter intervenire per rimuovere le cause che portano a questo. Sarebbe importante proprio per portare a compimento i principi della 194, che non è solo garantire l’aborto, ma è soprattutto riuscire a garantire che si superino quelle condizioni e l'aborto sia la scelta minore, per non dire quella alla quale nessuna donna debba più ricorrere.
Voterò contro questa mozione, voterò contro perché mi sembra che apra effettivamente una strada della quale oggi non si sente la necessità e crea uno squilibrio rispetto a una professione, che è quella medica, che, secondo me, reputo, debba avere come principio quello di tutelare e salvare la vita umana.
 
Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Micucci.
 
Andrea MICUCCI. Grazie Presidente. Vedo che il buon intento del Consigliere Busilacchi di non entrare nello specifico è caduto subito nel vano a partire dall’intervento del Consigliere Maggi che seppur sobrio nelle parole, ha dato pesantezza nella sostanza, nel senso che è entrato molto direttamente nell'oggetto della 194.
Credo che ognuno abbia la propria storia e adesso cercherò di elaborare la mia nel senso che anch’io ricordo una delle prime Commissioni, forse la quarta, in cui fu evidenziato il problema di un ospedale che sembrava non garantire più la possibilità dell’Ivg, In realtà la discussione, attraverso tutte quelle associazioni che parteciparono a quella Commissione, andò a cadere sul fatto che forse la 194 è si inapplicata, e su questo forse siamo tutti d'accordo, ma più a partire dal fatto che non c'è sufficiente partecipazione all’interno dei consultori, non c'è un accompagnamento nelle scelte di chi sicuramente, di questo ne sono convinto, in sofferenza arriva a questa decisione e non c'è un supporto prima di arrivare alla decisione finale e ultima di interrompere la gravidanza.
Proprio perché questa è la mia storia, se dovessi, mi concentrerei più su questo, però voglio recuperare l'obiettivo, che mi pare di aver colto nell’introduzione del Consigliere Busilacchi, che è quello di verificare se ci siano le condizioni per poter dire che si è in qualche modo in uno stato non dico di emergenza, ma di una carenza di servizio.
Dai numeri che sono emersi, che essendo stati dati da colleghi li do per buoni, non li ho verificati, ma anch'io da informazioni meno precise ho più o meno gli stessi dati, mi sembra di poter dire che non siamo in questa condizione, partendo dall'assunto che la legge stabilisce un diritto della donna ad interrompere la gravidanza, ma al tempo stesso istituisce un diritto del medico di poter reputare quell’evento una cosa non rispondente alla sua coscienza e quindi non partecipare a questo evento. Diritti pari sono stabiliti dalla legge nazionale, se si pensa che ci sia un diritto più diritto dell’altro, forse è il caso che sia il Parlamento che ha fatto quella legge ad occuparsene e a definire meglio questa condizione.
Ripeto, mi sembra di poter dire che nella regione Marche non ci sia un problema di inosservanza del diritto e dai numeri, fortunatamente in ribasso, anche grazie all'applicazione di questa sperimentazione, anche grazie ad una maggiore informazione, anche grazie ad un'evoluzione che porta sistemi maggiormente utilizzati nei giovani e nei meno giovani, credo che non siamo in questa condizione, nel senso che il Servizio sanitario è garantito nella regione Marche, poi che sia garantito vicino casa, che sia garantito a qualche chilometro di distanza, questo è un tema che riguarda una serie di servizi. Prima per esempio abbiamo parlato delle partorienti, ma possiamo discutere di altri servizi garantiti dal sistema sanitario nazionale, in questa fase di evoluzione è chiaro che questi servizi vengono dispensati in un territorio più ampio, si parla di area vasta e a volte anche al di fuori dell’area vasta. Però il servizio riesce ad essere garantito in maniera assolutamente più che sufficiente, e quindi credo che non siamo in una situazione di emergenza, per cui mi sento di poter dire che non accenderei un faro particolare su questo servizio sanitario che al pari di altri servizi devono essere garantiti dalla norma nazionale. Mi sembra di poter dire allo stato che le donne marchigiane sono assolutamente tutelate e se ci sono dei casi specifici di malasanità, come si dice, è bene segnalarli, è bene approfondirli, ma questo non credo che possa dare la stura ad una modifica o a una votazione particolare di alcuni soggetti.
Anch'io rispetto alla soluzione presa dalla Regione Lazio, non conosco nel merito la situazione e le condizioni soggettive della Regione Lazio, mi sembra di poter dire che fare dei concorsi ad hoc non sia la soluzione del problema, proprio perché, e il Consigliere Marconi lo evidenziava, anche a me è venuto lo stesso dubbio: se io oggi partecipo ad un concorso come non obiettore e poi domani per mille motivi divengo obiettore, non credo che si possa assistere ad un licenziamento. Questo potrebbe essere la stura per dire che ho assunto in maniera anomala? Mi sembra la vicenda più complessa che eventualmente merita una valutazione.
Non condivido assolutamente la generalizzazione fatta dal Consigliere Maggi sugli obiettori, sul modo di approcciare a questa materia, perché, ripeto, credo che sebbene ci sia una legge nazionale che è stata approvata, su un tema così particolare e delicato sia assolutamente da permettere e da condividere la possibilità di obiettare. Se ci sono dei casi di utilizzo improprio dell'obiezione di coscienza che vengano segnalati e approfonditi, ma che questo sia la stura per negare un diritto, che io reputo sacrosanto da parte di alcuni medici di non partecipare all’interruzione di gravidanza, credo che sia una soluzione errata.
Rispetto alla mozione, a titolo in questo caso personale perché reputo che essendo un tema delicato sia giusto che tutti i Consiglieri abbiano una valutazione singola rispetto alla propria storia, pur condividendo alcuni passaggi della mozione rispetto ad un controllo generale, non condivido quei passaggi che danno una connotazione particolare ad un servizio che reputo al pari degli altri. Grazie.
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Volpini.
 
Fabrizio VOLPINI. Personalmente parlo sempre con grande emozione quando si tratta di questo tema, lo abbiamo affrontato anche in Commissione con il solito metodo con cui affrontiamo i problemi che riguardano la sanità, ascoltando le ragioni degli uni e le ragioni degli altri, anche se il problema c’era stato posto per l'inapplicabilità della legge in alcuni ospedali della nostra regione.
Due dati mi hanno colpito e sono stati, uno, voi sapete che in base alla legge 194 ogni anno il Ministro della sanità deve riferire al Parlamento sull'andamento della legge, ebbene da quando la legge è stata votata fino all'ultima relazione del Ministro Lorenzin c’è stato sempre un decremento dei numeri delle interruzioni di gravidanza, drammatico nei primi anni e poi … Credo che questo sia dovuto non solo perché, come diceva il Consigliere Busilacchi, magari oggi si ricorre anche all’aborto clandestino, ma perché una parte della legge, quella in cui si chiedeva anche una procreazione responsabile, quindi la contraccezione, ha funzionato e la stagione consultoriale, che si è aperta con la legge 194, in questo Paese, in mezzo a grandi difficoltà, ha negli anni prodotto dei risultati positivi e la costante diminuzione del numero delle interruzioni di gravidanza è lì a testimoniarlo.
L’altra cosa che mi ha colpito è che il focus su questa legge non l’ha fatto la mozione, ma il 16 gennaio 2017 le Marche sono andate sul New York Times, la città di Ascoli Piceno e la città di Jesi, proprio per questo motivo, perché in queste due città non era possibile ricorrere all'interruzione di gravidanza perché c'era il 100% degli obiettori. Questa è una notizia comparsa sul New York Times.
In Italia l’obiezione di coscienza mediamente è del 70%, le Marche sono di gran lunga al di sopra di questa percentuale.
In regioni come il Molise siamo al 93%, in Basilicata siamo all’82%, capite che quando ci sono questi numeri si vede negato un diritto, un diritto che è sancito da una legge più che dalla Costituzione.
Negli ultimi tempi si sta registrando non l’aborto clandestino, perché su quello i dati sono sempre difficili da stabilire proprio perché clandestino, ma un turismo abortivo, sono riprese ad uscire dall'Italia delle donne per andare ad abortire in Olanda, in Spagna e in Francia.
Anch’io non penso che ci sia un’obiezione di convenienza, come diceva il Consigliere Maggi, però esiste una obiezione opportunistica, questo si, cosa significa obiezione opportunistica? Significa che alcuni ginecologi si dichiarano obiettori perché altrimenti vengono penalizzati nel loro excursus di carriera, molti di questi vengono relegati solo ad esercitare l'interruzione di gravidanza e chi ha l'aspirazione professionale di fare quella disciplina a 360°, e non soltanto di applicarla a quell’intervento specifico, preferisce l’obiezione di coscienza.
Guarda caso, proprio per questo fenomeno così vistoso dell’obiezione di coscienza sono nate in giro per l’Italia delle cliniche private-convenzionate dove viene esercitata questa pratica.
Si è parlato della RU486, su questo vorrei portare un po’ di chiarezza, quanto meno dal punto di vista scientifico.
La RU486 non ha una valenza politica, ha una valenza squisitamente medica, squisitamente sanitaria e sostituisce ad una pratica chirurgica, quindi invasiva, una pratica più soft, quella farmacologica, considerando anche che cosa? L’aborto chirurgico avviene entro i 120 giorni, quello farmacologico non può andare oltre i 43 giorni e il fatto che questo Paese sia stato l’unico in cui la RU486 viene utilizzata in regime di ricovero, in tutti gli altri non viene usato nemmeno lo strumento del day hospital, ma viene fatto direttamente in ambulatorio, non è perché la RU486 è più pericolosa, ma ci sono le ragioni che tutti conosciamo, che sono le stesse ragioni per le quali in questo Paese è stata fatta la famosa legge 40, quella sulla fecondazione, che è stata oggetto di un referendum che però è andato come è andato.
La sperimentazione è stata fatta nell’Area vasta 2, e nello specifico nella città di Senigallia. In diverse regioni ormai circa il 50% delle interruzioni di gravidanza viene fatto con il metodo farmacologico, nella regione Marche si era al 3-4% delle interruzioni di gravidanza che peraltro venivano fatte in regime di ricovero con la RU486.
La sperimentazione della RU486 che è stata fatta a Senigallia, peraltro chiamarla sperimentazione quando ormai è utilizzata come metodo in tutti i Paesi europei fa francamente sorridere, però era questa la modalità per introdurla, consiste nella somministrazione di due farmaci, non di uno, uno in prima giornata fatta in regime di day hospital, poi la donna, che è stata vista al consultorio, rivista dal medico ospedaliero e fatti i controlli, dopo qualche ora va a casa e ritorna in seconda o terza giornata in ospedale per assumere il secondo farmaco che serve per completare l’operazione. A distanza di qualche giorno viene fatto, sempre in ospedale, un controllo ecografico per vedere se la procedura è andata, ripetuto il 15° giorno in sede di consultorio, perché la sperimentazione sta in questo, c’è una collaborazione tra ospedale e consultorio, quindi il controllo viene fatto non più in ospedale, ma in ambito consultoriale da parte degli ostetrici e dei ginecologi.
Credo che questo tipo di procedura sia stata introdotta in altri territori della nostra regione, mi sembra a Fermo, in una sorta quasi di convenzione con Senigallia.
Certo che se la mettiamo sul piano della partecipazione emotiva per qualcuno, di fede per qualcun altro, il tema dell’aborto è un tema altamente divisivo, se consideriamo l’aborto sul piano dei diritti, credo che si debba essere tutti un po’ più tolleranti nel rispetto delle singole attitudini, delle singole posizioni e dei singoli convincimenti.
Dividere, come spesso capita, il mondo in persone buone o cattive solo perché da una parte c'è la maggior tendenza a riconoscere comunque un diritto e dall'altra no, credo che sia un abbandonarsi a condizioni di pregiudizio spesso ideologiche che non aiutano il confronto e soprattutto non intercettano un bisogno, una necessità, che secondo me è sempre molto sofferta, molto partecipata da parte delle persone che ricorrono a questo strumento.
Nel corso dei miei lunghi anni di attività di medico, non di ginecologo, più volte ho affrontato questo argomento, credo che mai e poi mai ho visto la leggerezza, mai e poi mai ho visto l’atteggiamento al ricorso dell’interruzione di gravidanza come strumento di contraccezione.
Ci sono stati degli eccessi in passato, soprattutto in alcuni ambiti, il cosiddetto aborto ripetuto, recidivo, ma una sana attività consultoriale, perché poi le donne vengono rimandate al consultorio per quella fase anche riabilitativa dal punto di vista educativo, ha fortemente ridimensionato questo fenomeno a testimonianza che questa legge, seppur datata e ancora di grande difficoltà nella sua applicazione, nella sua totalità, ha comunque funzionato.
Credo che la mozione del Consigliere Busilacchi con lo spirito che è quello di garantire un diritto debba essere votata e votata con convinzione.
 
Presidenza del Vicepresidente
Renato Claudio Minardi
 
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Urbinati.
 
Fabio URBINATI. Ho seguito il dibattito e quando si parla di temi etici bisogna entrare sempre in punta di piedi nel rispetto delle posizioni di tutti, però io dico sempre una cosa: si trovano soluzioni e facciamo il bene di tutti, se nessuno su questi temi ha la presunzione di avere la verità in tasca. E' stato sempre così e noi sappiamo che quando c'è uno scontro ideologico tra due fazioni difficilmente si arriva a determinate soluzioni.
E' nella logica della democrazia, quando si tratta realmente di temi etici lasciare libertà di coscienza, bisogna vedere dov’è il confine tra il tema etico, il tema scientifico o il tema che attiene ad una decisione politica.
Condivido lo spirito della mozione e come il Consigliere Busilacchi l'ha illustrata. Noi siamo nel campo del rispetto di una legge, la 194, una legge della fine degli anni ‘70 che fu soggetta, questo non dimentichiamocelo, ad un referendum che ebbe nel 1981 un risultato clamoroso nella conferma della legge. Noi dobbiamo mantenerci all'interno di questa legge perché dagli interventi che ho ascoltato, soprattutto quello del Consigliere Volpini, sono venuti fuori spunti importantissimi, ricordiamoci cosa c'era prima di questa legge. Prima di questa legge c’erano le “mammane”, l’aborto non era riconosciuto, ma esisteva, come purtroppo esiste anche oggi.
Al di là di ogni convinzione, siamo nell’ambito di una legge che deve essere rispettata, non siamo in un ambito etico, questo lo credo fortemente, e penso che sia diritto di tutti, in particolare delle donne, avere un servizio garantito dalla legge.
Questo è quello che si chiede, si chiede di stabilire un servizio previsto dalla legge, questo è quello che mi sento di affermare, quindi darò voto favorevole a questa mozione. Grazie.
 
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Celani.

 Piero CELANI. Credo che da anni il diritto all’obiezione di coscienza sia fortemente consolidato, al punto tale che questo diritto all’obiezione di coscienza non riguarda soltanto l'aborto, ma a volte temi che riguardano l'assistenza nei consultori, anche in quell'ambito c’è la possibilità per un medico di esercitare questo diritto.
E’ chiaro che per chi crede nella validità di questa legge, nell'efficienza di questa legge, esiste un problema di riequilibrio dei diritti, il diritto all’obiezione di coscienza e il diritto sancito dalla 194 del 78 di interrompere la gravidanza, quindi possiamo dire anche un diritto alla salute.
Secondo me, e condivido quanto specificato dal Consigliere Marconi, si fa fatica a credere che in questo settore ci possano essere disfunzioni e canali di reclutamento del personale alla bisogna. Penso che un Servizio sanitario efficiente debba valutare anche la possibilità di gestire una certa mobilità nel territorio,laddove ci sono centri che praticano, con più o meno disinvoltura, in accordo alle funzioni date da questa legge, il diritto di una donna ad abortire.
La dice lunga anche una sentenza del Tar Puglia su questo tema, dove intervenendo in una controversia di questo tipo, dei consultori in particolare, prefigura, dà dei consigli per il reclutamento dei medici ginecologi e prevedere il 50% dell'organico fra quelli che praticano l'aborto ed gli altri invece obiettori di coscienza. Una sentenza che non è stata mai applicata, una sentenza a cui nessuna Regione, nessun Servizio sanitario regionale ha mai dato concretezza, se non attraverso questi due bandi che sono usciti adesso, mi sembra per la Regione Lazio e la Toscana.
Ritengo che il problema venga affrontato nell'ambito del riequilibrio di questi due diritti, sacrosanti, sanciti dalla 194, ed il Servizio sanitario regionale si deve far carico attraverso alcune strutture che lavorano in un certo modo, assicurando una certo mobilità, ma non procedendo al reclutamento specifico di personale per praticare l'aborto. Sarebbe eticamente non corretto, perché non credo che un medico o una qualsiasi persona non possa nell’arco della sua vita avere dei problemi di coscienza, e poi che facciamo? Tutta questa gente che abbiamo reclutato per fare un certo tipo di lavoro dove lo mettiamo? La licenziamo? Nascerebbero delle problematiche di grande impatto non soltanto sociale e di grande conflittualità all’interno di queste strutture.
Per questi e per dei motivi che non sto qui ad approfondire dal punto di vista etico sono contrario a questa mozione. Grazie.
 
PRESIDENTE. Il Consigliere Maggi chiede la votazione per appello nominale a nome dei Consiglieri Fabbri, Pergolesi, Maggi.
Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Marconi.
 
Luca MARCONI. Non avevo ben compreso, poi è stato chiarito dal Consigliere Urbinati, ma sottolineo, che la sua dichiarazione di voto era a titolo personale, la seconda cosa è che rimango esterrefatto dalle considerazioni che nascono da una mozione che chiede semplicemente sul piano organizzativo una verifica di fattibilità di studio relativamente a …, che cade immediatamente, a mio modo di vedere - Consigliere Busilacchi può darsi che poi lo studio avrà ben altro approfondimento - nel momento in cui si sa che da un punto di vista giuridico, lo sanno tutti, il Consigliere Volpini che ha parlato a favore di questa mozione, non è possibile farlo, però si vota la mozione, perché? Perché in questa mozione c’è l’idea di fondo che l’aborto sia un diritto, e non sta scritto nella 194, caro Consigliere Volpini, perché se ci attestiamo al testo della 194, la invito a leggerlo, non c’è scritto questo, c'è scritto all'articolo 1, quello che sancisce i diritti, che c'è il diritto alla vita, è ben diversa la 194, che poi è stata fatta con un’altra ipocrisia io non lo so, ma nella 194 c’è scritto che è diritto alla vita.
Quella legge fatta contro le “mammane”, argomento ancora più debole, è nata in quella maniera ed è stata fatta da voi 50 anni fa ed io mi trovo a difenderla rispetto ad una posizione che invece vuole sancire un diritto che non è quello che dice la mozione, di cui io rispetto nei suoi contenuti, perché mira ad una verifica su una ulteriore possibilità che la 194 non contempla, che è quella di poter vedere se c'è la possibilità, in termini amministrativi, di fare assunzioni di questo tipo. Ho ribadito che non è efficace, perché chi viene assunto come non obiettore due mesi dopo può decidere di diventare obiettore e nessun gli potrà dire nulla perché non si può licenziare, altrimenti vieni meno un presupposto di libertà costituzionale, oppure si deve verificare l'opportunità di ritorno da un punto di vista numerico che non c’è.
 
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Busilacchi.
 
Gianluca BUSILACCHI. Non volevo intervenire, ma quest’ultimo intervento mi costringe a farlo per una brevissima dichiarazione di voto.
La mozione non vuole essere una mozione ideologica, ma solamente concreta e amministrativa per quello che riguarda l’organizzazione del Servizio sanitario, poi Consigliere Marconi nulla vieta che nel dibattito ognuno utilizzi le proprie argomentazioni da una parte e dall'altra.
Ci tengo a chiarire una cosa in merito alla Regione Lazio, quello che ha fatto il Presidente Zingaretti è stato oggetto di ricorso al Tar ma è stato perso, quindi il Presidente Zingaretti ha avuto ragione per un semplice fatto: il concorso non è per non obiettori, cosa che esporrebbe a questo rischio, il concorso è per svolgere alcuni compiti, alcune mansioni, alcuni servizi, quindi se chiedo di fare un concorso per fare solamente le operazioni di stomaco, se non fai quelle operazioni di stomaco vieni meno al tuo patto di servizio con cui hai vinto il concorso. Quindi con questa modalità la scelta di Zingaretti, come confermato dal Tar, ha effetti giuridici tanto che i due concorsi sono partiti.
 
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Mozione n. 293. La pongo in votazione per appello nominale chiesto a nome dei Consiglieri Maggi Fabbri e Pergolesi.
Favorevoli: Biancani, Busilacchi, Giacinti, Giancarli, Maggi, Pergolesi, Rapa, Talè, Traversini, Urbinati, Volpini.
Contrari: Celani, Leonardi, Marconi, Marcozzi, Micucci, Sciapichetti, Zaffiri, Zura Puntaroni.
Astenuti: Pieroni.
 
(L’Assemblea legislativa approva)
 
Mozione n. 294
ad iniziativa dei Consiglieri Biancani, Micucci, Giacinti, Giancarli, Giorgini, Bisonni, Rapa, Zura Puntaroni
“Interventi di microzonazione sismica - finanziamento”
(Discussione e votazione)
 
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la mozione n. 294 dei Consiglieri Biancani, Micucci, Giacinti, Giancarli, Giorgini, Bisonni, Rapa, Zura Puntaroni.
Ha la parola, per l'illustrazione, il Consigliere Biancani.
 
Andrea BIANCANI. Grazie Presidente. Questa è una mozione che ho scritto e presentato e poi ho chiesto a tutti i componenti della III Commissione di firmarla perché ritenevo che fosse importante che venisse condivisa dalla Commissione e dall'intero Consiglio regionale.
La legge 67 del 24 giugno 2009 ha istituito un fondo statale per la prevenzione del rischio sismico con cui vengono finanziati anche gli studi di microzonazione sismica.
Le varie ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri stabilivano che tali contributi statali fossero concessi solamente a quelle Regioni che prevedevano un cofinanziamento regionale della spesa necessaria per gli interventi.
La nostra Regione nelle prime 5 annualità ha già completato gli studi di microzonazione sismica in 186 comuni, rispettando quindi i tempi e le modalità che l'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri prevedeva.
Poi c'è stata un'ulteriore ordinanza, la n. 344 del 2016, in cui è stata finanziata la sesta annualità e tra gli interventi sono stati inseriti, oltre agli interventi di microzonazione sismica, anche quelli delle analisi delle condizioni limite di emergenza.
Considerato che è stato comunicato alla nostra Regione che lo Stato ha stanziato la cifra di 799 mila euro quale contributo statale per la sesta annualità, diretto a finanziare questo intervento di microzonazione sismica, ad oggi per poter ultimare questo tipo di interventi, i 186 comuni hanno già avuto questo tipo di progetto, mancano 50 comuni e per riuscire a prendere i 739 mila euro è necessario che la Regione Marche metta a bilancio la cifra legata al cofinanziamento, che in questo caso è di 500.000 euro, ed in mancanza di tale cofinanziamento andrebbe perso anche il contributo statale.
Ricordo che la realizzazione degli studi di microzonazione sismica è importante, per i comuni ormai è indispensabile poter fare i piani comunali di protezione civile ed anche una corretta pianificazione territoriale ed urbanistica che tenga conto dei risultati di queste indagini.
Con questa mozione il Consiglio chiede alla Giunta che venga assicurato in sede di assestamento del bilancio 2017/2019 per l’annualità 2018, lo stanziamento necessario, l'ho già detto, pari a 500.000 euro per cofinanziare la quota statale che sennò andrebbe persa, per fare in modo che anche i 50 comuni, dove oggi non è stata fatta la microzonazione sismica, siano messi nelle condizione di poter avere questo tipo di studio.
La nostra regione ha subìto il terremoto, quindi è una regione sensibile a questo tipo di problematica, già per le 5 annualità precedenti ha messo le risorse, ritengo che sia importante che lo faccia anche per quest’ultimo passaggio. Grazie.
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Celani.
 
Piero CELANI. Non sto tanto a dilungarmi per dire che sono favorevole a questa mozione e auspico che l’Assessore possa trovare le risorse necessarie per poter implementare questo finanziamento statale e dare la possibilità ai restanti comuni marchigiani che non hanno la microzonazione sismica di poterla fare o completare.
Credo che il dibattito sul terremoto ci abbia coinvolto tutti e tutti siamo diventati esperti di ingegneria sismica, di sismologia, di geologia strutturale, chi più ne ha più ne metta, si è parlato di costruzioni, si è parlato di come si fanno le costruzioni, poco si è parlato invece di questo tipo di indagine, perlomeno aleggia questo tipo di indagine senza capire effettivamente quello che c’è dietro.
L’importanza della microzonazione sismica sta in un fatto molto semplice e banale: molti non si spiegano come mai a distanza di qualche decina di metri costruzioni che magari sono non dico identiche ma molto simili hanno subìto danni profondamente diversi l’una dall’altra.
La risposta dell'importanza della microzonazione sismica sta proprio nella valutazione del danno in uno stesso ambito di edifici che hanno magari caratteristici similari, dipende dalla caratteristica del terreno che è in grado di amplificare più o meno l’onda sismica, l’energia sismica.
Oggi la progettazione non viene fatta più in funzione del grado di sismicità e di altre situazioni, ma soprattutto in funzione dell’accelerazione prodotta al suolo dall’onda sismica e della risposta che il terreno è in grado di dare nel complesso terreno/struttura.
Avere una microzonazione sismica a livello comunale, soprattutto a livello sub comunale, credo che sia una delle risposte più importanti e significative che in questo momento noi possiamo dare a chi comincerà ad elaborare la pianificazione della ricostruzione - questo è molto importante - nell'individuare le nuove realtà, dove andare a costruire. Noi abbiamo dei paesi che hanno subìto una devastazione completa, una distruzione completa, parlo ad esempio della nostra Arquata, così come parlo di Visso, Ussita, oppure di paesi di altre regioni, come Amatrice ed Accumoli, non si potrà assolutamente ricostruire nella stessa zona, quindi il concetto di ricostruire laddove e come era è un concetto assurdo, però nell'individuare le nuove zone di espansione, dove ricostruire, se non si fanno studi di questo tipo, che sono molto complessi scientificamente, non si va da nessuna parte.
Se vogliamo anche in questo senso accelerare il processo della ricostruzione, soprattutto dove si dovranno ricostruire nuovi borghi, noi dobbiamo far si che questa microzonazione sismica avvenga nel più breve tempo possibile, rapidamente.
Mi auguro che i 500.000 euro, che non sono grande cosa, possano essere subito messi a disposizione dei comuni, dei circa 50 comuni che ancora sono indietro. Quindi favorevolissimo a questa mozione. Grazie.
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zura Puntaroni.
 
Luigi ZURA PUNTARONI. Con questa iniziativa del Presidente della mia Commissione io avrei chiesto anche di andare oltre, con la gravità che abbiamo toccato tutti quanti, con quello che è accaduto in questi mesi di terremoto.
Penso che la Regione dovrebbe destinare delle somme importanti per promuovere dei convegni con persone tecniche per capire meglio il nostro territorio, le caratteristiche, quello che realmente sono i nostri comuni, le problematiche, quello che c'è sotto al terreno dove abitiamo, perché ci aiutino a trovare delle soluzioni migliori per la ricostruzione.
Ci sono stati in questi ultimi mesi, settimane, tanti convegni sul terremoto di natura politica, ma non ci sono convegni di natura tecnica, l'unico convegno di natura tecnica si è svolto un paio di settimane fa a Camerino organizzato dall'ordine degli ingegneri, architetti e geometri.
Una cosa interessante di qualità, purtroppo di noi ho visto ben pochi, quindi il mio intervento è per sollecitare la Giunta, chi governa, a destinare delle somme per l’organizzazione di questi convegni tecnici, ripeto, uso il termine tecnico perché abbiamo bisogno di informazioni vere sul territorio per organizzare meglio la ricostruzione. Grazie.
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Giancarli.
 
Enzo GIANCARLI. Pochissime parole, ma visto che si è aperto un dibattito, alcune cose vorrei dirle, non molte. Parto da quanto diceva il Consigliere Celani, si è parlato poco di questa tipologia e di questo tipo di intervento.
Faccio questa considerazione, nota è la ritrosia dei marchigiani, come altrettanto nota è la volontà di fare, però non siamo abituati a rendere noto quello che normalmente facciamo.
Qui faccio una considerazione semplicissima, il terremoto non si può prevedere, ma in qualche modo si può prevenire, e questa legge e questo finanziamento vanno proprio questa direzione.
Quello che ci tengo a dire è che la Regione Marche è stata forse la prima in Italia ad avere una legge sulla microzonazione sismica, ha già operato in alcuni comuni, e la mozione che vede come primo firmatario il Presidente Biancani dà ulteriore forza e spinta a questo provvedimento di legislazione attenta e lungimirante.
 
PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Sciapichetti.
 
Angelo SCIAPICHETTI. Una parola per ringraziare il Presidente della Commissione Biancani perché ci dà la possibilità di fare un momento il punto su un argomento di grande rilevanza.
Credo che l’impegno della Giunta è quello già espletato, di trovare la necessaria copertura per l’utilizzo di 700.000 euro, che ci vengono dati e che vorrei ricordare vengono dati a una regione che, come ricordava adesso il Presidente Giancarli, è stata la prima a fare la legge sulla microzonazione sismica ed era anche la prima, prima del terremoto, ad aver fatto la microzonazione nell’80% dei comuni marchigiani. C’è ancora una fascia di comuni che non hanno potuto effettuare la microzonazione. Noi dobbiamo assolutamente impegnarci, e la mozione va in questa direzione, affinché su tutto il territorio marchigiano venga effettuata la microzonazione di primo livello, quindi è molto importante, soprattutto per l’esperienza che abbiamo avuto in questo ultimo anno. Credo che la mozione debba essere approvata con grande convinzione.
 
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Mozione n. 294. La pongo in votazione.
 
(L’Assemblea legislativa approva)
 
Mozione n. 296
ad iniziativa dei Consiglieri Micucci, Rapa
“BCC Civitanova Marche e Montecosaro – Acquisizione Carilo dalla UBI-NBM”
(Discussione e votazione)
 
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 296 dei Consiglieri Micucci, Rapa.
Ha la parola, per l'illustrazione, il Consigliere Micucci.
 
Francesco MICUCCI. Grazie Presidente. Grazie colleghi che avete accolto la richiesta di inserire d'urgenza questo punto all’ordine del giorno. L’urgenza è data dalla trattativa, è notizia di questi giorni, forse qualcuno di voi l’ha letta sui quotidiani, tra la BCC di Civitanova e Montecosaro e la Nuova Banca Marche proprietaria UBI, per l’acquisizione del ramo d'azienda della Carilo di Loreto.
Non volendo entrare in trattative che sono chiaramente private e comprendendo che la Giunta della Regione Marche non ha compiti specifici in materia, è pur vero, e lo abbiamo verificato dopo le ultime vicende di Banca Marche, che il ruolo del sistema bancario e creditizio ha una valenza sul sistema sociale ed economico di tutta la regione.
Da una parte c'è una banca della regione Marche, la BCC di Civitanova, che ha come obiettivo quello di ampliare la propria attività sul territorio marchigiano, quindi di estenderla anche nella provincia di Ancona, dall'altra c'è una vicenda ormai nota di Banca Marche, che è dell’UBI, che ha acquisito la vecchia Banca Marche e con essa anche la Popolare di Ancona e la Carilo Loreto, quindi una probabile, se non certa, razionalizzazione futura degli sportelli creditizi che andrebbero ad incidere su due aspetti fondamentali dell'economia marchigiana. Da un lato il mantenimento dei posti occupazionali di quegli sportelli che verosimilmente andrebbero chiusi, perché è chiaro che queste banche, che oggi sono di soggetti diversi, nel momento in cui diventassero proprietà di un unico soggetto difficilmente giustificherebbero il mantenimento di una serie di sportelli così parcellizzati sul territorio.
Dall'altro, da un punto di vista di affidamenti verso le piccole e medie imprese marchigiane, per lo stesso motivo, il rischio è che queste, e le famiglie ovviamente, vedrebbero ridursi la possibilità di affidamento rispetto ad una concentrazione così massiva di sportelli in un unico soggetto.
Quindi è chiaro, ripeto, non volendo entrare nello specifico di una trattativa che è privata, quello che si chiede con questa mozione alla Giunta e al Presidente, che oggi non è qui, ma mi auguro che gli Assessori Pieroni e Sciapichetti, che rappresentano la Giunta, vorranno intercedere, nel caso in cui fosse accolta positivamente la mozione, per far sì che questo nuovo polo del sistema bancario marchigiano possa strutturarsi ed ampliarsi. Ripeto per l'ennesima volta, non tanto quindi per i fini privatistici della banca, pur essendo questo un credito cooperativo ed avendo nella propria ratio costitutiva la volontà di rispondere in maniera cooperativa ad un territorio e ad una serie di associazioni e di soggetti ivi presenti, ma per voler dare una risposta positiva al sistema economico e sociale della regione Marche che in questo momento, dopo le ultime vicende, soprattutto di Banca Marche che era chiaramente la banca più rappresentativa della regione, vede una situazione di difficoltà e questo potrebbe essere una nuova linfa di sostentamento al sistema creditizio. Grazie.
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Maggi.
 
Giovanni MAGGI. Ho accettato a nome del mio gruppo di buon grado che questa mozione dei Consiglieri Micucci e Rapa fosse messa all'ordine del giorno di oggi proprio per questioni d'urgenza e parteciperò anche a quello che potrebbe essere un Consiglio comunale congiunto tra Loreto e Castelfidardo, come Consigliere regionale, per appoggiare questa mozione affinché la Giunta e il Presidente in prima persona si impegnino per la ragione che ha poc'anzi detto il Consigliere Micucci, favorire questa fusione.
Quindi noi voteremo favorevolmente questa mozione dei due nostri colleghi.
 
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Zaffiri.
 
Sandro ZAFFIRI. Credo che questo argomento per la comunità marchigiana sia molto importante. Arriva alla fine di una seduta, ma probabilmente doveva essere messo all'inizio, perché in questa regionale abbiamo una difficoltà enorme per quanto riguarda il credito, soprattutto per quello che è successo con Banca Marche. Dentro quest'Aula abbiamo sentito: “Ci penso io a risolvere i problemi”, ci penso io, ma poi è successo il patatrac.
Noi siamo in difficoltà, le aziende sono in difficoltà, o si affronta questo problema, e oggi non c'è l'Assessore competente, per le imprese... In questa regione c'è un drammatico problema economico. L'esecutivo si è reso conto che effettivamente c'è un drammatico problema per le 150.000 aziende marchigiane? Questo è il problema!
Il Confidi ancora non viene, c'è una banca che sta cercando di omogeneizzare tutto il territorio marchigiano ed è distante dai marchigiani, perché non sta qui, non è radicata nel territorio, è fuori da questo territorio. Abbiamo capito che è stata acquistata Banca Marche per fare raccolta, non per aiutare l'imprenditoria marchigiana! Questo è il problema! Per fare raccolta! L’UBI fa raccolta, prende i soldi e se li porta al nord. Questa la realtà territoriale che soffriamo!
Ve lo dico con tutto il calore, ma senza animosità, invito cortesemente, chi è preposto all'interno di questo esecutivo, a far fronte a questo problema, sono due anni e mezzo che qui non succede niente! Vi sottopongo con cortesia questo problema, è un problema drammatico.
Ad esempio si va alle feste del vino, alle cantine aperte, cosa chiedono gli imprenditori? Il problema è finanziario ed è uguale per altre realtà produttive, non credo che questo messaggio arrivi solo a me, c'è una richiesta fortissima.
In questa cosa della Banca Carilo di Loreto la Regione deve mettere in moto tutto il suo potere politico, no che non c'entra niente, come diceva il Consigliere Micucci, il potere politico per intervenire affinché l'operazione si concluda con Civitanova, perché questo sarebbe potenziare maggiormente una banca che per lo meno è rapportata al territorio. Questa è l'esigenza di questa comunità!
Spero che l'esecutivo, una volta per sempre, recepisca questa forte richiesta che viene dalle imprese. Fortissima richiesta che viene dalle imprese per quanto riguarda l'economia, per quanto riguarda il problema che quotidianamente vivono, però a tutt'oggi, siamo a due anni e mezzo dall'insediamento di quest'esecutivo, non è ancora arrivata una risposta al mondo delle imprese per quanto riguarda il credito.
Mi auguro che qualcuno ascolti e mi auguro che qualcuno intervenga, spetta all'esecutivo intervenire e sulla questione della Carilo di Loreto credo che bisogna intervenire pesantemente e politicamente.
 
PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Pieroni.
 
Moreno PIERONI. Velocemente, rimanendo nel minuto per dire che se questa mozione è stata fortemente voluta da due Consiglieri di maggioranza è perché la stessa maggioranza ha voluto portare all'attenzione di quest'Assemblea un problema urgente. Abbiamo pochi giorni di tempo, perché, se non sbaglio, il 23/24 ottobre si dovrebbero chiudere le trattative, quindi i tempi sono brevi, ma è giusto che quest'Assemblea si renda conto del percorso che la BCC di Civitanova e Montecosaro sta facendo per creare quello che i Consiglieri hanno detto: un tessuto socio economico che risponda al sistema bancario marchigiano.
E’ l'ultima occasione! Tutti noi abbiamo vissuto il dramma dei delinquenti di Banca Marche, quelli li possiamo chiamare col nome e cognome, sono stati dei veri delinquenti legati al potere bancario, che è sfuggito, nel quale non c'entra nulla la politica, anche se di rimando lì vogliamo farlo tornare, ma noi sappiamo chi c’era dietro, quali imprenditori c’erano dietro e che casta bancaria c’era.
Credo che questa sia la verità che sta emergendo anche dalle indagini, però oggi dobbiamo concentrarci su questa problematica, su questa operazione, potrebbe diventare l'unica banca a rilevanza territoriale marchigiana.
E' chiaro che il messaggio che il Consiglio darà, se voterà questa mozione, è importante, ma è altrettanto vero che non possiamo, per essere proprio franchi e corretti tra di noi, dire, se questa operazione non andrà in porto, che la responsabilità è della politica. La politica deve fare tutto il possibile, quello che è nelle proprie corde, ma dobbiamo essere altrettanto giusti e onesti nel dire che in questo caso la politica doveva essere coinvolta prima, non a operazioni ed a trattative in corso.
Il messaggio che deve partire oggi è quello di unitarietà del Consiglio e sono convinto e spero che ci sia unanimità su questa mozione, perché al di là dei Consigli comunali, che verranno fatti nei territori, credo che sia un impulso forte far capire all’UBI che le Marche vogliono questa operazione, naturalmente con tutti gli equilibri, con tutte le opportunità possibili che ci sono, deve essere portata avanti e deve dare una risposta forte al territorio marchigiano.
 
Presidenza del Presidente
Antonio Mastrovincenzo
 
PRESIDENTE. Ricordo che la mozione 412 della Consigliera Pergolesi è rinviata al prossimo ordine del giorno, quando sarà presente anche il Presidente Ceriscioli.
Mozione n. 296. La pongo in votazione.
 
(L’Assemblea legislativa approva)
 
La seduta è tolta.
 
La seduta termina alle ore 16,40.
 
 

 
 
CONSIGLIO REGIONALE  Assemblea legislativa delle Marche
Piazza Cavour 23 - 60121 Ancona
TEL. 07122981  FAX 0712298203  PEC assemblea.marche@emarche.it
Codice Fiscale  80006310421

INFORMATIVA

Questo sito utilizza cookie propri e di terze parti per il corretto funzionamento delle pagine web.
Scorrendo questa pagina, cliccando su Accetto o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.
Per maggiori informazioni o negare il consenso consulta l’informativa sulla privacy.

Accetto