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MARCHE 2016, DALL'ITALIA DI MEZZO ALL'ITALIA MEDIA Presentata all'Istao la ricerca di Ilvo Diamanti sugli orientamenti dei marchigiani. Le Marche della crisi economica sono sempre più simili all'Italia, aperte al modello macroregione, ma preoccupate per il lavoro e i servizi. Mastrovincenzo: "Serve un patto di sviluppo per reagire a crisi e terremoto, un assetto delle Marche più equilibrato tra costa e aree interne, tra nord e sud”. In autunno la seconda edizione di #marcheuropa, con “Le Marche della rinascita”.

I marchigiani somigliano sempre più agli italiani. E' questo il dato saliente che emerge dalla ricerca commissionata dal Consiglio regionale all'Istao (Istituto Adriano Olivetti) e a LaPolis (Laboratorio di studi politici e sociali), presentata nel pomeriggio di ieri a Villa Favorita. Condotta su un campione di 1010 cittadini nel marzo dello scorso anno, a distanza di dieci anni dalle precedenti rilevazioni pubblicate sull'Atlante sociale delle Marche, l'indagine dimostra che la regione è sempre più allineata al dato nazionale sulla soddisfazione. Diminuisce la fiducia nel futuro e nelle istituzioni, la prima emergenza percepita è la disoccupazione, seguita dalla qualità dei servizi. “I problemi nella nostra regione non mancano e questa ricerca ce lo ricorda – riconosce il Presidente del Consiglio regionale Antonio Mastrovincenzo – Il peso dell'impatto della crisi è stato significativo e il processo di 'medianizzazione' delle Marche non è solo un fattore percettivo, ma un dato della realtà”. Alle conseguenze della crisi economica, negli ultimi mesi si è aggiunto il terremoto che “ha investito più di un terzo del territorio regionale e che potrebbe acuire questo processo”. La sfida sta proprio nel trasformare il sisma in un'occasione di rinascita. “Possiamo rimettere al centro l'idea di un nuovo patto per lo sviluppo – sostiene Mastrovincenzo – caratterizzato da più innovazione, più sostenibilità, più occupazione e inclusione sociale e un assetto delle Marche più equilibrato, tra costa e aree interne, tra nord e sud”. La ricerca demoscopica de La.Polis, illustrata in anteprima un anno fa nel corso della prima edizione di #marcheuropa, è stata raccolta nel volume “Marche 2016. Dall'Italia di mezzo all'Italia media”, edito nella collana “Quaderni del Consiglio regionale”, a cura di Ilvo Diamanti, Fabio Bordignon e Luigi Ceccarini. Dalle opinioni degli intervistati emerge un'affinità con le regioni confinanti, in particolare con Umbria, Emilia Romagna e Toscana, e sembra crescere un'identità di “centro” orientata alla collaborazione e alla ricerca di sinergie, anche nella prospettiva macro-regione. Un dato questo evidenziato anche da Pietro Alessandrini, docente di politica economica alla Univpm, che ha proposto una lettura del volume comparata con statistiche sugli indici di benessere e sulla produttività delle Marche. “La crisi ha colpito qui più che altrove e il livello di soddisfazione dei marchigiani per la prima volta è sceso sotto il 90%. E' necessario – chiude Alessandrini – un modello di sviluppo polivalente su basi innovative, un'interazione virtuosa tra più motori produttori di reddito, non più solo manifattura”. Ilvo Diamanti, direttore de La.Polis e docente di analisi dell'opinione pubblica e di scienza politica all'Università di Urbino, spiega il passaggio delle Marche da regione “specifica, esemplare” a “regione specchio dell'Italia”. Un processo che, guardando anche i risultati elettorali degli ultimi anni, accomuna tutte le regioni italiane. “Non esiste più una regione esemplare, siamo un Paese che ormai non ha più le sue specificità territoriali. E' evidente che assistiamo alla perdita del retroterra. Dietro quelle macchie che vedevo riprodursi con colori densi e stabili – riferendosi alle storiche definizioni di regioni rosse e bianche - c'era una società, il senso comune che si riproduceva nella vita quotidiana, c'erano grandi associazioni, c'erano reti di socializzazione”. “Un'Italia senza colore, senza radici preoccupa”, ma l'Italia centrale, colpita dal terremoto, può diventare nuovamente un modello per ripartire. “Questa tragedia riporta questo territorio al centro dell'Italia, richiede nuovo ottimismo, nuova spinta, solidarietà, capacità di guardare al dopo”. Concetto condiviso anche dal Presidente dell'Istao Pietro Marcolini, nei saluti di apertura: “La ricostruzione dell'Appennino centrale può diventare una grande opportunità, un progetto di sviluppo, bilanciato con una politica industriale di modernizzazione e di nuove tecnologie”. L'evento si è concluso con la consegna degli attestati ai partecipanti della prima edizione dei seminari #marcheuropa. Appuntamento in autunno, per la seconda edizione. “Il tema immaginato – annuncia il presidente Mastrovincenzo - Le Marche della rinascita”.
(l.v.)
Comunicato n.52, Venerdì 3 Marzo 2017
 

 
 
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