Resoconto della seduta n.21 del 19/05/2026
SEDUTA N. 21 DEL 19 MAGGIO 2026

La seduta inizia alle ore 10:50

Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui

PRESIDENTE. Buongiorno a tutti. Dichiaro aperta la seduta dell’Assemblea legislativa regionale n. 21 del 19 maggio 2026. Comunico che il processo verbale della seduta n. 20 del 12 maggio sarà distribuito insieme a quello odierno ed entrambi saranno sottoposti successivamente all'approvazione dell'Assemblea legislativa regionale.
Richiamo, inoltre, ai sensi del comma 5 dello stesso articolo, l’attenzione di tutti i Consiglieri sulle comunicazioni distribuite, con cui porto a conoscenza dell’Assemblea quanto espressamente previsto dal Regolamento interno.
Preciso che hanno chiesto congedo i Consiglieri Cesetti, Ruggeri e Cardilli.

Interrogazione n. 262 - a risposta immediata
ad iniziativa dei Consiglieri Mangialardi, Vitri, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mastrovincenzo, Piergallini.
“Stato di avanzamento della spesa dei fondi PNRR - Missione 6 Salute componente 1.2.3.2 Telemedicina da parte di Regione Marche”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 262 - a risposta immediata - dei Consiglieri Mangialardi, Vitri, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mastrovincenzo, Piergallini.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Calcinaro.

Paolo CALCINARO. Grazie, eccellentissimo Presidente. Un buongiorno a tutti quanti. Sono a rispondere a questa interrogazione precisando, come mi viene dall'ARS, quanto segue. A livello regionale non sono previsti obiettivi di spesa, in quanto il PNRR per l'investimento M6C1 punti 1.2.3 individua obiettivi di risultato misurati in termini di volume di persone assistite mediante i servizi di telemedicina e, quindi, non spesa ma obiettivo sulle persone. Le Regioni sono tenute alla corretta utilizzazione e rendicontazione delle risorse assegnate, ma la verifica del raggiungimento dei target è basata su indicatori, appunto, di volumi di prestazioni erogate in telemedicina e non su obiettivi di spesa. I riferimenti normativi relativi ai target sono il decreto del Ministero della Salute e del Ministro per l'Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale del 21 settembre 2022 e il decreto del Ministero della Salute del 19 febbraio 2025. Per la Regione Marche l'obiettivo regionale al T3 2025 era pari a 17.947 persone assistite mediante strumenti di telemedicina, obiettivo pienamente raggiunto con 26.759 persone assistite mediante gli strumenti di telemedicina, appunto, al T3. Il prossimo target previsto è T3 2026 al 30 settembre 2026 con 42.730 persone assistite mediante gli strumenti di telemedicina. Sulla base dell'attuale andamento delle prestazioni erogate in telemedicina, si prevede che la Regione Marche raggiunga pienamente il target per il 2026. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Mangialardi.

Maurizio MANGIALARDI. Grazie, Presiedente. Buongiorno a tutti. Assessore, grazie solo per la risposta, ovviamente, non posso essere soddisfatto, come ritengo non lo siano i cittadini e le cittadine delle Marche. Perché, se, forse, ci può rassicurare con i dati dei cittadini interessati, dico che il PNRR mette a disposizione per questa Regione 1.300.000 euro, ne impegniamo oggi l'1% circa e capite che è una cosa che, al di là delle risorse che sono state impegnate e delle teste che sono state servite, siamo a percentuali non sostenibili. Assessore, la telemedicina non è solo l'obiettivo del PNRR, sul quale continuo ad avere molte perplessità… lo sa, ci siamo confrontati sulle Case di comunità e i ritardi che ci sono e sugli Ospedali di comunità e l'abbiamo diluita, ne stavo parlando prima con la collega Consigliera Vitri, rispetto agli obiettivi di carattere nazionale. Ma il 30 giugno arriva e spero che ci siano rassicurazioni formali e non solo, semplicemente, atti che non sono confermati da nessuna parte. Quindi, sulla telemedicina, che è un obiettivo strategico, ne parlava il collega Consigliere Caporossi nella scorsa seduta del Consiglio, noi ci andiamo a parare dietro il 3% della popolazione servita. Ci dovremmo preoccupare anche e tanto per quello. Grazie.

PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 14 del Regolamento, poiché è assente la Consigliera Segretaria Marta Ruggeri, chiamo a sostituirla la Consigliera Vitri.
L’interrogazione n. 178 è rinviata.

Interrogazione n. 156
ad iniziativa del Consigliere Nobili
“Attuazione della L.r. 6 agosto 2018, n. 32 - Comitato regionale, Piano e azioni di prevenzione e contrasto del bullismo e cyberbullismo”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 156 del Consigliere Nobili.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Rossi.

Enrico ROSSI. Grazie, Presidente. La legge regionale n. 32/2018 rappresenta un articolato strumento volto a prevenire e contrastare fenomeni di bullismo, cyberbullismo, sexting e cyber pedofilia, stabilendo all'articolo 5 l'istituzione dello specifico Comitato regionale. Tale Comitato funge da organismo di coordinamento, raccordo e concertazione tra i diversi soggetti pubblici e privati impegnati nella tutela dei minori e nella promozione di un ambiente scolastico e sociale sicuro e inclusivo. Il Comitato regionale è stato formalmente istituito con deliberazione della Giunta regionale n. 1648 del 2018 e rinnovato con successiva delibera di Giunta regionale n. 1320 del 2021. Il Comitato ha operato come piattaforma di confronto e collaborazione tra i principali enti e organismi attivi nella prevenzione e nel contrasto dei fenomeni oggetto della legge. Fra questi si annoverano le strutture regionali competenti in materia di istruzione e politiche giovanili, le Commissioni assembleari permanenti con competenza tematica, le Autorità di garanzia regionali per le persone minori d'età e adulte, il Comitato regionale per le comunicazioni, la Consulta regionale dei giovani, ulteriori soggetti pubblici e privati attivi nel settore educativo, sociale e della tutela dei diritti. Questa rete istituzionale articolata ha permesso di mettere a sistema competenze, esperienze e risorse, rafforzando così la capacità della Regione di rispondere con prontezza e professionalità alle sfide poste dai nuovi rischi digitali e dai fenomeni di disagio in età evolutiva. Per l'attuazione delle finalità previste dalla legge sono state allocate risorse specifiche nel bilancio regionale, oltre alla valorizzazione di fondi nazionali e comunitari destinati alla prevenzione del disagio giovanile e alla promozione del benessere scolastico. Le risorse hanno sostenuto l'organizzazione di incontri periodici e tavoli tecnici tra le quattro Università coinvolte nella realizzazione del primo progetto pilota. Gli interventi promossi dai quattro Atenei marchigiani hanno previsto una raccolta, analisi e valutazione di dati e informazioni propedeutiche al completamento del Piano delle politiche integrate di informazione e educazione per la prevenzione e contrasto al bullismo e fenomeni collegati e utili a programmare specifici interventi su un arco di tempo di medio e lungo periodo. Il primo passo è stato la costituzione di un Osservatorio regionale di monitoraggio, valutazione e intervento sul bullismo nelle Marche. La realizzazione, altra azione conseguita, di campagne di sensibilizzazione rivolte a scuole, famiglie, cittadinanza volte a diffondere la cultura della legalità digitale e della responsabilità civica on line. La formazione specialistica degli operatori scolastici e dei referenti territoriali. La promozione di progetti pilota e laboratori didattici nelle scuole della regione. Il monitoraggio costante del fenomeno attraverso la raccolta di dati, segnalazioni e analisi qualitative, supportando la funzione di osservatorio attribuito dalla legge al Comitato. La collaborazione con enti locali, associazioni, istituzioni scolastiche e universitarie per la realizzazione di progetti sperimentali e buone pratiche replicabili su tutto il territorio regionale. Tra i principali risultati conseguiti si segnalano: il rafforzamento della rete territoriale di contrasto al bullismo, la maggiore integrazione tra politiche educative e sociali, la crescita della sensibilità pubblica sul tema e la messa a punto di strumenti di intervento innovativi, sia in ambito preventivo che di presa in carico dei casi segnalati. La piena attuazione della legge regionale n. 32 del 2018 rappresenta una significativa opportunità per la Regione di consolidare la propria capacità di risposta ai fenomeni di bullismo, cyberbullismo e rischi digitali. Il Comitato regionale, grazie all'impegno congiunto degli enti coinvolti e alle risorse messe a disposizione, ha saputo promuovere azioni strutturate e mirate, contribuendo ad una maggiore sicurezza e inclusione nelle scuole e nelle comunità. Si conferma, pertanto, l'importanza di proseguire sulla strada della collaborazione interistituzionale, dell'aggiornamento costante delle strategie di intervento e del coinvolgimento attivo di tutte le componenti sociali ed educative per garantire ai giovani ambienti protetti, rispettosi e orientati alla crescita personale e collettiva. Si resta a disposizione per ogni ulteriore approfondimento relativo ai dettagli delle diverse iniziative realizzate e che, sommariamente, ho provveduto ad elencare. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Nobili.

Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Ringrazio l'Assessore per la risposta che, però, non mi convince fino in fondo. Nel senso che con questa interrogazione, da un lato, si vuole accendere un riflettore potente su un tema emergenziale che, purtroppo, si è cronicizzato, che è quello del disagio giovanile, di fenomeni di devianza e delle criticità che emergono anche nel contesto scolastico con riferimento a casi di bullismo e cyberbullismo. Dall'altro, però, con questa interrogazione si voleva anche conoscere in modo più compiuto le azioni concrete poste in essere dalla Regione Marche. L'Assessore ha fatto un elenco di interventi che, a mio avviso, stanno su un piano un po' troppo astratto. Spero che vengano forniti dati più significativi e più precisi per conoscere esattamente quello che ha fatto questo Comitato regionale che spero, ma non mi risulta, abbia svolto una funzione di raccordo e di coordinamento tra i vari soggetti che si muovono in questo contesto. e L’impressione che abbiamo noi operatori di questo settore è che la Regione possa fare e debba fare molto di più. Ricordo - non mi ha risposto l'Assessore Rossi, mi rispose l'Assessore Calcinaro - che la mia prima interrogazione in questo Consiglio regionale riguardava lo strumento dell'Osservatorio regionale per il contrasto al disagio giovanile. Un Osservatorio realizzato nel 2019 che, purtroppo, l'Amministrazione Acquaroli non ha mai posto nelle condizioni di operare. Allora, io ribadisco un concetto di fondo. Siamo consapevoli del livello di problematicità che questi tempi rappresentano rispetto alla questione del disagio giovanile? Ne siamo veramente consapevoli? Abbiamo capito che dobbiamo andare oltre ai titoli e riempire di contenuti veri le politiche in questo campo? Allora, la legge regionale di cui parliamo, la n. 32 del 2018, è stata poi potenziata da una successiva legge nazionale, la n. 70 del 2024, che impone misure di programmazione e impone un monitoraggio serio da parte delle istituzioni territoriali. A me pare che tutto ciò sia realizzato in modo inadeguato da parte della Regione Marche, quindi, chiedo un impegno maggiore. Grazie.

PRESIDENTE. Saluto il Consiglio comunale dei ragazzi di Tolentino, lo ringrazio per essere qui con noi e vi auguro di seguire proficuamente questo momento di lavoro. Grazie.

Interrogazione n. 198
ad iniziativa dei Consiglieri Caporossi, Seri
“Modalità di consegna dei farmaci antiretrovirali ai pazienti HIV-positivi che afferiscono all’Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 198 dei Consiglieri Caporossi, Seri.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Calcinaro.

Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Allora, andiamo alla risposta per la modalità di consegna dei farmaci antiretrovirali ai pazienti HIV-positivi che afferiscono all'Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche. L'Azienda stessa mi riferisce quanto di seguito. In riferimento a quanto riportato, l'Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche ha ottemperato alle disposizioni pervenute con nota n. 19879 del 30 ottobre 2025. Infatti, ove esplicitamente richiesto per le condizioni cliniche dei pazienti con HIV, l'Azienda ha provveduto all'erogazione delle terapie oltre i 30 giorni previsti. A tale riguardo si precisa che a partire dal primo gennaio 2026 sono 120 i pazienti che hanno ricevuto la terapia antiretrovirale per 60 giorni. Inoltre, con nota dell'ARS del 23 febbraio 2026, in conformità con quanto espresso dalla CRAT - che abbiamo ripristinato proprio ad inizio anno - il 4 febbraio, è stata approvata l'estensione della distribuzione diretta dei farmaci antiretrovirali per HIV e dei farmaci antivirali per il trattamento dell’epatite a tutto il territorio regionale. Tale modalità di erogazione consentirà ai pazienti il ritiro della terapia direttamente presso lo sportello della distribuzione diretta dell'AST di residenza, favorendo una maggior aderenza terapeutica, una riduzione degli spostamenti e garantendo una maggiore uniformità nell'erogazione delle prestazioni sul territorio regionale. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Caporossi.

Michele CAPOROSSI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore. Devo dire che l'interrogazione ha avuto un'efficacia pratica, perché, oggettivamente, si è smossa una situazione organizzativa di stallo che vedeva gravi disagi per quanto riguarda i pazienti, in quanto il discorso della consegna a 30 giorni era assolutamente inadeguato nei confronti della cosa. Allo stato risulta che, appunto, la consegna sia stata messa a regime a 60 giorni e, nello stesso tempo, ancora non completamente, c'è la distribuzione diretta anche nelle sedi periferiche. Cosa che agevola di molto, perché prima c'erano questi viaggi periodici della speranza che venivano fatti dai pazienti stessi. Quindi sicuramente, siamo contenti del fatto che il problema in qualche maniera sia stato rimesso sul tavolo. Non bisogna mollare la presa dal punto di vista di questo tipo di assistenza che è un'assistenza che ha rilevato negli anni grandi successi. Come sappiamo, ci sono le persone che vivono ormai in uno stato di cronicità, ove la patologia è semplicemente uno stato latente di disagio e questo è dovuto al fatto che, appunto, nel nostro sistema siamo riusciti a difendere la possibilità che ciò accadesse in forma universale. Questo vale anche per quanto riguarda l'epatite C, che è stata una delle altre grandi conquiste. Ricordo a questo proposito che la Ministra Lorenzin, a suo tempo, mise in campo un investimento di 1,5 miliardi per questa questione e il risultato, a distanza di 6, 7 anni da quando questa cosa è stata messa in pratica, è stato sostanzialmente l'eradicamento della patologia e, quindi, grandi vantaggi anche dal punto di vista del ritorno dell’investimento che è stato fatto a suo tempo. Questa è una strada, ne approfitto per dire, che è quella che dovrebbe essere seguita in tanti altri casi. Perché la gestione finanziaria, che significa sostanzialmente tetti di spesa in tutto, compresa la farmaceutica, significa pure che noi non abbiamo la possibilità di mettere in campo delle strategie che sono quelle di vedere degli esiti positivi di quanto viene esaminato, come appunto i farmaci antiretrovirali e come i farmaci dell’epatite C. Grazie.

Interrogazione n. 197
ad iniziativa del Consigliere Pierini
“Situazione gestionale, organizzativa e strutturale della casa di cura Villa Montefeltro accreditata con il Servizio Sanitario Nazionale”

Interrogazione n. 228
ad iniziativa dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini
“Situazione gestionale, organizzativa e prospettive della casa di cura “Villa Montefeltro” di Sassocorvaro Auditore”
(Abbinate)
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 197 del Consigliere Pierini e l’interrogazione n. 228 dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini (abbinate)
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Calcinaro.

Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Allora, in riferimento all’interrogazione, la AST Pesaro Urbino risponde quanto segue dando dei dati e delle notizie su quanto riportato. Allora - qui mi riferisco alla interrogazione n. 197, ovviamente - la risonanza magnetica presente in struttura è del 2009 ed è stata acquistata da Villa Montefeltro, quindi la parte privata, previa adeguata revisione, nel mese di marzo 2023 senza alcun contributo pubblico. Nel 2025 sono state eseguite in Villa Montefeltro 2.879 risonanze magnetiche. La TAC, sempre acquisita senza alcun contributo pubblico, di recente è in un deposito presso la struttura - l'ho visionata anche io l'altra volta, andando - in attesa di installazione previa effettuazione dei lavori di manutenzione straordinaria dei locali destinati ad accoglierla. E la lava-zoccoli, invece, è presente e ha manifestato un guasto. Riferisce la società di aver provveduto ad acquisire i preventivi per l'acquisto e per la manutenzione straordinaria ed avendo verificato come più conveniente l'acquisto, ha provveduto a confermare l'ordine ed è in attesa di consegna. È presente un sollevatore che deve essere ritirato per manutenzione straordinaria e nel frattempo sostituito con altro sollevatore. Ad oggi la struttura risulta accreditata con decreto del dirigente dell'area Accreditamenti Regione Marche n. 97 del 2020 per l'erogazione delle prestazioni in regime di ricovero ospedaliero per n. 12 posti letto di chirurgia day surgery, per n. 12 posti letto di regime ordinario e n. 20 posti letto lungodegenza, n. 8 posti letto per ortopedia e prestazioni, poi, di analgesia per aree di degenza, reparto operatorio e per le seguenti prestazioni in regime ambulatoriale: n. 7 ambulatori medici, n. 1 punto prelievi esterno. Relativamente al personale sanitario, sono presenti in pianta stabile 14 infermieri, 10 OSS, nonché gli specialisti di area medica. Riferisce, altresì, la struttura che il trasporto di materiale ematico per trasfusioni viene effettuato secondo le prescrizioni del consulente ADR e della procedura di trasporto sangue e materiale biologico in uso presso la struttura. Il mezzo utilizzato appartiene alla società, quindi è esterno, il manutentore è stato formato al trasporto, insieme ad altri due dipendenti. In merito alla durata del rapporto convenzionale tra AST e Villa Montefeltro, va evidenziato che, ad oggi, risulta vigente la convenzione tra le parti e che la stessa cesserà i suoi effetti una volta che saranno attivate le procedure regionali per l'applicazione della normativa sulla concorrenza, prorogata oggi al 31 dicembre 2026. In merito ai pagamenti in favore del personale della struttura Villa Montefeltro, riferisce la società, al personale dipendente viene regolarmente corrisposto lo stipendio nel rispetto delle disposizioni del contratto collettivo nazionale di riferimento. Per ciò che concerne il personale libero professionista, riferisce sempre la società, i pagamenti vengono effettuati su presentazione della fattura nel rispetto dei termini di scadenza inseriti nel contratto sottoscritto tra le parti.

PRESIDENTE. Grazie, Assessore. Prego, Consigliere Pierini. Chiedo scusa.

Paolo CALCINARO. Finisco anche per essere più centrato rispetto anche all'altra interrogazione.
Quindi, in merito alle problematiche tecnologiche e di personale, appunto, si rimanda a quanto detto in precedenza. In merito all'attuale situazione gestionale, organizzativa e finanziaria, si precisa che l'AST Pesaro Urbino conosce le attività e le prestazioni erogate - anche qui si guarda quello detto in precedenza - in quanto Villa Montefeltro è soggetto privato accreditato e l'AST è, appunto, contraente nella convenzione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Pierini.

Nicolò PIERINI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore, per questa importante risposta, la ritengo soddisfacente. Grazie, soprattutto, per la visita che è stata fatta in tutta la zona del Montefeltro nelle le varie strutture. Ecco, è molto importante continuare a visionare, ma, soprattutto, investire su queste strutture che danno un importante servizio al territorio. Quindi sono molto soddisfatto, reputo anche che le risposte… come, ad esempio, l'integrazione della TAC all'interno della struttura, molto importante e fondamentale.
Il mio invito è di programmare nei prossimi mesi una visita anche nell'altra parte dell'Alta Valle del Metauro e nella zona di Cagli, appunto, per monitorare la situazione sanitaria nell'entroterra. Grazie ancora.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Vitri.

Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Ho seguito con attenzione la risposta dell'Assessore e anche la visita che è stata effettuata su luogo. Mi fa piacere che l'Assessore sia andato personalmente a verificare. Il problema credo non riguardi strettamente la strumentazione a disposizione di Villa Montefeltro e credo anche che i gestori stiano facendo tutto il possibile per offrire i maggiori servizi possibili a quel territorio con grandi difficoltà. Ma oggi il problema che si pone è quello su cui avete sorvolato, sia l'Assessore che il Consigliere Pierini, perché è molto grave ciò che continuate a dire a chi abita in quel territorio, ciò che continuate a far credere, a supporre. Si continua a parlare, ad esempio, anche di pronto soccorso. Questa era una promessa fatta cinque, sei anni fa dal Presidente Acquaroli, fatta di nuovo dal Consigliere Pierini e non mantenuta. È evidente che lo stesso Assessore Calcinaro continui a considerare impossibile la possibilità di avere lì un pronto soccorso, perché il PAT è una cosa ben diversa. Il vero tema è proprio questo relativamente a Villa Montefeltro a Sassocorvaro, lì non c'è un pronto soccorso, ma c'è un PAT, che è un servizio diverso, perché non garantisce, come tutti sanno, tutta l'assistenza dovuta in un pronto soccorso. E, allora, quello che oggi vi chiedo con questa interrogazione è di seguire in maniera seria le vostre promesse. Se volete trasformare il PAT di Sassocorvaro in un pronto soccorso, anche gestito dal privato convenzionato, io sono più che d'accordo. Se l'Assessore Calcinaro è d'accordo dovrà, però, predisporre un atto di Giunta. Quindi consiglierei sia al Consigliere Pierini che all'Assessore Calcinaro di essere chiari e corretti verso chi vive in quel territorio. O c'è un PAT, un Punto di assistenza territoriale. o, se volete davvero un pronto soccorso, come avete promesso, va predisposto un atto di Giunta che autorizzi tutte le misure necessarie in un vero e proprio pronto soccorso, perché, altrimenti, questa clinica privata continua ad essere una clinica a metà e continuate a farci credere che sia un pronto soccorso. Quanto agli altri quesiti che riguardavano: tecnologie, dipendenti, pagamenti e personale, voglio credere a ciò che ci ha dichiarato poco fa l'Assessore, pensare che sia tutto a posto, tutto in regola, ma continuerò a vigilare, ovviamente, e vi chiedo di smettere, però, di fare promesse infondate come quella del pronto soccorso. Grazie.

Interrogazione n. 40
ad iniziativa dei Consiglieri Mastrovincenzo, Catena, Mancinelli, Cesetti, Piergallini, Vitri
“Valutazione Piano Sociale Regionale 2020-2022 e nuovo Piano Sociale”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 40 dei Consiglieri Mastrovincenzo, Catena, Mancinelli, Cesetti, Piergallini, Vitri.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Calcinaro.

Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Vado a rispondere su questa interrogazione, quindi, andiamo sul primo punto (lo ripeto peer rispetto di chi è in Aula): se a distanza di anni dalla approvazione del Piano sociale regionale 2020/2022 sia stato effettuato, in collaborazione con le Università marchigiane, il previsto rapporto di Monitoraggio e valutazione dello stesso. Quindi, con delibera di Giunta regionale n. 470 del 2021 è stata definita l'attuazione di azioni finalizzate a predisporre gli strumenti per il monitoraggio e la valutazione del Piano Sociale e dei Piani Sociali degli Ambiti, di cui all'Obiettivo Strategico 3 Azione 3 del Piano Sociale stesso. Con decreto n. 49 del 2022 sono state impegnate le risorse a favore dell'ATS 1, quale Ambito attuatore dell'Azione sopra descritta da svolgersi in collaborazione con gli Atenei delle Marche. Con decreto n. 84 del dicembre 2024 sono state liquidate le risorse essendo l'azione conclusa. Il Rapporto redatto contiene l'analisi dell'attuazione delle azioni di sistema in capo alla Regione contenute nel Piano Sociale Regionale 2020-2022 e l'analisi dei Piani Sociali dei 16 ATS che hanno provveduto all'adozione di un proprio Piano, nonché una analisi delle motivazioni presso i restanti 7 ATS che non hanno consegnato. Tutta la valutazione è stata svolta associando analisi testuali dei piani con un confronto dialogico con i coordinatori degli ATS nell'ambito di focus per gruppi territoriali realizzati nel corso del 2023 e del 2024. Con riferimento al secondo punto, cioè: in caso affermativo - come così è - quali siano gli esiti del lavoro svolto dalle stesse, cioè le Università, con particolare riferimento al raggiungimento o meno degli output riportati nel Piano Sociale per ognuna delle otto azioni di sistema. Quindi, il Piano, ai sensi dell'art. 13 comma 2 della legge regionale n. 32 del 2014, conserva l'efficacia fino all'entrata in vigore di quello successivo. Dunque il Piano è tuttora vigente e diversi obiettivi e azioni di sistema sono in fase di realizzazione. Occorre notare anche che diversi obiettivi di Piano sono convergenti con le indicazioni e impegni di cui alle Linee guida per la definizione dei modelli organizzativi omogenei degli stessi Ambiti Territoriali Sociali per l'attuazione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali emesse dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Tali Linee guida, la cui formulazione è stata avviata nel 2021, hanno avuto un lungo percorso di approvazione che si è concluso solo a giugno del 2025 con il decreto interministeriale del 24 giugno dello stesso anno. A tutt'oggi non risulta ancora attivato il percorso ministeriale di disseminazione di tali Linee guida presso le Regioni e presso gli AST e i Comuni che deve essere preliminare all'implementazione delle stesse. Dunque, per la opportuna realizzazione di determinati obiettivi del Piano si farà riferimento all'implementazione delle suddette linee di indirizzo che offrono dei riferimenti certi, condivisi e standardizzati a livello nazionale. L'esito del monitoraggio relativo al raggiungimento o meno degli obiettivi, per singola azione, ad oggi (ossia a Piano ancora vigente e quindi attualizzato rispetto al lavoro fatto dall'Università) non è illustrabile in poche battute, ma è esaminato e descritto in un dettagliato documento di molte pagine, redatto e aggiornato costantemente dalla Direzione Politiche Sociali. Si evince che ogni obiettivo strategico e ogni azione di sistema sono stati sviluppati e anche attualizzati al contesto che nel frattempo è evoluto e si è modificato in relazione agli scenari di governance e programmazione nazionali e regionali. Nel terzo punto e cioè: in che modo intenda muoversi in ordine agli impegni assunti dalla Regione Marche in sede di Conferenza Unificata riportati nelle linee guida per la definizione dei modelli organizzativi omogenei degli Ambiti per l'attuazione dei LEPS, approvate con il decreto interministeriale del 24 giugno 2025. Possiamo dire che sono stati già svolti incontri tecnici tra Direzione Politiche Sociali e Conferenza dei Coordinatori dei nostri Ambiti, come dall'articolo 10 della legge regionale n. 32 del 2014, in cui si è portata avanti la valuta…

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Mastrovincenzo.

Antonio MASTROVINCENZO. Grazie, Presidente. Sì, Assessore, dopo le chiedo la copia della risposta, perché, ovviamente, alla terza e alla quarta domanda non m'ha potuto rispondere, ma non certo, in questo caso, per responsabilità sua. Ma preciso che questa è una interrogazione che io ho presentato il 3 dicembre in forma scritta, sono passati quattro mesi e mezzo e non mi è stata data risposta e sono stato costretto a venire in Aula a chiedere l'iscrizione in Aula. Ecco perché era dettagliata l'interrogazione, era una interrogazione corposa proprio perché l'avrei richiesta in forma scritta. Comunque, rispetto a quanto ha detto, prendo atto che c'è stato questo monitoraggio. Credo che sarebbe stata cosa utile diffondere gli esiti del monitoraggio, anche, magari, facendone consapevoli la Commissione consiliare competente e tutti gli Ambiti attraverso iniziative pubbliche che potessero far conoscere gli esiti del monitoraggio. Per quanto riguarda la seconda risposta, i modelli organizzativi degli Ambiti per l'attuazione dei LEPS, credo che gli Ambiti vadano potenziati fortemente. Ci sono 23 Ambiti che, però, sono in condizioni differenti nella nostra Regione. Per quanto riguarda i LEPS, appunto, credo che sia necessaria una loro implementazione, perché c'è disomogeneità e squilibrio.
L'ultima domanda atteneva, sostanzialmente, al Piano Sociale che è fermo a quello del 2020/2022. È vero che è ancora in attuazione, come diceva lei, ma sono passati ormai sei anni da quel Piano ed è tutto fermo. Serve un nuovo Piano Sociale, perché, anche all'interno del Piano Socio Sanitario, il sociale ha un piccolissimo spazio, invece, deve avere una sua dignità all'interno del Piano Socio Sanitario e, appunto, in un Piano tutto suo che va redatto al più presto. Il sociale non può essere la cenerentola delle politiche regionali. Utilizzare risorse sul sociale è un investimento. Programmare le politiche sociali significa occuparsi del welfare della nostra comunità, che dovrebbe rappresentare la priorità assoluta per chi amministra. Grazie.

Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi

Interrogazione n. 140
ad iniziativa dei Consiglieri Catena, Mastrovincenzo, Mancinelli, Cesetti, Mangialardi, Piergallini, Vitri
“Esclusione degli agenti e rappresentanti di commercio dalle misure regionali di sostegno all’internazionalizzazione e valutazione di interventi dedicati”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 140 dei Consiglieri Catena, Mastrovincenzo, Mancinelli, Cesetti, Mangialardi, Piergallini, Vitri.
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Bugaro.

Giacomo BUGARO. Grazie, Presidente. Allora, rispetto alla prima domanda, nel 2024 è stato emanato il bando POR FESR 2021-2027. Questo è stato concordato con tutte le categorie economiche e ha avuto l'adesione di 168 imprese, 19 milioni di contributi. I liberi professionisti non sono stati esclusi dalla partecipazione al bando. Ad ogni buon conto si precisa che gli agenti di commercio possono partecipare anche ad altri bandi dell'Asse 1 del POR FESR 2021-2027, in considerazione del fatto che nella programmazione 2021-2027 i liberi professionisti sono stati equiparati alle aziende e sono inseriti come beneficiari. Seconda domanda: i motivi per i quali la Giunta regionale… non leggo per motivi di tempo la domanda, vado alla risposta. Si precisa che gli agenti di commercio non rientrano fra le categorie individuate dalla legge regionale n. 22/2021 “Disciplina dell’attività commerciale nella Regione Marche”, ma la Giunta è assolutamente disponibile a valutarne la possibilità di eventuali interventi specifici. Con riferimento all’altra domanda, se la Regione Marche intenda valutare l'estensione agli agenti di commercio marchigiani di un contributo di “Partecipazione Fiere all'estero”, il bando voucher “Fiere all’estero” a cui si fa riferimento, rientra nella Convenzione annuale fra la Regione e la Camera di Commercio. Tale bando è gestito direttamente dalla Camera di Commercio delle Marche e non dalla Regione. Il bando attualmente in corso si rivolge a imprese con attività produttiva, tuttavia, esso prevede la possibilità di poter rimborsare, come spese ammissibili e rendicontate, evidentemente, anche costi sostenuti da persone esterne all'impresa per partecipare a tali fiere. Altra domanda: se la Regione intenda attivare, sia per ragioni di opportunità sia per ragioni di equità, misure dedicate agli agenti di commercio. Potenzialmente tutti i bandi, come ho già detto, emanati dalla Regione a valere sul POR FESR 2021-2027 sono accessibili agli agenti di commercio. Tuttavia il regolamento comunitario obbliga - questo è importante - a realizzare tali bandi su temi specifici, quali la ricerca industriale, lo sviluppo sperimentale, l'innovazione di processo e di prodotto, l'industrializzazione e il trasferimento tecnologico, che di per sé non sono applicabili al tipo di attività svolta dagli agenti di commercio. Si può valutare… evidentemente c'è la disponibilità da parte nostra di adottare tutto quello che è necessario per poter venire incontro alle esigenze degli agenti di commercio. Con riferimento all'ultima domanda, quali iniziative la Regione Marche intenda assumere per sostenere una categoria professionale…, l'Amministrazione regionale, come ho ripetuto, è favorevole ad un confronto con le associazioni. Ma ci tengo a sottolineare, Consigliere, che - io, poi, non ho la delega al commercio, ma all'internazionalizzazione, per questo ho risposto, perché qui è tirata in ballo l'internazionalizzazione - sia Confcommercio che Confesercenti, che sono le due maggiori categorie che rappresentano gli agenti di commercio, FNAARC, una, e FIARC, l'altra, non hanno mai ravvisato nei notevoli e numerosi tavoli che abbiamo tenuto con loro, nel tavolo industria, nel tavolo internazionalizzazione, e via dicendo, questa specifica esigenza, ma do tutta la disponibilità, per quanto mi concerne, per poter avere un sereno confronto con questa specifica categoria. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, il Consigliere Catena.

Leonardo CATENA. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore, della risposta. Devo dire che, pur non conoscendo alcuni bandi che ha citato, le informazioni che ho raccolto dai rappresentanti di commercio, dagli agenti di commercio - alcuni dei quali sono presenti qui in Aula - non corrispondono a quello che lei ha relazionato durante il suo intervento. A me risulta che manchi questa attenzione. Consideri che nelle Marche ci sono 4.600 agenti di commercio iscritti alla Camera di Commercio e questi lavoratori liberi professionisti rappresentano un anello fondamentale tra imprese e mercati e incidono fortemente sulla competitività del sistema produttivo regionale e, di conseguenza, anche sul nostro PIL. Parliamo di professionisti che promuovono le nostre imprese nel mercato nazionale, ma anche nei mercati internazionali, e sostengono costi elevatissimi legati alla mobilità, al trasporto, al carburante e, soprattutto, alla partecipazione alle fiere, che sono un momento importante di scambi e di vendite. Per di più ogni agente percorre mediamente - molti anche di più - almeno 50.000 km annui per motivi di lavoro, che nelle Marche sono aggravati anche dalle persistenti criticità infrastrutturali. Eppure, da quel che mi risulta, risultano esclusi dalle principali misure regionali di sostegno all'internazionalizzazione. Sappiamo quanto sia importante l'export per l'economia marchigiana. Intravedo una contraddizione tra le politiche volte a sostenere l'internazionalizzazione delle nostre imprese e, poi, il fatto che vengano esclusi coloro che sarebbero i principali promotori della nostra economia, soprattutto all'estero. E Tra questi strumenti, gli agenti mi hanno citato la possibilità di partecipare al bando “Fiere all'estero”, oggi sarebbero esclusi, potrebbero avere un contributo economico che, quantomeno, contribuirebbe a sostenere una parte delle spese che loro sono chiamati a sostenere. Quindi, non trovo corrispondenza tra le sue dichiarazioni rispetto a quello che finora gli agenti mi hanno rappresentato, anche sulla possibilità di partecipare e non essere esclusi, come è capitato, dal Tavolo regionale per la politica industriale e manifatturiera. Noi pensiamo che gli agenti di commercio rappresentino un pezzo importante della nostra economia e della promozione del Made in Marche. Quindi, non possiamo ignorarli, perché ignorarli significa danneggiare il nostro sistema economico. Quindi mi auguro che, rispetto alle enunciazioni, alla dichiarazione fatta dall'Assessore, possano seguire misure concrete a sostegno di questa categoria e, così, aiutare anche la competitività del nostro sistema. Grazie.

Interrogazione n. 136
ad iniziativa dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini
“Criticità ambientali, sanitarie e autorizzative connesse all’impianto a biogas sito in località Bellaria, Comune di Acqualagna (PU), anche in relazione alla modifica della dieta di alimentazione”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 136 dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini.
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Consoli.

Tiziano CONSOLI. Grazie, Presidente. Mi occorre dire che in relazione all'impianto sito a Bellaria nel Comune di Acqualagna è opportuno distinguere anche con una certa chiarezza il quadro delle competenze istituzionali e lo stato effettivo degli elementi ad oggi disponibili. Le attività autorizzative e di controllo relative all'impianto risultano attribuite naturalmente agli enti competenti secondo quanto previsto dalla normativa vigente. Agli atti regionali non risultano procedimenti autorizzativi direttamente riconducibili all'impianto in questione. Ciò non significa, però, che la Regione si disinteressi di questo argomento rispetto alle segnalazioni provenienti dal territorio. Proprio a seguito delle comunicazioni ricevute da parte della cittadinanza, ho ritenuto opportuno attivarmi immediatamente e, con nota regionale del 4 settembre 2025, sono state richieste informazioni al Comune di Acqualagna, ad ARPAM, all'Azienda Sanitaria Territoriale di Pesaro Urbino e alla Provincia di Pesaro e Urbino, ciascuno per quanto di competenza, in merito alle eventuali verifiche e alle azioni intraprese. Successivamente, con nota del 23 settembre 2025, la Provincia di Pesaro e Urbino ha comunicato che l'impianto risulta autorizzato alle emissioni in atmosfera con determinazione n. 645 del 21 marzo 2012. Ad ogni modo, sul tema mantengo un confronto continuo con il Sindaco di Acqualagna, Pier Luigi Grassi, con il quale ho trattato personalmente la questione in data 27 marzo 2026 durante una visita istituzionale in Comune e con cui vi è un contatto diretto e costante volto ad accompagnare ogni utile e ulteriore approfondimento tecnico necessario e mantenere un costante monitoraggio istituzionale della situazione. Inoltre teniamo a sottolineare che il Comune di Acqualagna, insieme ad Arpam e Ast, in occasione della prossima Conferenza dei Servizi, richiederà una nuova misurazione sull'incidenza odorigena dell'impianto, così da disporre di ulteriori dati oggettivi e aggiornamenti. Parallelamente, il Vicepresidente del Consiglio Giacomo Rossi, ha convocato per il giorno 19 maggio 2026, ovvero stasera, una riunione pubblica dedicata al tema, durante la quale verranno illustrati anche gli esiti dei rilievi richiesti personalmente ad Arpam. Ritengo corretto affrontare le questioni con senso di responsabilità istituzionale, evitando sia sottovalutazioni che conclusioni non supportate da elementi tecnici accertati. Allo stesso tempo, non posso non evidenziare come il Partito Democratico, che oggi presenta questa interrogazione, sia lo stesso schieramento politico che dodici anni fa sostenne la realizzazione e l'autorizzazione di questo impianto. Per questo motivo ritengo necessario affrontare il tema con coerenza, evitando ricostruzioni strumentali e mantenendo il confronto sul piano dei dati tecnici e delle responsabilità istituzionali. Continuerò pertanto a mantenere un'alta attenzione sul tema, sollecitando gli enti competenti affinché eventuali criticità segnalate vengano puntualmente verificate sotto il profilo ambientale, sanitario e autorizzativo. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Vitri.

Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore Consoli. Mi fa piacere si sia interessato a questo tema, mi ha detto già a partire dal 4 settembre 2025 con richieste di informazione a Comune, ARPAM, AST e Provincia. Questo dimostra, quindi, che la Regione ha una responsabilità a riguardo. Lei stesso l'ha riconosciuto richiedendo queste informazioni. Oggi per questo impianto a Biogas nel Comune di Acqualagna è una giornata particolarmente importante, perché, casualmente, mentre noi siamo qui, in contemporanea, in Tribunale a Urbino c'è in corso un'udienza proprio su questo tema, perché, a quanto pare, sta indagando anche la Procura. Quindi si tratta di un tema delicato su cui io non mi sento di intervenire e interferire nel tema specifico delle indagini. Ma nel tema, invece, che riguarda piuttosto la parte politica, non possiamo assolutamente esimerci. E Vorrei iniziare a risponderle dall'ultima affermazione. Lei, Assessore, mi ha detto che questo impianto è stato autorizzato nel 2012 quando governava il Partito Democratico. Ma oggi è il Sindaco di Acqualagna, che appartiene a una fazione opposta al Partito Democratico, a dichiarare nell'intervista: "L'impianto è stato pensato in un modo per poi cambiare nel tempo in un'altra modalità più complessa e impegnativa sull'ambiente circostante”. Quindi, le autorizzazioni del 2012 sono una cosa, ciò che, invece, sta avvenendo ora in quell'impianto, nella frazione di Bellaria ad Acqualagna, è un'altra. E la Regione non può esimersi. Non lo dico solo io, ma lo dite anche voi in maggioranza, tanto che il mio collega ha chiesto all'ARPAM i rilievi e dai dati - che lui, casualmente, proprio oggi illustrerà ad Acqualagna - risulta che ci sono stati degli sforamenti in nove giornate. Sforamenti - da quello che ho capito da questo report di ARPAM - sulla qualità dell'aria, ma non ci sono nemmeno limiti precisi. Il problema, però - a prescindere dai dati che verranno illustrati oggi pomeriggio ad Acqualagna - è un altro, Assessore, glielo ribadisco, anche se il mio tempo sta finendo. Lei mi ha detto anche che ha intenzione di fare altre verifiche, che ha già chiesto altri accertamenti. Le chiedo di tenere in considerazione ciò che ha detto anche il Sindaco, ciò che dicono anche i residenti che hanno avviato una raccolta firme. Purtroppo è cambiata la dieta dell'impianto, si chiamano così le matrici che vengono immesse nell'impianto, non sono più quelle che erano previste inizialmente dalle autorizzazioni iniziali. Ma, anzi, sono adesso delle matrici che… sono, più che altro, reflui zootecnici che causano odori insopportabili ai residenti, alle...

Interrogazione n. 170
ad iniziativa dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini
“Stato di attuazione delle misure previste dalle Ordinanze del Capo del Dipartimento della Protezione Civile relative agli eventi alluvionali del settembre 2022 nella Regione Marche, con particolare riferimento ai Comuni di Cantiano e Cagli”

Interrogazione n. 231
ad iniziativa dei Consiglieri Catena, Mancinelli, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri
“Dichiarazione dello stato di ricostruzione di rilievo nazionale per gli eventi alluvionali del settembre 2022 - attuazione, risorse, governance e ruolo della Regione Marche”
(Abbinate)
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 170 dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini e l’interrogazione n. 231 dei Consiglieri Catena, Mancinelli, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri (abbinate)
Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Consoli.

Tiziano CONSOLI. Grazie, Presidente. Se, magari, potessi avere un minuto o due in più perché la ricostruzione dei dati è abbastanza… io ho chiesto. Allora si deve innanzitutto premettere che la gestione commissariale ha completato tutte le attività propedeutiche necessarie, permettendo oggi il passaggio fondamentale dallo stato di emergenza a quello di ricostruzione. Il quadro normativo che ha guidato questa complessa operazione si è articolato principalmente su tre Ordinanze del Capo del Dipartimento di Protezione Civile: la n. 922 del 2022 per gli interventi urgenti; la n. 932 del 2022, focalizzata sui privati e le imprese; la n. 1011 del 2023, che ha permesso di pianificare gli interventi strutturali per la prevenzione del rischio idrogeologico. Per quanto riguarda le risorse, la Regione Marche ha potuto contare su uno stanziamento complessivo di circa 427 milioni di euro. Questa cifra deriva dagli stanziamenti iniziali del Dipartimento di Protezione Civile e del Consiglio dei Ministri (5 milioni di euro più 1,1 milioni), 200 milioni sono, invece, previsti dalla legge di bilancio n. 197 del 2022, 200 milioni sono stanziati con la legge n. 6 del 2023 e 20.939.000 euro del Fondo di Solidarietà della Comunità Europea. Entrando nel merito dell'attuazione, è importante sottolineare che i 400 milioni di euro stanziati dalle leggi nazionali sono interamente allocati, parzialmente affidati ed in corso di affidamento i lavori, nonché parzialmente liquidati e liquidabili in relazione alle rendicontazioni dei soggetti attuatori e della presentazione dei SAL da parte delle imprese. Questi fondi si muovono su due binari paralleli. Da un lato, 200 milioni sono dedicati ai ristori e al ripristino di beni e infrastrutture danneggiate. Dall'altro lato, un secondo blocco di risorse (superiore a 200 milioni, grazie ai fondi anche UE) fanno riferimento ai Piani di mitigazione del rischio idrogeologico. Qui la Struttura commissariale ha aggiudicato un primo accordo di 84 milioni di euro e se ne sta aggiudicando un altro di 116 milioni di euro, garantendo così la copertura di tutti i progetti approvati. Gli interventi prioritari individuati nella precedente gestione emergenziale, sulla base degli studi sviluppati dalla Fondazione CIMA, Università Politecnica delle Marche, Università di Camerino e Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appenino Centrale, riguardano in particolare: l'allargamento degli alvei; la ricostruzione dei ponti con sezioni idrauliche insufficienti; la realizzazione di vasche di laminazione; gli interventi di riqualificazione morfologica ed ecologica dei corsi d'acqua. Per dirla tutta e per rispondere anche all'interrogazione, sui Comuni di Cantiano e di Cagli i dati confermano l'avanzamento dei lavori in queste modalità. Gli interventi per il Comune di Cantiano, grazie ai fondi del Dipartimento di Protezione Civile, sono 103 interventi, importo approvato 3.462.000 euro, importo rendicontato 978.940 euro, importo liquidato 1.351.203,40 euro. Sul Comune di Cagli gli interventi approvati sono 12 per un importo approvato di 830.000 euro, un importo rendicontato di 147.745 euro, un importo liquidato di 146.781,47 euro. Rinuncia di interventi 7, importo di rinuncia 532.000 euro. Anche sul fronte del sostegno diretto alla popolazione, i risultati sono tangibili. Allora, da 29 nuclei del 2022 a 3 nuclei del 31 dicembre 2025, si è erogato in un importo a Cantiano di 243.976 euro e un importo rendicontato di 243.976 euro. Mentre a Cagli, sempre questo per il discorso dei CAS, quindi per l'autonoma sistemazione, da 9 nuclei del 2022 a 6 nuclei del 31 dicembre 2025, importo erogato 216.000 euro, importo rendicontato 216.000 euro. Tralascio naturalmente i decimali e le cifre meno importanti. I cantieri privati a Cantiano, per quanto riguarda la popolazione riguarda un importo erogato di 895.777 euro, un importo approvato di 734.000 euro e un importo erogato in una seconda fase di 166.000 euro. Sempre nel Comune di Cagli sui cantieri privati l'importo erogato risulta pari a euro 162.040, un importo approvato di 404.307,77, un importo erogato di 109.020,65 euro. Per quanto riguarda il settore imprese a Cantiano, l'importo erogato…

PRESIDENTE. Concedo un altro minuto. Grazie.

Tiziano CONSOLI. Grazie, Presidente. Su Cantiano l'importo erogato nella prima fase è pari a 20.000 euro. L'importo erogato nella seconda fase è stato pari a 1.116.387,43 euro. Questo per il settore imprese. Cagli, sempre per il settore imprese, l'importo erogato è pari a 20.000 euro in una prima fase, in una seconda fase 535.162,53 euro, il numero di imprese è 10. Con la nomina dell'Ingegner XY, a Commissario straordinario per la fase della Ricostruzione nei territori della regione Marche colpiti dall'alluvione del 15 e 16 settembre 2022, entriamo in una fase operativa triennale. La governance prevede un rapporto di stretta interdipendenza: il Commissario avrà funzioni di indirizzo, mentre il Presidente della Regione opererà come sub-commissario per garantire che le decisioni siano calate immediatamente nelle realtà locali.

PRESIDENTE. Concedo un altro minuto. Grazie.

Tiziano CONSOLI. Grazie, Presidente. Entro sei mesi verrà adottato il Piano generale pluriennale. Questo documento non solo stilerà il fabbisogno finanziario aggiuntivo, ma introdurrà misure innovative come la riqualificazione ecologica dei fiumi e, dove è necessario, misure di delocalizzazione per gli edifici gravemente danneggiati. Ogni atto sarà concertato nella Cabina di Coordinamento, e assicurando il pieno coinvolgimento di Province e Comuni. In conclusione la sfida attuale non è reperire nuove risorse, ma attendere che i soggetti attuatori e le amministrazioni comunali portino a compimento le attività che hanno scelto di gestire direttamente o che sono loro attribuite dalla legge. La Regione continuerà a monitorare e supportare ogni fase per garantire la definitiva messa in sicurezza del territorio. Grazie per i minuti aggiuntivi.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, il Consigliere Catena.

Leonardo CATENA. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore, per la risposta. La delibera del Consiglio dei Ministri del 29 dicembre dello scorso anno ha dichiarato lo stato di Ricostruzione di rilevo nazionale per i territori della provincia di Ancona, Pesaro e Urbino e parte della provincia di Macerata, limitatamente ai Comuni di Camerino, Montecassiano e Treia e si stabilisce una durata triennale dello stato di Ricostruzione dal 1° gennaio 2026. Nella stessa occasione il Consiglio dei Ministri ha nominato l'Ingegner XY Commissario straordinario, finora è stato Vicecommissario e, quindi, a lui auguriamo un buon lavoro. La relazione del Dipartimento di Protezione Civile evidenziava la necessità di ulteriori interventi di messa in sicurezza idraulica e la presenza dei danni rilevanti a infrastrutture pubbliche e attività economiche, l'esigenza di interventi strutturali per la riduzione del rischio residuo. Ora, di fronte a questo, di fronte a questa presa d'atto, mi chiedo, ci chiediamo, perché ci siano voluti quattro anni per nominare un Commissario che fosse operativo. Mi chiedo anche se uno stato di emergenza possa durare quattro anni. Il tema che abbiamo sollevato con queste due interrogazioni è urgente, perché finora ci sono stati troppi ritardi sulle ricostruzioni. Ho sentito quantomeno i Comuni della mia provincia, il Comune che ho amministrato fino a pochi mesi fa, a Montecassiano, ad esempio, sta ancora aspettando le risorse per poter fare gli interventi rispetto ai danneggiamenti sulla viabilità che abbiamo avuto. Alcuni sono stati fatti con risorse proprie e soltanto in parte sono state ristornate risorse, ma il grosso resta ancora da fare. Lo stesso discorso vale anche per il Comune di Treia, che io ne sappia. Rinviare questa quantificazione aggiornata del fabbisogno complessivo delle risorse mi sembra un problema, perché, se lo facciamo entro l'anno, arriviamo quasi al quinto anno di ritardo dall'evento alluvionale. Quindi avevo chiesto che vi fosse maggiore chiarezza sia sulle priorità della programmazione regionale sia su come si pensasse di declinare questo coordinamento con gli enti locali, quindi con il coinvolgimento anche dei Comuni e delle Province. Infine dico che mi auguro che questa ricostruzione non si limiti soltanto alla gestione dell'emergenza, ma venga integrata con vere politiche di prevenzione, adattamento climatico e pianificazione territoriale sostenibile, perché questi eventi di questa portata non possono più essere affrontati soltanto dopo che si sono verificati. Per questa ragione ribadiamo la nostra preoccupazione per i ritardi e per l'assenza di risposte puntuali su risorse, tempi e…

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Vitri.

Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Grazie per la risposta, Assessore. È una situazione complicata, purtroppo, e riconosco anche le difficoltà della Regione nel riuscire a terminare tutti gli interventi. Bisogna riconoscere, però, che a quattro anni di distanza da quella terribile alluvione del 2022, che devastò Cantiano, ma anche altre cittadine delle aree interne della mia provincia e non solo, come è stato detto, ad oggi, se dovesse esserci nuovamente una catastrofe del genere, un evento climatico di questo tipo, purtroppo, ci ritroveremmo ancora nella stessa identica situazione quattro anni dopo, perché non è stata messa in atto nessuna misura preventiva. Al di là dei finanziamenti di cui lei mi ha parlato, vorrei far presente, ad esempio, che ancora a Cantiano non sono state messe in sicurezza né il torrente Bevano, né il torrente Burano, Via Fiorucci, mancano le opere di prevenzione a monte. Quindi ancora oggi, dopo quattro anni, ci troviamo nella stessa identica situazione di rischio di quattro anni fa. Quanto ai ristori, so che è stato fatto tanto da parte degli uffici della Regione e anche un paio di mesi fa, in occasione di un altro incontro, si è riusciti in qualche modo ad accelerare i rimborsi, ad inserire anche chi non aveva completato le procedure. Le ricordo, però, Assessore, un problema enorme che era sorto prima del suo arrivo e che il Presidente Acquaroli non ha mai voluto risolvere. A differenza dell'Emilia-Romagna, noi qua nelle Marche non abbiamo concesso ristori a nessun privato, nessun privato che avesse piccole difformità urbanistiche. Ciò significa che se un privato ha chiesto di regolarizzare la propria domanda di contributo, mettendo, ad esempio, in regola dopo l'alluvione la richiesta di una finestra un po' più stretta, una finestra un po' più larga, nelle Marche lo abbiamo escluso, non abbiamo rimborsato nulla. In Emilia-Romagna, pochi chilometri di distanza, ha avuto tutto. Su questo ancora non è stato fatto nulla e rimane il problema. E poi, a proposito di tutti i dati che mi ha fornito… e la ringrazio per questa risposta precisa, puntuale, corposa, le chiedo eventualmente di avere il testo scritto, visto il lavoro che è stato fatto ineccepibile anche, credo, dagli uffici. Voglio, però, ribadirle la necessità di sollecitare, intervenire ancora sui contributi di autonoma sistemazione, perché lei non ha ricordato che, purtroppo, da fine 2025, da dicembre, è cessato lo stato di emergenza, è intervenuto il subentro nella gestione ordinaria delle procedure ancora pendenti. Quindi chi è fuori casa, perché non ha ancora l'abitazione agibile, deve sostenere, ad esempio, l'affitto a proprie spese, totalmente a proprie spese. So che c'è una…

Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui

Interpellanza n. 12
ad iniziativa del Consigliere Nobili
“Scelte regionali in materia di dimensionamento scolastico e duplicazione degli indirizzi dell’Istituto Tecnico Agrario ‘G. Vivarelli’ di Fabriano – coerenza normativa, sostenibilità economica e tutela delle eccellenze formative delle aree interne”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interpellanza n. 12 del Consigliere Nobili.
Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Nobili.

Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Con questa interpellanza intendevo porre una questione che riguarda non soltanto una scelta organizzativa interna al sistema scolastico, ma una questione che investe un tema più generale: quale idea di scuola tecnica, di aree interne, di programmazione pubblica oggi ha la Regione Marche. L'Istituto Tecnico Agrario “Vivarelli” di Fabriano non è una scuola qualsiasi. È una realtà storica, che è stata fondata, pensate, nel 1882, e rappresenta da oltre un secolo uno dei principali poli di formazione agraria delle Marche. Si tratta di un presidio educativo che ha costruito nel tempo competenze, strutture, laboratori, relazioni con il mondo produttivo e una funzione territoriale fondamentale per l'entroterra marchigiano. Parliamo, quindi, di una scuola che dispone di un'azienda agraria, di terreni, di laboratori specialistici, di un convitto storico, che è l'unico nella provincia di Ancona, e che ha consolidato negli anni un’identità fortemente legata al settore agrario, al settore agroalimentare, ambientale e vitivinicolo. Ho ritenuto necessario interrogare la Giunta rispetto alla scelta di autorizzare la duplicazione dell'indirizzo “Viticoltura ed Enologia” in un'altra sede territoriale, pur in presenza di un quadro demografico caratterizzato da calo degli scritti e di una normativa nazionale che, al contrario, spinge verso la razionalizzazione della rete scolastica. Non si tratta di una difesa corporativa o campanilistica. Nessuno mette in discussione il valore della formazione agraria diffusa nel territorio regionale. Il punto è, invece, un altro, capire se la moltiplicazione di indirizzi altamente specialistici, senza adeguati numeri e senza una reale sostenibilità nel medio periodo, rischi di indebolire proprio quelle eccellenze storiche che dovremmo invece consolidare. Perché un indirizzo come “Viticoltura ed Enologia” non è una semplice articolazione teorica replicabile ovunque. Richiede aziende agrarie, strutture dedicate, laboratori, professionalità specifiche, integrazione stabile con il sistema produttivo e investimenti consistenti. Non a caso la stessa tradizione formativa agraria italiana ha sempre costruito questi percorsi intorno a poli altamente specializzati e territorialmente riconoscibili. Quindi la mia interpellanza nasceva dall'esigenza di verificare la coerenza tra le politiche regionali e il quadro normativo nazionale sul dimensionamento scolastico, anche alla luce delle pressioni esercitate dal Governo nei confronti delle Regioni per ridurre frammentazioni e sottodimensionamenti. In questo senso, la preoccupazione era duplice. Da un lato, il rischio di disperdere risorse economiche e professionali attraverso duplicazioni difficilmente sostenibili nel tempo. e Dall'altro, il rischio di indebolire il ruolo strategico del “Vivarelli” come polo di eccellenza delle aree interne, proprio mentre tutti dichiarano di voler contrastare lo spopolamento e rafforzare i servizi territoriali. Prendo atto che, nel frattempo, la situazione sembra essersi in parte ricomposta e che vi siano stati sviluppi orientati a superare o ridimensionare le criticità inizialmente emerse. Se così è, lo considero un fatto positivo. Ma proprio questa evoluzione conferma l'utilità politica e istituzionale dell'interpellanza. Perché il compito del Consiglio regionale non è intervenire soltanto quando i problemi esplodono definitivamente, ma anche svolgere una funzione preventiva di verifica, indirizzo e controllo sulle scelte programmatiche della Regione. E per questo è bene dire con chiarezza che difendere le eccellenze formative delle aree interne non significa moltiplicare indistintamente gli indirizzi, significa rafforzare quei poli che storicamente hanno dimostrato qualità, attrattività e capacità di integrazione con il territorio. La vera sfida è costruire un sistema scolastico regionale equilibrato, sostenibile e coerente con le vocazioni territoriali, evitando decisioni episodiche o esclusivamente localistiche. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per la risposta, l’Assessore E. Rossi.

Enrico ROSSI. Grazie, Presidente. Cerco di rispondere principalmente nel merito di quanto diceva poco fa il Consigliere, cioè in ordine all'obiettivo della verifica della corrispondenza, diciamo così, tra le politiche regionali di programmazione scolastica e il quadro normativo vigente. In premessa si precisa che la Giunta regionale ha approvato la programmazione scolastica per l'anno scolastico 2026/2027, esattamente con la delibera di Giunta regionale n. 1748 del 2025 sulla base, appunto, del quadro normativo vigente, il decreto interministeriale n. 127 del 2023, il decreto interministeriale n. 124 del 2025, il decreto del Presidente della Repubblica n. 81 del 2009 e le disposizioni del PNRR, delle linee guida regionali 2023-2026 approvate con decreto amministrativo 30 settembre del 2022 e, successivamente, integrate sempre con decreto n. 65/2024, delle linee di indirizzo regionali per il dimensionamento 2026-2027, nonché delle deliberazioni provinciali, con particolare riferimento alla delibera n. 40 del 2025 della Provincia di Ancona, che costituisce elemento istruttorio essenziale. La Regione ha operato nel rispetto rigoroso dei criteri di razionalità, sostenibilità organizzativa ed equilibrio territoriale, evitando duplicazioni non giustificate nel pieno allineamento con gli obiettivi PNRR e con i decreti nazionali che fissano i parametri minimi per il mantenimento delle autonomie scolastiche. Rispetto ai principali quesiti posti si rappresenta che l'attivazione a Jesi non costituisce una duplicazione impropria, ma risponde agli esiti dell'istruttoria provinciale, la delibera della Provincia di Ancona n. 40/2025, sopra richiamata, che ha evidenziato una forte richiesta della Media Vallesina sostenuta da 14 Sindaci, un bacino di utenza distinto da quello di Fabriano - in effetti solo il 2% degli studenti dell'area oggi si rivolge al “Vivarelli” - la presenza di spazi, di laboratori, che lei prima citava, e la cantina didattica già pienamente operativi, così come l'assenza per l'Istituto Superiore “Cuppari-Salvati” di indirizzi autorizzati ma non attivati come richiesto dalle linee guida regionali. La proposta rispetta, inoltre, i criteri nazionali relativi alla razionalità dell'offerta, coerenza con i bacini di utenza, assenza di sovrapposizioni e corretto utilizzo del contingente regionale. Dal punto di vista economico e organizzativo non comporta oneri aggiuntivi. Gli spazi sono già disponibili, le attrezzature presenti e non si prevede l'apertura di nuove sedi. La decisione, quindi, è pienamente conforme alle politiche nazionali di razionalizzazione della rete scolastica, non modifica il numero di autonomie, non frammenta l'offerta rispetto al contingente regionale di 208 autonomie ed è coerente con gli obiettivi PNRR. Il “Vivarelli” mantiene integralmente il proprio ruolo di polo regionale dell'istruzione agraria, unico dotato di un'azienda agraria di 80 ettari, di convitto e dell'intera filiera formativa fino al sesto anno Enotecnico. L'attivazione di Jesi riguarda solo una sezione, non replica le strutture specialistiche di Fabriano e si rivolge a un bacino non servito dal “Vivarelli”, senza incidere sulla sua funzione strategica. Il “Vivarelli” non subisce, quindi, effetti negativi e l'offerta complessiva risulta equilibrata. L'istituto resta un presidio strategico e non replicabile per la formazione agraria regionale. In conclusione, la decisione regionale è pienamente conforme alle norme nazionali e regionali, risponde ai bisogni del territorio, non genera costi aggiuntivi e mantiene un sistema scolastico coerente, sostenibile e allineato agli obiettivi. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Nobili.

Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Non posso che prendere atto positivamente del superamento delle criticità che erano state segnalate con particolare vigore dal territorio fabrianese. Quindi, nelle more di discussione dell'interrogazione, evidentemente il quadro ha registrato un miglioramento. Questo, però, credo che non sgombri il campo del tutto dal tema di come alcune questioni politiche e istituzionali meritino di essere verificate. Non si può affrontare il tema del dimensionamento scolastico in modo contraddittorio, lo ribadisco, invocando, da una parte, la razionalizzazione della rete e, dall'altra, autorizzando operazioni che rischiano di produrre dispersione di risorse e frammentazione dell'offerta formativa, perché questo era il rischio e deve essere qualcosa che va scongiurato nel tempo. La seconda questione è quella relativa alle aree interne che vanno difese con convinzione e non si difendono attraverso una distribuzione casuale o competitiva degli indirizzi scolastici specialistici, ma vanno rafforzati quei poli come il “Vivarelli”. Per questo credo che la vicenda del “Vivarelli” rappresenti una occasione di riflessione generale sul tema della programmazione scolastica regionale, sul rapporto tra autonomia territoriale e integrazione stabile con il sistema produttivo e degli investimenti. Quindi, ripeto, prendo atto positivamente se le criticità sono state risolte, ma che questa vicenda ci serva, in qualche modo, da punto di riferimento, da punto di orientamento anche per le scelte future. Grazie.

Proposta di legge n. 33
ad iniziativa dei Consiglieri Marcozzi, Pasqui, Biondi
“Modifiche alla legge regionale 12 ottobre 2009, n. 24 (Disciplina regionale in materia di gestione integrata dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati)
(Discussione generale e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di legge n. 33 dei Consiglieri Marcozzi, Pasqui, Biondi.
La discussione generale è aperta, ha la parola la relatrice di maggioranza Consigliera Marcozzi.

Jessica MARCOZZI. Grazie, Presidente. Bene, iniziamo. Facciamo un excursus. Con il decreto legislativo n. 152 del 2006, Parte IV, Titolo V “Bonifica di siti contaminati” sono stati disciplinati gli interventi di bonifica e ripristino ambientale dei siti contaminati e definite procedure, criteri e modalità. La Regione Marche con legge n. 13 del 2006, art. 14, comma 1, ha delegato ai Comuni le funzioni amministrative inerenti gli interventi di bonifica. La legge regionale 2 agosto del 2006, la n. 13, proprio con l'Assestamento del bilancio, all'articolo 14 stabilisce che le funzioni amministrative inerenti gli interventi di bonifica, che ricadono interamente nell'ambito del territorio comunale e che sono attribuite alla Regione ai sensi dell'articolo 242 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, sono trasferite ai Comuni competenti. Molte Regioni lo hanno fatto, non la Sicilia, ad esempio, in quanto ha sei persone in Regione che si sono occupate dei procedimenti di bonifica. La Regione Marche aveva due tecnici.
La Regione Marche con la legge regionale 12 ottobre 2009, la n. 24 “Disciplina regionale in materia di gestione integrata dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati”, all'articolo 4, comma 2, stabilisce che restano di competenza dei Comuni le funzioni amministrative inerenti gli interventi di messa in sicurezza e bonifica dei siti contaminati che ricadono interamente nell'ambito del territorio comunale, di cui l'articolo 14 della legge regionale 2 agosto 2006, n. 13, che era, appunto, l'Assestamento di bilancio 2006.
La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 160 del 24 luglio del 2023, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 5 della legge della Regione Lombardia 27 dicembre 2006, n. 30, rubricato “Funzioni amministrative di competenza comunale in materia di bonifica di siti contaminati” Questo articolo, che prevedeva il trasferimento ai Comuni delle funzioni amministrative in materia di bonifica di siti contaminati, ha cessato di avere efficacia dal luglio 2023.
Con l'articolo 22 del decreto-legge n. 104 del 10 agosto 2023, convertito in legge n. 136 del 9 ottobre 2023, il Governo ha introdotto la possibilità per le Regioni di conferire le funzioni agli enti locali sia in materia di bonifiche che di rifiuti, facendo salve le disposizioni regionali vigenti che hanno già trasferito tali funzioni agli enti locali.
Secondo quanto previsto, quindi, dall'articolo 22 del decreto-legge 10 agosto 2023, n. 104, “Disposizioni urgenti a tutela degli utenti, in materia di attività economiche e finanziarie e investimenti strategici”, come modificato dalla legge di conversione n. 136 dell’ottobre 2023, la Regione conferisce ai Comuni le funzioni amministrative relative alla procedura di bonifica, di messa in sicurezza, nonché alle misure di riparazione e di ripristino ambientale di siti contaminati che ricadono nell'ambito del territorio di un solo Comune e disciplina i poteri regionali di indirizzo, coordinamento e controllo sulle funzioni conferite, nonché il supporto tecnico-amministrativo da parte della nostra Regione. La presente disposizione, quindi, va a modificare la legge regionale n. 24 del 2009, ridefinendo la distribuzione delle competenze amministrative in materia di bonifica dei siti contaminati in considerazione dell'adeguamento alle novità introdotte dal decreto legislativo n. 152 del 2006 e ripristinando il riparto di funzioni consolidato da anni sul territorio regionale in materia di bonifiche.
Nella Regione Marche la delega ai Comuni delle funzioni amministrative ex articolo n. 242 del decreto legislativo n. 152 del 2006 per i siti che ricadono interamente nel territorio comunale è stata introdotta con la legge regionale che ho già detto, la n. 13 del 2006, e ribadita con legge regionale dell'ottobre 2009, la n. 24, ben prima della legge n. 136 del 2023. Questa delega rimane valida e pienamente operativa.
L'articolo 241 del decreto legislativo n. 152 del 2006 prevede l'adozione di un regolamento, emanato con decreto ministeriale del 1° marzo del 2019, n. 46, relativo agli interventi di bonifica, di ripristino ambientale e di messa in sicurezza, d'emergenza, operativa e permanente, delle aree destinate alla produzione agricola e all'allevamento, ai sensi dell'articolo 241 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in cui vengono attribuite alle Regioni le funzioni amministrative.
Il Regolamento contiene norme secondarie di adeguamento alla specificità delle aree e non sottrae la bonifica in aree agricole ai principi espressi dall'articolo 242 per cui la delega di funzioni al Comune è già stata operata.
In merito all'attribuzione di funzioni, il MASE, con parere protocollo n. 243935 del 22 dicembre 2025, segnala che la giurisprudenza amministrativa ha chiarito che rientrano nel novero delle funzioni delegabili ai sensi del citato articolo 22, anche quelle di cui all'articolo 241 del decreto legislativo n. 152 del 2006 e del regolamento attuativo adottato con il decreto ministeriale n. 46 del 2019 in materia di bonifica delle aree agricole. Le funzioni amministrative, quindi, attribuite alla Regione dal decreto ministeriale 1° marzo 2019, n. 46, vengono conferite ai Comuni territorialmente competenti. A seguito dell’entrata in vigore dell'articolo 242-bis “Procedura semplificata per le operazioni di bonifica”, è stata inserita la disciplina semplificata per la bonifica del suolo. Le funzioni amministrative, di cui all'articolo 242-bis del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, vengono conferite ai Comuni territorialmente competenti, come espressamente previsto dalla legge statale n. 136 del 2023. A seguito dell'entrata in vigore dell'articolo 242-ter “Interventi e opere nei siti oggetto di bonifica” introdotto dall'articolo 52, comma 1, della legge n. 120 del 2020, poi modificato dall'articolo 37, comma 1, lettera c, della legge n. 108 del 2021, è stata inserita una disciplina specifica per la realizzazione di interventi e opere all'interno di siti oggetto di procedimento di bonifica, inclusi quelli di interesse nazionale. Questo articolo permette di realizzare una serie di interventi e opere che, pur non essendo direttamente legati al procedimento di bonifica in corso, sono necessari per altri scopi, come sicurezza dei luoghi di lavoro, manutenzione ordinaria e straordinaria di impianti e infrastrutture o per progetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Lo stesso articolo 242-ter, al comma 3, specifica che per gli interventi e le opere individuate al comma 1 e al comma 1-bis, nonché per quelle di cui all'articolo 25 del decreto del Presidente della Repubblica 13 giugno 2017, n. 120, il Ministro dell'Ambiente con proprio decreto… e le Regioni per le restanti aree provvedono all'individuazione delle categorie di interventi che non necessitano della preventiva valutazione delle interferenze da parte dell'Autorità competente dei procedimenti di bonifica ai sensi del Titolo V, Parte quarta, dello stesso decreto legislativo n. 152 del 2006, e, qualora necessario, definiscono i criteri e le procedure per la predetta valutazione nonché le modalità di controllo.
Richiamata la ratio della norma, volta ad attribuire la competenza della valutazione prevista dall'articolo 242-ter alla stessa Autorità competente per le procedure di cui all'articolo 242, si ritiene che la delega ai Comuni già operativa non possa che comprendere anche quella riportata nel comma 2 dell'articolo 242-ter. Quindi a riguardo si riporta il parere del MASE protocollo n. 243935 del dicembre 2025 di risposta all'interpello formulato dal Comune di Jesi in merito all'Autorità competente per la valutazione ex articolo 242-ter del decreto legislativo n. 152 del 2006 da cui emerge quando segue. L'articolo 22 del citato decreto legge n. 104 del 2023 prevede che il conferimento delle funzioni agli enti locali avvenga con legge regionale, sicché si rende necessaria una espressa legge regionale che trasferisca agli enti locali le funzioni ex articolo 242-ter trattandosi di una funzione introdotta nell'ordinamento per effetto dell'articolo 52, comma 1, decreto legge del 16 luglio 2020, n. 76, convertito con modificazioni dalla legge 11 settembre 2020, n. 120. La legge regionale previgente non può interpretarsi estensivamente in modo tale da ricomprendere una funzione a quella data inesistente. Ed è per questo che abbiamo presentato questa proposta di legge.
A tale nuovo conferimento non è di ostacolo il fatto che l'articolo 22 non contempli espressamente anche l'articolo 242-ter, come già detto, la natura dinamica del rinvio previsto dall'articolo 242-ter che attribuisce rilevanza a tutte le vicende che riguardano la disposizione rinviata, inclusa, pertanto, anche la possibilità di delega agli enti locali e la ratio della norma primaria, identità soggettiva dell'autorità competente per i due procedimenti, rendono le funzioni ex articolo 242-ter connaturate a quelle previste dall'articolo 242.
In conclusione, le Regioni possono con legge regionale – possono - conferire agli enti locali le funzioni previste dall'articolo 242-ter, non potendosi interpretare estensivamente le leggi regionali antecedenti all'introduzione del medesimo articolo 242-ter. Quindi le funzioni amministrative di cui all'articolo 242-ter del decreto legislativo 3 aprile 2006 vengono, pertanto, conferite ai Comuni territorialmente competenti.
La delega di funzioni relativa ai procedimenti di cui all’articolo 242 in favore dei Comuni già operata dal 2006 costituisce un modello storico procedurale consolidato nella Regione Marche. La delega ai Comuni delle funzioni di cui all’articolo 249 per le aree ridotte di dimensioni si configura come specifica delle procedure descritte in termini generali dall'articolo 242. Ne consegue che il Comune è competente anche per le procedure semplificate per i siti di ridotte dimensioni previste dall'articolo 249 del decreto legislativo n. 152 del 2006, come definito anche nelle vigenti linee guide regionali per la gestione dei siti contaminati e sistema informativo regionale dei siti inquinati di cui alla delibera di Giunta regionale n. 1104 del 2018.
In relazione, quindi, all'articolo 249 del decreto legislativo n. 152 del 2006 e all'articolo 22 del decreto legge n. 104 del 2023, si richiama la sentenza della Corte Costituzionale n. 151 del 2024.
La mancanza nella citata disciplina d'urgenza di un riferimento esplicito al procedimento di cui all'articolo 249, Codice ambiente, non è sufficiente ad escludere le correlate funzioni amministrative dal novero di quelle che possono essere oggetto di riallocazione presso ambiti territoriali infra-regionali. Se, infatti, il legislatore statale ha ritenuto conforme al principio di adeguatezza riconoscere alle Regioni la facoltà di conferire agli enti locali le funzioni relative al più complesso e articolato procedimento di bonifica ordinario, non si ravvisano ragioni per non includere, tra le attribuzioni delegabili, le più ridotte competenze spettanti alle stesse Regioni nell'ambito della procedura semplificata per i siti di ridotte dimensioni.
Considerato quanto ho già detto e richiamato il principio di coerenza nella gestione dei procedimenti per cui i Comuni competenti per le procedure di bonifica e per i casi di inquinamento più estesi riferiti al territorio comunale già svolgono le funzioni per i casi di ridotte dimensioni, le funzioni della Regione di cui all'articolo 249 del decreto legislativo n. 152 del 2006 vengono conferite ai Comuni territorialmente competenti.
Questa proposta di legge, quindi, va proprio nella direzione dettata dalla normativa e dalla giurisprudenza. Quindi, in sintesi, questa proposta di legge aggiunge alla competenza dei Comuni le funzioni amministrative, di cui all'articolo 241, che riguarda: interventi di bonifica, ripristino ambientale e di messa in sicurezza, di emergenza, operativa e permanente, delle aree destinate alla produzione agricola e all'allevamento. L’articolo 242-bis riguarda la procedura semplificata per le operazioni di bonifica. Include, poi, le funzioni amministrative di cui all'articolo 242-ter relativo agli interventi e alle opere nei siti oggetto di bonifica e secondo quanto sostenuto nel parere del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, protocollo n. 243935 del 2025, la legge regionale è previgente, non può interpretarsi estensivamente in modo tale da ricomprendere una funzione nuova. Quindi, nella proposta è chiarito anche che rientrano nella competenza dei Comuni le funzioni di cui all'articolo 249 relativo alle aree contaminate di ridotte dimensioni. Come affermato dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 151 del 2024, infatti, tali funzioni possono essere incluse tra quelle oggetto di conferimento ai Comuni.
Questa proposta di legge è composta da quattro articoli. L'articolo 1, in attuazione dell'articolo 22 del decreto legge 10 agosto 2023, n. 104, convertito con modificazioni dalla legge 9 ottobre 2023, n. 136, disciplina i poteri di indirizzo, coordinamento e controllo che la Regione esercita sulle funzioni conferite ai Comuni in materia di bonifica, nonché il supporto tecnico e amministrativo da fornire da parte della Regione agli stessi Comuni e le ulteriori modalità per l'esercizio delle funzioni conferite. Questo articolo ha carattere normativo e non comporta maggiori oneri a carico del bilancio regionale.
L'articolo 2 modifica l'articolo 4 della legge regionale n. 24 del 2009. L'articolo 2, infatti, in attuazione dell'articolo 22 del decreto legge n. 104 del 2023, individua, nell'ambito delle attività di bonifica dei siti contaminati, le ulteriori funzioni amministrative disciplinate nel decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), Parte IV (Norme in materia di gestione dei rifiuti e di bonifica dei siti inquinati), Titolo V (Bonifica dei siti contaminati), conferite ai Comuni, cioè quelle previste, come ho già detto, dall'articolo 242-bis, dall'articolo 242-ter e dagli articoli 249 e 241.
La disposizione ha carattere normativo e non comporta maggiori oneri a carico del bilancio regionale in quanto le funzioni amministrative oggetto del conferimento sono riconducibili a quelle previste dall'articolo 242 dello stesso decreto legislativo, già trasferite ai Comuni dalla legge regionale 2 agosto 2006, n. 13, successivamente richiamata dall'articolo 4 della legge regionale n. 24 del 2009.
L'articolo 3 pone a carico della Giunta regionale l'onere di adottare, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, il provvedimento per la disciplina delle modalità di esercizio delle funzioni di indirizzo, coordinamento e controllo nonché di supporto tecnico-amministrativo. La disposizione ha carattere normativo e non comporta maggiori oneri a carico del bilancio regionale.
L'articolo 4 contiene la clausola di invarianza finanziaria.
Termino qui e mi auguro che questa proposta di legge possa essere approvata all'unanimità. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliere Nobili.

Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. La relazione che vado a illustrare, se volete, è meno tecnica di quella di chi mi ha preceduto, che è stata sicuramente molto puntuale. Ma credo che con questa relazione si voglia accendere un riflettore su quelle che sono le criticità fondamentali di un impianto normativo che non è un semplice impianto normativo che riguarda il trasferimento di competenze amministrative. Perché si parla di un provvedimento che ha un obiettivo dichiarato, riorganizzare l'esercizio delle funzioni amministrative in materia di bonifica, messa in sicurezza e ripristino ambientale, attribuendo ai Comuni le competenze relative ai procedimenti che riguardano aree ricadenti interamente nel loro territorio. Badate bene, si tratta di un tema estremamente delicato perché parliamo di siti contaminati, di tutela ambientale, di salute pubblica, di procedimenti spesso complessi sul piano tecnico, giuridico e amministrativo. Non siamo, quindi, di fronte a una materia ordinaria né a un semplice spostamento di fascicoli da un ente a un altro. Siamo di fronte a procedimenti che possono incidere direttamente sulla sicurezza dei cittadini, sulla qualità delle acque, dei suoli, delle matrici ambientali e sulla possibilità stessa di restituire aree contaminate a un uso sicuro e compatibile. Per questa ragione il punto non è se i Comuni debbano o meno avere un ruolo. I Comuni sappiamo che sono enti fondamentali, sono il primo presidio democratico dei territori e conoscono spesso meglio di chiunque altro le criticità locali. Il punto però è un altro. Non si può trasferire una funzione così delicata senza garantire prima competenze, strumenti, coordinamento, responsabilità chiare. In altri termini, risorse. Ciò che preoccupa, ma ci tornerò poi, è proprio quel passaggio più volte richiamato dalla relatrice che mi ha preceduto, che è quello dell'invarianza finanziaria. Questa proposta di legge richiama correttamente l'articolo 22 del decreto legge 10 agosto del 2023 n. 104 che consenta alle Regioni di conferire agli enti locali funzioni amministrative in materia di bonifiche, tenendo conto, in particolare, del principio di adeguatezza. Ed è proprio questo il nodo centrale del provvedimento. Il legislatore statale non impone un trasferimento automatico e generalizzato delle competenze, ma richiede una valutazione concreta della capacità amministrativa e organizzativa degli enti destinatari delle funzioni. Perché il rischio che vediamo in questa proposta è che, dietro una dichiarata volontà di efficienza, si produca nei fatti una frammentazione delle competenze e, soprattutto, uno scarico di responsabilità sui Comuni, molti dei quali non dispongono di strutture tecniche adeguate per affrontare procedimenti di bonifica complessi. Una bonifica non è soltanto un atto amministrativo, richiede competenze ambientali, sanitarie, idrogeologiche, urbanistiche, procedurali. Richiede capacità di controllo, interlocuzione con ARPAM, AST, Province, Regione, soggetti privati e Autorità competenti. Richiede continuità, monitoraggio e capacità di valutare dati tecnici spesso molto complessi. Il dossier illustrativo, allegato alla proposta di legge, chiarisce che il provvedimento estende espressamente ai Comuni ulteriori funzioni amministrative relative agli articoli 241, 242-bis, 242-ter e 249 del decreto legislativo n. 152 del 2006. Ampliando, quindi, in modo significativo il perimetro delle competenze già attribuite dalla normativa regionale previgente. Si tratta, dunque, non di una mera ricognizione normativa, ma di una scelta di riassetto amministrativo che richiede particolare prudenza. Per questo ho presentato alcuni emendamenti, che non stravolgono il provvedimento, ma provano a renderlo più serio, più prudente e più coerente con il principio di tutela ambientale. Si tratta di emendamenti che non hanno natura ostruzionistica né mirano a negare il ruolo dei Comuni, ma che intendono introdurre condizioni minime di garanzia, affinché il trasferimento delle funzioni avvenga in modo sostenibile, uniforme e compatibile con il principio di adeguatezza richiamato dalla normativa statale. C'è un profilo particolarmente problematico che non può essere ignorato, che è quello dell'articolo 4 per cui la proposta contiene una clausola di invarianza finanziaria. Ma se trasferiamo o ridefiniamo funzioni delicate, senza prevedere risorse aggiuntive, dobbiamo almeno assicurarci che esistano strutture, competenze e strumenti adeguati, altrimenti la legge rischia di essere formalmente neutra per il bilancio regionale, ma concretamente onerosa, problematica e insostenibile per gli enti locali. Non possiamo in questa sede trascurare il parere espresso dal Consiglio delle Autonomie Locali, il quale ha deliberato, sì, di esprimere parere favorevole, ma un parere favorevole condizionato dall'abrogazione dell'articolo 2, che è il cuore dell'impianto normativo della proposta di legge, quindi l'articolo che trasferisce competenze e funzioni alle amministrazioni comunali, proprio per le ragioni che sto illustrando con la mia relazione. Perché la gestione dei procedimenti di bonifica, lo ripeto, richiede un personale qualificato, un supporto tecnico e attività che molti enti locali, soprattutto quelli di minori dimensioni, oggi non possiedono. Quindi il rischio, e lo ribadisco, è che l'invarianza finanziaria si traduca nei fatti in uno spostamento implicito di costi e responsabilità sui Comuni. E per questo gli emendamenti che poi andrò a illustrare insistono su tre punti: verifica preventiva delle capacità dei Comuni, criteri regionali uniformi e monitoraggio periodico dell'attuazione. Quindi, in conclusione, andrò poi a illustrare questi emendamenti, perché con questi emendamenti emerge una posizione chiara. Non c'è un'opposizione pregiudiziale al rafforzamento del ruolo dei Comuni. Ma c'è una forte contrarietà a un trasferimento di competenze privo delle necessarie garanzie, perché si tratta di materia di bonifiche ambientali in cui non possiamo permetterci norme deboli, ambigue o costruite solo sulla carta. Serve una Regione che indirizzi, che coordini, controlli e, quando necessario, mantenga direttamente la competenza sui procedimenti più delicati. E gli emendamenti vanno esattamente in questa direzione. Rendere la legge più equilibrata, più prudente, più rispettosa dei territori e più coerente con la tutela dell'ambiente e della salute. Ed è per questo che io chiedo all'Aula di valutarli con attenzione, perché il giudizio finale sul provvedimento non potrà prescindere dall'accoglimento di queste garanzie. Senza l'accoglimento di questi emendamenti, la proposta rischia di trasformarsi in una semplificazione apparente che sposta responsabilità senza rafforzare davvero la capacità pubblica di intervenire sui siti contaminati. Meno Regione sulla carta può significare, in assenza di adeguate garanzie, più frammentazione amministrativa nella realtà. E nelle bonifiche ambientali la frammentazione non è mai neutra, può tradursi in ritardi, disomogeneità, aumento del contenzioso e minore efficacia della tutela ambientale sanitaria. E su una materia come questa, me lo lasci dire, Presidente, noi non possiamo permetterci scorciatoie in nome di una semplificazione amministrativa che crea più problemi che altro. Grazie.

PRESIDENTE. Apriamo ora la discussione. Se non ci sono interventi, passiamo all’articolo 1 per il quale sono giunti due emendamenti, tutti e due a firma del Consigliere Nobili.

Articolo 1
Emendamento 1/1 a firma del Consigliere Nobili, che ha chiesto la parola, ne ha facoltà.

Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Il primo emendamento interviene sul comma 2-ter lettera b) dell'articolo 2 della legge regionale n. 24/2009 come introdotto dall'articolo 1 della proposta di legge. La modifica aggiunge, con riferimento alle linee guida regionali per la realizzazione di interventi e opere nei siti oggetto di procedimento di bonifica, la necessità di garantire che tali interventi non pregiudichino né interferiscano con l'esecuzione ed il completamento della bonifica. È una precisazione che riteniamo essenziale. La priorità deve rimanere il risanamento ambientale. Non possono essere consentite sovrapposizioni, anticipazioni o accelerazioni procedurali che, anche indirettamente, rischino di compromettere la bonifica o di renderne più difficile il completamento. Il tema assume particolare rilievo soprattutto nei casi in cui vi siano interventi urbanistici, infrastrutturali o produttivi da realizzare in aree interessate da procedimenti di bonifica. In tali situazioni la pressione alla rapida utilizzazione delle aree non può prevalere sulle esigenze di risanamento ambientale e di tutela della salute pubblica. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marconi.

Luca MARCONI. Grazie, Presidente. Su questo emendamento, che abbiamo esaminato in Commissione, seppure con una formulazione diversa, poi ricorretta dal collega Nobili, la maggioranza esprime parere favorevole. Grazie.

PRESIDENTE. Emendamento 1/1. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Emendamento 1/2 a firma del Consigliere Nobili, che ha chiesto la parola, ne ha facoltà.

Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Io ho illustrato il primo emendamento, poi ce n'è un secondo che insiste sempre con riferimento all'articolo 1.

PRESIDENTE. Chiedo scusa, Consigliere, andavano illustrati insieme, però lo illustri, nessun problema. Dovevano essere illustrati insieme, ma nessun problema, ci mancherebbe altro.
Ha la parola il Consigliere Nobili.

Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Sì, sennò andiamo a votare qualcosa che non ho illustrato. Il secondo emendamento che è sempre riferito all'articolo 1, inserisce dopo la lettera b) del comma 2-ter dell'articolo 2 della legge regionale n. 24/2009 una nuova lettera b-bis. Con questa previsione si attribuisce alla Regione il compito di definire criteri uniformi per l'istruttoria, il controllo e il monitoraggio dei procedimenti di competenza comunale, nonché standard minimi di tutela ambientale e sanitaria. Questo è un passaggio centrale, perché se si attribuiscono ai Comuni funzioni in materia di bonifica, la Regione deve assicurare un quadro omogeneo di regole, criteri e standard. Non possiamo, quindi, accettare che una materia così delicata venga gestita in modo disomogeneo da territorio a territorio, con esiti diversi a seconda della capacità amministrativa del singolo Comune. L'uniformità dei criteri istruttori e di controllo rappresenta uno strumento essenziale per ridurre il rischio di contenzioso amministrativo e di interpretazioni difformi della normativa ambientale e di disparità di trattamento tra territori e territori. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Marconi.

Luca MARCONI. Grazie, Presidente. Su questo emendamento, già prodotto in Commissione, la Giunta ha precisato che è ampiamente previsto quanto proposto dal Consigliere nelle linee guida sui siti contaminati, quindi non è accoglibile. Grazie.

PRESIDENTE. Emendamento n.1/2. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale non approva)

Articolo 1, così come emendato. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

PRESIDENTE. Chiedo scusa, non è stato preso il mio voto favorevole. Non sono riuscito a votare.

Articolo 2. Anche qui ci sono due emendamenti, entrambi a firma del Consigliere Nobili, che chiesto la parola, ne ha facoltà.

Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Mi scusi se prima ho frammentato le illustrazioni degli emendamenti. Allora, l'articolo 2 della proposta di legge interviene sull'articolo 4 della legge regionale n. 24/2009 inserendo un nuovo comma 2-bis che conferisce ai Comuni, quando le aree interessate ricadono interamente nel relativo territorio, le funzioni amministrative concernenti la bonifica, la messa in sicurezza e il ripristino ambientale. Su questo articolo si collocano due ulteriori emendamenti che si ritengono decisivi per evitare che il conferimento delle funzioni diventi un trasferimento automatico e privo di garanzie. Il primo di questi due emendamenti all'articolo 2 sostituisce il comma 2-bis dell'articolo 4 della legge regionale n. 24/2009. Il conferimento delle funzioni resta possibile, ma solo previo accertamento, da parte della struttura regionale competente, dell’adeguata capacità tecnico-amministrativa e organizzativa del Comune interessato. Non basta, infatti, che l'area ricada interamente nel territorio comunale, occorre verificare se quel Comune è effettivamente in grado di gestire il procedimento con le competenze, le strutture, le garanzie necessarie. Al contrario, la proposta rischia di lasciare soli proprio gli enti più fragili e questo sarebbe un errore grave, perché le bonifiche non possono dipendere dalla dimensione o dalla forza amministrativa del singolo Comune. Questo emendamento rappresenta la concreta attuazione del principio di adeguatezza richiamato dal legislatore statale. Non si tratta di introdurre un aggravio burocratico, ma di evitare che funzioni particolarmente complesse vengano attribuite a enti privi delle strutture tecniche necessarie, con conseguente rischio di rallentamenti, errori procedimentali o insufficiente tutela ambientale. Lo stesso emendamento esclude, inoltre, dal conferimento ai Comuni le aree destinate alla produzione agricola e all'allevamento di cui all'articolo 241 del decreto legislativo n. 152/2006, per le quali restano ferme le competenze regionali. Anche qui il tema è evidente. Quando la contaminazione può incidere su suoli agricoli, produzioni, filiere alimentari e allevamenti, serve una regia più forte, capace di tenere insieme tutela ambientale, salute pubblica e sicurezza delle produzioni. Le contaminazioni che interessano matrici agricole e produzioni alimentari presentano infatti…

PRESIDENTE. Grazie, Consigliere. Sono io che le chiedo scusa per prima perché non avevo detto che andavano illustrati insieme. Ci mancherebbe.
Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Marconi.

Luca MARCONI. Grazie, Presidente. Allora, colleghi, questi due commi mirano ambedue a ritornare competenze in capo alla Regione. Lo spirito del provvedimento, che c'è stato presentato dalla Giunta e che come maggioranza abbiamo accolto, è quello proprio di evitare, fare esattamente il contrario. Quindi non possiamo che respingerli ambedue. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Nobili.

Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. La dichiarazione di voto non può che essere a favore di questi emendamenti. Il secondo, che non ho avuto il tempo di illustrare, riguarda il fatto che restano in ogni caso di competenza della Regione i procedimenti che presentano alcune condizioni: interessamento di più Comuni, contaminazione delle acque sotterranee o superficiali, particolare complessità tecnico-amministrativa o procedimentale, rilevanza sanitaria o ambientale, tale da richiedere un coordinamento unitario regionale. Con questo emendamento si va davvero incontro alle perplessità rappresentate dai Comuni e al fatto che il Consiglio delle Autonomie Locali abbia espresso un parere favorevole subordinato. Crediamo che l'approvazione di questo emendamento possa consentire il raggiungimento del punto di equilibrio che consenta alla proposta di legge di essere approvata senza passare sopra in modo così significativo alle criticità che hanno rappresentato le Amministrazioni comunali. Grazie.

PRESIDENTE. Emendamento 2/1 a firma del Consigliere Nobili. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale non approva)

Emendamento 2/2 a firma del Consigliere Nobili. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale non approva)

Articolo 2. Tengo anche a precisare che, conseguentemente al parere difforme del CAL, occorre la votazione con maggioranza assoluta a norma dell'articolo 38 dello Statuto, della legge regionale n. 4 del 2007, articolo 12, e dell'articolo 105 del Regolamento interno. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva a maggioranza assoluta dei suoi componenti)

Articolo 3. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Articolo 3 bis (articolo aggiuntivo)

Emendamento 3 bis/1 a firma del Consigliere Nobili, che ha chiesto la parola, ne ha facoltà.

Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Sì, molto, molto rapidamente. Questo emendamento prevede che dopo l'articolo 3 venga inserito un articolo 3-bis rubricato come “Monitoraggio sull'attuazione della legge”. La previsione stabilisce che decorso un anno dalla data di entrata in vigore della legge, e successivamente con cadenza biennale, la Giunta regionale trasmetta all'Assemblea legislativa regionale informazioni relative ai procedimenti di bonifica attivati dai Comuni nonché alle eventuali criticità rilevate. È una richiesta che richiamiamo, politicamente importante, perché il Consiglio regionale deve poter verificare gli effetti concreti della legge. Non possiamo approvare una riforma delle competenze e poi non sapere se funziona, se crea ritardi, se produce disomogeneità, se lascia scoperti alcuni territori o se genera problemi applicativi. Il monitoraggio periodico costituisce uno strumento indispensabile di verifica dell'effettiva sostenibilità del nuovo assetto amministrativo e consente all'Assemblea legislativa di esercitare pienamente la propria funzione di indirizzo e controllo. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Marconi.

Luca MARCONI. Grazie, Presidente. Abbiamo ritenuto già in Commissione questo emendamento, seppure in parte riformulato, di grande buon senso per le motivazioni che adduceva il collega Nobili, quindi, siamo favorevoli. Grazie.

PRESIDENTE. Emendamento 3 bis/1. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Articolo 4. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Coordinamento Tecnico. Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Nobili.

Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Anche in questo caso velocemente per rappresentare la posizione che ritengo assumerà l'intera minoranza. L'intenzione era quella di arrivare quantomeno ad una posizione di astensione previo quell'accoglimento di quegli emendamenti che noi ritenevamo fondamentali per raggiungere quel punto di equilibrio che ho prima rappresentato nell'illustrazione degli emendamenti stessi. Quegli emendamenti, qualora fossero stati approvati, consentivano di andare verso la posizione rappresentata dai Comuni con il parere espresso dal CAL. Purtroppo la maggioranza ha ritenuto che quegli emendamenti non dovessero trovare accoglimento e, quindi, a questo punto noi non possiamo che assumere una posizione, credo di parlare a nome dell'intera minoranza, di contrarietà all'intero impianto normativo, alla proposta di legge. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Marconi.

Luca MARCONI. Grazie, Presidente. Due punti erano assolutamente non conciliabili. Uno quello dell'invarianza finanziaria, un principio sulla base del quale si ragiona in termini di una piccolissima percentuale di competenze che vengono definitivamente attribuite ai Comuni quando già una legge lo prevede. Non stavamo facendo altro che un completamento di un processo, quindi questo non poteva essere accolto. Come non potevano essere accolti, colleghi della minoranza, gli emendamenti che ci facevano tornare indietro, Abbiamo proposto il trasferimento delle competenze ai Comuni, ovviamente non potevamo immaginare che queste competenze attraverso, i due emendamenti all'articolo 2, potessero essere accolte. Questo è stato il motivo per cui, al di là di un discreto e intelligente confronto in Commissione, non si è poi potuto addivenire alla cosa, i due nodi sostanziali della legge. Grazie.

Proposta di legge n. 33, emendata. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva a maggioranza assoluta dei suoi componenti)

Mozione n. 23
ad iniziativa dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Piergallini, Mangialardi, Mastrovincenzo, Catena, Cesetti
“Bonifica di ordigni bellici e armi chimiche nella costa pesarese”

Mozione n. 75
ad iniziativa dei Consiglieri Pierini, Canafoglia
“Verifica, mappatura e valutazione sulla possibile presenza di ordigni bellici contenenti iprite e arsenico nei fondali marini antistanti la costa pesarese”

Interrogazione n. 212
ad iniziativa del Consigliere Nobili
“Ordigni bellici e possibili residui chimici inabissati davanti alla costa pesarese, stato delle verifiche e iniziative della Regione Marche”
(Abbinate)
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 23 dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Piergallini, Mangialardi, Mastrovincenzo, Catena, Cesetti, la mozione n. 75 dei Consiglieri Pierini, Canafoglia, l’interrogazione n. 212 del Consigliere Nobili (abbinate).
Ha la parola, per l’illustrazione, la Consigliera Vitri.

Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Si tratta di un tema molto delicato, ma chiedo all'Aula di seguirlo con attenzione perché tocca da vicino la salute di tutti i residenti nel nostro territorio e in particolare nella costa. Sono passati sedici anni da quando nel 2010, nel dicembre del 2009, venne pubblicato un libro del giornalista Gianluca Di Feo dal titolo “Veleni di Stato” che descriveva i luoghi in cui vennero disperse le armi alla fine della seconda guerra mondiale, durante la ritirata tedesca. Fra i siti elencati compaiono, ad esempio, anche Pesaro, Fano, altre località della costa. Ordigni, tra cui centomila armi chimiche contenenti iprite e arsenico che nel luglio del 1944 i militari tedeschi trasferirono da un deposito che si trovava nelle gallerie delle ferrovie di Urbino e che, poi, affondarono di notte al largo della costa pesarese. Ovviamente, secondo le ricostruzioni, parte di questi ordigni si trovano ancora nelle gallerie di Urbino ed è per questo che anche ad Urbino e nelle zone limitrofe si chiede massima attenzione su questo tema, che in quest'Aula era già stato affrontato diversi anni fa, ma poi lasciato in sospeso. Nel 2010 si costituì il Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche che raccolse diversi documenti, testimonianze e approfondì questa tematica portando a conoscenza del problema tutte le autorità, le istituzioni pubbliche, cittadine, mediante specifiche iniziative. Nel corso della seduta, proprio in quest'Aula, n. 60 del 2017 fu discussa una mozione avente ad oggetto “Ordigni bellici contenenti iprite e arsenico”. Da allora, però, non avvenne nessuna specifica indicazione, nemmeno negli anni successivi, per effettuare una bonifica in tutto il nostro territorio. Recentemente è stato presentato anche un docufilm su questo tema, che ha aumentato la sensibilizzazione pubblica. Un docufilm del giornalista Gianni Lannes, in cui persino alcuni pescatori raccontano di aver trovato bombe con le reti a strascico e i sub testimoniano la presenza di ordigni ricoperti di fanghiglia anche su bassi fondali, anche solo a 10-20 metri a poche miglia dalla costa. Ad oggi il Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche è in prima linea anche con un esposto presentato al Tribunale di Pesaro, nel quale, oltre a ripercorrere l'intera vicenda, evidenzia che nell'ambiente portuale di Pesaro, oggi più che mai, alcuni pescatori chiedono massima attenzione e sensibilizzazione su questo tema. Per questo oggi, con questa mozione, voglio chiedere all'Aula di dimostrare una rinnovata sensibilità verso un tema difficile, che probabilmente non concede consensi facili, ma che tocca la tutela della salute di tutti noi, oltre alla tutela ambientale. Quindi chiedo di impegnare il Presidente Acquaroli e la Giunta ad attivarsi con il Ministero competente allo scopo di proporre un'indagine che verifichi l'eventuale presenza e mappatura degli stessi ordini chimici nei fondali marini della costa pesarese. Ma anche chiedo, cosa che in passato non era mai stata chiesta, nemmeno in quest'Aula, anche una verifica nelle gallerie urbinati, come fatto presente anche la scorsa settimana in un incontro pubblico di un’associazione di speleologi di Urbino. E chiedo di impegnare la Giunta affinché si verifichino anche i rischi inerenti alle attività di pesca, la salute umana, gli ecosistemi marini, la qualità stessa delle acque marine, così come di valutare ed eventualmente programmare la bonifica del fondale marino e delle stesse gallerie della città di Urbino. Mi auguro che ci sia consenso unanime e, ovviamente, sono a disposizione, se vorrete, anche per eventuali aggiustamenti o modifiche a questa mozione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Pierini.

Nicolò PIERINI. Grazie, Presidente. Arriviamo a questa discussione molto interessante, però, anche questa volta, il Partito Democratico, insieme a tutta la sinistra, manifesta la massima ipocrisia totale su questo argomento, perché ricordo, come ha detto bene la collega Vitri, nel 2016, gli stessi che presentano la mozione, e faccio i nomi del Consigliere Mastrovincenzo e Consigliere Cesetti, all'epoca votarono contro, quando la stessa Regione era governata dal Partito Democratico, e oggi dimostrano totalmente il contrario. Questo per farvi capire che, quando il Partito Democratico governa, votano contro, quando, poi, governa qualcun altro, propongono la stessa cosa. Un altro esempio è a Fano. Questa stessa proposta è stata portata in Consiglio comunale dal Movimento 5 Stelle e il Sindaco e la Giunta Serfilippi si prendono la responsabilità di condividere questa problematica. A Pesaro, dove chi governa è Biancani insieme al Partito Democratico… all'epoca lo stesso Biancani era Consigliere regionale e ha votato contro quella mozione. Quindi, perfetto, condividiamo oggi questa battaglia e chiedo alla Giunta di prendersi la responsabilità… perché noi siamo seri e vogliamo risolvere il problema. Chiedo, quindi, alla Giunta di prendersi l'impegno e attivarsi presso i Ministeri per capire e portare avanti questa battaglia, perché è una battaglia ambientale. Ringrazio il giornalista d’inchiesta Gianni Lannes. Ho seguito, ho condiviso, ho visionato il docufilm e parliamo di un argomento sensibile, delicato, dove chiedo la massima condivisione da parte dell'Assemblea. Grazie.

Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Consoli, anche in risposta all’interrogazione.

Tiziano CONSOLI. Grazie, Presidente. Allora, credo che su un argomento del genere vada fatta una sintesi e, ove possibile, trovare una definizione di trattazione dell'argomento in maniera congiunta. Le istanze presentate dai Consiglieri porgono l'attenzione su una vicenda storica, come si diceva prima, molto delicata e sensibile per il territorio, ovvero l'inabissamento di ordini bellici e residui chimici, nello specifico si parla di iprite e arsenico, davanti alla costa di Pesaro nel luglio del 1944. Le attività di indagine interne successive ai confronti con le Autorità marittime hanno evidenziato che, dalla ricognizione compiuta dagli uffici regionali, non risultano aree perimetrate o interdette a causa della presenza di residui chimici. Anche la Capitaneria di Porto di Pesaro, con nota protocollo n. 1993 del 6 febbraio del 2026, ha confermato di non possedere elementi informativi sulle coordinate geografiche dei presunti ordigni. Di conseguenza non sono attualmente in vigore provvedimenti di interdizione o regolamentazione degli spazi marittimi per tale specifica problematica. L'Agenzia regionale per la Protezione delle Marche, ovvero l'ARPAM, con nota protocollo n. 4508 del 13 febbraio 2026, ha fornito i dati relativi alle campagne di monitoraggio condotte specificatamente per verificare l'impatto di eventuali residuati bellici. Negli anni 2011, 2012 e 2015 sono stati effettuati i campionamenti dei sedimenti marini sui fondali antistanti la costa pesarese per ricercare concentrazioni di arsenico. Le analisi chimiche non hanno evidenziato incrementi rispetto ai livelli di fondo naturale. Tutti i valori sono risultati inferiori agli standard di qualità fissati dalla normativa vigente. Sebbene non siano state eseguite campagne specifiche dopo il 2015, l'arsenico resta oggetto di campionamenti routinari nelle stazioni di monitoraggio della qualità delle acque marine, senza che siano mai stati riscontrati i superamenti dei limiti di legge. Quindi, insomma, campionamenti vengono fatti dopo il 2015 e da questi non sono risultati mai aumenti di arsenico nelle acque in questione. Le indagini, poi, hanno incluso anche analisi ecotossicologiche effettuate sugli organismi e ricerche specifiche in collaborazione con il Centro di Geobiologia dell'Università di Urbino. Alla luce dei dati raccolti si evidenzia che i monitoraggi ambientali effettuati negli ultimi quindici anni non mostrano un inquinamento in atto derivante dalla corrosione di tali ordigni. In ogni caso, la Regione manifesta la propria disponibilità a promuovere l'organizzazione di momenti di confronto tecnico-istituzionale con le Amministrazioni centrali - con particolare riferimento al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, alla Capitaneria di Porto, al Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica e al Ministero della Difesa e della Marina Militare - per definire, innanzitutto, l'esatta localizzazione degli ordigni bellici e, quindi, naturalmente, le misure di tutela conseguenti.
Quindi ci auguriamo naturalmente che possa essere trovata una soluzione. Sicuramente, a seguito di questa discussione che stiamo facendo in Consiglio regionale, l'Amministrazione regionale si muoverà per scrivere, naturalmente, al Ministero competente, in primo luogo, credo, al Ministero della Difesa, per l'individuazione degli ordigni bellici e, susseguentemente, organizzare e far razionalizzare, tramite le Capitanerie di Porto, naturalmente, tutte le misure atte a verificare la collocazione degli ordigni e, successivamente, la bonifica dei fondali marini, laddove interessati da eventuale presenza di ordini bellici. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Nobili.

Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Ma, in realtà, più che la discussione, avevo presentato una interrogazione sul tema, che è stata abbinata alle mozioni illustrate dalla Consigliera Vitri e dal Consigliere Pierini. Con riferimento a quello che ha appena esposto l'Assessore esprimo soddisfazione, perché è stato dato in modo adeguato riscontro alle domande che erano contenute nell'interrogazione. Prendiamo atto delle parole tranquillizzanti dell'Assessore rispetto a eventuali problematiche di carattere ambientale. Così come prendiamo atto della disponibilità della Regione a porre in essere ulteriori misure che vadano, appunto, nella direzione di assicurare una compiuta verifica della tutela in materia sanitaria e ambientale. Auspico con l'occasione, in modo che poi non possa rubare altro tempo, che la mozione presentata dalla collega Vitri possa trovare accoglimento, perché va, giustappunto, nella direzione che ha appena illustrato l'Assessore. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Canafoglia.

Corrado CANAFOGLIA. Grazie, Presidente. “Più che l'amor, poté il digiuno”, diceva Dante. Qui ci sono due mozioni su un argomento estremamente interessante, che dovrebbe essere bilaterale, e questo mondo della sinistra, del centro-sinistra, sempre pronto all'ambientalismo… vedo dei buchi paurosi. Forse, ripeto, è l'ora, magari, stanno mangiando, mi auguro questo.
Ricordo che tanti, tanti anni fa, al tempo c'era Alleanza Nazionale, la quale presentò questa mozione in questo consesso. Io ero lontano dal mondo della politica, ero il legale dei Comitati e ne sono sempre fiero, perché credo che sia una forma di politica importantissima. Chi la bocciò? Il centro-sinistra. Adesso non capisco se la mancata presenza…, addirittura di tutti, tranne che del Consigliere Seri e chiaramente della collega Vitri. Ecco, salvo loro due, nessuno è sul pezzo. Vedete, questa è una caratteristica abbastanza forte di questo centro-sinistra che presenta - ho sentito questa mattina - interrogazioni sulle alluvioni e poi si dimentica, quando governa, di fare manutenzioni nei fiumi. Si preoccupano oggi di presentare una… e poi ci sono i morti ed il Governo centrale deve tirare fuori 400 milioni. Magari, ve la butto là, potrebbe essere anche una bella ipotesi, visto che voi avete presentato una richiesta di Commissione d’inchiesta, perché no, fare una Commissione d’inchiesta sui fatti delle alluvioni che hanno colpito il mio territorio, in modo tale che si capisca - chiaramente, un conto è l'aspetto giudiziario, che si vedrà in quella parte - perché si è arrivati a quella situazione di ambiente. Chi tiene all'ambiente guarda sia al mondo delle alluvioni, ma anche a queste situazioni.
Detto ciò, ci sono due mozioni importanti, che sono, più o meno, sulla stessa linea, in cui si parla dell’iprite. Noi sappiamo che ci sono delle campagne di monitoraggio da parte degli organi preposti che stanno tranquillizzando in merito alla possibile corrosione di tutti i contenitori. Però è un sistema che va monitorato. Le parole tranquillizzanti, gli argomenti tranquillizzanti da parte dell'Assessorato ci fanno, chiaramente, stare tranquilli, così come i risultati degli enti preposti, vedi Arpam che si è mossa su questo punto. Allora, Però, perché non fare una risoluzione.
Colgo l'occasione, colgo la sfida, chiaramente benevola, della Consigliera Vitri di fare una risoluzione. Magari sospendiamo un attimo i lavori in modo tale da mettere insieme una risoluzione proprio per andare in quel verso. Sulla salute, sull'ambiente non c'è né destra né sinistra. Certo è che in quel momento la sinistra disse di no e oggi è assente. Però, grazie a Dio, chi fece quei bidoni dove mise l’iprite li fece talmente bene che in questo momento non è uscito nulla. Quindi, chiedo la possibilità - non so se è d'accordo anche la collega Vitri - di sospendere un attimo e fare una risoluzione comune, in modo tale che…
Sembra che non ci sia nessuno in Aula di quelli presenti. Lo stigmatizzo ancora una volta, perché questi sono gli argomenti che interessano un Consiglio regionale, non certo quando parliamo di andare a riconoscere gli Stati all'estero, seppur nelle grosse difficoltà che hanno. Questi sono gli argomenti che interessano Noi ai marchigiani e, quindi, oggi mi farebbe piacere…Noi del Gruppo Fratelli d’Italia, Lega e gli altri della nostra coalizione siamo presenti, mi farebbe piacere… come lo è il Consigliere Nobili, sempre attento alle tematiche ambientali… Quindi, chiedo di sospendere per poter fare una risoluzione comunitaria. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere G. Rossi.

Giacomo ROSSI. Grazie, Presidente. C'è il mio intervento, lo faccio direttamente da questa sede, per ringraziare il collega Consigliere Pierini, ma anche la Consigliera Vitri per aver portato all'attenzione di questa Assemblea questo importante argomento che, tra l'altro, ho avuto modo di approfondire proprio qualche giorno fa, venerdì, ad Urbino, al convegno del GSU speleologi di Urbino, che ringrazio anche per l'ulteriore approfondimento, un fatto storico importante. Tra l'altro, questi ordigni erano stati posti sotto Urbino e c'era la possibilità di far esplodere tutta la città e poi sono stati sversati in mare. Quindi un argomento da riprendere.
Chiedo, se possibile, che su questo argomento non si arrivi a divisioni, almeno su questo, ecco, si arrivi a una risoluzione, come diceva il Consigliere Canafoglia, e si cerchi, in qualche maniera, di perorare fino in fondo, nelle sedi competenti, chiaramente, la bonifica di questi ordigni, perché credo che sia doveroso. Non è semplice, perché non è semplice, però, dovremmo attivarci. Oltre questa mozione, poi, ci dovrebbero essere dei lavori a seguire, degli interessamenti per portare avanti nelle sedi istituzionali il tutto. Noi lo chiediamo ufficialmente come Consiglio regionale e credo che questo sia il primo passo. Ma poi la questione va seguita, perché non basta solo una dichiarazione di intenti, non serve solo una richiesta al Governo, ma serve un'azione politica bipartisan per cercare, in qualche maniera, di risolvere un problema che, oramai, ha alle spalle decine e decine di anni di stasi. Grazie.

PRESIDENTE. Chiedo se si vuole sospendere la seduta per arrivare a una risoluzione.
Ha la parola il Consigliere Nobili.

Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Sì, credo che la proposta di arrivare a una risoluzione congiunta vada nella giusta direzione per quanto riguarda il Gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra. Pertanto, si esprime parere favorevole alla proposta di sospendere i lavori per la scrittura di questo documento che si auspica possa vederci in modo bipartisan tutti dalla stessa parte. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Vitri.

Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Sì, accolgo anch'io la proposta del Consigliere Canafoglia. Mi fa piacere che si superino le appartenenze politiche su un tema come questo. Riconosco anche la correttezza e l'esattezza di alcune dichiarazioni del Consigliere Pierini, mi fa piacere che abbia presentato un atto quasi identico al mio, quattro mesi dopo il mio. Significa che ne ha riconosciuta l'importanza e, quindi, lo apprezzo molto. Per cui sono favorevole anch'io alla risoluzione. Grazie.

PRESIDENTE. A questo punto sospendiamo la seduta per un quarto d'ora..

La seduta è sospesa alle ore 13:20

La seduta riprende alle ore 14:00

Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi

PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta, è stata presentata una proposta di risoluzione a firma dei Consiglieri Vitri, Pierini, Mancinelli, Piergallini, Mangialardi, Mastrovincenzo, Catena, Canafoglia, G. Rossi, Nobili.
Ha la parola, per l’illustrazione, la Consigliera Vitri.

Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Sì, siamo arrivati ad un testo unico, anche perché avevamo le stesse intenzioni, stessa finalità. L'obiettivo è quello di impegnare la Giunta Acquaroli ad attivarsi presso i Ministeri e le Autorità competenti, allo scopo di proporre un'ulteriore indagine. E insieme ringrazio i Consiglieri Canafoglia e Pierini. Abbiamo stabilito un dispositivo che chieda nello specifico di attivarsi per verificare la presenza e la mappatura degli ordigni chimici nei fondali marini della costa pesarese e nelle gallerie urbinati come ricordato in premessa. Non rileggo la premessa, ma mi fa piacere che nel testo sia stata mantenuta quella che era la mia premessa, con riferimento particolare anche alle gallerie di Urbino, dove questi ordigni bellici erano stati lasciati prima della ritirata tedesca. Poi chiediamo alla Giunta di impegnarsi affinché si effettui la valutazione dei rischi connessi, affinché si disponga la valutazione tecnico-economica dei possibili interventi di monitoraggio e bonifica dell'area, al fine di stimare i costi, le modalità operative e le eventuali fonti di finanziamento, anche nazionali ed europee, necessarie ad affrontare in modo strutturale le problematiche. Questo è un punto che abbiamo aggiunto nel dispositivo e che faceva parte dell'atto dei Consiglieri Canafoglia e Pierini e che mi fa piacere aver aggiunto, perché, innanzitutto, dovremmo avere la valutazione tecnico-economica, ma poi, subito, di conseguenza, una possibilità di intervento. Poi, infine, ultima richiesta nel dispositivo, e chiediamo al Presidente Acquaroli e a tutta la Giunta regionale di attivarsi affinché si attui la valutazione e l'eventuale programmazione di bonifica del fondale marino e delle gallerie della città di Urbino. Speriamo che venga approvata all'unanimità. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Pierini.

Nicolò PIERINI. Grazie, Presidente. È stata una bella condivisione di un argomento molto sensibile. Ci teniamo, comunque, a sottolineare il fatto che ARPAM ha chiarito che in questo momento non ci sono problematiche attive. Quindi, attiviamo questa filiera e questa attività al solo fine preventivo. Ecco, questo ci teniamo assolutamente a dirlo. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Vitri.

Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Devo semplicemente aggiungere che questa risoluzione è firmata anche dal Consigliere Cesetti, che era tra i firmatari della mozione.
Ha chiesto congedo, è stato contattato, quindi, anche il Consigliere Cesetti firma la risoluzione. Grazie.

PRESIDENTE. Proposta di risoluzione. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

PRESIDENTE. Passiamo a questo punto alla mozione 24. C'è l'Assessore Baldelli? No.

Mozione n. 25
ad iniziativa del Consigliere Nobili
“Grave situazione del Tribunale per i Minorenni delle Marche – Richiesta di intervento urgente al Ministero della Giustizia e impegno della Regione per il rafforzamento dei servizi territoriali a tutela dei minori”

Mozione n. 73
ad iniziativa dei Consiglieri Canafoglia, Pierini, Battistoni, Assenti, Barbieri, Putzu, Baiocchi, Biondi
“Criticità organizzative del Tribunale per i Minorenni delle Marche e misure per il rafforzamento della funzionalità del sistema di giustizia minorile e dei servizi territoriali”
(Abbinate)
(Discussione generale e votazione)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 25 del Consigliere Nobili e la mozione n. 73 dei Consiglieri Canafoglia, Pierini, Battistoni, Assenti, Barbieri, Putzu, Baiocchi, Biondi (abbinate).
Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Nobili.

Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Illustro brevemente questa mozione auspicando che anche in questo caso si possa arrivare a una posizione di condivisione, magari approvando all'unanimità entrambe le mozioni che trattano lo stesso tema. È un tema di particolare rilievo, soprattutto in un momento come quello attuale, in cui quella che una volta poteva essere definita emergenza, ovvero la questione relativa alla violenza minorile, al disagio giovanile, ormai si è cronicizzata. E, purtroppo, l'emersione di questo fenomeno che assume forme sempre più gravi si accompagna a una situazione che definire preoccupante è poco, cioè lo stato di salute della giustizia minorile in Italia e anche nella nostra Regione. Noi sappiamo che esiste un'istituzione di primaria importanza che si occupa del contrasto alla violenza minorile e che si occupa anche del recupero di quei giovani che hanno commesso errori gravi con rilevanza penale, che è il Tribunale per i Minorenni delle Marche. Noi ricordiamo che nel versante della giustizia minorile la condanna è l'estrema ratio. Si passa attraverso altri istituti che consentono effettivamente di recuperare quei ragazzi che sono sottoposti a procedimento penale con la misura della messa alla prova. Ma affinché ciò sia possibile è necessario avere un'istituzione che effettivamente sia in grado di operare, sia in grado di operare a livello di magistratura, sia in grado di operare a livello di uffici, sia in grado di operare a livello di operatori dei servizi sociali che accompagnano il recupero di quei ragazzi che sono sottoposti a procedimento penale. Detto questo, non possiamo rimanere indifferenti al grido d'allarme che è stato lanciato nei mesi scorsi con particolare forza proprio dal Presidente del Tribunale per i Minorenni delle Marche e dalla Procuratrice Capo presso il Tribunale per i Minorenni delle Marche, che hanno addirittura convocato una conferenza stampa nel dicembre del 2025, a cui hanno partecipato le principali associazioni, anzi, direi tutte le associazioni che si occupano di giustizia minorile nelle Marche per segnalare in quale stato di difficoltà si trovi il Tribunale per i Minorenni. Si trova in questa situazione di difficoltà per carenza di Magistrati, per carenza di personale, per carenza di risorse che consentano effettivamente di portare avanti percorsi di digitalizzazione. Ma il cattivo funzionamento, malgrado l'impegno dei Magistrati del Tribunale per i Minorenni, si riverbera in modo davvero significativo sul piano sociale. Perché c'è un tema che riguarda la sicurezza, in quanto, non intervenendo con le misure legate ai procedimenti penali, ci sono dei giovani che non possono essere messi nella condizione di non nuocere. Preoccupa perché, poi, questi giovani non hanno la possibilità di attivare dei percorsi di recupero. E aggiungo, da avvocato che si occupa di giustizia minorile da molti e molti anni, che i ritardi nel settore della giustizia minorile assumono un peso maggiore. Tutto il tempo che si perde per la celebrazione di processi e per l'attivazione di misure di recupero ha un valore maggiore rispetto a quello che riguarda gli adulti. Se noi davvero vogliamo intervenire per contrastare questo fenomeno della violenza minorile e vogliamo intervenire per provare a recuperare questi giovani, il tema tempo, il fattore tempo è determinante. E pensare che al Tribunale per i Minorenni una determinata mole di procedimenti si trova a vivere una situazione di sospensione, di allungamento dei tempi, perché manca il personale, ci fa capire quanto tutto ciò è grave. E, allora, credo che questo tema che occupa molto spesso le pagine dei giornali… sentiamo parlare continuamente di fatti legati alla violenza minorile, le baby gang, l'utilizzo dei sistemi di comunicazione tecnologici per commettere reati gravi che riguardano magari la sfera sessuale dei più giovani. Ecco, tutto questo non può semplicemente essere un grido d'allarme che occupa le pagine dei giornali e che fa colpo nel nostro immaginario. Deve essere qualcosa che ci deve spingere a capire quali davvero possono essere le misure più efficaci. E, allora, noi il Tribunale per i Minorenni nelle Marche lo abbiamo, ha una storia e una competenza di tutto rispetto. La mozione va nella direzione di sollecitare la Giunta regionale, per quanto le è possibile… perché chiaramente chi parla ha consapevolezza che la competenza in tema di giustizia non è una competenza regionale, anche se ricordo che la Regione ha degli strumenti normativi che impattano su questo versante. Dispiace ricordare che ancora non si è proceduto al finanziamento della legge n. 28 del 2008 che prevede risorse che possono essere utilizzate dai Servizi sociali presso il Tribunale per i Minorenni e presso la Procura con riferimento ai minori sottoposti a esecuzione penale. Quindi, per certi versi, la Regione Marche ha qualche strumento da porre in essere, per altri, ha la possibilità di sollecitare - ed è questo il senso della mozione - il Governo nazionale e i Ministeri competenti affinché prendano atto che esiste un'emergenza vera sul versante giustizia minorile nel nostro territorio. E, allora, tutti noi dovremmo essere consapevoli delle difficoltà che si trovano davanti gli operatori di questo settore, anche gli avvocati. Adesso questo sarà un tema che, probabilmente, coinvolgerà solo chi si occupa di questa materia, ma lo strumento fondamentale del gratuito patrocinio… perché tanti di questi minori sottoposti a procedimenti penali non hanno la possibilità di coprire le spese legali. Al Tribunale per i Minorenni abbiamo ritardi nella liquidazione del gratuito patrocinio che arrivano a due, tre anni e questa è una cosa inaccettabile. Così come è inaccettabile… perché parliamo adesso di giustizia penale, ma il Tribunale per i Minorenni si occupa tanto anche di giustizia civile… e per quanto riguarda anche le situazioni di difficoltà che si trovano ad affrontare le famiglie nell'attuale fase storica, il Tribunale per i Minorenni adotta misure che sono misure a tutela dei minori che impattano fortemente sulla vita di questi ragazzini, mettendo questi bambini, queste bambine… attuando le giuste tutele. Quindi non c'è solo la sfera penale, ma c'è anche la sfera civile. Tantissime sono le famiglie che si trovano a vivere situazioni davanti al Tribunale per i Minorenni per quanto riguarda la condizione dei propri figli. E, allora, spero che questa mozione possa essere approvata all'unanimità. Per ragioni di tempo suggerisco proceduralmente, invece di sospendere i lavori e fare un ordine del giorno unico, magari, si potrebbe pensare che la minoranza vota la mozione della maggioranza e viceversa, quindi che entrambe le mozioni, che sono molto simili, possano essere approvate all'unanimità. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Canafoglia.

Corrado CANAFOGLIA. Grazie, Presidente. Questa mozione nasce da un'esigenza che il collega Nobili, doppio collega Nobili, ha evidenziato. Abbiamo un Tribunale per i Minorenni con un problema di organico. In realtà non è soltanto il Tribunale per i Minorenni che ha un problema di organico. Diciamo che un po' tutta l’amministrazione pubblica è in queste condizioni in generale per una serie di situazioni che risalgono ai Governi tecnici. Questo è il vero problema che noi abbiamo in questo Paese. Oggi stiamo pagando, come nella sanità, come nelle Forze dell'ordine e, quindi, anche nella giustizia, queste scelte abbastanza aziendaliste dell'amministrazione pubblica, forse giuste, ma le stiamo pagando in maniera pesante. Per quanto riguarda il Tribunale per i Minorenni il problema è stigmatizzato, è circoscritto, appunto, al personale amministrativo che, chiaramente, rallenta il tutto. È un'attenzione che va riguardata e va data a questo mondo proprio per quello che è il problema del disagio giovanile, oggi sempre più forte, soprattutto dopo il periodo del Covid, che è aumentato con numeri importanti in vari settori, in varie sfaccettature. Il Tribunale per i Minorenni è un'istituzione importante non solo in chiave repressiva, ma, soprattutto, in chiave di recupero di coloro, dei minori, appunto, che cadono in errore. Ciò detto, credo che l'attività che una Regione possa fare nei confronti di questo problema, cioè la pianta organica del personale amministrativo, sia una sorta di moral suasion nei confronti del Ministero per arrivare a rimpinguare o a riattivare la situazione, appunto, del personale. Ciò detto, nella mozione del collega Nobili ci sono anche ulteriori aspetti che allargano. Noi ci siamo limitati ad andare in maniera chirurgica sul personale amministrativo. Nel suo caso, invece, si è allargato anche sotto altri aspetti. Si parla di un tavolo interistituzionale regionale, e via dicendo, finalizzato a rafforzare la rete di tutela, sostenere il potenziamento dei servizi sociali. Cioè tutta una serie di attività che, oggettivamente, in questa fase, rischiamo che siano un po' sovrabbondanti rispetto alla necessità. Perché, molte volte, se noi, di fronte a un problema, ne tiriamo fuori tre, rischiamo di non risolvere neanche il primo. Fermo restando che è apprezzabile quello che il collega Nobili dice nella sua mozione. Sono d'accordo con… possiamo, ecco, per brevità e anche perché credo che i minori siano un aspetto della nostra società, sono il futuro, quindi… Soprattutto il Tribunale per i Minorenni ha un supporto ed è una istituzione molto importante, credo che sia opportuno, a questo punto, ragionare, dare anche un segno di unitarietà da parte di questo consesso e, quindi, ci votiamo reciprocamente le varie mozioni, dando, però, una priorità, sicuramente, a quello che è il rafforzamento della pianta organica, perché, in questa fase, questo è il problema immediato. Risolviamo questo problema, aiutiamo a risolvere questo problema al Tribunale per i Minorenni delle Marche e, poi, per il resto, certo, ci sono tutta una serie di attività, come dice, appunto, il collega Nobili, su cui lavorare. Ma, in questo momento, abbiamo bisogno, non domani, ieri, perché lo sappiamo, chi lavora in questo ambito sa benissimo che ci sono dei rallentamenti nelle procedure, nei procedimenti estremamente importanti. Quindi, per quanto ci riguarda, disponibilità totale a votare reciprocamente le rispettive mozioni, chiaramente, torno a ripetere, con l'ottica, e questo è un invito, credo che possa essere bipartisan, a concentrarci su quello che è il rafforzamento dell'organico amministrativo del Tribunale. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Biondi.

Chiara BIONDI. Grazie, Presidente. Intervengo su questa mozione con grande convinzione, perché il tema che affrontiamo oggi non riguarda soltanto un problema amministrativo ed organizzativo, ma tocca uno dei presidi sicuramente più delicati e strategici del nostro sistema istituzionale, che è la tutela dei minori e le fragilità familiari. Il Tribunale per i Minorenni delle Marche svolge una funzione essenziale sotto il profilo civile, penale e amministrativo, occupandosi anche di procedimenti che incidono direttamente sulla vita dei nostri ragazzi, delle famiglie, dei percorsi educativi e delle situazioni di vulnerabilità sociale. Parliamo di adozioni, tutela dei minori, responsabilità genitoriale, disagio giovanile, devianza minorile, situazioni familiari estremamente complesse. Parliamo, quindi, di decisioni che richiedono tempestività, continuità, competenze multidisciplinari e una macchina organizzativa pienamente efficiente. Ed è proprio qui che emergono le criticità che sono state evidenziate nella mozione. Le dichiarazioni che sono state rese dal Presidente del Tribunale per i Minorenni di Ancona sono da tenere in considerazione e che richiedono, appunto, misure straordinarie di supporto operativo. È una richiesta, anche, ritengo, coerente con il ruolo che la Regione è chiamata a svolgere, perché è evidente che il sistema della giustizia minorile non può essere considerato isolatamente. Esso vive di un equilibrio continuo tra magistratura, servizi sociali, servizi sanitari, scuole, comunità educative, ambiti territoriali sociali e anche terzo settore. La presa in carico dei minori fragili è, per sua natura, multidisciplinare e quando uno degli ingranaggi si indebolisce, le conseguenze si riflettono inevitabilmente sull'intera rete territoriale. Stiamo vivendo una fase storica caratterizzata da fenomeni sempre più complessi, disagio adolescenziale, dipendenze, povertà educative, fragilità psicologiche e, quindi, di fronte a questo scenario, le istituzioni devono affrontare e non indebolire i presidi di tutela. Quindi credo, appunto, che questa mozione sia una mozione importante, perché richiama una responsabilità ad investire nella giustizia minorile che troppo spesso viene considerata un settore marginale, quando, invece, rappresenta uno dei principali indicatori della qualità sia civile che sociale del nostro territorio. Una società che tutela i minori è una società che investe sul proprio futuro. Per questo motivo ritengo corretto e doveroso sostenere, quindi, questa mozione e questa iniziativa auspicando anche, appunto, che ci sia una condivisione bipartisan. Grazie.

PRESIDENTE. Allora, a questo punto come vogliamo procedere? C'è la volontà di fare una risoluzione, sennò si votano entrambe. Votiamo entrambe le mozioni. Allora procediamo.
Mozione n. 25. La pongo in votazione.
Ripetiamo la votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Mozione n.73. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Mozione n. 26
ad iniziativa del Consigliere Nobili
“Urgente approvazione del Piano regionale dei crematori, applicazione della moratoria prevista dalla Risoluzione 23/2021 e attivazione degli strumenti ambientali e sanitari connessi all’area AERCA Ancona–Falconara”

Mozione n. 30
ad iniziativa della Consigliera Ruggeri
“Ancora sulla realizzazione di un forno crematorio nel Comune di Ancona”
(abbinate)
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 26 del Consigliere Nobili
e la mozione n. 30 della Consigliera Ruggeri (abbinate).
La Consigliera Ruggeri non c'è. Potremmo rimandarle.
Ha la parola il Consigliere Nobili.

Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Per correttezza ritengo che possano essere rinviate le due mozioni per rispetto della Consigliera Ruggeri che ha depositato una mozione analoga, quindi, va benissimo il rinvio.

PRESIDENTE. Rinvio delle mozioni nn. 26 e 30 (abbinate). Lo pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

Mozione n. 28
ad iniziativa del Consigliere Nobili
“Tutela dell’unità costituzionale, della universalità dei diritti e del rispetto della sentenza n. 192/2024 della Corte costituzionale in relazione all’Autonomia differenziata”
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 28 del Consigliere Nobili.
Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Nobili.

Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Questa mozione riguarda la tutela dell'unità costituzionale, dell'universalità dei diritti e del rispetto della sentenza n. 192/2024 della Corte costituzionale in relazione al tema dell'Autonomia differenziata. Nasce dalla necessità di affrontare, con un approccio istituzionale rigoroso e coerente con il quadro costituzionale, il tema dell'attuazione dell'Autonomia differenziata che, forse, in questi giorni è passato un po' in secondo piano, ma rimane sullo sfondo un tema di importanza fondamentale. Un tema che riguarda la declinazione dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione alla luce della profonda evoluzione intervenuta dopo la sentenza della Corte costituzionale che richiamavo prima. Il dibattito sull'Autonomia differenziata rappresenta oggi uno dei principali snodi politico-istituzionali del Paese perché investe direttamente il rapporto tra unità della Repubblica, uguaglianza sostanziale dei cittadini, solidarietà territoriale e distribuzione delle funzioni pubbliche tra Stato e Regioni. E la questione assume una rilevanza particolare anche per la nostra regione che è caratterizzata da una forte diffusione territoriale dei servizi, da un equilibrio fragile tra aree costiere e aree interne e da una struttura socio-economica che rischierebbe di subire conseguenze particolarmente rilevanti qualora il processo di differenziazione dovesse tradursi in una competizione diseguale fra territori sul terreno dei diritti fondamentali. La legge 26 giugno 2024 n. 86, cosiddetta “Legge Calderoli”, è stata presentata come strumento di attuazione dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione. Tuttavia la sua concreta impostazione normativa ha generato un vastissimo dibattito giuridico-istituzionale culminato nei ricorsi promossi da diverse Regioni davanti alla Corte costituzionale. La Corte costituzionale, con la sentenza che ho citato anche poco fa, la n. 192/2024, ha tracciato un quadro interpretativo estremamente rigoroso, chiarendo che l'Autonomia differenziata non può essere considerata un meccanismo automatico di devoluzione di competenze, ma deve, invece, essere compatibile con l'assetto costituzionale complessivo della Repubblica, con il principio di solidarietà e con la tutela uniforme dei diritti civili e sociali. La Consulta ha affermato alcuni principi di particolare importanza che assumono un valore decisivo, soprattutto in una fase storica in cui persistono forti diseguaglianze territoriali nell'accesso ai servizi sanitari, socio-sanitari, educativi, infrastrutturali, di protezione civile. Le Marche, la nostra regione, conosce bene queste criticità, perché, negli ultimi anni, il territorio marchigiano ha dovuto affrontare problematiche strutturali legate alla crisi della sanità territoriale, alla progressiva difficoltà di accesso ai servizi nelle aree interne, alle conseguenze del sisma e della fragilità infrastrutturale dell'entroterra, all'invecchiamento della popolazione, alla crescente difficoltà nel garantire uniformità dei servizi sociali e socio-sanitari. In questo contesto un processo di differenziazione privo di adeguate garanzie perequative rischia di accentuare gli squilibri esistenti tra territori forti e territori più fragili, determinando una compressione del principio di eguaglianza sancito dall'articolo 3 della Costituzione. La stessa Corte costituzionale ha evidenziato che il regionalismo differenziato non può trasformarsi in una forma surrettizia di regionalismo competitivo fondato sulla capacità fiscale dei territori. Particolarmente rilevante appare inoltre il tema dei LEP. Ad oggi, infatti, il quadro nazionale risulta ancora incompleto e caratterizzato da evidenti incertezze applicative. La definizione dei livelli essenziali delle prestazioni continua a rappresentare uno dei principali nodi irrisolti del sistema sia sul piano tecnico che su quello finanziario. Senza una preventiva definizione certa, uniforme e integralmente finanziata dei LEP, qualsiasi trasferimento di competenze rischia di produrre un sistema differenziato di cittadinanza incompatibile con i principi fondamentali della Costituzione repubblicana. La mozione, pertanto, non assume una posizione ideologica contro il principio dell'autonomia regionale previsto dalla Costituzione, ma richiama con forza la necessità che ogni eventuale percorso di differenziazione avvenga nel pieno rispetto della sentenza n. 192/2024 della Corte costituzionale nel rispetto dell'unità giuridica ed economica della Repubblica con adeguate garanzie perequative attraverso un ruolo centrale del Parlamento assicurando uniformità dei diritti fondamentali su tutto il territorio nazionale. La situazione attuale, lo sappiamo tutti, appare, inoltre, caratterizzata da elementi di forte incertezza politica e istituzionale. Nonostante la sentenza della Consulta abbia profondamente inciso sull'impianto originario della legge, la “Legge Calderoli”, il dibattito politico nazionale continua a registrare iniziative volte a proseguire il percorso delle intese con alcune Regioni, soprattutto nelle materie cosiddette “NO-LEP”, cioè ritenute non direttamente incidenti sui livelli essenziali delle prestazioni. Tale impostazione continua a suscitare forte perplessità in ambito costituzionalistico e istituzionale, perché, anche nelle materie apparentemente non riconducibili ai LEP, possono incidere indirettamente sulla tutela complessiva del sistema pubblico nazionale e su quell'equilibrio tra territori. La Regione Marche, proprio in quanto regione di medie dimensioni con forti peculiarità territoriali e sociali, ha il dovere di affrontare questo confronto con particolare attenzione, evitando atteggiamenti passivi o meramente attendisti. La mozione intende, dunque, impegnare la Giunta regionale a vigilare sulla compatibilità costituzionale delle future intese, a promuovere monitoraggi e verifiche sugli effetti dell'Autonomia differenziata, a coinvolgere enti locali, organizzazioni sociali e categorie economiche, a difendere il principio di universalità dei diritti e a sostenere un modello di regionalismo cooperativo e solidale. Si tratta di una scelta coerente con la tradizione costituzionale italiana che ha sempre concepito l'autonomia territoriale non come strumento di separazione o competizione tra territori, ma come elemento di rafforzamento democratico della Repubblica unitaria. Quindi, in conclusione, la sentenza n. 192/2024 rappresenta oggi un punto di riferimento imprescindibile per ogni futuro sviluppo della materia. Essa ha riaffermato che l'Autonomia differenziata può essere compatibile con la Costituzione soltanto se inserita dentro un quadro di solidarietà nazionale, di perequazione e di effettiva garanzia dei diritti fondamentali. La presente mozione, che ho appena illustrato, si muove esattamente in questa prospettiva, difendere l'autonomia delle istituzioni territoriali senza mettere in discussione l'unità sostanziale della cittadinanza repubblicana e l'universalità dei diritti sanciti dalla nostra Costituzione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marconi.

Luca MARCONI. Grazie, Presidente. No, l'Assessore Pantaloni è sicuramente più preparata di me sull'argomento.

PRESIDENTE. Questo senza dubbio, però si è prenotato prima lei.

Luca MARCONI. Grazie, Presidente. Non ho la pretesa di esprimere posizioni ufficiali in merito, visto che, comunque, la questione che viene posta è enciclopedica, cioè non è una questione che può essere risolta con una mozione. Quindi la mia prima osservazione, collega, è quella che, forse, la mozione è uno strumento poco adeguato. Ci vogliono le elezioni politiche per ribaltare un'impostazione politica che l'attuale Governo, ma il centro-destra nel suo complesso, ha messo in atto. È chiaro che la preoccupazione che viene espressa, nei termini in cui viene espressa, è perché c'è una valutazione negativa a monte di quella che è l’Autonomia differenziata, che, poi, tra altre cose, ha trovato un'applicazione anche molto trasversale. Se non sbaglio, molte Regioni di centro-sinistra l'hanno messa in atto. Quindi voglio dire che non è una preoccupazione unanime, almeno da parte della sinistra italiana. E non credo che i pericoli che vengono così minacciati o ventilati da parte del Gruppo AVS siano, nella sostanza, realizzabili. Mi sembra che le mitigazioni siano tante e, prima fra tutte, proprio la sentenza che viene citata. Quindi qualsiasi provvedimento del Governo non andrà mai in una direzione così esasperata da produrre eventuali ricorsi e conseguenti e successivi pronunciamenti della Corte costituzionale, che finirebbero per confermare un indirizzo già espresso. Quindi credo che questa preoccupazione sia eccessiva. Credo, d'altra parte, che una preoccupazione per un'Autonomia differenziata così mite che si sta appena annunciando, che si sta appena annunciando, sia fuori luogo. Piuttosto non tanto sull'aspetto economico, che, giustamente, viene messo in evidenza dalla mozione del collega Nobili, quanto sull'aspetto legislativo, temo che dovremmo andare a un'Autonomia differenziata molto forte, perché i pastrocchi che sono stati fatti nel passato dai Governi del centro-sinistra sono inimmaginabili. Cioè l'aver allargato a dismisura la legislazione concorrente ha prodotto una valanga di ricorsi presso la Corte costituzionale, questo lo sappiamo tutti, e noi siamo sempre lì. Colleghi della Giunta, ex colleghi, perché eravate Consiglieri poi Assessori, ex colleghi della Giunta, ogni volta che andiamo a fare una legge siamo lì con due forche, una dei tecnici della Giunta, una dei tecnici del Consiglio, pronti con la ghigliottina a tagliare la testa alle nostre proposte di legge, perché “su questo si può fare… ”, “su questo ci può essere rilievo”. Cioè siamo in una condizione di minorità assoluta, che è completamente fuori dal dettato costituzionale. Questo dovrebbe essere il grande argomento che le Regioni italiane mettono in campo contro uno statalismo nazionale e uno statalismo europeo che ci sta sostanzialmente soffocando. Lo dico perché è ancora presente in aula l'Assessore Consoli, con il quale abbiamo lungamente condiviso non esperienze affettive, ma 1350 pagine di Piano regionale per i rifiuti e penso che il 90-95% del Piano sia il risultato di normative europee e nazionali che, di fatto, ci vengono imposte. Il nostro margine operativo si riduce praticamente alle cose più scomode, cioè dove posizionare gli impianti, quali distanze… eccetera. Ma tutto quello che è l'architrave viene già determinato attraverso questi due binari. Quindi la questione, collega, la vedrei in un'altra dimensione - su questo sono disposto a firmare venti mozioni in quella direzione - fare azioni politiche, non sull'autonomia differenziata, che, ripeto, non vedo così terribilmente pericolosa, una minaccia per l'unione nazionale o addirittura un equilibrio di solidarietà nazionale che, invece, mi sembra sia stato largamente espresso. Poi, nella sostanza, faccio riferimento solo alla grande “Riforma Balduzzi” sulla Sanità e, certo, la riforma ha messo in piedi altro che l'Autonomia differenziata, ha detto chiaramente che alcune Regioni, soprattutto del Sud Italia, viaggiavano con deficit annuali del 6-7%. Queste Regioni sono state commissariate. Commissariate. Quindi una Regione che viene commissariata per la sanità è una Regione che, praticamente, è commissariata su tutto. Quando magari Regioni, parlo del 2010, non governava il centro-destra nelle Marche… quando, invece, le Marche, la Lombardia, il Veneto e l'Emilia Romagna erano Regioni virtuose che, addirittura, facevano un avanzo d'amministrazione in campo sanitario. Ecco, quindi, a volte, una differenziazione che mette in conto, però, anche una parificazione non della solidarietà, ma della responsabilità, perché, in questo caso, quello che mancava era la responsabilità, ben venga, e crea quella giusta concorrenza, non esagerata, quella giusta concorrenza che deve avvenire. Poi, in situazioni straordinarie, lo sappiamo tutti che c'è questa solidarietà. Emergenze ambientali, emergenze sanitarie, emergenze economiche. Il Governo interviene in forma diretta presso le singole Regioni, senza nulla togliere alle altre, ma aggiungendo proprie risorse. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Pantaloni.

Francesca PANTALONI. Grazie, Presidente. In riferimento alla proposta di mozione del Consigliere Nobili si fa presente, in primo luogo, che la Regione Marche non ha dato vita ad iniziative in contrasto con la sentenza della Corte costituzionale. La Regione, altresì, non è legittimata ad impugnare le pre-intese stipulate ad oggi dalle quattro Regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto e Liguria), in quanto si tratta di pre-intese, di atti che, comunque, sono privi di effetti economici rilevanti e diretti. Faccio presente che le pre-intese per divenire intese devono seguire tutto un iter che riguarda… in primo luogo, devono essere esaminate dalla Conferenza unificata e, successivamente, dal Parlamento, dopodiché devono essere sottoscritte e, quindi, devono essere approvate a maggioranza assoluta con una legge statale, come previsto dall'articolo 2 della legge n. 86 del 2024 e dall'articolo 116, terzo comma della Costituzione. Il Governo, proprio nel rispetto della Corte costituzionale, ha adottato il disegno di legge n. 1623 di delega al Governo per la determinazione di quelli che sono i Livelli Essenziali delle Prestazioni, che ancora, però, non è stato approvato dal Parlamento. Perché ribadisco che si parla proprio in alcuni ambiti… per quanto riguarda l'ambito dei diritti civili e sociali si fa riferimento a un livello di prestazione garantito a tutti. La procedura, quindi, segue tutte quelle che sono le indicazioni che ha richiamato la Corte costituzionale e che ha imposto prima di giungere alla stipula delle intese, ossia di definire quelli che sono i Livelli Essenziali delle Prestazioni. Nel rispetto, pertanto, del principio di leale collaborazione, logicamente, la Regione Marche ha il dovere di monitorare la questione e, nelle sedi istituzionali preposte, di vigilare al rispetto dell'uguaglianza e di verificare se vi siano delle eventuali disparità che possano, in qualche modo, pregiudicare i diritti dei cittadini marchigiani. Grazie.

PRESIDENTE. Mozione n. 28: La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa reginale non approva)

La seduta è tolta.

La seduta termina alle ore 14:50.