Resoconto della seduta n.25 del 23/06/2026
SEDUTA N. 25 DEL 23 GIUGNO 2026
La seduta inizia alle ore 10:55
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Buongiorno a tutti. Dichiaro aperta la seduta dell’Assemblea legislativa regionale n. 25 del 23 giugno 2026. Comunico che il processo verbale della seduta n. 24 del 16 giugno 2026 sarà distribuito insieme a quello odierno ed entrambi saranno sottoposti successivamente all'approvazione dell'Assemblea legislativa regionale.
Richiamo, inoltre, ai sensi del comma 5 dell’articolo 53, l’attenzione di tutti i Consiglieri sulle comunicazioni distribuite, con cui porto a conoscenza dell’Assemblea quanto espressamente previsto dal Regolamento intero.
Hanno chiesto congedo l'Assessore Enrico Rossi e la Consigliera Mancinelli.
Commemorazione Rodolfo Giampaoli
Prima di avviare i lavori dell'Assemblea, desidero rivolgere un pensiero di cordoglio alla memoria di Rodolfo Giampaoli, già Presidente della Regione Marche e Presidente del Consiglio regionale, scomparso nei giorni scorsi all'età di 86 anni.
Con Rodolfo Giampaoli le Marche perdono una figura autorevole della propria storia istituzionale e politica. Esponente di primo piano della Democrazia Cristiana, fu eletto Consigliere regionale nel 1975 e ricoprì numerosi incarichi nel corso della sua lunga esperienza pubblica. Dal1980 al 1990 fu Presidente del Consiglio regionale delle Marche, risultando il Presidente più longevo nella storia della nostra Assemblea legislativa. Successivamente, dal 1990 al 1993, guidò la Regione Marche come Presidente della Giunta regionale.
Il suo percorso testimonia una stagione importante della vita democratica della nostra regione, segnata da senso delle istituzioni, equilibrio e profondo legame con il territorio. A nome mio personale e dell'intera Assemblea legislativa desidero esprimere le più sentite condoglianze alla famiglia, ai suoi cari, alla comunità pesarese e marchigiana.
Invito l'Aula ad osservare un minuto di silenzio in sua memoria. Grazie.
(L’Assemblea legislativa regionale osserva un minuto di silenzio)
Vorrei anche ricordare che oggi è il compleanno della nostra collega Michela Vitri, quindi, anche qui, a nome mio personale e di tutti noi voglio rivolgere e rivolgiamo i migliori auguri di buon compleanno..
Iscrizione, ai sensi dell'articolo 48, comma 4, del Regolamento interno, la proposta di legge n. 61 “Variazione generale al bilancio di previsione 2026/2028 ai sensi del comma 1 dell'articolo 51 del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118” (punto 3 bis). Avevamo detto che per gli emendamenti ci saremmo dati come scadenza le ore 11:00. Considerato che abbiamo iniziato con qualche minuto di ritardo, direi di fare le 11:30.
Iscrizione della proposta di legge n. 61 (punto 3 bis). La pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva a maggioranza assoluta dei votanti)
Ha la parola il Consigliere Marconi.
Luca MARCONI. Grazie, Presidente. Solo una dimenticanza, ma in sede di Conferenza dei Capigruppo non l'avevo pensata. Chiedo che l'Aula anticipi il punto n. 4, proposta di atto amministrativo “Programma quinquennale per le aree protette” prima del punto 3, che è la proposta di legge n. 46 di mia iniziativa. La motivazione è che il Programma per le aree protette comporta anche un impegno di spesa a favore delle aree protette, appunto, dei parchi quindi, penso che sia più urgente della mia.
PRESIDENTE. Anticipazione della proposta di atto amministrativo n. 12 al punto 2 bis. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Interrogazione n. 186
ad iniziativa dei Consiglieri Cesetti, Mangialardi, Mancinelli, Caporossi, Nobili, Ruggeri, Seri, Catena, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri
“Nomina e composizione del Coordinamento della Rete Oncologica Regionale (ROR)”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 186 dei Consiglieri Cesetti, Mangialardi, Mancinelli, Caporossi, Nobili, Ruggeri, Seri, Catena, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Sono lieto di poter dire che c'è una Rete Oncologica in questa Regione dopo tanti anni, troppi anni, se vogliamo. Soprattutto, quello che è importante, è che è una Rete Oncologica che sta funzionando. Abbiamo coinvolto, sia come titolari che come supplenti, molti professionisti nei vari ruoli. Li vado un attimo ad elencare. Sono, per esempio, la dottoressa XY dell'AST di Pesaro e Urbino come referente scientifico della Rete e, come supplente, la dottoressa YZ della AST di Ascoli Piceno coordinando per lo sviluppo e la sperimentazione di modelli innovativi, quindi, come ruolo dentro la Rete, al fine di favorire e velocizzare i processi di trasferimento delle conoscenze e delle evidenze. Mentre il dottor YX come referente e coordinatore del rapporto con le istituzioni ed il territorio e questo sarà molto importante anche per le Case di comunità, per inserire anche Case di Comunità a vocazione oncologica, con il supplente dottor ZX. La professoressa XZ, referente del Molecular Tumor Board, tra l'altro di recente proposta anche per il Tumor Board nazionale ed è entrata presso la Conferenza delle Regioni tra i tre referenti nazionali sul Tumor Board, come coordinatrice per le attività referente al Molecular Tumor Board. Il dottor XJ come coordinatore del rapporto con il volontariato e l'associazionismo in campo oncologico, con supplente il dottor JX dell'AST di Macerata. Mentre il supplente della professoressa XZ è il dottor HZ dell'AST di Civitanova. Quindi, per quanto riguarda il coordinamento, molto utile, il dottor ZH è un professionista affermato nel campo, un riferimento tra l'ARS e tutti i professionisti che sono coinvolti, ognuno per i propri settori.
Voglio dire, la formazione della rete anche con questi equilibri, ha portato, finalmente, allo sblocco di fondi per la Rete Oncologica, che erano bloccati dal 2023, per circa 2 milioni di euro. 2 milioni di euro che si stanno ripartendo in giusti progetti, che, dentro la rete, tutti questi professionisti stanno portando avanti.
Credo che sia, veramente, un risultato eccellente, ottenuto, tra l'altro, in pochissimo tempo. Forse, bisogna un po' chiedersi perché questa Regione da oltre un decennio non aveva la Rete Oncologica. Questo sarebbe il vero oggetto di una interrogazione.
I professionisti stanno lavorando al meglio, senza campanilismi territoriali, come si addice a dei professionisti di fama assoluta. E lo stanno facendo grazie allo sblocco di queste risorse dovute null'altro che alla formazione finalmente della Rete Oncologica Regionale. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Quando alla fine dell'anno, con quello che è stato definito un blitz, l'Assessore Calcinaro ha fatto un comunicato che è apparso sulla stampa, che riportava la nomina di questa Rete Oncologica, indubbiamente, è stato un colpo comunicativo efficace, lo riconosco, della serie: “Sono arrivato io, decido io, perché nel passato non si è deciso, tant'è che io avrei agito in maniera diversa tempo addietro”. Come se tempo addietro non ci fosse stato il suo predecessore alla sanità o non ci fosse stato il Presidente che gli ha dato la delega alla sanità. Però, indubbiamente, il colpo comunicativo c'è stato. Soltanto che alla guida del coordinamento è stato collocato un dirigente di assoluto livello e profilo, ma privo di specifica competenza specialistica in Oncologia, mentre tale funzione avrebbe richiesto qualifiche altamente specialistiche e di comprovata esperienza.
La composizione del coordinamento evidenzia una prevalenza di profili amministrativi rispetto a figure cliniche specialistiche, in contrasto con il Piano oncologico nazionale 2023-2027, che pone al centro la governance clinica qualificata.
Noi che cosa abbiamo detto in questa interrogazione firmata, voglio dirlo, da tutti i gruppi dell'opposizione? Che i pazienti oncologici marchigiani meritano di meglio, una governance clinica credibile, competente e trasparente. Dietro ogni decisione, Assessore, ci sono persone in cura che meritano certezze. Quindi, chiediamo alla Giunta regionale di rivedere quanto prima la governance della Rete Oncologica Regionale, assicurando professionisti con specializzazione oncologica e criteri di nomina pubblici e coerente con gli standard nazionali. Solo così la Rete potrà esercitare il suo ruolo strategico per la salute dei cittadini. D'altra parte, Assessore Calcinaro, lei ha detto, in quell'occasione, che la decisione può essere intesa anche come una soluzione ponte. Crediamo che sia arrivato il momento per superare questa soluzione ponte e dare alla Rete Oncologica la governance che merita, altamente qualificata. Grazie.
Interrogazione n. 128
ad iniziativa della Consigliera Ruggeri
“Sicurezza del personale ferroviario e degli autisti del trasporto pubblico locale”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 128 della Consigliera Ruggeri.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Baldelli.
Francesco BALDELLI. Grazie, Presidente. La Consigliera pone una serie di questioni inerenti alla sicurezza. Per poter rispondere, gli uffici competenti hanno chiesto, ovviamente, e assunto informazioni presso Trenitalia e RFI, oltre alle informazioni già disponibili, perché di competenza, dagli uffici regionali. Agli uffici regionali è stato dato, infatti, mandato dalla Giunta presieduta dal Presidente Acquaroli di adottare una serie di misure di prevenzione atte, capaci contestualmente di garantire, da una parte, la lotta all'evasione, dall'altra, la sicurezza, garantire la sicurezza al personale e ai viaggiatori con un primo investimento previsto dal bilancio regionale di mezzo milione di euro. Per quanto riguarda, invece, il trasporto pubblico locale nel suo contesto, la Regione Marche, nel bilancio pluriennale 2026 - 2028 ha individuato risorse aggiuntive pari a 30 milioni di euro, che incideranno in maniera determinante anche sulla tutela della sicurezza che è uno degli obiettivi strategici del prossimo affidamento dei servizi, come previsto dalla relazione di cui all'articolo 14 del decreto legislativo n. 201 del 2022, che è stata approvata dalla Giunta regionale il 26 maggio 2026 con la delibera n. 601, che sancisse, non solo l'avvio della procedura di gara, ma che prevede espressamente che rientri nel perimetro della gara il tema della sicurezza degli operatori e dei viaggiatori in considerazioni delle peculiari condizioni di rischio a cui sono esposti gli autisti nello svolgimento del servizio. Profilo che dovrà trovare adeguato sviluppo nella disciplina contrattuale relativa agli investimenti in dispositivi di sicurezza attiva e passiva, sistemi di videosorveglianza di bordo. Nell'ambito della procedura per l'affidamento del contratto di servizio del trasporto pubblico hanno già preso avvio i momenti di confronto e condivisione con tutti i portatori di interesse, che verranno coinvolti in ogni passaggio procedimentale che porterà alla pubblicazione del bando di gara. Per quanto concerne, invece, il secondo quesito posto dal Consigliere, abbiamo, ovviamente, presentato lo stesso a Rete Ferroviaria Italiana, che ci ha comunicato, in relazione ai programmi per la stazione di Fano, in analogia a quanto previsto nelle principali stazioni della rete nazionale, interventi di potenziamento finalizzati al miglioramento del decoro, della fruibilità, dell'accessibilità e della sicurezza all'impianto di stazione. Sono previsti l'abbattimento delle barriere architettoniche in tutti gli spazi di stazione, ovvero degli ingressi e degli spazi di sosta destinati all'utenza fino alla salita sul treno. Nel dettaglio si prevede l'adeguamento dei marciapiedi, il restyling delle pensiline, l'inserimento di nuovi ascensori, la riqualifica degli spazi utilizzati dall'utenza all'interno della stazione nel piazzale antistante ed infine interventi di miglioramento sismico al fabbricato viaggiatori. Con riferimento alla questione relativa alla sicurezza, Trenitalia ha confermato, inoltre, che il gruppo Ferrovie dello Stato, con il quale la Regione Marche collabora attivamente, a partire da gennaio 2023 ha potenziato la propria struttura dedicata alla security tramite la creazione di una nuova società denominata “FS Security” che ha lo scopo di garantire la sicurezza dei treni, delle stazioni, dei viaggiatori e dei dipendenti. Il personale di Ferrovie dello Stato effettua sia attività in stazione che a bordo treno, sia di treni regionali che di treni Intersity e ad alta velocità, anche in coordinamento con Polfer e con il personale di bordo e di assistenza Trenitalia. A ciò si aggiunge che, ai sensi della delibera ART n. 16 del 2018 “Indicatori e livelli minimi di sicurezza del viaggio e del viaggiatore”, è stato adottato anche per il nostro territorio il Piano operativo di sicurezza e controlleria con l'obiettivo del miglioramento del fattore sicurezza a bordo treno e in stazione tramite, ad esempio, attività di controlleria a terra e a bordo treno, formazione specifica al personale ferroviario di frontline e il potenziamento tecnologico dei treni e delle stazioni. Infine, si segnala che su tutta la rete del trasporto ferroviario regionale è attiva l'applicazione digitale a supporto dei passeggeri e del personale a bordo che consente al capotreno di rilevare in tempo…
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Ruggeri.
Marta RUGGERI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore per la risposta molto dettagliata, che, credo, lei non abbia neanche finito di leggere, perché mi pareva che ne mancasse un pezzo, quindi le chiedo la gentilezza di potermi dare una copia della relazione che le hanno predisposto gli uffici. Anche in questo caso rimarco che sono stata di fatto costretta a portare questa interrogazione in Aula perché, pur avendola presentata il 5 di febbraio, all'indomani di una serie di episodi che mi hanno spinto a fare questo atto ispettivo, non ho ricevuto la risposta all'interrogazione scritta. Quindi, come per Regolamento può avvenire, l'ho trasformata in orale. Ma dal 5 febbraio siamo arrivati a discuterla oggi, quindi, è anche datata per gli esempi riportati, ma, purtroppo, non per le condizioni della stazione di Fano. Perché lei, Assessore, la conosce molto bene, sa che è stata soggetta ad un restyling molto recentemente, ma, purtroppo, è più di facciata che di sostanza, perché i problemi strutturali sono rimasti quelli. Tant'è che lei mi sembra che abbia letto degli interventi che sono assolutamente indispensabili, che ancora devono essere… e spero che siano fatti molto presto. Per esempio, il marciapiede centrale è in una posizione pericolosissima, è troppo basso e, quindi, impedisce ai disabili di salire e di scendere, è troppo stretto, quindi, oltre alle manovre che non si riescono a fare per caricare sul treno i disabili e farli scaricare, sono pericolosissimi per tutti i soggetti passeggeri che li aspettano, perché, purtroppo, nella stazione di Fano i treni passano ad altissima velocità, anche duecento chilometri all’ora, senza fermarsi e, esattamente, nei binari centrali, che sono il 2 e il 3, i più frequentati. Per l'accessibilità ci sono dei problemi enormi, perché l'ascensore unico che c'è, che non so se sia funzionante o meno, fino a poco tempo fa non lo era, è posizionato per il binario 4 che è assolutamente inutilizzato. Quindi ci sono tutta una serie di problemi strutturali che ancora non hanno trovato una soluzione e di cui da tanto tempo parliamo, perché ricordo che una delle primissime interrogazioni l'aveva fatta in Consiglio regionale l'attuale Sindaco di Fano. Tra l'altro, ringrazio il portavoce del Movimento 5 Stelle che ha sollecitato anche nel Consiglio comunale di Fano queste risposte, ottenendo dal Sindaco delle perplessità sugli interventi che sono stati, fino adesso, solo di facciata e si sono conclusi anche nei tempi molto più lunghi rispetto a quelli con cui erano stati annunciati. Comunque prendo per buoni i suoi impegni, soprattutto spero che vengano portati a termine in tempistiche consone perché la sicurezza non solo…
Interrogazione n. 277
ad iniziativa dei Consiglieri Piergallini, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Vitri, Caporossi, Nobili, Seri
“Ancora sul nuovo ospedale di San Benedetto del Tronto”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 277 dei Consiglieri Piergallini, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Vitri, Caporossi, Nobili, Seri.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Baldelli.
Francesco BALDELLI. Grazie, Presidente. Il Consigliere interrogante ci chiede quali siano le situazioni che riguardano le procedure per la costruzione del nuovo ospedale di San Benedetto. A seguito del parere positivo espresso da ANAC, il 3 giugno 2026 sono stati nominati, con decreto SUAM, i componenti della commissione giudicatrice incaricata della valutazione delle offerte sotto il profilo tecnico ed economico, relativamente alla gara europea per la progettazione del nuovo ospedale di San Benedetto del Tronto. Sono, quindi, attualmente in corso le attività di valutazione delle offerte. Per quanto riguarda la stima, sulla quale veniamo interrogati, di 170 milioni di euro stilata dagli uffici sulla base del Documento di indirizzo alla progettazione, sarà oggetto di approfondimento ulteriore con la redazione del Progetto di fattibilità tecnico-economica che definirà il quadro completo dei costi in base al quale si procederà all'attivazione delle relative linee di finanziamento analogamente, ovviamente, come già fatto per gli altri presidi ospedalieri sui quali siamo intervenuti o stiamo intervenendo. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Piergallini.
Enrico PIERGALLINI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore. Dunque, la ringrazio per aver risposto ed averci aggiornato sulla gara che, comunque, dura da un po' di tempo, perché ricordo che - e questo vorrei sottolinearlo - c'è stata una precipitazione riguardo al progetto dell'ospedale di San Benedetto del Tronto che risale a maggio 2025, prima delle elezioni. Perché in breve tempo è stato approvato il DIP e si è proceduto a bandire la gara, che deve ancora essere assegnata, come lei ha confermato, relativa, appunto, ai 9 milioni di euro per la progettazione. 9 milioni di euro che, nel bilancio previsionale, non erano considerati, quindi, non era considerata questa accelerazione a dicembre 2024. Non era considerata perché i nove milioni per la progettazione sono stati trovati nel maggio, sempre, spostando le risorse da un capitolo dedicato alle AST per il mantenimento dei livelli essenziali di assistenza. Detto questo, aspettiamo, appunto, la gara, dalla quale deriverà, naturalmente, la stima. Però mancano, rispetto all'interrogazione, due specifiche. La prima, se la Regione ha aperto - ma allo stato dei fatti non ci risulta - o se intende, in effetti, attivare delle procedure partecipate in mezzo ai cittadini. L'ospedale di San Benedetto del Tronto è molto atteso come struttura, dalla Giunta regionale è stata molto propagandata, sarebbe indispensabile coinvolgere i cittadini e gli amministratori nella progettazione e nell'evoluzione di questo percorso. Quindi, mi dispiace, per questo non sono soddisfatto, perché questo aspetto dell'interrogazione non è stato precisato. Né è stato precisato se è previsto per l'anno successivo l'inserimento nel bilancio della quota necessaria per il finanziamento dell'ospedale, 170 milioni. Di fatto siamo in una fase preliminare e in latino limen significa soglia, cioè siamo ancora prima della porta, dobbiamo entrare ancora nel percorso vero e proprio. Mancano tanti passaggi, il cambio di destinazione dell'area, l'accordo con il Comune per la variante urbanistica, la gara per la progettazione definitiva ed esecutiva, l'affidamento del cantiere, la costruzione di un'opera di 170 milioni di euro. A me, francamente, sembra molto ottimista quello che è uscito nell'articolo del 16 giugno, che fissa l'inaugurazione potenziale di questa nuova struttura - non l'ha detto lei, ci mancherebbe, Assessore, ma, infatti, magari, sarà l'occasione per ritornarci su - al 2030. La montagna è ancora lunga da scalare. Siamo nelle pendici. Mi auguro che la Regione Marche decida di attivare un percorso di informazione e di partecipazione, perché tante sono le domande alle quali va data una risposta, come sarà il nuovo ospedale e quello che sarà del vecchio ospedale. Grazie.
Interrogazione n. 177
ad iniziativa dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini
“Attività del Referente regionale Medicina di Genere”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 177 dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Onestamente voglio anche ringraziare per questa interrogazione che ci dà modo di tracciare un percorso diverso dalla interrogazione precedente dove, in quel caso, troviamo tutti i maggiori professionisti della Regione, tutti insieme, tutti per collaborare lì presenti e, praticamente, si chiede “ma chi comanda di più?”. Questa, secondo me, è una cosa di cui non abbiamo bisogno, quando, soprattutto, ci sono delle cariche così importanti tutte presenti per collaborare. Detto questo, voglio dire che l'ARS sta proprio predisponendo una proposta di delibera, mediante la dottoressa XY, che ringrazio, per recepire il Piano nazionale per l'applicazione e la diffusione della Medicina di Genere. Peraltro, nelle precedenti settimane, abbiamo anche fatto delle iniziative diffuse e verticali sulla Medicina di Genere in tutte le AST per la prevenzione femminile, anche con adesioni maggiori di quelle che avevamo predisposto. L’applicazione della Medicina di Genere prevede l’istituzione di un gruppo tecnico regionale per la Medicina di Genere al fine di predisporre il Piano regionale per la Medicina di Genere. I
In occasione del workshop sulla prevenzione della Medicina di Genere, organizzato dall'Istituto Superiore di Sanità il 21 novembre 2025 in modalità telematica, la Regione Marche ha presentato un documento relativo ai principali interventi attuati per la prevenzione di genere, come le dicevo, anche con la predisposizione di giornate, di Open Day aperti a questo, inseriti nel Piano regionale della prevenzione 2023-2025. Quali, ad esempio, il convegno attuale di comunicazione e sensibilizzazione della popolazione riguardo alla prevenzione di genere, con particolare attenzione al genere femminile, alle patologie oncologiche, all'osteoporosi. Gli interventi mirati verso le fasce più vulnerabili del genere femminile, come, ad esempio, gli Open Day dell'8 marzo - l'8 marzo, non poteva essere altrimenti - con particolare attenzione all'informazione e al coinvolgimento delle donne immigrate, tramite informative multilingua e la realizzazione di video tutorial nelle lingue più diffuse tra le popolazioni straniere. L'individuazione per la vaccinazione anti-HPV, come, per esempio, la proposta della Carta di Loreto, un documento di advocacy per la prevenzione dell'HPV nelle Marche, nei maschi e nelle femmine. Interventi relativi a donne, salute e lavoro con azioni di formazione, informazione, assistenza, prevenzione, protezione e sorveglianza sanitaria, come la realizzazione di un opuscolo informativo sugli stili di vita sana, anche in lingua inglese e francese, per facilitare la comunicazione alle lavoratrici o ai lavoratori stranieri. Sulla seconda domanda, l'ARS sta predisponendo una proposta di delibera di Giunta regionale, appunto, per recepire il Piano nazionale, come detto prima, per l'applicazione e la diffusione della Medicina di Genere e per istituire il Gruppo tecnico regionale per la Medicina di Genere, che predisporrà il Piano regionale della Medicina di Genere. L'obiettivo è quello di garantire il coordinamento interistituzionale, il raccordo degli enti del Sistema Sanitario Regionale e l'omogeneità delle iniziative su tutto il territorio regionale. Per esempio, abbiamo visto che le modalità di prenotazione a questi Open Day devono essere migliorate, perché rischiano di tagliare fuori una parte degli interessati e questo non ce lo possiamo permettere. Peraltro, ne andremo a ripetere uno a fine anno, perché abbiamo visto anche il grande successo che hanno avuto questi Open Day sulla prevenzione. Il Gruppo tecnico regionale, concludendo, sarà istituito con apposito atto della Giunta regionale, come indicato, appunto, nella risposta precedente, e predisporrà il Piano regionale, in cui saranno anche definiti gli obiettivi relativi all'elaborazione di percorsi clinici di prevenzione, di ricerca, di formazione e di comunicazione. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore. Mi fa piacere notare questa attenzione, sensibilità anche verso la medicina di genere che non è un tema marginale, ma un approccio fondamentale per garantire cure più appropriate, efficaci e personalizzate a tutte le persone. La normativa nazionale, infatti, è in vigore da anni e prevede strumenti precisi per promuovere e diffondere questo modello. Un modello che, però, nelle Marche non è mai stato applicato fino ad oggi. E, nonostante lei mi dica che nominerete il referente, che istituirete il tavolo tecnico, che lo stesso tavolo tecnico dovrà redigere il Piano regionale per la Medicina di Genere, oggi non mi ha detto quando, non mi ha detto se avverrà tra un mese, tra due mesi, tra un anno, invece, è quello che volevamo sapere. Anche perché ricordo a lei, ma anche a tutta la Giunta, che avevamo un referente per la Medicina di Genere che ha cessato il suo incarico due anni fa, a marzo 2024, senza far sapere nulla sull'attività nella nostra regione. Dopo le sue dimissioni, dopo la cessazione dell'incarico, ci sono stati addirittura due referenti. Abbiamo appreso della nomina di questi due referenti da un documento pubblicato dall'Istituto Superiore di Sanità, ma, pur augurando loro buon lavoro, non abbiamo saputo nulla dalla Regione sulla nomina né sulle attività realizzate, non sono mai state adeguatamente comunicate. Vorrei anche farle notare che molte Regioni si sono già dotate di un Piano regionale dedicato. Nelle Marche, invece, esiste soltanto un riferimento all'interno del Piano Socio Sanitario regionale a cui io stessa ho contribuito, va riconosciuto perché era nato grazie ad un mio emendamento. Ritengo che sia arrivato, quindi, il momento di fare un passo avanti e costruire uno strumento operativo chiaro e concreto, capace di tradurre i principi della Medicina di Genere in azioni reali nei percorsi di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione, oltre che nella ricerca, nella formazione, nella comunicazione. Benissimo, quindi, gli Open Day, che lei stesso mi ha elencato poco fa, benissimo che si vada avanti su questa strada e che, anzi, se ne organizzino ancora di più, perché c'è grande partecipazione. Benissimo anche la sua parziale autocritica sul fatto che gli inviti alle donne per gli screening di prevenzione non vengono comunicati adeguatamente. Ma non posso dire bene riguardo proprio al Gruppo tecnico regionale e al Piano regionale per la Medicina di Genere che, ancora, a distanza di sette mesi dal vostro insediamento, non è stato nominato, non si è insediato, non ha fatto nulla, come era avvenuto nei cinque anni precedenti. Grazie.
Interrogazione n. 249
ad iniziativa del Consigliere Mangialardi
“Cronoprogramma per la realizzazione dei lavori e stato della progettazione della ricostruzione del Duomo di Senigallia danneggiato dal sisma del 9 novembre 2022”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 249 del Consigliere Mangialardi.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Pantaloni.
Francesca PANTALONI. Grazie, Presidente. Con riferimento all'intervento oggetto di interrogazione, classificato con ID 9011 nel portale SISMAPP e denominato “Cattedrale di San Pietro Apostolo”, si comunica che l'edificio è stato oggetto di sopralluogo, con la conseguente redazione della Scheda A-DC n. 4 del 24 aprile 2024, dalla quale si rileva che l'immobile in oggetto risulta danneggiato dagli eventi sismici. I procedimenti condotti dall'Ufficio di ricostruzione sono stati espletati sulla base delle “Linee Guida contenenti primi indirizzi e criteri per l'avvio dei processi di ricostruzione pubblica e privata a seguito degli eventi sismici che hanno colpito il territorio della regione Marche il 9 novembre 2022 e il territorio della regione Umbria il 9 marzo 2023”, fornite con Decreto del Commissario Straordinario per la Ricostruzione n. 1 del 28 aprile 2025, nonché, con riferimento alla attuazione dei processi di ricostruzione pubblica e privata dei territori delle Regioni Marche e Umbria colpiti dagli eventi sismici del 9 novembre 2022 e del 9 marzo 2023, in applicazione dell'Ordinanza del Commissario Straordinario per la Ricostruzione n. 1 del 2 luglio 2025. Nel procedimento relativo al Duomo di Senigallia, la Diocesi ha trasmesso il Documento di indirizzo alla progettazione al protocollo USR n. 16046 del 10 febbraio 2026; l'Ufficio Speciale Ricostruzione ha espletato l'istruttoria di competenza secondo la normativa sopra citata, ovvero ha esaminato il D.I.P., verificato la completezza documentale con particolare riferimento al nesso causale con gli eventi sismici di cui all'Ordinanza n. 1 del 2025 e valutato la correttezza della stima dei costi per la pianificazione dell'intervento. L'ufficio ha poi comunicato l'esito dei procedimenti alla struttura commissariale con note al protocollo n. 17092 dell'11 febbraio 2026 e protocollo n. 26448 del 3 marzo 2026. Occorre precisare che la Diocesi di Senigallia è stata individuata Soggetto attuatore dell'intervento, a seguito di sua richiesta, come previsto nell'Ordinanza commissariale n. 6 del 9 marzo 2026, nella quale l'intervento in questione risulta inserito nel Piano di Ricostruzione delle Chiese e degli edifici di culto dei territori della regione Marche colpiti dagli eventi sismici del 9 novembre 2022. Il Commissario Straordinario, ai sensi dell'articolo 3-bis, comma 1, dell'Ordinanza n.1 del 2025, ha approvato la copertura finanziaria per le sole attività di progettazione e connesse attività e funzioni tecniche pari ad un importo complessivo di 600.000 euro, come desunto nel limite massimo del 10% del valore complessivo dell'intervento stimato del D.I.P. Secondo le normative vigenti in materia e, in particolare, l'Ordinanza commissariale 105/2020 come successivamente modificata, la Diocesi di Senigallia, quale Soggetto attuatore, deve produrre istanza recante la proposta di progetto esecutivo da sottoporre, previa istruttoria degli Enti competenti, alla Conferenza dei Servizi Permanente per la relativa approvazione. Ad oggi al protocollo dell'U.S.R. non risultano pervenute comunicazioni ulteriori rispetto a quelle riferite da parte della Diocesi di Senigallia e si rappresenta, con particolare riferimento all'interrogazione sullo stato di avanzamento delle attività di progettazione finanziate, che l'Ufficio speciale ricostruzione è in attesa di ricevere dalla Diocesi la comunicazione dell'affidamento dei servizi di ingegneria ed architettura e relative attività tecniche e di indagine ai fini della definizione del progetto esecutivo, essendo stata prevista la copertura economica con Ordinanza commissariale n. 9/2026. La data presunta di apertura del cantiere potrà essere definita solo successivamente all'approvazione del progetto esecutivo in Conferenza dei Servizi Permanente, e delle relative procedure per l'affidamento dei lavori, da parte della Diocesi di Senigallia. Infine, in merito alla richiesta del cronoprogramma dettagliato previsto per la realizzazione dei lavori, si evidenzia che altresì questo potrà essere definito solo dopo l'approvazione del progetto esecutivo in Conferenza Servizi Permanente e delle relative procedure per affidamento dei lavori da parte della Diocesi di Senigallia. Grazie.
Presidenza del Vicepresidente
Enrico Piergallini
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Mangialardi.
Maurizio MANGIALARDI. Grazie, Presidente. Assessore, la ringrazio, una disamina precisa, penso che, però, possa imbarazzare entrambi, perché noi stiamo parlando di un terremoto che è avvenuto nel novembre del 2022 e l'unica cosa che non può accadere oggi è che, anche velatamente, diamo la responsabilità alla Diocesi di Senigallia che non si è fatta parte attiva e che, come si evince dall'accesso agli atti che lei ci mette a disposizione, non hanno presentato nulla tanto da consentirci di avere un quadro complessivo della tempistica. Ma il Soggetto attuatore, Assessore, è stato individuato nella Diocesi il 9 marzo del 2026, cioè dopo quattro anni, dove, di fatto… non avevamo prima dichiarato lo stato d'emergenza, ci abbiamo messo cinque mesi, qualcuno aveva detto pure che non lo dovevamo fare, perché avremmo disturbato la nostra stagione turistica e che, quindi, il terremoto non esisteva. Si è dovuto costituire un comitato di famiglie che, a oggi, sono fuori di casa, “Comitato 707”, tanto per ricordarcelo. Un anno e mezzo, Assessore, e nessuno ha fatto nemmeno il sopralluogo nel Duomo di Senigallia. Forse, rileggendo le date, si accorge anche lei che c'è stata un'inerzia assoluta. Dopo quattro anni mettiamo a disposizione, come previsto dal quadro normativo, 600.000 euro di un intervento di 6 milioni per la progettazione, che viene affidata al Soggetto attuatore per poi procedere. Allora, mi viene in mente, lei la conosce bene la vicenda del terremoto, quello vero, come l’abbiamo considerato tutti, 2016 agosto/ottobre. Dichiaravate tutti che i ritardi erano impensabili, non erano decenti. Io ci ho fatto una campagna elettorale spiegando che le partite sono molto complicate su una cosa che avete ritenuto banale. Dopo quattro anni non è accaduto nulla. Il Duomo di Senigallia insieme a tanti progetti delle famiglie e tante vite compromesse anche da quella situazione per ancora dieci anni non vedranno nulla. Grazie.
Interrogazione n. 286
ad iniziativa dei Consiglieri Catena, Mancinelli, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri
“Ulteriori chiarimenti in merito all'affidamento disposto da ATIM alla società Mastaba Srls per l'evento “Marche in Vetrina 2024”, con riferimento alle comunicazioni intercorse tra ATIM e Comune di Castelraimondo e alle incongruenze emerse nella risposta all'interrogazione n. 206/2026”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 286 dei Consiglieri Catena, Mancinelli, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri.
Ha la parola, per la risposta, la Sottosegretaria alla Presidenza della Giunta Consigliera Luconi.
Silvia LUCONI. Grazie, Presidente. Allora, leggerò puntualmente, benché io non ami leggere, però, credo che sia utile al fine di dare una risposta puntuale, perché, almeno, all'interno della saga, riusciamo, magari, a dare dei punti fermi. Per quanto concerne gli specifici argomenti dell'interrogazione in parola, si rappresenta quanto segue, mantenendo l'articolazione in punti come formulata dagli istanti, ai fini di una più agevole predisposizione di specifiche risposte. 1. Per quali motivi, nella risposta all'interrogazione n. 206/2026, non sia stato richiamato il contenuto della nota ATIM del 20 aprile. La risposta al quesito si evince dal fatto che la relazione istruttoria redatta a cura di ATIM e relativa all'interrogazione n. 206 del 2026 è stata semplicemente caricata in Paleo in data 16 aprile 2026 e firmata e inviata via PEC il giorno 17 aprile 2026 con protocollo 505 del 17 aprile 2026. Di talché, essendo stata prodotta anteriormente alla nota ATIM del 20 aprile 2026, non poteva ricomprendere all'interno il contenuto di documenti e di iniziative futuri. Più semplice del previsto. 2. Se ATIM abbia successivamente escluso l'ipotesi di un possibile inadempimento contrattuale della società Mastaba Srls. Sulla base della ricostruzione della vicenda come sinora emersa e sulla base degli indizi di una possibile lesione dell'interesse pubblico, l'Agenzia ha agito prontamente mediante tutte le iniziative opportune e indicate nel successivo punto 4. La Giunta e il Dipartimento Sviluppo Economico sono stati puntualmente informati dei passi relativi. ATIM ha, altresì, sempre dato riscontro a qualsiasi tipo di richiesta proveniente da qualsiasi organo competente. 3. Se il parere legale richiamato nella nota del 20 aprile sia stato effettivamente richiesto e acquisito, affidato e quali conclusioni. Non è stato al momento richiesto alcun parere legale. 4. Se siano state avviate verifiche interne, accertamenti amministrativi o eventuali azioni. A seguito della ricezione della PEC del Comune di Castelraimondo del 16 aprile 2026, con cui il Comune evidenziava formalmente alcune incongruenze sulla realizzazione dell'evento, sulle attività realizzate e sulle somme corrisposte dai vari soggetti coinvolti, ATIM, effettuata una prima ricognizione sul punto, si attivava immediatamente per poter assumere tutti gli ulteriori elementi necessari per fare piena chiarezza sulla vicenda. Con protocollo n. 507 - non do tutti i dati, ma gliela consegno, Consigliere Catena, così poi riesce a vedere tutti i riferimenti - è stata trasmessa richiesta di chiarimenti via PEC alla Mastaba Srls. Con protocollo n. 585 è stata inviata diffida formale a mezzo PEC alla Mastaba Srls per la restituzione immediata, entro e non oltre cinque giorni lavorativi, della somma complessivamente versata da ATIM, avvisando che in caso di mancato recupero della somma, l'ATIM si riservava ogni facoltà di adire le competenti sedi giudiziarie per la tutela dei propri interessi e diritti, con aggravio di spese a carico della parte inadempiente. In data 11 maggio 2026 l’ATIM ha provveduto a notificare presso la Procura della Corte dei conti i fatti e le circostanze emerse, al fine di consentire le opportune azioni di competenza. In data 13 maggio 2026 è stato depositato ulteriore esposto/denuncia alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Macerata, contenente la ricostruzione complessiva della vicenda. Inoltre con PEC protocollo 641 il Dipartimento Sviluppo Economico, coerentemente con le attribuzioni e la responsabilità di vigilanza attribuita allo stesso su ATIM, chiedeva conto delle attività poste in essere e da realizzare per tutelare l'interesse dell'Amministrazione. L'Agenzia riscontrava illustrando tutte le iniziative poste in essere e appena descritte. L'Agenzia è attualmente in attesa di ricevere notizie sugli sviluppi relativi alle iniziative di cui sopra. Relativamente ai punti 5, 6 e 7, che verranno accorpati e discussi insieme per una maggiore chiarezza e completezza espositiva, si rappresenta quanto segue. Come già anticipato al precedente punto 1, la relazione istruttoria redatta da ATIM e relativa all'interrogazione n. 206 del 2026 è stata trasmessa all'Agenzia con protocollo n. 505 del 17 aprile 2026. Ne consegue che la risposta all'interrogazione fornita in data 25 maggio 2026 deve ritenersi compiuta e corretta, in quanto elaborata sulla base degli elementi conoscitivi disponibili al momento della predisposizione della stessa. Con riferimento allo stato della vicenda amministrativa relativa a “Marche in Vetrina”, prosegue l'attività di controllo e di monitoraggio da parte della Regione e si rimane in vigile attesa…
PRESIDENTE. Grazie, Consigliera Luconi, poi lo consegnerà scritto.
Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Catena.
Leonardo CATENA. Grazie, Presidente. Ringrazio e attendo la risposta che non potrò leggere in questo momento, ma, intanto, mi sembra che la verità su questa vicenda stia emergendo. E questa verità che emerge è frutto di una attività ispettiva, di controllo da parte dell'opposizione. Su questa vicenda mi meraviglia anche che in passato abbia ricevuto risposte rassicuranti. Mi rivolgo alla Sottosegretaria che ha letto una risposta preparata dagli uffici, una risposta rassicurante, ci dicevano che era tutto in ordine, che non c'erano criticità, che tutto era stato rispettato. Se non altro, dopo la nostra iniziativa, oggi ATIM torna a chiedere indietro soldi, somme, denaro pubblico dei contribuenti che è stato liquidato evidentemente senza i controlli adeguati. La cronistoria ci racconta che il Comune di Castelraimondo e l'ATIM hanno finanziato uno stesso evento per le stesse voci e il Comune di Castelraimondo ha dichiarato che non era a conoscenza del coinvolgimento di ATIM. Trovo che la vicenda sia abbastanza grave, perché viene speso denaro pubblico, non ci sono controlli, bisogna capire chi risponderà eventualmente di queste sottovalutazioni, di non aver verificato adeguatamente. Ma credo ci sia anche un altro interrogativo, cioè chi ha svolto il ruolo di intermediazione politica tra ATIM e Mastaba, chi politicamente rappresentava quel territorio e, magari, siede in quest'Aula e siede anche in Consiglio comunale e ha fatto sì che ATIM finanziasse quell'evento e, poi, non ha avuto nulla da dichiarare su questa vicenda. Né è stato interesse della Giunta regionale e del Presidente Acquaroli di fare chiarezza su un evento del genere, quando sarebbero stati i primi a doverla pretendere, visto che 91.000 euro di risorse pubbliche sono state prima liquidate e poi ne è stata chiesta la restituzione. Ora, è difficile immaginare che questo sia un caso isolato. Il timore è che ci siano tanti altri casi dove non sono state fatte verifiche adeguate, dove, magari, sono state sperperate risorse pubbliche. E ci chiediamo: In cambio di cosa? Per quale motivo sono state elargite somme pubbliche di fronte, poi, a servizi non erogati? Chi ne risponde politicamente di quello che è accaduto? Allora, grazie alla nostra attività sta emergendo la verità. Immagino che questa vicenda non si chiuderà qui. Non si chiuderà qui. Fra l’altro oggi veniamo a conoscenza del fatto che c'è un esposto. Noi faremo la nostra parte e mi auguro che si voglia approfondire ulteriormente, perché questo non sarà l'unico caso che ha visto ATIM …
Interpellanza n. 32
ad iniziativa del Consigliere Mangialardi
“Politiche regionali in merito alla ricostruzione post alluvione 2022 per ciò che concerne i territori di Senigallia e delle Valli del Misa e del Nevola”
Interrogazione n. 271
ad iniziativa del Consigliere Canafoglia
“Eventi alluvionali del settembre 2022 – stato della ricostruzione, attuazione delle misure previste e programmazione degli interventi nel territorio di Senigallia e delle Valli del Misa e del Nevola”
Interrogazione n. 284
ad iniziativa del Consigliere Canafoglia
“Politiche regionali relative alla ricostruzione successiva all’alluvione del 2022 nei territori di Senigallia e delle Valli del Misa e del Nevola”
(Abbinate)
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interpellanza n. 32 del Consigliere Mangialardi, l’interrogazione n. 271 del Consigliere Canafoglia e l’interrogazione n. 284 del Consigliere Canafoglia.
La discussione è aperta, ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Mangialardi.
Maurizio MANGIALARDI. Grazie, Presidente. Nella precedente legislatura ho presentato decine di atti ispettivi concernenti l'alluvione del 2022, essendo stata una delle più devastanti fra quelle che hanno colpito la nostra regione e, soprattutto, le Valli del Misa e del Nevola, causando 13 vittime (5 a Ostra, 3 a Barbara, 1 a Trecastelli, 1 a Senigallia, 1 ad Arcevia, 1 ad Ostra Vetere, 50 feriti), 150 sfollati e, anche se mai computati definitivamente, 2 miliardi di euro di danni.
Avevo presentato delle interrogazioni, Presidente, oggi mi permetto di utilizzare l'interpellanza per rifare un po' il quadro, perché magari non tutti qui non hanno… l'abbiamo persa sul terremoto prima e di questa forse- visto anche gli ultimi atti - non ne abbiamo una traccia così particolarmente rinfrescata. Penso che sia opportuno ritornare su questo tema, anche perché ho sempre sostenuto, lo dico, Assessore, che noi abbiamo perso una occasione iniziale - ovviamente l'Assessore Consoli non c'era - di costituire un comitato istituzionale, che avrebbe permesso di tenere una regia unica, coinvolgendo tutti i soggetti, i comitati, le Province (in questo caso due), i Comuni, evitando quello che, in questo momento, ha creato più difficoltà in assoluto, il B2B, trattato dal Vice Commissario prima e dal Commissario ora. Di fatto trattative pezzo per pezzo, senza una visione complessiva che, magari, possa dare una risposta nella fattispecie ad un'area, ma, se manca quella visione complessiva, come dicevo, si corre il rischio di non avere un progetto adeguato.
Un altro fatto nuovo, Assessore, che conosce bene perché è stato oggetto di una mia interrogazione in questa Legislatura, è relativo al Commissario. Perché il Commissario non è più Acquaroli, il nostro Presidente, ma è XY, che da Vice diventa Commissario e, tra l'altro, anche con una serie di contraddizioni negli atti che vengono firmati, perché tutt'ora ci sono atti che vengono firmati come Vice Commissario e non come Commissario… Sì, potrebbero essere legati ai precedenti, ma la sostituzione porta dietro anche quello stato.
Devo dire che lo Stato, invece, era stato abbastanza celere e capace. Immediatamente dopo vennero stanziati 5 milioni di euro con il Governo Draghi, poi 400 milioni di euro dal Governo Meloni appena insediato. Oggi sono passati, anche qui, quattro anni e sappiamo che coprono meno di 1/5 delle risorse necessarie per la ricostruzione e, soprattutto, per la prevenzione. Poi sappiamo anche, Assessore, che la copertura è una copertura non al 100%, come è avvenuto, invece, nell'alluvione dell'Emilia-Romagna, ma al 50%. Quindi rimborsi, ristori sono identici a quelli del 2014, tranne che per la somma aggiuntiva che la Regione ha voluto mettere per le macchine. Il tema importante adesso è il cronoprogramma degli interventi che devono essere effettuati. Avevo avuto già modo di fare altre interrogazioni su questo, ma la risposta ricevuta è stata che la situazione era talmente complessa nel territorio da non permettere subito un cronoprogramma per…
PRESIDENTE. Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Consoli.
Tiziano CONSOLI. Grazie, Presidente. Ringrazio naturalmente il Consigliere Mangialardi e gli altri Consiglieri che hanno proposto l'interrogazione, credo il Consigliere Canafoglia. Dunque, tutti i fatti si riferiscono al fenomeno alluvionale del settembre del 2022. Su quell'argomento già si è espressa la deliberazione del Consiglio dei Ministri del 16 settembre 2022, con la quale fu dichiarato lo stato di emergenza per i territori colpiti dagli eventi calamitosi. Il quadro operativo e normativo della fase emergenziale fu disciplinato, tra gli altri atti, dall'Ordinanza del Capo del Dipartimento della Protezione Civile n. 922 del 17 settembre 2022, finalizzata alla gestione dei primi interventi di soccorso, assistenza e ripristino delle infrastrutture danneggiate dall'evento. La fase emergenziale si è conclusa il 31 dicembre del 2025, come veniva ricordato. Dal 1°gennaio 2026, per la durata di tre anni, è stato dichiarato lo stato di ricostruzione di rilievo nazionale ai sensi della legge quadro n. 40/2025. Con delibera del Consiglio dei Ministri del 9 aprile 2026, l'ingegnere XY è stato nominato Commissario straordinario alla ricostruzione. Durante l'emergenza sono state incamerate sulla contabilità speciale risorse per complessivi 435.817.646,34 euro, ripartite tra due filoni principali. Uno è il Piano degli interventi urgenti, sono stati stanziati 206.100.000 euro a fronte di una spesa programmata di 202.627.760,98 euro. Questo Piano registra un avanzo, economia di 3.472.000 euro, di cui già è stato chiesto il trasferimento alla nuova gestione commissariale. Il piano delle opere strutturali è stato finanziato con un finanziamento di 229.717.646,34 euro con risorse derivanti dal fondo di solidarietà UE, MASE e decreti governativi. Il Piano degli interventi urgenti di Protezione Civile include 1.600 interventi complessivi con il seguente stato di attuazione: 1.180 interventi sono stati già conclusi e totalmente liquidati per un importo complessivo di 67.455.425,29 euro; 420 interventi sono in corso con 39.289.570,18 euro parzialmente erogati e una quota residua da liquidare pari a 51.597.849,24 euro. Poi ci sono tutte le schede allegate che consegnerò naturalmente agli interpellanti che hanno chiesto. Volevo precisare che per la questione CAS - Contributo Autonoma Sistemazione, durante l'emergenza sono stati erogati 4.583.791,35 euro al 31 dicembre 2025, per l'anno 2026 la misura è in drastica riduzione, sono rimasti solo 76 nuclei familiari assistiti, di cui 44 di Senigallia, per un fabbisogno stimato di 571.200 euro. Poi, sono state previste risorse per pratiche di delocalizzazione. Sono state dichiarate ammissibili 30 istanze di privati per un totale di 3.994.208,12 euro, di queste 28 risultano integralmente liquidate e 2 sono in corso di saldo. A seguito di queste, il provvedimento e la gestione emergenziale in relazione ai danni subiti dai soggetti privati è stato pari, inizialmente, a un importo di 13.220.913,22 euro. Questa somma include gli interventi approvati a inizio 2023 e un'integrazione successiva di 74.000 euro. A seguito di una ricognizione complessiva trasmessa al Dipartimento nazionale a luglio 2024, il fabbisogno stimato per la seconda fase è stato inizialmente quantificato in 24.005.000 euro per la sola popolazione. Sono state istruite e ritenute valide 588 domande di contributo per un complessivo di 16 milioni di euro. Sono stati liquidati ai cittadini 10.709.000 euro. Restano ancora da liquidare i saldi finali di 339 pratiche. Questo naturalmente per i privati. Ora, per concludere, perché le tabelle sono numerose, non potrei fare diversamente, rimane un fabbisogno strutturale di 148 milioni di euro che la struttura commissariale formalizzerà entro la fine di ottobre…
PRESIDENTE. Come da Regolamento, la replica prima al primo firmatario delle interrogazioni, poi, al primo firmatario dell'interpellanza.
Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Canafoglia.
Corrado CANAFOGLIA. Grazie, Presidente. Innanzitutto grazie, Assessore, per la sua risposta estremamente esaustiva, ma, soprattutto, un ringraziamento lo voglio rivolgere al nostro Governatore Acquaroli e al Governo Meloni che nel territorio di Senigallia e della sua Vallata hanno portato 400 milioni, 400 milioni dopo l'alluvione del 2022, con 13 morti e, come il Consigliere Mangialardi ha ricordato, tanti danni.
A che cosa sono serviti? Per indennizzare gli alluvionati. A che cosa sono serviti? Per fare lavori di somma urgenza. Non abbiamo mai visto, noi cittadini di Senigallia, un fiume così pulito, mai, perché, in realtà, non è stata mai fatta manutenzione in quel fiume. Bene, nei 40 anni precedenti,.
Il Consigliere Mangialardi, che ha avuto un ruolo abbastanza importante, direi, nell'amministrazione di quella città, non credo possa ricordare un fiume in cui si vedevano gli argini, mai. Bene. Inoltre, a che cosa sono serviti quei 400 milioni? Non solo per i lavori di somma urgenza, per non farci prendere la terza alluvione, ma per fare attività strutturali, cioè andare a mitigare il rischio idrogeologico, vasche di espansione di cui si parlava da 40 anni e mai eseguite. Ma c'è una dimenticanza in tutto questo, nel racconto del Consigliere, l'alluvione del 2014. Ricordo molto bene i selfie sorridenti dell'allora Premier Renzi - probabilmente è stato immortalato un momento particolare - con l’allora Sindaco di quella città, che è la mia città, che oggi è Consigliere regionale. Allora Sindaco, mentre c'era una città sotto il fango, con la gente morta. Ma dove sono finite le somme che l'allora Premier aveva promesso alla città, al territorio, che dovevano servire per mitigare il rischio idrogeologico? Non è arrivato nulla. In questa situazione c'è stata soltanto un'assenza di manutenzione totale e non vado oltre.
A0llora mi chiedo: perché tutto questo interesse da parte del nostro Consigliere di opposizione oggi, quando tutta questa attività non è stata fatta quando lui era Sindaco, quando lui era Assessore ai lavori pubblici? Beh, si sbaglia e credo che ci sia stato un ravvedimento. La mia non è una contrapposizione nei suoi confronti, ma è la storia tragica di quanto è accaduto. Parafrasando Sciascia: nel paese dove tutti vedono e pochi parlano, il vero scandalo non è il malcostume, ma il silenzio che lo protegge. Per quanto mi riguarda, non sarò mai complice di quel silenzio che ha portato nel nostro territorio a 17 morti. Poi, i processi faranno il loro corso, ma politicamente questa è la realtà. Grazie.
PRSIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Mangialardi.
Maurizio MANGIALARDI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore, per una messe di elementi che permettono al Consiglio di avere contezza di quello che sta accadendo e di quello che si è fatto. Non toglie, però, come lei ha ricordato, che su 1.600 interventi 1.200 circa sono stati già liquidati, che potrebbe essere un fatto positivo, invece vuol dire che abbiamo lavorato tanto in somma urgenza, anche con interventi che apparentemente producono, come ho detto prima, un effetto, ma che non hanno una visione complessiva. Di prevenzione ne abbiamo parlato pochissimo, perché le vasche di espansione… ne abbiamo inaugurata una, che si era inaugurata da sola nel 2014 e nel 2022, perché il fiume si era preso lo spazio e aveva utilizzato quel volume per espandersi, ma non era stata sufficiente. Noi sappiamo che abbiamo bisogno delle altre se vogliamo mettere in sicurezza il territorio davvero. Ma le risorse? Guardate, non sono abituato, almeno qui dentro, a guardare indietro. Ci sono altre aule dove qualcuno, magari, anche con un po', tanto, di conflitto di interesse mi costringe a partecipare, e parlo dell'alluvione del 2014, lo farò con quell’attenzione, quella competenza e quella ricostruzione vera che serve, forse, per guardare avanti.
Guardo quello che è accaduto nel 2022, dove, ovviamente, non ero più Sindaco e quello che può accadere se nelle vasche d'espansione… e un piano di allerta territoriale non lo mettiamo a sistema.
Per le risorse, se è vero, come è vero, che occorrevano 2 miliardi di euro e ne abbiamo avuti solo, ahimè, solo, perché quando finisce l'emergenza c'è solo quello che abbiamo speso… 400 milioni di euro non sono sufficienti a nulla, sono serviti per ristorare, forse, i cittadini con gli stessi criteri dell'altra volta, né un euro in più né un euro in meno, e sono serviti per fare un po' di interventi, che qualche volta sono più spot che efficaci. Come lei vede, nei documenti che mette a disposizione non ci sono altre risorse e non c'è una tempistica certa. Non è per lei, forse è stata la stampa che ha male interpretato, sono stati messi 140 milioni di euro per il dissesto idrogeologico che ha riguardato tutta la Regione tranne che per le Valli del Misa e del Nevola. Lì aspettavano qualche segno che spero nel prossimo…
Interpellanza n. 31
ad iniziativa dei Consiglieri Vitri, Caporossi, Catena, Cesetti, Mancinelli, Mangialardi, Mastrovincenzo, Nobili, Piergallini, Seri
“Impatto dei costi energetici e necessità di rifinanziamento del ‘Bonus Energia Marche’”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interpellanza n. 31 dei Consiglieri Vitri, Caporossi, Catena, Cesetti, Mancinelli, Mangialardi, Mastrovincenzo, Nobili, Piergallini, Seri.
Ha la parola, per l’illustrazione, la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. L'aumento dei costi energetici, dei carburanti e delle materie prime continua a pesare sulle famiglie e sulle imprese marchigiane. Per questo ho presentato una interpellanza alla Giunta regionale già in data 8 maggio chiedendo interventi immediati e, soprattutto, ne ho proposto uno, in particolare, che in passato ha ottenuto grande successo. Mi fa piacere ricordare come si era arrivati a quel provvedimento, perché io stessa, qui, in Consiglio regionale, avevo proposto di seguire l'esempio dell'Emilia-Romagna, che aveva stanziato ingenti risorse per un vero e proprio “Bonus Energie” dopo l'inizio del conflitto russo-ucraino. L'allora Assessore Andrea Maria Antonini aveva accolto favorevolmente questa proposta, dimostrando di essere attento, senza pregiudizi di appartenenze politiche, e poco dopo era uscito un bando da 5,4 milioni di euro destinato a imprese e professionisti. In poche ore le richieste superarono ampiamente le risorse disponibili, 1.500 domande avevano oltrepassato i 13 milioni di euro di richieste. Purtroppo erano stati stanziati solo 5,5 milioni di euro, ma, diversi mesi dopo, quasi un anno dopo, anche grazie a tanti solleciti, era stato autorizzato uno scorrimento di graduatoria, consentendo ad altre 700 imprese di tutte le Marche di avere questo “Bonus Energia”, quindi, aggiungendo altri 810 mila euro e permettendo a micro, medie e grandi imprese di avere un contributo sui rincari del costo dell'energia. Per questo oggi mi sono sentita in dovere di chiedere la stessa misura, di chiedere di reperire le stesse risorse e mettere in campo un'azione simile. Lo chiedo perché stiamo vivendo una situazione senza precedenti. In passato lei, qui in Aula, ad un'interrogazione su questo tema ci ha risposto dicendo che non compete alla Regione intervenire sui rincari. Ora, sui rincari della benzina, è vero, non compete alla Regione, compete al Governo, e sappiamo cosa sta facendo il Governo Meloni sulle accise, ma sui rincari dell'energia non è vero.
Ho riletto lo Statuto, il Regolamento, le attività economiche della Regione Marche devono intervenire nelle situazioni di emergenza. Compete all'Assessore alle attività economiche stanziare risorse in casi eccezionali e situazioni di emergenza. Questa la definisco una situazione di emergenza perché stiamo toccando livelli senza precedenti nei rincari. Nella nostra regione, addirittura, stiamo assistendo ad un'impennata insostenibile dei costi dell'energia con il prezzo del metano schizzato da 30 a 50 euro, quello dell'energia elettrica da 100 a 160 euro e potrei elencarne altri. Per questo vorrei sapere, Assessore Bugaro, cosa pensa della mia proposta, se la ritenga utile o meno. Mi auguro di sì, perché tante imprese mi hanno sollecitata ad avanzare questa richiesta e, visto che il suo predecessore l'aveva accolta, spero che lei possa fare altrettanto. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Bugaro.
Giacomo BUGARO. Grazie, Presidente. Risponderò volentieri sia sul costo dell'energia che, più in generale, sul costo dei carburanti. Per quanto riguarda le prime due domande relative alla delibera del 2023, voglio ricordare che l'attivazione del “Bonus Energia Marche” è stato possibile solo in quanto l'Unione Europea ha consentito una riprogrammazione del POR FERS 2014-2020 a tutte le Regioni per recuperare risorse dalla programmazione comunitaria e destinarle all'emergenza guerra in Ucraina per la mitigazione degli effetti prodotti dalla crisi internazionale, con riferimento ai fabbisogni di liquidità determinati dall'incremento delle spese legate al consumo energetico. Questa possibilità oggi non è prevista anche per lo scenario attuale, per cui le risorse da destinare a un nuovo Bonus non sono recuperabili nel programma UE 2021-2027. Riferendomi al costo più dei carburanti, inoltre, come riferito nella seduta del 16 giugno scorso, la Giunta regionale, dopo un'attenta analisi ed un confronto con le Associazioni di categoria e del mondo produttivo, ha ritenuto che un suo eventuale intervento di ristoro avrebbe un'efficacia molto limitata: le risorse che una Regione può ragionevolmente destinare a questa finalità verrebbero necessariamente ripartite e polverizzate tra migliaia di imprese, producendo un beneficio economico irrilevante e non risolutivo rispetto all'aumento dei costi. Va tuttavia ricordato, come anche lei ha sottolineato, che gli strumenti in grado di incidere direttamente sul costo dei carburanti, a partire dalla leva fiscale e dalle accise, rientrano nelle competenze dello Stato. In tale ambito il Governo è già intervenuto in più occasioni con misure volte a contenere gli effetti degli aumenti dei prezzi. Voglio ricordare che, proprio in queste ore, il Governo ha comunicato che non intende rinnovare il provvedimento che aveva fatto sulle accise, anche in ragione del fatto che, come lei avrà sicuramente notato, il costo del Brent al barile ieri è sceso a 77 dollari al barile, nel mese di aprile aveva superato i 120 e nel mese di maggio aveva superato i 125. Quindi, diciamo che questa sua interpellanza è in parte superata. Passando, poi, alle domande successive, posso confermare che l'efficientamento energetico del patrimonio pubblico, degli edifici privati e del sistema produttivo rappresenta una delle sfide strategiche più rilevanti per la competitività e la sostenibilità del territorio. Tuttavia, la portata degli interventi necessari richiede risorse finanziarie ingenti e, soprattutto, stabili nel tempo, non sostenibili attraverso il solo bilancio regionale. Per questo motivo, la Regione ha scelto con decisione di valorizzare appieno tutte le opportunità offerte - vado veloce - dai programmi europei. Come già risposto all'interrogazione n. 187 del 2026, il totale delle risorse messe a disposizione delle imprese per affrontare la crisi energetica attraverso investimenti volti a decarbonizzare i consumi in questi ultimi tre mesi sono pari a 12,4 milioni di euro e a questi si aggiungeranno i 16,6 milioni di euro relativi al Bando Comunità Energetiche e alla riapertura del Bando Energia Imprese POR FERS 2021-2027 che pubblicheremo a brevissimo. A favore dell'efficientamento energetico e dello sviluppo delle energie rinnovabili la riprogrammazione dei fondi FESR 2021-2027 ha previsto 17,8 milioni di euro per la costruzione e la riqualificazione, con standard più elevati di efficienza energetica dell'edilizia universitaria ed edilizia pubblica residenziale ed 8 milioni di euro per la riduzione dei costi energia da fonte fossile degli Enti pubblici. Noi stessi, come Ente regionale, stiamo avviando un monitoraggio di tutti gli immobili istituzionali per verificare la possibilità di poter creare una nostra comunità energetica montando impianti fotovoltaici e abbiamo destinato 1,2 milioni di euro a questa attività. La somma di tutte queste risorse messe a disposizione per l'efficientamento energetico cuba 56 milioni di euro e mi sento di dire che è la somma più ampia mai stoccata dalla Regione Marche. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore. Prendo atto, quindi, che non ha alcuna intenzione né di prevedere un Bonus Energia né di un fondo per un reddito energetico, perché, come ha già detto, lo considera uno spreco di soldi. Addirittura adesso ha aggiunto questa definizione, prima ha parlato di polverizzazione di risorse. Quindi non insisto, poi, se va bene alle attività economiche… secondo lei non hanno bisogno di questa misura, dovrà rispondere a loro nei prossimi anni e non a me.
A proposito, invece, di tutto il fondo che ha riepilogato di investimenti, considerare anche quelli che si investono negli edifici pubblici non ha nulla a che vedere con quello che chiedevo. Noi chiedevamo un sostegno alle imprese e un sostegno alle famiglie, quindi, ciò che investe negli edifici pubblici, soprattutto per creare una comunità energetica, mi sembra doveroso, un'ottima idea, ma doveroso. Altra cosa, invece, è intervenire per ciò che le compete con appositi contributi a fondo perduto per colmare il rincaro dei costi dell'energia. A questo punto staremo a vedere nei prossimi mesi, e anche nei prossimi anni, come andrà avanti, come potrà sopperire a questi rincari il nostro tessuto economico. Voglio però farle notare che, anche se, secondo lei, tutte le attività produttive sono d'accordo così, a me non risulta, perché, leggendo le dichiarazioni rilasciate anche pubblicamente, non privatamente, ma da diverse Associazioni di categoria, CNA, Confartigianato e tante altre, gli stessi gestori denunciano persino una mancata trasparenza sui prezzi sia dell'energia che dei carburanti. Per cui la inviterei ad essere anche attento e, magari, più scrupoloso valutando le proposte che arrivano anche dall'opposizione, perché non sono sempre da buttare al macero. Grazie.
Proposta di atto amministrativo n. 12
ad iniziativa della Giunta regionale
“Programma quinquennale per le aree protette (PQuAP) 2026/2030. Legge regionale 28 aprile 1994, n. 15, articolo 7”
(Discussione generale e votazione)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di atto amministrativo n. 12 della Giunta regionale.
La discussione generale è aperta, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Canafoglia.
Corrado CANAFOGLIA. Grazie, Presidente. Il 31 dicembre 2025 è terminata la vigenza del programma quinquennale regionale per le aree naturali protette, quindi, si è aperta la fase del prossimo quinquennio 2026-2030. L'attuale sistema di queste aree protette naturali è formato da due Parchi nazionali, tre Parchi regionali, un Parco interregionale, tre Riserve statali e quattro regionali per una superficie complessiva di circa 894,77 km², pari al 9,6% del nostro territorio. Si è raggiunto quasi l'obiettivo indicato del 10%.
Quali sono le linee programmatiche del programma 2026-2030? Innanzitutto l'individuazione di nuove aree di reperimento di interesse naturalistico, cioè quei territori che, per la loro natura, risultano vocati a divenire aree naturali protette e, quindi, destinate ad istituire in futuro nuovi parchi e nuove riserve. Tra questi c'è OASI La Badia e via dicendo.
Poi c'è la seconda linea programmatica che è quella di istituire nuovi parchi o riserve naturali. In realtà, il programma non individua dei nuovi parchi, considerato che per istituirli occorre prevedere nel bilancio regionale un incremento delle risorse finanziarie disponibili, quindi, si rinvia ad un momento successivo, al quinquennio 2026-2030.
Altro punto delle linee programmatiche del programma 2026-2030 è la disponibilità finanziaria, perché dobbiamo sempre tenere presente che in tutto quello che si muove all'interno di questo consesso, tutti i provvedimenti che andiamo a normare necessitano di fondi.
Nel Piano vengono divise le risorse di parte corrente, cioè le spese ordinarie negli anni 2026-2028, e le risorse per gli investimenti che prevedono 450.000 euro per il 2026, 400.000 per il 2027, 290.000 euro per il 2028. Queste risorse, quelle per gli investimenti descritti, sino adesso sono subordinate agli accertamenti in entrata nei rispettivi esercizi finanziari e questo, chiaramente, è il vulnus di tutta la questione.
Ci sono alcuni elementi che vanno considerati, innanzitutto i parchi nazionali non beneficiano di fondi attraverso detto programma, considerate che le linee di finanziamento vengono direttamente dal Ministero. A tal proposito, c'è da segnalare l'iter che dovrebbe portare il Parco regionale del Conero a diventare Parco nazionale, quindi, con denaro che dovrebbe liberare a favore di altri parchi che resterebbero regionali, di altre aree, quindi, caricare da un punto di vista strettamente economico sul Governo. Dalle notizie che abbiamo l’iter procedurale è fermo in quanto si sta aspettando la Ragioneria generale dello Stato che deve effettuare alcuni approfondimenti tecnici. È chiaro che deve arrivare alla fine la famosa bollinatura per dare, appunto, la copertura economica, ma nel momento in cui sarà concluso tale procedimento, anche il Parco del Conero non riceverà più trasferimenti dalla Regione.
Altro aspetto interessante, comunque da considerare in questo Piano, è che nel 1994 l'Italia ha ratificato la Convenzione sulla Diversità Biologica e di recente l'Unione europea ha lanciato la sfida del 30% di aree protette all'interno del territorio europeo, più una percentuale analoga di aree marine entro il 2030. Bene, la situazione attuale è questa: 9,6% aree protette, parchi e riserve naturali, 9,4% del territorio, chiaramente, Siti Natura 2000, per cui vanno individuate altre aree per raggiungere l'obiettivo del 30% indicato dalla Comunità europea. Per arrivare a questo, abbiamo bisogno di denaro. Questo è il vero problema di tutto. Anche in Commissione c'è stata una discussione su questo aspetto. Allora è legittima la domanda che ci potremmo porre: gli obiettivi che la Comunità europea ci pone, sempre più ambiziosi, poi devono avere un riscontro in denaro? Nella Comunità europea c'è stata - ci siamo un attimo fermati, per fortuna - questa transizione ecologica, figlia di una furia ambientalista che va oltre la normale gestione. Perché non dobbiamo mai dimenticare che è meglio poco, ma consolidato, serio, certo, piuttosto che avere dei grandi programmi scritti sulla carta, che, poi, non siamo in grado di portare avanti perché non ci sono le risorse.
Questo è un po' il problema che abbiamo anche nella nostra Regione, come nelle altre.
Altro aspetto importante sempre in merito alla parte finanziaria, perché, poi, si gioca tutto lì. Gli stakeholder, gli Enti gestori hanno sottoposto il problema a noi della Commissione – quindi, rientra anche nel Piano - che le risorse correnti attribuite ad ogni area protetta nel periodo 2026-2030 vengano approvate con il bilancio regionale e non posticipate in una fase successiva durante l'anno con la legge di assestamento di bilancio regionale, perché questo crea dei problemi di gestione ordinaria da parte degli Enti gestori. Tant'è vero che hanno parlato, nel loro caso, tutti si sono lamentati in questo senso, di una certa incertezza nell'effettiva entità dei fondi concessi. Voi capite che avere del denaro certo dall'inizio dell'anno, oppure attendere del denaro che arriverà durante gli assestamenti, chiaramente, pone gli Enti gestori in una certa difficoltà.
Altro aspetto che direi molto importante in questo Piano, è quello che riguarda la razionalizzazione della spesa corrente. Ciò è stato oggetto di discussione in Commissione e sono emersi degli elementi su cui ragionare, su cui riflettere. Innanzitutto tutti gli Enti gestori - ma il Piano lo sottolinea - non hanno una sorta di cabina di regia che coordina le loro attività, per esempio, in termini di prevenzione, di gestione dei danni causati dalla fauna selvatica, o, peggio ancora, in materia di comunicazione, di promozione o anche di monitoraggio ambientale o di tutte quelle che sono le problematiche che ogni singolo Ente da solo deve affrontare.
Un problema che il Piano ha sottoposto all'attenzione nella sua redazione, ma, soprattutto, è venuto fuori in sede di Commissione, è la razionalizzazione, l'ottimizzazione della gestione delle risorse umane. Perché la follia di questa situazione è che il denaro, che viene riconosciuto nell'ambito del bilancio regionale e dato agli Enti gestori, viene assorbito nella quasi totalità, direi, nella maggior parte, dalle risorse umane, cioè dagli stipendi.
Si è sviluppato un piccolo confronto, anche interessante, con gli Enti gestori, chiedendo se tra loro parlano. La cosa che ci ha lasciati un po' perplessi è che hanno ammesso che tra loro non parlano, non hanno un collegamento. Questo è molto grave, perché, fondamentalmente, si potrebbero fare delle ottimizzazioni di spesa e quel denaro potrebbe essere gestito verso dei bisogni che loro hanno decantato. Certo, non possiamo essere noi come Consiglio regionale, non può essere la Giunta a imporre agli Enti gestori di parlare tra di loro, dovrebbe partire da loro questa attività.
Altro aspetto che è stato sottoposto agli Enti gestori è capire che dovremmo spostarci da quella che è la visione di tutela e basta – cioè; andiamo a tutelare le aree, “qui ci mettiamo un vincolo, là puliamo l'erbetta, di qua mettiamo una staccionata” - per spostarlo a qualcosa di più imprenditoriale. Cioè noi abbiamo un patrimonio, non solo da un punto di vista ambientale, ma anche da vendere, un patrimonio turistico che non viene venduto. Ci sono dei parchi, che assorbono del denaro importante per quanto riguarda il bilancio regionale e non basta, secondo gli enti gestori, ma non viene venduto questo territorio, non vengono attirati i turisti. È qui che, forse, occorre un cambio manageriale, una visione più spinta da parte di chi è al governo di questi Enti. Ho portato un esempio in sede di discussione, quello di Villa d’Este a Tivoli, e ho chiesto loro: “Ma come è possibile che 4, 5 persone a Villa d’Este a Tivoli riescano a fare 780.000 presenze con 4,8 milioni circa di incassi e qui, invece, non c'è nulla di tutto questo?”. La risposta che mi è stata data da alcuni, timidamente, è che lo Statuto non lo prevede. I loro Statuti non lo prevedono.
Allora, forse, questo è un altro aspetto molto importante, andando dietro alle indicazioni date dagli uffici per la redazione di questo Piano, che è quello di incominciare a cercare il denaro fuori dalle tasche di “Zio Pantalone”. Ma di far sì che coloro che vanno in quei Consigli di amministrazione cerchino, con un po' di fantasia, con la capacità che si riconosce loro…, anche cercare un attimo di liberarli per poter far sì che l'esempio di Villa d’Este a Tivoli possa essere replicato anche per questi Parchi, perché da lì possono arrivare risorse che servono per manutenere questi luoghi e, magari, quel 30% che viene indicato dalla Comunità europea possa essere più facilmente assorbito.
Ricordiamoci sempre questo: il bilancio regionale ha varie voci e se dobbiamo riconoscere del denaro agli Enti parco, da qualche altra parte, da qualche altra voce di bilancio lo dobbiamo prendere e noi sappiamo benissimo che ci sono tante altre aree in sofferenza, penso alla sanità , ad altri settori, tipo il rischio idrogeologico e via dicendo.
E’ chiaro che chi, in questo momento, è in quell'ambito, parlo degli Enti parco, deve sforzarsi di andare a reperire del denaro da affiancare a quello che arriva dal bilancio regionale.
Questo è quanto, è un Piano estremamente equilibrato, estremamente concreto che si pone, chiaramente, nell'ottica della gestione ordinaria. Per fare il salto di qualità per arrivare al raggiungimento di quel 30% occorrerà, non tanto da noi, ma da chi gestisce quegli Enti parco, un salto di qualità. Grazie.
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Credo non ci sia bisogno di ricordare a questa Assemblea che il Programma Quinquennale per le Aree Protette rappresenta uno degli atti di pianificazione ambientale più significativi che questa Assemblea è chiamata ad esaminare nel corso della legislatura. Non siamo di fronte a un semplice documento tecnico finalizzato alla ripartizione di risorse tra Enti gestori o a un adempimento amministrativo previsto dalla legge regionale n.15 del 1994. E un po' mi colpisce la relazione della maggioranza, che mi sembra riduttiva, mi sembra concentrarsi, quasi esclusivamente, su questo aspetto. Perché, invece, il Piano Quinquennale per le Aree Protette costituisce lo strumento attraverso cui la Regione definisce il proprio indirizzo politico in materia di tutela della biodiversità, conservazione degli ecosistemi, gestione delle aree protette e valorizzazione del patrimonio naturale marchigiano. Per questa ragione il giudizio sul programma non può limitarsi alla verifica della sua correttezza formale o della sua conformità normativa. Non c'è nessuna furia ambientalista, ma c'è soltanto la volontà di comprendere quale idea di tutela ambientale questo Piano proponga alle Marche e quale contributo intenda offrire agli obiettivi che l'Italia e l'Unione Europea si sono date da qui al 2030. Non nego che, sotto il profilo conoscitivo, il documento presenta elementi di valore, ricostruisce efficacemente l'evoluzione del sistema regionale delle aree protette, analizza l'impiego delle risorse, descrive lo stato della pianificazione e richiama correttamente il quadro normativo nazionale ed europeo. Ma proprio questa accuratezza descrittiva rende ancora più evidente quello che, a nostro giudizio, costituisce il principale limite del Piano. Esso fotografa con precisione il presente, ma fatica, davvero, a delineare il futuro. Descrive il sistema delle aree protette marchigiane, ma non individua con sufficiente chiarezza il percorso attraverso il quale la Regione intende rafforzarlo e svilupparlo nel prossimo quinquennio. Siamo di fronte ad un documento prevalentemente ricognitivo e gestionale, mentre avremmo avuto bisogno di uno strumento maggiormente strategico, capace di individuare obiettivi misurabili, priorità territoriali e traiettorie di crescita del sistema regionale delle aree protette. Questa osservazione assume un rilievo particolare se si considera che il Programma giunge esattamente all'orizzonte temporale del 2030, quel termine entro il quale l'Europa e l'Italia si sono impegnate a conseguire obiettivi particolarmente ambiziosi in materia di biodiversità. Considerando che la Strategia Europea per la Biodiversità e la Strategia Nazionale Biodiversità 2030 individuano, infatti, tra i propri obiettivi prioritari la protezione di almeno il trenta per cento della superficie terrestre marina e la tutela rigorosa di almeno un terzo delle aree protette. Non sono obiettivi solamente simbolici, non lo sono per nulla simbolici, e per questo non appare condivisibile la scelta esplicitata nel Programma di non individuare nuove aree protette da istituire nel periodo di vigenza del Piano. Si tratta di una decisione che merita una riflessione approfondita, perché investe direttamente una delle principali funzioni attribuite al Programma dalla legge regionale n. 15 del 1994. L'articolo 7 di questa legge non assegna, infatti, al Piano esclusivamente una funzione ricognitiva o finanziaria. Al contrario, è proprio la legge che lo individua come lo strumento attraverso il quale la Regione può programmare l'evoluzione del sistema delle aree protette, individuare nuove aree di interesse naturalistico e definire i territori nei quali promuovere le istituzioni di nuovi Parchi e Riserve. E, sotto questo profilo, va detto che il Piano appare rinunciatario. Quando si affronta il tema della conservazione della biodiversità, il dibattito pubblico tende a concentrarsi esclusivamente sui Parchi e sulle Riserve naturali. Vorrei fare un ragionamento che riguarda il fatto che il principale strumento di tutela previsto dalla normativa europea è rappresentato dalla Rete Natura 2000. Il Piano avrebbe dovuto avere la capacità di mantenere e rafforzare le connessioni ecologiche tra gli habitat, perché gli ecosistemi non conoscono confini amministrativi. Il futuro della biodiversità marchigiana dipende sempre di più dalla capacità di rafforzare la Rete Ecologica Regionale e le aree protette non possono essere considerate come isole separate, devono costituire i nodi di una rete ecologica diffusa che attraversi l'intero territorio regionale. E su questo, anche su questo aspetto, il Piano quinquennale ha dei limiti. Ma, se dovessi andare ad individuare quella che è la maggiore criticità di questo Piano quinquennale, laddove si manifestino i limiti più importanti, riguarda la tutela dell'ambiente marino. Noi sappiamo che le Marche sono una regione profondamente legata al mare, che la costa adriatica rappresenta una componente essenziale dell'identità paesaggistica, ambientale ed economica della nostra regione. E il rapporto tra ambiente terrestre e ambiente marino rappresenta uno degli elementi identitari del territorio regionale. Eppure il sistema delle aree protette continua ad essere quasi esclusivamente terrestre. Ancora oggi la nostra regione è priva di un'area marina protetta effettivamente istituita. Si tratta di una situazione difficilmente comprensibile se si considera il valore naturalistico del tratto costiero del Conero e del litorale meridionale marchigiano. Il Piano, peraltro, ricostruisce correttamente le vicende relative all'Area Marina Protetta del Conero e al Parco Marino del Piceno. Tuttavia si limita a prendere atto delle difficoltà incontrate dai procedimenti statali e questa impostazione, come ho già detto in Commissione, non appare sufficiente. È certamente vero che la competenza formale rispetto all'istituzione delle Aree Marine Protette appartiene allo Stato, ma questo non significa che la Regione debba assumere un ruolo passivo. Al contrario, la Regione dovrebbe promuovere iniziative di coordinamento istituzionale, sostenere il confronto con gli Enti locali, favorire la costruzione del consenso territoriale e svolgere una costante attività di impulso nei confronti del Ministero dell'Ambiente. Perché la tutela della biodiversità marina costituisce oggi una delle principali priorità delle politiche ambientali europee. E l'Adriatico sappiamo tutti che è sottoposto a pressioni sempre maggiori derivanti dalla pesca, dall'inquinamento, dalla presenza di infrastrutture costiere, dall'erosione del litorale e dagli effetti del cambiamento climatico. Ed ignorare questa dimensione significa mantenere incompleto il sistema regionale della conservazione ambientale. Particolarmente significativa risulta la vicenda della costa del Conero. Perché l'eventuale istituzione del Parco nazionale rappresenta sicuramente un passo importante, potrebbe consolidare il ruolo del Parco del Conero all'interno del sistema nazionale delle aree protette. Ma una cosa deve essere chiara, il semplice cambio di qualificazione giuridica non risolverà automaticamente le criticità esistenti. La qualità della tutela dipenderà dalle scelte che verranno compiute ed è difficile immaginare un grande Parco nazionale costiero privo della propria naturale proiezione marina. Ed è per questo che la prospettiva del Parco Nazionale del Conero dovrebbe procedere parallelamente alla realizzazione dell'Area Marina Protetta del Conero, perché solo in questo modo sarà possibile costruire un sistema di tutela realmente coerente con le caratteristiche ecologiche del territorio. Parco Nazionale del Conero e Area Marina Protetta dovrebbero essere considerati parti di un'unica strategia di tutela integrata del promontorio e del mare sottostante. Perché la vera sfida dei prossimi anni sarà proprio quella di superare una visione frammentata della conservazione e costruire finalmente un sistema unitario capace di proteggere gli ecosistemi terrestri e marini che caratterizzano uno dei paesaggi più straordinari dell'intero Adriatico. Parlare di biodiversità significa inevitabilmente parlare del territorio. Ma la principale minaccia alla conservazione della natura non deriva soltanto dalle pressioni che insistono all'interno delle aree protette, deriva soprattutto dalle trasformazioni che interessano il territorio circostante. Negli ultimi decenni le Marche hanno conosciuto processi significativi di frammentazione ecologica, consumo di suolo e dispersione insediativa. Le infrastrutture, le espansioni urbanistiche, l'artificializzazione di aree agricole e naturali hanno progressivamente ridotto la continuità degli ecosistemi. La perdita della biodiversità è spesso il risultato di una somma di interventi apparentemente modesti che nel loro territorio compromettono la funzionalità ecologica del territorio. Per questo la politica delle aree protette non può essere considerata separatamente dalle politiche urbanistiche, paesaggistiche e territoriali. La tutela della natura non si esaurisce all'interno dei confini di un parco, comincia molto prima. Comincia nelle scelte di pianificazione, comincia nella capacità di limitare il consumo di suolo, comincia nella tutela dei paesaggi agricoli tradizionali. E sotto questo profilo assume particolare rilievo il futuro Piano Paesaggistico Regionale e la sua elaborazione dovrebbe rappresentare un passaggio decisivo per il futuro della biodiversità marchigiana. Vi è poi un tema, quello su cui si è fermato il Consigliere Canafoglia, a nome della maggioranza, che attraversa l'intero Programma e che merita una riflessione particolare: quello delle risorse. Il Piano quantifica il fabbisogno finanziario necessario al funzionamento del sistema delle aree protette e offre una fotografia utile della situazione esistente. Dall'analisi emerge, però, una realtà che non può essere ignorata. Gran parte delle risorse disponibili viene assorbita dalle spese di funzionamento e dai costi strutturali degli Enti gestori. Credo che si debba tenere conto del parere espresso dal CREL che ha sottolineato quanta difficoltà ci sia rispetto al tema del fabbisogno necessario per il funzionamento delle aree protette. Non è una critica agli Enti, è, al contrario, il segnale di un sistema che opera con organici ridotti, risorse limitate e margini finanziari insufficienti rispetto alle responsabilità che gli vengono attribuite. Responsabilità che negli ultimi anni sono aumentate, ai Parchi e alle Riserve sono stati richiesti compiti sempre più complessi. Eppure le risorse disponibili non sembrano crescere con la stessa intensità. Quindi il rischio è evidente, si chiede al sistema delle aree protette di fare sempre di più con strumenti sostanzialmente invariati. Per questo la discussione non dovrebbe riguardare soltanto il riparto delle risorse. Dovrebbe riguardare la capacità della Regione di investire realmente sul proprio capitale naturale, perché le aree protette non costituiscono una voce di spesa, una voce di spesa da contenere o da gestire in modo razionale, rappresentano un investimento strategico. Ogni euro destinato alla conservazione della biodiversità produce benefici ambientali, sociali ed economici che si riflettono sull'intera collettività. La sfida dei prossimi anni sarà, quindi, quella di rafforzare non soltanto le risorse finanziarie, ma anche la capacità amministrativa e progettuale del sistema regionale delle aree protette. Solo così sarà possibile affrontare le grandi trasformazioni che attendono il territorio regionale. Infine c'è un aspetto che merita di essere posto al centro della riflessione politica e che spesso rimane sullo sfondo del dibattito pubblico. Le aree protette non sono soltanto strumenti di conservazione ambientale, sono anche strumenti di sviluppo territoriale. Per troppo tempo nel nostro Paese la tutela della natura è stata rappresentata come un insieme di vincoli, limitazioni e divieti. Una visione che ha alimentato contrapposizioni spesso sterili tra protezione ambientale e crescita economica. Oggi sappiamo che questa contrapposizione è in larga misura superata. Le esperienze più avanzate dimostrano che i territori che hanno investito sulla qualità ambientale, sulla tutela del paesaggio, sulla valorizzazione delle proprie risorse naturali e sul turismo sostenibile, hanno costruito nel tempo importanti opportunità economiche e sociali. Questo vale particolarmente per le Marche, perché le aree interne della nostra regione stanno attraversando una fase complessa che conosciamo bene. E, in questo contesto, Parchi e Riserve naturali possono svolgere un ruolo decisivo non soltanto perché tutelano ecosistemi di pregio, ma perché rappresentano presidi istituzionali permanenti nei territori più fragili, promuovono ricerca scientifica, favoriscono la manutenzione del territorio, valorizzano il patrimonio culturale e paesaggistico e creano opportunità di lavoro qualificato favorendo forme di turismo che, però, devono essere compatibili con le caratteristiche di quei luoghi. In molti territori appenninici i Parchi rappresentano oggi uno dei principali fattori di attrattività. E non è un caso che alcune delle esperienze più significative di sviluppo locale siano nate proprio attorno alla valorizzazione delle risorse ambientali. Per questa ragione sarebbe stato opportuno che il programma sviluppasse in maniera più approfondita il rapporto tra tutela della biodiversità e sviluppo territoriale, ma non come elemento accessorio, come parte integrante della strategia regionale. La conservazione della natura non rappresenta un costo improduttivo, rappresenta una forma di investimento sul capitale naturale della regione, un investimento che genera benefici economici, ambientali e sociali destinati a produrre effetti nel lungo periodo. Concludo dicendo che illustrerò, poi, una serie di emendamenti che non puntano a stravolgere l'impianto del programma del Piano. Al contrario, muovono nella convinzione che il Piano contenga una solida base conoscitiva e una corretta ricostruzione dello stato del sistema. Ma l'obiettivo che ci poniamo con questi emendamenti è proprio quello di rafforzare la coerenza strategica e la capacità programmatoria. Poi andrò ad illustrare. Si tratta di proposte che, a nostro giudizio, si collocano pienamente all'interno delle finalità del Programma e che avrebbero consentito di renderlo maggiormente coerente con le sfide ambientali che attendono la regione nei prossimi anni. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marconi.
Luca MARCONI. Grazie, Presidente. Molto rapidamente, per dire che, veramente, bisogna cercarli gli elementi per non votare questo Piano. Prima di tutto perché il metodo che è stato usato è quello di sempre da parte della Giunta e cioè un'ampia condivisione con i diretti interessati, cioè i rappresentanti degli Enti parco. E, se non proprio una concertazione, certamente l'accoglimento della gran parte delle indicazioni che sono venute da loro, nei limiti di quello che è possibile fare. È chiaro, tutti sogniamo che l'attuale stanziamento possa essere raddoppiato o triplicato, almeno chi, come me e tanti altri marchigiani, ama frequentare questi parchi e camminarci sopra. Però le risorse sono quelle che sono e, come sempre, la sfida è quella di dire: “Dove andiamo a prenderli?”. Domanda alla quale non risponde mai nessuno. Per la prima volta è stato sottolineato dagli stessi rappresentanti degli Enti parco in sede di audizione che per la prima volta questa Giunta ha allineato i tempi di erogazione dei fondi all'anno di competenza. Cosa che, normalmente, non avveniva mai. I fondi arrivavano sempre a fine anno, quando ormai era impossibile immaginare qualsiasi programmazione seria e si andava sempre sul consolidato o sull'ordinario. La terza cosa importante, da un punto di vista dello sviluppo e, soprattutto, della comprensione di quello che vogliamo in questo riguardo, è l'investimento. È chiaro che con gli attuali fondi l'unica cosa che possiamo fare seriamente è la conservazione dell'esistente. Diverso è quello che tutti immaginiamo e cioè avere qualche risorsa in più per investimenti che rendano i parchi più fruibili. La fruibilità dei parchi, dei sentieri, la messa in sicurezza degli stessi, le aree di sosta, gli accessi, la segnaletica, l'informativa, il personale che accompagni nei parchi - non quello che fa i bilanci dei parchi, ma quello che accompagna nei parchi - sono tutte cose che necessitano di maggiori investimenti. Qualche cosa in più è stata fatta. Certamente il Piano raccoglie una delle indicazioni più importanti e - se ho ben capito, non vorrei essere smentito - anche raccolta, presentata dagli stessi rappresentanti degli Enti parco. Cioè quella di fare in modo che non succeda più, come sta succedendo adesso, che la maggior parte delle risorse destinate ai singoli Enti finiscono nelle necessarie, nelle pur necessarie attività burocratiche. Quindi si prospetta - e su questo la Giunta mi sembra di aver capito che sia già all'opera - una organizzazione di un coordinamento amministrativo centrale per quanto riguarda i parchi che possa portare a un significativo risparmio del costo del personale. Questo libererebbe risorse. Questo metterebbe in condizione di avviare quel processo positivo, quel processo virtuoso che va verso l'investimento per la fruibilità del parco. Queste ragioni, unitamente a quelle già ampiamente e puntualmente espresse dal collega Consigliere Canafoglia, relatore di maggioranza, inducono, credo, l'intera maggioranza e, spero, anche una parte consistente della minoranza, ad approvare rapidamente questo Piano. Presidente, ho chiesto l'anticipazione perché i fondi vengono liberati con questa nostra approvazione che arriva un po' tardi. Non ci eravamo capiti sul fatto che doveva essere il punto successivo alla variazione di bilancio, ma penso che riusciremo a fare tranquillamente tutti e due gli atti. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Sebastiani.
Milena SEBASTIANI. Grazie, Presidente. Grazie, colleghi Consiglieri, membri della Giunta. Prendo la parola per annunciare il voto favorevole e convinto del Gruppo “I Marchigiani” a questo Programma quinquennale. Oggi non stiamo semplicemente approvando un documento di vincoli, ma definendo il respiro e la forma del nostro territorio per i prossimi anni. Il sistema delle aree naturali protette è l'ossatura verde della nostra regione: copre una superficie di circa 90.000 ettari, pari quasi al 9,6% del territorio marchigiano. Con l'approvazione di questo programma raccogliamo apertamente la grande sfida lanciata dalla Strategia Nazionale Biodiversità: raggiungere entro il 2030 il traguardo del 30% di aree terrestri protette, di cui almeno un terzo tutelato in modo rigoroso. Non lo faremo calando dall'alto nuove perimetrazioni ostili a chi la montagna la vive e la lavora. Lo faremo individuando con intelligenza nuove aree di tutela, valorizzando il patrimonio già esistente come le Foreste demaniali regionali, le Aree floristiche e le Oasi di protezione della fauna. Questo programma segna un cambio di passo strutturale, visibile nella solidità delle risorse messe a terra. Garantiamo uno stanziamento netto: circa 2.400.000 euro all'anno per coprire i costi di funzionamento e operatività degli enti gestori. A questi si aggiungono 800.000 euro annui per la spesa in conto capitale, risorse essenziali per trasformare la conservazione in servizi reali. Proprio su questi investimenti voglio porre un accento forte. La natura non deve essere chiusa sotto una campana di vetro, ma deve potersi far toccare e vivere da chiunque. Abbiamo destinato e continueremo a destinare la maggior parte di queste risorse a progetti di inclusività, realizzando sentieri e acquistando ausili specifici per garantire l'accesso ai disabili motori, in piena continuità con la nostra legge regionale n. 37 del 2020. È una questione di civiltà, i parchi marchigiani non hanno barriere. Infine, la pianificazione. Non possiamo governare i nostri parchi regionali con strumenti vecchi, approvati tra il 2007 e il 2014. Questo programma impone tempi certi: avvieremo l'aggiornamento dei piani di gestione obsoleti e diamo una scadenza perentoria per l'adozione definitiva del piano della Riserva del Bosco di Tecchie entro il 2028. Votiamo questo atto perché restituisce alle Marche un ambiente tutelato con rigore, ma gestito con la concretezza di chi sa che la terra, prima di essere ammirata, deve poter essere camminata e vissuta. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Marcozzi.
Jessica MARCOZZI. Grazie, Presidente. Il Programma Quinquennale per le Aree Naturali Protette 2026-2030 rappresenta sicuramente uno strumento strategico per rafforzare la tutela e la valorizzazione del patrimonio naturale marchigiano, coinvolgendo l'intero sistema delle aree protette regionali. Un atto che conferma l'impegno della Regione nella salvaguardia della biodiversità, nella promozione dello sviluppo sostenibile e nella valorizzazione di un patrimonio ambientale, paesaggistico e culturale che costituisce una risorsa fondamentale per il futuro della nostra Regione. Il programma, come ha già detto chi mi ha preceduto, interessa complessivamente 11 aree naturali protette, tra parchi e riserve regionali, interregionali e statali, che costituiscono un sistema unitario di grande rilevanza per il patrimonio ambientale della nostra regione. Il Piano, quindi, si inserisce in un percorso di continuità con la programmazione precedente, rafforzandone gli obiettivi e aggiornandoli alle nuove sfide ambientali, climatiche e sociali che interessano il nostro territorio tutto. Si tratta, quindi, di un documento che offre una cornice chiara e stabile, valorizzando il ruolo che queste realtà svolgono nella salvaguardia degli ecosistemi, nella promozione dell'educazione ambientale e nello sviluppo di forme di turismo sostenibile. Particolare attenzione è stata dedicata alla corretta allocazione delle risorse regionali. Il Programma prevede che, nell'eventualità della trasformazione del Parco del Conero in Parco Nazionale, le risorse oggi destinate a tale Ente continuino comunque a rimanere all'interno del sistema regionale delle aree protette. Una scelta che garantisce la continuità degli investimenti ambientali e tutela l'equilibrio complessivo del sistema marchigiano delle aree protette. La strategia delineata dal Programma si sviluppa lungo due direttrici fondamentali: da un lato le azioni di rete, capaci di creare sinergie tra tutti gli enti gestori; dall'altro gli interventi specifici da realizzare nelle singole aree protette, in funzione delle peculiarità ambientali e territoriali di ciascun contesto. Tra i vari interventi meritano di essere evidenziati: la conservazione e il ripristino degli habitat naturali, la gestione delle specie invasive, il contrasto alle criticità legate alla presenza del cinghiale, la valorizzazione delle aree escursionistiche regionali, il miglioramento delle infrastrutture dedicate alla fruizione dei parchi e la promozione di pratiche agricole e forestali sostenibili. In questo quadro assumono particolare rilevanza il rafforzamento della Rete Natura 2000, il coordinamento delle attività di monitoraggio e conservazione, la prevenzione dei danni causati dalla fauna selvatica e la diffusione della cultura ambientale attraverso il coinvolgimento dei Centri di Educazione Ambientale presenti sul territorio regionale. La programmazione proposta copre l'intero arco quinquennale 2026-2030 e si inserisce in un quadro di politiche ambientali sempre più orientate al raggiungimento degli obiettivi fissati dall'Agenda 2030 delle Nazioni Unite, dalla Strategia Nazionale per la Biodiversità 2030 e dagli indirizzi europei in materia di ripristino degli ecosistemi. Come Gruppo Forza Italia esprimiamo un giudizio favorevole su questo strumento di programmazione che rafforza il ruolo della Regione quale garante della tutela del patrimonio naturale e della qualità ambientale dei territori. Si tratta, quindi, di un piano equilibrato, concreto e coerente con gli indirizzi nazionali ed europei, capace di coniugare conservazione, valorizzazione e sviluppo sostenibile. Per queste ragioni riteniamo che questo Piano rappresenti un importante investimento sul futuro delle Marche, sulle nuove generazioni e sulla capacità dei nostri territori di crescere nel rispetto dell'ambiente, valorizzando le risorse naturali come elemento distintivo della nostra identità regionale. Mi auguro che questo atto possa essere votato all'unanimità. Grazie.
PRESIDENTE Ha la parola il Consigliere Piergallini.
Enrico PIERGALLINI. Grazie, Presidente. Non ripeterò concetti che già il Consigliere Nobili ha espresso in maniera molto chiara. Darò un contributo al dibattito e coglierò l'occasione di questo intervento anche per presentare l'ordine del giorno che ho presentato insieme a tutti quanti i Consiglieri di minoranza presenti e riassumerne lo spirito, che spero venga accolto appunto all'unanimità. Mi dispiace che nel dibattito abbia percepito alcune questioni che serpeggiano e cioè, prima di tutto, il termine “furia ambientalista”, che è già stato sottolineato. Nessuna furia ambientalista. Si tratta di essere consapevoli di dove il mondo può andare e quali scelte deve prendere per salvarsi. E poi l'idea che bisogna conservare l'esistente. I piani, la politica di visione, servono a modificare l'esistente, a cambiare la realtà affinché diventi più adeguata per le esigenze degli esseri umani. E poi l'idea che un piano come questo sia un piano che metta vincoli, perché è stato presentato come un piano che non mette più vincoli. Questa idea che la tutela e la riserva siano vincoli che si pongono ai cittadini, quando invece sono occasioni che si danno ai cittadini per vivere meglio i propri territori. Guardate, il mondo va verso il dominio dell'intelligenza artificiale, che è un essere che non esiste, ma è fortemente energivoro. Gli Stati stanno pianificando la loro geopolitica proprio in base a questa esigenza. Chi vuole vincere la sfida del futuro - ragionano i grandi potenti - deve possedere l'intelligenza artificiale e, quindi, rubare risorse agli altri. Questo mondo avrà un grande impatto sul nostro ambiente se non lo tuteliamo. L'ordine del giorno mira a superare alcune contraddittorietà che sono presenti nel piano e, in generale, nella pianificazione regionale. Vado veloce. Il piano, per esempio, liquida, come ha detto il Consigliere Nobili, in maniera frettolosa e in poche righe l'argomento delle aree marine; dà un accenno che ci sono alcuni percorsi avviati, ma in cinque, sei righe non racconta tutto il percorso avvenuto, per esempio, nel Conero e tutto il percorso che conosco meglio, avvenuto per l'Area Marina Protetta Costa del Piceno. Qui ci sono alcuni rappresentanti dell'Associazione promotori del Parco Marino, che spingono ogni anno con grande successo di pubblico affinché questo progetto si realizzi. Un progetto che avevamo sfiorato nella possibilità, ma che è stato interrotto per una scelta nefasta della Provincia di Ascoli Piceno al tempo. Soprattutto, la contraddittorietà è che il piano punta proprio l'attenzione sulla Strategia Nazionale Biodiversità 2030, soprattutto sull'obiettivo strategico A1, che vi leggo: “proteggere legalmente almeno il 30% della superficie terrestre e il 30% della superficie marina attraverso un sistema integrato di aree protette, Rete Natura 2000 ed altre aree legalmente protette”. Cioè punta l'attenzione sulle aree terrestri e le aree marine. Lo stesso piano, a pagina 10, specifica che l'obiettivo A, quello che vi ho letto della Strategia Nazionale 2030, deve essere tenuto in particolare considerazione nel momento in cui si procede a predisporre lo strumento di programmazione per le aree protette regionali e poi, paradossalmente, in maniera improvvisa, punta l'attenzione soltanto sulle superfici terrestri, come se il nostro mare nelle Marche, con il quale viviamo in simbiosi, con il quale molti di noi vivono in simbiosi ogni giorno, non esistesse. La prima contraddizione che l'ordine del giorno che presentiamo tende a superare, e che già ha introdotto il Consigliere Nobili, è proprio questa. Il piano non può occuparsi solo delle aree terrestri, ma deve necessariamente occuparsi anche delle aree marine, che non sono compartimentate per la tutela dell'ambiente e sono comunque un obiettivo necessario da raggiungere, dal quale siamo profondamente lontani. La parte ancora più curiosa è questa. Se leggiamo - è oggi e in questi giorni nel dibattito -, il rapporto sullo stato di attuazione delle politiche comunitarie per la Sessione Comunitaria del Consiglio, che oggi e in questi giorni stanno analizzando le Commissioni competenti, appare come la Regione Marche abbia fatto scelte nel piano, o annunci di aver fatto scelte nel piano, che sono assolutamente in contraddizione con le scelte del programma di tutela delle aree marine protette. Faccio un esempio: il progetto BRAVE, che è un progetto finanziato nel programma Interreg Italia-Croazia, fissa l'obiettivo di contribuire alla tutela e al ripristino degli ecosistemi del mare Adriatico, realizzando interventi che possano contrastare la perdita di biodiversità dovuta agli effetti del cambiamento climatico, che sono, appunto, gli obiettivi delle aree marine protette. Bene, questo progetto BRAVE per la nostra Regione cuba, come si dice, quasi 7 milioni di euro. Investiamo quasi 7 milioni di euro per la tutela della biodiversità marina e poi, nel piano, nel programma che dovrebbe spingere la Regione a sostenere percorsi di istituzione di aree marine protette, parliamo solo di aree terrestri. Un altro esempio di contraddizione: il FEAMPA, il Fondo Europeo per gli Affari Marittimi, la Pesca e l'Acquacoltura, che è tra i piani, appunto, ricordati all'interno del rapporto, esprime la volontà di allinearsi all'obiettivo 14 di Sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, intendendo conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile. Pensate che la priorità 3 di questo progetto, che titola “Consentire un'economia blu sostenibile nelle aree costiere”, ha un importo, anche qui, di più di 6 milioni di euro. Un altro obiettivo che è quello delle aree marine protette, che la Regione dice di voler perseguire attraverso i fondi europei e poi, al dunque, nel programma che dovrebbe semplicemente dire che la Regione Marche sosterrà processi virtuosi per l’istituzione di aree marine, non le sostiene, fa finta che il mare non esista. Allora, per andare in conclusione, qual è il cuore dell'ordine del giorno che spero tutti votiate, che tutti noi votiamo all'unanimità? Definire specifiche linee di intervento dedicate alla tutela della biodiversità marina, riconoscendo come obiettivo strategico regionale il superamento dell'attuale assenza di Aree Marine Protette nel territorio marchigiano e avviando un'indispensabile ed urgente politica di protezione e salvaguardia degli ambienti marini e costieri marchigiani nell'interesse delle future generazioni, che sono quelle che ci rimprovererebbero se noi amministrassimo il presente e non facessimo, invece, la nostra parte per amministrare il futuro. Il secondo punto: promuovere e sostenere attivamente, naturalmente in collaborazione con il Ministero, i percorsi finalizzati all’istituzione delle Aree Marine Protette marchigiane. Terzo punto: destinare specifiche risorse finanziarie regionali per studi e ricerche preliminari tecnico-scientifiche, e anche per sostenere percorsi partecipativi come quelli che si sono aperti nei territori per l’istituzione delle aree marine. Favorire e sostenere anche economicamente, una volta istituite le Aree Marine Protette, affidando alle stesse Aree Marine Protette istituite la gestione dei siti Natura 2000. E poi riferire periodicamente in Consiglio regionale l'evoluzione di questa sfida fondamentale per il nostro futuro. Guardate, serpeggia un concetto che è totalmente lontano dalla realtà e che abbiamo sentito in alcune categorie di imprenditori che sono spaventati dall'istituzione delle aree marine. Ma spaventati in maniera incomprensibile, perché, nei percorsi previsti per l’istituzione, percorsi partecipativi, queste categorie sono indispensabili per il dibattito. Il loro parere deve essere tenuto in considerazione. Però abbiamo sentito un concetto: ma che c'è da conservare nell'Adriatico? Mica è il mare della Puglia, mica è il mare dell'Egitto, mica è il mare in cui vivono miliardi di specie, è un mare piatto, come se fosse deserto senza vita. Non è vero. Recenti studi e un documentario bellissimo hanno dimostrato come il nostro mare Adriatico sia una metropoli sommersa, ricchissima di organismi di piccole e medie dimensioni che vivono nel mare, lo vivono quotidianamente, contribuiscono a depurarlo e rappresenterebbero un'occasione unica per i nostri territori che, partendo dalla necessaria tutela dell'ambiente, che è per il nostro futuro, a quel punto andrebbero anche a rappresentare un grande volano per la nostra economia. Non mettiamo al contrario le questioni. Le scelte non si fanno perché economicamente vantaggiose. La buona economia dipende da scelte che sono umanamente vantaggiose, ambientalmente vantaggiose. Grazie.
Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi
PRESIDENTE. Ha la parola l'Assessore Consoli.
Tiziano CONSOLI. Grazie, Presidente. Accolgo positivamente, ad ogni modo, che oggi l'Assemblea legislativa affronti questo tema, il primo atto di pianificazione regionale che viene posto in essere sulle deleghe del mio Assessorato. Però volevo dire anche questo, che oggi proteggere il territorio marchigiano non è una scelta ideologica, è una responsabilità concreta che dobbiamo darci tutti. Con il PQuAP 2026-2030 superiamo una gestione innanzitutto frammentata rispetto al passato, per proporre una visione, invece, integrata, più coordinamento, più efficienza e reale capacità di valorizzazione del patrimonio ambientale, che deve tradursi non solo in sviluppo sostenibile, ma anche in turismo, in qualità e identità della nostra comunità. Quindi è bene dire che con l'approvazione di questo Programma Quinquennale c'è un cambio di passo sostanziale anche sulle politiche ambientali su cui questa Regione sta investendo. Ma non è un semplice adempimento burocratico, ma un atto di indirizzo programmatorio per i prossimi cinque anni. Con questo volevo rispondere anche ad eventuali contestazioni che vengono mosse circa il fatto che sia fine a sé stesso e non guardi al futuro. Ma è proprio l'Agenda 2030 che ci dice di guardare al futuro e di programmare il Piano Quinquennale per le aree protette in relazione a uno sviluppo ambientale sostenibile che l'Agenda 2030 ci impone. Il supporto finanziario e l'estensione territoriale rappresentano la base solida su cui poggia l'impianto del programma. Innanzitutto abbiamo la certezza delle risorse, perché, rispetto agli anni passati, noi prevediamo fondi strutturali in una triennalità per un investimento complessivo di 1.800.000 euro, con una parte investimenti di 450.000 euro nel primo anno, 400.000 nel secondo e 290.000 nel terzo, che permettono anche di investire fisicamente, concretamente sul territorio per sviluppare quelle politiche proattive di tutela e di valorizzazione delle aree protette. Abbiamo una copertura complessiva del 9,6% del territorio regionale, una rete ecologica formata da Parchi Nazionali, Regionali e Riserve naturali. Il Piano si aggancia direttamente agli obiettivi europei e nazionali e, dal punto di vista della qualità dell'azione amministrativa, il PQuAP 2026-2030 introduce pilastri di profonda novità rispetto alle programmazioni precedenti. E qui apro una parentesi, perché mi sembra doveroso ed opportuno aprirla. Questo Piano va a ridefinire un quadro che è rimasto fermo ad alcune delibere approvate tra il 1999 e il 2011. Sono passati 15 anni e, quindi, quando si parla di azioni concrete, di programmi di investimento sulla biodiversità e sul nostro territorio, sull'instaurazione e l'implementazione di alcune reti ecologiche, è bene guardarsi anche un po’ indietro, dove negli anni passati nessun intervento in materia ambientale programmatorio, come questo che stiamo portando oggi in questo consesso regionale, è stato mai fatto. Ad ogni modo, quello che mi preme aggiungere è che oggi si arriva a quel superamento di una frammentazione; quindi, si ha una transizione da una gestione a compartimenti stagni dei singoli Parchi a una vera e propria visione di sistema, col sistema delle reti e delle aree protette marchigiane. Stiamo tutelando l'ambiente come volano economico. Il concetto di tutela non è inteso come vincolo passivo, ma come motore per il turismo sostenibile, la valorizzazione dei prodotti locali e l'economia dei territori interni. Stiamo preservando le attività e la biodiversità. Interventi, quindi, mirati alla tutela e al ripristino degli ecosistemi, con un focus sulla resilienza climatica e sul contrasto al dissesto idrogeologico nei territori di riferimento. Apro una breve parentesi per dire che la Regione Marche si sta muovendo nell'ambito del rispetto e della valorizzazione dell'ambiente e del territorio con piani programmatori ben definiti, che riguardano il rispetto della Strategia nazionale sull'ecosistema e il Piano regionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici.
La Regione Marche rappresenta la Vicepresidenza su 160 Regioni periferiche e marittime a livello europeo per promuovere questa pianificazione a livello regionale in seno all’aspetto europeo. Quindi stiamo semplificando e coordinando con maggiore efficienza il trasferimento delle risorse e il monitoraggio dei risultati da parte degli enti gestori. Apro un'ulteriore parentesi su questo punto. I fondi strutturali sono due anni che vengono messi a disposizione per evitare che gli Enti Parco e le Riserve possano andare in anticipo cassa e, quindi, trovare degli squilibri finanziari laddove la Regione intervenga solo in assestamento di bilancio. Quindi, agendo in previsione, attraverso anche l'approvazione di questa proposta di legge, permetteremo a tutti gli enti gestori degli ambiti di valorizzazione dei territori ambientali di poter usufruire delle risorse necessarie per programmare, intervenire nel nostro territorio a valorizzazione dell'ambiente e dell'ecosistema. Dicevo che, nel quadro strategico, gli obiettivi del PQuAP 2026-2030 si allineano a quelli internazionali sulla Strategia Nazionale Biodiversità 2030, più volte richiamata da diversi Consiglieri, e questo dimostra il rispetto non solo della tutela dei siti Natura 2000, ma anche delle Direttive Habitat e Uccelli che presidiano la normativa europea di riferimento sulla Strategia Nazionale Biodiversità 2030, ponendo come obiettivo la protezione legale del 30% della superficie terrestre e marina della regione. Su questo debbo rendere grazie, naturalmente, al lavoro intenso che è stato fatto dalla struttura regionale per arrivare a questi target, a questi obiettivi, affinché ci potessimo anche vantare del raggiungimento di questo obiettivo che l'Europa ci impone. Abbiamo aggiornato, quindi, la pianificazione attraverso un avvio strutturale degli iter di aggiornamento dei piani delle aree protette regionali, rimasti in parte fermi a delibere approvate, appunto, negli anni 1999-2011. Poi stiamo sviluppando e valutando quelli che sono i potenziali e i possibili scenari futuri e le evoluzioni nazionali mediante il monitoraggio del percorso normativo in Parlamento per l'eventuale trasformazione del Parco Regionale in Parco Nazionale, cosa che si è tramutata. Vorrei aggiungere, rispetto a quello che diceva il Vicepresidente Piergallini, che stiamo partecipando anche a livello europeo nel programma Interreg, in una cabina di regia che prevede un investimento di oltre 500.000 euro e una serie costante di monitoraggi nel nostro territorio regionale e sulla qualità delle acque. Perché è vero che bisogna trovare un giusto equilibrio tra la tutela delle acque marine… ma è anche vero che bisogna, dall'altro lato, prevedere quelle che sono le misure a sostegno e difesa della costa e, quindi, delle due l’una. Bisogna evidentemente, da un lato, valutare quelli che sono gli interventi a tutela delle specie marine, gran parte delle quali sono già tutelate e oggetto anche di valutazione dei diversi parchi nazionali e regionali che stanno sul territorio… ad esempio la Cistoseira, ne cito una, che è una specie marina protetta, che, evidentemente, deve essere compatibile con l'intervento di ripascimento o di inserimento di barriere soffolte, laddove poi si vada a progettare interventi nell'area costiera tra Portonovo e Sirolo. Sulle risorse ho già detto, ma mi limito a concludere dicendo che le azioni e gli interventi principali devono essere oggetto di contributi che sono erogati e precisi rispetto a quello che il PQuAP prevede di fare. Sono ripartite in quote fisse e variabili in base alle dimensioni e alle necessità gestionali e si prevedranno, pro futuro, delle azioni di rete sul sistema regionale, ovvero lo sviluppo di infrastrutture verdi regionali, il miglioramento della REM, che è la Rete Ecologica Marche, la creazione di un coordinamento unificato delle attività di vigilanza e monitoraggio ambientale. Inoltre cercheremo di dare spazio alle manutenzioni e alle infrastrutture locali mediante finanziamenti mirati per la manutenzione straordinaria e la realizzazione di infopoint, centri di visita e riqualificazione delle aree esterne. Inoltre sarà punto di riferimento lo sviluppo della mobilità dolce e sentieristica mediante la realizzazione, il ripristino e la manutenzione della viabilità forestale e della sentieristica dei parchi, potenziando la fruizione accessibile del patrimonio naturale, ad esempio la mobilità dolce, per alcune utenze ampliate. Va inoltre aggiunto che stiamo cercando di guardare alla stabilizzazione del personale e all'efficienza amministrativa, ottimizzando e facendo il monitoraggio dei fabbisogni delle risorse umane dei parchi regionali per sopperire alle criticità storiche di organico. Quindi mi sento di dire che l'approvazione di questo Piano, laddove trovi naturalmente un consenso il più ampio possibile, non vada altro che a favorire quella che è una tutela e una valorizzazione del nostro territorio ambientale marchigiano che, rammento, è una scelta concreta di investimento che guarda al futuro delle nostre comunità. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Più che un intervento, un chiarimento. Dovrei illustrare gli emendamenti, non so se vanno illustrati uno alla volta o tutti insieme. Qualora venissero illustrati tutti insieme, chiedo qualche minuto in più.
PRESIDENTE. Sì, tutti insieme, avrebbe 5 minuti, però se ha bisogno di qualche minuto in più, sono 13 emendamenti, lo concediamo. Quindi passiamo alla presentazione degli emendamenti.
Ha la parola il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Il primo emendamento riguarda la finalità di trasformare il richiamo all'iter istitutivo dell'Area marina protetta Costa del Monte Conero e del Parco marino del Piceno in un impegno operativo della Regione, con tempi certi. Con l'emendamento si chiede che la Regione Marche, entro 90 giorni dall'approvazione del presente Piano, promuova presso il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza energetica la riattivazione formale dell'iter. Questo è il primo emendamento. Un secondo emendamento rende esplicito, all'interno del programma, il contributo della Regione Marche agli obiettivi della Strategia Nazionale per la Biodiversità 2030 e la finalità è quella di proteggere almeno il 30% della superficie terrestre e marina e assicurare forme di protezione rigorosa. Cerco di andare più velocemente possibile. Un ulteriore emendamento, il terzo per quanto mi riguarda, concerne una maggiore coerenza con la Strategia Nazionale Biodiversità 2030, prevedendo una ricognizione dei siti Natura 2000, prospettando anche la necessità di misure di tutela più stringenti e la Regione Marche viene invitata a impegnarsi per valutare anche limitazioni dell'attività venatoria. Altro emendamento è quello che riguarda le OECM, che in italiano possiamo tradurre con altre misure di conservazione, e chiarisce che queste OECM possono avere una funzione utile solo se complementari alle aree protette e alla rete Natura 2000, evitando che vengano utilizzate come scorciatoia alternativa alla tutela formale; sono indicati dei requisiti di qualità, controllo pubblico, monitoraggio e risultati ecologici effettivi. Altro emendamento è quello che mira a orientare le nuove aree protette verso ambiti ecologicamente continui e realmente funzionali alla conservazione, evitando perimetrazioni troppo ridotte o frammentate. L'area Catria-Nerone-Alpe della Luna viene indicata come priorità proprio perché rappresenta un sistema territoriale unitario per il quale è necessario valutare strumenti di tutela coerenti, anche attraverso un unico parco regionale o forme coordinate di gestione. Altro emendamento è quello che punta a superare l'impostazione rinunciataria a cui facevo riferimento nella mia relazione, secondo cui non vengono individuate nuove aree protette nel quinquennio; invece, si indica un elenco di ambiti prioritari sui quali avviare o completare le istruttorie. Anche in questo caso si fa riferimento a degli ambiti che sono quelli del Catria, Nerone, Alpe della Luna, Monte Nero, Tassinete di Cingoli, Selva di Castelfidardo, Monte Maggio, Monte Pennino e Piani di Montelago. L'emendamento successivo è quello che rende operative le priorità individuate per nuove aree protette o ampliamenti, prescrivendo alla Giunta la predisposizione di schede istruttorie entro un termine definito. Le schede consentono di conoscere, per ciascun ambito, valori naturalistici, criticità, connessioni ecologiche, fabbisogni e tempi procedurali, garantendo anche un controllo alla Commissione assembleare competente. L'ulteriore emendamento è quello che orienta in modo più netto i criteri di riparto delle risorse verso finalità di conservazione e ripristino… si dice che con questo emendamento viene introdotto un principio di esclusione dei finanziamenti per interventi che possono produrre consumo di suolo, frammentazione ecologica o alterazione degli habitat, salvo le opere strettamente necessarie alla tutela, alla sicurezza e alla fruizione sostenibile. Altro emendamento è quello che introduce un obbligo annuale di rendicontazione alla Commissione assembleare competente, fondato su indicatori verificabili; quindi, questa relazione consente di seguire l'attuazione del programma non solo sul piano amministrativo, ma anche rispetto agli effetti prodotti in termini di tutela e conservazione di habitat, specie e connessioni ecologiche. L'ottavo, uno degli ultimi emendamenti, è quello che specifica meglio il contenuto dei progetti territoriali per i corridoi ecologici, includendo anche gli elementi fondamentali della rete ambientale regionale: aste fluviali, fasce ripariali, connessioni tra aree protette, siti Natura 2000. Questo per favorire l'integrazione tra programmazione ambientale e gestione dei territori. C'è poi un ulteriore emendamento che rafforza il ruolo delle aree contigue, che non dovrebbero essere considerate soltanto come perimetri accessori, ma come strumenti di connessione ecologica, prevenzione dei conflitti e tutela degli habitat. La previsione dell'intesa con la Regione da parte degli Enti gestori favorisce una gestione condivisa maggiormente efficace dei territori che circondano Parchi e Riserve. Poi vi è un emendamento che inserisce, tra le azioni da sviluppare nelle singole aree protette, l'aggiornamento degli strumenti di pianificazione e gestione, dando priorità a quelli più datati o non pienamente attuati. Questo emendamento rafforza la qualità della programmazione, introducendo obiettivi misurabili, attenzione all'adattamento climatico, monitoraggio e coordinamento con Natura 2000 e la Rete Ecologica Marche. Allora, credo che sia rimasto un solo ultimo emendamento, che è quello che introduce un principio di non arretramento della tutela ambientale e naturalistica nel corso della vigenza del programma e… mi scuso se ho rubato più tempo del previsto, ma ho cercato di essere veramente molto sintetico. Eventuali modifiche peggiorative rispetto a perimetri, priorità, risorse o misure di conservazione devono essere motivate da un'istruttoria tecnico-scientifica e accompagnate da misure equivalenti o migliorative, con coinvolgimento degli Enti gestori e informazione della Commissione assembleare competente. Allora, questi emendamenti non sono emendamenti che stravolgono il Piano Quinquennale; a nostro avviso, lo rendono migliore e consentono a questo Piano di avere un orizzonte diverso da quello che è legato alla mera gestione dell'esistente. Siccome siamo consapevoli di quanto sia importante arrivare a una posizione condivisa su questi strumenti di pianificazione ambientale, spero che non ci sia…
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Canafoglia.
Corrado CANAFOGLIA. Grazie, Presidente. Per quanto riguarda gli emendamenti, sono già stati oggetto di discussione in Commissione e li abbiamo rigettati, ma per un semplice motivo. Vado così, in maniera molto rapida. Per quanto riguarda l'istituzione dell'area marina protetta, questa è di competenza del MASE e la Regione non ha competenza; quindi, noi dobbiamo sempre tenere presente che stiamo parlando di un piano regionale. Per quanto riguarda la Strategia Nazionale sulla Biodiversità 2030 nel contesto regionale, sono gli Enti gestori dei siti Natura 2000 a proporre le misure di conservazione, valutandone le necessità di tutela. Vado velocemente. Per quanto riguarda l'emendamento relativo alle aree di reperimento di interesse naturalistico, l'articolo 53 del Piano Paesistico Ambientale regionale prevede come area di reperimento già il Monte Catria e, quindi, è inutile questo emendamento. Così come è inutile l'ultimo emendamento in cui si parla dei possibili cambiamenti nel corso del presente programma. Questo emendamento è inutile perché ogni aggiornamento del Piano va approvato già in Aula, ai sensi dell'articolo 7, comma 6, della legge regionale 15/1994, quella relativa ai parchi. Poi concluderei, perché così rispettiamo l'ecologia, perché l'ecologia si rispetta anche non appesantendo i lavori di questa Aula, che presuppone tanta, tanta refrigerazione oggi che è caldo. Allora dico anche con questi emendamenti si chiede agli uffici regionali un lavoro abnorme, che, in alcuni casi, porta ad un risultato modesto.
Direi che il Piano è estremamente equilibrato, è un Piano fatto da un buon padre di famiglia. Ricordo a tutti quanti noi che siamo marchigiani, cioè siamo persone molto concrete e stiamo con i piedi per terra. E come diceva Vespasiano “pecunia non olet”, soprattutto laddove non ci sono denari e, quindi, vanno ben amministrati. Quindi, per quanto riguarda noi, gli emendamenti proposti, seppur di pregevole fattura, da parte del Consigliere Nobili, sono da rigettare, come già è stato oggetto di discussione in sede di Commissione. Grazie.
PRESIDENTE. Se non ci sono altri interventi, passiamo direttamente alla votazione degli emendamenti. Partiamo con gli emendamenti del Consigliere Nobili, poi ci fermiamo al quinto emendamento che è, invece, del Consigliere Piergallini, che lo esporrà.
Emendamento 1 a firma del Consigliere Nobili. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale non approva)
Emendamento 2 a firma del Consigliere Nobili. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale non approva)
Emendamento 3 a firma del Consigliere Nobili. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale non approva)
Emendamento 4 a firma del Consigliere Nobili. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale non approva)
Emendamento 5 a firma dei Consiglieri Mancinelli, Catena, Cesetti Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri.
Ha la parola il Consigliere Piergallini.
Enrico PIERGALLINI. Grazie, Presidente. Presto voce alla collega Mancinelli, Capogruppo, perché oggi non poteva essere presente in Consiglio, illustrando molto rapidamente questo emendamento che non sottrae nulla dal Piano, ma aggiunge alcune righe che puntano l'attenzione sulla necessità di ottimizzare le risorse attuali, sull'insufficienza di fondi e sulla necessità di dotare il Piano di altri fondi per consentire alle aree protette esistenti maggiori azioni di governance, pianificazione strategica e attuazione delle strategie e, soprattutto, per consentire alla nostra Regione di raggiungere l'obiettivo ambiziosissimo, stando alla situazione attuale, del 30% del territorio marchigiano protetto. Quindi, il contenuto, appunto, è la richiesta di un incremento significativo delle risorse sulla spesa corrente. Grazie.
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Emendamento 5. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale non approva)
Emendamento 6 a firma del Consigliere Nobili.
Ha la parola il Consigliere G. Rossi.
Giacomo ROSSI. Grazie, Presidente. Intervengo perché questo emendamento riguarda anche la mia zona, quindi Catria, Nerone, Alpe della Luna. Si parla di individuare come prioritaria l'istruttoria per la costituzione di un sistema unitario di tutela dell'area Catria, Nerone, Alpe della Luna, attraverso la possibile istituzione di un Parco regionale. Assolutamente no. Questa Assemblea si è già espressa, addirittura due legislature fa, con una mozione di un ex Consigliere del PD. Si è espressa, chiaramente, negativamente contro questa ipotesi. È l'ipotesi respinta anche dal territorio, respinta dalle Associazioni di categoria. Continuano con insistenza con la paventata istituzione di questo Parco, ma, chiaramente, con le popolazioni locali non parlano. Qualcuno viene da fuori e pretende di voler mettere dei vincoli e limitare le nostre attività tradizionali con un Parco. Il nostro territorio e anche le Istituzioni locali del territorio, si sono già esposte; quindi, mi opporrò. Chiaramente pigerò rosso per dire no a questo emendamento, sia a questo che al prossimo. Quindi, contrarietà del sottoscritto e del Gruppo Civici Marche o, meglio, contrarietà assoluta a questo emendamento. Grazie.
PRESIDENTE. Emendamento 6. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale non approva)
Emendamento 7 a firma del Consigliere Nobili. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale non approva)
.
Emendamento 8 a firma del Consigliere Nobili. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale non approva)
Emendamento 9 a firma del Consigliere Nobili. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale non approva)
Emendamento 10 a firma del Consigliere Nobili. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale non approva)
Emendamento 11 a firma del Consigliere Nobili. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale non approva)
Emendamento 12 a firma del Consigliere Nobili. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale non approva)
Emendamento 13 a firma del Consigliere Nobili. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale non approva)
Emendamento 14 a firma del Consigliere Nobili. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale non approva)
Proposta di ordine del giorno a firma dei Consiglieri Piergallini, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Vitri, Ruggeri, Nobili, Caporossi, Seri.
Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Piergallini.
Enrico PIERGALLINI. Grazie, Presidente. È già stato illustrato, quindi coglierò l'occasione per sottolineare l'aspetto principale dell'ordine del giorno e chiedere a tutti un voto unitario, se ci riusciamo. Non prima, però, di aver detto che l'attività dei Consiglieri di minoranza, che si esercita attraverso emendamenti, interrogazioni, non può essere definita modesta, oppure non può nemmeno essere detto che la nostra attività paralizza gli uffici. La democrazia ha un funzionamento e noi siamo responsabili nell'interpretare il nostro ruolo. Quindi, sul ruolo dell'opposizione, sugli emendamenti, sull'attività politica che si fa, si può dare un giudizio politico, sicuramente, ma definirla modesta o, peggio, che ingolfa le attività degli uffici mi sembra non solo ingeneroso, ma proprio scorretto. Attenzione alla citazione “pecunia non olet”, perché è attribuita a Vespasiano; è un aneddoto che riporta Svetonio e sembra che sia stata pronunciata in una situazione particolare. Il figlio di Vespasiano, Tito, rimproverava al padre di aver messo una tassa sull'urina, che era una tassa fortemente vessatoria. Allora il padre disse a Tito, facendogli annusare una moneta: “Pecunia non olet”. Quindi, di fatto, il proverbio è nato in una situazione di cinica tassazione, quindi starei attento a utilizzarlo. Starei attento soprattutto perché oggi la pecunia olet, c'è un denaro che profuma, che puzza di sangue, quindi, ci starei un attimo attento. Alcune ricchezze contemporanee odorano e odorano in maniera intollerabile. Invece, per tornare all'ordine del giorno, noi sappiamo bene che non è la Regione a istituire le Aree Marine Protette, ma il Ministero. Dico di più, la Regione non può far niente se un territorio non richiede l'istituzione dell'Area Marina Protetta. Quindi, l'ordine del giorno non chiede che la Regione eserciti un ruolo che non può esercitare. Consapevolmente, rispetto al quadro legislativo, l'ordine del giorno chiede che la Regione dichiari di sostenere quei territori che vogliono iniziare un percorso per l'istituzione dell'Area marina protetta, anche perché è coerente con l'impostazione del programma, cioè con la Strategia 2030 che deve essere raggiunta, ripeto, con il 30% di tutela di aree terrestri e il 30% di aree marine. Siccome, è stato ricordato dal Consigliere Nobili, la Regione Marche non ha una Area marina protetta, credo che questo ordine del giorno, che non è impositivo, ma si chiede alla Regione semplicemente di supportare questi percorsi istitutivi qualora vengano dal basso, come la legge richiede, sia votato all'unanimità. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Antonini.
Andrea Maria ANTONINI. Grazie, Presidente. Sull'emendamento proposto dal Consigliere Piergallini, onestamente, sollevo più di un dubbio rispetto almeno al dibattito che c'è riguardo… perché, comunque, era stato nominato rispetto a un altro emendamento, l'istituzione dell'Area marina protetta nella zona dei Comuni di San Benedetto del Tronto, Grottammare e Cupra Marittima. Allora, è vero che c'è stata una richiesta e c’è da tempo, però è una discussione in atto che non vede, comunque, il territorio unito, non lo vede. Addirittura c'è un Comune che ha fatto retromarcia, che è quello di Cupra Marittima, che all'inizio era inserito all'interno dei richiedenti; dopodiché, a seguito di un'attenta analisi e valutazione, ha fatto marcia indietro. Ci sono tantissimi operatori economici e turistici che non sono assolutamente d'accordo alla istituzione di questa Area marina protetta, anche perché nella zona non ci sono neanche le condizioni minime di creazione di una Area marina protetta. Ora, se noi, ovviamente… per carità, come tutti noi, la maggior parte di noi ha una sensibilità quando si parla di ambiente, quando si parla di tutela, quando si parla di protezione. Però, quando si istituisce un'Area marina protetta, ci devono essere delle condizioni minime che riguardano la presenza, magari, di una fauna o di una flora ittica che sono, ad esempio, a rischio di estinzione, perché, quindi, devono avere una tutela particolare. Però non risulta che nell'area compresa tra San Benedetto del Tonto e Grottammare ci siano delle emergenze faunistiche o della flora ittica che richiedano un intervento così anche drastico, perché, comunque, istituire un'Area marina protetta, poi, significa anche intervenire sui piani urbanistici, sulle attività di pesca. Ricordiamoci, ad esempio, dato che ne abbiamo parlato spessissimo, i vongolari, il porto… sì, esattamente, la parte turistica legata al mare. Allora, facciamo una riflessione generale sull'utilità reale. È vero che bisogna raggiungere determinati obiettivi, ma, se non si hanno le condizioni e i requisiti per raggiungerli, non è che uno è obbligato per forza a farlo. Ovviamente parlo di questo tratto, che è quello che naturalmente conosco meglio…
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Canafoglia.
Corrado CANAFOGLIA. Grazie, Presidente. Un grande ambientalista, che faceva ambientalismo vero, quello che si batteva contro le multinazionali, quello che si batteva contro chi inquinava realmente, che io ho avuto la fortuna di conoscere perché è venuto in questo territorio a fare tante battaglie, diceva sempre che “più si tutela, meno si tutela”. Ovverosia, ed ecco il riferimento a Vespasiano, non certo all'urina o a quello per cui viene ricordato, se si vuole costruire una casa occorre il cemento. Non si può costruire una casa senza cemento, con progetti che, scusate, costano solo per i grandi architetti, progetti che poi non vengono messi in opera.
Qui noi dobbiamo, torno a ripetere, richiamare l'attenzione a…, ognuno di noi è un ambientalista, perché nessuno di noi vuole l'inquinamento. Guardate, dove c'è l'uomo, dove c'è la presenza, c'è sì l'inquinamento, ma c'è anche l'attenzione. Guardate, se andate in giro per i parchi, se andate in giro per le montagne, forse non vi rendete conto quale sia la situazione. Dopo ci dobbiamo preoccupare dei cinghiali, ci dobbiamo preoccupare dei lupi, ci dobbiamo preoccupare di quello che rimane lì, senza nulla, senza nessun controllo. Continuiamo ad essere marchigiani, abbiamo un carattere: la concretezza. Non facciamo voli pindarici, perché, come diceva Archiloco, Consigliere Professor Piergallini, sempre per me interessante, è meglio tornare a casa anche da sconfitto, ma tornare a casa, piuttosto che sopra uno scudo, da morto. Quindi vorrei che il mio territorio fosse realmente tutelato, con rispetto dell'ambientalismo, non quello ideologico.
Vi ripeto sempre questo e ritorno: per proteggere il rospo giallo nel mio territorio non si sono tolti 15 metri di altezza del greto del fiume. Sapete qual è stata la realizzazione di tutto questo? Diciassette morti. Questa è la realtà. E, allora, finiamocela con questi discorsi di principio, ma incominciamo ad essere concreti. Mettiamo concretezza a quel poco che abbiamo, poi, piano, piano andiamo avanti, come siamo abituati noi, da marchigiani e non da farfalloni. E, magari, se l'Unione europea ci dice delle cose un po' così, 30%... - da noi si giocava da piccoli al cucuzzaro - e perché no il 40? E perché no il 50? E perché no tutto il territorio?
Signori, cerchiamo di essere concreti. Per poter fare quello che l'Unione europea ci chiede, ci vuole tanto denaro. E allora dovete dirmi se dobbiamo togliere quel denaro agli ospedali, se dobbiamo toglierlo ai disabili, agli anziani. Scegliete voi. Io sono a vostra disposizione. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Piergallini.
Enrico PIERGALLINI. Grazie, Presidente. Scusatemi nuovamente. Molto brevemente, giusto per riprendere qualche argomento. Non capisco che cosa significhi: “Bisogna essere marchigiani e non farfalloni”. Francamente è un discorso che faccio fatica a comprendere. Anche perché, guardate, il Dipartimento di Scienze della Vita e dell'Ambiente, che è un dipartimento dell'Università Politecnica delle Marche, nostra eccellenza marchigiana, sta lavorando da anni, viene invitato a Trieste a relazionare proprio su questo, cioè sulla falsa percezione, che, purtroppo, è serpeggiante, del fatto che sotto il nostro mare ci siano deserti. E non ci sono deserti, ci sono metropoli piene di vita. Per molti anni sono state condivise con i bambini le specie che vivono nel nostro mare, attraverso l'organizzazione di eventi ed erano stupiti nel vederle. L'Università Politecnica delle Marche, che è concreta, non è farfallona, ed è una nostra eccellenza, sta proprio comunicando questo aspetto nelle conferenze a livello italiano. Quindi, guardiamo alle nostre eccellenze, seguiamo i nostri scienziati, seguiamo chi su queste materie ha più competenza di noi. Certo, mica è un obbligo. Dico al Consigliere Antonini, che conosco bene, che non è un obbligo. Mentre su alcune cose possiamo collaborare, su questo c'è una divisione tra destra e sinistra ed io, come membro della sinistra, sono orgoglioso di avere un'idea diversa da chi, magari legittimamente, può pensare in maniera contraria rispetto alla mia. È vero che si sono ridotti i Comuni, ma non è finita in tutti i Comuni la voglia di proseguire, perché i Comuni di San Benedetto e di Grottammare restano ancora all'interno del progetto. C'è comunque una perimetrazione in atto. La decisione finale non competerà alla Regione Marche, che non ha questo ruolo. Alla Regione Marche si chiede semplicemente di accompagnare questi percorsi. Accompagnare perché è dovere di un'istituzione statale raggiungere un obiettivo europeo di legge, ma raggiungere un obiettivo che riguarda il bene di tutti. E, poi, attenzione, ripeto brevemente, all'interno delle aree marine protette, le categorie economiche, che hanno timore riguardo alla loro istituzione, hanno tutto lo spazio e tutti i percorsi per poter contribuire alla scrittura del patto di piano. È necessario un percorso partecipativo fondante delle istituzioni delle aree marine protette. Il regolamento è proprio condiviso con i portatori di interesse. Quindi vi invito a votare unitariamente questo ordine del giorno che è in linea, proprio, ripeto, con i principi del Piano. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Una dichiarazione di voto molto veloce, ero indeciso se…
PRESIDENTE. Consigliere, siamo ancora in discussione.
Andrea NOBILI. Discussione sull'ordine del giorno, anticipando che voterò favorevolmente. Ero indeciso se chiedere la parola per fatto personale, ma poi la simpatia e l'amicizia che mi legano al collega Corrado Canafoglia mi spingono a leggere certe sue affermazioni come legate anche a una particolare condizione climatica di caldo che viviamo oggi nel Consiglio. Dipende dalle zone, qui è più caldo. E, allora, eviterò di replicare al Consigliere, dicendo che qui nessuno è farfallone, qui nessuno porta avanti proposte ed emendamenti modesti; si sta cercando semplicemente di svolgere nel migliore dei modi il ruolo di Consiglieri regionali. E, per quanto riguarda l'Area marina protetta del Conero, in particolare, che conosco molto bene, temo che non ci sia sufficiente conoscenza di quello che è stato il dibattito rispetto a questa prospettiva. Ricordo che la regione Marche è una, se non l'unica, regione italiana, tra quelle che si affacciano sul mare, priva di aree marine protette e aggiungo che, laddove sono state realizzate, le aree marine protette sono state e sono straordinari volani di crescita economica. E allora noi siamo concreti, molto più concreti di quanto qualcuno pensa e afferma in questo Consiglio. Siamo talmente concreti che stiamo dalla parte della scienza e di quelle posizioni che rappresentano le istituzioni preposte alla tutela della biodiversità. Ricordo i lavori dell'Università Politecnica delle Marche, dei Dipartimenti di Biologia Marina che hanno sottolineato come l'Area marina protetta del Conero sia un risultato che va perseguito con grande determinazione e che doterebbe la costa del Conero di uno strumento che tiene insieme la tutela della biodiversità, ma anche un'idea di sviluppo economico moderno e sostenibile. Altro che mancanza di concretezza, altro che farfalle, per quanto le farfalle, poi, alla fine, mi piacciano. Grazie.
PRESIDETEN. Ha la parola il Consigliere Marconi.
Luca MARCONI. Grazie, Presidente. Proprio due minuti per due motivazioni. La prima nasce dall'intervento di grande buon senso fatto dal Consigliere Antonini, il quale, collega Piergallini, suggerisce un metodo che penso sia il migliore. Perché la mozione che, in maniera generica e totalizzante, impone una procedura può essere fallace e non possiamo accettarla per ovvie ragioni. Io non sono né di destra né di sinistra, sono di centro, quindi posso scegliere una linea alternativa a quella che lei ha indicato. Però, caso per caso, la Giunta può essere intervistata - magari anche con l'intervento di un Consigliere di minoranza, perché no - su singole proposte che possono essere fatte quando le realtà locali, non dico siano all'unanimità, ma largamente compatte di fronte a un tipo di proposta di questo genere. Non conosco dettagliatamente la costa delle Marche, ma un po' la conosco e penso che, in teoria, ne potremmo fare dieci o otto di aree protette particolari; non c'è solo il Conero. Però una domanda me la pongo adesso e, se volete, l'approfondiamo in III Commissione. Noi siamo una delle regioni d'Italia che ha la costa maggiormente antropizzata. Su 1,5 milioni di marchigiani, quasi il 70% vive sulla costa o a ridosso della costa. Dobbiamo fare i conti con questo. Ecco, forse l'espressione “farfallone” andava a dire: “Attenti”. Questo richiamo alla concretezza che faceva il collega Canafoglia è proprio questo, cioè dire… e non pongo una questione sulle tipologie. Quanto la nostra intensa attività di pesca è compatibile con le aree protette? Quanto la nostra intensa attività balneare? Quanto i tanti fiumi? Quanto le aziende che stanno a ridosso della costa sono compatibili con…? Allora, la concretezza parte da questo, diciamo, abbiamo la possibilità di fare le aree… non siamo la Sardegna con 850 chilometri di costa e antropizzazione zero, tolte Cagliari e Oristano e pochissime altre località di mare. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Antonini.
Andrea Maria ANTONINI. Grazie, Presidente. Intanto ringrazio il Capogruppo Marinelli per avermi ceduto la parola e, ovviamente, come Gruppo Lega votiamo contro la proposta dell'ordine del giorno. Volevo solamente aggiungere un concetto a quanto detto poc'anzi, che la questione, diciamo, turistica di trasformare un'area marina che possa diventare… cioè istituire un'area marina, una riserva marina che possa diventare anche un attrattore turistico nell’area di cui abbiamo discusso, onestamente non avrebbe grande senso, per un semplice motivo: il turismo nella riviera meridionale della nostra regione esiste. Il problema, e qui mi ricollego anche al Consigliere Canafoglia, se vogliamo cercare di implementare e far ancora di più vivere questi territori di turismo, semmai, cerchiamo di qualificare… come già tra l'altro la Giunta Acquaroli ha fatto e sta facendo, ricordo, nella scorsa legislatura, le importanti risorse per la riqualificazione degli alberghi, degli hotel… quindi cerchiamo, semmai, di riqualificare, dare qualità, valore a quello che abbiamo. Perché non abbiamo bisogno di un turismo di Area Marina Protetta, ripeto, perché c'è già un turismo che va e funziona da solo; ha solo bisogno di servizi migliori, ha solo bisogno di alberghi più moderni, ha bisogno, magari, di un raccordo ulteriore con l'interno, fondamentale per creare poi delle offerte turistiche veramente competitive per un territorio che merita. Quindi niente contro le riserve marine protette, però, in questa fascia di regione, onestamente, è un qualcosa che non porta utilità a nulla. Ripeto, non ci sono specie faunistiche o floristiche che hanno particolari esigenze e c'è, invece, un litorale che ha bisogno di nuovi interventi, come la Regione in parte sta facendo. Tra l'altro, ho i miei dubbi - guardavo prima il collega Assenti che è di San Benedetto - che il Comune di San Benedetto continui ad aderire alla proposta del Parco Marino. Quindi, alla fine, rimarrebbe solo il Comune di Grottammare, dove, tra l'altro, so bene che ci sono anche all'interno della maggioranza e del Comune posizioni molto diverse rispetto alla richiesta di istituzione del Parco Marino. Grazie.
PRESIDENTE. Proposta di ordine del giorno. La pongo in votazione
(L’Assemblea legislativa regionale non approva)
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Molto brevemente, perché non vorrei aver dato l'impressione, e se l'ho data me ne scuso, di non aver apprezzato il lavoro che hanno fatto gli uffici. Perché, comunque, questo programma, questo Piano Quinquennale si basa su un approfondimento serio, su un valore ricognitivo della situazione ben strutturato. Manca, a mio avviso, quel salto di qualità e, quindi, non è un'occasione completamente colta. Avrebbe potuto avere ambizioni maggiori e, per quanto si sia consapevoli che l'istituzione di nuove aree protette, di nuovi parchi, comporti inevitabilmente costi gestionali, non possiamo pensare che ci si fermi, che una programmazione, che una visione si fermi inesorabilmente davanti alla questione della carenza di risorse. Altrimenti rimarremmo immobili. È bene che queste risorse vengano cercate, ma è bene avere anche delle ambizioni, avere una prospettiva che consenta anche di muoversi attraverso passi, attraverso programmazioni di medio periodo, programmazioni che… non significa necessariamente avviare l'istituzione immediata di nuovi parchi, significa, però, andare a individuare delle priorità, avviare istruttorie, valutare fabbisogni e costruire gradualmente le condizioni necessarie affinché queste scelte possano maturare. Sono questi i limiti che incontra il Piano Quinquennale che noi oggi andiamo a votare. Ma ritengo anche che una bocciatura del Piano non sia comprensibile e, per quanto ritengo che la maggioranza abbia peccato di superficialità - lo dico senza alcun tipo di livore politico - nel respingere in blocco tutti gli emendamenti… non pensavo che potessero essere votati tutti, però alcuni di quegli emendamenti sicuramente avrebbero rappresentato un miglioramento e avrebbero avuto la possibilità di rafforzare lo strumento del Piano Quinquennale. Quindi, per quanto mi riguarda, la dichiarazione di voto sarà orientata ad una astensione, con l'auspicio che questo Piano Quinquennale sia un primo timido passo e che quelle ambizioni che abbiamo cercato di rappresentare con gli emendamenti che sono stati, in modo succinto, illustrati da me, non vengano smarrite, proprio a tutela ambientale del nostro territorio nell'ambito di una visione diversa che abbiamo della nostra regione, della qualità della vita e delle comunità che, in questa regione, anche nelle zone più difficili, vivono. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Caporossi.
Michele CAPOROSSI. Grazie, Presidente. Nella Commissione Governo del territorio, nella Terza Commissione, abbiamo ascoltato in audizione rappresentanti dei Parchi, delle Riserve naturali, di Legambiente, del WWF, di Italia Nostra, del Club Alpino Italiano e tutti gli stakeholder, insomma, in qualche maniera interessati. Da questo è venuto fuori un quadro molto critico e molto preoccupante. Fondi insufficienti - l'abbiamo detto a lungo -, difficoltà organizzative e gestionali, di fatto l'impossibilità di manutenere e tutelare sentieri e boschi, di effettuare in modo costante e non sporadico controlli a salvaguardia dello straordinario patrimonio ambientale della nostra regione. Ci hanno riferito che, a volte, mancano anche i soldi per la benzina. Una situazione di grande precarietà che richiede non il solito compitino, ma un intervento radicale, una vera e propria riforma. Credo siano necessarie azioni decise e concrete per salvaguardare la bellezza delle Marche, renderla sempre più attrattiva per quel turismo lento e di qualità, molto ricercato e decisivo anche a livello occupazionale, se non vogliamo fermarci all'apparenza e agli spot elettorali, ma vogliamo creare futuro per i giovani che, altrimenti, continueranno a lasciare la nostra regione e anche la nostra Italia. Mi rendo conto che le risorse della Regione Marche non sono infinite. Comunque è sempre una questione di scelte e di priorità e la tutela dell'ambiente, della natura e, quindi, della salute di tutti noi è una priorità e un buon governo non può ignorarla. Se, come è stato promesso dal Governo, il Parco del Conero verrà inserito in una gestione finanziaria nazionale, si possono liberare subito fondi da distribuire agli altri Parchi e Riserve. Che tempi ci sono? Si tratta di promesse oppure di un progetto reale? Restano questi interrogativi rispetto ai quali noi apriamo un credito nei confronti di chi governa in questo momento, ma staremo attenti ad osservare se ci sono delle soluzioni concrete. Gestione amministrativa, tecnica e logistica di tutti gli enti, che, a nostro parere, va unificata. Perché non creare un centro servizi condivisi, come ente di servizio che faccia in modo che ciascuno di questi proceda con la liquidazione delle fatture, con il fatto di fare lo strumento di bilancio, di fare le paghe per i dipendenti e così via, con un dispendio di energie pazzesco? Perché tutto ciò, viste le dimensioni e una massa critica limitatissima di persone, potrebbe essere svolto in un unico ufficio con tre computer che si occupano, attraverso un semplice applicativo, di fare tutte queste cose insieme. E anche sulla governance occorre avviare una riflessione seria e coraggiosa. Una riforma del sistema delle aree protette che può rafforzare l'organizzazione va ricercata con coraggio, partendo dalle sollecitazioni che arrivano da chi agisce nel territorio, da chi ogni giorno fa il massimo, ma si trova a combattere a mani nude, perché senza risorse non può andare avanti. Ora, queste questioni, che sono quelle di come mettere a terra ciò che c'è all'interno del piano, noi pensiamo che debbano essere assolutamente risolte molto presto con un piano di attuazione. E un'altra questione: le aree protette non sono, per loro natura, un simulacro, che a tutti i costi devono essere mantenute in nome di una qualche impostazione ideologica di fondo, sono una delle questioni fondamentali nella costruzione di quello che oggi è un cambio di paradigma che, ormai, a livello mondiale, dopo la pandemia, si è affermato, che è la parola One Health, una sola salute, rispetto alla quale noi siamo molto indietro perché scimmiottiamo, vanno di moda queste cose in un certo momento, poi ce le scordiamo il giorno dopo. È ora che One Health diventi il centro della programmazione. In One Health non c'è solo la tutela dell'ambiente, c'è esattamente la possibilità di uno sviluppo alternativo anche a quello che era il modello marchigiano tradizionale. Non andare più appresso a una manifattura che non può reggersi, andare appresso a un modello nel quale, per esempio, la condizione di fondo che questa regione ha già, che è la qualità della vita, possa essere al centro della programmazione e al centro di uno sviluppo, rispetto al quale, però, occorre un piano strategico generale, un piano strategico a 30 anni. Non finiremo mai di affermare che senza questo tutto il resto non si inquadra se non in piccole pillole di…
PRESIDENTE. Proposta di atto amministrativo n. 12. La pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Marcozzi.
Jessica MARCOZZI. Grazie, Presidente. Chiedo l'anticipazione dell’esame della proposta di legge n. 61, prima della proposta di legge n. 46.
PRESIDENTE. Anticipazione della proposta di legge n. 61. La pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Proposta di legge n. 61
ad iniziativa della Giunta regionale
“Variazione generale al bilancio di previsione 2026/2028 ai sensi del comma 1 dell’articolo 51 del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 - (1° provvedimento)”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di legge n. 61 della Giunta regionale.
La discussione generale è aperta, ha la parola la relatrice di maggioranza Consigliera Marcozzi.
Jessica MARCOZZI. Grazie, Presidente. Questa proposta di legge che ha carattere di urgenza “Variazione generale al bilancio di previsione 2026/2028” è finalizzata ad appostare risorse a favore del trasporto pubblico locale per l'importo complessivo di 7.510.000 euro nell'annualità 2026. Perché questo? Perché viene riconosciuto un conguaglio in base ai dati ISTAT e all'inflazione, in questo caso alla data del 31 dicembre 2025. Quindi, di fatto, questo è un atto che si ripete ogni anno dal 2023. La variazione prevede, quindi, un incremento di 7.510.000 euro per due tipi di trasporto locale, il trasporto extraurbano e quello urbano. Per quanto riguarda il trasporto extraurbano: riguarda i contratti diretti tra le società di trasporto e la Regione Marche. È un cofinanziamento per 5.837.000 euro. Mentre per quanto riguarda il trasporto urbano, il cofinanziamento ai Comuni per le linee locali ammonta a 1.672.000 euro. Voglio, però, puntualizzare che nel triennio 2026-2028 le cose cambieranno, perché nel 2026 sono stati aggiornati i corrispettivi, quindi l'anno prossimo noi avremo una variazione nettamente inferiore a quella che andiamo a votare oggi di 7.510.000 euro. Allora, questi 7.510.000 euro come vengono coperti? La copertura della manovra è assicurata per euro 4.680.000 mediante applicazione di avanzo vincolato e per 2.830.000 euro mediante rimodulazioni di spesa già autorizzata nel bilancio iniziale, cioè 2026-2028. Con riferimento, quindi, alla rimodulazione di spesa, le strutture regionali competenti hanno segnalato l'eccedenza degli stanziamenti rispetto al fabbisogno effettivo al 31 dicembre 2026, anche in considerazione delle modifiche del cronoprogramma di alcuni interventi. Quindi viene finanziato il trasporto pubblico locale per 7.510.000 euro con avanzo vincolato, cioè avente ad oggetto il trasporto pubblico locale per 4.680.000, risorse statali accumulate, accertate degli anni precedenti al 2026 ricavabili dai depositi di bilancio di cui al rendiconto 2025. E c'è la rimodulazione della spesa pari a euro 2.830.000, di cui 574.000 euro è una rimodulazione della spesa per quanto riguarda la Protezione Civile con slittamento delle cifre dal 2026 al 2028, 200.000 euro rimodulazione dei programmi per lo sviluppo rurale con slittamento delle cifre dal 2026 al 2028. Poi c'è la riduzione delle spese di funzionamento per 887.000 euro, di cui la rimodulazione dal 2026 al 2028 di 400.000 euro di spese informatiche, il resto la riduzione secca della revisione di spesa rispetto al previsionale. Per quanto riguarda gli articoli, sono cinque e andiamo ad analizzarli. L'articolo 1 autorizza le variazioni alle autorizzazioni di spesa della Tabella A “Elenco delle spese autorizzate con il bilancio 2026/2028 quantificate annualmente con legge di approvazione di bilancio”, allegata alla legge regionale n. 26 del 2025, della Tabella E “Autorizzazioni di spesa” e della Tabella D2 “Cofinanziamenti regionali a programmi comunitari”, allegate alla legge regionale n. 25 del 2025, evidenziate all'Allegato 1. L'articolo 2 autorizza le variazioni complessive allo stato di previsione delle entrate e della spesa del bilancio di previsione 2026-2028, riportate negli Allegati 2 e 3. Quindi la disposizione approva con questo articolo le variazioni allo stato di previsione dell'entrata, Allegato 2, e della spesa, Allegato 3, richieste dalle strutture regionali competenti. La manovra complessiva ammonta sempre ad euro 7.510.000 e riguarda interventi iscritti a carico della Missione 10 - Trasporti e diritto alla mobilità, Programma 2 - Trasporto pubblico locale. A riguardo, la struttura regionale richiedente la proposta di legge ha specificato che la stessa è finalizzata ad appostare risorse a favore del trasporto pubblico locale per un importo complessivo di euro 7.510.000 e riveste carattere di urgenza. Questo importo complessivo, sempre secondo l'articolo 2, viene coperto, in parte, con l'utilizzo di avanzo vincolato e, in parte, attraverso rimodulazioni di spesa già autorizzata a bilancio iniziale 2026. Relativamente alle rimodulazioni di spesa, le strutture regionali competente hanno segnalato che, a seguito delle verifiche effettuate e tenendo conto delle modifiche del cronoprogramma di alcuni interventi, gli stanziamenti risultavano eccedenti rispetto al fabbisogno effettivo a tutto il 31 dicembre 2026. L’articolo 3 attesta la copertura finanziaria, specificando che è garantita dallo stato di variazione delle entrate, dall’iscrizione dell’avanzo vincolato e dalla riduzione di precedenti autorizzazioni di spesa. L'articolo 4 approva gli allegati a questa legge e l'articolo 5 dichiara l'urgenza.
Mi auguro che, così come è avvenuto in Commissione, in cui questa proposta è stata votata all'unanimità, anche in quest'Aula si possa ripetere la stessa votazione. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola la relatrice di minoranza Consigliera Vitri.
Michela VITRI. Grazie, Presidente. La proposta di variazione di bilancio che oggi esaminiamo ha una finalità molto precisa: reperire e destinare risorse al trasporto pubblico locale, oltre 7,5 milioni di euro, per la precisione, che sono state reperite in modo diverso. La parte più consistente deriva dall'applicazione di avanzi vincolati, per circa 4.660.000 euro, risorse che possono essere legittimamente destinate al trasporto pubblico locale. Poi c'è una restante quota di 2.830.000 euro che viene, invece, recuperata attraverso una rimodulazione del bilancio regionale di previsione. Vengono spostati, al 2028, 800.000 euro destinati alla Missione 16, Agricoltura, politiche agroalimentari e pesca, relativi al cofinanziamento regionale del Programma di sviluppo rurale 2023-2027. Vengono inoltre riallocati 574.000 euro destinati alle attività di soccorso civile. A queste operazioni si aggiungono, però, anche dei veri e propri tagli, 40.000 euro sulla Missione Istruzione e diritto allo studio, relativi alla manutenzione di un applicativo. Da quanto, poi, dedotto in Commissione, si tratta di un taglio per interventi al sistema informatico scolastico. Altri 50.000 euro sono tagliati sugli studi di prefattibilità per la difesa del suolo. E, poi, la parte più consistente di tagli, invece, è quella relativa a contributi straordinari all'ENAC, sono 423.000 euro destinati a compensare gli oneri di servizio pubblico per i voli di continuità territoriale. Anche su questo ho voluto approfondire e, in particolare, si tratta di contributi che sarebbero serviti per il volo Ancona-Napoli, un volo che è stato annullato e che può anche essere uno dei tanti simboli del fallimento programmatorio sulla gestione dell'aeroporto. Ma questo è un altro tema. Si tratta comunque di scelte che richiedevano chiarimenti, su cui abbiamo avuto approfondimenti doverosi, e valutazioni puntuali, che abbiamo richiesto nelle sedi opportune. Oggi, però, il punto centrale è un altro: questa manovra interviene per sostenere il sistema del trasporto pubblico locale, un servizio essenziale per i cittadini, per i lavoratori e per gli studenti. Su questo voglio essere molto chiara. Noi riteniamo giusto e necessario destinare queste risorse al trasporto pubblico locale. Da anni il settore vive una situazione di crescente difficoltà. A livello nazionale e, in maniera ancora più marcata, nella nostra regione, si è registrata una progressiva insufficienza delle risorse disponibili rispetto all'aumento dei costi sostenuti dalle aziende. Le principali associazioni nazionali del settore, ANAV e ASSTRA, denunciavano già fino al 2024 un fabbisogno aggiuntivo di circa 800 milioni di euro sul Fondo Nazionale Trasporti. Nel frattempo sono aumentati ulteriormente i costi dell'energia, dei carburanti, dei materiali, del lavoro, mentre i ricavi da traffico non sono sempre tornati ai livelli precedenti alla pandemia. Nel 2025 e nel 2026 la situazione è ulteriormente peggiorata. Le tensioni internazionali e gli effetti della crisi geopolitica sui costi energetici e della mobilità stanno producendo conseguenze che ancora oggi non sono del tutto quantificabili. Ma nelle Marche esiste anche un problema specifico e storico. La nostra Regione continua a essere tra quelle più penalizzate nella ripartizione del Fondo Nazionale Trasporti. Il criterio storico che ancora incide in modo determinante nella spartizione delle risorse assegna alle Marche una quota inferiore rispetto al peso demografico della nostra regione. Questo significa meno risorse disponibili per garantire servizi essenziali ai cittadini e agli studenti. È un deficit che il sistema regionale del trasporto pubblico si porta dietro, purtroppo, da anni e che anche la filiera, la nota filiera Acquaroli e Governo Meloni, non è riuscita a recuperare. Negli ultimi sei anni, in particolare, quello che era uno degli obiettivi della Giunta Acquaroli, il riequilibrio della quota del fondo nazionale a favore della nostra Regione, non è stato centrato. La filiera, anche qui, ha fallito clamorosamente. A maggior ragione occorre trovare sul bilancio della Regione tutte le risorse possibili. Anzi, a dire il vero, questa era una misura che consideravamo inevitabile. Lo avevamo già messo in evidenza chiaramente anche durante la discussione del bilancio di previsione, circa sei mesi fa: le risorse stanziate non sarebbero state sufficienti e sarebbe stato necessario assolutamente intervenire con ulteriori finanziamenti. Oggi con questa variazione di bilancio il Presidente Acquaroli e tutta la Giunta ci stanno dando ragione. E vorrei aggiungere un elemento che considero fondamentale. Perché il punto è semplice: senza adeguati trasferimenti, il sistema del trasporto pubblico locale non regge e non reggerà. Le risorse che oggi vengono stanziate non rappresentano una scelta discrezionale della Giunta Acquaroli, né una particolare concessione alle Aziende del settore. Come ha illustrato in Commissione anche il Dirigente del Dipartimento Infrastrutture e territorio, la Regione è tenuta, sottolineo, è tenuta, in base ai contratti di servizio vigenti, a coprire gli squilibri economico-finanziari della gestione del servizio, sia per il trasporto urbano sia per quello extraurbano. Quindi non lo dico io, l'ha detto il Dirigente del Dipartimento Infrastrutture e territorio. Questa non è una gentile concessione, ma è una manovra doverosa da parte della Giunta. Si tratta dunque di un obbligo che deriva dai contratti vigenti e dalle norme vigenti. Vero, come pure dicevano i tecnici in Commissione, il riequilibrio si può raggiungere anche tagliando servizi. E questa manovra taglia in minima parte alcuni servizi, come ho già specificato ed elencato nel dettaglio in apertura. Vigileremo, quindi, anche su questo e ci troveremo fermamente contro ad altri eventuali tagli. Nelle Marche, quindi, le risorse aggiuntive saranno con questa manovra: per i servizi urbani 1.672.000 euro più IVA, per i servizi extraurbani 5.307.000 euro più IVA. Se vogliamo fare poi una distinzione per provincia, arrotondando alle migliaia, cosa che ritengo utile anche a chi lavora nei nostri territori, vedremo che alla provincia di Pesaro e Urbino andranno 346.000 euro per i trasporti urbani, quindi quasi nulla, 1.508.000 euro per il trasporto extraurbano, alla provincia di Ancona, più del doppio di quella di Pesaro per gli urbani, 794.000 euro e 1.317.000 euro per gli extraurbani. Quindi, in questo caso, Ancona avrà di più per gli urbani e meno per gli extraurbani. Alla provincia di Macerata, invece, 234.000 euro per i trasporti urbani, 1.227.000 euro per i trasporti extraurbani. La provincia di Fermo, 96.000 euro per i trasporti urbani, 516.000 euro per i trasporti extraurbani e, infine, la provincia di Ascoli Piceno, 202.000 euro per il trasporto urbano e 793.000 euro per i trasporti extraurbani. Accogliamo, comunque, positivamente questa variazione, ma diciamo anche con chiarezza che il problema non si esaurisce con questo provvedimento. Anzi, queste risorse servono anche a coprire esigenze maturate nel 2025, le vediamo nel bilancio di previsione già che abbiamo votato 2026-2028, che sono previste per corrispettivi nel 2026, ma non abbiamo alcuna ragione, comunque, di ritenere che queste risorse siano sufficienti negli anni a venire, specie in una situazione complessa come quella che oggi viviamo a partire dalla guerra in Medio Oriente che sta causando gravi rincari nei costi dell'energia. Finché non verrà affrontata la questione sul sottofinanziamento nazionale, infatti, come ho già evidenziato, e finché le Marche continueranno a ricevere una quota di Fondo Nazionale Trasporti inferiore a quella che sarebbe equa rispetto ai bisogni del territorio e della popolazione, ci troveremo periodicamente di fronte allo stesso problema. Voteremo favorevolmente questa misura per grande senso di responsabilità, perché la chiediamo da tempo, perché lo abbiamo già detto in discussione del bilancio di previsione, perché è quello che noi chiedevamo, quando voi ancora non avevate nemmeno capito l'emergenza. Ma chiediamo alla Giunta Acquaroli di affrontare la questione con maggiore programmazione e con maggiore forza politica nei confronti del Governo nazionale. Questo lo ribadisco e spero che, poi, il Presidente Acquaroli possa riascoltare il mio intervento, visto che adesso è al telefono. Lo ribadisco, questa questione va affrontata con maggior forza nei confronti del Governo nazionale. Avevate promesso un riequilibrio del fondo e noi ci aspettiamo che venga fatto. Dopo sei anni speriamo non ci sia più da aspettare, perché il trasporto pubblico locale non può continuare a essere gestito attraverso interventi emergenziali come questo e successivi aggiustamenti di bilancio come voteremo oggi. Resta il fatto che le risorse saranno comunque insufficienti e queste di oggi le consideriamo solo un anticipo di quanto occorrerà di nuovo impegnare nel bilancio della Regione. Grazie.
Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi
PRESIDENTE. Adesso iniziamo con la discussione.
Ha la parola il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. È stato già detto sia dalla relatrice di maggioranza che di minoranza che questa è una variazione di bilancio che ha ad oggetto più o meno 7,5 milioni da destinare al trasporto pubblico locale, di cui 4.680.000 euro derivanti dall'applicazione degli avanzi vincolati, 2.830.000 euro recuperati attraverso una rimodulazione del bilancio regionale di previsione. Aveva, quindi, ragione la Capogruppo del Partito Democratico, Valeria Mancinelli, che ha sempre sostenuto, anche pubblicamente, che le risorse per il trasporto pubblico locale, anche quelle stanziate in più nel bilancio di previsione 2026-2028 fossero insufficienti. Lo provano i bilanci degli anni precedenti, i rendiconti raccontano di risorse costantemente rimpinguate per ristorare le Aziende di trasporto pubblico e lo squilibrio derivante dal costante aumento dei costi, sia che i fondi venissero dallo Stato, sia da altro. E noi siamo consapevoli anche delle difficoltà che derivano dal riparto del Fondo Nazionale. Ero Assessore al bilancio e, purtroppo, la Regione Marche era sempre penalizzata, quindi, viene da lontano. Questo Governo regionale - è stato ricordato - oramai sono sei anni che si è insediato e sono quasi cinque anni che c'è un Governo nazionale di riferimento, la cosiddetta filiera. Quindi sarebbe ora che si facesse valere questa vicinanza per riequilibrare a favore della Regione Marche intorno ad un settore strategico quale quello del Trasporto Pubblico Locale. La variazione certifica di nuovo queste difficoltà. Sono 7 milioni in più sul bilancio 2026-2028, ma stanziati nell'annualità 2026 per il Trasporto Pubblico Locale. Attiene ai ristori 2025 avvenuti dopo la verifica dell'inflazione, ma, ripeto, queste necessità di adeguamento, Consigliera Marcozzi, erano note, dovevano essere note in occasione del varo del bilancio di previsione. Quindi, avevamo ragione quando si denunciava in quest’Aula l’insufficienza dei fondi e si chiedeva con la mozione n.10, a prima firma della Consigliera Mancinelli e sottoscritta da tutti i Gruppi di opposizione, di impegnare il Presidente e la Giunta regionale: a prevedere in sede di bilancio di previsione 2026-2028 un aumento stabile e strutturale del corrispettivo chilometrico riconosciuto ai gestori del TPL che, per essere degnamente adeguato, dovrà prevedere l'impegno di spese ulteriori per almeno 9 milioni di euro anno, e a procedere, previa negoziazione con le Aziende titolari della gestione del servizio, alla modifica degli atti contrattuali che attualmente regolano il rapporto di affidamento. E voglio ricordarlo, quella mozione era del novembre ed è stato ricordato oggi in quest'Aula che l'adeguamento del TPL non è un atto discrezionale della Giunta, è un obbligo, diciamo, contrattuale. Si osservava in quella sede che nel bilancio 2026-2028 si stanziavano circa 96 milioni nel 2026 nella voce riguardante il trasporto pubblico a fronte di quanto impegnato da rendiconto precedente 2025 pari a 113 milioni di euro. Che ci sia una palese evidenza della necessità di maggiori risorse lo dicono i dati di bilancio ed il confronto con quello degli anni precedenti. Ed è davvero singolare che, appunto, in sede di approvazione del bilancio 2026-2028 nello scorso dicembre, la Giunta non fosse a conoscenza della necessità di adeguare i corrispettivi all'inflazione, visti anche gli atti adottati da lì a pochi mesi. Diciamolo chiaro, non c'erano le risorse e, quindi, si è fatta un'alchimia contabile sapendo che poi si sarebbe rinviato ad una variazione successiva, com'è stata. Quindi, semplicemente sul bilancio di previsione intenzionalmente non è stato stimato che nel 2026 andavano anche i conguagli del 2025, e di qui le risorse sottostimate, mentre lo si è fatto rendendo necessaria una variazione di bilancio di previsione 2026-2028 che rimpingua i rispettivi capitoli. Questo dimostra di come vi siano, negli atti di bilancio ed anche in questa variazione, interventi che costituiscono un mero esercizio contabile con alchimie numeriche nell'assenza di una minima capacità di programmazione per un settore che, invece, ne ha disperata necessità. E quello che è più grave è l'aver preso per 2/3 le risorse dell'applicazione dell'avanzo vincolato e per 1/3 attraverso la riduzione di capitoli di spesa su settori altrettanto strategici, agricoltura, soccorso civile, istruzione e diritto allo studio, difesa del suolo, contributi ENAC per compensare oneri di servizio pubblico per i voli di continuità territoriale. E non è vero che gli uffici hanno detto che non sarebbero state spese, semplicemente sono state spese in avanti e da lì la relativa programmazione. Questo comprova che lo stesso bilancio di previsione 2026-2028 è carente di qualsiasi respiro programmatico in tutti i settori di intervento e traspare evidente di come si perseguano le politiche di bilancio con l'obiettivo di mantenere l'equilibrio formale dei conti, che è sicuramente necessario, ma che deve dispiegarsi all'interno di un respiro programmatico e politico delle competenze regionali che devono essere garantite e realizzate proprio attraverso il bilancio. Poi sono necessarie alcune osservazioni di carattere generale in riferimento a questa variazione. Con la legge al nostro esame si apportano variazioni al bilancio non altrimenti attuabili con provvedimenti amministrativi di Giunta, con i quali si possono autorizzare le sole variazioni del documento tecnico di accompagnamento e le variazioni del bilancio di previsione riguardanti le specifiche fattispecie di cui all'articolo 5, comma 2, le lettere a), b), c), d), e), f) e g). Sono queste ultime le cosiddette variazioni di bilancio tecniche e gestionali che possono essere autorizzate dalla Giunta, a differenza dell'odierna variazione che deve essere assunta e disposta per legge, perché è - anzi dovrebbe essere - un atto politico e programmatico diretto a realizzare il programma di Governo ed invece piegato ad esigenze tecniche. Questa è una variazione che non ha nulla di politico e di programmatico, come viene ammesso nella relazione illustrativa alla proposta di legge, laddove si afferma che essa è necessitata dall'esigenza di “appostare al bilancio vigente - leggo testualmente - le variazioni richieste dal Dipartimento Infrastrutture e Territorio e da altre strutture organizzative regionali competenti”. E ci è stato detto qui, però, che lo stesso Direttore ha detto in Commissione che non erano opzionabili queste risorse. Quindi è un fatto tecnico. Questa è una sorta di legge provvedimento per dare risorse al Trasporto Pubblico Locale che noi stessi abbiamo da tempo sollecitato. Per questo, personalmente non ho alcuna difficoltà a votare favorevolmente ad un atto tecnico, cosa che mai avrei fatto dinanzi ad un atto politico di una vera variazione di bilancio. Non ci avrei pensato minimamente. Non ci sono risorse aggiuntive, infatti, ma solo rimodulazioni, spostamenti agli esercizi successivi e le solite alchimie contabili. Anzi, si tolgono risorse a settori strategici per darle, appunto, al TPL, questo è giusto, ma senza peraltro alcuna programmazione. Neanche in questa occasione ci sono interventi seri e doverosi per dare le necessarie risposte al nostro sistema economico, produttivo, sociale e del lavoro alle prese con una crisi che morde e non demorde, aggravata dalle crisi internazionali e dalle guerre. Ci saremmo aspettati un aggiornamento e una rivisitazione del Documento di Economia e Finanza Regionale, coerente con il programma di Governo declinato in quest'Aula dal Presidente, che doveva prevedere una variazione che potesse dare effettività a quell'atto di programmazione. Invece, questa è una variazione dove non c'è anima, non c'è strategia, non c'è visione, non c'è nulla di coerente con le linee di mandato. Non solo, come rilevato dal CREL, il provvedimento non prevede specifici impegni, obiettivi e meccanismi di monitoraggio nei confronti delle Aziende esercenti il servizio di Trasporto Pubblico Locale, finalizzati a garantire un miglioramento dell'efficacia, dell'efficienza e della qualità del servizio reso all'utenza, in coerenza con la rilevante funzione sociale che il Trasporto Pubblico Locale svolge a favore della collettività. Sostanzialmente ci dice il CREL che si naviga a vista. Si naviga a vista senza neanche sapere la rotta. Lo dice il CREL. In sostanza in questa variazione, ancora una volta, ci sono soltanto i famosi “conti in ordine”, che, però, dovrebbero costituire il mezzo e non il fine delle politiche di bilancio. E questo non è. Quindi noi voteremo favorevolmente, perché è giusto, necessario e doveroso. Non è discrezionale dare risorse al trasporto pubblico locale, però, queste risorse, appunto perché non sono opzionabili, dovevano essere postate nel bilancio di previsione 2026-2028 che noi abbiamo esaminato ed approvato a dicembre. Perché, lo dico alla Presidente della Commissione, ma lei lo sa bene, questo attiene alla credibilità stessa e all'affidabilità del bilancio, perché si sapeva, ve l'avevamo detto noi, tra l'altro, con una mozione nel novembre, che il trasporto pubblico aveva bisogno di ulteriori risorse e, quindi, andavano messe anche a fini programmatori in quel bilancio di previsione. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Baldelli.
Francesco BALDELLI. Grazie, Presidente. Il mio vuole essere un ringraziamento all'Aula come Assessore ai Trasporti. È chiaro che nella discussione tra i relatori, anche nell'ultimo intervento del Consigliere Cesetti, ci sono sfumature diverse. Non può essere diversamente in democrazia, in un confronto corretto tra maggioranza ed opposizione. Ma ringrazio sia i relatori che i Consiglieri che sono intervenuti perché, effettivamente, condivido alcuni dei temi che anche nell'ultimo intervento sono stati presentati. Ovviamente non posso condividere alcune argomentazioni che non sono proprio in linea con quanto realmente è accaduto non solo negli ultimi 5 anni, ma direi negli ultimi 15 anni nella materia del trasporto pubblico locale. Innanzitutto abbiamo portato l'investimento complessivo nel trasporto di questa regione, tra ferro e gomma, a circa 210 milioni di euro. Quindi vorrei ringraziare anche la minoranza, in questo caso, per il voto favorevole a questa proposta di legge presentata dalla collega Pantaloni in Commissione. Perché con questa manovra non è vero che ci sono dei tagli. Con questa manovra c'è una rimodulazione di risorse che non erano state spese e che non sarebbero state spese e vengono trasferite nel diritto alla mobilità dei cittadini marchigiani che, come vedo, convince tutta la nostra Assemblea legislativa. Quindi stiamo facendo una buona operazione. E perché facciamo questa operazione? Questa operazione la facciamo perché negli anni trascorsi, ho dato l'indicazione di circa 15 anni, mai erano stati adeguati realmente i corrispettivi chilometrici per il triennio successivo 2026-2027-2028. E, addirittura, la manovra che oggi noi facciamo, la facciamo in largo anticipo rispetto agli assestamenti di bilancio, dove veniva inserito l'adeguamento ISTAT per essere più generici sui costi di produzione dei trasporti di questa Regione, che solitamente, sia con la nostra Giunta sia con le Giunte precedenti, slittavano dopo il periodo festivo. E proprio per la consapevolezza del Presidente Acquaroli, di questa Assemblea legislativa e, ovviamente, della Giunta presieduta dal Presidente Francesco Acquaroli, che si è fatta un'altra operazione. Con il bilancio 2026-2027-2028 abbiamo adeguato i corrispettivi, quindi non guarderemo più al passato, come stiamo facendo anche oggi, andando ad adeguare all'indice ISTAT l'aumento dei costi di produzione per gli anni passati. Ma abbiamo già previsto, per le nostre aziende e per il diritto alla mobilità dei nostri concittadini, che il triennio, l'unico che possiamo coprire, è già coperto a prescindere, quindi, possono programmare il diritto alla mobilità dei marchigiani contando su 7,5 milioni di risorse in più ogni anno, che fanno ben 30 milioni di euro in un quadriennio con la manovra che stiamo approvando oggi. Il che significa che noi abbiamo investito 30 milioni di euro in più delle risorse dei marchigiani nel diritto alla mobilità dei marchigiani, senza tagliare un euro su altri servizi e su altre attività che la Regione Marche ritiene primarie, in primis la sanità e il sociale. È chiaro che facendo questa operazione, Consigliere Vitri, noi facciamo qualche cosa in più. Lei prima diceva: “Non aumentiamo le risorse che destiniamo tra Governo e Regione Marche al trasporto pubblico”. Non è così. Le spiego il perché. Perché non solo la Regione Marche ha portato a circa il 30% di compartecipazione, rispetto ai trasferimenti nazionali, la propria quota di partecipazione al trasporto pubblico su ferro e su gomma, portandola in percentuale a poter paragonare la nostra Regione alle grandi Regioni che investono nel trasporto pubblico locale, ma in un emendamento approvato dal Parlamento nazionale la Regione Marche ha cristallizzato 8 milioni in più di trasferimenti nazionali rispetto al mero esercizio di trasferimenti dei fondi inderogabili che lo Stato deve darci. Siamo passati quest'anno dai 105 milioni, rispetto a quei tagli che lei enunciava, a 113 milioni circa di trasferimento dei fondi statali. Quindi lo Stato ha fatto un passaggio in più per Regioni come le Marche, attribuendoci, indipendentemente dalla volontà delle Regioni che non trovavano l'accordo nella ripartizione dei fondi… perché non è il Governo, non è il Ministero, ma sono le Regioni che all'unanimità stabiliscono i criteri per la ripartizione dei fondi tra Regioni. E come lei capirà bene, l'Emilia-Romagna, che è sopra di noi nella ripartizione del proprio fondo, non cederà mai un euro ad un'altra Regione, svantaggiando la propria comunità locale. Quindi, se non c'è questa solidarietà fra Regioni, è chiaro che la Regione Marche rimarrà sempre ultima nei trasferimenti statali. Ma il Governo, conscio di questo, ha approvato un emendamento dei Parlamentari marchigiani per finanziare con 8 milioni in più il fondo che verrà trasferito alla nostra Regione rispetto ai 105 milioni di media che dovrebbe ricevere come garanzia minima il trasporto marchigiano. Quindi il Governo ha dato maggiori risorse, la Giunta regionale ha messo maggiori risorse nei propri capitoli sul trasporto. E se voi chiedevate questa misura da tempo, io direi, Consigliere Vitri, che l'avreste dovuta adottare quando governavate questa Regione. Invece l'ha adottata, cambiando il sistema di finanziamento, la Giunta presieduta dal Presidente Acquaroli. Quindi oggi non si aggiungono risorse che sono già state aggiunte nel trasporto pubblico locale, ma si fa soltanto il conguaglio ISTAT ai costi di produzione del 2025 che, guarda caso, quando governavate voi in questa Regione si faceva ad ottobre di ogni anno. Noi lo facciamo a giugno. Perché? Perché siamo consapevoli di una congiuntura internazionale particolarmente difficile, quindi, non facciamo attendere i tempi della Giunta regionale o dell'Assemblea legislativa per l'assestamento, ma l'Assemblea legislativa, giustamente, all'unanimità, prende atto di questa situazione e accoglie le istanze della Giunta regionale e anticipa una parte della manovra di assestamento per la copertura dell'adeguamento ISTAT sul trasporto a giugno invece che ad ottobre. Quindi non è come dice il Capogruppo Mancinelli, con la quale ovviamente non interloquisco qui perché oggi è assente, che non abbiamo accolto un'istanza che era stata presentata a suo tempo dallo stesso Gruppo di minoranza. Stiamo parlando di altro. Stiamo parlando dell'adeguamento ISTAT che anche voi facevate ad ottobre. Noi lo facciamo a giugno. Perché? Perché vogliamo essere molto più veloci e rapidi nella risposta alle esigenze di trasporto dei marchigiani. Con questo, comunque, al di là delle sfumature, credo che siamo tutti d'accordo in questa Assemblea legislativa nel potenziare fortemente, anche in previsione delle nuove scadenze che ci aspettano, il diritto al trasporto dei cittadini marchigiani senza distinzione tra nord e sud della regione, senza distinzione tra costa ed entroterra, senza distinzione tra grandi e piccoli centri. Grazie, Consiglieri, e buon lavoro.
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Articolo 1. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 2. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 3. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 4. Ha la parola, per dichiarazione di voto, la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. L'articolo 4 è quello relativo a tutte le variazioni, alle autorizzazioni di spesa con i relativi allegati e, anche se, come espresso in precedenza, voteremo a favore rispetto a questo intervento per il Trasporto Pubblico Locale, non possiamo esimerci, per dovere di correttezza, di chiarezza e di trasparenza, di dal commentare quanto ha detto poco fa l'Assessore Baldelli. Questo è un conguaglio, lo ha detto lui stesso. Nella mia relazione, avevo riferito anche quello che ci ha detto il Dirigente del Dipartimento Infrastrutture e territorio in Commissione, che è praticamente una manovra prevista dalle norme, quindi doverosa. Ma se lei ritiene di aver fatto così tanto per il trasporto pubblico locale, come le spiega tutte le proteste degli ultimi mesi, da Conerobus in poi? Fossi in lei, oggi sinceramente avrei preferito tacere piuttosto che venire qui a sbandierare ai quattro venti… autoincensandosi di ciò che avete fatto sul trasporto pubblico locale, perché le proteste le abbiamo viste tutti, quindi, secondo me, avrebbe fatto più bella figura ad evitare un intervento del genere. In ogni caso, quanto alle variazioni e, in particolare, alle coperture della spesa, non è neanche vero ciò che ha detto, che non ci saranno tagli, perché nella mia relazione ho evidenziato quali sono i tagli. Non si tratta solo di trasferimento al 2028 di alcune somme, in particolare quelle del Piano di Sviluppo rurale, quelle per la Protezione Civile, ma, come ho messo in evidenza, ci sono anche alcuni tagli, minimi rispetto al bilancio della Regione, ma ci sono: sistema informatico scolastico, meno 40.000 euro che non riavremo; 50.000 euro per studi di prefattibilità per la difesa del suolo, non so se li rimetterete; 423.000 euro ad ENAC e questo, forse, potrebbe essere anche un taglio comprensibile, perché erano un contributo per un volo annullato, un volo che avete previsto in maniera superficiale, inadatta, non lo so, lo chiedo al Presidente Acquaroli, un volo per Napoli che non c'è stato, quindi, giustamente, avete recuperato questi 423.000 euro di contributo ad ENAC. E poi c'erano 200.000 euro della Missione 16 - Agricoltura che, invece, come ho già anticipato, vengono spostati e, quindi, non tagliati. Però non è vero ciò che ha detto, che non ci saranno tagli. Per cui, con grande senso di responsabilità, comprendendo che questa manovra è prevista dalle norme e avendo richiesto già da mesi interventi per il TPL, voteremo a favore, ma non possiamo far finta di nulla…
PRESIDENTE. Ha la parola, per fatto personale, l’Assessore Baldelli.
Francesco BALDELLI. Grazie, Presidente. Guardi, Presidente, le chiedo solo un minuto per fatto personale, non faccio un altro intervento.
PRESIDENTE. Qual è il fatto personale, Assessore?
Francesco BALDELLI. C'è stato detto che mentiamo e allora, siccome non è nostra abitudine mentire, specificare il fatto che non mentiamo. Allora, si è detto che la Giunta Acquaroli si autoincensa. Queste sono le associazioni pubbliche e private del trasporto pubblico: “Le associazioni di categoria ASSTRA e ANAV accolgono con favore l'intervenuta variazione di bilancio della Giunta regionale che rende disponibili 7.500.000 euro, un provvedimento auspicato dalle associazioni del settore per poter dare piena attuazione a quanto già predisposto dalla stessa Giunta al fine di assicurare risorse strutturali e stabili al trasporto pubblico locale. L'atto fa seguito anche a quello delle settimane scorse con cui la Giunta regionale ha istituito e regolamentato il cosiddetto trasporto a chiamata per i servizi urbani e predisposto la proroga al 31 dicembre 2027 dei contratti di servizio in scadenza il 30 settembre 2023. ASSTRA e ANAV Marche, pertanto, ringraziano il Presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, per il concreto impegno mostrato per il settore del trasporto pubblico locale”. In più vorrei aggiungere che, se si parla di tagli per 400.000 euro risparmiati su un volo che verrà effettuato tra qualche settimana o qualche mese, non abbiamo speso, significa che non si comprende che cosa significhi un taglio o una valorizzazione delle risorse. Mi taccio qui perché non c'è ulteriore necessità di chiarimenti, perché chi vuol comprendere comprenda. Ma credo che la nostra opposizione abbia ben compreso, tanto che questo voto all'unanimità dimostra la serietà di questa Assemblea legislativa. Grazie comunque, Consigliere Vitri, perché abbiamo chiarito, ci siamo confrontati e stiamo facendo il bene del trasporto e delle nostre comunità, senza alcun spirito offensivo nei confronti del suo intervento. Grazie.
PRESIDENTE. Articolo 4. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 5 (Dichiarazione d’urgenza). Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva a maggioranza assoluta dei suoi componenti)
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Marconi.
Luca MARCONI. Grazie, Presidente. Voglio sottolineare la solennità di questo momento, Consigliere Cesetti, ho rimesso pure la giacca, perché, poi, c'è il Presidente e ci tengo a dire questa cosa. La prima è che noi, caro Assessore, abbiamo un deficit ventennale sui trasporti e questo non è il frutto di una casualità, è frutto di una scelta, che, in parte, ho pure condiviso, perché quel 2,6% che spetta alle Marche può andare un po' di più in sanità e un po' di meno da qualche altra parte. E questo è un gioco che fra le Regioni veniva fatto, non so se continua, quindi, è frutto di questo. C'è da recuperare questo gap e oggi è uno dei tanti passaggi che dovremmo fare per recuperarlo, perché poi il trasporto pubblico locale necessiterà sempre di più di interventi e di presenza, perché invecchiamo, siamo una regione anziana, si gira meno in macchina, quindi, avremo necessità.
La seconda è tutta sul Presidente Acquaroli e sull'Assessore al bilancio. Qui c'era una tradizione, caro Presidente, anche questa pluridecennale, che in occasione dell'approvazione del bilancio a ottobre, novembre, dicembre, in occasione della prima variazione di bilancio, in occasione della seconda variazione di bilancio, assestamento, da parte della maggioranza, ma anche della minoranza, erano legittimamente presentati e concordati emendamenti da parte dei Consiglieri. Per ben due volte questa nuova maggioranza non l'ha fatto e lo dico con grande soddisfazione, non l'ha fatto, perché tutta questa maggioranza, sia in occasione del bilancio, sia in questa occasione, ha fatto una scelta per l'interesse generale, ha fatto una scelta coraggiosa sulle cose che servono, senza alimentare Tabelle C, Tabelle E, Tabelle… o quello che sia. Ha fatto una scelta politica. E, quindi, siamo contenti che questa scelta politica sia condivisa anche dalla minoranza, ma ci tenevo a sottolinearlo per farci, qualche volta, un po' di complimenti. Grazie.
PRESIDENTE. Proposta di legge n. 61. La pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva
La seduta è tolta.
La seduta termina alle ore 15:10.
La seduta inizia alle ore 10:55
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Buongiorno a tutti. Dichiaro aperta la seduta dell’Assemblea legislativa regionale n. 25 del 23 giugno 2026. Comunico che il processo verbale della seduta n. 24 del 16 giugno 2026 sarà distribuito insieme a quello odierno ed entrambi saranno sottoposti successivamente all'approvazione dell'Assemblea legislativa regionale.
Richiamo, inoltre, ai sensi del comma 5 dell’articolo 53, l’attenzione di tutti i Consiglieri sulle comunicazioni distribuite, con cui porto a conoscenza dell’Assemblea quanto espressamente previsto dal Regolamento intero.
Hanno chiesto congedo l'Assessore Enrico Rossi e la Consigliera Mancinelli.
Commemorazione Rodolfo Giampaoli
Prima di avviare i lavori dell'Assemblea, desidero rivolgere un pensiero di cordoglio alla memoria di Rodolfo Giampaoli, già Presidente della Regione Marche e Presidente del Consiglio regionale, scomparso nei giorni scorsi all'età di 86 anni.
Con Rodolfo Giampaoli le Marche perdono una figura autorevole della propria storia istituzionale e politica. Esponente di primo piano della Democrazia Cristiana, fu eletto Consigliere regionale nel 1975 e ricoprì numerosi incarichi nel corso della sua lunga esperienza pubblica. Dal1980 al 1990 fu Presidente del Consiglio regionale delle Marche, risultando il Presidente più longevo nella storia della nostra Assemblea legislativa. Successivamente, dal 1990 al 1993, guidò la Regione Marche come Presidente della Giunta regionale.
Il suo percorso testimonia una stagione importante della vita democratica della nostra regione, segnata da senso delle istituzioni, equilibrio e profondo legame con il territorio. A nome mio personale e dell'intera Assemblea legislativa desidero esprimere le più sentite condoglianze alla famiglia, ai suoi cari, alla comunità pesarese e marchigiana.
Invito l'Aula ad osservare un minuto di silenzio in sua memoria. Grazie.
(L’Assemblea legislativa regionale osserva un minuto di silenzio)
Vorrei anche ricordare che oggi è il compleanno della nostra collega Michela Vitri, quindi, anche qui, a nome mio personale e di tutti noi voglio rivolgere e rivolgiamo i migliori auguri di buon compleanno..
Iscrizione, ai sensi dell'articolo 48, comma 4, del Regolamento interno, la proposta di legge n. 61 “Variazione generale al bilancio di previsione 2026/2028 ai sensi del comma 1 dell'articolo 51 del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118” (punto 3 bis). Avevamo detto che per gli emendamenti ci saremmo dati come scadenza le ore 11:00. Considerato che abbiamo iniziato con qualche minuto di ritardo, direi di fare le 11:30.
Iscrizione della proposta di legge n. 61 (punto 3 bis). La pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva a maggioranza assoluta dei votanti)
Ha la parola il Consigliere Marconi.
Luca MARCONI. Grazie, Presidente. Solo una dimenticanza, ma in sede di Conferenza dei Capigruppo non l'avevo pensata. Chiedo che l'Aula anticipi il punto n. 4, proposta di atto amministrativo “Programma quinquennale per le aree protette” prima del punto 3, che è la proposta di legge n. 46 di mia iniziativa. La motivazione è che il Programma per le aree protette comporta anche un impegno di spesa a favore delle aree protette, appunto, dei parchi quindi, penso che sia più urgente della mia.
PRESIDENTE. Anticipazione della proposta di atto amministrativo n. 12 al punto 2 bis. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Interrogazione n. 186
ad iniziativa dei Consiglieri Cesetti, Mangialardi, Mancinelli, Caporossi, Nobili, Ruggeri, Seri, Catena, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri
“Nomina e composizione del Coordinamento della Rete Oncologica Regionale (ROR)”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 186 dei Consiglieri Cesetti, Mangialardi, Mancinelli, Caporossi, Nobili, Ruggeri, Seri, Catena, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Sono lieto di poter dire che c'è una Rete Oncologica in questa Regione dopo tanti anni, troppi anni, se vogliamo. Soprattutto, quello che è importante, è che è una Rete Oncologica che sta funzionando. Abbiamo coinvolto, sia come titolari che come supplenti, molti professionisti nei vari ruoli. Li vado un attimo ad elencare. Sono, per esempio, la dottoressa XY dell'AST di Pesaro e Urbino come referente scientifico della Rete e, come supplente, la dottoressa YZ della AST di Ascoli Piceno coordinando per lo sviluppo e la sperimentazione di modelli innovativi, quindi, come ruolo dentro la Rete, al fine di favorire e velocizzare i processi di trasferimento delle conoscenze e delle evidenze. Mentre il dottor YX come referente e coordinatore del rapporto con le istituzioni ed il territorio e questo sarà molto importante anche per le Case di comunità, per inserire anche Case di Comunità a vocazione oncologica, con il supplente dottor ZX. La professoressa XZ, referente del Molecular Tumor Board, tra l'altro di recente proposta anche per il Tumor Board nazionale ed è entrata presso la Conferenza delle Regioni tra i tre referenti nazionali sul Tumor Board, come coordinatrice per le attività referente al Molecular Tumor Board. Il dottor XJ come coordinatore del rapporto con il volontariato e l'associazionismo in campo oncologico, con supplente il dottor JX dell'AST di Macerata. Mentre il supplente della professoressa XZ è il dottor HZ dell'AST di Civitanova. Quindi, per quanto riguarda il coordinamento, molto utile, il dottor ZH è un professionista affermato nel campo, un riferimento tra l'ARS e tutti i professionisti che sono coinvolti, ognuno per i propri settori.
Voglio dire, la formazione della rete anche con questi equilibri, ha portato, finalmente, allo sblocco di fondi per la Rete Oncologica, che erano bloccati dal 2023, per circa 2 milioni di euro. 2 milioni di euro che si stanno ripartendo in giusti progetti, che, dentro la rete, tutti questi professionisti stanno portando avanti.
Credo che sia, veramente, un risultato eccellente, ottenuto, tra l'altro, in pochissimo tempo. Forse, bisogna un po' chiedersi perché questa Regione da oltre un decennio non aveva la Rete Oncologica. Questo sarebbe il vero oggetto di una interrogazione.
I professionisti stanno lavorando al meglio, senza campanilismi territoriali, come si addice a dei professionisti di fama assoluta. E lo stanno facendo grazie allo sblocco di queste risorse dovute null'altro che alla formazione finalmente della Rete Oncologica Regionale. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Quando alla fine dell'anno, con quello che è stato definito un blitz, l'Assessore Calcinaro ha fatto un comunicato che è apparso sulla stampa, che riportava la nomina di questa Rete Oncologica, indubbiamente, è stato un colpo comunicativo efficace, lo riconosco, della serie: “Sono arrivato io, decido io, perché nel passato non si è deciso, tant'è che io avrei agito in maniera diversa tempo addietro”. Come se tempo addietro non ci fosse stato il suo predecessore alla sanità o non ci fosse stato il Presidente che gli ha dato la delega alla sanità. Però, indubbiamente, il colpo comunicativo c'è stato. Soltanto che alla guida del coordinamento è stato collocato un dirigente di assoluto livello e profilo, ma privo di specifica competenza specialistica in Oncologia, mentre tale funzione avrebbe richiesto qualifiche altamente specialistiche e di comprovata esperienza.
La composizione del coordinamento evidenzia una prevalenza di profili amministrativi rispetto a figure cliniche specialistiche, in contrasto con il Piano oncologico nazionale 2023-2027, che pone al centro la governance clinica qualificata.
Noi che cosa abbiamo detto in questa interrogazione firmata, voglio dirlo, da tutti i gruppi dell'opposizione? Che i pazienti oncologici marchigiani meritano di meglio, una governance clinica credibile, competente e trasparente. Dietro ogni decisione, Assessore, ci sono persone in cura che meritano certezze. Quindi, chiediamo alla Giunta regionale di rivedere quanto prima la governance della Rete Oncologica Regionale, assicurando professionisti con specializzazione oncologica e criteri di nomina pubblici e coerente con gli standard nazionali. Solo così la Rete potrà esercitare il suo ruolo strategico per la salute dei cittadini. D'altra parte, Assessore Calcinaro, lei ha detto, in quell'occasione, che la decisione può essere intesa anche come una soluzione ponte. Crediamo che sia arrivato il momento per superare questa soluzione ponte e dare alla Rete Oncologica la governance che merita, altamente qualificata. Grazie.
Interrogazione n. 128
ad iniziativa della Consigliera Ruggeri
“Sicurezza del personale ferroviario e degli autisti del trasporto pubblico locale”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 128 della Consigliera Ruggeri.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Baldelli.
Francesco BALDELLI. Grazie, Presidente. La Consigliera pone una serie di questioni inerenti alla sicurezza. Per poter rispondere, gli uffici competenti hanno chiesto, ovviamente, e assunto informazioni presso Trenitalia e RFI, oltre alle informazioni già disponibili, perché di competenza, dagli uffici regionali. Agli uffici regionali è stato dato, infatti, mandato dalla Giunta presieduta dal Presidente Acquaroli di adottare una serie di misure di prevenzione atte, capaci contestualmente di garantire, da una parte, la lotta all'evasione, dall'altra, la sicurezza, garantire la sicurezza al personale e ai viaggiatori con un primo investimento previsto dal bilancio regionale di mezzo milione di euro. Per quanto riguarda, invece, il trasporto pubblico locale nel suo contesto, la Regione Marche, nel bilancio pluriennale 2026 - 2028 ha individuato risorse aggiuntive pari a 30 milioni di euro, che incideranno in maniera determinante anche sulla tutela della sicurezza che è uno degli obiettivi strategici del prossimo affidamento dei servizi, come previsto dalla relazione di cui all'articolo 14 del decreto legislativo n. 201 del 2022, che è stata approvata dalla Giunta regionale il 26 maggio 2026 con la delibera n. 601, che sancisse, non solo l'avvio della procedura di gara, ma che prevede espressamente che rientri nel perimetro della gara il tema della sicurezza degli operatori e dei viaggiatori in considerazioni delle peculiari condizioni di rischio a cui sono esposti gli autisti nello svolgimento del servizio. Profilo che dovrà trovare adeguato sviluppo nella disciplina contrattuale relativa agli investimenti in dispositivi di sicurezza attiva e passiva, sistemi di videosorveglianza di bordo. Nell'ambito della procedura per l'affidamento del contratto di servizio del trasporto pubblico hanno già preso avvio i momenti di confronto e condivisione con tutti i portatori di interesse, che verranno coinvolti in ogni passaggio procedimentale che porterà alla pubblicazione del bando di gara. Per quanto concerne, invece, il secondo quesito posto dal Consigliere, abbiamo, ovviamente, presentato lo stesso a Rete Ferroviaria Italiana, che ci ha comunicato, in relazione ai programmi per la stazione di Fano, in analogia a quanto previsto nelle principali stazioni della rete nazionale, interventi di potenziamento finalizzati al miglioramento del decoro, della fruibilità, dell'accessibilità e della sicurezza all'impianto di stazione. Sono previsti l'abbattimento delle barriere architettoniche in tutti gli spazi di stazione, ovvero degli ingressi e degli spazi di sosta destinati all'utenza fino alla salita sul treno. Nel dettaglio si prevede l'adeguamento dei marciapiedi, il restyling delle pensiline, l'inserimento di nuovi ascensori, la riqualifica degli spazi utilizzati dall'utenza all'interno della stazione nel piazzale antistante ed infine interventi di miglioramento sismico al fabbricato viaggiatori. Con riferimento alla questione relativa alla sicurezza, Trenitalia ha confermato, inoltre, che il gruppo Ferrovie dello Stato, con il quale la Regione Marche collabora attivamente, a partire da gennaio 2023 ha potenziato la propria struttura dedicata alla security tramite la creazione di una nuova società denominata “FS Security” che ha lo scopo di garantire la sicurezza dei treni, delle stazioni, dei viaggiatori e dei dipendenti. Il personale di Ferrovie dello Stato effettua sia attività in stazione che a bordo treno, sia di treni regionali che di treni Intersity e ad alta velocità, anche in coordinamento con Polfer e con il personale di bordo e di assistenza Trenitalia. A ciò si aggiunge che, ai sensi della delibera ART n. 16 del 2018 “Indicatori e livelli minimi di sicurezza del viaggio e del viaggiatore”, è stato adottato anche per il nostro territorio il Piano operativo di sicurezza e controlleria con l'obiettivo del miglioramento del fattore sicurezza a bordo treno e in stazione tramite, ad esempio, attività di controlleria a terra e a bordo treno, formazione specifica al personale ferroviario di frontline e il potenziamento tecnologico dei treni e delle stazioni. Infine, si segnala che su tutta la rete del trasporto ferroviario regionale è attiva l'applicazione digitale a supporto dei passeggeri e del personale a bordo che consente al capotreno di rilevare in tempo…
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Ruggeri.
Marta RUGGERI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore per la risposta molto dettagliata, che, credo, lei non abbia neanche finito di leggere, perché mi pareva che ne mancasse un pezzo, quindi le chiedo la gentilezza di potermi dare una copia della relazione che le hanno predisposto gli uffici. Anche in questo caso rimarco che sono stata di fatto costretta a portare questa interrogazione in Aula perché, pur avendola presentata il 5 di febbraio, all'indomani di una serie di episodi che mi hanno spinto a fare questo atto ispettivo, non ho ricevuto la risposta all'interrogazione scritta. Quindi, come per Regolamento può avvenire, l'ho trasformata in orale. Ma dal 5 febbraio siamo arrivati a discuterla oggi, quindi, è anche datata per gli esempi riportati, ma, purtroppo, non per le condizioni della stazione di Fano. Perché lei, Assessore, la conosce molto bene, sa che è stata soggetta ad un restyling molto recentemente, ma, purtroppo, è più di facciata che di sostanza, perché i problemi strutturali sono rimasti quelli. Tant'è che lei mi sembra che abbia letto degli interventi che sono assolutamente indispensabili, che ancora devono essere… e spero che siano fatti molto presto. Per esempio, il marciapiede centrale è in una posizione pericolosissima, è troppo basso e, quindi, impedisce ai disabili di salire e di scendere, è troppo stretto, quindi, oltre alle manovre che non si riescono a fare per caricare sul treno i disabili e farli scaricare, sono pericolosissimi per tutti i soggetti passeggeri che li aspettano, perché, purtroppo, nella stazione di Fano i treni passano ad altissima velocità, anche duecento chilometri all’ora, senza fermarsi e, esattamente, nei binari centrali, che sono il 2 e il 3, i più frequentati. Per l'accessibilità ci sono dei problemi enormi, perché l'ascensore unico che c'è, che non so se sia funzionante o meno, fino a poco tempo fa non lo era, è posizionato per il binario 4 che è assolutamente inutilizzato. Quindi ci sono tutta una serie di problemi strutturali che ancora non hanno trovato una soluzione e di cui da tanto tempo parliamo, perché ricordo che una delle primissime interrogazioni l'aveva fatta in Consiglio regionale l'attuale Sindaco di Fano. Tra l'altro, ringrazio il portavoce del Movimento 5 Stelle che ha sollecitato anche nel Consiglio comunale di Fano queste risposte, ottenendo dal Sindaco delle perplessità sugli interventi che sono stati, fino adesso, solo di facciata e si sono conclusi anche nei tempi molto più lunghi rispetto a quelli con cui erano stati annunciati. Comunque prendo per buoni i suoi impegni, soprattutto spero che vengano portati a termine in tempistiche consone perché la sicurezza non solo…
Interrogazione n. 277
ad iniziativa dei Consiglieri Piergallini, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Vitri, Caporossi, Nobili, Seri
“Ancora sul nuovo ospedale di San Benedetto del Tronto”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 277 dei Consiglieri Piergallini, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Vitri, Caporossi, Nobili, Seri.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Baldelli.
Francesco BALDELLI. Grazie, Presidente. Il Consigliere interrogante ci chiede quali siano le situazioni che riguardano le procedure per la costruzione del nuovo ospedale di San Benedetto. A seguito del parere positivo espresso da ANAC, il 3 giugno 2026 sono stati nominati, con decreto SUAM, i componenti della commissione giudicatrice incaricata della valutazione delle offerte sotto il profilo tecnico ed economico, relativamente alla gara europea per la progettazione del nuovo ospedale di San Benedetto del Tronto. Sono, quindi, attualmente in corso le attività di valutazione delle offerte. Per quanto riguarda la stima, sulla quale veniamo interrogati, di 170 milioni di euro stilata dagli uffici sulla base del Documento di indirizzo alla progettazione, sarà oggetto di approfondimento ulteriore con la redazione del Progetto di fattibilità tecnico-economica che definirà il quadro completo dei costi in base al quale si procederà all'attivazione delle relative linee di finanziamento analogamente, ovviamente, come già fatto per gli altri presidi ospedalieri sui quali siamo intervenuti o stiamo intervenendo. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Piergallini.
Enrico PIERGALLINI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore. Dunque, la ringrazio per aver risposto ed averci aggiornato sulla gara che, comunque, dura da un po' di tempo, perché ricordo che - e questo vorrei sottolinearlo - c'è stata una precipitazione riguardo al progetto dell'ospedale di San Benedetto del Tronto che risale a maggio 2025, prima delle elezioni. Perché in breve tempo è stato approvato il DIP e si è proceduto a bandire la gara, che deve ancora essere assegnata, come lei ha confermato, relativa, appunto, ai 9 milioni di euro per la progettazione. 9 milioni di euro che, nel bilancio previsionale, non erano considerati, quindi, non era considerata questa accelerazione a dicembre 2024. Non era considerata perché i nove milioni per la progettazione sono stati trovati nel maggio, sempre, spostando le risorse da un capitolo dedicato alle AST per il mantenimento dei livelli essenziali di assistenza. Detto questo, aspettiamo, appunto, la gara, dalla quale deriverà, naturalmente, la stima. Però mancano, rispetto all'interrogazione, due specifiche. La prima, se la Regione ha aperto - ma allo stato dei fatti non ci risulta - o se intende, in effetti, attivare delle procedure partecipate in mezzo ai cittadini. L'ospedale di San Benedetto del Tronto è molto atteso come struttura, dalla Giunta regionale è stata molto propagandata, sarebbe indispensabile coinvolgere i cittadini e gli amministratori nella progettazione e nell'evoluzione di questo percorso. Quindi, mi dispiace, per questo non sono soddisfatto, perché questo aspetto dell'interrogazione non è stato precisato. Né è stato precisato se è previsto per l'anno successivo l'inserimento nel bilancio della quota necessaria per il finanziamento dell'ospedale, 170 milioni. Di fatto siamo in una fase preliminare e in latino limen significa soglia, cioè siamo ancora prima della porta, dobbiamo entrare ancora nel percorso vero e proprio. Mancano tanti passaggi, il cambio di destinazione dell'area, l'accordo con il Comune per la variante urbanistica, la gara per la progettazione definitiva ed esecutiva, l'affidamento del cantiere, la costruzione di un'opera di 170 milioni di euro. A me, francamente, sembra molto ottimista quello che è uscito nell'articolo del 16 giugno, che fissa l'inaugurazione potenziale di questa nuova struttura - non l'ha detto lei, ci mancherebbe, Assessore, ma, infatti, magari, sarà l'occasione per ritornarci su - al 2030. La montagna è ancora lunga da scalare. Siamo nelle pendici. Mi auguro che la Regione Marche decida di attivare un percorso di informazione e di partecipazione, perché tante sono le domande alle quali va data una risposta, come sarà il nuovo ospedale e quello che sarà del vecchio ospedale. Grazie.
Interrogazione n. 177
ad iniziativa dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini
“Attività del Referente regionale Medicina di Genere”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 177 dei Consiglieri Vitri, Mancinelli, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente. Onestamente voglio anche ringraziare per questa interrogazione che ci dà modo di tracciare un percorso diverso dalla interrogazione precedente dove, in quel caso, troviamo tutti i maggiori professionisti della Regione, tutti insieme, tutti per collaborare lì presenti e, praticamente, si chiede “ma chi comanda di più?”. Questa, secondo me, è una cosa di cui non abbiamo bisogno, quando, soprattutto, ci sono delle cariche così importanti tutte presenti per collaborare. Detto questo, voglio dire che l'ARS sta proprio predisponendo una proposta di delibera, mediante la dottoressa XY, che ringrazio, per recepire il Piano nazionale per l'applicazione e la diffusione della Medicina di Genere. Peraltro, nelle precedenti settimane, abbiamo anche fatto delle iniziative diffuse e verticali sulla Medicina di Genere in tutte le AST per la prevenzione femminile, anche con adesioni maggiori di quelle che avevamo predisposto. L’applicazione della Medicina di Genere prevede l’istituzione di un gruppo tecnico regionale per la Medicina di Genere al fine di predisporre il Piano regionale per la Medicina di Genere. I
In occasione del workshop sulla prevenzione della Medicina di Genere, organizzato dall'Istituto Superiore di Sanità il 21 novembre 2025 in modalità telematica, la Regione Marche ha presentato un documento relativo ai principali interventi attuati per la prevenzione di genere, come le dicevo, anche con la predisposizione di giornate, di Open Day aperti a questo, inseriti nel Piano regionale della prevenzione 2023-2025. Quali, ad esempio, il convegno attuale di comunicazione e sensibilizzazione della popolazione riguardo alla prevenzione di genere, con particolare attenzione al genere femminile, alle patologie oncologiche, all'osteoporosi. Gli interventi mirati verso le fasce più vulnerabili del genere femminile, come, ad esempio, gli Open Day dell'8 marzo - l'8 marzo, non poteva essere altrimenti - con particolare attenzione all'informazione e al coinvolgimento delle donne immigrate, tramite informative multilingua e la realizzazione di video tutorial nelle lingue più diffuse tra le popolazioni straniere. L'individuazione per la vaccinazione anti-HPV, come, per esempio, la proposta della Carta di Loreto, un documento di advocacy per la prevenzione dell'HPV nelle Marche, nei maschi e nelle femmine. Interventi relativi a donne, salute e lavoro con azioni di formazione, informazione, assistenza, prevenzione, protezione e sorveglianza sanitaria, come la realizzazione di un opuscolo informativo sugli stili di vita sana, anche in lingua inglese e francese, per facilitare la comunicazione alle lavoratrici o ai lavoratori stranieri. Sulla seconda domanda, l'ARS sta predisponendo una proposta di delibera di Giunta regionale, appunto, per recepire il Piano nazionale, come detto prima, per l'applicazione e la diffusione della Medicina di Genere e per istituire il Gruppo tecnico regionale per la Medicina di Genere, che predisporrà il Piano regionale della Medicina di Genere. L'obiettivo è quello di garantire il coordinamento interistituzionale, il raccordo degli enti del Sistema Sanitario Regionale e l'omogeneità delle iniziative su tutto il territorio regionale. Per esempio, abbiamo visto che le modalità di prenotazione a questi Open Day devono essere migliorate, perché rischiano di tagliare fuori una parte degli interessati e questo non ce lo possiamo permettere. Peraltro, ne andremo a ripetere uno a fine anno, perché abbiamo visto anche il grande successo che hanno avuto questi Open Day sulla prevenzione. Il Gruppo tecnico regionale, concludendo, sarà istituito con apposito atto della Giunta regionale, come indicato, appunto, nella risposta precedente, e predisporrà il Piano regionale, in cui saranno anche definiti gli obiettivi relativi all'elaborazione di percorsi clinici di prevenzione, di ricerca, di formazione e di comunicazione. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore. Mi fa piacere notare questa attenzione, sensibilità anche verso la medicina di genere che non è un tema marginale, ma un approccio fondamentale per garantire cure più appropriate, efficaci e personalizzate a tutte le persone. La normativa nazionale, infatti, è in vigore da anni e prevede strumenti precisi per promuovere e diffondere questo modello. Un modello che, però, nelle Marche non è mai stato applicato fino ad oggi. E, nonostante lei mi dica che nominerete il referente, che istituirete il tavolo tecnico, che lo stesso tavolo tecnico dovrà redigere il Piano regionale per la Medicina di Genere, oggi non mi ha detto quando, non mi ha detto se avverrà tra un mese, tra due mesi, tra un anno, invece, è quello che volevamo sapere. Anche perché ricordo a lei, ma anche a tutta la Giunta, che avevamo un referente per la Medicina di Genere che ha cessato il suo incarico due anni fa, a marzo 2024, senza far sapere nulla sull'attività nella nostra regione. Dopo le sue dimissioni, dopo la cessazione dell'incarico, ci sono stati addirittura due referenti. Abbiamo appreso della nomina di questi due referenti da un documento pubblicato dall'Istituto Superiore di Sanità, ma, pur augurando loro buon lavoro, non abbiamo saputo nulla dalla Regione sulla nomina né sulle attività realizzate, non sono mai state adeguatamente comunicate. Vorrei anche farle notare che molte Regioni si sono già dotate di un Piano regionale dedicato. Nelle Marche, invece, esiste soltanto un riferimento all'interno del Piano Socio Sanitario regionale a cui io stessa ho contribuito, va riconosciuto perché era nato grazie ad un mio emendamento. Ritengo che sia arrivato, quindi, il momento di fare un passo avanti e costruire uno strumento operativo chiaro e concreto, capace di tradurre i principi della Medicina di Genere in azioni reali nei percorsi di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione, oltre che nella ricerca, nella formazione, nella comunicazione. Benissimo, quindi, gli Open Day, che lei stesso mi ha elencato poco fa, benissimo che si vada avanti su questa strada e che, anzi, se ne organizzino ancora di più, perché c'è grande partecipazione. Benissimo anche la sua parziale autocritica sul fatto che gli inviti alle donne per gli screening di prevenzione non vengono comunicati adeguatamente. Ma non posso dire bene riguardo proprio al Gruppo tecnico regionale e al Piano regionale per la Medicina di Genere che, ancora, a distanza di sette mesi dal vostro insediamento, non è stato nominato, non si è insediato, non ha fatto nulla, come era avvenuto nei cinque anni precedenti. Grazie.
Interrogazione n. 249
ad iniziativa del Consigliere Mangialardi
“Cronoprogramma per la realizzazione dei lavori e stato della progettazione della ricostruzione del Duomo di Senigallia danneggiato dal sisma del 9 novembre 2022”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 249 del Consigliere Mangialardi.
Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Pantaloni.
Francesca PANTALONI. Grazie, Presidente. Con riferimento all'intervento oggetto di interrogazione, classificato con ID 9011 nel portale SISMAPP e denominato “Cattedrale di San Pietro Apostolo”, si comunica che l'edificio è stato oggetto di sopralluogo, con la conseguente redazione della Scheda A-DC n. 4 del 24 aprile 2024, dalla quale si rileva che l'immobile in oggetto risulta danneggiato dagli eventi sismici. I procedimenti condotti dall'Ufficio di ricostruzione sono stati espletati sulla base delle “Linee Guida contenenti primi indirizzi e criteri per l'avvio dei processi di ricostruzione pubblica e privata a seguito degli eventi sismici che hanno colpito il territorio della regione Marche il 9 novembre 2022 e il territorio della regione Umbria il 9 marzo 2023”, fornite con Decreto del Commissario Straordinario per la Ricostruzione n. 1 del 28 aprile 2025, nonché, con riferimento alla attuazione dei processi di ricostruzione pubblica e privata dei territori delle Regioni Marche e Umbria colpiti dagli eventi sismici del 9 novembre 2022 e del 9 marzo 2023, in applicazione dell'Ordinanza del Commissario Straordinario per la Ricostruzione n. 1 del 2 luglio 2025. Nel procedimento relativo al Duomo di Senigallia, la Diocesi ha trasmesso il Documento di indirizzo alla progettazione al protocollo USR n. 16046 del 10 febbraio 2026; l'Ufficio Speciale Ricostruzione ha espletato l'istruttoria di competenza secondo la normativa sopra citata, ovvero ha esaminato il D.I.P., verificato la completezza documentale con particolare riferimento al nesso causale con gli eventi sismici di cui all'Ordinanza n. 1 del 2025 e valutato la correttezza della stima dei costi per la pianificazione dell'intervento. L'ufficio ha poi comunicato l'esito dei procedimenti alla struttura commissariale con note al protocollo n. 17092 dell'11 febbraio 2026 e protocollo n. 26448 del 3 marzo 2026. Occorre precisare che la Diocesi di Senigallia è stata individuata Soggetto attuatore dell'intervento, a seguito di sua richiesta, come previsto nell'Ordinanza commissariale n. 6 del 9 marzo 2026, nella quale l'intervento in questione risulta inserito nel Piano di Ricostruzione delle Chiese e degli edifici di culto dei territori della regione Marche colpiti dagli eventi sismici del 9 novembre 2022. Il Commissario Straordinario, ai sensi dell'articolo 3-bis, comma 1, dell'Ordinanza n.1 del 2025, ha approvato la copertura finanziaria per le sole attività di progettazione e connesse attività e funzioni tecniche pari ad un importo complessivo di 600.000 euro, come desunto nel limite massimo del 10% del valore complessivo dell'intervento stimato del D.I.P. Secondo le normative vigenti in materia e, in particolare, l'Ordinanza commissariale 105/2020 come successivamente modificata, la Diocesi di Senigallia, quale Soggetto attuatore, deve produrre istanza recante la proposta di progetto esecutivo da sottoporre, previa istruttoria degli Enti competenti, alla Conferenza dei Servizi Permanente per la relativa approvazione. Ad oggi al protocollo dell'U.S.R. non risultano pervenute comunicazioni ulteriori rispetto a quelle riferite da parte della Diocesi di Senigallia e si rappresenta, con particolare riferimento all'interrogazione sullo stato di avanzamento delle attività di progettazione finanziate, che l'Ufficio speciale ricostruzione è in attesa di ricevere dalla Diocesi la comunicazione dell'affidamento dei servizi di ingegneria ed architettura e relative attività tecniche e di indagine ai fini della definizione del progetto esecutivo, essendo stata prevista la copertura economica con Ordinanza commissariale n. 9/2026. La data presunta di apertura del cantiere potrà essere definita solo successivamente all'approvazione del progetto esecutivo in Conferenza dei Servizi Permanente, e delle relative procedure per l'affidamento dei lavori, da parte della Diocesi di Senigallia. Infine, in merito alla richiesta del cronoprogramma dettagliato previsto per la realizzazione dei lavori, si evidenzia che altresì questo potrà essere definito solo dopo l'approvazione del progetto esecutivo in Conferenza Servizi Permanente e delle relative procedure per affidamento dei lavori da parte della Diocesi di Senigallia. Grazie.
Presidenza del Vicepresidente
Enrico Piergallini
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Mangialardi.
Maurizio MANGIALARDI. Grazie, Presidente. Assessore, la ringrazio, una disamina precisa, penso che, però, possa imbarazzare entrambi, perché noi stiamo parlando di un terremoto che è avvenuto nel novembre del 2022 e l'unica cosa che non può accadere oggi è che, anche velatamente, diamo la responsabilità alla Diocesi di Senigallia che non si è fatta parte attiva e che, come si evince dall'accesso agli atti che lei ci mette a disposizione, non hanno presentato nulla tanto da consentirci di avere un quadro complessivo della tempistica. Ma il Soggetto attuatore, Assessore, è stato individuato nella Diocesi il 9 marzo del 2026, cioè dopo quattro anni, dove, di fatto… non avevamo prima dichiarato lo stato d'emergenza, ci abbiamo messo cinque mesi, qualcuno aveva detto pure che non lo dovevamo fare, perché avremmo disturbato la nostra stagione turistica e che, quindi, il terremoto non esisteva. Si è dovuto costituire un comitato di famiglie che, a oggi, sono fuori di casa, “Comitato 707”, tanto per ricordarcelo. Un anno e mezzo, Assessore, e nessuno ha fatto nemmeno il sopralluogo nel Duomo di Senigallia. Forse, rileggendo le date, si accorge anche lei che c'è stata un'inerzia assoluta. Dopo quattro anni mettiamo a disposizione, come previsto dal quadro normativo, 600.000 euro di un intervento di 6 milioni per la progettazione, che viene affidata al Soggetto attuatore per poi procedere. Allora, mi viene in mente, lei la conosce bene la vicenda del terremoto, quello vero, come l’abbiamo considerato tutti, 2016 agosto/ottobre. Dichiaravate tutti che i ritardi erano impensabili, non erano decenti. Io ci ho fatto una campagna elettorale spiegando che le partite sono molto complicate su una cosa che avete ritenuto banale. Dopo quattro anni non è accaduto nulla. Il Duomo di Senigallia insieme a tanti progetti delle famiglie e tante vite compromesse anche da quella situazione per ancora dieci anni non vedranno nulla. Grazie.
Interrogazione n. 286
ad iniziativa dei Consiglieri Catena, Mancinelli, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri
“Ulteriori chiarimenti in merito all'affidamento disposto da ATIM alla società Mastaba Srls per l'evento “Marche in Vetrina 2024”, con riferimento alle comunicazioni intercorse tra ATIM e Comune di Castelraimondo e alle incongruenze emerse nella risposta all'interrogazione n. 206/2026”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 286 dei Consiglieri Catena, Mancinelli, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri.
Ha la parola, per la risposta, la Sottosegretaria alla Presidenza della Giunta Consigliera Luconi.
Silvia LUCONI. Grazie, Presidente. Allora, leggerò puntualmente, benché io non ami leggere, però, credo che sia utile al fine di dare una risposta puntuale, perché, almeno, all'interno della saga, riusciamo, magari, a dare dei punti fermi. Per quanto concerne gli specifici argomenti dell'interrogazione in parola, si rappresenta quanto segue, mantenendo l'articolazione in punti come formulata dagli istanti, ai fini di una più agevole predisposizione di specifiche risposte. 1. Per quali motivi, nella risposta all'interrogazione n. 206/2026, non sia stato richiamato il contenuto della nota ATIM del 20 aprile. La risposta al quesito si evince dal fatto che la relazione istruttoria redatta a cura di ATIM e relativa all'interrogazione n. 206 del 2026 è stata semplicemente caricata in Paleo in data 16 aprile 2026 e firmata e inviata via PEC il giorno 17 aprile 2026 con protocollo 505 del 17 aprile 2026. Di talché, essendo stata prodotta anteriormente alla nota ATIM del 20 aprile 2026, non poteva ricomprendere all'interno il contenuto di documenti e di iniziative futuri. Più semplice del previsto. 2. Se ATIM abbia successivamente escluso l'ipotesi di un possibile inadempimento contrattuale della società Mastaba Srls. Sulla base della ricostruzione della vicenda come sinora emersa e sulla base degli indizi di una possibile lesione dell'interesse pubblico, l'Agenzia ha agito prontamente mediante tutte le iniziative opportune e indicate nel successivo punto 4. La Giunta e il Dipartimento Sviluppo Economico sono stati puntualmente informati dei passi relativi. ATIM ha, altresì, sempre dato riscontro a qualsiasi tipo di richiesta proveniente da qualsiasi organo competente. 3. Se il parere legale richiamato nella nota del 20 aprile sia stato effettivamente richiesto e acquisito, affidato e quali conclusioni. Non è stato al momento richiesto alcun parere legale. 4. Se siano state avviate verifiche interne, accertamenti amministrativi o eventuali azioni. A seguito della ricezione della PEC del Comune di Castelraimondo del 16 aprile 2026, con cui il Comune evidenziava formalmente alcune incongruenze sulla realizzazione dell'evento, sulle attività realizzate e sulle somme corrisposte dai vari soggetti coinvolti, ATIM, effettuata una prima ricognizione sul punto, si attivava immediatamente per poter assumere tutti gli ulteriori elementi necessari per fare piena chiarezza sulla vicenda. Con protocollo n. 507 - non do tutti i dati, ma gliela consegno, Consigliere Catena, così poi riesce a vedere tutti i riferimenti - è stata trasmessa richiesta di chiarimenti via PEC alla Mastaba Srls. Con protocollo n. 585 è stata inviata diffida formale a mezzo PEC alla Mastaba Srls per la restituzione immediata, entro e non oltre cinque giorni lavorativi, della somma complessivamente versata da ATIM, avvisando che in caso di mancato recupero della somma, l'ATIM si riservava ogni facoltà di adire le competenti sedi giudiziarie per la tutela dei propri interessi e diritti, con aggravio di spese a carico della parte inadempiente. In data 11 maggio 2026 l’ATIM ha provveduto a notificare presso la Procura della Corte dei conti i fatti e le circostanze emerse, al fine di consentire le opportune azioni di competenza. In data 13 maggio 2026 è stato depositato ulteriore esposto/denuncia alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Macerata, contenente la ricostruzione complessiva della vicenda. Inoltre con PEC protocollo 641 il Dipartimento Sviluppo Economico, coerentemente con le attribuzioni e la responsabilità di vigilanza attribuita allo stesso su ATIM, chiedeva conto delle attività poste in essere e da realizzare per tutelare l'interesse dell'Amministrazione. L'Agenzia riscontrava illustrando tutte le iniziative poste in essere e appena descritte. L'Agenzia è attualmente in attesa di ricevere notizie sugli sviluppi relativi alle iniziative di cui sopra. Relativamente ai punti 5, 6 e 7, che verranno accorpati e discussi insieme per una maggiore chiarezza e completezza espositiva, si rappresenta quanto segue. Come già anticipato al precedente punto 1, la relazione istruttoria redatta da ATIM e relativa all'interrogazione n. 206 del 2026 è stata trasmessa all'Agenzia con protocollo n. 505 del 17 aprile 2026. Ne consegue che la risposta all'interrogazione fornita in data 25 maggio 2026 deve ritenersi compiuta e corretta, in quanto elaborata sulla base degli elementi conoscitivi disponibili al momento della predisposizione della stessa. Con riferimento allo stato della vicenda amministrativa relativa a “Marche in Vetrina”, prosegue l'attività di controllo e di monitoraggio da parte della Regione e si rimane in vigile attesa…
PRESIDENTE. Grazie, Consigliera Luconi, poi lo consegnerà scritto.
Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Catena.
Leonardo CATENA. Grazie, Presidente. Ringrazio e attendo la risposta che non potrò leggere in questo momento, ma, intanto, mi sembra che la verità su questa vicenda stia emergendo. E questa verità che emerge è frutto di una attività ispettiva, di controllo da parte dell'opposizione. Su questa vicenda mi meraviglia anche che in passato abbia ricevuto risposte rassicuranti. Mi rivolgo alla Sottosegretaria che ha letto una risposta preparata dagli uffici, una risposta rassicurante, ci dicevano che era tutto in ordine, che non c'erano criticità, che tutto era stato rispettato. Se non altro, dopo la nostra iniziativa, oggi ATIM torna a chiedere indietro soldi, somme, denaro pubblico dei contribuenti che è stato liquidato evidentemente senza i controlli adeguati. La cronistoria ci racconta che il Comune di Castelraimondo e l'ATIM hanno finanziato uno stesso evento per le stesse voci e il Comune di Castelraimondo ha dichiarato che non era a conoscenza del coinvolgimento di ATIM. Trovo che la vicenda sia abbastanza grave, perché viene speso denaro pubblico, non ci sono controlli, bisogna capire chi risponderà eventualmente di queste sottovalutazioni, di non aver verificato adeguatamente. Ma credo ci sia anche un altro interrogativo, cioè chi ha svolto il ruolo di intermediazione politica tra ATIM e Mastaba, chi politicamente rappresentava quel territorio e, magari, siede in quest'Aula e siede anche in Consiglio comunale e ha fatto sì che ATIM finanziasse quell'evento e, poi, non ha avuto nulla da dichiarare su questa vicenda. Né è stato interesse della Giunta regionale e del Presidente Acquaroli di fare chiarezza su un evento del genere, quando sarebbero stati i primi a doverla pretendere, visto che 91.000 euro di risorse pubbliche sono state prima liquidate e poi ne è stata chiesta la restituzione. Ora, è difficile immaginare che questo sia un caso isolato. Il timore è che ci siano tanti altri casi dove non sono state fatte verifiche adeguate, dove, magari, sono state sperperate risorse pubbliche. E ci chiediamo: In cambio di cosa? Per quale motivo sono state elargite somme pubbliche di fronte, poi, a servizi non erogati? Chi ne risponde politicamente di quello che è accaduto? Allora, grazie alla nostra attività sta emergendo la verità. Immagino che questa vicenda non si chiuderà qui. Non si chiuderà qui. Fra l’altro oggi veniamo a conoscenza del fatto che c'è un esposto. Noi faremo la nostra parte e mi auguro che si voglia approfondire ulteriormente, perché questo non sarà l'unico caso che ha visto ATIM …
Interpellanza n. 32
ad iniziativa del Consigliere Mangialardi
“Politiche regionali in merito alla ricostruzione post alluvione 2022 per ciò che concerne i territori di Senigallia e delle Valli del Misa e del Nevola”
Interrogazione n. 271
ad iniziativa del Consigliere Canafoglia
“Eventi alluvionali del settembre 2022 – stato della ricostruzione, attuazione delle misure previste e programmazione degli interventi nel territorio di Senigallia e delle Valli del Misa e del Nevola”
Interrogazione n. 284
ad iniziativa del Consigliere Canafoglia
“Politiche regionali relative alla ricostruzione successiva all’alluvione del 2022 nei territori di Senigallia e delle Valli del Misa e del Nevola”
(Abbinate)
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interpellanza n. 32 del Consigliere Mangialardi, l’interrogazione n. 271 del Consigliere Canafoglia e l’interrogazione n. 284 del Consigliere Canafoglia.
La discussione è aperta, ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Mangialardi.
Maurizio MANGIALARDI. Grazie, Presidente. Nella precedente legislatura ho presentato decine di atti ispettivi concernenti l'alluvione del 2022, essendo stata una delle più devastanti fra quelle che hanno colpito la nostra regione e, soprattutto, le Valli del Misa e del Nevola, causando 13 vittime (5 a Ostra, 3 a Barbara, 1 a Trecastelli, 1 a Senigallia, 1 ad Arcevia, 1 ad Ostra Vetere, 50 feriti), 150 sfollati e, anche se mai computati definitivamente, 2 miliardi di euro di danni.
Avevo presentato delle interrogazioni, Presidente, oggi mi permetto di utilizzare l'interpellanza per rifare un po' il quadro, perché magari non tutti qui non hanno… l'abbiamo persa sul terremoto prima e di questa forse- visto anche gli ultimi atti - non ne abbiamo una traccia così particolarmente rinfrescata. Penso che sia opportuno ritornare su questo tema, anche perché ho sempre sostenuto, lo dico, Assessore, che noi abbiamo perso una occasione iniziale - ovviamente l'Assessore Consoli non c'era - di costituire un comitato istituzionale, che avrebbe permesso di tenere una regia unica, coinvolgendo tutti i soggetti, i comitati, le Province (in questo caso due), i Comuni, evitando quello che, in questo momento, ha creato più difficoltà in assoluto, il B2B, trattato dal Vice Commissario prima e dal Commissario ora. Di fatto trattative pezzo per pezzo, senza una visione complessiva che, magari, possa dare una risposta nella fattispecie ad un'area, ma, se manca quella visione complessiva, come dicevo, si corre il rischio di non avere un progetto adeguato.
Un altro fatto nuovo, Assessore, che conosce bene perché è stato oggetto di una mia interrogazione in questa Legislatura, è relativo al Commissario. Perché il Commissario non è più Acquaroli, il nostro Presidente, ma è XY, che da Vice diventa Commissario e, tra l'altro, anche con una serie di contraddizioni negli atti che vengono firmati, perché tutt'ora ci sono atti che vengono firmati come Vice Commissario e non come Commissario… Sì, potrebbero essere legati ai precedenti, ma la sostituzione porta dietro anche quello stato.
Devo dire che lo Stato, invece, era stato abbastanza celere e capace. Immediatamente dopo vennero stanziati 5 milioni di euro con il Governo Draghi, poi 400 milioni di euro dal Governo Meloni appena insediato. Oggi sono passati, anche qui, quattro anni e sappiamo che coprono meno di 1/5 delle risorse necessarie per la ricostruzione e, soprattutto, per la prevenzione. Poi sappiamo anche, Assessore, che la copertura è una copertura non al 100%, come è avvenuto, invece, nell'alluvione dell'Emilia-Romagna, ma al 50%. Quindi rimborsi, ristori sono identici a quelli del 2014, tranne che per la somma aggiuntiva che la Regione ha voluto mettere per le macchine. Il tema importante adesso è il cronoprogramma degli interventi che devono essere effettuati. Avevo avuto già modo di fare altre interrogazioni su questo, ma la risposta ricevuta è stata che la situazione era talmente complessa nel territorio da non permettere subito un cronoprogramma per…
PRESIDENTE. Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Consoli.
Tiziano CONSOLI. Grazie, Presidente. Ringrazio naturalmente il Consigliere Mangialardi e gli altri Consiglieri che hanno proposto l'interrogazione, credo il Consigliere Canafoglia. Dunque, tutti i fatti si riferiscono al fenomeno alluvionale del settembre del 2022. Su quell'argomento già si è espressa la deliberazione del Consiglio dei Ministri del 16 settembre 2022, con la quale fu dichiarato lo stato di emergenza per i territori colpiti dagli eventi calamitosi. Il quadro operativo e normativo della fase emergenziale fu disciplinato, tra gli altri atti, dall'Ordinanza del Capo del Dipartimento della Protezione Civile n. 922 del 17 settembre 2022, finalizzata alla gestione dei primi interventi di soccorso, assistenza e ripristino delle infrastrutture danneggiate dall'evento. La fase emergenziale si è conclusa il 31 dicembre del 2025, come veniva ricordato. Dal 1°gennaio 2026, per la durata di tre anni, è stato dichiarato lo stato di ricostruzione di rilievo nazionale ai sensi della legge quadro n. 40/2025. Con delibera del Consiglio dei Ministri del 9 aprile 2026, l'ingegnere XY è stato nominato Commissario straordinario alla ricostruzione. Durante l'emergenza sono state incamerate sulla contabilità speciale risorse per complessivi 435.817.646,34 euro, ripartite tra due filoni principali. Uno è il Piano degli interventi urgenti, sono stati stanziati 206.100.000 euro a fronte di una spesa programmata di 202.627.760,98 euro. Questo Piano registra un avanzo, economia di 3.472.000 euro, di cui già è stato chiesto il trasferimento alla nuova gestione commissariale. Il piano delle opere strutturali è stato finanziato con un finanziamento di 229.717.646,34 euro con risorse derivanti dal fondo di solidarietà UE, MASE e decreti governativi. Il Piano degli interventi urgenti di Protezione Civile include 1.600 interventi complessivi con il seguente stato di attuazione: 1.180 interventi sono stati già conclusi e totalmente liquidati per un importo complessivo di 67.455.425,29 euro; 420 interventi sono in corso con 39.289.570,18 euro parzialmente erogati e una quota residua da liquidare pari a 51.597.849,24 euro. Poi ci sono tutte le schede allegate che consegnerò naturalmente agli interpellanti che hanno chiesto. Volevo precisare che per la questione CAS - Contributo Autonoma Sistemazione, durante l'emergenza sono stati erogati 4.583.791,35 euro al 31 dicembre 2025, per l'anno 2026 la misura è in drastica riduzione, sono rimasti solo 76 nuclei familiari assistiti, di cui 44 di Senigallia, per un fabbisogno stimato di 571.200 euro. Poi, sono state previste risorse per pratiche di delocalizzazione. Sono state dichiarate ammissibili 30 istanze di privati per un totale di 3.994.208,12 euro, di queste 28 risultano integralmente liquidate e 2 sono in corso di saldo. A seguito di queste, il provvedimento e la gestione emergenziale in relazione ai danni subiti dai soggetti privati è stato pari, inizialmente, a un importo di 13.220.913,22 euro. Questa somma include gli interventi approvati a inizio 2023 e un'integrazione successiva di 74.000 euro. A seguito di una ricognizione complessiva trasmessa al Dipartimento nazionale a luglio 2024, il fabbisogno stimato per la seconda fase è stato inizialmente quantificato in 24.005.000 euro per la sola popolazione. Sono state istruite e ritenute valide 588 domande di contributo per un complessivo di 16 milioni di euro. Sono stati liquidati ai cittadini 10.709.000 euro. Restano ancora da liquidare i saldi finali di 339 pratiche. Questo naturalmente per i privati. Ora, per concludere, perché le tabelle sono numerose, non potrei fare diversamente, rimane un fabbisogno strutturale di 148 milioni di euro che la struttura commissariale formalizzerà entro la fine di ottobre…
PRESIDENTE. Come da Regolamento, la replica prima al primo firmatario delle interrogazioni, poi, al primo firmatario dell'interpellanza.
Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Canafoglia.
Corrado CANAFOGLIA. Grazie, Presidente. Innanzitutto grazie, Assessore, per la sua risposta estremamente esaustiva, ma, soprattutto, un ringraziamento lo voglio rivolgere al nostro Governatore Acquaroli e al Governo Meloni che nel territorio di Senigallia e della sua Vallata hanno portato 400 milioni, 400 milioni dopo l'alluvione del 2022, con 13 morti e, come il Consigliere Mangialardi ha ricordato, tanti danni.
A che cosa sono serviti? Per indennizzare gli alluvionati. A che cosa sono serviti? Per fare lavori di somma urgenza. Non abbiamo mai visto, noi cittadini di Senigallia, un fiume così pulito, mai, perché, in realtà, non è stata mai fatta manutenzione in quel fiume. Bene, nei 40 anni precedenti,.
Il Consigliere Mangialardi, che ha avuto un ruolo abbastanza importante, direi, nell'amministrazione di quella città, non credo possa ricordare un fiume in cui si vedevano gli argini, mai. Bene. Inoltre, a che cosa sono serviti quei 400 milioni? Non solo per i lavori di somma urgenza, per non farci prendere la terza alluvione, ma per fare attività strutturali, cioè andare a mitigare il rischio idrogeologico, vasche di espansione di cui si parlava da 40 anni e mai eseguite. Ma c'è una dimenticanza in tutto questo, nel racconto del Consigliere, l'alluvione del 2014. Ricordo molto bene i selfie sorridenti dell'allora Premier Renzi - probabilmente è stato immortalato un momento particolare - con l’allora Sindaco di quella città, che è la mia città, che oggi è Consigliere regionale. Allora Sindaco, mentre c'era una città sotto il fango, con la gente morta. Ma dove sono finite le somme che l'allora Premier aveva promesso alla città, al territorio, che dovevano servire per mitigare il rischio idrogeologico? Non è arrivato nulla. In questa situazione c'è stata soltanto un'assenza di manutenzione totale e non vado oltre.
A0llora mi chiedo: perché tutto questo interesse da parte del nostro Consigliere di opposizione oggi, quando tutta questa attività non è stata fatta quando lui era Sindaco, quando lui era Assessore ai lavori pubblici? Beh, si sbaglia e credo che ci sia stato un ravvedimento. La mia non è una contrapposizione nei suoi confronti, ma è la storia tragica di quanto è accaduto. Parafrasando Sciascia: nel paese dove tutti vedono e pochi parlano, il vero scandalo non è il malcostume, ma il silenzio che lo protegge. Per quanto mi riguarda, non sarò mai complice di quel silenzio che ha portato nel nostro territorio a 17 morti. Poi, i processi faranno il loro corso, ma politicamente questa è la realtà. Grazie.
PRSIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, il Consigliere Mangialardi.
Maurizio MANGIALARDI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore, per una messe di elementi che permettono al Consiglio di avere contezza di quello che sta accadendo e di quello che si è fatto. Non toglie, però, come lei ha ricordato, che su 1.600 interventi 1.200 circa sono stati già liquidati, che potrebbe essere un fatto positivo, invece vuol dire che abbiamo lavorato tanto in somma urgenza, anche con interventi che apparentemente producono, come ho detto prima, un effetto, ma che non hanno una visione complessiva. Di prevenzione ne abbiamo parlato pochissimo, perché le vasche di espansione… ne abbiamo inaugurata una, che si era inaugurata da sola nel 2014 e nel 2022, perché il fiume si era preso lo spazio e aveva utilizzato quel volume per espandersi, ma non era stata sufficiente. Noi sappiamo che abbiamo bisogno delle altre se vogliamo mettere in sicurezza il territorio davvero. Ma le risorse? Guardate, non sono abituato, almeno qui dentro, a guardare indietro. Ci sono altre aule dove qualcuno, magari, anche con un po', tanto, di conflitto di interesse mi costringe a partecipare, e parlo dell'alluvione del 2014, lo farò con quell’attenzione, quella competenza e quella ricostruzione vera che serve, forse, per guardare avanti.
Guardo quello che è accaduto nel 2022, dove, ovviamente, non ero più Sindaco e quello che può accadere se nelle vasche d'espansione… e un piano di allerta territoriale non lo mettiamo a sistema.
Per le risorse, se è vero, come è vero, che occorrevano 2 miliardi di euro e ne abbiamo avuti solo, ahimè, solo, perché quando finisce l'emergenza c'è solo quello che abbiamo speso… 400 milioni di euro non sono sufficienti a nulla, sono serviti per ristorare, forse, i cittadini con gli stessi criteri dell'altra volta, né un euro in più né un euro in meno, e sono serviti per fare un po' di interventi, che qualche volta sono più spot che efficaci. Come lei vede, nei documenti che mette a disposizione non ci sono altre risorse e non c'è una tempistica certa. Non è per lei, forse è stata la stampa che ha male interpretato, sono stati messi 140 milioni di euro per il dissesto idrogeologico che ha riguardato tutta la Regione tranne che per le Valli del Misa e del Nevola. Lì aspettavano qualche segno che spero nel prossimo…
Interpellanza n. 31
ad iniziativa dei Consiglieri Vitri, Caporossi, Catena, Cesetti, Mancinelli, Mangialardi, Mastrovincenzo, Nobili, Piergallini, Seri
“Impatto dei costi energetici e necessità di rifinanziamento del ‘Bonus Energia Marche’”
(Svolgimento)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interpellanza n. 31 dei Consiglieri Vitri, Caporossi, Catena, Cesetti, Mancinelli, Mangialardi, Mastrovincenzo, Nobili, Piergallini, Seri.
Ha la parola, per l’illustrazione, la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. L'aumento dei costi energetici, dei carburanti e delle materie prime continua a pesare sulle famiglie e sulle imprese marchigiane. Per questo ho presentato una interpellanza alla Giunta regionale già in data 8 maggio chiedendo interventi immediati e, soprattutto, ne ho proposto uno, in particolare, che in passato ha ottenuto grande successo. Mi fa piacere ricordare come si era arrivati a quel provvedimento, perché io stessa, qui, in Consiglio regionale, avevo proposto di seguire l'esempio dell'Emilia-Romagna, che aveva stanziato ingenti risorse per un vero e proprio “Bonus Energie” dopo l'inizio del conflitto russo-ucraino. L'allora Assessore Andrea Maria Antonini aveva accolto favorevolmente questa proposta, dimostrando di essere attento, senza pregiudizi di appartenenze politiche, e poco dopo era uscito un bando da 5,4 milioni di euro destinato a imprese e professionisti. In poche ore le richieste superarono ampiamente le risorse disponibili, 1.500 domande avevano oltrepassato i 13 milioni di euro di richieste. Purtroppo erano stati stanziati solo 5,5 milioni di euro, ma, diversi mesi dopo, quasi un anno dopo, anche grazie a tanti solleciti, era stato autorizzato uno scorrimento di graduatoria, consentendo ad altre 700 imprese di tutte le Marche di avere questo “Bonus Energia”, quindi, aggiungendo altri 810 mila euro e permettendo a micro, medie e grandi imprese di avere un contributo sui rincari del costo dell'energia. Per questo oggi mi sono sentita in dovere di chiedere la stessa misura, di chiedere di reperire le stesse risorse e mettere in campo un'azione simile. Lo chiedo perché stiamo vivendo una situazione senza precedenti. In passato lei, qui in Aula, ad un'interrogazione su questo tema ci ha risposto dicendo che non compete alla Regione intervenire sui rincari. Ora, sui rincari della benzina, è vero, non compete alla Regione, compete al Governo, e sappiamo cosa sta facendo il Governo Meloni sulle accise, ma sui rincari dell'energia non è vero.
Ho riletto lo Statuto, il Regolamento, le attività economiche della Regione Marche devono intervenire nelle situazioni di emergenza. Compete all'Assessore alle attività economiche stanziare risorse in casi eccezionali e situazioni di emergenza. Questa la definisco una situazione di emergenza perché stiamo toccando livelli senza precedenti nei rincari. Nella nostra regione, addirittura, stiamo assistendo ad un'impennata insostenibile dei costi dell'energia con il prezzo del metano schizzato da 30 a 50 euro, quello dell'energia elettrica da 100 a 160 euro e potrei elencarne altri. Per questo vorrei sapere, Assessore Bugaro, cosa pensa della mia proposta, se la ritenga utile o meno. Mi auguro di sì, perché tante imprese mi hanno sollecitata ad avanzare questa richiesta e, visto che il suo predecessore l'aveva accolta, spero che lei possa fare altrettanto. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Bugaro.
Giacomo BUGARO. Grazie, Presidente. Risponderò volentieri sia sul costo dell'energia che, più in generale, sul costo dei carburanti. Per quanto riguarda le prime due domande relative alla delibera del 2023, voglio ricordare che l'attivazione del “Bonus Energia Marche” è stato possibile solo in quanto l'Unione Europea ha consentito una riprogrammazione del POR FERS 2014-2020 a tutte le Regioni per recuperare risorse dalla programmazione comunitaria e destinarle all'emergenza guerra in Ucraina per la mitigazione degli effetti prodotti dalla crisi internazionale, con riferimento ai fabbisogni di liquidità determinati dall'incremento delle spese legate al consumo energetico. Questa possibilità oggi non è prevista anche per lo scenario attuale, per cui le risorse da destinare a un nuovo Bonus non sono recuperabili nel programma UE 2021-2027. Riferendomi al costo più dei carburanti, inoltre, come riferito nella seduta del 16 giugno scorso, la Giunta regionale, dopo un'attenta analisi ed un confronto con le Associazioni di categoria e del mondo produttivo, ha ritenuto che un suo eventuale intervento di ristoro avrebbe un'efficacia molto limitata: le risorse che una Regione può ragionevolmente destinare a questa finalità verrebbero necessariamente ripartite e polverizzate tra migliaia di imprese, producendo un beneficio economico irrilevante e non risolutivo rispetto all'aumento dei costi. Va tuttavia ricordato, come anche lei ha sottolineato, che gli strumenti in grado di incidere direttamente sul costo dei carburanti, a partire dalla leva fiscale e dalle accise, rientrano nelle competenze dello Stato. In tale ambito il Governo è già intervenuto in più occasioni con misure volte a contenere gli effetti degli aumenti dei prezzi. Voglio ricordare che, proprio in queste ore, il Governo ha comunicato che non intende rinnovare il provvedimento che aveva fatto sulle accise, anche in ragione del fatto che, come lei avrà sicuramente notato, il costo del Brent al barile ieri è sceso a 77 dollari al barile, nel mese di aprile aveva superato i 120 e nel mese di maggio aveva superato i 125. Quindi, diciamo che questa sua interpellanza è in parte superata. Passando, poi, alle domande successive, posso confermare che l'efficientamento energetico del patrimonio pubblico, degli edifici privati e del sistema produttivo rappresenta una delle sfide strategiche più rilevanti per la competitività e la sostenibilità del territorio. Tuttavia, la portata degli interventi necessari richiede risorse finanziarie ingenti e, soprattutto, stabili nel tempo, non sostenibili attraverso il solo bilancio regionale. Per questo motivo, la Regione ha scelto con decisione di valorizzare appieno tutte le opportunità offerte - vado veloce - dai programmi europei. Come già risposto all'interrogazione n. 187 del 2026, il totale delle risorse messe a disposizione delle imprese per affrontare la crisi energetica attraverso investimenti volti a decarbonizzare i consumi in questi ultimi tre mesi sono pari a 12,4 milioni di euro e a questi si aggiungeranno i 16,6 milioni di euro relativi al Bando Comunità Energetiche e alla riapertura del Bando Energia Imprese POR FERS 2021-2027 che pubblicheremo a brevissimo. A favore dell'efficientamento energetico e dello sviluppo delle energie rinnovabili la riprogrammazione dei fondi FESR 2021-2027 ha previsto 17,8 milioni di euro per la costruzione e la riqualificazione, con standard più elevati di efficienza energetica dell'edilizia universitaria ed edilizia pubblica residenziale ed 8 milioni di euro per la riduzione dei costi energia da fonte fossile degli Enti pubblici. Noi stessi, come Ente regionale, stiamo avviando un monitoraggio di tutti gli immobili istituzionali per verificare la possibilità di poter creare una nostra comunità energetica montando impianti fotovoltaici e abbiamo destinato 1,2 milioni di euro a questa attività. La somma di tutte queste risorse messe a disposizione per l'efficientamento energetico cuba 56 milioni di euro e mi sento di dire che è la somma più ampia mai stoccata dalla Regione Marche. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatta o meno, la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Grazie, Assessore. Prendo atto, quindi, che non ha alcuna intenzione né di prevedere un Bonus Energia né di un fondo per un reddito energetico, perché, come ha già detto, lo considera uno spreco di soldi. Addirittura adesso ha aggiunto questa definizione, prima ha parlato di polverizzazione di risorse. Quindi non insisto, poi, se va bene alle attività economiche… secondo lei non hanno bisogno di questa misura, dovrà rispondere a loro nei prossimi anni e non a me.
A proposito, invece, di tutto il fondo che ha riepilogato di investimenti, considerare anche quelli che si investono negli edifici pubblici non ha nulla a che vedere con quello che chiedevo. Noi chiedevamo un sostegno alle imprese e un sostegno alle famiglie, quindi, ciò che investe negli edifici pubblici, soprattutto per creare una comunità energetica, mi sembra doveroso, un'ottima idea, ma doveroso. Altra cosa, invece, è intervenire per ciò che le compete con appositi contributi a fondo perduto per colmare il rincaro dei costi dell'energia. A questo punto staremo a vedere nei prossimi mesi, e anche nei prossimi anni, come andrà avanti, come potrà sopperire a questi rincari il nostro tessuto economico. Voglio però farle notare che, anche se, secondo lei, tutte le attività produttive sono d'accordo così, a me non risulta, perché, leggendo le dichiarazioni rilasciate anche pubblicamente, non privatamente, ma da diverse Associazioni di categoria, CNA, Confartigianato e tante altre, gli stessi gestori denunciano persino una mancata trasparenza sui prezzi sia dell'energia che dei carburanti. Per cui la inviterei ad essere anche attento e, magari, più scrupoloso valutando le proposte che arrivano anche dall'opposizione, perché non sono sempre da buttare al macero. Grazie.
Proposta di atto amministrativo n. 12
ad iniziativa della Giunta regionale
“Programma quinquennale per le aree protette (PQuAP) 2026/2030. Legge regionale 28 aprile 1994, n. 15, articolo 7”
(Discussione generale e votazione)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di atto amministrativo n. 12 della Giunta regionale.
La discussione generale è aperta, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Canafoglia.
Corrado CANAFOGLIA. Grazie, Presidente. Il 31 dicembre 2025 è terminata la vigenza del programma quinquennale regionale per le aree naturali protette, quindi, si è aperta la fase del prossimo quinquennio 2026-2030. L'attuale sistema di queste aree protette naturali è formato da due Parchi nazionali, tre Parchi regionali, un Parco interregionale, tre Riserve statali e quattro regionali per una superficie complessiva di circa 894,77 km², pari al 9,6% del nostro territorio. Si è raggiunto quasi l'obiettivo indicato del 10%.
Quali sono le linee programmatiche del programma 2026-2030? Innanzitutto l'individuazione di nuove aree di reperimento di interesse naturalistico, cioè quei territori che, per la loro natura, risultano vocati a divenire aree naturali protette e, quindi, destinate ad istituire in futuro nuovi parchi e nuove riserve. Tra questi c'è OASI La Badia e via dicendo.
Poi c'è la seconda linea programmatica che è quella di istituire nuovi parchi o riserve naturali. In realtà, il programma non individua dei nuovi parchi, considerato che per istituirli occorre prevedere nel bilancio regionale un incremento delle risorse finanziarie disponibili, quindi, si rinvia ad un momento successivo, al quinquennio 2026-2030.
Altro punto delle linee programmatiche del programma 2026-2030 è la disponibilità finanziaria, perché dobbiamo sempre tenere presente che in tutto quello che si muove all'interno di questo consesso, tutti i provvedimenti che andiamo a normare necessitano di fondi.
Nel Piano vengono divise le risorse di parte corrente, cioè le spese ordinarie negli anni 2026-2028, e le risorse per gli investimenti che prevedono 450.000 euro per il 2026, 400.000 per il 2027, 290.000 euro per il 2028. Queste risorse, quelle per gli investimenti descritti, sino adesso sono subordinate agli accertamenti in entrata nei rispettivi esercizi finanziari e questo, chiaramente, è il vulnus di tutta la questione.
Ci sono alcuni elementi che vanno considerati, innanzitutto i parchi nazionali non beneficiano di fondi attraverso detto programma, considerate che le linee di finanziamento vengono direttamente dal Ministero. A tal proposito, c'è da segnalare l'iter che dovrebbe portare il Parco regionale del Conero a diventare Parco nazionale, quindi, con denaro che dovrebbe liberare a favore di altri parchi che resterebbero regionali, di altre aree, quindi, caricare da un punto di vista strettamente economico sul Governo. Dalle notizie che abbiamo l’iter procedurale è fermo in quanto si sta aspettando la Ragioneria generale dello Stato che deve effettuare alcuni approfondimenti tecnici. È chiaro che deve arrivare alla fine la famosa bollinatura per dare, appunto, la copertura economica, ma nel momento in cui sarà concluso tale procedimento, anche il Parco del Conero non riceverà più trasferimenti dalla Regione.
Altro aspetto interessante, comunque da considerare in questo Piano, è che nel 1994 l'Italia ha ratificato la Convenzione sulla Diversità Biologica e di recente l'Unione europea ha lanciato la sfida del 30% di aree protette all'interno del territorio europeo, più una percentuale analoga di aree marine entro il 2030. Bene, la situazione attuale è questa: 9,6% aree protette, parchi e riserve naturali, 9,4% del territorio, chiaramente, Siti Natura 2000, per cui vanno individuate altre aree per raggiungere l'obiettivo del 30% indicato dalla Comunità europea. Per arrivare a questo, abbiamo bisogno di denaro. Questo è il vero problema di tutto. Anche in Commissione c'è stata una discussione su questo aspetto. Allora è legittima la domanda che ci potremmo porre: gli obiettivi che la Comunità europea ci pone, sempre più ambiziosi, poi devono avere un riscontro in denaro? Nella Comunità europea c'è stata - ci siamo un attimo fermati, per fortuna - questa transizione ecologica, figlia di una furia ambientalista che va oltre la normale gestione. Perché non dobbiamo mai dimenticare che è meglio poco, ma consolidato, serio, certo, piuttosto che avere dei grandi programmi scritti sulla carta, che, poi, non siamo in grado di portare avanti perché non ci sono le risorse.
Questo è un po' il problema che abbiamo anche nella nostra Regione, come nelle altre.
Altro aspetto importante sempre in merito alla parte finanziaria, perché, poi, si gioca tutto lì. Gli stakeholder, gli Enti gestori hanno sottoposto il problema a noi della Commissione – quindi, rientra anche nel Piano - che le risorse correnti attribuite ad ogni area protetta nel periodo 2026-2030 vengano approvate con il bilancio regionale e non posticipate in una fase successiva durante l'anno con la legge di assestamento di bilancio regionale, perché questo crea dei problemi di gestione ordinaria da parte degli Enti gestori. Tant'è vero che hanno parlato, nel loro caso, tutti si sono lamentati in questo senso, di una certa incertezza nell'effettiva entità dei fondi concessi. Voi capite che avere del denaro certo dall'inizio dell'anno, oppure attendere del denaro che arriverà durante gli assestamenti, chiaramente, pone gli Enti gestori in una certa difficoltà.
Altro aspetto che direi molto importante in questo Piano, è quello che riguarda la razionalizzazione della spesa corrente. Ciò è stato oggetto di discussione in Commissione e sono emersi degli elementi su cui ragionare, su cui riflettere. Innanzitutto tutti gli Enti gestori - ma il Piano lo sottolinea - non hanno una sorta di cabina di regia che coordina le loro attività, per esempio, in termini di prevenzione, di gestione dei danni causati dalla fauna selvatica, o, peggio ancora, in materia di comunicazione, di promozione o anche di monitoraggio ambientale o di tutte quelle che sono le problematiche che ogni singolo Ente da solo deve affrontare.
Un problema che il Piano ha sottoposto all'attenzione nella sua redazione, ma, soprattutto, è venuto fuori in sede di Commissione, è la razionalizzazione, l'ottimizzazione della gestione delle risorse umane. Perché la follia di questa situazione è che il denaro, che viene riconosciuto nell'ambito del bilancio regionale e dato agli Enti gestori, viene assorbito nella quasi totalità, direi, nella maggior parte, dalle risorse umane, cioè dagli stipendi.
Si è sviluppato un piccolo confronto, anche interessante, con gli Enti gestori, chiedendo se tra loro parlano. La cosa che ci ha lasciati un po' perplessi è che hanno ammesso che tra loro non parlano, non hanno un collegamento. Questo è molto grave, perché, fondamentalmente, si potrebbero fare delle ottimizzazioni di spesa e quel denaro potrebbe essere gestito verso dei bisogni che loro hanno decantato. Certo, non possiamo essere noi come Consiglio regionale, non può essere la Giunta a imporre agli Enti gestori di parlare tra di loro, dovrebbe partire da loro questa attività.
Altro aspetto che è stato sottoposto agli Enti gestori è capire che dovremmo spostarci da quella che è la visione di tutela e basta – cioè; andiamo a tutelare le aree, “qui ci mettiamo un vincolo, là puliamo l'erbetta, di qua mettiamo una staccionata” - per spostarlo a qualcosa di più imprenditoriale. Cioè noi abbiamo un patrimonio, non solo da un punto di vista ambientale, ma anche da vendere, un patrimonio turistico che non viene venduto. Ci sono dei parchi, che assorbono del denaro importante per quanto riguarda il bilancio regionale e non basta, secondo gli enti gestori, ma non viene venduto questo territorio, non vengono attirati i turisti. È qui che, forse, occorre un cambio manageriale, una visione più spinta da parte di chi è al governo di questi Enti. Ho portato un esempio in sede di discussione, quello di Villa d’Este a Tivoli, e ho chiesto loro: “Ma come è possibile che 4, 5 persone a Villa d’Este a Tivoli riescano a fare 780.000 presenze con 4,8 milioni circa di incassi e qui, invece, non c'è nulla di tutto questo?”. La risposta che mi è stata data da alcuni, timidamente, è che lo Statuto non lo prevede. I loro Statuti non lo prevedono.
Allora, forse, questo è un altro aspetto molto importante, andando dietro alle indicazioni date dagli uffici per la redazione di questo Piano, che è quello di incominciare a cercare il denaro fuori dalle tasche di “Zio Pantalone”. Ma di far sì che coloro che vanno in quei Consigli di amministrazione cerchino, con un po' di fantasia, con la capacità che si riconosce loro…, anche cercare un attimo di liberarli per poter far sì che l'esempio di Villa d’Este a Tivoli possa essere replicato anche per questi Parchi, perché da lì possono arrivare risorse che servono per manutenere questi luoghi e, magari, quel 30% che viene indicato dalla Comunità europea possa essere più facilmente assorbito.
Ricordiamoci sempre questo: il bilancio regionale ha varie voci e se dobbiamo riconoscere del denaro agli Enti parco, da qualche altra parte, da qualche altra voce di bilancio lo dobbiamo prendere e noi sappiamo benissimo che ci sono tante altre aree in sofferenza, penso alla sanità , ad altri settori, tipo il rischio idrogeologico e via dicendo.
E’ chiaro che chi, in questo momento, è in quell'ambito, parlo degli Enti parco, deve sforzarsi di andare a reperire del denaro da affiancare a quello che arriva dal bilancio regionale.
Questo è quanto, è un Piano estremamente equilibrato, estremamente concreto che si pone, chiaramente, nell'ottica della gestione ordinaria. Per fare il salto di qualità per arrivare al raggiungimento di quel 30% occorrerà, non tanto da noi, ma da chi gestisce quegli Enti parco, un salto di qualità. Grazie.
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Credo non ci sia bisogno di ricordare a questa Assemblea che il Programma Quinquennale per le Aree Protette rappresenta uno degli atti di pianificazione ambientale più significativi che questa Assemblea è chiamata ad esaminare nel corso della legislatura. Non siamo di fronte a un semplice documento tecnico finalizzato alla ripartizione di risorse tra Enti gestori o a un adempimento amministrativo previsto dalla legge regionale n.15 del 1994. E un po' mi colpisce la relazione della maggioranza, che mi sembra riduttiva, mi sembra concentrarsi, quasi esclusivamente, su questo aspetto. Perché, invece, il Piano Quinquennale per le Aree Protette costituisce lo strumento attraverso cui la Regione definisce il proprio indirizzo politico in materia di tutela della biodiversità, conservazione degli ecosistemi, gestione delle aree protette e valorizzazione del patrimonio naturale marchigiano. Per questa ragione il giudizio sul programma non può limitarsi alla verifica della sua correttezza formale o della sua conformità normativa. Non c'è nessuna furia ambientalista, ma c'è soltanto la volontà di comprendere quale idea di tutela ambientale questo Piano proponga alle Marche e quale contributo intenda offrire agli obiettivi che l'Italia e l'Unione Europea si sono date da qui al 2030. Non nego che, sotto il profilo conoscitivo, il documento presenta elementi di valore, ricostruisce efficacemente l'evoluzione del sistema regionale delle aree protette, analizza l'impiego delle risorse, descrive lo stato della pianificazione e richiama correttamente il quadro normativo nazionale ed europeo. Ma proprio questa accuratezza descrittiva rende ancora più evidente quello che, a nostro giudizio, costituisce il principale limite del Piano. Esso fotografa con precisione il presente, ma fatica, davvero, a delineare il futuro. Descrive il sistema delle aree protette marchigiane, ma non individua con sufficiente chiarezza il percorso attraverso il quale la Regione intende rafforzarlo e svilupparlo nel prossimo quinquennio. Siamo di fronte ad un documento prevalentemente ricognitivo e gestionale, mentre avremmo avuto bisogno di uno strumento maggiormente strategico, capace di individuare obiettivi misurabili, priorità territoriali e traiettorie di crescita del sistema regionale delle aree protette. Questa osservazione assume un rilievo particolare se si considera che il Programma giunge esattamente all'orizzonte temporale del 2030, quel termine entro il quale l'Europa e l'Italia si sono impegnate a conseguire obiettivi particolarmente ambiziosi in materia di biodiversità. Considerando che la Strategia Europea per la Biodiversità e la Strategia Nazionale Biodiversità 2030 individuano, infatti, tra i propri obiettivi prioritari la protezione di almeno il trenta per cento della superficie terrestre marina e la tutela rigorosa di almeno un terzo delle aree protette. Non sono obiettivi solamente simbolici, non lo sono per nulla simbolici, e per questo non appare condivisibile la scelta esplicitata nel Programma di non individuare nuove aree protette da istituire nel periodo di vigenza del Piano. Si tratta di una decisione che merita una riflessione approfondita, perché investe direttamente una delle principali funzioni attribuite al Programma dalla legge regionale n. 15 del 1994. L'articolo 7 di questa legge non assegna, infatti, al Piano esclusivamente una funzione ricognitiva o finanziaria. Al contrario, è proprio la legge che lo individua come lo strumento attraverso il quale la Regione può programmare l'evoluzione del sistema delle aree protette, individuare nuove aree di interesse naturalistico e definire i territori nei quali promuovere le istituzioni di nuovi Parchi e Riserve. E, sotto questo profilo, va detto che il Piano appare rinunciatario. Quando si affronta il tema della conservazione della biodiversità, il dibattito pubblico tende a concentrarsi esclusivamente sui Parchi e sulle Riserve naturali. Vorrei fare un ragionamento che riguarda il fatto che il principale strumento di tutela previsto dalla normativa europea è rappresentato dalla Rete Natura 2000. Il Piano avrebbe dovuto avere la capacità di mantenere e rafforzare le connessioni ecologiche tra gli habitat, perché gli ecosistemi non conoscono confini amministrativi. Il futuro della biodiversità marchigiana dipende sempre di più dalla capacità di rafforzare la Rete Ecologica Regionale e le aree protette non possono essere considerate come isole separate, devono costituire i nodi di una rete ecologica diffusa che attraversi l'intero territorio regionale. E su questo, anche su questo aspetto, il Piano quinquennale ha dei limiti. Ma, se dovessi andare ad individuare quella che è la maggiore criticità di questo Piano quinquennale, laddove si manifestino i limiti più importanti, riguarda la tutela dell'ambiente marino. Noi sappiamo che le Marche sono una regione profondamente legata al mare, che la costa adriatica rappresenta una componente essenziale dell'identità paesaggistica, ambientale ed economica della nostra regione. E il rapporto tra ambiente terrestre e ambiente marino rappresenta uno degli elementi identitari del territorio regionale. Eppure il sistema delle aree protette continua ad essere quasi esclusivamente terrestre. Ancora oggi la nostra regione è priva di un'area marina protetta effettivamente istituita. Si tratta di una situazione difficilmente comprensibile se si considera il valore naturalistico del tratto costiero del Conero e del litorale meridionale marchigiano. Il Piano, peraltro, ricostruisce correttamente le vicende relative all'Area Marina Protetta del Conero e al Parco Marino del Piceno. Tuttavia si limita a prendere atto delle difficoltà incontrate dai procedimenti statali e questa impostazione, come ho già detto in Commissione, non appare sufficiente. È certamente vero che la competenza formale rispetto all'istituzione delle Aree Marine Protette appartiene allo Stato, ma questo non significa che la Regione debba assumere un ruolo passivo. Al contrario, la Regione dovrebbe promuovere iniziative di coordinamento istituzionale, sostenere il confronto con gli Enti locali, favorire la costruzione del consenso territoriale e svolgere una costante attività di impulso nei confronti del Ministero dell'Ambiente. Perché la tutela della biodiversità marina costituisce oggi una delle principali priorità delle politiche ambientali europee. E l'Adriatico sappiamo tutti che è sottoposto a pressioni sempre maggiori derivanti dalla pesca, dall'inquinamento, dalla presenza di infrastrutture costiere, dall'erosione del litorale e dagli effetti del cambiamento climatico. Ed ignorare questa dimensione significa mantenere incompleto il sistema regionale della conservazione ambientale. Particolarmente significativa risulta la vicenda della costa del Conero. Perché l'eventuale istituzione del Parco nazionale rappresenta sicuramente un passo importante, potrebbe consolidare il ruolo del Parco del Conero all'interno del sistema nazionale delle aree protette. Ma una cosa deve essere chiara, il semplice cambio di qualificazione giuridica non risolverà automaticamente le criticità esistenti. La qualità della tutela dipenderà dalle scelte che verranno compiute ed è difficile immaginare un grande Parco nazionale costiero privo della propria naturale proiezione marina. Ed è per questo che la prospettiva del Parco Nazionale del Conero dovrebbe procedere parallelamente alla realizzazione dell'Area Marina Protetta del Conero, perché solo in questo modo sarà possibile costruire un sistema di tutela realmente coerente con le caratteristiche ecologiche del territorio. Parco Nazionale del Conero e Area Marina Protetta dovrebbero essere considerati parti di un'unica strategia di tutela integrata del promontorio e del mare sottostante. Perché la vera sfida dei prossimi anni sarà proprio quella di superare una visione frammentata della conservazione e costruire finalmente un sistema unitario capace di proteggere gli ecosistemi terrestri e marini che caratterizzano uno dei paesaggi più straordinari dell'intero Adriatico. Parlare di biodiversità significa inevitabilmente parlare del territorio. Ma la principale minaccia alla conservazione della natura non deriva soltanto dalle pressioni che insistono all'interno delle aree protette, deriva soprattutto dalle trasformazioni che interessano il territorio circostante. Negli ultimi decenni le Marche hanno conosciuto processi significativi di frammentazione ecologica, consumo di suolo e dispersione insediativa. Le infrastrutture, le espansioni urbanistiche, l'artificializzazione di aree agricole e naturali hanno progressivamente ridotto la continuità degli ecosistemi. La perdita della biodiversità è spesso il risultato di una somma di interventi apparentemente modesti che nel loro territorio compromettono la funzionalità ecologica del territorio. Per questo la politica delle aree protette non può essere considerata separatamente dalle politiche urbanistiche, paesaggistiche e territoriali. La tutela della natura non si esaurisce all'interno dei confini di un parco, comincia molto prima. Comincia nelle scelte di pianificazione, comincia nella capacità di limitare il consumo di suolo, comincia nella tutela dei paesaggi agricoli tradizionali. E sotto questo profilo assume particolare rilievo il futuro Piano Paesaggistico Regionale e la sua elaborazione dovrebbe rappresentare un passaggio decisivo per il futuro della biodiversità marchigiana. Vi è poi un tema, quello su cui si è fermato il Consigliere Canafoglia, a nome della maggioranza, che attraversa l'intero Programma e che merita una riflessione particolare: quello delle risorse. Il Piano quantifica il fabbisogno finanziario necessario al funzionamento del sistema delle aree protette e offre una fotografia utile della situazione esistente. Dall'analisi emerge, però, una realtà che non può essere ignorata. Gran parte delle risorse disponibili viene assorbita dalle spese di funzionamento e dai costi strutturali degli Enti gestori. Credo che si debba tenere conto del parere espresso dal CREL che ha sottolineato quanta difficoltà ci sia rispetto al tema del fabbisogno necessario per il funzionamento delle aree protette. Non è una critica agli Enti, è, al contrario, il segnale di un sistema che opera con organici ridotti, risorse limitate e margini finanziari insufficienti rispetto alle responsabilità che gli vengono attribuite. Responsabilità che negli ultimi anni sono aumentate, ai Parchi e alle Riserve sono stati richiesti compiti sempre più complessi. Eppure le risorse disponibili non sembrano crescere con la stessa intensità. Quindi il rischio è evidente, si chiede al sistema delle aree protette di fare sempre di più con strumenti sostanzialmente invariati. Per questo la discussione non dovrebbe riguardare soltanto il riparto delle risorse. Dovrebbe riguardare la capacità della Regione di investire realmente sul proprio capitale naturale, perché le aree protette non costituiscono una voce di spesa, una voce di spesa da contenere o da gestire in modo razionale, rappresentano un investimento strategico. Ogni euro destinato alla conservazione della biodiversità produce benefici ambientali, sociali ed economici che si riflettono sull'intera collettività. La sfida dei prossimi anni sarà, quindi, quella di rafforzare non soltanto le risorse finanziarie, ma anche la capacità amministrativa e progettuale del sistema regionale delle aree protette. Solo così sarà possibile affrontare le grandi trasformazioni che attendono il territorio regionale. Infine c'è un aspetto che merita di essere posto al centro della riflessione politica e che spesso rimane sullo sfondo del dibattito pubblico. Le aree protette non sono soltanto strumenti di conservazione ambientale, sono anche strumenti di sviluppo territoriale. Per troppo tempo nel nostro Paese la tutela della natura è stata rappresentata come un insieme di vincoli, limitazioni e divieti. Una visione che ha alimentato contrapposizioni spesso sterili tra protezione ambientale e crescita economica. Oggi sappiamo che questa contrapposizione è in larga misura superata. Le esperienze più avanzate dimostrano che i territori che hanno investito sulla qualità ambientale, sulla tutela del paesaggio, sulla valorizzazione delle proprie risorse naturali e sul turismo sostenibile, hanno costruito nel tempo importanti opportunità economiche e sociali. Questo vale particolarmente per le Marche, perché le aree interne della nostra regione stanno attraversando una fase complessa che conosciamo bene. E, in questo contesto, Parchi e Riserve naturali possono svolgere un ruolo decisivo non soltanto perché tutelano ecosistemi di pregio, ma perché rappresentano presidi istituzionali permanenti nei territori più fragili, promuovono ricerca scientifica, favoriscono la manutenzione del territorio, valorizzano il patrimonio culturale e paesaggistico e creano opportunità di lavoro qualificato favorendo forme di turismo che, però, devono essere compatibili con le caratteristiche di quei luoghi. In molti territori appenninici i Parchi rappresentano oggi uno dei principali fattori di attrattività. E non è un caso che alcune delle esperienze più significative di sviluppo locale siano nate proprio attorno alla valorizzazione delle risorse ambientali. Per questa ragione sarebbe stato opportuno che il programma sviluppasse in maniera più approfondita il rapporto tra tutela della biodiversità e sviluppo territoriale, ma non come elemento accessorio, come parte integrante della strategia regionale. La conservazione della natura non rappresenta un costo improduttivo, rappresenta una forma di investimento sul capitale naturale della regione, un investimento che genera benefici economici, ambientali e sociali destinati a produrre effetti nel lungo periodo. Concludo dicendo che illustrerò, poi, una serie di emendamenti che non puntano a stravolgere l'impianto del programma del Piano. Al contrario, muovono nella convinzione che il Piano contenga una solida base conoscitiva e una corretta ricostruzione dello stato del sistema. Ma l'obiettivo che ci poniamo con questi emendamenti è proprio quello di rafforzare la coerenza strategica e la capacità programmatoria. Poi andrò ad illustrare. Si tratta di proposte che, a nostro giudizio, si collocano pienamente all'interno delle finalità del Programma e che avrebbero consentito di renderlo maggiormente coerente con le sfide ambientali che attendono la regione nei prossimi anni. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marconi.
Luca MARCONI. Grazie, Presidente. Molto rapidamente, per dire che, veramente, bisogna cercarli gli elementi per non votare questo Piano. Prima di tutto perché il metodo che è stato usato è quello di sempre da parte della Giunta e cioè un'ampia condivisione con i diretti interessati, cioè i rappresentanti degli Enti parco. E, se non proprio una concertazione, certamente l'accoglimento della gran parte delle indicazioni che sono venute da loro, nei limiti di quello che è possibile fare. È chiaro, tutti sogniamo che l'attuale stanziamento possa essere raddoppiato o triplicato, almeno chi, come me e tanti altri marchigiani, ama frequentare questi parchi e camminarci sopra. Però le risorse sono quelle che sono e, come sempre, la sfida è quella di dire: “Dove andiamo a prenderli?”. Domanda alla quale non risponde mai nessuno. Per la prima volta è stato sottolineato dagli stessi rappresentanti degli Enti parco in sede di audizione che per la prima volta questa Giunta ha allineato i tempi di erogazione dei fondi all'anno di competenza. Cosa che, normalmente, non avveniva mai. I fondi arrivavano sempre a fine anno, quando ormai era impossibile immaginare qualsiasi programmazione seria e si andava sempre sul consolidato o sull'ordinario. La terza cosa importante, da un punto di vista dello sviluppo e, soprattutto, della comprensione di quello che vogliamo in questo riguardo, è l'investimento. È chiaro che con gli attuali fondi l'unica cosa che possiamo fare seriamente è la conservazione dell'esistente. Diverso è quello che tutti immaginiamo e cioè avere qualche risorsa in più per investimenti che rendano i parchi più fruibili. La fruibilità dei parchi, dei sentieri, la messa in sicurezza degli stessi, le aree di sosta, gli accessi, la segnaletica, l'informativa, il personale che accompagni nei parchi - non quello che fa i bilanci dei parchi, ma quello che accompagna nei parchi - sono tutte cose che necessitano di maggiori investimenti. Qualche cosa in più è stata fatta. Certamente il Piano raccoglie una delle indicazioni più importanti e - se ho ben capito, non vorrei essere smentito - anche raccolta, presentata dagli stessi rappresentanti degli Enti parco. Cioè quella di fare in modo che non succeda più, come sta succedendo adesso, che la maggior parte delle risorse destinate ai singoli Enti finiscono nelle necessarie, nelle pur necessarie attività burocratiche. Quindi si prospetta - e su questo la Giunta mi sembra di aver capito che sia già all'opera - una organizzazione di un coordinamento amministrativo centrale per quanto riguarda i parchi che possa portare a un significativo risparmio del costo del personale. Questo libererebbe risorse. Questo metterebbe in condizione di avviare quel processo positivo, quel processo virtuoso che va verso l'investimento per la fruibilità del parco. Queste ragioni, unitamente a quelle già ampiamente e puntualmente espresse dal collega Consigliere Canafoglia, relatore di maggioranza, inducono, credo, l'intera maggioranza e, spero, anche una parte consistente della minoranza, ad approvare rapidamente questo Piano. Presidente, ho chiesto l'anticipazione perché i fondi vengono liberati con questa nostra approvazione che arriva un po' tardi. Non ci eravamo capiti sul fatto che doveva essere il punto successivo alla variazione di bilancio, ma penso che riusciremo a fare tranquillamente tutti e due gli atti. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Sebastiani.
Milena SEBASTIANI. Grazie, Presidente. Grazie, colleghi Consiglieri, membri della Giunta. Prendo la parola per annunciare il voto favorevole e convinto del Gruppo “I Marchigiani” a questo Programma quinquennale. Oggi non stiamo semplicemente approvando un documento di vincoli, ma definendo il respiro e la forma del nostro territorio per i prossimi anni. Il sistema delle aree naturali protette è l'ossatura verde della nostra regione: copre una superficie di circa 90.000 ettari, pari quasi al 9,6% del territorio marchigiano. Con l'approvazione di questo programma raccogliamo apertamente la grande sfida lanciata dalla Strategia Nazionale Biodiversità: raggiungere entro il 2030 il traguardo del 30% di aree terrestri protette, di cui almeno un terzo tutelato in modo rigoroso. Non lo faremo calando dall'alto nuove perimetrazioni ostili a chi la montagna la vive e la lavora. Lo faremo individuando con intelligenza nuove aree di tutela, valorizzando il patrimonio già esistente come le Foreste demaniali regionali, le Aree floristiche e le Oasi di protezione della fauna. Questo programma segna un cambio di passo strutturale, visibile nella solidità delle risorse messe a terra. Garantiamo uno stanziamento netto: circa 2.400.000 euro all'anno per coprire i costi di funzionamento e operatività degli enti gestori. A questi si aggiungono 800.000 euro annui per la spesa in conto capitale, risorse essenziali per trasformare la conservazione in servizi reali. Proprio su questi investimenti voglio porre un accento forte. La natura non deve essere chiusa sotto una campana di vetro, ma deve potersi far toccare e vivere da chiunque. Abbiamo destinato e continueremo a destinare la maggior parte di queste risorse a progetti di inclusività, realizzando sentieri e acquistando ausili specifici per garantire l'accesso ai disabili motori, in piena continuità con la nostra legge regionale n. 37 del 2020. È una questione di civiltà, i parchi marchigiani non hanno barriere. Infine, la pianificazione. Non possiamo governare i nostri parchi regionali con strumenti vecchi, approvati tra il 2007 e il 2014. Questo programma impone tempi certi: avvieremo l'aggiornamento dei piani di gestione obsoleti e diamo una scadenza perentoria per l'adozione definitiva del piano della Riserva del Bosco di Tecchie entro il 2028. Votiamo questo atto perché restituisce alle Marche un ambiente tutelato con rigore, ma gestito con la concretezza di chi sa che la terra, prima di essere ammirata, deve poter essere camminata e vissuta. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Marcozzi.
Jessica MARCOZZI. Grazie, Presidente. Il Programma Quinquennale per le Aree Naturali Protette 2026-2030 rappresenta sicuramente uno strumento strategico per rafforzare la tutela e la valorizzazione del patrimonio naturale marchigiano, coinvolgendo l'intero sistema delle aree protette regionali. Un atto che conferma l'impegno della Regione nella salvaguardia della biodiversità, nella promozione dello sviluppo sostenibile e nella valorizzazione di un patrimonio ambientale, paesaggistico e culturale che costituisce una risorsa fondamentale per il futuro della nostra Regione. Il programma, come ha già detto chi mi ha preceduto, interessa complessivamente 11 aree naturali protette, tra parchi e riserve regionali, interregionali e statali, che costituiscono un sistema unitario di grande rilevanza per il patrimonio ambientale della nostra regione. Il Piano, quindi, si inserisce in un percorso di continuità con la programmazione precedente, rafforzandone gli obiettivi e aggiornandoli alle nuove sfide ambientali, climatiche e sociali che interessano il nostro territorio tutto. Si tratta, quindi, di un documento che offre una cornice chiara e stabile, valorizzando il ruolo che queste realtà svolgono nella salvaguardia degli ecosistemi, nella promozione dell'educazione ambientale e nello sviluppo di forme di turismo sostenibile. Particolare attenzione è stata dedicata alla corretta allocazione delle risorse regionali. Il Programma prevede che, nell'eventualità della trasformazione del Parco del Conero in Parco Nazionale, le risorse oggi destinate a tale Ente continuino comunque a rimanere all'interno del sistema regionale delle aree protette. Una scelta che garantisce la continuità degli investimenti ambientali e tutela l'equilibrio complessivo del sistema marchigiano delle aree protette. La strategia delineata dal Programma si sviluppa lungo due direttrici fondamentali: da un lato le azioni di rete, capaci di creare sinergie tra tutti gli enti gestori; dall'altro gli interventi specifici da realizzare nelle singole aree protette, in funzione delle peculiarità ambientali e territoriali di ciascun contesto. Tra i vari interventi meritano di essere evidenziati: la conservazione e il ripristino degli habitat naturali, la gestione delle specie invasive, il contrasto alle criticità legate alla presenza del cinghiale, la valorizzazione delle aree escursionistiche regionali, il miglioramento delle infrastrutture dedicate alla fruizione dei parchi e la promozione di pratiche agricole e forestali sostenibili. In questo quadro assumono particolare rilevanza il rafforzamento della Rete Natura 2000, il coordinamento delle attività di monitoraggio e conservazione, la prevenzione dei danni causati dalla fauna selvatica e la diffusione della cultura ambientale attraverso il coinvolgimento dei Centri di Educazione Ambientale presenti sul territorio regionale. La programmazione proposta copre l'intero arco quinquennale 2026-2030 e si inserisce in un quadro di politiche ambientali sempre più orientate al raggiungimento degli obiettivi fissati dall'Agenda 2030 delle Nazioni Unite, dalla Strategia Nazionale per la Biodiversità 2030 e dagli indirizzi europei in materia di ripristino degli ecosistemi. Come Gruppo Forza Italia esprimiamo un giudizio favorevole su questo strumento di programmazione che rafforza il ruolo della Regione quale garante della tutela del patrimonio naturale e della qualità ambientale dei territori. Si tratta, quindi, di un piano equilibrato, concreto e coerente con gli indirizzi nazionali ed europei, capace di coniugare conservazione, valorizzazione e sviluppo sostenibile. Per queste ragioni riteniamo che questo Piano rappresenti un importante investimento sul futuro delle Marche, sulle nuove generazioni e sulla capacità dei nostri territori di crescere nel rispetto dell'ambiente, valorizzando le risorse naturali come elemento distintivo della nostra identità regionale. Mi auguro che questo atto possa essere votato all'unanimità. Grazie.
PRESIDENTE Ha la parola il Consigliere Piergallini.
Enrico PIERGALLINI. Grazie, Presidente. Non ripeterò concetti che già il Consigliere Nobili ha espresso in maniera molto chiara. Darò un contributo al dibattito e coglierò l'occasione di questo intervento anche per presentare l'ordine del giorno che ho presentato insieme a tutti quanti i Consiglieri di minoranza presenti e riassumerne lo spirito, che spero venga accolto appunto all'unanimità. Mi dispiace che nel dibattito abbia percepito alcune questioni che serpeggiano e cioè, prima di tutto, il termine “furia ambientalista”, che è già stato sottolineato. Nessuna furia ambientalista. Si tratta di essere consapevoli di dove il mondo può andare e quali scelte deve prendere per salvarsi. E poi l'idea che bisogna conservare l'esistente. I piani, la politica di visione, servono a modificare l'esistente, a cambiare la realtà affinché diventi più adeguata per le esigenze degli esseri umani. E poi l'idea che un piano come questo sia un piano che metta vincoli, perché è stato presentato come un piano che non mette più vincoli. Questa idea che la tutela e la riserva siano vincoli che si pongono ai cittadini, quando invece sono occasioni che si danno ai cittadini per vivere meglio i propri territori. Guardate, il mondo va verso il dominio dell'intelligenza artificiale, che è un essere che non esiste, ma è fortemente energivoro. Gli Stati stanno pianificando la loro geopolitica proprio in base a questa esigenza. Chi vuole vincere la sfida del futuro - ragionano i grandi potenti - deve possedere l'intelligenza artificiale e, quindi, rubare risorse agli altri. Questo mondo avrà un grande impatto sul nostro ambiente se non lo tuteliamo. L'ordine del giorno mira a superare alcune contraddittorietà che sono presenti nel piano e, in generale, nella pianificazione regionale. Vado veloce. Il piano, per esempio, liquida, come ha detto il Consigliere Nobili, in maniera frettolosa e in poche righe l'argomento delle aree marine; dà un accenno che ci sono alcuni percorsi avviati, ma in cinque, sei righe non racconta tutto il percorso avvenuto, per esempio, nel Conero e tutto il percorso che conosco meglio, avvenuto per l'Area Marina Protetta Costa del Piceno. Qui ci sono alcuni rappresentanti dell'Associazione promotori del Parco Marino, che spingono ogni anno con grande successo di pubblico affinché questo progetto si realizzi. Un progetto che avevamo sfiorato nella possibilità, ma che è stato interrotto per una scelta nefasta della Provincia di Ascoli Piceno al tempo. Soprattutto, la contraddittorietà è che il piano punta proprio l'attenzione sulla Strategia Nazionale Biodiversità 2030, soprattutto sull'obiettivo strategico A1, che vi leggo: “proteggere legalmente almeno il 30% della superficie terrestre e il 30% della superficie marina attraverso un sistema integrato di aree protette, Rete Natura 2000 ed altre aree legalmente protette”. Cioè punta l'attenzione sulle aree terrestri e le aree marine. Lo stesso piano, a pagina 10, specifica che l'obiettivo A, quello che vi ho letto della Strategia Nazionale 2030, deve essere tenuto in particolare considerazione nel momento in cui si procede a predisporre lo strumento di programmazione per le aree protette regionali e poi, paradossalmente, in maniera improvvisa, punta l'attenzione soltanto sulle superfici terrestri, come se il nostro mare nelle Marche, con il quale viviamo in simbiosi, con il quale molti di noi vivono in simbiosi ogni giorno, non esistesse. La prima contraddizione che l'ordine del giorno che presentiamo tende a superare, e che già ha introdotto il Consigliere Nobili, è proprio questa. Il piano non può occuparsi solo delle aree terrestri, ma deve necessariamente occuparsi anche delle aree marine, che non sono compartimentate per la tutela dell'ambiente e sono comunque un obiettivo necessario da raggiungere, dal quale siamo profondamente lontani. La parte ancora più curiosa è questa. Se leggiamo - è oggi e in questi giorni nel dibattito -, il rapporto sullo stato di attuazione delle politiche comunitarie per la Sessione Comunitaria del Consiglio, che oggi e in questi giorni stanno analizzando le Commissioni competenti, appare come la Regione Marche abbia fatto scelte nel piano, o annunci di aver fatto scelte nel piano, che sono assolutamente in contraddizione con le scelte del programma di tutela delle aree marine protette. Faccio un esempio: il progetto BRAVE, che è un progetto finanziato nel programma Interreg Italia-Croazia, fissa l'obiettivo di contribuire alla tutela e al ripristino degli ecosistemi del mare Adriatico, realizzando interventi che possano contrastare la perdita di biodiversità dovuta agli effetti del cambiamento climatico, che sono, appunto, gli obiettivi delle aree marine protette. Bene, questo progetto BRAVE per la nostra Regione cuba, come si dice, quasi 7 milioni di euro. Investiamo quasi 7 milioni di euro per la tutela della biodiversità marina e poi, nel piano, nel programma che dovrebbe spingere la Regione a sostenere percorsi di istituzione di aree marine protette, parliamo solo di aree terrestri. Un altro esempio di contraddizione: il FEAMPA, il Fondo Europeo per gli Affari Marittimi, la Pesca e l'Acquacoltura, che è tra i piani, appunto, ricordati all'interno del rapporto, esprime la volontà di allinearsi all'obiettivo 14 di Sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, intendendo conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile. Pensate che la priorità 3 di questo progetto, che titola “Consentire un'economia blu sostenibile nelle aree costiere”, ha un importo, anche qui, di più di 6 milioni di euro. Un altro obiettivo che è quello delle aree marine protette, che la Regione dice di voler perseguire attraverso i fondi europei e poi, al dunque, nel programma che dovrebbe semplicemente dire che la Regione Marche sosterrà processi virtuosi per l’istituzione di aree marine, non le sostiene, fa finta che il mare non esista. Allora, per andare in conclusione, qual è il cuore dell'ordine del giorno che spero tutti votiate, che tutti noi votiamo all'unanimità? Definire specifiche linee di intervento dedicate alla tutela della biodiversità marina, riconoscendo come obiettivo strategico regionale il superamento dell'attuale assenza di Aree Marine Protette nel territorio marchigiano e avviando un'indispensabile ed urgente politica di protezione e salvaguardia degli ambienti marini e costieri marchigiani nell'interesse delle future generazioni, che sono quelle che ci rimprovererebbero se noi amministrassimo il presente e non facessimo, invece, la nostra parte per amministrare il futuro. Il secondo punto: promuovere e sostenere attivamente, naturalmente in collaborazione con il Ministero, i percorsi finalizzati all’istituzione delle Aree Marine Protette marchigiane. Terzo punto: destinare specifiche risorse finanziarie regionali per studi e ricerche preliminari tecnico-scientifiche, e anche per sostenere percorsi partecipativi come quelli che si sono aperti nei territori per l’istituzione delle aree marine. Favorire e sostenere anche economicamente, una volta istituite le Aree Marine Protette, affidando alle stesse Aree Marine Protette istituite la gestione dei siti Natura 2000. E poi riferire periodicamente in Consiglio regionale l'evoluzione di questa sfida fondamentale per il nostro futuro. Guardate, serpeggia un concetto che è totalmente lontano dalla realtà e che abbiamo sentito in alcune categorie di imprenditori che sono spaventati dall'istituzione delle aree marine. Ma spaventati in maniera incomprensibile, perché, nei percorsi previsti per l’istituzione, percorsi partecipativi, queste categorie sono indispensabili per il dibattito. Il loro parere deve essere tenuto in considerazione. Però abbiamo sentito un concetto: ma che c'è da conservare nell'Adriatico? Mica è il mare della Puglia, mica è il mare dell'Egitto, mica è il mare in cui vivono miliardi di specie, è un mare piatto, come se fosse deserto senza vita. Non è vero. Recenti studi e un documentario bellissimo hanno dimostrato come il nostro mare Adriatico sia una metropoli sommersa, ricchissima di organismi di piccole e medie dimensioni che vivono nel mare, lo vivono quotidianamente, contribuiscono a depurarlo e rappresenterebbero un'occasione unica per i nostri territori che, partendo dalla necessaria tutela dell'ambiente, che è per il nostro futuro, a quel punto andrebbero anche a rappresentare un grande volano per la nostra economia. Non mettiamo al contrario le questioni. Le scelte non si fanno perché economicamente vantaggiose. La buona economia dipende da scelte che sono umanamente vantaggiose, ambientalmente vantaggiose. Grazie.
Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi
PRESIDENTE. Ha la parola l'Assessore Consoli.
Tiziano CONSOLI. Grazie, Presidente. Accolgo positivamente, ad ogni modo, che oggi l'Assemblea legislativa affronti questo tema, il primo atto di pianificazione regionale che viene posto in essere sulle deleghe del mio Assessorato. Però volevo dire anche questo, che oggi proteggere il territorio marchigiano non è una scelta ideologica, è una responsabilità concreta che dobbiamo darci tutti. Con il PQuAP 2026-2030 superiamo una gestione innanzitutto frammentata rispetto al passato, per proporre una visione, invece, integrata, più coordinamento, più efficienza e reale capacità di valorizzazione del patrimonio ambientale, che deve tradursi non solo in sviluppo sostenibile, ma anche in turismo, in qualità e identità della nostra comunità. Quindi è bene dire che con l'approvazione di questo Programma Quinquennale c'è un cambio di passo sostanziale anche sulle politiche ambientali su cui questa Regione sta investendo. Ma non è un semplice adempimento burocratico, ma un atto di indirizzo programmatorio per i prossimi cinque anni. Con questo volevo rispondere anche ad eventuali contestazioni che vengono mosse circa il fatto che sia fine a sé stesso e non guardi al futuro. Ma è proprio l'Agenda 2030 che ci dice di guardare al futuro e di programmare il Piano Quinquennale per le aree protette in relazione a uno sviluppo ambientale sostenibile che l'Agenda 2030 ci impone. Il supporto finanziario e l'estensione territoriale rappresentano la base solida su cui poggia l'impianto del programma. Innanzitutto abbiamo la certezza delle risorse, perché, rispetto agli anni passati, noi prevediamo fondi strutturali in una triennalità per un investimento complessivo di 1.800.000 euro, con una parte investimenti di 450.000 euro nel primo anno, 400.000 nel secondo e 290.000 nel terzo, che permettono anche di investire fisicamente, concretamente sul territorio per sviluppare quelle politiche proattive di tutela e di valorizzazione delle aree protette. Abbiamo una copertura complessiva del 9,6% del territorio regionale, una rete ecologica formata da Parchi Nazionali, Regionali e Riserve naturali. Il Piano si aggancia direttamente agli obiettivi europei e nazionali e, dal punto di vista della qualità dell'azione amministrativa, il PQuAP 2026-2030 introduce pilastri di profonda novità rispetto alle programmazioni precedenti. E qui apro una parentesi, perché mi sembra doveroso ed opportuno aprirla. Questo Piano va a ridefinire un quadro che è rimasto fermo ad alcune delibere approvate tra il 1999 e il 2011. Sono passati 15 anni e, quindi, quando si parla di azioni concrete, di programmi di investimento sulla biodiversità e sul nostro territorio, sull'instaurazione e l'implementazione di alcune reti ecologiche, è bene guardarsi anche un po’ indietro, dove negli anni passati nessun intervento in materia ambientale programmatorio, come questo che stiamo portando oggi in questo consesso regionale, è stato mai fatto. Ad ogni modo, quello che mi preme aggiungere è che oggi si arriva a quel superamento di una frammentazione; quindi, si ha una transizione da una gestione a compartimenti stagni dei singoli Parchi a una vera e propria visione di sistema, col sistema delle reti e delle aree protette marchigiane. Stiamo tutelando l'ambiente come volano economico. Il concetto di tutela non è inteso come vincolo passivo, ma come motore per il turismo sostenibile, la valorizzazione dei prodotti locali e l'economia dei territori interni. Stiamo preservando le attività e la biodiversità. Interventi, quindi, mirati alla tutela e al ripristino degli ecosistemi, con un focus sulla resilienza climatica e sul contrasto al dissesto idrogeologico nei territori di riferimento. Apro una breve parentesi per dire che la Regione Marche si sta muovendo nell'ambito del rispetto e della valorizzazione dell'ambiente e del territorio con piani programmatori ben definiti, che riguardano il rispetto della Strategia nazionale sull'ecosistema e il Piano regionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici.
La Regione Marche rappresenta la Vicepresidenza su 160 Regioni periferiche e marittime a livello europeo per promuovere questa pianificazione a livello regionale in seno all’aspetto europeo. Quindi stiamo semplificando e coordinando con maggiore efficienza il trasferimento delle risorse e il monitoraggio dei risultati da parte degli enti gestori. Apro un'ulteriore parentesi su questo punto. I fondi strutturali sono due anni che vengono messi a disposizione per evitare che gli Enti Parco e le Riserve possano andare in anticipo cassa e, quindi, trovare degli squilibri finanziari laddove la Regione intervenga solo in assestamento di bilancio. Quindi, agendo in previsione, attraverso anche l'approvazione di questa proposta di legge, permetteremo a tutti gli enti gestori degli ambiti di valorizzazione dei territori ambientali di poter usufruire delle risorse necessarie per programmare, intervenire nel nostro territorio a valorizzazione dell'ambiente e dell'ecosistema. Dicevo che, nel quadro strategico, gli obiettivi del PQuAP 2026-2030 si allineano a quelli internazionali sulla Strategia Nazionale Biodiversità 2030, più volte richiamata da diversi Consiglieri, e questo dimostra il rispetto non solo della tutela dei siti Natura 2000, ma anche delle Direttive Habitat e Uccelli che presidiano la normativa europea di riferimento sulla Strategia Nazionale Biodiversità 2030, ponendo come obiettivo la protezione legale del 30% della superficie terrestre e marina della regione. Su questo debbo rendere grazie, naturalmente, al lavoro intenso che è stato fatto dalla struttura regionale per arrivare a questi target, a questi obiettivi, affinché ci potessimo anche vantare del raggiungimento di questo obiettivo che l'Europa ci impone. Abbiamo aggiornato, quindi, la pianificazione attraverso un avvio strutturale degli iter di aggiornamento dei piani delle aree protette regionali, rimasti in parte fermi a delibere approvate, appunto, negli anni 1999-2011. Poi stiamo sviluppando e valutando quelli che sono i potenziali e i possibili scenari futuri e le evoluzioni nazionali mediante il monitoraggio del percorso normativo in Parlamento per l'eventuale trasformazione del Parco Regionale in Parco Nazionale, cosa che si è tramutata. Vorrei aggiungere, rispetto a quello che diceva il Vicepresidente Piergallini, che stiamo partecipando anche a livello europeo nel programma Interreg, in una cabina di regia che prevede un investimento di oltre 500.000 euro e una serie costante di monitoraggi nel nostro territorio regionale e sulla qualità delle acque. Perché è vero che bisogna trovare un giusto equilibrio tra la tutela delle acque marine… ma è anche vero che bisogna, dall'altro lato, prevedere quelle che sono le misure a sostegno e difesa della costa e, quindi, delle due l’una. Bisogna evidentemente, da un lato, valutare quelli che sono gli interventi a tutela delle specie marine, gran parte delle quali sono già tutelate e oggetto anche di valutazione dei diversi parchi nazionali e regionali che stanno sul territorio… ad esempio la Cistoseira, ne cito una, che è una specie marina protetta, che, evidentemente, deve essere compatibile con l'intervento di ripascimento o di inserimento di barriere soffolte, laddove poi si vada a progettare interventi nell'area costiera tra Portonovo e Sirolo. Sulle risorse ho già detto, ma mi limito a concludere dicendo che le azioni e gli interventi principali devono essere oggetto di contributi che sono erogati e precisi rispetto a quello che il PQuAP prevede di fare. Sono ripartite in quote fisse e variabili in base alle dimensioni e alle necessità gestionali e si prevedranno, pro futuro, delle azioni di rete sul sistema regionale, ovvero lo sviluppo di infrastrutture verdi regionali, il miglioramento della REM, che è la Rete Ecologica Marche, la creazione di un coordinamento unificato delle attività di vigilanza e monitoraggio ambientale. Inoltre cercheremo di dare spazio alle manutenzioni e alle infrastrutture locali mediante finanziamenti mirati per la manutenzione straordinaria e la realizzazione di infopoint, centri di visita e riqualificazione delle aree esterne. Inoltre sarà punto di riferimento lo sviluppo della mobilità dolce e sentieristica mediante la realizzazione, il ripristino e la manutenzione della viabilità forestale e della sentieristica dei parchi, potenziando la fruizione accessibile del patrimonio naturale, ad esempio la mobilità dolce, per alcune utenze ampliate. Va inoltre aggiunto che stiamo cercando di guardare alla stabilizzazione del personale e all'efficienza amministrativa, ottimizzando e facendo il monitoraggio dei fabbisogni delle risorse umane dei parchi regionali per sopperire alle criticità storiche di organico. Quindi mi sento di dire che l'approvazione di questo Piano, laddove trovi naturalmente un consenso il più ampio possibile, non vada altro che a favorire quella che è una tutela e una valorizzazione del nostro territorio ambientale marchigiano che, rammento, è una scelta concreta di investimento che guarda al futuro delle nostre comunità. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Più che un intervento, un chiarimento. Dovrei illustrare gli emendamenti, non so se vanno illustrati uno alla volta o tutti insieme. Qualora venissero illustrati tutti insieme, chiedo qualche minuto in più.
PRESIDENTE. Sì, tutti insieme, avrebbe 5 minuti, però se ha bisogno di qualche minuto in più, sono 13 emendamenti, lo concediamo. Quindi passiamo alla presentazione degli emendamenti.
Ha la parola il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Il primo emendamento riguarda la finalità di trasformare il richiamo all'iter istitutivo dell'Area marina protetta Costa del Monte Conero e del Parco marino del Piceno in un impegno operativo della Regione, con tempi certi. Con l'emendamento si chiede che la Regione Marche, entro 90 giorni dall'approvazione del presente Piano, promuova presso il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza energetica la riattivazione formale dell'iter. Questo è il primo emendamento. Un secondo emendamento rende esplicito, all'interno del programma, il contributo della Regione Marche agli obiettivi della Strategia Nazionale per la Biodiversità 2030 e la finalità è quella di proteggere almeno il 30% della superficie terrestre e marina e assicurare forme di protezione rigorosa. Cerco di andare più velocemente possibile. Un ulteriore emendamento, il terzo per quanto mi riguarda, concerne una maggiore coerenza con la Strategia Nazionale Biodiversità 2030, prevedendo una ricognizione dei siti Natura 2000, prospettando anche la necessità di misure di tutela più stringenti e la Regione Marche viene invitata a impegnarsi per valutare anche limitazioni dell'attività venatoria. Altro emendamento è quello che riguarda le OECM, che in italiano possiamo tradurre con altre misure di conservazione, e chiarisce che queste OECM possono avere una funzione utile solo se complementari alle aree protette e alla rete Natura 2000, evitando che vengano utilizzate come scorciatoia alternativa alla tutela formale; sono indicati dei requisiti di qualità, controllo pubblico, monitoraggio e risultati ecologici effettivi. Altro emendamento è quello che mira a orientare le nuove aree protette verso ambiti ecologicamente continui e realmente funzionali alla conservazione, evitando perimetrazioni troppo ridotte o frammentate. L'area Catria-Nerone-Alpe della Luna viene indicata come priorità proprio perché rappresenta un sistema territoriale unitario per il quale è necessario valutare strumenti di tutela coerenti, anche attraverso un unico parco regionale o forme coordinate di gestione. Altro emendamento è quello che punta a superare l'impostazione rinunciataria a cui facevo riferimento nella mia relazione, secondo cui non vengono individuate nuove aree protette nel quinquennio; invece, si indica un elenco di ambiti prioritari sui quali avviare o completare le istruttorie. Anche in questo caso si fa riferimento a degli ambiti che sono quelli del Catria, Nerone, Alpe della Luna, Monte Nero, Tassinete di Cingoli, Selva di Castelfidardo, Monte Maggio, Monte Pennino e Piani di Montelago. L'emendamento successivo è quello che rende operative le priorità individuate per nuove aree protette o ampliamenti, prescrivendo alla Giunta la predisposizione di schede istruttorie entro un termine definito. Le schede consentono di conoscere, per ciascun ambito, valori naturalistici, criticità, connessioni ecologiche, fabbisogni e tempi procedurali, garantendo anche un controllo alla Commissione assembleare competente. L'ulteriore emendamento è quello che orienta in modo più netto i criteri di riparto delle risorse verso finalità di conservazione e ripristino… si dice che con questo emendamento viene introdotto un principio di esclusione dei finanziamenti per interventi che possono produrre consumo di suolo, frammentazione ecologica o alterazione degli habitat, salvo le opere strettamente necessarie alla tutela, alla sicurezza e alla fruizione sostenibile. Altro emendamento è quello che introduce un obbligo annuale di rendicontazione alla Commissione assembleare competente, fondato su indicatori verificabili; quindi, questa relazione consente di seguire l'attuazione del programma non solo sul piano amministrativo, ma anche rispetto agli effetti prodotti in termini di tutela e conservazione di habitat, specie e connessioni ecologiche. L'ottavo, uno degli ultimi emendamenti, è quello che specifica meglio il contenuto dei progetti territoriali per i corridoi ecologici, includendo anche gli elementi fondamentali della rete ambientale regionale: aste fluviali, fasce ripariali, connessioni tra aree protette, siti Natura 2000. Questo per favorire l'integrazione tra programmazione ambientale e gestione dei territori. C'è poi un ulteriore emendamento che rafforza il ruolo delle aree contigue, che non dovrebbero essere considerate soltanto come perimetri accessori, ma come strumenti di connessione ecologica, prevenzione dei conflitti e tutela degli habitat. La previsione dell'intesa con la Regione da parte degli Enti gestori favorisce una gestione condivisa maggiormente efficace dei territori che circondano Parchi e Riserve. Poi vi è un emendamento che inserisce, tra le azioni da sviluppare nelle singole aree protette, l'aggiornamento degli strumenti di pianificazione e gestione, dando priorità a quelli più datati o non pienamente attuati. Questo emendamento rafforza la qualità della programmazione, introducendo obiettivi misurabili, attenzione all'adattamento climatico, monitoraggio e coordinamento con Natura 2000 e la Rete Ecologica Marche. Allora, credo che sia rimasto un solo ultimo emendamento, che è quello che introduce un principio di non arretramento della tutela ambientale e naturalistica nel corso della vigenza del programma e… mi scuso se ho rubato più tempo del previsto, ma ho cercato di essere veramente molto sintetico. Eventuali modifiche peggiorative rispetto a perimetri, priorità, risorse o misure di conservazione devono essere motivate da un'istruttoria tecnico-scientifica e accompagnate da misure equivalenti o migliorative, con coinvolgimento degli Enti gestori e informazione della Commissione assembleare competente. Allora, questi emendamenti non sono emendamenti che stravolgono il Piano Quinquennale; a nostro avviso, lo rendono migliore e consentono a questo Piano di avere un orizzonte diverso da quello che è legato alla mera gestione dell'esistente. Siccome siamo consapevoli di quanto sia importante arrivare a una posizione condivisa su questi strumenti di pianificazione ambientale, spero che non ci sia…
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Canafoglia.
Corrado CANAFOGLIA. Grazie, Presidente. Per quanto riguarda gli emendamenti, sono già stati oggetto di discussione in Commissione e li abbiamo rigettati, ma per un semplice motivo. Vado così, in maniera molto rapida. Per quanto riguarda l'istituzione dell'area marina protetta, questa è di competenza del MASE e la Regione non ha competenza; quindi, noi dobbiamo sempre tenere presente che stiamo parlando di un piano regionale. Per quanto riguarda la Strategia Nazionale sulla Biodiversità 2030 nel contesto regionale, sono gli Enti gestori dei siti Natura 2000 a proporre le misure di conservazione, valutandone le necessità di tutela. Vado velocemente. Per quanto riguarda l'emendamento relativo alle aree di reperimento di interesse naturalistico, l'articolo 53 del Piano Paesistico Ambientale regionale prevede come area di reperimento già il Monte Catria e, quindi, è inutile questo emendamento. Così come è inutile l'ultimo emendamento in cui si parla dei possibili cambiamenti nel corso del presente programma. Questo emendamento è inutile perché ogni aggiornamento del Piano va approvato già in Aula, ai sensi dell'articolo 7, comma 6, della legge regionale 15/1994, quella relativa ai parchi. Poi concluderei, perché così rispettiamo l'ecologia, perché l'ecologia si rispetta anche non appesantendo i lavori di questa Aula, che presuppone tanta, tanta refrigerazione oggi che è caldo. Allora dico anche con questi emendamenti si chiede agli uffici regionali un lavoro abnorme, che, in alcuni casi, porta ad un risultato modesto.
Direi che il Piano è estremamente equilibrato, è un Piano fatto da un buon padre di famiglia. Ricordo a tutti quanti noi che siamo marchigiani, cioè siamo persone molto concrete e stiamo con i piedi per terra. E come diceva Vespasiano “pecunia non olet”, soprattutto laddove non ci sono denari e, quindi, vanno ben amministrati. Quindi, per quanto riguarda noi, gli emendamenti proposti, seppur di pregevole fattura, da parte del Consigliere Nobili, sono da rigettare, come già è stato oggetto di discussione in sede di Commissione. Grazie.
PRESIDENTE. Se non ci sono altri interventi, passiamo direttamente alla votazione degli emendamenti. Partiamo con gli emendamenti del Consigliere Nobili, poi ci fermiamo al quinto emendamento che è, invece, del Consigliere Piergallini, che lo esporrà.
Emendamento 1 a firma del Consigliere Nobili. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale non approva)
Emendamento 2 a firma del Consigliere Nobili. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale non approva)
Emendamento 3 a firma del Consigliere Nobili. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale non approva)
Emendamento 4 a firma del Consigliere Nobili. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale non approva)
Emendamento 5 a firma dei Consiglieri Mancinelli, Catena, Cesetti Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri.
Ha la parola il Consigliere Piergallini.
Enrico PIERGALLINI. Grazie, Presidente. Presto voce alla collega Mancinelli, Capogruppo, perché oggi non poteva essere presente in Consiglio, illustrando molto rapidamente questo emendamento che non sottrae nulla dal Piano, ma aggiunge alcune righe che puntano l'attenzione sulla necessità di ottimizzare le risorse attuali, sull'insufficienza di fondi e sulla necessità di dotare il Piano di altri fondi per consentire alle aree protette esistenti maggiori azioni di governance, pianificazione strategica e attuazione delle strategie e, soprattutto, per consentire alla nostra Regione di raggiungere l'obiettivo ambiziosissimo, stando alla situazione attuale, del 30% del territorio marchigiano protetto. Quindi, il contenuto, appunto, è la richiesta di un incremento significativo delle risorse sulla spesa corrente. Grazie.
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Emendamento 5. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale non approva)
Emendamento 6 a firma del Consigliere Nobili.
Ha la parola il Consigliere G. Rossi.
Giacomo ROSSI. Grazie, Presidente. Intervengo perché questo emendamento riguarda anche la mia zona, quindi Catria, Nerone, Alpe della Luna. Si parla di individuare come prioritaria l'istruttoria per la costituzione di un sistema unitario di tutela dell'area Catria, Nerone, Alpe della Luna, attraverso la possibile istituzione di un Parco regionale. Assolutamente no. Questa Assemblea si è già espressa, addirittura due legislature fa, con una mozione di un ex Consigliere del PD. Si è espressa, chiaramente, negativamente contro questa ipotesi. È l'ipotesi respinta anche dal territorio, respinta dalle Associazioni di categoria. Continuano con insistenza con la paventata istituzione di questo Parco, ma, chiaramente, con le popolazioni locali non parlano. Qualcuno viene da fuori e pretende di voler mettere dei vincoli e limitare le nostre attività tradizionali con un Parco. Il nostro territorio e anche le Istituzioni locali del territorio, si sono già esposte; quindi, mi opporrò. Chiaramente pigerò rosso per dire no a questo emendamento, sia a questo che al prossimo. Quindi, contrarietà del sottoscritto e del Gruppo Civici Marche o, meglio, contrarietà assoluta a questo emendamento. Grazie.
PRESIDENTE. Emendamento 6. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale non approva)
Emendamento 7 a firma del Consigliere Nobili. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale non approva)
.
Emendamento 8 a firma del Consigliere Nobili. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale non approva)
Emendamento 9 a firma del Consigliere Nobili. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale non approva)
Emendamento 10 a firma del Consigliere Nobili. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale non approva)
Emendamento 11 a firma del Consigliere Nobili. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale non approva)
Emendamento 12 a firma del Consigliere Nobili. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale non approva)
Emendamento 13 a firma del Consigliere Nobili. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale non approva)
Emendamento 14 a firma del Consigliere Nobili. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale non approva)
Proposta di ordine del giorno a firma dei Consiglieri Piergallini, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Vitri, Ruggeri, Nobili, Caporossi, Seri.
Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Piergallini.
Enrico PIERGALLINI. Grazie, Presidente. È già stato illustrato, quindi coglierò l'occasione per sottolineare l'aspetto principale dell'ordine del giorno e chiedere a tutti un voto unitario, se ci riusciamo. Non prima, però, di aver detto che l'attività dei Consiglieri di minoranza, che si esercita attraverso emendamenti, interrogazioni, non può essere definita modesta, oppure non può nemmeno essere detto che la nostra attività paralizza gli uffici. La democrazia ha un funzionamento e noi siamo responsabili nell'interpretare il nostro ruolo. Quindi, sul ruolo dell'opposizione, sugli emendamenti, sull'attività politica che si fa, si può dare un giudizio politico, sicuramente, ma definirla modesta o, peggio, che ingolfa le attività degli uffici mi sembra non solo ingeneroso, ma proprio scorretto. Attenzione alla citazione “pecunia non olet”, perché è attribuita a Vespasiano; è un aneddoto che riporta Svetonio e sembra che sia stata pronunciata in una situazione particolare. Il figlio di Vespasiano, Tito, rimproverava al padre di aver messo una tassa sull'urina, che era una tassa fortemente vessatoria. Allora il padre disse a Tito, facendogli annusare una moneta: “Pecunia non olet”. Quindi, di fatto, il proverbio è nato in una situazione di cinica tassazione, quindi starei attento a utilizzarlo. Starei attento soprattutto perché oggi la pecunia olet, c'è un denaro che profuma, che puzza di sangue, quindi, ci starei un attimo attento. Alcune ricchezze contemporanee odorano e odorano in maniera intollerabile. Invece, per tornare all'ordine del giorno, noi sappiamo bene che non è la Regione a istituire le Aree Marine Protette, ma il Ministero. Dico di più, la Regione non può far niente se un territorio non richiede l'istituzione dell'Area Marina Protetta. Quindi, l'ordine del giorno non chiede che la Regione eserciti un ruolo che non può esercitare. Consapevolmente, rispetto al quadro legislativo, l'ordine del giorno chiede che la Regione dichiari di sostenere quei territori che vogliono iniziare un percorso per l'istituzione dell'Area marina protetta, anche perché è coerente con l'impostazione del programma, cioè con la Strategia 2030 che deve essere raggiunta, ripeto, con il 30% di tutela di aree terrestri e il 30% di aree marine. Siccome, è stato ricordato dal Consigliere Nobili, la Regione Marche non ha una Area marina protetta, credo che questo ordine del giorno, che non è impositivo, ma si chiede alla Regione semplicemente di supportare questi percorsi istitutivi qualora vengano dal basso, come la legge richiede, sia votato all'unanimità. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Antonini.
Andrea Maria ANTONINI. Grazie, Presidente. Sull'emendamento proposto dal Consigliere Piergallini, onestamente, sollevo più di un dubbio rispetto almeno al dibattito che c'è riguardo… perché, comunque, era stato nominato rispetto a un altro emendamento, l'istituzione dell'Area marina protetta nella zona dei Comuni di San Benedetto del Tronto, Grottammare e Cupra Marittima. Allora, è vero che c'è stata una richiesta e c’è da tempo, però è una discussione in atto che non vede, comunque, il territorio unito, non lo vede. Addirittura c'è un Comune che ha fatto retromarcia, che è quello di Cupra Marittima, che all'inizio era inserito all'interno dei richiedenti; dopodiché, a seguito di un'attenta analisi e valutazione, ha fatto marcia indietro. Ci sono tantissimi operatori economici e turistici che non sono assolutamente d'accordo alla istituzione di questa Area marina protetta, anche perché nella zona non ci sono neanche le condizioni minime di creazione di una Area marina protetta. Ora, se noi, ovviamente… per carità, come tutti noi, la maggior parte di noi ha una sensibilità quando si parla di ambiente, quando si parla di tutela, quando si parla di protezione. Però, quando si istituisce un'Area marina protetta, ci devono essere delle condizioni minime che riguardano la presenza, magari, di una fauna o di una flora ittica che sono, ad esempio, a rischio di estinzione, perché, quindi, devono avere una tutela particolare. Però non risulta che nell'area compresa tra San Benedetto del Tonto e Grottammare ci siano delle emergenze faunistiche o della flora ittica che richiedano un intervento così anche drastico, perché, comunque, istituire un'Area marina protetta, poi, significa anche intervenire sui piani urbanistici, sulle attività di pesca. Ricordiamoci, ad esempio, dato che ne abbiamo parlato spessissimo, i vongolari, il porto… sì, esattamente, la parte turistica legata al mare. Allora, facciamo una riflessione generale sull'utilità reale. È vero che bisogna raggiungere determinati obiettivi, ma, se non si hanno le condizioni e i requisiti per raggiungerli, non è che uno è obbligato per forza a farlo. Ovviamente parlo di questo tratto, che è quello che naturalmente conosco meglio…
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Canafoglia.
Corrado CANAFOGLIA. Grazie, Presidente. Un grande ambientalista, che faceva ambientalismo vero, quello che si batteva contro le multinazionali, quello che si batteva contro chi inquinava realmente, che io ho avuto la fortuna di conoscere perché è venuto in questo territorio a fare tante battaglie, diceva sempre che “più si tutela, meno si tutela”. Ovverosia, ed ecco il riferimento a Vespasiano, non certo all'urina o a quello per cui viene ricordato, se si vuole costruire una casa occorre il cemento. Non si può costruire una casa senza cemento, con progetti che, scusate, costano solo per i grandi architetti, progetti che poi non vengono messi in opera.
Qui noi dobbiamo, torno a ripetere, richiamare l'attenzione a…, ognuno di noi è un ambientalista, perché nessuno di noi vuole l'inquinamento. Guardate, dove c'è l'uomo, dove c'è la presenza, c'è sì l'inquinamento, ma c'è anche l'attenzione. Guardate, se andate in giro per i parchi, se andate in giro per le montagne, forse non vi rendete conto quale sia la situazione. Dopo ci dobbiamo preoccupare dei cinghiali, ci dobbiamo preoccupare dei lupi, ci dobbiamo preoccupare di quello che rimane lì, senza nulla, senza nessun controllo. Continuiamo ad essere marchigiani, abbiamo un carattere: la concretezza. Non facciamo voli pindarici, perché, come diceva Archiloco, Consigliere Professor Piergallini, sempre per me interessante, è meglio tornare a casa anche da sconfitto, ma tornare a casa, piuttosto che sopra uno scudo, da morto. Quindi vorrei che il mio territorio fosse realmente tutelato, con rispetto dell'ambientalismo, non quello ideologico.
Vi ripeto sempre questo e ritorno: per proteggere il rospo giallo nel mio territorio non si sono tolti 15 metri di altezza del greto del fiume. Sapete qual è stata la realizzazione di tutto questo? Diciassette morti. Questa è la realtà. E, allora, finiamocela con questi discorsi di principio, ma incominciamo ad essere concreti. Mettiamo concretezza a quel poco che abbiamo, poi, piano, piano andiamo avanti, come siamo abituati noi, da marchigiani e non da farfalloni. E, magari, se l'Unione europea ci dice delle cose un po' così, 30%... - da noi si giocava da piccoli al cucuzzaro - e perché no il 40? E perché no il 50? E perché no tutto il territorio?
Signori, cerchiamo di essere concreti. Per poter fare quello che l'Unione europea ci chiede, ci vuole tanto denaro. E allora dovete dirmi se dobbiamo togliere quel denaro agli ospedali, se dobbiamo toglierlo ai disabili, agli anziani. Scegliete voi. Io sono a vostra disposizione. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Piergallini.
Enrico PIERGALLINI. Grazie, Presidente. Scusatemi nuovamente. Molto brevemente, giusto per riprendere qualche argomento. Non capisco che cosa significhi: “Bisogna essere marchigiani e non farfalloni”. Francamente è un discorso che faccio fatica a comprendere. Anche perché, guardate, il Dipartimento di Scienze della Vita e dell'Ambiente, che è un dipartimento dell'Università Politecnica delle Marche, nostra eccellenza marchigiana, sta lavorando da anni, viene invitato a Trieste a relazionare proprio su questo, cioè sulla falsa percezione, che, purtroppo, è serpeggiante, del fatto che sotto il nostro mare ci siano deserti. E non ci sono deserti, ci sono metropoli piene di vita. Per molti anni sono state condivise con i bambini le specie che vivono nel nostro mare, attraverso l'organizzazione di eventi ed erano stupiti nel vederle. L'Università Politecnica delle Marche, che è concreta, non è farfallona, ed è una nostra eccellenza, sta proprio comunicando questo aspetto nelle conferenze a livello italiano. Quindi, guardiamo alle nostre eccellenze, seguiamo i nostri scienziati, seguiamo chi su queste materie ha più competenza di noi. Certo, mica è un obbligo. Dico al Consigliere Antonini, che conosco bene, che non è un obbligo. Mentre su alcune cose possiamo collaborare, su questo c'è una divisione tra destra e sinistra ed io, come membro della sinistra, sono orgoglioso di avere un'idea diversa da chi, magari legittimamente, può pensare in maniera contraria rispetto alla mia. È vero che si sono ridotti i Comuni, ma non è finita in tutti i Comuni la voglia di proseguire, perché i Comuni di San Benedetto e di Grottammare restano ancora all'interno del progetto. C'è comunque una perimetrazione in atto. La decisione finale non competerà alla Regione Marche, che non ha questo ruolo. Alla Regione Marche si chiede semplicemente di accompagnare questi percorsi. Accompagnare perché è dovere di un'istituzione statale raggiungere un obiettivo europeo di legge, ma raggiungere un obiettivo che riguarda il bene di tutti. E, poi, attenzione, ripeto brevemente, all'interno delle aree marine protette, le categorie economiche, che hanno timore riguardo alla loro istituzione, hanno tutto lo spazio e tutti i percorsi per poter contribuire alla scrittura del patto di piano. È necessario un percorso partecipativo fondante delle istituzioni delle aree marine protette. Il regolamento è proprio condiviso con i portatori di interesse. Quindi vi invito a votare unitariamente questo ordine del giorno che è in linea, proprio, ripeto, con i principi del Piano. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Una dichiarazione di voto molto veloce, ero indeciso se…
PRESIDENTE. Consigliere, siamo ancora in discussione.
Andrea NOBILI. Discussione sull'ordine del giorno, anticipando che voterò favorevolmente. Ero indeciso se chiedere la parola per fatto personale, ma poi la simpatia e l'amicizia che mi legano al collega Corrado Canafoglia mi spingono a leggere certe sue affermazioni come legate anche a una particolare condizione climatica di caldo che viviamo oggi nel Consiglio. Dipende dalle zone, qui è più caldo. E, allora, eviterò di replicare al Consigliere, dicendo che qui nessuno è farfallone, qui nessuno porta avanti proposte ed emendamenti modesti; si sta cercando semplicemente di svolgere nel migliore dei modi il ruolo di Consiglieri regionali. E, per quanto riguarda l'Area marina protetta del Conero, in particolare, che conosco molto bene, temo che non ci sia sufficiente conoscenza di quello che è stato il dibattito rispetto a questa prospettiva. Ricordo che la regione Marche è una, se non l'unica, regione italiana, tra quelle che si affacciano sul mare, priva di aree marine protette e aggiungo che, laddove sono state realizzate, le aree marine protette sono state e sono straordinari volani di crescita economica. E allora noi siamo concreti, molto più concreti di quanto qualcuno pensa e afferma in questo Consiglio. Siamo talmente concreti che stiamo dalla parte della scienza e di quelle posizioni che rappresentano le istituzioni preposte alla tutela della biodiversità. Ricordo i lavori dell'Università Politecnica delle Marche, dei Dipartimenti di Biologia Marina che hanno sottolineato come l'Area marina protetta del Conero sia un risultato che va perseguito con grande determinazione e che doterebbe la costa del Conero di uno strumento che tiene insieme la tutela della biodiversità, ma anche un'idea di sviluppo economico moderno e sostenibile. Altro che mancanza di concretezza, altro che farfalle, per quanto le farfalle, poi, alla fine, mi piacciano. Grazie.
PRESIDETEN. Ha la parola il Consigliere Marconi.
Luca MARCONI. Grazie, Presidente. Proprio due minuti per due motivazioni. La prima nasce dall'intervento di grande buon senso fatto dal Consigliere Antonini, il quale, collega Piergallini, suggerisce un metodo che penso sia il migliore. Perché la mozione che, in maniera generica e totalizzante, impone una procedura può essere fallace e non possiamo accettarla per ovvie ragioni. Io non sono né di destra né di sinistra, sono di centro, quindi posso scegliere una linea alternativa a quella che lei ha indicato. Però, caso per caso, la Giunta può essere intervistata - magari anche con l'intervento di un Consigliere di minoranza, perché no - su singole proposte che possono essere fatte quando le realtà locali, non dico siano all'unanimità, ma largamente compatte di fronte a un tipo di proposta di questo genere. Non conosco dettagliatamente la costa delle Marche, ma un po' la conosco e penso che, in teoria, ne potremmo fare dieci o otto di aree protette particolari; non c'è solo il Conero. Però una domanda me la pongo adesso e, se volete, l'approfondiamo in III Commissione. Noi siamo una delle regioni d'Italia che ha la costa maggiormente antropizzata. Su 1,5 milioni di marchigiani, quasi il 70% vive sulla costa o a ridosso della costa. Dobbiamo fare i conti con questo. Ecco, forse l'espressione “farfallone” andava a dire: “Attenti”. Questo richiamo alla concretezza che faceva il collega Canafoglia è proprio questo, cioè dire… e non pongo una questione sulle tipologie. Quanto la nostra intensa attività di pesca è compatibile con le aree protette? Quanto la nostra intensa attività balneare? Quanto i tanti fiumi? Quanto le aziende che stanno a ridosso della costa sono compatibili con…? Allora, la concretezza parte da questo, diciamo, abbiamo la possibilità di fare le aree… non siamo la Sardegna con 850 chilometri di costa e antropizzazione zero, tolte Cagliari e Oristano e pochissime altre località di mare. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Antonini.
Andrea Maria ANTONINI. Grazie, Presidente. Intanto ringrazio il Capogruppo Marinelli per avermi ceduto la parola e, ovviamente, come Gruppo Lega votiamo contro la proposta dell'ordine del giorno. Volevo solamente aggiungere un concetto a quanto detto poc'anzi, che la questione, diciamo, turistica di trasformare un'area marina che possa diventare… cioè istituire un'area marina, una riserva marina che possa diventare anche un attrattore turistico nell’area di cui abbiamo discusso, onestamente non avrebbe grande senso, per un semplice motivo: il turismo nella riviera meridionale della nostra regione esiste. Il problema, e qui mi ricollego anche al Consigliere Canafoglia, se vogliamo cercare di implementare e far ancora di più vivere questi territori di turismo, semmai, cerchiamo di qualificare… come già tra l'altro la Giunta Acquaroli ha fatto e sta facendo, ricordo, nella scorsa legislatura, le importanti risorse per la riqualificazione degli alberghi, degli hotel… quindi cerchiamo, semmai, di riqualificare, dare qualità, valore a quello che abbiamo. Perché non abbiamo bisogno di un turismo di Area Marina Protetta, ripeto, perché c'è già un turismo che va e funziona da solo; ha solo bisogno di servizi migliori, ha solo bisogno di alberghi più moderni, ha bisogno, magari, di un raccordo ulteriore con l'interno, fondamentale per creare poi delle offerte turistiche veramente competitive per un territorio che merita. Quindi niente contro le riserve marine protette, però, in questa fascia di regione, onestamente, è un qualcosa che non porta utilità a nulla. Ripeto, non ci sono specie faunistiche o floristiche che hanno particolari esigenze e c'è, invece, un litorale che ha bisogno di nuovi interventi, come la Regione in parte sta facendo. Tra l'altro, ho i miei dubbi - guardavo prima il collega Assenti che è di San Benedetto - che il Comune di San Benedetto continui ad aderire alla proposta del Parco Marino. Quindi, alla fine, rimarrebbe solo il Comune di Grottammare, dove, tra l'altro, so bene che ci sono anche all'interno della maggioranza e del Comune posizioni molto diverse rispetto alla richiesta di istituzione del Parco Marino. Grazie.
PRESIDENTE. Proposta di ordine del giorno. La pongo in votazione
(L’Assemblea legislativa regionale non approva)
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Molto brevemente, perché non vorrei aver dato l'impressione, e se l'ho data me ne scuso, di non aver apprezzato il lavoro che hanno fatto gli uffici. Perché, comunque, questo programma, questo Piano Quinquennale si basa su un approfondimento serio, su un valore ricognitivo della situazione ben strutturato. Manca, a mio avviso, quel salto di qualità e, quindi, non è un'occasione completamente colta. Avrebbe potuto avere ambizioni maggiori e, per quanto si sia consapevoli che l'istituzione di nuove aree protette, di nuovi parchi, comporti inevitabilmente costi gestionali, non possiamo pensare che ci si fermi, che una programmazione, che una visione si fermi inesorabilmente davanti alla questione della carenza di risorse. Altrimenti rimarremmo immobili. È bene che queste risorse vengano cercate, ma è bene avere anche delle ambizioni, avere una prospettiva che consenta anche di muoversi attraverso passi, attraverso programmazioni di medio periodo, programmazioni che… non significa necessariamente avviare l'istituzione immediata di nuovi parchi, significa, però, andare a individuare delle priorità, avviare istruttorie, valutare fabbisogni e costruire gradualmente le condizioni necessarie affinché queste scelte possano maturare. Sono questi i limiti che incontra il Piano Quinquennale che noi oggi andiamo a votare. Ma ritengo anche che una bocciatura del Piano non sia comprensibile e, per quanto ritengo che la maggioranza abbia peccato di superficialità - lo dico senza alcun tipo di livore politico - nel respingere in blocco tutti gli emendamenti… non pensavo che potessero essere votati tutti, però alcuni di quegli emendamenti sicuramente avrebbero rappresentato un miglioramento e avrebbero avuto la possibilità di rafforzare lo strumento del Piano Quinquennale. Quindi, per quanto mi riguarda, la dichiarazione di voto sarà orientata ad una astensione, con l'auspicio che questo Piano Quinquennale sia un primo timido passo e che quelle ambizioni che abbiamo cercato di rappresentare con gli emendamenti che sono stati, in modo succinto, illustrati da me, non vengano smarrite, proprio a tutela ambientale del nostro territorio nell'ambito di una visione diversa che abbiamo della nostra regione, della qualità della vita e delle comunità che, in questa regione, anche nelle zone più difficili, vivono. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Caporossi.
Michele CAPOROSSI. Grazie, Presidente. Nella Commissione Governo del territorio, nella Terza Commissione, abbiamo ascoltato in audizione rappresentanti dei Parchi, delle Riserve naturali, di Legambiente, del WWF, di Italia Nostra, del Club Alpino Italiano e tutti gli stakeholder, insomma, in qualche maniera interessati. Da questo è venuto fuori un quadro molto critico e molto preoccupante. Fondi insufficienti - l'abbiamo detto a lungo -, difficoltà organizzative e gestionali, di fatto l'impossibilità di manutenere e tutelare sentieri e boschi, di effettuare in modo costante e non sporadico controlli a salvaguardia dello straordinario patrimonio ambientale della nostra regione. Ci hanno riferito che, a volte, mancano anche i soldi per la benzina. Una situazione di grande precarietà che richiede non il solito compitino, ma un intervento radicale, una vera e propria riforma. Credo siano necessarie azioni decise e concrete per salvaguardare la bellezza delle Marche, renderla sempre più attrattiva per quel turismo lento e di qualità, molto ricercato e decisivo anche a livello occupazionale, se non vogliamo fermarci all'apparenza e agli spot elettorali, ma vogliamo creare futuro per i giovani che, altrimenti, continueranno a lasciare la nostra regione e anche la nostra Italia. Mi rendo conto che le risorse della Regione Marche non sono infinite. Comunque è sempre una questione di scelte e di priorità e la tutela dell'ambiente, della natura e, quindi, della salute di tutti noi è una priorità e un buon governo non può ignorarla. Se, come è stato promesso dal Governo, il Parco del Conero verrà inserito in una gestione finanziaria nazionale, si possono liberare subito fondi da distribuire agli altri Parchi e Riserve. Che tempi ci sono? Si tratta di promesse oppure di un progetto reale? Restano questi interrogativi rispetto ai quali noi apriamo un credito nei confronti di chi governa in questo momento, ma staremo attenti ad osservare se ci sono delle soluzioni concrete. Gestione amministrativa, tecnica e logistica di tutti gli enti, che, a nostro parere, va unificata. Perché non creare un centro servizi condivisi, come ente di servizio che faccia in modo che ciascuno di questi proceda con la liquidazione delle fatture, con il fatto di fare lo strumento di bilancio, di fare le paghe per i dipendenti e così via, con un dispendio di energie pazzesco? Perché tutto ciò, viste le dimensioni e una massa critica limitatissima di persone, potrebbe essere svolto in un unico ufficio con tre computer che si occupano, attraverso un semplice applicativo, di fare tutte queste cose insieme. E anche sulla governance occorre avviare una riflessione seria e coraggiosa. Una riforma del sistema delle aree protette che può rafforzare l'organizzazione va ricercata con coraggio, partendo dalle sollecitazioni che arrivano da chi agisce nel territorio, da chi ogni giorno fa il massimo, ma si trova a combattere a mani nude, perché senza risorse non può andare avanti. Ora, queste questioni, che sono quelle di come mettere a terra ciò che c'è all'interno del piano, noi pensiamo che debbano essere assolutamente risolte molto presto con un piano di attuazione. E un'altra questione: le aree protette non sono, per loro natura, un simulacro, che a tutti i costi devono essere mantenute in nome di una qualche impostazione ideologica di fondo, sono una delle questioni fondamentali nella costruzione di quello che oggi è un cambio di paradigma che, ormai, a livello mondiale, dopo la pandemia, si è affermato, che è la parola One Health, una sola salute, rispetto alla quale noi siamo molto indietro perché scimmiottiamo, vanno di moda queste cose in un certo momento, poi ce le scordiamo il giorno dopo. È ora che One Health diventi il centro della programmazione. In One Health non c'è solo la tutela dell'ambiente, c'è esattamente la possibilità di uno sviluppo alternativo anche a quello che era il modello marchigiano tradizionale. Non andare più appresso a una manifattura che non può reggersi, andare appresso a un modello nel quale, per esempio, la condizione di fondo che questa regione ha già, che è la qualità della vita, possa essere al centro della programmazione e al centro di uno sviluppo, rispetto al quale, però, occorre un piano strategico generale, un piano strategico a 30 anni. Non finiremo mai di affermare che senza questo tutto il resto non si inquadra se non in piccole pillole di…
PRESIDENTE. Proposta di atto amministrativo n. 12. La pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Marcozzi.
Jessica MARCOZZI. Grazie, Presidente. Chiedo l'anticipazione dell’esame della proposta di legge n. 61, prima della proposta di legge n. 46.
PRESIDENTE. Anticipazione della proposta di legge n. 61. La pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Proposta di legge n. 61
ad iniziativa della Giunta regionale
“Variazione generale al bilancio di previsione 2026/2028 ai sensi del comma 1 dell’articolo 51 del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 - (1° provvedimento)”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di legge n. 61 della Giunta regionale.
La discussione generale è aperta, ha la parola la relatrice di maggioranza Consigliera Marcozzi.
Jessica MARCOZZI. Grazie, Presidente. Questa proposta di legge che ha carattere di urgenza “Variazione generale al bilancio di previsione 2026/2028” è finalizzata ad appostare risorse a favore del trasporto pubblico locale per l'importo complessivo di 7.510.000 euro nell'annualità 2026. Perché questo? Perché viene riconosciuto un conguaglio in base ai dati ISTAT e all'inflazione, in questo caso alla data del 31 dicembre 2025. Quindi, di fatto, questo è un atto che si ripete ogni anno dal 2023. La variazione prevede, quindi, un incremento di 7.510.000 euro per due tipi di trasporto locale, il trasporto extraurbano e quello urbano. Per quanto riguarda il trasporto extraurbano: riguarda i contratti diretti tra le società di trasporto e la Regione Marche. È un cofinanziamento per 5.837.000 euro. Mentre per quanto riguarda il trasporto urbano, il cofinanziamento ai Comuni per le linee locali ammonta a 1.672.000 euro. Voglio, però, puntualizzare che nel triennio 2026-2028 le cose cambieranno, perché nel 2026 sono stati aggiornati i corrispettivi, quindi l'anno prossimo noi avremo una variazione nettamente inferiore a quella che andiamo a votare oggi di 7.510.000 euro. Allora, questi 7.510.000 euro come vengono coperti? La copertura della manovra è assicurata per euro 4.680.000 mediante applicazione di avanzo vincolato e per 2.830.000 euro mediante rimodulazioni di spesa già autorizzata nel bilancio iniziale, cioè 2026-2028. Con riferimento, quindi, alla rimodulazione di spesa, le strutture regionali competenti hanno segnalato l'eccedenza degli stanziamenti rispetto al fabbisogno effettivo al 31 dicembre 2026, anche in considerazione delle modifiche del cronoprogramma di alcuni interventi. Quindi viene finanziato il trasporto pubblico locale per 7.510.000 euro con avanzo vincolato, cioè avente ad oggetto il trasporto pubblico locale per 4.680.000, risorse statali accumulate, accertate degli anni precedenti al 2026 ricavabili dai depositi di bilancio di cui al rendiconto 2025. E c'è la rimodulazione della spesa pari a euro 2.830.000, di cui 574.000 euro è una rimodulazione della spesa per quanto riguarda la Protezione Civile con slittamento delle cifre dal 2026 al 2028, 200.000 euro rimodulazione dei programmi per lo sviluppo rurale con slittamento delle cifre dal 2026 al 2028. Poi c'è la riduzione delle spese di funzionamento per 887.000 euro, di cui la rimodulazione dal 2026 al 2028 di 400.000 euro di spese informatiche, il resto la riduzione secca della revisione di spesa rispetto al previsionale. Per quanto riguarda gli articoli, sono cinque e andiamo ad analizzarli. L'articolo 1 autorizza le variazioni alle autorizzazioni di spesa della Tabella A “Elenco delle spese autorizzate con il bilancio 2026/2028 quantificate annualmente con legge di approvazione di bilancio”, allegata alla legge regionale n. 26 del 2025, della Tabella E “Autorizzazioni di spesa” e della Tabella D2 “Cofinanziamenti regionali a programmi comunitari”, allegate alla legge regionale n. 25 del 2025, evidenziate all'Allegato 1. L'articolo 2 autorizza le variazioni complessive allo stato di previsione delle entrate e della spesa del bilancio di previsione 2026-2028, riportate negli Allegati 2 e 3. Quindi la disposizione approva con questo articolo le variazioni allo stato di previsione dell'entrata, Allegato 2, e della spesa, Allegato 3, richieste dalle strutture regionali competenti. La manovra complessiva ammonta sempre ad euro 7.510.000 e riguarda interventi iscritti a carico della Missione 10 - Trasporti e diritto alla mobilità, Programma 2 - Trasporto pubblico locale. A riguardo, la struttura regionale richiedente la proposta di legge ha specificato che la stessa è finalizzata ad appostare risorse a favore del trasporto pubblico locale per un importo complessivo di euro 7.510.000 e riveste carattere di urgenza. Questo importo complessivo, sempre secondo l'articolo 2, viene coperto, in parte, con l'utilizzo di avanzo vincolato e, in parte, attraverso rimodulazioni di spesa già autorizzata a bilancio iniziale 2026. Relativamente alle rimodulazioni di spesa, le strutture regionali competente hanno segnalato che, a seguito delle verifiche effettuate e tenendo conto delle modifiche del cronoprogramma di alcuni interventi, gli stanziamenti risultavano eccedenti rispetto al fabbisogno effettivo a tutto il 31 dicembre 2026. L’articolo 3 attesta la copertura finanziaria, specificando che è garantita dallo stato di variazione delle entrate, dall’iscrizione dell’avanzo vincolato e dalla riduzione di precedenti autorizzazioni di spesa. L'articolo 4 approva gli allegati a questa legge e l'articolo 5 dichiara l'urgenza.
Mi auguro che, così come è avvenuto in Commissione, in cui questa proposta è stata votata all'unanimità, anche in quest'Aula si possa ripetere la stessa votazione. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola la relatrice di minoranza Consigliera Vitri.
Michela VITRI. Grazie, Presidente. La proposta di variazione di bilancio che oggi esaminiamo ha una finalità molto precisa: reperire e destinare risorse al trasporto pubblico locale, oltre 7,5 milioni di euro, per la precisione, che sono state reperite in modo diverso. La parte più consistente deriva dall'applicazione di avanzi vincolati, per circa 4.660.000 euro, risorse che possono essere legittimamente destinate al trasporto pubblico locale. Poi c'è una restante quota di 2.830.000 euro che viene, invece, recuperata attraverso una rimodulazione del bilancio regionale di previsione. Vengono spostati, al 2028, 800.000 euro destinati alla Missione 16, Agricoltura, politiche agroalimentari e pesca, relativi al cofinanziamento regionale del Programma di sviluppo rurale 2023-2027. Vengono inoltre riallocati 574.000 euro destinati alle attività di soccorso civile. A queste operazioni si aggiungono, però, anche dei veri e propri tagli, 40.000 euro sulla Missione Istruzione e diritto allo studio, relativi alla manutenzione di un applicativo. Da quanto, poi, dedotto in Commissione, si tratta di un taglio per interventi al sistema informatico scolastico. Altri 50.000 euro sono tagliati sugli studi di prefattibilità per la difesa del suolo. E, poi, la parte più consistente di tagli, invece, è quella relativa a contributi straordinari all'ENAC, sono 423.000 euro destinati a compensare gli oneri di servizio pubblico per i voli di continuità territoriale. Anche su questo ho voluto approfondire e, in particolare, si tratta di contributi che sarebbero serviti per il volo Ancona-Napoli, un volo che è stato annullato e che può anche essere uno dei tanti simboli del fallimento programmatorio sulla gestione dell'aeroporto. Ma questo è un altro tema. Si tratta comunque di scelte che richiedevano chiarimenti, su cui abbiamo avuto approfondimenti doverosi, e valutazioni puntuali, che abbiamo richiesto nelle sedi opportune. Oggi, però, il punto centrale è un altro: questa manovra interviene per sostenere il sistema del trasporto pubblico locale, un servizio essenziale per i cittadini, per i lavoratori e per gli studenti. Su questo voglio essere molto chiara. Noi riteniamo giusto e necessario destinare queste risorse al trasporto pubblico locale. Da anni il settore vive una situazione di crescente difficoltà. A livello nazionale e, in maniera ancora più marcata, nella nostra regione, si è registrata una progressiva insufficienza delle risorse disponibili rispetto all'aumento dei costi sostenuti dalle aziende. Le principali associazioni nazionali del settore, ANAV e ASSTRA, denunciavano già fino al 2024 un fabbisogno aggiuntivo di circa 800 milioni di euro sul Fondo Nazionale Trasporti. Nel frattempo sono aumentati ulteriormente i costi dell'energia, dei carburanti, dei materiali, del lavoro, mentre i ricavi da traffico non sono sempre tornati ai livelli precedenti alla pandemia. Nel 2025 e nel 2026 la situazione è ulteriormente peggiorata. Le tensioni internazionali e gli effetti della crisi geopolitica sui costi energetici e della mobilità stanno producendo conseguenze che ancora oggi non sono del tutto quantificabili. Ma nelle Marche esiste anche un problema specifico e storico. La nostra Regione continua a essere tra quelle più penalizzate nella ripartizione del Fondo Nazionale Trasporti. Il criterio storico che ancora incide in modo determinante nella spartizione delle risorse assegna alle Marche una quota inferiore rispetto al peso demografico della nostra regione. Questo significa meno risorse disponibili per garantire servizi essenziali ai cittadini e agli studenti. È un deficit che il sistema regionale del trasporto pubblico si porta dietro, purtroppo, da anni e che anche la filiera, la nota filiera Acquaroli e Governo Meloni, non è riuscita a recuperare. Negli ultimi sei anni, in particolare, quello che era uno degli obiettivi della Giunta Acquaroli, il riequilibrio della quota del fondo nazionale a favore della nostra Regione, non è stato centrato. La filiera, anche qui, ha fallito clamorosamente. A maggior ragione occorre trovare sul bilancio della Regione tutte le risorse possibili. Anzi, a dire il vero, questa era una misura che consideravamo inevitabile. Lo avevamo già messo in evidenza chiaramente anche durante la discussione del bilancio di previsione, circa sei mesi fa: le risorse stanziate non sarebbero state sufficienti e sarebbe stato necessario assolutamente intervenire con ulteriori finanziamenti. Oggi con questa variazione di bilancio il Presidente Acquaroli e tutta la Giunta ci stanno dando ragione. E vorrei aggiungere un elemento che considero fondamentale. Perché il punto è semplice: senza adeguati trasferimenti, il sistema del trasporto pubblico locale non regge e non reggerà. Le risorse che oggi vengono stanziate non rappresentano una scelta discrezionale della Giunta Acquaroli, né una particolare concessione alle Aziende del settore. Come ha illustrato in Commissione anche il Dirigente del Dipartimento Infrastrutture e territorio, la Regione è tenuta, sottolineo, è tenuta, in base ai contratti di servizio vigenti, a coprire gli squilibri economico-finanziari della gestione del servizio, sia per il trasporto urbano sia per quello extraurbano. Quindi non lo dico io, l'ha detto il Dirigente del Dipartimento Infrastrutture e territorio. Questa non è una gentile concessione, ma è una manovra doverosa da parte della Giunta. Si tratta dunque di un obbligo che deriva dai contratti vigenti e dalle norme vigenti. Vero, come pure dicevano i tecnici in Commissione, il riequilibrio si può raggiungere anche tagliando servizi. E questa manovra taglia in minima parte alcuni servizi, come ho già specificato ed elencato nel dettaglio in apertura. Vigileremo, quindi, anche su questo e ci troveremo fermamente contro ad altri eventuali tagli. Nelle Marche, quindi, le risorse aggiuntive saranno con questa manovra: per i servizi urbani 1.672.000 euro più IVA, per i servizi extraurbani 5.307.000 euro più IVA. Se vogliamo fare poi una distinzione per provincia, arrotondando alle migliaia, cosa che ritengo utile anche a chi lavora nei nostri territori, vedremo che alla provincia di Pesaro e Urbino andranno 346.000 euro per i trasporti urbani, quindi quasi nulla, 1.508.000 euro per il trasporto extraurbano, alla provincia di Ancona, più del doppio di quella di Pesaro per gli urbani, 794.000 euro e 1.317.000 euro per gli extraurbani. Quindi, in questo caso, Ancona avrà di più per gli urbani e meno per gli extraurbani. Alla provincia di Macerata, invece, 234.000 euro per i trasporti urbani, 1.227.000 euro per i trasporti extraurbani. La provincia di Fermo, 96.000 euro per i trasporti urbani, 516.000 euro per i trasporti extraurbani e, infine, la provincia di Ascoli Piceno, 202.000 euro per il trasporto urbano e 793.000 euro per i trasporti extraurbani. Accogliamo, comunque, positivamente questa variazione, ma diciamo anche con chiarezza che il problema non si esaurisce con questo provvedimento. Anzi, queste risorse servono anche a coprire esigenze maturate nel 2025, le vediamo nel bilancio di previsione già che abbiamo votato 2026-2028, che sono previste per corrispettivi nel 2026, ma non abbiamo alcuna ragione, comunque, di ritenere che queste risorse siano sufficienti negli anni a venire, specie in una situazione complessa come quella che oggi viviamo a partire dalla guerra in Medio Oriente che sta causando gravi rincari nei costi dell'energia. Finché non verrà affrontata la questione sul sottofinanziamento nazionale, infatti, come ho già evidenziato, e finché le Marche continueranno a ricevere una quota di Fondo Nazionale Trasporti inferiore a quella che sarebbe equa rispetto ai bisogni del territorio e della popolazione, ci troveremo periodicamente di fronte allo stesso problema. Voteremo favorevolmente questa misura per grande senso di responsabilità, perché la chiediamo da tempo, perché lo abbiamo già detto in discussione del bilancio di previsione, perché è quello che noi chiedevamo, quando voi ancora non avevate nemmeno capito l'emergenza. Ma chiediamo alla Giunta Acquaroli di affrontare la questione con maggiore programmazione e con maggiore forza politica nei confronti del Governo nazionale. Questo lo ribadisco e spero che, poi, il Presidente Acquaroli possa riascoltare il mio intervento, visto che adesso è al telefono. Lo ribadisco, questa questione va affrontata con maggior forza nei confronti del Governo nazionale. Avevate promesso un riequilibrio del fondo e noi ci aspettiamo che venga fatto. Dopo sei anni speriamo non ci sia più da aspettare, perché il trasporto pubblico locale non può continuare a essere gestito attraverso interventi emergenziali come questo e successivi aggiustamenti di bilancio come voteremo oggi. Resta il fatto che le risorse saranno comunque insufficienti e queste di oggi le consideriamo solo un anticipo di quanto occorrerà di nuovo impegnare nel bilancio della Regione. Grazie.
Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi
PRESIDENTE. Adesso iniziamo con la discussione.
Ha la parola il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. È stato già detto sia dalla relatrice di maggioranza che di minoranza che questa è una variazione di bilancio che ha ad oggetto più o meno 7,5 milioni da destinare al trasporto pubblico locale, di cui 4.680.000 euro derivanti dall'applicazione degli avanzi vincolati, 2.830.000 euro recuperati attraverso una rimodulazione del bilancio regionale di previsione. Aveva, quindi, ragione la Capogruppo del Partito Democratico, Valeria Mancinelli, che ha sempre sostenuto, anche pubblicamente, che le risorse per il trasporto pubblico locale, anche quelle stanziate in più nel bilancio di previsione 2026-2028 fossero insufficienti. Lo provano i bilanci degli anni precedenti, i rendiconti raccontano di risorse costantemente rimpinguate per ristorare le Aziende di trasporto pubblico e lo squilibrio derivante dal costante aumento dei costi, sia che i fondi venissero dallo Stato, sia da altro. E noi siamo consapevoli anche delle difficoltà che derivano dal riparto del Fondo Nazionale. Ero Assessore al bilancio e, purtroppo, la Regione Marche era sempre penalizzata, quindi, viene da lontano. Questo Governo regionale - è stato ricordato - oramai sono sei anni che si è insediato e sono quasi cinque anni che c'è un Governo nazionale di riferimento, la cosiddetta filiera. Quindi sarebbe ora che si facesse valere questa vicinanza per riequilibrare a favore della Regione Marche intorno ad un settore strategico quale quello del Trasporto Pubblico Locale. La variazione certifica di nuovo queste difficoltà. Sono 7 milioni in più sul bilancio 2026-2028, ma stanziati nell'annualità 2026 per il Trasporto Pubblico Locale. Attiene ai ristori 2025 avvenuti dopo la verifica dell'inflazione, ma, ripeto, queste necessità di adeguamento, Consigliera Marcozzi, erano note, dovevano essere note in occasione del varo del bilancio di previsione. Quindi, avevamo ragione quando si denunciava in quest’Aula l’insufficienza dei fondi e si chiedeva con la mozione n.10, a prima firma della Consigliera Mancinelli e sottoscritta da tutti i Gruppi di opposizione, di impegnare il Presidente e la Giunta regionale: a prevedere in sede di bilancio di previsione 2026-2028 un aumento stabile e strutturale del corrispettivo chilometrico riconosciuto ai gestori del TPL che, per essere degnamente adeguato, dovrà prevedere l'impegno di spese ulteriori per almeno 9 milioni di euro anno, e a procedere, previa negoziazione con le Aziende titolari della gestione del servizio, alla modifica degli atti contrattuali che attualmente regolano il rapporto di affidamento. E voglio ricordarlo, quella mozione era del novembre ed è stato ricordato oggi in quest'Aula che l'adeguamento del TPL non è un atto discrezionale della Giunta, è un obbligo, diciamo, contrattuale. Si osservava in quella sede che nel bilancio 2026-2028 si stanziavano circa 96 milioni nel 2026 nella voce riguardante il trasporto pubblico a fronte di quanto impegnato da rendiconto precedente 2025 pari a 113 milioni di euro. Che ci sia una palese evidenza della necessità di maggiori risorse lo dicono i dati di bilancio ed il confronto con quello degli anni precedenti. Ed è davvero singolare che, appunto, in sede di approvazione del bilancio 2026-2028 nello scorso dicembre, la Giunta non fosse a conoscenza della necessità di adeguare i corrispettivi all'inflazione, visti anche gli atti adottati da lì a pochi mesi. Diciamolo chiaro, non c'erano le risorse e, quindi, si è fatta un'alchimia contabile sapendo che poi si sarebbe rinviato ad una variazione successiva, com'è stata. Quindi, semplicemente sul bilancio di previsione intenzionalmente non è stato stimato che nel 2026 andavano anche i conguagli del 2025, e di qui le risorse sottostimate, mentre lo si è fatto rendendo necessaria una variazione di bilancio di previsione 2026-2028 che rimpingua i rispettivi capitoli. Questo dimostra di come vi siano, negli atti di bilancio ed anche in questa variazione, interventi che costituiscono un mero esercizio contabile con alchimie numeriche nell'assenza di una minima capacità di programmazione per un settore che, invece, ne ha disperata necessità. E quello che è più grave è l'aver preso per 2/3 le risorse dell'applicazione dell'avanzo vincolato e per 1/3 attraverso la riduzione di capitoli di spesa su settori altrettanto strategici, agricoltura, soccorso civile, istruzione e diritto allo studio, difesa del suolo, contributi ENAC per compensare oneri di servizio pubblico per i voli di continuità territoriale. E non è vero che gli uffici hanno detto che non sarebbero state spese, semplicemente sono state spese in avanti e da lì la relativa programmazione. Questo comprova che lo stesso bilancio di previsione 2026-2028 è carente di qualsiasi respiro programmatico in tutti i settori di intervento e traspare evidente di come si perseguano le politiche di bilancio con l'obiettivo di mantenere l'equilibrio formale dei conti, che è sicuramente necessario, ma che deve dispiegarsi all'interno di un respiro programmatico e politico delle competenze regionali che devono essere garantite e realizzate proprio attraverso il bilancio. Poi sono necessarie alcune osservazioni di carattere generale in riferimento a questa variazione. Con la legge al nostro esame si apportano variazioni al bilancio non altrimenti attuabili con provvedimenti amministrativi di Giunta, con i quali si possono autorizzare le sole variazioni del documento tecnico di accompagnamento e le variazioni del bilancio di previsione riguardanti le specifiche fattispecie di cui all'articolo 5, comma 2, le lettere a), b), c), d), e), f) e g). Sono queste ultime le cosiddette variazioni di bilancio tecniche e gestionali che possono essere autorizzate dalla Giunta, a differenza dell'odierna variazione che deve essere assunta e disposta per legge, perché è - anzi dovrebbe essere - un atto politico e programmatico diretto a realizzare il programma di Governo ed invece piegato ad esigenze tecniche. Questa è una variazione che non ha nulla di politico e di programmatico, come viene ammesso nella relazione illustrativa alla proposta di legge, laddove si afferma che essa è necessitata dall'esigenza di “appostare al bilancio vigente - leggo testualmente - le variazioni richieste dal Dipartimento Infrastrutture e Territorio e da altre strutture organizzative regionali competenti”. E ci è stato detto qui, però, che lo stesso Direttore ha detto in Commissione che non erano opzionabili queste risorse. Quindi è un fatto tecnico. Questa è una sorta di legge provvedimento per dare risorse al Trasporto Pubblico Locale che noi stessi abbiamo da tempo sollecitato. Per questo, personalmente non ho alcuna difficoltà a votare favorevolmente ad un atto tecnico, cosa che mai avrei fatto dinanzi ad un atto politico di una vera variazione di bilancio. Non ci avrei pensato minimamente. Non ci sono risorse aggiuntive, infatti, ma solo rimodulazioni, spostamenti agli esercizi successivi e le solite alchimie contabili. Anzi, si tolgono risorse a settori strategici per darle, appunto, al TPL, questo è giusto, ma senza peraltro alcuna programmazione. Neanche in questa occasione ci sono interventi seri e doverosi per dare le necessarie risposte al nostro sistema economico, produttivo, sociale e del lavoro alle prese con una crisi che morde e non demorde, aggravata dalle crisi internazionali e dalle guerre. Ci saremmo aspettati un aggiornamento e una rivisitazione del Documento di Economia e Finanza Regionale, coerente con il programma di Governo declinato in quest'Aula dal Presidente, che doveva prevedere una variazione che potesse dare effettività a quell'atto di programmazione. Invece, questa è una variazione dove non c'è anima, non c'è strategia, non c'è visione, non c'è nulla di coerente con le linee di mandato. Non solo, come rilevato dal CREL, il provvedimento non prevede specifici impegni, obiettivi e meccanismi di monitoraggio nei confronti delle Aziende esercenti il servizio di Trasporto Pubblico Locale, finalizzati a garantire un miglioramento dell'efficacia, dell'efficienza e della qualità del servizio reso all'utenza, in coerenza con la rilevante funzione sociale che il Trasporto Pubblico Locale svolge a favore della collettività. Sostanzialmente ci dice il CREL che si naviga a vista. Si naviga a vista senza neanche sapere la rotta. Lo dice il CREL. In sostanza in questa variazione, ancora una volta, ci sono soltanto i famosi “conti in ordine”, che, però, dovrebbero costituire il mezzo e non il fine delle politiche di bilancio. E questo non è. Quindi noi voteremo favorevolmente, perché è giusto, necessario e doveroso. Non è discrezionale dare risorse al trasporto pubblico locale, però, queste risorse, appunto perché non sono opzionabili, dovevano essere postate nel bilancio di previsione 2026-2028 che noi abbiamo esaminato ed approvato a dicembre. Perché, lo dico alla Presidente della Commissione, ma lei lo sa bene, questo attiene alla credibilità stessa e all'affidabilità del bilancio, perché si sapeva, ve l'avevamo detto noi, tra l'altro, con una mozione nel novembre, che il trasporto pubblico aveva bisogno di ulteriori risorse e, quindi, andavano messe anche a fini programmatori in quel bilancio di previsione. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Baldelli.
Francesco BALDELLI. Grazie, Presidente. Il mio vuole essere un ringraziamento all'Aula come Assessore ai Trasporti. È chiaro che nella discussione tra i relatori, anche nell'ultimo intervento del Consigliere Cesetti, ci sono sfumature diverse. Non può essere diversamente in democrazia, in un confronto corretto tra maggioranza ed opposizione. Ma ringrazio sia i relatori che i Consiglieri che sono intervenuti perché, effettivamente, condivido alcuni dei temi che anche nell'ultimo intervento sono stati presentati. Ovviamente non posso condividere alcune argomentazioni che non sono proprio in linea con quanto realmente è accaduto non solo negli ultimi 5 anni, ma direi negli ultimi 15 anni nella materia del trasporto pubblico locale. Innanzitutto abbiamo portato l'investimento complessivo nel trasporto di questa regione, tra ferro e gomma, a circa 210 milioni di euro. Quindi vorrei ringraziare anche la minoranza, in questo caso, per il voto favorevole a questa proposta di legge presentata dalla collega Pantaloni in Commissione. Perché con questa manovra non è vero che ci sono dei tagli. Con questa manovra c'è una rimodulazione di risorse che non erano state spese e che non sarebbero state spese e vengono trasferite nel diritto alla mobilità dei cittadini marchigiani che, come vedo, convince tutta la nostra Assemblea legislativa. Quindi stiamo facendo una buona operazione. E perché facciamo questa operazione? Questa operazione la facciamo perché negli anni trascorsi, ho dato l'indicazione di circa 15 anni, mai erano stati adeguati realmente i corrispettivi chilometrici per il triennio successivo 2026-2027-2028. E, addirittura, la manovra che oggi noi facciamo, la facciamo in largo anticipo rispetto agli assestamenti di bilancio, dove veniva inserito l'adeguamento ISTAT per essere più generici sui costi di produzione dei trasporti di questa Regione, che solitamente, sia con la nostra Giunta sia con le Giunte precedenti, slittavano dopo il periodo festivo. E proprio per la consapevolezza del Presidente Acquaroli, di questa Assemblea legislativa e, ovviamente, della Giunta presieduta dal Presidente Francesco Acquaroli, che si è fatta un'altra operazione. Con il bilancio 2026-2027-2028 abbiamo adeguato i corrispettivi, quindi non guarderemo più al passato, come stiamo facendo anche oggi, andando ad adeguare all'indice ISTAT l'aumento dei costi di produzione per gli anni passati. Ma abbiamo già previsto, per le nostre aziende e per il diritto alla mobilità dei nostri concittadini, che il triennio, l'unico che possiamo coprire, è già coperto a prescindere, quindi, possono programmare il diritto alla mobilità dei marchigiani contando su 7,5 milioni di risorse in più ogni anno, che fanno ben 30 milioni di euro in un quadriennio con la manovra che stiamo approvando oggi. Il che significa che noi abbiamo investito 30 milioni di euro in più delle risorse dei marchigiani nel diritto alla mobilità dei marchigiani, senza tagliare un euro su altri servizi e su altre attività che la Regione Marche ritiene primarie, in primis la sanità e il sociale. È chiaro che facendo questa operazione, Consigliere Vitri, noi facciamo qualche cosa in più. Lei prima diceva: “Non aumentiamo le risorse che destiniamo tra Governo e Regione Marche al trasporto pubblico”. Non è così. Le spiego il perché. Perché non solo la Regione Marche ha portato a circa il 30% di compartecipazione, rispetto ai trasferimenti nazionali, la propria quota di partecipazione al trasporto pubblico su ferro e su gomma, portandola in percentuale a poter paragonare la nostra Regione alle grandi Regioni che investono nel trasporto pubblico locale, ma in un emendamento approvato dal Parlamento nazionale la Regione Marche ha cristallizzato 8 milioni in più di trasferimenti nazionali rispetto al mero esercizio di trasferimenti dei fondi inderogabili che lo Stato deve darci. Siamo passati quest'anno dai 105 milioni, rispetto a quei tagli che lei enunciava, a 113 milioni circa di trasferimento dei fondi statali. Quindi lo Stato ha fatto un passaggio in più per Regioni come le Marche, attribuendoci, indipendentemente dalla volontà delle Regioni che non trovavano l'accordo nella ripartizione dei fondi… perché non è il Governo, non è il Ministero, ma sono le Regioni che all'unanimità stabiliscono i criteri per la ripartizione dei fondi tra Regioni. E come lei capirà bene, l'Emilia-Romagna, che è sopra di noi nella ripartizione del proprio fondo, non cederà mai un euro ad un'altra Regione, svantaggiando la propria comunità locale. Quindi, se non c'è questa solidarietà fra Regioni, è chiaro che la Regione Marche rimarrà sempre ultima nei trasferimenti statali. Ma il Governo, conscio di questo, ha approvato un emendamento dei Parlamentari marchigiani per finanziare con 8 milioni in più il fondo che verrà trasferito alla nostra Regione rispetto ai 105 milioni di media che dovrebbe ricevere come garanzia minima il trasporto marchigiano. Quindi il Governo ha dato maggiori risorse, la Giunta regionale ha messo maggiori risorse nei propri capitoli sul trasporto. E se voi chiedevate questa misura da tempo, io direi, Consigliere Vitri, che l'avreste dovuta adottare quando governavate questa Regione. Invece l'ha adottata, cambiando il sistema di finanziamento, la Giunta presieduta dal Presidente Acquaroli. Quindi oggi non si aggiungono risorse che sono già state aggiunte nel trasporto pubblico locale, ma si fa soltanto il conguaglio ISTAT ai costi di produzione del 2025 che, guarda caso, quando governavate voi in questa Regione si faceva ad ottobre di ogni anno. Noi lo facciamo a giugno. Perché? Perché siamo consapevoli di una congiuntura internazionale particolarmente difficile, quindi, non facciamo attendere i tempi della Giunta regionale o dell'Assemblea legislativa per l'assestamento, ma l'Assemblea legislativa, giustamente, all'unanimità, prende atto di questa situazione e accoglie le istanze della Giunta regionale e anticipa una parte della manovra di assestamento per la copertura dell'adeguamento ISTAT sul trasporto a giugno invece che ad ottobre. Quindi non è come dice il Capogruppo Mancinelli, con la quale ovviamente non interloquisco qui perché oggi è assente, che non abbiamo accolto un'istanza che era stata presentata a suo tempo dallo stesso Gruppo di minoranza. Stiamo parlando di altro. Stiamo parlando dell'adeguamento ISTAT che anche voi facevate ad ottobre. Noi lo facciamo a giugno. Perché? Perché vogliamo essere molto più veloci e rapidi nella risposta alle esigenze di trasporto dei marchigiani. Con questo, comunque, al di là delle sfumature, credo che siamo tutti d'accordo in questa Assemblea legislativa nel potenziare fortemente, anche in previsione delle nuove scadenze che ci aspettano, il diritto al trasporto dei cittadini marchigiani senza distinzione tra nord e sud della regione, senza distinzione tra costa ed entroterra, senza distinzione tra grandi e piccoli centri. Grazie, Consiglieri, e buon lavoro.
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Articolo 1. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 2. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 3. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 4. Ha la parola, per dichiarazione di voto, la Consigliera Vitri.
Micaela VITRI. Grazie, Presidente. L'articolo 4 è quello relativo a tutte le variazioni, alle autorizzazioni di spesa con i relativi allegati e, anche se, come espresso in precedenza, voteremo a favore rispetto a questo intervento per il Trasporto Pubblico Locale, non possiamo esimerci, per dovere di correttezza, di chiarezza e di trasparenza, di dal commentare quanto ha detto poco fa l'Assessore Baldelli. Questo è un conguaglio, lo ha detto lui stesso. Nella mia relazione, avevo riferito anche quello che ci ha detto il Dirigente del Dipartimento Infrastrutture e territorio in Commissione, che è praticamente una manovra prevista dalle norme, quindi doverosa. Ma se lei ritiene di aver fatto così tanto per il trasporto pubblico locale, come le spiega tutte le proteste degli ultimi mesi, da Conerobus in poi? Fossi in lei, oggi sinceramente avrei preferito tacere piuttosto che venire qui a sbandierare ai quattro venti… autoincensandosi di ciò che avete fatto sul trasporto pubblico locale, perché le proteste le abbiamo viste tutti, quindi, secondo me, avrebbe fatto più bella figura ad evitare un intervento del genere. In ogni caso, quanto alle variazioni e, in particolare, alle coperture della spesa, non è neanche vero ciò che ha detto, che non ci saranno tagli, perché nella mia relazione ho evidenziato quali sono i tagli. Non si tratta solo di trasferimento al 2028 di alcune somme, in particolare quelle del Piano di Sviluppo rurale, quelle per la Protezione Civile, ma, come ho messo in evidenza, ci sono anche alcuni tagli, minimi rispetto al bilancio della Regione, ma ci sono: sistema informatico scolastico, meno 40.000 euro che non riavremo; 50.000 euro per studi di prefattibilità per la difesa del suolo, non so se li rimetterete; 423.000 euro ad ENAC e questo, forse, potrebbe essere anche un taglio comprensibile, perché erano un contributo per un volo annullato, un volo che avete previsto in maniera superficiale, inadatta, non lo so, lo chiedo al Presidente Acquaroli, un volo per Napoli che non c'è stato, quindi, giustamente, avete recuperato questi 423.000 euro di contributo ad ENAC. E poi c'erano 200.000 euro della Missione 16 - Agricoltura che, invece, come ho già anticipato, vengono spostati e, quindi, non tagliati. Però non è vero ciò che ha detto, che non ci saranno tagli. Per cui, con grande senso di responsabilità, comprendendo che questa manovra è prevista dalle norme e avendo richiesto già da mesi interventi per il TPL, voteremo a favore, ma non possiamo far finta di nulla…
PRESIDENTE. Ha la parola, per fatto personale, l’Assessore Baldelli.
Francesco BALDELLI. Grazie, Presidente. Guardi, Presidente, le chiedo solo un minuto per fatto personale, non faccio un altro intervento.
PRESIDENTE. Qual è il fatto personale, Assessore?
Francesco BALDELLI. C'è stato detto che mentiamo e allora, siccome non è nostra abitudine mentire, specificare il fatto che non mentiamo. Allora, si è detto che la Giunta Acquaroli si autoincensa. Queste sono le associazioni pubbliche e private del trasporto pubblico: “Le associazioni di categoria ASSTRA e ANAV accolgono con favore l'intervenuta variazione di bilancio della Giunta regionale che rende disponibili 7.500.000 euro, un provvedimento auspicato dalle associazioni del settore per poter dare piena attuazione a quanto già predisposto dalla stessa Giunta al fine di assicurare risorse strutturali e stabili al trasporto pubblico locale. L'atto fa seguito anche a quello delle settimane scorse con cui la Giunta regionale ha istituito e regolamentato il cosiddetto trasporto a chiamata per i servizi urbani e predisposto la proroga al 31 dicembre 2027 dei contratti di servizio in scadenza il 30 settembre 2023. ASSTRA e ANAV Marche, pertanto, ringraziano il Presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, per il concreto impegno mostrato per il settore del trasporto pubblico locale”. In più vorrei aggiungere che, se si parla di tagli per 400.000 euro risparmiati su un volo che verrà effettuato tra qualche settimana o qualche mese, non abbiamo speso, significa che non si comprende che cosa significhi un taglio o una valorizzazione delle risorse. Mi taccio qui perché non c'è ulteriore necessità di chiarimenti, perché chi vuol comprendere comprenda. Ma credo che la nostra opposizione abbia ben compreso, tanto che questo voto all'unanimità dimostra la serietà di questa Assemblea legislativa. Grazie comunque, Consigliere Vitri, perché abbiamo chiarito, ci siamo confrontati e stiamo facendo il bene del trasporto e delle nostre comunità, senza alcun spirito offensivo nei confronti del suo intervento. Grazie.
PRESIDENTE. Articolo 4. Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Articolo 5 (Dichiarazione d’urgenza). Lo pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva a maggioranza assoluta dei suoi componenti)
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Marconi.
Luca MARCONI. Grazie, Presidente. Voglio sottolineare la solennità di questo momento, Consigliere Cesetti, ho rimesso pure la giacca, perché, poi, c'è il Presidente e ci tengo a dire questa cosa. La prima è che noi, caro Assessore, abbiamo un deficit ventennale sui trasporti e questo non è il frutto di una casualità, è frutto di una scelta, che, in parte, ho pure condiviso, perché quel 2,6% che spetta alle Marche può andare un po' di più in sanità e un po' di meno da qualche altra parte. E questo è un gioco che fra le Regioni veniva fatto, non so se continua, quindi, è frutto di questo. C'è da recuperare questo gap e oggi è uno dei tanti passaggi che dovremmo fare per recuperarlo, perché poi il trasporto pubblico locale necessiterà sempre di più di interventi e di presenza, perché invecchiamo, siamo una regione anziana, si gira meno in macchina, quindi, avremo necessità.
La seconda è tutta sul Presidente Acquaroli e sull'Assessore al bilancio. Qui c'era una tradizione, caro Presidente, anche questa pluridecennale, che in occasione dell'approvazione del bilancio a ottobre, novembre, dicembre, in occasione della prima variazione di bilancio, in occasione della seconda variazione di bilancio, assestamento, da parte della maggioranza, ma anche della minoranza, erano legittimamente presentati e concordati emendamenti da parte dei Consiglieri. Per ben due volte questa nuova maggioranza non l'ha fatto e lo dico con grande soddisfazione, non l'ha fatto, perché tutta questa maggioranza, sia in occasione del bilancio, sia in questa occasione, ha fatto una scelta per l'interesse generale, ha fatto una scelta coraggiosa sulle cose che servono, senza alimentare Tabelle C, Tabelle E, Tabelle… o quello che sia. Ha fatto una scelta politica. E, quindi, siamo contenti che questa scelta politica sia condivisa anche dalla minoranza, ma ci tenevo a sottolinearlo per farci, qualche volta, un po' di complimenti. Grazie.
PRESIDENTE. Proposta di legge n. 61. La pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva
La seduta è tolta.
La seduta termina alle ore 15:10.