Resoconto della seduta n.29 del 28/07/2026
SEDUTA N. 29 DEL 28 LUGLIO 2026
La seduta inizia alle ore 10:55
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE Buongiorno a tutti. Dichiaro aperta la seduta dell’Assemblea legislativa regionale n 29 del 28 luglio 2026.
Do per letti i processi verbali delle sedute nn. 27 e 28 rispettivamente del 7 e 21 luglio 2026, i quali, ove non vi siano opposizioni, si intendono approvati ai sensi del comma 4 dell'articolo 53 del Regolamento interno. Richiamo, inoltre, ai sensi del comma 5 dello stesso articolo l'attenzione di tutti i Consiglieri sulle comunicazioni distribuite con cui porto a conoscenza dell'Assemblea quanto espressamente previsto dal Regolamento interno.
Iscrizione al punto 01, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento interno, della proposta di atto amministrativo n. 5, ad iniziativa della Giunta regionale, concernente: “Piano regionale di gestione dei rifiuti. Aggiornamento del Piano approvato con deliberazione dell'Assemblea legislativa del14 aprile 2015 n. 128”. La pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva a maggioranza assoluta dei votanti)
Proposta di atto amministrativo n. 5
ad iniziativa della Giunta regionale
“Piano regionale di gestione dei rifiuti. Aggiornamento del Piano approvato con deliberazione dell'Assemblea legislativa del14 aprile 2015 n. 128”
(Discussione generale e votazione)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di atto amministrativo n. 5 della Giunta regionale.
La discussione generale è aperta, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Marconi.
Luca MARCONI. Grazie, Presidente. Colleghi Consiglieri, mi corre l'obbligo, in apertura, di formulare i migliori auguri di buon compleanno al nostro Assessore. Avrà come regalo finale il voto unanime dell'Aula? Non lo so. Quindi niente regalo per l'Assessore Consoli.
Unitamente a questo, colleghi, i ringraziamenti per questo atto che è stato estremamente complesso. A titolo di testimonianza, porto una piccola parte, che i membri di Commissione avranno già visto, delle 1.350 pagine del piano, che eroicamente nessuno ha letto per intero, ma che sicuramente abbiamo voluto approfondire in moltissimi aspetti.
Ringrazio innanzitutto per il lavoro che si è svolto all'interno della Commissione, lavoro a volte faticoso, anche con qualche significativa tensione, e tutti quelli che sono arrivati in audizione. Abbiamo avuto, tra febbraio e marzo, anche due sedute a settimana per ascoltare un numero significativo di soggetti, circa una ventina.
Nessuno è stato escluso da questo processo. Anche piccoli comitati di natura locale hanno trovato ascolto presso la Commissione e credo che tutti noi abbiamo fatto tesoro di questa prima parte dell'esperienza, fino alla discussione vera e propria e all'approvazione finale che, come dirò, ha contemplato la presenza di due emendamenti significativi e di uno di natura tecnica.
Sempre sul piano dei ringraziamenti, non possiamo non ricordare chi ci ha assistito in questo percorso di più di sei mesi e quindi il Dirigente del Settore fonti energetiche, rifiuti cave e miniere, la Segretaria della III Commissione e tutti i loro collaboratori, sia della Giunta che del Consiglio.
Un lungo iter che significa che siamo di fronte a un atto con una valenza, non voglio dire storica, ma che esce sicuramente dalla cronaca e che segna, dal 2015 a oggi, un passaggio fondamentale, con scelte fondamentali. Alcune sono completamente autonome, per esempio quella sulle distanze, altre, invece, sono scelte che vengono, in qualche maniera, non dico imposte, ma canalizzate sia dalla legislazione nazionale che da quella europea.
Per quanto riguarda i due emendamenti presentati, tratto immediatamente di questo e non di altro, uno in modo particolare, quello presentato in Commissione e quindi già approvato, sono già compresi nel testo che avete. L'emendamento che riguarda l'abbassamento delle distanze da 1.500 a 1.000 metri per la realizzazione di discariche tradizionali comporta una valutazione VAS. Quindi, da un punto di vista squisitamente procedurale, ma lo dirà meglio sicuramente l'Assessore Consoli, questo comporta un prolungamento, almeno per solo questo aspetto. Assessore, credo di aver capito bene: per questo solo aspetto il piano, se approvato oggi, sarà operativo in ogni sua parte, esclusa quella delle distanze, che va soggetta a VAS, quindi sarà riesaminata secondo quanto l'emendamento oggi, proposta ufficiale, prevede, e cioè quattro mesi di tempo. Praticamente da oggi alla fine di novembre. Nel mese di dicembre potremmo essere nella condizione di arrivare all'approvazione completa e definitiva del piano.
L'altro emendamento, che pure è stato accolto, riguarda il prolungamento dal 31 dicembre 2026 al 31 dicembre 2027 della possibilità del conferimento in discarica di rifiuti speciali fino alla cifra del 50%. Poi c'è una cosa strana che riguarda il conferimento fino a giugno 2028, ma questo lo lascio alla più opportuna e competente spiegazione dell'Assessore Consoli.
Vado rapidamente ai pareri. Anche qui siamo nella parte istituzionale. Abbiamo ricevuto il parere del CAL senza osservazioni, quindi parere favorevole senza osservazioni. Il parere del CREL è anch'esso senza osservazioni, ma con una raccomandazione che riguarda la questione del 50% e la questione relativa alle distanze, perché possa essere sistemata quanto prima. Ma l'abbiamo spiegata e le categorie interessate hanno già, in quella sede, espresso il loro parere.
C'è stata poi una discussione a latere che è stata introdotta prevalentemente dai Consiglieri di minoranza, che sicuramente ricorderanno, e che riguarda la situazione attuale delle discariche. Ovviamente non era e non è una competenza della Regione, perché le discariche sono a tutti gli effetti competenza delle ATA provinciali, però è una preoccupazione che era stata manifestata.
Noi della maggioranza, colleghi, lo ricorderete, abbiamo accolto questa preoccupazione, perché è evidente che la previsione nel piano della realizzazione di un termovalorizzatore da circa 350-370.000 tonnellate comporterà dei tempi necessariamente lunghi. In assenza di discariche, sia con l'ampliamento delle esistenti - come il piano stesso prevede e impone come prima scelta - sia se fosse necessaria la creazione di altre discariche, queste devono avere ancora una logica provinciale.
Questo abbiamo detto e questo abbiamo consacrato, almeno sul piano politico, come impegno assoluto. La prima provincia che ha questo tipo di preoccupazione è Macerata. Io ho risposto in Commissione riguardo a questo. Quindi portiamo all'attenzione dell'Aula, alla luce del sole, tutto quello che è emerso in quella sede.
È evidente che la previsione che noi abbiamo messo in campo dell'ATA regionale, che avrà anche la responsabilità delle collocazioni e dell'individuazione dei siti di smaltimento, di trasformazione o di incenerimento, non può essere un alibi perché ogni provincia, da qui alla sistemazione definitiva del termovalorizzatore, sia esentata dalla responsabilità di individuare delle discariche. Perché non ci sia un carico eccessivo nei confronti di alcune province e un alleggerimento totale su altre. Sul presupposto ovvio, che penso non ci sia bisogno di ricordarlo, che nessuno vuole discariche. Quindi, con questo piano, dopo troppi anni, a nostro punto di vedere, arriviamo alla soluzione.
Per quanto riguarda il contenuto, credo che il pilastro di tutto il piano, a parte tante analisi e tante previsioni che danno contezza e significato alle scelte che vengono fatte e che non arrivano da un piano ideologico … Sono rimasto molto meravigliato di questo piano e capisco sempre più, e lo dico con un certo rammarico, quanto la cosiddetta scelta politica si riduca a pochissime cose. Perché le legislazioni superiori alla nostra, almeno sul piano istituzionale, che citavo prima, cioè lo Stato e l'Europa, ma anche le necessità tecniche, come questa modifica delle distanze che impone una valutazione ambientale, ci dicono che la possibilità di scelta a volte si riduce a ben poca cosa.
Certo, possiamo anche in questa sede rifiutare il piano nella sua interezza. Potevamo emendare la previsione del termovalorizzatore e non metterla. Queste sono scelte fondamentali. Ma il piano da cui si parte, il ragionamento tecnico da cui si parte, a mio punto di vedere, è talmente legato al buon senso e alla necessità politica che ci impone scelte evidenti.
Ho detto prima che la scelta del termovalorizzatore è stata rinviata per troppo tempo. Ma parto da un altro argomento, che invece ci vede tutti concordi, almeno dalle discussioni fatte: la linea del riuso e del riciclaggio.
Su questa strada tutte le Regioni italiane e le Marche in primis, non ultime in termini di percentuali di risultati raggiunti, stanno lavorando in quella direzione. Ma questa soluzione, lo dico a chi in maniera eroica difende queste posizioni, che saranno rappresentante anche in quest’Aula, non può essere la soluzione finale.
Se l'Europa, all'interno della quale abbiamo una maggioranza che vede componenti ambientaliste di primissimo livello e di primissimi numeri, dice che la chiusura del ciclo debba avvenire con un termovalorizzatore, evidentemente ha preso atto del fatto che la discarica è la cosa più brutta che possiamo tenere in piedi e che va adottata una nuova soluzione, che non può essere il riciclo e il riuso alla fine del ciclo. Questo è inimmaginabile. Chiunque sostenga una cosa di questo genere o è un grande romantico, o è un illuso, o è una persona in malafede. Se adesso siamo al 45% nelle Marche, raggiungere il 90% che l'Europa ci impone, cioè quasi annullare quasi completamente lo smaltimento dei rifiuti in discarica o in inceneritore, mi sembra una pura illusione.
Lo stesso piano, che in questa parte è stato scritto evidentemente da tecnici, parla del riuso in termini del 3%. L'ipotesi del riuso ci farebbe guadagnare il 3% e sul 72% di riciclato, abbiamo come riscontro un 45% di rifiuto non utilizzato. Quindi abbiamo sempre e comunque, anche all'interno del riciclato, una percentuale estremamente significativa, pari quasi alla metà dell'intera massa dei rifiuti raccolti, penso soprattutto alla plastica, che deve essere comunque conferita in discarica o in termovalorizzatore. Questo perché non tutta la plastica che raccogliamo, anzi solo una parte minoritaria, può essere effettivamente riciclata. Forse va un po' meglio per la carta, sicuramente per il vetro, ma tante altre cose subiscono questo tipo di situazione.
C'è un dato che emerge sempre poco, ma è la grande preoccupazione di tutto il mondo produttivo e direi anche del sindacato: gli enormi costi di smaltimento dei rifiuti speciali. Solo per dare dei numeri: se noi abbiamo una massa ipotizzabile di circa 780-800.000 tonnellate di rifiuti solidi urbani, abbiamo dall'altra parte una massa di 3.200.000 tonnellate di rifiuti speciali.
Su questo dato l'Assessore ha più volte confermato l'inesattezza della parte relativa agli inerti, che è fortemente condizionata dallo smaltimento delle macerie del terremoto, che è circa la metà dell'intera parte dei rifiuti speciali, circa 1.600.000 tonnellate. Mentre il dato sui rifiuti speciali ordinari, quelli che riguardano tutte le attività produttive, compresi anche i fanghi derivanti dalla depurazione, è reale: 1.600.000 tonnellate. Questo 1.600.000 nella nostra previsione troverà accoglienza nelle discariche ordinarie, passando dal 50% al 30%, pur con questo ammortizzatore di un anno e mezzo che abbiamo creato per dare la possibilità alle attività produttive di organizzarsi.
Questo grido di dolore che viene da Confindustria, CNA, Confartigianato, Confcommercio, Confcooperative, Coldiretti – spero di non aver dimenticato nessuno - è stato unanime. La loro rappresentazione del problema è stata unanime, cosa che mi ha molto sorpreso, perché organizzazioni diverse fra loro, anche con impostazioni e valutazioni politiche differenti, ci hanno detto: “Signori, dateci il termovalorizzatore. Dateci uno strumento che ci metta nelle condizioni di risparmiare oggettivamente, perché nei costi di produzione il costo dello smaltimento dei rifiuti, che rappresenta oggi una componente sempre più significativa, deve essere eliminato.
La stessa preoccupazione è naturalmente venuta dai Comuni e dalle Province. Oggi la tensione è su Macerata, fra qualche mese sarà su Ascoli Piceno, poi magari su Pesaro, molto meno su Ancona, che ha una discarica ancora enormemente capiente e con possibilità di ampliamento, non so Fermo, ma e la stessa preoccupazione l'abbiamo lì, perché ogni volta che si mette in moto un processo per l'individuazione di una discarica è il finimondo. Su questo poi giocano anche speculazioni incredibili, da parte di chi non vuole il termovalorizzatore, ma non vuole neanche le discariche. Ovunque le si voglia posizionare, c'è sempre qualche problema su cui begare.
Chiudo dicendo che, relativamente al riciclo e al riuso, è giunta proprio ieri una disposizione della Commissione europea relativa agli elettrodomestici, che sono una fonte incredibile di rifiuto speciale e anche pericoloso. Dice una cosa che a me ha sorpreso molto: “Dobbiamo educare i cittadini europei, soprattutto dobbiamo impegnare le aziende produttrici alla riparazione piuttosto che alla rottamazione”, anche se nel passato qualche Governo si è inventato la rottamazione di questa roba. Dobbiamo far funzionare le nostre macchine il più a lungo possibile. Facciamo lavorare gli artigiani.
La cosa mi ha sorpreso perché è nelle nostre corde di marchigiani. Noi siamo frutto di una cultura contadina e non di una cultura consumistico-capitalistica che ha fatto dell'organizzazione della casa colonica agricola il migliore strumento di riciclo e di riuso. Noi veniamo da una storia in cui nulla si butta, tutto viene risparmiato. C'è una nuova cultura, e mi fa piacere che su questa nuova cultura ci troviamo tutti d'accordo, che dice: “Attenzione, educhiamo i nostri giovani a questa attenzione”.
Non parliamo dello spreco di cibo che finisce nell'umido, non parliamo dello spreco della plastica, non parliamo dello spreco di tante altre cose che potrebbero essere benissimo eliminate.
Nella vecchia casa colonica dei nostri nonni, per quanto mi riguarda anche dei miei genitori, questo non succedeva, perché nulla veniva buttato: dalla produzione alimentare fino agli attrezzi che venivano utilizzati.
Va bene tutto ciò, ma non si può dire che un termovalorizzatore, anche se è stato detto, di 380.000 tonnellate non sia necessario per le Marche. I numeri li avete: 800.000 tonnellate di rifiuti solidi urbani, 1.600.000 tonnellate di rifiuti speciali. Per cui, anche con il termovalorizzatore, noi saremo in condizione di gestire, cioè di inviare a incenerimento, solo una piccola parte dei rifiuti speciali.
Mi auguro che l'Assessore, su questo, mi smentisca e dica: “No, ne serve uno più piccolo”. Io, da questi numeri, dico che ne potrebbe servire anche uno più grande, ma l'idea che non debba servire mi lascia molto perplesso. Non so da quale ragionamento si parta quando anche in Commissione abbiamo ascoltato cose di questo tipo.
Credo che, molto serenamente, la maggioranza abbia assunto tutte queste indicazioni. Molto serenamente e con molta attenzione abbiamo ascoltato tutti quelli che hanno avuto cose da dire su questo argomento.
Lo dico ai colleghi della maggioranza: la stragrande maggioranza degli auditi, anzi la totalità degli auditi…, fatta eccezione per il mondo ambientalista e per le associazioni ambientaliste, che giustamente hanno richiamato la necessità del riuso e del riciclo dicendo: «Il termovalorizzatore potrebbe essere sostituito da questo», forse sì, con la cultura contadina che torna, forse fra cent'anni. Nel frattempo, con il 3% di recupero e riuso previsto da questo piano, impiegheremo un secolo ad avere un riuso completo e comunque non l'avremo mai.
Ormai la filosofia è semplice: tutti d'accordo su riuso e riciclo, divisi probabilmente sull'ipotesi di avere le discariche e il termovalorizzatore. Noi siamo per il termovalorizzatore e siamo per chiudere tutte le discariche esistenti. Grazie.
Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi
PRESIDENTE. Ha la parola la relatrice di minoranza Consigliera Mancinelli.
Valeria MANCINELLI. Grazie, Presidente. Questo piano arriva in ritardo. L'ha detto anche il Consigliere Marconi.
La legge nazionale prevede che i piani di gestione dei rifiuti siano aggiornati ogni sei anni. Il precedente piano era stato approvato nel 2015 e, dunque, quel piano andava aggiornato e il nuovo piano adottato nel 2021. Siamo nel 2026, quindi il ritardo è di cinque anni.
È un piano non solo che arriva in ritardo, tant'è che buona parte dei dati che lì sono riportati…, e colgo subito l'occasione per dire che dal punto di vista tecnico il piano è apprezzabile, è uno strumento tecnicamente apprezzabile. Quello che manca è la politica e la capacità di governo, ma adesso ci arrivo.
È un piano orfano della politica, cioè delle scelte, quelle vere, non quelle finte, Consigliere Marconi, delle scelte e delle relative assunzioni di responsabilità. È un piano fatto dagli uffici, tecnicamente al massimo livello, quando manca la politica intesa in questo senso, e cioè l'esercizio della funzione di governo.
Manca la politica, in compenso abbonda la propaganda. Dopo la legge, la finta legge anti kebab, adesso siamo al piano del finto termovalorizzatore. E dirò perché.
Il piano rappresenta bene le criticità. Fa un'analisi chiara, precisa e anche impietosa delle criticità e della mancanza dell'impiantistica. A parte l'astronave, il termovalorizzatore, manca l'impiantistica intermedia, quella che serve appunto per un efficace sistema di riciclo e di riutilizzo. Dichiara e accerta lo squilibrio sul piano territoriale, dicendo chiarissimamente la realtà. Una realtà del centro nord della regione, delle due province di Ancona e Pesaro, per la quale la fase transitoria durerà dieci anni, se va bene, nella quale sarà ancora possibile conferire in discarica per quanto riguarda gli urbani senza il limite del 10% previsto al 2035. Poi ci sono le altre tre province, in particolar modo la provincia di Macerata, invece deficitarie. Quindi c'è un'analisi chiara.
C'è l'analisi chiara sul rallentamento della progressione della raccolta differenziata. Si dichiara, con i dati alla mano, che nel decennio 2011-2021 c'è stato un incremento significativo, quasi un raddoppio della percentuale della raccolta differenziata sul piano della quantità, c’è stato poi un rallentamento e sostanzialmente una stabilizzazione.
L'analisi è chiara. Quella che manca è l'indicazione, non accademica, non da seminario universitario o da convegno di esperti, delle azioni che la Regione intende mettere in campo per superare quelle criticità e per riuscire a raggiungere gli obiettivi che pure il piano si dà. Perché il piano, come ricordava il Consigliere Marconi, non può che ripetere, ma lì è un copia e incolla, appunto. Non è che ci sia un grande esercizio di capacità di governo, c'è la capacità del copia e incolla.
Gli obiettivi vincolanti che la normativa europea dà sono quelli di arrivare al 65% non di raccolta differenziata, ma di riciclo e riuso, il che significa una raccolta differenziata lorda, diciamo così, molto più alta. Oggi il rapporto è 72-48%: 72% di raccolta differenziata, 48% di effettivo riciclo e riuso. Gli obiettivi li indica, ma non indica concretamente nessuna delle azioni che possono rendere quegli obiettivi, anche quelli assunti dal piano, credibili e realistici.
Per quanto riguarda le carenze impiantistiche, indica la carenza di impianti per l'ulteriore differenziazione e riciclo, ma non indica né progetti né risorse da attivare in tal senso. Macroscopica è la questione delle discariche. Ora, è pacifico che, al di là che arrivi o non arrivi l'astronave, cioè il termovalorizzatore, ancora per molti anni, sicuramente fino al 2035 e in parte anche dopo, le discariche saranno necessarie.
Il piano fotografa una situazione e dice che se non si realizzeranno le discariche, che si debbono ancora realizzare in provincia di Macerata e non solo, arriveremo a saturazione di quelle esistenti, in particolare di quelle della provincia di Ancona e della provincia di Pesaro, nel giro di quattro-cinque anni. E segnala la necessità di togliere al sistema produttivo la possibilità di conferire gli speciali assimilabili agli urbani nelle discariche previste per gli urbani, riducendo questa percentuale dal 50% al 30%, praticamente dimezzandola. E questo succederà dal 1° gennaio 2028, cioè domani. La diminuzione della possibilità per i produttivi di conferire nelle discariche per gli urbani deriva esattamente da fatto che l'insufficienza degli impianti di discarica in metà regione non è stata ad oggi colmata e non viene colmata.
Dice il Consigliere Marconi: "Ma la localizzazione e la realizzazione degli impianti spetta alle ATA provinciali". Vero. Ma spetta alla Regione, non perché lo diciamo noi, ma perché lo dice la legge, la vigilanza sull'adempimento da parte degli organismi delegati, diciamo così, alla realizzazione del piano. Sennò non è un piano, è peggio delle grida manzoniane. Peggio.
Dunque, alla Regione spettava e spetta vigilare e, dopo aver vigilato, prendere le iniziative che può e deve prendere. Nel caso specifico – questo tema nel passato ha riguardato anche altri territori - l'emergenza riguarda la provincia di Macerata, dove ci sono dieci anni di immobilismo, come spiegherà meglio il Consigliere Catena. Su questo chiediamo che la Regione…, anche dopo la lettera-denuncia del Dirigente del Settore rifiuti della Regione, di circa un mese e mezzo fa, che dichiara che la “delibera ultima approvata dall'ATA, che rovescia totalmente i criteri e le priorità definiti dall'Università Politecnica delle Marche per la localizzazione della discarica pianificata dal piano d'ambito, in difformità rispetto alle conclusioni dello studio localizzativo, quindi, non coerente con i criteri definiti dal piano regionale di gestione dei rifiuti, così come declinati nel vigente piano d’ambito; non appare inoltre chiaro se il provvedimento si ponga in linea con le premesse della VAS”.
Dopo questa giusta e sacrosanta rilevazione degli uffici, ci aspettiamo che la politica faccia la politica e che chi esercita funzioni di governo faccia la sua parte con la nomina di un commissario ad acta. Perché la Regione non è spettatrice su questa questione.
Dicevo, macroscopica la questione delle discariche: denuncia la non autosufficienza ma poi il piano si arrende a questa situazione. Certo, i tecnici non potevano fare altro. Spettava a voi, a chi governa, fare altro e assumere scelte vere.
Poi, sul termovalorizzatore, o meglio sul "finto termovalorizzatore", tornerò.
Si denuncia, ed è vero, come è emerso con forza nelle audizioni, la difficoltà delle ATA provinciali, così come sono state costituite e hanno iniziato a funzionare, nel realizzare nei tempi dovuti e con l'efficacia necessaria il processo di governo della gestione dei rifiuti. Anche qui si rileva il problema, ma non si dà alcuna soluzione.
Poiché per modificare gli organismi che gestiscono la filiera del piano rifiuti serve una legge regionale, e la vecchia legge era quella che istituiva le ATA provinciali, una volta rilevato il problema bisognava e bisogna, presentare una proposta di legge che lo affronti. Lo diciamo da sei mesi: se il piano rifiuti non affronta il nodo della governance della gestione del servizio, che può essere affrontato solo con una legge, non risolverà nessuna delle criticità scritte qui. Invece si denuncia il problema e non si appronta alcuna soluzione. Sono sei mesi che in Commissione ci dite che la Giunta è pronta a presentare la proposta di legge, la presentasse.
Anche perché il piano prevede dichiaratamente di mantenere le ATA provinciali così come sono oggi, con il livello di inefficienza che hanno dimostrato, e, udite udite, di aggiungere a queste un ulteriore ATO unico regionale di cui, a parte l'espressione geografica, non si sa nulla, non è scritto nel piano e non c'è neanche una proposta di legge che lo spieghi. Non si sa come sarà costituito, da chi sarà costituito, come deciderà, quando sarà costituito.
Anzi, dico di più, lo stesso piano, quello che avete votato in Giunta, recita: "Una volta approvato l'aggiornamento del piano regionale, per l'attuazione di buona parte delle previsioni ivi contenute, occorrerà attendere il completamento del piano d'ambito unico regionale, il quale a sua volta potrà avviare l'attività per la sua redazione solo quando sarà costituita l'autorità d'ambito unica regionale". La costituzione di questo nuovo soggetto, di cui non si sa assolutamente nulla, è stimata dallo stesso piano, molto ottimisticamente, in 24 mesi, cioè 2 anni, dall'approvazione del piano. Due anni per costituire un soggetto di cui non si sa nulla. Poi, quel soggetto dovrà fare il piano d'ambito unico regionale, nell'ambito del quale dovrà localizzare anche il finto termovalorizzatore.
C'è dunque un tema di governance della filiera di gestione? Certo che c'è. Ma questo piano non lo affronta minimamente e non è stata presentata, dopo sei mesi che lo chiediamo, neanche la proposta di legge per dire come lo volete affrontare.
C'è un tema di architettura istituzionale, certo, e della difficoltà di funzionamento delle ATA, ma c'è anche una responsabilità politica. Difficoltà si sono riscontrate in tutti i territori, non c'è dubbio, ma nella provincia di Macerata, dove avete non la maggioranza ma il dominio assoluto, la cosa è eclatante. È diventato uno scandalo regionale, con l'inerzia totale della Regione. Ripeto: commissariate l'ATA di Macerata.
In mancanza di altre scelte o di altre azioni concrete, il piano dice che bisogna fare la tariffa puntuale. Racconta tutti quegli strumenti, come farebbe un seminario universitario, elencando quali sono gli strumenti per migliorare la situazione. Ma non è questo che serve. Quello che serve sono decisioni della Regione che, per attuare gli obiettivi che scrive nel piano, deve dire quali investimenti, con quali risorse e con quale governance, che possa avere tempi decenti. Gli investimenti necessari, ad esempio, per arrivare alla tariffazione puntuale devono essere fatti, altrimenti questo è un documento accademico, non un atto di governo.
Dicevo che, in assenza di altre scelte, tutto viene demandato, la soluzione di tutto è la realizzazione dell'astronave, cioè del termovalorizzatore. Già sulla carta non è convincente. Non c'è un piano economico-finanziario significativo e sostenibile. Con quale impatto sulla tariffa?
È indubbio, Consigliere Marconi, che a chiusura del ciclo il riuso e il riciclo non possano coprire il 100% e che, quindi, sistemi di smaltimento, discariche o altre soluzioni, come il termovalorizzatore, siano ipotizzabili.
Il punto non è di principio o di discussione scientifica astratta. Il punto è che nelle Marche ha senso, oggi, sul piano ambientale ma anche economico, immaginare un investimento stimato in 370 milioni di euro a prezzi precedenti alla crisi energetica del 2021? Oggi, se va bene, sono 500 milioni di euro - su questo non c'è nessuna valutazione costi-benefici - oppure non sarebbe perfino più conveniente acquistare quel servizio altrove?
Veniamo ai tempi: due anni per la costituzione forse del nuovo soggetto che deve fare il piano d'ambito, poi il piano d'ambito, poi la localizzazione, poi la progettazione e siccome si dice – a parole - che sarà a controllo pubblico, bisogna rassicurare i cittadini, bene: qual è il soggetto pubblico o la società pubblica proposta per realizzare questa cosa? Fosse pure in project financing, ma con una partecipazione e un controllo pubblico. Con quali soldi?
Se fosse una scelta vera di governo e non una bandierina propagandistica, come la finta legge anti kebab, uno sarebbe venuto in Consiglio regionale proponendo già la localizzazione dell'impianto, con una scelta a livello regionale proprio perché l’impianto, si dice, ha una scala a livello regionale, l'indicazione del soggetto societario deputato a realizzarlo, le fonti di finanziamento e l'impatto sulla tariffa. Questa sarebbe stata una scelta vera e non una bandierina propagandistica.
La realtà è che, ammesso e non concesso che si segua l'iter qui previsto, prima di 15-18 anni dell'astronave non vedrete neanche le luci di posizione. Neanche le luci di posizione.
Nel frattempo, siccome tutto è demandato come soluzione a questa suggestione, non si mettono in campo le altre azioni, non si fanno le discariche necessarie e soprattutto non si investe ulteriormente sul ciclo della raccolta differenziata per aumentarne quantità e qualità. Non si fanno le cose che possono essere fatte oggi, non fra vent'anni. Quindi, ci troveremo tra qualche anno senza l'astronave, senza il termovalorizzatore e senza aver messo in campo altre possibili soluzioni.
Chiudo sul fabbisogno del sistema produttivo. Verissimo. Dico agli amici del sistema produttivo che vengono presi in giro, perché viene promessa l'astronave che, se va bene, ma scommetto la mia casa che non sarà così, arriverà forse tra quindici anni. Intanto, dal 1° gennaio 2028, siccome non sono stati in grado di fare la discarica in provincia di Macerata e in altri territori, le discariche per urbani, che oggi possono accogliere rifiuti speciali fino al 50%, potranno accogliere fino al 30%. Vi tolgono subito la possibilità di conferire in discarica quelli urbani e promettono l'astronave fra quindici anni, se va bene.Tutti i calcoli che ho fatto, e poi li riporterò in dichiarazione di voto, portano a tempi ben superiori ai quindici anni.
Ancora una volta, un'arma di distrazione di massa. Una discussione di principio, quasi fosse una questione filosofica o ideologica, termovalorizzatore sì o termovalorizzatore no, senza affrontare realmente e compiere le scelte che servono oggi per affrontare i problemi e per non trovarci in una situazione di emergenza.
Abbiamo presentato un ordine del giorno che poi illustreremo nella discussione, che fa altre proposte, quindi, non è un no di principio al termovalorizzatore, è una critica all'incapacità di governo e al fatto che ne fate oggetto di propaganda, ma non di una vera proposta per realizzarlo. Grazie.
PRESIDENTE. Chiedo ai gentili colleghi di prenotarsi.
Ha la parola la Consigliera Ruggeri
Marta RUGGERI. Grazie, Presidente. Ringrazio anche i relatori di quest'atto, in particolare la relatrice di minoranza, Capogruppo del PD Valeria Mancinelli.
Allora, come Movimento 5 Stelle, sapete che noi riteniamo la vostra visione della gestione dei rifiuti arretrata e miope e sono almeno due anni che, sui territori ma anche in quest'Aula, portiamo avanti le nostre battaglie, che però non sono servite a farvi cambiare idea. Tant'è che oggi ci troviamo proprio a discutere un aggiornamento del piano regionale di gestione dei rifiuti che, anziché guardare al futuro, all'economia circolare e alle direttive europee, compie un pericoloso balzo all'indietro.
La proposta dell'amministrazione regionale spinge nella direzione della termovalorizzazione, dell'incenerimento. Non c'è nient'altro in questo piano e l'ha detto molto bene la relatrice di minoranza.
È una scelta cieca dal punto di vista ambientale e anche antieconomica.
L'incenerimento non risolve il problema dei rifiuti, lo nasconde sotto la cenere, creando un'illusione pericolosa e soprattutto costosa per i cittadini marchigiani. Il messaggio diseducativo del "brucia e dimentica" è quello che passa da questo piano. Promuovere la combustione dei rifiuti invia un messaggio culturalmente devastante, soprattutto ai nostri giovani: "Produci pure rifiuti, tanto ci pensiamo noi a farli svanire bruciandoli". Questo approccio distrugge anni di sforzi sulla sensibilizzazione, la riduzione e la raccolta differenziata.
Poi c'è un altro aspetto, che è quello della mazzata economica: dalla costruzione dell'impianto, che abbiamo stimato in circa mezzo miliardo di euro, all'ETS europeo.
L'Unione europea ha tracciato una rotta chiarissima con il pacchetto "Fit for 55". La deroga che esentava gli inceneritori dal sistema ETS, cioè le emissioni di CO₂ degli impianti insalubri, sta finendo. Quindi bruciare rifiuti comporterà il pagamento di quote sulle emissioni di carbonio che, nel caso dell'inceneritore che avete ipotizzato di costruire nelle Marche, potrebbe equivalere a un costo aggiuntivo di oltre 20 milioni di euro all'anno. E chi pagherà questo ennesimo balzello fossile? I cittadini marchigiani, che vedranno aumentare ulteriormente le bollette della TARI.
E così, anziché prevenire ulteriori costi, quando l'Europa presenterà il conto, come da vostra abitudine vi scaglierete contro le sue istituzioni. Nessun Sindaco, e questo è un aspetto rilevante, lo vuole nel proprio Comune. La parabola del NIMBY di centrodestra.
Assistiamo alla solita ipocrisia politica. I Sindaci e le forze di maggioranza si dicono favorevoli agli inceneritori, ma a condizione che non vengano realizzati nei Comuni che amministrano. Ci sono una serie di articoli sulla stampa, ormai da anni, che riguardano la Lega di Macerata, che riguardano il sindaco di Fano, che riguardano il Consiglio comunale di Corinaldo. Sono pieni i giornali e i telegiornali di amministratori di centrodestra che si dicono favorevoli, ma non lo vogliono a casa propria. Nessun amministratore, infatti, a partire proprio dai vostri, è disposto ad accoglierlo sul proprio territorio.
Tant'è vero che non vi fidate nemmeno delle ATA provinciali, ormai a maggioranza sotto il vostro controllo politico, di fatto. Preferite un'ATA unica regionale, altrimenti non ne cavereste un ragno dal buco.
Questa ATA è una sovrastruttura utile solo a spersonalizzare la decisione, ad accentrare le scelte. È l'opposto dell'autonomia differenziata che tanto declamate ed evita che i singoli amministratori debbano metterci la faccia di fronte ai propri elettori. La dimostrazione palese è che questo impianto è sgradito persino a chi lo difende a parole. E quello che ha detto la collega che mi ha preceduto è proprio così.
Avete scelto, anche in questo caso, di affidare la scelta a una commissione tecnica. L'ATO non è altro che questo, per nascondere le responsabilità politiche che anche quest'oggi non volete prendere perché il centro della discussione di oggi doveva essere: dove lo volete realizzare?
Poi c'è un altro problema, che è il falso mito del recupero termico e del teleriscaldamento. Ci verrete di nuovo a dire, anzi qualcuno già lo ha detto, che l'inceneritore produce energia e calore. Ma il recupero del calore da incenerimento richiede reti di teleriscaldamento adiacenti ad agglomerati urbani ad alta densità. Tradotto: bisognerebbe costruire l'impianto a ridosso dei centri abitati. E chi è disposto a farlo? Credo nessuno.
Senza il recupero del calore, il rendimento energetico di un inceneritore crolla, rendendolo una cattedrale nel deserto, inefficiente e inquietante.
"Siamo quelli del no", ci dite sempre. Ma questa volta non lo potete assolutamente affermare, perché non ci limiteremo e non ci siamo limitati fino ad oggi a dire solo no. La nostra opposizione è un'opposizione costruttiva ed è fondata sui principi europei della gerarchia dei rifiuti. Questi sono i dettami sui quali avremmo chiesto di lavorare alla società che ha scritto il piano, a differenza vostra, che avete selezionato la stessa società che ha redatto il piano in Umbria a guida centrodestra e, guarda caso, anche in quel piano l'inceneritore era l'elemento cardine. Poi, fortunatamente, è cambiata l'amministrazione regionale e ha stoppato questa proposta.
Le nostre proposte quali sono? Naturalmente l'applicazione pervasiva della tariffa puntuale, la TARIP, che rappresenta una vera svolta. La vera svolta parte, per noi, dalla prevenzione e dalla riduzione alla fonte. Dobbiamo accompagnare, attraverso incentivi, tutti i Comuni marchigiani verso la tariffa puntuale: chi produce meno rifiuti e differenzia meglio paga meno. Questo è il vero incentivo virtuoso per cittadini e imprese.
Vedo che non ho tanto tempo e le cose da dire sono tante, quindi ho bisogno di tagliare un pochino il mio intervento. Semmai riprenderò alcuni concetti più avanti.
I dati dell'ISPRA dimostrano che l'introduzione della TARIP porta immediatamente la raccolta differenziata oltre l'80-85%. Meno indifferenziato significa azzerare la presunta necessità di inceneritori e diminuire il conferimento in discarica.
Il secondo punto che abbiamo condiviso è quello della necessità di impianti di separazione estrema e recupero di materia. Invece di bruciare il rifiuto indifferenziato residuo, dobbiamo investire in impiantistica pubblica avanzata di trattamento e selezione automatizzata, le cosiddette "fabbriche dei materiali". Separare in modo spinto l'indifferenziato permette di recuperare plastica, metallo, vetro, carta e altri residui.
Poi c'è anche un concetto che è quello della giustizia territoriale, che abbiamo condiviso, e su questo è stata molto chiara la Capogruppo del PD. Servono discariche pubbliche, a partire dalla provincia di Macerata, perché ogni provincia deve essere autosufficiente nella gestione dei propri rifiuti.
Da qui passiamo al tema del vostro recente emendamento sulla distanza per insediare nuove discariche. Chiedere di diminuire le distanze dai centri abitati per i nuovi insediamenti di discariche per rifiuti non pericolosi, dal nostro punto di vista, è un grave errore. Perché potrebbe risorgere dalle sue ceneri la questione di Riceci, semplicemente riproponendo un progetto pressoché analogo. Su questo mi preme ricordare che avete bocciato la nostra mozione del novembre 2022. Il progetto di Riceci fu depositato in Provincia nel marzo del 2023, quindi, con l'approvazione di quella mozione, avremmo potuto dare quantomeno da quest'Aula delle indicazioni.
Quella mozione chiedeva di aumentare la fascia di rispetto dai luoghi abitati prevista per l'insediamento di discariche o depositi di rifiuti speciali, pericolosi e non pericolosi, attualmente di 2.000 metri. Da qui siete passati a immaginare che dai 1.500 metri previsti nel piano, si possa addirittura arrivare a 1.000.
Poi c'è la spinosa questione dei rifiuti speciali. Tra questi, i rifiuti da costruzione e demolizione rappresentano la quota più rilevante e, da soli, come diceva il Consigliere Marconi, costituiscono circa il 50%. Come pensa la Giunta di gestire questo enorme flusso di materia? Con direttive ormai preistoriche, mai rese operative, come la deliberazione della Giunta regionale n. 2692 del 2000? Oppure bruciamo pure questi?
A giugno ho depositato una mozione, firmata da tutta l'opposizione, per il superamento di quella deliberazione e per l'adozione di nuove linee guida regionali autonome che recepiscano i criteri ambientali minimi e impongano target vincolanti di demolizione selettiva e recupero di materia, così come chiedono e denunciano le categorie economiche, come ANCE della provincia di Pesaro e Urbino.
Spero che, nel momento in cui andremo a discutere quella mozione, ci sia da parte della maggioranza attenzione e anche volontà di dialogare, visto che lo stesso Consigliere relatore di maggioranza ha posto l'attenzione su questo problema.
Secondo noi, e vado alle conclusioni, queste sono le strade da seguire e gli esempi virtuosi da replicare. Poiché l'intero piano sta in piedi solo ed esclusivamente in funzione dell'inceneritore, non aveva alcun senso per noi fare il gioco dei mille emendamenti di facciata, che sarebbero stati tutti bocciati come quelli presentati in passato.
Con la scelta di redigere l'ordine del giorno proponiamo un'idea di futuro articolata e completamente diversa, smontando alla radice l'unico reale pilastro della vostra proposta. Chiediamo alla Giunta di ritirare l'intera proposta e di ridisegnare il piano di gestione dei rifiuti, mettendolo in linea con i target europei per il 2030 e il 2035.
La transizione ecologica non si fa con il fuoco e i fumi degli inceneritori e scaricando i costi sulle bollette dei cittadini, ma con la riduzione, l'innovazione tecnologica nel recupero di materia e la responsabilità territoriale. I marchigiani meritano un futuro circolare, non un ritorno al passato. E anche se, come avete fatto in passato con ogni riforma importante, come quelle sanitarie, arriviamo a discutere il piano in piena estate, quando i cittadini sono distratti dalle ferie, sarà nostra cura informarli con ogni mezzo che abbiamo a disposizione. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Seri.
Massimo SERI. Grazie, Presidente. Il mio vuole essere un approccio pragmatico, non ideologico, che vuole guardare alla concretezza attraverso una vera strategia che tenga conto di valori, criteri e percorsi che portino a una soluzione, anche con la chiusura del ciclo dei rifiuti, ma no a scorciatoie e propaganda, ma a proposte che abbiano una vera applicabilità in tempi ragionevoli, che rispondano alle tempistiche dell'Unione europea e rispettino i cittadini, che rischiano aggravi. Aggravi che significano punizioni per le lentezze e le non scelte della politica. Una dimostrazione ce l'abbiamo anche in questi giorni con le tariffe TARI, che sono aumentate in tutte le province. Ma serve anche rispetto dell'ambiente che ci circonda e delle persone che ci vivono.
Il piano che ci viene proposto in realtà è un aggiornamento, come ci ricordava prima la collega Mancinelli, affronta scelte rilevanti per il futuro della nostra regione, in particolare su due temi centrali: la realizzazione di un nuovo impianto di termovalorizzazione, il termovalorizzatore, e la riorganizzazione della governance del sistema con la proposta di un ATO unico regionale.
Scelte che incideranno profondamente sull'organizzazione del servizio e sui costi che cittadini e imprese dovranno sostenere nei prossimi anni. Quindi: politiche sbagliate, maggiori costi; politiche giuste, minori costi per cittadini e imprese.
Se andiamo ad analizzare la proposta di aggiornamento del piano emergono forti criticità. Su tutte, il ritardo con cui arriva, che rischia di essere già superato dai fatti, come poi dimostrerò con alcuni dati richiamando esempi specifici. Capisco che doveva essere portato a termine nella precedente legislatura e che in prossimità delle imminenti elezioni risultava essere scomodo. Oggi si è vincolati a portare senza modifiche sostanziali questo piano perché potrebbe creare ulteriori problematiche. Si ricordava anche prima, dovendo riavviare la VAS. Lo si fa per le distanze, ma ovviamente mi rendo conto che quando si governa poi ci si trova a dover subire magari gli errori fatti in passato.
Un'altra criticità riguarda la base dei dati utilizzati. Ho fatto riferimento al fatto che alcuni dati sono superati e risultano datati, quindi rischiano di portarci fuori strada. Un esempio concreto lo si può riscontrare con i dati delle discariche del territorio pesarese, che conosco bene venendo da quell'area. Il piano indica una capacità residua nel 2023 di circa 609.000 tonnellate, ma non tiene conto dell'aggiornamento al 31 dicembre 2025 che, in realtà, ci dice che la capacità residua è solo di 141.000 tonnellate. Questo cosa significa? Significa che il fabbisogno reale è più elevato e si rischia di non rappresentare la reale situazione del sistema di smaltimento dei rifiuti.
È bene ricordare, e lo ha già fatto chi mi ha preceduto, gli obiettivi dell'Unione europea che stanno nella direttiva discariche e nel pacchetto sull'economia circolare, che sono molto chiari e, io dico, giusti: 60% di riciclo dei rifiuti entro il 2030, che significa circa l'80% di raccolta differenziata; 65% - quindi 85 - nel 2035; sempre nel 2035 meno del 10% dei rifiuti urbani conferiti in discarica. E’ un impegno importante, non facile, ma tutto questo significa che il sistema dovrà spostarsi progressivamente verso riciclo, compostaggio e recupero energetico.
Per far fronte a questo il piano prevede la realizzazione di un termovalorizzatore dimensionato per circa 370.000 tonnellate annue. E qui manca una vera strategia verso la riduzione strutturale dei rifiuti, il riuso e il riciclo. Sappiamo benissimo che queste sono cose complesse che richiedono anni. Per esempio, vengo da un'esperienza amministrativa nella quale abbiamo ottenuto grandi risultati, ma sono il frutto di anni di politiche, di educazione e di investimenti che hanno portato a quei risultati.
Tornando al termovalorizzatore, riprendo un concetto che sta nell'ordine del giorno sottoscritto da tutti i gruppi di minoranza, il rischio è che non sia la riduzione dei rifiuti a determinare il fabbisogno impiantistico, ma il contrario. E questo è un vero elemento strategico. Il termovalorizzatore, dimensionato per 370.000 tonnellate, è superiore all'andamento della produzione dei rifiuti prevista. Anche su questo manca una riflessione vera. Lo diceva molto bene la collega Mancinelli prima: non c'è un'analisi dei costi, una comparazione, la possibilità di ragionare anche con altri territori e valutare proposte alternative.
Il piano ipotizza anche un costo di realizzazione di 1.000 euro a tonnellata, quindi, ipotizza un investimento tra i 370 e i 400 milioni di euro. Ma è un costo sottodimensionato, sia per la situazione che stiamo vivendo, che ha portato a un aumento dei costi, sia perché, anche tornando a una situazione migliore, non si tornerebbe comunque a quella precedente. E se teniamo conto che passeranno almeno altri dieci anni, tant'è che l'Assessore, mentre qui si ipotizza il 2030, giustamente ha messo le mani avanti dicendo: "Non prima del 2033". Spero di sbagliarmi nell'interesse collettivo, ma temo che anche quella data verrà ampiamente superata e sia un obiettivo fin troppo ottimistico.
Anche gli aspetti relativi alla localizzazione e alla progettazione dell'impianto sono semplicemente accennati e vengono rinviati al nuovo soggetto regionale. Anche qui la storia ci insegna che quando non si fanno scelte chiare sin dall'inizio, i tempi tendono ad allungarsi ancora di più, creando maggiori contrasti e allungando la tempistica.
C'è poi il tema della fase transitoria. Come in tutti i percorsi ci sono fasi transitorie e qui, diciamolo, ci piace "vincere facile" affermando che sarà una fase transitoria lunga. Per garantire continuità al sistema sarà necessario l'ampliamento delle discariche esistenti o la creazione di nuove discariche. Se aggiungiamo che si prevede l'80% di raccolta differenziata entro il 2030, obiettivo che sarà difficilissimo raggiungere, questo richiede anche un'adeguata rete tecnologica e impiantistica.
Non sono richiamati i costi complessivi né le ricadute sulle tariffe per famiglie e imprese. E questo è un elemento che preoccupa moltissimo, se pensiamo anche alle difficoltà che stanno incontrando le famiglie.
Sempre nella fase transitoria si vuole limitare il conferimento in discarica dei rifiuti speciali al 30%. È stato richiamato più volte e la proposta di accoglimento dell'emendamento è una cura palliativa perché, con le tempistiche che si prevedono il problema rimarrà e creerà grossi disagi alle nostre imprese, con aumenti vertiginosi dei costi.
C'è il tema dell'autosufficienza provinciale. Penso che questo sia anche un fatto di rispetto, perché non si può penalizzare chi è stato più virtuoso e ha fatto percorsi… Abbiamo visto che esistono situazioni diverse: territori dove c'è stata lungimiranza politica nella pianificazione e nella programmazione e altri dove questa è mancata. Abbiamo assistito anche a situazioni un po' imbarazzanti, come quella della provincia di Macerata, recentemente riferita a Montefano. Qui devo riconoscere all'Assessore di aver tenuto un comportamento corretto. Ho ascoltato le sue parole nell’incontro e devo riconoscere che ha avuto una posizione conseguente, ed è giusto riconoscerlo.
C'è poi il tema della governance del sistema. Si prevede un unico ambito regionale per l'individuazione del sito, qui c’è la necessità di non spogliare i territori e gli ambiti delle proprie prerogative. Si prevedono quindi dei sub-ambiti. Su questo io ed il collega Caporossi abbiamo presentato una mozione perché, alla luce dell'esperienza, abbiamo visto che gli ambiti non hanno sempre funzionato. Non hanno strutture adeguate e non hanno avuto la capacità, molte volte anche condizionati dalle aziende che avevano più strumenti e che avevano presentato i piani. In alcune realtà, come nel pesarese, non sono state rispettate le tempistiche per l'approvazione dei piani provinciali dei rifiuti, perdendo anche occasioni di investimento.
Velocissimamente, perché il tempo è tiranno, due aspetti. Primo: il recupero di una lacuna grave, cioè la tutela integrale delle aree destinate all'agricoltura biologica, che il piano del 2005 prevedeva e che va assolutamente ripristinata. Secondo: il tema dell'autocompostaggio. Anche qui si richiede una sensibilità maggiore. Su questo torneremo nel mese di settembre.
C'è un’azione verso il compostaggio domestico che non ha avuto un grande successo, ma credo che il ragionamento potrebbe essere esteso alle attività di ristorazione e agli agriturismi, che hanno interesse e che hanno dei disagi. Potremmo dare delle risposte, ma è un tema complesso sul quale potremmo tornare.
In conclusione, non sono contrario alla realizzazione di un impianto di chiusura del ciclo, però questo è un piano, di fatto, datato, che rischia di non conseguire gli obiettivi prefissati, quindi è il modo migliore per non farlo ed i tempi andranno alle calende greche per i ritardi accumulati.
Poiché noi siamo per un piano che faccia veramente delle scelte, ci saremmo aspettati più coraggio, un piano accompagnato da indicazioni più precise e trasparenti sul futuro, in particolare sull'ubicazione dell'impianto.
La dichiarazione di voto la farò poi.
Ripeto: ci saremmo aspettati una proposta più concreta, più fattibile e più consapevole delle difficoltà che si sono accumulate con il ritardo, per cui la perplessità…
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Caporossi.
Michele CAPOROSSI. Grazie, Presidente. Piano tardivo, nasce già vecchio, è privo di reale programmazione. È un'occasione persa, documento che non pianifica. La sua gestazione è durata, come si è detto, 6 anni ed è in ritardo anche rispetto alla data del 30 dicembre 2023 che è stata fissata dal Piano Nazionale Rifiuti nel giugno 2022.
Il piano fissa termini già superati o irrealizzabili. Come dire, il tempo non può essere una variabile indipendente delle cose, invece, in questo caso sembra proprio che sia così. Tutto è sfalsato rispetto alla situazione reale ed è anche disallineato.
Quanto alla governance, la legge regionale n. 24 del 2009, è ancora oggi vigente e prevede appunto cinque ATO. Il periodo di pianificazione va dal 2024 al 2030. L'obiettivo finale: il passaggio dalla discarica al termovalorizzatore a quella data. Un obiettivo che sappiamo già oggi essere irrealizzabile.
Il periodo transitorio 2024-2029 copre l'80% della pianificazione, ma poiché di fatto il termovalorizzatore sarà in esercizio come minimo nel 2035, questo si protrarrà fino a quell'anno senza che il piano dica nulla su come gestire gli anni dal 2030 al 2035.
È un piano disarticolato dalla realtà, che è strutturato per gestire il ciclo fino al 2030, quando i ritardi, l'ansia di prestazione, la politica del rinvio lo hanno reso obsoleto prima della nascita.
Un piano è uno strumento di programmazione strategica e operativa, è lo strumento di pianificazione con cui la Regione definisce indirizzi, obiettivi e azioni per la gestione integrata, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti del proprio territorio.
Questo piano dà solo un indirizzo strategico, il termovalorizzatore, ma obiettivi e azioni non sono sincronizzati e lascia per 10 anni i Comuni in balia di un futuro incerto, al confine dell'emergenza che si profila, che sarà evitabile solo con ulteriori ampliamenti delle discariche esistenti e caratterizzato dall'aumento dei costi di gestione e della TARI.
Questo è solo un piano di transizione, un piano che vive solo una fase, una fase di passaggio a un nuovo sistema, ma sbagliando completamente i tempi. È un piano che scarica sulla futura amministrazione regionale, quella del post 2030, cioè del post Acquaroli, la responsabilità della localizzazione e della realizzazione del termovalorizzatore, perché è facile profetizzare che entro il 2030 non ci sarà nemmeno l'individuazione del sito per l'impianto e che, se ci sarà, verrà con il metodo Montefano, in merito al quale, anche dopo la risposta dell'ATA 3 ai chiarimenti richiesti dall'Assessore, non è stata intrapresa alcuna azione per contestare giustificazioni degne del Mirror Master, il Signore degli Specchi, il celebre personaggio della DC Comics.
È un piano che non dà risposte né ai cittadini, che vedranno aumentare ancora la TARI, né ai Comuni, né alle imprese. Un piano che massacra il settore dell'agricoltura biologica.
È un piano che porterà le Marche all'emergenza rifiuti, alla spasmodica ricerca di ampliare le discariche esistenti o di trovare quella che dovrà risolvere il problema per tutti.
La scelta del termovalorizzatore è condivisibile in linea di principio, non accettabile per la vaghezza su dimensionamento, localizzazione e costi.
Il cuore strategico del piano è il passaggio dalla discarica al termovalorizzatore nella chiusura del ciclo dei rifiuti. Questa scelta di fondo è condivisibile perché è coerente con la situazione del territorio marchigiano e con gli indirizzi normativi comunitari e nazionali, ma non è accettabile così come proposta perché presenta numerose criticità, incongruenze, contraddizioni e lacune.
La prima incongruenza è il disallineamento nei tempi fra quelli indicati dal piano e quelli reali indicati dall'Assessore Consoli, al quale riconosciamo piena onestà intellettuale. Poi ci sono criticità connesse al dimensionamento, alla localizzazione, ai costi dell'impianto, l'inganno della fase transitoria, il rischio di nuove discariche, le inevitabili difficoltà a programmare gli investimenti nel frattempo, senza certezza e senza risorse.
La governance dell'ATO unica è un'illegittimità latente. Il piano introduce l'ATO unico, soluzione condivisibile, ma che contrasta con la legge 24/2009, la quale prevede cinque ATO distinti. Approvare un PRGR basato su un ambito unico a legge invariata espone l'atto a forti rischi di illegittimità, poiché la Giunta non ha voluto affrontare questo problema sollevato con spirito costruttivo dal sottoscritto e dal collega Seri con la mozione n. 50 del 27 febbraio 2026.
Da un lato il piano vuole superare l'articolazione degli ambiti, riscontrando l'incapacità in questi anni di dare attuazione al PRGR nei termini fissati, le carenze organizzative; ma dall'altro, anziché attribuire alla diretta responsabilità della Giunta il delicato procedimento localizzativo del termovalorizzatore, lo demanda a un ATO, l'ente schermo, il paravento dietro il quale gestire scelte a rischio di impopolarità. Insomma, la maggioranza è riuscita a pasticciare anche sul come fare una cosa giusta.
Le criticità nel merito del piano sono tante. Una di queste, che più ha focalizzato il dibattito, è la distanza delle discariche dalle aree residenziali e con funzioni abitative o con funzioni sensibili. Il tema era stato oggetto di diverse osservazioni da parte delle associazioni di categoria già in fase di VAS, tutte motivatamente respinte dalla Regione Marche.
Dopo un anno e mezzo la maggioranza si è accorta che forse quella delle distanze è una situazione ancora da studiare, rimanda ogni decisione a fine anno. Anche qui, incertezza del diritto, paralisi gestionale per gli operatori pubblici e privati del settore. Nel frattempo, chi investirà soldi per studi e localizzazioni di nuove discariche, per le quali i criteri possono cambiare?
Questi ritardi con cui la Giunta Acquaroli affronta i problemi non nascono dal passato, sono tutti interni al procedimento iniziato nel 2021 e a pagarne le conseguenze sono i cittadini marchigiani e le imprese.
La fase transitoria 2024-2029 prevede la riduzione dal 50 al 30% della quota di rifiuti speciali smaltibili nelle discariche degli urbani. Posticipata al 2029 da un emendamento., questa misura penalizzerà comunque le imprese marchigiane per 6 anni, poiché il termovalorizzatore, che avrebbe dovuto assorbire i rifiuti speciali, sarà operativo solo nel 2035, magari. Allo stato dei fatti, la modifica delle percentuali attuali riteniamo faccia solo danni alle imprese.
La relazione del piano, per individuare alcuni criteri di localizzazione, è ampiamente opinabile perché si basa su dati di 15 anni fa, parzialmente attualizzati in un contesto socioeconomico risalente al 2021 che però è già profondamente mutato nel post Covid. L'economia marchigiana è stagnante, il manifatturiero decrescente, molte opere viarie sono in corso, il calo demografico evidente, la popolazione ha aspettative di vita crescenti, i poli attrattori di lavoro stanno cambiando.
Quella della proposta del PRGR è nei fatti una delega in bianco. Sarà fatta una scelta con il metodo Montefano, cioè una scelta arbitraria della maggioranza del momento, per bypassare criteri tecnico-scientifici di comparazione. Se la Regione non ha il coraggio di sconfessare quella modalità di localizzare gli impianti, è chiaro che qualunque studio, a chiunque commissionato e da chiunque realizzato, su basi tecnico-scientifiche e criteri predeterminati, potrà essere stravolto da decisioni politiche, dalla politica che ama scrivere pagine nere di rispetto delle regole, muovendosi in base all'opportunismo, ai diktat di partito, senza nessun rispetto delle regole.
Altra questione: il sovradimensionamento ingiustificato del termovalorizzatore. Un impianto da 370.000 tonnellate annue, 270.000 per urbani, 100.000 per gli speciali. La produzione di urbani nelle Marche nel 2025 è stata di 764.000 tonnellate. La raccolta differenziata è al 72,2%. In Emilia-Romagna nel 2025, su una produzione di 2.970.000 tonnellate di rifiuti urbani con una RD del 79%, la quota avviata a termovalorizzatore è stata di 597.000, pari al 20% della produzione complessiva. Applicando questo modello virtuoso emiliano anche alle Marche, il fabbisogno di termovalorizzazione per i soli rifiuti urbani si ridurrebbe a 152.000 tonnellate. Il dimensionamento proposto appare quindi eccessivo, se si considera la riduzione della produzione di rifiuti alla fonte, un riciclo e un recupero più efficaci, l'introduzione della tariffazione puntuale, tutti obiettivi indicati dal PRGR.
Questi fattori, in un orizzonte al 2035 e non in quello fittizio dato al piano nel 2030, potrebbero ridurre significativamente il fabbisogno effettivo. Se invece fosse necessario un impianto per 270.000 tonnellate di rifiuti urbani al 2035 più 100.000 per i rifiuti speciali, che ci stanno, sarebbe la certificazione del fallimento delle politiche di riduzione alla fonte e di riciclo dei rifiuti urbani, che il piano indica.
La relazione del piano è gravemente lacunosa nell'analisi dei costi e nell'impatto delle sue proposte. Manca, ad esempio, una previsione accettabile per la riconversione degli impianti di trattamento meccanico-biologico. L'idea di compensare i maggiori costi di gestione del sistema aumentando l'ecotassa per lo smaltimento in discarica è irrealistica e comunque non tradotta in una valutazione numerica. Tutto converge verso l'aumento della TARI a carico dei cittadini marchigiani per una transizione che ha un obiettivo condivisibile ma che è fatta navigando al buio.
E ancora, l'agricoltura biologica marchigiana viene massacrata. In palese contraddizione con le politiche regionali di valorizzazione, il nuovo PRGR penalizza le aree a coltivazione biologica. Il PRGR 2015 escludeva, per localizzare impianti di rifiuti e discariche, sia le aree con produzioni agricole di particolare qualità e tipicità sia quelle destinate a coltivazione biologica. Invece il nuovo piano tutela, come fattore escludente, soltanto le aree con produzioni agricole di particolare qualità e tipicità, mentre le aree a coltivazione biologica vengono degradate a mero fattore condizionante, cioè si rischia di mandare in fumo le aspettative di un settore strategico per le Marche che conta 135.000 ettari e 4.200 aziende, che rappresenta il distretto biologico più grande d'Europa, mettendo a rischio investimenti pluriennali e certificazioni acquisite e disincentivando il passaggio dall'agricoltura tradizionale.
Si abbia il coraggio di fare scelte coerenti. La correzione richiederebbe l'aggiunta di sole tre parole al testo. Noi l'avevamo proposta, non è stata recepita.
In conclusione, il giudizio complessivo sulla proposta di piano non può essere positivo. Il termovalorizzatore è una soluzione che è stata definita sbagliando modi, tempi e strumenti. Il piano presenta un vuoto temporale di pianificazione enorme. L'orizzonte formale è il 2030, ma la realtà si pianifica fino al 2035, senza però che il documento sia stato adeguato a questo scarto.
Il modello di governance è solo annunciato: la transizione all'ATO unico, che è nel presupposto, non è ancora realizzabile in mancanza di una legge che dovrebbe precedere la deliberazione amministrativa.
I costi per i cittadini non sono quantificati, ma sono certo crescenti per ammissione esplicita. Il dimensionamento del termovalorizzatore è discutibile, la sua localizzazione è delegata in bianco. La tutela delle imprese e delle filiere produttive è stata indebolita anziché rafforzata.
Tutti nodi irrisolti nella Giunta Acquaroli. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Sappiamo bene che le scelte pianificatorie in tema di rifiuti devono essere coerenti con le disposizioni europee, nazionali e con i conseguenti obiettivi che impongono una riduzione drastica del conferimento in discarica a vantaggio dei processi di economia circolare, tanto che entro il 2035 il conferimento in discarica dovrà essere ridotto fino ad un massimo del 10% del totale dei rifiuti prodotti, mentre almeno il 65% dovrà essere avviato a preparazione per riutilizzo e riciclo.
In sostanza, come riportato nel nostro ordine del giorno, la politica europea sui rifiuti è inoltre fondata su un principio chiaro e giuridicamente vincolante: la gerarchia della gestione. Prima viene la prevenzione della produzione dei rifiuti, poi il riuso, quindi il riciclo, in seguito il recupero energetico e solo in ultima istanza lo smaltimento.
Su questi aspetti il piano è assai carente, in quanto sotto il profilo previsionale la riduzione dei rifiuti appare più come effetto della mancata crescita, anziché della messa in campo di strategie attive, coerentemente con gli obiettivi nazionali ed europei di economia circolare.
Inoltre, sempre come puntualmente riportato nel nostro ordine del giorno, la concreta realizzabilità degli obiettivi di incremento della raccolta differenziata e del riciclo è compromessa dall'assenza di una strategia strutturata che dovrebbe includere risorse adeguate, strumenti operativi, politiche di prevenzione e azioni culturali, invece del tutto assenti.
Sul punto il piano è anche incoerente e contraddittorio perché la prevista riduzione dei rifiuti contrasta con la previsione del termovalorizzatore che per sostenersi, avrà bisogno di più rifiuti.
In questo piano non c'è visione, strategia e prospettiva, né misure economico-finanziarie e organizzative per sostenere le azioni previste, tra l'altro insufficienti e la stessa relazione tecnica è all'evidenza orientata e piegata a giustificare le suddette criticità.
Il tutto sembra appunto sia finalizzato a giustificare il termovalorizzatore che appare la sola alternativa possibile ed è proprio la scelta di attribuire ad esso un ruolo centrale nel nuovo piano che orienta il sistema regionale verso il recupero energetico e lo smaltimento finale, anziché verso la riduzione strutturale dei rifiuti, attraverso il riuso, il riciclo e la prevenzione.
Il termovalorizzatore, in questa impostazione, neanche rappresenta una - pur inaccettabile secondo me - soluzione residuale e subordinata, ma diventa l'asse attorno a cui ruota il piano. Ed è esattamente questo l'errore inaccettabile e inemendabile.
E questa è una scelta per la quale il Piano regionale dei rifiuti nasce morto. Nasce morto in quanto prevede un termovalorizzatore che invece non si farà mai perché non sostenibile sotto il profilo ambientale, economico, organizzativo ed anche giuridico-istituzionale.
Questo la Giunta regionale, proponendo il piano, lo sa bene, tanto che nel proporlo pare si sia ispirata, più che alla massima "exitus acta probat", "il risultato giustifica l'azione", alla speranza del "ognun vede quel che tu pari, pochi sentono quel che tu sei", direbbe Machiavelli. Oppure alla citazione "chiacchiere e distintivo", ben recitata da Nobili in quest'Aula.
E noi ci siamo sforzati di andare invece, con l'ordine del giorno unitario, alla vera essenza e natura del piano, anziché limitarci alla sua apparenza. Nell'essenza dell'impianto pianificatorio al nostro esame non è la riduzione del rifiuto a determinare il fabbisogno impiantistico, ma il fabbisogno impiantistico a orientare implicitamente le politiche di gestione dei rifiuti e questo è ben scritto nel nostro atto.
Da questo ne deriva l'insostenibilità perché, in questa prospettiva e prospettazione, il piano al nostro esame non prova, per quanto riguarda il termovalorizzatore, in modo inoppugnabile, come dovrebbe essere, la sua effettiva convenienza e sostenibilità economico-finanziaria e, per quanto riguarda l'ambiente, la piena coerenza con gli obiettivi di economia circolare in precedenza richiamati. Anzi, risulta evidente il contrario ed anche per questo, per quel che mi riguarda, vi è una ferma contrarietà.
Altro errore che comprova altresì la scarsa disponibilità di questa Giunta ad assumersi le necessarie e proprie responsabilità, non disdegnando di incorrere in evidenti illegittimità, è il rinvio all'ATO unico di tutte le questioni connesse al termovalorizzatore, a partire dall'individuazione del sito, dimenticando che i poteri di decidere sull'impiantistica e sul sito in cui realizzarla appartengono alla legge e possono essere attribuiti solo ed esclusivamente dalla legge.
E su questo, in disparte il rilievo che anche la previsione dell'ATO unico spetta alla legge e non all'atto amministrativo quale è il piano, riteniamo che la legge regionale della governance avrebbe dovuto precedere o quantomeno essere contestuale al piano dei rifiuti invece di seguirlo, anche perché non può un piano, anche per la gerarchia delle fonti, prefigurare la volontà del legislatore regionale che si deve formare all'interno dei previsti iter procedimentali. Perché è la legge sulla governance che deve innanzitutto disciplinare la materia della gestione integrata dei rifiuti e al piano spetta di attuarla.
In merito salta all'occhio quanto diversamente fatto nella scorsa legislatura per la legge di riordino del sistema sanitario regionale che ha preceduto il piano socio-sanitario regionale.
Nè viene in soccorso il farraginoso, confuso, insostenibile regime transitorio previsto nelle more della costituzione e della piena operatività della nuova autorità regionale.
Il meccanismo previsto per l'avvio, con atti amministrativi, delle attività strategiche del piano sarà, come tale, causa e fonte di contenziosi, inefficienze ed inefficacia, allungamento a dismisura dei tempi e quindi di paralisi totale, perché lo svolgimento delle attività di coordinamento operativo previste non potrà prescindere dalla normativa regionale vigente, di cui alla legge 24 del 2009, il cui articolo 2 prevede, tra l'altro, un tavolo tecnico istituzionale che dovrà essere costituito dalla Giunta regionale, previa determinazione delle forme di concertazione e di consultazione.Non si potrà prescindere dalla normativa regionale vigente all'interno della quale dovranno operare le ATA provinciali e con detta normativa in alcun modo il piano potrà andare in contrasto e/o derogare. Per questo nasce morto. Anche per questo.
Anche la messa a disposizione delle risorse, senza lo scudo della legge, per lo svolgimento di studi e analisi per la localizzazione degli impianti potrà essere fonte di responsabilità erariale, con la conseguente resistenza all'emanazione degli atti necessari da parte dei dirigente e funzionari preposti, che non possono assumere responsabilità che competono alla politica, che nella fattispecie le deve esercitare attraverso lo strumento legislativo.
Il tempo stringe, come dicevamo. Abbiamo condiviso un ordine del giorno per impegnare la Giunta a riscrivere il piano su punti ben determinati e motivati. Se la Giunta non lo farà, troveremo il modo per riportare intorno ad essi l'attenzione del Consiglio regionale. Lo faremo nel DEFR, lo faremo in occasione della discussione della legge che dovrete portare, lo faremo, perché questo è un piano da riscrivere totalmente e, soprattutto, questa riscrittura deve essere preceduta o almeno accompagnata da una contestuale legge regionale che disciplini la governance e nel contempo disciplini, con precetti chiari, la gestione integrata dei rifiuti coerentemente alle disposizioni europee e nazionali e in armonia con i principi costituzionali della Repubblica e con i principi statutari della Regione Marche, così come recentemente riaffermati ed in base ai quali la Repubblica e quindi, nell'occasione, la Regione Marche tutela l'ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell'interesse delle future generazioni.
Questo non è solo un dovere, ma un obbligo al quale il legislatore regionale dovrà attenersi, escludendo innanzitutto, prioritariamente e perentoriamente, la previsione di un termovalorizzatore.
Signor Presidente, aggiungo, lo sapranno i colleghi, che quando proposi la modifica dello Statuto regionale, dove abbiamo inserito che “la Regione tutela l'ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell'interesse delle future generazioni e le attività economiche dovranno svolgersi non in contrasto con questa tutela dell'ambiente”, che abbiamo approvato qui all'unanimità su mia proposta, io a quel tempo, come sanno bene i colleghi che erano con me, tra cui il Consigliere Mastrovincenzo, pensavo proprio a questa idea, diciamo, bislacca, se vogliamo definirla così, di realizzare un termovalorizzatore nella nostra regione. Non è sostenibile, non lo è sotto il profilo ambientale, economico, organizzativo. Non lo è. Quindi dobbiamo abbandonare questa idea anche per fare chiarezza.
Per fare chiarezza e per far quietare l'allarme che inevitabilmente si è determinato su tutto il territorio regionale, che non può stare appeso a questa attesa rispetto ad un evento che, tra l'altro, mai si potrà realizzare.
Presidente, chiedo l'autorizzazione a consegnare l'intervento scritto che avevo preparato, ma che purtroppo non ho potuto declinare tutto per ragioni di tempo. Se lei mi autorizza.
PRESIDENTE. Assolutamente sì, Consigliere. Prego.
Ha la parola il Consigliere Ausili.
Marco AUSILI. Bene, Presidente. Qualche considerazione rapida, di natura forse più politica che tecnica.
Non condividiamo quello che abbiamo sentito finora dalla sinistra. Riteniamo invece che siamo davanti a una delle riforme strutturali che questi Governi Acquaroli, che si sono succeduti, hanno portato avanti su questo territorio.
Consigliera Mancinelli, un atto che è di natura programmatoria. Voi da anni qui confondete la natura degli atti programmatori o di gestione e ci fate un po' apposta per mescolare le acque. È evidente che questo è un atto che ha la dimensione non di seminario universitario, come abbiamo sentito, ma di vero e proprio atto di natura programmatoria, al quale evidentemente conseguono poi altri atti.
E’ un atto però con dentro delle scelte politiche evidenti. Lei dice: "Manca la politica", ma la scelta di mettere nero su bianco che un termovalorizzatore va fatto è una scelta politica. Per fare quindi riforme strutturali come questa servono le scelte politiche, serve la determinazione, serve la stabilità, serve la compattezza delle forze politiche di maggioranza, come stiamo dimostrando per l'ennesima volta di poter interpretare.
Una riforma strutturale che si aggiunge alle altre che i Governi Acquaroli hanno portato avanti. Pensiamo a quella di Asur, pensiamo alla legge regionale urbanistica, pensiamo a come è stato riformulato il piano delle infrastrutture. Guardiamo ad una Regione che sta andando verso un ammodernamento, a nostro avviso. Un ammodernamento che è urgente.
Lei dice: "Se va bene ci sarà tra 15 anni questo termovalorizzatore". Ma perché allora in altre Regioni addirittura hanno chiuso i termovalorizzatori vecchi per aprirne di nuovi? Forse vuol dire che 10, 15, 20 anni fa qualcuno una scelta politica di fare un termovalorizzatore l'ha presa.
Perché chi ha governato per tanti anni questa Regione, che dal 1970 si è instaurata, non ha preso scelte di questo tipo? E allora decenni persi noi vediamo, mentre altre Regioni hanno corso. E per fortuna che qualcuno interviene per portare ad uno stato di modernità questa regione.
Trentasette impianti di termovalorizzazione esistono in Italia. È un investimento per lo sviluppo, un'attenzione alle imprese. La produzione di energia elettrica e termica potrà ridurre i costi di approvvigionamento energetico. Anche la questione delle dimensioni delle ATO, quando nella stragrande maggioranza delle Regioni si hanno ATO che sono regionali o sovraprovinciali, è un elemento di ammodernamento.
Le Marche, con questo piano, cominciano a mettere anche in ambito di rifiuti al sicuro il proprio futuro e questa è una cosa che riguarda le future generazioni. Le scelte che si stanno prendendo qui e tratteggiando qui in questo piano hanno a che fare con le generazioni future e mettono al sicuro anche i Governi futuri. Al di là di chi governerà questa Regione, centrodestra o centrosinistra, si mette al sicuro una Regione quando la si protegge da possibili rischi.
Lei viene qui a dire, Consigliera Mancinelli, che forse la convenienza di un termovalorizzatore non c'è, è meglio acquistare fuori Regione questo servizio. Ancora, ancora dobbiamo ridurre l'immagine e la forza di questa Regione, cancellandonr l'autonomia anche in questo ambito?
La situazione attuale ci espone a dei rischi. Ci espone a dei rischi perché c'è una evidente insufficienza che crescerebbe, se questo piano non approverà, in quanto a smaltimento e quindi la necessità di ricorrere a nuove discariche, evidentemente, se questo piano non si approverà.
Il rischio è l'apertura di procedure di infrazione, con conseguente anche erogazione di sanzioni, oppure la possibile interdizione conseguente dai fondi europei.
Quanti rischi questa Regione corre se non si prendono delle decisioni? Quei rischi che hanno portato la Regione Marche ad assumere la natura di Regione in transizione, quello che abbiamo ereditato dalle precedenti Giunte regionali.
La situazione di partenza, si consegna una Regione in ritardo in ambito di gestione rifiuti. Lei dice ritardo di piano, ma più che ritardo di piano qui si parla di un ritardo di sistema. Un ritardo di sistema, come dicevo prima, che è stato causato nei 20, 30, 40 anni precedenti. Guardo ad altre Regioni dove un'impiantistica invece è sorta nel tempo.
Il ritardo dell'impiantistica ha portato problemi nella massimizzazione del riciclo, nella mancanza della gestione del rifiuto indifferenziato, mancanze nello smaltimento finale. Tutti i problemi che si sono prodotti a causa di questo ritardo che si è accumulato nel tempo, mica in questi mesi.
Frammentazione degli ambiti territoriali. Anche qui, questa frammentazione, lei lo sa bene, ha portato anche dei ritardi nella pianificazione delle nostre ATA e oltre a una frammentazione dell'affidamento di gestione. Quindi, una situazione di partenza molto problematica che andava sanata, una situazione attuale, oltretutto, che ci espone ai rischi che ho detto prima.
La questione ambientale. Qui alcuni di voi tanto puntano su quello, ma certo anche noi. ma non si può andare in giro a dire che il riuso e il riciclo bastano per raggiungere gli obiettivi che l'Unione Europea ci dà. Questa è ideologia.
L'ideologia astratta, scollegata dalla realtà, distrugge i territori, distrugge le famiglie e distrugge le imprese. È evidente che bisogna mettere insieme le cose: il riuso, il riciclo, la prevenzione, ma anche quello che questo piano dice.
Badate bene, c'è una gerarchia, è vero, c'è una gerarchia, lo dite anche voi, ma nella gerarchia la termovalorizzazione viene prima della discarica, se la leggiamo bene.
E allora finalmente vediamo puntare anche in questa regione su impianti di termovalorizzazione, ma anche su azioni ben chiare: sulla prevenzione, sul riciclo e sul riuso. Ma lo abbiamo letto questo caspita di piano? Lei dice che mancano le azioni da mettere in campo. C'è una metà di piano che parla di azioni da mettere in campo. Ci sono azioni di formazione e comunicazione sul tema della riduzione, riutilizzo e raccolta rifiuti, a sostegno della prevenzione, massimizzazione del recupero e del riciclaggio. Poi si danno degli obiettivi in quella parte lì, poco letta evidentemente: l'obiettivo che al 2030 bisogna raggiungere l'80% riguardo alla raccolta differenziata oppure, al 2030, il 100% della popolazione con la tariffa puntuale. Strumenti che vanno nella direzione di un'attenzione a quella parte del ciclo dei rifiuti che è la prevenzione. Ripeto, non possiamo andare sui territori a dire che quella parte lì basta, mentre altre Regioni corrono e fanno meglio di noi.
Allora, l'impianto di termovalorizzazione e chiudo. Cosa abbiamo sentito dire? Non ho ben capito qual è la posizione del centrosinistra a riguardo.
La Consigliera Mancinelli a un certo punto dice che forse non ci sono obiezioni di principio; per fortuna il Consigliere Caporossi, sento dire, che non ci sono obiezioni di principio sull'impianto di termovalorizzazione; poi viene il Movimento 5 Stelle che dice che invece è un problema di principio farlo.
Ma ancora il PD deve legarsi evidentemente a questo Movimento 5 Stelle su queste tematiche, mentre il mondo della produzione in questa regione e le nostre famiglie aspettano risposte in questo ambito, Poi andate a firmare anche degli ordini del giorno insieme. Come fate con il gruppo “Marche Vive” a firmare lo stesso documento quando “Marche Vive” dice che un impianto del genere si potrebbe fare e voi no? Non lo so, siamo veramente allibiti.
Come sono allibito davanti all'utilizzo di questo termine beffardo che lei usa, Consigliera Mancinelli: "l'astronave". Pare prenderci in giro, no? Forse l'astronave dei marziani che vi porta ancora su Marte. Ma caspita, quando usate questo termine, "marziani", è evidente che andate a offendere mica solo noi, ma tutta quella schiera di associazioni di categoria, di mondi che guardano con aspettative alla creazione di questo tipo di impianto.
Un impianto fra 15 anni? Poteva essere fatta prima la scelta, forse. E’ dal 1970 che esiste questa Regione. Altre Regioni hanno chiuso i vecchi e aperto i nuovi impianti.
Vi saluto, ma spero che nei prossimi mesi si faccia questo, cioè che non si rincorrano sul tema del termovalorizzatore le preoccupazioni legittime dei territori, mi pare che solamento questo sapete fare. Guardiamo a Corinaldo, dove non c'è assolutamente traccia di un termovalorizzatore e già andate a dire che siete voi i paladini che consentiranno a quel territorio di non vedere installato lì un impianto del genere.
Non rincorrete queste preoccupazioni. Anzi, aiutateci ad andare in giro nei territori a spiegare le motivazioni e i possibili benefici che un impianto di termovalorizzazione potrebbe portare. Credo che questo possa essere un'espressione di maturità politica, anziché continuare a fare solamente ideologia astratta o continuare a fare qualche cosa di demagogico.
La localizzazione è una questione seria, sarà una questione gestita sicuramente dal centrodestra, nel corso degli anni ancora per 5-10 anni, ma è una procedura lunga che prevede vari step.
Allora, non andiamo adesso in giro a creare preoccupazioni o tensioni, ma aiutiamo invece ad avere un dibattito serio e approfondito sui territori.
Nell'aggiungere questi auspici, io ringrazio tutti coloro che hanno lavorato a questo piano: gli Assessori che si sono succeduti, il Presidente Acquaroli, la III Commissione, tutti i colleghi di maggioranza e minoranza che vorranno aggiungere qualcosa di positivo e serio al dibattito.
Permettetemi qualcosa di irrituale, ma mi piace farlo perché era una persona, credo, stimata da tutti, ha collaborato con tante amministrazioni della nostra regione. Una persona che è riuscita in qualche modo a rendere questa materia che, francamente, scusate, dal mio punto di vista è poco entusiasmante, un racconto avvincente. Questa persona è Emanuele Quercetti, che ci ha lasciato da qualche tempo. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Intanto vorrei rassicurare chi mi ha preceduto. Nessuna ideologia, nessuna volontà di far soffrire le famiglie e le imprese. È soltanto un approccio diverso ai temi della tutela ambientale.
E vorrei anche rassicurare il Consigliere Ausili, che ora è uscito. Capisco che alla maggioranza dia fastidio la compattezza della minoranza, dia fastidio che l'opposizione, che voi immaginavate si potesse dividere, invece abbia trovato un punto di equilibrio in un documento unitario che mette nero su bianco le debolezze di questo impianto, di questo Piano regionale di gestione dei rifiuti.
Noi non mettiamo in discussione il lavoro tecnico che è stato svolto dagli uffici, mettiamo in discussione la scelta politica che sta alla base del piano. Una scelta, mi si consenta, priva di coraggio, vecchia nel momento stesso in cui viene approvata e incapace di indicare alle Marche una vera strategia di economia circolare, perché un Piano regionale dei rifiuti non serve semplicemente a stabilire dove collocare gli impianti o come chiudere il ciclo dello smaltimento, perché prima ancora di chiederci come smaltire i rifiuti dovremmo chiederci come produrne meno. E’ la domanda a cui il documento di cui discutiamo oggi non riesce a rispondere.
È stata citata più volte l'Europa, le normative che prevedono una gerarchia nella gestione dei rifiuti. Ed è qui che emerge il grande limite del piano, perché, leggendo attentamente il documento, ci si accorge che il vero asse attorno al quale ruota l'intera pianificazione non è la gerarchia prevista dalle normative europee, non è la prevenzione, non è il riuso, non è il riciclo, non è la tariffazione puntuale, non è la responsabilità estesa del produttore. Il vero baricentro del piano è un grande impianto di incenerimento con recupero energetico, definito attraverso la formula apparentemente neutra di "impianto di chiusura del ciclo", che è previsto come infrastruttura strategica regionale.
In altre parole, il piano non costruisce il fabbisogno impiantistico partendo dalla riduzione dei rifiuti. Compie l'operazione opposta: definisce prima l'impianto e successivamente organizza il sistema affinché quell'impianto possa funzionare.
E l'ordine del giorno a cui si rifà l'intera minoranza mette in evidenza proprio questa criticità. Il piano attribuisce al termovalorizzatore un ruolo centrale, mentre le politiche di prevenzione, riuso e riciclo rimangono prive di strumenti vincolanti e di un cronoprogramma operativo.
E’ evidente che il vero investimento strategico previsto dalla Regione è il grande impianto di recupero energetico, ma, chiamiamolo con il suo vero nome, è un inceneritore.
L'espressione "termovalorizzatore" non identifica una tecnologia diversa dalla combustione dei rifiuti, indica un inceneritore nel quale si cerca di recuperare una parte dell'energia prodotta, ma il recupero dell'energia non cancella la combustione, non elimina le emissioni e non fa scomparire i residui del processo.
E poi c'è una questione non banale. Un investimento di queste dimensioni doveva essere accompagnato da un'analisi economica approfondita. Stiamo parlando di un'opera destinata a condizionare il sistema marchigiano per almeno 30 anni, un'infrastruttura che richiederà centinaia di migliaia di milioni di euro, che inciderà sulle tariffe pagate da cittadini e imprese, che dovrà essere gestita secondo un preciso modello industriale.
Eppure il piano non offre risposte adeguate alle domande fondamentali. Chi costruirà l'impianto? Con quali risorse? Sarà interamente pubblico? Sarà affidato a un soggetto privato? Sarà una società mista? Con quali garanzie affinché un servizio pubblico essenziale non venga orientato esclusivamente da logica e direttività economica? Sono domande che considero tutt'altro che marginali e da queste risposte dipende l'intero equilibrio economico del sistema. Ma questo piano rinvia tutto alle fasi successive ed è difficile comprendere come possa essere approvata una scelta strategica senza conoscere il suo modello economico.
Ancora più sorprendente è l'assenza di una vera analisi comparativa. Occorreva confrontare scenari alternativi perché, senza un confronto tra scenari, non possiamo sapere se la soluzione proposta rappresenti davvero quella economicamente più efficiente.
Poi c'è un altro tema decisivo che è stato accennato negli interventi che mi hanno preceduto. Questo impianto prevede una capacità di circa 370.000 tonnellate annue, di cui 100.000 di rifiuti speciali. È una dimensione davvero rilevante ed è evidente che non si sta progettando un impianto destinato esclusivamente a risolvere il problema del rifiuto urbano residuo prodotto dalle famiglie marchigiane.
Si sta progettando un grande polo di combustione che, per mantenere la capacità prevista, dovrà essere alimentato anche attraverso consistenti flussi provenienti dalle attività produttive.
Parliamo di un impianto enorme che dovrà essere alimentato per decenni ed è qui che nasce il rischio del lock-in. Una volta investiti centinaia di milioni di euro, sottoscritti i contratti e organizzata l'intera rete regionale attorno all'inceneritore, il sistema avrà bisogno di una quantità costante di rifiuti da bruciare.
Questo significa che il successo delle politiche di prevenzione, paradossalmente, potrebbe trasformarsi in un problema economico per il gestore dell'impianto. È una contraddizione evidente.
Se davvero nei prossimi anni riusciremo a ridurre drasticamente il rifiuto residuo, come auspichiamo tutti, da dove arriverà la quantità necessaria a mantenere in equilibrio un impianto di queste dimensioni? Il piano non affronta questa domanda.
Il rischio non è soltanto costruire un inceneritore, il rischio è costruire un modello economico che finisca, inconsapevolmente, per avere interesse alla permanenza del rifiuto anziché alla sua progressiva scomparsa.
E’ esattamente questa la logica che l'Europa, con il nuovo piano d'azione per l'economia circolare, sta cercando di superare.
Ma poi c'è un altro elemento che è stato quasi completamente rimosso, ma che un piano regionale avrebbe avuto il dovere di affrontare con chiarezza. Un inceneritore non elimina i rifiuti, li trasforma, riduce certamente il loro volume, la loro massa, ma produce a sua volta ingenti quantità di residui che dovranno essere gestiti, trattati e, in parte significativa, smaltiti. Eppure il piano a questo non dedica l'attenzione che meriterebbe.
Un'altra domanda, perché questo piano è veramente evasivo su una serie di temi fondamentali: qual è il modello di governo del servizio pubblico che nasce da questa scelta? Qui entra in gioco la scelta dell’ATO unico regionale, una scelta che considero molto più importante di quanto il dibattito pubblico abbia lasciato intendere.
Io non sostengo che l'attuale frammentazione rappresenti il modello ideale. È evidente che una pianificazione regionale richieda un livello di coordinamento più elevato rispetto al passato. Ma una cosa è rafforzare il coordinamento, ben altra è concentrare il governo dell'intero ciclo di rifiuti in un unico organismo, senza definire con precisione le regole attraverso le quali esso eserciterà i propri poteri. Il piano rinvia a procedimenti successivi la disciplina della governance, rinvia le modalità di funzionamento, rinvia gli equilibri tra Regioni e Comuni, rinvia le modalità decisionali, rinvia perfino alcuni aspetti essenziali della programmazione.
Francamente credo che questo rappresenti un limite. Questo piano non sceglie, questo è un piano che rinvia.
E qui veniamo a un'altra questione. Vengono rinviate proprio, anzi, la questione è sempre la stessa, declinata in termini diversi, le decisioni che consentirebbero a questo Consiglio di valutare compiutamente la bontà della scelta.
Oggi ci viene chiesto di approvare il modello senza conoscere ancora tutti gli elementi essenziali del suo funzionamento, perché il Consiglio regionale è chiamato ad approvare un modello organizzativo senza sapere effettivamente come funzioni l'organismo destinato ad attuarlo e questo, dal punto di vista della buona amministrazione, pone un problema molto serio.
Dobbiamo affrontare anche un'altra questione, che è quella che, mentre noi discutiamo dell'inceneritore, che non sappiamo come e quando entrerà in funzione, il piano dà una risposta immediata attraverso le discariche.
La delicatezza politica di questo tema è evidente. Basta osservare le tensioni istituzionali sorte attorno alla ricerca e all'ordine dei possibili siti nel territorio maceratese.
La nostra posizione deve essere chiara e responsabile. Noi non diciamo che domani mattina sia possibile chiudere tutte le discariche. Allo stato attuale una quota di rifiuti residui deve essere ancora smaltita in discarica. Negarlo sarebbe poco serio, ma questo non significa rinunciare a una strategia che riduca ogni anno, in modo misurabile e vincolante, la quantità destinata allo smaltimento.
La scarsità delle volumetrie può e deve creare responsabilità, spingere verso la prevenzione, il riuso, la tariffazione puntuale, la migliore raccolta differenziata, il recupero di materia e il trattamento più efficiente degli scarti, non come generici obiettivi, ma con risorse, responsabilità e scadenze annuali.
Allora, noi crediamo che questo piano sia da bocciare e Alleanza Verdi e Sinistra, in modo molto convinto, voterà contro perché riteniamo che la nostra Regione con questo piano perda un'occasione storica. Le Marche avrebbero potuto diventare un laboratorio …
PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente.
Faccio un piccolo intervento, non per una mancanza di interrogazioni sulla sanità, perché mi mancava parlare, ma perché sento di dover intervenire sul tema, in quanto per quasi 11 anni sono stato Sindaco di una città che ha una importante discarica, che è stato un tema ricorrente negli 11 anni, anche in quelli che mi hanno preceduto, rispetto alla nostra comunità.
Ad alzare la raccolta differenziata ci puntiamo tutti, anch’io personalmente. È passata dal 51% a circa il 70%, forse qualcosa in meno, 68%, con grandi investimenti. Non è facile arrivare, soprattutto in un territorio come il nostro, parcellizzato, con tanti piccoli Comuni, tante frazioni. Non siamo nella Pianura Padana, coi grandi agglomerati, di questo ne dobbiamo essere consapevoli.
E quindi noi dobbiamo spingere sulla differenziata, però dobbiamo essere anche pragmatici, siamo amministratori, dobbiamo sapere che un limite c'è o ci sarà.
Il tema delle discariche è un tema veramente asfissiante sui territori. Bene o male, in questi anni ho avuto la fortuna di avere un territorio "anche compromesso". Bisogna portare ovviamente investimenti su investimenti per far sì che una discarica sia accettabile dal punto di vista ambientale. Non si finisce mai: il tema del percolato, delle emissioni d'origine, il tema delle movimentazioni. È all'ordine del giorno nelle comunità, il tema di tutto il ciclo dell'organico. Fortunatamente sarà un biodigestore e questo potrà aiutare il tema del ricircolo, appunto. Ma quello ci può essere perché sono arrivati 30 milioni di euro dal PNRR, sennò i piani industriali non lo consentono, a meno che la tariffa la riversi tutta sui cittadini e questo sarebbe impossibile.
Onestamente, in tutta coscienza, avendo visto questo e avendo visto, lo voglio dire, anche le sofferenze di altri territori, perché nei primi 5 anni da Sindaco - non sto dicendo: "5 anni in cui c'era un'altra amministrazione regionale". No, perché queste cose vengono da lontano - abbiamo dovuto ospitare per un periodo i rifiuti dell'ascolano, con un importante impegno. Poi, finita l'emergenza dell'ascolano, perché si è riusciti in qualche modo ad ampliare prima Sormonto, Geta, poi Relluce, ha cominciato il maceratese. E perché? Perché lo sappiamo anche adesso. Anche l'anconetano però, per un motivo diverso, per la rottura del TMB, per cui a un certo punto sono stati portati i rifiuti al trattamento presso il nostro, con un movimento di camion che andavano, venivano e impattavano. Perché questo è all'ordine del giorno se si va avanti con la prospettiva che la discarica è la soluzione. Diciamolo, per quanto vogliamo migliorare il ricircolo, la possibilità della differenziazione, un territorio come il nostro non potrà mai superare alcuni livelli e quindi le discariche continueranno a essere fondamentali. Ma l'impatto delle discariche, io ve lo dico, è maggiore rispetto, se si prendono complessivamente tutte le discariche, a quello di un inceneritore. Diciamocele queste cose. Tecnicamente così. Non può essere invertito questo ragionamento, a meno che non diciamo che riusciremo a fare il rifiuto zero, ma lo sappiamo che non è così. Siamo amministratori, alcuni di noi sono stati Sindaci, lo sappiamo che non è così, che non sarà mai possibile.
Quindi dico una cosa: nessun piano è perfetto, ovviamente, sicuramente ci saranno altri passaggi importanti da fare. Ma qui una scelta forte viene fatta, che è quella del termovalorizzatore che, in prospettiva, libererà molti territori, molti nostri territori, dalla difficoltà della discarica. Perché la gestione della discarica è un tema che non finisce mai, è un tema di una delicatezza sottile. Se devo ritenermi soddisfatto e in qualche modo fortunato, anche con il sostegno della Provincia, ovviamente, della Regione che c'era, è di aver portato avanti indenne per 11 anni una discarica molto importante. Non è facile, l'ho detto, l'ho riconosciuto. Certo, impegno, qual era? Che la comune prospettiva che vada bene.
Anche perché, lo dico, alcuni territori se lo ricordano ancora, quando comincia il turismo del rifiuto, cioè portarlo con i trasporti fuori provincia, a volte fuori regione, sono ulteriori costi su costi che vanno sempre sui cittadini dei territori.
Mettiamoci in testa una cosa che è ineludibile l'inceneritore. Poi possiamo discutere dove, con quali tecnologie, per quali portate, con quale piano industriale. Su questo sono d'accordissimo, ma è ineludibile. Quindi, il piano oggi ci indica questa prospettiva e già solo per questo credo che sia un piano molto importante per la nostra regione.
Ringrazio il collega Consoli che, su un letto di uova, perché il compito non è facile, è riuscito a portare in Aula questo piano, che mi auguro possa essere approvato. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Borroni.
Pierpaolo BORRONI. Grazie, Presidente. Devo dire di essere molto soddisfatto perché in questi anni di Consiglio regionale ho visto tante situazioni, che venivano dagli anni passati, che finalmente stanno arrivando a soluzioni, che io ritengo concrete e scelte politiche fondamentali.
È stato svolto in III Commissione un grande lavoro, anche all'interno dei nostri gruppi consiliari. Nella nostra maggioranza c'è stato un dibattito anche acceso. Abbiamo parlato tra di noi e siamo arrivati a una conclusione concreta e a delle scelte chiare.
Faccio i complimenti al collega Marconi per l'intervento che ha fatto, che è stato puntuale. Devo dire che lui rappresenta anche un po' la memoria storica che, per esempio, ad alcuni di noi manca, perché la sua lunga appartenenza a quest'Aula ci dà anche dei ricordi importanti da avere.
Mi dispiace constatare che, dalla parte del Partito Democratico, il Capogruppo Mancinelli abbia fatto solo polemica, invece di essere propositiva nei confronti dell'Aula e dei marchigiani. Ma di questo ne parleremo per tempo.
Oggi ci troviamo davanti un piano che è incentrato alla praticità, al pragmatismo e alla concretezza, che sono dei fattori che per molti anni in quest'Aula non si sono verificati.
La massimizzazione del riciclo. Questo è uno degli indirizzi principali che diamo perché riciclare è fondamentale, il più possibile, in base anche alle direttive delle norme europee. E una minimizzazione del ricorso alla discarica, che deve essere uno degli obiettivi principali per riuscire finalmente a non ledere ancora il nostro territorio con le discariche, di cui siamo sostanzialmente pieni. Anche altre regioni hanno situazioni simili, quindi bisogna correre ai ripari.
Tra le scelte che si dovevano fare e che si fanno nel piano, il punto principale è politico: chi vuole il termovalorizzatore e chi non lo vuole. Noi lo vogliamo.
Un termovalorizzatore che ha fatto, che ha dato e che darà alle Marche una direzione precisa, uno da 370.000 tonnellate. Una riforma del quadro di gestione che darà un ambito regionale unico, un piano d'ambito regionale che darà finalmente a tutte le Marche uno sguardo unitario, ovviamente sopra le cinque ATA.
Vorrei leggere con voi quattro righe perché, come ha detto giustamente il Consigliere Marconi, magari qualcuno il piano neanche lo ha letto e ne parla. Voglio leggere con voi queste quattro righe, che sono del punto 24.1 "Indirizzi ottimizzazione gestionale. Ne deriva che solo considerando e utilizzando la capacità di smaltimento residua nel complesso, con un approccio globale a scala regionale unitaria, sarà possibile ottimizzare gli abbancamenti e far fronte ai bisogni nel periodo di vigenza del piano senza dover realizzare nuovi impianti di discarica". E questo è fondamentale per la nostra Regione, per tutte i nostri ATO e per tutto il nostro territorio, anche il nostro ATO 3 ha avuto un po' di difficoltà. E’ oggettivo, perché la discarica non la vuole nessuno, perché le decisioni negli anni non sono state prese da quasi tutte le Giunte provinciali che hanno preceduto quelle di centrodestra e questo pure è un dato oggettivo. Comunque si sta andando avanti nell'individuazione dell'allargamento della discarica di Cingoli, che darà delle risposte concrete anche all'ATO 3.
Detto questo, senza scendere nei particolari, perché ovviamente non sono un tecnico, ma sono un politico, faccio delle osservazioni perché ho ascoltato tutti gli interventi fino adesso e devo dire che alcune riflessioni, le ho condivise, fatte negli interventi di alcuni Consiglieri di minoranza. Quando sento l'intervento del Consigliere Seri, l'intervento del Consigliere Caporossi, vedo comunque, seppur nella negatività del voto dell'atto, una scelta politica che è stata fatta, e anche di questo ne parleremo dopo. Altri interventi, come quello della Consigliera Ruggeri del Movimento 5 Stelle, invece mi lasciano perplesso. Come spesso mi capita con le asserzioni del Movimento 5 Stelle. Sostanzialmente il suo intervento è stato: "No al termovalorizzatore". Punto. Proposte del Movimento 5 Stelle: tariffa puntuale, un ipotetico riciclo dell'80%, basato su dei calcoli su carta, come spesso capita. Vabbè, prendiamo atto, ma sappiamo benissimo che non succederà quello che ha detto lei, che il futuro sarà circolare, non lo sarà perché il futuro sarà sferico, come la buca in cui il Movimento 5 Stelle, se andasse al Governo, metterebbe ancora rifiuti nel 2035, ma questo noi lo eviteremo. Proposte concrete che ho sentito da parte dei 5 Stelle vicine allo zero assoluto.
La nostra Capogruppo Mancinelli, lei ha ragione quando parla… Ho sbagliato? Voleva "Capogruppa"? Ho capito, Capogruppo, non Capogruppa. Va bene.
Il Capogruppo Mancinelli ha parlato di ritardi cronici dal 2015, anno in cui è stato fatto l'ultimo piano dei rifiuti. È vero, però il Capogruppo non ricorda che dopo 6 anni eravamo in pieno Covid e in quegli anni la Regione Marche era molto impegnata ad affrontare problemi molto più grandi perché tutta l'Italia era bloccata e per 3 o 4 anni non abbiamo fatto altro che pensare a vaccini, mascherine, ospedali chiusi e tutto quello che ne è conseguito.
Ovvio che ci sono stati dei ritardi. Nonostante questo, sono state fatte delle riforme importantissime per le Marche e per tutto il nostro territorio.
Lei ha definito il termovalorizzatore un'astronave. Lo ha detto sei volte, le ho contate. Lo ribadisce, bene. È un'astronave o un finto termovalorizzatore, questo l'ho detto quattro volte, ho invertito, forse ho perso il conto. Comunque è stata molto chiara nei suoi concetti.
Ritornando ai concetti di prima, sembra di sentire gli interventi che qualche anno fa venivano fatti all'interno di quest'Aula, sempre dal Partito Democratico, in particolare all'epoca dal Consigliere Carancini, che diceva che tutto quello che noi proponevamo, che avremmo messo su carta e che abbiamo realizzato, erano tutte favole. Parlo della riforma sanitaria, della costruzione dell'ospedale di Pesaro, dell'ospedale di Macerata, che sono al via entrambi. Parlo delle aree emergenza-urgenza, di tutti gli ospedali, sembravano delle favole, invece a Civitanova Marche lo stanno facendo, contrariamente a quello che diceva il PD, che continua a dire il PD oggi su questo argomento.
Vede, Capogruppo, qui facciamo politica. Nell'ultimo intervento che mi ha preceduto, uno degli ultimi, il Consigliere Nobili ha detto una cosa che mi ha lasciato perplesso. Ha detto: "Non vi aspettavate la compattezza della minoranza". Sono perplesso, Capogruppo, anche perché mi sono divertito a fare un piccolo sondaggio sulla domanda "termovalorizzatore sì, termovalorizzatore no" nell'ambito dei vostri interventi. I Consiglieri Seri e Caporossi hanno detto sostanzialmente che non sono contrari e, secondo me, come ho detto prima, è ammirevole che abbiano preso queste scelte politiche davanti a tutti; la Consigliera Ruggeri ha detto no, chiaramente; lei, Consigliere Nobili, mi sembra che abbia detto no, ha detto anche grande polo di combustione", come se fosse chissà cosa. Insomma, il Consigliere Nobili non è d'accordo sul termovalorizzatore. Lei, Capogruppo, ha parlato di astronave, di altri oggetti non identificati, altri UFO che vede in giro, quindi, suppongo che anche lei non abbia le idee chiare perché non ha detto né no né sì, non ci ha detto se lei è favorevole o contraria, non ha detto né sì né no. Infine il Consigliere Cesetti, che non ne parla proprio, ha fatto un intervento estremamente tecnico, ma non ha detto una parola se vuole il termovalorizzatore o non lo vuole. Il referendum all'interno delle minoranze è: due a favore, due contro, due astenuti. Se voi vi foste trovati oggi a governare questa situazione, le Marche avrebbero goduto del caos totale e questo oggi le Marche non se lo possono più permettere.
Sono convinto che l'azione politica che sta portando avanti l'amministrazione di centrodestra, guidata dal Presidente Acquaroli, sia quanto di più giusto oggi si stia facendo perché si fanno scelte politiche chiare e dirette. Grazie, Presidente.
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Sebastiani.
Milena SEBASTIANI. Grazie, Presidente. Un saluto al Presidente Acquaroli, ai colleghi Consiglieri e a tutta la Giunta.
Prendo la parola a nome del Gruppo “I Marchigiani” per esprimere il nostro convinto e totale sostegno all'aggiornamento del Piano regionale di gestione dei rifiuti 2024-2030.
Oggi non siamo chiamati a votare un semplice adempimento burocratico. Non stiamo solo aggiornando un piano per scongiurare sanzioni comunitarie o per garantire alla nostra Regione l'accesso vitale ai fondi europei. Oggi questa maggioranza si assume la responsabilità di ridisegnare l'intera architettura ambientale e gestionale della nostra terra, superando le debolezze strutturali che abbiamo ereditato.
Dobbiamo guardare in faccia la realtà. Il sistema attuale ha mostrato tutti i suoi limiti. Registriamo buoni livelli di raccolta differenziata, è vero, ma manchiamo degli impianti necessari per valorizzare ciò che raccogliamo. Questo si traduce in una produzione troppo alta di scarti e in un ricorso eccessivo allo smaltimento in discarica.
A ciò si aggiunge una frammentazione amministrativa che frena lo sviluppo. L'attuale assetto su base provinciale si è dimostrato inadeguato. Basti pensare che in alcuni dei nostri Ambiti Territoriali Ottimali, come l'ATO 2 e l'ATO 4, operano rispettivamente otto e nove gestori diversi. Questa parcellizzazione non è più sostenibile e, per questo, il passaggio a un unico ambito regionale è la chiave di volta del piano.
Questa nuova governance su scala regionale ci permetterà di ottenere economie di scala, massimizzare l'efficienza del servizio e, soprattutto, garantire il pieno soddisfacimento del fabbisogno di smaltimento per l'intero territorio.
I target che la normativa ci impone sono chiari e sfidanti: il riciclaggio dovrà raggiungere il 55% nel 2025, il 60% nel 2030 e il 65% nel 2035, mentre lo smaltimento in discarica a meno il 10%.
Per raggiungere questi obiettivi, però, non possiamo affidarci al caso né allo status quo. I dati ci dicono che i rifiuti speciali transfrontalieri, esportati fuori regione, a costi altissimi, sono passati da 15.000 tonnellate nel 2018 a 60.000 tonnellate nel 2024. E’ un'emorragia di risorse e di un onere logistico e ambientale inaccettabile.
Ecco perché questo piano ha il coraggio di compiere la scelta decisiva: la realizzazione di un impianto di valorizzazione energetica per chiudere finalmente il ciclo dei rifiuti.
I numeri, se non facessimo nulla, sono spietati. Senza questo impianto, nel 2035 non riusciremmo a scendere sotto il tetto del 10% di conferimento in discarica. Saremmo condannati a individuare nuove aree per costruire discariche capaci di accogliere due milioni di metri cubi di rifiuti. Noi diciamo no a questo scempio del nostro territorio.
Dal 2030 scatterà il divieto normativo di smaltire in discarica tutto ciò che può essere recuperato. Con il nuovo impianto di chiusura del ciclo, posizionato strategicamente in un'area a vocazione industriale, potremo valorizzare il rifiuto urbano residuo e tutelare l'ambiente generando energia.
Per quanto riguarda le discariche necessarie nella fase transitoria, cambiamo paradigma: prima di consumare nuovo suolo, la priorità sarà l'ampliamento in sicurezza dei siti già esistenti.
Votare questo piano significa dotare le Marche di un'infrastruttura solida, di regole certe e di una gestione moderna. Significa difendere il portafoglio dei cittadini e l'integrità del nostro paesaggio con i fatti e non con le ideologie. Grazie.
Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Antonini.
Andrea Maria ANTONINI. Grazie, Presidente. Voterò a favore di questo piano. Ringrazio anzi il Presidente Acquaroli, l'Assessore Consoli, la Commissione e tutti coloro che in questo periodo hanno prodotto una proposta che merita di essere approvata, sia sotto il profilo tecnico che, ovviamente, sotto il profilo politico.
È stato sottolineato più volte anche l'aspetto politico. È importante, perché si fa una scelta che necessariamente va incontro soprattutto alle tasche dei marchigiani, va incontro anche all'ambiente perché - parliamoci in maniera molto chiara e non nascondiamoci dietro, diciamo, delle situazioni di comodo - la raccolta differenziata, che nelle Marche comunque è alta perché siamo tra le prime 6-7 regioni in Italia, abbiamo superato il 70% di raccolta differenziata. Voi capite che il limite oggettivo si è quasi praticamente raggiunto. E’ vero che si possono raggiungere anche cifre superiori, ma per una Regione come le Marche, in una posizione, ripeto, da un punto di vista di classifica regionale importante, non ci sono prospettive di crescita, almeno in maniera veloce, sistematica, che ci porterebbero a raggiungere gli obiettivi che l'Unione Europea ci dà, insieme alla Nazione Italia e a tutte le altre Nazioni.
Abbiamo bisogno oggettivamente di trovare una soluzione definitiva, una soluzione che sia più compatibile con la vocazione del territorio, ma soprattutto con quello che sta avvenendo in tutta Italia, in tutta Europa e in buona parte del mondo.
Quello che mi dico, senza ironia, è che mi sembra che il Partito Democratico spesso sia prigioniero di ideologie ormai contro tempo. Contro qualsiasi ragionamento razionale da parte del Movimento 5 Stelle, da parte della sinistra ambientalista talebana.
Vorrei sapere cosa ne pensa il Partito Democratico a livello nazionale, con le scelte che hanno fatto, che stanno facendo da Roma e in altre località, per capire quali sono le motivazioni diverse che in altri luoghi spingono ad andare verso la soluzione del termovalorizzatore, chiamiamolo anche bruciatore, non c'è niente di male.
La tecnologia, Consigliere Nobili, è andata avanti. Non possiamo pensare alla tecnologia di 20-30 anni fa. Ci sono dei filtri, dal punto di vista delle emissioni, che hanno una capacità di mitigazione rispetto alle emissioni nocive che sono del 1000 per 1000, maggiori rispetto a quelli di 10-20 anni fa, così come anche il discorso del nucleare. Cosa a parte, non c'entra niente, ma anche lì dobbiamo guardare avanti.
Non possiamo pensare, non so, a delle città … Mi domando: Brescia, Bolzano, Copenaghen, che hanno i termovalorizzatori dentro casa, sono dei pazzi? Sono persone che rischiano la vita quotidianamente e mettono a repentaglio la salute della loro popolazione?
Quello che a me fa paura, sinceramente, sono le discariche, è bucare ancora il nostro territorio, è un altro tipo di inquinamento, che è quello del percolato, che è quello liquido, che è quello che va nelle falde acquifere. Di questo ci dobbiamo preoccupare.
Uno dice le emissioni atmosferiche., inquina di più una discarica che un termovalorizzatore. Ma non lo dice Andrea Antonini, basta che andiate a vedere… Se uno fa una ricerca semplice su internet lo vede: una discarica inquina otto volte di più di un termovalorizzatore e, ripeto, non sono posizioni politiche e ideologiche, è pragmatismo.
Vogliamo continuare? Ci nascondiamo dietro un dito? Va benissimo la raccolta differenziata per la quale, diciamolo pure, diamo una grande responsabilità ai cittadini. Perché ci possiamo organizzare al massimo, possiamo sensibilizzare le nuove generazioni, possiamo parlare nelle scuole, possiamo fare quello che vogliamo, mettere le oasi, qualsiasi cosa, però alla fine è sempre il cittadino che si deve caricare della responsabilità del fare la differenziata.
Che cosa facciamo con quei rifiuti che non possiamo recuperare, che non possiamo riciclare,? A questo punto riempiamo le discariche, ormai credo che non si possa più, oppure li mandiamo fuori? Che facciamo? Spostiamo il problema su altri territori. Perfetto, li mandiamo in altre discariche, li mandiamo a bruciare altrove, li mandiamo da qualche altra parte. Ma allora chi si occupa di ambiente e si preoccupa dell'inquinamento? Mettere su strada tonnellate e tonnellate di rifiuti e farli girare per il mondo non è una forma di inquinamento? Domando: non è una forma di inquinamento? Penso che sia una grandissima forma di inquinamento. E i costi del trasporto? Chi ha fatto come me l'Assessore all'ambiente in Provincia, quando la Provincia si occupava di discariche, sa bene che il costo del trasporto a chi va? La tassa chi la paga?
Siamo in un momento in cui bisogna fare delle scelte. Basta con la politica del no, che veramente, lo dico senza... poi ognuno, per carità, ha i problemi a casa propria, però è: no Tav, no ponte, no TAP, no qua, no su.
Sembra veramente che qui si siano rivoltate le cose. I conservatori, in senso negativo, siete diventati voi. Chi è che guarda al progresso in senso positivo, al benessere, al creare ricchezza, alla vera sostenibilità, quella che si può fare, non quella ideologizzata, quella utopica, siamo noi ed è un dato di fatto.
A me sembra che qua si siano rivoltati i piani. Sono contento di vivere da questa parte questo momento della storia, dove si affrontano i problemi, le problematiche e non ci rivolgiamo solamente a un mondo ideale che ci piacerebbe. Che tutti facessero la differenziata col secchiello, col coso, perfetti tutti quanti. Siamo tutti felici, tutti belli, non c'è una puzza, non c'è un odore, non c'è una perdita di percolato, non c’è un minimo di pericolo per i nostri cieli. Niente.
Non è così. Non funziona così. Bisogna fare la scelta migliore, la scelta che ci può portare…, soprattutto mettere in perfetto equilibrio la sostenibilità ambientale e la sostenibilità economica perché, nel tempo… , ovviamente ci sarà un investimento iniziale.
Immagino pure che la Regione non potrà fare questo da sola, lo immagino. Ma questo è così in tutte le regioni. Se qua vogliamo creare e sperare solamente, per convenienza, che tutto si riesca a fare senza il privato…, perché comunque noi che cosa abbiamo di particolare? Ovunque ci deve essere in qualche modo un sostegno, la presenza di un privato, sennò, se vogliamo dire il contrario, ce lo diciamo.
Basta andare a vedere le discariche che anche il PD ha voluto e ha votato in giro per l'Italia, ci sono anche i privati. Se poi qua avete, non so, una parte, una cellula del PD che è totalmente in balia dei 5 Stelle, sono affari vostri, ma comunque è un dato di fatto.
Dobbiamo essere pragmatici, realisti. Tutto è migliorabile, ovviamente, tutto si può far meglio, ci saranno delle difficoltà lungo il percorso, però la scelta oggi di un termovalorizzatore va incontro alle esigenze dei marchigiani. .
(in fase di completamento)
Allegato A
Testo dell’intervento del Consigliere Cesetti, sulla proposta di atto amministrativo n. 5, di cui è stata richiesta la pubblicazione in allegato al resoconto della seduta odierna, ai sensi dell’articolo 55, comma 2 del Regolamento interno.
Sappiamo bene che le scelte pianificatorie in tema rifiuti devono essere coerenti con le disposizioni europee e nazionali e con i conseguenti obiettivi che impongono una riduzione drastica del conferimento in discarica a vantaggio dei processi di economia circolare, tanto che entro il 2035 “il conferimento in discarica dovrà essere ridotto fino a un massimo del 10% del totale dei rifiuti prodotti, mentre almeno il 65% dovrà essere avviato a preparazione per il riutilizzo e riciclo.”;
- in sostanza, come riportato nel nostro Odg, “La politica europea sui rifiuti è inoltre fondata su un principio chiaro e giuridicamente vincolante: la gerarchia della gestione. Prima viene la prevenzione della produzione dei rifiuti, poi il riuso, quindi il riciclo, in seguito il recupero energetico e, solo in ultima istanza lo smaltimento.”;
- su questi aspetti il Piano è assai carente in quanto sotto il profilo previsionale, la riduzione dei rifiuti appare più come effetto della mancata crescita anziché della messa in campo di strategie attive coerentemente con gli obiettivi nazionali ed europei di economia circolare. “Inoltre , come osservato nell’Odg, la concreta realizzabilità degli obiettivi di incremento della raccolta differenziata e del riciclo è compromessa dall’assenza di una strategia strutturata, che dovrebbe includere risorse adeguate, strumenti operativi, politiche di prevenzione e azioni culturali.”, invece del tutto assenti;
- sul punto il Piano è anche incoerente e contraddittorio perché la prevista riduzione dei rifiuti contrasta con la previsione del termovalorizzatore che per sostenersi ha bisogno di più rifiuti;
- in questo Piano non c’è visione, strategia e prospettiva, né misure economico-finanziarie-organizzative per sostenere le azioni previste, tra l’altro, insufficienti e la stessa Relazione tecnica è all’evidenza orientata e piegata a giustificare le suddette criticità;
- il tutto sembra sia finalizzato a giustificare il termovalorizzatore che appare la sola alternativa possibile;
- ed è proprio “la scelta di attribuire al termovalorizzatore un ruolo centrale nel nuovo Piano che orienta il sistema regionale verso recupero energetico e smaltimento finale, anziché verso la riduzione strutturale dei rifiuti, attraverso il riuso, il riciclo e la prevenzione”;
- il termovalorizzatore, in questa impostazione, neanche rappresenta una, pure inaccettabile, soluzione residuale e subordinata, ma diventa l’asse attorno a cui ruota il Piano;
- ed è esattamente questo l’errore inaccettabile ed inemendabile;
- in definitiva, “la scelta di porre al centro del Piano il termovalorizzatore è innanzitutto disincentivante sul piano culturale, perché sposta l’asse della pianificazione sul trattamento finale invece di promuovere adeguate politiche di prevenzione, riuso e riciclo, che dovrebbero invece rappresentare il vero cuore della strategia regionale”;
- e questa è una scelta per la quale il Piano regionale dei rifiuti nasce morto in quanto prevede appunto un termovalorizzatore che invece non si farà mai perché non sostenibile sotto il profilo ambientale, economico ed organizzativo ed anche giuridico-istituzionale;
- e questo la Giunta regionale, proponente il Piano, lo sa bene tanto che nel proporlo pare si sia ispirata più che alla massima “exitus acta probat” (il risultato giustifica l’azione) alla speranza del “ognun vede quel che tu pari pochi sentono quel che tu sei”, direbbe Machiavelli, oppure alla citazione “chiacchiere e distintivo” ben recitata da Nobili in quest’Aula;
- e noi ci siamo sforzati di andare, con l’ordine del giorno unitario, alla vera essenza e natura del Piano, anziché limitarci alla sua apparenza;
- e nell’essenza dell’impianto pianificatorio al nostro esame “non è la riduzione del rifiuto a determinare il fabbisogno impiantistico, ma è il fabbisogno impiantistico a orientare implicitamente le politiche di gestione dei rifiuti”;
- da questo ne deriva la insostenibilità perché in questa prospettiva e prospettazione il Piano al nostro esame non prova, per quanto riguarda il termovalorizzatore, in modo inoppugnabile come dovrebbe essere, la sua effettiva convenienza, sostenibilità economico-finanziaria e, per quanto riguarda l’ambiente, la piena coerenza con gli obiettivi di economia circolare in precedenza richiamati;
- anzi risulta evidente il contrario ed anche per questo vi è la nostra ferma contrarietà;
- per quanto riguarda l’insostenibilità, valga quanto compiutamente argomentato nel nostro Odg sia:
a) sul piano tecnico-operativo;
b) sul piano economico-finanziario;
c) sul profilo ambientale;
d) sull’analisi costi-benefici;
- e sarebbe priva di pregio l’obiezione “che molte delle carenze evidenziate potrebbero trovare definizione nelle fasi successive a quella pianificatoria” perché sarebbe come “mettere il carro davanti ai buoi” con la conseguenza che non si muoverà né il carro e non si potranno muovere neanche i buoi;
- altro errore – che comprova, altresì, la scarsa disponibilità di questa Giunta ad assumersi le necessarie e proprie responsabilità non disdegnando di incorrere in evidenti illegittimità – è il rinvio all’ATO UNICO di tutte le questioni connesse al termovalorizzatore a partire dalla individuazione del sito dimenticando che i poteri di decidere sull’impiantistica e sul sito in cui realizzarla appartengono alla legge e possono essere attribuiti solo dalla legge;
- il Piano prevede l’istituzione di una Autorità d’Ambito Unico Regionale per la gestione dei rifiuti, la cui costituzione/composizione/ articolazione/competenze/ rappresentanza dovrà essere necessariamente disciplinata da una specifica L.R.;
- in disparte il rilievo che anche la PREVISIONE DELL’ATO UNICO spetta alla legge e non all’atto amministrativo, quale è il Piano, riteniamo che la L.R. della Governance avrebbe dovuto precedere, o quanto meno essere contestuale al Piano dei rifiuti invece di seguirlo, anche perché non può un Piano, anche per la gerarchia delle fonti, prefigurare la volontà del legislatore regionale che si deve formare all’interno dei previsti iter procedimentali;
- perché è la legge sulla Governance che deve innanzitutto disciplinare la materia della gestione integrata dei rifiuti ed al Piano spetta di attuarla;
- in merito salta all’occhio quanto diversamente fatto per la legge di riordino del SSR che ha preceduto il PSSR;
- né viene in soccorso il farraginoso, confuso ed insostenibile regime transitorio previsto nelle more della costituzione e della piena operatività della nuova Autorità Regionale;
- il meccanismo previsto per l’avvio con atti amministrativi delle attività strategiche del Piano sarà come tale causa e fonte di contenziosi, inefficienze ed inefficacia, allungamento a dismisura dei tempi e, quindi, di paralisi totale perché lo svolgimento delle attività di coordinamento operativo previste non potrà prescindere dalla normativa regionale vigente di cui alla l.r. 24/2009 il cui articolo 2 comma 2 prevede, tra l’altro, un Tavolo Tecnico Istituzionale che dovrà essere costituito dalla Giunta regionale previa determinazione delle forme di concertazione e di consultazione;
- non si potrà prescindere dalla normativa regionale vigente all’interno della quale dovranno operare le ATA provinciali e con detta normativa in alcun modo il Piano potrà andare in contrasto e/o derogare;
- ed anche la messa a disposizione delle risorse senza lo scudo della legge, per lo svolgimento di studi e analisi per la localizzazione degli impianti, potrà essere fonte di responsabilità erariale con la conseguente resistenza alla emanazione degli atti necessari da parte di dirigenti e funzionari preposti che non possono assumere responsabilità che competono alla politica che, nella fattispecie, le deve esercitare attraverso lo strumento legislativo;
- anche per questo la nuova legge sulla Governance, ovvero un aggiornamento di quella vigente (lr 24/2009), doveva essere già al nostro esame per disciplinare la materia della gestione integrata dei rifiuti nel territorio regionale con il prioritario compito di assicurare il rispetto delle disposizioni europee e nazionali e assicurarne gli obiettivi statuendo su oggetto e finalità della legge stessa per assicurarne il soddisfacimento, così come peraltro già previsto all’articolo 1 della vigente legge regionale 24/2009 alla quale, come detto, ci si dovrà attenere;
- e proprio questa legge avrebbe dovuto prevedere il Piano regionale di gestione dei rifiuti assegnando ad esso il compito di definire gli indirizzi e le modalità necessarie per il perseguimento delle finalità di cui alla legge stessa così come peraltro previsto dall’articolo 5 comma 1 della vigente legge regionale 24/2009;
- anche l’ATO UNICO regionale e superamento delle ATA provinciali, così come delineato dal Piano, amplificherà molte delle criticità addotte a giustificazione della scelta;
- in primo luogo perché “nel nuovo assetto proposto le funzioni gestionali dei sub-ambiti provinciali rimarrebbero sostanzialmente invariate per quanto riguarda la raccolta e l’affidamento del servizio”, con la conseguenza che si andranno a decentrare sole le responsabilità;
- siamo per il mantenimento delle ATA provinciali con un rafforzamento del ruolo di promozione, coordinamento e programmazione, unitamente ad un potenziamento delle risorse umane, strumentali ed economiche;
- in questa prospettiva, come condiviso nel nostro Odg, “alla luce di queste considerazioni, piuttosto che l'istituzione dell’ATO unico regionale, risulta più efficace che la Giunta regionale mantenga ed eserciti direttamente il potere decisionale, assumendosi pienamente la responsabilità delle scelte strategiche e accelerando i processi attuativi”;
- al contrario, l’istituzione dell’ATO unico determinerà anche nell’iter che porterà alla sua effettiva istituzione contrasti e contenziosi in ordine alla rappresentanza dei Comuni con conseguenze deleterie per la sua funzionalità, tanto da rallentare i processi decisionali;
- abbiamo, come detto, condiviso un Ordine del giorno per impegnare la Giunta a riscrivere il Piano su punti ben determinati e motivati;
- se la Giunta non lo farà, troveremo il modo per riportare intorno agli stessi l’attenzione del Consiglio regionale;
- perché questo è un Piano da riscrivere totalmente e soprattutto questa riscrittura deve essere preceduta o almeno accompagnata da una contestuale legge regionale che disciplini la Governance e, nel contempo, disciplini con precetti chiari la gestione integrata dei rifiuti coerentemente alle disposizioni europee e nazionali ed in armonia con i principi costituzionali della Repubblica e con i principi statutari della Regione Marche così come recentemente riaffermati ed in base ai quali la Repubblica e, quindi, nell’occasione la Regione Marche “tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”;
- è questo non solo un dovere, ma un obbligo al quale il legislatore regionale dovrà attenersi escludendo prioritariamente e perentoriamente la previsione di un termovalorizzatore.
La seduta inizia alle ore 10:55
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE Buongiorno a tutti. Dichiaro aperta la seduta dell’Assemblea legislativa regionale n 29 del 28 luglio 2026.
Do per letti i processi verbali delle sedute nn. 27 e 28 rispettivamente del 7 e 21 luglio 2026, i quali, ove non vi siano opposizioni, si intendono approvati ai sensi del comma 4 dell'articolo 53 del Regolamento interno. Richiamo, inoltre, ai sensi del comma 5 dello stesso articolo l'attenzione di tutti i Consiglieri sulle comunicazioni distribuite con cui porto a conoscenza dell'Assemblea quanto espressamente previsto dal Regolamento interno.
Iscrizione al punto 01, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento interno, della proposta di atto amministrativo n. 5, ad iniziativa della Giunta regionale, concernente: “Piano regionale di gestione dei rifiuti. Aggiornamento del Piano approvato con deliberazione dell'Assemblea legislativa del14 aprile 2015 n. 128”. La pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva a maggioranza assoluta dei votanti)
Proposta di atto amministrativo n. 5
ad iniziativa della Giunta regionale
“Piano regionale di gestione dei rifiuti. Aggiornamento del Piano approvato con deliberazione dell'Assemblea legislativa del14 aprile 2015 n. 128”
(Discussione generale e votazione)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di atto amministrativo n. 5 della Giunta regionale.
La discussione generale è aperta, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Marconi.
Luca MARCONI. Grazie, Presidente. Colleghi Consiglieri, mi corre l'obbligo, in apertura, di formulare i migliori auguri di buon compleanno al nostro Assessore. Avrà come regalo finale il voto unanime dell'Aula? Non lo so. Quindi niente regalo per l'Assessore Consoli.
Unitamente a questo, colleghi, i ringraziamenti per questo atto che è stato estremamente complesso. A titolo di testimonianza, porto una piccola parte, che i membri di Commissione avranno già visto, delle 1.350 pagine del piano, che eroicamente nessuno ha letto per intero, ma che sicuramente abbiamo voluto approfondire in moltissimi aspetti.
Ringrazio innanzitutto per il lavoro che si è svolto all'interno della Commissione, lavoro a volte faticoso, anche con qualche significativa tensione, e tutti quelli che sono arrivati in audizione. Abbiamo avuto, tra febbraio e marzo, anche due sedute a settimana per ascoltare un numero significativo di soggetti, circa una ventina.
Nessuno è stato escluso da questo processo. Anche piccoli comitati di natura locale hanno trovato ascolto presso la Commissione e credo che tutti noi abbiamo fatto tesoro di questa prima parte dell'esperienza, fino alla discussione vera e propria e all'approvazione finale che, come dirò, ha contemplato la presenza di due emendamenti significativi e di uno di natura tecnica.
Sempre sul piano dei ringraziamenti, non possiamo non ricordare chi ci ha assistito in questo percorso di più di sei mesi e quindi il Dirigente del Settore fonti energetiche, rifiuti cave e miniere, la Segretaria della III Commissione e tutti i loro collaboratori, sia della Giunta che del Consiglio.
Un lungo iter che significa che siamo di fronte a un atto con una valenza, non voglio dire storica, ma che esce sicuramente dalla cronaca e che segna, dal 2015 a oggi, un passaggio fondamentale, con scelte fondamentali. Alcune sono completamente autonome, per esempio quella sulle distanze, altre, invece, sono scelte che vengono, in qualche maniera, non dico imposte, ma canalizzate sia dalla legislazione nazionale che da quella europea.
Per quanto riguarda i due emendamenti presentati, tratto immediatamente di questo e non di altro, uno in modo particolare, quello presentato in Commissione e quindi già approvato, sono già compresi nel testo che avete. L'emendamento che riguarda l'abbassamento delle distanze da 1.500 a 1.000 metri per la realizzazione di discariche tradizionali comporta una valutazione VAS. Quindi, da un punto di vista squisitamente procedurale, ma lo dirà meglio sicuramente l'Assessore Consoli, questo comporta un prolungamento, almeno per solo questo aspetto. Assessore, credo di aver capito bene: per questo solo aspetto il piano, se approvato oggi, sarà operativo in ogni sua parte, esclusa quella delle distanze, che va soggetta a VAS, quindi sarà riesaminata secondo quanto l'emendamento oggi, proposta ufficiale, prevede, e cioè quattro mesi di tempo. Praticamente da oggi alla fine di novembre. Nel mese di dicembre potremmo essere nella condizione di arrivare all'approvazione completa e definitiva del piano.
L'altro emendamento, che pure è stato accolto, riguarda il prolungamento dal 31 dicembre 2026 al 31 dicembre 2027 della possibilità del conferimento in discarica di rifiuti speciali fino alla cifra del 50%. Poi c'è una cosa strana che riguarda il conferimento fino a giugno 2028, ma questo lo lascio alla più opportuna e competente spiegazione dell'Assessore Consoli.
Vado rapidamente ai pareri. Anche qui siamo nella parte istituzionale. Abbiamo ricevuto il parere del CAL senza osservazioni, quindi parere favorevole senza osservazioni. Il parere del CREL è anch'esso senza osservazioni, ma con una raccomandazione che riguarda la questione del 50% e la questione relativa alle distanze, perché possa essere sistemata quanto prima. Ma l'abbiamo spiegata e le categorie interessate hanno già, in quella sede, espresso il loro parere.
C'è stata poi una discussione a latere che è stata introdotta prevalentemente dai Consiglieri di minoranza, che sicuramente ricorderanno, e che riguarda la situazione attuale delle discariche. Ovviamente non era e non è una competenza della Regione, perché le discariche sono a tutti gli effetti competenza delle ATA provinciali, però è una preoccupazione che era stata manifestata.
Noi della maggioranza, colleghi, lo ricorderete, abbiamo accolto questa preoccupazione, perché è evidente che la previsione nel piano della realizzazione di un termovalorizzatore da circa 350-370.000 tonnellate comporterà dei tempi necessariamente lunghi. In assenza di discariche, sia con l'ampliamento delle esistenti - come il piano stesso prevede e impone come prima scelta - sia se fosse necessaria la creazione di altre discariche, queste devono avere ancora una logica provinciale.
Questo abbiamo detto e questo abbiamo consacrato, almeno sul piano politico, come impegno assoluto. La prima provincia che ha questo tipo di preoccupazione è Macerata. Io ho risposto in Commissione riguardo a questo. Quindi portiamo all'attenzione dell'Aula, alla luce del sole, tutto quello che è emerso in quella sede.
È evidente che la previsione che noi abbiamo messo in campo dell'ATA regionale, che avrà anche la responsabilità delle collocazioni e dell'individuazione dei siti di smaltimento, di trasformazione o di incenerimento, non può essere un alibi perché ogni provincia, da qui alla sistemazione definitiva del termovalorizzatore, sia esentata dalla responsabilità di individuare delle discariche. Perché non ci sia un carico eccessivo nei confronti di alcune province e un alleggerimento totale su altre. Sul presupposto ovvio, che penso non ci sia bisogno di ricordarlo, che nessuno vuole discariche. Quindi, con questo piano, dopo troppi anni, a nostro punto di vedere, arriviamo alla soluzione.
Per quanto riguarda il contenuto, credo che il pilastro di tutto il piano, a parte tante analisi e tante previsioni che danno contezza e significato alle scelte che vengono fatte e che non arrivano da un piano ideologico … Sono rimasto molto meravigliato di questo piano e capisco sempre più, e lo dico con un certo rammarico, quanto la cosiddetta scelta politica si riduca a pochissime cose. Perché le legislazioni superiori alla nostra, almeno sul piano istituzionale, che citavo prima, cioè lo Stato e l'Europa, ma anche le necessità tecniche, come questa modifica delle distanze che impone una valutazione ambientale, ci dicono che la possibilità di scelta a volte si riduce a ben poca cosa.
Certo, possiamo anche in questa sede rifiutare il piano nella sua interezza. Potevamo emendare la previsione del termovalorizzatore e non metterla. Queste sono scelte fondamentali. Ma il piano da cui si parte, il ragionamento tecnico da cui si parte, a mio punto di vedere, è talmente legato al buon senso e alla necessità politica che ci impone scelte evidenti.
Ho detto prima che la scelta del termovalorizzatore è stata rinviata per troppo tempo. Ma parto da un altro argomento, che invece ci vede tutti concordi, almeno dalle discussioni fatte: la linea del riuso e del riciclaggio.
Su questa strada tutte le Regioni italiane e le Marche in primis, non ultime in termini di percentuali di risultati raggiunti, stanno lavorando in quella direzione. Ma questa soluzione, lo dico a chi in maniera eroica difende queste posizioni, che saranno rappresentante anche in quest’Aula, non può essere la soluzione finale.
Se l'Europa, all'interno della quale abbiamo una maggioranza che vede componenti ambientaliste di primissimo livello e di primissimi numeri, dice che la chiusura del ciclo debba avvenire con un termovalorizzatore, evidentemente ha preso atto del fatto che la discarica è la cosa più brutta che possiamo tenere in piedi e che va adottata una nuova soluzione, che non può essere il riciclo e il riuso alla fine del ciclo. Questo è inimmaginabile. Chiunque sostenga una cosa di questo genere o è un grande romantico, o è un illuso, o è una persona in malafede. Se adesso siamo al 45% nelle Marche, raggiungere il 90% che l'Europa ci impone, cioè quasi annullare quasi completamente lo smaltimento dei rifiuti in discarica o in inceneritore, mi sembra una pura illusione.
Lo stesso piano, che in questa parte è stato scritto evidentemente da tecnici, parla del riuso in termini del 3%. L'ipotesi del riuso ci farebbe guadagnare il 3% e sul 72% di riciclato, abbiamo come riscontro un 45% di rifiuto non utilizzato. Quindi abbiamo sempre e comunque, anche all'interno del riciclato, una percentuale estremamente significativa, pari quasi alla metà dell'intera massa dei rifiuti raccolti, penso soprattutto alla plastica, che deve essere comunque conferita in discarica o in termovalorizzatore. Questo perché non tutta la plastica che raccogliamo, anzi solo una parte minoritaria, può essere effettivamente riciclata. Forse va un po' meglio per la carta, sicuramente per il vetro, ma tante altre cose subiscono questo tipo di situazione.
C'è un dato che emerge sempre poco, ma è la grande preoccupazione di tutto il mondo produttivo e direi anche del sindacato: gli enormi costi di smaltimento dei rifiuti speciali. Solo per dare dei numeri: se noi abbiamo una massa ipotizzabile di circa 780-800.000 tonnellate di rifiuti solidi urbani, abbiamo dall'altra parte una massa di 3.200.000 tonnellate di rifiuti speciali.
Su questo dato l'Assessore ha più volte confermato l'inesattezza della parte relativa agli inerti, che è fortemente condizionata dallo smaltimento delle macerie del terremoto, che è circa la metà dell'intera parte dei rifiuti speciali, circa 1.600.000 tonnellate. Mentre il dato sui rifiuti speciali ordinari, quelli che riguardano tutte le attività produttive, compresi anche i fanghi derivanti dalla depurazione, è reale: 1.600.000 tonnellate. Questo 1.600.000 nella nostra previsione troverà accoglienza nelle discariche ordinarie, passando dal 50% al 30%, pur con questo ammortizzatore di un anno e mezzo che abbiamo creato per dare la possibilità alle attività produttive di organizzarsi.
Questo grido di dolore che viene da Confindustria, CNA, Confartigianato, Confcommercio, Confcooperative, Coldiretti – spero di non aver dimenticato nessuno - è stato unanime. La loro rappresentazione del problema è stata unanime, cosa che mi ha molto sorpreso, perché organizzazioni diverse fra loro, anche con impostazioni e valutazioni politiche differenti, ci hanno detto: “Signori, dateci il termovalorizzatore. Dateci uno strumento che ci metta nelle condizioni di risparmiare oggettivamente, perché nei costi di produzione il costo dello smaltimento dei rifiuti, che rappresenta oggi una componente sempre più significativa, deve essere eliminato.
La stessa preoccupazione è naturalmente venuta dai Comuni e dalle Province. Oggi la tensione è su Macerata, fra qualche mese sarà su Ascoli Piceno, poi magari su Pesaro, molto meno su Ancona, che ha una discarica ancora enormemente capiente e con possibilità di ampliamento, non so Fermo, ma e la stessa preoccupazione l'abbiamo lì, perché ogni volta che si mette in moto un processo per l'individuazione di una discarica è il finimondo. Su questo poi giocano anche speculazioni incredibili, da parte di chi non vuole il termovalorizzatore, ma non vuole neanche le discariche. Ovunque le si voglia posizionare, c'è sempre qualche problema su cui begare.
Chiudo dicendo che, relativamente al riciclo e al riuso, è giunta proprio ieri una disposizione della Commissione europea relativa agli elettrodomestici, che sono una fonte incredibile di rifiuto speciale e anche pericoloso. Dice una cosa che a me ha sorpreso molto: “Dobbiamo educare i cittadini europei, soprattutto dobbiamo impegnare le aziende produttrici alla riparazione piuttosto che alla rottamazione”, anche se nel passato qualche Governo si è inventato la rottamazione di questa roba. Dobbiamo far funzionare le nostre macchine il più a lungo possibile. Facciamo lavorare gli artigiani.
La cosa mi ha sorpreso perché è nelle nostre corde di marchigiani. Noi siamo frutto di una cultura contadina e non di una cultura consumistico-capitalistica che ha fatto dell'organizzazione della casa colonica agricola il migliore strumento di riciclo e di riuso. Noi veniamo da una storia in cui nulla si butta, tutto viene risparmiato. C'è una nuova cultura, e mi fa piacere che su questa nuova cultura ci troviamo tutti d'accordo, che dice: “Attenzione, educhiamo i nostri giovani a questa attenzione”.
Non parliamo dello spreco di cibo che finisce nell'umido, non parliamo dello spreco della plastica, non parliamo dello spreco di tante altre cose che potrebbero essere benissimo eliminate.
Nella vecchia casa colonica dei nostri nonni, per quanto mi riguarda anche dei miei genitori, questo non succedeva, perché nulla veniva buttato: dalla produzione alimentare fino agli attrezzi che venivano utilizzati.
Va bene tutto ciò, ma non si può dire che un termovalorizzatore, anche se è stato detto, di 380.000 tonnellate non sia necessario per le Marche. I numeri li avete: 800.000 tonnellate di rifiuti solidi urbani, 1.600.000 tonnellate di rifiuti speciali. Per cui, anche con il termovalorizzatore, noi saremo in condizione di gestire, cioè di inviare a incenerimento, solo una piccola parte dei rifiuti speciali.
Mi auguro che l'Assessore, su questo, mi smentisca e dica: “No, ne serve uno più piccolo”. Io, da questi numeri, dico che ne potrebbe servire anche uno più grande, ma l'idea che non debba servire mi lascia molto perplesso. Non so da quale ragionamento si parta quando anche in Commissione abbiamo ascoltato cose di questo tipo.
Credo che, molto serenamente, la maggioranza abbia assunto tutte queste indicazioni. Molto serenamente e con molta attenzione abbiamo ascoltato tutti quelli che hanno avuto cose da dire su questo argomento.
Lo dico ai colleghi della maggioranza: la stragrande maggioranza degli auditi, anzi la totalità degli auditi…, fatta eccezione per il mondo ambientalista e per le associazioni ambientaliste, che giustamente hanno richiamato la necessità del riuso e del riciclo dicendo: «Il termovalorizzatore potrebbe essere sostituito da questo», forse sì, con la cultura contadina che torna, forse fra cent'anni. Nel frattempo, con il 3% di recupero e riuso previsto da questo piano, impiegheremo un secolo ad avere un riuso completo e comunque non l'avremo mai.
Ormai la filosofia è semplice: tutti d'accordo su riuso e riciclo, divisi probabilmente sull'ipotesi di avere le discariche e il termovalorizzatore. Noi siamo per il termovalorizzatore e siamo per chiudere tutte le discariche esistenti. Grazie.
Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi
PRESIDENTE. Ha la parola la relatrice di minoranza Consigliera Mancinelli.
Valeria MANCINELLI. Grazie, Presidente. Questo piano arriva in ritardo. L'ha detto anche il Consigliere Marconi.
La legge nazionale prevede che i piani di gestione dei rifiuti siano aggiornati ogni sei anni. Il precedente piano era stato approvato nel 2015 e, dunque, quel piano andava aggiornato e il nuovo piano adottato nel 2021. Siamo nel 2026, quindi il ritardo è di cinque anni.
È un piano non solo che arriva in ritardo, tant'è che buona parte dei dati che lì sono riportati…, e colgo subito l'occasione per dire che dal punto di vista tecnico il piano è apprezzabile, è uno strumento tecnicamente apprezzabile. Quello che manca è la politica e la capacità di governo, ma adesso ci arrivo.
È un piano orfano della politica, cioè delle scelte, quelle vere, non quelle finte, Consigliere Marconi, delle scelte e delle relative assunzioni di responsabilità. È un piano fatto dagli uffici, tecnicamente al massimo livello, quando manca la politica intesa in questo senso, e cioè l'esercizio della funzione di governo.
Manca la politica, in compenso abbonda la propaganda. Dopo la legge, la finta legge anti kebab, adesso siamo al piano del finto termovalorizzatore. E dirò perché.
Il piano rappresenta bene le criticità. Fa un'analisi chiara, precisa e anche impietosa delle criticità e della mancanza dell'impiantistica. A parte l'astronave, il termovalorizzatore, manca l'impiantistica intermedia, quella che serve appunto per un efficace sistema di riciclo e di riutilizzo. Dichiara e accerta lo squilibrio sul piano territoriale, dicendo chiarissimamente la realtà. Una realtà del centro nord della regione, delle due province di Ancona e Pesaro, per la quale la fase transitoria durerà dieci anni, se va bene, nella quale sarà ancora possibile conferire in discarica per quanto riguarda gli urbani senza il limite del 10% previsto al 2035. Poi ci sono le altre tre province, in particolar modo la provincia di Macerata, invece deficitarie. Quindi c'è un'analisi chiara.
C'è l'analisi chiara sul rallentamento della progressione della raccolta differenziata. Si dichiara, con i dati alla mano, che nel decennio 2011-2021 c'è stato un incremento significativo, quasi un raddoppio della percentuale della raccolta differenziata sul piano della quantità, c’è stato poi un rallentamento e sostanzialmente una stabilizzazione.
L'analisi è chiara. Quella che manca è l'indicazione, non accademica, non da seminario universitario o da convegno di esperti, delle azioni che la Regione intende mettere in campo per superare quelle criticità e per riuscire a raggiungere gli obiettivi che pure il piano si dà. Perché il piano, come ricordava il Consigliere Marconi, non può che ripetere, ma lì è un copia e incolla, appunto. Non è che ci sia un grande esercizio di capacità di governo, c'è la capacità del copia e incolla.
Gli obiettivi vincolanti che la normativa europea dà sono quelli di arrivare al 65% non di raccolta differenziata, ma di riciclo e riuso, il che significa una raccolta differenziata lorda, diciamo così, molto più alta. Oggi il rapporto è 72-48%: 72% di raccolta differenziata, 48% di effettivo riciclo e riuso. Gli obiettivi li indica, ma non indica concretamente nessuna delle azioni che possono rendere quegli obiettivi, anche quelli assunti dal piano, credibili e realistici.
Per quanto riguarda le carenze impiantistiche, indica la carenza di impianti per l'ulteriore differenziazione e riciclo, ma non indica né progetti né risorse da attivare in tal senso. Macroscopica è la questione delle discariche. Ora, è pacifico che, al di là che arrivi o non arrivi l'astronave, cioè il termovalorizzatore, ancora per molti anni, sicuramente fino al 2035 e in parte anche dopo, le discariche saranno necessarie.
Il piano fotografa una situazione e dice che se non si realizzeranno le discariche, che si debbono ancora realizzare in provincia di Macerata e non solo, arriveremo a saturazione di quelle esistenti, in particolare di quelle della provincia di Ancona e della provincia di Pesaro, nel giro di quattro-cinque anni. E segnala la necessità di togliere al sistema produttivo la possibilità di conferire gli speciali assimilabili agli urbani nelle discariche previste per gli urbani, riducendo questa percentuale dal 50% al 30%, praticamente dimezzandola. E questo succederà dal 1° gennaio 2028, cioè domani. La diminuzione della possibilità per i produttivi di conferire nelle discariche per gli urbani deriva esattamente da fatto che l'insufficienza degli impianti di discarica in metà regione non è stata ad oggi colmata e non viene colmata.
Dice il Consigliere Marconi: "Ma la localizzazione e la realizzazione degli impianti spetta alle ATA provinciali". Vero. Ma spetta alla Regione, non perché lo diciamo noi, ma perché lo dice la legge, la vigilanza sull'adempimento da parte degli organismi delegati, diciamo così, alla realizzazione del piano. Sennò non è un piano, è peggio delle grida manzoniane. Peggio.
Dunque, alla Regione spettava e spetta vigilare e, dopo aver vigilato, prendere le iniziative che può e deve prendere. Nel caso specifico – questo tema nel passato ha riguardato anche altri territori - l'emergenza riguarda la provincia di Macerata, dove ci sono dieci anni di immobilismo, come spiegherà meglio il Consigliere Catena. Su questo chiediamo che la Regione…, anche dopo la lettera-denuncia del Dirigente del Settore rifiuti della Regione, di circa un mese e mezzo fa, che dichiara che la “delibera ultima approvata dall'ATA, che rovescia totalmente i criteri e le priorità definiti dall'Università Politecnica delle Marche per la localizzazione della discarica pianificata dal piano d'ambito, in difformità rispetto alle conclusioni dello studio localizzativo, quindi, non coerente con i criteri definiti dal piano regionale di gestione dei rifiuti, così come declinati nel vigente piano d’ambito; non appare inoltre chiaro se il provvedimento si ponga in linea con le premesse della VAS”.
Dopo questa giusta e sacrosanta rilevazione degli uffici, ci aspettiamo che la politica faccia la politica e che chi esercita funzioni di governo faccia la sua parte con la nomina di un commissario ad acta. Perché la Regione non è spettatrice su questa questione.
Dicevo, macroscopica la questione delle discariche: denuncia la non autosufficienza ma poi il piano si arrende a questa situazione. Certo, i tecnici non potevano fare altro. Spettava a voi, a chi governa, fare altro e assumere scelte vere.
Poi, sul termovalorizzatore, o meglio sul "finto termovalorizzatore", tornerò.
Si denuncia, ed è vero, come è emerso con forza nelle audizioni, la difficoltà delle ATA provinciali, così come sono state costituite e hanno iniziato a funzionare, nel realizzare nei tempi dovuti e con l'efficacia necessaria il processo di governo della gestione dei rifiuti. Anche qui si rileva il problema, ma non si dà alcuna soluzione.
Poiché per modificare gli organismi che gestiscono la filiera del piano rifiuti serve una legge regionale, e la vecchia legge era quella che istituiva le ATA provinciali, una volta rilevato il problema bisognava e bisogna, presentare una proposta di legge che lo affronti. Lo diciamo da sei mesi: se il piano rifiuti non affronta il nodo della governance della gestione del servizio, che può essere affrontato solo con una legge, non risolverà nessuna delle criticità scritte qui. Invece si denuncia il problema e non si appronta alcuna soluzione. Sono sei mesi che in Commissione ci dite che la Giunta è pronta a presentare la proposta di legge, la presentasse.
Anche perché il piano prevede dichiaratamente di mantenere le ATA provinciali così come sono oggi, con il livello di inefficienza che hanno dimostrato, e, udite udite, di aggiungere a queste un ulteriore ATO unico regionale di cui, a parte l'espressione geografica, non si sa nulla, non è scritto nel piano e non c'è neanche una proposta di legge che lo spieghi. Non si sa come sarà costituito, da chi sarà costituito, come deciderà, quando sarà costituito.
Anzi, dico di più, lo stesso piano, quello che avete votato in Giunta, recita: "Una volta approvato l'aggiornamento del piano regionale, per l'attuazione di buona parte delle previsioni ivi contenute, occorrerà attendere il completamento del piano d'ambito unico regionale, il quale a sua volta potrà avviare l'attività per la sua redazione solo quando sarà costituita l'autorità d'ambito unica regionale". La costituzione di questo nuovo soggetto, di cui non si sa assolutamente nulla, è stimata dallo stesso piano, molto ottimisticamente, in 24 mesi, cioè 2 anni, dall'approvazione del piano. Due anni per costituire un soggetto di cui non si sa nulla. Poi, quel soggetto dovrà fare il piano d'ambito unico regionale, nell'ambito del quale dovrà localizzare anche il finto termovalorizzatore.
C'è dunque un tema di governance della filiera di gestione? Certo che c'è. Ma questo piano non lo affronta minimamente e non è stata presentata, dopo sei mesi che lo chiediamo, neanche la proposta di legge per dire come lo volete affrontare.
C'è un tema di architettura istituzionale, certo, e della difficoltà di funzionamento delle ATA, ma c'è anche una responsabilità politica. Difficoltà si sono riscontrate in tutti i territori, non c'è dubbio, ma nella provincia di Macerata, dove avete non la maggioranza ma il dominio assoluto, la cosa è eclatante. È diventato uno scandalo regionale, con l'inerzia totale della Regione. Ripeto: commissariate l'ATA di Macerata.
In mancanza di altre scelte o di altre azioni concrete, il piano dice che bisogna fare la tariffa puntuale. Racconta tutti quegli strumenti, come farebbe un seminario universitario, elencando quali sono gli strumenti per migliorare la situazione. Ma non è questo che serve. Quello che serve sono decisioni della Regione che, per attuare gli obiettivi che scrive nel piano, deve dire quali investimenti, con quali risorse e con quale governance, che possa avere tempi decenti. Gli investimenti necessari, ad esempio, per arrivare alla tariffazione puntuale devono essere fatti, altrimenti questo è un documento accademico, non un atto di governo.
Dicevo che, in assenza di altre scelte, tutto viene demandato, la soluzione di tutto è la realizzazione dell'astronave, cioè del termovalorizzatore. Già sulla carta non è convincente. Non c'è un piano economico-finanziario significativo e sostenibile. Con quale impatto sulla tariffa?
È indubbio, Consigliere Marconi, che a chiusura del ciclo il riuso e il riciclo non possano coprire il 100% e che, quindi, sistemi di smaltimento, discariche o altre soluzioni, come il termovalorizzatore, siano ipotizzabili.
Il punto non è di principio o di discussione scientifica astratta. Il punto è che nelle Marche ha senso, oggi, sul piano ambientale ma anche economico, immaginare un investimento stimato in 370 milioni di euro a prezzi precedenti alla crisi energetica del 2021? Oggi, se va bene, sono 500 milioni di euro - su questo non c'è nessuna valutazione costi-benefici - oppure non sarebbe perfino più conveniente acquistare quel servizio altrove?
Veniamo ai tempi: due anni per la costituzione forse del nuovo soggetto che deve fare il piano d'ambito, poi il piano d'ambito, poi la localizzazione, poi la progettazione e siccome si dice – a parole - che sarà a controllo pubblico, bisogna rassicurare i cittadini, bene: qual è il soggetto pubblico o la società pubblica proposta per realizzare questa cosa? Fosse pure in project financing, ma con una partecipazione e un controllo pubblico. Con quali soldi?
Se fosse una scelta vera di governo e non una bandierina propagandistica, come la finta legge anti kebab, uno sarebbe venuto in Consiglio regionale proponendo già la localizzazione dell'impianto, con una scelta a livello regionale proprio perché l’impianto, si dice, ha una scala a livello regionale, l'indicazione del soggetto societario deputato a realizzarlo, le fonti di finanziamento e l'impatto sulla tariffa. Questa sarebbe stata una scelta vera e non una bandierina propagandistica.
La realtà è che, ammesso e non concesso che si segua l'iter qui previsto, prima di 15-18 anni dell'astronave non vedrete neanche le luci di posizione. Neanche le luci di posizione.
Nel frattempo, siccome tutto è demandato come soluzione a questa suggestione, non si mettono in campo le altre azioni, non si fanno le discariche necessarie e soprattutto non si investe ulteriormente sul ciclo della raccolta differenziata per aumentarne quantità e qualità. Non si fanno le cose che possono essere fatte oggi, non fra vent'anni. Quindi, ci troveremo tra qualche anno senza l'astronave, senza il termovalorizzatore e senza aver messo in campo altre possibili soluzioni.
Chiudo sul fabbisogno del sistema produttivo. Verissimo. Dico agli amici del sistema produttivo che vengono presi in giro, perché viene promessa l'astronave che, se va bene, ma scommetto la mia casa che non sarà così, arriverà forse tra quindici anni. Intanto, dal 1° gennaio 2028, siccome non sono stati in grado di fare la discarica in provincia di Macerata e in altri territori, le discariche per urbani, che oggi possono accogliere rifiuti speciali fino al 50%, potranno accogliere fino al 30%. Vi tolgono subito la possibilità di conferire in discarica quelli urbani e promettono l'astronave fra quindici anni, se va bene.Tutti i calcoli che ho fatto, e poi li riporterò in dichiarazione di voto, portano a tempi ben superiori ai quindici anni.
Ancora una volta, un'arma di distrazione di massa. Una discussione di principio, quasi fosse una questione filosofica o ideologica, termovalorizzatore sì o termovalorizzatore no, senza affrontare realmente e compiere le scelte che servono oggi per affrontare i problemi e per non trovarci in una situazione di emergenza.
Abbiamo presentato un ordine del giorno che poi illustreremo nella discussione, che fa altre proposte, quindi, non è un no di principio al termovalorizzatore, è una critica all'incapacità di governo e al fatto che ne fate oggetto di propaganda, ma non di una vera proposta per realizzarlo. Grazie.
PRESIDENTE. Chiedo ai gentili colleghi di prenotarsi.
Ha la parola la Consigliera Ruggeri
Marta RUGGERI. Grazie, Presidente. Ringrazio anche i relatori di quest'atto, in particolare la relatrice di minoranza, Capogruppo del PD Valeria Mancinelli.
Allora, come Movimento 5 Stelle, sapete che noi riteniamo la vostra visione della gestione dei rifiuti arretrata e miope e sono almeno due anni che, sui territori ma anche in quest'Aula, portiamo avanti le nostre battaglie, che però non sono servite a farvi cambiare idea. Tant'è che oggi ci troviamo proprio a discutere un aggiornamento del piano regionale di gestione dei rifiuti che, anziché guardare al futuro, all'economia circolare e alle direttive europee, compie un pericoloso balzo all'indietro.
La proposta dell'amministrazione regionale spinge nella direzione della termovalorizzazione, dell'incenerimento. Non c'è nient'altro in questo piano e l'ha detto molto bene la relatrice di minoranza.
È una scelta cieca dal punto di vista ambientale e anche antieconomica.
L'incenerimento non risolve il problema dei rifiuti, lo nasconde sotto la cenere, creando un'illusione pericolosa e soprattutto costosa per i cittadini marchigiani. Il messaggio diseducativo del "brucia e dimentica" è quello che passa da questo piano. Promuovere la combustione dei rifiuti invia un messaggio culturalmente devastante, soprattutto ai nostri giovani: "Produci pure rifiuti, tanto ci pensiamo noi a farli svanire bruciandoli". Questo approccio distrugge anni di sforzi sulla sensibilizzazione, la riduzione e la raccolta differenziata.
Poi c'è un altro aspetto, che è quello della mazzata economica: dalla costruzione dell'impianto, che abbiamo stimato in circa mezzo miliardo di euro, all'ETS europeo.
L'Unione europea ha tracciato una rotta chiarissima con il pacchetto "Fit for 55". La deroga che esentava gli inceneritori dal sistema ETS, cioè le emissioni di CO₂ degli impianti insalubri, sta finendo. Quindi bruciare rifiuti comporterà il pagamento di quote sulle emissioni di carbonio che, nel caso dell'inceneritore che avete ipotizzato di costruire nelle Marche, potrebbe equivalere a un costo aggiuntivo di oltre 20 milioni di euro all'anno. E chi pagherà questo ennesimo balzello fossile? I cittadini marchigiani, che vedranno aumentare ulteriormente le bollette della TARI.
E così, anziché prevenire ulteriori costi, quando l'Europa presenterà il conto, come da vostra abitudine vi scaglierete contro le sue istituzioni. Nessun Sindaco, e questo è un aspetto rilevante, lo vuole nel proprio Comune. La parabola del NIMBY di centrodestra.
Assistiamo alla solita ipocrisia politica. I Sindaci e le forze di maggioranza si dicono favorevoli agli inceneritori, ma a condizione che non vengano realizzati nei Comuni che amministrano. Ci sono una serie di articoli sulla stampa, ormai da anni, che riguardano la Lega di Macerata, che riguardano il sindaco di Fano, che riguardano il Consiglio comunale di Corinaldo. Sono pieni i giornali e i telegiornali di amministratori di centrodestra che si dicono favorevoli, ma non lo vogliono a casa propria. Nessun amministratore, infatti, a partire proprio dai vostri, è disposto ad accoglierlo sul proprio territorio.
Tant'è vero che non vi fidate nemmeno delle ATA provinciali, ormai a maggioranza sotto il vostro controllo politico, di fatto. Preferite un'ATA unica regionale, altrimenti non ne cavereste un ragno dal buco.
Questa ATA è una sovrastruttura utile solo a spersonalizzare la decisione, ad accentrare le scelte. È l'opposto dell'autonomia differenziata che tanto declamate ed evita che i singoli amministratori debbano metterci la faccia di fronte ai propri elettori. La dimostrazione palese è che questo impianto è sgradito persino a chi lo difende a parole. E quello che ha detto la collega che mi ha preceduto è proprio così.
Avete scelto, anche in questo caso, di affidare la scelta a una commissione tecnica. L'ATO non è altro che questo, per nascondere le responsabilità politiche che anche quest'oggi non volete prendere perché il centro della discussione di oggi doveva essere: dove lo volete realizzare?
Poi c'è un altro problema, che è il falso mito del recupero termico e del teleriscaldamento. Ci verrete di nuovo a dire, anzi qualcuno già lo ha detto, che l'inceneritore produce energia e calore. Ma il recupero del calore da incenerimento richiede reti di teleriscaldamento adiacenti ad agglomerati urbani ad alta densità. Tradotto: bisognerebbe costruire l'impianto a ridosso dei centri abitati. E chi è disposto a farlo? Credo nessuno.
Senza il recupero del calore, il rendimento energetico di un inceneritore crolla, rendendolo una cattedrale nel deserto, inefficiente e inquietante.
"Siamo quelli del no", ci dite sempre. Ma questa volta non lo potete assolutamente affermare, perché non ci limiteremo e non ci siamo limitati fino ad oggi a dire solo no. La nostra opposizione è un'opposizione costruttiva ed è fondata sui principi europei della gerarchia dei rifiuti. Questi sono i dettami sui quali avremmo chiesto di lavorare alla società che ha scritto il piano, a differenza vostra, che avete selezionato la stessa società che ha redatto il piano in Umbria a guida centrodestra e, guarda caso, anche in quel piano l'inceneritore era l'elemento cardine. Poi, fortunatamente, è cambiata l'amministrazione regionale e ha stoppato questa proposta.
Le nostre proposte quali sono? Naturalmente l'applicazione pervasiva della tariffa puntuale, la TARIP, che rappresenta una vera svolta. La vera svolta parte, per noi, dalla prevenzione e dalla riduzione alla fonte. Dobbiamo accompagnare, attraverso incentivi, tutti i Comuni marchigiani verso la tariffa puntuale: chi produce meno rifiuti e differenzia meglio paga meno. Questo è il vero incentivo virtuoso per cittadini e imprese.
Vedo che non ho tanto tempo e le cose da dire sono tante, quindi ho bisogno di tagliare un pochino il mio intervento. Semmai riprenderò alcuni concetti più avanti.
I dati dell'ISPRA dimostrano che l'introduzione della TARIP porta immediatamente la raccolta differenziata oltre l'80-85%. Meno indifferenziato significa azzerare la presunta necessità di inceneritori e diminuire il conferimento in discarica.
Il secondo punto che abbiamo condiviso è quello della necessità di impianti di separazione estrema e recupero di materia. Invece di bruciare il rifiuto indifferenziato residuo, dobbiamo investire in impiantistica pubblica avanzata di trattamento e selezione automatizzata, le cosiddette "fabbriche dei materiali". Separare in modo spinto l'indifferenziato permette di recuperare plastica, metallo, vetro, carta e altri residui.
Poi c'è anche un concetto che è quello della giustizia territoriale, che abbiamo condiviso, e su questo è stata molto chiara la Capogruppo del PD. Servono discariche pubbliche, a partire dalla provincia di Macerata, perché ogni provincia deve essere autosufficiente nella gestione dei propri rifiuti.
Da qui passiamo al tema del vostro recente emendamento sulla distanza per insediare nuove discariche. Chiedere di diminuire le distanze dai centri abitati per i nuovi insediamenti di discariche per rifiuti non pericolosi, dal nostro punto di vista, è un grave errore. Perché potrebbe risorgere dalle sue ceneri la questione di Riceci, semplicemente riproponendo un progetto pressoché analogo. Su questo mi preme ricordare che avete bocciato la nostra mozione del novembre 2022. Il progetto di Riceci fu depositato in Provincia nel marzo del 2023, quindi, con l'approvazione di quella mozione, avremmo potuto dare quantomeno da quest'Aula delle indicazioni.
Quella mozione chiedeva di aumentare la fascia di rispetto dai luoghi abitati prevista per l'insediamento di discariche o depositi di rifiuti speciali, pericolosi e non pericolosi, attualmente di 2.000 metri. Da qui siete passati a immaginare che dai 1.500 metri previsti nel piano, si possa addirittura arrivare a 1.000.
Poi c'è la spinosa questione dei rifiuti speciali. Tra questi, i rifiuti da costruzione e demolizione rappresentano la quota più rilevante e, da soli, come diceva il Consigliere Marconi, costituiscono circa il 50%. Come pensa la Giunta di gestire questo enorme flusso di materia? Con direttive ormai preistoriche, mai rese operative, come la deliberazione della Giunta regionale n. 2692 del 2000? Oppure bruciamo pure questi?
A giugno ho depositato una mozione, firmata da tutta l'opposizione, per il superamento di quella deliberazione e per l'adozione di nuove linee guida regionali autonome che recepiscano i criteri ambientali minimi e impongano target vincolanti di demolizione selettiva e recupero di materia, così come chiedono e denunciano le categorie economiche, come ANCE della provincia di Pesaro e Urbino.
Spero che, nel momento in cui andremo a discutere quella mozione, ci sia da parte della maggioranza attenzione e anche volontà di dialogare, visto che lo stesso Consigliere relatore di maggioranza ha posto l'attenzione su questo problema.
Secondo noi, e vado alle conclusioni, queste sono le strade da seguire e gli esempi virtuosi da replicare. Poiché l'intero piano sta in piedi solo ed esclusivamente in funzione dell'inceneritore, non aveva alcun senso per noi fare il gioco dei mille emendamenti di facciata, che sarebbero stati tutti bocciati come quelli presentati in passato.
Con la scelta di redigere l'ordine del giorno proponiamo un'idea di futuro articolata e completamente diversa, smontando alla radice l'unico reale pilastro della vostra proposta. Chiediamo alla Giunta di ritirare l'intera proposta e di ridisegnare il piano di gestione dei rifiuti, mettendolo in linea con i target europei per il 2030 e il 2035.
La transizione ecologica non si fa con il fuoco e i fumi degli inceneritori e scaricando i costi sulle bollette dei cittadini, ma con la riduzione, l'innovazione tecnologica nel recupero di materia e la responsabilità territoriale. I marchigiani meritano un futuro circolare, non un ritorno al passato. E anche se, come avete fatto in passato con ogni riforma importante, come quelle sanitarie, arriviamo a discutere il piano in piena estate, quando i cittadini sono distratti dalle ferie, sarà nostra cura informarli con ogni mezzo che abbiamo a disposizione. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Seri.
Massimo SERI. Grazie, Presidente. Il mio vuole essere un approccio pragmatico, non ideologico, che vuole guardare alla concretezza attraverso una vera strategia che tenga conto di valori, criteri e percorsi che portino a una soluzione, anche con la chiusura del ciclo dei rifiuti, ma no a scorciatoie e propaganda, ma a proposte che abbiano una vera applicabilità in tempi ragionevoli, che rispondano alle tempistiche dell'Unione europea e rispettino i cittadini, che rischiano aggravi. Aggravi che significano punizioni per le lentezze e le non scelte della politica. Una dimostrazione ce l'abbiamo anche in questi giorni con le tariffe TARI, che sono aumentate in tutte le province. Ma serve anche rispetto dell'ambiente che ci circonda e delle persone che ci vivono.
Il piano che ci viene proposto in realtà è un aggiornamento, come ci ricordava prima la collega Mancinelli, affronta scelte rilevanti per il futuro della nostra regione, in particolare su due temi centrali: la realizzazione di un nuovo impianto di termovalorizzazione, il termovalorizzatore, e la riorganizzazione della governance del sistema con la proposta di un ATO unico regionale.
Scelte che incideranno profondamente sull'organizzazione del servizio e sui costi che cittadini e imprese dovranno sostenere nei prossimi anni. Quindi: politiche sbagliate, maggiori costi; politiche giuste, minori costi per cittadini e imprese.
Se andiamo ad analizzare la proposta di aggiornamento del piano emergono forti criticità. Su tutte, il ritardo con cui arriva, che rischia di essere già superato dai fatti, come poi dimostrerò con alcuni dati richiamando esempi specifici. Capisco che doveva essere portato a termine nella precedente legislatura e che in prossimità delle imminenti elezioni risultava essere scomodo. Oggi si è vincolati a portare senza modifiche sostanziali questo piano perché potrebbe creare ulteriori problematiche. Si ricordava anche prima, dovendo riavviare la VAS. Lo si fa per le distanze, ma ovviamente mi rendo conto che quando si governa poi ci si trova a dover subire magari gli errori fatti in passato.
Un'altra criticità riguarda la base dei dati utilizzati. Ho fatto riferimento al fatto che alcuni dati sono superati e risultano datati, quindi rischiano di portarci fuori strada. Un esempio concreto lo si può riscontrare con i dati delle discariche del territorio pesarese, che conosco bene venendo da quell'area. Il piano indica una capacità residua nel 2023 di circa 609.000 tonnellate, ma non tiene conto dell'aggiornamento al 31 dicembre 2025 che, in realtà, ci dice che la capacità residua è solo di 141.000 tonnellate. Questo cosa significa? Significa che il fabbisogno reale è più elevato e si rischia di non rappresentare la reale situazione del sistema di smaltimento dei rifiuti.
È bene ricordare, e lo ha già fatto chi mi ha preceduto, gli obiettivi dell'Unione europea che stanno nella direttiva discariche e nel pacchetto sull'economia circolare, che sono molto chiari e, io dico, giusti: 60% di riciclo dei rifiuti entro il 2030, che significa circa l'80% di raccolta differenziata; 65% - quindi 85 - nel 2035; sempre nel 2035 meno del 10% dei rifiuti urbani conferiti in discarica. E’ un impegno importante, non facile, ma tutto questo significa che il sistema dovrà spostarsi progressivamente verso riciclo, compostaggio e recupero energetico.
Per far fronte a questo il piano prevede la realizzazione di un termovalorizzatore dimensionato per circa 370.000 tonnellate annue. E qui manca una vera strategia verso la riduzione strutturale dei rifiuti, il riuso e il riciclo. Sappiamo benissimo che queste sono cose complesse che richiedono anni. Per esempio, vengo da un'esperienza amministrativa nella quale abbiamo ottenuto grandi risultati, ma sono il frutto di anni di politiche, di educazione e di investimenti che hanno portato a quei risultati.
Tornando al termovalorizzatore, riprendo un concetto che sta nell'ordine del giorno sottoscritto da tutti i gruppi di minoranza, il rischio è che non sia la riduzione dei rifiuti a determinare il fabbisogno impiantistico, ma il contrario. E questo è un vero elemento strategico. Il termovalorizzatore, dimensionato per 370.000 tonnellate, è superiore all'andamento della produzione dei rifiuti prevista. Anche su questo manca una riflessione vera. Lo diceva molto bene la collega Mancinelli prima: non c'è un'analisi dei costi, una comparazione, la possibilità di ragionare anche con altri territori e valutare proposte alternative.
Il piano ipotizza anche un costo di realizzazione di 1.000 euro a tonnellata, quindi, ipotizza un investimento tra i 370 e i 400 milioni di euro. Ma è un costo sottodimensionato, sia per la situazione che stiamo vivendo, che ha portato a un aumento dei costi, sia perché, anche tornando a una situazione migliore, non si tornerebbe comunque a quella precedente. E se teniamo conto che passeranno almeno altri dieci anni, tant'è che l'Assessore, mentre qui si ipotizza il 2030, giustamente ha messo le mani avanti dicendo: "Non prima del 2033". Spero di sbagliarmi nell'interesse collettivo, ma temo che anche quella data verrà ampiamente superata e sia un obiettivo fin troppo ottimistico.
Anche gli aspetti relativi alla localizzazione e alla progettazione dell'impianto sono semplicemente accennati e vengono rinviati al nuovo soggetto regionale. Anche qui la storia ci insegna che quando non si fanno scelte chiare sin dall'inizio, i tempi tendono ad allungarsi ancora di più, creando maggiori contrasti e allungando la tempistica.
C'è poi il tema della fase transitoria. Come in tutti i percorsi ci sono fasi transitorie e qui, diciamolo, ci piace "vincere facile" affermando che sarà una fase transitoria lunga. Per garantire continuità al sistema sarà necessario l'ampliamento delle discariche esistenti o la creazione di nuove discariche. Se aggiungiamo che si prevede l'80% di raccolta differenziata entro il 2030, obiettivo che sarà difficilissimo raggiungere, questo richiede anche un'adeguata rete tecnologica e impiantistica.
Non sono richiamati i costi complessivi né le ricadute sulle tariffe per famiglie e imprese. E questo è un elemento che preoccupa moltissimo, se pensiamo anche alle difficoltà che stanno incontrando le famiglie.
Sempre nella fase transitoria si vuole limitare il conferimento in discarica dei rifiuti speciali al 30%. È stato richiamato più volte e la proposta di accoglimento dell'emendamento è una cura palliativa perché, con le tempistiche che si prevedono il problema rimarrà e creerà grossi disagi alle nostre imprese, con aumenti vertiginosi dei costi.
C'è il tema dell'autosufficienza provinciale. Penso che questo sia anche un fatto di rispetto, perché non si può penalizzare chi è stato più virtuoso e ha fatto percorsi… Abbiamo visto che esistono situazioni diverse: territori dove c'è stata lungimiranza politica nella pianificazione e nella programmazione e altri dove questa è mancata. Abbiamo assistito anche a situazioni un po' imbarazzanti, come quella della provincia di Macerata, recentemente riferita a Montefano. Qui devo riconoscere all'Assessore di aver tenuto un comportamento corretto. Ho ascoltato le sue parole nell’incontro e devo riconoscere che ha avuto una posizione conseguente, ed è giusto riconoscerlo.
C'è poi il tema della governance del sistema. Si prevede un unico ambito regionale per l'individuazione del sito, qui c’è la necessità di non spogliare i territori e gli ambiti delle proprie prerogative. Si prevedono quindi dei sub-ambiti. Su questo io ed il collega Caporossi abbiamo presentato una mozione perché, alla luce dell'esperienza, abbiamo visto che gli ambiti non hanno sempre funzionato. Non hanno strutture adeguate e non hanno avuto la capacità, molte volte anche condizionati dalle aziende che avevano più strumenti e che avevano presentato i piani. In alcune realtà, come nel pesarese, non sono state rispettate le tempistiche per l'approvazione dei piani provinciali dei rifiuti, perdendo anche occasioni di investimento.
Velocissimamente, perché il tempo è tiranno, due aspetti. Primo: il recupero di una lacuna grave, cioè la tutela integrale delle aree destinate all'agricoltura biologica, che il piano del 2005 prevedeva e che va assolutamente ripristinata. Secondo: il tema dell'autocompostaggio. Anche qui si richiede una sensibilità maggiore. Su questo torneremo nel mese di settembre.
C'è un’azione verso il compostaggio domestico che non ha avuto un grande successo, ma credo che il ragionamento potrebbe essere esteso alle attività di ristorazione e agli agriturismi, che hanno interesse e che hanno dei disagi. Potremmo dare delle risposte, ma è un tema complesso sul quale potremmo tornare.
In conclusione, non sono contrario alla realizzazione di un impianto di chiusura del ciclo, però questo è un piano, di fatto, datato, che rischia di non conseguire gli obiettivi prefissati, quindi è il modo migliore per non farlo ed i tempi andranno alle calende greche per i ritardi accumulati.
Poiché noi siamo per un piano che faccia veramente delle scelte, ci saremmo aspettati più coraggio, un piano accompagnato da indicazioni più precise e trasparenti sul futuro, in particolare sull'ubicazione dell'impianto.
La dichiarazione di voto la farò poi.
Ripeto: ci saremmo aspettati una proposta più concreta, più fattibile e più consapevole delle difficoltà che si sono accumulate con il ritardo, per cui la perplessità…
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Caporossi.
Michele CAPOROSSI. Grazie, Presidente. Piano tardivo, nasce già vecchio, è privo di reale programmazione. È un'occasione persa, documento che non pianifica. La sua gestazione è durata, come si è detto, 6 anni ed è in ritardo anche rispetto alla data del 30 dicembre 2023 che è stata fissata dal Piano Nazionale Rifiuti nel giugno 2022.
Il piano fissa termini già superati o irrealizzabili. Come dire, il tempo non può essere una variabile indipendente delle cose, invece, in questo caso sembra proprio che sia così. Tutto è sfalsato rispetto alla situazione reale ed è anche disallineato.
Quanto alla governance, la legge regionale n. 24 del 2009, è ancora oggi vigente e prevede appunto cinque ATO. Il periodo di pianificazione va dal 2024 al 2030. L'obiettivo finale: il passaggio dalla discarica al termovalorizzatore a quella data. Un obiettivo che sappiamo già oggi essere irrealizzabile.
Il periodo transitorio 2024-2029 copre l'80% della pianificazione, ma poiché di fatto il termovalorizzatore sarà in esercizio come minimo nel 2035, questo si protrarrà fino a quell'anno senza che il piano dica nulla su come gestire gli anni dal 2030 al 2035.
È un piano disarticolato dalla realtà, che è strutturato per gestire il ciclo fino al 2030, quando i ritardi, l'ansia di prestazione, la politica del rinvio lo hanno reso obsoleto prima della nascita.
Un piano è uno strumento di programmazione strategica e operativa, è lo strumento di pianificazione con cui la Regione definisce indirizzi, obiettivi e azioni per la gestione integrata, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti del proprio territorio.
Questo piano dà solo un indirizzo strategico, il termovalorizzatore, ma obiettivi e azioni non sono sincronizzati e lascia per 10 anni i Comuni in balia di un futuro incerto, al confine dell'emergenza che si profila, che sarà evitabile solo con ulteriori ampliamenti delle discariche esistenti e caratterizzato dall'aumento dei costi di gestione e della TARI.
Questo è solo un piano di transizione, un piano che vive solo una fase, una fase di passaggio a un nuovo sistema, ma sbagliando completamente i tempi. È un piano che scarica sulla futura amministrazione regionale, quella del post 2030, cioè del post Acquaroli, la responsabilità della localizzazione e della realizzazione del termovalorizzatore, perché è facile profetizzare che entro il 2030 non ci sarà nemmeno l'individuazione del sito per l'impianto e che, se ci sarà, verrà con il metodo Montefano, in merito al quale, anche dopo la risposta dell'ATA 3 ai chiarimenti richiesti dall'Assessore, non è stata intrapresa alcuna azione per contestare giustificazioni degne del Mirror Master, il Signore degli Specchi, il celebre personaggio della DC Comics.
È un piano che non dà risposte né ai cittadini, che vedranno aumentare ancora la TARI, né ai Comuni, né alle imprese. Un piano che massacra il settore dell'agricoltura biologica.
È un piano che porterà le Marche all'emergenza rifiuti, alla spasmodica ricerca di ampliare le discariche esistenti o di trovare quella che dovrà risolvere il problema per tutti.
La scelta del termovalorizzatore è condivisibile in linea di principio, non accettabile per la vaghezza su dimensionamento, localizzazione e costi.
Il cuore strategico del piano è il passaggio dalla discarica al termovalorizzatore nella chiusura del ciclo dei rifiuti. Questa scelta di fondo è condivisibile perché è coerente con la situazione del territorio marchigiano e con gli indirizzi normativi comunitari e nazionali, ma non è accettabile così come proposta perché presenta numerose criticità, incongruenze, contraddizioni e lacune.
La prima incongruenza è il disallineamento nei tempi fra quelli indicati dal piano e quelli reali indicati dall'Assessore Consoli, al quale riconosciamo piena onestà intellettuale. Poi ci sono criticità connesse al dimensionamento, alla localizzazione, ai costi dell'impianto, l'inganno della fase transitoria, il rischio di nuove discariche, le inevitabili difficoltà a programmare gli investimenti nel frattempo, senza certezza e senza risorse.
La governance dell'ATO unica è un'illegittimità latente. Il piano introduce l'ATO unico, soluzione condivisibile, ma che contrasta con la legge 24/2009, la quale prevede cinque ATO distinti. Approvare un PRGR basato su un ambito unico a legge invariata espone l'atto a forti rischi di illegittimità, poiché la Giunta non ha voluto affrontare questo problema sollevato con spirito costruttivo dal sottoscritto e dal collega Seri con la mozione n. 50 del 27 febbraio 2026.
Da un lato il piano vuole superare l'articolazione degli ambiti, riscontrando l'incapacità in questi anni di dare attuazione al PRGR nei termini fissati, le carenze organizzative; ma dall'altro, anziché attribuire alla diretta responsabilità della Giunta il delicato procedimento localizzativo del termovalorizzatore, lo demanda a un ATO, l'ente schermo, il paravento dietro il quale gestire scelte a rischio di impopolarità. Insomma, la maggioranza è riuscita a pasticciare anche sul come fare una cosa giusta.
Le criticità nel merito del piano sono tante. Una di queste, che più ha focalizzato il dibattito, è la distanza delle discariche dalle aree residenziali e con funzioni abitative o con funzioni sensibili. Il tema era stato oggetto di diverse osservazioni da parte delle associazioni di categoria già in fase di VAS, tutte motivatamente respinte dalla Regione Marche.
Dopo un anno e mezzo la maggioranza si è accorta che forse quella delle distanze è una situazione ancora da studiare, rimanda ogni decisione a fine anno. Anche qui, incertezza del diritto, paralisi gestionale per gli operatori pubblici e privati del settore. Nel frattempo, chi investirà soldi per studi e localizzazioni di nuove discariche, per le quali i criteri possono cambiare?
Questi ritardi con cui la Giunta Acquaroli affronta i problemi non nascono dal passato, sono tutti interni al procedimento iniziato nel 2021 e a pagarne le conseguenze sono i cittadini marchigiani e le imprese.
La fase transitoria 2024-2029 prevede la riduzione dal 50 al 30% della quota di rifiuti speciali smaltibili nelle discariche degli urbani. Posticipata al 2029 da un emendamento., questa misura penalizzerà comunque le imprese marchigiane per 6 anni, poiché il termovalorizzatore, che avrebbe dovuto assorbire i rifiuti speciali, sarà operativo solo nel 2035, magari. Allo stato dei fatti, la modifica delle percentuali attuali riteniamo faccia solo danni alle imprese.
La relazione del piano, per individuare alcuni criteri di localizzazione, è ampiamente opinabile perché si basa su dati di 15 anni fa, parzialmente attualizzati in un contesto socioeconomico risalente al 2021 che però è già profondamente mutato nel post Covid. L'economia marchigiana è stagnante, il manifatturiero decrescente, molte opere viarie sono in corso, il calo demografico evidente, la popolazione ha aspettative di vita crescenti, i poli attrattori di lavoro stanno cambiando.
Quella della proposta del PRGR è nei fatti una delega in bianco. Sarà fatta una scelta con il metodo Montefano, cioè una scelta arbitraria della maggioranza del momento, per bypassare criteri tecnico-scientifici di comparazione. Se la Regione non ha il coraggio di sconfessare quella modalità di localizzare gli impianti, è chiaro che qualunque studio, a chiunque commissionato e da chiunque realizzato, su basi tecnico-scientifiche e criteri predeterminati, potrà essere stravolto da decisioni politiche, dalla politica che ama scrivere pagine nere di rispetto delle regole, muovendosi in base all'opportunismo, ai diktat di partito, senza nessun rispetto delle regole.
Altra questione: il sovradimensionamento ingiustificato del termovalorizzatore. Un impianto da 370.000 tonnellate annue, 270.000 per urbani, 100.000 per gli speciali. La produzione di urbani nelle Marche nel 2025 è stata di 764.000 tonnellate. La raccolta differenziata è al 72,2%. In Emilia-Romagna nel 2025, su una produzione di 2.970.000 tonnellate di rifiuti urbani con una RD del 79%, la quota avviata a termovalorizzatore è stata di 597.000, pari al 20% della produzione complessiva. Applicando questo modello virtuoso emiliano anche alle Marche, il fabbisogno di termovalorizzazione per i soli rifiuti urbani si ridurrebbe a 152.000 tonnellate. Il dimensionamento proposto appare quindi eccessivo, se si considera la riduzione della produzione di rifiuti alla fonte, un riciclo e un recupero più efficaci, l'introduzione della tariffazione puntuale, tutti obiettivi indicati dal PRGR.
Questi fattori, in un orizzonte al 2035 e non in quello fittizio dato al piano nel 2030, potrebbero ridurre significativamente il fabbisogno effettivo. Se invece fosse necessario un impianto per 270.000 tonnellate di rifiuti urbani al 2035 più 100.000 per i rifiuti speciali, che ci stanno, sarebbe la certificazione del fallimento delle politiche di riduzione alla fonte e di riciclo dei rifiuti urbani, che il piano indica.
La relazione del piano è gravemente lacunosa nell'analisi dei costi e nell'impatto delle sue proposte. Manca, ad esempio, una previsione accettabile per la riconversione degli impianti di trattamento meccanico-biologico. L'idea di compensare i maggiori costi di gestione del sistema aumentando l'ecotassa per lo smaltimento in discarica è irrealistica e comunque non tradotta in una valutazione numerica. Tutto converge verso l'aumento della TARI a carico dei cittadini marchigiani per una transizione che ha un obiettivo condivisibile ma che è fatta navigando al buio.
E ancora, l'agricoltura biologica marchigiana viene massacrata. In palese contraddizione con le politiche regionali di valorizzazione, il nuovo PRGR penalizza le aree a coltivazione biologica. Il PRGR 2015 escludeva, per localizzare impianti di rifiuti e discariche, sia le aree con produzioni agricole di particolare qualità e tipicità sia quelle destinate a coltivazione biologica. Invece il nuovo piano tutela, come fattore escludente, soltanto le aree con produzioni agricole di particolare qualità e tipicità, mentre le aree a coltivazione biologica vengono degradate a mero fattore condizionante, cioè si rischia di mandare in fumo le aspettative di un settore strategico per le Marche che conta 135.000 ettari e 4.200 aziende, che rappresenta il distretto biologico più grande d'Europa, mettendo a rischio investimenti pluriennali e certificazioni acquisite e disincentivando il passaggio dall'agricoltura tradizionale.
Si abbia il coraggio di fare scelte coerenti. La correzione richiederebbe l'aggiunta di sole tre parole al testo. Noi l'avevamo proposta, non è stata recepita.
In conclusione, il giudizio complessivo sulla proposta di piano non può essere positivo. Il termovalorizzatore è una soluzione che è stata definita sbagliando modi, tempi e strumenti. Il piano presenta un vuoto temporale di pianificazione enorme. L'orizzonte formale è il 2030, ma la realtà si pianifica fino al 2035, senza però che il documento sia stato adeguato a questo scarto.
Il modello di governance è solo annunciato: la transizione all'ATO unico, che è nel presupposto, non è ancora realizzabile in mancanza di una legge che dovrebbe precedere la deliberazione amministrativa.
I costi per i cittadini non sono quantificati, ma sono certo crescenti per ammissione esplicita. Il dimensionamento del termovalorizzatore è discutibile, la sua localizzazione è delegata in bianco. La tutela delle imprese e delle filiere produttive è stata indebolita anziché rafforzata.
Tutti nodi irrisolti nella Giunta Acquaroli. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Sappiamo bene che le scelte pianificatorie in tema di rifiuti devono essere coerenti con le disposizioni europee, nazionali e con i conseguenti obiettivi che impongono una riduzione drastica del conferimento in discarica a vantaggio dei processi di economia circolare, tanto che entro il 2035 il conferimento in discarica dovrà essere ridotto fino ad un massimo del 10% del totale dei rifiuti prodotti, mentre almeno il 65% dovrà essere avviato a preparazione per riutilizzo e riciclo.
In sostanza, come riportato nel nostro ordine del giorno, la politica europea sui rifiuti è inoltre fondata su un principio chiaro e giuridicamente vincolante: la gerarchia della gestione. Prima viene la prevenzione della produzione dei rifiuti, poi il riuso, quindi il riciclo, in seguito il recupero energetico e solo in ultima istanza lo smaltimento.
Su questi aspetti il piano è assai carente, in quanto sotto il profilo previsionale la riduzione dei rifiuti appare più come effetto della mancata crescita, anziché della messa in campo di strategie attive, coerentemente con gli obiettivi nazionali ed europei di economia circolare.
Inoltre, sempre come puntualmente riportato nel nostro ordine del giorno, la concreta realizzabilità degli obiettivi di incremento della raccolta differenziata e del riciclo è compromessa dall'assenza di una strategia strutturata che dovrebbe includere risorse adeguate, strumenti operativi, politiche di prevenzione e azioni culturali, invece del tutto assenti.
Sul punto il piano è anche incoerente e contraddittorio perché la prevista riduzione dei rifiuti contrasta con la previsione del termovalorizzatore che per sostenersi, avrà bisogno di più rifiuti.
In questo piano non c'è visione, strategia e prospettiva, né misure economico-finanziarie e organizzative per sostenere le azioni previste, tra l'altro insufficienti e la stessa relazione tecnica è all'evidenza orientata e piegata a giustificare le suddette criticità.
Il tutto sembra appunto sia finalizzato a giustificare il termovalorizzatore che appare la sola alternativa possibile ed è proprio la scelta di attribuire ad esso un ruolo centrale nel nuovo piano che orienta il sistema regionale verso il recupero energetico e lo smaltimento finale, anziché verso la riduzione strutturale dei rifiuti, attraverso il riuso, il riciclo e la prevenzione.
Il termovalorizzatore, in questa impostazione, neanche rappresenta una - pur inaccettabile secondo me - soluzione residuale e subordinata, ma diventa l'asse attorno a cui ruota il piano. Ed è esattamente questo l'errore inaccettabile e inemendabile.
E questa è una scelta per la quale il Piano regionale dei rifiuti nasce morto. Nasce morto in quanto prevede un termovalorizzatore che invece non si farà mai perché non sostenibile sotto il profilo ambientale, economico, organizzativo ed anche giuridico-istituzionale.
Questo la Giunta regionale, proponendo il piano, lo sa bene, tanto che nel proporlo pare si sia ispirata, più che alla massima "exitus acta probat", "il risultato giustifica l'azione", alla speranza del "ognun vede quel che tu pari, pochi sentono quel che tu sei", direbbe Machiavelli. Oppure alla citazione "chiacchiere e distintivo", ben recitata da Nobili in quest'Aula.
E noi ci siamo sforzati di andare invece, con l'ordine del giorno unitario, alla vera essenza e natura del piano, anziché limitarci alla sua apparenza. Nell'essenza dell'impianto pianificatorio al nostro esame non è la riduzione del rifiuto a determinare il fabbisogno impiantistico, ma il fabbisogno impiantistico a orientare implicitamente le politiche di gestione dei rifiuti e questo è ben scritto nel nostro atto.
Da questo ne deriva l'insostenibilità perché, in questa prospettiva e prospettazione, il piano al nostro esame non prova, per quanto riguarda il termovalorizzatore, in modo inoppugnabile, come dovrebbe essere, la sua effettiva convenienza e sostenibilità economico-finanziaria e, per quanto riguarda l'ambiente, la piena coerenza con gli obiettivi di economia circolare in precedenza richiamati. Anzi, risulta evidente il contrario ed anche per questo, per quel che mi riguarda, vi è una ferma contrarietà.
Altro errore che comprova altresì la scarsa disponibilità di questa Giunta ad assumersi le necessarie e proprie responsabilità, non disdegnando di incorrere in evidenti illegittimità, è il rinvio all'ATO unico di tutte le questioni connesse al termovalorizzatore, a partire dall'individuazione del sito, dimenticando che i poteri di decidere sull'impiantistica e sul sito in cui realizzarla appartengono alla legge e possono essere attribuiti solo ed esclusivamente dalla legge.
E su questo, in disparte il rilievo che anche la previsione dell'ATO unico spetta alla legge e non all'atto amministrativo quale è il piano, riteniamo che la legge regionale della governance avrebbe dovuto precedere o quantomeno essere contestuale al piano dei rifiuti invece di seguirlo, anche perché non può un piano, anche per la gerarchia delle fonti, prefigurare la volontà del legislatore regionale che si deve formare all'interno dei previsti iter procedimentali. Perché è la legge sulla governance che deve innanzitutto disciplinare la materia della gestione integrata dei rifiuti e al piano spetta di attuarla.
In merito salta all'occhio quanto diversamente fatto nella scorsa legislatura per la legge di riordino del sistema sanitario regionale che ha preceduto il piano socio-sanitario regionale.
Nè viene in soccorso il farraginoso, confuso, insostenibile regime transitorio previsto nelle more della costituzione e della piena operatività della nuova autorità regionale.
Il meccanismo previsto per l'avvio, con atti amministrativi, delle attività strategiche del piano sarà, come tale, causa e fonte di contenziosi, inefficienze ed inefficacia, allungamento a dismisura dei tempi e quindi di paralisi totale, perché lo svolgimento delle attività di coordinamento operativo previste non potrà prescindere dalla normativa regionale vigente, di cui alla legge 24 del 2009, il cui articolo 2 prevede, tra l'altro, un tavolo tecnico istituzionale che dovrà essere costituito dalla Giunta regionale, previa determinazione delle forme di concertazione e di consultazione.Non si potrà prescindere dalla normativa regionale vigente all'interno della quale dovranno operare le ATA provinciali e con detta normativa in alcun modo il piano potrà andare in contrasto e/o derogare. Per questo nasce morto. Anche per questo.
Anche la messa a disposizione delle risorse, senza lo scudo della legge, per lo svolgimento di studi e analisi per la localizzazione degli impianti potrà essere fonte di responsabilità erariale, con la conseguente resistenza all'emanazione degli atti necessari da parte dei dirigente e funzionari preposti, che non possono assumere responsabilità che competono alla politica, che nella fattispecie le deve esercitare attraverso lo strumento legislativo.
Il tempo stringe, come dicevamo. Abbiamo condiviso un ordine del giorno per impegnare la Giunta a riscrivere il piano su punti ben determinati e motivati. Se la Giunta non lo farà, troveremo il modo per riportare intorno ad essi l'attenzione del Consiglio regionale. Lo faremo nel DEFR, lo faremo in occasione della discussione della legge che dovrete portare, lo faremo, perché questo è un piano da riscrivere totalmente e, soprattutto, questa riscrittura deve essere preceduta o almeno accompagnata da una contestuale legge regionale che disciplini la governance e nel contempo disciplini, con precetti chiari, la gestione integrata dei rifiuti coerentemente alle disposizioni europee e nazionali e in armonia con i principi costituzionali della Repubblica e con i principi statutari della Regione Marche, così come recentemente riaffermati ed in base ai quali la Repubblica e quindi, nell'occasione, la Regione Marche tutela l'ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell'interesse delle future generazioni.
Questo non è solo un dovere, ma un obbligo al quale il legislatore regionale dovrà attenersi, escludendo innanzitutto, prioritariamente e perentoriamente, la previsione di un termovalorizzatore.
Signor Presidente, aggiungo, lo sapranno i colleghi, che quando proposi la modifica dello Statuto regionale, dove abbiamo inserito che “la Regione tutela l'ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell'interesse delle future generazioni e le attività economiche dovranno svolgersi non in contrasto con questa tutela dell'ambiente”, che abbiamo approvato qui all'unanimità su mia proposta, io a quel tempo, come sanno bene i colleghi che erano con me, tra cui il Consigliere Mastrovincenzo, pensavo proprio a questa idea, diciamo, bislacca, se vogliamo definirla così, di realizzare un termovalorizzatore nella nostra regione. Non è sostenibile, non lo è sotto il profilo ambientale, economico, organizzativo. Non lo è. Quindi dobbiamo abbandonare questa idea anche per fare chiarezza.
Per fare chiarezza e per far quietare l'allarme che inevitabilmente si è determinato su tutto il territorio regionale, che non può stare appeso a questa attesa rispetto ad un evento che, tra l'altro, mai si potrà realizzare.
Presidente, chiedo l'autorizzazione a consegnare l'intervento scritto che avevo preparato, ma che purtroppo non ho potuto declinare tutto per ragioni di tempo. Se lei mi autorizza.
PRESIDENTE. Assolutamente sì, Consigliere. Prego.
Ha la parola il Consigliere Ausili.
Marco AUSILI. Bene, Presidente. Qualche considerazione rapida, di natura forse più politica che tecnica.
Non condividiamo quello che abbiamo sentito finora dalla sinistra. Riteniamo invece che siamo davanti a una delle riforme strutturali che questi Governi Acquaroli, che si sono succeduti, hanno portato avanti su questo territorio.
Consigliera Mancinelli, un atto che è di natura programmatoria. Voi da anni qui confondete la natura degli atti programmatori o di gestione e ci fate un po' apposta per mescolare le acque. È evidente che questo è un atto che ha la dimensione non di seminario universitario, come abbiamo sentito, ma di vero e proprio atto di natura programmatoria, al quale evidentemente conseguono poi altri atti.
E’ un atto però con dentro delle scelte politiche evidenti. Lei dice: "Manca la politica", ma la scelta di mettere nero su bianco che un termovalorizzatore va fatto è una scelta politica. Per fare quindi riforme strutturali come questa servono le scelte politiche, serve la determinazione, serve la stabilità, serve la compattezza delle forze politiche di maggioranza, come stiamo dimostrando per l'ennesima volta di poter interpretare.
Una riforma strutturale che si aggiunge alle altre che i Governi Acquaroli hanno portato avanti. Pensiamo a quella di Asur, pensiamo alla legge regionale urbanistica, pensiamo a come è stato riformulato il piano delle infrastrutture. Guardiamo ad una Regione che sta andando verso un ammodernamento, a nostro avviso. Un ammodernamento che è urgente.
Lei dice: "Se va bene ci sarà tra 15 anni questo termovalorizzatore". Ma perché allora in altre Regioni addirittura hanno chiuso i termovalorizzatori vecchi per aprirne di nuovi? Forse vuol dire che 10, 15, 20 anni fa qualcuno una scelta politica di fare un termovalorizzatore l'ha presa.
Perché chi ha governato per tanti anni questa Regione, che dal 1970 si è instaurata, non ha preso scelte di questo tipo? E allora decenni persi noi vediamo, mentre altre Regioni hanno corso. E per fortuna che qualcuno interviene per portare ad uno stato di modernità questa regione.
Trentasette impianti di termovalorizzazione esistono in Italia. È un investimento per lo sviluppo, un'attenzione alle imprese. La produzione di energia elettrica e termica potrà ridurre i costi di approvvigionamento energetico. Anche la questione delle dimensioni delle ATO, quando nella stragrande maggioranza delle Regioni si hanno ATO che sono regionali o sovraprovinciali, è un elemento di ammodernamento.
Le Marche, con questo piano, cominciano a mettere anche in ambito di rifiuti al sicuro il proprio futuro e questa è una cosa che riguarda le future generazioni. Le scelte che si stanno prendendo qui e tratteggiando qui in questo piano hanno a che fare con le generazioni future e mettono al sicuro anche i Governi futuri. Al di là di chi governerà questa Regione, centrodestra o centrosinistra, si mette al sicuro una Regione quando la si protegge da possibili rischi.
Lei viene qui a dire, Consigliera Mancinelli, che forse la convenienza di un termovalorizzatore non c'è, è meglio acquistare fuori Regione questo servizio. Ancora, ancora dobbiamo ridurre l'immagine e la forza di questa Regione, cancellandonr l'autonomia anche in questo ambito?
La situazione attuale ci espone a dei rischi. Ci espone a dei rischi perché c'è una evidente insufficienza che crescerebbe, se questo piano non approverà, in quanto a smaltimento e quindi la necessità di ricorrere a nuove discariche, evidentemente, se questo piano non si approverà.
Il rischio è l'apertura di procedure di infrazione, con conseguente anche erogazione di sanzioni, oppure la possibile interdizione conseguente dai fondi europei.
Quanti rischi questa Regione corre se non si prendono delle decisioni? Quei rischi che hanno portato la Regione Marche ad assumere la natura di Regione in transizione, quello che abbiamo ereditato dalle precedenti Giunte regionali.
La situazione di partenza, si consegna una Regione in ritardo in ambito di gestione rifiuti. Lei dice ritardo di piano, ma più che ritardo di piano qui si parla di un ritardo di sistema. Un ritardo di sistema, come dicevo prima, che è stato causato nei 20, 30, 40 anni precedenti. Guardo ad altre Regioni dove un'impiantistica invece è sorta nel tempo.
Il ritardo dell'impiantistica ha portato problemi nella massimizzazione del riciclo, nella mancanza della gestione del rifiuto indifferenziato, mancanze nello smaltimento finale. Tutti i problemi che si sono prodotti a causa di questo ritardo che si è accumulato nel tempo, mica in questi mesi.
Frammentazione degli ambiti territoriali. Anche qui, questa frammentazione, lei lo sa bene, ha portato anche dei ritardi nella pianificazione delle nostre ATA e oltre a una frammentazione dell'affidamento di gestione. Quindi, una situazione di partenza molto problematica che andava sanata, una situazione attuale, oltretutto, che ci espone ai rischi che ho detto prima.
La questione ambientale. Qui alcuni di voi tanto puntano su quello, ma certo anche noi. ma non si può andare in giro a dire che il riuso e il riciclo bastano per raggiungere gli obiettivi che l'Unione Europea ci dà. Questa è ideologia.
L'ideologia astratta, scollegata dalla realtà, distrugge i territori, distrugge le famiglie e distrugge le imprese. È evidente che bisogna mettere insieme le cose: il riuso, il riciclo, la prevenzione, ma anche quello che questo piano dice.
Badate bene, c'è una gerarchia, è vero, c'è una gerarchia, lo dite anche voi, ma nella gerarchia la termovalorizzazione viene prima della discarica, se la leggiamo bene.
E allora finalmente vediamo puntare anche in questa regione su impianti di termovalorizzazione, ma anche su azioni ben chiare: sulla prevenzione, sul riciclo e sul riuso. Ma lo abbiamo letto questo caspita di piano? Lei dice che mancano le azioni da mettere in campo. C'è una metà di piano che parla di azioni da mettere in campo. Ci sono azioni di formazione e comunicazione sul tema della riduzione, riutilizzo e raccolta rifiuti, a sostegno della prevenzione, massimizzazione del recupero e del riciclaggio. Poi si danno degli obiettivi in quella parte lì, poco letta evidentemente: l'obiettivo che al 2030 bisogna raggiungere l'80% riguardo alla raccolta differenziata oppure, al 2030, il 100% della popolazione con la tariffa puntuale. Strumenti che vanno nella direzione di un'attenzione a quella parte del ciclo dei rifiuti che è la prevenzione. Ripeto, non possiamo andare sui territori a dire che quella parte lì basta, mentre altre Regioni corrono e fanno meglio di noi.
Allora, l'impianto di termovalorizzazione e chiudo. Cosa abbiamo sentito dire? Non ho ben capito qual è la posizione del centrosinistra a riguardo.
La Consigliera Mancinelli a un certo punto dice che forse non ci sono obiezioni di principio; per fortuna il Consigliere Caporossi, sento dire, che non ci sono obiezioni di principio sull'impianto di termovalorizzazione; poi viene il Movimento 5 Stelle che dice che invece è un problema di principio farlo.
Ma ancora il PD deve legarsi evidentemente a questo Movimento 5 Stelle su queste tematiche, mentre il mondo della produzione in questa regione e le nostre famiglie aspettano risposte in questo ambito, Poi andate a firmare anche degli ordini del giorno insieme. Come fate con il gruppo “Marche Vive” a firmare lo stesso documento quando “Marche Vive” dice che un impianto del genere si potrebbe fare e voi no? Non lo so, siamo veramente allibiti.
Come sono allibito davanti all'utilizzo di questo termine beffardo che lei usa, Consigliera Mancinelli: "l'astronave". Pare prenderci in giro, no? Forse l'astronave dei marziani che vi porta ancora su Marte. Ma caspita, quando usate questo termine, "marziani", è evidente che andate a offendere mica solo noi, ma tutta quella schiera di associazioni di categoria, di mondi che guardano con aspettative alla creazione di questo tipo di impianto.
Un impianto fra 15 anni? Poteva essere fatta prima la scelta, forse. E’ dal 1970 che esiste questa Regione. Altre Regioni hanno chiuso i vecchi e aperto i nuovi impianti.
Vi saluto, ma spero che nei prossimi mesi si faccia questo, cioè che non si rincorrano sul tema del termovalorizzatore le preoccupazioni legittime dei territori, mi pare che solamento questo sapete fare. Guardiamo a Corinaldo, dove non c'è assolutamente traccia di un termovalorizzatore e già andate a dire che siete voi i paladini che consentiranno a quel territorio di non vedere installato lì un impianto del genere.
Non rincorrete queste preoccupazioni. Anzi, aiutateci ad andare in giro nei territori a spiegare le motivazioni e i possibili benefici che un impianto di termovalorizzazione potrebbe portare. Credo che questo possa essere un'espressione di maturità politica, anziché continuare a fare solamente ideologia astratta o continuare a fare qualche cosa di demagogico.
La localizzazione è una questione seria, sarà una questione gestita sicuramente dal centrodestra, nel corso degli anni ancora per 5-10 anni, ma è una procedura lunga che prevede vari step.
Allora, non andiamo adesso in giro a creare preoccupazioni o tensioni, ma aiutiamo invece ad avere un dibattito serio e approfondito sui territori.
Nell'aggiungere questi auspici, io ringrazio tutti coloro che hanno lavorato a questo piano: gli Assessori che si sono succeduti, il Presidente Acquaroli, la III Commissione, tutti i colleghi di maggioranza e minoranza che vorranno aggiungere qualcosa di positivo e serio al dibattito.
Permettetemi qualcosa di irrituale, ma mi piace farlo perché era una persona, credo, stimata da tutti, ha collaborato con tante amministrazioni della nostra regione. Una persona che è riuscita in qualche modo a rendere questa materia che, francamente, scusate, dal mio punto di vista è poco entusiasmante, un racconto avvincente. Questa persona è Emanuele Quercetti, che ci ha lasciato da qualche tempo. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Intanto vorrei rassicurare chi mi ha preceduto. Nessuna ideologia, nessuna volontà di far soffrire le famiglie e le imprese. È soltanto un approccio diverso ai temi della tutela ambientale.
E vorrei anche rassicurare il Consigliere Ausili, che ora è uscito. Capisco che alla maggioranza dia fastidio la compattezza della minoranza, dia fastidio che l'opposizione, che voi immaginavate si potesse dividere, invece abbia trovato un punto di equilibrio in un documento unitario che mette nero su bianco le debolezze di questo impianto, di questo Piano regionale di gestione dei rifiuti.
Noi non mettiamo in discussione il lavoro tecnico che è stato svolto dagli uffici, mettiamo in discussione la scelta politica che sta alla base del piano. Una scelta, mi si consenta, priva di coraggio, vecchia nel momento stesso in cui viene approvata e incapace di indicare alle Marche una vera strategia di economia circolare, perché un Piano regionale dei rifiuti non serve semplicemente a stabilire dove collocare gli impianti o come chiudere il ciclo dello smaltimento, perché prima ancora di chiederci come smaltire i rifiuti dovremmo chiederci come produrne meno. E’ la domanda a cui il documento di cui discutiamo oggi non riesce a rispondere.
È stata citata più volte l'Europa, le normative che prevedono una gerarchia nella gestione dei rifiuti. Ed è qui che emerge il grande limite del piano, perché, leggendo attentamente il documento, ci si accorge che il vero asse attorno al quale ruota l'intera pianificazione non è la gerarchia prevista dalle normative europee, non è la prevenzione, non è il riuso, non è il riciclo, non è la tariffazione puntuale, non è la responsabilità estesa del produttore. Il vero baricentro del piano è un grande impianto di incenerimento con recupero energetico, definito attraverso la formula apparentemente neutra di "impianto di chiusura del ciclo", che è previsto come infrastruttura strategica regionale.
In altre parole, il piano non costruisce il fabbisogno impiantistico partendo dalla riduzione dei rifiuti. Compie l'operazione opposta: definisce prima l'impianto e successivamente organizza il sistema affinché quell'impianto possa funzionare.
E l'ordine del giorno a cui si rifà l'intera minoranza mette in evidenza proprio questa criticità. Il piano attribuisce al termovalorizzatore un ruolo centrale, mentre le politiche di prevenzione, riuso e riciclo rimangono prive di strumenti vincolanti e di un cronoprogramma operativo.
E’ evidente che il vero investimento strategico previsto dalla Regione è il grande impianto di recupero energetico, ma, chiamiamolo con il suo vero nome, è un inceneritore.
L'espressione "termovalorizzatore" non identifica una tecnologia diversa dalla combustione dei rifiuti, indica un inceneritore nel quale si cerca di recuperare una parte dell'energia prodotta, ma il recupero dell'energia non cancella la combustione, non elimina le emissioni e non fa scomparire i residui del processo.
E poi c'è una questione non banale. Un investimento di queste dimensioni doveva essere accompagnato da un'analisi economica approfondita. Stiamo parlando di un'opera destinata a condizionare il sistema marchigiano per almeno 30 anni, un'infrastruttura che richiederà centinaia di migliaia di milioni di euro, che inciderà sulle tariffe pagate da cittadini e imprese, che dovrà essere gestita secondo un preciso modello industriale.
Eppure il piano non offre risposte adeguate alle domande fondamentali. Chi costruirà l'impianto? Con quali risorse? Sarà interamente pubblico? Sarà affidato a un soggetto privato? Sarà una società mista? Con quali garanzie affinché un servizio pubblico essenziale non venga orientato esclusivamente da logica e direttività economica? Sono domande che considero tutt'altro che marginali e da queste risposte dipende l'intero equilibrio economico del sistema. Ma questo piano rinvia tutto alle fasi successive ed è difficile comprendere come possa essere approvata una scelta strategica senza conoscere il suo modello economico.
Ancora più sorprendente è l'assenza di una vera analisi comparativa. Occorreva confrontare scenari alternativi perché, senza un confronto tra scenari, non possiamo sapere se la soluzione proposta rappresenti davvero quella economicamente più efficiente.
Poi c'è un altro tema decisivo che è stato accennato negli interventi che mi hanno preceduto. Questo impianto prevede una capacità di circa 370.000 tonnellate annue, di cui 100.000 di rifiuti speciali. È una dimensione davvero rilevante ed è evidente che non si sta progettando un impianto destinato esclusivamente a risolvere il problema del rifiuto urbano residuo prodotto dalle famiglie marchigiane.
Si sta progettando un grande polo di combustione che, per mantenere la capacità prevista, dovrà essere alimentato anche attraverso consistenti flussi provenienti dalle attività produttive.
Parliamo di un impianto enorme che dovrà essere alimentato per decenni ed è qui che nasce il rischio del lock-in. Una volta investiti centinaia di milioni di euro, sottoscritti i contratti e organizzata l'intera rete regionale attorno all'inceneritore, il sistema avrà bisogno di una quantità costante di rifiuti da bruciare.
Questo significa che il successo delle politiche di prevenzione, paradossalmente, potrebbe trasformarsi in un problema economico per il gestore dell'impianto. È una contraddizione evidente.
Se davvero nei prossimi anni riusciremo a ridurre drasticamente il rifiuto residuo, come auspichiamo tutti, da dove arriverà la quantità necessaria a mantenere in equilibrio un impianto di queste dimensioni? Il piano non affronta questa domanda.
Il rischio non è soltanto costruire un inceneritore, il rischio è costruire un modello economico che finisca, inconsapevolmente, per avere interesse alla permanenza del rifiuto anziché alla sua progressiva scomparsa.
E’ esattamente questa la logica che l'Europa, con il nuovo piano d'azione per l'economia circolare, sta cercando di superare.
Ma poi c'è un altro elemento che è stato quasi completamente rimosso, ma che un piano regionale avrebbe avuto il dovere di affrontare con chiarezza. Un inceneritore non elimina i rifiuti, li trasforma, riduce certamente il loro volume, la loro massa, ma produce a sua volta ingenti quantità di residui che dovranno essere gestiti, trattati e, in parte significativa, smaltiti. Eppure il piano a questo non dedica l'attenzione che meriterebbe.
Un'altra domanda, perché questo piano è veramente evasivo su una serie di temi fondamentali: qual è il modello di governo del servizio pubblico che nasce da questa scelta? Qui entra in gioco la scelta dell’ATO unico regionale, una scelta che considero molto più importante di quanto il dibattito pubblico abbia lasciato intendere.
Io non sostengo che l'attuale frammentazione rappresenti il modello ideale. È evidente che una pianificazione regionale richieda un livello di coordinamento più elevato rispetto al passato. Ma una cosa è rafforzare il coordinamento, ben altra è concentrare il governo dell'intero ciclo di rifiuti in un unico organismo, senza definire con precisione le regole attraverso le quali esso eserciterà i propri poteri. Il piano rinvia a procedimenti successivi la disciplina della governance, rinvia le modalità di funzionamento, rinvia gli equilibri tra Regioni e Comuni, rinvia le modalità decisionali, rinvia perfino alcuni aspetti essenziali della programmazione.
Francamente credo che questo rappresenti un limite. Questo piano non sceglie, questo è un piano che rinvia.
E qui veniamo a un'altra questione. Vengono rinviate proprio, anzi, la questione è sempre la stessa, declinata in termini diversi, le decisioni che consentirebbero a questo Consiglio di valutare compiutamente la bontà della scelta.
Oggi ci viene chiesto di approvare il modello senza conoscere ancora tutti gli elementi essenziali del suo funzionamento, perché il Consiglio regionale è chiamato ad approvare un modello organizzativo senza sapere effettivamente come funzioni l'organismo destinato ad attuarlo e questo, dal punto di vista della buona amministrazione, pone un problema molto serio.
Dobbiamo affrontare anche un'altra questione, che è quella che, mentre noi discutiamo dell'inceneritore, che non sappiamo come e quando entrerà in funzione, il piano dà una risposta immediata attraverso le discariche.
La delicatezza politica di questo tema è evidente. Basta osservare le tensioni istituzionali sorte attorno alla ricerca e all'ordine dei possibili siti nel territorio maceratese.
La nostra posizione deve essere chiara e responsabile. Noi non diciamo che domani mattina sia possibile chiudere tutte le discariche. Allo stato attuale una quota di rifiuti residui deve essere ancora smaltita in discarica. Negarlo sarebbe poco serio, ma questo non significa rinunciare a una strategia che riduca ogni anno, in modo misurabile e vincolante, la quantità destinata allo smaltimento.
La scarsità delle volumetrie può e deve creare responsabilità, spingere verso la prevenzione, il riuso, la tariffazione puntuale, la migliore raccolta differenziata, il recupero di materia e il trattamento più efficiente degli scarti, non come generici obiettivi, ma con risorse, responsabilità e scadenze annuali.
Allora, noi crediamo che questo piano sia da bocciare e Alleanza Verdi e Sinistra, in modo molto convinto, voterà contro perché riteniamo che la nostra Regione con questo piano perda un'occasione storica. Le Marche avrebbero potuto diventare un laboratorio …
PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente.
Faccio un piccolo intervento, non per una mancanza di interrogazioni sulla sanità, perché mi mancava parlare, ma perché sento di dover intervenire sul tema, in quanto per quasi 11 anni sono stato Sindaco di una città che ha una importante discarica, che è stato un tema ricorrente negli 11 anni, anche in quelli che mi hanno preceduto, rispetto alla nostra comunità.
Ad alzare la raccolta differenziata ci puntiamo tutti, anch’io personalmente. È passata dal 51% a circa il 70%, forse qualcosa in meno, 68%, con grandi investimenti. Non è facile arrivare, soprattutto in un territorio come il nostro, parcellizzato, con tanti piccoli Comuni, tante frazioni. Non siamo nella Pianura Padana, coi grandi agglomerati, di questo ne dobbiamo essere consapevoli.
E quindi noi dobbiamo spingere sulla differenziata, però dobbiamo essere anche pragmatici, siamo amministratori, dobbiamo sapere che un limite c'è o ci sarà.
Il tema delle discariche è un tema veramente asfissiante sui territori. Bene o male, in questi anni ho avuto la fortuna di avere un territorio "anche compromesso". Bisogna portare ovviamente investimenti su investimenti per far sì che una discarica sia accettabile dal punto di vista ambientale. Non si finisce mai: il tema del percolato, delle emissioni d'origine, il tema delle movimentazioni. È all'ordine del giorno nelle comunità, il tema di tutto il ciclo dell'organico. Fortunatamente sarà un biodigestore e questo potrà aiutare il tema del ricircolo, appunto. Ma quello ci può essere perché sono arrivati 30 milioni di euro dal PNRR, sennò i piani industriali non lo consentono, a meno che la tariffa la riversi tutta sui cittadini e questo sarebbe impossibile.
Onestamente, in tutta coscienza, avendo visto questo e avendo visto, lo voglio dire, anche le sofferenze di altri territori, perché nei primi 5 anni da Sindaco - non sto dicendo: "5 anni in cui c'era un'altra amministrazione regionale". No, perché queste cose vengono da lontano - abbiamo dovuto ospitare per un periodo i rifiuti dell'ascolano, con un importante impegno. Poi, finita l'emergenza dell'ascolano, perché si è riusciti in qualche modo ad ampliare prima Sormonto, Geta, poi Relluce, ha cominciato il maceratese. E perché? Perché lo sappiamo anche adesso. Anche l'anconetano però, per un motivo diverso, per la rottura del TMB, per cui a un certo punto sono stati portati i rifiuti al trattamento presso il nostro, con un movimento di camion che andavano, venivano e impattavano. Perché questo è all'ordine del giorno se si va avanti con la prospettiva che la discarica è la soluzione. Diciamolo, per quanto vogliamo migliorare il ricircolo, la possibilità della differenziazione, un territorio come il nostro non potrà mai superare alcuni livelli e quindi le discariche continueranno a essere fondamentali. Ma l'impatto delle discariche, io ve lo dico, è maggiore rispetto, se si prendono complessivamente tutte le discariche, a quello di un inceneritore. Diciamocele queste cose. Tecnicamente così. Non può essere invertito questo ragionamento, a meno che non diciamo che riusciremo a fare il rifiuto zero, ma lo sappiamo che non è così. Siamo amministratori, alcuni di noi sono stati Sindaci, lo sappiamo che non è così, che non sarà mai possibile.
Quindi dico una cosa: nessun piano è perfetto, ovviamente, sicuramente ci saranno altri passaggi importanti da fare. Ma qui una scelta forte viene fatta, che è quella del termovalorizzatore che, in prospettiva, libererà molti territori, molti nostri territori, dalla difficoltà della discarica. Perché la gestione della discarica è un tema che non finisce mai, è un tema di una delicatezza sottile. Se devo ritenermi soddisfatto e in qualche modo fortunato, anche con il sostegno della Provincia, ovviamente, della Regione che c'era, è di aver portato avanti indenne per 11 anni una discarica molto importante. Non è facile, l'ho detto, l'ho riconosciuto. Certo, impegno, qual era? Che la comune prospettiva che vada bene.
Anche perché, lo dico, alcuni territori se lo ricordano ancora, quando comincia il turismo del rifiuto, cioè portarlo con i trasporti fuori provincia, a volte fuori regione, sono ulteriori costi su costi che vanno sempre sui cittadini dei territori.
Mettiamoci in testa una cosa che è ineludibile l'inceneritore. Poi possiamo discutere dove, con quali tecnologie, per quali portate, con quale piano industriale. Su questo sono d'accordissimo, ma è ineludibile. Quindi, il piano oggi ci indica questa prospettiva e già solo per questo credo che sia un piano molto importante per la nostra regione.
Ringrazio il collega Consoli che, su un letto di uova, perché il compito non è facile, è riuscito a portare in Aula questo piano, che mi auguro possa essere approvato. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Borroni.
Pierpaolo BORRONI. Grazie, Presidente. Devo dire di essere molto soddisfatto perché in questi anni di Consiglio regionale ho visto tante situazioni, che venivano dagli anni passati, che finalmente stanno arrivando a soluzioni, che io ritengo concrete e scelte politiche fondamentali.
È stato svolto in III Commissione un grande lavoro, anche all'interno dei nostri gruppi consiliari. Nella nostra maggioranza c'è stato un dibattito anche acceso. Abbiamo parlato tra di noi e siamo arrivati a una conclusione concreta e a delle scelte chiare.
Faccio i complimenti al collega Marconi per l'intervento che ha fatto, che è stato puntuale. Devo dire che lui rappresenta anche un po' la memoria storica che, per esempio, ad alcuni di noi manca, perché la sua lunga appartenenza a quest'Aula ci dà anche dei ricordi importanti da avere.
Mi dispiace constatare che, dalla parte del Partito Democratico, il Capogruppo Mancinelli abbia fatto solo polemica, invece di essere propositiva nei confronti dell'Aula e dei marchigiani. Ma di questo ne parleremo per tempo.
Oggi ci troviamo davanti un piano che è incentrato alla praticità, al pragmatismo e alla concretezza, che sono dei fattori che per molti anni in quest'Aula non si sono verificati.
La massimizzazione del riciclo. Questo è uno degli indirizzi principali che diamo perché riciclare è fondamentale, il più possibile, in base anche alle direttive delle norme europee. E una minimizzazione del ricorso alla discarica, che deve essere uno degli obiettivi principali per riuscire finalmente a non ledere ancora il nostro territorio con le discariche, di cui siamo sostanzialmente pieni. Anche altre regioni hanno situazioni simili, quindi bisogna correre ai ripari.
Tra le scelte che si dovevano fare e che si fanno nel piano, il punto principale è politico: chi vuole il termovalorizzatore e chi non lo vuole. Noi lo vogliamo.
Un termovalorizzatore che ha fatto, che ha dato e che darà alle Marche una direzione precisa, uno da 370.000 tonnellate. Una riforma del quadro di gestione che darà un ambito regionale unico, un piano d'ambito regionale che darà finalmente a tutte le Marche uno sguardo unitario, ovviamente sopra le cinque ATA.
Vorrei leggere con voi quattro righe perché, come ha detto giustamente il Consigliere Marconi, magari qualcuno il piano neanche lo ha letto e ne parla. Voglio leggere con voi queste quattro righe, che sono del punto 24.1 "Indirizzi ottimizzazione gestionale. Ne deriva che solo considerando e utilizzando la capacità di smaltimento residua nel complesso, con un approccio globale a scala regionale unitaria, sarà possibile ottimizzare gli abbancamenti e far fronte ai bisogni nel periodo di vigenza del piano senza dover realizzare nuovi impianti di discarica". E questo è fondamentale per la nostra Regione, per tutte i nostri ATO e per tutto il nostro territorio, anche il nostro ATO 3 ha avuto un po' di difficoltà. E’ oggettivo, perché la discarica non la vuole nessuno, perché le decisioni negli anni non sono state prese da quasi tutte le Giunte provinciali che hanno preceduto quelle di centrodestra e questo pure è un dato oggettivo. Comunque si sta andando avanti nell'individuazione dell'allargamento della discarica di Cingoli, che darà delle risposte concrete anche all'ATO 3.
Detto questo, senza scendere nei particolari, perché ovviamente non sono un tecnico, ma sono un politico, faccio delle osservazioni perché ho ascoltato tutti gli interventi fino adesso e devo dire che alcune riflessioni, le ho condivise, fatte negli interventi di alcuni Consiglieri di minoranza. Quando sento l'intervento del Consigliere Seri, l'intervento del Consigliere Caporossi, vedo comunque, seppur nella negatività del voto dell'atto, una scelta politica che è stata fatta, e anche di questo ne parleremo dopo. Altri interventi, come quello della Consigliera Ruggeri del Movimento 5 Stelle, invece mi lasciano perplesso. Come spesso mi capita con le asserzioni del Movimento 5 Stelle. Sostanzialmente il suo intervento è stato: "No al termovalorizzatore". Punto. Proposte del Movimento 5 Stelle: tariffa puntuale, un ipotetico riciclo dell'80%, basato su dei calcoli su carta, come spesso capita. Vabbè, prendiamo atto, ma sappiamo benissimo che non succederà quello che ha detto lei, che il futuro sarà circolare, non lo sarà perché il futuro sarà sferico, come la buca in cui il Movimento 5 Stelle, se andasse al Governo, metterebbe ancora rifiuti nel 2035, ma questo noi lo eviteremo. Proposte concrete che ho sentito da parte dei 5 Stelle vicine allo zero assoluto.
La nostra Capogruppo Mancinelli, lei ha ragione quando parla… Ho sbagliato? Voleva "Capogruppa"? Ho capito, Capogruppo, non Capogruppa. Va bene.
Il Capogruppo Mancinelli ha parlato di ritardi cronici dal 2015, anno in cui è stato fatto l'ultimo piano dei rifiuti. È vero, però il Capogruppo non ricorda che dopo 6 anni eravamo in pieno Covid e in quegli anni la Regione Marche era molto impegnata ad affrontare problemi molto più grandi perché tutta l'Italia era bloccata e per 3 o 4 anni non abbiamo fatto altro che pensare a vaccini, mascherine, ospedali chiusi e tutto quello che ne è conseguito.
Ovvio che ci sono stati dei ritardi. Nonostante questo, sono state fatte delle riforme importantissime per le Marche e per tutto il nostro territorio.
Lei ha definito il termovalorizzatore un'astronave. Lo ha detto sei volte, le ho contate. Lo ribadisce, bene. È un'astronave o un finto termovalorizzatore, questo l'ho detto quattro volte, ho invertito, forse ho perso il conto. Comunque è stata molto chiara nei suoi concetti.
Ritornando ai concetti di prima, sembra di sentire gli interventi che qualche anno fa venivano fatti all'interno di quest'Aula, sempre dal Partito Democratico, in particolare all'epoca dal Consigliere Carancini, che diceva che tutto quello che noi proponevamo, che avremmo messo su carta e che abbiamo realizzato, erano tutte favole. Parlo della riforma sanitaria, della costruzione dell'ospedale di Pesaro, dell'ospedale di Macerata, che sono al via entrambi. Parlo delle aree emergenza-urgenza, di tutti gli ospedali, sembravano delle favole, invece a Civitanova Marche lo stanno facendo, contrariamente a quello che diceva il PD, che continua a dire il PD oggi su questo argomento.
Vede, Capogruppo, qui facciamo politica. Nell'ultimo intervento che mi ha preceduto, uno degli ultimi, il Consigliere Nobili ha detto una cosa che mi ha lasciato perplesso. Ha detto: "Non vi aspettavate la compattezza della minoranza". Sono perplesso, Capogruppo, anche perché mi sono divertito a fare un piccolo sondaggio sulla domanda "termovalorizzatore sì, termovalorizzatore no" nell'ambito dei vostri interventi. I Consiglieri Seri e Caporossi hanno detto sostanzialmente che non sono contrari e, secondo me, come ho detto prima, è ammirevole che abbiano preso queste scelte politiche davanti a tutti; la Consigliera Ruggeri ha detto no, chiaramente; lei, Consigliere Nobili, mi sembra che abbia detto no, ha detto anche grande polo di combustione", come se fosse chissà cosa. Insomma, il Consigliere Nobili non è d'accordo sul termovalorizzatore. Lei, Capogruppo, ha parlato di astronave, di altri oggetti non identificati, altri UFO che vede in giro, quindi, suppongo che anche lei non abbia le idee chiare perché non ha detto né no né sì, non ci ha detto se lei è favorevole o contraria, non ha detto né sì né no. Infine il Consigliere Cesetti, che non ne parla proprio, ha fatto un intervento estremamente tecnico, ma non ha detto una parola se vuole il termovalorizzatore o non lo vuole. Il referendum all'interno delle minoranze è: due a favore, due contro, due astenuti. Se voi vi foste trovati oggi a governare questa situazione, le Marche avrebbero goduto del caos totale e questo oggi le Marche non se lo possono più permettere.
Sono convinto che l'azione politica che sta portando avanti l'amministrazione di centrodestra, guidata dal Presidente Acquaroli, sia quanto di più giusto oggi si stia facendo perché si fanno scelte politiche chiare e dirette. Grazie, Presidente.
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Sebastiani.
Milena SEBASTIANI. Grazie, Presidente. Un saluto al Presidente Acquaroli, ai colleghi Consiglieri e a tutta la Giunta.
Prendo la parola a nome del Gruppo “I Marchigiani” per esprimere il nostro convinto e totale sostegno all'aggiornamento del Piano regionale di gestione dei rifiuti 2024-2030.
Oggi non siamo chiamati a votare un semplice adempimento burocratico. Non stiamo solo aggiornando un piano per scongiurare sanzioni comunitarie o per garantire alla nostra Regione l'accesso vitale ai fondi europei. Oggi questa maggioranza si assume la responsabilità di ridisegnare l'intera architettura ambientale e gestionale della nostra terra, superando le debolezze strutturali che abbiamo ereditato.
Dobbiamo guardare in faccia la realtà. Il sistema attuale ha mostrato tutti i suoi limiti. Registriamo buoni livelli di raccolta differenziata, è vero, ma manchiamo degli impianti necessari per valorizzare ciò che raccogliamo. Questo si traduce in una produzione troppo alta di scarti e in un ricorso eccessivo allo smaltimento in discarica.
A ciò si aggiunge una frammentazione amministrativa che frena lo sviluppo. L'attuale assetto su base provinciale si è dimostrato inadeguato. Basti pensare che in alcuni dei nostri Ambiti Territoriali Ottimali, come l'ATO 2 e l'ATO 4, operano rispettivamente otto e nove gestori diversi. Questa parcellizzazione non è più sostenibile e, per questo, il passaggio a un unico ambito regionale è la chiave di volta del piano.
Questa nuova governance su scala regionale ci permetterà di ottenere economie di scala, massimizzare l'efficienza del servizio e, soprattutto, garantire il pieno soddisfacimento del fabbisogno di smaltimento per l'intero territorio.
I target che la normativa ci impone sono chiari e sfidanti: il riciclaggio dovrà raggiungere il 55% nel 2025, il 60% nel 2030 e il 65% nel 2035, mentre lo smaltimento in discarica a meno il 10%.
Per raggiungere questi obiettivi, però, non possiamo affidarci al caso né allo status quo. I dati ci dicono che i rifiuti speciali transfrontalieri, esportati fuori regione, a costi altissimi, sono passati da 15.000 tonnellate nel 2018 a 60.000 tonnellate nel 2024. E’ un'emorragia di risorse e di un onere logistico e ambientale inaccettabile.
Ecco perché questo piano ha il coraggio di compiere la scelta decisiva: la realizzazione di un impianto di valorizzazione energetica per chiudere finalmente il ciclo dei rifiuti.
I numeri, se non facessimo nulla, sono spietati. Senza questo impianto, nel 2035 non riusciremmo a scendere sotto il tetto del 10% di conferimento in discarica. Saremmo condannati a individuare nuove aree per costruire discariche capaci di accogliere due milioni di metri cubi di rifiuti. Noi diciamo no a questo scempio del nostro territorio.
Dal 2030 scatterà il divieto normativo di smaltire in discarica tutto ciò che può essere recuperato. Con il nuovo impianto di chiusura del ciclo, posizionato strategicamente in un'area a vocazione industriale, potremo valorizzare il rifiuto urbano residuo e tutelare l'ambiente generando energia.
Per quanto riguarda le discariche necessarie nella fase transitoria, cambiamo paradigma: prima di consumare nuovo suolo, la priorità sarà l'ampliamento in sicurezza dei siti già esistenti.
Votare questo piano significa dotare le Marche di un'infrastruttura solida, di regole certe e di una gestione moderna. Significa difendere il portafoglio dei cittadini e l'integrità del nostro paesaggio con i fatti e non con le ideologie. Grazie.
Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Antonini.
Andrea Maria ANTONINI. Grazie, Presidente. Voterò a favore di questo piano. Ringrazio anzi il Presidente Acquaroli, l'Assessore Consoli, la Commissione e tutti coloro che in questo periodo hanno prodotto una proposta che merita di essere approvata, sia sotto il profilo tecnico che, ovviamente, sotto il profilo politico.
È stato sottolineato più volte anche l'aspetto politico. È importante, perché si fa una scelta che necessariamente va incontro soprattutto alle tasche dei marchigiani, va incontro anche all'ambiente perché - parliamoci in maniera molto chiara e non nascondiamoci dietro, diciamo, delle situazioni di comodo - la raccolta differenziata, che nelle Marche comunque è alta perché siamo tra le prime 6-7 regioni in Italia, abbiamo superato il 70% di raccolta differenziata. Voi capite che il limite oggettivo si è quasi praticamente raggiunto. E’ vero che si possono raggiungere anche cifre superiori, ma per una Regione come le Marche, in una posizione, ripeto, da un punto di vista di classifica regionale importante, non ci sono prospettive di crescita, almeno in maniera veloce, sistematica, che ci porterebbero a raggiungere gli obiettivi che l'Unione Europea ci dà, insieme alla Nazione Italia e a tutte le altre Nazioni.
Abbiamo bisogno oggettivamente di trovare una soluzione definitiva, una soluzione che sia più compatibile con la vocazione del territorio, ma soprattutto con quello che sta avvenendo in tutta Italia, in tutta Europa e in buona parte del mondo.
Quello che mi dico, senza ironia, è che mi sembra che il Partito Democratico spesso sia prigioniero di ideologie ormai contro tempo. Contro qualsiasi ragionamento razionale da parte del Movimento 5 Stelle, da parte della sinistra ambientalista talebana.
Vorrei sapere cosa ne pensa il Partito Democratico a livello nazionale, con le scelte che hanno fatto, che stanno facendo da Roma e in altre località, per capire quali sono le motivazioni diverse che in altri luoghi spingono ad andare verso la soluzione del termovalorizzatore, chiamiamolo anche bruciatore, non c'è niente di male.
La tecnologia, Consigliere Nobili, è andata avanti. Non possiamo pensare alla tecnologia di 20-30 anni fa. Ci sono dei filtri, dal punto di vista delle emissioni, che hanno una capacità di mitigazione rispetto alle emissioni nocive che sono del 1000 per 1000, maggiori rispetto a quelli di 10-20 anni fa, così come anche il discorso del nucleare. Cosa a parte, non c'entra niente, ma anche lì dobbiamo guardare avanti.
Non possiamo pensare, non so, a delle città … Mi domando: Brescia, Bolzano, Copenaghen, che hanno i termovalorizzatori dentro casa, sono dei pazzi? Sono persone che rischiano la vita quotidianamente e mettono a repentaglio la salute della loro popolazione?
Quello che a me fa paura, sinceramente, sono le discariche, è bucare ancora il nostro territorio, è un altro tipo di inquinamento, che è quello del percolato, che è quello liquido, che è quello che va nelle falde acquifere. Di questo ci dobbiamo preoccupare.
Uno dice le emissioni atmosferiche., inquina di più una discarica che un termovalorizzatore. Ma non lo dice Andrea Antonini, basta che andiate a vedere… Se uno fa una ricerca semplice su internet lo vede: una discarica inquina otto volte di più di un termovalorizzatore e, ripeto, non sono posizioni politiche e ideologiche, è pragmatismo.
Vogliamo continuare? Ci nascondiamo dietro un dito? Va benissimo la raccolta differenziata per la quale, diciamolo pure, diamo una grande responsabilità ai cittadini. Perché ci possiamo organizzare al massimo, possiamo sensibilizzare le nuove generazioni, possiamo parlare nelle scuole, possiamo fare quello che vogliamo, mettere le oasi, qualsiasi cosa, però alla fine è sempre il cittadino che si deve caricare della responsabilità del fare la differenziata.
Che cosa facciamo con quei rifiuti che non possiamo recuperare, che non possiamo riciclare,? A questo punto riempiamo le discariche, ormai credo che non si possa più, oppure li mandiamo fuori? Che facciamo? Spostiamo il problema su altri territori. Perfetto, li mandiamo in altre discariche, li mandiamo a bruciare altrove, li mandiamo da qualche altra parte. Ma allora chi si occupa di ambiente e si preoccupa dell'inquinamento? Mettere su strada tonnellate e tonnellate di rifiuti e farli girare per il mondo non è una forma di inquinamento? Domando: non è una forma di inquinamento? Penso che sia una grandissima forma di inquinamento. E i costi del trasporto? Chi ha fatto come me l'Assessore all'ambiente in Provincia, quando la Provincia si occupava di discariche, sa bene che il costo del trasporto a chi va? La tassa chi la paga?
Siamo in un momento in cui bisogna fare delle scelte. Basta con la politica del no, che veramente, lo dico senza... poi ognuno, per carità, ha i problemi a casa propria, però è: no Tav, no ponte, no TAP, no qua, no su.
Sembra veramente che qui si siano rivoltate le cose. I conservatori, in senso negativo, siete diventati voi. Chi è che guarda al progresso in senso positivo, al benessere, al creare ricchezza, alla vera sostenibilità, quella che si può fare, non quella ideologizzata, quella utopica, siamo noi ed è un dato di fatto.
A me sembra che qua si siano rivoltati i piani. Sono contento di vivere da questa parte questo momento della storia, dove si affrontano i problemi, le problematiche e non ci rivolgiamo solamente a un mondo ideale che ci piacerebbe. Che tutti facessero la differenziata col secchiello, col coso, perfetti tutti quanti. Siamo tutti felici, tutti belli, non c'è una puzza, non c'è un odore, non c'è una perdita di percolato, non c’è un minimo di pericolo per i nostri cieli. Niente.
Non è così. Non funziona così. Bisogna fare la scelta migliore, la scelta che ci può portare…, soprattutto mettere in perfetto equilibrio la sostenibilità ambientale e la sostenibilità economica perché, nel tempo… , ovviamente ci sarà un investimento iniziale.
Immagino pure che la Regione non potrà fare questo da sola, lo immagino. Ma questo è così in tutte le regioni. Se qua vogliamo creare e sperare solamente, per convenienza, che tutto si riesca a fare senza il privato…, perché comunque noi che cosa abbiamo di particolare? Ovunque ci deve essere in qualche modo un sostegno, la presenza di un privato, sennò, se vogliamo dire il contrario, ce lo diciamo.
Basta andare a vedere le discariche che anche il PD ha voluto e ha votato in giro per l'Italia, ci sono anche i privati. Se poi qua avete, non so, una parte, una cellula del PD che è totalmente in balia dei 5 Stelle, sono affari vostri, ma comunque è un dato di fatto.
Dobbiamo essere pragmatici, realisti. Tutto è migliorabile, ovviamente, tutto si può far meglio, ci saranno delle difficoltà lungo il percorso, però la scelta oggi di un termovalorizzatore va incontro alle esigenze dei marchigiani. .
(in fase di completamento)
Allegato A
Testo dell’intervento del Consigliere Cesetti, sulla proposta di atto amministrativo n. 5, di cui è stata richiesta la pubblicazione in allegato al resoconto della seduta odierna, ai sensi dell’articolo 55, comma 2 del Regolamento interno.
Sappiamo bene che le scelte pianificatorie in tema rifiuti devono essere coerenti con le disposizioni europee e nazionali e con i conseguenti obiettivi che impongono una riduzione drastica del conferimento in discarica a vantaggio dei processi di economia circolare, tanto che entro il 2035 “il conferimento in discarica dovrà essere ridotto fino a un massimo del 10% del totale dei rifiuti prodotti, mentre almeno il 65% dovrà essere avviato a preparazione per il riutilizzo e riciclo.”;
- in sostanza, come riportato nel nostro Odg, “La politica europea sui rifiuti è inoltre fondata su un principio chiaro e giuridicamente vincolante: la gerarchia della gestione. Prima viene la prevenzione della produzione dei rifiuti, poi il riuso, quindi il riciclo, in seguito il recupero energetico e, solo in ultima istanza lo smaltimento.”;
- su questi aspetti il Piano è assai carente in quanto sotto il profilo previsionale, la riduzione dei rifiuti appare più come effetto della mancata crescita anziché della messa in campo di strategie attive coerentemente con gli obiettivi nazionali ed europei di economia circolare. “Inoltre , come osservato nell’Odg, la concreta realizzabilità degli obiettivi di incremento della raccolta differenziata e del riciclo è compromessa dall’assenza di una strategia strutturata, che dovrebbe includere risorse adeguate, strumenti operativi, politiche di prevenzione e azioni culturali.”, invece del tutto assenti;
- sul punto il Piano è anche incoerente e contraddittorio perché la prevista riduzione dei rifiuti contrasta con la previsione del termovalorizzatore che per sostenersi ha bisogno di più rifiuti;
- in questo Piano non c’è visione, strategia e prospettiva, né misure economico-finanziarie-organizzative per sostenere le azioni previste, tra l’altro, insufficienti e la stessa Relazione tecnica è all’evidenza orientata e piegata a giustificare le suddette criticità;
- il tutto sembra sia finalizzato a giustificare il termovalorizzatore che appare la sola alternativa possibile;
- ed è proprio “la scelta di attribuire al termovalorizzatore un ruolo centrale nel nuovo Piano che orienta il sistema regionale verso recupero energetico e smaltimento finale, anziché verso la riduzione strutturale dei rifiuti, attraverso il riuso, il riciclo e la prevenzione”;
- il termovalorizzatore, in questa impostazione, neanche rappresenta una, pure inaccettabile, soluzione residuale e subordinata, ma diventa l’asse attorno a cui ruota il Piano;
- ed è esattamente questo l’errore inaccettabile ed inemendabile;
- in definitiva, “la scelta di porre al centro del Piano il termovalorizzatore è innanzitutto disincentivante sul piano culturale, perché sposta l’asse della pianificazione sul trattamento finale invece di promuovere adeguate politiche di prevenzione, riuso e riciclo, che dovrebbero invece rappresentare il vero cuore della strategia regionale”;
- e questa è una scelta per la quale il Piano regionale dei rifiuti nasce morto in quanto prevede appunto un termovalorizzatore che invece non si farà mai perché non sostenibile sotto il profilo ambientale, economico ed organizzativo ed anche giuridico-istituzionale;
- e questo la Giunta regionale, proponente il Piano, lo sa bene tanto che nel proporlo pare si sia ispirata più che alla massima “exitus acta probat” (il risultato giustifica l’azione) alla speranza del “ognun vede quel che tu pari pochi sentono quel che tu sei”, direbbe Machiavelli, oppure alla citazione “chiacchiere e distintivo” ben recitata da Nobili in quest’Aula;
- e noi ci siamo sforzati di andare, con l’ordine del giorno unitario, alla vera essenza e natura del Piano, anziché limitarci alla sua apparenza;
- e nell’essenza dell’impianto pianificatorio al nostro esame “non è la riduzione del rifiuto a determinare il fabbisogno impiantistico, ma è il fabbisogno impiantistico a orientare implicitamente le politiche di gestione dei rifiuti”;
- da questo ne deriva la insostenibilità perché in questa prospettiva e prospettazione il Piano al nostro esame non prova, per quanto riguarda il termovalorizzatore, in modo inoppugnabile come dovrebbe essere, la sua effettiva convenienza, sostenibilità economico-finanziaria e, per quanto riguarda l’ambiente, la piena coerenza con gli obiettivi di economia circolare in precedenza richiamati;
- anzi risulta evidente il contrario ed anche per questo vi è la nostra ferma contrarietà;
- per quanto riguarda l’insostenibilità, valga quanto compiutamente argomentato nel nostro Odg sia:
a) sul piano tecnico-operativo;
b) sul piano economico-finanziario;
c) sul profilo ambientale;
d) sull’analisi costi-benefici;
- e sarebbe priva di pregio l’obiezione “che molte delle carenze evidenziate potrebbero trovare definizione nelle fasi successive a quella pianificatoria” perché sarebbe come “mettere il carro davanti ai buoi” con la conseguenza che non si muoverà né il carro e non si potranno muovere neanche i buoi;
- altro errore – che comprova, altresì, la scarsa disponibilità di questa Giunta ad assumersi le necessarie e proprie responsabilità non disdegnando di incorrere in evidenti illegittimità – è il rinvio all’ATO UNICO di tutte le questioni connesse al termovalorizzatore a partire dalla individuazione del sito dimenticando che i poteri di decidere sull’impiantistica e sul sito in cui realizzarla appartengono alla legge e possono essere attribuiti solo dalla legge;
- il Piano prevede l’istituzione di una Autorità d’Ambito Unico Regionale per la gestione dei rifiuti, la cui costituzione/composizione/ articolazione/competenze/ rappresentanza dovrà essere necessariamente disciplinata da una specifica L.R.;
- in disparte il rilievo che anche la PREVISIONE DELL’ATO UNICO spetta alla legge e non all’atto amministrativo, quale è il Piano, riteniamo che la L.R. della Governance avrebbe dovuto precedere, o quanto meno essere contestuale al Piano dei rifiuti invece di seguirlo, anche perché non può un Piano, anche per la gerarchia delle fonti, prefigurare la volontà del legislatore regionale che si deve formare all’interno dei previsti iter procedimentali;
- perché è la legge sulla Governance che deve innanzitutto disciplinare la materia della gestione integrata dei rifiuti ed al Piano spetta di attuarla;
- in merito salta all’occhio quanto diversamente fatto per la legge di riordino del SSR che ha preceduto il PSSR;
- né viene in soccorso il farraginoso, confuso ed insostenibile regime transitorio previsto nelle more della costituzione e della piena operatività della nuova Autorità Regionale;
- il meccanismo previsto per l’avvio con atti amministrativi delle attività strategiche del Piano sarà come tale causa e fonte di contenziosi, inefficienze ed inefficacia, allungamento a dismisura dei tempi e, quindi, di paralisi totale perché lo svolgimento delle attività di coordinamento operativo previste non potrà prescindere dalla normativa regionale vigente di cui alla l.r. 24/2009 il cui articolo 2 comma 2 prevede, tra l’altro, un Tavolo Tecnico Istituzionale che dovrà essere costituito dalla Giunta regionale previa determinazione delle forme di concertazione e di consultazione;
- non si potrà prescindere dalla normativa regionale vigente all’interno della quale dovranno operare le ATA provinciali e con detta normativa in alcun modo il Piano potrà andare in contrasto e/o derogare;
- ed anche la messa a disposizione delle risorse senza lo scudo della legge, per lo svolgimento di studi e analisi per la localizzazione degli impianti, potrà essere fonte di responsabilità erariale con la conseguente resistenza alla emanazione degli atti necessari da parte di dirigenti e funzionari preposti che non possono assumere responsabilità che competono alla politica che, nella fattispecie, le deve esercitare attraverso lo strumento legislativo;
- anche per questo la nuova legge sulla Governance, ovvero un aggiornamento di quella vigente (lr 24/2009), doveva essere già al nostro esame per disciplinare la materia della gestione integrata dei rifiuti nel territorio regionale con il prioritario compito di assicurare il rispetto delle disposizioni europee e nazionali e assicurarne gli obiettivi statuendo su oggetto e finalità della legge stessa per assicurarne il soddisfacimento, così come peraltro già previsto all’articolo 1 della vigente legge regionale 24/2009 alla quale, come detto, ci si dovrà attenere;
- e proprio questa legge avrebbe dovuto prevedere il Piano regionale di gestione dei rifiuti assegnando ad esso il compito di definire gli indirizzi e le modalità necessarie per il perseguimento delle finalità di cui alla legge stessa così come peraltro previsto dall’articolo 5 comma 1 della vigente legge regionale 24/2009;
- anche l’ATO UNICO regionale e superamento delle ATA provinciali, così come delineato dal Piano, amplificherà molte delle criticità addotte a giustificazione della scelta;
- in primo luogo perché “nel nuovo assetto proposto le funzioni gestionali dei sub-ambiti provinciali rimarrebbero sostanzialmente invariate per quanto riguarda la raccolta e l’affidamento del servizio”, con la conseguenza che si andranno a decentrare sole le responsabilità;
- siamo per il mantenimento delle ATA provinciali con un rafforzamento del ruolo di promozione, coordinamento e programmazione, unitamente ad un potenziamento delle risorse umane, strumentali ed economiche;
- in questa prospettiva, come condiviso nel nostro Odg, “alla luce di queste considerazioni, piuttosto che l'istituzione dell’ATO unico regionale, risulta più efficace che la Giunta regionale mantenga ed eserciti direttamente il potere decisionale, assumendosi pienamente la responsabilità delle scelte strategiche e accelerando i processi attuativi”;
- al contrario, l’istituzione dell’ATO unico determinerà anche nell’iter che porterà alla sua effettiva istituzione contrasti e contenziosi in ordine alla rappresentanza dei Comuni con conseguenze deleterie per la sua funzionalità, tanto da rallentare i processi decisionali;
- abbiamo, come detto, condiviso un Ordine del giorno per impegnare la Giunta a riscrivere il Piano su punti ben determinati e motivati;
- se la Giunta non lo farà, troveremo il modo per riportare intorno agli stessi l’attenzione del Consiglio regionale;
- perché questo è un Piano da riscrivere totalmente e soprattutto questa riscrittura deve essere preceduta o almeno accompagnata da una contestuale legge regionale che disciplini la Governance e, nel contempo, disciplini con precetti chiari la gestione integrata dei rifiuti coerentemente alle disposizioni europee e nazionali ed in armonia con i principi costituzionali della Repubblica e con i principi statutari della Regione Marche così come recentemente riaffermati ed in base ai quali la Repubblica e, quindi, nell’occasione la Regione Marche “tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”;
- è questo non solo un dovere, ma un obbligo al quale il legislatore regionale dovrà attenersi escludendo prioritariamente e perentoriamente la previsione di un termovalorizzatore.