Resoconto della seduta n.168 del 25/11/2024
SEDUTA N. 168 DEL 25 NOVEMBRE 2024

La seduta inizia alle ore 12:50

Presidenza del Presidente
Dino Latini

PRESIDENTE. Buongiorno a tutti, dichiaro aperta la seduta n. 168 del 25 novembre 2024. Do per letto il processo verbale della seduta n. 167 del 19 novembre 2024, il quale, ove non vi siano opposizioni, si intende approvato ai sensi dell'articolo 53, comma 4, del Regolamento interno.
Richiamo, inoltre, ai sensi del comma 5 dello stesso articolo, l’attenzione di tutti i Consiglieri sulle comunicazioni distribuite, con cui porto a conoscenza dell’Assemblea quanto espressamente previsto dal Regolamento interno.

Mozione n. 513
a iniziativa dei Consiglieri Acciarri, Marcozzi, Lupini, Menghi, Elezi, Battistoni, Ruggeri, Vitri, Casini, Marinelli, Dallasta, Cancellieri, Bilò, Santarelli, Marinangeli, Baiocchi, Assenti, Borroni, Livi, Putzu, Cesetti, Mangialardi, Pasqui, Ausili, Latini
“Solidarietà e sostegno ad Ahou Daryaei e alla protesta delle donne iraniane per la libertà e i diritti umani”

Mozione n. 515
a iniziativa del Consigliere Rossi
“25 Novembre Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne”

Mozione n. 520
a iniziativa dei Consiglieri Bora, Casini, Vitri, Ruggeri, Carancini, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Minardi
“Attuazione risoluzione 79/2024 ‘Recepimento delle linee nazionali e implementazione progetti e azioni di prevenzione e contrasto al fenomeno della violenza contro le donne’”
(abbinate)
(Svolgimento)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 513 dei Consiglieri Acciarri, Marcozzi, Lupini, Menghi, Elezi, Battistoni, Ruggeri, Vitri, Casini, Marinelli, Dallasta, Cancellieri, Bilò, Santarelli, Marinangeli, Baiocchi, Assenti, Borroni, Livi, Putzu, Cesetti, Mangialardi, Pasqui, Ausili, Latini, la mozione n. 515 del Consigliere Rossi e la mozione n. 520 dei Consiglieri Bora, Casini, Vitri, Ruggeri, Carancini, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Minardi (abbinate).
Ha la parola, per illustrazione, la Consigliera Acciarri.

Monica ACCIARRI. Buongiorno Presidente, buongiorno a tutti i Consiglieri, in questa giornata importante che ci vede tutti impegnati per la violenza contro le donne e per le pratiche che si possono mettere in atto.
Stamattina c’è stato un dibattito interessante che, però, a mio avviso, va un po' amalgamato e resettato. Credo sia vero il fatto che rappresenta un problema culturale, c'è un pezzo della questione patriarcato, un pezzo della questione maschilismo e vi è il fatto che, spiegava bene l'Assessore alla sanità, siamo in presenza di patologie importanti per gran parte di questi femminicidi, che vengono consumati nelle famiglie. Le famiglie sono italiane o extracomunitarie ma l'80, il 90% di queste situazioni vengono consumate nelle famiglie.
Sono un po' preoccupata quando si vuole dare un'accezione ideologica e quando ci si divide su un tema così forte e importante. Se guardiamo un calendario e mettiamo delle crocette rosse sui femminicidi che sono avvenuti, vediamo che il calendario, nell'anno, diventa quasi tutto rosso.
Non possiamo dividerci su questo tema, dobbiamo assolutamente essere uniti, con le istituzioni, con la politica. Nel momento in cui alle urne si presenta, se va bene, la metà degli elettori, se ci si divide su un tema così importante e ognuno cerca di tirarlo per i capelli dal punto di vista ideologico, facciamo un cattivo servizio ed allontaniamo sempre di più i cittadini. È un po' come quando i partiti si dividono, le coalizioni si dividono perché non sono bene amalgamate, sono perdenti.
Pertanto, su una battaglia così importante dobbiamo essere bipartisan, dobbiamo essere tutti uniti tra centrodestra e centrosinistra, tra Governo e opposizione, perché tutte le idee che sono state espresse stamattina e quelle che verranno espresse ora con le varie mozioni che abbiamo presentato, sono utili alla causa della diminuzione dei femminicidi, al contrasto ai femminicidi, all'aiuto e alla vicinanza alle donne, per cui è importante dare questo messaggio di unità, perché molte cose sono state già dette.
Solo così saremo in grado davvero di trasmettere questo messaggio unitario, che è un messaggio forte per i ragazzi e per le nuove generazioni. Trovarsi nel contesto dell'Aula consiliare e vedere una divisione della politica, delle istituzioni, rispetto ad un tema così importante, vi assicuro che, guardando con occhi esterni, non è certo un bello spettacolo.
Ritengo pertanto che dobbiamo tutti fare ammenda, per cercare di essere più uniti possibile.
Nell'ambito delle mozioni, che oggi verranno presentate anche dai miei colleghi, vorrei ringraziare tutti i Consiglieri regionali che hanno aderito alla mozione n. 513, di solidarietà e sostegno ad Ahou Daryaei, per la protesta delle donne iraniane, per la libertà e i diritti umani.
Quel giorno fummo tutti colpiti da questa immagine: una donna che, con un atto tanto forte, quanto elegante, è penetrata nel cuore di ognuno di noi.
Questa mozione vuole essere anche un gesto simbolico, che mette un po' l'accento sulla vicinanza dei Paesi occidentali (l'Assessore ci ha spiegato alcune cose importanti), quindi, vogliamo far sentire anche il nostro monito, di fronte ad alcune esasperazioni che nulla hanno a che vedere con le religioni ma che, purtroppo, alcune situazioni religiose portano con sé.
Noi vogliamo fare arrivare dal Consiglio regionale - tramite la Giunta regionale - direttamente al Governo nazionale, la possibilità di presidiare queste situazioni, a partire dal caso di questa ragazza, monitorando l'iter di quello che le accadrà dopo aver fatto un gesto così forte.
Vorremmo dare delle indicazioni al Governo nazionale, che si faccia da tramite nei confronti di questi Governi a livello internazionale, con un monito.
Stiamo vigilando per saperne di più, perché solo così riusciremo a dare un aiuto anche a questi Paesi, posto che, ripeto, il maggiore aiuto è nella nostra cultura, cercare di diminuire i femminicidi, la violenza verbale, la violenza fisica e la violenza psicologica. Purtroppo, ci sono Paesi in cui è tutto più complicato, lì non possiamo transigere, dobbiamo essere molto incisivi e la mozione va in questo senso.
È stato molto bello vedere tutti i Consiglieri, a partire dai Consiglieri uomini… anche questo è un tema, più gli uomini si occupano di questa partita, della violenza di genere, più noi usciamo dal problema e più riusciamo ad educare i nostri figli maschi.
Se ci arrocchiamo, considerando il problema come solo femminile… Noi sappiamo che i nostri figli crescono, i maschi, imitando il padre e le femmine, imitando la madre, noi abbiamo bisogno di maschi migliori, per evitare il problema, perché le donne di per sé subiscono e sono migliori da questo punto di vista. Il tema, dunque, è tutto nell'educazione dei figli maschi.
Esiste sì una società maschilista, non la chiamerei patriarcale, ma maschilista, è un tema culturale che dobbiamo affrontare tutti insieme nel tempo, partendo da quello che diceva l'Assessore: siamo madri e padri e queste sono le nostre prime responsabilità.
Poi c'è tutto il tema della scuola e concordo con la Consigliera Bora. Auspico che i fondi vengano messi per la mozione che abbiamo fatto l'anno scorso. E’ chiaro che in questa sede tante mozioni sono state illustrate, anche dall'Assessore Biondi, ed altre se ne stanno facendo.
Dobbiamo farne sempre di più, perché la scuola è l'altra faccia della medaglia e lì si può supplire quello che non si riesce a fare nelle famiglie, per cui è importantissimo che ci siano i fondi per i centri per l'ascolto e tutto il resto.
In un clima di unità, dove ognuno cerca di dire la sua per mettere qualcosa in più e non in meno, non dobbiamo tirarci per i capelli, anche perché tutte le azioni sono utili e vere.
E’ anche vero quello che ha detto l'Assessore: la maggioranza degli uomini che commettono femminicidi hanno patologie o sono psichiatrici, alcolisti o cocainomani. Non ce lo nascondiamo, questa è la realtà, tant'è che un Commissario di Polizia mi diceva che la Polizia vorrebbe avere subito la possibilità di poter mettere, immediatamente, in fase di cura, le persone che commettono i femminicidi, perché molti di loro hanno questa problematica, anzi quasi la totalità. Su questo ci vuole un'attenzione forte e occorre non abbassare mai la guardia. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Elezi.

Lindita ELEZI. Grazie, Presidente. Cari colleghi, ho firmato con convinzione la mozione che stiamo discutendo, perché so per esperienza diretta che cosa significa per una giovane donna vivere sotto un regime e perché sono cresciuta nella città di George Skanderbeg, il principe eroe nazionale albanese, che ha bloccato l’avanzare dell'Impero ottomano e della cultura islamica in Europa.
Ho visto da vicino quante energie investono i regimi sulla repressione, perché la loro sopravvivenza è legata a un doppio filo, al costante e pervasivo controllo della vita pubblica e privata dei cittadini, di cui le donne sono le prime vittime.
Ci stiamo illudendo che i confini geopolitici ci rendano immuni dalle logiche dei regimi oscurantisti, ma dobbiamo essere consapevoli, nell'era globale, che i confini non esistono e che ciascuno di noi ha il dovere di essere uno Skanderbeg, battendosi per alimentare i valori e la cultura del rispetto che ci contraddistinguono da secoli.
Egli ha ricordato al mondo intero che esiste una piaga mondiale, che trasforma la violenza e il controllo sulle donne in apartheid di genere e che il coraggio delle donne nel combatterlo è speranza per l’umanità.
Ecco perché ha senso una mozione di solidarietà per questa donna che ha spezzato, con un gesto simbolico, la catena del controllo, mettendosi a nudo a fronte di chi pensa di poter imprigionare la coscienza, perché...
Prima di lei, un'altra iraniana, Mahsa Amini, che ha ricevuto il Premio Nobel, rappresenta il minimo battito d'ali di una farfalla che è in grado di provocare un uragano dall'altra parte del mondo, perché il tentativo di reprimere la libertà delle donne, trattate come proprietà e non come persone, è diventato cronaca di tutti i giorni e sta determinando un imbarbarimento progressivo delle nostre comunità, perfino tra i giovanissimi.
Ecco perché questa mozione non è di circostanza, ma di sostanza, perché il menefreghismo che blocca l'effetto farfalla impedisce alle farfalle di volare libere, come è giusto che sia. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per l’illustrazione, il Consigliere Rossi.

Giacomo ROSSI. Grazie, Presidente. La mia mozione è volta a mettere in pratica quanto previsto dalla risoluzione n. 79 del 2023, con particolare riferimento al punto 7, nel quale chiedevamo, appunto, di istituire un fondo dedicato, con risorse adeguate a sostenere economicamente i centri antiviolenza, le case rifugio, nella loro azione di contrasto e supporto alle vittime ed alle loro famiglie coinvolte. Soprattutto, ci tengo a dire, il punto è l'istituzione di sportelli di ascolto negli uffici delle Unioni montane.
Ho l'elenco sia dei centri antiviolenza delle Marche, sia degli sportelli. Ci sono alcune zone della nostra Regione, una per tutte la mia provincia, Pesaro Urbino, in cui questi sportelli purtroppo sono pochi. Abbiamo il centro antiviolenza a Pesaro, uno sportello a Urbino e uno a Cagli. Non ci sono sportelli di ascolto a Fano, che è la terza città delle Marche, nel Montefeltro e nella Valle del Cesano. E’ fondamentale avere a disposizione nel territorio questi sportelli. Credo che non sia solo una questione di risorse, ma anche di volontà organizzativa, perché molti di questi sportelli sono portati avanti dalle associazioni. È fondamentale, se vogliamo contrastare la violenza di genere, abbiamo bisogno di un radicamento capillare di questi sportelli, dove molte donne, spesso vittime di violenza, possono rivolgersi. E’ importante averli nel territorio.
Molte donne, spesso, non hanno neanche la possibilità di spostarsi, perché un conto è partire dall'Alto Montefeltro per andare a Pesaro o Urbino, diverso, invece, è averlo a disposizione vicino. Uno strumento che dà la possibilità alle donne di rivolgersi direttamente, un punto di ascolto.
Molte volte non si ha la forza di andare direttamente dalle Forze dell'ordine a denunciare, pertanto questi centri fanno da filtro e sono fondamentali anche per capire quali sono le dinamiche e poter dare i giusti consigli alle donne, su come andare avanti, per poi sporgere eventuali denunce.
È fondamentale - come credo lo sia in questa risoluzione e ci tengo a precisarlo - programmare in concerto con l'Ufficio scolastico regionale dei percorsi di educazione all'emotività e all'affettività.
Come si diceva prima, respingo l’idea che la destra sia meno attenta a queste tematiche. Sono temi che non hanno colore politico, ma che in maniera unitaria devono essere portate avanti da tutti. Qui non c'è né destra né sinistra, deve esserci la volontà politica, che non sempre è legata alla questione di risorse, perché, come ha detto prima il relatore Consigliere Baiocchi, la Regione Marche le risorse ce le mette sicuramente, potrebbe fare ancora meglio, però alcune risorse ci sono.
E’ più una questione organizzativa: con l'Ufficio scolastico regionale, portare avanti dei percorsi informativi ed educativi contro la violenza, poi cercare, in secondo luogo, di istituire dappertutto questi centri dotati di sportelli.
Ci sono province in cui questi sportelli sono ben più diffusi, anche nell'entroterra. Auspichiamo che, perlomeno, all'interno di ogni Unione Montana questi sportelli siano istituiti. E’ una volontà politica, non tanto economica. Si dovrebbe provvedere a ciò, in collaborazione anche con il sistema sanitario e con i servizi sociali locali.
È la volontà di riaffermare quello che noi ci eravamo prefissi. Come è stato detto, qualcosa di importante è stato già fatto, ma occorre fare di più. Quindi, confermiamo la volontà della risoluzione che abbiamo approvato all'unanimità nella seduta n. 142 del 30 gennaio 2024 e, tutti insieme, cerchiamo in qualche maniera di portare a termine queste azioni, che sono fondamentali.
Nulla togliendo alle panchine rosse, alle scarpe rosse o a qualsiasi altro gesto di sensibilizzazione, comunque, c'è bisogno di azioni concrete.
L'educazione è un'azione concreta, la prevenzione è un'azione concreta, il supporto alle donne con i centri e gli sportelli antiviolenza è un'azione concreta. Si ribadisce il bisogno di concretezza. Grazie.

PRESIDENTE. Mi dica Consigliera Ruggeri, la Consigliera Elezi è firmataria della mozione la cui prima firmataria è la Consigliera Acciarri, ho detto, proprio per il clima che mi sembrava più che armonico…, però, completerei la terza mozione a firma della Consigliera Bora, dopodiché apriamo il dibattito su tutte e tre le mozioni.
Ha la parola, per l’illustrazione, la Consigliera Bora.

Manuela BORA. Grazie, Presidente. Gentili Consigliere e Consiglieri, per illustrare questa mozione e, soprattutto, per condividere le motivazioni che hanno portato il gruppo consiliare del Partito Democratico a presentarla. Vorrei ritornare alle dichiarazioni del Ministro Valditara, secondo il quale il patriarcato non esiste, perché è stato abolito da una legge del 1975.
Il patriarcato è definito in sociologia come “un sistema sociale in cui gli uomini detengono in via primaria il potere e il predominio in ruolo di leadership politica, autorità morale, privilegio sociale e controllo della proprietà privata, rispetto alle donne”, di cui, peraltro, abbiamo una rappresentazione plastica anche in quest’Assise regionale.
Partendo da questa definizione e, soprattutto, dai dati forniti dal rapporto annuale del World Economic Forum, relativo al Global Gender Gap 2024, è facile, fin troppo facile anzi, dimostrare quanto le dichiarazioni del Ministro Valditara siano infondate e quanto, strumentalmente, falsino la realtà.
Vorrei citare solo alcuni dati di questo rapporto. Esso stima che, per arrivare alla piena parità di genere in tutto il mondo, saranno necessari altri 134 anni, fissando il traguardo all'anno 2158. Questo significa, Consigliere e Consiglieri, che nessuna delle bambine nate nelle prossime cinque generazioni potrà vedere realizzata una prospettiva di parità tra uomo e donna.
Tre anni in più rispetto a quanto indicato nel rapporto del 2023, segno inequivocabile che il mondo, su questo tema, ha fatto un deciso passo indietro. Un evidente arretramento anche nel nostro Paese, considerate le esternazioni del Ministro Valditara, oltretutto mai smentite o corrette né dalla maggioranza di centrodestra né, tantomeno, dalla Presidente Meloni.
Nella classifica stilata dal rapporto sull'effettiva realizzazione della parità tra uomo e donna, tra i 146 Paesi di riferimento, l’Italia si posiziona all'87° posto, perdendo ben 8 posizioni rispetto al 2023, quando era 79ª. Rispetto all'Europa, poi, l'Italia si colloca solo al 37° posto su 40 Paesi analizzati. Dietro di noi soltanto Ungheria, Repubblica Ceca e Turchia.
Nella sezione partecipazione economica, l'Italia è arrivata al 111° posto, peggiorando di sette posizioni rispetto al 2023. Nello specifico, sul tasso di partecipazione alla forza lavoro, la presenza femminile rimane sottorappresentata, con difficile accesso a posizioni apicali.
Infatti, solo l'1,5% delle aziende presenta una maggioranza di donne titolari del business, mentre solo il 15,3% fa capo a donne. A questo si aggiunga il tema della mancanza di parità retributiva tra uomo e donna, oltre al fatto che, come ben sappiamo, alle donne vengono generalmente riservati lavori part-time o quelli meno retribuiti.
L'Italia è tra gli Stati peggiori anche nella sezione partecipazione delle donne in politica, piazzandosi al 67° posto e peggiorando anche qui di tre posizioni rispetto al 2023. Altro dato preoccupante, dato che l'empowerment politico femminile è cruciale per ridurre il gender gap.
Dati che devono farci riflettere perché, fin quando gli uomini continueranno a rivendicare e ad aver riconosciuto il privilegio di genere, fin quando sarà legittimato il primato del maschio nelle posizioni apicali, quello della femmina nell'impegno di cura e assistenza familiare e, soprattutto, fin quando ci saranno donne che allo stereotipo di genere risponderanno con l'accettazione di un ruolo subalterno rispetto a quello maschile, non potremo mai dire di lavorare per la creazione di una società di uomini e donne libere e uguali.
È proprio questa condizione di subalternità della donna rispetto all'uomo a generare relazioni disfunzionali di sottomissione e di dipendenza, sia psicologica sia economica, fino all'esito più estremo della violenza fisica e del femminicidio. Perché, come voglio sempre ricordare, la violenza non è mai soltanto fisica, ma anche e soprattutto psicologica ed economica, anzi economica e psicologica. Per cambiare tutto questo è necessario cambiare il paradigma culturale, investendo sul benessere psicofisico ma, soprattutto, sulla prevenzione, in particolare sulle nuove generazioni.
Da un'indagine effettuata dalla Fondazione Libellula, in merito a quale sia la percezione e l'esperienza della violenza di genere tra gli e le adolescenti, emerge una realtà a dir poco sconcertante. Innanzitutto, i risultati ci dicono che esiste un evidente problema di errata percezione delle relazioni interpersonali. È una violenza diffusa. Un adolescente italiano su tre, infatti, dice di aver subito un episodio di violenza, mentre un giovane su cinque non è in grado di riconoscere gli abusi nelle relazioni.
In secondo luogo, risulta evidente che gli adolescenti intervistati, di età compresa tra i 14 e i 19 anni, non hanno chiari i confini tra le forme d'amore e quelle di violenza, non reputano il consenso un tema sufficientemente importante, non riconoscono e minimizzano situazioni ai confini dello stalking. In particolare, la ricerca ha rivelato che, per un adolescente su cinque, non è considerata violenza toccare una persona senza il suo consenso; per quasi un adolescente su cinque non è violenza baciare una persona senza il suo consenso e, per più di un adolescente su quattro, non è violenza raccontare ad amici ed amiche dettagli intimi del o della partner senza il suo consenso.
Per questi motivi è indispensabile promuovere una cultura del rispetto e dell'accettazione di sé e degli altri, che rifiuti e condanni gli stereotipi e che promuova la libertà di scegliere. E questo a partire almeno dalla scuola primaria, ma, secondo me, andrebbe fatto anche a partire dalla scuola dell'infanzia, dove andrebbe insegnato il rispetto della diversità in tutte le proprie forme.
Il 22 novembre 2023, un anno fa, i ministri Roccella, Valditara e l'ex ministro Sangiuliano presentavano il protocollo d'intesa “Prevenzione e contrasto della violenza maschile nei confronti delle donne e della violenza domestica. Iniziative rivolte al mondo della scuola”. Tale progetto, un anno fa, fu definito innovativo del sistema educativo, pensato per promuovere lo sviluppo della convivenza civile e la diffusione nelle scuole dei valori del rispetto e della parità di genere. Contemporaneamente, il ministro Valditara varava il progetto “Educare alle relazioni”, che prevedeva l'educazione civica dalle elementari alle superiori, con l'introduzione della cultura del rispetto in tutti gli insegnamenti e un progetto specifico dedicato all'affettività, da attivare nelle scuole superiori. Eppure, questo progetto sarebbe stato ad adesione solo facoltativa. Progetti, a quanto pare, tutti miseramente falliti, perché, a memoria, non mi sembra che siano mai stati attivati nelle nostre scuole, tantomeno in quelle marchigiane di ogni ordine e grado.
Ebbene, considerati i dati che abbiamo raccolto e, soprattutto, considerata l'inerzia, il silenzio della Giunta Acquaroli, in particolare quello della Presidente della Commissione Pari Opportunità e anche dell'Assessora Biondi, con questa mozione chiediamo, come primo punto, la piena attuazione della risoluzione n. 79 del 2024, quella di cui ho parlato poco fa, approvata all'unanimità nel gennaio scorso, ma completamente disattesa dalla maggioranza, che non ha adempiuto nemmeno ad uno degli impegni previsti. Ma ancora più convintamente chiediamo l'introduzione dell'educazione all'emotività, all'affettività, alla sessualità, in tutte le scuole di ordine e grado, a partire dalla scuola primaria, in maniera strutturale e continuativa. È nostro dovere creare all'interno della scuola momenti di dialogo e di confronto che coinvolgano tutti.
Consigliera Acciarri, lei è la prima firmataria. Non hanno dato retta nemmeno a lei. Mettiamo da parte le logiche di partito, è vero, ma chi parla è stata Assessora alle Pari Opportunità e non ha mai fatto sconti, soprattutto alla propria maggioranza.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Ruggeri.

Marta RUGGERI. Grazie, Presidente. Ci tenevo a fare un breve intervento anch'io, per l'importanza del tema che trattiamo oggi.
Dal rapporto sulla violenza di genere elaborato dalla Regione Marche, di cui stiamo discutendo oggi in Consiglio regionale, relativamente all'anno 2023, emergono dei dati ancora molto preoccupanti per la nostra Regione.
Nel 2023 sono state 748 le donne che hanno chiesto aiuto ai centri antiviolenza regionali, in aumento rispetto alle 705 del 2022 e alle 663 del 2021. Delle 748 donne, 251 sono finite al pronto soccorso, in quattro sono morte per mano di uomini a loro vicini, tante, troppe, se si considera che nel 2022 le vittime di femminicidio furono tre e una nel 2021.
Le denunce ai centri antiviolenza contano 232 casi nella provincia di Pesaro Urbino, 183 ad Ancona, 224 a Macerata, 50 a Fermo e 59 ad Ascoli Piceno, numeri molto alti, che fanno pensare a quanto ancora c'è da fare affinché non si arrivi a tanta violenza.
Nel dossier regionale è emerso che gli accessi al pronto soccorso sono stati 251 nel 2023, in aumento rispetto alle 198 del 2022 e alle 195 del 2021 ma il dato sconcertante è che, delle 251 donne, 19 sono minorenni.
Ciò che fa clamore, rispetto ad interventi fuori luogo di qualche Ministro, è che l'uomo autore della violenza è principalmente italiano e non straniero, ha una relazione consolidata con la propria vittima, ha un'età compresa tra i 40 e i 49 anni, con un lavoro stabile e un diploma scolastico superiore di secondo grado.
Fino ad oggi abbiamo visto che la repressione non basta, ciò che manca è la prevenzione. Pertanto, occorre intervenire sul versante dell'educazione all'affettività e al rispetto, occorre intervenire sin dai primi anni di età, ritenuti importanti per la formazione psicologica ed emotiva di ogni essere umano, e in ogni ciclo scolastico.
Occorre intervenire nelle scuole insegnando, accanto al classico alfabeto con cui si impara a leggere, un alfabeto emozionale, grazie al quale si impara ad amare.
A tal proposito, in Consiglio regionale c'è la nostra proposta di legge n. 227 sulla “Disciplina degli interventi regionali in materia di educazione alla parità di genere, all'affettività ed alla sessualità consapevole”, che ho depositato il 4 ottobre 2023, ma che ancora non è stata mai discussa in Commissione.
Volevo semplicemente unirmi al coro delle tante belle parole che ho sentito pronunciare da tutti oggi. Apprezzo le tre mozioni che sono state presentate, che fanno riferimento a una risoluzione, che noi abbiamo aumentato nella sua portata, con questa proposta di legge che è stata presentata oltre un anno fa, ma non è stata mai portata in discussione in IV Commissione e questo mi spiace molto, perché dentro c'è tutto quello che avete detto tutti voi, maggioranza e opposizione.
Siccome so che è stato affrontato il tema in una seduta della IV Commissione, ringrazio il Consigliere Carancini per aver portato all'attenzione dei membri della Commissione questa tematica. Ringrazio anche il Presidente della IV Commissione, Consigliere Baiocchi, che in quella sede si è detto disponibile ad iniziare l'analisi e la correzione di questa proposta di legge, che spero venga votata presto e all'unanimità, perché dentro ci sono tante pratiche che potrebbero diventare realtà nella nostra Regione, se finanziate debitamente.
Prendendo per buono tutto ciò che avete detto, non ho motivo di pensare che entro la fine di questa legislatura questa proposta di legge non possa diventare legge, riempiendo tutti noi, non solo me, che sono la prima firmataria, di grande soddisfazione, perché vorrebbe dire che nelle battaglie importanti, come questa, riusciamo a trovare una sintesi. Grazie.

PRESIDENTE. Gli interventi si svolgono su tutte e tre le mozioni perché è un punto unico, sono abbinate.
Ha la parola la Consigliera Casini.

Anna CASINI. Grazie, Presidente. Grazie ai presentatori delle mozioni.
Non mi è piaciuto l'atteggiamento di alcuni soggetti maschi, visto che parliamo di genere, quando parlava la Consigliera Bora, alla quale faccio i migliori auguri per essere tornata in Aula dopo aver partorito il suo terzo figlio. Una donna che ha fatto della sua vita una battaglia per i diritti delle donne ed anche, soprattutto, per l’impegno nell'applicazione della legge n. 194 del 1978, che dimostra che si può chiedere l’applicazione di una norma anche quando questa norma non serve direttamente al richiedente, ovvero quando non se ne chiede l'applicazione nella propria vita personale e privata. La ringrazio per questo.
Ci siamo resi conto di alcuni atteggiamenti riconducibili al patriarcato, sia mentre parlava la Consigliera Bora, sia ora, mentre parlo io. Se ci fate caso, infatti, le donne sono attente, mentre gli uomini stanno parlando tutti, tranne il Consigliere Livi.
Questo è un atteggiamento tipico a cui sono abituata. Raramente ho trovato nella mia vita platee che fossero interessate a quello che dicevo, finché non sono diventata, dal punto di vista tecnico, indispensabile ai Sindaci, uomini, che quindi mi dovevano ascoltare per forza nel mio lavoro, erano costretti ad ascoltarmi.
A proposito di rispetto e di mozioni a favore delle donne oggi, presentatrici delle mozioni che stanno, appunto, sentendo cosa le donne pensano della mozione che ha presentato anche lui, per esempio, dico che i numeri che abbiamo dato sono incompleti.
Oggi, la nostra Presidente delle Pari Opportunità, infatti, si vantava del fatto che 80 aziende si erano certificate come attente alla condizione di genere, dimenticando che sono circa 130.000 le aziende nelle Marche. La cifra non è l’80%, ma è lo 0,00…, non saprei.
La mancanza di ascolto è evidente per chi ci sta ascoltando e ci sta vedendo, per fortuna, ma c'è stata soprattutto in questo anno, nel quale, pur avendo votato tutta l'Aula una risoluzione, quest’ultima era figlia di una mozione presentata dalla Consigliera Bora…

PRESIDENTE. Era una comunicazione d’ufficio, chiedo scusa.

Anna CASINI. Mi devo fingere morta?

PRESIDENTE. No, chiedo scusa. E’ una violenza anche questa.

Anna CASINI. Non c'è una donna che sta parlando, ve lo dico. La mancanza di ascolto, oltre ad essere stata plasticamente dimostrata durante il mio intervento, devo dire che non mi meraviglia, è dimostrata dal silenzio che ha avuto la Giunta rispetto alla risoluzione.
Mi ripeto nuovamente, tanto non avete ascoltato, quindi potete sentirlo nuovamente, la risoluzione era figlia di una mozione a prima firma dalla Consigliera Bora, risoluzione che la Consigliera Acciarri aveva firmato quale prima firmataria. La maggioranza condivideva i contenuti della mozione, poi è stata condivisa, è stata integrata ed è diventata una risoluzione.
Non è un caso che il Consigliere Rossi ripresenti nuovamente, anche lui, dei punti che erano stati inseriti come impegno alla Giunta in quell'atto. Questo dimostra che, in un anno, la Giunta ha ignorato completamente le richieste che erano in quell’atto, che tutto il Consiglio regionale aveva predisposto. Non c’è stato nessun punto del dispositivo, che prevedeva un impegno preciso su alcuni temi, che sia stato messo a terra.
Credo che dovremmo farci molte domande prima di cominciare a dire che c'è stato un miglioramento, che c'è stata un'evoluzione e se festeggiamo 80 aziende che si certificano su 130.000 circa…, voi capite che siamo proprio come una goccia nel mare.
Noi ripresentiamo, sempre a firma della prima firmataria, della Consigliera Bora, una nuova mozione che impegna il Presidente e la Giunta a dare attuazione a quanto approvato dall'Assemblea legislativa, con la risoluzione n. 79, a cui ha fatto riferimento anche il Consigliere Rossi, ed a programmare, in accordo con l'Ufficio scolastico regionale delle Marche, progetti e percorsi di educazione all'emotività, all’affettività ed alla sessualità, presso le scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado.
Oggi è stata evocata da molti, sia dai componenti di centrosinistra che di destra, la necessità di partire dall'educazione all'affettività, perché molti degli interventi tecnici hanno fatto riferimento alla non consapevolezza; soprattutto la rappresentante della Polizia faceva riferimento alla mancata consapevolezza del giovane violento rispetto alle regole di affettività e di educazione ai sentimenti.
Questi ragazzi, secondo la procedura che lei ci ha spiegato, vengono avvicinati agli atteggiamenti affettivi migliori e, soprattutto, perché non provare a farlo prima, utilizzando delle risorse per lavorare negli asili, nelle scuole e non soltanto con i bambini maschi, ma anche con le femmine, per parlare di quali sono i rapporti, i diritti e qual è il perimetro della libertà individuale che non va scavalcato, perché la violenza più grande è quella che sconfina nel perimetro altrui e che impedisce di vivere la vita in pienezza.
Violenza, come si è detto prima, non è soltanto un livido, perché quello è visibile, ma le violenze più subdole sono tutte quelle che sono state elencate. Non mi ripeto. Sono e restano invisibili.
Credo che potremmo fare un ottimo lavoro approvando la mozione presentata dal Partito Democratico, come prima firmataria la Consigliera Bora, e dal Movimento 5 Stelle, la Consigliera Ruggeri, perché in realtà è la riproposizione di quello che abbiamo approvato l'anno scorso, con la consapevolezza oggi che dobbiamo attivare un monitoraggio rispetto alle azioni che chiediamo nell'atto. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Vitri.

Micaela VITRI. Vorrei mettere in evidenza che la risoluzione che abbiamo approvato lo scorso anno, all'unanimità, recepiva anche un mio atto che riguardava una proposta specifica, esplicita, assorbita nella risoluzione di tutti i gruppi consiliari, che chiedeva in particolare di intervenire con l'Ufficio scolastico regionale per dei corsi di educazione all'affettività e alla parità di genere nelle scuole di ogni ordine e grado.
Avevo apprezzato e ringraziato, per l’intervento, la Consigliera Acciarri, che si era fatta anche mediatrice di un accordo con i Consiglieri e le Consigliere di maggioranza. Quindi la mia proposta era stata approvata come mozione all'unanimità, poi era confluita nella risoluzione della Consigliera Bora.
Oggi, però, mi duole riconoscere che non posso condividere quanto ha dichiarato poco fa la Consigliera Acciarri, perché se allora avevamo trovato un accordo e, come ha detto lei poco fa, su questi temi non dovrebbero esserci né spaccature né contrasti, in questo ultimo anno quella mozione non ha avuto nessun tipo di esito.
Mi spiace molto anche rilevare… per capire se fosse stato dato seguito a quei progetti nelle scuole, ho provato a contattare l'Ufficio scolastico regionale, sia verbalmente, con telefonate, sia con mail scritte; ho addirittura chiesto un incontro, ma non ho mai ricevuto nessuna risposta.
Ora colgo l'occasione per chiedere all'Assessora competente, ma anche a tutta la maggioranza, di fare in modo che quella mozione, divenuta poi risoluzione, non rimanga ulteriormente lettera morta e non la si lasci cadere nel vuoto, lasciando solo delle belle parole, perché mi risulta che in pochissime scuole si siano avviate delle vere e proprie iniziative, dei corsi sulla parità di genere, come chiedeva l’UNICEF.
Ricordo che la mia non era una proposta campata per aria, ma era una mozione che nasceva da una petizione di UNICEF che, anche nelle Marche, aveva raccolto migliaia e migliaia di firme, una petizione redatta dettagliatamente. Nella stessa si chiedeva di intervenire nelle scuole con progetti specifici, in cui si iniziasse ad insegnare il rispetto per le compagne di classe, a prescindere dal genere.
Oggi i segnali di una società e di una cultura malata li ho visti qui, in Aula, un'ora fa. Avevo preparato una relazione che mi rifiuto di leggere, perché è cambiata la necessità del mio intervento. Anziché in modo morbido e collaborativo, credo sia invece necessario mettere in evidenza quei segnali che oggi abbiamo visto.
Quando, giustamente, la Consigliera Bora ha evidenziato alla Presidente della Commissione Pari Opportunità l'urgenza, la necessità e l'adeguatezza di un articolo al femminile rivolto alla Comandante, ho visto i Consiglieri uomini, stizziti, uscire dall'Aula. Ma questo è rispetto per le donne? Non hanno più ascoltato la relazione della Consigliera di minoranza e sono usciti sbuffando, in qualche modo infastiditi, da una richiesta legittima, perché, guardate bene, la Presidente Meloni vi sta facendo fare passi indietro dal punto di vista culturale, senza che nemmeno ve ne accorgiate.
Mi diceva una Consigliera di parità nominata dal Ministero che, quando è arrivata a Roma, due o tre anni fa, ha detto che poteva essere chiamata indifferentemente Sindaco o Sindaca, le hanno detto che doveva tornare a casa, che non era adeguata a quel ruolo e leggersi qualche libro.
Il linguaggio è lo specchio della nostra cultura e rifiutarsi di usare il femminile significa far passare un concetto nelle nuove generazioni, significa dire che quel ruolo è maschile e la donna che occupa quel ruolo è una privilegiata o una super donna, come vi fa credere ancora la Presidente Meloni, perché lei occupa il ruolo maschile della super donna, che può permettersi di farlo, ma che quel ruolo non è per tutte le donne. E voi donne qua presenti dovreste essere le prime a dire alla Presidente della Commissione Pari Opportunità di iniziare a rispettare i ruoli, perché una donna può essere Consigliera e Assessora.
Ci tengo anche a dire che io qua sono segretaria e non segretario. Quando mi viene detto che il segretario è autorevole, perché può essere il segretario di un partito, mentre la segretaria è la ragioniera, l’assistente del capo, mi vengono i brividi.
Iniziate a capire che la lingua è viva e si evolve con la cultura di chi la parla.
A questo proposito voglio farvi notare anche un altro dato allarmante che sta passando per colpa di questa cultura patriarcale, che continuiamo ad alimentare. Fino a qualche anno fa, la maggior parte dei femminicidi venivano consumati in casa ad opera di mariti, compagni, familiari e, tra questi, mi pare, che il 70% fosse composto da uomini ultra sessantottenni e si pensava che, essendo piuttosto grandi, avessero una cultura vecchia da superare.
Negli ultimi tre anni, invece, abbiamo un altro dato allarmante: un terzo dei femminicidi o atti di violenza sulle donne, sono perpetrati da uomini under 25. Questo non era mai accaduto prima, un dato nuovo degli ultimi due anni e chiediamoci perché.
Iniziamo ad intervenire nelle scuole. Se gli uomini hanno meno di 25 anni… Perché fin da giovane l'uomo pensa di poter avere un rapporto predominante, di possesso nei confronti della donna, ciò significa che dobbiamo intervenire già dalle elementari, insegnando loro la parità di genere ed il rispetto per la donna.
Si calcola che ci vorranno altri 138 anni per raggiungere una vera e propria parità di genere ma, ad oggi, credo che non siano stati fatti tanti passi in avanti, dal momento in cui ho visto donne e uomini intervenire senza consapevolezza del periodo storico che stiamo attraversando. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Livi.

Simone LIVI. Grazie, Presidente. Stamattina è stato molto interessante partecipare al Consiglio aperto e aver recepito dei messaggi che sono fondamentali per tutti noi, e non facciamo distinzione.
Ci sono stati degli interventi molto autorevoli da parte degli ospiti, che hanno un po' illustrato il lavoro che stiamo facendo tutti insieme, le istituzioni, le Forze dell'ordine e le associazioni che, in qualche modo, sostengono queste iniziative.
Proprio per questo il tema è importantissimo, ci riguarda e deve riguardare tutti. Credo che non possa e non debba essere strumentalizzato, ed è un po' quello che ho sentito stamattina in quest'Aula.
Intanto, do il bentornato alla Consigliera Bora e faccio i miei auguri per la nascita del figlio. Però, Consigliera Bora, mi permetta subito di dirle che stamattina la sua relazione è stata un po' imbarazzante. Lo dico e parlo a titolo personale, perché nel momento in cui trattiamo un argomento, come tutti abbiamo detto, l’ha ripetuto anche adesso la Consigliera Vitri, che non deve essere strumentalizzato, ha fatto un intervento farcito di attacchi gratuiti, secondo me, a questa maggioranza regionale ed anche al Governo nazionale. Credo che sia stato un po’ fuori luogo.
Francamente - mi faccia usare un termine che è un po’ forte - mi sono un po' vergognato anche per lei, perché di fronte alle scolaresche, nel momento in cui andiamo ad affrontare, ripeto, un tema che è fondamentale e di vitale importanza… Le posso garantire, che sia io, come credo di poter dire, e i miei colleghi siamo molto sensibili su questa cosa.
Tant'è vero che in giro, proprio in questi giorni, ci sono diverse iniziative interessanti. Ad una parteciperò anche questa sera.
Sento moltissimo questo tipo di problema, però fare un intervento farcito solo di richiami a questo Governo, al Governo nazionale, mi è sembrato sinceramente fuori luogo.
Anche perché mi pare di poter dire, senza rischio di essere smentito, che questa Giunta sta lavorando per portare avanti alcuni progetti interessanti. Abbiamo messo anche delle risorse aggiuntive negli anni, cerchiamo di fare il nostro dovere nel miglior modo possibile.
Poi, per carità, nessuno di noi è infallibile, però mi pare che lo “sforzo” in questo senso ci sia da parte di questa Giunta regionale ma anche, mi permetto di dire, da parte della Presidente Giorgia Meloni e del Governo nazionale, che hanno dimostrato tanta sensibilità su questi temi.
Paragonare la nostra cultura ad altre, che voi difendete, mi sembra un po’ eccessivo, perché sapete molto meglio di me che ci sono dei Paesi in cui le donne non hanno nemmeno il diritto di avere la patente di guida. Credo che non si possa nemmeno paragonare la nostra cultura alle altre che dimostrano di non essere così democratiche. Mi pare sia evidente e qui l’abbiamo e lo possiamo dire.
I problemi ci sono, certo, e sono d'accordo che questo tipo di lavoro vada fatto soprattutto con noi uomini. Sono d'accordissimo, non mi ricordo chi l'ha detto, forse la Consigliera Casini, sono d'accordo con questa teoria, perché comunque è a partire dalla nostra cultura che dobbiamo, come dire, tutti quanti migliorare sotto questo punto di vista.
Il vostro atteggiamento su questo tema, che non può vederci divisi, a me ha dato un po' fastidio, anche perché eravamo in un Consiglio aperto, c'erano le scolaresche, hanno parlato delle autorevoli relatrici, ci sono stati gli interventi istituzionali dei nostri Assessori Saltamartini e Biondi e poi la chiusura del nostro Presidente.
Era un momento istituzionale da vivere insieme, non spaccato per questioni politiche. Lo ripeto, lo ribadisco, perché questo non fa bene alla discussione che stiamo affrontando, perché, lo avete detto anche voi, dobbiamo essere uniti in queste battaglie.
Non credo che battaglie di questo genere possano riguardare una parte politica piuttosto che un'altra. Penso che queste siano battaglie di buon senso, di cultura, che tutti insieme dobbiamo portare avanti.
Non esiste una spaccatura su questo. Lo diciamo e lo ripetiamo all'infinito, siamo logorroici. Ognuno fa la sua parte politica e ci mancherebbe altro, siamo qui anche per questo, però penso che questo tipo di atteggiamento non faccia bene per il raggiungimento dell'obiettivo, che è un obiettivo di tutti, che non ha colore politico e che dobbiamo cercare di perseguire insieme.
Questo ci ha portato, anche quella volta, a firmare la risoluzione, poi votata all'unanimità, su un tema che ci deve vedere tutti coinvolti, dalla stessa parte, e di questo sono convinto. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Carancini.

Romano CARANCINI. Grazie, Presidente. Speravo, Presidente, che questa discussione potesse entrare, almeno tra noi, nei dolori e nei drammi della violenza sulle donne. Vedo che invece si è trasformata… Purtroppo rientro adesso, ma mi è bastato ascoltare il Capogruppo di Fratelli d'Italia, su questi atti, che dire, mi cadono le braccia, è dir poco.
Non fa bene, Consigliera Bora, raccontare in maniera puntuale e analitica i dati, raccontare cosa la politica ha fatto, cosa dovrebbe fare e, soprattutto, quali impegni concreti porta attraverso il Consiglio regionale. Non dimentichiamoci che noi siamo un'Assemblea legislativa. Lei avrebbe dovuto invece fare, Consigliera Bora, una bella infarinata di autoreferenzialità, come una lezione dell’Assessore Saltamartini, il quale per raccontare cosa ha letto e cosa non ha letto...

(intervento fuori microfono)

PRESIDENTE. Chiedete la parola per intervenire, lasciamo parlare il Consigliere. Consigliere Dallasta, si può prenotare ed intervenire.

Romano CARANCINI. Capisco che c'è una filosofia diversa, quindi, sarebbe dovuto andare a lezione dall’Assessore Saltamartini, perché le avrebbe potuto citare tutti i maggiori filosofi del '900 e, da questo punto di vista, l'intervento del Consigliere Livi lo trovo paternalistico.
Lei dice alla Consigliera Bora – mi riferisco anche alla Consigliera Acciarri – che ha fatto un intervento straordinario, immaginifico, ma poi la rimproverava per il suo intervento in Aula. Credo che non ci sia più religione, il Consigliere Livi che rimprovera o suggerisce alla Consigliera Bora quale deve essere la linea del suo intervento. Credo che non ci sia modo per commentare questo fatto.
La Consigliera Bora fa un intervento concreto rispetto ad alcune lacune, ad alcune problematiche sul tema della violenza, perfettamente in linea, peraltro, con gli interventi di alcuni relatori. Di fronte a tutto ciò, io non commento, perché ognuno fa l'intervento che si sente di fare. Certo, non l'ho sentito, Consigliere Livi, commentare le dichiarazioni del Ministro Valditara. Se per lei le dichiarazioni del Ministro Valditara sulla vicenda Cecchettin, in rapporto alla violenza, sono dichiarazioni normali…, questo presumo, perché lei non le ha citate, ma credo che siano perfettamente in linea con il niente che viene detto.
Ringrazio l’Assessore Biondi perché, tra gli interventi istituzionali, confesso che è stato quello che ha dato un approccio serio. Ma che il Presidente della Regione dica zero, sotto zero…, solo genericamente, su quello che è il tema sulla violenza contro le donne e soprattutto non si senta in dovere di indicare cosa in quattro anni di governo ha fatto la Regione Marche - magari anche per rivendicare delle azioni positive - mi meraviglia.
Avrei apprezzato che il Presidente della Giunta regionale Acquaroli avesse detto: abbiamo lavorato su questo tema, investito su questo tema, i risultati sono questi. Ciò sarebbe il modo per misurare, almeno secondo la mia opinione, le attività di chi fa politica.
La violenza sulle donne non ha bisogno di oratori, ma purtroppo di dati che riescano a misurare quanto su quel tema sia cresciuta la consapevolezza, quali azioni siano state suggerite o messe a terra, azioni importanti che possano dire a noi stessi che quella linea era condivisa.
Io non ho sentito questo e, francamente, gli interventi della Capogruppo, della Consigliera Bora ed anche della Consigliera Vitri erano molto puntuali. Ma che noi dobbiamo sentirci dire che quello non fa bene?
Che cosa fa bene, Consigliere Livi, perché si possa dire o rivendicare, dentro un'Assemblea legislativa, azioni concrete che possano misurare o aver misurato la violenza sulle donne?
La Consigliera Bora ha fatto un intervento coraggioso e serio. Tanto serio che lei non lo ha ascoltato, ha fatto anche autocritica, Consigliere Livi, ma lei non l'ha ascoltato, perché la Consigliera Bora ha fatto anche autocritica. Però silenzio. Riempiamoci la bocca di parole o di filosofi o di libri letti, perché questa è la realtà. I ragazzi presenti in Aula, che stavano ascoltando, sono andati subito in libreria a comprare i libri citati dall’Assessore Saltamartini, lo sa sì? Quindi da questo punto di vista, voglio…

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Baiocchi.

Nicola BAIOCCHI. Grazie, Presidente. Come relatore non mi aspettavo…, anche se in quest'Aula ognuno è liberissimo di interpretare e impostare un discorso su una relazione. che voleva essere solo tecnica e molto dettagliata sui numeri.
Io mi aspettavo, sbagliando…, memore dell'intervento dell'anno scorso, avrei dovuto pensare che quello di quest'anno sarebbe stato sulla stessa linea. Non sapevo che ci fosse oggi la Consigliera Bora, anch'io mi unisco alle congratulazioni per il suo ritorno all'interno di quest'Aula.
È chiaro che lo ritengo inopportuno. È una questione di opportunità, che è una cosa diversa dal merito, perché le relazioni di maggioranza e di minoranza, su un report annuale, devono riportare fedelmente i dati e le indicazioni che i tecnici hanno riportato, come le relazioni degli Assessori.
L'unica che ha cercato di fare…, ovvero che ha provato ed ha fatto una relazione prettamente politica… E quello che mi dispiace è che l'ha fatta volutamente in presenza dei ragazzi che erano in Aula, perché, se l'avesse fatta adesso sulla mozione - anche se non sono minimamente d'accordo su nulla di quello che ha detto - l'avrei assolutamente rispettata. Averla fatta nella parte precedente è assolutamente scorretto ed inopportuno, tant'è che ho detto al Presidente del Consiglio: se queste sono le modalità di preparare una giornata come questa e fare delle relazioni, ditelo prima, almeno ci prepariamo o, secondo me, non sono più da fare.
Nella discussione delle mozioni – adesso - ci possiamo anche scannare e mandarci a quel paese, quanto volete, però rimane la circostanza, secondo me, non era da fare in questo modo.
Anche perché, se la Consigliera Bora fa autocritica, è perché sa benissimo che negli anni che vanno dal 2015 al 2020 i fondi che sono stati ripartiti dalla Regione erano notevoli, adesso era da dire, in questa fase, ed io non l'ho detto prima perché non era opportuno. Io interpreto così il ruolo istituzionale che avevo in quel momento, magari sbagliando. Nel 2015, 70.000 euro, nel 2016, 17.250 euro, l'anno successivo 250.000. Sono i fondi regionali e noi li abbiamo aumentati a 300 mila euro, ma io non l'ho detto volutamente, non perché non me lo ricordavo, ma l’ho considerata una questione di opportunità politica e di rispetto di quest'Aula.
Rispetto che la Consigliera Bora non ha, per non dire nulla della Consigliera Vitri, la quale, addirittura, si permette di dare lezioni di cultura al Presidente del Consiglio. Capisco che lei è sempre molto piena di sé e di tutto, ma che addirittura si permette di dare lezioni di cultura e di sentirsi superiore al Presidente del Consiglio, questo già solo, come già ribadito, fa ridere.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Cesetti.

Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Per la verità non volevo intervenire, perché pensavo che una giornata come questa venisse utilizzata per un dibattito molto serrato, ma che, alla fine, si potesse giungere ad un atto condiviso da parte del Consiglio regionale. Ed è evidente che per questo era auspicabile ed è auspicabile che ci sia un atteggiamento non di scontro, invece questo atteggiamento di scontro è iniziato dalla vostra parte.
Per la verità, non l'ho visto, però, se è vero che qualcuno di voi ha abbandonato l'Aula quando è intervenuta la Consigliera Bora, è un atto di violenza istituzionale e lo voglio dire con molta tranquillità.
La Consigliera Bora, sempre molto attenta e presente su questo tema, per “vocazione”, per credo, è tornata dopo la terza maternità, guarda caso, in quest'Aula, dopo giustificatissima assenza di tanti mesi, proprio oggi e con questo gesto ha voluto segnare la sua attenzione particolare, rientrare in questa particolare giornata.
Converrete con me che la Consigliera Bora ha tutto il diritto di dire in quest'Aula quello che ritiene e pensa e pronunciare, se vogliamo, anche parole che possono essere interpretate, sebbene non condivise, anche parole di scontro. Ma lo scontro, nel momento in cui è in quest'Aula, va da sé che è sempre accettabile perché comunque è un confronto ed è anche uno scontro democratico, allora, quell'atteggiamento non va bene.
Volevo sottolineare anche l'atteggiamento di questa maggioranza. Come sapete, io sono a voi legato da rapporti di correttezza, di cordialità e anche di stima, però non è che vi posso fare sconti politici, dal mio punto di vista personale.
Siamo al quarto anno a celebrare questa giornata e, a distanza di quattro anni, non avete prodotto un atto concreto e non vi assolve neanche il fatto che, se del caso, in precedenza non era stato fatto nulla. Sono quattro anni che governate.
Ad esempio, perché sono intervenuto dopo il Consigliere Baiocchi? Lo ricordava la Consigliera Bora, non volevo farlo, però lo devo fare, c'è una proposta di legge nostra, “Istituzione di un fondo per l'erogazione del reddito di libertà per le donne vittime di violenza”. Questo è un atto concreto per celebrare questa giornata, non con le parole, ma con i fatti, perché la Consigliera Bora ha descritto i fatti.
A distanza di quattro anni…, una misura che, tra l'altro, viene finanziata dal vostro Governo nazionale, a dimostrazione di quanto questa misura sia non solo efficace, ma necessaria, perché per diventare efficace deve essere finanziata.
Ad oggi questa legge, presentata il 23 maggio 2023, quindi un anno e mezzo fa, è tornata in Aula, l'abbiamo rinviata in Commissione, ai sensi dell’articolo 86, sesto comma, ed ancora non è stata discussa.
Sono venuto in Commissione per caldeggiare l'approvazione della legge, per metterci le risorse e se oggi questa legge è ferma, giace, non oso pensare che sia per non attribuire a noi la paternità, che comunque è nostra, di un'iniziativa legislativa. Ripeto, non oso pensare questo, perché non solo sarebbe un atto di violenza istituzionale, ma sarebbe un atto inqualificabile.
Il problema sono le risorse e adesso andremo a discutere l'assestamento. Ci sono nuovamente le marchette, la tabella E, l’abbiamo viste anche nel bilancio di previsione e poi non si trovano le risorse per finanziare questa legge, perché non può essere altro.
Perché non viene approvata? Perché non viene portata in Aula prima? Oggi, Assessore Biondi, potevamo celebrare questa giornata perché il rapporto annuale sul fenomeno della violenza contro le donne non può essere un rapporto per dire che ci sono state maggiori violenze, ma poteva essere un modo per dire che ci sono state minori violenze, che le abbiamo ridotte. Ma avremmo dovuto dire anche che cosa avevamo fatto per invertire questa orribile tendenza. Questo era il modo di celebrarla, non le parole, pur ascoltando gli illustri e bravi relatori.
Questo è il senso dell'impegno politico e dell'impegno istituzionale, altrimenti è una presa in giro nei confronti di noi stessi. E, di fronte a questo, se permettete, che cosa è più grave? Che, a distanza di un anno e mezzo, ancora non parta questa legge o le legittime critiche della Consigliera Bora? Valutate voi.
Non va bene così perché, per troppo tempo, e sono quattro anni, in quest'Aula siamo stati costretti a celebrare il nulla e, su un tema di questo genere, non mi pare che vada bene.

PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Menghi.

Anna MENGHI. Grazie, Presidente. No, non va bene per niente. Infatti, Consigliere Cesetti, su questo sono totalmente d'accordo con lei, perché, come lei, anch'io non avrei voluto prendere la parola. Pensavo non ce ne fosse bisogno, invece ritengo che sia necessario fare una serie di considerazioni.
Partiamo proprio dal fondo, da quella proposta di legge che lei ha presentato e mi vede, umilmente, come relatrice di maggioranza. Se ben ricorda, facemmo una riunione in Commissione, durante la campagna elettorale per le europee e decidemmo insieme che non era il momento di affrontare un tema in un momento di confronto-scontro.
Scusi, Consigliere Cesetti, io non l'ho mai interrotta e preferirei non essere interrotta. Ho ascoltato lei in devoto silenzio.
In quella sede, se ben si ricorda, decidemmo questa cosa, ma, in un'altra riunione precedente fummo costretti, come Consiglieri di maggioranza, ad assistere ad uno scontro abbastanza patetico tra lei e la Consigliera Bora, rispetto alla legge che sul tema doveva avere la precedenza.
Perché, sapete, questo è il momento di dirci la verità. Mi pare che questa verità sia stata invocata e la verità è sempre una sola. Poi che è successo? C'è stata la pausa estiva.
Ricordo a lei, Consigliere Cesetti, che il Vicepresidente della Commissione Sanità è il Consigliere Carancini, e nello specifico abbiamo discusso insieme – mi pare che il Consigliere Mangialardi non possa che testimoniarlo - con grande armonia e capacità di confronto, assumendoci però delle responsabilità. Primo, quando si decide che la Commissione finisce, si decide; quando si decide che c'è da fare un'audizione perché è urgente? Facciamo l'audizione.
Voi capite che, di questo passo, fare l'opposizione - come mi è capitato più volte di dire ultimamente da questi banchi - come la fate voi è una passeggiata ed è veramente molto semplice. Additare le responsabilità e le colpe è una passeggiata e questo credo che faccia parte...
Non vorrei, Presidente, avere il coro di sottofondo, come diceva giustamente la Consigliera Casini.
Allora vi dico che in Commissione, quando si decide la scaletta, ci sono tante leggi, perché un'opposizione molto solerte presenta tante proposte di legge, noi, però, siamo quelli che siamo, dobbiamo fare gli atti. Poi puntare il dito e dire: “Voi non avete fatto”, è una passeggiata, ma su questo la questione non mi riguarda
Vorrei parlare un minuto del tema, perché il tempo scorre ferocemente. Vorrei dire delle cose positive. I dati ISTAT, le chiamate al 1522, anche a me piace ogni tanto citare l'ISTAT, nei primi due trimestri del 2024 evidenziano che il numero delle chiamate vede un incremento dell'83,5%; i numeri assoluti, 17.880. Voi direte: che vuol dire? Vuol dire che il problema dell'emersione è fondamentale e credo che sia un dato positivo, che si possa dire che le campagne, che anche dal Governo nazionale sono state messe in campo, abbiano prodotto un effetto. Mi pare che stamattina le nostre esperte incontrate, anche nelle loro relazioni, l'abbiano fondamentalmente messo in rilievo.
Voglio velocemente toccare la questione della polemica sul Ministro Valditara e dico, in questa sede, e l'ho detto anche su altre questioni, che non sono un buon avvocato difensore né voglio esserlo, quindi non lo sarò nemmeno del Ministro Valditara. Ma voglio dire e voglio citare un uomo grandioso come Gino Cecchettin, perché su questo credo che siamo tutti d'accordo: Gino Cecchettin è un uomo straordinario. Che cosa ha fatto? Da un lato c'è chi parla di patriarcato, dall'altro le parole del Ministro sono state facilmente strumentalizzate. Di chi è la colpa non mi interessa.
Gino Cecchettin ha detto quello che ha detto l'Assessore Saltamartini: il problema dei femminicidi è un problema sociale, non ideologico. L'ha detto Gino Cecchettin e il Ministro Valditara ha detto: raccolgo l'invito di Gino Cecchettin, abbiamo lo stesso scopo.
Voglio avviarmi alla conclusione per dire delle cose, spero importanti e sottolinearle, perché in passato ho avuto anche l'onore di essere Vicepresidente della Commissione regionale per le Pari Opportunità e, in quella sede, sottolineavo un tema alle donne, alle mie amiche donne. Cercavo di sollevare la questione, per esempio, all'interno del panorama delle donne disabili, che sono state oscurate, non sono state proprio prese in considerazione e delle quali, in tempi non sospetti, con l'allora Ministro – di cui non ricordo nemmeno più chi era - facemmo un manifesto.
E allora vi dico, cari amici del Partito Democratico, sapete qual è il problema della Consigliera Bora? Problema, diciamo, modalità comunicativa, chiamiamola così.
Il suo intervento ha avuto un tono che a noi non è piaciuto. Se l'avesse fatto oggi, in questa fase, ci sarebbe stato e sarebbe stato anche concepibile, ma il punto vero è quello che ha detto il Consigliere Cesetti: il credo della Consigliera Bora. Vedete, per noi il credo è solo quello della fede, se uno ce l'ha, se la coltiva. Il resto è pragmatismo ideologico. Perché, se voi non avete sentito smentite del Ministro Valditara, noi non abbiamo sentito, perché la violenza è violenza, da qualunque parte appartenga, nessuna parola quando sono state bruciate le foto dei Ministri, in questo caso del Ministro Valditara. Così noi, e qui uso un termine, un plurale maiestatis, non diamo un buon esempio di politica, perché il buon esempio è trasversale.
I tempi e i modi sono fondamentali per parlare di temi così delicati, dove la bacchetta e la ricetta non ce l'ha nessuno. Grazie.

PRESIDENTE. Prego, mi dica.

(intervento fuori microfono)

PRESIDENTE. E’ per fatto personale. Pensavo fosse rimasto acceso il microfono. Mi dica il fatto personale.

Fabrizio CESETTI. Per fatto personale. Sono stato chiamato in causa per ben quattro volte, di cui una a sproposito e due in modo... L’ultima che mi ha richiamato: “Mi faccia finire, Consigliere Cesetti”, io stavo parlando con il mio collaboratore, non parlavo...
L'altro, Presidente, è semplice – questo è il fatto personale - quando ha detto che avremmo condiviso di non discutere questa legge in Commissione perché c'erano le europee, è falso, completamente falso.

PRESIDENTE. Affermazione falsa.

Fabrizio CESETTI. Quindi, mi riguarda in quanto primo firmatario. Innanzitutto, aggiungo una cosa, che anch'io ho fede, credo nella fede, però credo anche nei principi che mi consentono anche di avere fede.
Detto questo, è completamente falso e ne è testimone il Presidente della Commissione, che io abbia concordato con la Consigliera Menghi o con i componenti della Commissione di non discutere questa legge perché c'erano le elezioni europee.
Allora è vero forse quello che ipotizzavo prima, a cui non voglio credere, che magari voi non la volevate discutere per non attribuirci la paternità. Forse è quello, è falso.
Comunque, invece, c'è un dato vero, Presidente. Il dato vero è che questa proposta di legge è stata presentata il 23 maggio 2023...
È falso che ci sia stata una polemica tra me e la Consigliera Bora. Siamo cofirmatari di questa legge, Consiglieri Cesetti, Bora, poi il Consigliere Mangialardi era Capogruppo cofirmatario. Quindi, falso anche questo.
Una legge presentata il 23 maggio 2023, rinviata nella seduta n. 144 del 20 febbraio 2024 in Commissione. Oggi siamo il 25 novembre 2024, sono passati 9 mesi, la legge giace ancora lì. Questo è un fatto e, come dico sempre, i fatti sono argomenti testardi perché parlano da soli.
Il fatto che voi questa legge, dopo 9 mesi, non l'avete ancora incardinata in Aula, non l'avete esaminata in Commissione e non l'avete finanziata, è un fatto che rende risibile la vostra celebrazione in quest'Aula, perché parlate con lingua biforcuta.

PRESIDENTE. Ha la parola, per replica, la Consigliera Menghi.

Anna MENGHI. Non ho nulla da replicare perché quello che è successo in Commissione è verbalizzato.
La mia memoria era questa: rinviare per impegni di campagna elettorale, che si avevano da entrambe le parti, e probabilmente, alla ripresa dei lavori della Commissione, gli esponenti del Partito Democratico, uno dei quali è Vicepresidente, non hanno sollecitato in questo senso il Presidente...
Mi faccia parlare, Consigliere Cesetti, lei mi dà fastidio perché io sto parlando.
In Commissione da noi funziona così. Non so in quale Commissione stia lei, Consigliere Cesetti, ma da noi funziona che gli esponenti del partito, a cui lei appartiene…, ci hanno sollecitato altre leggi, non la sua. E ci scusi, scusi anche me che sono relatrice di maggioranza, che non mi sono fatta portavoce delle sue esigenze.

PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Minardi.

Renato Claudio MINARDI. Grazie, Presidente. Vorrei suddividere il mio intervento in due parti: una che riguarda quello che sta accadendo oggi in Aula, l'altra, più di carattere generale, nel merito della celebrazione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
La violenza sulle donne non è un fenomeno eccezionale legato a condizioni patologiche o di disagio ma, soprattutto, è un fenomeno complesso, strutturale e trasversale, radicato con forza in una cultura che vede violati i diritti umani fondamentali, quali la libertà, il rispetto e la dignità dell'altro.
A volte minimizzata e normalizzata all'interno di relazioni affettive malate, diviene prevaricazione, manipolazione, denigrazione, privazione di risorse economiche, materiali e relazionali, ma anche di risorse psicologiche, quali autostima e capacità di autodeterminarsi.
Ci sono forme di violenza che restano impercettibili per tutta la vita, altre che attaccano l'identità della donna e, nel tempo, la rendono invisibile anche a se stessa. Tutte hanno un unico scopo, quello di agire in forma di controllo da parte dell'uomo, finalizzata a esercitare potere sulla donna.
Il fenomeno è di difficile misurazione perché, in larga parte, è sommerso. Molto spesso si tratta di violenze dentro la famiglia, più difficili da dichiarare e denunciare, situazioni in cui la donna si sente sola a dover affrontare un dramma che, se portato allo scoperto, sconvolgerebbe anche gli equilibri di vita di altre persone care.
Nell'ambito degli interventi classificati in presunte violenze domestiche di genere, la vittima è di sesso femminile e solo l'1,5% dei casi l'autore risulta sconosciuto alla vittima.
La violenza domestica è considerata come una faccenda privata. Contrariamente, è un argomento della società su cui puntare l'attenzione, soprattutto perché non è circoscritta solo all'interno della relazione uomo-donna ma coinvolge, là dove sono presenti, anche i figli, i quali assistono e subiscono forme di violenza che vanno da quella psicologica a quella fisica.
Questi bambini, costretti a vivere in contesti domestici in cui hanno paura e si sentono impotenti, riportano frequentemente traumi irreversibili, mostrando comportamenti anormali che si manifestano attraverso aggressività, irrequietezza, depressione e ansia, che si ripercuotono sulla loro salute fisica e sulle loro competenze cognitive e sociali.
La violenza sulle donne si manifesta indistintamente, trasversalmente, in tutte le civiltà e in tutte le classi sociali. Nonostante ciò, il fenomeno rimane tendenzialmente sommerso e trattato con superficialità. Anche l'ormai quotidiana comunicazione delle notizie trasmesse dai mass media sugli abusi e i femminicidi sembra a volte assumere aspetti abitudinari, che sfociano nella noncuranza con cui vengono trattate.
Vorrei riprendere un articolo che è uscito su Repubblica proprio in questi giorni. Riprendo soltanto due frasi: “Purtroppo quel patologico senso di possesso che sta dietro tanti femminicidi ed atti di violenza di genere contro le donne non è un retaggio del passato. Lo conferma l'età delle vittime, ma soprattutto l'età degli autori, sempre più giovani. Le vittime, innanzitutto, sono le giovani sotto i 35 anni, a subire due violenze sessuali su tre. A commettere questi reati sono per lo più ragazzi giovani, se non giovanissimi, autori soprattutto di violenze sessuali di gruppo. Il 65% ha meno di 35 anni e, di questi, uno su quattro è addirittura minorenne”.
Credo che sia importante che il Consiglio regionale non si divida su argomenti di questo genere e di questa portata, perché mentre noi stiamo qua a discutere e a dividerci, là fuori probabilmente, in queste ore, c'è un'altra donna che viene uccisa o ci sono altre violenze che vengono perpetrate ai danni delle donne, magari in ambiente domestico, e di questo noi dobbiamo tenerne conto.
E’ proprio per questo che ribadisco quello che dicevo anche nella passata legislatura, non ho cambiato la mia idea, quando la Consigliera Bora era Assessore alle Pari Opportunità: c'è bisogno di un cambio culturale, perché se non interveniamo dal basso, dai giovani, proprio perché dai dati statistici emerge che la parte più violenta è sempre più giovane. Se non interveniamo dal basso, partendo da un impegno di formazione… che, tra l'altro, viene richiamata anche nella mozione: "Programmare, in accordo con l'Ufficio scolastico regionale per le Marche, progetti e percorsi di educazione all'emotività, all'affettività e alla sessualità, presso le scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado".
Questo perché, se non passa la cultura che non è ammissibile, non è accettabile la violenza contro la donna, non possiamo evolvere in questa società.
Dopodiché, anch'io voglio ribadire il fatto che, mentre parlava la Consigliera Bora, durante il dibattito, alcuni Consiglieri sono usciti. Anche questa la considero una violenza. È una violenza culturale? È una violenza del non ascolto? Evitiamo queste cose. Discutiamo e cerchiamo di fare in modo che i progetti che si possono mettere in campo - proprio per salvare la vita alle persone, alle donne, ed evitare che siano sempre di più oggetto di violenza da parte degli uomini - siano un patrimonio, un patrimonio comune. Grazie.

PRESIDENTE. Dichiaro conclusa la discussione generale sulle mozioni. Partirei con la mozione n. 513. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Cancellieri.

Giorgio CANCELLIERI. Grazie, Presidente. Per complimentarmi con la Consigliera Acciarri e con tutto il gruppo per aver presentato questa mozione che, nella fattispecie, rappresenta un gesto simbolico e coraggioso di questa donna iraniana, Daryaei, un forte segnale contro un regime oppressivo che nega i diritti fondamentali alle donne, limitando la loro libertà di espressione, ledendo la dignità umana.
La sua protesta pacifica ha assunto una risonanza globale, richiamando l'attenzione del mondo intero su una realtà drammatica e risvegliando la coscienza collettiva contro l'oppressione. È essenziale che la comunità internazionale si mobiliti, affinché questa donna non sia vittima di violenze o intimidazioni da parte del regime iraniano.
La richiesta di libertà e dei diritti umani espressa da lei e da altre donne iraniane non deve essere intesa come una minaccia alle tradizioni religiose, ma come un'invocazione universale per il rispetto della dignità umana e dei diritti fondamentali.
Come Consiglio regionale delle Marche, è nostro dovere diffondere un messaggio di vicinanza alle donne iraniane e a tutte le donne del mondo, che ogni giorno lottano per l'affermazione dei propri diritti.
L'emancipazione e la parità di genere devono essere principi inviolabili, riconosciuti e rispettati in ogni angolo del mondo. Per questo, il gruppo Lega voterà a favore di questa giusta mozione, sostenuta dalla nostra Consigliera Acciarri. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Cesetti.

Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Su autorizzazione della Capogruppo faccio la dichiarazione di voto, per dire che siamo favorevoli, perché abbiamo firmato questa mozione.
Mi rivolgo a lei, Presidente. La Consigliera Menghi, guarda caso, addebita al Consigliere Carancini, che non l’avrebbe richiesta, la mancata trattazione di quella proposta di legge, a mia prima firma, che è stata rinviata in Commissione. E’ una cosa incredibile, in quanto la nostra proposta di legge, quella di cui parliamo, è stata rinviata in Commissione con un voto di quest’Assemblea, ai sensi dell'articolo 86, comma 13 del Regolamento interno. Le proposte di legge non hanno un termine perentorio, ma devono essere esaminate, se non sbaglio, entro 120 giorni dall'assegnazione in Commissione, per poi essere iscritte in Aula. Qualora non vengano iscritte, ai sensi dell’articolo citato, che cosa fa il proponente o i proponenti? Scaduto inutilmente il termine di 120 giorni, su richiesta del proponente, il Presidente dell'Assemblea può assegnare ulteriori 60 giorni, cosa che è avvenuta. Questa assegnazione è avvenuta il 20 febbraio da parte del Presidente e con un voto dell'Aula.
Ma che doveva chiedere il Consigliere Carancini? Non doveva chiedere nulla, l'ha detto l'Aula. Addirittura, aggiungo, Presidente, sarebbe utile dirlo... Qualche volta dobbiamo ricordare le regole che ci siamo dati, che disciplinano la nostra attività e vanno rispettate. Chiedo, come sempre, l'applicazione del comma 13 e, siccome è decorso il termine di 60 giorni, la seconda parte del comma 13 prevede che, decorso quest'ultimo termine, l'atto - anche se abbinato ad altri atti ai sensi dell'articolo 89 – viene iscritto all'ordine del giorno nella prima seduta utile dell'Assemblea. Chiedo formalmente che il Presidente Latini disponga l'iscrizione dell'atto alla prima seduta utile dell'Assemblea, in applicazione del Regolamento.
Ma che scherziamo? E ci manca pure che adesso debba essere il Vicepresidente della Commissione a chiedere di esaminare un atto, su cui c'è stato un voto dell'Aula, addirittura una disposizione del Presidente. Ma di che parliamo? Non so, se qualcuno ci ascolta, è una roba che non si può raccontare.
Noi votiamo a favore di questa mozione. Dovremmo valutare in futuro, non soltanto che è utile questa iniziativa, ma dovremmo fare una riflessione sulle violenze e sulle intimidazioni che vengono compiute ad opera di culture diverse dalla nostra, per me neanche rispettabili. Quegli atti di violenza e di intimidazione vengono perpetrati nel nostro Paese. Pensiamo al caso di quella bambina pakistana che è stata uccisa. Sono stati condannati all'ergastolo. Quei fatti si verificano sul suolo del territorio italiano, quindi, deve essere rispettata la nostra Costituzione e le Forze dell'ordine, per esempio, devono andare a vedere se ci sono le condizioni per l'applicazione dei cosiddetti codici rossi.
Anche nel caso dei bambini, ad esempio sfruttati nel lavoro - adesso di meno – o quando li vediamo mendicare ai semafori, bisogna intervenire, anche quelli sono atti di violenza e di sopraffazione, che costituiscono il reato di maltrattamenti in famiglia, previsto dall’articolo 572 del Codice Penale. Non ce li possiamo dimenticare. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Bilò.

Mirko BILÒ. Grazie, Presidente. Anche noi di Forza Italia, su un tema molto sentito come questo, molto particolare, siamo a favore, senza nessuna polemica.
Prima volevo intervenire, ma non l'ho fatto.
Oggi abbiamo trattato questo tema ed abbiamo ascoltato, anche dalla voce di chi ci ha preceduto e di chi ha aperto questo Consiglio regionale… Non possono fare distinzioni tra opposizioni e maggioranze perché il tema riguarda tutti.
Le intolleranze e le violenze sulle donne, non solo sulle donne, come ha detto il Consigliere Cesetti, ma tutte le intolleranze e le violenze in genere vanno perseguite, e noi dobbiamo essere molto attenti. Tutti quanti noi, a partire dal Presidente della Repubblica, che ha giustamente ricordato, che non è stato fatto abbastanza per la violenza sulle donne… e i numeri parlano.
Forza Italia è a favore di queste mozioni, è contro la violenza sulle donne e contro tutte le violenze. Grazie.

PRESIDENTE. Mozione n. 513. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva).

PRESIDENTE. Passiamo alla mozione n. 515. Ha la parola, per dichiarazione di voto, la Consigliera Acciarri.

Monica ACCIARRI. Grazie, Presidente. Noi votiamo questa mozione convintamente, perché il Consigliere Rossi ha toccato temi importanti ed è anche nello spirito che ci siamo detti, ovvero di lavorare insieme per far sì che esca fuori una voce unanime del Consiglio regionale.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, la Consigliera Vitri.

Micaela VITRI. Grazie, Presidente. Ringrazio la mia Capogruppo, Consigliera Casini, per avermi delegata alla risposta e mi permetto di dire che voteremo favorevolmente, ma evidenziando anche che, purtroppo, non è un bel segnale. Perché lo stesso Consigliere di maggioranza Rossi è stato costretto a presentare questa mozione, certificando che, purtroppo, non è stato portato a casa il risultato che avevate promesso, che non è stato fatto nulla di ciò che c'era nella precedente risoluzione e persino chi è in maggioranza deve presentare un atto per risollecitare un intervento.
Ma non solo. Voglio anche aggiungere, brevemente, nel merito, un'osservazione. Il Consigliere Rossi, con questa mozione, chiede di istituire altri punti di riferimento nell'entroterra, i centri antiviolenza, in particolare nella provincia di Pesaro Urbino. Fino a qualche anno fa il centro antiviolenza era solo uno, c’era solo il centro antiviolenza di Pesaro. Poi, 4-5 anni fa, ci si è resi conto che era insufficiente come riferimento per tutta la provincia, perché molte donne residenti nell'entroterra non potevano, spesso, nemmeno permettersi il biglietto per l'autobus, non avevano l'auto per recarsi direttamente a Pesaro, nel capoluogo per rivolgersi al centro antiviolenza. Così sono stati fatti importanti passi in avanti. Sono stati istituiti altri due centri antiviolenza, uno a Urbino ed uno a Cagli, che stanno lavorando pienamente.
Oggi la stessa maggioranza, con questa mozione, chiede di avere altri punti di riferimento e altri centri antiviolenza. Ebbene, noi, come Partito Democratico, voteremo a favore, però chiediamo anche, prima della fine del mandato, di conoscere quali saranno i punti aperti, con chi ed esattamente dove. Non vogliamo, per l'ennesima volta, che la mozione cada nel vuoto e diventi un semplice spot elettorale per chi l'ha proposta. Vogliamo i fatti. Siamo d'accordo sull'obiettivo, ma dateci una scadenza. Alla fine del mandato vorremmo sapere quali altri centri antiviolenza sono stati aperti nell'entroterra. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, la Consigliera Ruggeri.

Marta RUGGERI. Grazie, Presidente. Anch’io voterò a favore della mozione presentata dal Consigliere Rossi; anticipo già, così non interverrò nuovamente, avendo firmato insieme al Partito Democratico la mozione che vede come prima firmataria la Consigliera Bora, che ringrazio, che voterò favorevolmente anche quella mozione. Entrambe le mozioni, però, invitano a fare quello che dice la proposta di legge del Movimento 5 Stelle.
So che in Commissione è stato preso l'impegno di portarla in discussione. Il Presidente della Commissione, anche se ho provato a tirarlo in ballo in Aula, non ha detto una parola in merito. Mi auguro che verrà fatto. Almeno discutiamone, poi, se riusciamo anche a finanziarla, mi auguro, entro la fine di questa legislatura, magari, potrà vedere la luce una legge nella quale avremmo inserito tutti i contenuti di queste due mozioni. Grazie.

PRESIDENTE. Mozione n. 515. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva).

PRESIDENTE. Ultima mozione, la n. 520. Ha la parola, per dichiarazione di voto, la Consigliera Bora.

Manuela BORA. Grazie, Presidente. Ringrazio anch'io la Capogruppo Casini per avermi dato la possibilità di intervenire su questo tema e su questa mozione, rispetto alla quale auspico fortemente un voto unanime da parte di tutta l'Assemblea legislativa.
Non vorrei portarla tanto per le lunghe rispetto alla polemica che c'è stata sul mio intervento, perché mi sembra oltremodo palese che…, dal momento che nessuno con i numeri ha smentito quello che è stato detto, tanto rumore da parte di chi ha provato ad arrampicarsi sugli specchi, perché ha fatto male quello che è stato detto. Ma ci avviciniamo alla campagna elettorale. Questo nervosismo, dopo tante promesse, dopo il voto cosmico di questi anni, capisco che renda molti nervosi.
In realtà ho detto le cose che andavano dette, proprio perché da donna non accetto che si strumentalizzi una giornata come questa per fare tante passerelle e ve lo dico perché, quando ho avuto l'onore di essere l'Assessora alle Pari Opportunità di questa Regione, non ho fatto sconti nemmeno al mio partito per aver semplicemente tentennato su quelle che sono state poi leggi approvate all'unanimità. Penso, ad esempio, a quella sull'introduzione della doppia preferenza, per cui mi aspetto soprattutto, consentitemi, anche dalle donne che stanno in maggioranza, altrettanta convinzione e coerenza. Poi non tutte siamo libere allo stesso modo, però quelle cose andavano dette.
Proviamo anche, attraverso il voto unanime su questa mozione, magari a cambiare rotta, soprattutto su temi come questi. Io, da mamma di tre figli maschi, la sento tutta la responsabilità di partire dall'educazione che avviene all'interno del contesto familiare, ma non è sufficiente e le istituzioni devono fare la loro parte.
Quando si parla di violenza, si parla di violenza psicologica, di violenza economica, che non a caso ho messo al primo posto, perché quando una donna non è indipendente dal punto di vista economico, non è libera.
E il nulla cosmico, che è stato fatto in questi preziosissimi anni, in cui abbiamo avuto una marea di soldi dall'Unione Europea, sul fronte della conciliazione vita, tempi e lavoro, è semplicemente ingiustificabile. Si poteva e si doveva fare tanto di più.
C'è l'amarezza che ho il dovere di rappresentare e lo faccio insieme a tutti i miei colleghi e le mie colleghe, peraltro accompagnata da un grande spirito propositivo.
La proposta di legge del Consigliere Cesetti rappresenta una delle tante proposte che, purtroppo, è rimasta ferma in Commissione. Approfitto di questo mio ritorno all'opera per rimetterle tutte quante in fila, poi vedremo di chi è la colpa, se così si può dire. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, la Consigliera Acciarri.

Monica ACCIARRI. Grazie, Presidente. Ringrazio il Capogruppo per avermi dato l'opportunità di intervenire. Ringrazio la Consigliera Bora per essere ritornata in questa giornata, avendo dato un significato molto importante al tornare, dopo aver partorito il terzo figlio maschio…, che è il cardine di quello che deve essere un po' imparato e di quello che dobbiamo insegnare ai nostri figli, come lei giustamente ha detto.
Noi voteremo convintamente questa mozione, come gruppo Lega, però con qualche raccomandazione.
Intanto, se è vero che - come tutti abbiamo detto – dobbiamo cercare di fare le cose insieme, magari facciamo che quando si propone una mozione, la si condivida anche con gli altri, perché è bello dare quello spettacolo istituzionale nel dire: c'è stata una mozione firmata da tutti i Consiglieri regionali, in maniera bipartisan. Sicuramente l'avremmo firmata, così come quella del Consigliere Rossi. Se diamo l’immagine che il Consiglio è un luogo bipartisan, soprattutto su temi così importanti, sicuramente è utile.
Non voglio davvero fare polemica, perché di discussioni se ne sono fatte già troppe stamattina e voglio davvero evitarle, però condivido quello che ha detto prima il Consigliere Baiocchi. Forse sarebbe stato più opportuno puntualizzare alcune delle cose “vere” dette dalla Consigliera Bora. Insieme, infatti, come abbiamo fatto un anno fa, chiediamo di più alla Giunta regionale, chiediamo che vengano messi più fondi, però il contesto in cui dirlo avrebbe dovuto essere questo e non il momento istituzionale, in cui hanno parlato figure istituzionali estranee al Consiglio. Soprattutto per la presenza dei ragazzi, perché ciò che arriva ai ragazzi non è chi ha ragione e chi ha torto. Per fare questo, abbiamo tutto il modo attraverso articoli di stampa, post su Facebook o anche attraverso l’organizzazione di convegni nei quali parlare.
Credo che il momento solenne istituzionale della celebrazione di una giornata così importante… Prendo l'esempio dal Presidente Mattarella, che non si permette mai di esprimere opinioni politiche in una giornata così importante, perché dobbiamo far vedere che siamo tutti uniti in questa lotta.
Magari un rimprovero a noi stessi, finalizzato a cercare di non ripetere più questo errore… Non posso nascondere che non sia stato un bello spettacolo, sicuramente, per i ragazzi, che già soffrono la politica e, di per sé, soffrono le istituzioni.
Se diamo anche il senso, nelle giornate istituzionali in cui ci vuole anche il senso di solennità, di essere uniti e di ricordarci anche di quel pezzo che non abbiamo portato a casa … Ma che era questo il momento per ricordarlo, insieme alla Giunta e alle istituzioni. Che vogliamo di più? Facciamolo con azioni concrete e con l’impiego di fondi.
Noi voteremo. Volevo solo fare questa raccomandazione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Livi.

Simone LIVI. Grazie, Presidente. Premetto che, come i colleghi della Lega, voteremo anche questa mozione. Lo dico in premessa, però anch’io vorrei precisare un paio di cose, visto che prima non ho usato lo strumento del fatto personale per replicare a quanto mi era stato detto dal Consigliere Carancini.
Intanto, non mi permetterei mai di suggerire alla Consigliera Bora o a chiunque in quest'Aula ciò che deve o non deve dire, nella massima libertà. Il mio era solo un monito, che poi è stato riportato anche da altri Consiglieri, sulla inopportunità, in questa fase istituzionale, di fare un affondo politico di quel genere. Tutto lì. Questo è un mio pensiero personale, tra l'altro condiviso, e mi sono permesso di dirlo.
Dico anche al Consigliere Cesetti, che adesso non vedo in Aula, che ha detto che lo scontro l'abbiamo alimentato noi. Ritorno sempre sul punto: lo scontro non l'abbiamo alimentato noi, ma è stato alimentato da quelle parole testimoniate questa mattina dalla Consigliera Bora. Anche qui c’è stato chi mi ha preceduto e lo ha sottolineato molto bene. Era forse il momento non di avere uno scontro, anche vivace, politico, perché sono convinto che in quest’Aula non ci sia chi non voglia andare nella direzione di cui stiamo dicendo da due ore.
Penso che su un tema così importante, lo ribadisco, l’ho detto anche in precedenza nel mio intervento, sia da sciocchi dividersi e dobbiamo remare tutti nella stessa direzione.
Per quanto riguarda ciò che mi è stato chiesto dal Consigliere Carancini, precisamente la questione del Ministro Valditara, credo che lo abbia in parte chiarito molto bene la Consigliera Menghi. Leggevo stamattina o ieri, non ricordo, che a breve si incontrerà anche con il papà di Giulia Cecchettin, proprio perché sono state strumentalizzate in modo abnorme le dichiarazioni che lui ha fatto, che poi possono essere condivisibili o no. E’ il solito giochetto della sinistra: strumentalizzare qualsiasi cosa, parola, frase, virgola, anche sospiro, che qualche soggetto di centrodestra fa.
Chiudo dicendo alla Consigliera Bora: noi non siamo assolutamente nervosi e non so dove lei abbia letto questo nervosismo. Non lo so. Non siamo nervosi, ma siamo concentrati, e la cosa è diversa. Siamo concentrati per portare avanti il nostro programma e tutto quello che abbiamo messo in piedi in questi quattro anni.
Ribadisco che Fratelli d'Italia, per lo spirito di unione, proprio perché non ci si deve contrapporre, voterà a favore. Grazie.

PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Bilò.

Mirko BILÒ. Grazie, Presidente. Vogliamo rimarcare che anche Forza Italia, con le precisazioni che hanno fatto i colleghi Capigruppo, sia la Consigliera Acciarri che il Consigliere Livi, sulla questione del distinguo. Condividiamo anche noi il contenuto dell'intervento che ha fatto in precedenza il Consigliere Baiocchi.
Il gruppo Forza Italia, per senso di responsabilità su un tema così delicato e sentito da tutti, dice che non ci possono essere divisioni. Siamo contenti, e ringraziamo chi ha proposto queste mozioni, per averci dato questa possibilità.
Forza Italia vota a favore anche della mozione dell'opposizione. Grazie.

PRESIDENTE. Mozione n. 520. La pongo in votazione.

(L’Assemblea legislativa regionale approva)

La seduta è tolta.

La seduta termina alle ore 14:50.