Resoconto della seduta n.29 del 28/07/2026
SEDUTA N. 29 DEL 28 LUGLIO 2026
La seduta inizia alle ore 10:55
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE Buongiorno a tutti. Dichiaro aperta la seduta dell’Assemblea legislativa regionale n 29 del 28 luglio 2026.
Do per letti i processi verbali delle sedute nn. 27 e 28 rispettivamente del 7 e 21 luglio 2026, i quali, ove non vi siano opposizioni, si intendono approvati ai sensi del comma 4 dell'articolo 53 del Regolamento interno. Richiamo, inoltre, ai sensi del comma 5 dello stesso articolo l'attenzione di tutti i Consiglieri sulle comunicazioni distribuite con cui porto a conoscenza dell'Assemblea quanto espressamente previsto dal Regolamento interno.
Iscrizione al punto 01, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento interno, della proposta di atto amministrativo n. 5, ad iniziativa della Giunta regionale, concernente: “Piano regionale di gestione dei rifiuti. Aggiornamento del Piano approvato con deliberazione dell'Assemblea legislativa del14 aprile 2015 n. 128”. La pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva a maggioranza assoluta dei votanti)
Proposta di atto amministrativo n. 5
ad iniziativa della Giunta regionale
“Piano regionale di gestione dei rifiuti. Aggiornamento del Piano approvato con deliberazione dell'Assemblea legislativa del14 aprile 2015 n. 128”
(Discussione generale e votazione)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di atto amministrativo n. 5 della Giunta regionale.
La discussione generale è aperta, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Marconi.
Luca MARCONI. Grazie, Presidente. Colleghi Consiglieri, mi corre l'obbligo, in apertura, di formulare i migliori auguri di buon compleanno al nostro Assessore. Avrà come regalo finale il voto unanime dell'Aula? Non lo so. Quindi niente regalo per l'Assessore Consoli.
Unitamente a questo, colleghi, i ringraziamenti per questo atto che è stato estremamente complesso. A titolo di testimonianza, porto una piccola parte, che i membri di Commissione avranno già visto, delle 1.350 pagine del piano, che eroicamente nessuno ha letto per intero, ma che sicuramente abbiamo voluto approfondire in moltissimi aspetti.
Ringrazio innanzitutto per il lavoro che si è svolto all'interno della Commissione, lavoro a volte faticoso, anche con qualche significativa tensione, e tutti quelli che sono arrivati in audizione. Abbiamo avuto, tra febbraio e marzo, anche due sedute a settimana per ascoltare un numero significativo di soggetti, circa una ventina.
Nessuno è stato escluso da questo processo. Anche piccoli comitati di natura locale hanno trovato ascolto presso la Commissione e credo che tutti noi abbiamo fatto tesoro di questa prima parte dell'esperienza, fino alla discussione vera e propria e all'approvazione finale che, come dirò, ha contemplato la presenza di due emendamenti significativi e di uno di natura tecnica.
Sempre sul piano dei ringraziamenti, non possiamo non ricordare chi ci ha assistito in questo percorso di più di sei mesi e quindi il Dirigente del Settore fonti energetiche, rifiuti cave e miniere, la Segretaria della III Commissione e tutti i loro collaboratori, sia della Giunta che del Consiglio.
Un lungo iter che significa che siamo di fronte a un atto con una valenza, non voglio dire storica, ma che esce sicuramente dalla cronaca e che segna, dal 2015 a oggi, un passaggio fondamentale, con scelte fondamentali. Alcune sono completamente autonome, per esempio quella sulle distanze, altre, invece, sono scelte che vengono, in qualche maniera, non dico imposte, ma canalizzate sia dalla legislazione nazionale che da quella europea.
Per quanto riguarda i due emendamenti presentati, tratto immediatamente di questo e non di altro, uno in modo particolare, quello presentato in Commissione e quindi già approvato, sono già compresi nel testo che avete. L'emendamento che riguarda l'abbassamento delle distanze da 1.500 a 1.000 metri per la realizzazione di discariche tradizionali comporta una valutazione VAS. Quindi, da un punto di vista squisitamente procedurale, ma lo dirà meglio sicuramente l'Assessore Consoli, questo comporta un prolungamento, almeno per solo questo aspetto. Assessore, credo di aver capito bene: per questo solo aspetto il piano, se approvato oggi, sarà operativo in ogni sua parte, esclusa quella delle distanze, che va soggetta a VAS, quindi sarà riesaminata secondo quanto l'emendamento oggi, proposta ufficiale, prevede, e cioè quattro mesi di tempo. Praticamente da oggi alla fine di novembre. Nel mese di dicembre potremmo essere nella condizione di arrivare all'approvazione completa e definitiva del piano.
L'altro emendamento, che pure è stato accolto, riguarda il prolungamento dal 31 dicembre 2026 al 31 dicembre 2027 della possibilità del conferimento in discarica di rifiuti speciali fino alla cifra del 50%. Poi c'è una cosa strana che riguarda il conferimento fino a giugno 2028, ma questo lo lascio alla più opportuna e competente spiegazione dell'Assessore Consoli.
Vado rapidamente ai pareri. Anche qui siamo nella parte istituzionale. Abbiamo ricevuto il parere del CAL senza osservazioni, quindi parere favorevole senza osservazioni. Il parere del CREL è anch'esso senza osservazioni, ma con una raccomandazione che riguarda la questione del 50% e la questione relativa alle distanze, perché possa essere sistemata quanto prima. Ma l'abbiamo spiegata e le categorie interessate hanno già, in quella sede, espresso il loro parere.
C'è stata poi una discussione a latere che è stata introdotta prevalentemente dai Consiglieri di minoranza, che sicuramente ricorderanno, e che riguarda la situazione attuale delle discariche. Ovviamente non era e non è una competenza della Regione, perché le discariche sono a tutti gli effetti competenza delle ATA provinciali, però è una preoccupazione che era stata manifestata.
Noi della maggioranza, colleghi, lo ricorderete, abbiamo accolto questa preoccupazione, perché è evidente che la previsione nel piano della realizzazione di un termovalorizzatore da circa 350-370.000 tonnellate comporterà dei tempi necessariamente lunghi. In assenza di discariche, sia con l'ampliamento delle esistenti - come il piano stesso prevede e impone come prima scelta - sia se fosse necessaria la creazione di altre discariche, queste devono avere ancora una logica provinciale.
Questo abbiamo detto e questo abbiamo consacrato, almeno sul piano politico, come impegno assoluto. La prima provincia che ha questo tipo di preoccupazione è Macerata. Io ho risposto in Commissione riguardo a questo. Quindi portiamo all'attenzione dell'Aula, alla luce del sole, tutto quello che è emerso in quella sede.
È evidente che la previsione che noi abbiamo messo in campo dell'ATA regionale, che avrà anche la responsabilità delle collocazioni e dell'individuazione dei siti di smaltimento, di trasformazione o di incenerimento, non può essere un alibi perché ogni provincia, da qui alla sistemazione definitiva del termovalorizzatore, sia esentata dalla responsabilità di individuare delle discariche. Perché non ci sia un carico eccessivo nei confronti di alcune province e un alleggerimento totale su altre. Sul presupposto ovvio, che penso non ci sia bisogno di ricordarlo, che nessuno vuole discariche. Quindi, con questo piano, dopo troppi anni, a nostro punto di vedere, arriviamo alla soluzione.
Per quanto riguarda il contenuto, credo che il pilastro di tutto il piano, a parte tante analisi e tante previsioni che danno contezza e significato alle scelte che vengono fatte e che non arrivano da un piano ideologico … Sono rimasto molto meravigliato di questo piano e capisco sempre più, e lo dico con un certo rammarico, quanto la cosiddetta scelta politica si riduca a pochissime cose. Perché le legislazioni superiori alla nostra, almeno sul piano istituzionale, che citavo prima, cioè lo Stato e l'Europa, ma anche le necessità tecniche, come questa modifica delle distanze che impone una valutazione ambientale, ci dicono che la possibilità di scelta a volte si riduce a ben poca cosa.
Certo, possiamo anche in questa sede rifiutare il piano nella sua interezza. Potevamo emendare la previsione del termovalorizzatore e non metterla. Queste sono scelte fondamentali. Ma il piano da cui si parte, il ragionamento tecnico da cui si parte, a mio punto di vedere, è talmente legato al buon senso e alla necessità politica che ci impone scelte evidenti.
Ho detto prima che la scelta del termovalorizzatore è stata rinviata per troppo tempo. Ma parto da un altro argomento, che invece ci vede tutti concordi, almeno dalle discussioni fatte: la linea del riuso e del riciclaggio.
Su questa strada tutte le Regioni italiane e le Marche in primis, non ultime in termini di percentuali di risultati raggiunti, stanno lavorando in quella direzione. Ma questa soluzione, lo dico a chi in maniera eroica difende queste posizioni, che saranno rappresentante anche in quest’Aula, non può essere la soluzione finale.
Se l'Europa, all'interno della quale abbiamo una maggioranza che vede componenti ambientaliste di primissimo livello e di primissimi numeri, dice che la chiusura del ciclo debba avvenire con un termovalorizzatore, evidentemente ha preso atto del fatto che la discarica è la cosa più brutta che possiamo tenere in piedi e che va adottata una nuova soluzione, che non può essere il riciclo e il riuso alla fine del ciclo. Questo è inimmaginabile. Chiunque sostenga una cosa di questo genere o è un grande romantico, o è un illuso, o è una persona in malafede. Se adesso siamo al 45% nelle Marche, raggiungere il 90% che l'Europa ci impone, cioè quasi annullare quasi completamente lo smaltimento dei rifiuti in discarica o in inceneritore, mi sembra una pura illusione.
Lo stesso piano, che in questa parte è stato scritto evidentemente da tecnici, parla del riuso in termini del 3%. L'ipotesi del riuso ci farebbe guadagnare il 3% e sul 72% di riciclato, abbiamo come riscontro un 45% di rifiuto non utilizzato. Quindi abbiamo sempre e comunque, anche all'interno del riciclato, una percentuale estremamente significativa, pari quasi alla metà dell'intera massa dei rifiuti raccolti, penso soprattutto alla plastica, che deve essere comunque conferita in discarica o in termovalorizzatore. Questo perché non tutta la plastica che raccogliamo, anzi solo una parte minoritaria, può essere effettivamente riciclata. Forse va un po' meglio per la carta, sicuramente per il vetro, ma tante altre cose subiscono questo tipo di situazione.
C'è un dato che emerge sempre poco, ma è la grande preoccupazione di tutto il mondo produttivo e direi anche del sindacato: gli enormi costi di smaltimento dei rifiuti speciali. Solo per dare dei numeri: se noi abbiamo una massa ipotizzabile di circa 780-800.000 tonnellate di rifiuti solidi urbani, abbiamo dall'altra parte una massa di 3.200.000 tonnellate di rifiuti speciali.
Su questo dato l'Assessore ha più volte confermato l'inesattezza della parte relativa agli inerti, che è fortemente condizionata dallo smaltimento delle macerie del terremoto, che è circa la metà dell'intera parte dei rifiuti speciali, circa 1.600.000 tonnellate. Mentre il dato sui rifiuti speciali ordinari, quelli che riguardano tutte le attività produttive, compresi anche i fanghi derivanti dalla depurazione, è reale: 1.600.000 tonnellate. Questo 1.600.000 nella nostra previsione troverà accoglienza nelle discariche ordinarie, passando dal 50% al 30%, pur con questo ammortizzatore di un anno e mezzo che abbiamo creato per dare la possibilità alle attività produttive di organizzarsi.
Questo grido di dolore che viene da Confindustria, CNA, Confartigianato, Confcommercio, Confcooperative, Coldiretti – spero di non aver dimenticato nessuno - è stato unanime. La loro rappresentazione del problema è stata unanime, cosa che mi ha molto sorpreso, perché organizzazioni diverse fra loro, anche con impostazioni e valutazioni politiche differenti, ci hanno detto: “Signori, dateci il termovalorizzatore. Dateci uno strumento che ci metta nelle condizioni di risparmiare oggettivamente, perché nei costi di produzione il costo dello smaltimento dei rifiuti, che rappresenta oggi una componente sempre più significativa, deve essere eliminato.
La stessa preoccupazione è naturalmente venuta dai Comuni e dalle Province. Oggi la tensione è su Macerata, fra qualche mese sarà su Ascoli Piceno, poi magari su Pesaro, molto meno su Ancona, che ha una discarica ancora enormemente capiente e con possibilità di ampliamento, non so Fermo, ma e la stessa preoccupazione l'abbiamo lì, perché ogni volta che si mette in moto un processo per l'individuazione di una discarica è il finimondo. Su questo poi giocano anche speculazioni incredibili, da parte di chi non vuole il termovalorizzatore, ma non vuole neanche le discariche. Ovunque le si voglia posizionare, c'è sempre qualche problema su cui begare.
Chiudo dicendo che, relativamente al riciclo e al riuso, è giunta proprio ieri una disposizione della Commissione europea relativa agli elettrodomestici, che sono una fonte incredibile di rifiuto speciale e anche pericoloso. Dice una cosa che a me ha sorpreso molto: “Dobbiamo educare i cittadini europei, soprattutto dobbiamo impegnare le aziende produttrici alla riparazione piuttosto che alla rottamazione”, anche se nel passato qualche Governo si è inventato la rottamazione di questa roba. Dobbiamo far funzionare le nostre macchine il più a lungo possibile. Facciamo lavorare gli artigiani.
La cosa mi ha sorpreso perché è nelle nostre corde di marchigiani. Noi siamo frutto di una cultura contadina e non di una cultura consumistico-capitalistica che ha fatto dell'organizzazione della casa colonica agricola il migliore strumento di riciclo e di riuso. Noi veniamo da una storia in cui nulla si butta, tutto viene risparmiato. C'è una nuova cultura, e mi fa piacere che su questa nuova cultura ci troviamo tutti d'accordo, che dice: “Attenzione, educhiamo i nostri giovani a questa attenzione”.
Non parliamo dello spreco di cibo che finisce nell'umido, non parliamo dello spreco della plastica, non parliamo dello spreco di tante altre cose che potrebbero essere benissimo eliminate.
Nella vecchia casa colonica dei nostri nonni, per quanto mi riguarda anche dei miei genitori, questo non succedeva, perché nulla veniva buttato: dalla produzione alimentare fino agli attrezzi che venivano utilizzati.
Va bene tutto ciò, ma non si può dire che un termovalorizzatore, anche se è stato detto, di 380.000 tonnellate non sia necessario per le Marche. I numeri li avete: 800.000 tonnellate di rifiuti solidi urbani, 1.600.000 tonnellate di rifiuti speciali. Per cui, anche con il termovalorizzatore, noi saremo in condizione di gestire, cioè di inviare a incenerimento, solo una piccola parte dei rifiuti speciali.
Mi auguro che l'Assessore, su questo, mi smentisca e dica: “No, ne serve uno più piccolo”. Io, da questi numeri, dico che ne potrebbe servire anche uno più grande, ma l'idea che non debba servire mi lascia molto perplesso. Non so da quale ragionamento si parta quando anche in Commissione abbiamo ascoltato cose di questo tipo.
Credo che, molto serenamente, la maggioranza abbia assunto tutte queste indicazioni. Molto serenamente e con molta attenzione abbiamo ascoltato tutti quelli che hanno avuto cose da dire su questo argomento.
Lo dico ai colleghi della maggioranza: la stragrande maggioranza degli auditi, anzi la totalità degli auditi…, fatta eccezione per il mondo ambientalista e per le associazioni ambientaliste, che giustamente hanno richiamato la necessità del riuso e del riciclo dicendo: «Il termovalorizzatore potrebbe essere sostituito da questo», forse sì, con la cultura contadina che torna, forse fra cent'anni. Nel frattempo, con il 3% di recupero e riuso previsto da questo piano, impiegheremo un secolo ad avere un riuso completo e comunque non l'avremo mai.
Ormai la filosofia è semplice: tutti d'accordo su riuso e riciclo, divisi probabilmente sull'ipotesi di avere le discariche e il termovalorizzatore. Noi siamo per il termovalorizzatore e siamo per chiudere tutte le discariche esistenti. Grazie.
Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi
PRESIDENTE. Ha la parola la relatrice di minoranza Consigliera Mancinelli.
Valeria MANCINELLI. Grazie, Presidente. Questo piano arriva in ritardo. L'ha detto anche il Consigliere Marconi.
La legge nazionale prevede che i piani di gestione dei rifiuti siano aggiornati ogni sei anni. Il precedente piano era stato approvato nel 2015 e, dunque, quel piano andava aggiornato e il nuovo piano adottato nel 2021. Siamo nel 2026, quindi il ritardo è di cinque anni.
È un piano non solo che arriva in ritardo, tant'è che buona parte dei dati che lì sono riportati…, e colgo subito l'occasione per dire che dal punto di vista tecnico il piano è apprezzabile, è uno strumento tecnicamente apprezzabile. Quello che manca è la politica e la capacità di governo, ma adesso ci arrivo.
È un piano orfano della politica, cioè delle scelte, quelle vere, non quelle finte, Consigliere Marconi, delle scelte e delle relative assunzioni di responsabilità. È un piano fatto dagli uffici, tecnicamente al massimo livello, quando manca la politica intesa in questo senso, e cioè l'esercizio della funzione di governo.
Manca la politica, in compenso abbonda la propaganda. Dopo la legge, la finta legge anti kebab, adesso siamo al piano del finto termovalorizzatore. E dirò perché.
Il piano rappresenta bene le criticità. Fa un'analisi chiara, precisa e anche impietosa delle criticità e della mancanza dell'impiantistica. A parte l'astronave, il termovalorizzatore, manca l'impiantistica intermedia, quella che serve appunto per un efficace sistema di riciclo e di riutilizzo. Dichiara e accerta lo squilibrio sul piano territoriale, dicendo chiarissimamente la realtà. Una realtà del centro nord della regione, delle due province di Ancona e Pesaro, per la quale la fase transitoria durerà dieci anni, se va bene, nella quale sarà ancora possibile conferire in discarica per quanto riguarda gli urbani senza il limite del 10% previsto al 2035. Poi ci sono le altre tre province, in particolar modo la provincia di Macerata, invece deficitarie. Quindi c'è un'analisi chiara.
C'è l'analisi chiara sul rallentamento della progressione della raccolta differenziata. Si dichiara, con i dati alla mano, che nel decennio 2011-2021 c'è stato un incremento significativo, quasi un raddoppio della percentuale della raccolta differenziata sul piano della quantità, c’è stato poi un rallentamento e sostanzialmente una stabilizzazione.
L'analisi è chiara. Quella che manca è l'indicazione, non accademica, non da seminario universitario o da convegno di esperti, delle azioni che la Regione intende mettere in campo per superare quelle criticità e per riuscire a raggiungere gli obiettivi che pure il piano si dà. Perché il piano, come ricordava il Consigliere Marconi, non può che ripetere, ma lì è un copia e incolla, appunto. Non è che ci sia un grande esercizio di capacità di governo, c'è la capacità del copia e incolla.
Gli obiettivi vincolanti che la normativa europea dà sono quelli di arrivare al 65% non di raccolta differenziata, ma di riciclo e riuso, il che significa una raccolta differenziata lorda, diciamo così, molto più alta. Oggi il rapporto è 72-48%: 72% di raccolta differenziata, 48% di effettivo riciclo e riuso. Gli obiettivi li indica, ma non indica concretamente nessuna delle azioni che possono rendere quegli obiettivi, anche quelli assunti dal piano, credibili e realistici.
Per quanto riguarda le carenze impiantistiche, indica la carenza di impianti per l'ulteriore differenziazione e riciclo, ma non indica né progetti né risorse da attivare in tal senso. Macroscopica è la questione delle discariche. Ora, è pacifico che, al di là che arrivi o non arrivi l'astronave, cioè il termovalorizzatore, ancora per molti anni, sicuramente fino al 2035 e in parte anche dopo, le discariche saranno necessarie.
Il piano fotografa una situazione e dice che se non si realizzeranno le discariche, che si debbono ancora realizzare in provincia di Macerata e non solo, arriveremo a saturazione di quelle esistenti, in particolare di quelle della provincia di Ancona e della provincia di Pesaro, nel giro di quattro-cinque anni. E segnala la necessità di togliere al sistema produttivo la possibilità di conferire gli speciali assimilabili agli urbani nelle discariche previste per gli urbani, riducendo questa percentuale dal 50% al 30%, praticamente dimezzandola. E questo succederà dal 1° gennaio 2028, cioè domani. La diminuzione della possibilità per i produttivi di conferire nelle discariche per gli urbani deriva esattamente da fatto che l'insufficienza degli impianti di discarica in metà regione non è stata ad oggi colmata e non viene colmata.
Dice il Consigliere Marconi: "Ma la localizzazione e la realizzazione degli impianti spetta alle ATA provinciali". Vero. Ma spetta alla Regione, non perché lo diciamo noi, ma perché lo dice la legge, la vigilanza sull'adempimento da parte degli organismi delegati, diciamo così, alla realizzazione del piano. Sennò non è un piano, è peggio delle grida manzoniane. Peggio.
Dunque, alla Regione spettava e spetta vigilare e, dopo aver vigilato, prendere le iniziative che può e deve prendere. Nel caso specifico – questo tema nel passato ha riguardato anche altri territori - l'emergenza riguarda la provincia di Macerata, dove ci sono dieci anni di immobilismo, come spiegherà meglio il Consigliere Catena. Su questo chiediamo che la Regione…, anche dopo la lettera-denuncia del Dirigente del Settore rifiuti della Regione, di circa un mese e mezzo fa, che dichiara che la “delibera ultima approvata dall'ATA, che rovescia totalmente i criteri e le priorità definiti dall'Università Politecnica delle Marche per la localizzazione della discarica pianificata dal piano d'ambito, in difformità rispetto alle conclusioni dello studio localizzativo, quindi, non coerente con i criteri definiti dal piano regionale di gestione dei rifiuti, così come declinati nel vigente piano d’ambito; non appare inoltre chiaro se il provvedimento si ponga in linea con le premesse della VAS”.
Dopo questa giusta e sacrosanta rilevazione degli uffici, ci aspettiamo che la politica faccia la politica e che chi esercita funzioni di governo faccia la sua parte con la nomina di un commissario ad acta. Perché la Regione non è spettatrice su questa questione.
Dicevo, macroscopica la questione delle discariche: denuncia la non autosufficienza ma poi il piano si arrende a questa situazione. Certo, i tecnici non potevano fare altro. Spettava a voi, a chi governa, fare altro e assumere scelte vere.
Poi, sul termovalorizzatore, o meglio sul "finto termovalorizzatore", tornerò.
Si denuncia, ed è vero, come è emerso con forza nelle audizioni, la difficoltà delle ATA provinciali, così come sono state costituite e hanno iniziato a funzionare, nel realizzare nei tempi dovuti e con l'efficacia necessaria il processo di governo della gestione dei rifiuti. Anche qui si rileva il problema, ma non si dà alcuna soluzione.
Poiché per modificare gli organismi che gestiscono la filiera del piano rifiuti serve una legge regionale, e la vecchia legge era quella che istituiva le ATA provinciali, una volta rilevato il problema bisognava e bisogna, presentare una proposta di legge che lo affronti. Lo diciamo da sei mesi: se il piano rifiuti non affronta il nodo della governance della gestione del servizio, che può essere affrontato solo con una legge, non risolverà nessuna delle criticità scritte qui. Invece si denuncia il problema e non si appronta alcuna soluzione. Sono sei mesi che in Commissione ci dite che la Giunta è pronta a presentare la proposta di legge, la presentasse.
Anche perché il piano prevede dichiaratamente di mantenere le ATA provinciali così come sono oggi, con il livello di inefficienza che hanno dimostrato, e, udite, di aggiungere a queste un ulteriore ATO unico regionale di cui, a parte l'espressione geografica, non si sa nulla, non è scritto nel piano e non c'è neanche una proposta di legge che lo spieghi. Non si sa come sarà costituito, da chi sarà costituito, come deciderà, quando sarà costituito.
Anzi, dico di più, lo stesso piano, quello che avete votato in Giunta, recita: "Una volta approvato l'aggiornamento del piano regionale, per l'attuazione di buona parte delle previsioni ivi contenute, occorrerà attendere il completamento del piano d'ambito unico regionale, il quale a sua volta potrà avviare l'attività per la sua redazione solo quando sarà costituita l'autorità d'ambito unica regionale". La costituzione di questo nuovo soggetto, di cui non si sa assolutamente nulla, è stimata dallo stesso piano, molto ottimisticamente, in 24 mesi, cioè 2 anni, dall'approvazione del piano. Due anni per costituire un soggetto di cui non si sa nulla. Poi, quel soggetto dovrà fare il piano d'ambito unico regionale, nell'ambito del quale dovrà localizzare anche il finto termovalorizzatore.
C'è dunque un tema di governance della filiera di gestione? Certo che c'è. Ma questo piano non lo affronta minimamente e non è stata presentata, dopo sei mesi che lo chiediamo, neanche la proposta di legge per dire come lo volete affrontare.
C'è un tema di architettura istituzionale, certo, e della difficoltà di funzionamento delle ATA, ma c'è anche una responsabilità politica. Difficoltà si sono riscontrate in tutti i territori, non c'è dubbio, ma nella provincia di Macerata, dove avete non la maggioranza ma il dominio assoluto, la cosa è eclatante. È diventato uno scandalo regionale, con l'inerzia totale della Regione. Ripeto: commissariate l'ATA di Macerata.
In mancanza di altre scelte o di altre azioni concrete, il piano dice che bisogna fare la tariffa puntuale. Racconta tutti quegli strumenti, come farebbe un seminario universitario, elencando quali sono gli strumenti per migliorare la situazione. Ma non è questo che serve. Quello che serve sono decisioni della Regione che, per attuare gli obiettivi che scrive nel piano, deve dire quali investimenti, con quali risorse e con quale governance, che possa avere tempi decenti. Gli investimenti necessari, ad esempio, per arrivare alla tariffazione puntuale devono essere fatti, altrimenti questo è un documento accademico, non un atto di governo.
Dicevo che, in assenza di altre scelte, tutto viene demandato, la soluzione di tutto è la realizzazione dell'astronave, cioè del termovalorizzatore. Già sulla carta non è convincente. Non c'è un piano economico-finanziario significativo e sostenibile. Con quale impatto sulla tariffa?
È indubbio, Consigliere Marconi, che a chiusura del ciclo il riuso e il riciclo non possano coprire il 100% e che, quindi, sistemi di smaltimento, discariche o altre soluzioni, come il termovalorizzatore, siano ipotizzabili.
Il punto non è di principio o di discussione scientifica astratta. Il punto è che nelle Marche ha senso, oggi, sul piano ambientale ma anche economico, immaginare un investimento stimato in 370 milioni di euro a prezzi precedenti alla crisi energetica del 2021? Oggi, se va bene, sono 500 milioni di euro - su questo non c'è nessuna valutazione costi-benefici - oppure non sarebbe perfino più conveniente acquistare quel servizio altrove?
Veniamo ai tempi: due anni per la costituzione forse del nuovo soggetto che deve fare il piano d'ambito, poi il piano d'ambito, poi la localizzazione, poi la progettazione e siccome si dice – a parole - che sarà a controllo pubblico, bisogna rassicurare i cittadini, bene: qual è il soggetto pubblico o la società pubblica proposta per realizzare questa cosa? Fosse pure in project financing, ma con una partecipazione e un controllo pubblico. Con quali soldi?
Se fosse una scelta vera di governo e non una bandierina propagandistica, come la finta legge anti kebab, uno sarebbe venuto in Consiglio regionale proponendo già la localizzazione dell'impianto, con una scelta a livello regionale proprio perché l’impianto, si dice, ha una scala a livello regionale, l'indicazione del soggetto societario deputato a realizzarlo, le fonti di finanziamento e l'impatto sulla tariffa. Questa sarebbe stata una scelta vera e non una bandierina propagandistica.
La realtà è che, ammesso e non concesso che si segua l'iter qui previsto, prima di 15-18 anni dell'astronave non vedrete neanche le luci di posizione. Neanche le luci di posizione.
Nel frattempo, siccome tutto è demandato come soluzione a questa suggestione, non si mettono in campo le altre azioni, non si fanno le discariche necessarie e soprattutto non si investe ulteriormente sul ciclo della raccolta differenziata per aumentarne quantità e qualità. Non si fanno le cose che possono essere fatte oggi, non fra vent'anni. Quindi, ci troveremo tra qualche anno senza l'astronave, senza il termovalorizzatore e senza aver messo in campo altre possibili soluzioni.
Chiudo sul fabbisogno del sistema produttivo. Verissimo. Dico agli amici del sistema produttivo che vengono presi in giro, perché viene promessa l'astronave che, se va bene, ma scommetto la mia casa che non sarà così, arriverà forse tra quindici anni. Intanto, dal 1° gennaio 2028, siccome non sono stati in grado di fare la discarica in provincia di Macerata e in altri territori, le discariche per urbani, che oggi possono accogliere rifiuti speciali fino al 50%, potranno accogliere fino al 30%. Vi tolgono subito la possibilità di conferire in discarica quelli urbani e promettono l'astronave fra quindici anni, se va bene. Tutti i calcoli che ho fatto, e poi li riporterò in dichiarazione di voto, portano a tempi ben superiori ai quindici anni.
Ancora una volta, un'arma di distrazione di massa. Una discussione di principio, quasi fosse una questione filosofica o ideologica, termovalorizzatore sì o termovalorizzatore no, senza affrontare realmente e compiere le scelte che servono oggi per affrontare i problemi e per non trovarci in una situazione di emergenza.
Abbiamo presentato un ordine del giorno che poi illustreremo nella discussione, che fa altre proposte, quindi, non è un no di principio al termovalorizzatore, è una critica all'incapacità di governo e al fatto che ne fate oggetto di propaganda, ma non di una vera proposta per realizzarlo. Grazie.
PRESIDENTE. Chiedo ai gentili colleghi di prenotarsi.
Ha la parola la Consigliera Ruggeri
Marta RUGGERI. Grazie, Presidente. Ringrazio anche i relatori di quest'atto, in particolare la relatrice di minoranza, Capogruppo del PD Valeria Mancinelli.
Allora, come Movimento 5 Stelle, sapete che noi riteniamo la vostra visione della gestione dei rifiuti arretrata e miope e sono almeno due anni che, sui territori ma anche in quest'Aula, portiamo avanti le nostre battaglie, che però non sono servite a farvi cambiare idea. Tant'è che oggi ci troviamo proprio a discutere un aggiornamento del piano regionale di gestione dei rifiuti che, anziché guardare al futuro, all'economia circolare e alle direttive europee, compie un pericoloso balzo all'indietro.
La proposta dell'amministrazione regionale spinge nella direzione della termovalorizzazione, dell'incenerimento. Non c'è nient'altro in questo piano e l'ha detto molto bene la relatrice di minoranza.
È una scelta cieca dal punto di vista ambientale e anche antieconomica.
L'incenerimento non risolve il problema dei rifiuti, lo nasconde sotto la cenere, creando un'illusione pericolosa e soprattutto costosa per i cittadini marchigiani. Il messaggio diseducativo del "brucia e dimentica" è quello che passa da questo piano. Promuovere la combustione dei rifiuti invia un messaggio culturalmente devastante, soprattutto ai nostri giovani: "Produci pure rifiuti, tanto ci pensiamo noi a farli svanire bruciandoli". Questo approccio distrugge anni di sforzi sulla sensibilizzazione, la riduzione e la raccolta differenziata.
Poi c'è un altro aspetto, che è quello della mazzata economica: dalla costruzione dell'impianto, che abbiamo stimato in circa mezzo miliardo di euro, all'ETS europeo.
L'Unione europea ha tracciato una rotta chiarissima con il pacchetto "Fit for 55". La deroga che esentava gli inceneritori dal sistema ETS, cioè le emissioni di CO₂ degli impianti insalubri, sta finendo. Quindi bruciare rifiuti comporterà il pagamento di quote sulle emissioni di carbonio che, nel caso dell'inceneritore che avete ipotizzato di costruire nelle Marche, potrebbe equivalere a un costo aggiuntivo di oltre 20 milioni di euro all'anno. E chi pagherà questo ennesimo balzello fossile? I cittadini marchigiani, che vedranno aumentare ulteriormente le bollette della TARI.
E così, anziché prevenire ulteriori costi, quando l'Europa presenterà il conto, come da vostra abitudine vi scaglierete contro le sue istituzioni. Nessun Sindaco, e questo è un aspetto rilevante, lo vuole nel proprio Comune. La parabola del NIMBY di centrodestra.
Assistiamo alla solita ipocrisia politica. I Sindaci e le forze di maggioranza si dicono favorevoli agli inceneritori, ma a condizione che non vengano realizzati nei Comuni che amministrano. Ci sono una serie di articoli sulla stampa, ormai da anni, che riguardano la Lega di Macerata, che riguardano il sindaco di Fano, che riguardano il Consiglio comunale di Corinaldo. Sono pieni i giornali e i telegiornali di amministratori di centrodestra che si dicono favorevoli, ma non lo vogliono a casa propria. Nessun amministratore, infatti, a partire proprio dai vostri, è disposto ad accoglierlo sul proprio territorio.
Tant'è vero che non vi fidate nemmeno delle ATA provinciali, ormai a maggioranza sotto il vostro controllo politico, di fatto. Preferite un'ATA unica regionale, altrimenti non ne cavereste un ragno dal buco.
Questa ATA è una sovrastruttura utile solo a spersonalizzare la decisione, ad accentrare le scelte. È l'opposto dell'autonomia differenziata che tanto declamate ed evita che i singoli amministratori debbano metterci la faccia di fronte ai propri elettori. La dimostrazione palese è che questo impianto è sgradito persino a chi lo difende a parole. E quello che ha detto la collega che mi ha preceduto è proprio così.
Avete scelto, anche in questo caso, di affidare la scelta a una commissione tecnica. L'ATO non è altro che questo, per nascondere le responsabilità politiche che anche quest'oggi non volete prendere perché il centro della discussione di oggi doveva essere: dove lo volete realizzare?
Poi c'è un altro problema, che è il falso mito del recupero termico e del teleriscaldamento. Ci verrete di nuovo a dire, anzi qualcuno già lo ha detto, che l'inceneritore produce energia e calore. Ma il recupero del calore da incenerimento richiede reti di teleriscaldamento adiacenti ad agglomerati urbani ad alta densità. Tradotto: bisognerebbe costruire l'impianto a ridosso dei centri abitati. E chi è disposto a farlo? Credo nessuno.
Senza il recupero del calore, il rendimento energetico di un inceneritore crolla, rendendolo una cattedrale nel deserto, inefficiente e inquietante.
"Siamo quelli del no", ci dite sempre. Ma questa volta non lo potete assolutamente affermare, perché non ci limiteremo e non ci siamo limitati fino ad oggi a dire solo no. La nostra opposizione è un'opposizione costruttiva ed è fondata sui principi europei della gerarchia dei rifiuti. Questi sono i dettami sui quali avremmo chiesto di lavorare alla società che ha scritto il piano, a differenza vostra, che avete selezionato la stessa società che ha redatto il piano in Umbria a guida centrodestra e, guarda caso, anche in quel piano l'inceneritore era l'elemento cardine. Poi, fortunatamente, è cambiata l'amministrazione regionale e ha stoppato questa proposta.
Le nostre proposte quali sono? Naturalmente l'applicazione pervasiva della tariffa puntuale, la TARIP, che rappresenta una vera svolta. La vera svolta parte, per noi, dalla prevenzione e dalla riduzione alla fonte. Dobbiamo accompagnare, attraverso incentivi, tutti i Comuni marchigiani verso la tariffa puntuale: chi produce meno rifiuti e differenzia meglio paga meno. Questo è il vero incentivo virtuoso per cittadini e imprese.
Vedo che non ho tanto tempo e le cose da dire sono tante, quindi ho bisogno di tagliare un pochino il mio intervento. Semmai riprenderò alcuni concetti più avanti.
I dati dell'ISPRA dimostrano che l'introduzione della TARIP porta immediatamente la raccolta differenziata oltre l'80-85%. Meno indifferenziato significa azzerare la presunta necessità di inceneritori e diminuire il conferimento in discarica.
Il secondo punto che abbiamo condiviso è quello della necessità di impianti di separazione estrema e recupero di materia. Invece di bruciare il rifiuto indifferenziato residuo, dobbiamo investire in impiantistica pubblica avanzata di trattamento e selezione automatizzata, le cosiddette "fabbriche dei materiali". Separare in modo spinto l'indifferenziato permette di recuperare plastica, metallo, vetro, carta e altri residui.
Poi c'è anche un concetto che è quello della giustizia territoriale, che abbiamo condiviso, e su questo è stata molto chiara la Capogruppo del PD. Servono discariche pubbliche, a partire dalla provincia di Macerata, perché ogni provincia deve essere autosufficiente nella gestione dei propri rifiuti.
Da qui passiamo al tema del vostro recente emendamento sulla distanza per insediare nuove discariche. Chiedere di diminuire le distanze dai centri abitati per i nuovi insediamenti di discariche per rifiuti non pericolosi, dal nostro punto di vista, è un grave errore. Perché potrebbe risorgere dalle sue ceneri la questione di Riceci, semplicemente riproponendo un progetto pressoché analogo. Su questo mi preme ricordare che avete bocciato la nostra mozione del novembre 2022. Il progetto di Riceci fu depositato in Provincia nel marzo del 2023, quindi, con l'approvazione di quella mozione, avremmo potuto dare quantomeno da quest'Aula delle indicazioni.
Quella mozione chiedeva di aumentare la fascia di rispetto dai luoghi abitati prevista per l'insediamento di discariche o depositi di rifiuti speciali, pericolosi e non pericolosi, attualmente di 2.000 metri. Da qui siete passati a immaginare che dai 1.500 metri previsti nel piano, si possa addirittura arrivare a 1.000.
Poi c'è la spinosa questione dei rifiuti speciali. Tra questi, i rifiuti da costruzione e demolizione rappresentano la quota più rilevante e, da soli, come diceva il Consigliere Marconi, costituiscono circa il 50%. Come pensa la Giunta di gestire questo enorme flusso di materia? Con direttive ormai preistoriche, mai rese operative, come la deliberazione della Giunta regionale n. 2692 del 2000? Oppure bruciamo pure questi?
A giugno ho depositato una mozione, firmata da tutta l'opposizione, per il superamento di quella deliberazione e per l'adozione di nuove linee guida regionali autonome che recepiscano i criteri ambientali minimi e impongano target vincolanti di demolizione selettiva e recupero di materia, così come chiedono e denunciano le categorie economiche, come ANCE della provincia di Pesaro e Urbino.
Spero che, nel momento in cui andremo a discutere quella mozione, ci sia da parte della maggioranza attenzione e anche volontà di dialogare, visto che lo stesso Consigliere relatore di maggioranza ha posto l'attenzione su questo problema.
Secondo noi, e vado alle conclusioni, queste sono le strade da seguire e gli esempi virtuosi da replicare. Poiché l'intero piano sta in piedi solo ed esclusivamente in funzione dell'inceneritore, non aveva alcun senso per noi fare il gioco dei mille emendamenti di facciata, che sarebbero stati tutti bocciati come quelli presentati in passato.
Con la scelta di redigere l'ordine del giorno proponiamo un'idea di futuro articolata e completamente diversa, smontando alla radice l'unico reale pilastro della vostra proposta. Chiediamo alla Giunta di ritirare l'intera proposta e di ridisegnare il piano di gestione dei rifiuti, mettendolo in linea con i target europei per il 2030 e il 2035.
La transizione ecologica non si fa con il fuoco e i fumi degli inceneritori e scaricando i costi sulle bollette dei cittadini, ma con la riduzione, l'innovazione tecnologica nel recupero di materia e la responsabilità territoriale. I marchigiani meritano un futuro circolare, non un ritorno al passato. E anche se, come avete fatto in passato con ogni riforma importante, come quelle sanitarie, arriviamo a discutere il piano in piena estate, quando i cittadini sono distratti dalle ferie, sarà nostra cura informarli con ogni mezzo che abbiamo a disposizione. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Seri.
Massimo SERI. Grazie, Presidente. Il mio vuole essere un approccio pragmatico, non ideologico, che vuole guardare alla concretezza attraverso una vera strategia che tenga conto di valori, criteri e percorsi che portino a una soluzione, anche con la chiusura del ciclo dei rifiuti, ma no a scorciatoie e propaganda, ma a proposte che abbiano una vera applicabilità in tempi ragionevoli, che rispondano alle tempistiche dell'Unione europea e rispettino i cittadini, che rischiano aggravi. Aggravi che significano punizioni per le lentezze e le non scelte della politica. Una dimostrazione ce l'abbiamo anche in questi giorni con le tariffe TARI, che sono aumentate in tutte le province. Ma serve anche rispetto dell'ambiente che ci circonda e delle persone che ci vivono.
Il piano che ci viene proposto in realtà è un aggiornamento, come ci ricordava prima la collega Mancinelli, affronta scelte rilevanti per il futuro della nostra regione, in particolare su due temi centrali: la realizzazione di un nuovo impianto di termovalorizzazione, il termovalorizzatore, e la riorganizzazione della governance del sistema con la proposta di un ATO unico regionale.
Scelte che incideranno profondamente sull'organizzazione del servizio e sui costi che cittadini e imprese dovranno sostenere nei prossimi anni. Quindi: politiche sbagliate, maggiori costi; politiche giuste, minori costi per cittadini e imprese.
Se andiamo ad analizzare la proposta di aggiornamento del piano emergono forti criticità. Su tutte, il ritardo con cui arriva, che rischia di essere già superato dai fatti, come poi dimostrerò con alcuni dati richiamando esempi specifici. Capisco che doveva essere portato a termine nella precedente legislatura e che in prossimità delle imminenti elezioni risultava essere scomodo. Oggi si è vincolati a portare senza modifiche sostanziali questo piano perché potrebbe creare ulteriori problematiche. Si ricordava anche prima, dovendo riavviare la VAS. Lo si fa per le distanze, ma ovviamente mi rendo conto che quando si governa poi ci si trova a dover subire magari gli errori fatti in passato.
Un'altra criticità riguarda la base dei dati utilizzati. Ho fatto riferimento al fatto che alcuni dati sono superati e risultano datati, quindi rischiano di portarci fuori strada. Un esempio concreto lo si può riscontrare con i dati delle discariche del territorio pesarese, che conosco bene venendo da quell'area. Il piano indica una capacità residua nel 2023 di circa 609.000 tonnellate, ma non tiene conto dell'aggiornamento al 31 dicembre 2025 che, in realtà, ci dice che la capacità residua è solo di 141.000 tonnellate. Questo cosa significa? Significa che il fabbisogno reale è più elevato e si rischia di non rappresentare la reale situazione del sistema di smaltimento dei rifiuti.
È bene ricordare, e lo ha già fatto chi mi ha preceduto, gli obiettivi dell'Unione europea che stanno nella direttiva discariche e nel pacchetto sull'economia circolare, che sono molto chiari e, io dico, giusti: 60% di riciclo dei rifiuti entro il 2030, che significa circa l'80% di raccolta differenziata; 65% - quindi 85 - nel 2035; sempre nel 2035 meno del 10% dei rifiuti urbani conferiti in discarica. E’ un impegno importante, non facile, ma tutto questo significa che il sistema dovrà spostarsi progressivamente verso riciclo, compostaggio e recupero energetico.
Per far fronte a questo il piano prevede la realizzazione di un termovalorizzatore dimensionato per circa 370.000 tonnellate annue. E qui manca una vera strategia verso la riduzione strutturale dei rifiuti, il riuso e il riciclo. Sappiamo benissimo che queste sono cose complesse che richiedono anni. Per esempio, vengo da un'esperienza amministrativa nella quale abbiamo ottenuto grandi risultati, ma sono il frutto di anni di politiche, di educazione e di investimenti che hanno portato a quei risultati.
Tornando al termovalorizzatore, riprendo un concetto che sta nell'ordine del giorno sottoscritto da tutti i gruppi di minoranza, il rischio è che non sia la riduzione dei rifiuti a determinare il fabbisogno impiantistico, ma il contrario. E questo è un vero elemento strategico. Il termovalorizzatore, dimensionato per 370.000 tonnellate, è superiore all'andamento della produzione dei rifiuti prevista. Anche su questo manca una riflessione vera. Lo diceva molto bene la collega Mancinelli prima: non c'è un'analisi dei costi, una comparazione, la possibilità di ragionare anche con altri territori e valutare proposte alternative.
Il piano ipotizza anche un costo di realizzazione di 1.000 euro a tonnellata, quindi, ipotizza un investimento tra i 370 e i 400 milioni di euro. Ma è un costo sottodimensionato, sia per la situazione che stiamo vivendo, che ha portato a un aumento dei costi, sia perché, anche tornando a una situazione migliore, non si tornerebbe comunque a quella precedente. E se teniamo conto che passeranno almeno altri dieci anni, tant'è che l'Assessore, mentre qui si ipotizza il 2030, giustamente ha messo le mani avanti dicendo: "Non prima del 2033". Spero di sbagliarmi nell'interesse collettivo, ma temo che anche quella data verrà ampiamente superata e sia un obiettivo fin troppo ottimistico.
Anche gli aspetti relativi alla localizzazione e alla progettazione dell'impianto sono semplicemente accennati e vengono rinviati al nuovo soggetto regionale. Anche qui la storia ci insegna che quando non si fanno scelte chiare sin dall'inizio, i tempi tendono ad allungarsi ancora di più, creando maggiori contrasti e allungando la tempistica.
C'è poi il tema della fase transitoria. Come in tutti i percorsi ci sono fasi transitorie e qui, diciamolo, ci piace "vincere facile" affermando che sarà una fase transitoria lunga. Per garantire continuità al sistema sarà necessario l'ampliamento delle discariche esistenti o la creazione di nuove discariche. Se aggiungiamo che si prevede l'80% di raccolta differenziata entro il 2030, obiettivo che sarà difficilissimo raggiungere, questo richiede anche un'adeguata rete tecnologica e impiantistica.
Non sono richiamati i costi complessivi né le ricadute sulle tariffe per famiglie e imprese. E questo è un elemento che preoccupa moltissimo, se pensiamo anche alle difficoltà che stanno incontrando le famiglie.
Sempre nella fase transitoria si vuole limitare il conferimento in discarica dei rifiuti speciali al 30%. È stato richiamato più volte e la proposta di accoglimento dell'emendamento è una cura palliativa perché, con le tempistiche che si prevedono il problema rimarrà e creerà grossi disagi alle nostre imprese, con aumenti vertiginosi dei costi.
C'è il tema dell'autosufficienza provinciale. Penso che questo sia anche un fatto di rispetto, perché non si può penalizzare chi è stato più virtuoso e ha fatto percorsi… Abbiamo visto che esistono situazioni diverse: territori dove c'è stata lungimiranza politica nella pianificazione e nella programmazione e altri dove questa è mancata. Abbiamo assistito anche a situazioni un po' imbarazzanti, come quella della provincia di Macerata, recentemente riferita a Montefano. Qui devo riconoscere all'Assessore di aver tenuto un comportamento corretto. Ho ascoltato le sue parole nell’incontro e devo riconoscere che ha avuto una posizione conseguente, ed è giusto riconoscerlo.
C'è poi il tema della governance del sistema. Si prevede un unico ambito regionale per l'individuazione del sito, qui c’è la necessità di non spogliare i territori e gli ambiti delle proprie prerogative. Si prevedono quindi dei sub-ambiti. Su questo io ed il collega Caporossi abbiamo presentato una mozione perché, alla luce dell'esperienza, abbiamo visto che gli ambiti non hanno sempre funzionato. Non hanno strutture adeguate e non hanno avuto la capacità, molte volte anche condizionati dalle aziende che avevano più strumenti e che avevano presentato i piani. In alcune realtà, come nel pesarese, non sono state rispettate le tempistiche per l'approvazione dei piani provinciali dei rifiuti, perdendo anche occasioni di investimento.
Velocissimamente, perché il tempo è tiranno, due aspetti. Primo: il recupero di una lacuna grave, cioè la tutela integrale delle aree destinate all'agricoltura biologica, che il piano del 2005 prevedeva e che va assolutamente ripristinata. Secondo: il tema dell'autocompostaggio. Anche qui si richiede una sensibilità maggiore. Su questo torneremo nel mese di settembre.
C'è un’azione verso il compostaggio domestico che non ha avuto un grande successo, ma credo che il ragionamento potrebbe essere esteso alle attività di ristorazione e agli agriturismi, che hanno interesse e che hanno dei disagi. Potremmo dare delle risposte, ma è un tema complesso sul quale potremmo tornare.
In conclusione, non sono contrario alla realizzazione di un impianto di chiusura del ciclo, però questo è un piano, di fatto, datato, che rischia di non conseguire gli obiettivi prefissati, quindi è il modo migliore per non farlo ed i tempi andranno alle calende greche per i ritardi accumulati.
Poiché noi siamo per un piano che faccia veramente delle scelte, ci saremmo aspettati più coraggio, un piano accompagnato da indicazioni più precise e trasparenti sul futuro, in particolare sull'ubicazione dell'impianto.
La dichiarazione di voto la farò poi.
Ripeto: ci saremmo aspettati una proposta più concreta, più fattibile e più consapevole delle difficoltà che si sono accumulate con il ritardo, per cui la perplessità…
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Caporossi.
Michele CAPOROSSI. Grazie, Presidente. Piano tardivo, nasce già vecchio, è privo di reale programmazione. È un'occasione persa, documento che non pianifica. La sua gestazione è durata, come si è detto, 6 anni ed è in ritardo anche rispetto alla data del 30 dicembre 2023 che è stata fissata dal Piano Nazionale Rifiuti nel giugno 2022.
Il piano fissa termini già superati o irrealizzabili. Come dire, il tempo non può essere una variabile indipendente delle cose, invece, in questo caso sembra proprio che sia così. Tutto è sfalsato rispetto alla situazione reale ed è anche disallineato.
Quanto alla governance, la legge regionale n. 24 del 2009, è ancora oggi vigente e prevede appunto cinque ATO. Il periodo di pianificazione va dal 2024 al 2030. L'obiettivo finale: il passaggio dalla discarica al termovalorizzatore a quella data. Un obiettivo che sappiamo già oggi essere irrealizzabile.
Il periodo transitorio 2024-2029 copre l'80% della pianificazione, ma poiché di fatto il termovalorizzatore sarà in esercizio come minimo nel 2035, questo si protrarrà fino a quell'anno senza che il piano dica nulla su come gestire gli anni dal 2030 al 2035.
È un piano disarticolato dalla realtà, che è strutturato per gestire il ciclo fino al 2030, quando i ritardi, l'ansia di prestazione, la politica del rinvio lo hanno reso obsoleto prima della nascita.
Un piano è uno strumento di programmazione strategica e operativa, è lo strumento di pianificazione con cui la Regione definisce indirizzi, obiettivi e azioni per la gestione integrata, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti del proprio territorio.
Questo piano dà solo un indirizzo strategico, il termovalorizzatore, ma obiettivi e azioni non sono sincronizzati e lascia per 10 anni i Comuni in balia di un futuro incerto, al confine dell'emergenza che si profila, che sarà evitabile solo con ulteriori ampliamenti delle discariche esistenti e caratterizzato dall'aumento dei costi di gestione e della TARI.
Questo è solo un piano di transizione, un piano che vive solo una fase, una fase di passaggio a un nuovo sistema, ma sbagliando completamente i tempi. È un piano che scarica sulla futura amministrazione regionale, quella del post 2030, cioè del post Acquaroli, la responsabilità della localizzazione e della realizzazione del termovalorizzatore, perché è facile profetizzare che entro il 2030 non ci sarà nemmeno l'individuazione del sito per l'impianto e che, se ci sarà, verrà con il metodo Montefano, in merito al quale, anche dopo la risposta dell'ATA 3 ai chiarimenti richiesti dall'Assessore, non è stata intrapresa alcuna azione per contestare giustificazioni degne del Mirror Master, il Signore degli Specchi, il celebre personaggio della DC Comics.
È un piano che non dà risposte né ai cittadini, che vedranno aumentare ancora la TARI, né ai Comuni, né alle imprese. Un piano che massacra il settore dell'agricoltura biologica.
È un piano che porterà le Marche all'emergenza rifiuti, alla spasmodica ricerca di ampliare le discariche esistenti o di trovare quella che dovrà risolvere il problema per tutti.
La scelta del termovalorizzatore è condivisibile in linea di principio, non accettabile per la vaghezza su dimensionamento, localizzazione e costi.
Il cuore strategico del piano è il passaggio dalla discarica al termovalorizzatore nella chiusura del ciclo dei rifiuti. Questa scelta di fondo è condivisibile perché è coerente con la situazione del territorio marchigiano e con gli indirizzi normativi comunitari e nazionali, ma non è accettabile così come proposta perché presenta numerose criticità, incongruenze, contraddizioni e lacune.
La prima incongruenza è il disallineamento nei tempi fra quelli indicati dal piano e quelli reali indicati dall'Assessore Consoli, al quale riconosciamo piena onestà intellettuale. Poi ci sono criticità connesse al dimensionamento, alla localizzazione, ai costi dell'impianto, l'inganno della fase transitoria, il rischio di nuove discariche, le inevitabili difficoltà a programmare gli investimenti nel frattempo, senza certezza e senza risorse.
La governance dell'ATO unica è un'illegittimità latente. Il piano introduce l'ATO unico, soluzione condivisibile, ma che contrasta con la legge 24/2009, la quale prevede cinque ATO distinti. Approvare un PRGR basato su un ambito unico a legge invariata espone l'atto a forti rischi di illegittimità, poiché la Giunta non ha voluto affrontare questo problema sollevato con spirito costruttivo dal sottoscritto e dal collega Seri con la mozione n. 50 del 27 febbraio 2026.
Da un lato il piano vuole superare l'articolazione degli ambiti, riscontrando l'incapacità in questi anni di dare attuazione al PRGR nei termini fissati, le carenze organizzative; ma dall'altro, anziché attribuire alla diretta responsabilità della Giunta il delicato procedimento localizzativo del termovalorizzatore, lo demanda a un ATO, l'ente schermo, il paravento dietro il quale gestire scelte a rischio di impopolarità. Insomma, la maggioranza è riuscita a pasticciare anche sul come fare una cosa giusta.
Le criticità nel merito del piano sono tante. Una di queste, che più ha focalizzato il dibattito, è la distanza delle discariche dalle aree residenziali e con funzioni abitative o con funzioni sensibili. Il tema era stato oggetto di diverse osservazioni da parte delle associazioni di categoria già in fase di VAS, tutte motivatamente respinte dalla Regione Marche.
Dopo un anno e mezzo la maggioranza si è accorta che forse quella delle distanze è una situazione ancora da studiare, rimanda ogni decisione a fine anno. Anche qui, incertezza del diritto, paralisi gestionale per gli operatori pubblici e privati del settore. Nel frattempo, chi investirà soldi per studi e localizzazioni di nuove discariche, per le quali i criteri possono cambiare?
Questi ritardi con cui la Giunta Acquaroli affronta i problemi non nascono dal passato, sono tutti interni al procedimento iniziato nel 2021 e a pagarne le conseguenze sono i cittadini marchigiani e le imprese.
La fase transitoria 2024-2029 prevede la riduzione dal 50 al 30% della quota di rifiuti speciali smaltibili nelle discariche degli urbani. Posticipata al 2029 da un emendamento., questa misura penalizzerà comunque le imprese marchigiane per 6 anni, poiché il termovalorizzatore, che avrebbe dovuto assorbire i rifiuti speciali, sarà operativo solo nel 2035, magari. Allo stato dei fatti, la modifica delle percentuali attuali riteniamo faccia solo danni alle imprese.
La relazione del piano, per individuare alcuni criteri di localizzazione, è ampiamente opinabile perché si basa su dati di 15 anni fa, parzialmente attualizzati in un contesto socioeconomico risalente al 2021 che però è già profondamente mutato nel post Covid. L'economia marchigiana è stagnante, il manifatturiero decrescente, molte opere viarie sono in corso, il calo demografico evidente, la popolazione ha aspettative di vita crescenti, i poli attrattori di lavoro stanno cambiando.
Quella della proposta del PRGR è nei fatti una delega in bianco. Sarà fatta una scelta con il metodo Montefano, cioè una scelta arbitraria della maggioranza del momento, per bypassare criteri tecnico-scientifici di comparazione. Se la Regione non ha il coraggio di sconfessare quella modalità di localizzare gli impianti, è chiaro che qualunque studio, a chiunque commissionato e da chiunque realizzato, su basi tecnico-scientifiche e criteri predeterminati, potrà essere stravolto da decisioni politiche, dalla politica che ama scrivere pagine nere di rispetto delle regole, muovendosi in base all'opportunismo, ai diktat di partito, senza nessun rispetto delle regole.
Altra questione: il sovradimensionamento ingiustificato del termovalorizzatore. Un impianto da 370.000 tonnellate annue, 270.000 per urbani, 100.000 per gli speciali. La produzione di urbani nelle Marche nel 2025 è stata di 764.000 tonnellate. La raccolta differenziata è al 72,2%. In Emilia-Romagna nel 2025, su una produzione di 2.970.000 tonnellate di rifiuti urbani con una RD del 79%, la quota avviata a termovalorizzatore è stata di 597.000, pari al 20% della produzione complessiva. Applicando questo modello virtuoso emiliano anche alle Marche, il fabbisogno di termovalorizzazione per i soli rifiuti urbani si ridurrebbe a 152.000 tonnellate. Il dimensionamento proposto appare quindi eccessivo, se si considera la riduzione della produzione di rifiuti alla fonte, un riciclo e un recupero più efficaci, l'introduzione della tariffazione puntuale, tutti obiettivi indicati dal PRGR.
Questi fattori, in un orizzonte al 2035 e non in quello fittizio dato al piano nel 2030, potrebbero ridurre significativamente il fabbisogno effettivo. Se invece fosse necessario un impianto per 270.000 tonnellate di rifiuti urbani al 2035 più 100.000 per i rifiuti speciali, che ci stanno, sarebbe la certificazione del fallimento delle politiche di riduzione alla fonte e di riciclo dei rifiuti urbani, che il piano indica.
La relazione del piano è gravemente lacunosa nell'analisi dei costi e nell'impatto delle sue proposte. Manca, ad esempio, una previsione accettabile per la riconversione degli impianti di trattamento meccanico-biologico. L'idea di compensare i maggiori costi di gestione del sistema aumentando l'ecotassa per lo smaltimento in discarica è irrealistica e comunque non tradotta in una valutazione numerica. Tutto converge verso l'aumento della TARI a carico dei cittadini marchigiani per una transizione che ha un obiettivo condivisibile ma che è fatta navigando al buio.
E ancora, l'agricoltura biologica marchigiana viene massacrata. In palese contraddizione con le politiche regionali di valorizzazione, il nuovo PRGR penalizza le aree a coltivazione biologica. Il PRGR 2015 escludeva, per localizzare impianti di rifiuti e discariche, sia le aree con produzioni agricole di particolare qualità e tipicità sia quelle destinate a coltivazione biologica. Invece il nuovo piano tutela, come fattore escludente, soltanto le aree con produzioni agricole di particolare qualità e tipicità, mentre le aree a coltivazione biologica vengono degradate a mero fattore condizionante, cioè si rischia di mandare in fumo le aspettative di un settore strategico per le Marche che conta 135.000 ettari e 4.200 aziende, che rappresenta il distretto biologico più grande d'Europa, mettendo a rischio investimenti pluriennali e certificazioni acquisite e disincentivando il passaggio dall'agricoltura tradizionale.
Si abbia il coraggio di fare scelte coerenti. La correzione richiederebbe l'aggiunta di sole tre parole al testo. Noi l'avevamo proposta, non è stata recepita.
In conclusione, il giudizio complessivo sulla proposta di piano non può essere positivo. Il termovalorizzatore è una soluzione che è stata definita sbagliando modi, tempi e strumenti. Il piano presenta un vuoto temporale di pianificazione enorme. L'orizzonte formale è il 2030, ma la realtà si pianifica fino al 2035, senza però che il documento sia stato adeguato a questo scarto.
Il modello di governance è solo annunciato: la transizione all'ATO unico, che è nel presupposto, non è ancora realizzabile in mancanza di una legge che dovrebbe precedere la deliberazione amministrativa.
I costi per i cittadini non sono quantificati, ma sono certo crescenti per ammissione esplicita. Il dimensionamento del termovalorizzatore è discutibile, la sua localizzazione è delegata in bianco. La tutela delle imprese e delle filiere produttive è stata indebolita anziché rafforzata.
Tutti nodi irrisolti nella Giunta Acquaroli. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Sappiamo bene che le scelte pianificatorie in tema di rifiuti devono essere coerenti con le disposizioni europee, nazionali e con i conseguenti obiettivi che impongono una riduzione drastica del conferimento in discarica a vantaggio dei processi di economia circolare, tanto che entro il 2035 il conferimento in discarica dovrà essere ridotto fino ad un massimo del 10% del totale dei rifiuti prodotti, mentre almeno il 65% dovrà essere avviato a preparazione per riutilizzo e riciclo.
In sostanza, come riportato nel nostro ordine del giorno, la politica europea sui rifiuti è inoltre fondata su un principio chiaro e giuridicamente vincolante: la gerarchia della gestione. Prima viene la prevenzione della produzione dei rifiuti, poi il riuso, quindi il riciclo, in seguito il recupero energetico e solo in ultima istanza lo smaltimento.
Su questi aspetti il piano è assai carente, in quanto sotto il profilo previsionale la riduzione dei rifiuti appare più come effetto della mancata crescita, anziché della messa in campo di strategie attive, coerentemente con gli obiettivi nazionali ed europei di economia circolare.
Inoltre, sempre come puntualmente riportato nel nostro ordine del giorno, la concreta realizzabilità degli obiettivi di incremento della raccolta differenziata e del riciclo è compromessa dall'assenza di una strategia strutturata che dovrebbe includere risorse adeguate, strumenti operativi, politiche di prevenzione e azioni culturali, invece del tutto assenti.
Sul punto il piano è anche incoerente e contraddittorio perché la prevista riduzione dei rifiuti contrasta con la previsione del termovalorizzatore che per sostenersi, avrà bisogno di più rifiuti.
In questo piano non c'è visione, strategia e prospettiva, né misure economico-finanziarie e organizzative per sostenere le azioni previste, tra l'altro insufficienti e la stessa relazione tecnica è all'evidenza orientata e piegata a giustificare le suddette criticità.
Il tutto sembra appunto sia finalizzato a giustificare il termovalorizzatore che appare la sola alternativa possibile ed è proprio la scelta di attribuire ad esso un ruolo centrale nel nuovo piano che orienta il sistema regionale verso il recupero energetico e lo smaltimento finale, anziché verso la riduzione strutturale dei rifiuti, attraverso il riuso, il riciclo e la prevenzione.
Il termovalorizzatore, in questa impostazione, neanche rappresenta una - pur inaccettabile secondo me - soluzione residuale e subordinata, ma diventa l'asse attorno a cui ruota il piano. Ed è esattamente questo l'errore inaccettabile e inemendabile.
E questa è una scelta per la quale il Piano regionale dei rifiuti nasce morto. Nasce morto in quanto prevede un termovalorizzatore che invece non si farà mai perché non sostenibile sotto il profilo ambientale, economico, organizzativo ed anche giuridico-istituzionale.
Questo la Giunta regionale, proponendo il piano, lo sa bene, tanto che nel proporlo pare si sia ispirata, più che alla massima "exitus acta probat", "il risultato giustifica l'azione", alla speranza del "ognun vede quel che tu pari, pochi sentono quel che tu sei", direbbe Machiavelli. Oppure alla citazione "chiacchiere e distintivo", ben recitata da Nobili in quest'Aula.
E noi ci siamo sforzati di andare invece, con l'ordine del giorno unitario, alla vera essenza e natura del piano, anziché limitarci alla sua apparenza. Nell'essenza dell'impianto pianificatorio al nostro esame non è la riduzione del rifiuto a determinare il fabbisogno impiantistico, ma il fabbisogno impiantistico a orientare implicitamente le politiche di gestione dei rifiuti e questo è ben scritto nel nostro atto.
Da questo ne deriva l'insostenibilità perché, in questa prospettiva e prospettazione, il piano al nostro esame non prova, per quanto riguarda il termovalorizzatore, in modo inoppugnabile, come dovrebbe essere, la sua effettiva convenienza e sostenibilità economico-finanziaria e, per quanto riguarda l'ambiente, la piena coerenza con gli obiettivi di economia circolare in precedenza richiamati. Anzi, risulta evidente il contrario ed anche per questo, per quel che mi riguarda, vi è una ferma contrarietà.
Altro errore che comprova altresì la scarsa disponibilità di questa Giunta ad assumersi le necessarie e proprie responsabilità, non disdegnando di incorrere in evidenti illegittimità, è il rinvio all'ATO unico di tutte le questioni connesse al termovalorizzatore, a partire dall'individuazione del sito, dimenticando che i poteri di decidere sull'impiantistica e sul sito in cui realizzarla appartengono alla legge e possono essere attribuiti solo ed esclusivamente dalla legge.
E su questo, in disparte il rilievo che anche la previsione dell'ATO unico spetta alla legge e non all'atto amministrativo quale è il piano, riteniamo che la legge regionale della governance avrebbe dovuto precedere o quantomeno essere contestuale al piano dei rifiuti invece di seguirlo, anche perché non può un piano, anche per la gerarchia delle fonti, prefigurare la volontà del legislatore regionale che si deve formare all'interno dei previsti iter procedimentali. Perché è la legge sulla governance che deve innanzitutto disciplinare la materia della gestione integrata dei rifiuti e al piano spetta di attuarla.
In merito salta all'occhio quanto diversamente fatto nella scorsa legislatura per la legge di riordino del sistema sanitario regionale che ha preceduto il piano socio-sanitario regionale.
Nè viene in soccorso il farraginoso, confuso, insostenibile regime transitorio previsto nelle more della costituzione e della piena operatività della nuova autorità regionale.
Il meccanismo previsto per l'avvio, con atti amministrativi, delle attività strategiche del piano sarà, come tale, causa e fonte di contenziosi, inefficienze ed inefficacia, allungamento a dismisura dei tempi e quindi di paralisi totale, perché lo svolgimento delle attività di coordinamento operativo previste non potrà prescindere dalla normativa regionale vigente, di cui alla legge 24 del 2009, il cui articolo 2 prevede, tra l'altro, un tavolo tecnico istituzionale che dovrà essere costituito dalla Giunta regionale, previa determinazione delle forme di concertazione e di consultazione. Non si potrà prescindere dalla normativa regionale vigente all'interno della quale dovranno operare le ATA provinciali e con detta normativa in alcun modo il piano potrà andare in contrasto e/o derogare. Per questo nasce morto. Anche per questo.
Anche la messa a disposizione delle risorse, senza lo scudo della legge, per lo svolgimento di studi e analisi per la localizzazione degli impianti potrà essere fonte di responsabilità erariale, con la conseguente resistenza all'emanazione degli atti necessari da parte dei dirigente e funzionari preposti, che non possono assumere responsabilità che competono alla politica, che nella fattispecie le deve esercitare attraverso lo strumento legislativo.
Il tempo stringe, come dicevamo. Abbiamo condiviso un ordine del giorno per impegnare la Giunta a riscrivere il piano su punti ben determinati e motivati. Se la Giunta non lo farà, troveremo il modo per riportare intorno ad essi l'attenzione del Consiglio regionale. Lo faremo nel DEFR, lo faremo in occasione della discussione della legge che dovrete portare, lo faremo, perché questo è un piano da riscrivere totalmente e, soprattutto, questa riscrittura deve essere preceduta o almeno accompagnata da una contestuale legge regionale che disciplini la governance e nel contempo disciplini, con precetti chiari, la gestione integrata dei rifiuti coerentemente alle disposizioni europee e nazionali e in armonia con i principi costituzionali della Repubblica e con i principi statutari della Regione Marche, così come recentemente riaffermati ed in base ai quali la Repubblica e quindi, nell'occasione, la Regione Marche tutela l'ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell'interesse delle future generazioni.
Questo non è solo un dovere, ma un obbligo al quale il legislatore regionale dovrà attenersi, escludendo innanzitutto, prioritariamente e perentoriamente, la previsione di un termovalorizzatore.
Signor Presidente, aggiungo, lo sapranno i colleghi, che quando proposi la modifica dello Statuto regionale, dove abbiamo inserito che “la Regione tutela l'ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell'interesse delle future generazioni e le attività economiche dovranno svolgersi non in contrasto con questa tutela dell'ambiente”, che abbiamo approvato qui all'unanimità su mia proposta, io a quel tempo, come sanno bene i colleghi che erano con me, tra cui il Consigliere Mastrovincenzo, pensavo proprio a questa idea, diciamo, bislacca, se vogliamo definirla così, di realizzare un termovalorizzatore nella nostra regione. Non è sostenibile, non lo è sotto il profilo ambientale, economico, organizzativo. Non lo è. Quindi dobbiamo abbandonare questa idea anche per fare chiarezza.
Per fare chiarezza e per far quietare l'allarme che inevitabilmente si è determinato su tutto il territorio regionale, che non può stare appeso a questa attesa rispetto ad un evento che, tra l'altro, mai si potrà realizzare.
Presidente, chiedo l'autorizzazione a consegnare l'intervento scritto che avevo preparato, ma che purtroppo non ho potuto declinare tutto per ragioni di tempo. Se lei mi autorizza.
PRESIDENTE. Assolutamente sì, Consigliere. Prego.
Ha la parola il Consigliere Ausili.
Marco AUSILI. Bene, Presidente. Qualche considerazione rapida, di natura forse più politica che tecnica.
Non condividiamo quello che abbiamo sentito finora dalla sinistra. Riteniamo invece che siamo davanti a una delle riforme strutturali che questi Governi Acquaroli, che si sono succeduti, hanno portato avanti su questo territorio.
Consigliera Mancinelli, un atto che è di natura programmatoria. Voi da anni qui confondete la natura degli atti programmatori o di gestione e ci fate un po' apposta per mescolare le acque. È evidente che questo è un atto che ha la dimensione non di seminario universitario, come abbiamo sentito, ma di vero e proprio atto di natura programmatoria, al quale evidentemente conseguono poi altri atti.
E’ un atto però con dentro delle scelte politiche evidenti. Lei dice: "Manca la politica", ma la scelta di mettere nero su bianco che un termovalorizzatore va fatto è una scelta politica. Per fare quindi riforme strutturali come questa servono le scelte politiche, serve la determinazione, serve la stabilità, serve la compattezza delle forze politiche di maggioranza, come stiamo dimostrando per l'ennesima volta di poter interpretare.
Una riforma strutturale che si aggiunge alle altre che i Governi Acquaroli hanno portato avanti. Pensiamo a quella di Asur, pensiamo alla legge regionale urbanistica, pensiamo a come è stato riformulato il piano delle infrastrutture. Guardiamo ad una Regione che sta andando verso un ammodernamento, a nostro avviso. Un ammodernamento che è urgente.
Lei dice: "Se va bene ci sarà tra 15 anni questo termovalorizzatore". Ma perché allora in altre Regioni addirittura hanno chiuso i termovalorizzatori vecchi per aprirne di nuovi? Forse vuol dire che 10, 15, 20 anni fa qualcuno una scelta politica di fare un termovalorizzatore l'ha presa.
Perché chi ha governato per tanti anni questa Regione, che dal 1970 si è instaurata, non ha preso scelte di questo tipo? E allora decenni persi noi vediamo, mentre altre Regioni hanno corso. E per fortuna che qualcuno interviene per portare ad uno stato di modernità questa regione.
Trentasette impianti di termovalorizzazione esistono in Italia. È un investimento per lo sviluppo, un'attenzione alle imprese. La produzione di energia elettrica e termica potrà ridurre i costi di approvvigionamento energetico. Anche la questione delle dimensioni delle ATO, quando nella stragrande maggioranza delle Regioni si hanno ATO che sono regionali o sovraprovinciali, è un elemento di ammodernamento.
Le Marche, con questo piano, cominciano a mettere anche in ambito di rifiuti al sicuro il proprio futuro e questa è una cosa che riguarda le future generazioni. Le scelte che si stanno prendendo qui e tratteggiando qui in questo piano hanno a che fare con le generazioni future e mettono al sicuro anche i Governi futuri. Al di là di chi governerà questa Regione, centrodestra o centrosinistra, si mette al sicuro una Regione quando la si protegge da possibili rischi.
Lei viene qui a dire, Consigliera Mancinelli, che forse la convenienza di un termovalorizzatore non c'è, è meglio acquistare fuori Regione questo servizio. Ancora, ancora dobbiamo ridurre l'immagine e la forza di questa Regione, cancellandone l'autonomia anche in questo ambito?
La situazione attuale ci espone a dei rischi. Ci espone a dei rischi perché c'è una evidente insufficienza che crescerebbe, se questo piano non approverà, in quanto a smaltimento e quindi la necessità di ricorrere a nuove discariche, evidentemente, se questo piano non si approverà.
Il rischio è l'apertura di procedure di infrazione, con conseguente anche erogazione di sanzioni, oppure la possibile interdizione conseguente dai fondi europei.
Quanti rischi questa Regione corre se non si prendono delle decisioni? Quei rischi che hanno portato la Regione Marche ad assumere la natura di Regione in transizione, quello che abbiamo ereditato dalle precedenti Giunte regionali.
La situazione di partenza, si consegna una Regione in ritardo in ambito di gestione rifiuti. Lei dice ritardo di piano, ma più che ritardo di piano qui si parla di un ritardo di sistema. Un ritardo di sistema, come dicevo prima, che è stato causato nei 20, 30, 40 anni precedenti. Guardo ad altre Regioni dove un'impiantistica invece è sorta nel tempo.
Il ritardo dell'impiantistica ha portato problemi nella massimizzazione del riciclo, nella mancanza della gestione del rifiuto indifferenziato, mancanze nello smaltimento finale. Tutti i problemi che si sono prodotti a causa di questo ritardo che si è accumulato nel tempo, mica in questi mesi.
Frammentazione degli ambiti territoriali. Anche qui, questa frammentazione, lei lo sa bene, ha portato anche dei ritardi nella pianificazione delle nostre ATA e oltre a una frammentazione dell'affidamento di gestione. Quindi, una situazione di partenza molto problematica che andava sanata, una situazione attuale, oltretutto, che ci espone ai rischi che ho detto prima.
La questione ambientale. Qui alcuni di voi tanto puntano su quello, ma certo anche noi. ma non si può andare in giro a dire che il riuso e il riciclo bastano per raggiungere gli obiettivi che l'Unione Europea ci dà. Questa è ideologia.
L'ideologia astratta, scollegata dalla realtà, distrugge i territori, distrugge le famiglie e distrugge le imprese. È evidente che bisogna mettere insieme le cose: il riuso, il riciclo, la prevenzione, ma anche quello che questo piano dice.
Badate bene, c'è una gerarchia, è vero, c'è una gerarchia, lo dite anche voi, ma nella gerarchia la termovalorizzazione viene prima della discarica, se la leggiamo bene.
E allora finalmente vediamo puntare anche in questa regione su impianti di termovalorizzazione, ma anche su azioni ben chiare: sulla prevenzione, sul riciclo e sul riuso. Ma lo abbiamo letto questo caspita di piano? Lei dice che mancano le azioni da mettere in campo. C'è una metà di piano che parla di azioni da mettere in campo. Ci sono azioni di formazione e comunicazione sul tema della riduzione, riutilizzo e raccolta rifiuti, a sostegno della prevenzione, massimizzazione del recupero e del riciclaggio. Poi si danno degli obiettivi in quella parte lì, poco letta evidentemente: l'obiettivo che al 2030 bisogna raggiungere l'80% riguardo alla raccolta differenziata oppure, al 2030, il 100% della popolazione con la tariffa puntuale. Strumenti che vanno nella direzione di un'attenzione a quella parte del ciclo dei rifiuti che è la prevenzione. Ripeto, non possiamo andare sui territori a dire che quella parte lì basta, mentre altre Regioni corrono e fanno meglio di noi.
Allora, l'impianto di termovalorizzazione e chiudo. Cosa abbiamo sentito dire? Non ho ben capito qual è la posizione del centrosinistra a riguardo.
La Consigliera Mancinelli a un certo punto dice che forse non ci sono obiezioni di principio; per fortuna il Consigliere Caporossi, sento dire, che non ci sono obiezioni di principio sull'impianto di termovalorizzazione; poi viene il Movimento 5 Stelle che dice che invece è un problema di principio farlo.
Ma ancora il PD deve legarsi evidentemente a questo Movimento 5 Stelle su queste tematiche, mentre il mondo della produzione in questa regione e le nostre famiglie aspettano risposte in questo ambito, Poi andate a firmare anche degli ordini del giorno insieme. Come fate con il gruppo “Marche Vive” a firmare lo stesso documento quando “Marche Vive” dice che un impianto del genere si potrebbe fare e voi no? Non lo so, siamo veramente allibiti.
Come sono allibito davanti all'utilizzo di questo termine beffardo che lei usa, Consigliera Mancinelli: "l'astronave". Pare prenderci in giro, no? Forse l'astronave dei marziani che vi porta ancora su Marte. Ma caspita, quando usate questo termine, "marziani", è evidente che andate a offendere mica solo noi, ma tutta quella schiera di associazioni di categoria, di mondi che guardano con aspettative alla creazione di questo tipo di impianto.
Un impianto fra 15 anni? Poteva essere fatta prima la scelta, forse. E’ dal 1970 che esiste questa Regione. Altre Regioni hanno chiuso i vecchi e aperto i nuovi impianti.
Vi saluto, ma spero che nei prossimi mesi si faccia questo, cioè che non si rincorrano sul tema del termovalorizzatore le preoccupazioni legittime dei territori, mi pare che solamente questo sapete fare. Guardiamo a Corinaldo, dove non c'è assolutamente traccia di un termovalorizzatore e già andate a dire che siete voi i paladini che consentiranno a quel territorio di non vedere installato lì un impianto del genere.
Non rincorrete queste preoccupazioni. Anzi, aiutateci ad andare in giro nei territori a spiegare le motivazioni e i possibili benefici che un impianto di termovalorizzazione potrebbe portare. Credo che questo possa essere un'espressione di maturità politica, anziché continuare a fare solamente ideologia astratta o continuare a fare qualche cosa di demagogico.
La localizzazione è una questione seria, sarà una questione gestita sicuramente dal centrodestra, nel corso degli anni ancora per 5-10 anni, ma è una procedura lunga che prevede vari step.
Allora, non andiamo adesso in giro a creare preoccupazioni o tensioni, ma aiutiamo invece ad avere un dibattito serio e approfondito sui territori.
Nell'aggiungere questi auspici, io ringrazio tutti coloro che hanno lavorato a questo piano: gli Assessori che si sono succeduti, il Presidente Acquaroli, la III Commissione, tutti i colleghi di maggioranza e minoranza che vorranno aggiungere qualcosa di positivo e serio al dibattito.
Permettetemi qualcosa di irrituale, ma mi piace farlo perché era una persona, credo, stimata da tutti, ha collaborato con tante amministrazioni della nostra regione. Una persona che è riuscita in qualche modo a rendere questa materia che, francamente, scusate, dal mio punto di vista è poco entusiasmante, un racconto avvincente. Questa persona è Emanuele Quercetti, che ci ha lasciato da qualche tempo. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Intanto vorrei rassicurare chi mi ha preceduto. Nessuna ideologia, nessuna volontà di far soffrire le famiglie e le imprese. È soltanto un approccio diverso ai temi della tutela ambientale.
E vorrei anche rassicurare il Consigliere Ausili, che ora è uscito. Capisco che alla maggioranza dia fastidio la compattezza della minoranza, dia fastidio che l'opposizione, che voi immaginavate si potesse dividere, invece abbia trovato un punto di equilibrio in un documento unitario che mette nero su bianco le debolezze di questo impianto, di questo Piano regionale di gestione dei rifiuti.
Noi non mettiamo in discussione il lavoro tecnico che è stato svolto dagli uffici, mettiamo in discussione la scelta politica che sta alla base del piano. Una scelta, mi si consenta, priva di coraggio, vecchia nel momento stesso in cui viene approvata e incapace di indicare alle Marche una vera strategia di economia circolare, perché un Piano regionale dei rifiuti non serve semplicemente a stabilire dove collocare gli impianti o come chiudere il ciclo dello smaltimento, perché prima ancora di chiederci come smaltire i rifiuti dovremmo chiederci come produrne meno. E’ la domanda a cui il documento di cui discutiamo oggi non riesce a rispondere.
È stata citata più volte l'Europa, le normative che prevedono una gerarchia nella gestione dei rifiuti. Ed è qui che emerge il grande limite del piano, perché, leggendo attentamente il documento, ci si accorge che il vero asse attorno al quale ruota l'intera pianificazione non è la gerarchia prevista dalle normative europee, non è la prevenzione, non è il riuso, non è il riciclo, non è la tariffazione puntuale, non è la responsabilità estesa del produttore. Il vero baricentro del piano è un grande impianto di incenerimento con recupero energetico, definito attraverso la formula apparentemente neutra di "impianto di chiusura del ciclo", che è previsto come infrastruttura strategica regionale.
In altre parole, il piano non costruisce il fabbisogno impiantistico partendo dalla riduzione dei rifiuti. Compie l'operazione opposta: definisce prima l'impianto e successivamente organizza il sistema affinché quell'impianto possa funzionare.
E l'ordine del giorno a cui si rifà l'intera minoranza mette in evidenza proprio questa criticità. Il piano attribuisce al termovalorizzatore un ruolo centrale, mentre le politiche di prevenzione, riuso e riciclo rimangono prive di strumenti vincolanti e di un cronoprogramma operativo.
E’ evidente che il vero investimento strategico previsto dalla Regione è il grande impianto di recupero energetico, ma, chiamiamolo con il suo vero nome, è un inceneritore.
L'espressione "termovalorizzatore" non identifica una tecnologia diversa dalla combustione dei rifiuti, indica un inceneritore nel quale si cerca di recuperare una parte dell'energia prodotta, ma il recupero dell'energia non cancella la combustione, non elimina le emissioni e non fa scomparire i residui del processo.
E poi c'è una questione non banale. Un investimento di queste dimensioni doveva essere accompagnato da un'analisi economica approfondita. Stiamo parlando di un'opera destinata a condizionare il sistema marchigiano per almeno 30 anni, un'infrastruttura che richiederà centinaia di migliaia di milioni di euro, che inciderà sulle tariffe pagate da cittadini e imprese, che dovrà essere gestita secondo un preciso modello industriale.
Eppure il piano non offre risposte adeguate alle domande fondamentali. Chi costruirà l'impianto? Con quali risorse? Sarà interamente pubblico? Sarà affidato a un soggetto privato? Sarà una società mista? Con quali garanzie affinché un servizio pubblico essenziale non venga orientato esclusivamente da logica e direttività economica? Sono domande che considero tutt'altro che marginali e da queste risposte dipende l'intero equilibrio economico del sistema. Ma questo piano rinvia tutto alle fasi successive ed è difficile comprendere come possa essere approvata una scelta strategica senza conoscere il suo modello economico.
Ancora più sorprendente è l'assenza di una vera analisi comparativa. Occorreva confrontare scenari alternativi perché, senza un confronto tra scenari, non possiamo sapere se la soluzione proposta rappresenti davvero quella economicamente più efficiente.
Poi c'è un altro tema decisivo che è stato accennato negli interventi che mi hanno preceduto. Questo impianto prevede una capacità di circa 370.000 tonnellate annue, di cui 100.000 di rifiuti speciali. È una dimensione davvero rilevante ed è evidente che non si sta progettando un impianto destinato esclusivamente a risolvere il problema del rifiuto urbano residuo prodotto dalle famiglie marchigiane.
Si sta progettando un grande polo di combustione che, per mantenere la capacità prevista, dovrà essere alimentato anche attraverso consistenti flussi provenienti dalle attività produttive.
Parliamo di un impianto enorme che dovrà essere alimentato per decenni ed è qui che nasce il rischio del lock-in. Una volta investiti centinaia di milioni di euro, sottoscritti i contratti e organizzata l'intera rete regionale attorno all'inceneritore, il sistema avrà bisogno di una quantità costante di rifiuti da bruciare.
Questo significa che il successo delle politiche di prevenzione, paradossalmente, potrebbe trasformarsi in un problema economico per il gestore dell'impianto. È una contraddizione evidente.
Se davvero nei prossimi anni riusciremo a ridurre drasticamente il rifiuto residuo, come auspichiamo tutti, da dove arriverà la quantità necessaria a mantenere in equilibrio un impianto di queste dimensioni? Il piano non affronta questa domanda.
Il rischio non è soltanto costruire un inceneritore, il rischio è costruire un modello economico che finisca, inconsapevolmente, per avere interesse alla permanenza del rifiuto anziché alla sua progressiva scomparsa.
E’ esattamente questa la logica che l'Europa, con il nuovo piano d'azione per l'economia circolare, sta cercando di superare.
Ma poi c'è un altro elemento che è stato quasi completamente rimosso, ma che un piano regionale avrebbe avuto il dovere di affrontare con chiarezza. Un inceneritore non elimina i rifiuti, li trasforma, riduce certamente il loro volume, la loro massa, ma produce a sua volta ingenti quantità di residui che dovranno essere gestiti, trattati e, in parte significativa, smaltiti. Eppure il piano a questo non dedica l'attenzione che meriterebbe.
Un'altra domanda, perché questo piano è veramente evasivo su una serie di temi fondamentali: qual è il modello di governo del servizio pubblico che nasce da questa scelta? Qui entra in gioco la scelta dell’ATO unico regionale, una scelta che considero molto più importante di quanto il dibattito pubblico abbia lasciato intendere.
Io non sostengo che l'attuale frammentazione rappresenti il modello ideale. È evidente che una pianificazione regionale richieda un livello di coordinamento più elevato rispetto al passato. Ma una cosa è rafforzare il coordinamento, ben altra è concentrare il governo dell'intero ciclo di rifiuti in un unico organismo, senza definire con precisione le regole attraverso le quali esso eserciterà i propri poteri. Il piano rinvia a procedimenti successivi la disciplina della governance, rinvia le modalità di funzionamento, rinvia gli equilibri tra Regioni e Comuni, rinvia le modalità decisionali, rinvia perfino alcuni aspetti essenziali della programmazione.
Francamente credo che questo rappresenti un limite. Questo piano non sceglie, questo è un piano che rinvia.
E qui veniamo a un'altra questione. Vengono rinviate proprio, anzi, la questione è sempre la stessa, declinata in termini diversi, le decisioni che consentirebbero a questo Consiglio di valutare compiutamente la bontà della scelta.
Oggi ci viene chiesto di approvare il modello senza conoscere ancora tutti gli elementi essenziali del suo funzionamento, perché il Consiglio regionale è chiamato ad approvare un modello organizzativo senza sapere effettivamente come funzioni l'organismo destinato ad attuarlo e questo, dal punto di vista della buona amministrazione, pone un problema molto serio.
Dobbiamo affrontare anche un'altra questione, che è quella che, mentre noi discutiamo dell'inceneritore, che non sappiamo come e quando entrerà in funzione, il piano dà una risposta immediata attraverso le discariche.
La delicatezza politica di questo tema è evidente. Basta osservare le tensioni istituzionali sorte attorno alla ricerca e all'ordine dei possibili siti nel territorio maceratese.
La nostra posizione deve essere chiara e responsabile. Noi non diciamo che domani mattina sia possibile chiudere tutte le discariche. Allo stato attuale una quota di rifiuti residui deve essere ancora smaltita in discarica. Negarlo sarebbe poco serio, ma questo non significa rinunciare a una strategia che riduca ogni anno, in modo misurabile e vincolante, la quantità destinata allo smaltimento.
La scarsità delle volumetrie può e deve creare responsabilità, spingere verso la prevenzione, il riuso, la tariffazione puntuale, la migliore raccolta differenziata, il recupero di materia e il trattamento più efficiente degli scarti, non come generici obiettivi, ma con risorse, responsabilità e scadenze annuali.
Allora, noi crediamo che questo piano sia da bocciare e Alleanza Verdi e Sinistra, in modo molto convinto, voterà contro perché riteniamo che la nostra Regione con questo piano perda un'occasione storica. Le Marche avrebbero potuto diventare un laboratorio …
PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente.
Faccio un piccolo intervento, non per una mancanza di interrogazioni sulla sanità, perché mi mancava parlare, ma perché sento di dover intervenire sul tema, in quanto per quasi 11 anni sono stato Sindaco di una città che ha una importante discarica, che è stato un tema ricorrente negli 11 anni, anche in quelli che mi hanno preceduto, rispetto alla nostra comunità.
Ad alzare la raccolta differenziata ci puntiamo tutti, anch’io personalmente. È passata dal 51% a circa il 70%, forse qualcosa in meno, 68%, con grandi investimenti. Non è facile arrivare, soprattutto in un territorio come il nostro, parcellizzato, con tanti piccoli Comuni, tante frazioni. Non siamo nella Pianura Padana, coi grandi agglomerati, di questo ne dobbiamo essere consapevoli.
E quindi noi dobbiamo spingere sulla differenziata, però dobbiamo essere anche pragmatici, siamo amministratori, dobbiamo sapere che un limite c'è o ci sarà.
Il tema delle discariche è un tema veramente asfissiante sui territori. Bene o male, in questi anni ho avuto la fortuna di avere un territorio "anche compromesso". Bisogna portare ovviamente investimenti su investimenti per far sì che una discarica sia accettabile dal punto di vista ambientale. Non si finisce mai: il tema del percolato, delle emissioni d'origine, il tema delle movimentazioni. È all'ordine del giorno nelle comunità, il tema di tutto il ciclo dell'organico. Fortunatamente sarà un biodigestore e questo potrà aiutare il tema del ricircolo, appunto. Ma quello ci può essere perché sono arrivati 30 milioni di euro dal PNRR, sennò i piani industriali non lo consentono, a meno che la tariffa la riversi tutta sui cittadini e questo sarebbe impossibile.
Onestamente, in tutta coscienza, avendo visto questo e avendo visto, lo voglio dire, anche le sofferenze di altri territori, perché nei primi 5 anni da Sindaco - non sto dicendo: "5 anni in cui c'era un'altra amministrazione regionale". No, perché queste cose vengono da lontano - abbiamo dovuto ospitare per un periodo i rifiuti dell'ascolano, con un importante impegno. Poi, finita l'emergenza dell'ascolano, perché si è riusciti in qualche modo ad ampliare prima Sormonto, Geta, poi Relluce, ha cominciato il maceratese. E perché? Perché lo sappiamo anche adesso. Anche l'anconetano però, per un motivo diverso, per la rottura del TMB, per cui a un certo punto sono stati portati i rifiuti al trattamento presso il nostro, con un movimento di camion che andavano, venivano e impattavano. Perché questo è all'ordine del giorno se si va avanti con la prospettiva che la discarica è la soluzione. Diciamolo, per quanto vogliamo migliorare il ricircolo, la possibilità della differenziazione, un territorio come il nostro non potrà mai superare alcuni livelli e quindi le discariche continueranno a essere fondamentali. Ma l'impatto delle discariche, io ve lo dico, è maggiore rispetto, se si prendono complessivamente tutte le discariche, a quello di un inceneritore. Diciamocele queste cose. Tecnicamente così. Non può essere invertito questo ragionamento, a meno che non diciamo che riusciremo a fare il rifiuto zero, ma lo sappiamo che non è così. Siamo amministratori, alcuni di noi sono stati Sindaci, lo sappiamo che non è così, che non sarà mai possibile.
Quindi dico una cosa: nessun piano è perfetto, ovviamente, sicuramente ci saranno altri passaggi importanti da fare. Ma qui una scelta forte viene fatta, che è quella del termovalorizzatore che, in prospettiva, libererà molti territori, molti nostri territori, dalla difficoltà della discarica. Perché la gestione della discarica è un tema che non finisce mai, è un tema di una delicatezza sottile. Se devo ritenermi soddisfatto e in qualche modo fortunato, anche con il sostegno della Provincia, ovviamente, della Regione che c'era, è di aver portato avanti indenne per 11 anni una discarica molto importante. Non è facile, l'ho detto, l'ho riconosciuto. Certo, impegno, qual era? Che la comune prospettiva che vada bene.
Anche perché, lo dico, alcuni territori se lo ricordano ancora, quando comincia il turismo del rifiuto, cioè portarlo con i trasporti fuori provincia, a volte fuori regione, sono ulteriori costi su costi che vanno sempre sui cittadini dei territori.
Mettiamoci in testa una cosa che è ineludibile l'inceneritore. Poi possiamo discutere dove, con quali tecnologie, per quali portate, con quale piano industriale. Su questo sono d'accordissimo, ma è ineludibile. Quindi, il piano oggi ci indica questa prospettiva e già solo per questo credo che sia un piano molto importante per la nostra regione.
Ringrazio il collega Consoli che, su un letto di uova, perché il compito non è facile, è riuscito a portare in Aula questo piano, che mi auguro possa essere approvato. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Borroni.
Pierpaolo BORRONI. Grazie, Presidente. Devo dire di essere molto soddisfatto perché in questi anni di Consiglio regionale ho visto tante situazioni, che venivano dagli anni passati, che finalmente stanno arrivando a soluzioni, che io ritengo concrete e scelte politiche fondamentali.
È stato svolto in III Commissione un grande lavoro, anche all'interno dei nostri gruppi consiliari. Nella nostra maggioranza c'è stato un dibattito anche acceso. Abbiamo parlato tra di noi e siamo arrivati a una conclusione concreta e a delle scelte chiare.
Faccio i complimenti al collega Marconi per l'intervento che ha fatto, che è stato puntuale. Devo dire che lui rappresenta anche un po' la memoria storica che, per esempio, ad alcuni di noi manca, perché la sua lunga appartenenza a quest'Aula ci dà anche dei ricordi importanti da avere.
Mi dispiace constatare che, dalla parte del Partito Democratico, il Capogruppo Mancinelli abbia fatto solo polemica, invece di essere propositiva nei confronti dell'Aula e dei marchigiani. Ma di questo ne parleremo per tempo.
Oggi ci troviamo davanti un piano che è incentrato alla praticità, al pragmatismo e alla concretezza, che sono dei fattori che per molti anni in quest'Aula non si sono verificati.
La massimizzazione del riciclo. Questo è uno degli indirizzi principali che diamo perché riciclare è fondamentale, il più possibile, in base anche alle direttive delle norme europee. E una minimizzazione del ricorso alla discarica, che deve essere uno degli obiettivi principali per riuscire finalmente a non ledere ancora il nostro territorio con le discariche, di cui siamo sostanzialmente pieni. Anche altre regioni hanno situazioni simili, quindi bisogna correre ai ripari.
Tra le scelte che si dovevano fare e che si fanno nel piano, il punto principale è politico: chi vuole il termovalorizzatore e chi non lo vuole. Noi lo vogliamo.
Un termovalorizzatore che ha fatto, che ha dato e che darà alle Marche una direzione precisa, uno da 370.000 tonnellate. Una riforma del quadro di gestione che darà un ambito regionale unico, un piano d'ambito regionale che darà finalmente a tutte le Marche uno sguardo unitario, ovviamente sopra le cinque ATA.
Vorrei leggere con voi quattro righe perché, come ha detto giustamente il Consigliere Marconi, magari qualcuno il piano neanche lo ha letto e ne parla. Voglio leggere con voi queste quattro righe, che sono del punto 24.1 "Indirizzi ottimizzazione gestionale. Ne deriva che solo considerando e utilizzando la capacità di smaltimento residua nel complesso, con un approccio globale a scala regionale unitaria, sarà possibile ottimizzare gli abbancamenti e far fronte ai bisogni nel periodo di vigenza del piano senza dover realizzare nuovi impianti di discarica". E questo è fondamentale per la nostra Regione, per tutte i nostri ATO e per tutto il nostro territorio, anche il nostro ATO 3 ha avuto un po' di difficoltà. E’ oggettivo, perché la discarica non la vuole nessuno, perché le decisioni negli anni non sono state prese da quasi tutte le Giunte provinciali che hanno preceduto quelle di centrodestra e questo pure è un dato oggettivo. Comunque si sta andando avanti nell'individuazione dell'allargamento della discarica di Cingoli, che darà delle risposte concrete anche all'ATO 3.
Detto questo, senza scendere nei particolari, perché ovviamente non sono un tecnico, ma sono un politico, faccio delle osservazioni perché ho ascoltato tutti gli interventi fino adesso e devo dire che alcune riflessioni, le ho condivise, fatte negli interventi di alcuni Consiglieri di minoranza. Quando sento l'intervento del Consigliere Seri, l'intervento del Consigliere Caporossi, vedo comunque, seppur nella negatività del voto dell'atto, una scelta politica che è stata fatta, e anche di questo ne parleremo dopo. Altri interventi, come quello della Consigliera Ruggeri del Movimento 5 Stelle, invece mi lasciano perplesso. Come spesso mi capita con le asserzioni del Movimento 5 Stelle. Sostanzialmente il suo intervento è stato: "No al termovalorizzatore". Punto. Proposte del Movimento 5 Stelle: tariffa puntuale, un ipotetico riciclo dell'80%, basato su dei calcoli su carta, come spesso capita. Vabbè, prendiamo atto, ma sappiamo benissimo che non succederà quello che ha detto lei, che il futuro sarà circolare, non lo sarà perché il futuro sarà sferico, come la buca in cui il Movimento 5 Stelle, se andasse al Governo, metterebbe ancora rifiuti nel 2035, ma questo noi lo eviteremo. Proposte concrete che ho sentito da parte dei 5 Stelle vicine allo zero assoluto.
La nostra Capogruppo Mancinelli, lei ha ragione quando parla… Ho sbagliato? Voleva "Capogruppa"? Ho capito, Capogruppo, non Capogruppa. Va bene.
Il Capogruppo Mancinelli ha parlato di ritardi cronici dal 2015, anno in cui è stato fatto l'ultimo piano dei rifiuti. È vero, però il Capogruppo non ricorda che dopo 6 anni eravamo in pieno Covid e in quegli anni la Regione Marche era molto impegnata ad affrontare problemi molto più grandi perché tutta l'Italia era bloccata e per 3 o 4 anni non abbiamo fatto altro che pensare a vaccini, mascherine, ospedali chiusi e tutto quello che ne è conseguito.
Ovvio che ci sono stati dei ritardi. Nonostante questo, sono state fatte delle riforme importantissime per le Marche e per tutto il nostro territorio.
Lei ha definito il termovalorizzatore un'astronave. Lo ha detto sei volte, le ho contate. Lo ribadisce, bene. È un'astronave o un finto termovalorizzatore, questo l'ho detto quattro volte, ho invertito, forse ho perso il conto. Comunque è stata molto chiara nei suoi concetti.
Ritornando ai concetti di prima, sembra di sentire gli interventi che qualche anno fa venivano fatti all'interno di quest'Aula, sempre dal Partito Democratico, in particolare all'epoca dal Consigliere Carancini, che diceva che tutto quello che noi proponevamo, che avremmo messo su carta e che abbiamo realizzato, erano tutte favole. Parlo della riforma sanitaria, della costruzione dell'ospedale di Pesaro, dell'ospedale di Macerata, che sono al via entrambi. Parlo delle aree emergenza-urgenza, di tutti gli ospedali, sembravano delle favole, invece a Civitanova Marche lo stanno facendo, contrariamente a quello che diceva il PD, che continua a dire il PD oggi su questo argomento.
Vede, Capogruppo, qui facciamo politica. Nell'ultimo intervento che mi ha preceduto, uno degli ultimi, il Consigliere Nobili ha detto una cosa che mi ha lasciato perplesso. Ha detto: "Non vi aspettavate la compattezza della minoranza". Sono perplesso, Capogruppo, anche perché mi sono divertito a fare un piccolo sondaggio sulla domanda "termovalorizzatore sì, termovalorizzatore no" nell'ambito dei vostri interventi. I Consiglieri Seri e Caporossi hanno detto sostanzialmente che non sono contrari e, secondo me, come ho detto prima, è ammirevole che abbiano preso queste scelte politiche davanti a tutti; la Consigliera Ruggeri ha detto no, chiaramente; lei, Consigliere Nobili, mi sembra che abbia detto no, ha detto anche grande polo di combustione", come se fosse chissà cosa. Insomma, il Consigliere Nobili non è d'accordo sul termovalorizzatore. Lei, Capogruppo, ha parlato di astronave, di altri oggetti non identificati, altri UFO che vede in giro, quindi, suppongo che anche lei non abbia le idee chiare perché non ha detto né no né sì, non ci ha detto se lei è favorevole o contraria, non ha detto né sì né no. Infine il Consigliere Cesetti, che non ne parla proprio, ha fatto un intervento estremamente tecnico, ma non ha detto una parola se vuole il termovalorizzatore o non lo vuole. Il referendum all'interno delle minoranze è: due a favore, due contro, due astenuti. Se voi vi foste trovati oggi a governare questa situazione, le Marche avrebbero goduto del caos totale e questo oggi le Marche non se lo possono più permettere.
Sono convinto che l'azione politica che sta portando avanti l'amministrazione di centrodestra, guidata dal Presidente Acquaroli, sia quanto di più giusto oggi si stia facendo perché si fanno scelte politiche chiare e dirette. Grazie, Presidente.
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Sebastiani.
Milena SEBASTIANI. Grazie, Presidente. Un saluto al Presidente Acquaroli, ai colleghi Consiglieri e a tutta la Giunta.
Prendo la parola a nome del Gruppo “I Marchigiani” per esprimere il nostro convinto e totale sostegno all'aggiornamento del Piano regionale di gestione dei rifiuti 2024-2030.
Oggi non siamo chiamati a votare un semplice adempimento burocratico. Non stiamo solo aggiornando un piano per scongiurare sanzioni comunitarie o per garantire alla nostra Regione l'accesso vitale ai fondi europei. Oggi questa maggioranza si assume la responsabilità di ridisegnare l'intera architettura ambientale e gestionale della nostra terra, superando le debolezze strutturali che abbiamo ereditato.
Dobbiamo guardare in faccia la realtà. Il sistema attuale ha mostrato tutti i suoi limiti. Registriamo buoni livelli di raccolta differenziata, è vero, ma manchiamo degli impianti necessari per valorizzare ciò che raccogliamo. Questo si traduce in una produzione troppo alta di scarti e in un ricorso eccessivo allo smaltimento in discarica.
A ciò si aggiunge una frammentazione amministrativa che frena lo sviluppo. L'attuale assetto su base provinciale si è dimostrato inadeguato. Basti pensare che in alcuni dei nostri Ambiti Territoriali Ottimali, come l'ATO 2 e l'ATO 4, operano rispettivamente otto e nove gestori diversi. Questa parcellizzazione non è più sostenibile e, per questo, il passaggio a un unico ambito regionale è la chiave di volta del piano.
Questa nuova governance su scala regionale ci permetterà di ottenere economie di scala, massimizzare l'efficienza del servizio e, soprattutto, garantire il pieno soddisfacimento del fabbisogno di smaltimento per l'intero territorio.
I target che la normativa ci impone sono chiari e sfidanti: il riciclaggio dovrà raggiungere il 55% nel 2025, il 60% nel 2030 e il 65% nel 2035, mentre lo smaltimento in discarica a meno il 10%.
Per raggiungere questi obiettivi, però, non possiamo affidarci al caso né allo status quo. I dati ci dicono che i rifiuti speciali transfrontalieri, esportati fuori regione, a costi altissimi, sono passati da 15.000 tonnellate nel 2018 a 60.000 tonnellate nel 2024. E’ un'emorragia di risorse e di un onere logistico e ambientale inaccettabile.
Ecco perché questo piano ha il coraggio di compiere la scelta decisiva: la realizzazione di un impianto di valorizzazione energetica per chiudere finalmente il ciclo dei rifiuti.
I numeri, se non facessimo nulla, sono spietati. Senza questo impianto, nel 2035 non riusciremmo a scendere sotto il tetto del 10% di conferimento in discarica. Saremmo condannati a individuare nuove aree per costruire discariche capaci di accogliere due milioni di metri cubi di rifiuti. Noi diciamo no a questo scempio del nostro territorio.
Dal 2030 scatterà il divieto normativo di smaltire in discarica tutto ciò che può essere recuperato. Con il nuovo impianto di chiusura del ciclo, posizionato strategicamente in un'area a vocazione industriale, potremo valorizzare il rifiuto urbano residuo e tutelare l'ambiente generando energia.
Per quanto riguarda le discariche necessarie nella fase transitoria, cambiamo paradigma: prima di consumare nuovo suolo, la priorità sarà l'ampliamento in sicurezza dei siti già esistenti.
Votare questo piano significa dotare le Marche di un'infrastruttura solida, di regole certe e di una gestione moderna. Significa difendere il portafoglio dei cittadini e l'integrità del nostro paesaggio con i fatti e non con le ideologie. Grazie.
Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Antonini.
Andrea Maria ANTONINI. Grazie, Presidente. Voterò a favore di questo piano. Ringrazio anzi il Presidente Acquaroli, l'Assessore Consoli, la Commissione e tutti coloro che in questo periodo hanno prodotto una proposta che merita di essere approvata, sia sotto il profilo tecnico che, ovviamente, sotto il profilo politico.
È stato sottolineato più volte anche l'aspetto politico. È importante, perché si fa una scelta che necessariamente va incontro soprattutto alle tasche dei marchigiani, va incontro anche all'ambiente perché - parliamoci in maniera molto chiara e non nascondiamoci dietro, diciamo, delle situazioni di comodo - la raccolta differenziata, che nelle Marche comunque è alta perché siamo tra le prime 6-7 regioni in Italia, abbiamo superato il 70% di raccolta differenziata. Voi capite che il limite oggettivo si è quasi praticamente raggiunto. E’ vero che si possono raggiungere anche cifre superiori, ma per una Regione come le Marche, in una posizione, ripeto, da un punto di vista di classifica regionale importante, non ci sono prospettive di crescita, almeno in maniera veloce, sistematica, che ci porterebbero a raggiungere gli obiettivi che l'Unione Europea ci dà, insieme alla Nazione Italia e a tutte le altre Nazioni.
Abbiamo bisogno oggettivamente di trovare una soluzione definitiva, una soluzione che sia più compatibile con la vocazione del territorio, ma soprattutto con quello che sta avvenendo in tutta Italia, in tutta Europa e in buona parte del mondo.
Quello che mi dico, senza ironia, è che mi sembra che il Partito Democratico spesso sia prigioniero di ideologie ormai contro tempo. Contro qualsiasi ragionamento razionale da parte del Movimento 5 Stelle, da parte della sinistra ambientalista talebana.
Vorrei sapere cosa ne pensa il Partito Democratico a livello nazionale, con le scelte che hanno fatto, che stanno facendo da Roma e in altre località, per capire quali sono le motivazioni diverse che in altri luoghi spingono ad andare verso la soluzione del termovalorizzatore, chiamiamolo anche bruciatore, non c'è niente di male.
La tecnologia, Consigliere Nobili, è andata avanti. Non possiamo pensare alla tecnologia di 20-30 anni fa. Ci sono dei filtri, dal punto di vista delle emissioni, che hanno una capacità di mitigazione rispetto alle emissioni nocive che sono del 1000 per 1000, maggiori rispetto a quelli di 10-20 anni fa, così come anche il discorso del nucleare. Cosa a parte, non c'entra niente, ma anche lì dobbiamo guardare avanti.
Non possiamo pensare, non so, a delle città … Mi domando: Brescia, Bolzano, Copenaghen, che hanno i termovalorizzatori dentro casa, sono dei pazzi? Sono persone che rischiano la vita quotidianamente e mettono a repentaglio la salute della loro popolazione?
Quello che a me fa paura, sinceramente, sono le discariche, è bucare ancora il nostro territorio, è un altro tipo di inquinamento, che è quello del percolato, che è quello liquido, che è quello che va nelle falde acquifere. Di questo ci dobbiamo preoccupare.
Uno dice le emissioni atmosferiche., inquina di più una discarica che un termovalorizzatore. Ma non lo dice Andrea Antonini, basta che andiate a vedere… Se uno fa una ricerca semplice su internet lo vede: una discarica inquina otto volte di più di un termovalorizzatore e, ripeto, non sono posizioni politiche e ideologiche, è pragmatismo.
Vogliamo continuare? Ci nascondiamo dietro un dito? Va benissimo la raccolta differenziata per la quale, diciamolo pure, diamo una grande responsabilità ai cittadini. Perché ci possiamo organizzare al massimo, possiamo sensibilizzare le nuove generazioni, possiamo parlare nelle scuole, possiamo fare quello che vogliamo, mettere le oasi, qualsiasi cosa, però alla fine è sempre il cittadino che si deve caricare della responsabilità del fare la differenziata.
Che cosa facciamo con quei rifiuti che non possiamo recuperare, che non possiamo riciclare,? A questo punto riempiamo le discariche, ormai credo che non si possa più, oppure li mandiamo fuori? Che facciamo? Spostiamo il problema su altri territori. Perfetto, li mandiamo in altre discariche, li mandiamo a bruciare altrove, li mandiamo da qualche altra parte. Ma allora chi si occupa di ambiente e si preoccupa dell'inquinamento? Mettere su strada tonnellate e tonnellate di rifiuti e farli girare per il mondo non è una forma di inquinamento? Domando: non è una forma di inquinamento? Penso che sia una grandissima forma di inquinamento. E i costi del trasporto? Chi ha fatto come me l'Assessore all'ambiente in Provincia, quando la Provincia si occupava di discariche, sa bene che il costo del trasporto a chi va? La tassa chi la paga?
Siamo in un momento in cui bisogna fare delle scelte. Basta con la politica del no, che veramente, lo dico senza... poi ognuno, per carità, ha i problemi a casa propria, però è: no Tav, no ponte, no TAP, no qua, no su.
Sembra veramente che qui si siano rivoltate le cose. I conservatori, in senso negativo, siete diventati voi. Chi è che guarda al progresso in senso positivo, al benessere, al creare ricchezza, alla vera sostenibilità, quella che si può fare, non quella ideologizzata, quella utopica, siamo noi ed è un dato di fatto.
A me sembra che qua si siano rivoltati i piani. Sono contento di vivere da questa parte questo momento della storia, dove si affrontano i problemi, le problematiche e non ci rivolgiamo solamente a un mondo ideale che ci piacerebbe. Che tutti facessero la differenziata col secchiello, col coso, perfetti tutti quanti. Siamo tutti felici, tutti belli, non c'è una puzza, non c'è un odore, non c'è una perdita di percolato, non c’è un minimo di pericolo per i nostri cieli. Niente.
Non è così. Non funziona così. Bisogna fare la scelta migliore, la scelta che ci può portare…, soprattutto mettere in perfetto equilibrio la sostenibilità ambientale e la sostenibilità economica perché, nel tempo… , ovviamente ci sarà un investimento iniziale.
Immagino pure che la Regione non potrà fare questo da sola, lo immagino. Ma questo è così in tutte le regioni. Se qua vogliamo creare e sperare solamente, per convenienza, che tutto si riesca a fare senza il privato…, perché comunque noi che cosa abbiamo di particolare? Ovunque ci deve essere in qualche modo un sostegno, la presenza di un privato, sennò, se vogliamo dire il contrario, ce lo diciamo.
Basta andare a vedere le discariche che anche il PD ha voluto e ha votato in giro per l'Italia, ci sono anche i privati. Se poi qua avete, non so, una parte, una cellula del PD che è totalmente in balia dei 5 Stelle, sono affari vostri, ma comunque è un dato di fatto.
Dobbiamo essere pragmatici, realisti. Tutto è migliorabile, ovviamente, tutto si può far meglio, ci saranno delle difficoltà lungo il percorso, però la scelta oggi di un termovalorizzatore va incontro alle esigenze dei marchigiani. .
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Marcozzi.
Jessica MARCOZZI. Grazie, Presidente. Buongiorno a tutti, colleghi Consiglieri. Quello che oggi andiamo ad approvare è il nuovo Piano regionale di gestione dei rifiuti 2024-2030. Voglio ringraziare l'Assessore Consoli, il Presidente, la Giunta, il Presidente della Commissione Consigliere Marconi e tutti gli uffici per il lavoro straordinario che hanno fatto. Questa è una programmazione importante per il futuro della nostra Regione. Apro una parentesi prima di entrare proprio nel Piano regionale. Ho ascoltato, Consigliere Mangialardi, visto e considerato che si è girato, quello che avete detto dai banchi della minoranza: il Piano nasce morto, non c'è una visione, non c'è nulla, è da riscrivere totalmente. Queste sono le frasi che avete detto. Però voglio dire che avete detto anche un'altra frase: che siamo in ritardo. Però non so se avete perso la memoria oppure l'avete corta. Voi avete governato sempre fino a fine 2020. Noi abbiamo portato avanti delle riforme e questa ne è un'altra e quindi non potevamo fare tutto in cinque anni. Cioè, quando voi intervenite sembra che noi abbiamo governato la Regione da anni, mentre al governo ci siete sempre stati voi. Questo è il sesto anno che noi governiamo e, come è stato ricordato dai banchi della maggioranza, siamo entrati nel 2020 in pieno Covid, nel 2021; quindi che cosa potevamo fare? Potevamo fare tutto? Questa è una riforma strutturale che avrà un impatto importante per le generazioni future e lo ha detto bene anche il Consigliere Ausili. Il nuovo Piano regionale di gestione dei rifiuti 2024-2030 si inserisce nel quadro normativo europeo e nazionale volto alla realizzazione di un modello economico di economia circolare finalizzato alla riduzione della produzione dei rifiuti, all'incremento del recupero di materia ed energia e alla progressiva diminuzione del ricorso alla discarica. Noi diciamo sì al termovalorizzatore. Per quanto riguarda voi, non si comprende se siete contrari o a favore. Alcuni sono contrari, altri sono a favore. Nelle Marche, nonostante i risultati positivi raggiunti nella raccolta differenziata, permangono tuttavia numerose criticità. Sebbene la raccolta differenziata abbia superato il 70%, soltanto il 48% dei rifiuti prodotti viene effettivamente riciclato, valore inferiore all'obiettivo del 55% previsto dalla normativa. Ciò è dovuto all'elevata produzione di scarti derivanti dalla raccolta differenziata. Al rifiuto urbano residuo, circa il 30%, si aggiunge infatti un ulteriore 22% circa, costituito dagli scarti della differenziata. A ciò si aggiunge una carenza della dotazione impiantistica necessaria per completare il ciclo dei rifiuti, con il conseguente costante ricorso alle discariche. In diverse aree regionali si registrano inoltre tensioni territoriali dovute alla necessità di individuare nuovi siti di smaltimento. Ulteriore criticità riguarda l'attuale organizzazione degli ATO, caratterizzata da una gestione frammentata e dalla presenza di più gestori all'interno dei singoli ambiti. Alla luce di queste problematiche, il Piano regionale 2024-2030 si pone l'obiettivo di recepire pienamente il Pacchetto Economia Circolare e di adeguarsi al Piano nazionale di gestione dei rifiuti, garantendo il rispetto del principio di autosufficienza. Le finalità principali consistono nel contenimento della produzione dei rifiuti, nell'incremento del riciclaggio e del recupero, nella valorizzazione del sovvallo secco derivante dal trattamento del rifiuto urbano residuo e nella realizzazione di nuovi impianti destinati al recupero di specifiche tipologie di rifiuti, quali quelli igienici e quelli provenienti dallo spazzamento stradale. Tra gli obiettivi specifici del Piano figurano il raggiungimento di una raccolta differenziata superiore all'80%, il miglioramento della qualità dei materiali raccolti, l'incremento dell'efficienza degli impianti di recupero e il conseguimento dei target di riciclaggio del 60% entro il 2030 e del 65% entro il 2035. È inoltre prevista, a partire dal 2026, la valorizzazione del sovvallo secco negli impianti degli ATO 2 e 5 e il potenziamento dell'impiantistica dedicata ai flussi minori, in particolare ai rifiuti derivanti dallo spazzamento stradale. Quindi uno degli effetti più rilevanti del Piano riguarda la capacità residua delle discariche. Le analisi evidenziano, infatti, che mantenendo l'attuale scenario gestionale e lo stato di inerzia, i volumi residui disponibili non sarebbero sufficienti a coprire il fabbisogno regionale fino al termine del periodo di programmazione. Il Piano stabilisce che la realizzazione dei nuovi impianti sarà possibile soltanto quando non risulti tecnicamente praticabile l'ampliamento di quelli esistenti. Sono inoltre previsti criteri localizzativi, tra cui specifiche distanze dalle aree residenziali e la preferenza per siti prossimi a impianti di recupero già esistenti. Per questo motivo due sono gli obiettivi strategici fondamentali e non è assolutamente vero che questa non è una programmazione. Il primo consiste nella realizzazione di un impianto di chiusura del ciclo con recupero energetico, avente una capacità stimata di circa 370.000 tonnellate annue, come hanno già detto i colleghi che mi hanno preceduto, l'impianto è ritenuto necessario per consentire il raggiungimento degli obiettivi europei di divieto di conferimento in discarica dei rifiuti recuperabili dal 2030 e di limitazione al 10% dei conferimenti in discarica entro il 2035. Il secondo obiettivo riguarda il riordino della governance del sistema regionale dei rifiuti. Il Piano propone infatti l'istituzione di un organismo regionale d'Ambito, ATA Marche, che superi l'attuale frammentazione degli ATO provinciali, spesso in ritardo nella predisposizione degli atti di pianificazione vincolanti. Rimarrebbe comunque un livello locale coincidente con gli attuali ATO per la gestione operativa dei servizi, mentre la pianificazione e la gestione dell'impiantistica verrebbero attribuite a livello regionale. Voglio ricordare che c'è stato il parere favorevole del CAL e del CREL, raccomandando che si rende necessario che la Giunta proceda quanto prima all'adozione delle modifiche al Piano relative alla riduzione delle distanze necessarie per consentire la localizzazione degli impianti nel territorio regionale. Si raccomanda altresì l'adozione, nel periodo transitorio, di soluzioni impiantistiche idonee che consentano l'adeguato trattamento e smaltimento dei rifiuti sia urbani che speciali, riducendo la dipendenza da impianti fuori regione. Ed è questo l'obiettivo che ci siamo prefissati. Entro quattro mesi, poi, dall'approvazione dell'atto di Valutazione di sostenibilità ambientale ci saranno dei criteri alternativi rispetto alle distanze. In conclusione, colleghi della minoranza, soprattutto, perché avete detto che non c'è una visione, non c'è nulla, è tutto da rifare, il nuovo Piano regionale di gestione dei rifiuti rappresenta uno strumento fondamentale per l'adeguamento della Regione agli obiettivi europei dell'economia circolare, attraverso il potenziamento dell'impiantistica, il superamento delle criticità organizzative degli ATO, l'incremento del riciclaggio e la realizzazione di un impianto di recupero energetico. Il Piano mira quindi a garantire l'autosufficienza regionale - ed è quello l'obiettivo - nella gestione dei rifiuti e a ridurre progressivamente il ricorso alla discarica in conformità con gli obiettivi fissati dall'Unione Europea. Quindi noi voteremo favorevolmente questo Piano e ringraziamo l'Assessore, la Giunta, il Presidente della Commissione per il lavoro straordinario che hanno fatto. Naturalmente non potevamo fare tutto in cinque anni da quando ci siamo insediati, ma c'è voluto del tempo attraverso la programmazione ed è questo uno dei risultati che abbiamo ottenuto attraverso la visione. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Barbieri.
Nicola BARBIERI. Grazie, Presidente. Da inizio legislatura non ho mai visto la minoranza così in difficoltà. Oggi, ascoltando i vostri interventi, interventi disconnessi, ognuno va in ordine sparso, quindi altro che la compattezza di cui parla il Consigliere Nobili. Oggi arriviamo al voto di un Piano regionale di gestione dei rifiuti che nasce al termine di un percorso lungo e partecipato. Per mesi la III Commissione, di cui faccio parte, come ha spiegato anche il relatore di maggioranza, ha svolto un lavoro serio, ascoltando tutti i soggetti coinvolti. Numerose sono state le audizioni che ci hanno consentito di raccogliere osservazioni, criticità e proposte. Per questo il Piano, così come gli emendamenti presentati dalla maggioranza, non è frutto di un'impostazione ideologica, ma rappresenta la sintesi di un confronto ampio e di un lavoro condiviso iniziato già nella precedente legislatura. Anche le modifiche introdotte nascono proprio dalle osservazioni formulate nel corso delle audizioni, in particolare sui temi delle distanze delle discariche dai centri abitati e della gestione dei rifiuti speciali. Su questi argomenti è legittimo avere opinioni diverse, ma una maggioranza chiamata a governare ha il dovere di compiere una sintesi e assumere decisioni sulla base dei dati, delle norme e delle esigenze concrete dei territori e non per slogan. Il compito dell'opposizione, l'abbiamo sentito questa mattina, è quello di dire no a tutto ed è certamente più facile, ma l'approccio di chi governa, invece, deve essere necessariamente diverso. L'Europa ci indica una gerarchia molto chiara che è la linea guida di questo Piano. Si è detto prima delle percentuali che dovremmo raggiungere nel 2030 e nel 2035, in particolar modo, quindi il riciclo al 65% e il conferimento in discarica che dovrà essere ridotto a un massimo del 10% dei rifiuti urbani. Ascoltando la minoranza sembra che qui in Regione vada tutto male, invece io voglio guardare ai fatti. Le Marche sono già oggi una delle Regioni più virtuose d'Italia, con una raccolta differenziata di circa il 72% e un riciclo effettivo intorno al 50%. Abbiamo amministrazioni comunali, cittadini, imprese che stanno compiendo uno sforzo straordinario. Eppure gli obiettivi che sono stati imposti dall'Unione Europea sono obiettivi che non sono facili da raggiungere e li possiamo raggiungere - dobbiamo dircelo qui in Aula - solo con un'impiantistica adeguata, tra cui quella del termovalorizzatore. Di termovalorizzatori, l’ha detto qualcuno in un intervento che mi ha preceduto, ce ne sono tanti in Italia. Faccio l'esempio dell'Emilia-Romagna che è un po' la vostra Regione di riferimento come modello per quanto riguarda la governance del PD. Lì ci sono sette termovalorizzatori, uno ogni 650.000 abitanti. Ci sono termovalorizzatori anche nell'unica Regione in Italia governata dal Movimento i 5 Stelle, la Presidente della Regione Autonoma della Sardegna ha acceso da poco il termovalorizzatore della Sardegna. Voglio citare anche un articolo che è il simbolo delle contraddizioni del Movimento 5 Stelle. Vedo qui la rappresentante Consigliera Ruggeri, ho ascoltato il suo intervento. Sembra sempre che i 5 Stelle vivano nel mondo delle favole quando sono all'opposizione e poi, quando governano la Regione, però fanno tutt'altro. Cito un titolo di un articolo che dice: “L’inceneritore inaccettabile a Roma e in Sardegna va bene, un capolavoro”. E questo era il vostro ex, ormai, punto di riferimento. La prima scelta di questo Piano resta la riduzione della produzione dei rifiuti insieme all'aumento del riutilizzo e del riciclo, ma negare la necessità di gestire il rifiuto residuo e di un impianto di fine ciclo significa semplicemente lasciare che siano altri territori a farlo al posto nostro, sostenendo costi economici e ambientali maggiori senza risolvere il problema. Significa essere distanti dalla realtà. Un altro tema importante riguarda le distanze delle discariche dai centri abitati. Ho sentito alcuni interventi di critica. Anche su questo punto non stiamo introducendo un principio astratto. La richiesta di rivedere questo criterio non nasce dalla politica regionale, ma nasce dai territori, dai Comuni, attraverso le ATA, dalle Associazioni di categoria e dalle stesse imprese durante le audizioni. Basti pensare al documento dell'ATA della Provincia di Pesaro e Urbino, nel quale gli stessi Sindaci hanno chiesto una revisione del Piano regionale per quanto riguarda le distanze previste, affinché la pianificazione fosse realmente attuabile. Anche questa proposta nasce quindi dall'ascolto e non da una scelta calata dall'alto. Questo Piano, a mio avviso, è stato costruito per tenere insieme le esigenze delle imprese del territorio, l'efficienza dell'intero ciclo di gestione dei rifiuti, l'adeguatezza dell'impiantistica e, al tempo stesso, la necessità di contenere i costi del servizio, evitando che si traducano in un aumento delle tariffe a carico dei cittadini e delle imprese. Ed è proprio questo il punto che dovrebbe preoccuparci maggiormente in quest'Aula: i costi del servizio che ricadono sui nostri cittadini e sulle nostre imprese e che negli ultimi anni sono purtroppo aumentati. Dobbiamo metterci nella condizione di trovare soluzioni capaci di ridurre questi costi, altrimenti le famiglie, le imprese e gli stessi Comuni non riusciranno più a sostenerli. È una sfida complessa che richiede scelte responsabili e una visione di lungo periodo. Ed è proprio questa complessità a dimostrare che non si tratta di un tema che divide semplicemente maggioranza e opposizione. È una questione che attraversa anche realtà e sensibilità che almeno teoricamente dovrebbero trovarsi dalla stessa parte, soprattutto dalla vostra. Lo abbiamo sentito anche nelle audizioni. Da un lato c'è chi, come Legambiente, continua a sostenere un modello fondato su una raccolta porta a porta sempre più spinta e, dall'altro lato, c'è la CGIL che ha richiamato l'attenzione sulla necessità di valutare anche sistemi alternativi di raccolta, evidenziando i profili legati alla salute e alla sicurezza degli operatori. Penso anche alla posizione del Sindaco di Pesaro. Qui vedo una rappresentante, la Consigliera Vitri, esponente del Partito Democratico, che governa la Città Capoluogo di Provincia insieme al Movimento 5 Stelle e ad Alleanza Verdi e Sinistra. Nell'ambito delle osservazioni al Piano il Sindaco di Pesaro ha chiesto di rivedere il criterio delle distanze delle discariche dai centri abitati fino a prospettarne l'azzeramento o, in alternativa, una valutazione caso per caso nell'ambito del procedimento autorizzativo. Ecco, noi non pensiamo che bisogna valutare caso per caso, ma bisogna dare una linea chiara che abbiamo inserito all'interno del Piano. Nel vostro programma elettorale parlavate di una scelta, una terapia shock alternativa. Avete utilizzato questa espressione. L'ordine del giorno, che ho letto velocemente, non mi sembra che vada in questa direzione. Può forse rappresentare un punto di sintesi politica all'interno dell'opposizione, ma non offre una risposta concreta alla gestione del ciclo dei rifiuti e non tiene sufficientemente conto delle difficoltà oggettive legate al raggiungimento degli obiettivi europei. Mi sembra un documento che serve più a salvare la faccia nei confronti dei cittadini che a raggiungere gli obiettivi prefissati. Questo Piano, come si è detto anche prima, non pretende di essere perfetto, ma rappresenta sicuramente un passo necessario per consentire alla nostra Regione di affrontare il tema dei rifiuti con una visione di lungo periodo, superando la logica dell'emergenza e costruendo un sistema più efficiente e coerente con gli obiettivi europei. Perché l'alternativa agli impianti non è un mondo senza rifiuti. L'alternativa è continuare a spedire i nostri rifiuti fuori regione, pagando costi economici sempre più elevati che inevitabilmente ricadono sui cittadini marchigiani. Se vogliamo che le imprese investano nelle Marche, questo passa anche attraverso un'impiantistica adeguata. Crediamo che una Regione debba essere autonoma nella gestione del proprio ciclo dei rifiuti, debba investire con convinzione nella prevenzione, nella raccolta differenziata e nel riciclo, ma debba anche avere il coraggio di dotarsi degli impianti necessari per gestire in modo responsabile quel rifiuto residuo che continuerà inevitabilmente a esistere. È questa la differenza tra noi e voi, tra chi si limita a dire dei no e chi invece si assume la responsabilità di governare. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Catena.
Leonardo CATENA. Grazie, Presidente. Direi che discutiamo oggi un atto importante, perché il Piano dei rifiuti non riguarda soltanto l'organizzazione di un servizio pubblico, ma riguarda anche un modello di sviluppo che si deve conciliare con lo sviluppo industriale. Riguarda anche una politica ambientale, la tutela dell'ambiente, la salute dei cittadini. Ma riguarda anche e soprattutto il costo di un servizio che grava su famiglie e imprese e che purtroppo in questi anni è andato aumentando. Lo sappiamo bene nell'ATA di Macerata, ma guardando un’infografica proprio ieri, vedevo che gli aumenti sono stati abbastanza diffusi non solo nell'ATA di Macerata, ma anche negli altri ambiti, sebbene in misura forse minore. Questo Piano arriva con ritardo, un ritardo di almeno cinque anni, un ritardo che forse, se l'avessimo evitato, avremmo potuto, attraverso il Piano, orientare anche le scelte e le azioni degli Ambiti Territoriali. Anni di immobilismo in cui le criticità sono esplose e oggi ci ritroviamo a rincorrere delle emergenze. Uno stallo della raccolta differenziata, i ritardi nella realizzazione degli impianti che pure servono e sono indispensabili, la mancanza di autosufficienza di alcuni territori, l'aumento dei costi di smaltimento e, come dicevo, gli aumenti significativi della TARI. Molte delle criticità sono esplose in questi ultimi 5-6 anni. L'esempio è quello dell'ATA di Macerata, a cui accennava prima la Capogruppo. L'Assemblea dei Sindaci affida un incarico all'Università Politecnica delle Marche per definire una graduatoria di siti. Una volta che questa graduatoria viene resa pubblica e viene portata all'attenzione dei Sindaci, i Sindaci di centro-destra, non gradendo i posizionamenti dei vari Comuni nella graduatoria, introducono dei criteri politici diversi da quelli che la stessa Assemblea aveva votato, stravolgendo questa graduatoria con quello che ho definito un atto di bullismo istituzionale, contribuendo anche alla perdita di credibilità delle istituzioni e mettendo ai primi quattro posti di questa graduatoria i siti, guarda caso, gli unici quattro siti di Comuni amministrati dal centro-sinistra. È chiaro che la volontà voleva essere quella punitiva nei confronti di chi non apparteneva alla famosa filiera e ha trasformato una procedura tecnico-scientifica in una procedura di carattere meramente politico. Però si è aggiunta alla nostra valutazione politica, che poteva essere più o meno accoglibile o valutabile, un'altra valutazione che è quella che fa la Direzione Ambiente e Rifiuti della Regione Marche, che ha chiesto chiarimenti all'ATA evidenziando delle possibili incoerenze tra l'iter amministrativo che l'ATA di Macerata ha seguito e il Piano d'Ambito e il nuovo Piano regionale, mettendo in dubbio anche la regolarità dello stesso iter amministrativo, oltre al fatto che la procedura di Valutazione Ambientale Strategica non è stata ancora avviata, nonostante avrebbe dovuto esserlo e mettendo in discussione persino gli accordi interprovinciali che oggi consentono all'ATA 3 di conferire i rifiuti fuori provincia. Ci saremmo aspettati, di fronte a questa valutazione tecnico-amministrativa, che si facesse una valutazione più attenta, un riesame del procedimento. Invece l'ATA di Macerata, quantomeno a mezzo stampa, ha rivendicato la correttezza dell'operato, dicendo che sarebbe andata avanti come se non avesse ricevuto questa nota tecnica da parte della Direzione regionale. Siamo di fronte, evidentemente, a un corto circuito istituzionale in cui, se la Regione avesse ragione, come suppongo che l'abbia, significa che il procedimento rischia di essere travolto anche dai ricorsi che sono partiti, che stanno partendo, con il rischio di ulteriori ritardi e nuovi costi. Sì, questa volta nuovi costi aggiuntivi a quelli alti che già paghiamo per i cittadini e per le imprese. Quindi, siccome la legge regionale che regola il tema dei rifiuti prevede che la Giunta regionale monitori e vigili sulla corretta applicazione della legge e anche sul corretto funzionamento della gestione del ciclo dei rifiuti - guardo il Presidente - la Giunta oltre al dovere, ha la possibilità di esercitare il potere sostitutivo e nominare un Commissario per il compimento di quelli che sono gli atti dovuti. Su questo ci aspettiamo anche un riscontro, magari da parte dell'Assessore, quando arriverà il momento del suo intervento, o del Presidente Acquaroli. Poi c'è un problema di visione. La gerarchia che ci indica l'Europa è molto chiara: prima la prevenzione, poi il riuso, poi il riciclo, il recupero e, solo alla fine, lo smaltimento. Lo smaltimento - questa è la piramide dell'economia circolare - dovrebbe rappresentare la parte minimale del ciclo dei rifiuti. Molte associazioni e molti contributi - penso a Legambiente, ma anche ad altre associazioni - hanno segnalato come questo Piano sembri nascere per risolvere il problema delle emergenze impiantistiche più che per costruire un vero modello di economia circolare. Poco si è detto - cosa che invece secondo me si dovrebbe fare - della necessità o del fatto di insistere e di promuovere su vasta scala una cultura della prevenzione che aiuti non solo a migliorare la quantità della raccolta differenziata, ma anche la qualità, che sappiamo negli ultimi anni non essere andata così bene. C'è una frazione impura che è pari quasi a un quarto dei rifiuti prodotti e questo va corretto attraverso azioni di formazione, informazione e sistema di raccolta migliori. Nel rifiuto indifferenziato ci sono molte frazioni merceologiche ancora recuperabili e, in particolare, altrettante che sono riciclabili. Si auspica, per favorire la responsabilizzazione degli utenti, imprese e famiglie, anche un passaggio strutturale dalla TARI presuntiva a quella puntuale come strumento, non unico, ma comunque utile, che possa incentivare comportamenti virtuosi e serva a responsabilizzare i conferenti. Il sistema porta a porta rimane uno strumento - forse il più efficace - per il raggiungimento di questi standard elevati di intercettazione dei rifiuti. Un altro tema, sicuramente, è quello della carenza degli impianti di riciclo, non solo per l'organico, per la carta, per il vetro, ma anche per pannolini, materiali tessili e per i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche. Questo significa che le Marche sono state a lungo una regione che vantava i comuni ricicloni con un alto livello di raccolta differenziata. Oggi dovremmo, in maniera ambiziosa, aspirare a diventare un modello di economia circolare, capace di generare opportunità attraverso il riutilizzo delle materie prime seconde. Il tema del termovalorizzatore non lo intendiamo in maniera ideologica. Ho sentito molte ricostruzioni che non corrispondono al vero da parte dei Consiglieri di maggioranza. Qui non è una questione ideologica, quantomeno per noi, se essere a favore o contro. È semplicemente una questione di valutazione costi-benefici, di progetti, di progettualità, di capire chi eventualmente pagherebbe quell'investimento di 500 milioni. Avete fatto un'analisi di quanto ciò peserebbe sulla TARI che cittadini e imprese andrebbero a pagare? Avete fatto un confronto tra il tempo che ci vorrà per realizzarlo e i tempi di realizzazione delle discariche? Quanto la somma delle due cose implicherà come aumento dei costi che andranno a finire sulla TARI che pagano già pesantemente cittadini e imprese? A Macerata ci sono voluti dieci anni quasi per individuare - e poi l’avete fatto con un atto di bullismo - dove andare a fare la nuova discarica e voi pensate “in quattro e quattr'otto” di riuscire a individuare - sempre che lo facciate voi - dove realizzare un termovalorizzatore? Oppure ci raccontate la favola che si costituirà un'ATA regionale e i 250 Sindaci delle Marche, dentro una stanza, andranno a mettersi d'accordo su dove fare il termovalorizzatore? È questa la storia che ci state vendendo e raccontando? Visto l'atteggiamento che utilizzate, punitivo, e un uso anche distorto delle Istituzioni, ci potrebbe anche scappare. Però, guardate, non è serio e soprattutto così facendo non si racconta la verità a cittadini, imprese e associazioni di categoria su quelli che saranno i costi, se andrete avanti con questa progettualità, che saranno molto, ma molto alti e molto pesanti. Senza dimenticare che poi non parlate mai di cambiamento climatico, molti di voi lo negano anche, e che l'Unione Europea renderà la gestione termica dei rifiuti economicamente sempre più onerosa e rischiosa anche per i bilanci pubblici regionali. Un'altra suggestione, mi rimane poco tempo, sarebbe anche opportuno fissare un tetto massimo all’ equo indennizzo che viene riconosciuto ai Comuni che ospitano le discariche, per evitare quella discrezionalità e quella disuguaglianza che oggi si genera tra chi ospita una discarica in un'ATA piuttosto che in un'altra, in un periodo piuttosto che in quello successivo, perché anche l’equo indennizzo deve essere sostenibile e forse, quantomeno in parte, andrebbe vincolato per dare un riconoscimento economico alle famiglie e alle imprese che vivono in un raggio chilometrico non troppo distante dalla discarica. Cosa che oggi non viene prevista e che spesso e volentieri i Comuni non fanno.
Dico l'ultima cosa, visto che il tempo sta scadendo, quantomeno per questo intervento, sul tema della governance. Credo che gli Ambiti Territoriali siano il luogo dove si possano prendere le decisioni nella maniera più partecipata e democratica possibile. Credo che le ATA in questi anni abbiano scontato delle difficoltà legate non tanto a questioni tecniche, ma anche e soprattutto a questioni politiche a livello territoriale. Ma le difficoltà delle ATA territoriali sono legate anche a una mancanza di governo della Regione, che non ha in questi anni esercitato quel ruolo, che dicevo prima, di controllo e vigilanza e, in caso, di sostituzione rispetto alle inadempienze dell'ATA. Se questo Piano lo avessimo approvato alcuni anni fa, forse alcune di quelle pratiche si sarebbero velocizzate e forse oggi i costi della TARI non sarebbero aumentati più del 30%. Nell'ATA di Macerata - e vedo qui il Presidente del COSMARI - negli ultimi anni la TARI aumenterà più del 50%; siamo già oltre il 30% e con i prossimi tre anni arriveremo a più 50%. E questo non può essere attribuito a noi, ma è tutta una vostra responsabilità. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Canafoglia.
Corrado CANAFOGLIA. Grazie Presidente. I rifiuti puzzano, ma non solo per una questione odorigena, che è una delle loro caratteristiche, ma perché intorno alla gestione dei rifiuti girano tanti interessi. Non ultimo quello della criminalità organizzata, non ultimo quello dei “prenditori”, non imprenditori, cioè soggetti che vanno a prendere i contributi pubblici per gestire impianti o situazioni strane. Vedete, prendo spunto, “chiacchiere e distintivo”, dall'amico Consigliere Nobili. Ricordo che quella frase fu pronunciata da Al Capone nei confronti di un federale. Quindi sono molto contento che questa frase sia stata indirizzata a Francesco Acquaroli, che in questo momento è quindi il federale. Noi siamo dalla parte dei federali perché siamo dalla parte della polizia, perché siamo dalla parte di coloro che vogliono l'ordine e non di quelli che tirano i sassi contro. Ma questo è un altro aspetto.
La politica deve gestire i rifiuti, ma lo deve fare nell'esclusivo interesse dei cittadini. Questo è il vero problema. Guardate che non sono luoghi comuni, perché all'interno di questa Aula oggi ho sentito tanta di quell'ipocrisia che… in questo momento non so se c'è qualcuno di “Marche a Rifiuti Zero”. Vedete, a differenza di molti di voi, per vent'anni ho frequentato i comitati, gli ambientalisti. Ho frequentato un grande, Adriano Mei, che era un uomo che si batteva contro coloro che gestivano i rifiuti nella Regione Marche, insieme a Paul Connett. Sapete chi è Paul Connett? Voi che vi riempite la bocca di “Rifiuti Zero”? È colui che l'ha teorizzata ed è venuto in Italia a spiegare cosa si poteva fare. Ricordo che per vent'anni abbiamo protestato nei confronti della Regione che gestiva i rifiuti in una maniera allucinante. Ero in mezzo a loro. Ma sapete chi avevamo dall'altra parte? Il centro-sinistra. Ricordo casi gravi, Agroter a Mondolfo, dove è dovuta intervenire la Procura della Repubblica di Napoli, di Reggio Calabria e di Pesaro. Perché sapete come veniva gestita dalla Regione del centro-sinistra questa situazione? In questa maniera allargavate i codici CER, nonostante in mezzo ci fosse la criminalità organizzata. E quando noi protestavamo, i vostri compagni ci hanno minacciato di denuncia, ma non l'hanno fatta perché, chiaramente, cosa dovevano fare? Era la verità. Tanto è vero che poi li hanno arrestati. Ma ricordo anche a Colli al Metauro, quando c'era un impianto singolare e con il Consigliere Giacomo Rossi… Si ricorda Consigliere Rossi quando abbiamo fatto la manifestazione? quando c'era in Provincia di Pesaro un signore che loro ogni tanto dimenticano – ti danno una pugnalata – tal Matteo Ricci. Consigliere Rossi, noi eravamo in piazza quella volta e protestavamo contro certi comportamenti e, guardate, non era NIMBY, ma per far emergere, insieme a oltre duemila persone, la gestione folle dei rifiuti da parte della Regione Marche.
Vedete, quello che dico sempre è questo: la mancanza di conoscenza… Sono entrato all'interno di quest’Aula e mi hanno detto: “Non devi fare l'avvocato”. No, io faccio l'avvocato qui dentro, porto tutta la mia esperienza, la mia conoscenza. Perché sapete cosa mi hanno insegnato? Bisogna conoscere. E allora, siccome non conosco tutto, mi sono andato a prendere un report dell'Università degli Studi di Ancona che nessuno di voi ha citato. Sapete perché? Perché non l'avete studiato. Sapete cosa dicono questi signori? Guardatelo bene, se volete ve lo giro. Dicono che non è possibile riciclare, riutilizzare, riusare tutto. Non è possibile. E allora perché non lo dite? Aspetti, cara Consigliera Mancinelli, se voi sapete che non tutto può essere riciclato, non tutto può essere utilizzato, il problema allora è questo: dove mettiamo i rifiuti che non possiamo riciclare e dove mettiamo quelli che non possiamo riutilizzare? Voi parlate di denaro, no, perché fino adesso avete parlato solo ed esclusivamente di massimi sistemi. Non avete parlato di qualità, non avete parlato di salute umana, di tutela degli ambienti. Questo vi diceva Paul Connett. Ma voi non l'avete studiato questo signore, lo citate senza sapere neanche chi è. Bene. E allora mi chiedo: discarica o termovalorizzatore? È una scelta, guardate, difficile. E allora faccio una domanda. Sono andato a vedere altri due documenti. Guardate, non ce l'ho con lui, ma lui è un uomo che vi ha rappresentato come candidato governatore, che prese lecitamente contributi per la campagna elettorale da una società che si occupava di servizi all'ambiente, nel 2020. Nel 2025, come candidato Consigliere regionale, il nostro Consigliere Mangialardi prese contributi leciti da parte di un'azienda che fa raccolta di rifiuti sulla spiaggia di Senigallia e li porta in parte in quel di Corinaldo. Vedete... Bravissima. Ma, guardi, lei che è molto acculturata, deve sapere che qualcuno diceva che la moglie di Cesare non deve essere soltanto onesta, Consigliere Mangialardi, ma lo deve anche apparire. Perché allora dovete spiegare per quale motivo, a quei signori che stanno lassù…. Qual è la vostra libertà d'azione? Come decidete se prendete il denaro per la vostra campagna elettorale da chi porta i rifiuti in discarica? Questa è la chiarezza? E allora chiedo a voi che siete compatti, a tutti i colleghi che sono intorno all'allora candidato Governatore Mangialardi: siete d'accordo con questi contributi che questo signore ha preso dal mondo delle imprese private, delle discariche? Questa è politica. Questa non è legge, è politica. Opportunità politica. Perché, torno a ripetere: bisogna apparire onesti, non solo esserlo.
Ma quello che mi lascia allibito in tutti i vostri discorsi, nei quali avete detto: “no, no, no” o “sì, sì”, “non si sa”, è che non avete il coraggio di parlare dei termovalorizzatori.
Allora il problema dove sta? Ve lo spiego. Loro non lo sanno. In Emilia-Romagna ci sono sette di termovalorizzatori, quattro in Toscana, il Sindaco di Roma ne vuole aprire un altro a Roma. Ma sono i vostri, ma decidetevi. Decidete se volete i termovalorizzatori in Emilia-Romagna, in Toscana, oppure - l'ho sentito questo discorso . “li portiamo là”, gestiti da società che sono molto vicine al vostro mondo. O li vogliamo tenere qua e risparmiare il denaro? Quindi, cara Consigliera Mancinelli, vengo al suo discorso, guardiamo la parte economica. Decidetevi. Salute dell'ambiente, tutela della salute umana, aspetti economici? Ogni volta che aprite bocca vi contraddite. Dopo venticinque anni di governo di centro-sinistra non ho visto realizzato alcun impianto di recupero energetico da parte vostra. Lo potevate fare, ma non l'avete fatto. Non avete raggiunto l'autosufficienza dell’impianto. Guardate, questo Piano, che è un piano dinamico perché non è qualcosa di statico, mi piace? È quello che si può fare dopo trentacinque anni, quarant'anni di politica sui rifiuti inesistente o, meglio, alcune sbavature ci sono e le ho citate, ma, se volete, ve ne possiamo portare altre, come lo stoccaggio di gas a San Benedetto. Ve ne posso portare quante ne volete, dove siete stati silenti rispetto alle popolazioni, senza alcuna vergogna.
Bene. Questo Piano, guardate, punta sull'aumento della raccolta differenziata, pur sapendo che purtroppo non si riuscirà ad arrivare a questa situazione, salvo che non si voglia fare la decrescita felice. Sapete cosa vuol dire? Che andiamo in giro in mutande, via i cellulari, venite qui a piedi, non andate a mangiare. È questa la decrescita felice, cari signori, il resto è chiacchiere senza il distintivo, perché chi porta un distintivo va onorato e non sbeffeggiato da Al Capone.
Si parla di prevenzione, di riciclo. Ma vedete, a cosa serve il termovalorizzatore in questo Piano? A me, guardate, non entusiasma, ma è una risposta a quella quota di rifiuti non recuperabile, non riciclabile. Questo è il vero problema. Che cosa possiamo fare da qui a dieci anni? Muovetevi, organizzate dei begli impianti, perché in realtà lo devono fare anche gli imprenditori privati. No i “prenditori”, gli imprenditori, quelli con la “im” davanti.
Sapete in tutta questa vicenda qual è la tristezza? La tristezza di cui avete dato manifestazione oggi. Bobbio diceva che la democrazia ha in sé il germe del consenso, cioè voi non avete il coraggio di dire a questi signori che stanno lassù, credo, che voi siete in Romagna con le cooperative, con le imprese, a gestire i termovalorizzatori, ma qui non li volete perché sperate di prendere qualche voto e volete portare i nostri rifiuti là. Signori, ma Bobbio, che non era di destra, era roba vostra, vi guarderebbe e vi direbbe: “Mamma mia, quanto ho visto…”. Sapete perché Bobbio ci ha preso? Perché era uno di voi, vi conosceva. Vi conosceva. E allora, a nome di questa Aula, chiedo scusa a tutta la popolazione marchigiana perché in quarant'anni questa Regione non ha fatto una politica dei rifiuti seria, perché si è preoccupata di prendere i contributi, leciti, ma da chi gestisce servizi per le discariche. E adesso andatelo a spiegare alla popolazione.
Per quanto mi riguarda, io non ho preso un euro e non prenderò mai un euro da persone che hanno a che fare con i rifiuti. Questa è la dirittura morale di un Consigliere regionale e di un Consiglio, perché sennò qui dentro sono tutte chiacchiere. Non distintivo, perché il distintivo per me è una cosa sacra. Sono solo chiacchiere. Ma la popolazione vi capisce, si rende conto di questo. Per quanto mi riguarda, continuerò a combattere, perché bisogna combattere la vostra ipocrisia. Continuerò a combattere affinché, mi auguro, da qui a quindici anni, come dite voi, ma sarà molto meno - certo, sono i vostri tempi - si possa trovare una soluzione alternativa a un termovalorizzatore. Sono convinto di questo, ma spero che non sbuchi come un fungo una vostra società che faccia riferimento a voi, che si candidi a gestire un termovalorizzatore. Quindi chiedo alla Regione, laddove ci fosse il termovalorizzatore, ricordatevelo, di tenerlo nelle mani del pubblico. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Pierini.
Nicolò PIERINI. Grazie, Presidente. Ancora una volta c'è tutta l'ipocrisia del campo largo. Si parlava appunto di astronave, oggi voi da Marte prendete l'astronave e venite in Consiglio regionale. Questa è la realtà. Ma perché vi dico questo? Perché in Emilia-Romagna ci sono sette termovalorizzatori, nella Regione Marche ce ne sono zero. E allora, quando si parla di termovalorizzatori, perché il vostro comandante capitano in Europa parla tanto di termovalorizzatore? A Roma è d'accordo. A Roma è d'accordo e oggi voi qua, con la massima ipocrisia…
PRESIDENTE. Consigliere Cesetti, faccia finire.
Nicolò PIERINI. …manifestate, appunto, che venite da Marte. Ora, sette termovalorizzatori in Emilia-Romagna. Qual è il problema nel portarlo nella Regione Marche? Questa è la prima domanda, perché non vi siete spiegati bene su questo. Ma soprattutto il fatto che il termovalorizzatore è necessario. Hanno spiegato prima benissimo i colleghi Consiglieri, non torno sull'argomento. E se guardiamo a un dato molto semplice, in Emilia-Romagna vivono 4.500.000 persone e ci sono sette termovalorizzatori. Anche prendendo solo questo dato sulla popolazione, potremmo immaginare che da noi ce ne potrebbero stare benissimo due. Ne facciamo uno. Questo è per dirvi che il riciclo serve assolutamente e bisogna incentivarlo, ma, come è stato detto, non tutto si può riciclare. Quindi si continuerà a portare i rifiuti nelle discariche che in questo momento non ci sono e sono quasi tutte al completo e quindi non rimane che bruciare i rifiuti. Ma non solo, si risolve un problema nel bruciare un rifiuto e con un termovalorizzatore si crea anche energia. Un altro problema per la Regione che si può risolvere, in parte, anche col termovalorizzatore, creando appunto energia. Questo è un ritardo. Qualcuno ha parlato appunto di ritardo. Ma vi ricordo che, se in Emilia-Romagna ce ne sono sette, per fare un termovalorizzatore, l'avete dichiarato voi, ci vogliono 12-15 anni. Quindi mi domando: se oggi in Emilia-Romagna ci sono sette termovalorizzatori chi governava la Regione Marche 15 o 20 anni fa? È un'equazione semplicissima. Quindi, se oggi non abbiamo termovalorizzatori, vuol dire che qualcuno 15 o 20 anni fa ha programmato in un modo pessimo il piano dei rifiuti. Poi qualcuno ha detto che manca la politica di governance nella gestione di questo Piano. Quindi vuol dire che la politica dovrebbe individuare il termovalorizzatore. No, perché quando la politica è entrata in queste decisioni che devono essere territoriali, avete chiuso gli ospedali senza parlare e confrontarvi con i territori. Questa è la realtà dei fatti. Quindi oggi la possibilità di confrontarci sulle ATA, sui territori, per cercare di individuare il miglior posto possibile, è una sacrosanta decisione che non deve prendere la politica, ma i territori, chi vive tutti i giorni nei territori. E noi da qui, da Ancona, non possiamo decidere dove va il termovalorizzatore, ma stabiliamo dei criteri, appunto, dove si possono individuare determinate decisioni da dare in pasto all'ATA. Questa è la realtà dei fatti. Quindi, con coraggio, andiamo avanti. Con coraggio la Giunta regionale prende questa decisione per cercare di risolvere un problema che attanaglia famiglie e imprese. Molto breve ma diretto. Grazie a tutti.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Mangialardi.
Maurizio MANGIALARDI. Grazie, Presidente. Assessore, colleghe, colleghi, ero molto indeciso se intervenire perché abbiamo redatto un documento che, in parte, nella sua relazione di minoranza, la nostra Capogruppo ha già illustrato e che è esaustivo rispetto alla posizione che il centro-sinistra tutto ha assunto. Vi assicuro che, a differenza di tanti interventi, di ideologico non c'è proprio nulla. Però, l'intervento soprattutto di qualche Consigliere – penso ai Consiglieri Ausili, Borroni e anche al Consigliere Pierini - mi costringe un po' a rimettere in fila alcuni passaggi. Perché il Piano regionale di gestione dei rifiuti è indubbiamente uno degli atti più importanti che andremo ad approvare in questa legislatura ed è un provvedimento che non riguarda solo l'organizzazione del servizio pubblico, ma un documento che definisce una parte importante del modello di sviluppo che vogliamo dare alle Marche sul piano industriale, sul piano ambientale e sulla gestione del nostro territorio. Ovviamente c'è un piano tecnico che - lo abbiamo ribadito quasi tutti - va invece apprezzato, perché i nostri tecnici hanno fatto un lavoro serio, articolato, supportato dei dati, magari non proprio aggiornati, analisi e, inevitabilmente, anche riferimenti normativi. Nessuno mette in discussione questa professionalità, che ci ha permesso un bel dibattito. Ho partecipato a tante Commissioni e ringrazio anche il Presidente per la mèsse di audizioni che sono state messe in campo e che avrebbero dovuto aprire anche qualche riflessione lì. Ma noi non siamo qui a fare valutazioni sul piano tecnico. Lo facciamo, Assessore, e ringrazio anche lei, dopo dirò perché, sul piano squisitamente politico. E allora dico che, su quel fronte, il limite dell'azione di questo Piano è molto evidente. Dico, grazie all’Assessore per il lavoro che ha fatto e per l'atto che porta in Consiglio, dopodiché però, guardo la mia collega Consigliera Vitri, noi che abbiamo memoria della precedente legislatura, non me ne voglia la collega Consigliera Marcozzi, uno dei primi atti che abbiamo fatto è stato quello di sollecitare il Piano regionale dei rifiuti all’Assessore precedente che, con un po' di supponenza e qualche volta anche di strafottenza, che ha caratterizzato non solo la sua azione, ma la modalità di quella Giunta, aveva garantito, perché poi si eredita tutto, che quel Piano sarebbe giunto in Aula dopo sei mesi, recuperando, ancora una volta, i ritardi che si erano accumulati nella precedente amministrazione, che aveva avuto sia il Covid che il terremoto, ma facciamo finta di non sentirlo. Ma non solo, Assessore, il suo predecessore, che adesso non so più se sia in Forza Italia, non ho idea, nemmeno mi interessa, una delle poche cose che aveva garantito a interrogazioni del sottoscritto e della Consigliera Vitri e anche della Consigliera Ruggeri… l'unica cosa certa era che non ci sarebbe stato un inceneritore per la nostra Regione. Non lo abbiamo inventato noi, l'avete detto voi. Ma perché c'è l'ipocrisia degli atteggiamenti? Il precedente Assessore - così almeno lo diciamo - ci aveva garantito questo, giurato e spergiurato. Ma non sul piano di un'azione compulsiva, dentro un ragionamento che eravate più bravi di noi nell'economia circolare, che eravate più bravi di noi nell'individuazione degli impianti, che eravate più bravi di noi nel raggiungimento degli obiettivi europei. Questo avete detto e noi ci abbiamo creduto. Anzi, abbiamo continuamente… ricordo le interrogazioni della Consigliera Vitri, forse anche per un'appartenenza territoriale: “Assessore, quando ci porta questo Piano?”. E pian piano che, invece, passava il tempo, quell'approccio così garibaldino e spregiudicato si diluiva e alla fine non è arrivato nulla. Molti dei Consiglieri non c'erano, ma guardo agli Assessori che si ricorderanno di quei passaggi in Giunta.
Il Piano regionale è rimasto nella mente di Dio. Allora, bravo Assessore che l'ha portato in Aula, anche se del Piano condivido poco, poco, perché il tempo non vi ha aiutato. Avevate la possibilità di mettere in campo un'azione sfidante, un'azione che poteva mettere nelle condizioni questa Regione non di guardare ai sei inceneritori, quattro inceneritori, due inceneritori, un inceneritore. No. Avevate la possibilità - prendendovi anche sei anni di riflessione - di avanzare un progetto non di pedissequo adempimento normativo, ma di sfidare. Vedete, non considero nemmeno, perché purtroppo non abbiamo tutti la stessa storia e non abbiamo tutti le stesse conoscenze e nemmeno le stesse capacità… però lo porto sempre come esempio. Quando un territorio decise di sfidare e di essere riferimento per un tema della raccolta differenziata, quel territorio divenne il riferimento nazionale. Lo dico per la Consigliera Ruggeri. Non si parlava più di Treviso, del Consorzio Priula, si parlava del CIR33 e della Valle del Misa e del Nevola, che in un anno, Assessore, sono dati, nel 2005, passò dal 15% di raccolta differenziata al 60%. Al 60% in un anno, con un metodo ancora oggi consolidato. Allora quel metodo era innovativo: la raccolta porta a porta su tutto il territorio di una città, quella era Senigallia, ma non solo, della Valle del Misa e del Nevola. Una modalità per coinvolgere i cittadini, le imprese, coinvolgere i Comuni e farne sistema. Allora, voi avevate questa possibilità di ragionare su un elemento sfidante. Perché, vedete, Assessore, l'economia circolare non è uno slogan ambientalista, di chi la brandisce per avere un po' di consenso. No, è una straordinaria politica industriale. Politica industriale che significa creare nuove filiere produttive, significa recuperare materiale dalle materie prime seconde, significa sostenere la ricerca e l'innovazione, significa attrarre investimenti, significa creare occupazione qualificata, significa costruire un sistema economico capace di trasformare e definire il rifiuto una risorsa e non qualcosa da buttare. Voi avete fatto questo? No, non c'è. Oggi abbiamo parlato dell'inceneritore, non avete nominato un impianto dell'economia circolare, nemmeno uno, che invece era quello che ci doveva differenziare. Quello che voi, lo dico per il Vicepresidente, il Presidente è al telefono, tocca anche a lui… Noi in cinque anni non abbiamo autorizzato un impianto dell'economia circolare. Lasciate perdere le azioni proprie dei Comitati. Perché quando voi non individuate - dov’è il Consigliere Cesetti? - le aree idonee, poi ognuno, nell'azione libera di mercato, individua quella che gli fa più comodo. I primi a sostenere le azioni dei Comitati siete stati voi, il Governo. I biodigestori di Fano e di Ascoli Piceno sono stati contrariati con mozioni presentate dalla maggioranza e votate da voi, perché non avevate idea e nel Piano continuate a non averla. Sul termovalorizzatore non dico assolutamente nulla. Ce lo siamo detti. Serve solo per giustificare una serie di ritardi e anche una serie di scelte che sono nel Piano, lo diceva prima la Capogruppo Consigliera Mancinelli. Scrivete che i rifiuti speciali assimilati possono essere conferiti in discarica, che passano dal 50% al 30%. Poi vi accorgete che, purtroppo, per fortuna di tutti, quella cosa non avverrà e avete già messo una proroga prima che il Piano venga approvato. Una proroga.
Ecco, i territori che hanno dato… si faceva prima una battuta, non siete stati in grado di mettere un biodigestore da nessuna parte. Guardo il Consigliere Ausili che ha detto: “Adesso non andate a fomentare il territorio”. Eh no, al territorio spiegheremo…, a Corinaldo spiegheremo che è stato individuato per mettere l'inceneritore, chiamiamolo così, perché lì non è nemmeno un termovalorizzatore, perché non è in grado di servire il...
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marinelli.
Renzo MARINELLI. Grazie, Presidente. Vedo le difficoltà della nostra minoranza ogni qualvolta c'è una proposta di legge o un atto che va a incidere profondamente su quello che è l'economia, ma soprattutto sul futuro della nostra Regione.
Ne ho sentite parecchie, di tutti i colori. Qualcosa ho segnato. Si parla di dieci anni di immobilismo, questo per quanto riguarda soprattutto la provincia di Macerata, per poter fare un termovalorizzatore o un'astronave, come ha definito bene… parla di 15-18 anni. Quindi, se oggi siamo senza inceneritori, non è sicuramente responsabilità di chi ha governato in questi ultimi cinque anni. Non prendete la scusa della pandemia o d'altro.
Per fare un Piano sappiamo che ci vuole del tempo. Qualcuno ha detto: “Dieci anni di immobilismo sulla realizzazione del Piano”. Ma voi o qualcuno di voi – qualcuno c’era ed è uscito, ma qualcuno è ancora rimasto – perché non lo avete fatto quando eravate al governo? Perché non avete avuto il coraggio di dire come volevate fare? “Non vogliamo il termovalorizzatore, però non vogliamo neanche le discariche”. Non è vero? Come non è vero? C'è la discarica a Montefano e c’è… “No, non si può fare la discarica a Montefano”. Che problema c'è? Se la discarica non crea problemi, la facciamo in qualsiasi posto. L’Università Politecnica delle Marche ha individuato oltre cinquanta siti e la politica ha detto: “Non vogliamo che, in questa fase, si vada nelle aree colpite dal sisma e nelle aree che hanno già avuto discariche negli anni precedenti”. È venuta fuori una graduatoria. E dove sta il problema? Se poi la discarica non è un problema, perché lì dovrebbe esserlo?
(Intervento fuori microfono)
Renzo MARINELLI. Adesso parlo io, prima non vi ho interrotto.
Il Movimento 5 Stelle parla di ottimizzazione, riciclo, tariffa puntuale. Posso dire che come Sindaco ho avuto l'esperienza di poter provare a fare la tariffa puntuale. Il risultato è uno solo, che abbiamo costi in più. Poi è vero che chi la fa bene risparmia qualcosa, ma chi non la fa bene paga di più, e globalmente ci sono dei costi superiori. Quindi è inutile che ci diciamo… Chi non ha provate le esperienze, chi non le ha vissute sul campo può dire qualsiasi cosa, chi le ha vissute… Non è questo, non è questo.
Termovalorizzatore. Come se si trattasse - questo sempre da parte del Movimento 5 Stelle – di qualcosa che non proviene da qualche altra parte, come se non ce ne fossero in Italia. Loro dicono detto 37, a me ne risultano 41 e in Emilia-Romagna 9. Non so quale sia la cifra esatta, però non siamo gli unici. In Europa, ce ne sono oltre 500. Sembra che noi stiamo facendo qualcosa che è al di fuori del mondo, quando invece è la cosa più normale, è una cosa che avrebbe dovuto essere fatta anni fa. È questo che dobbiamo dire.
Si dice, poi, che è un documento che non pianifica, che in questo Piano non c'è nessuna visione, ancora meglio, che dobbiamo riscriverlo totalmente. Che significa? Che dobbiamo rimanere immobili per altri 5 anni o 10 anni. Allora, forse quello che ha detto chi mi ha preceduto, che mi sta a fianco, non è tutto sbagliato, perché “riscriverlo”, “no al termovalorizzatore”, “ci vogliono quindici anni”… Ci vorranno quindici anni, ma se l'avevate fatto prima questo non è… Quindi tante domande: “perché?”, “perché?”, “perché?”. L'unica soluzione è quella di fermare tutto e di bloccare tutto.
Poi, economia circolare. Noi dipendiamo dal mondo intero per qualsiasi cosa. Basta che ci sia un blocco di un canale e non arrivano più i materiali. Le plastiche cinesi vergini oggi costano molto, molto meno di quelle riciclate da noi. Chi è nel Pesarese sa che c'è la possibilità che venga bloccata anche la raccolta della plastica perché non sappiamo cosa farne. Dobbiamo essere ostaggi sempre degli altri oppure possiamo essere autonomi e decidere quello che vogliamo fare sul nostro territorio? Penso che questa sia la cosa più importante, non possiamo sempre dipendere dagli altri.
Il trasporto, discutiamo tanto perché portiamo i rifiuti da una provincia ad un'altra facendo fare ai rifiuti 70 chilometri di strada e poi li dobbiamo portare a Milano, in Lombardia - quello va bene - oppure in Svizzera o in Germania. Mi chiedo: ma perché non dobbiamo essere seri? Vogliamo fare politica. Bene, ma questa è una scelta.
Il Consigliere Mangialardi prima ha detto: “Perché prima dicevate…”. Io non ho mai detto - parlo per me e c'ero anche prima - che non voglio il termovalorizzatore, mai. Quindi su questo, anche su questa…
Poi si è parlato anche, e mi riferisco al Consigliere Catena che non c'è, di Macerata perché le scelte… Allora, l'ATA di Macerata è stata governata da sempre dal centro-sinistra, in modo… dove c'era la maggioranza…, cioè veniva gestita da entrambi i poli, destra e sinistra. Solo da due anni. c'è la gestione del centro-destra e per fortuna, perché in questi ultimi due anni si stanno individuando le discariche e stiamo individuando delle nuove soluzioni. Per quando riguarda il problema delle tariffe, Macerata con 261 euro, che è il costo medio valutato su 100 m² e tre persone, è al 21º posto su 110 province italiane e il costo è inferiore a quello di Pesaro e di Ancona, dove diciamo che va tutto bene. Quindi facciamo le nostre valutazioni, stiamo attenti.
Ringrazio il Presidente Acquaroli, l'Assessore Consoli, tutta la Giunta e tutta la maggioranza perché ancora una volta stiamo facendo un passo che va verso il futuro, che dà prospettive alla nostra Regione e che dà la possibilità a aziende, a coloro che operano in questo territorio di poter guardare anche con un po' di fiducia. E’ vero che arriverà più avanti, però dobbiamo dare fiducia nel fatto che ci stiamo muovendo. L'immobilismo è la peggior cosa, ed è ciò che è stato fatto per venti, trenta anni in questa Regione. Quindi, grazie Presidente per tutto quello che fa. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Assenti.
Andrea ASSENTI. Grazie, Presidente. Oggi mi viene in mente una pubblicità, mi tira per la giacca questa famosa reclame degli anni Ottanta: “Potevamo stupirvi con effetti speciali e colori ultra vivaci, ma noi siamo scienza e non fantascienza”. Quindi parliamo dell'astronauta, dell'astronave come fantascienza e invece dobbiamo necessariamente riferirci a un impianto di termovalorizzazione, cioè la scienza.
Partiamo da questo assunto e partiamo da un aggiornamento e dall'adeguamento del Piano regionale di gestione dei rifiuti. Non stiamo su Marte, parliamo di un Piano che va adeguato e modificato e, sostanzialmente, nei suoi principi cardine fino al 2030 abbiamo dato un indirizzo chiaro, puntuale e preciso. Da qui si parte. Perché è necessario ricordare anche la genesi. È importante pensare a sei anni fa. Questa maggioranza, l’Acquaroli bis, nasce cinque anni fa, siamo al sesto anno, ma nel periodo dal 2015 al 2020 - approvazione del primo aggiornamento del Piano di gestione nel 2015 - in quel quinquennio, ricordatevi esattamente come funzionavano le ATA provinciali, le cinque ATA provinciali. Non è una sorta di scaricabarile, ma è una fotografia precisa, perfetta di quello che succedeva in quel quinquennio, perché l'autonomia provinciale con discarica d'ambito e di servizio, che ci imponeva e ci impone la legge, non è stata. Abbiamo parlato e lavorato per anni in emergenza e l'emergenza ha notevolmente prodotto e raddoppiato i costi per i Comuni e per le bollette. Partiamo da qui. Questa non decisione e questo mancato accordo nasceva tutto all'interno delle ATA provinciali che, guarda caso, purtroppo, venivano sempre messe “l’una contro l'altra armate” da tutti esponenti di centro-sinistra, che non trovavano mai l'accordo su un'idea di fondo e di base che prevedeva non l'amministrazione unica o l'ATA unica, addirittura la doppia ATA: Marche Nord da una parte, che arrivava da Pesaro ad Ancona, e Marche Sud con le spinte notevolmente politiche che volevano Macerata, Fermo ed Ascoli dall'altra parte. Quindi è iniziato un quinquennio… Il Vicepresidente Piergallini si ricorderà perfettamente, perché in ATA provinciale era presente insieme a me quando era Sindaco di Grottammare, le battaglie fatte per non addivenire a una soluzione del genere, perché la bolletta sarebbe aumentata e noi saremmo andati fuori ambito a 185 euro a tonnellata, cose da pazzi. L'ha ricordato l'allora Sindaco di Fermo, l'Assessore Calcinaro, e questo è andato avanti per un biennio e non c'era - e vi voglio ricordare perché così è successo - l'applicazione del mutuo soccorso inerente e contrattualizzato tra Provincia e Provincia, che non è mai stato fatto se non in alcuni casi di eccessiva emergenza.
Questa sarebbe la soluzione, l'indipendenza, l'autonomia provinciale nonché regionale che noi dobbiamo dare? Non è questa.
Questa è la genesi, partiamo da lì e l'unica soluzione che noi abbiamo è arrivare a questo impianto di termovalorizzazione, perché questo mutuo soccorso provinciale non c'è mai stato. Forse potrebbe esserci, ma quando in Commissione abbiamo parlato e abbiamo dibattuto per tanto tempo…, anche nell'Acquaroli 1 si dibatteva di questo argomento, le soluzioni erano due. Non avete il coraggio di ammetterlo, ma erano due le soluzioni: o si fa il termovalorizzatore o si prende l'aereo e si manda tutto in Olanda. Qual è il problema di mandare tutti in Olanda? Non il fatto di andare in Olanda, non il costo di trasporto che era altresì importante, ma il problema era l'assenza di contratti che permettessero la durata, l'autonomia e l'autosufficienza regionale. Perché se tra dieci anni l'Olanda chiude il contratto, si rimane fregati, perché non si ha il termovalorizzatore né tanto meno si riesce a spedire fuori. E non è un problema di soldi, come state spostando l'attenzione, è un problema di metodo, di indirizzo. E l'indirizzo è questo.
Noi vogliamo essere autosufficienti? Sì. Ci sono 41 impianti nel territorio nazionale? Sì. Vogliamo essere indipendenti al punto tale da investire nei prossimi anni per la nostra autosufficienza ed indipendenza in materia di rifiuti? Sì, dimostriamolo, votiamo l'atto. Oggi parliamo di questo, non è che siamo su “Scherzi a parte”. Oggi voi non volete, ma non potete e non dovete non approvare questo atto, altrimenti sconfessereste voi stessi per andare in controtendenza a quello che predicate da anni. Oggi avete una possibilità, approvatelo, perché di questo parliamo.
L'ATA unica non è così, non è “arriva il mostro cattivo”. L'ATA unica va sicuramente ragionata e nel tempo più immediato possibile l'Assessore ci ragguaglierà, ma non è possibile pensare di non votare l’atto. Altrimenti voi non avete una soluzione produttiva per questa Regione, fate semplicemente “la fuffa”. Anche perché leggo: “anni di immobilismo”, “scelta vecchia e priva di coraggio”. Questa mi sembra l'esatto contrario. È una scelta con tantissimo coraggio, ma addirittura una “scelta vecchia” no, ma magari collaudata, perché abbiamo 41 esempi di collaudi che funzionano perfettamente e danno quell'autosufficienza in materia di rifiuti che noi auspichiamo e che vogliamo votare.
Quindi la politica regionale messa in campo dall’Acquaroli Uno e dall’Acquaroli Due va esattamente in questa direzione. Lo abbiamo già fatto con le politiche sanitarie: cambiare la legge sanitaria, cambiare il testo, modificare, togliere l'ASUR, andare sulle cinque AST; nonché modificare dopo 31 anni la legge di assetto e di governo del territorio. Oggi andiamo anche sugli impianti e la gestione degli impianti di rifiuti. Ditemi voi se queste non sono scelte coraggiose che hanno cambiato e che cambieranno la faccia e il volto, l'assetto infrastrutturale e governativo di questa Regione. Ditemi voi quale altro esempio c'è da portarmi come controprova su questo testo. Non esiste. Penso che oggi perdiate un'occasione non votandolo. Perdete un'occasione perché l'impostazione che i cittadini marchigiani avranno oggi è che voi siete solo un partito, una minoranza di propaganda. Ma di propaganda al momento state solo morendo. Morirete di propaganda. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Putzu.
Andrea PUTZU. Grazie, Presidente. Voglio ringraziare il Presidente Acquaroli, la Giunta, l'Assessore Consoli ed i tecnici per questo Piano. Ho sentito dire un po' di tutto da parte dell'opposizione, ma poi i colleghi Consiglieri di maggioranza sono stati bravissimi a sbugiardare alcune dichiarazioni. Tra l'altro, come sempre, mi dispiace leggere, e devo farlo quasi ogni volta, il programma elettorale del centro-sinistra, in cui leggo: “Razionalizzare gli attuali cinque ATO al fine di una gestione più funzionale ed efficiente”. Quello che stiamo facendo noi. “Valutare le distanze minime tra gli impianti di smaltimento rifiuti e le aree residenziali contenute nel Piano regionale di gestione dei rifiuti in vigore, tenendo conto nelle situazioni di ampliamento della valutazione degli impianti già esistenti”. Quello che stiamo facendo noi. Prima con il Consigliere Cardilli, che è nuovo in quest'Aula, parlavamo del programma elettorale del candidato Governatore del centro-sinistra e mi diceva: “Ma stavolta lo voteranno perché fondamentalmente...”. E invece, ovviamente, da sinistra leggo solo e ascolto solo critiche, poche proposte. Qando ci dicono “Siete in ritardo di 5 anni”. Ma no, nel 2015, mentre i Governatori, il centro-sinistra in giro per l'Italia correvano, l'ultimo atto fatto sul Piano dei rifiuti è stato quello della Giunta Spacca, Partito Democratico, 2015. Ricordo che l'Assessore era l'amica XY. E, ovviamente, negli anni a guida dell’ultimo Presidente del centro-sinistra non è stato fatto nulla. Mi sorprende che magari qualcuno che prima era Assessore della Giunta Ceriscioli venga a dirci che non abbiamo fatto nulla nei cinque anni precedenti. Su questo dico: “Ma siamo in una finzione, in una fiction, o siamo in Consiglio regionale?”. Se dobbiamo fare la fiction, è una fiction a molte puntate, quelle serie di una delle grandi piattaforme telematiche che vediamo anche in televisione con le Smart TV. La chiamerei “La fiction delle sconfitte”, dove, ovviamente, anche oggi, ancora una volta, dovete trovare la vostra sconfitta. Perché dico questo? Tra l'altro, aggiungerei sotto al titolo “Le contraddizioni del centro-sinistra”. Perché, ovviamente, quando si parla di termovalorizzatore…, ho sentito il Consigliere Catena parlare di opportunità o meno. Vi faccio una domanda: ma qualcuno a sinistra ha il coraggio di dire “sono favorevole” o “sono contrario”? No, perché nel vostro programma elettorale, ovviamente, non c'era scritto nulla, visto che il candidato Governatore del centro-sinistra, come è già stato detto, era favorevole a fare il termovalorizzatore a Roma e l'amico compagno Sindaco di Roma… ma non è favorevole a farlo nelle Marche. Forse perché sapeva che avrebbe perso e voleva prendere i voti degli ambientalisti e faceva benissimo, ognuno fa le sue scelte. O forse perché la coalizione non è coalizione a trazione innovativa, Partito Democratico, ma è, ovviamente, a trazione, forse a volte, progressista. Perché qui dobbiamo capire qual è la linea politica da scegliere. Dobbiamo dire la verità ai cittadini, perché, ovviamente, si parla benissimo di raccolta differenziata. Tra l'altro, la Regione Marche è tra le prime Regioni in Italia per raccolta differenziata. Anche questo dato è sopra la media nazionale. Di certo non è che dobbiamo prenderci il vanto noi, è merito dei Comuni. Ma, soprattutto, permettetemi di dire, è merito dei tanti cittadini che hanno imparato benissimo a fare la raccolta differenziata. Ma è altrettanto vero che, quando prima si parlava di aumento della TARI, si parlava delle discariche sempre più piene, dobbiamo compiere una scelta.
Tra l'altro, permettetemi di dire che nessuno di voi ha avuto il coraggio di dire se siete favorevoli o contrari al termovalorizzatore. Vi capisco perché dovete fare gli utili equilibristi, in un circo, che a noi non appartiene, anche perchè, fondamentalmente, nel vostro tendone ci sono sempre meno spettatori. Ovviamente, se fossero paganti ancora meno. Lo vediamo nelle riunioni di partito, nei vostri incontri. E questo ci fa capire che stiamo andando nella direzione giusta. Perché, mentre voi avete avuto l'opportunità di governare questa Regione per tantissimi anni e mentre i vostri colleghi di sinistra hanno avuto grandi capacità, hanno avuto lungimiranza, parlo dell’ex Presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani, che non credo sia un sovranista, un nazionalista, e anche lui è stato uno dei primi fautori del termovalorizzatore. Voi, invece, siete ancora a fare gli equilibristi nel dire: “Beh, no, noi siamo contrari”. Ma certo, ovviamente, siete all'opposizione, ci mancherebbe altro che dite che siete favorevoli. Anche se credo che nella vita e in politica ci voglia una parola: coraggio. Sono certo che qualcuno tra voi sia favorevole, anche all'interno del Partito Democratico, ma ha paura di dirlo.
Penso, invece, che questo Piano dei rifiuti vada nella direzione giusta, perché, tra l'altro, dà l'opportunità sull’ATO unico e agli ATA provinciali… dà l'opportunità per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti e questo credo che sia importante.
Così come rivendico l'emendamento che abbiamo fatto in Commissione con i Capigruppo di maggioranza relativo agli ampliamenti e alle nuove discariche per quanto riguarda la questione della distanza – 1 chilometro o magari anche accorciarlo – dando l'opportunità ai Consigli comunali di scegliere.
Capisco che non avete più maggioranza, però noi siamo più democratici di voi, perché, fondamentalmente, diamo l'opportunità ai Comuni di scegliere anche l'aspetto legato alle distanze. Magari un Comune ha un'esigenza diversa rispetto ad altri.
Tra l'altro, sono un po' dispiaciuto perché anche voi, ancora una volta, venite in Aula a dire: “Questo Piano non lo attuerete mai”, “Il termovalorizzatore non lo farete mai”. Me lo ricordo benissimo, ero in quest'Aula la scorsa legislatura e c'era qualcuno, caro Presidente Acquaroli, che diceva che le Aziende Sanitarie Territoriali non le avremmo mai fatte. Guardo a lei, Consigliere Cesetti, si ricorderà benissimo che andava impugnata la legge delle Aziende Sanitarie Territoriali perché non andava bene. Ovviamente abbiamo fatto le Aziende Sanitarie Territoriali. Ricordo benissimo quando avevate detto che era impossibile per l'Ospedale di Pesaro, per l’Ospedale di Macerata… e anche lì siamo in fase avanzata. A volte mi dico che forse qualcuno pensa che stiamo realizzando i loro sogni, è possibile, magari… e quando qualcuno vede che il sogno lo tramutiamo in realtà magari è dispiaciuto, invidioso. Non credo che siate invidiosi, immagino che siate dispiaciuti perché non siete riusciti a creare i sogni e a realizzarli.
Qualcuno ha anche detto: “il piano è morto”, “nasce morto”. Non so a cosa vi riferiate. Il bello è, e mi fa sorridere, che fate i complimenti ai tecnici e poi, ovviamente, criticate la politica. Ma voi sapete benissimo che un Piano viene fatto sull’indirizzo politico, lo sapete benissimo perché avete governato i Comuni, avete governato anche questa Regione, ed i tecnici attuano le idee della politica, mettono in pratica le azioni. Ma quello che mi fa sorridere è che voi siete entrati, a volte, poco nel Piano, avete cercato di creare slogan per andare contro a chissà che cosa. Avrei preferito fare il Piano insieme, insieme a voi, ma capisco che non è facile fare un Piano con chi non ha il coraggio di dire se vuole un termovalorizzatore o no. Mi rendo conto che, se avessimo fatto questa scelta, vi avremmo politicamente spaccato, perché il Movimento 5 Stelle e AVS sono coerentemente contrari mentre qualcun altro, ovviamente, avrebbe potuto essere favorevole, quindi avremmo creato una spaccatura all'opposizione. Dico: già sono così frammentati che non dobbiamo frammentarli di più, ci mancherebbe altro. A voi vi unisce solo il no, solo il no, solo che non va bene. A volte ascolto da umile studente finte lezioni universitarie di diritto amministrativo, di diritto… magari relazioni politiche. Invece sono dispiaciuto perché avrei preferito che su questo Piano, si cercasse di collaborare invece di ostacolare, dato che questo Piano dei rifiuti guarda al futuro.
Purtroppo, è vero, ci abbiamo messo un po' di tempo, ma forse anche per adattarci alle esigenze territoriali, ma è altrettanto vero che siamo stati coraggiosi, coerenti e soprattutto, ancora una volta, abbiamo rispettato il nostro programma elettorale. Credo che i cittadini marchigiani si siano resi conto che di qua c'è una maggioranza che, quando propone… così come la legge di valorizzazione del commercio locale, si sosteneva fosse una trovata, come dire, folkloristica o piena di demagogia, per chi non legge i programmi elettorali, ma era nel nostro programma elettorale, così come il Piano dei rifiuti.
Quindi, invito il PD, ogni volta che schiaccia il pulsantino per prendere la parola, a rileggersi il proprio programma. Altrimenti continuamente non solo fa le figuracce con noi, ma anche con i cittadini marchigiani. Grazie.
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Consoli.
Tiziano CONSOLI. Grazie, Presidente. Grazie a tutti. Oggi portiamo all'esame dell'Aula non solo un atto necessario, ma, soprattutto, una scelta di responsabilità per il futuro della Regione Marche. È bene ribadire che questo percorso non nasce oggi. La Regione ha scelto di affrontare con determinazione un nodo strategico per il territorio regionale. Dopo anni in cui la pianificazione è rimasta ferma al Piano del 2015, l'Amministrazione regionale ha preso in mano la situazione con visione e concretezza: un percorso chiaro, avviato con l'atto di indirizzo del 2021, tradotto nella proposta di Piano riapprovato nella Giunta del 2025 e che oggi compie un passaggio decisivo. Mi occorre un attimino precisare qualcosa sul ritardo, perché da tanti Consiglieri, soprattutto all'opposizione, è stato detto il ritardo. Ebbene, qui si parla di ritardo di cinque anni rispetto a una pianificazione pregressa. Ma mi occorre dire che correva l'anno 2015, Governo Spacca, da lì a tre anni uscì la direttiva europea, la 2018/850, che stabiliva i criteri attraverso i quali si dovevano raggiungere gli obiettivi entro il 2035, ovvero il 10% del conferimento dei rifiuti in discarica e il 65% di raccolta differenziata. E allora voi mi dovete dire: perché non è stato attuato alcun intervento su una pianificazione già avviata? Perché non è stato studiato uno strumento apprezzabile o dato avvio a un processo di revisione di quel Piano? E oggi finite col dire che questa pianificazione entra in ritardo. A me sembra modestamente che questa opposizione abbia esercitato un puro fatto di stile politico, di opposizione chiusa in sé stessa, senza peraltro fornire argomenti sui quali ci si poteva confrontare in maniera diretta con dati certi e concretezze obiettive. E poi su questo leggevo poco tempo fa un articolo sul giornale della Consigliera Valeria Mancinelli. Consigliera Mancinelli, non me ne voglia, ha detto che io e il Presidente eravamo forse Don Rodrigo e Don Abbondio, parlando del tema del romanzo storico di Lucia Mondella e Renzo Tramaglino. Potrei riferire eventualmente a lei la figura di Donna Prassede, quella che dispensava dei buoni consigli, ma che evidentemente questi buoni consigli hanno portato poi allo scompiglio del matrimonio che si doveva fare. E questa per pura concretezza narrare le vicende in maniera corretta e avere dati suffragabili a livello certo potrebbe condurre a una valutazione non politica o strettamente di contestazione, ma a un'analisi prettamente collegata al tema. E qui mi riferisco anche al tema delle ATA. Ricordo nel passato le problematiche sull'individuazione di un biodigestore nel territorio. Lite che si è concretizzata tra l’ex Sindaca di Ancona e l’ex Sindaco di Jesi che non ha portato, mutuando Donna Prassede, all'individuazione di un sito, dopo che Ancona, tra l'altro, aveva proposto due siti per la realizzazione del biodigestore che, in realtà, è stato realizzato, guarda caso, ad Ostra Vetere con Astea. Le ATA dal 2018 in avanti sono state lasciate sole. E oggi pensare a una legge di governo, che metteremo in campo con una discussione istituzionale, è un tema del tutto forviante, perché c'è una conditio sine qua non attraverso la quale la pianificazione dei rifiuti è preordinata alla costituzione di una legge di governance sul territorio. E la legge di governance si farà, si farà con la gestione di un Ambito unico. Ambito unico che è previsto dalla legge che è richiamato dal decreto legislativo n. 152 del 2006 che impone l'unicità degli interventi mantenendo inalterate le programmazioni delle singole ATA. E se oggi parliamo in materia di rifiuto circa le ATA e del comportamento che stanno avendo, beh, diciamo che un qualcosa di più virtuoso si sta verificando. E non basta brandire la lettera che è stata inviata dalla Regione, anche questa forviante, perché con questa si specula e si fa cattiva informazione sulle informazioni che vengono date. La Regione Marche ha chiesto informazione all'ATA di Macerata chiedendo evidentemente che non ci fossero ritardi nella realizzazione del completamento dell'iter di individuazione della nuova discarica. Non ha detto nulla che sia stato sbagliato o meno. La risposta che ha dato l'ATA di Macerata è stata quella di dire: ci sarà una VAS che farà il confronto tra diversi siti, intanto l'ATA, essendo, naturalmente, organismo che ha una sovranità nella legittimazione delle scelte politiche, può determinare i criteri che ritiene doverosi e opportuni. Dopodiché c'è la Magistratura che valuterà se le condizioni sono state compiutamente rispettate oppure meno. Ad ogni modo mi occorre dire che l'aggiornamento recepisce il Pacchetto europeo e la sovranità e la gerarchia delle fonti europee per quanto riguarda l'economia circolare e si adegua al Programma nazionale di gestione dei rifiuti, rispondendo all'obbligo normativo di revisione sessennale. Basti considerare che due anni sono stati persi per causa, naturalmente, di un evento epidemico importante, ma da lì la Giunta Acquaroli, la prima Giunta Acquaroli, è riuscita a portare avanti un Piano di VAS per l'individuazione di un sito. E guardate il materiale. Questo è il materiale del piano rifiuti e quando si dice che non sia stata fatta un'analisi approfondita anche sulle diverse alternative che potevano essere ritrovate nella gerarchia delle fonti europee, si fa cattiva informazione. Per comprendere la necessità di questa svolta, dobbiamo guardare con pragmatismo ai dati reali del nostro territorio. L'analisi dei Report regionali sui rifiuti evidenzia un nodo strutturale che non possiamo ignorare. Nel 2024 le Marche producono circa 768 mila tonnellate di rifiuti urbani, a fronte di una popolazione inferiore di circa 68 mila residenti rispetto al 2015. La produzione complessiva è rimasta sostanzialmente stabile rispetto al 2015. Quindi questo dimostra chiaramente che il calo demografico non è stato accompagnato da una proporzionale riduzione della produzione dei rifiuti. Ed è qui che è mancata la programmazione da parte del centro-sinistra sulla programmazione dei rifiuti. A questo si aggiunge un secondo elemento di riflessione: le Marche hanno superato il 70% di raccolta differenziata, che al netto vuol dire 48-50%. Ma il dato della raccolta, da solo, non basta. La quantità raccolta non coincide automaticamente con il riciclaggio effettivo: a causa delle qualità dei materiali e degli scarti di lavorazione, il livello stimato di riciclaggio reale, come dicevo, si aggira intorno al 50% del totale del prodotto, l'eccedenza viene conferita in discarica. È qui che si misura la differenza tra limitarsi a raccogliere e costruire un'autentica economia circolare. Beh, sull’economia circolare vorrei spendere due parole anche per rispondere alla Consigliera Marta Ruggeri. Che cos'è l'economia circolare? È tutto ciò che è alternativo rispetto al sotterramento dei rifiuti. Quindi rientrano i biodigestori, rientrano le discariche per rifiuti speciali non pericolosi. Si fa presto a parlare di economia circolare, ma si fa presto pure a condividere le battaglie dei Comitati per motivi politici solo per scopi ambientalistici, magari gonfiandosi delle parole che riguardano l'economia circolare. Quindi con questo non si vuole togliere naturalmente la fiducia alle ATA provinciali, perché le ATA provinciali continueranno nella loro programmazione dei rifiuti ivi compresa l'economia circolare che è già instaurata e che già è in fase di programmazione. E dico anche che sull'economia circolare non è che sono stati fatti pochi interventi. Abbiamo finanziato con pochi soldi, ma comunque significativi da parte dell'Ecotassa, ai sensi del piano vigente, i centri del riuso, la creazione della rete regionale, i centri di raccolta comunali, l'impianto di selezione della raccolta differenziata del Cosmari, l'impianto di CSS del lato due, dove c’è lo scarto del TMB che viene incenerito, l'impianto di recupero di spazzamento stradale per 3 milioni di euro, la riduzione dello spreco alimentare, l'impianto di TMB di Fermo, l'impianto di TMB di Macerata, l'educazione ambientale con l'attivazione delle ludoteche del riuso. Alcune iniziative sono diventate addirittura dei modelli a livello nazionale. E il nuovo Piano continuerà a potenziare le azioni che devono trovare concretezza secondo uno scenario efficace a livello di sistema. Già il vigente Piano prefigura una gestione unitaria che le gestioni locali non hanno assecondato quando erano gestite da governi del centro-sinistra perlopiù. Quindi oggi avete rimarcato il fatto che c'è un potere plenipotenziario in tutte le Province da parte del centro-destra, ma furono proprio le ATA di centro-sinistra, … di centro-sinistra che non vollero fare l'ATA unico. La proposta in sede tecnica del 2014 non era stata accolta dal Consiglio che volle conservare l'assetto di governance a scala provinciale e non avrebbe comunque in ogni caso con questa legge di governance pregiudicato l'autonomia delle politiche delle singole ATA. Comunque la legge dice che almeno ogni 6 anni la Regione verifica la necessità di aggiornare il Piano. Il processo è iniziato nel 2021 con l'atto di indirizzo della Giunta che è una fotografia statica di quella fase. Poi possiamo parlare anche dei 3 milioni di metri cubi, 4 milioni di metri cubi di rifiuti speciali che dobbiamo conferire necessariamente in altre Regioni o addirittura transfrontalieri, quindi vengono sistemati in altre zone d'Europa o del Continente, addirittura. E quelli sono costi. Senza una termovalorizzazione o un'impiantistica collegata all'economia circolare non potranno raggiungersi quegli obiettivi che la raccolta differenziata si prefigura. Peraltro il termine di legge per l'adeguamento al pacchetto comunitario sull'economia circolare è il 31 dicembre 2023, quindi parliamo di 3 anni di ritardo. Ma fortunatamente avevamo un Piano vigente molto valido per le azioni di prevenzione della produzione, motivo per cui la nostra Regione viene ricercata come partner addirittura in diversi progetti comunitari. Continuare con uno scenario inerziale del “non fare” porterebbe nel 2030 ad appena il 51% del riciclaggio, ben al di sotto dell'obiettivo del 60%, lasciando la discarica come unica e insostenibile via di chiusura del ciclo, con capacità residue destinate a esaurirsi prima del termine della programmazione. Lo scenario di Piano punta invece all'80% di raccolta differenziata media regionale e al 66% di riciclaggio al 2030, rendendo le capacità impiantistiche previste sufficienti a coprire l'intero orizzonte temporale. Questa Giunta non si limita a parlare di rifiuti o a gestire l'emergenza restando inerme. Interveniamo in modo organico sull'intero ciclo integrato, sulla riduzione della produzione, sul miglioramento della qualità raccolta, sul potenziamento degli impianti per l'organico e le frazioni secche, sul recupero dei rifiuti da spazzamento stradale e igienici, fino alla valorizzazione degli scarti non riciclabili. E sulla modalità di intervento del sistema che non è governance della Regione Marche… perché la Regione Marche ha governance solamente per determinare la compatibilità del Piano regionale dei rifiuti con le previsioni che vengono fatte dalle singole ATA nel territorio e non può intromettersi nell'ambito dei meandri decisionali. Su tutte le VAS realizzate dalle cinque ATA nella provincia di Ancona, mai la Regione ha messo bocca sulla programmazione, ma ha verificato solamente la compatibilità delle azioni che vengono fatte dalle ATA. E l'ATA unico potrebbe concertare al meglio questa funzionalità della Regione Marche per verificare la piena compatibilità delle programmazioni delle ATA in base alle necessità regionali. Questa Giunta non si limita a parlare di rifiuti o a gestire l'emergenza. L'abbiamo già detto. In questa rigida gerarchia si colloca anche la previsione del recupero energetico delle sole frazioni residuali e non più recuperabili come materia. Chiariamo un punto fondamentale: la valorizzazione energetica non è un'alternativa alla raccolta differenziata o a riciclo, ma avviene dopo. Riguarda esclusivamente ciò che resta dopo aver massimizzato il recupero di materia, ed è l'unico strumento per ridurre drasticamente il ricorso alla discarica e chiudere il ciclo all'interno del nostro territorio. Il Piano, è bene ribadirlo, non localizza alcun impianto, stabilisce dei criteri e requisiti e le procedure che devono essere attuate quando verrà approvata la pianificazione e dopo che verrà discussa e decisa la modalità di governance attraverso delle gare d'appalto e su questo ci sarà un confronto istituzionale che l'ATA unico dovrà avallare. Parallelamente agli impianti, il Piano affronta la governance per superare la frammentazione e la distribuzione disomogenea dei servizi. Un ambito regionale unico, affiancato da articolazioni locali per gestire l'operatività, consentirà di coordinare i flussi e programmare gli impianti strategici. La scala regionale non cancella il ruolo dei Comuni. Si diceva prima… il Consigliere Pierini diceva che si fa bene a parlare con i Comuni e i Comuni dovranno essere rappresentati all'interno dell'ATA unica, che è uno strumento di governance nel quale i Comuni potranno, in relazione alle loro dimensioni, sostenere le loro tesi e validare le loro intenzioni. C'è poi una ricaduta diretta sulle famiglie e sulle imprese marchigiane. Rinviare le decisioni significa dover trasportare i rifiuti fuori regione, dipendere da impianti da terzi, ricercare continue emergenze e sostenere costi esponenziali, come già viene fatto con gli accordi interprovinciali tra la Provincia di Macerata e Fermo, tra la Provincia di Macerata e Ancona. E un Ambito unico permetterà anche la circolazione dei rifiuti in maniera più tranquilla, senza raggiungimento di quegli accordi interprovinciali che spesso vengono declinati. Un ciclo efficiente e autosufficiente è l'unica vera garanzia per contenere gli aumenti tariffari. Non promettiamo con demagogia che i costi scompaiano assolutamente, ma lavoriamo con serietà perché non vengano aggravati dall'inerzia, dalla frammentazione e dalle mancate decisioni del passato. Entro il 2030 prenderà forma il nuovo assetto impiantistico e non potranno più essere conferiti in discarica i rifiuti idonei al recupero. Entro il 2035 la quota complessiva di rifiuti urbani smaltita in discarica dovrà scendere sotto il 10%, allineandoci agli standard più avanzati d'Europa. Con questo Piano le Marche assumono una traiettoria chiara, coerente con le direttive europee e con la programmazione nazionale. Governare significa decidere prima che l'emergenza imponga soluzioni più costose. Cosa che non si è fatta prima quando le vacche erano grasse, quando c'erano le discariche più scariche, utilizzando una tautologia. È lì che si doveva programmare un futuro dove le vacche erano più magre. Governare significa decidere prima che l'emergenza imponga soluzioni più costose, meno efficaci e meno sostenibili. È questa la responsabilità oggi che assumiamo a testa alta nei confronti dei cittadini marchigiani.
Per questo mi sento di ringraziare tutti gli uffici regionali, il Presidente Acquaroli, la Commissione consiliare con il Consigliere Luca Marconi, tutti i componenti che hanno apportato significativamente il loro contributo. Tutti hanno suggerito di essere favorevoli alla termovalorizzazione, anche i sindacati che tendenzialmente non accettano più i modelli di raccolta porta a porta, perché sono oramai desueti e portano a dei costi complessivamente più alti oltre a malattie professionali, elementi che vengono declinati in condizioni di rallentamenti di quel modello di raccolta che oggi rischia di essere superato.
Abbiamo fatto un lavoro di confronto istituzionale anche severo, di approfondimento e quindi ringrazio tutti per aver tracciato un percorso che ci porterà verso una nuova rotta. Le Marche potranno avere i presupposti per avere l'autosufficienza nella gestione dei propri rifiuti. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Marconi.
Luca MARCONI. Grazie, Presidente. Allora, Presidente, ci sono solo 5 minuti, quindi sarò velocissimo. La prima cosa che comunico è di aver ricevuto una telefonata dalla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen che piange amaramente per il comportamento della sinistra in quest'Aula. Faccio parte di quella maggioranza, il Presidente Acquaroli no, ma io faccio parte di quella maggioranza insieme ai Verdi e ai socialisti del PD, ma purtroppo non ci sono. Non ci sono su queste direttive europee che vanno, appunto, come è stato detto ampiamente… Presidente Acquaroli, penso che mai come in quest'atto la maggioranza non solo sia stata compatta, ma abbia esplicitato una serie di argomentazioni, ne ho contate almeno una ventina, così forti, anche da colleghi Consiglieri che non fanno parte della III Commissione, che veramente ci confortano. Il segno che tutti noi abbiamo in quest'Aula recepito quello che fuori da quest'Aula ci è stato detto. Perché non c'è solo una maggioranza qui su questo argomento, c'è evidentemente una maggioranza che va ben oltre il 70% fuori da quest'Aula se tutti i soggetti sociali che abbiamo intervistato e ascoltato durante le audizioni hanno questa rappresentanza e ce l'hanno sicuramente. Quindi ha detto bene il Consigliere Assenti, il PD perde un'occasione importante, come anche ricordava il Capogruppo Consigliere Putzu, la possibilità di dialogare su questo argomento. Non si dialoga, non ci sono emendamenti, che pure erano stati presentati e vengono ritirati, e si va a un ordine del giorno che blinda tutta la minoranza e che chiaramente non potremmo che respingere. Penso che, se l'avete letto, l'indirizzo sia questo e credo di interpretarlo, non dovremmo aggiungere altri argomenti. Grazie, Assessore Consoli, perché ha snocciolato almeno una quindicina di azioni - io non ce le avevo tutte in fila - e quindi risponde al fatto che questo Piano non contenga le azioni. Ma viva Dio! Questo documento contiene 1.350 pagine scritte. Ma, dentro queste 1.350 pagine, potevano starci gli articolati di ogni intervento? Sarebbe stato un Piano da 10.000 pagine. Primo. Secondo, è un Piano e il Piano, per sua natura… cosa che non abbiamo inventato noi, ma ha inventato la sinistra, perché la pianificazione nasce addirittura nell'Unione Sovietica nel lontano 1920 e poi è stata importata malignamente dal resto d'Europa perché siamo tutti comunisti, come ho avuto modo di sostenere in tante occasioni, e siamo diventati anche noi pianificatori invece che liberi interpretatori della realtà, perché questo dovrebbe fare la politica: interpretare la realtà, non pianificare. Ma se un Piano qui è necessario perché devi mettere in ordine una serie infinita di cose, non può essere un articolato. E il Piano dice quello che deve dire, cioè dà delle indicazioni di massima con scelte politiche ben precise, altro che non ci stanno. C'è la scelta che è stata rinviata da sempre e c'è una scelta di concretezza, semplicemente quello. Non sto a ripetere quello che i colleghi, molto opportunamente, in maniera decisamente limpida, hanno presentato. Quindi il dibattito fuori, caro Presidente, è già pronto perché dureremo mesi a raccontare ai cittadini delle Marche che qui si è fatta la storia, cioè si è presa una decisione che cambia la storia. E ci dispiace che un partito che ha la cultura di governo, o dovrebbe avere la cultura di governo, non si sia associato a questa scelta. Potevate anche astenervi. Adesso non so cosa dichiarate, ma sembra che abbiate già dichiarato che siete contro. Potevate anche astenervi dicendo che alcune parti del Piano, che i numeri non corrispondevano, ma che alcune scelte di fondo potevano essere condivisibili, perché così si va avanti. Non uno fa e l'altro sfascia, ma neanche questo. Quindi andiamo serenamente all'approvazione di questo Piano, non dimenticando quello che l'Assessore diceva alla fine: quanto costa la raccolta differenziata in termini di malattia, di malattie invalidanti. Il Cosmari, a Macerata, che è l'unica realtà che fa il porta a porta dappertutto, paga 140 lavoratori invalidi su 600. Costa anche in termini economici, non dimentichiamocelo. Questo raccontiamo ai cittadini, non che l'aumento del costo arriverà col termovalorizzatore. Gli aumenti dei costi arrivano anche con queste procedure. Noi le facciamo, siamo convinti, le portiamo avanti, ma costa così e onestà intellettuale va fatta e va detto ai cittadini quanto costa una procedura di questo tipo. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola la relatrice di minoranza Consigliera Mancinelli.
Valeria MANCINELLI. Grazie, Presidente. Le nostre proposte in alternativa a questo Piano e la compattezza della minoranza e le contraddizioni anche interne alla maggioranza… poi vi farò ascoltare in diretta l’Assessore alla materia fino a un anno fa, ma di questo ne parlerò quando illustrerò il nostro ordine del giorno. Adesso rimango sul tema, anche perché i minuti sono pochi. I pragmatici e i concreti, cioè la maggioranza, “governare significa scegliere, assumere decisioni ed essere concreti”. I pragmatici. Allora, il termovalorizzatore, presentato come la soluzione di tutto il problema dei rifiuti delle Marche, per essere fatto richiede questi passaggi. Non lo dico io, lo dice il Piano. Allora, prima dovrà essere presentata la legge di cui parla l'Assessore Consoli, che ancora non è stata presentata. Prima dovrà essere presentata e approvata una legge regionale che dovrà stabilire come sarà costituito l'organismo di gestione dell'ATO unico regionale. Poi dovrà essere costituito questo organismo e, siccome quell'organismo deciderà dove si fa il termovalorizzatore, chi lo farà, con quali soldi, immagino che la discussione non sarà proprio così rapidissima. Lo stesso Piano, quello approvato dalla Giunta, cioè la Giunta ci dice che per questa fase, per approvare la legge e istituire l'organismo, serviranno almeno 24 mesi. Lo dichiara il Piano, due anni ed è molto ottimistico. Istituito l'organismo, l'organismo dovrà fare il Piano regionale d'ambito dove dovrà localizzare gli impianti, eccetera. Allora, le ATA provinciali ci hanno messo dieci anni a localizzare, e non sempre ci sono riuscite, la discarica. L'organismo unico regionale, diciamo che è bravissimo, in cinque anni localizza, 5, 2, 7… Una volta localizzato, bisogna individuare il soggetto che lo realizza. Qui ci si dice soggetto pubblico anche in partecipazione con il privato. Certo, ma oggi non lo sappiamo, non viene neanche proposto. A quel punto bisogna individuare il soggetto, poi bisogna individuare i finanziamenti, poi quel soggetto deve fare la progettazione, un'opera da 500 milioni di euro. Cioè, avete idea quanto costa e quanto tempo serve per quella progettazione? Dopo che ha fatto la progettazione, solo dopo, potrà iniziare l'iter per l'autorizzazione unica ambientale. Sapete quanto tempo mediamente la Regione oggi, non solo la Regione Marche, le Province, ci mettono? Un anno, due anni, se va bene. Fatto questo, se c'è partecipazione pubblica anche parziale, ci sarà la gara d'appalto. Gara d'appalto per un'opera che è paragonabile, anzi è maggiore, del nuovo ospedale INRCA zona sud. Insomma, ho fatto un rapido calcolo che se tutto va non bene, benissimo, Assessore Consoli, ma molto… se il Signore ci assiste tantissimo, prima di 15 anni, prima di 15 anni, non si vedranno neanche le luci di posizione. Questi sarebbero i concreti e i pragmatici. Se uno vuole esercitare davvero le responsabilità di governo in questi cinque anni, anzi sei, in cui avete avuto in gestazione il Piano… ma, certo, fino a un anno fa l'Assessore la pensava diversamente, quindi capisco che… ne parleremo dopo. In questi cinque anni un'idea, una, su quale soggetto individuare per realizzarlo davvero, dove farlo, con quali soldi farlo, in modo che, approvato il Piano, si potesse cominciare subito e non fra 15 anni, forse, forse, se uno vuole governare e assumersi le responsabilità, forse lo dovevate fare. Ma l'Assessore che faceva parte della Giunta Acquaroli I sul tema assicurava, poi vi mando la diretta, che non si sarebbe mai fatto, quindi figuriamoci. Sulle nostre proposte dirò quando illustrerò il nostro ordine del giorno. Questi i pragmatici? Fra 15 anni, forse. Grazie.
PRESIDENTE. Per favore silenzio in Aula. Grazie.
E’ stata presentata una proposta di ordine del giorno a firma dei Consiglieri Mancinelli, Nobili, Seri, Ruggeri, Caporossi, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri.
Ha la parola, per l’illustrazione, la Consigliera Mancinelli.
Valeria MANCINELLI. Grazie, Presidente. Il nostro è un ordine del giorno che dà indicazioni - poi le dico - che sono un punto di sintesi tra anche diverse sensibilità che ci sono dentro la coalizione, come ci sono dentro di voi. L'ultima sensibilità autorevole era quella dell'ex Assessore, era …, no, no, ho capito, però è stato Assessore cinque anni, non è che vi sarete... Ho capito che l'avete fatto fuori anche per questo motivo, però dico: non è che vi sarete accorti nell'ultimo anno, negli ultimi sei mesi, che avevate un Assessore con una sensibilità leggermente diversa, diciamo, da quella che oggi viene presentata qui. Quindi sicuramente anche all'interno della coalizione di centro-sinistra ci sono accentuazioni e sensibilità diverse. Per esempio, il PD, notoriamente, come veniva prima detto, non ha un tema di fede, non è, come dire, non è un punto di “credi tu” o “rinunci tu”, “rinuncio, rinuncio, rinuncio al termovalorizzatore”. Ma su, via. È evidente che ne facciamo un ragionamento di costi-benefici su vari ambiti, sull'ambito ambientale, su quello dei costi, eccetera. Ci sono soggetti e movimenti che fanno parte del centro-sinistra che hanno una posizione più di principio. Il punto su cui abbiamo trovato l'incontro… così come fate voi quando fate le mediazioni all'interno della maggioranza, che peraltro aveva presentato un Piano, quello che venne in Commissione la prima volta in cui l'Assessore Consoli disse: “Mi raccomando, non pensate di presentare emendamenti su distanze da centri abitati, sulla percentuale dei rifiuti speciali rispetto agli urbani”. Si ricorda Assessore Consoli? “Mi raccomando - lo diceva a noi dell'opposizione - non presentate emendamenti su questo sennò questo ci richiede la VAS, quindi nuova e ulteriore…” Quindi sei mesi fa, dopo sei anni di cogitazione, la maggioranza era arrivata, avendo trovato al suo interno un punto di sintesi ed equilibrio sulle distanze, a “non cambiamo niente”. Dopo sei mesi - adesso non voglio entrare nell'ambito né fare illazioni, ma sarebbe simpatico fare illazioni sul perché e il per come - dentro la maggioranza è maturato, evidentemente, un equilibrio diverso, tanto che gli emendamenti sono stati presentati dalla maggioranza, non dall'opposizione. Quello che l’Assessore Consoli temeva gli è arrivato dalla maggioranza dopo sei mesi. Chiaro? Mentre nei cinque anni precedenti avevate maturato l’idea - dopo aver ascoltato tutto il mondo, audito, partecipato, eccetera - che non si dovessero diminuire le distanze. Poi in sei mesi avete cambiato idea. Chiaro? Quindi è evidente che in ogni coalizione, in ogni alleanza, c'è un punto di incontro. Il punto di incontro che abbiamo trovato non è su un atto di fede, perché non è uno dei dogmi su cui... no, non un atto di fede su “il termovalorizzatore sì”, “il termovalorizzatore no”. Ma il punto di incontro che abbiamo trovato è che, così come proposto… con tutte le cose che diceva prima il collega Consigliere Nobili, tutte le domande essenziali, e cioè: quanto costa questa soluzione? Quanto potrebbe costare un'altra soluzione? Con quali soldi lo facciamo? Dove? Chi lo realizza? È un soggetto pubblico o no? Cioè tutte le domande che entrano nel merito della scelta, non nell'atto di fede. Rispetto a tutte queste domande, la proposta di Piano non è vaga, è vaghissima, per non dire altro. Quindi ci siamo trovati come punto di incontro delle diverse anche opinioni sul fatto che così non va bene, non va bene. Ma non solo, ci siamo anche trovati… perché, ripeto, non è un atto di fede, siccome stiamo parlando di uno strumento, di un impianto… se a me chiedessero: “Ma sei più per acquistare una macchina nuova o prenderla in leasing?”. Cos'è che devo fare? Un atto di fede, come se fosse appunto “sarò il Dio tuo unico”? No. Chiedo qual è l'impatto, quanto mi costa, se mi conviene da un punto di vista... Questo chiedo e così rispetto al termovalorizzatore, che è uno strumento, non è un fine né, appunto, uno dei dieci comandamenti. E rispetto a questo, in realtà, nessuna risposta c'è in questo Piano e per questo riteniamo che debba essere considerato, da un lato, una proposta sbagliata, dall'altro, una presa in giro, perché non è una scelta, è una bandierina propagandistica. Le nostre proposte nel nostro ordine del giorno, leggo: impegna la Giunta regionale a rivedere complessivamente l'impostazione del Piano di Gestione al fine di riallinearlo coerentemente alla gerarchia europea. Più concretamente: promuovere filiere locali dedicate al recupero e al riciclo; predisporre politiche di premialità - soldi, non chiacchiere - ai Comuni che investono sull'applicazione della tariffa puntuale. Per la tariffa puntuale non basta scriverla nel Piano, servono investimenti se la si vuole fare davvero. Spiegatelo anche al Vicesindaco del Comune di Ancona che ha detto che l'anno prossimo ad Ancona ci sarà la tariffa puntuale. Forse, Assessore Consoli, sarebbe meglio che gli faccia un ripasso. Destinare, compatibilmente con le finalità – la nostra proposta - della programmazione europea 2028-2034, le risorse di specifici assi strategici alle politiche indicate nei punti precedenti. Definire un cronoprogramma vincolante per la realizzazione dell'impiantistica di economia circolare, garantendo così coerenza tra obiettivi dichiarati e strumenti operativi. Garantire il completamento dell'autosufficienza territoriale degli impianti di smaltimento, le discariche. Macerata va commissariata, perché la Regione non è spettatore. Non può entrare nei meccanismi decisionali ordinari? Vero, Assessore. Ma quando c'è l'inadempienza, c'è una legge regionale che non “consente”, “obbliga” la Giunta e la Regione a esercitare i poteri sostitutivi. Mantenere una quota di conferimento di rifiuti speciali fino al 50%... quelli produttivi, quei produttivi a cui promettete, forse, fra 15 anni, il termovalorizzatore, e togliete subito, subito, la metà della capacità di conferimento nelle discariche per gli urbani. La nostra proposta è mantenere questa quota, come oggi, al 50% finché non arriva l'astronave. Così vediamo quando arriva e se arriva così rapidamente. Ed è possibile, sulla base dei numeri dichiarati dal Piano, se ogni ambito provinciale fa quello che avrebbe già dovuto fare. E se lo fa e se la Regione esercita la responsabilità di governo esercitando i poteri sostitutivi che la legge non solo le “consente”, le “impone” rispetto all'inadempienza, questo obiettivo sarebbe del tutto possibile, perché è dichiarato sul Piano, è confessato, che non è possibile mantenere il 50% per gli speciali, perché non c'è capienza di autosufficienza fino all'arrivo dell'astronave in tutto il territorio regionale, segnatamente nella provincia di Macerata. Se si facesse la discarica nella provincia di Macerata e anche negli altri territori e la Regione esercitasse qui e ora i poteri sostitutivi, non fra 15 anni, sarebbe possibile mantenere i rifiuti speciali, cioè quelli del sistema produttivo, al 50% come è oggi. Queste sono le nostre proposte sulle quali ci siamo ritrovati. Certo, un contropiano... queste sono proposte di indirizzo, certo. Perché un contropiano lo fai, o meglio, un Piano lo fai se governi, non è che lo fai facendo la riunione dei Gruppi di opposizione. Sull'ex Assessore della Giunta Acquaroli I - perché così ci divertiamo un po' tutti - allora, le contraddizioni, come dire, in seno al popolo sono…, appunto, però, con una piccola differenza, che l'ex Assessore è stato Assessore per cinque anni, non esprimeva un'opinione personale. Quando l'ex Assessore interveniva e diceva che nel Piano di gestione rifiuti - questo che adesso stiamo discutendo in Aula - la Giunta Acquaroli I, di cui lui era Assessore, non doveva prevedere il termovalorizzatore e c'erano le condizioni per non prevederlo e assicurava che non sarebbe stato previsto, l'Assessore della Giunta Acquaroli, non il Capogruppo del PD… questo 10 mesi fa, 12 mesi fa… poi ve lo giro, così lo sentite, lo riascoltate, componenti della Giunta, lei, Assessore Bugaro, non c'era e neanche l’Assessore Calcinaro, ma gli altri…
PRESIDENTE. Silenzio in Aula per favore.
Ha la parola l’Assessore Consoli.
Tiziano CONSOLI. Grazie, Presidente. Non voglio entrare nel merito dell'avvocato difensore dell’ex Assessore della Giunta Acquaroli I. Quest’ultimo rilasciò delle dichiarazioni, credo nel 2022, che ho scorso tramite dei documenti che sono stati inviati. Anzi, secondo me, dimostra la totale buona fede nel valutare tutte le ipotesi che politicamente allora erano oggetto di una valutazione e di uno studio che venne incaricato in sede di valutazione, appunto, complessiva di una pianificazione regionale che si completò nel 2023. Quelle dichiarazioni che almeno ho letto, che verifico, ho visto sul telefono, riguardano dichiarazioni del 2022, dove obiettivamente, laddove si poteva evitare, diciamo, la possibilità di accedere alla termovalorizzazione con strumenti alternativi, era una valutazione politica che entrava nell'ambito di una discussione. Ma l’Oikos ha eseguito uno studio e questo dimostra come, a volte, la politica deve attenersi a quelle che sono anche le esigenze tecniche di pianificazione. È vero che la politica determina, ma è vero pure che ci sono norme tecniche da rispettare. E se una pianificazione regionale non riesce a reggere il quadro tecnico attraverso il quale si specificano la gerarchia delle fonti e gli interventi da valorizzare nell'ambito della gestione dei rifiuti, si dice una cosa che non è appropriata alle esigenze di un territorio quale quello regionale. Per cui quello è stato detto e quello… poi è stato fatto a seguito naturalmente dello studio dove, nel 2023, credo o oltre di lì, venne approvata da tutta la Giunta, ivi compreso l'ex Assessore della Giunta Acquaroli I, la pianificazione che è stata studiata, è stata vagliata, è composta da migliaia di pagine, dove sono state verificate tutte le soluzioni alternative che potevano essere poste in essere e si è arrivati a una sintesi. Che, Poi, sinceramente non delegittimo un problema di discussione istituzionale o democratica all'interno di un Gruppo di maggioranza, perché le posizioni, a volte, possono essere diverse, leggermente diverse, ma l'importante è che si raggiunga una sintesi, perché oggi noi con la pianificazione raggiungiamo una sintesi di natura politica. Ed è vero, Consigliera Mancinelli, che dobbiamo fare un percorso, è chiaro, dobbiamo fare un percorso che partirà innanzitutto dall'individuazione di un Comitato tecnico dove verranno poste al vaglio le scelte sulla localizzazione, sulla pezzatura del termovalorizzatore o dell'astronave, come si diceva, e poi ci sarà l’ambito di costituzione di un Ambito unico con delle norme che disciplinano e regolamentano le attività, come fanno le singole ATA a livello territoriale. È chiaro, è un processo democratico che dovrà essere portato avanti, con delle difficoltà, con i confronti istituzionali, ma è questo il limite del confine entro il quale dovremmo andare. Cioè, oggi noi non possiamo definire l'intero quadro. Oggi noi siamo certi di fare una scelta politica che va nell'interesse dei cittadini marchigiani, ovvero quello di pensare a un'autosufficienza nella gestione dei rifiuti, cosa che nel passato non è mai stata fatta. Perché, lo dicevo prima, quando c'erano le discariche vuote, quando si costituivano le discariche, molte delle quali governate dalle ATA a livello territoriale nelle loro programmazioni che venivano fatte a livello del territorio, perlopiù ATA di centro-sinistra, le discariche andavano bene, si scavava, si mettevano i rifiuti, anche speciali, si garantivano le house providing che gestivano naturalmente gli interessi del territorio. Oggi qualunque azione di individuazione di un sito o di una possibilità di realizzare una discarica, anche per rifiuti speciali non pericolosi, diventa l'oggetto del contendere su politiche ambientalistiche, sulla tutela dei Comitati, sul fatto che si sostiene… prima si legittima l'economia circolare e poi si sostengono i Comitati per andare contro la Regione e impedire il governo e il processo di un cambiamento a livello della gestione dei rifiuti che stiamo cercando di portare avanti in maniera significativa. È chiaro che un Piano contiene gli indirizzi generali, contiene le norme che passano attraverso una scrupolosa VAS, un confronto tecnico che è stato fatto sull'individuazione delle capacità residue delle discariche, la possibilità di individuarne altre. E se c'è da dire una cosa, che effettivamente questo dibattito in questi mesi è servito, è servito a svegliare le ATA a livello territoriale, perché abbiamo avuto risposte dal fermano con il sormonto e con la riprofilatura che viene fatta a Fermo. Prima lo diceva l’Assessore Calcinaro. Questo dimostra anche la vivacità delle ATA laddove si raggiunga una sintesi. È stato proposto lo screening di VAS da parte dell'ASET e da parte di Ca’ Asprete nella provincia di Pesaro e Urbino. La discarica di Macerata, al di là, al netto, diciamo, di tutte le problematiche inerenti all’individuazione della pesatura del 40% dei nuovi obiettivi che sono stati stabiliti e i quali hanno portato a questo sovvertimento, evidentemente ha portato a un fattore comunque positivo che è stato l'avvio dell'iter di ampliamento della discarica di Macerata. Su questo dovremo naturalmente continuare. I dati dei giornali non sono pienamente corretti, perché Corinaldo ha ancora parecchie vasche di espansione per accogliere i rifiuti. Ascoli Piceno dovrà individuare, nel corso del tempo, una nuova discarica. Però il dibattito, il confronto che si è instaurato, è stato un confronto positivo dove ho coinvolto, abbiamo parlato insieme alle ATA territoriali, ci siamo confrontati anche avendo visioni diverse o leggermente diverse. Quindi dobbiamo proseguire su questo avvio di un percorso che realmente porterà la Regione Marche a dare un segnale politico sull'autosufficienza che stiamo portando avanti. L'autosufficienza che insisterà anche in altri settori, come l'infrastruttura, c'è il collega Assessore Baldelli, c'è il collega Assessore Bugaro, sul piano energetico. Le grandi sfide della Regione Marche saranno quelle di garantire l'autosufficienza di questa Regione a livello complessivo e soprattutto nella gestione dei rifiuti, perché i rifiuti, cari Consiglieri, non hanno colore politico e tutti dobbiamo unirci nel trovare le migliori soluzioni nel nostro territorio regionale, che siano decisioni performanti, che siano decisioni, a volte, che hanno uno stretto senso politico come quello attuale e non come dite voi che non sussiste, ma in realtà è una chiara scelta politica di proseguire un percorso netto verso l'autosufficienza. Grazie.
PRESIDENTE. Non ci sono altri interventi. Vuole intervenire, Consigliere, o per dichiarazione di voto?
(Intervento fuori microfono)
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Molto, molto brevemente. Innanzitutto voglio dire al collega Consigliere Canafoglia, doppio collega, come Consigliere e come Avvocato, che non vesta i panni della moglie di Cesare, non ci dia lezioni, perché fa riferimento, tra l'altro… e parla uno che è noto che in campagna elettorale non prende neanche un centesimo da terzi, è noto. Lo dico, quindi, è noto. Io, certo, io. Questo non significa che se qualcuno prende dei finanziamenti che lo stesso Consigliere Canafoglia definisce leciti, non significa che abbia concesso la coscienza in affitto, perché non sarebbero più leciti, sarebbe una controprestazione illecita. Quindi il riferimento è improprio. E siccome Cesare parlava della intoccabilità della moglie nel processo che lo vedeva coinvolto nel divorzio per l'intrusione del presunto amante, allora, ecco, vorrei dire che il collega Consigliere Canafoglia, e me ne dispiace dirlo, non può vestire i panni della moglie di Cesare se lui, nell'esercizio di un'attività tanto lecita quanto nobile, come quella dell'Avvocato, è controparte nei confronti della Regione Marche che lui rappresenta e dove sono, secondo me ingiustamente imputati dirigenti della Regione Marche che, tra l'altro, hanno redatto il Piano che oggi è alla nostra attenzione. Tutto questo è lecito e legittimo, per certi versi anche nobile… la toga, ma si converrà sull'inopportunità, come di sicuro fu inopportuna l'intrusione di Clodio, non so come si chiamava, nella casa di Cesare e come fu inopportuna l'ospitalità della moglie che lo accolse con tutto il suo calore e poi bene fece Cesare... Mi dispiace essere chiamato a questa difesa della dignità del nostro ruolo. Perché se qualcuno in campagna elettorale riceve finanziamenti leciti, definiti leciti come così è, previsti dalla legge e che devono essere rendicontati, credo che non debba fare ingresso questo dibattito in quest'Aula. Detto questo, per quanto riguarda il Piano, non è vero neanche che noi ci siamo messi di traverso, che siamo dei “no”. Sa bene il Presidente Marconi, sapete bene voi, lo sa bene l'Assessore. Noi non abbiamo presentato un emendamento. Abbiamo fatto un ordine del giorno che è un atto politico che va nella direzione della riscrittura del Piano che la Giunta non farà mai e, rispetto a quella soluzione, noi abbiamo trovato una sintesi unitaria. Che, poi, sul termovalorizzatore, io la possa pensare diversamente dal mio amico e collega Consigliere Caporossi, che cosa c'è di male? È il risultato finale quello che conta. E in questo Piano il tema è che il termovalorizzatore, che voi lo vedete come momento finale rispetto al quale tutto il Piano è finalizzato ad esso - e l'ho detto nel mio intervento - non si farà mai e lo sapete bene e ve lo ha detto la Capogruppo Mancinelli, relatrice di minoranza. E sono queste le ragioni per cui questo Piano dei rifiuti nasce morto. E quando il mio collega, il Capogruppo Consigliere Putzu, fa riferimento alle AST e dice: “Il Consigliere Cesetti diceva che l'atto si impugnava… eccetera… poi non è avvenuto, le abbiamo fatte”. Esatto. Ma lì avete fatto proprio esattamente quello che dicevo io prima. Lì prima avete fatto la governance, la legge sulla governance, e poi avete approvato il Piano Socio Sanitario che ne desse attuazione. Qui, invece, fate il contrario. Qui, invece, fate il contrario e non lo potete fare. Come… Presidente, soltanto un minuto. Questo emendamento che è stato aggiunto in Commissione, questa norma, il comma 2, determina una inammissibile, Presidente Marconi, commistione tra funzioni di indirizzo e pianificazione riservata all'Assemblea legislativa e alla Giunta. E quando dicevo l'altra volta che non si può modificare un atto amministrativo che è un atto di pianificazione attraverso una delega data all'organo esecutivo che la deve attuare. Ma, tra l'altro, un Piano si modifica con lo stesso meccanismo procedurale e poi? Ma dove sta scritto che noi oggi approviamo un Piano e al primo comma e al secondo comma già diciamo che lo dobbiamo modificare? Ma non è illegittimo un atto del genere? Ma non bisogna essere degli Avvocati per capirlo. Un atto del genere è sicuramente illegittimo, no? Noi oggi approviamo un atto in cui diciamo, però, che deve essere modificato su un elemento essenziale come le dista…
PRESIDENTE. Proposta di ordine del giorno. La pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale non approva)
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Ringrazio la Capogruppo Consigliera Mancinelli perché noi votiamo contro. Lei ha già detto abbondantemente sia nella relazione introduttiva sia nella replica, però, a me è mancato il tempo per ribadire l'insostenibilità della modifica che è stata apportata dalla Commissione a questo Piano, quella, se vogliamo, sulle distanze. Perché? Perché, in disparte la distinzione tra funzioni di indirizzo politico e di pianificazione, spettanti agli organi rappresentativi, e funzioni di amministrazione ed esecuzione proprie della Giunta, l'eventuale modifica di un criterio localizzativo così rilevante non può essere rimessa a una valutazione demandata successivamente all'esecutivo, ma richiede l'attivazione di un autonomo procedimento di revisione del Piano nel rispetto delle competenze dell'Assemblea legislativa, delle procedure previste dalla legge e delle correlate valutazioni ambientali. Inoltre, la disposizione contrasta con il consolidato principio del contrarius actus, secondo il quale un atto amministrativo generale di pianificazione può essere modificato esclusivamente attraverso il medesimo procedimento previsto per la sua formazione. Basta andare su Wikipedia per trovare questo. Il comma 2 è anche intrinsecamente contraddittorio, Presidente, lo dico al Presidente Marconi che adesso non c'è. L'Assemblea approva oggi un Piano ritenendolo completo e conforme agli esiti della VAS, ma contemporaneamente afferma che uno dei suoi criteri fondamentali potrebbe essere errato e incarica la Giunta di verificarlo entro quattro mesi. È difficile sostenere la piena legittimità di un Piano che, nello stesso atto con cui viene approvato, viene di fatto dichiarato suscettibile di revisione su uno dei presupposti essenziali. Ma dov'è la certezza degli atti? Dov'è la certezza degli atti in questo? Che dovrebbero pensare all'esterno? E questa evidente illegittimità, che già ho evidenziato nell'intervento precedente, il primo, è fonte di un'intollerabile incertezza che si tradurrà di sicuro in possibili contenziosi, paralizzanti le attività e gli stessi obiettivi del Piano. Ed anche per questo il Piano nasce morto. Nasce morto questo Piano. Grazie.
Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Caporossi.
Michele CAPOROSSI. Grazie, Presidente. Il nostro voto sarà negativo perché, l'abbiamo già spiegato prima, il Piano è nato vecchio e privo di reale programmazione. Questo ingenera, in qualche maniera, un senso di inutilità e anche di impotenza nei confronti del fatto di rimettere questa Regione, di allineare questa Regione quantomeno al resto dell'Italia più avanzata. Perché la Regione sta con un orizzonte temporale che è quello di un vuoto, perché l'orizzonte formale è il 2030, ma, in realtà, si prova a pianificare fino al 2035 senza però che il documento sia stato adeguato a questo scarto. Questo è il problema fondamentale. E poi c'è il modello di governance che è enunciato, ma non è agito, perché la transizione all’ATO unico che, come diceva prima il Consigliere Cesetti, doveva precedere in qualche maniera. Bisogna capire prima qual è il contenitore e poi metterci dentro i contenuti all'interno di questo. Invece anche qui siamo sul nulla. Spero, visto che ho avuto modo di apprezzare l’onestà - l'ho già detto - intellettuale fino in fondo dell'Assessore Consoli, che ci sia qualche scatto di orgoglio, che non vedo però all'orizzonte. Perché, se poi dopo “finita la festa, gabbato lo Santo”, come si dice, oggi finisce una storia, non se ne parla più, i tempi di cui parlava prima la Consigliera Macinelli, che sono dei tempi appunto abbastanza ottimistici e basta guardarli, ci significa che questa Regione è relegata sine die, con un tempo come variabile indipendente, a una non soluzione. Ritengo che il termovalorizzatore, che è diventato la cosa intorno alla quale si discute, dai dati che escono fuori con molta chiarezza - ho avuto modo di studiarli fino in fondo in questo Piano all'interno della Commissione e anche in quello che c'è scritto nel Piano - sia la chiusura del ciclo che non ha alternative in questa fase storica. Magari ce ne fossero, magari ce ne fossero, alternative non ci sono. La Comunità Europea lo dice. Dobbiamo ovviamente fare in modo che questo debba essere non il disincentivo nei confronti di una soluzione circolare, il disincentivo nei confronti del riuso, ma sia esattamente il contrario, cioè possa essere una soluzione che in qualche maniera fa da catalizzatore nei confronti di tutti i processi di riuso. Il problema è che con questo atto, con questa DACR, noi non mettiamo in campo niente perché, appunto, non c'è la base per discutere di un programma concreto. Quindi questo è quello che mi lascia interdetto in qualche maniera, dicevo, con un grande senso di inutilità sulle spalle. Perché, poi, sapere che abbiamo un'inerzia, una fase transitoria, un Piano che non pianifica e in nessun modo viene fatto un cronoprogramma di quello che si deve fare per andare a gol, quindi per fare in modo che si chiuda questo ciclo… ma si affronta il futuro come? Attraverso il fatto che magari il malcapitato di turno, che dovrà affrontare il problema della discarica… una nuova discarica, una discarica, un vulnus terribile sul territorio, è un qualcosa che rimane per secoli come un vulnus. Ancora quella del Testaccio a Roma, dopo 2000 anni, sta lì, per intenderci, e non avevamo i rifiuti speciali che ci sono oggi. Ora questa qui è una situazione per la quale ci auguriamo che in qualche maniera questa Amministrazione ci voglia rimettere le mani.
Caro Presidente, noi pensiamo che lei non possa essere soddisfatto di sapere che, come dire, si passa “'a nuttata” e si va oltre la fine di questa legislatura per chiudere la questione, per chiudere il problema. Crediamo che non sia da lei, non sia da un'Amministrazione di una Regione come questa, che è una Regione civile, che ha bisogno fino in fondo di trovare delle risposte nei tempi giusti e non rimanere come il fanalino di coda d'Italia nel risolvere le questioni. Questo è quello che penso, all'insegna non del fatto di non fare, ma all'insegna del fatto che ci aspettiamo un'impennata di una vera cultura di governo che dica come, quando e perché si possono fare le cose. Grazie.
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Canafoglia.
Corrado CANAFOGLIA. Grazie, Presidente. Allora, per distinguerci, noi della maggioranza, dalla minoranza e per dimostrare quanto siamo bravi, efficienti e non ci metteremo 15 anni o 18 anni, diciamo che votiamo convintamente questo Piano. Quanto è durato? Venti secondi. Questi sono i tempi nostri, questa è la nostra compattezza, a differenza vostra che con la propaganda tipo Pravda, anche nei miei confronti… perché io non patrocinio nessuna causa contro la Regione. Informatevi e non disinformatevi, magari da qualcuno che non ha qualche interesse nelle questioni. Siamo con voi, caro Assessore, caro Presidente, e andiamo avanti con questo Piano, non con i 15-18 anni a cui loro sono abituati, noi siamo molto più bravi. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Percepisco un certo nervosismo nelle file della maggioranza. Devo dire che alcuni interventi, peraltro provenienti anche da amici, mi hanno colpito per la loro aggressività. Evidentemente le nostre osservazioni sono andate nel segno, se i temi che vengono utilizzati per replicare alle nostre obiezioni ricordano un po' quelle battute che venivano fatte qualche anno fa nelle sitcom. E allora il PD? Ecco, a me piacerebbe che ci fossero - mi rivolgo soprattutto al collega Consigliere Putzu - repliche un po' più circostanziate che non si limitassero a richiamare le posizioni assunte dai Partiti in vicende analoghe, perché è troppo facile così, è troppo facile. Poi mi si consenta una battuta: io ci penserei un attimo, Consigliere Canafoglia a stare dalla parte di chi portava il distintivo nella Chicago degli anni Trenta, perché sappiamo che non era esattamente il miglior corpo di polizia che c'era negli Stati Uniti in quel periodo. Detto ciò, credo anche che non è la minoranza che si assume la responsabilità di non dire le cose come stanno alla cittadinanza. Questo è un Piano che sconta un'enorme ambiguità, che non risponde ad una serie di domande. Non siamo noi che nascondiamo ai cittadini quali sono i possibili costi della TARI, quali saranno le ricadute in termini economici e di sostenibilità ambientale rispetto alla realizzazione del termovalorizzatore. Non siamo noi, siete voi che state votando un Piano che è un atto di fede, perché state votando quasi a scatola chiusa un documento che si nasconde dietro il tecnicismo della programmazione, ma che in realtà rivela che questa Amministrazione regionale non si assume le responsabilità, non si assume le responsabilità rispetto all'individuazione dei criteri localizzativi, non si assume le responsabilità rispetto ai modelli di gestione. È un'Amministrazione regionale che, così come sulla legge chiamata “legge anti-kebab”, lancia il sasso e poi nasconde la mano. Questo è molto semplice, perché poi si delega ad altri soggetti la responsabilità delle decisioni. Ma qui siamo di fronte a dei passaggi che credo vadano contestati anche in nome del principio della buona politica e della buona amministrazione. È troppo facile governare in questo modo, troppo facile demandare ad altri le decisioni nascondendo ai cittadini quale sia il livello poi di confronto possibile, perché a quel punto si dirà: “Sono stati i tecnici, sono stati loro che hanno deciso”. Così come mi stupisce… ha detto molto bene il collega Consigliere Cesetti, ha fatto un'analisi puntualissima sull'emendamento relativo alla riduzione delle distanze, che si passa da 1.500 a 1.000 metri. E allora, caro Assessore, la scrupolosa VAS cui lei si richiama era una scrupolosa VAS che riguardava anche l'indicazione relativa alle distanze che ci dovevano essere tra le discariche e i centri abitati. E com'è che questa scrupolosissima VAS non vale più nel momento in cui viene presentato un emendamento di questo tipo? Anzi, dirò di più, ed è persino più grave, perché lei mi replicherà dicendo: “Guardi, Consigliere, che noi faremo un'altra VAS, abbiamo richiamato la prospettiva di un'altra VAS”. E ciò conferma una cosa: che noi votiamo un documento che per certi versi ricorda un documento a scatola chiusa, di cui noi non sappiamo quali siano effettivamente le ricadute, e la questione dell'emendamento rende evidente questo atteggiamento. Ci fate votare atti di cui il Consiglio regionale non ha compiuta consapevolezza. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Marconi.
Luca MARCONI. Grazie Presidente. Approfitto della dichiarazione di voto, naturalmente favorevole, per accogliere l'invito fatto adesso dal Consigliere Nobili, il quale dice che stiamo votando una cosa a scatola chiusa. Una cosa a scatola chiusa, cioè prima era vuota, non c'era niente, adesso invece è una scatola piena di cose, ma è chiusa. Quindi, dobbiamo capire, c'è qualcuno, qualche scatolificio… allora, si sa già cosa c'è dentro. Insomma, delle due l’una, c'è un po' di confusione intorno a chi ha votato quell'ordine del giorno. Ma io faccio l'atto di fede perché sono cattolico, cristiano, apostolico romano e non me ne vergogno, e lo faccio nei confronti di San Defendente, difensore degli spazzini, di quelli che raccolgono la monnezza, perché questo è il termine popolare, perché dal 2 gennaio del 2017 fino al 2 gennaio del 2024 si realizza il miracolo. Noi scommettiamo sui sette anni, Presidente, poi grande parte della responsabilità sarà nostra, ma è una responsabilità condivisa. Quello che non hanno capito i nostri colleghi della sinistra - ma che, secondo me, essendo persone molto intelligenti e qualificate, non hanno voluto capire e confondono le acque - è che tutte le decisioni relative al Piano, caro Consigliere Nobili e caro Consigliere Cesetti, vanno in altra direzione. Non quello che avete sempre sostenuto in Commissione e che cioè doveva farla la Regione questa cosa. No, la fa l’ATA, la fanno i Comuni, la fanno le sub-ATA provinciali, la fanno gli organi democraticamente deputati per legge a fare queste cose, perché noi non siamo totalitari o totalitaristi. Poi, l'ultima fase, che credo di… non ho capito, me la spiegherà poi, fra qualche settimana, in Commissione il caro collega Consigliere Cesetti, è una cosa semplicissima riguardo alle distanze. Io la dico come ci è stata detta, cioè, io non riesco a capire. C'è stato detto: “Se modificate le distanze, che, ahimè, portiamo da 1.500 a 1.000… non come la Toscana che ce l'ha a zero, non come altre Regioni che ce l'hanno a zero, ma noi a 1.000 perché siamo cattivi e vogliamo tenere le discariche lontane dai centri abitati. Ebbene, questo qui, c'è stato detto dagli organi - possiamo fare nomi e cognomi? Dirigente primo, dirigente secondo… - va a VAS. E quindi c'è stata detta una cosa semplicissima, Consigliere Cesetti, significa che oggi il Piano è tutto approvato ad eccezione della questione delle distanze, che riguarda 3 righe su 1.350 pagine. Punto. Fra quattro mesi, quando avremo la valutazione di VAS, positiva o negativa, prenderemo la decisione definitiva su questo aspetto e sapremo… (Intervento fuori microfono) non lo posso fare… allora, il Consigliere Cesetti è il TAR, il Consiglio nazionale, la Costituzione, è tutto, è tutto. (Intervento fuori microfono) Allora, lei farà politica, noi purtroppo siamo un po', così, scarsi e ci affidiamo ai tecnici. Ci affidiamo ai tecnici che stanno qui da 25, 30 anni e le cose le conoscono e ci hanno detto che questo è il modo di procedere. E procediamo in questo modo. Per quanto mi riguarda, Consigliere Cesetti, erano già decisi i 500 metri, a me personalmente… senza VAS e senza niente, ma siccome c'è stato detto che bisogna farla, noi la facciamo. Come è stato detto che bisogna farla a Macerata e a Macerata si farà, si farà. Poi l'interpretazione fra chi dice che la procedura che è stata utilizzata è giusta, non è giusta, è un altro tipo di problema. Non so quali criteri sono stati scelti quando la discarica è stata messa a Cingoli. Cingoli, allora, era l'unico Comune di centro-destra. Ma non è stato questo il criterio. Non dite che è stato questo il criterio. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Seri
Massimo SERI. Grazie, Presidente. Per un attimo ho temuto che il Consigliere Marconi dicesse: “Mi chiamo Luca, sono un padre, sono cattolico, eccetera, eccetera”. Al di là delle battute, il Piano dei rifiuti è uno strumento fondamentale per il futuro della nostra Regione. Mi rendo conto che la sua approvazione non può essere ulteriormente rinviata, perché riaprire completamente le procedure del Piano significherebbe perdere altri anni e non possiamo permettercelo. Però era indispensabile aggiornare i dati, rafforzare la valutazione economica e costruire una governance che garantisca il coinvolgimento dei territori, per evitare che scelte così importanti si traducano in problemi ambientali e in aumenti di costi per cittadini e imprese senza un adeguato confronto democratico. Così non è stato. Più un piano di intenti che di azione e ragionamenti non portati completamente a compimento. Manca la legge che stabilisce chi sono gli Enti che gestiscono e scelgono, che attribuisce competenze. Insomma, non è un Piano che scioglie i nodi e non c'è, come hanno anticipato anche altri, un piano economico e un piano di fattibilità. Non vorrei correre il rischio che, poi, si finisca su un binario morto. Come diceva il collega Consigliere Caporossi, sono consapevole che in questa fase storica l'impiantistica di fine ciclo sia inevitabile. Avrei voluto votare un Piano che gli impianti li realizzi, ma temo che non si riuscirà perlomeno in tempi compatibili. E la scommessa sui sette anni non mi sento di farla, perché penso che sia un obiettivo… però lei è cristiano, è cattolico. Per cui in questa fase vi dovete assumere la responsabilità del voto, il nostro non ci potrà essere in questo momento. Mi mancano alcuni secondi e, se mi è consentito, mi è arrivato un messaggio a proposito di sensibilità. Allora, mi scrive: tra il 2010 e il 2018 il centro-destra era all'opposizione in Regione, prima contro la Giunta del centro-sinistra Spacca fino al 2015, poi con la Giunta Ceriscioli dal 2015 in poi. Quando il Governo nazionale approvò la pianificazione di nuovi impianti di incenerimento tramite il decreto-legge n. 133 del 2014, lo “Sblocca Italia”, l'opposizione in Consiglio regionale partecipò a un clima di forte scetticismo territoriale, votando e condividendo mozioni contrarie alla realizzazione di un inceneritore. Un passaggio politico fondamentale avviene a fine 2015 con l'approvazione all'unanimità della mozione n. 48. L'Aula si esprime in modo compatto e i Consiglieri dei Gruppi Forza Italia, Lega, Fratelli d'Italia, eccetera, votano a favore insieme alle altre forze di opposizione, Movimento 5 Stelle, e alla maggioranza di centro-sinistra. La mozione impegna formalmente il Presidente della Giunta Ceriscioli a esprimere la netta contrarietà della Regione Marche, in sede di Conferenza Stato-Regioni, verso la realizzazione di ogni forma, tipo e volume di inceneritori sul territorio regionale. Nonostante il mandato della mozione n. 48, nel febbraio 2016 la Conferenza Stato-Regioni sancisce un accordo tecnico-politico sullo “Sblocca Italia”. Questo genera una forte reazione in Consiglio regionale. Il centro-destra, insieme alle altre forze minoritarie, contesta duramente la Giunta regionale tramite atti ispettivi. A seguito di queste pressioni, a fine 2016 la stessa Giunta marchigiana deciderà di ricorrere al TAR del Lazio contro i decreti attuativi dello “Sblocca Italia”, percorso politico avviato con le mozioni consiliari di quegli anni. Si traduce infine in un vero e proprio blindaggio normativo il 26 giugno 2018. L'Assemblea legislativa approva all'unanimità la legge regionale n. 22 del 2018, Disposizioni in materia di gestione dei rifiuti per la riduzione dell'impatto ambientale derivante da termovalorizzatori. Con il voto favorevole del centro-destra la legge vieta di fatto ai cementifici marchigiani di bruciare combustibile solido secondario derivante da rifiuti e blocca definitivamente l'ipotesi di riattivazione dell'inceneritore di Macerata. Nel settembre 2018 il Consiglio dei Ministri, a guida Lega e Movimento 5 Stelle, Salvini Vicepremier, Conte Premier, deciderà di impugnare la legge davanti alla Corte Costituzionale, che poi dichiara incostituzionale questa norma regionale. Insomma, mi viene da dire: scagli la prima pietra chi è senza peccato. Poi le cose, quando si governa, si amministra, si rivedono e questo è anche un fatto positivo. Però, insomma, quando si parla di coerenza, nessuno è…
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, la Consigliera Ruggeri.
Marta RUGGERI. Grazie, Presidente. Mi corre d'obbligo fare un po’ di storia, di pre-storia, perché prima ho ascoltato gli interventi dei Consiglieri di maggioranza che hanno detto che dall'opposizione non hanno sentito dire da nessuno se sono a favore o contro il termovalorizzatore. Allora, sono balzata sulla sedia, non solo per l'intervento che ho fatto prima, ma per tutti quelli che ho fatto in quest'Aula, molti colleghi erano qui con me negli scorsi 5 anni, quindi, dovrebbero sapere perfettamente qual è la posizione del Movimento 5 Stelle, mi viene da dire anche del PD. I primi atti erano interrogazioni dei due gruppi presenti all'epoca in opposizione, con le quali chiedevamo in maniera inequivocabile all'allora Assessore all'ambiente se per le Marche fosse previsto un termovalorizzatore. Abbiamo le prove, prove provate, che l'Assessore più volte, non solo sulla stampa ma anche in quest'Aula, aveva rassicurato tutti che per le Marche non ce ne fosse bisogno.
Poi dopo ci sono stati un sacco di emendamenti, tanti emendamenti a mia prima firma, sostenuti da tutto il gruppo PD, con i quali nei vari atti, tipo il DEFR, veniva sempre tolta la parolina termovalorizzatore, impianto di fine ciclo o qualsiasi elemento rimandasse all'incenerimento. Naturalmente sono stati tutti bocciati, però anche questi sono agli atti.
Il programma per le elezioni regionali non prevedeva un termovalorizzatore, contro c'erano vari partiti: Movimento 5 Stelle, AVS, tanti esponenti anche del Partito Democratico che si erano esposti in prima persona. Ricordo benissimo le parole del Consigliere Cesetti, ma anche del Consigliere Mangialardi, che dissero: "Se nel programma ci sarà il termovalorizzatore non mi candiderò". Anche questo è agli atti.
Oggi abbiamo fatto un ordine del giorno, un ordine del giorno di tutta l'opposizione insieme, che ci è costato tante riunioni, tanto lavoro e tanta concertazione. E’ chiaro che non possiamo fare un piano alternativo. Voglio dire, il nostro ordine del giorno è di qualche pagina, il piano che ha davanti l'Assessore Consoli, vedete di quante pagine è. La differenza tra una visione politica che voi avete condiviso e una visione politica che anche noi abbiamo condiviso…, è assolutamente alternativa alla vostra, e questo è un risultato di cui personalmente vado molto orgogliosa e ne andiamo orgogliosi tutti noi dell'opposizione.
Ho sentito negli interventi dei Consiglieri di maggioranza…, parecchio nervosi, anch’io, Consigliere Nobili, ho colto questo, perché noi abbiamo fatto tutti degli interventi equilibrati, abbiamo fatto delle critiche, mantenendo i toni corretti che si devono mantenerein un'Aula, non c'era bisogno di superare certi limiti; invece sono stati superati da diversi Consiglieri di maggioranza che hanno usato dei toni e anche degli argomenti forse un po’, almeno per la mia sensibilità, fuori luogo.
I Consiglieri di maggioranza hanno usato spessissimo la parola coraggio: “Noi abbiamo coraggio, voi non avete coraggio”, qualcuno l'ha usata più e più volte nel proprio intervento. Invece, secondo noi, questo piano non ha coraggio, perché se aveste avuto coraggio tutto quello che manca nel piano l'avreste messo nero su bianco. Se aveste avuto coraggio, in piena campagna elettorale, invece di non parlare della previsione di un termovalorizzatore per le Marche, ne avreste parlato e avreste anche detto dove lo volevate localizzare.
Adesso si apre un problema immenso, perché torno a dire che il coraggio dei vostri amministratori, moltissimi di centrodestra, è quello di andare sulla stampa a dire che a casa loro no. E qui ci sono amministratori di centrodestra di qualsiasi partito. Quindi vi vorrò vedere alla prova dei fatti, perché questo piano è vuoto: non dice dove, non dice con che soldi, non dice chi lo gestirà, non dice troppe cose, quindi il coraggio che andate sbandierando purtroppo in questo piano non c'è.
Quindi, con grandissima soddisfazione, ma anche tanta tanta preoccupazione, non tanto da politica quanto da cittadina marchigiana, voterò contro. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, la Consigliera Biondi.
Chiara BIONDI. Grazie, Presidente. Innanzitutto ringrazio la mia capogruppo Jessica Marcozzi per darmi l'opportunità di intervenire in dichiarazione di voto su questo atto.
Sicuramente oggi è una giornata molto importante per la nostra Regione perché le Marche tornano finalmente a dotarsi di uno strumento di programmazione aggiornato, capace di rispondere ai cambiamenti normativi, tecnologici e ambientali che sono intervenuti in questo periodo abbastanza lungo.
Governare significa anche assumersi le proprie responsabilità e, su un tema così delicato come quello della gestione dei rifiuti, sarebbe stato certamente più semplice rinviare ancora. Questa maggioranza, invece, ha scelto di affrontare il problema con serietà, costruendo un percorso di pianificazione che guarda al futuro delle Marche.
Questo piano è il risultato di un lavoro iniziato già nella scorsa legislatura e portato avanti con continuità attraverso il confronto con gli enti locali, con i territori, con tutti i soggetti interessati. Un metodo che ha sicuramente consentito di migliorare il testo e di renderlo ancora più solido e soprattutto condiviso.
Nessuno sostiene che questo piano rappresenti il punto di arrivo, al contrario è uno strumento dinamico che dovrà essere monitorato e aggiornato, se necessario. Ma oggi era indispensabile dotare le Marche di una programmazione moderna, orientata all'economia circolare, alla riduzione del ricorso in discarica e alla realizzazione di un sistema impiantistico efficiente, sostenibile e capace di garantire l'autosufficienza regionale.
La politica si misura soprattutto nel momento delle decisioni. È facile criticare, ma molto più difficile è assumersi, appunto, la responsabilità di scegliere. Noi crediamo che i cittadini chiedano esattamente questo. Chiedono una classe dirigente che abbia il coraggio di decidere, di programmare e di guardare oltre il consenso immediato.
Per queste ragioni il Gruppo Forza Italia esprime con convinzione il proprio voto favorevole al Piano regionale di gestione dei rifiuti. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Presidente Acquaroli.
Francesco ACQUAROLI. Buon pomeriggio. Grazie, Presidente. Grazie a tutti.
Anche questa settimana c'è un provvedimento importante e anche questa settimana abbiamo avuto occasione di ascoltare un dibattito abbastanza serrato, duro, ma fondamentale perché, oggettivamente, si approva l'ennesimo Piano importante per la nostra Regione.
Ascoltando il dibattito, sinceramente mi viene da puntualizzare alcuni aspetti. Il primo: è vero che sono trascorsi quasi 6 anni dal nostro insediamento al governo della Regione Marche, ma siamo ad oltre 11 anni dall'ultima approvazione del piano rifiuti dalla legislatura del Presidente della Giunta Spacca, aprile 2015.
Mi vengono da dire alcune cose, noi abbiamo un approccio con il quale abbiamo messo mano ad una visione complessiva della nostra Regione. Abbiamo iniziato a luglio-agosto 2022 con l'approvazione della riforma delle Aziende sanitarie; l'anno successivo abbiamo approvato il Piano socio-sanitario, se non sbaglio, nel 2024 abbiamo approvato una nuova legge del governo del territorio, che risaliva agli anni 1990; nel 2025 abbiamo approvato il Piano delle infrastrutture e nel 2026 approviamo il Piano dei rifiuti.
Ad ognuno di questi piani si è lavorato in maniera molto approfondita, con studi, con ricerche, con confronto sul territorio, con le associazioni di categoria, con i corpi intermedi, con i sindacati, molto spesso anche con gli enti locali. Un percorso lungo che doveva portare all'approvazione di un provvedimento che voi oggi avete contribuito a definire vuoto, in tutte le maniere possibili e immaginabili, ma che è un elemento, uno strumento fondamentale.
Allora, mi viene di dire alcune cose, sinceramente. Noi saremo pure colpevoli a prescindere. Quello che ci viene detto dalla minoranza è che siamo vuoti di idee, vuoti di visioni, vuoti di contenuti, eppure, tutto quello che abbiamo fatto, lo dico senza polemica, è stato messo al vaglio dei cittadini marchigiani meno di un anno fa, che hanno confermato la fiducia. Di lì qualche domanda andrebbe posta.
Tra l'altro, uno dei temi portato nel dibattito nella scorsa campagna elettorale era quello del piano rifiuti e del termovalorizzatore. Mi sembra chiaro quello che hanno scelto i marchigiani, ma non hanno scelto una tecnologia, hanno scelto il rispetto della norma, hanno scelto un ragionamento che è molto complicato, complesso e che non può essere affrontato, a mio avviso, con i toni che ho ascoltato questa mattina.
Nessuno di noi gioisce per una discarica, nessuno di noi gioisce per una tecnologia di smaltimento dei rifiuti o è particolarmente affezionato alla termovalorizzazione. Ma quando uno studio approfondito…, e qui voglio anche chiarire un aspetto, questo Piano viene approvato in questa legislatura, ma c'è una proposta di delibera del Piano che è praticamente identica, approvata nella scorsa legislatura.
Il tema è che noi non siamo partiti con un approccio ideologico, che forse contraddistingue qualcun altro. Siamo partiti con gli uffici dicendo: c'è un'alternativa alla termovalorizzazione? Se c'è un’alternativa alla termovalorizzazione, non siamo tifosi della termovalorizzazione.
Quando il piano commissionato, lo studio commissionato è arrivato a definizione ci ha messo davanti un fatto compiuto, abbiamo sposato, nell'interesse della nostra Regione, l'unica soluzione che era possibile, cercando di essere smentiti, come diceva qualcuno prima di me, poc'anzi. Se non sarà necessario, se qualcuno riuscirà a smentire…, perché nella raccolta differenziata e nelle percentuali di riutilizzo se saremmo smentiti, noi saremmo contentissimi, nel frattempo, però, non possiamo arrivare ad un'infrazione che porta una Regione come la nostra, che ha una vocazione manifatturiera importante e ha una storia importante, a restare immobile. Questo era quello che qualcuno paventava qualche mese fa. Questo veniva paventato nelle interrogazioni presentate qualche anno fa per metterci in difficoltà. Il nostro è stato un comportamento lineare, anche assolutamente coerente, in base anche alle riforme approvate.
Le ho volute riassumere perché non sono state riforme semplici. Siamo a meno di 6 anni e con due anni spesi a seguire la pandemia, la coda del 2020, il 2021 e una parte del 2022. Fate voi i calcoli del peso politico, scientifico e anche amministrativo di riforme così importanti, insieme a tantissime altre - questi sono i cardini principali anche per le materie attribuite alle Regioni - in poco più di 72 o 90 mesi. Un lavoro enorme di cui sono grato alla maggioranza e agli uffici, che mette le basi per una Regione competitiva, per una Regione che fa delle scelte anche complesse e complicate per una Regione che vuole affrontare le sfide del futuro.
Vedete, a me piace anche entrare un po' nel merito di quelle che sono state le discussioni. Mi dispiace che la mistificazione non sia un elemento aggiunto, un valore aggiunto per la nostra Regione e mi dispiace perché è stato raccontato dell'ATA 3, sono state utilizzate …, chi diceva che sono state utilizzate parole legate al nervosismo? Io vi invito a riascoltare l'esordio di questa seduta e soprattutto il tratto riferito all'ATA 3.
Guardate, individuare, cosa che non spetta tecnicamente direttamente a noi, un qualsiasi sito per la realizzazione di un impianto di smaltimento, qualsiasi esso sia, non è mai semplice né accolto con gli applausi dai territori. Tra l'altro, i territori, i Sindaci, i comitati hanno le giuste prerogative per far valere i loro diritti. Tutte le prerogative le hanno.
Chi sceglie molto spesso rischia di assumersi una responsabilità e anche di farsi qualche nemico, in questo caso, in questo contesto, però, le parole utilizzate dagli amministratori le ritengo un po', diciamo, incomplete dal punto di vista delle informazioni date, perché, se è vero che c'è una lettera da parte dei tecnici della Regione, c'è anche una risposta dell'ATA.
E se è vero, com’è vero, che quel processo è complicato e su quell'elenco che era stato consegnato all'ATA…, c'è anche una lettera della stessa Politecnica delle Marche, che aveva condiviso, valutato e studiato quella graduatoria, nella quale dice che possono essere aggiunti dei nuovi criteri.
Tra l'altro, lo dico perché purtroppo, ahimè, è qualche anno che seguo queste politiche, c'è anche una sentenza del Consiglio di Stato che risale al 2012-2013 riguardante la discarica di Cingoli e leggendola - tutti questi documenti li lascio alla Presidenza del Consiglio regionale affinché chi vuole possa approfondire questi temi, possa rivederseli, li consegno Presidente - c'è un passaggio importante sui criteri tecnici e non tecnici. Tutti questi aspetti non sono un accessorio, diciamo, di poco conto rispetto a quello che ho sentito e ascoltato sull'ATA 3.
Poi, chiaramente, ognuno potrà far valere i propri interessi nelle sedi opportune e la politica cercherà di fare la scelta migliore a tutti i livelli, non contro qualcuno, ma nell'interesse della Regione, anche quando le scelte sono complicate e sono difficili. Sempre sono complicate e sono difficili perché, se noi abbiamo ricevuto una situazione complessa come questa…, è stato ben detto che nella fase di scelta e di individuazione dei criteri e dei percorsi, che portano all'individuazione dei siti, i tempi sono molto lunghi, ma se se oggi c'è una situazione complessa in tante parti del nostro territorio, non si può dare la responsabilità esclusivamente a chi governa da 5-6 anni. È facile oggi venire qui e puntare il dito.
Vi dico che la sfida è proprio, invece di puntare il dito, di cercare le soluzioni. È quello che abbiamo cercato di fare noi, sia a livello territoriale, ma anche a livello di Consiglio regionale. E quando sento dire sulla termovalorizzazione: sarà fatta tra 15, 18, 20 anni, guardate, lo dico ai Consiglieri di maggioranza, alcuni erano presenti, alcuni sono stati eletti in questa legislatura, lo dicevano anche per gli ospedali, per l'INRCA, per il completamento dell'ospedale di Fermo, per il nuovo ospedale di Pesaro, per il nuovo ospedale di Macerata. Eppure si stanno concretizzando, al di là dei tempi della burocrazia, stanno prendendo piede, corpo, stanno dimostrando che, alla fine, chi crede, chi combatte, nel nome del buon governo qualche risultato lo porta a casa.
Questo Piano dei rifiuti avrà bisogno, come tutti i piani che abbiamo approvato, come il Piano di riforma delle aziende sanitarie, come il Piano sociosanitario, di essere adeguato, ma è un buon piano basato su ricerche scientifiche, sul fabbisogno, è come la legge del governo del territorio.
Io sono stato Consigliere regionale dal 2010 al 2014, poi mi sono dimesso per fare il Sindaco di Potenza Picena. In quel periodo ero membro di una Commissione che stava valutando la nuova legge del governo del territorio, che risaliva al 1990, al 1991. Si è arrivati lì, ma, in nome non so di che cosa, alla fine della legislatura siè scelto di non approvarla. Non so se era mancanza di coraggio o cos'altro, o mancanza di numeri perché c'erano delle visioni contrapposte in maggioranza, ma alla fine chi fa può sbagliare, ma senza fare si resta nel passato e noi questa Regione la vogliamo portare nel futuro, vogliamo portarla al passo con i tempi.
Mi permetto anche di aggiungere un altro aspetto. Qualche settimana fa, durante l'estate, una importante associazione di categoria ci ha invitato a fare un sopralluogo in un termovalorizzatore. Io sono stato presente a questo sopralluogo, è uno dei tanti termovalorizzatori presenti in Italia e non è neanche l'ultima, ultimissima generazione. Due aspetti mi hanno colpito. Primo, quando siamo arrivati ci hanno accolto e ci hanno detto: “Andiamo a vedere il termovalorizzatore”. Siccome eravamo in una zona abitata, in una zona produttiva, con case, stabilimenti, mi è venuto subito da dire: “È molto lontano?”. Mi hanno detto: “No, pochissimi minuti, siamo a poco più di un chilometro”. Sono rimasto colpito. Sono arrivato e ho visto lo stabilimento. Devo dire che non abbiamo sentito né odori, né visto fumi, né emissioni di alcun genere. A un certo punto, nel giro dello stabilimento ne ho visto un altro confinante ed ho chiesto a chi mi accompagnava: “Quello?”, mi ha risposto: “E’ quello precedente”. Significa che quel termovalorizzatore, presente oggi, ne aveva uno precedente e accanto ce n'era un altro che bruciava tutta la questione sanitaria, che termovalorizzava tutta la questione sanitaria.
Mi viene da dire: noi ci poniamo tante domande, ma ci sono territori confinanti con i nostri che hanno fatto queste scelte molti anni fa. Ora, non so le motivazioni per cui non sono state fatte nella nostra Regione, ma mi permetto di dire che non è una scelta ideologica, è un obbligo di natura legislativa e le valutazione teniche non può farle la politica, le valutazioni tecniche le devono fare i tecnici e le valutazioni politiche, però, le devono fare i politici.
Questo è un percorso del tutto coerente che poteva arrivare un mese prima, 6 mesi prima o 6 mesi dopo, c'è stato un punto di caduta ed è quello odierno.
In questo dibattito ho sentito parlare della legge 64, se non erro, approvata la scorsa settimana. Ho sentito parlare di tutto, ma, scusate, per carità, ho sentito: leggi vuote, finte leggi. Guardate, non fa onore né all'Assemblea né a tutta la politica. Uno può anche contestare il contenuto della legge, ma chiamare una legge che può produrre effetti “finta legge” non è un termine che porta, come dire, credibilità al consesso che viviamo.
Ci possiamo affrontare sui temi, cercando di andare nei criteri di individuazione dei siti, cercando di andare sulle tecnologie, cercando di affrontare delle questioni che toccano magari la raccolta differenziata, come potenziarla, cosa poteva essere fatto di più o di meno, ma dire che questo testo che approviamo non è fondamentale per la nostra Regione non è corretto.
Certo, avremmo preferito fare, magari, come ha fatto chi prima di noi ha deciso di non fare queste scelte. Sicuramente non rischiava qualche comitato, qualche ricorso al TAR o al Consiglio di Stato, ma la Regione è rimasta decenni indietro, è rimasta decenni indietro nelle non scelte, nel voltarsi dall'altra parte. Come lo è rimasta con una pianificazione urbanistica discutibile per 30 anni di non scelte sul governo del territorio che oggi ci impedisce di fare, anche su temi come questi, delle scelte semplici.
Se nel 1990, nel 2000, ci fosse stata una visione complessiva del nostro territorio, dove ogni angolo, ogni valle, ogni collina avesse avuto una vocazione precisa dal punto di vista urbanistico, probabilmente sarebbe più facile fare scelte oggi sul governo del territorio e dei servizi.
Non è così perché si è preferito non scegliere, si è preferito programmare con le varianti a francobollo, a macchia di leopardo, dove ognuno, ogni territorio, ogni Comune poteva fare quello che voleva quando gli sembrava opportuno.
La politica significa scegliere. A volte scegliere non equivale a consenso, ma equivale a futuro. E noi abbiamo fatto una scelta che può essere discutibile, ma è una scelta necessaria per la nostra Regione, è una scelta necessaria per le nostre imprese, è anche una scelta necessaria per il futuro dei nostri giovani, perché la competitività dei territori porta anche la possibilità di restare nelle Marche. La mancata competitività dei territori e delle imprese porta la necessità di andare a produrre altrove.
Ecco, credo che oggi si metta un tassello ulteriore, non semplice, non voluto dal punto di vista ideologico, ma necessario nel rispetto di chi tutti i giorni produce, di tutti i contribuenti della nostra Regione e nel rispetto di una serie di norme che ci impongono oggi di arrivare a questa scelta.
Quindi, voglio ringraziare i Consiglieri di maggioranza, le forze politiche che hanno dato un contributo e che oggi ci accompagnano in questa scelta. Ce ne saranno altre. Quando arriverà e dove arriverà la termovalorizzazione dipende da percorsi altrettanto complessi che l'Assessore ha annunciato che partiranno prima possibile perché noi non vogliamo, potremmo fare tanti errori, ma non vogliamo fare un errore: quello di voltarci dall'altra parte e di mettere la testa sotto la sabbia, sperando che il tempo passi.
Il tempo è passato e per le Marche oggi la parola deve essere futuro, deve essere coraggio, deve essere scelte. Grazie.
PRESIDENTE. Coordinamento tecnico. Lo pongo in votazione
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Proposta di atto amministrativo n. 5. Lo pongo in votazione
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
La seduta è tolta.
La seduta termina alle ore 16:30
Allegato A
Testo dell’intervento del Consigliere Cesetti, sulla proposta di atto amministrativo n. 5, di cui è stata richiesta la pubblicazione in allegato al resoconto della seduta odierna, ai sensi dell’articolo 55, comma 2 del Regolamento interno.
Sappiamo bene che le scelte pianificatorie in tema rifiuti devono essere coerenti con le disposizioni europee e nazionali e con i conseguenti obiettivi che impongono una riduzione drastica del conferimento in discarica a vantaggio dei processi di economia circolare, tanto che entro il 2035 “il conferimento in discarica dovrà essere ridotto fino a un massimo del 10% del totale dei rifiuti prodotti, mentre almeno il 65% dovrà essere avviato a preparazione per il riutilizzo e riciclo.”;
- in sostanza, come riportato nel nostro Odg, “La politica europea sui rifiuti è inoltre fondata su un principio chiaro e giuridicamente vincolante: la gerarchia della gestione. Prima viene la prevenzione della produzione dei rifiuti, poi il riuso, quindi il riciclo, in seguito il recupero energetico e, solo in ultima istanza lo smaltimento.”;
- su questi aspetti il Piano è assai carente in quanto sotto il profilo previsionale, la riduzione dei rifiuti appare più come effetto della mancata crescita anziché della messa in campo di strategie attive coerentemente con gli obiettivi nazionali ed europei di economia circolare. “Inoltre , come osservato nell’Odg, la concreta realizzabilità degli obiettivi di incremento della raccolta differenziata e del riciclo è compromessa dall’assenza di una strategia strutturata, che dovrebbe includere risorse adeguate, strumenti operativi, politiche di prevenzione e azioni culturali.”, invece del tutto assenti;
- sul punto il Piano è anche incoerente e contraddittorio perché la prevista riduzione dei rifiuti contrasta con la previsione del termovalorizzatore che per sostenersi ha bisogno di più rifiuti;
- in questo Piano non c’è visione, strategia e prospettiva, né misure economico-finanziarie-organizzative per sostenere le azioni previste, tra l’altro, insufficienti e la stessa Relazione tecnica è all’evidenza orientata e piegata a giustificare le suddette criticità;
- il tutto sembra sia finalizzato a giustificare il termovalorizzatore che appare la sola alternativa possibile;
- ed è proprio “la scelta di attribuire al termovalorizzatore un ruolo centrale nel nuovo Piano che orienta il sistema regionale verso recupero energetico e smaltimento finale, anziché verso la riduzione strutturale dei rifiuti, attraverso il riuso, il riciclo e la prevenzione”;
- il termovalorizzatore, in questa impostazione, neanche rappresenta una, pure inaccettabile, soluzione residuale e subordinata, ma diventa l’asse attorno a cui ruota il Piano;
- ed è esattamente questo l’errore inaccettabile ed inemendabile;
- in definitiva, “la scelta di porre al centro del Piano il termovalorizzatore è innanzitutto disincentivante sul piano culturale, perché sposta l’asse della pianificazione sul trattamento finale invece di promuovere adeguate politiche di prevenzione, riuso e riciclo, che dovrebbero invece rappresentare il vero cuore della strategia regionale”;
- e questa è una scelta per la quale il Piano regionale dei rifiuti nasce morto in quanto prevede appunto un termovalorizzatore che invece non si farà mai perché non sostenibile sotto il profilo ambientale, economico ed organizzativo ed anche giuridico-istituzionale;
- e questo la Giunta regionale, proponente il Piano, lo sa bene tanto che nel proporlo pare si sia ispirata più che alla massima “exitus acta probat” (il risultato giustifica l’azione) alla speranza del “ognun vede quel che tu pari pochi sentono quel che tu sei”, direbbe Machiavelli, oppure alla citazione “chiacchiere e distintivo” ben recitata da Nobili in quest’Aula;
- e noi ci siamo sforzati di andare, con l’ordine del giorno unitario, alla vera essenza e natura del Piano, anziché limitarci alla sua apparenza;
- e nell’essenza dell’impianto pianificatorio al nostro esame “non è la riduzione del rifiuto a determinare il fabbisogno impiantistico, ma è il fabbisogno impiantistico a orientare implicitamente le politiche di gestione dei rifiuti”;
- da questo ne deriva la insostenibilità perché in questa prospettiva e prospettazione il Piano al nostro esame non prova, per quanto riguarda il termovalorizzatore, in modo inoppugnabile come dovrebbe essere, la sua effettiva convenienza, sostenibilità economico-finanziaria e, per quanto riguarda l’ambiente, la piena coerenza con gli obiettivi di economia circolare in precedenza richiamati;
- anzi risulta evidente il contrario ed anche per questo vi è la nostra ferma contrarietà;
- per quanto riguarda l’insostenibilità, valga quanto compiutamente argomentato nel nostro Odg sia:
a) sul piano tecnico-operativo;
b) sul piano economico-finanziario;
c) sul profilo ambientale;
d) sull’analisi costi-benefici;
- e sarebbe priva di pregio l’obiezione “che molte delle carenze evidenziate potrebbero trovare definizione nelle fasi successive a quella pianificatoria” perché sarebbe come “mettere il carro davanti ai buoi” con la conseguenza che non si muoverà né il carro e non si potranno muovere neanche i buoi;
- altro errore – che comprova, altresì, la scarsa disponibilità di questa Giunta ad assumersi le necessarie e proprie responsabilità non disdegnando di incorrere in evidenti illegittimità – è il rinvio all’ATO UNICO di tutte le questioni connesse al termovalorizzatore a partire dalla individuazione del sito dimenticando che i poteri di decidere sull’impiantistica e sul sito in cui realizzarla appartengono alla legge e possono essere attribuiti solo dalla legge;
- il Piano prevede l’istituzione di una Autorità d’Ambito Unico Regionale per la gestione dei rifiuti, la cui costituzione/composizione/ articolazione/competenze/ rappresentanza dovrà essere necessariamente disciplinata da una specifica L.R.;
- in disparte il rilievo che anche la PREVISIONE DELL’ATO UNICO spetta alla legge e non all’atto amministrativo, quale è il Piano, riteniamo che la L.R. della Governance avrebbe dovuto precedere, o quanto meno essere contestuale al Piano dei rifiuti invece di seguirlo, anche perché non può un Piano, anche per la gerarchia delle fonti, prefigurare la volontà del legislatore regionale che si deve formare all’interno dei previsti iter procedimentali;
- perché è la legge sulla Governance che deve innanzitutto disciplinare la materia della gestione integrata dei rifiuti ed al Piano spetta di attuarla;
- in merito salta all’occhio quanto diversamente fatto per la legge di riordino del SSR che ha preceduto il PSSR;
- né viene in soccorso il farraginoso, confuso ed insostenibile regime transitorio previsto nelle more della costituzione e della piena operatività della nuova Autorità Regionale;
- il meccanismo previsto per l’avvio con atti amministrativi delle attività strategiche del Piano sarà come tale causa e fonte di contenziosi, inefficienze ed inefficacia, allungamento a dismisura dei tempi e, quindi, di paralisi totale perché lo svolgimento delle attività di coordinamento operativo previste non potrà prescindere dalla normativa regionale vigente di cui alla l.r. 24/2009 il cui articolo 2 comma 2 prevede, tra l’altro, un Tavolo Tecnico Istituzionale che dovrà essere costituito dalla Giunta regionale previa determinazione delle forme di concertazione e di consultazione;
- non si potrà prescindere dalla normativa regionale vigente all’interno della quale dovranno operare le ATA provinciali e con detta normativa in alcun modo il Piano potrà andare in contrasto e/o derogare;
- ed anche la messa a disposizione delle risorse senza lo scudo della legge, per lo svolgimento di studi e analisi per la localizzazione degli impianti, potrà essere fonte di responsabilità erariale con la conseguente resistenza alla emanazione degli atti necessari da parte di dirigenti e funzionari preposti che non possono assumere responsabilità che competono alla politica che, nella fattispecie, le deve esercitare attraverso lo strumento legislativo;
- anche per questo la nuova legge sulla Governance, ovvero un aggiornamento di quella vigente (lr 24/2009), doveva essere già al nostro esame per disciplinare la materia della gestione integrata dei rifiuti nel territorio regionale con il prioritario compito di assicurare il rispetto delle disposizioni europee e nazionali e assicurarne gli obiettivi statuendo su oggetto e finalità della legge stessa per assicurarne il soddisfacimento, così come peraltro già previsto all’articolo 1 della vigente legge regionale 24/2009 alla quale, come detto, ci si dovrà attenere;
- e proprio questa legge avrebbe dovuto prevedere il Piano regionale di gestione dei rifiuti assegnando ad esso il compito di definire gli indirizzi e le modalità necessarie per il perseguimento delle finalità di cui alla legge stessa così come peraltro previsto dall’articolo 5 comma 1 della vigente legge regionale 24/2009;
- anche l’ATO UNICO regionale e superamento delle ATA provinciali, così come delineato dal Piano, amplificherà molte delle criticità addotte a giustificazione della scelta;
- in primo luogo perché “nel nuovo assetto proposto le funzioni gestionali dei sub-ambiti provinciali rimarrebbero sostanzialmente invariate per quanto riguarda la raccolta e l’affidamento del servizio”, con la conseguenza che si andranno a decentrare sole le responsabilità;
- siamo per il mantenimento delle ATA provinciali con un rafforzamento del ruolo di promozione, coordinamento e programmazione, unitamente ad un potenziamento delle risorse umane, strumentali ed economiche;
- in questa prospettiva, come condiviso nel nostro Odg, “alla luce di queste considerazioni, piuttosto che l'istituzione dell’ATO unico regionale, risulta più efficace che la Giunta regionale mantenga ed eserciti direttamente il potere decisionale, assumendosi pienamente la responsabilità delle scelte strategiche e accelerando i processi attuativi”;
- al contrario, l’istituzione dell’ATO unico determinerà anche nell’iter che porterà alla sua effettiva istituzione contrasti e contenziosi in ordine alla rappresentanza dei Comuni con conseguenze deleterie per la sua funzionalità, tanto da rallentare i processi decisionali;
- abbiamo, come detto, condiviso un Ordine del giorno per impegnare la Giunta a riscrivere il Piano su punti ben determinati e motivati;
- se la Giunta non lo farà, troveremo il modo per riportare intorno agli stessi l’attenzione del Consiglio regionale;
- perché questo è un Piano da riscrivere totalmente e soprattutto questa riscrittura deve essere preceduta o almeno accompagnata da una contestuale legge regionale che disciplini la Governance e, nel contempo, disciplini con precetti chiari la gestione integrata dei rifiuti coerentemente alle disposizioni europee e nazionali ed in armonia con i principi costituzionali della Repubblica e con i principi statutari della Regione Marche così come recentemente riaffermati ed in base ai quali la Repubblica e, quindi, nell’occasione la Regione Marche “tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”;
- è questo non solo un dovere, ma un obbligo al quale il legislatore regionale dovrà attenersi escludendo prioritariamente e perentoriamente la previsione di un termovalorizzatore.
La seduta inizia alle ore 10:55
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE Buongiorno a tutti. Dichiaro aperta la seduta dell’Assemblea legislativa regionale n 29 del 28 luglio 2026.
Do per letti i processi verbali delle sedute nn. 27 e 28 rispettivamente del 7 e 21 luglio 2026, i quali, ove non vi siano opposizioni, si intendono approvati ai sensi del comma 4 dell'articolo 53 del Regolamento interno. Richiamo, inoltre, ai sensi del comma 5 dello stesso articolo l'attenzione di tutti i Consiglieri sulle comunicazioni distribuite con cui porto a conoscenza dell'Assemblea quanto espressamente previsto dal Regolamento interno.
Iscrizione al punto 01, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento interno, della proposta di atto amministrativo n. 5, ad iniziativa della Giunta regionale, concernente: “Piano regionale di gestione dei rifiuti. Aggiornamento del Piano approvato con deliberazione dell'Assemblea legislativa del14 aprile 2015 n. 128”. La pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale approva a maggioranza assoluta dei votanti)
Proposta di atto amministrativo n. 5
ad iniziativa della Giunta regionale
“Piano regionale di gestione dei rifiuti. Aggiornamento del Piano approvato con deliberazione dell'Assemblea legislativa del14 aprile 2015 n. 128”
(Discussione generale e votazione)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di atto amministrativo n. 5 della Giunta regionale.
La discussione generale è aperta, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Marconi.
Luca MARCONI. Grazie, Presidente. Colleghi Consiglieri, mi corre l'obbligo, in apertura, di formulare i migliori auguri di buon compleanno al nostro Assessore. Avrà come regalo finale il voto unanime dell'Aula? Non lo so. Quindi niente regalo per l'Assessore Consoli.
Unitamente a questo, colleghi, i ringraziamenti per questo atto che è stato estremamente complesso. A titolo di testimonianza, porto una piccola parte, che i membri di Commissione avranno già visto, delle 1.350 pagine del piano, che eroicamente nessuno ha letto per intero, ma che sicuramente abbiamo voluto approfondire in moltissimi aspetti.
Ringrazio innanzitutto per il lavoro che si è svolto all'interno della Commissione, lavoro a volte faticoso, anche con qualche significativa tensione, e tutti quelli che sono arrivati in audizione. Abbiamo avuto, tra febbraio e marzo, anche due sedute a settimana per ascoltare un numero significativo di soggetti, circa una ventina.
Nessuno è stato escluso da questo processo. Anche piccoli comitati di natura locale hanno trovato ascolto presso la Commissione e credo che tutti noi abbiamo fatto tesoro di questa prima parte dell'esperienza, fino alla discussione vera e propria e all'approvazione finale che, come dirò, ha contemplato la presenza di due emendamenti significativi e di uno di natura tecnica.
Sempre sul piano dei ringraziamenti, non possiamo non ricordare chi ci ha assistito in questo percorso di più di sei mesi e quindi il Dirigente del Settore fonti energetiche, rifiuti cave e miniere, la Segretaria della III Commissione e tutti i loro collaboratori, sia della Giunta che del Consiglio.
Un lungo iter che significa che siamo di fronte a un atto con una valenza, non voglio dire storica, ma che esce sicuramente dalla cronaca e che segna, dal 2015 a oggi, un passaggio fondamentale, con scelte fondamentali. Alcune sono completamente autonome, per esempio quella sulle distanze, altre, invece, sono scelte che vengono, in qualche maniera, non dico imposte, ma canalizzate sia dalla legislazione nazionale che da quella europea.
Per quanto riguarda i due emendamenti presentati, tratto immediatamente di questo e non di altro, uno in modo particolare, quello presentato in Commissione e quindi già approvato, sono già compresi nel testo che avete. L'emendamento che riguarda l'abbassamento delle distanze da 1.500 a 1.000 metri per la realizzazione di discariche tradizionali comporta una valutazione VAS. Quindi, da un punto di vista squisitamente procedurale, ma lo dirà meglio sicuramente l'Assessore Consoli, questo comporta un prolungamento, almeno per solo questo aspetto. Assessore, credo di aver capito bene: per questo solo aspetto il piano, se approvato oggi, sarà operativo in ogni sua parte, esclusa quella delle distanze, che va soggetta a VAS, quindi sarà riesaminata secondo quanto l'emendamento oggi, proposta ufficiale, prevede, e cioè quattro mesi di tempo. Praticamente da oggi alla fine di novembre. Nel mese di dicembre potremmo essere nella condizione di arrivare all'approvazione completa e definitiva del piano.
L'altro emendamento, che pure è stato accolto, riguarda il prolungamento dal 31 dicembre 2026 al 31 dicembre 2027 della possibilità del conferimento in discarica di rifiuti speciali fino alla cifra del 50%. Poi c'è una cosa strana che riguarda il conferimento fino a giugno 2028, ma questo lo lascio alla più opportuna e competente spiegazione dell'Assessore Consoli.
Vado rapidamente ai pareri. Anche qui siamo nella parte istituzionale. Abbiamo ricevuto il parere del CAL senza osservazioni, quindi parere favorevole senza osservazioni. Il parere del CREL è anch'esso senza osservazioni, ma con una raccomandazione che riguarda la questione del 50% e la questione relativa alle distanze, perché possa essere sistemata quanto prima. Ma l'abbiamo spiegata e le categorie interessate hanno già, in quella sede, espresso il loro parere.
C'è stata poi una discussione a latere che è stata introdotta prevalentemente dai Consiglieri di minoranza, che sicuramente ricorderanno, e che riguarda la situazione attuale delle discariche. Ovviamente non era e non è una competenza della Regione, perché le discariche sono a tutti gli effetti competenza delle ATA provinciali, però è una preoccupazione che era stata manifestata.
Noi della maggioranza, colleghi, lo ricorderete, abbiamo accolto questa preoccupazione, perché è evidente che la previsione nel piano della realizzazione di un termovalorizzatore da circa 350-370.000 tonnellate comporterà dei tempi necessariamente lunghi. In assenza di discariche, sia con l'ampliamento delle esistenti - come il piano stesso prevede e impone come prima scelta - sia se fosse necessaria la creazione di altre discariche, queste devono avere ancora una logica provinciale.
Questo abbiamo detto e questo abbiamo consacrato, almeno sul piano politico, come impegno assoluto. La prima provincia che ha questo tipo di preoccupazione è Macerata. Io ho risposto in Commissione riguardo a questo. Quindi portiamo all'attenzione dell'Aula, alla luce del sole, tutto quello che è emerso in quella sede.
È evidente che la previsione che noi abbiamo messo in campo dell'ATA regionale, che avrà anche la responsabilità delle collocazioni e dell'individuazione dei siti di smaltimento, di trasformazione o di incenerimento, non può essere un alibi perché ogni provincia, da qui alla sistemazione definitiva del termovalorizzatore, sia esentata dalla responsabilità di individuare delle discariche. Perché non ci sia un carico eccessivo nei confronti di alcune province e un alleggerimento totale su altre. Sul presupposto ovvio, che penso non ci sia bisogno di ricordarlo, che nessuno vuole discariche. Quindi, con questo piano, dopo troppi anni, a nostro punto di vedere, arriviamo alla soluzione.
Per quanto riguarda il contenuto, credo che il pilastro di tutto il piano, a parte tante analisi e tante previsioni che danno contezza e significato alle scelte che vengono fatte e che non arrivano da un piano ideologico … Sono rimasto molto meravigliato di questo piano e capisco sempre più, e lo dico con un certo rammarico, quanto la cosiddetta scelta politica si riduca a pochissime cose. Perché le legislazioni superiori alla nostra, almeno sul piano istituzionale, che citavo prima, cioè lo Stato e l'Europa, ma anche le necessità tecniche, come questa modifica delle distanze che impone una valutazione ambientale, ci dicono che la possibilità di scelta a volte si riduce a ben poca cosa.
Certo, possiamo anche in questa sede rifiutare il piano nella sua interezza. Potevamo emendare la previsione del termovalorizzatore e non metterla. Queste sono scelte fondamentali. Ma il piano da cui si parte, il ragionamento tecnico da cui si parte, a mio punto di vedere, è talmente legato al buon senso e alla necessità politica che ci impone scelte evidenti.
Ho detto prima che la scelta del termovalorizzatore è stata rinviata per troppo tempo. Ma parto da un altro argomento, che invece ci vede tutti concordi, almeno dalle discussioni fatte: la linea del riuso e del riciclaggio.
Su questa strada tutte le Regioni italiane e le Marche in primis, non ultime in termini di percentuali di risultati raggiunti, stanno lavorando in quella direzione. Ma questa soluzione, lo dico a chi in maniera eroica difende queste posizioni, che saranno rappresentante anche in quest’Aula, non può essere la soluzione finale.
Se l'Europa, all'interno della quale abbiamo una maggioranza che vede componenti ambientaliste di primissimo livello e di primissimi numeri, dice che la chiusura del ciclo debba avvenire con un termovalorizzatore, evidentemente ha preso atto del fatto che la discarica è la cosa più brutta che possiamo tenere in piedi e che va adottata una nuova soluzione, che non può essere il riciclo e il riuso alla fine del ciclo. Questo è inimmaginabile. Chiunque sostenga una cosa di questo genere o è un grande romantico, o è un illuso, o è una persona in malafede. Se adesso siamo al 45% nelle Marche, raggiungere il 90% che l'Europa ci impone, cioè quasi annullare quasi completamente lo smaltimento dei rifiuti in discarica o in inceneritore, mi sembra una pura illusione.
Lo stesso piano, che in questa parte è stato scritto evidentemente da tecnici, parla del riuso in termini del 3%. L'ipotesi del riuso ci farebbe guadagnare il 3% e sul 72% di riciclato, abbiamo come riscontro un 45% di rifiuto non utilizzato. Quindi abbiamo sempre e comunque, anche all'interno del riciclato, una percentuale estremamente significativa, pari quasi alla metà dell'intera massa dei rifiuti raccolti, penso soprattutto alla plastica, che deve essere comunque conferita in discarica o in termovalorizzatore. Questo perché non tutta la plastica che raccogliamo, anzi solo una parte minoritaria, può essere effettivamente riciclata. Forse va un po' meglio per la carta, sicuramente per il vetro, ma tante altre cose subiscono questo tipo di situazione.
C'è un dato che emerge sempre poco, ma è la grande preoccupazione di tutto il mondo produttivo e direi anche del sindacato: gli enormi costi di smaltimento dei rifiuti speciali. Solo per dare dei numeri: se noi abbiamo una massa ipotizzabile di circa 780-800.000 tonnellate di rifiuti solidi urbani, abbiamo dall'altra parte una massa di 3.200.000 tonnellate di rifiuti speciali.
Su questo dato l'Assessore ha più volte confermato l'inesattezza della parte relativa agli inerti, che è fortemente condizionata dallo smaltimento delle macerie del terremoto, che è circa la metà dell'intera parte dei rifiuti speciali, circa 1.600.000 tonnellate. Mentre il dato sui rifiuti speciali ordinari, quelli che riguardano tutte le attività produttive, compresi anche i fanghi derivanti dalla depurazione, è reale: 1.600.000 tonnellate. Questo 1.600.000 nella nostra previsione troverà accoglienza nelle discariche ordinarie, passando dal 50% al 30%, pur con questo ammortizzatore di un anno e mezzo che abbiamo creato per dare la possibilità alle attività produttive di organizzarsi.
Questo grido di dolore che viene da Confindustria, CNA, Confartigianato, Confcommercio, Confcooperative, Coldiretti – spero di non aver dimenticato nessuno - è stato unanime. La loro rappresentazione del problema è stata unanime, cosa che mi ha molto sorpreso, perché organizzazioni diverse fra loro, anche con impostazioni e valutazioni politiche differenti, ci hanno detto: “Signori, dateci il termovalorizzatore. Dateci uno strumento che ci metta nelle condizioni di risparmiare oggettivamente, perché nei costi di produzione il costo dello smaltimento dei rifiuti, che rappresenta oggi una componente sempre più significativa, deve essere eliminato.
La stessa preoccupazione è naturalmente venuta dai Comuni e dalle Province. Oggi la tensione è su Macerata, fra qualche mese sarà su Ascoli Piceno, poi magari su Pesaro, molto meno su Ancona, che ha una discarica ancora enormemente capiente e con possibilità di ampliamento, non so Fermo, ma e la stessa preoccupazione l'abbiamo lì, perché ogni volta che si mette in moto un processo per l'individuazione di una discarica è il finimondo. Su questo poi giocano anche speculazioni incredibili, da parte di chi non vuole il termovalorizzatore, ma non vuole neanche le discariche. Ovunque le si voglia posizionare, c'è sempre qualche problema su cui begare.
Chiudo dicendo che, relativamente al riciclo e al riuso, è giunta proprio ieri una disposizione della Commissione europea relativa agli elettrodomestici, che sono una fonte incredibile di rifiuto speciale e anche pericoloso. Dice una cosa che a me ha sorpreso molto: “Dobbiamo educare i cittadini europei, soprattutto dobbiamo impegnare le aziende produttrici alla riparazione piuttosto che alla rottamazione”, anche se nel passato qualche Governo si è inventato la rottamazione di questa roba. Dobbiamo far funzionare le nostre macchine il più a lungo possibile. Facciamo lavorare gli artigiani.
La cosa mi ha sorpreso perché è nelle nostre corde di marchigiani. Noi siamo frutto di una cultura contadina e non di una cultura consumistico-capitalistica che ha fatto dell'organizzazione della casa colonica agricola il migliore strumento di riciclo e di riuso. Noi veniamo da una storia in cui nulla si butta, tutto viene risparmiato. C'è una nuova cultura, e mi fa piacere che su questa nuova cultura ci troviamo tutti d'accordo, che dice: “Attenzione, educhiamo i nostri giovani a questa attenzione”.
Non parliamo dello spreco di cibo che finisce nell'umido, non parliamo dello spreco della plastica, non parliamo dello spreco di tante altre cose che potrebbero essere benissimo eliminate.
Nella vecchia casa colonica dei nostri nonni, per quanto mi riguarda anche dei miei genitori, questo non succedeva, perché nulla veniva buttato: dalla produzione alimentare fino agli attrezzi che venivano utilizzati.
Va bene tutto ciò, ma non si può dire che un termovalorizzatore, anche se è stato detto, di 380.000 tonnellate non sia necessario per le Marche. I numeri li avete: 800.000 tonnellate di rifiuti solidi urbani, 1.600.000 tonnellate di rifiuti speciali. Per cui, anche con il termovalorizzatore, noi saremo in condizione di gestire, cioè di inviare a incenerimento, solo una piccola parte dei rifiuti speciali.
Mi auguro che l'Assessore, su questo, mi smentisca e dica: “No, ne serve uno più piccolo”. Io, da questi numeri, dico che ne potrebbe servire anche uno più grande, ma l'idea che non debba servire mi lascia molto perplesso. Non so da quale ragionamento si parta quando anche in Commissione abbiamo ascoltato cose di questo tipo.
Credo che, molto serenamente, la maggioranza abbia assunto tutte queste indicazioni. Molto serenamente e con molta attenzione abbiamo ascoltato tutti quelli che hanno avuto cose da dire su questo argomento.
Lo dico ai colleghi della maggioranza: la stragrande maggioranza degli auditi, anzi la totalità degli auditi…, fatta eccezione per il mondo ambientalista e per le associazioni ambientaliste, che giustamente hanno richiamato la necessità del riuso e del riciclo dicendo: «Il termovalorizzatore potrebbe essere sostituito da questo», forse sì, con la cultura contadina che torna, forse fra cent'anni. Nel frattempo, con il 3% di recupero e riuso previsto da questo piano, impiegheremo un secolo ad avere un riuso completo e comunque non l'avremo mai.
Ormai la filosofia è semplice: tutti d'accordo su riuso e riciclo, divisi probabilmente sull'ipotesi di avere le discariche e il termovalorizzatore. Noi siamo per il termovalorizzatore e siamo per chiudere tutte le discariche esistenti. Grazie.
Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi
PRESIDENTE. Ha la parola la relatrice di minoranza Consigliera Mancinelli.
Valeria MANCINELLI. Grazie, Presidente. Questo piano arriva in ritardo. L'ha detto anche il Consigliere Marconi.
La legge nazionale prevede che i piani di gestione dei rifiuti siano aggiornati ogni sei anni. Il precedente piano era stato approvato nel 2015 e, dunque, quel piano andava aggiornato e il nuovo piano adottato nel 2021. Siamo nel 2026, quindi il ritardo è di cinque anni.
È un piano non solo che arriva in ritardo, tant'è che buona parte dei dati che lì sono riportati…, e colgo subito l'occasione per dire che dal punto di vista tecnico il piano è apprezzabile, è uno strumento tecnicamente apprezzabile. Quello che manca è la politica e la capacità di governo, ma adesso ci arrivo.
È un piano orfano della politica, cioè delle scelte, quelle vere, non quelle finte, Consigliere Marconi, delle scelte e delle relative assunzioni di responsabilità. È un piano fatto dagli uffici, tecnicamente al massimo livello, quando manca la politica intesa in questo senso, e cioè l'esercizio della funzione di governo.
Manca la politica, in compenso abbonda la propaganda. Dopo la legge, la finta legge anti kebab, adesso siamo al piano del finto termovalorizzatore. E dirò perché.
Il piano rappresenta bene le criticità. Fa un'analisi chiara, precisa e anche impietosa delle criticità e della mancanza dell'impiantistica. A parte l'astronave, il termovalorizzatore, manca l'impiantistica intermedia, quella che serve appunto per un efficace sistema di riciclo e di riutilizzo. Dichiara e accerta lo squilibrio sul piano territoriale, dicendo chiarissimamente la realtà. Una realtà del centro nord della regione, delle due province di Ancona e Pesaro, per la quale la fase transitoria durerà dieci anni, se va bene, nella quale sarà ancora possibile conferire in discarica per quanto riguarda gli urbani senza il limite del 10% previsto al 2035. Poi ci sono le altre tre province, in particolar modo la provincia di Macerata, invece deficitarie. Quindi c'è un'analisi chiara.
C'è l'analisi chiara sul rallentamento della progressione della raccolta differenziata. Si dichiara, con i dati alla mano, che nel decennio 2011-2021 c'è stato un incremento significativo, quasi un raddoppio della percentuale della raccolta differenziata sul piano della quantità, c’è stato poi un rallentamento e sostanzialmente una stabilizzazione.
L'analisi è chiara. Quella che manca è l'indicazione, non accademica, non da seminario universitario o da convegno di esperti, delle azioni che la Regione intende mettere in campo per superare quelle criticità e per riuscire a raggiungere gli obiettivi che pure il piano si dà. Perché il piano, come ricordava il Consigliere Marconi, non può che ripetere, ma lì è un copia e incolla, appunto. Non è che ci sia un grande esercizio di capacità di governo, c'è la capacità del copia e incolla.
Gli obiettivi vincolanti che la normativa europea dà sono quelli di arrivare al 65% non di raccolta differenziata, ma di riciclo e riuso, il che significa una raccolta differenziata lorda, diciamo così, molto più alta. Oggi il rapporto è 72-48%: 72% di raccolta differenziata, 48% di effettivo riciclo e riuso. Gli obiettivi li indica, ma non indica concretamente nessuna delle azioni che possono rendere quegli obiettivi, anche quelli assunti dal piano, credibili e realistici.
Per quanto riguarda le carenze impiantistiche, indica la carenza di impianti per l'ulteriore differenziazione e riciclo, ma non indica né progetti né risorse da attivare in tal senso. Macroscopica è la questione delle discariche. Ora, è pacifico che, al di là che arrivi o non arrivi l'astronave, cioè il termovalorizzatore, ancora per molti anni, sicuramente fino al 2035 e in parte anche dopo, le discariche saranno necessarie.
Il piano fotografa una situazione e dice che se non si realizzeranno le discariche, che si debbono ancora realizzare in provincia di Macerata e non solo, arriveremo a saturazione di quelle esistenti, in particolare di quelle della provincia di Ancona e della provincia di Pesaro, nel giro di quattro-cinque anni. E segnala la necessità di togliere al sistema produttivo la possibilità di conferire gli speciali assimilabili agli urbani nelle discariche previste per gli urbani, riducendo questa percentuale dal 50% al 30%, praticamente dimezzandola. E questo succederà dal 1° gennaio 2028, cioè domani. La diminuzione della possibilità per i produttivi di conferire nelle discariche per gli urbani deriva esattamente da fatto che l'insufficienza degli impianti di discarica in metà regione non è stata ad oggi colmata e non viene colmata.
Dice il Consigliere Marconi: "Ma la localizzazione e la realizzazione degli impianti spetta alle ATA provinciali". Vero. Ma spetta alla Regione, non perché lo diciamo noi, ma perché lo dice la legge, la vigilanza sull'adempimento da parte degli organismi delegati, diciamo così, alla realizzazione del piano. Sennò non è un piano, è peggio delle grida manzoniane. Peggio.
Dunque, alla Regione spettava e spetta vigilare e, dopo aver vigilato, prendere le iniziative che può e deve prendere. Nel caso specifico – questo tema nel passato ha riguardato anche altri territori - l'emergenza riguarda la provincia di Macerata, dove ci sono dieci anni di immobilismo, come spiegherà meglio il Consigliere Catena. Su questo chiediamo che la Regione…, anche dopo la lettera-denuncia del Dirigente del Settore rifiuti della Regione, di circa un mese e mezzo fa, che dichiara che la “delibera ultima approvata dall'ATA, che rovescia totalmente i criteri e le priorità definiti dall'Università Politecnica delle Marche per la localizzazione della discarica pianificata dal piano d'ambito, in difformità rispetto alle conclusioni dello studio localizzativo, quindi, non coerente con i criteri definiti dal piano regionale di gestione dei rifiuti, così come declinati nel vigente piano d’ambito; non appare inoltre chiaro se il provvedimento si ponga in linea con le premesse della VAS”.
Dopo questa giusta e sacrosanta rilevazione degli uffici, ci aspettiamo che la politica faccia la politica e che chi esercita funzioni di governo faccia la sua parte con la nomina di un commissario ad acta. Perché la Regione non è spettatrice su questa questione.
Dicevo, macroscopica la questione delle discariche: denuncia la non autosufficienza ma poi il piano si arrende a questa situazione. Certo, i tecnici non potevano fare altro. Spettava a voi, a chi governa, fare altro e assumere scelte vere.
Poi, sul termovalorizzatore, o meglio sul "finto termovalorizzatore", tornerò.
Si denuncia, ed è vero, come è emerso con forza nelle audizioni, la difficoltà delle ATA provinciali, così come sono state costituite e hanno iniziato a funzionare, nel realizzare nei tempi dovuti e con l'efficacia necessaria il processo di governo della gestione dei rifiuti. Anche qui si rileva il problema, ma non si dà alcuna soluzione.
Poiché per modificare gli organismi che gestiscono la filiera del piano rifiuti serve una legge regionale, e la vecchia legge era quella che istituiva le ATA provinciali, una volta rilevato il problema bisognava e bisogna, presentare una proposta di legge che lo affronti. Lo diciamo da sei mesi: se il piano rifiuti non affronta il nodo della governance della gestione del servizio, che può essere affrontato solo con una legge, non risolverà nessuna delle criticità scritte qui. Invece si denuncia il problema e non si appronta alcuna soluzione. Sono sei mesi che in Commissione ci dite che la Giunta è pronta a presentare la proposta di legge, la presentasse.
Anche perché il piano prevede dichiaratamente di mantenere le ATA provinciali così come sono oggi, con il livello di inefficienza che hanno dimostrato, e, udite, di aggiungere a queste un ulteriore ATO unico regionale di cui, a parte l'espressione geografica, non si sa nulla, non è scritto nel piano e non c'è neanche una proposta di legge che lo spieghi. Non si sa come sarà costituito, da chi sarà costituito, come deciderà, quando sarà costituito.
Anzi, dico di più, lo stesso piano, quello che avete votato in Giunta, recita: "Una volta approvato l'aggiornamento del piano regionale, per l'attuazione di buona parte delle previsioni ivi contenute, occorrerà attendere il completamento del piano d'ambito unico regionale, il quale a sua volta potrà avviare l'attività per la sua redazione solo quando sarà costituita l'autorità d'ambito unica regionale". La costituzione di questo nuovo soggetto, di cui non si sa assolutamente nulla, è stimata dallo stesso piano, molto ottimisticamente, in 24 mesi, cioè 2 anni, dall'approvazione del piano. Due anni per costituire un soggetto di cui non si sa nulla. Poi, quel soggetto dovrà fare il piano d'ambito unico regionale, nell'ambito del quale dovrà localizzare anche il finto termovalorizzatore.
C'è dunque un tema di governance della filiera di gestione? Certo che c'è. Ma questo piano non lo affronta minimamente e non è stata presentata, dopo sei mesi che lo chiediamo, neanche la proposta di legge per dire come lo volete affrontare.
C'è un tema di architettura istituzionale, certo, e della difficoltà di funzionamento delle ATA, ma c'è anche una responsabilità politica. Difficoltà si sono riscontrate in tutti i territori, non c'è dubbio, ma nella provincia di Macerata, dove avete non la maggioranza ma il dominio assoluto, la cosa è eclatante. È diventato uno scandalo regionale, con l'inerzia totale della Regione. Ripeto: commissariate l'ATA di Macerata.
In mancanza di altre scelte o di altre azioni concrete, il piano dice che bisogna fare la tariffa puntuale. Racconta tutti quegli strumenti, come farebbe un seminario universitario, elencando quali sono gli strumenti per migliorare la situazione. Ma non è questo che serve. Quello che serve sono decisioni della Regione che, per attuare gli obiettivi che scrive nel piano, deve dire quali investimenti, con quali risorse e con quale governance, che possa avere tempi decenti. Gli investimenti necessari, ad esempio, per arrivare alla tariffazione puntuale devono essere fatti, altrimenti questo è un documento accademico, non un atto di governo.
Dicevo che, in assenza di altre scelte, tutto viene demandato, la soluzione di tutto è la realizzazione dell'astronave, cioè del termovalorizzatore. Già sulla carta non è convincente. Non c'è un piano economico-finanziario significativo e sostenibile. Con quale impatto sulla tariffa?
È indubbio, Consigliere Marconi, che a chiusura del ciclo il riuso e il riciclo non possano coprire il 100% e che, quindi, sistemi di smaltimento, discariche o altre soluzioni, come il termovalorizzatore, siano ipotizzabili.
Il punto non è di principio o di discussione scientifica astratta. Il punto è che nelle Marche ha senso, oggi, sul piano ambientale ma anche economico, immaginare un investimento stimato in 370 milioni di euro a prezzi precedenti alla crisi energetica del 2021? Oggi, se va bene, sono 500 milioni di euro - su questo non c'è nessuna valutazione costi-benefici - oppure non sarebbe perfino più conveniente acquistare quel servizio altrove?
Veniamo ai tempi: due anni per la costituzione forse del nuovo soggetto che deve fare il piano d'ambito, poi il piano d'ambito, poi la localizzazione, poi la progettazione e siccome si dice – a parole - che sarà a controllo pubblico, bisogna rassicurare i cittadini, bene: qual è il soggetto pubblico o la società pubblica proposta per realizzare questa cosa? Fosse pure in project financing, ma con una partecipazione e un controllo pubblico. Con quali soldi?
Se fosse una scelta vera di governo e non una bandierina propagandistica, come la finta legge anti kebab, uno sarebbe venuto in Consiglio regionale proponendo già la localizzazione dell'impianto, con una scelta a livello regionale proprio perché l’impianto, si dice, ha una scala a livello regionale, l'indicazione del soggetto societario deputato a realizzarlo, le fonti di finanziamento e l'impatto sulla tariffa. Questa sarebbe stata una scelta vera e non una bandierina propagandistica.
La realtà è che, ammesso e non concesso che si segua l'iter qui previsto, prima di 15-18 anni dell'astronave non vedrete neanche le luci di posizione. Neanche le luci di posizione.
Nel frattempo, siccome tutto è demandato come soluzione a questa suggestione, non si mettono in campo le altre azioni, non si fanno le discariche necessarie e soprattutto non si investe ulteriormente sul ciclo della raccolta differenziata per aumentarne quantità e qualità. Non si fanno le cose che possono essere fatte oggi, non fra vent'anni. Quindi, ci troveremo tra qualche anno senza l'astronave, senza il termovalorizzatore e senza aver messo in campo altre possibili soluzioni.
Chiudo sul fabbisogno del sistema produttivo. Verissimo. Dico agli amici del sistema produttivo che vengono presi in giro, perché viene promessa l'astronave che, se va bene, ma scommetto la mia casa che non sarà così, arriverà forse tra quindici anni. Intanto, dal 1° gennaio 2028, siccome non sono stati in grado di fare la discarica in provincia di Macerata e in altri territori, le discariche per urbani, che oggi possono accogliere rifiuti speciali fino al 50%, potranno accogliere fino al 30%. Vi tolgono subito la possibilità di conferire in discarica quelli urbani e promettono l'astronave fra quindici anni, se va bene. Tutti i calcoli che ho fatto, e poi li riporterò in dichiarazione di voto, portano a tempi ben superiori ai quindici anni.
Ancora una volta, un'arma di distrazione di massa. Una discussione di principio, quasi fosse una questione filosofica o ideologica, termovalorizzatore sì o termovalorizzatore no, senza affrontare realmente e compiere le scelte che servono oggi per affrontare i problemi e per non trovarci in una situazione di emergenza.
Abbiamo presentato un ordine del giorno che poi illustreremo nella discussione, che fa altre proposte, quindi, non è un no di principio al termovalorizzatore, è una critica all'incapacità di governo e al fatto che ne fate oggetto di propaganda, ma non di una vera proposta per realizzarlo. Grazie.
PRESIDENTE. Chiedo ai gentili colleghi di prenotarsi.
Ha la parola la Consigliera Ruggeri
Marta RUGGERI. Grazie, Presidente. Ringrazio anche i relatori di quest'atto, in particolare la relatrice di minoranza, Capogruppo del PD Valeria Mancinelli.
Allora, come Movimento 5 Stelle, sapete che noi riteniamo la vostra visione della gestione dei rifiuti arretrata e miope e sono almeno due anni che, sui territori ma anche in quest'Aula, portiamo avanti le nostre battaglie, che però non sono servite a farvi cambiare idea. Tant'è che oggi ci troviamo proprio a discutere un aggiornamento del piano regionale di gestione dei rifiuti che, anziché guardare al futuro, all'economia circolare e alle direttive europee, compie un pericoloso balzo all'indietro.
La proposta dell'amministrazione regionale spinge nella direzione della termovalorizzazione, dell'incenerimento. Non c'è nient'altro in questo piano e l'ha detto molto bene la relatrice di minoranza.
È una scelta cieca dal punto di vista ambientale e anche antieconomica.
L'incenerimento non risolve il problema dei rifiuti, lo nasconde sotto la cenere, creando un'illusione pericolosa e soprattutto costosa per i cittadini marchigiani. Il messaggio diseducativo del "brucia e dimentica" è quello che passa da questo piano. Promuovere la combustione dei rifiuti invia un messaggio culturalmente devastante, soprattutto ai nostri giovani: "Produci pure rifiuti, tanto ci pensiamo noi a farli svanire bruciandoli". Questo approccio distrugge anni di sforzi sulla sensibilizzazione, la riduzione e la raccolta differenziata.
Poi c'è un altro aspetto, che è quello della mazzata economica: dalla costruzione dell'impianto, che abbiamo stimato in circa mezzo miliardo di euro, all'ETS europeo.
L'Unione europea ha tracciato una rotta chiarissima con il pacchetto "Fit for 55". La deroga che esentava gli inceneritori dal sistema ETS, cioè le emissioni di CO₂ degli impianti insalubri, sta finendo. Quindi bruciare rifiuti comporterà il pagamento di quote sulle emissioni di carbonio che, nel caso dell'inceneritore che avete ipotizzato di costruire nelle Marche, potrebbe equivalere a un costo aggiuntivo di oltre 20 milioni di euro all'anno. E chi pagherà questo ennesimo balzello fossile? I cittadini marchigiani, che vedranno aumentare ulteriormente le bollette della TARI.
E così, anziché prevenire ulteriori costi, quando l'Europa presenterà il conto, come da vostra abitudine vi scaglierete contro le sue istituzioni. Nessun Sindaco, e questo è un aspetto rilevante, lo vuole nel proprio Comune. La parabola del NIMBY di centrodestra.
Assistiamo alla solita ipocrisia politica. I Sindaci e le forze di maggioranza si dicono favorevoli agli inceneritori, ma a condizione che non vengano realizzati nei Comuni che amministrano. Ci sono una serie di articoli sulla stampa, ormai da anni, che riguardano la Lega di Macerata, che riguardano il sindaco di Fano, che riguardano il Consiglio comunale di Corinaldo. Sono pieni i giornali e i telegiornali di amministratori di centrodestra che si dicono favorevoli, ma non lo vogliono a casa propria. Nessun amministratore, infatti, a partire proprio dai vostri, è disposto ad accoglierlo sul proprio territorio.
Tant'è vero che non vi fidate nemmeno delle ATA provinciali, ormai a maggioranza sotto il vostro controllo politico, di fatto. Preferite un'ATA unica regionale, altrimenti non ne cavereste un ragno dal buco.
Questa ATA è una sovrastruttura utile solo a spersonalizzare la decisione, ad accentrare le scelte. È l'opposto dell'autonomia differenziata che tanto declamate ed evita che i singoli amministratori debbano metterci la faccia di fronte ai propri elettori. La dimostrazione palese è che questo impianto è sgradito persino a chi lo difende a parole. E quello che ha detto la collega che mi ha preceduto è proprio così.
Avete scelto, anche in questo caso, di affidare la scelta a una commissione tecnica. L'ATO non è altro che questo, per nascondere le responsabilità politiche che anche quest'oggi non volete prendere perché il centro della discussione di oggi doveva essere: dove lo volete realizzare?
Poi c'è un altro problema, che è il falso mito del recupero termico e del teleriscaldamento. Ci verrete di nuovo a dire, anzi qualcuno già lo ha detto, che l'inceneritore produce energia e calore. Ma il recupero del calore da incenerimento richiede reti di teleriscaldamento adiacenti ad agglomerati urbani ad alta densità. Tradotto: bisognerebbe costruire l'impianto a ridosso dei centri abitati. E chi è disposto a farlo? Credo nessuno.
Senza il recupero del calore, il rendimento energetico di un inceneritore crolla, rendendolo una cattedrale nel deserto, inefficiente e inquietante.
"Siamo quelli del no", ci dite sempre. Ma questa volta non lo potete assolutamente affermare, perché non ci limiteremo e non ci siamo limitati fino ad oggi a dire solo no. La nostra opposizione è un'opposizione costruttiva ed è fondata sui principi europei della gerarchia dei rifiuti. Questi sono i dettami sui quali avremmo chiesto di lavorare alla società che ha scritto il piano, a differenza vostra, che avete selezionato la stessa società che ha redatto il piano in Umbria a guida centrodestra e, guarda caso, anche in quel piano l'inceneritore era l'elemento cardine. Poi, fortunatamente, è cambiata l'amministrazione regionale e ha stoppato questa proposta.
Le nostre proposte quali sono? Naturalmente l'applicazione pervasiva della tariffa puntuale, la TARIP, che rappresenta una vera svolta. La vera svolta parte, per noi, dalla prevenzione e dalla riduzione alla fonte. Dobbiamo accompagnare, attraverso incentivi, tutti i Comuni marchigiani verso la tariffa puntuale: chi produce meno rifiuti e differenzia meglio paga meno. Questo è il vero incentivo virtuoso per cittadini e imprese.
Vedo che non ho tanto tempo e le cose da dire sono tante, quindi ho bisogno di tagliare un pochino il mio intervento. Semmai riprenderò alcuni concetti più avanti.
I dati dell'ISPRA dimostrano che l'introduzione della TARIP porta immediatamente la raccolta differenziata oltre l'80-85%. Meno indifferenziato significa azzerare la presunta necessità di inceneritori e diminuire il conferimento in discarica.
Il secondo punto che abbiamo condiviso è quello della necessità di impianti di separazione estrema e recupero di materia. Invece di bruciare il rifiuto indifferenziato residuo, dobbiamo investire in impiantistica pubblica avanzata di trattamento e selezione automatizzata, le cosiddette "fabbriche dei materiali". Separare in modo spinto l'indifferenziato permette di recuperare plastica, metallo, vetro, carta e altri residui.
Poi c'è anche un concetto che è quello della giustizia territoriale, che abbiamo condiviso, e su questo è stata molto chiara la Capogruppo del PD. Servono discariche pubbliche, a partire dalla provincia di Macerata, perché ogni provincia deve essere autosufficiente nella gestione dei propri rifiuti.
Da qui passiamo al tema del vostro recente emendamento sulla distanza per insediare nuove discariche. Chiedere di diminuire le distanze dai centri abitati per i nuovi insediamenti di discariche per rifiuti non pericolosi, dal nostro punto di vista, è un grave errore. Perché potrebbe risorgere dalle sue ceneri la questione di Riceci, semplicemente riproponendo un progetto pressoché analogo. Su questo mi preme ricordare che avete bocciato la nostra mozione del novembre 2022. Il progetto di Riceci fu depositato in Provincia nel marzo del 2023, quindi, con l'approvazione di quella mozione, avremmo potuto dare quantomeno da quest'Aula delle indicazioni.
Quella mozione chiedeva di aumentare la fascia di rispetto dai luoghi abitati prevista per l'insediamento di discariche o depositi di rifiuti speciali, pericolosi e non pericolosi, attualmente di 2.000 metri. Da qui siete passati a immaginare che dai 1.500 metri previsti nel piano, si possa addirittura arrivare a 1.000.
Poi c'è la spinosa questione dei rifiuti speciali. Tra questi, i rifiuti da costruzione e demolizione rappresentano la quota più rilevante e, da soli, come diceva il Consigliere Marconi, costituiscono circa il 50%. Come pensa la Giunta di gestire questo enorme flusso di materia? Con direttive ormai preistoriche, mai rese operative, come la deliberazione della Giunta regionale n. 2692 del 2000? Oppure bruciamo pure questi?
A giugno ho depositato una mozione, firmata da tutta l'opposizione, per il superamento di quella deliberazione e per l'adozione di nuove linee guida regionali autonome che recepiscano i criteri ambientali minimi e impongano target vincolanti di demolizione selettiva e recupero di materia, così come chiedono e denunciano le categorie economiche, come ANCE della provincia di Pesaro e Urbino.
Spero che, nel momento in cui andremo a discutere quella mozione, ci sia da parte della maggioranza attenzione e anche volontà di dialogare, visto che lo stesso Consigliere relatore di maggioranza ha posto l'attenzione su questo problema.
Secondo noi, e vado alle conclusioni, queste sono le strade da seguire e gli esempi virtuosi da replicare. Poiché l'intero piano sta in piedi solo ed esclusivamente in funzione dell'inceneritore, non aveva alcun senso per noi fare il gioco dei mille emendamenti di facciata, che sarebbero stati tutti bocciati come quelli presentati in passato.
Con la scelta di redigere l'ordine del giorno proponiamo un'idea di futuro articolata e completamente diversa, smontando alla radice l'unico reale pilastro della vostra proposta. Chiediamo alla Giunta di ritirare l'intera proposta e di ridisegnare il piano di gestione dei rifiuti, mettendolo in linea con i target europei per il 2030 e il 2035.
La transizione ecologica non si fa con il fuoco e i fumi degli inceneritori e scaricando i costi sulle bollette dei cittadini, ma con la riduzione, l'innovazione tecnologica nel recupero di materia e la responsabilità territoriale. I marchigiani meritano un futuro circolare, non un ritorno al passato. E anche se, come avete fatto in passato con ogni riforma importante, come quelle sanitarie, arriviamo a discutere il piano in piena estate, quando i cittadini sono distratti dalle ferie, sarà nostra cura informarli con ogni mezzo che abbiamo a disposizione. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Seri.
Massimo SERI. Grazie, Presidente. Il mio vuole essere un approccio pragmatico, non ideologico, che vuole guardare alla concretezza attraverso una vera strategia che tenga conto di valori, criteri e percorsi che portino a una soluzione, anche con la chiusura del ciclo dei rifiuti, ma no a scorciatoie e propaganda, ma a proposte che abbiano una vera applicabilità in tempi ragionevoli, che rispondano alle tempistiche dell'Unione europea e rispettino i cittadini, che rischiano aggravi. Aggravi che significano punizioni per le lentezze e le non scelte della politica. Una dimostrazione ce l'abbiamo anche in questi giorni con le tariffe TARI, che sono aumentate in tutte le province. Ma serve anche rispetto dell'ambiente che ci circonda e delle persone che ci vivono.
Il piano che ci viene proposto in realtà è un aggiornamento, come ci ricordava prima la collega Mancinelli, affronta scelte rilevanti per il futuro della nostra regione, in particolare su due temi centrali: la realizzazione di un nuovo impianto di termovalorizzazione, il termovalorizzatore, e la riorganizzazione della governance del sistema con la proposta di un ATO unico regionale.
Scelte che incideranno profondamente sull'organizzazione del servizio e sui costi che cittadini e imprese dovranno sostenere nei prossimi anni. Quindi: politiche sbagliate, maggiori costi; politiche giuste, minori costi per cittadini e imprese.
Se andiamo ad analizzare la proposta di aggiornamento del piano emergono forti criticità. Su tutte, il ritardo con cui arriva, che rischia di essere già superato dai fatti, come poi dimostrerò con alcuni dati richiamando esempi specifici. Capisco che doveva essere portato a termine nella precedente legislatura e che in prossimità delle imminenti elezioni risultava essere scomodo. Oggi si è vincolati a portare senza modifiche sostanziali questo piano perché potrebbe creare ulteriori problematiche. Si ricordava anche prima, dovendo riavviare la VAS. Lo si fa per le distanze, ma ovviamente mi rendo conto che quando si governa poi ci si trova a dover subire magari gli errori fatti in passato.
Un'altra criticità riguarda la base dei dati utilizzati. Ho fatto riferimento al fatto che alcuni dati sono superati e risultano datati, quindi rischiano di portarci fuori strada. Un esempio concreto lo si può riscontrare con i dati delle discariche del territorio pesarese, che conosco bene venendo da quell'area. Il piano indica una capacità residua nel 2023 di circa 609.000 tonnellate, ma non tiene conto dell'aggiornamento al 31 dicembre 2025 che, in realtà, ci dice che la capacità residua è solo di 141.000 tonnellate. Questo cosa significa? Significa che il fabbisogno reale è più elevato e si rischia di non rappresentare la reale situazione del sistema di smaltimento dei rifiuti.
È bene ricordare, e lo ha già fatto chi mi ha preceduto, gli obiettivi dell'Unione europea che stanno nella direttiva discariche e nel pacchetto sull'economia circolare, che sono molto chiari e, io dico, giusti: 60% di riciclo dei rifiuti entro il 2030, che significa circa l'80% di raccolta differenziata; 65% - quindi 85 - nel 2035; sempre nel 2035 meno del 10% dei rifiuti urbani conferiti in discarica. E’ un impegno importante, non facile, ma tutto questo significa che il sistema dovrà spostarsi progressivamente verso riciclo, compostaggio e recupero energetico.
Per far fronte a questo il piano prevede la realizzazione di un termovalorizzatore dimensionato per circa 370.000 tonnellate annue. E qui manca una vera strategia verso la riduzione strutturale dei rifiuti, il riuso e il riciclo. Sappiamo benissimo che queste sono cose complesse che richiedono anni. Per esempio, vengo da un'esperienza amministrativa nella quale abbiamo ottenuto grandi risultati, ma sono il frutto di anni di politiche, di educazione e di investimenti che hanno portato a quei risultati.
Tornando al termovalorizzatore, riprendo un concetto che sta nell'ordine del giorno sottoscritto da tutti i gruppi di minoranza, il rischio è che non sia la riduzione dei rifiuti a determinare il fabbisogno impiantistico, ma il contrario. E questo è un vero elemento strategico. Il termovalorizzatore, dimensionato per 370.000 tonnellate, è superiore all'andamento della produzione dei rifiuti prevista. Anche su questo manca una riflessione vera. Lo diceva molto bene la collega Mancinelli prima: non c'è un'analisi dei costi, una comparazione, la possibilità di ragionare anche con altri territori e valutare proposte alternative.
Il piano ipotizza anche un costo di realizzazione di 1.000 euro a tonnellata, quindi, ipotizza un investimento tra i 370 e i 400 milioni di euro. Ma è un costo sottodimensionato, sia per la situazione che stiamo vivendo, che ha portato a un aumento dei costi, sia perché, anche tornando a una situazione migliore, non si tornerebbe comunque a quella precedente. E se teniamo conto che passeranno almeno altri dieci anni, tant'è che l'Assessore, mentre qui si ipotizza il 2030, giustamente ha messo le mani avanti dicendo: "Non prima del 2033". Spero di sbagliarmi nell'interesse collettivo, ma temo che anche quella data verrà ampiamente superata e sia un obiettivo fin troppo ottimistico.
Anche gli aspetti relativi alla localizzazione e alla progettazione dell'impianto sono semplicemente accennati e vengono rinviati al nuovo soggetto regionale. Anche qui la storia ci insegna che quando non si fanno scelte chiare sin dall'inizio, i tempi tendono ad allungarsi ancora di più, creando maggiori contrasti e allungando la tempistica.
C'è poi il tema della fase transitoria. Come in tutti i percorsi ci sono fasi transitorie e qui, diciamolo, ci piace "vincere facile" affermando che sarà una fase transitoria lunga. Per garantire continuità al sistema sarà necessario l'ampliamento delle discariche esistenti o la creazione di nuove discariche. Se aggiungiamo che si prevede l'80% di raccolta differenziata entro il 2030, obiettivo che sarà difficilissimo raggiungere, questo richiede anche un'adeguata rete tecnologica e impiantistica.
Non sono richiamati i costi complessivi né le ricadute sulle tariffe per famiglie e imprese. E questo è un elemento che preoccupa moltissimo, se pensiamo anche alle difficoltà che stanno incontrando le famiglie.
Sempre nella fase transitoria si vuole limitare il conferimento in discarica dei rifiuti speciali al 30%. È stato richiamato più volte e la proposta di accoglimento dell'emendamento è una cura palliativa perché, con le tempistiche che si prevedono il problema rimarrà e creerà grossi disagi alle nostre imprese, con aumenti vertiginosi dei costi.
C'è il tema dell'autosufficienza provinciale. Penso che questo sia anche un fatto di rispetto, perché non si può penalizzare chi è stato più virtuoso e ha fatto percorsi… Abbiamo visto che esistono situazioni diverse: territori dove c'è stata lungimiranza politica nella pianificazione e nella programmazione e altri dove questa è mancata. Abbiamo assistito anche a situazioni un po' imbarazzanti, come quella della provincia di Macerata, recentemente riferita a Montefano. Qui devo riconoscere all'Assessore di aver tenuto un comportamento corretto. Ho ascoltato le sue parole nell’incontro e devo riconoscere che ha avuto una posizione conseguente, ed è giusto riconoscerlo.
C'è poi il tema della governance del sistema. Si prevede un unico ambito regionale per l'individuazione del sito, qui c’è la necessità di non spogliare i territori e gli ambiti delle proprie prerogative. Si prevedono quindi dei sub-ambiti. Su questo io ed il collega Caporossi abbiamo presentato una mozione perché, alla luce dell'esperienza, abbiamo visto che gli ambiti non hanno sempre funzionato. Non hanno strutture adeguate e non hanno avuto la capacità, molte volte anche condizionati dalle aziende che avevano più strumenti e che avevano presentato i piani. In alcune realtà, come nel pesarese, non sono state rispettate le tempistiche per l'approvazione dei piani provinciali dei rifiuti, perdendo anche occasioni di investimento.
Velocissimamente, perché il tempo è tiranno, due aspetti. Primo: il recupero di una lacuna grave, cioè la tutela integrale delle aree destinate all'agricoltura biologica, che il piano del 2005 prevedeva e che va assolutamente ripristinata. Secondo: il tema dell'autocompostaggio. Anche qui si richiede una sensibilità maggiore. Su questo torneremo nel mese di settembre.
C'è un’azione verso il compostaggio domestico che non ha avuto un grande successo, ma credo che il ragionamento potrebbe essere esteso alle attività di ristorazione e agli agriturismi, che hanno interesse e che hanno dei disagi. Potremmo dare delle risposte, ma è un tema complesso sul quale potremmo tornare.
In conclusione, non sono contrario alla realizzazione di un impianto di chiusura del ciclo, però questo è un piano, di fatto, datato, che rischia di non conseguire gli obiettivi prefissati, quindi è il modo migliore per non farlo ed i tempi andranno alle calende greche per i ritardi accumulati.
Poiché noi siamo per un piano che faccia veramente delle scelte, ci saremmo aspettati più coraggio, un piano accompagnato da indicazioni più precise e trasparenti sul futuro, in particolare sull'ubicazione dell'impianto.
La dichiarazione di voto la farò poi.
Ripeto: ci saremmo aspettati una proposta più concreta, più fattibile e più consapevole delle difficoltà che si sono accumulate con il ritardo, per cui la perplessità…
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Caporossi.
Michele CAPOROSSI. Grazie, Presidente. Piano tardivo, nasce già vecchio, è privo di reale programmazione. È un'occasione persa, documento che non pianifica. La sua gestazione è durata, come si è detto, 6 anni ed è in ritardo anche rispetto alla data del 30 dicembre 2023 che è stata fissata dal Piano Nazionale Rifiuti nel giugno 2022.
Il piano fissa termini già superati o irrealizzabili. Come dire, il tempo non può essere una variabile indipendente delle cose, invece, in questo caso sembra proprio che sia così. Tutto è sfalsato rispetto alla situazione reale ed è anche disallineato.
Quanto alla governance, la legge regionale n. 24 del 2009, è ancora oggi vigente e prevede appunto cinque ATO. Il periodo di pianificazione va dal 2024 al 2030. L'obiettivo finale: il passaggio dalla discarica al termovalorizzatore a quella data. Un obiettivo che sappiamo già oggi essere irrealizzabile.
Il periodo transitorio 2024-2029 copre l'80% della pianificazione, ma poiché di fatto il termovalorizzatore sarà in esercizio come minimo nel 2035, questo si protrarrà fino a quell'anno senza che il piano dica nulla su come gestire gli anni dal 2030 al 2035.
È un piano disarticolato dalla realtà, che è strutturato per gestire il ciclo fino al 2030, quando i ritardi, l'ansia di prestazione, la politica del rinvio lo hanno reso obsoleto prima della nascita.
Un piano è uno strumento di programmazione strategica e operativa, è lo strumento di pianificazione con cui la Regione definisce indirizzi, obiettivi e azioni per la gestione integrata, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti del proprio territorio.
Questo piano dà solo un indirizzo strategico, il termovalorizzatore, ma obiettivi e azioni non sono sincronizzati e lascia per 10 anni i Comuni in balia di un futuro incerto, al confine dell'emergenza che si profila, che sarà evitabile solo con ulteriori ampliamenti delle discariche esistenti e caratterizzato dall'aumento dei costi di gestione e della TARI.
Questo è solo un piano di transizione, un piano che vive solo una fase, una fase di passaggio a un nuovo sistema, ma sbagliando completamente i tempi. È un piano che scarica sulla futura amministrazione regionale, quella del post 2030, cioè del post Acquaroli, la responsabilità della localizzazione e della realizzazione del termovalorizzatore, perché è facile profetizzare che entro il 2030 non ci sarà nemmeno l'individuazione del sito per l'impianto e che, se ci sarà, verrà con il metodo Montefano, in merito al quale, anche dopo la risposta dell'ATA 3 ai chiarimenti richiesti dall'Assessore, non è stata intrapresa alcuna azione per contestare giustificazioni degne del Mirror Master, il Signore degli Specchi, il celebre personaggio della DC Comics.
È un piano che non dà risposte né ai cittadini, che vedranno aumentare ancora la TARI, né ai Comuni, né alle imprese. Un piano che massacra il settore dell'agricoltura biologica.
È un piano che porterà le Marche all'emergenza rifiuti, alla spasmodica ricerca di ampliare le discariche esistenti o di trovare quella che dovrà risolvere il problema per tutti.
La scelta del termovalorizzatore è condivisibile in linea di principio, non accettabile per la vaghezza su dimensionamento, localizzazione e costi.
Il cuore strategico del piano è il passaggio dalla discarica al termovalorizzatore nella chiusura del ciclo dei rifiuti. Questa scelta di fondo è condivisibile perché è coerente con la situazione del territorio marchigiano e con gli indirizzi normativi comunitari e nazionali, ma non è accettabile così come proposta perché presenta numerose criticità, incongruenze, contraddizioni e lacune.
La prima incongruenza è il disallineamento nei tempi fra quelli indicati dal piano e quelli reali indicati dall'Assessore Consoli, al quale riconosciamo piena onestà intellettuale. Poi ci sono criticità connesse al dimensionamento, alla localizzazione, ai costi dell'impianto, l'inganno della fase transitoria, il rischio di nuove discariche, le inevitabili difficoltà a programmare gli investimenti nel frattempo, senza certezza e senza risorse.
La governance dell'ATO unica è un'illegittimità latente. Il piano introduce l'ATO unico, soluzione condivisibile, ma che contrasta con la legge 24/2009, la quale prevede cinque ATO distinti. Approvare un PRGR basato su un ambito unico a legge invariata espone l'atto a forti rischi di illegittimità, poiché la Giunta non ha voluto affrontare questo problema sollevato con spirito costruttivo dal sottoscritto e dal collega Seri con la mozione n. 50 del 27 febbraio 2026.
Da un lato il piano vuole superare l'articolazione degli ambiti, riscontrando l'incapacità in questi anni di dare attuazione al PRGR nei termini fissati, le carenze organizzative; ma dall'altro, anziché attribuire alla diretta responsabilità della Giunta il delicato procedimento localizzativo del termovalorizzatore, lo demanda a un ATO, l'ente schermo, il paravento dietro il quale gestire scelte a rischio di impopolarità. Insomma, la maggioranza è riuscita a pasticciare anche sul come fare una cosa giusta.
Le criticità nel merito del piano sono tante. Una di queste, che più ha focalizzato il dibattito, è la distanza delle discariche dalle aree residenziali e con funzioni abitative o con funzioni sensibili. Il tema era stato oggetto di diverse osservazioni da parte delle associazioni di categoria già in fase di VAS, tutte motivatamente respinte dalla Regione Marche.
Dopo un anno e mezzo la maggioranza si è accorta che forse quella delle distanze è una situazione ancora da studiare, rimanda ogni decisione a fine anno. Anche qui, incertezza del diritto, paralisi gestionale per gli operatori pubblici e privati del settore. Nel frattempo, chi investirà soldi per studi e localizzazioni di nuove discariche, per le quali i criteri possono cambiare?
Questi ritardi con cui la Giunta Acquaroli affronta i problemi non nascono dal passato, sono tutti interni al procedimento iniziato nel 2021 e a pagarne le conseguenze sono i cittadini marchigiani e le imprese.
La fase transitoria 2024-2029 prevede la riduzione dal 50 al 30% della quota di rifiuti speciali smaltibili nelle discariche degli urbani. Posticipata al 2029 da un emendamento., questa misura penalizzerà comunque le imprese marchigiane per 6 anni, poiché il termovalorizzatore, che avrebbe dovuto assorbire i rifiuti speciali, sarà operativo solo nel 2035, magari. Allo stato dei fatti, la modifica delle percentuali attuali riteniamo faccia solo danni alle imprese.
La relazione del piano, per individuare alcuni criteri di localizzazione, è ampiamente opinabile perché si basa su dati di 15 anni fa, parzialmente attualizzati in un contesto socioeconomico risalente al 2021 che però è già profondamente mutato nel post Covid. L'economia marchigiana è stagnante, il manifatturiero decrescente, molte opere viarie sono in corso, il calo demografico evidente, la popolazione ha aspettative di vita crescenti, i poli attrattori di lavoro stanno cambiando.
Quella della proposta del PRGR è nei fatti una delega in bianco. Sarà fatta una scelta con il metodo Montefano, cioè una scelta arbitraria della maggioranza del momento, per bypassare criteri tecnico-scientifici di comparazione. Se la Regione non ha il coraggio di sconfessare quella modalità di localizzare gli impianti, è chiaro che qualunque studio, a chiunque commissionato e da chiunque realizzato, su basi tecnico-scientifiche e criteri predeterminati, potrà essere stravolto da decisioni politiche, dalla politica che ama scrivere pagine nere di rispetto delle regole, muovendosi in base all'opportunismo, ai diktat di partito, senza nessun rispetto delle regole.
Altra questione: il sovradimensionamento ingiustificato del termovalorizzatore. Un impianto da 370.000 tonnellate annue, 270.000 per urbani, 100.000 per gli speciali. La produzione di urbani nelle Marche nel 2025 è stata di 764.000 tonnellate. La raccolta differenziata è al 72,2%. In Emilia-Romagna nel 2025, su una produzione di 2.970.000 tonnellate di rifiuti urbani con una RD del 79%, la quota avviata a termovalorizzatore è stata di 597.000, pari al 20% della produzione complessiva. Applicando questo modello virtuoso emiliano anche alle Marche, il fabbisogno di termovalorizzazione per i soli rifiuti urbani si ridurrebbe a 152.000 tonnellate. Il dimensionamento proposto appare quindi eccessivo, se si considera la riduzione della produzione di rifiuti alla fonte, un riciclo e un recupero più efficaci, l'introduzione della tariffazione puntuale, tutti obiettivi indicati dal PRGR.
Questi fattori, in un orizzonte al 2035 e non in quello fittizio dato al piano nel 2030, potrebbero ridurre significativamente il fabbisogno effettivo. Se invece fosse necessario un impianto per 270.000 tonnellate di rifiuti urbani al 2035 più 100.000 per i rifiuti speciali, che ci stanno, sarebbe la certificazione del fallimento delle politiche di riduzione alla fonte e di riciclo dei rifiuti urbani, che il piano indica.
La relazione del piano è gravemente lacunosa nell'analisi dei costi e nell'impatto delle sue proposte. Manca, ad esempio, una previsione accettabile per la riconversione degli impianti di trattamento meccanico-biologico. L'idea di compensare i maggiori costi di gestione del sistema aumentando l'ecotassa per lo smaltimento in discarica è irrealistica e comunque non tradotta in una valutazione numerica. Tutto converge verso l'aumento della TARI a carico dei cittadini marchigiani per una transizione che ha un obiettivo condivisibile ma che è fatta navigando al buio.
E ancora, l'agricoltura biologica marchigiana viene massacrata. In palese contraddizione con le politiche regionali di valorizzazione, il nuovo PRGR penalizza le aree a coltivazione biologica. Il PRGR 2015 escludeva, per localizzare impianti di rifiuti e discariche, sia le aree con produzioni agricole di particolare qualità e tipicità sia quelle destinate a coltivazione biologica. Invece il nuovo piano tutela, come fattore escludente, soltanto le aree con produzioni agricole di particolare qualità e tipicità, mentre le aree a coltivazione biologica vengono degradate a mero fattore condizionante, cioè si rischia di mandare in fumo le aspettative di un settore strategico per le Marche che conta 135.000 ettari e 4.200 aziende, che rappresenta il distretto biologico più grande d'Europa, mettendo a rischio investimenti pluriennali e certificazioni acquisite e disincentivando il passaggio dall'agricoltura tradizionale.
Si abbia il coraggio di fare scelte coerenti. La correzione richiederebbe l'aggiunta di sole tre parole al testo. Noi l'avevamo proposta, non è stata recepita.
In conclusione, il giudizio complessivo sulla proposta di piano non può essere positivo. Il termovalorizzatore è una soluzione che è stata definita sbagliando modi, tempi e strumenti. Il piano presenta un vuoto temporale di pianificazione enorme. L'orizzonte formale è il 2030, ma la realtà si pianifica fino al 2035, senza però che il documento sia stato adeguato a questo scarto.
Il modello di governance è solo annunciato: la transizione all'ATO unico, che è nel presupposto, non è ancora realizzabile in mancanza di una legge che dovrebbe precedere la deliberazione amministrativa.
I costi per i cittadini non sono quantificati, ma sono certo crescenti per ammissione esplicita. Il dimensionamento del termovalorizzatore è discutibile, la sua localizzazione è delegata in bianco. La tutela delle imprese e delle filiere produttive è stata indebolita anziché rafforzata.
Tutti nodi irrisolti nella Giunta Acquaroli. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Sappiamo bene che le scelte pianificatorie in tema di rifiuti devono essere coerenti con le disposizioni europee, nazionali e con i conseguenti obiettivi che impongono una riduzione drastica del conferimento in discarica a vantaggio dei processi di economia circolare, tanto che entro il 2035 il conferimento in discarica dovrà essere ridotto fino ad un massimo del 10% del totale dei rifiuti prodotti, mentre almeno il 65% dovrà essere avviato a preparazione per riutilizzo e riciclo.
In sostanza, come riportato nel nostro ordine del giorno, la politica europea sui rifiuti è inoltre fondata su un principio chiaro e giuridicamente vincolante: la gerarchia della gestione. Prima viene la prevenzione della produzione dei rifiuti, poi il riuso, quindi il riciclo, in seguito il recupero energetico e solo in ultima istanza lo smaltimento.
Su questi aspetti il piano è assai carente, in quanto sotto il profilo previsionale la riduzione dei rifiuti appare più come effetto della mancata crescita, anziché della messa in campo di strategie attive, coerentemente con gli obiettivi nazionali ed europei di economia circolare.
Inoltre, sempre come puntualmente riportato nel nostro ordine del giorno, la concreta realizzabilità degli obiettivi di incremento della raccolta differenziata e del riciclo è compromessa dall'assenza di una strategia strutturata che dovrebbe includere risorse adeguate, strumenti operativi, politiche di prevenzione e azioni culturali, invece del tutto assenti.
Sul punto il piano è anche incoerente e contraddittorio perché la prevista riduzione dei rifiuti contrasta con la previsione del termovalorizzatore che per sostenersi, avrà bisogno di più rifiuti.
In questo piano non c'è visione, strategia e prospettiva, né misure economico-finanziarie e organizzative per sostenere le azioni previste, tra l'altro insufficienti e la stessa relazione tecnica è all'evidenza orientata e piegata a giustificare le suddette criticità.
Il tutto sembra appunto sia finalizzato a giustificare il termovalorizzatore che appare la sola alternativa possibile ed è proprio la scelta di attribuire ad esso un ruolo centrale nel nuovo piano che orienta il sistema regionale verso il recupero energetico e lo smaltimento finale, anziché verso la riduzione strutturale dei rifiuti, attraverso il riuso, il riciclo e la prevenzione.
Il termovalorizzatore, in questa impostazione, neanche rappresenta una - pur inaccettabile secondo me - soluzione residuale e subordinata, ma diventa l'asse attorno a cui ruota il piano. Ed è esattamente questo l'errore inaccettabile e inemendabile.
E questa è una scelta per la quale il Piano regionale dei rifiuti nasce morto. Nasce morto in quanto prevede un termovalorizzatore che invece non si farà mai perché non sostenibile sotto il profilo ambientale, economico, organizzativo ed anche giuridico-istituzionale.
Questo la Giunta regionale, proponendo il piano, lo sa bene, tanto che nel proporlo pare si sia ispirata, più che alla massima "exitus acta probat", "il risultato giustifica l'azione", alla speranza del "ognun vede quel che tu pari, pochi sentono quel che tu sei", direbbe Machiavelli. Oppure alla citazione "chiacchiere e distintivo", ben recitata da Nobili in quest'Aula.
E noi ci siamo sforzati di andare invece, con l'ordine del giorno unitario, alla vera essenza e natura del piano, anziché limitarci alla sua apparenza. Nell'essenza dell'impianto pianificatorio al nostro esame non è la riduzione del rifiuto a determinare il fabbisogno impiantistico, ma il fabbisogno impiantistico a orientare implicitamente le politiche di gestione dei rifiuti e questo è ben scritto nel nostro atto.
Da questo ne deriva l'insostenibilità perché, in questa prospettiva e prospettazione, il piano al nostro esame non prova, per quanto riguarda il termovalorizzatore, in modo inoppugnabile, come dovrebbe essere, la sua effettiva convenienza e sostenibilità economico-finanziaria e, per quanto riguarda l'ambiente, la piena coerenza con gli obiettivi di economia circolare in precedenza richiamati. Anzi, risulta evidente il contrario ed anche per questo, per quel che mi riguarda, vi è una ferma contrarietà.
Altro errore che comprova altresì la scarsa disponibilità di questa Giunta ad assumersi le necessarie e proprie responsabilità, non disdegnando di incorrere in evidenti illegittimità, è il rinvio all'ATO unico di tutte le questioni connesse al termovalorizzatore, a partire dall'individuazione del sito, dimenticando che i poteri di decidere sull'impiantistica e sul sito in cui realizzarla appartengono alla legge e possono essere attribuiti solo ed esclusivamente dalla legge.
E su questo, in disparte il rilievo che anche la previsione dell'ATO unico spetta alla legge e non all'atto amministrativo quale è il piano, riteniamo che la legge regionale della governance avrebbe dovuto precedere o quantomeno essere contestuale al piano dei rifiuti invece di seguirlo, anche perché non può un piano, anche per la gerarchia delle fonti, prefigurare la volontà del legislatore regionale che si deve formare all'interno dei previsti iter procedimentali. Perché è la legge sulla governance che deve innanzitutto disciplinare la materia della gestione integrata dei rifiuti e al piano spetta di attuarla.
In merito salta all'occhio quanto diversamente fatto nella scorsa legislatura per la legge di riordino del sistema sanitario regionale che ha preceduto il piano socio-sanitario regionale.
Nè viene in soccorso il farraginoso, confuso, insostenibile regime transitorio previsto nelle more della costituzione e della piena operatività della nuova autorità regionale.
Il meccanismo previsto per l'avvio, con atti amministrativi, delle attività strategiche del piano sarà, come tale, causa e fonte di contenziosi, inefficienze ed inefficacia, allungamento a dismisura dei tempi e quindi di paralisi totale, perché lo svolgimento delle attività di coordinamento operativo previste non potrà prescindere dalla normativa regionale vigente, di cui alla legge 24 del 2009, il cui articolo 2 prevede, tra l'altro, un tavolo tecnico istituzionale che dovrà essere costituito dalla Giunta regionale, previa determinazione delle forme di concertazione e di consultazione. Non si potrà prescindere dalla normativa regionale vigente all'interno della quale dovranno operare le ATA provinciali e con detta normativa in alcun modo il piano potrà andare in contrasto e/o derogare. Per questo nasce morto. Anche per questo.
Anche la messa a disposizione delle risorse, senza lo scudo della legge, per lo svolgimento di studi e analisi per la localizzazione degli impianti potrà essere fonte di responsabilità erariale, con la conseguente resistenza all'emanazione degli atti necessari da parte dei dirigente e funzionari preposti, che non possono assumere responsabilità che competono alla politica, che nella fattispecie le deve esercitare attraverso lo strumento legislativo.
Il tempo stringe, come dicevamo. Abbiamo condiviso un ordine del giorno per impegnare la Giunta a riscrivere il piano su punti ben determinati e motivati. Se la Giunta non lo farà, troveremo il modo per riportare intorno ad essi l'attenzione del Consiglio regionale. Lo faremo nel DEFR, lo faremo in occasione della discussione della legge che dovrete portare, lo faremo, perché questo è un piano da riscrivere totalmente e, soprattutto, questa riscrittura deve essere preceduta o almeno accompagnata da una contestuale legge regionale che disciplini la governance e nel contempo disciplini, con precetti chiari, la gestione integrata dei rifiuti coerentemente alle disposizioni europee e nazionali e in armonia con i principi costituzionali della Repubblica e con i principi statutari della Regione Marche, così come recentemente riaffermati ed in base ai quali la Repubblica e quindi, nell'occasione, la Regione Marche tutela l'ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell'interesse delle future generazioni.
Questo non è solo un dovere, ma un obbligo al quale il legislatore regionale dovrà attenersi, escludendo innanzitutto, prioritariamente e perentoriamente, la previsione di un termovalorizzatore.
Signor Presidente, aggiungo, lo sapranno i colleghi, che quando proposi la modifica dello Statuto regionale, dove abbiamo inserito che “la Regione tutela l'ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell'interesse delle future generazioni e le attività economiche dovranno svolgersi non in contrasto con questa tutela dell'ambiente”, che abbiamo approvato qui all'unanimità su mia proposta, io a quel tempo, come sanno bene i colleghi che erano con me, tra cui il Consigliere Mastrovincenzo, pensavo proprio a questa idea, diciamo, bislacca, se vogliamo definirla così, di realizzare un termovalorizzatore nella nostra regione. Non è sostenibile, non lo è sotto il profilo ambientale, economico, organizzativo. Non lo è. Quindi dobbiamo abbandonare questa idea anche per fare chiarezza.
Per fare chiarezza e per far quietare l'allarme che inevitabilmente si è determinato su tutto il territorio regionale, che non può stare appeso a questa attesa rispetto ad un evento che, tra l'altro, mai si potrà realizzare.
Presidente, chiedo l'autorizzazione a consegnare l'intervento scritto che avevo preparato, ma che purtroppo non ho potuto declinare tutto per ragioni di tempo. Se lei mi autorizza.
PRESIDENTE. Assolutamente sì, Consigliere. Prego.
Ha la parola il Consigliere Ausili.
Marco AUSILI. Bene, Presidente. Qualche considerazione rapida, di natura forse più politica che tecnica.
Non condividiamo quello che abbiamo sentito finora dalla sinistra. Riteniamo invece che siamo davanti a una delle riforme strutturali che questi Governi Acquaroli, che si sono succeduti, hanno portato avanti su questo territorio.
Consigliera Mancinelli, un atto che è di natura programmatoria. Voi da anni qui confondete la natura degli atti programmatori o di gestione e ci fate un po' apposta per mescolare le acque. È evidente che questo è un atto che ha la dimensione non di seminario universitario, come abbiamo sentito, ma di vero e proprio atto di natura programmatoria, al quale evidentemente conseguono poi altri atti.
E’ un atto però con dentro delle scelte politiche evidenti. Lei dice: "Manca la politica", ma la scelta di mettere nero su bianco che un termovalorizzatore va fatto è una scelta politica. Per fare quindi riforme strutturali come questa servono le scelte politiche, serve la determinazione, serve la stabilità, serve la compattezza delle forze politiche di maggioranza, come stiamo dimostrando per l'ennesima volta di poter interpretare.
Una riforma strutturale che si aggiunge alle altre che i Governi Acquaroli hanno portato avanti. Pensiamo a quella di Asur, pensiamo alla legge regionale urbanistica, pensiamo a come è stato riformulato il piano delle infrastrutture. Guardiamo ad una Regione che sta andando verso un ammodernamento, a nostro avviso. Un ammodernamento che è urgente.
Lei dice: "Se va bene ci sarà tra 15 anni questo termovalorizzatore". Ma perché allora in altre Regioni addirittura hanno chiuso i termovalorizzatori vecchi per aprirne di nuovi? Forse vuol dire che 10, 15, 20 anni fa qualcuno una scelta politica di fare un termovalorizzatore l'ha presa.
Perché chi ha governato per tanti anni questa Regione, che dal 1970 si è instaurata, non ha preso scelte di questo tipo? E allora decenni persi noi vediamo, mentre altre Regioni hanno corso. E per fortuna che qualcuno interviene per portare ad uno stato di modernità questa regione.
Trentasette impianti di termovalorizzazione esistono in Italia. È un investimento per lo sviluppo, un'attenzione alle imprese. La produzione di energia elettrica e termica potrà ridurre i costi di approvvigionamento energetico. Anche la questione delle dimensioni delle ATO, quando nella stragrande maggioranza delle Regioni si hanno ATO che sono regionali o sovraprovinciali, è un elemento di ammodernamento.
Le Marche, con questo piano, cominciano a mettere anche in ambito di rifiuti al sicuro il proprio futuro e questa è una cosa che riguarda le future generazioni. Le scelte che si stanno prendendo qui e tratteggiando qui in questo piano hanno a che fare con le generazioni future e mettono al sicuro anche i Governi futuri. Al di là di chi governerà questa Regione, centrodestra o centrosinistra, si mette al sicuro una Regione quando la si protegge da possibili rischi.
Lei viene qui a dire, Consigliera Mancinelli, che forse la convenienza di un termovalorizzatore non c'è, è meglio acquistare fuori Regione questo servizio. Ancora, ancora dobbiamo ridurre l'immagine e la forza di questa Regione, cancellandone l'autonomia anche in questo ambito?
La situazione attuale ci espone a dei rischi. Ci espone a dei rischi perché c'è una evidente insufficienza che crescerebbe, se questo piano non approverà, in quanto a smaltimento e quindi la necessità di ricorrere a nuove discariche, evidentemente, se questo piano non si approverà.
Il rischio è l'apertura di procedure di infrazione, con conseguente anche erogazione di sanzioni, oppure la possibile interdizione conseguente dai fondi europei.
Quanti rischi questa Regione corre se non si prendono delle decisioni? Quei rischi che hanno portato la Regione Marche ad assumere la natura di Regione in transizione, quello che abbiamo ereditato dalle precedenti Giunte regionali.
La situazione di partenza, si consegna una Regione in ritardo in ambito di gestione rifiuti. Lei dice ritardo di piano, ma più che ritardo di piano qui si parla di un ritardo di sistema. Un ritardo di sistema, come dicevo prima, che è stato causato nei 20, 30, 40 anni precedenti. Guardo ad altre Regioni dove un'impiantistica invece è sorta nel tempo.
Il ritardo dell'impiantistica ha portato problemi nella massimizzazione del riciclo, nella mancanza della gestione del rifiuto indifferenziato, mancanze nello smaltimento finale. Tutti i problemi che si sono prodotti a causa di questo ritardo che si è accumulato nel tempo, mica in questi mesi.
Frammentazione degli ambiti territoriali. Anche qui, questa frammentazione, lei lo sa bene, ha portato anche dei ritardi nella pianificazione delle nostre ATA e oltre a una frammentazione dell'affidamento di gestione. Quindi, una situazione di partenza molto problematica che andava sanata, una situazione attuale, oltretutto, che ci espone ai rischi che ho detto prima.
La questione ambientale. Qui alcuni di voi tanto puntano su quello, ma certo anche noi. ma non si può andare in giro a dire che il riuso e il riciclo bastano per raggiungere gli obiettivi che l'Unione Europea ci dà. Questa è ideologia.
L'ideologia astratta, scollegata dalla realtà, distrugge i territori, distrugge le famiglie e distrugge le imprese. È evidente che bisogna mettere insieme le cose: il riuso, il riciclo, la prevenzione, ma anche quello che questo piano dice.
Badate bene, c'è una gerarchia, è vero, c'è una gerarchia, lo dite anche voi, ma nella gerarchia la termovalorizzazione viene prima della discarica, se la leggiamo bene.
E allora finalmente vediamo puntare anche in questa regione su impianti di termovalorizzazione, ma anche su azioni ben chiare: sulla prevenzione, sul riciclo e sul riuso. Ma lo abbiamo letto questo caspita di piano? Lei dice che mancano le azioni da mettere in campo. C'è una metà di piano che parla di azioni da mettere in campo. Ci sono azioni di formazione e comunicazione sul tema della riduzione, riutilizzo e raccolta rifiuti, a sostegno della prevenzione, massimizzazione del recupero e del riciclaggio. Poi si danno degli obiettivi in quella parte lì, poco letta evidentemente: l'obiettivo che al 2030 bisogna raggiungere l'80% riguardo alla raccolta differenziata oppure, al 2030, il 100% della popolazione con la tariffa puntuale. Strumenti che vanno nella direzione di un'attenzione a quella parte del ciclo dei rifiuti che è la prevenzione. Ripeto, non possiamo andare sui territori a dire che quella parte lì basta, mentre altre Regioni corrono e fanno meglio di noi.
Allora, l'impianto di termovalorizzazione e chiudo. Cosa abbiamo sentito dire? Non ho ben capito qual è la posizione del centrosinistra a riguardo.
La Consigliera Mancinelli a un certo punto dice che forse non ci sono obiezioni di principio; per fortuna il Consigliere Caporossi, sento dire, che non ci sono obiezioni di principio sull'impianto di termovalorizzazione; poi viene il Movimento 5 Stelle che dice che invece è un problema di principio farlo.
Ma ancora il PD deve legarsi evidentemente a questo Movimento 5 Stelle su queste tematiche, mentre il mondo della produzione in questa regione e le nostre famiglie aspettano risposte in questo ambito, Poi andate a firmare anche degli ordini del giorno insieme. Come fate con il gruppo “Marche Vive” a firmare lo stesso documento quando “Marche Vive” dice che un impianto del genere si potrebbe fare e voi no? Non lo so, siamo veramente allibiti.
Come sono allibito davanti all'utilizzo di questo termine beffardo che lei usa, Consigliera Mancinelli: "l'astronave". Pare prenderci in giro, no? Forse l'astronave dei marziani che vi porta ancora su Marte. Ma caspita, quando usate questo termine, "marziani", è evidente che andate a offendere mica solo noi, ma tutta quella schiera di associazioni di categoria, di mondi che guardano con aspettative alla creazione di questo tipo di impianto.
Un impianto fra 15 anni? Poteva essere fatta prima la scelta, forse. E’ dal 1970 che esiste questa Regione. Altre Regioni hanno chiuso i vecchi e aperto i nuovi impianti.
Vi saluto, ma spero che nei prossimi mesi si faccia questo, cioè che non si rincorrano sul tema del termovalorizzatore le preoccupazioni legittime dei territori, mi pare che solamente questo sapete fare. Guardiamo a Corinaldo, dove non c'è assolutamente traccia di un termovalorizzatore e già andate a dire che siete voi i paladini che consentiranno a quel territorio di non vedere installato lì un impianto del genere.
Non rincorrete queste preoccupazioni. Anzi, aiutateci ad andare in giro nei territori a spiegare le motivazioni e i possibili benefici che un impianto di termovalorizzazione potrebbe portare. Credo che questo possa essere un'espressione di maturità politica, anziché continuare a fare solamente ideologia astratta o continuare a fare qualche cosa di demagogico.
La localizzazione è una questione seria, sarà una questione gestita sicuramente dal centrodestra, nel corso degli anni ancora per 5-10 anni, ma è una procedura lunga che prevede vari step.
Allora, non andiamo adesso in giro a creare preoccupazioni o tensioni, ma aiutiamo invece ad avere un dibattito serio e approfondito sui territori.
Nell'aggiungere questi auspici, io ringrazio tutti coloro che hanno lavorato a questo piano: gli Assessori che si sono succeduti, il Presidente Acquaroli, la III Commissione, tutti i colleghi di maggioranza e minoranza che vorranno aggiungere qualcosa di positivo e serio al dibattito.
Permettetemi qualcosa di irrituale, ma mi piace farlo perché era una persona, credo, stimata da tutti, ha collaborato con tante amministrazioni della nostra regione. Una persona che è riuscita in qualche modo a rendere questa materia che, francamente, scusate, dal mio punto di vista è poco entusiasmante, un racconto avvincente. Questa persona è Emanuele Quercetti, che ci ha lasciato da qualche tempo. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Intanto vorrei rassicurare chi mi ha preceduto. Nessuna ideologia, nessuna volontà di far soffrire le famiglie e le imprese. È soltanto un approccio diverso ai temi della tutela ambientale.
E vorrei anche rassicurare il Consigliere Ausili, che ora è uscito. Capisco che alla maggioranza dia fastidio la compattezza della minoranza, dia fastidio che l'opposizione, che voi immaginavate si potesse dividere, invece abbia trovato un punto di equilibrio in un documento unitario che mette nero su bianco le debolezze di questo impianto, di questo Piano regionale di gestione dei rifiuti.
Noi non mettiamo in discussione il lavoro tecnico che è stato svolto dagli uffici, mettiamo in discussione la scelta politica che sta alla base del piano. Una scelta, mi si consenta, priva di coraggio, vecchia nel momento stesso in cui viene approvata e incapace di indicare alle Marche una vera strategia di economia circolare, perché un Piano regionale dei rifiuti non serve semplicemente a stabilire dove collocare gli impianti o come chiudere il ciclo dello smaltimento, perché prima ancora di chiederci come smaltire i rifiuti dovremmo chiederci come produrne meno. E’ la domanda a cui il documento di cui discutiamo oggi non riesce a rispondere.
È stata citata più volte l'Europa, le normative che prevedono una gerarchia nella gestione dei rifiuti. Ed è qui che emerge il grande limite del piano, perché, leggendo attentamente il documento, ci si accorge che il vero asse attorno al quale ruota l'intera pianificazione non è la gerarchia prevista dalle normative europee, non è la prevenzione, non è il riuso, non è il riciclo, non è la tariffazione puntuale, non è la responsabilità estesa del produttore. Il vero baricentro del piano è un grande impianto di incenerimento con recupero energetico, definito attraverso la formula apparentemente neutra di "impianto di chiusura del ciclo", che è previsto come infrastruttura strategica regionale.
In altre parole, il piano non costruisce il fabbisogno impiantistico partendo dalla riduzione dei rifiuti. Compie l'operazione opposta: definisce prima l'impianto e successivamente organizza il sistema affinché quell'impianto possa funzionare.
E l'ordine del giorno a cui si rifà l'intera minoranza mette in evidenza proprio questa criticità. Il piano attribuisce al termovalorizzatore un ruolo centrale, mentre le politiche di prevenzione, riuso e riciclo rimangono prive di strumenti vincolanti e di un cronoprogramma operativo.
E’ evidente che il vero investimento strategico previsto dalla Regione è il grande impianto di recupero energetico, ma, chiamiamolo con il suo vero nome, è un inceneritore.
L'espressione "termovalorizzatore" non identifica una tecnologia diversa dalla combustione dei rifiuti, indica un inceneritore nel quale si cerca di recuperare una parte dell'energia prodotta, ma il recupero dell'energia non cancella la combustione, non elimina le emissioni e non fa scomparire i residui del processo.
E poi c'è una questione non banale. Un investimento di queste dimensioni doveva essere accompagnato da un'analisi economica approfondita. Stiamo parlando di un'opera destinata a condizionare il sistema marchigiano per almeno 30 anni, un'infrastruttura che richiederà centinaia di migliaia di milioni di euro, che inciderà sulle tariffe pagate da cittadini e imprese, che dovrà essere gestita secondo un preciso modello industriale.
Eppure il piano non offre risposte adeguate alle domande fondamentali. Chi costruirà l'impianto? Con quali risorse? Sarà interamente pubblico? Sarà affidato a un soggetto privato? Sarà una società mista? Con quali garanzie affinché un servizio pubblico essenziale non venga orientato esclusivamente da logica e direttività economica? Sono domande che considero tutt'altro che marginali e da queste risposte dipende l'intero equilibrio economico del sistema. Ma questo piano rinvia tutto alle fasi successive ed è difficile comprendere come possa essere approvata una scelta strategica senza conoscere il suo modello economico.
Ancora più sorprendente è l'assenza di una vera analisi comparativa. Occorreva confrontare scenari alternativi perché, senza un confronto tra scenari, non possiamo sapere se la soluzione proposta rappresenti davvero quella economicamente più efficiente.
Poi c'è un altro tema decisivo che è stato accennato negli interventi che mi hanno preceduto. Questo impianto prevede una capacità di circa 370.000 tonnellate annue, di cui 100.000 di rifiuti speciali. È una dimensione davvero rilevante ed è evidente che non si sta progettando un impianto destinato esclusivamente a risolvere il problema del rifiuto urbano residuo prodotto dalle famiglie marchigiane.
Si sta progettando un grande polo di combustione che, per mantenere la capacità prevista, dovrà essere alimentato anche attraverso consistenti flussi provenienti dalle attività produttive.
Parliamo di un impianto enorme che dovrà essere alimentato per decenni ed è qui che nasce il rischio del lock-in. Una volta investiti centinaia di milioni di euro, sottoscritti i contratti e organizzata l'intera rete regionale attorno all'inceneritore, il sistema avrà bisogno di una quantità costante di rifiuti da bruciare.
Questo significa che il successo delle politiche di prevenzione, paradossalmente, potrebbe trasformarsi in un problema economico per il gestore dell'impianto. È una contraddizione evidente.
Se davvero nei prossimi anni riusciremo a ridurre drasticamente il rifiuto residuo, come auspichiamo tutti, da dove arriverà la quantità necessaria a mantenere in equilibrio un impianto di queste dimensioni? Il piano non affronta questa domanda.
Il rischio non è soltanto costruire un inceneritore, il rischio è costruire un modello economico che finisca, inconsapevolmente, per avere interesse alla permanenza del rifiuto anziché alla sua progressiva scomparsa.
E’ esattamente questa la logica che l'Europa, con il nuovo piano d'azione per l'economia circolare, sta cercando di superare.
Ma poi c'è un altro elemento che è stato quasi completamente rimosso, ma che un piano regionale avrebbe avuto il dovere di affrontare con chiarezza. Un inceneritore non elimina i rifiuti, li trasforma, riduce certamente il loro volume, la loro massa, ma produce a sua volta ingenti quantità di residui che dovranno essere gestiti, trattati e, in parte significativa, smaltiti. Eppure il piano a questo non dedica l'attenzione che meriterebbe.
Un'altra domanda, perché questo piano è veramente evasivo su una serie di temi fondamentali: qual è il modello di governo del servizio pubblico che nasce da questa scelta? Qui entra in gioco la scelta dell’ATO unico regionale, una scelta che considero molto più importante di quanto il dibattito pubblico abbia lasciato intendere.
Io non sostengo che l'attuale frammentazione rappresenti il modello ideale. È evidente che una pianificazione regionale richieda un livello di coordinamento più elevato rispetto al passato. Ma una cosa è rafforzare il coordinamento, ben altra è concentrare il governo dell'intero ciclo di rifiuti in un unico organismo, senza definire con precisione le regole attraverso le quali esso eserciterà i propri poteri. Il piano rinvia a procedimenti successivi la disciplina della governance, rinvia le modalità di funzionamento, rinvia gli equilibri tra Regioni e Comuni, rinvia le modalità decisionali, rinvia perfino alcuni aspetti essenziali della programmazione.
Francamente credo che questo rappresenti un limite. Questo piano non sceglie, questo è un piano che rinvia.
E qui veniamo a un'altra questione. Vengono rinviate proprio, anzi, la questione è sempre la stessa, declinata in termini diversi, le decisioni che consentirebbero a questo Consiglio di valutare compiutamente la bontà della scelta.
Oggi ci viene chiesto di approvare il modello senza conoscere ancora tutti gli elementi essenziali del suo funzionamento, perché il Consiglio regionale è chiamato ad approvare un modello organizzativo senza sapere effettivamente come funzioni l'organismo destinato ad attuarlo e questo, dal punto di vista della buona amministrazione, pone un problema molto serio.
Dobbiamo affrontare anche un'altra questione, che è quella che, mentre noi discutiamo dell'inceneritore, che non sappiamo come e quando entrerà in funzione, il piano dà una risposta immediata attraverso le discariche.
La delicatezza politica di questo tema è evidente. Basta osservare le tensioni istituzionali sorte attorno alla ricerca e all'ordine dei possibili siti nel territorio maceratese.
La nostra posizione deve essere chiara e responsabile. Noi non diciamo che domani mattina sia possibile chiudere tutte le discariche. Allo stato attuale una quota di rifiuti residui deve essere ancora smaltita in discarica. Negarlo sarebbe poco serio, ma questo non significa rinunciare a una strategia che riduca ogni anno, in modo misurabile e vincolante, la quantità destinata allo smaltimento.
La scarsità delle volumetrie può e deve creare responsabilità, spingere verso la prevenzione, il riuso, la tariffazione puntuale, la migliore raccolta differenziata, il recupero di materia e il trattamento più efficiente degli scarti, non come generici obiettivi, ma con risorse, responsabilità e scadenze annuali.
Allora, noi crediamo che questo piano sia da bocciare e Alleanza Verdi e Sinistra, in modo molto convinto, voterà contro perché riteniamo che la nostra Regione con questo piano perda un'occasione storica. Le Marche avrebbero potuto diventare un laboratorio …
PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Calcinaro.
Paolo CALCINARO. Grazie, Presidente.
Faccio un piccolo intervento, non per una mancanza di interrogazioni sulla sanità, perché mi mancava parlare, ma perché sento di dover intervenire sul tema, in quanto per quasi 11 anni sono stato Sindaco di una città che ha una importante discarica, che è stato un tema ricorrente negli 11 anni, anche in quelli che mi hanno preceduto, rispetto alla nostra comunità.
Ad alzare la raccolta differenziata ci puntiamo tutti, anch’io personalmente. È passata dal 51% a circa il 70%, forse qualcosa in meno, 68%, con grandi investimenti. Non è facile arrivare, soprattutto in un territorio come il nostro, parcellizzato, con tanti piccoli Comuni, tante frazioni. Non siamo nella Pianura Padana, coi grandi agglomerati, di questo ne dobbiamo essere consapevoli.
E quindi noi dobbiamo spingere sulla differenziata, però dobbiamo essere anche pragmatici, siamo amministratori, dobbiamo sapere che un limite c'è o ci sarà.
Il tema delle discariche è un tema veramente asfissiante sui territori. Bene o male, in questi anni ho avuto la fortuna di avere un territorio "anche compromesso". Bisogna portare ovviamente investimenti su investimenti per far sì che una discarica sia accettabile dal punto di vista ambientale. Non si finisce mai: il tema del percolato, delle emissioni d'origine, il tema delle movimentazioni. È all'ordine del giorno nelle comunità, il tema di tutto il ciclo dell'organico. Fortunatamente sarà un biodigestore e questo potrà aiutare il tema del ricircolo, appunto. Ma quello ci può essere perché sono arrivati 30 milioni di euro dal PNRR, sennò i piani industriali non lo consentono, a meno che la tariffa la riversi tutta sui cittadini e questo sarebbe impossibile.
Onestamente, in tutta coscienza, avendo visto questo e avendo visto, lo voglio dire, anche le sofferenze di altri territori, perché nei primi 5 anni da Sindaco - non sto dicendo: "5 anni in cui c'era un'altra amministrazione regionale". No, perché queste cose vengono da lontano - abbiamo dovuto ospitare per un periodo i rifiuti dell'ascolano, con un importante impegno. Poi, finita l'emergenza dell'ascolano, perché si è riusciti in qualche modo ad ampliare prima Sormonto, Geta, poi Relluce, ha cominciato il maceratese. E perché? Perché lo sappiamo anche adesso. Anche l'anconetano però, per un motivo diverso, per la rottura del TMB, per cui a un certo punto sono stati portati i rifiuti al trattamento presso il nostro, con un movimento di camion che andavano, venivano e impattavano. Perché questo è all'ordine del giorno se si va avanti con la prospettiva che la discarica è la soluzione. Diciamolo, per quanto vogliamo migliorare il ricircolo, la possibilità della differenziazione, un territorio come il nostro non potrà mai superare alcuni livelli e quindi le discariche continueranno a essere fondamentali. Ma l'impatto delle discariche, io ve lo dico, è maggiore rispetto, se si prendono complessivamente tutte le discariche, a quello di un inceneritore. Diciamocele queste cose. Tecnicamente così. Non può essere invertito questo ragionamento, a meno che non diciamo che riusciremo a fare il rifiuto zero, ma lo sappiamo che non è così. Siamo amministratori, alcuni di noi sono stati Sindaci, lo sappiamo che non è così, che non sarà mai possibile.
Quindi dico una cosa: nessun piano è perfetto, ovviamente, sicuramente ci saranno altri passaggi importanti da fare. Ma qui una scelta forte viene fatta, che è quella del termovalorizzatore che, in prospettiva, libererà molti territori, molti nostri territori, dalla difficoltà della discarica. Perché la gestione della discarica è un tema che non finisce mai, è un tema di una delicatezza sottile. Se devo ritenermi soddisfatto e in qualche modo fortunato, anche con il sostegno della Provincia, ovviamente, della Regione che c'era, è di aver portato avanti indenne per 11 anni una discarica molto importante. Non è facile, l'ho detto, l'ho riconosciuto. Certo, impegno, qual era? Che la comune prospettiva che vada bene.
Anche perché, lo dico, alcuni territori se lo ricordano ancora, quando comincia il turismo del rifiuto, cioè portarlo con i trasporti fuori provincia, a volte fuori regione, sono ulteriori costi su costi che vanno sempre sui cittadini dei territori.
Mettiamoci in testa una cosa che è ineludibile l'inceneritore. Poi possiamo discutere dove, con quali tecnologie, per quali portate, con quale piano industriale. Su questo sono d'accordissimo, ma è ineludibile. Quindi, il piano oggi ci indica questa prospettiva e già solo per questo credo che sia un piano molto importante per la nostra regione.
Ringrazio il collega Consoli che, su un letto di uova, perché il compito non è facile, è riuscito a portare in Aula questo piano, che mi auguro possa essere approvato. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Borroni.
Pierpaolo BORRONI. Grazie, Presidente. Devo dire di essere molto soddisfatto perché in questi anni di Consiglio regionale ho visto tante situazioni, che venivano dagli anni passati, che finalmente stanno arrivando a soluzioni, che io ritengo concrete e scelte politiche fondamentali.
È stato svolto in III Commissione un grande lavoro, anche all'interno dei nostri gruppi consiliari. Nella nostra maggioranza c'è stato un dibattito anche acceso. Abbiamo parlato tra di noi e siamo arrivati a una conclusione concreta e a delle scelte chiare.
Faccio i complimenti al collega Marconi per l'intervento che ha fatto, che è stato puntuale. Devo dire che lui rappresenta anche un po' la memoria storica che, per esempio, ad alcuni di noi manca, perché la sua lunga appartenenza a quest'Aula ci dà anche dei ricordi importanti da avere.
Mi dispiace constatare che, dalla parte del Partito Democratico, il Capogruppo Mancinelli abbia fatto solo polemica, invece di essere propositiva nei confronti dell'Aula e dei marchigiani. Ma di questo ne parleremo per tempo.
Oggi ci troviamo davanti un piano che è incentrato alla praticità, al pragmatismo e alla concretezza, che sono dei fattori che per molti anni in quest'Aula non si sono verificati.
La massimizzazione del riciclo. Questo è uno degli indirizzi principali che diamo perché riciclare è fondamentale, il più possibile, in base anche alle direttive delle norme europee. E una minimizzazione del ricorso alla discarica, che deve essere uno degli obiettivi principali per riuscire finalmente a non ledere ancora il nostro territorio con le discariche, di cui siamo sostanzialmente pieni. Anche altre regioni hanno situazioni simili, quindi bisogna correre ai ripari.
Tra le scelte che si dovevano fare e che si fanno nel piano, il punto principale è politico: chi vuole il termovalorizzatore e chi non lo vuole. Noi lo vogliamo.
Un termovalorizzatore che ha fatto, che ha dato e che darà alle Marche una direzione precisa, uno da 370.000 tonnellate. Una riforma del quadro di gestione che darà un ambito regionale unico, un piano d'ambito regionale che darà finalmente a tutte le Marche uno sguardo unitario, ovviamente sopra le cinque ATA.
Vorrei leggere con voi quattro righe perché, come ha detto giustamente il Consigliere Marconi, magari qualcuno il piano neanche lo ha letto e ne parla. Voglio leggere con voi queste quattro righe, che sono del punto 24.1 "Indirizzi ottimizzazione gestionale. Ne deriva che solo considerando e utilizzando la capacità di smaltimento residua nel complesso, con un approccio globale a scala regionale unitaria, sarà possibile ottimizzare gli abbancamenti e far fronte ai bisogni nel periodo di vigenza del piano senza dover realizzare nuovi impianti di discarica". E questo è fondamentale per la nostra Regione, per tutte i nostri ATO e per tutto il nostro territorio, anche il nostro ATO 3 ha avuto un po' di difficoltà. E’ oggettivo, perché la discarica non la vuole nessuno, perché le decisioni negli anni non sono state prese da quasi tutte le Giunte provinciali che hanno preceduto quelle di centrodestra e questo pure è un dato oggettivo. Comunque si sta andando avanti nell'individuazione dell'allargamento della discarica di Cingoli, che darà delle risposte concrete anche all'ATO 3.
Detto questo, senza scendere nei particolari, perché ovviamente non sono un tecnico, ma sono un politico, faccio delle osservazioni perché ho ascoltato tutti gli interventi fino adesso e devo dire che alcune riflessioni, le ho condivise, fatte negli interventi di alcuni Consiglieri di minoranza. Quando sento l'intervento del Consigliere Seri, l'intervento del Consigliere Caporossi, vedo comunque, seppur nella negatività del voto dell'atto, una scelta politica che è stata fatta, e anche di questo ne parleremo dopo. Altri interventi, come quello della Consigliera Ruggeri del Movimento 5 Stelle, invece mi lasciano perplesso. Come spesso mi capita con le asserzioni del Movimento 5 Stelle. Sostanzialmente il suo intervento è stato: "No al termovalorizzatore". Punto. Proposte del Movimento 5 Stelle: tariffa puntuale, un ipotetico riciclo dell'80%, basato su dei calcoli su carta, come spesso capita. Vabbè, prendiamo atto, ma sappiamo benissimo che non succederà quello che ha detto lei, che il futuro sarà circolare, non lo sarà perché il futuro sarà sferico, come la buca in cui il Movimento 5 Stelle, se andasse al Governo, metterebbe ancora rifiuti nel 2035, ma questo noi lo eviteremo. Proposte concrete che ho sentito da parte dei 5 Stelle vicine allo zero assoluto.
La nostra Capogruppo Mancinelli, lei ha ragione quando parla… Ho sbagliato? Voleva "Capogruppa"? Ho capito, Capogruppo, non Capogruppa. Va bene.
Il Capogruppo Mancinelli ha parlato di ritardi cronici dal 2015, anno in cui è stato fatto l'ultimo piano dei rifiuti. È vero, però il Capogruppo non ricorda che dopo 6 anni eravamo in pieno Covid e in quegli anni la Regione Marche era molto impegnata ad affrontare problemi molto più grandi perché tutta l'Italia era bloccata e per 3 o 4 anni non abbiamo fatto altro che pensare a vaccini, mascherine, ospedali chiusi e tutto quello che ne è conseguito.
Ovvio che ci sono stati dei ritardi. Nonostante questo, sono state fatte delle riforme importantissime per le Marche e per tutto il nostro territorio.
Lei ha definito il termovalorizzatore un'astronave. Lo ha detto sei volte, le ho contate. Lo ribadisce, bene. È un'astronave o un finto termovalorizzatore, questo l'ho detto quattro volte, ho invertito, forse ho perso il conto. Comunque è stata molto chiara nei suoi concetti.
Ritornando ai concetti di prima, sembra di sentire gli interventi che qualche anno fa venivano fatti all'interno di quest'Aula, sempre dal Partito Democratico, in particolare all'epoca dal Consigliere Carancini, che diceva che tutto quello che noi proponevamo, che avremmo messo su carta e che abbiamo realizzato, erano tutte favole. Parlo della riforma sanitaria, della costruzione dell'ospedale di Pesaro, dell'ospedale di Macerata, che sono al via entrambi. Parlo delle aree emergenza-urgenza, di tutti gli ospedali, sembravano delle favole, invece a Civitanova Marche lo stanno facendo, contrariamente a quello che diceva il PD, che continua a dire il PD oggi su questo argomento.
Vede, Capogruppo, qui facciamo politica. Nell'ultimo intervento che mi ha preceduto, uno degli ultimi, il Consigliere Nobili ha detto una cosa che mi ha lasciato perplesso. Ha detto: "Non vi aspettavate la compattezza della minoranza". Sono perplesso, Capogruppo, anche perché mi sono divertito a fare un piccolo sondaggio sulla domanda "termovalorizzatore sì, termovalorizzatore no" nell'ambito dei vostri interventi. I Consiglieri Seri e Caporossi hanno detto sostanzialmente che non sono contrari e, secondo me, come ho detto prima, è ammirevole che abbiano preso queste scelte politiche davanti a tutti; la Consigliera Ruggeri ha detto no, chiaramente; lei, Consigliere Nobili, mi sembra che abbia detto no, ha detto anche grande polo di combustione", come se fosse chissà cosa. Insomma, il Consigliere Nobili non è d'accordo sul termovalorizzatore. Lei, Capogruppo, ha parlato di astronave, di altri oggetti non identificati, altri UFO che vede in giro, quindi, suppongo che anche lei non abbia le idee chiare perché non ha detto né no né sì, non ci ha detto se lei è favorevole o contraria, non ha detto né sì né no. Infine il Consigliere Cesetti, che non ne parla proprio, ha fatto un intervento estremamente tecnico, ma non ha detto una parola se vuole il termovalorizzatore o non lo vuole. Il referendum all'interno delle minoranze è: due a favore, due contro, due astenuti. Se voi vi foste trovati oggi a governare questa situazione, le Marche avrebbero goduto del caos totale e questo oggi le Marche non se lo possono più permettere.
Sono convinto che l'azione politica che sta portando avanti l'amministrazione di centrodestra, guidata dal Presidente Acquaroli, sia quanto di più giusto oggi si stia facendo perché si fanno scelte politiche chiare e dirette. Grazie, Presidente.
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Sebastiani.
Milena SEBASTIANI. Grazie, Presidente. Un saluto al Presidente Acquaroli, ai colleghi Consiglieri e a tutta la Giunta.
Prendo la parola a nome del Gruppo “I Marchigiani” per esprimere il nostro convinto e totale sostegno all'aggiornamento del Piano regionale di gestione dei rifiuti 2024-2030.
Oggi non siamo chiamati a votare un semplice adempimento burocratico. Non stiamo solo aggiornando un piano per scongiurare sanzioni comunitarie o per garantire alla nostra Regione l'accesso vitale ai fondi europei. Oggi questa maggioranza si assume la responsabilità di ridisegnare l'intera architettura ambientale e gestionale della nostra terra, superando le debolezze strutturali che abbiamo ereditato.
Dobbiamo guardare in faccia la realtà. Il sistema attuale ha mostrato tutti i suoi limiti. Registriamo buoni livelli di raccolta differenziata, è vero, ma manchiamo degli impianti necessari per valorizzare ciò che raccogliamo. Questo si traduce in una produzione troppo alta di scarti e in un ricorso eccessivo allo smaltimento in discarica.
A ciò si aggiunge una frammentazione amministrativa che frena lo sviluppo. L'attuale assetto su base provinciale si è dimostrato inadeguato. Basti pensare che in alcuni dei nostri Ambiti Territoriali Ottimali, come l'ATO 2 e l'ATO 4, operano rispettivamente otto e nove gestori diversi. Questa parcellizzazione non è più sostenibile e, per questo, il passaggio a un unico ambito regionale è la chiave di volta del piano.
Questa nuova governance su scala regionale ci permetterà di ottenere economie di scala, massimizzare l'efficienza del servizio e, soprattutto, garantire il pieno soddisfacimento del fabbisogno di smaltimento per l'intero territorio.
I target che la normativa ci impone sono chiari e sfidanti: il riciclaggio dovrà raggiungere il 55% nel 2025, il 60% nel 2030 e il 65% nel 2035, mentre lo smaltimento in discarica a meno il 10%.
Per raggiungere questi obiettivi, però, non possiamo affidarci al caso né allo status quo. I dati ci dicono che i rifiuti speciali transfrontalieri, esportati fuori regione, a costi altissimi, sono passati da 15.000 tonnellate nel 2018 a 60.000 tonnellate nel 2024. E’ un'emorragia di risorse e di un onere logistico e ambientale inaccettabile.
Ecco perché questo piano ha il coraggio di compiere la scelta decisiva: la realizzazione di un impianto di valorizzazione energetica per chiudere finalmente il ciclo dei rifiuti.
I numeri, se non facessimo nulla, sono spietati. Senza questo impianto, nel 2035 non riusciremmo a scendere sotto il tetto del 10% di conferimento in discarica. Saremmo condannati a individuare nuove aree per costruire discariche capaci di accogliere due milioni di metri cubi di rifiuti. Noi diciamo no a questo scempio del nostro territorio.
Dal 2030 scatterà il divieto normativo di smaltire in discarica tutto ciò che può essere recuperato. Con il nuovo impianto di chiusura del ciclo, posizionato strategicamente in un'area a vocazione industriale, potremo valorizzare il rifiuto urbano residuo e tutelare l'ambiente generando energia.
Per quanto riguarda le discariche necessarie nella fase transitoria, cambiamo paradigma: prima di consumare nuovo suolo, la priorità sarà l'ampliamento in sicurezza dei siti già esistenti.
Votare questo piano significa dotare le Marche di un'infrastruttura solida, di regole certe e di una gestione moderna. Significa difendere il portafoglio dei cittadini e l'integrità del nostro paesaggio con i fatti e non con le ideologie. Grazie.
Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Antonini.
Andrea Maria ANTONINI. Grazie, Presidente. Voterò a favore di questo piano. Ringrazio anzi il Presidente Acquaroli, l'Assessore Consoli, la Commissione e tutti coloro che in questo periodo hanno prodotto una proposta che merita di essere approvata, sia sotto il profilo tecnico che, ovviamente, sotto il profilo politico.
È stato sottolineato più volte anche l'aspetto politico. È importante, perché si fa una scelta che necessariamente va incontro soprattutto alle tasche dei marchigiani, va incontro anche all'ambiente perché - parliamoci in maniera molto chiara e non nascondiamoci dietro, diciamo, delle situazioni di comodo - la raccolta differenziata, che nelle Marche comunque è alta perché siamo tra le prime 6-7 regioni in Italia, abbiamo superato il 70% di raccolta differenziata. Voi capite che il limite oggettivo si è quasi praticamente raggiunto. E’ vero che si possono raggiungere anche cifre superiori, ma per una Regione come le Marche, in una posizione, ripeto, da un punto di vista di classifica regionale importante, non ci sono prospettive di crescita, almeno in maniera veloce, sistematica, che ci porterebbero a raggiungere gli obiettivi che l'Unione Europea ci dà, insieme alla Nazione Italia e a tutte le altre Nazioni.
Abbiamo bisogno oggettivamente di trovare una soluzione definitiva, una soluzione che sia più compatibile con la vocazione del territorio, ma soprattutto con quello che sta avvenendo in tutta Italia, in tutta Europa e in buona parte del mondo.
Quello che mi dico, senza ironia, è che mi sembra che il Partito Democratico spesso sia prigioniero di ideologie ormai contro tempo. Contro qualsiasi ragionamento razionale da parte del Movimento 5 Stelle, da parte della sinistra ambientalista talebana.
Vorrei sapere cosa ne pensa il Partito Democratico a livello nazionale, con le scelte che hanno fatto, che stanno facendo da Roma e in altre località, per capire quali sono le motivazioni diverse che in altri luoghi spingono ad andare verso la soluzione del termovalorizzatore, chiamiamolo anche bruciatore, non c'è niente di male.
La tecnologia, Consigliere Nobili, è andata avanti. Non possiamo pensare alla tecnologia di 20-30 anni fa. Ci sono dei filtri, dal punto di vista delle emissioni, che hanno una capacità di mitigazione rispetto alle emissioni nocive che sono del 1000 per 1000, maggiori rispetto a quelli di 10-20 anni fa, così come anche il discorso del nucleare. Cosa a parte, non c'entra niente, ma anche lì dobbiamo guardare avanti.
Non possiamo pensare, non so, a delle città … Mi domando: Brescia, Bolzano, Copenaghen, che hanno i termovalorizzatori dentro casa, sono dei pazzi? Sono persone che rischiano la vita quotidianamente e mettono a repentaglio la salute della loro popolazione?
Quello che a me fa paura, sinceramente, sono le discariche, è bucare ancora il nostro territorio, è un altro tipo di inquinamento, che è quello del percolato, che è quello liquido, che è quello che va nelle falde acquifere. Di questo ci dobbiamo preoccupare.
Uno dice le emissioni atmosferiche., inquina di più una discarica che un termovalorizzatore. Ma non lo dice Andrea Antonini, basta che andiate a vedere… Se uno fa una ricerca semplice su internet lo vede: una discarica inquina otto volte di più di un termovalorizzatore e, ripeto, non sono posizioni politiche e ideologiche, è pragmatismo.
Vogliamo continuare? Ci nascondiamo dietro un dito? Va benissimo la raccolta differenziata per la quale, diciamolo pure, diamo una grande responsabilità ai cittadini. Perché ci possiamo organizzare al massimo, possiamo sensibilizzare le nuove generazioni, possiamo parlare nelle scuole, possiamo fare quello che vogliamo, mettere le oasi, qualsiasi cosa, però alla fine è sempre il cittadino che si deve caricare della responsabilità del fare la differenziata.
Che cosa facciamo con quei rifiuti che non possiamo recuperare, che non possiamo riciclare,? A questo punto riempiamo le discariche, ormai credo che non si possa più, oppure li mandiamo fuori? Che facciamo? Spostiamo il problema su altri territori. Perfetto, li mandiamo in altre discariche, li mandiamo a bruciare altrove, li mandiamo da qualche altra parte. Ma allora chi si occupa di ambiente e si preoccupa dell'inquinamento? Mettere su strada tonnellate e tonnellate di rifiuti e farli girare per il mondo non è una forma di inquinamento? Domando: non è una forma di inquinamento? Penso che sia una grandissima forma di inquinamento. E i costi del trasporto? Chi ha fatto come me l'Assessore all'ambiente in Provincia, quando la Provincia si occupava di discariche, sa bene che il costo del trasporto a chi va? La tassa chi la paga?
Siamo in un momento in cui bisogna fare delle scelte. Basta con la politica del no, che veramente, lo dico senza... poi ognuno, per carità, ha i problemi a casa propria, però è: no Tav, no ponte, no TAP, no qua, no su.
Sembra veramente che qui si siano rivoltate le cose. I conservatori, in senso negativo, siete diventati voi. Chi è che guarda al progresso in senso positivo, al benessere, al creare ricchezza, alla vera sostenibilità, quella che si può fare, non quella ideologizzata, quella utopica, siamo noi ed è un dato di fatto.
A me sembra che qua si siano rivoltati i piani. Sono contento di vivere da questa parte questo momento della storia, dove si affrontano i problemi, le problematiche e non ci rivolgiamo solamente a un mondo ideale che ci piacerebbe. Che tutti facessero la differenziata col secchiello, col coso, perfetti tutti quanti. Siamo tutti felici, tutti belli, non c'è una puzza, non c'è un odore, non c'è una perdita di percolato, non c’è un minimo di pericolo per i nostri cieli. Niente.
Non è così. Non funziona così. Bisogna fare la scelta migliore, la scelta che ci può portare…, soprattutto mettere in perfetto equilibrio la sostenibilità ambientale e la sostenibilità economica perché, nel tempo… , ovviamente ci sarà un investimento iniziale.
Immagino pure che la Regione non potrà fare questo da sola, lo immagino. Ma questo è così in tutte le regioni. Se qua vogliamo creare e sperare solamente, per convenienza, che tutto si riesca a fare senza il privato…, perché comunque noi che cosa abbiamo di particolare? Ovunque ci deve essere in qualche modo un sostegno, la presenza di un privato, sennò, se vogliamo dire il contrario, ce lo diciamo.
Basta andare a vedere le discariche che anche il PD ha voluto e ha votato in giro per l'Italia, ci sono anche i privati. Se poi qua avete, non so, una parte, una cellula del PD che è totalmente in balia dei 5 Stelle, sono affari vostri, ma comunque è un dato di fatto.
Dobbiamo essere pragmatici, realisti. Tutto è migliorabile, ovviamente, tutto si può far meglio, ci saranno delle difficoltà lungo il percorso, però la scelta oggi di un termovalorizzatore va incontro alle esigenze dei marchigiani. .
PRESIDENTE. Ha la parola la Consigliera Marcozzi.
Jessica MARCOZZI. Grazie, Presidente. Buongiorno a tutti, colleghi Consiglieri. Quello che oggi andiamo ad approvare è il nuovo Piano regionale di gestione dei rifiuti 2024-2030. Voglio ringraziare l'Assessore Consoli, il Presidente, la Giunta, il Presidente della Commissione Consigliere Marconi e tutti gli uffici per il lavoro straordinario che hanno fatto. Questa è una programmazione importante per il futuro della nostra Regione. Apro una parentesi prima di entrare proprio nel Piano regionale. Ho ascoltato, Consigliere Mangialardi, visto e considerato che si è girato, quello che avete detto dai banchi della minoranza: il Piano nasce morto, non c'è una visione, non c'è nulla, è da riscrivere totalmente. Queste sono le frasi che avete detto. Però voglio dire che avete detto anche un'altra frase: che siamo in ritardo. Però non so se avete perso la memoria oppure l'avete corta. Voi avete governato sempre fino a fine 2020. Noi abbiamo portato avanti delle riforme e questa ne è un'altra e quindi non potevamo fare tutto in cinque anni. Cioè, quando voi intervenite sembra che noi abbiamo governato la Regione da anni, mentre al governo ci siete sempre stati voi. Questo è il sesto anno che noi governiamo e, come è stato ricordato dai banchi della maggioranza, siamo entrati nel 2020 in pieno Covid, nel 2021; quindi che cosa potevamo fare? Potevamo fare tutto? Questa è una riforma strutturale che avrà un impatto importante per le generazioni future e lo ha detto bene anche il Consigliere Ausili. Il nuovo Piano regionale di gestione dei rifiuti 2024-2030 si inserisce nel quadro normativo europeo e nazionale volto alla realizzazione di un modello economico di economia circolare finalizzato alla riduzione della produzione dei rifiuti, all'incremento del recupero di materia ed energia e alla progressiva diminuzione del ricorso alla discarica. Noi diciamo sì al termovalorizzatore. Per quanto riguarda voi, non si comprende se siete contrari o a favore. Alcuni sono contrari, altri sono a favore. Nelle Marche, nonostante i risultati positivi raggiunti nella raccolta differenziata, permangono tuttavia numerose criticità. Sebbene la raccolta differenziata abbia superato il 70%, soltanto il 48% dei rifiuti prodotti viene effettivamente riciclato, valore inferiore all'obiettivo del 55% previsto dalla normativa. Ciò è dovuto all'elevata produzione di scarti derivanti dalla raccolta differenziata. Al rifiuto urbano residuo, circa il 30%, si aggiunge infatti un ulteriore 22% circa, costituito dagli scarti della differenziata. A ciò si aggiunge una carenza della dotazione impiantistica necessaria per completare il ciclo dei rifiuti, con il conseguente costante ricorso alle discariche. In diverse aree regionali si registrano inoltre tensioni territoriali dovute alla necessità di individuare nuovi siti di smaltimento. Ulteriore criticità riguarda l'attuale organizzazione degli ATO, caratterizzata da una gestione frammentata e dalla presenza di più gestori all'interno dei singoli ambiti. Alla luce di queste problematiche, il Piano regionale 2024-2030 si pone l'obiettivo di recepire pienamente il Pacchetto Economia Circolare e di adeguarsi al Piano nazionale di gestione dei rifiuti, garantendo il rispetto del principio di autosufficienza. Le finalità principali consistono nel contenimento della produzione dei rifiuti, nell'incremento del riciclaggio e del recupero, nella valorizzazione del sovvallo secco derivante dal trattamento del rifiuto urbano residuo e nella realizzazione di nuovi impianti destinati al recupero di specifiche tipologie di rifiuti, quali quelli igienici e quelli provenienti dallo spazzamento stradale. Tra gli obiettivi specifici del Piano figurano il raggiungimento di una raccolta differenziata superiore all'80%, il miglioramento della qualità dei materiali raccolti, l'incremento dell'efficienza degli impianti di recupero e il conseguimento dei target di riciclaggio del 60% entro il 2030 e del 65% entro il 2035. È inoltre prevista, a partire dal 2026, la valorizzazione del sovvallo secco negli impianti degli ATO 2 e 5 e il potenziamento dell'impiantistica dedicata ai flussi minori, in particolare ai rifiuti derivanti dallo spazzamento stradale. Quindi uno degli effetti più rilevanti del Piano riguarda la capacità residua delle discariche. Le analisi evidenziano, infatti, che mantenendo l'attuale scenario gestionale e lo stato di inerzia, i volumi residui disponibili non sarebbero sufficienti a coprire il fabbisogno regionale fino al termine del periodo di programmazione. Il Piano stabilisce che la realizzazione dei nuovi impianti sarà possibile soltanto quando non risulti tecnicamente praticabile l'ampliamento di quelli esistenti. Sono inoltre previsti criteri localizzativi, tra cui specifiche distanze dalle aree residenziali e la preferenza per siti prossimi a impianti di recupero già esistenti. Per questo motivo due sono gli obiettivi strategici fondamentali e non è assolutamente vero che questa non è una programmazione. Il primo consiste nella realizzazione di un impianto di chiusura del ciclo con recupero energetico, avente una capacità stimata di circa 370.000 tonnellate annue, come hanno già detto i colleghi che mi hanno preceduto, l'impianto è ritenuto necessario per consentire il raggiungimento degli obiettivi europei di divieto di conferimento in discarica dei rifiuti recuperabili dal 2030 e di limitazione al 10% dei conferimenti in discarica entro il 2035. Il secondo obiettivo riguarda il riordino della governance del sistema regionale dei rifiuti. Il Piano propone infatti l'istituzione di un organismo regionale d'Ambito, ATA Marche, che superi l'attuale frammentazione degli ATO provinciali, spesso in ritardo nella predisposizione degli atti di pianificazione vincolanti. Rimarrebbe comunque un livello locale coincidente con gli attuali ATO per la gestione operativa dei servizi, mentre la pianificazione e la gestione dell'impiantistica verrebbero attribuite a livello regionale. Voglio ricordare che c'è stato il parere favorevole del CAL e del CREL, raccomandando che si rende necessario che la Giunta proceda quanto prima all'adozione delle modifiche al Piano relative alla riduzione delle distanze necessarie per consentire la localizzazione degli impianti nel territorio regionale. Si raccomanda altresì l'adozione, nel periodo transitorio, di soluzioni impiantistiche idonee che consentano l'adeguato trattamento e smaltimento dei rifiuti sia urbani che speciali, riducendo la dipendenza da impianti fuori regione. Ed è questo l'obiettivo che ci siamo prefissati. Entro quattro mesi, poi, dall'approvazione dell'atto di Valutazione di sostenibilità ambientale ci saranno dei criteri alternativi rispetto alle distanze. In conclusione, colleghi della minoranza, soprattutto, perché avete detto che non c'è una visione, non c'è nulla, è tutto da rifare, il nuovo Piano regionale di gestione dei rifiuti rappresenta uno strumento fondamentale per l'adeguamento della Regione agli obiettivi europei dell'economia circolare, attraverso il potenziamento dell'impiantistica, il superamento delle criticità organizzative degli ATO, l'incremento del riciclaggio e la realizzazione di un impianto di recupero energetico. Il Piano mira quindi a garantire l'autosufficienza regionale - ed è quello l'obiettivo - nella gestione dei rifiuti e a ridurre progressivamente il ricorso alla discarica in conformità con gli obiettivi fissati dall'Unione Europea. Quindi noi voteremo favorevolmente questo Piano e ringraziamo l'Assessore, la Giunta, il Presidente della Commissione per il lavoro straordinario che hanno fatto. Naturalmente non potevamo fare tutto in cinque anni da quando ci siamo insediati, ma c'è voluto del tempo attraverso la programmazione ed è questo uno dei risultati che abbiamo ottenuto attraverso la visione. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Barbieri.
Nicola BARBIERI. Grazie, Presidente. Da inizio legislatura non ho mai visto la minoranza così in difficoltà. Oggi, ascoltando i vostri interventi, interventi disconnessi, ognuno va in ordine sparso, quindi altro che la compattezza di cui parla il Consigliere Nobili. Oggi arriviamo al voto di un Piano regionale di gestione dei rifiuti che nasce al termine di un percorso lungo e partecipato. Per mesi la III Commissione, di cui faccio parte, come ha spiegato anche il relatore di maggioranza, ha svolto un lavoro serio, ascoltando tutti i soggetti coinvolti. Numerose sono state le audizioni che ci hanno consentito di raccogliere osservazioni, criticità e proposte. Per questo il Piano, così come gli emendamenti presentati dalla maggioranza, non è frutto di un'impostazione ideologica, ma rappresenta la sintesi di un confronto ampio e di un lavoro condiviso iniziato già nella precedente legislatura. Anche le modifiche introdotte nascono proprio dalle osservazioni formulate nel corso delle audizioni, in particolare sui temi delle distanze delle discariche dai centri abitati e della gestione dei rifiuti speciali. Su questi argomenti è legittimo avere opinioni diverse, ma una maggioranza chiamata a governare ha il dovere di compiere una sintesi e assumere decisioni sulla base dei dati, delle norme e delle esigenze concrete dei territori e non per slogan. Il compito dell'opposizione, l'abbiamo sentito questa mattina, è quello di dire no a tutto ed è certamente più facile, ma l'approccio di chi governa, invece, deve essere necessariamente diverso. L'Europa ci indica una gerarchia molto chiara che è la linea guida di questo Piano. Si è detto prima delle percentuali che dovremmo raggiungere nel 2030 e nel 2035, in particolar modo, quindi il riciclo al 65% e il conferimento in discarica che dovrà essere ridotto a un massimo del 10% dei rifiuti urbani. Ascoltando la minoranza sembra che qui in Regione vada tutto male, invece io voglio guardare ai fatti. Le Marche sono già oggi una delle Regioni più virtuose d'Italia, con una raccolta differenziata di circa il 72% e un riciclo effettivo intorno al 50%. Abbiamo amministrazioni comunali, cittadini, imprese che stanno compiendo uno sforzo straordinario. Eppure gli obiettivi che sono stati imposti dall'Unione Europea sono obiettivi che non sono facili da raggiungere e li possiamo raggiungere - dobbiamo dircelo qui in Aula - solo con un'impiantistica adeguata, tra cui quella del termovalorizzatore. Di termovalorizzatori, l’ha detto qualcuno in un intervento che mi ha preceduto, ce ne sono tanti in Italia. Faccio l'esempio dell'Emilia-Romagna che è un po' la vostra Regione di riferimento come modello per quanto riguarda la governance del PD. Lì ci sono sette termovalorizzatori, uno ogni 650.000 abitanti. Ci sono termovalorizzatori anche nell'unica Regione in Italia governata dal Movimento i 5 Stelle, la Presidente della Regione Autonoma della Sardegna ha acceso da poco il termovalorizzatore della Sardegna. Voglio citare anche un articolo che è il simbolo delle contraddizioni del Movimento 5 Stelle. Vedo qui la rappresentante Consigliera Ruggeri, ho ascoltato il suo intervento. Sembra sempre che i 5 Stelle vivano nel mondo delle favole quando sono all'opposizione e poi, quando governano la Regione, però fanno tutt'altro. Cito un titolo di un articolo che dice: “L’inceneritore inaccettabile a Roma e in Sardegna va bene, un capolavoro”. E questo era il vostro ex, ormai, punto di riferimento. La prima scelta di questo Piano resta la riduzione della produzione dei rifiuti insieme all'aumento del riutilizzo e del riciclo, ma negare la necessità di gestire il rifiuto residuo e di un impianto di fine ciclo significa semplicemente lasciare che siano altri territori a farlo al posto nostro, sostenendo costi economici e ambientali maggiori senza risolvere il problema. Significa essere distanti dalla realtà. Un altro tema importante riguarda le distanze delle discariche dai centri abitati. Ho sentito alcuni interventi di critica. Anche su questo punto non stiamo introducendo un principio astratto. La richiesta di rivedere questo criterio non nasce dalla politica regionale, ma nasce dai territori, dai Comuni, attraverso le ATA, dalle Associazioni di categoria e dalle stesse imprese durante le audizioni. Basti pensare al documento dell'ATA della Provincia di Pesaro e Urbino, nel quale gli stessi Sindaci hanno chiesto una revisione del Piano regionale per quanto riguarda le distanze previste, affinché la pianificazione fosse realmente attuabile. Anche questa proposta nasce quindi dall'ascolto e non da una scelta calata dall'alto. Questo Piano, a mio avviso, è stato costruito per tenere insieme le esigenze delle imprese del territorio, l'efficienza dell'intero ciclo di gestione dei rifiuti, l'adeguatezza dell'impiantistica e, al tempo stesso, la necessità di contenere i costi del servizio, evitando che si traducano in un aumento delle tariffe a carico dei cittadini e delle imprese. Ed è proprio questo il punto che dovrebbe preoccuparci maggiormente in quest'Aula: i costi del servizio che ricadono sui nostri cittadini e sulle nostre imprese e che negli ultimi anni sono purtroppo aumentati. Dobbiamo metterci nella condizione di trovare soluzioni capaci di ridurre questi costi, altrimenti le famiglie, le imprese e gli stessi Comuni non riusciranno più a sostenerli. È una sfida complessa che richiede scelte responsabili e una visione di lungo periodo. Ed è proprio questa complessità a dimostrare che non si tratta di un tema che divide semplicemente maggioranza e opposizione. È una questione che attraversa anche realtà e sensibilità che almeno teoricamente dovrebbero trovarsi dalla stessa parte, soprattutto dalla vostra. Lo abbiamo sentito anche nelle audizioni. Da un lato c'è chi, come Legambiente, continua a sostenere un modello fondato su una raccolta porta a porta sempre più spinta e, dall'altro lato, c'è la CGIL che ha richiamato l'attenzione sulla necessità di valutare anche sistemi alternativi di raccolta, evidenziando i profili legati alla salute e alla sicurezza degli operatori. Penso anche alla posizione del Sindaco di Pesaro. Qui vedo una rappresentante, la Consigliera Vitri, esponente del Partito Democratico, che governa la Città Capoluogo di Provincia insieme al Movimento 5 Stelle e ad Alleanza Verdi e Sinistra. Nell'ambito delle osservazioni al Piano il Sindaco di Pesaro ha chiesto di rivedere il criterio delle distanze delle discariche dai centri abitati fino a prospettarne l'azzeramento o, in alternativa, una valutazione caso per caso nell'ambito del procedimento autorizzativo. Ecco, noi non pensiamo che bisogna valutare caso per caso, ma bisogna dare una linea chiara che abbiamo inserito all'interno del Piano. Nel vostro programma elettorale parlavate di una scelta, una terapia shock alternativa. Avete utilizzato questa espressione. L'ordine del giorno, che ho letto velocemente, non mi sembra che vada in questa direzione. Può forse rappresentare un punto di sintesi politica all'interno dell'opposizione, ma non offre una risposta concreta alla gestione del ciclo dei rifiuti e non tiene sufficientemente conto delle difficoltà oggettive legate al raggiungimento degli obiettivi europei. Mi sembra un documento che serve più a salvare la faccia nei confronti dei cittadini che a raggiungere gli obiettivi prefissati. Questo Piano, come si è detto anche prima, non pretende di essere perfetto, ma rappresenta sicuramente un passo necessario per consentire alla nostra Regione di affrontare il tema dei rifiuti con una visione di lungo periodo, superando la logica dell'emergenza e costruendo un sistema più efficiente e coerente con gli obiettivi europei. Perché l'alternativa agli impianti non è un mondo senza rifiuti. L'alternativa è continuare a spedire i nostri rifiuti fuori regione, pagando costi economici sempre più elevati che inevitabilmente ricadono sui cittadini marchigiani. Se vogliamo che le imprese investano nelle Marche, questo passa anche attraverso un'impiantistica adeguata. Crediamo che una Regione debba essere autonoma nella gestione del proprio ciclo dei rifiuti, debba investire con convinzione nella prevenzione, nella raccolta differenziata e nel riciclo, ma debba anche avere il coraggio di dotarsi degli impianti necessari per gestire in modo responsabile quel rifiuto residuo che continuerà inevitabilmente a esistere. È questa la differenza tra noi e voi, tra chi si limita a dire dei no e chi invece si assume la responsabilità di governare. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Catena.
Leonardo CATENA. Grazie, Presidente. Direi che discutiamo oggi un atto importante, perché il Piano dei rifiuti non riguarda soltanto l'organizzazione di un servizio pubblico, ma riguarda anche un modello di sviluppo che si deve conciliare con lo sviluppo industriale. Riguarda anche una politica ambientale, la tutela dell'ambiente, la salute dei cittadini. Ma riguarda anche e soprattutto il costo di un servizio che grava su famiglie e imprese e che purtroppo in questi anni è andato aumentando. Lo sappiamo bene nell'ATA di Macerata, ma guardando un’infografica proprio ieri, vedevo che gli aumenti sono stati abbastanza diffusi non solo nell'ATA di Macerata, ma anche negli altri ambiti, sebbene in misura forse minore. Questo Piano arriva con ritardo, un ritardo di almeno cinque anni, un ritardo che forse, se l'avessimo evitato, avremmo potuto, attraverso il Piano, orientare anche le scelte e le azioni degli Ambiti Territoriali. Anni di immobilismo in cui le criticità sono esplose e oggi ci ritroviamo a rincorrere delle emergenze. Uno stallo della raccolta differenziata, i ritardi nella realizzazione degli impianti che pure servono e sono indispensabili, la mancanza di autosufficienza di alcuni territori, l'aumento dei costi di smaltimento e, come dicevo, gli aumenti significativi della TARI. Molte delle criticità sono esplose in questi ultimi 5-6 anni. L'esempio è quello dell'ATA di Macerata, a cui accennava prima la Capogruppo. L'Assemblea dei Sindaci affida un incarico all'Università Politecnica delle Marche per definire una graduatoria di siti. Una volta che questa graduatoria viene resa pubblica e viene portata all'attenzione dei Sindaci, i Sindaci di centro-destra, non gradendo i posizionamenti dei vari Comuni nella graduatoria, introducono dei criteri politici diversi da quelli che la stessa Assemblea aveva votato, stravolgendo questa graduatoria con quello che ho definito un atto di bullismo istituzionale, contribuendo anche alla perdita di credibilità delle istituzioni e mettendo ai primi quattro posti di questa graduatoria i siti, guarda caso, gli unici quattro siti di Comuni amministrati dal centro-sinistra. È chiaro che la volontà voleva essere quella punitiva nei confronti di chi non apparteneva alla famosa filiera e ha trasformato una procedura tecnico-scientifica in una procedura di carattere meramente politico. Però si è aggiunta alla nostra valutazione politica, che poteva essere più o meno accoglibile o valutabile, un'altra valutazione che è quella che fa la Direzione Ambiente e Rifiuti della Regione Marche, che ha chiesto chiarimenti all'ATA evidenziando delle possibili incoerenze tra l'iter amministrativo che l'ATA di Macerata ha seguito e il Piano d'Ambito e il nuovo Piano regionale, mettendo in dubbio anche la regolarità dello stesso iter amministrativo, oltre al fatto che la procedura di Valutazione Ambientale Strategica non è stata ancora avviata, nonostante avrebbe dovuto esserlo e mettendo in discussione persino gli accordi interprovinciali che oggi consentono all'ATA 3 di conferire i rifiuti fuori provincia. Ci saremmo aspettati, di fronte a questa valutazione tecnico-amministrativa, che si facesse una valutazione più attenta, un riesame del procedimento. Invece l'ATA di Macerata, quantomeno a mezzo stampa, ha rivendicato la correttezza dell'operato, dicendo che sarebbe andata avanti come se non avesse ricevuto questa nota tecnica da parte della Direzione regionale. Siamo di fronte, evidentemente, a un corto circuito istituzionale in cui, se la Regione avesse ragione, come suppongo che l'abbia, significa che il procedimento rischia di essere travolto anche dai ricorsi che sono partiti, che stanno partendo, con il rischio di ulteriori ritardi e nuovi costi. Sì, questa volta nuovi costi aggiuntivi a quelli alti che già paghiamo per i cittadini e per le imprese. Quindi, siccome la legge regionale che regola il tema dei rifiuti prevede che la Giunta regionale monitori e vigili sulla corretta applicazione della legge e anche sul corretto funzionamento della gestione del ciclo dei rifiuti - guardo il Presidente - la Giunta oltre al dovere, ha la possibilità di esercitare il potere sostitutivo e nominare un Commissario per il compimento di quelli che sono gli atti dovuti. Su questo ci aspettiamo anche un riscontro, magari da parte dell'Assessore, quando arriverà il momento del suo intervento, o del Presidente Acquaroli. Poi c'è un problema di visione. La gerarchia che ci indica l'Europa è molto chiara: prima la prevenzione, poi il riuso, poi il riciclo, il recupero e, solo alla fine, lo smaltimento. Lo smaltimento - questa è la piramide dell'economia circolare - dovrebbe rappresentare la parte minimale del ciclo dei rifiuti. Molte associazioni e molti contributi - penso a Legambiente, ma anche ad altre associazioni - hanno segnalato come questo Piano sembri nascere per risolvere il problema delle emergenze impiantistiche più che per costruire un vero modello di economia circolare. Poco si è detto - cosa che invece secondo me si dovrebbe fare - della necessità o del fatto di insistere e di promuovere su vasta scala una cultura della prevenzione che aiuti non solo a migliorare la quantità della raccolta differenziata, ma anche la qualità, che sappiamo negli ultimi anni non essere andata così bene. C'è una frazione impura che è pari quasi a un quarto dei rifiuti prodotti e questo va corretto attraverso azioni di formazione, informazione e sistema di raccolta migliori. Nel rifiuto indifferenziato ci sono molte frazioni merceologiche ancora recuperabili e, in particolare, altrettante che sono riciclabili. Si auspica, per favorire la responsabilizzazione degli utenti, imprese e famiglie, anche un passaggio strutturale dalla TARI presuntiva a quella puntuale come strumento, non unico, ma comunque utile, che possa incentivare comportamenti virtuosi e serva a responsabilizzare i conferenti. Il sistema porta a porta rimane uno strumento - forse il più efficace - per il raggiungimento di questi standard elevati di intercettazione dei rifiuti. Un altro tema, sicuramente, è quello della carenza degli impianti di riciclo, non solo per l'organico, per la carta, per il vetro, ma anche per pannolini, materiali tessili e per i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche. Questo significa che le Marche sono state a lungo una regione che vantava i comuni ricicloni con un alto livello di raccolta differenziata. Oggi dovremmo, in maniera ambiziosa, aspirare a diventare un modello di economia circolare, capace di generare opportunità attraverso il riutilizzo delle materie prime seconde. Il tema del termovalorizzatore non lo intendiamo in maniera ideologica. Ho sentito molte ricostruzioni che non corrispondono al vero da parte dei Consiglieri di maggioranza. Qui non è una questione ideologica, quantomeno per noi, se essere a favore o contro. È semplicemente una questione di valutazione costi-benefici, di progetti, di progettualità, di capire chi eventualmente pagherebbe quell'investimento di 500 milioni. Avete fatto un'analisi di quanto ciò peserebbe sulla TARI che cittadini e imprese andrebbero a pagare? Avete fatto un confronto tra il tempo che ci vorrà per realizzarlo e i tempi di realizzazione delle discariche? Quanto la somma delle due cose implicherà come aumento dei costi che andranno a finire sulla TARI che pagano già pesantemente cittadini e imprese? A Macerata ci sono voluti dieci anni quasi per individuare - e poi l’avete fatto con un atto di bullismo - dove andare a fare la nuova discarica e voi pensate “in quattro e quattr'otto” di riuscire a individuare - sempre che lo facciate voi - dove realizzare un termovalorizzatore? Oppure ci raccontate la favola che si costituirà un'ATA regionale e i 250 Sindaci delle Marche, dentro una stanza, andranno a mettersi d'accordo su dove fare il termovalorizzatore? È questa la storia che ci state vendendo e raccontando? Visto l'atteggiamento che utilizzate, punitivo, e un uso anche distorto delle Istituzioni, ci potrebbe anche scappare. Però, guardate, non è serio e soprattutto così facendo non si racconta la verità a cittadini, imprese e associazioni di categoria su quelli che saranno i costi, se andrete avanti con questa progettualità, che saranno molto, ma molto alti e molto pesanti. Senza dimenticare che poi non parlate mai di cambiamento climatico, molti di voi lo negano anche, e che l'Unione Europea renderà la gestione termica dei rifiuti economicamente sempre più onerosa e rischiosa anche per i bilanci pubblici regionali. Un'altra suggestione, mi rimane poco tempo, sarebbe anche opportuno fissare un tetto massimo all’ equo indennizzo che viene riconosciuto ai Comuni che ospitano le discariche, per evitare quella discrezionalità e quella disuguaglianza che oggi si genera tra chi ospita una discarica in un'ATA piuttosto che in un'altra, in un periodo piuttosto che in quello successivo, perché anche l’equo indennizzo deve essere sostenibile e forse, quantomeno in parte, andrebbe vincolato per dare un riconoscimento economico alle famiglie e alle imprese che vivono in un raggio chilometrico non troppo distante dalla discarica. Cosa che oggi non viene prevista e che spesso e volentieri i Comuni non fanno.
Dico l'ultima cosa, visto che il tempo sta scadendo, quantomeno per questo intervento, sul tema della governance. Credo che gli Ambiti Territoriali siano il luogo dove si possano prendere le decisioni nella maniera più partecipata e democratica possibile. Credo che le ATA in questi anni abbiano scontato delle difficoltà legate non tanto a questioni tecniche, ma anche e soprattutto a questioni politiche a livello territoriale. Ma le difficoltà delle ATA territoriali sono legate anche a una mancanza di governo della Regione, che non ha in questi anni esercitato quel ruolo, che dicevo prima, di controllo e vigilanza e, in caso, di sostituzione rispetto alle inadempienze dell'ATA. Se questo Piano lo avessimo approvato alcuni anni fa, forse alcune di quelle pratiche si sarebbero velocizzate e forse oggi i costi della TARI non sarebbero aumentati più del 30%. Nell'ATA di Macerata - e vedo qui il Presidente del COSMARI - negli ultimi anni la TARI aumenterà più del 50%; siamo già oltre il 30% e con i prossimi tre anni arriveremo a più 50%. E questo non può essere attribuito a noi, ma è tutta una vostra responsabilità. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Canafoglia.
Corrado CANAFOGLIA. Grazie Presidente. I rifiuti puzzano, ma non solo per una questione odorigena, che è una delle loro caratteristiche, ma perché intorno alla gestione dei rifiuti girano tanti interessi. Non ultimo quello della criminalità organizzata, non ultimo quello dei “prenditori”, non imprenditori, cioè soggetti che vanno a prendere i contributi pubblici per gestire impianti o situazioni strane. Vedete, prendo spunto, “chiacchiere e distintivo”, dall'amico Consigliere Nobili. Ricordo che quella frase fu pronunciata da Al Capone nei confronti di un federale. Quindi sono molto contento che questa frase sia stata indirizzata a Francesco Acquaroli, che in questo momento è quindi il federale. Noi siamo dalla parte dei federali perché siamo dalla parte della polizia, perché siamo dalla parte di coloro che vogliono l'ordine e non di quelli che tirano i sassi contro. Ma questo è un altro aspetto.
La politica deve gestire i rifiuti, ma lo deve fare nell'esclusivo interesse dei cittadini. Questo è il vero problema. Guardate che non sono luoghi comuni, perché all'interno di questa Aula oggi ho sentito tanta di quell'ipocrisia che… in questo momento non so se c'è qualcuno di “Marche a Rifiuti Zero”. Vedete, a differenza di molti di voi, per vent'anni ho frequentato i comitati, gli ambientalisti. Ho frequentato un grande, Adriano Mei, che era un uomo che si batteva contro coloro che gestivano i rifiuti nella Regione Marche, insieme a Paul Connett. Sapete chi è Paul Connett? Voi che vi riempite la bocca di “Rifiuti Zero”? È colui che l'ha teorizzata ed è venuto in Italia a spiegare cosa si poteva fare. Ricordo che per vent'anni abbiamo protestato nei confronti della Regione che gestiva i rifiuti in una maniera allucinante. Ero in mezzo a loro. Ma sapete chi avevamo dall'altra parte? Il centro-sinistra. Ricordo casi gravi, Agroter a Mondolfo, dove è dovuta intervenire la Procura della Repubblica di Napoli, di Reggio Calabria e di Pesaro. Perché sapete come veniva gestita dalla Regione del centro-sinistra questa situazione? In questa maniera allargavate i codici CER, nonostante in mezzo ci fosse la criminalità organizzata. E quando noi protestavamo, i vostri compagni ci hanno minacciato di denuncia, ma non l'hanno fatta perché, chiaramente, cosa dovevano fare? Era la verità. Tanto è vero che poi li hanno arrestati. Ma ricordo anche a Colli al Metauro, quando c'era un impianto singolare e con il Consigliere Giacomo Rossi… Si ricorda Consigliere Rossi quando abbiamo fatto la manifestazione? quando c'era in Provincia di Pesaro un signore che loro ogni tanto dimenticano – ti danno una pugnalata – tal Matteo Ricci. Consigliere Rossi, noi eravamo in piazza quella volta e protestavamo contro certi comportamenti e, guardate, non era NIMBY, ma per far emergere, insieme a oltre duemila persone, la gestione folle dei rifiuti da parte della Regione Marche.
Vedete, quello che dico sempre è questo: la mancanza di conoscenza… Sono entrato all'interno di quest’Aula e mi hanno detto: “Non devi fare l'avvocato”. No, io faccio l'avvocato qui dentro, porto tutta la mia esperienza, la mia conoscenza. Perché sapete cosa mi hanno insegnato? Bisogna conoscere. E allora, siccome non conosco tutto, mi sono andato a prendere un report dell'Università degli Studi di Ancona che nessuno di voi ha citato. Sapete perché? Perché non l'avete studiato. Sapete cosa dicono questi signori? Guardatelo bene, se volete ve lo giro. Dicono che non è possibile riciclare, riutilizzare, riusare tutto. Non è possibile. E allora perché non lo dite? Aspetti, cara Consigliera Mancinelli, se voi sapete che non tutto può essere riciclato, non tutto può essere utilizzato, il problema allora è questo: dove mettiamo i rifiuti che non possiamo riciclare e dove mettiamo quelli che non possiamo riutilizzare? Voi parlate di denaro, no, perché fino adesso avete parlato solo ed esclusivamente di massimi sistemi. Non avete parlato di qualità, non avete parlato di salute umana, di tutela degli ambienti. Questo vi diceva Paul Connett. Ma voi non l'avete studiato questo signore, lo citate senza sapere neanche chi è. Bene. E allora mi chiedo: discarica o termovalorizzatore? È una scelta, guardate, difficile. E allora faccio una domanda. Sono andato a vedere altri due documenti. Guardate, non ce l'ho con lui, ma lui è un uomo che vi ha rappresentato come candidato governatore, che prese lecitamente contributi per la campagna elettorale da una società che si occupava di servizi all'ambiente, nel 2020. Nel 2025, come candidato Consigliere regionale, il nostro Consigliere Mangialardi prese contributi leciti da parte di un'azienda che fa raccolta di rifiuti sulla spiaggia di Senigallia e li porta in parte in quel di Corinaldo. Vedete... Bravissima. Ma, guardi, lei che è molto acculturata, deve sapere che qualcuno diceva che la moglie di Cesare non deve essere soltanto onesta, Consigliere Mangialardi, ma lo deve anche apparire. Perché allora dovete spiegare per quale motivo, a quei signori che stanno lassù…. Qual è la vostra libertà d'azione? Come decidete se prendete il denaro per la vostra campagna elettorale da chi porta i rifiuti in discarica? Questa è la chiarezza? E allora chiedo a voi che siete compatti, a tutti i colleghi che sono intorno all'allora candidato Governatore Mangialardi: siete d'accordo con questi contributi che questo signore ha preso dal mondo delle imprese private, delle discariche? Questa è politica. Questa non è legge, è politica. Opportunità politica. Perché, torno a ripetere: bisogna apparire onesti, non solo esserlo.
Ma quello che mi lascia allibito in tutti i vostri discorsi, nei quali avete detto: “no, no, no” o “sì, sì”, “non si sa”, è che non avete il coraggio di parlare dei termovalorizzatori.
Allora il problema dove sta? Ve lo spiego. Loro non lo sanno. In Emilia-Romagna ci sono sette di termovalorizzatori, quattro in Toscana, il Sindaco di Roma ne vuole aprire un altro a Roma. Ma sono i vostri, ma decidetevi. Decidete se volete i termovalorizzatori in Emilia-Romagna, in Toscana, oppure - l'ho sentito questo discorso . “li portiamo là”, gestiti da società che sono molto vicine al vostro mondo. O li vogliamo tenere qua e risparmiare il denaro? Quindi, cara Consigliera Mancinelli, vengo al suo discorso, guardiamo la parte economica. Decidetevi. Salute dell'ambiente, tutela della salute umana, aspetti economici? Ogni volta che aprite bocca vi contraddite. Dopo venticinque anni di governo di centro-sinistra non ho visto realizzato alcun impianto di recupero energetico da parte vostra. Lo potevate fare, ma non l'avete fatto. Non avete raggiunto l'autosufficienza dell’impianto. Guardate, questo Piano, che è un piano dinamico perché non è qualcosa di statico, mi piace? È quello che si può fare dopo trentacinque anni, quarant'anni di politica sui rifiuti inesistente o, meglio, alcune sbavature ci sono e le ho citate, ma, se volete, ve ne possiamo portare altre, come lo stoccaggio di gas a San Benedetto. Ve ne posso portare quante ne volete, dove siete stati silenti rispetto alle popolazioni, senza alcuna vergogna.
Bene. Questo Piano, guardate, punta sull'aumento della raccolta differenziata, pur sapendo che purtroppo non si riuscirà ad arrivare a questa situazione, salvo che non si voglia fare la decrescita felice. Sapete cosa vuol dire? Che andiamo in giro in mutande, via i cellulari, venite qui a piedi, non andate a mangiare. È questa la decrescita felice, cari signori, il resto è chiacchiere senza il distintivo, perché chi porta un distintivo va onorato e non sbeffeggiato da Al Capone.
Si parla di prevenzione, di riciclo. Ma vedete, a cosa serve il termovalorizzatore in questo Piano? A me, guardate, non entusiasma, ma è una risposta a quella quota di rifiuti non recuperabile, non riciclabile. Questo è il vero problema. Che cosa possiamo fare da qui a dieci anni? Muovetevi, organizzate dei begli impianti, perché in realtà lo devono fare anche gli imprenditori privati. No i “prenditori”, gli imprenditori, quelli con la “im” davanti.
Sapete in tutta questa vicenda qual è la tristezza? La tristezza di cui avete dato manifestazione oggi. Bobbio diceva che la democrazia ha in sé il germe del consenso, cioè voi non avete il coraggio di dire a questi signori che stanno lassù, credo, che voi siete in Romagna con le cooperative, con le imprese, a gestire i termovalorizzatori, ma qui non li volete perché sperate di prendere qualche voto e volete portare i nostri rifiuti là. Signori, ma Bobbio, che non era di destra, era roba vostra, vi guarderebbe e vi direbbe: “Mamma mia, quanto ho visto…”. Sapete perché Bobbio ci ha preso? Perché era uno di voi, vi conosceva. Vi conosceva. E allora, a nome di questa Aula, chiedo scusa a tutta la popolazione marchigiana perché in quarant'anni questa Regione non ha fatto una politica dei rifiuti seria, perché si è preoccupata di prendere i contributi, leciti, ma da chi gestisce servizi per le discariche. E adesso andatelo a spiegare alla popolazione.
Per quanto mi riguarda, io non ho preso un euro e non prenderò mai un euro da persone che hanno a che fare con i rifiuti. Questa è la dirittura morale di un Consigliere regionale e di un Consiglio, perché sennò qui dentro sono tutte chiacchiere. Non distintivo, perché il distintivo per me è una cosa sacra. Sono solo chiacchiere. Ma la popolazione vi capisce, si rende conto di questo. Per quanto mi riguarda, continuerò a combattere, perché bisogna combattere la vostra ipocrisia. Continuerò a combattere affinché, mi auguro, da qui a quindici anni, come dite voi, ma sarà molto meno - certo, sono i vostri tempi - si possa trovare una soluzione alternativa a un termovalorizzatore. Sono convinto di questo, ma spero che non sbuchi come un fungo una vostra società che faccia riferimento a voi, che si candidi a gestire un termovalorizzatore. Quindi chiedo alla Regione, laddove ci fosse il termovalorizzatore, ricordatevelo, di tenerlo nelle mani del pubblico. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Pierini.
Nicolò PIERINI. Grazie, Presidente. Ancora una volta c'è tutta l'ipocrisia del campo largo. Si parlava appunto di astronave, oggi voi da Marte prendete l'astronave e venite in Consiglio regionale. Questa è la realtà. Ma perché vi dico questo? Perché in Emilia-Romagna ci sono sette termovalorizzatori, nella Regione Marche ce ne sono zero. E allora, quando si parla di termovalorizzatori, perché il vostro comandante capitano in Europa parla tanto di termovalorizzatore? A Roma è d'accordo. A Roma è d'accordo e oggi voi qua, con la massima ipocrisia…
PRESIDENTE. Consigliere Cesetti, faccia finire.
Nicolò PIERINI. …manifestate, appunto, che venite da Marte. Ora, sette termovalorizzatori in Emilia-Romagna. Qual è il problema nel portarlo nella Regione Marche? Questa è la prima domanda, perché non vi siete spiegati bene su questo. Ma soprattutto il fatto che il termovalorizzatore è necessario. Hanno spiegato prima benissimo i colleghi Consiglieri, non torno sull'argomento. E se guardiamo a un dato molto semplice, in Emilia-Romagna vivono 4.500.000 persone e ci sono sette termovalorizzatori. Anche prendendo solo questo dato sulla popolazione, potremmo immaginare che da noi ce ne potrebbero stare benissimo due. Ne facciamo uno. Questo è per dirvi che il riciclo serve assolutamente e bisogna incentivarlo, ma, come è stato detto, non tutto si può riciclare. Quindi si continuerà a portare i rifiuti nelle discariche che in questo momento non ci sono e sono quasi tutte al completo e quindi non rimane che bruciare i rifiuti. Ma non solo, si risolve un problema nel bruciare un rifiuto e con un termovalorizzatore si crea anche energia. Un altro problema per la Regione che si può risolvere, in parte, anche col termovalorizzatore, creando appunto energia. Questo è un ritardo. Qualcuno ha parlato appunto di ritardo. Ma vi ricordo che, se in Emilia-Romagna ce ne sono sette, per fare un termovalorizzatore, l'avete dichiarato voi, ci vogliono 12-15 anni. Quindi mi domando: se oggi in Emilia-Romagna ci sono sette termovalorizzatori chi governava la Regione Marche 15 o 20 anni fa? È un'equazione semplicissima. Quindi, se oggi non abbiamo termovalorizzatori, vuol dire che qualcuno 15 o 20 anni fa ha programmato in un modo pessimo il piano dei rifiuti. Poi qualcuno ha detto che manca la politica di governance nella gestione di questo Piano. Quindi vuol dire che la politica dovrebbe individuare il termovalorizzatore. No, perché quando la politica è entrata in queste decisioni che devono essere territoriali, avete chiuso gli ospedali senza parlare e confrontarvi con i territori. Questa è la realtà dei fatti. Quindi oggi la possibilità di confrontarci sulle ATA, sui territori, per cercare di individuare il miglior posto possibile, è una sacrosanta decisione che non deve prendere la politica, ma i territori, chi vive tutti i giorni nei territori. E noi da qui, da Ancona, non possiamo decidere dove va il termovalorizzatore, ma stabiliamo dei criteri, appunto, dove si possono individuare determinate decisioni da dare in pasto all'ATA. Questa è la realtà dei fatti. Quindi, con coraggio, andiamo avanti. Con coraggio la Giunta regionale prende questa decisione per cercare di risolvere un problema che attanaglia famiglie e imprese. Molto breve ma diretto. Grazie a tutti.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Mangialardi.
Maurizio MANGIALARDI. Grazie, Presidente. Assessore, colleghe, colleghi, ero molto indeciso se intervenire perché abbiamo redatto un documento che, in parte, nella sua relazione di minoranza, la nostra Capogruppo ha già illustrato e che è esaustivo rispetto alla posizione che il centro-sinistra tutto ha assunto. Vi assicuro che, a differenza di tanti interventi, di ideologico non c'è proprio nulla. Però, l'intervento soprattutto di qualche Consigliere – penso ai Consiglieri Ausili, Borroni e anche al Consigliere Pierini - mi costringe un po' a rimettere in fila alcuni passaggi. Perché il Piano regionale di gestione dei rifiuti è indubbiamente uno degli atti più importanti che andremo ad approvare in questa legislatura ed è un provvedimento che non riguarda solo l'organizzazione del servizio pubblico, ma un documento che definisce una parte importante del modello di sviluppo che vogliamo dare alle Marche sul piano industriale, sul piano ambientale e sulla gestione del nostro territorio. Ovviamente c'è un piano tecnico che - lo abbiamo ribadito quasi tutti - va invece apprezzato, perché i nostri tecnici hanno fatto un lavoro serio, articolato, supportato dei dati, magari non proprio aggiornati, analisi e, inevitabilmente, anche riferimenti normativi. Nessuno mette in discussione questa professionalità, che ci ha permesso un bel dibattito. Ho partecipato a tante Commissioni e ringrazio anche il Presidente per la mèsse di audizioni che sono state messe in campo e che avrebbero dovuto aprire anche qualche riflessione lì. Ma noi non siamo qui a fare valutazioni sul piano tecnico. Lo facciamo, Assessore, e ringrazio anche lei, dopo dirò perché, sul piano squisitamente politico. E allora dico che, su quel fronte, il limite dell'azione di questo Piano è molto evidente. Dico, grazie all’Assessore per il lavoro che ha fatto e per l'atto che porta in Consiglio, dopodiché però, guardo la mia collega Consigliera Vitri, noi che abbiamo memoria della precedente legislatura, non me ne voglia la collega Consigliera Marcozzi, uno dei primi atti che abbiamo fatto è stato quello di sollecitare il Piano regionale dei rifiuti all’Assessore precedente che, con un po' di supponenza e qualche volta anche di strafottenza, che ha caratterizzato non solo la sua azione, ma la modalità di quella Giunta, aveva garantito, perché poi si eredita tutto, che quel Piano sarebbe giunto in Aula dopo sei mesi, recuperando, ancora una volta, i ritardi che si erano accumulati nella precedente amministrazione, che aveva avuto sia il Covid che il terremoto, ma facciamo finta di non sentirlo. Ma non solo, Assessore, il suo predecessore, che adesso non so più se sia in Forza Italia, non ho idea, nemmeno mi interessa, una delle poche cose che aveva garantito a interrogazioni del sottoscritto e della Consigliera Vitri e anche della Consigliera Ruggeri… l'unica cosa certa era che non ci sarebbe stato un inceneritore per la nostra Regione. Non lo abbiamo inventato noi, l'avete detto voi. Ma perché c'è l'ipocrisia degli atteggiamenti? Il precedente Assessore - così almeno lo diciamo - ci aveva garantito questo, giurato e spergiurato. Ma non sul piano di un'azione compulsiva, dentro un ragionamento che eravate più bravi di noi nell'economia circolare, che eravate più bravi di noi nell'individuazione degli impianti, che eravate più bravi di noi nel raggiungimento degli obiettivi europei. Questo avete detto e noi ci abbiamo creduto. Anzi, abbiamo continuamente… ricordo le interrogazioni della Consigliera Vitri, forse anche per un'appartenenza territoriale: “Assessore, quando ci porta questo Piano?”. E pian piano che, invece, passava il tempo, quell'approccio così garibaldino e spregiudicato si diluiva e alla fine non è arrivato nulla. Molti dei Consiglieri non c'erano, ma guardo agli Assessori che si ricorderanno di quei passaggi in Giunta.
Il Piano regionale è rimasto nella mente di Dio. Allora, bravo Assessore che l'ha portato in Aula, anche se del Piano condivido poco, poco, perché il tempo non vi ha aiutato. Avevate la possibilità di mettere in campo un'azione sfidante, un'azione che poteva mettere nelle condizioni questa Regione non di guardare ai sei inceneritori, quattro inceneritori, due inceneritori, un inceneritore. No. Avevate la possibilità - prendendovi anche sei anni di riflessione - di avanzare un progetto non di pedissequo adempimento normativo, ma di sfidare. Vedete, non considero nemmeno, perché purtroppo non abbiamo tutti la stessa storia e non abbiamo tutti le stesse conoscenze e nemmeno le stesse capacità… però lo porto sempre come esempio. Quando un territorio decise di sfidare e di essere riferimento per un tema della raccolta differenziata, quel territorio divenne il riferimento nazionale. Lo dico per la Consigliera Ruggeri. Non si parlava più di Treviso, del Consorzio Priula, si parlava del CIR33 e della Valle del Misa e del Nevola, che in un anno, Assessore, sono dati, nel 2005, passò dal 15% di raccolta differenziata al 60%. Al 60% in un anno, con un metodo ancora oggi consolidato. Allora quel metodo era innovativo: la raccolta porta a porta su tutto il territorio di una città, quella era Senigallia, ma non solo, della Valle del Misa e del Nevola. Una modalità per coinvolgere i cittadini, le imprese, coinvolgere i Comuni e farne sistema. Allora, voi avevate questa possibilità di ragionare su un elemento sfidante. Perché, vedete, Assessore, l'economia circolare non è uno slogan ambientalista, di chi la brandisce per avere un po' di consenso. No, è una straordinaria politica industriale. Politica industriale che significa creare nuove filiere produttive, significa recuperare materiale dalle materie prime seconde, significa sostenere la ricerca e l'innovazione, significa attrarre investimenti, significa creare occupazione qualificata, significa costruire un sistema economico capace di trasformare e definire il rifiuto una risorsa e non qualcosa da buttare. Voi avete fatto questo? No, non c'è. Oggi abbiamo parlato dell'inceneritore, non avete nominato un impianto dell'economia circolare, nemmeno uno, che invece era quello che ci doveva differenziare. Quello che voi, lo dico per il Vicepresidente, il Presidente è al telefono, tocca anche a lui… Noi in cinque anni non abbiamo autorizzato un impianto dell'economia circolare. Lasciate perdere le azioni proprie dei Comitati. Perché quando voi non individuate - dov’è il Consigliere Cesetti? - le aree idonee, poi ognuno, nell'azione libera di mercato, individua quella che gli fa più comodo. I primi a sostenere le azioni dei Comitati siete stati voi, il Governo. I biodigestori di Fano e di Ascoli Piceno sono stati contrariati con mozioni presentate dalla maggioranza e votate da voi, perché non avevate idea e nel Piano continuate a non averla. Sul termovalorizzatore non dico assolutamente nulla. Ce lo siamo detti. Serve solo per giustificare una serie di ritardi e anche una serie di scelte che sono nel Piano, lo diceva prima la Capogruppo Consigliera Mancinelli. Scrivete che i rifiuti speciali assimilati possono essere conferiti in discarica, che passano dal 50% al 30%. Poi vi accorgete che, purtroppo, per fortuna di tutti, quella cosa non avverrà e avete già messo una proroga prima che il Piano venga approvato. Una proroga.
Ecco, i territori che hanno dato… si faceva prima una battuta, non siete stati in grado di mettere un biodigestore da nessuna parte. Guardo il Consigliere Ausili che ha detto: “Adesso non andate a fomentare il territorio”. Eh no, al territorio spiegheremo…, a Corinaldo spiegheremo che è stato individuato per mettere l'inceneritore, chiamiamolo così, perché lì non è nemmeno un termovalorizzatore, perché non è in grado di servire il...
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Marinelli.
Renzo MARINELLI. Grazie, Presidente. Vedo le difficoltà della nostra minoranza ogni qualvolta c'è una proposta di legge o un atto che va a incidere profondamente su quello che è l'economia, ma soprattutto sul futuro della nostra Regione.
Ne ho sentite parecchie, di tutti i colori. Qualcosa ho segnato. Si parla di dieci anni di immobilismo, questo per quanto riguarda soprattutto la provincia di Macerata, per poter fare un termovalorizzatore o un'astronave, come ha definito bene… parla di 15-18 anni. Quindi, se oggi siamo senza inceneritori, non è sicuramente responsabilità di chi ha governato in questi ultimi cinque anni. Non prendete la scusa della pandemia o d'altro.
Per fare un Piano sappiamo che ci vuole del tempo. Qualcuno ha detto: “Dieci anni di immobilismo sulla realizzazione del Piano”. Ma voi o qualcuno di voi – qualcuno c’era ed è uscito, ma qualcuno è ancora rimasto – perché non lo avete fatto quando eravate al governo? Perché non avete avuto il coraggio di dire come volevate fare? “Non vogliamo il termovalorizzatore, però non vogliamo neanche le discariche”. Non è vero? Come non è vero? C'è la discarica a Montefano e c’è… “No, non si può fare la discarica a Montefano”. Che problema c'è? Se la discarica non crea problemi, la facciamo in qualsiasi posto. L’Università Politecnica delle Marche ha individuato oltre cinquanta siti e la politica ha detto: “Non vogliamo che, in questa fase, si vada nelle aree colpite dal sisma e nelle aree che hanno già avuto discariche negli anni precedenti”. È venuta fuori una graduatoria. E dove sta il problema? Se poi la discarica non è un problema, perché lì dovrebbe esserlo?
(Intervento fuori microfono)
Renzo MARINELLI. Adesso parlo io, prima non vi ho interrotto.
Il Movimento 5 Stelle parla di ottimizzazione, riciclo, tariffa puntuale. Posso dire che come Sindaco ho avuto l'esperienza di poter provare a fare la tariffa puntuale. Il risultato è uno solo, che abbiamo costi in più. Poi è vero che chi la fa bene risparmia qualcosa, ma chi non la fa bene paga di più, e globalmente ci sono dei costi superiori. Quindi è inutile che ci diciamo… Chi non ha provate le esperienze, chi non le ha vissute sul campo può dire qualsiasi cosa, chi le ha vissute… Non è questo, non è questo.
Termovalorizzatore. Come se si trattasse - questo sempre da parte del Movimento 5 Stelle – di qualcosa che non proviene da qualche altra parte, come se non ce ne fossero in Italia. Loro dicono detto 37, a me ne risultano 41 e in Emilia-Romagna 9. Non so quale sia la cifra esatta, però non siamo gli unici. In Europa, ce ne sono oltre 500. Sembra che noi stiamo facendo qualcosa che è al di fuori del mondo, quando invece è la cosa più normale, è una cosa che avrebbe dovuto essere fatta anni fa. È questo che dobbiamo dire.
Si dice, poi, che è un documento che non pianifica, che in questo Piano non c'è nessuna visione, ancora meglio, che dobbiamo riscriverlo totalmente. Che significa? Che dobbiamo rimanere immobili per altri 5 anni o 10 anni. Allora, forse quello che ha detto chi mi ha preceduto, che mi sta a fianco, non è tutto sbagliato, perché “riscriverlo”, “no al termovalorizzatore”, “ci vogliono quindici anni”… Ci vorranno quindici anni, ma se l'avevate fatto prima questo non è… Quindi tante domande: “perché?”, “perché?”, “perché?”. L'unica soluzione è quella di fermare tutto e di bloccare tutto.
Poi, economia circolare. Noi dipendiamo dal mondo intero per qualsiasi cosa. Basta che ci sia un blocco di un canale e non arrivano più i materiali. Le plastiche cinesi vergini oggi costano molto, molto meno di quelle riciclate da noi. Chi è nel Pesarese sa che c'è la possibilità che venga bloccata anche la raccolta della plastica perché non sappiamo cosa farne. Dobbiamo essere ostaggi sempre degli altri oppure possiamo essere autonomi e decidere quello che vogliamo fare sul nostro territorio? Penso che questa sia la cosa più importante, non possiamo sempre dipendere dagli altri.
Il trasporto, discutiamo tanto perché portiamo i rifiuti da una provincia ad un'altra facendo fare ai rifiuti 70 chilometri di strada e poi li dobbiamo portare a Milano, in Lombardia - quello va bene - oppure in Svizzera o in Germania. Mi chiedo: ma perché non dobbiamo essere seri? Vogliamo fare politica. Bene, ma questa è una scelta.
Il Consigliere Mangialardi prima ha detto: “Perché prima dicevate…”. Io non ho mai detto - parlo per me e c'ero anche prima - che non voglio il termovalorizzatore, mai. Quindi su questo, anche su questa…
Poi si è parlato anche, e mi riferisco al Consigliere Catena che non c'è, di Macerata perché le scelte… Allora, l'ATA di Macerata è stata governata da sempre dal centro-sinistra, in modo… dove c'era la maggioranza…, cioè veniva gestita da entrambi i poli, destra e sinistra. Solo da due anni. c'è la gestione del centro-destra e per fortuna, perché in questi ultimi due anni si stanno individuando le discariche e stiamo individuando delle nuove soluzioni. Per quando riguarda il problema delle tariffe, Macerata con 261 euro, che è il costo medio valutato su 100 m² e tre persone, è al 21º posto su 110 province italiane e il costo è inferiore a quello di Pesaro e di Ancona, dove diciamo che va tutto bene. Quindi facciamo le nostre valutazioni, stiamo attenti.
Ringrazio il Presidente Acquaroli, l'Assessore Consoli, tutta la Giunta e tutta la maggioranza perché ancora una volta stiamo facendo un passo che va verso il futuro, che dà prospettive alla nostra Regione e che dà la possibilità a aziende, a coloro che operano in questo territorio di poter guardare anche con un po' di fiducia. E’ vero che arriverà più avanti, però dobbiamo dare fiducia nel fatto che ci stiamo muovendo. L'immobilismo è la peggior cosa, ed è ciò che è stato fatto per venti, trenta anni in questa Regione. Quindi, grazie Presidente per tutto quello che fa. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Assenti.
Andrea ASSENTI. Grazie, Presidente. Oggi mi viene in mente una pubblicità, mi tira per la giacca questa famosa reclame degli anni Ottanta: “Potevamo stupirvi con effetti speciali e colori ultra vivaci, ma noi siamo scienza e non fantascienza”. Quindi parliamo dell'astronauta, dell'astronave come fantascienza e invece dobbiamo necessariamente riferirci a un impianto di termovalorizzazione, cioè la scienza.
Partiamo da questo assunto e partiamo da un aggiornamento e dall'adeguamento del Piano regionale di gestione dei rifiuti. Non stiamo su Marte, parliamo di un Piano che va adeguato e modificato e, sostanzialmente, nei suoi principi cardine fino al 2030 abbiamo dato un indirizzo chiaro, puntuale e preciso. Da qui si parte. Perché è necessario ricordare anche la genesi. È importante pensare a sei anni fa. Questa maggioranza, l’Acquaroli bis, nasce cinque anni fa, siamo al sesto anno, ma nel periodo dal 2015 al 2020 - approvazione del primo aggiornamento del Piano di gestione nel 2015 - in quel quinquennio, ricordatevi esattamente come funzionavano le ATA provinciali, le cinque ATA provinciali. Non è una sorta di scaricabarile, ma è una fotografia precisa, perfetta di quello che succedeva in quel quinquennio, perché l'autonomia provinciale con discarica d'ambito e di servizio, che ci imponeva e ci impone la legge, non è stata. Abbiamo parlato e lavorato per anni in emergenza e l'emergenza ha notevolmente prodotto e raddoppiato i costi per i Comuni e per le bollette. Partiamo da qui. Questa non decisione e questo mancato accordo nasceva tutto all'interno delle ATA provinciali che, guarda caso, purtroppo, venivano sempre messe “l’una contro l'altra armate” da tutti esponenti di centro-sinistra, che non trovavano mai l'accordo su un'idea di fondo e di base che prevedeva non l'amministrazione unica o l'ATA unica, addirittura la doppia ATA: Marche Nord da una parte, che arrivava da Pesaro ad Ancona, e Marche Sud con le spinte notevolmente politiche che volevano Macerata, Fermo ed Ascoli dall'altra parte. Quindi è iniziato un quinquennio… Il Vicepresidente Piergallini si ricorderà perfettamente, perché in ATA provinciale era presente insieme a me quando era Sindaco di Grottammare, le battaglie fatte per non addivenire a una soluzione del genere, perché la bolletta sarebbe aumentata e noi saremmo andati fuori ambito a 185 euro a tonnellata, cose da pazzi. L'ha ricordato l'allora Sindaco di Fermo, l'Assessore Calcinaro, e questo è andato avanti per un biennio e non c'era - e vi voglio ricordare perché così è successo - l'applicazione del mutuo soccorso inerente e contrattualizzato tra Provincia e Provincia, che non è mai stato fatto se non in alcuni casi di eccessiva emergenza.
Questa sarebbe la soluzione, l'indipendenza, l'autonomia provinciale nonché regionale che noi dobbiamo dare? Non è questa.
Questa è la genesi, partiamo da lì e l'unica soluzione che noi abbiamo è arrivare a questo impianto di termovalorizzazione, perché questo mutuo soccorso provinciale non c'è mai stato. Forse potrebbe esserci, ma quando in Commissione abbiamo parlato e abbiamo dibattuto per tanto tempo…, anche nell'Acquaroli 1 si dibatteva di questo argomento, le soluzioni erano due. Non avete il coraggio di ammetterlo, ma erano due le soluzioni: o si fa il termovalorizzatore o si prende l'aereo e si manda tutto in Olanda. Qual è il problema di mandare tutti in Olanda? Non il fatto di andare in Olanda, non il costo di trasporto che era altresì importante, ma il problema era l'assenza di contratti che permettessero la durata, l'autonomia e l'autosufficienza regionale. Perché se tra dieci anni l'Olanda chiude il contratto, si rimane fregati, perché non si ha il termovalorizzatore né tanto meno si riesce a spedire fuori. E non è un problema di soldi, come state spostando l'attenzione, è un problema di metodo, di indirizzo. E l'indirizzo è questo.
Noi vogliamo essere autosufficienti? Sì. Ci sono 41 impianti nel territorio nazionale? Sì. Vogliamo essere indipendenti al punto tale da investire nei prossimi anni per la nostra autosufficienza ed indipendenza in materia di rifiuti? Sì, dimostriamolo, votiamo l'atto. Oggi parliamo di questo, non è che siamo su “Scherzi a parte”. Oggi voi non volete, ma non potete e non dovete non approvare questo atto, altrimenti sconfessereste voi stessi per andare in controtendenza a quello che predicate da anni. Oggi avete una possibilità, approvatelo, perché di questo parliamo.
L'ATA unica non è così, non è “arriva il mostro cattivo”. L'ATA unica va sicuramente ragionata e nel tempo più immediato possibile l'Assessore ci ragguaglierà, ma non è possibile pensare di non votare l’atto. Altrimenti voi non avete una soluzione produttiva per questa Regione, fate semplicemente “la fuffa”. Anche perché leggo: “anni di immobilismo”, “scelta vecchia e priva di coraggio”. Questa mi sembra l'esatto contrario. È una scelta con tantissimo coraggio, ma addirittura una “scelta vecchia” no, ma magari collaudata, perché abbiamo 41 esempi di collaudi che funzionano perfettamente e danno quell'autosufficienza in materia di rifiuti che noi auspichiamo e che vogliamo votare.
Quindi la politica regionale messa in campo dall’Acquaroli Uno e dall’Acquaroli Due va esattamente in questa direzione. Lo abbiamo già fatto con le politiche sanitarie: cambiare la legge sanitaria, cambiare il testo, modificare, togliere l'ASUR, andare sulle cinque AST; nonché modificare dopo 31 anni la legge di assetto e di governo del territorio. Oggi andiamo anche sugli impianti e la gestione degli impianti di rifiuti. Ditemi voi se queste non sono scelte coraggiose che hanno cambiato e che cambieranno la faccia e il volto, l'assetto infrastrutturale e governativo di questa Regione. Ditemi voi quale altro esempio c'è da portarmi come controprova su questo testo. Non esiste. Penso che oggi perdiate un'occasione non votandolo. Perdete un'occasione perché l'impostazione che i cittadini marchigiani avranno oggi è che voi siete solo un partito, una minoranza di propaganda. Ma di propaganda al momento state solo morendo. Morirete di propaganda. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Putzu.
Andrea PUTZU. Grazie, Presidente. Voglio ringraziare il Presidente Acquaroli, la Giunta, l'Assessore Consoli ed i tecnici per questo Piano. Ho sentito dire un po' di tutto da parte dell'opposizione, ma poi i colleghi Consiglieri di maggioranza sono stati bravissimi a sbugiardare alcune dichiarazioni. Tra l'altro, come sempre, mi dispiace leggere, e devo farlo quasi ogni volta, il programma elettorale del centro-sinistra, in cui leggo: “Razionalizzare gli attuali cinque ATO al fine di una gestione più funzionale ed efficiente”. Quello che stiamo facendo noi. “Valutare le distanze minime tra gli impianti di smaltimento rifiuti e le aree residenziali contenute nel Piano regionale di gestione dei rifiuti in vigore, tenendo conto nelle situazioni di ampliamento della valutazione degli impianti già esistenti”. Quello che stiamo facendo noi. Prima con il Consigliere Cardilli, che è nuovo in quest'Aula, parlavamo del programma elettorale del candidato Governatore del centro-sinistra e mi diceva: “Ma stavolta lo voteranno perché fondamentalmente...”. E invece, ovviamente, da sinistra leggo solo e ascolto solo critiche, poche proposte. Qando ci dicono “Siete in ritardo di 5 anni”. Ma no, nel 2015, mentre i Governatori, il centro-sinistra in giro per l'Italia correvano, l'ultimo atto fatto sul Piano dei rifiuti è stato quello della Giunta Spacca, Partito Democratico, 2015. Ricordo che l'Assessore era l'amica XY. E, ovviamente, negli anni a guida dell’ultimo Presidente del centro-sinistra non è stato fatto nulla. Mi sorprende che magari qualcuno che prima era Assessore della Giunta Ceriscioli venga a dirci che non abbiamo fatto nulla nei cinque anni precedenti. Su questo dico: “Ma siamo in una finzione, in una fiction, o siamo in Consiglio regionale?”. Se dobbiamo fare la fiction, è una fiction a molte puntate, quelle serie di una delle grandi piattaforme telematiche che vediamo anche in televisione con le Smart TV. La chiamerei “La fiction delle sconfitte”, dove, ovviamente, anche oggi, ancora una volta, dovete trovare la vostra sconfitta. Perché dico questo? Tra l'altro, aggiungerei sotto al titolo “Le contraddizioni del centro-sinistra”. Perché, ovviamente, quando si parla di termovalorizzatore…, ho sentito il Consigliere Catena parlare di opportunità o meno. Vi faccio una domanda: ma qualcuno a sinistra ha il coraggio di dire “sono favorevole” o “sono contrario”? No, perché nel vostro programma elettorale, ovviamente, non c'era scritto nulla, visto che il candidato Governatore del centro-sinistra, come è già stato detto, era favorevole a fare il termovalorizzatore a Roma e l'amico compagno Sindaco di Roma… ma non è favorevole a farlo nelle Marche. Forse perché sapeva che avrebbe perso e voleva prendere i voti degli ambientalisti e faceva benissimo, ognuno fa le sue scelte. O forse perché la coalizione non è coalizione a trazione innovativa, Partito Democratico, ma è, ovviamente, a trazione, forse a volte, progressista. Perché qui dobbiamo capire qual è la linea politica da scegliere. Dobbiamo dire la verità ai cittadini, perché, ovviamente, si parla benissimo di raccolta differenziata. Tra l'altro, la Regione Marche è tra le prime Regioni in Italia per raccolta differenziata. Anche questo dato è sopra la media nazionale. Di certo non è che dobbiamo prenderci il vanto noi, è merito dei Comuni. Ma, soprattutto, permettetemi di dire, è merito dei tanti cittadini che hanno imparato benissimo a fare la raccolta differenziata. Ma è altrettanto vero che, quando prima si parlava di aumento della TARI, si parlava delle discariche sempre più piene, dobbiamo compiere una scelta.
Tra l'altro, permettetemi di dire che nessuno di voi ha avuto il coraggio di dire se siete favorevoli o contrari al termovalorizzatore. Vi capisco perché dovete fare gli utili equilibristi, in un circo, che a noi non appartiene, anche perchè, fondamentalmente, nel vostro tendone ci sono sempre meno spettatori. Ovviamente, se fossero paganti ancora meno. Lo vediamo nelle riunioni di partito, nei vostri incontri. E questo ci fa capire che stiamo andando nella direzione giusta. Perché, mentre voi avete avuto l'opportunità di governare questa Regione per tantissimi anni e mentre i vostri colleghi di sinistra hanno avuto grandi capacità, hanno avuto lungimiranza, parlo dell’ex Presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani, che non credo sia un sovranista, un nazionalista, e anche lui è stato uno dei primi fautori del termovalorizzatore. Voi, invece, siete ancora a fare gli equilibristi nel dire: “Beh, no, noi siamo contrari”. Ma certo, ovviamente, siete all'opposizione, ci mancherebbe altro che dite che siete favorevoli. Anche se credo che nella vita e in politica ci voglia una parola: coraggio. Sono certo che qualcuno tra voi sia favorevole, anche all'interno del Partito Democratico, ma ha paura di dirlo.
Penso, invece, che questo Piano dei rifiuti vada nella direzione giusta, perché, tra l'altro, dà l'opportunità sull’ATO unico e agli ATA provinciali… dà l'opportunità per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti e questo credo che sia importante.
Così come rivendico l'emendamento che abbiamo fatto in Commissione con i Capigruppo di maggioranza relativo agli ampliamenti e alle nuove discariche per quanto riguarda la questione della distanza – 1 chilometro o magari anche accorciarlo – dando l'opportunità ai Consigli comunali di scegliere.
Capisco che non avete più maggioranza, però noi siamo più democratici di voi, perché, fondamentalmente, diamo l'opportunità ai Comuni di scegliere anche l'aspetto legato alle distanze. Magari un Comune ha un'esigenza diversa rispetto ad altri.
Tra l'altro, sono un po' dispiaciuto perché anche voi, ancora una volta, venite in Aula a dire: “Questo Piano non lo attuerete mai”, “Il termovalorizzatore non lo farete mai”. Me lo ricordo benissimo, ero in quest'Aula la scorsa legislatura e c'era qualcuno, caro Presidente Acquaroli, che diceva che le Aziende Sanitarie Territoriali non le avremmo mai fatte. Guardo a lei, Consigliere Cesetti, si ricorderà benissimo che andava impugnata la legge delle Aziende Sanitarie Territoriali perché non andava bene. Ovviamente abbiamo fatto le Aziende Sanitarie Territoriali. Ricordo benissimo quando avevate detto che era impossibile per l'Ospedale di Pesaro, per l’Ospedale di Macerata… e anche lì siamo in fase avanzata. A volte mi dico che forse qualcuno pensa che stiamo realizzando i loro sogni, è possibile, magari… e quando qualcuno vede che il sogno lo tramutiamo in realtà magari è dispiaciuto, invidioso. Non credo che siate invidiosi, immagino che siate dispiaciuti perché non siete riusciti a creare i sogni e a realizzarli.
Qualcuno ha anche detto: “il piano è morto”, “nasce morto”. Non so a cosa vi riferiate. Il bello è, e mi fa sorridere, che fate i complimenti ai tecnici e poi, ovviamente, criticate la politica. Ma voi sapete benissimo che un Piano viene fatto sull’indirizzo politico, lo sapete benissimo perché avete governato i Comuni, avete governato anche questa Regione, ed i tecnici attuano le idee della politica, mettono in pratica le azioni. Ma quello che mi fa sorridere è che voi siete entrati, a volte, poco nel Piano, avete cercato di creare slogan per andare contro a chissà che cosa. Avrei preferito fare il Piano insieme, insieme a voi, ma capisco che non è facile fare un Piano con chi non ha il coraggio di dire se vuole un termovalorizzatore o no. Mi rendo conto che, se avessimo fatto questa scelta, vi avremmo politicamente spaccato, perché il Movimento 5 Stelle e AVS sono coerentemente contrari mentre qualcun altro, ovviamente, avrebbe potuto essere favorevole, quindi avremmo creato una spaccatura all'opposizione. Dico: già sono così frammentati che non dobbiamo frammentarli di più, ci mancherebbe altro. A voi vi unisce solo il no, solo il no, solo che non va bene. A volte ascolto da umile studente finte lezioni universitarie di diritto amministrativo, di diritto… magari relazioni politiche. Invece sono dispiaciuto perché avrei preferito che su questo Piano, si cercasse di collaborare invece di ostacolare, dato che questo Piano dei rifiuti guarda al futuro.
Purtroppo, è vero, ci abbiamo messo un po' di tempo, ma forse anche per adattarci alle esigenze territoriali, ma è altrettanto vero che siamo stati coraggiosi, coerenti e soprattutto, ancora una volta, abbiamo rispettato il nostro programma elettorale. Credo che i cittadini marchigiani si siano resi conto che di qua c'è una maggioranza che, quando propone… così come la legge di valorizzazione del commercio locale, si sosteneva fosse una trovata, come dire, folkloristica o piena di demagogia, per chi non legge i programmi elettorali, ma era nel nostro programma elettorale, così come il Piano dei rifiuti.
Quindi, invito il PD, ogni volta che schiaccia il pulsantino per prendere la parola, a rileggersi il proprio programma. Altrimenti continuamente non solo fa le figuracce con noi, ma anche con i cittadini marchigiani. Grazie.
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Consoli.
Tiziano CONSOLI. Grazie, Presidente. Grazie a tutti. Oggi portiamo all'esame dell'Aula non solo un atto necessario, ma, soprattutto, una scelta di responsabilità per il futuro della Regione Marche. È bene ribadire che questo percorso non nasce oggi. La Regione ha scelto di affrontare con determinazione un nodo strategico per il territorio regionale. Dopo anni in cui la pianificazione è rimasta ferma al Piano del 2015, l'Amministrazione regionale ha preso in mano la situazione con visione e concretezza: un percorso chiaro, avviato con l'atto di indirizzo del 2021, tradotto nella proposta di Piano riapprovato nella Giunta del 2025 e che oggi compie un passaggio decisivo. Mi occorre un attimino precisare qualcosa sul ritardo, perché da tanti Consiglieri, soprattutto all'opposizione, è stato detto il ritardo. Ebbene, qui si parla di ritardo di cinque anni rispetto a una pianificazione pregressa. Ma mi occorre dire che correva l'anno 2015, Governo Spacca, da lì a tre anni uscì la direttiva europea, la 2018/850, che stabiliva i criteri attraverso i quali si dovevano raggiungere gli obiettivi entro il 2035, ovvero il 10% del conferimento dei rifiuti in discarica e il 65% di raccolta differenziata. E allora voi mi dovete dire: perché non è stato attuato alcun intervento su una pianificazione già avviata? Perché non è stato studiato uno strumento apprezzabile o dato avvio a un processo di revisione di quel Piano? E oggi finite col dire che questa pianificazione entra in ritardo. A me sembra modestamente che questa opposizione abbia esercitato un puro fatto di stile politico, di opposizione chiusa in sé stessa, senza peraltro fornire argomenti sui quali ci si poteva confrontare in maniera diretta con dati certi e concretezze obiettive. E poi su questo leggevo poco tempo fa un articolo sul giornale della Consigliera Valeria Mancinelli. Consigliera Mancinelli, non me ne voglia, ha detto che io e il Presidente eravamo forse Don Rodrigo e Don Abbondio, parlando del tema del romanzo storico di Lucia Mondella e Renzo Tramaglino. Potrei riferire eventualmente a lei la figura di Donna Prassede, quella che dispensava dei buoni consigli, ma che evidentemente questi buoni consigli hanno portato poi allo scompiglio del matrimonio che si doveva fare. E questa per pura concretezza narrare le vicende in maniera corretta e avere dati suffragabili a livello certo potrebbe condurre a una valutazione non politica o strettamente di contestazione, ma a un'analisi prettamente collegata al tema. E qui mi riferisco anche al tema delle ATA. Ricordo nel passato le problematiche sull'individuazione di un biodigestore nel territorio. Lite che si è concretizzata tra l’ex Sindaca di Ancona e l’ex Sindaco di Jesi che non ha portato, mutuando Donna Prassede, all'individuazione di un sito, dopo che Ancona, tra l'altro, aveva proposto due siti per la realizzazione del biodigestore che, in realtà, è stato realizzato, guarda caso, ad Ostra Vetere con Astea. Le ATA dal 2018 in avanti sono state lasciate sole. E oggi pensare a una legge di governo, che metteremo in campo con una discussione istituzionale, è un tema del tutto forviante, perché c'è una conditio sine qua non attraverso la quale la pianificazione dei rifiuti è preordinata alla costituzione di una legge di governance sul territorio. E la legge di governance si farà, si farà con la gestione di un Ambito unico. Ambito unico che è previsto dalla legge che è richiamato dal decreto legislativo n. 152 del 2006 che impone l'unicità degli interventi mantenendo inalterate le programmazioni delle singole ATA. E se oggi parliamo in materia di rifiuto circa le ATA e del comportamento che stanno avendo, beh, diciamo che un qualcosa di più virtuoso si sta verificando. E non basta brandire la lettera che è stata inviata dalla Regione, anche questa forviante, perché con questa si specula e si fa cattiva informazione sulle informazioni che vengono date. La Regione Marche ha chiesto informazione all'ATA di Macerata chiedendo evidentemente che non ci fossero ritardi nella realizzazione del completamento dell'iter di individuazione della nuova discarica. Non ha detto nulla che sia stato sbagliato o meno. La risposta che ha dato l'ATA di Macerata è stata quella di dire: ci sarà una VAS che farà il confronto tra diversi siti, intanto l'ATA, essendo, naturalmente, organismo che ha una sovranità nella legittimazione delle scelte politiche, può determinare i criteri che ritiene doverosi e opportuni. Dopodiché c'è la Magistratura che valuterà se le condizioni sono state compiutamente rispettate oppure meno. Ad ogni modo mi occorre dire che l'aggiornamento recepisce il Pacchetto europeo e la sovranità e la gerarchia delle fonti europee per quanto riguarda l'economia circolare e si adegua al Programma nazionale di gestione dei rifiuti, rispondendo all'obbligo normativo di revisione sessennale. Basti considerare che due anni sono stati persi per causa, naturalmente, di un evento epidemico importante, ma da lì la Giunta Acquaroli, la prima Giunta Acquaroli, è riuscita a portare avanti un Piano di VAS per l'individuazione di un sito. E guardate il materiale. Questo è il materiale del piano rifiuti e quando si dice che non sia stata fatta un'analisi approfondita anche sulle diverse alternative che potevano essere ritrovate nella gerarchia delle fonti europee, si fa cattiva informazione. Per comprendere la necessità di questa svolta, dobbiamo guardare con pragmatismo ai dati reali del nostro territorio. L'analisi dei Report regionali sui rifiuti evidenzia un nodo strutturale che non possiamo ignorare. Nel 2024 le Marche producono circa 768 mila tonnellate di rifiuti urbani, a fronte di una popolazione inferiore di circa 68 mila residenti rispetto al 2015. La produzione complessiva è rimasta sostanzialmente stabile rispetto al 2015. Quindi questo dimostra chiaramente che il calo demografico non è stato accompagnato da una proporzionale riduzione della produzione dei rifiuti. Ed è qui che è mancata la programmazione da parte del centro-sinistra sulla programmazione dei rifiuti. A questo si aggiunge un secondo elemento di riflessione: le Marche hanno superato il 70% di raccolta differenziata, che al netto vuol dire 48-50%. Ma il dato della raccolta, da solo, non basta. La quantità raccolta non coincide automaticamente con il riciclaggio effettivo: a causa delle qualità dei materiali e degli scarti di lavorazione, il livello stimato di riciclaggio reale, come dicevo, si aggira intorno al 50% del totale del prodotto, l'eccedenza viene conferita in discarica. È qui che si misura la differenza tra limitarsi a raccogliere e costruire un'autentica economia circolare. Beh, sull’economia circolare vorrei spendere due parole anche per rispondere alla Consigliera Marta Ruggeri. Che cos'è l'economia circolare? È tutto ciò che è alternativo rispetto al sotterramento dei rifiuti. Quindi rientrano i biodigestori, rientrano le discariche per rifiuti speciali non pericolosi. Si fa presto a parlare di economia circolare, ma si fa presto pure a condividere le battaglie dei Comitati per motivi politici solo per scopi ambientalistici, magari gonfiandosi delle parole che riguardano l'economia circolare. Quindi con questo non si vuole togliere naturalmente la fiducia alle ATA provinciali, perché le ATA provinciali continueranno nella loro programmazione dei rifiuti ivi compresa l'economia circolare che è già instaurata e che già è in fase di programmazione. E dico anche che sull'economia circolare non è che sono stati fatti pochi interventi. Abbiamo finanziato con pochi soldi, ma comunque significativi da parte dell'Ecotassa, ai sensi del piano vigente, i centri del riuso, la creazione della rete regionale, i centri di raccolta comunali, l'impianto di selezione della raccolta differenziata del Cosmari, l'impianto di CSS del lato due, dove c’è lo scarto del TMB che viene incenerito, l'impianto di recupero di spazzamento stradale per 3 milioni di euro, la riduzione dello spreco alimentare, l'impianto di TMB di Fermo, l'impianto di TMB di Macerata, l'educazione ambientale con l'attivazione delle ludoteche del riuso. Alcune iniziative sono diventate addirittura dei modelli a livello nazionale. E il nuovo Piano continuerà a potenziare le azioni che devono trovare concretezza secondo uno scenario efficace a livello di sistema. Già il vigente Piano prefigura una gestione unitaria che le gestioni locali non hanno assecondato quando erano gestite da governi del centro-sinistra perlopiù. Quindi oggi avete rimarcato il fatto che c'è un potere plenipotenziario in tutte le Province da parte del centro-destra, ma furono proprio le ATA di centro-sinistra, … di centro-sinistra che non vollero fare l'ATA unico. La proposta in sede tecnica del 2014 non era stata accolta dal Consiglio che volle conservare l'assetto di governance a scala provinciale e non avrebbe comunque in ogni caso con questa legge di governance pregiudicato l'autonomia delle politiche delle singole ATA. Comunque la legge dice che almeno ogni 6 anni la Regione verifica la necessità di aggiornare il Piano. Il processo è iniziato nel 2021 con l'atto di indirizzo della Giunta che è una fotografia statica di quella fase. Poi possiamo parlare anche dei 3 milioni di metri cubi, 4 milioni di metri cubi di rifiuti speciali che dobbiamo conferire necessariamente in altre Regioni o addirittura transfrontalieri, quindi vengono sistemati in altre zone d'Europa o del Continente, addirittura. E quelli sono costi. Senza una termovalorizzazione o un'impiantistica collegata all'economia circolare non potranno raggiungersi quegli obiettivi che la raccolta differenziata si prefigura. Peraltro il termine di legge per l'adeguamento al pacchetto comunitario sull'economia circolare è il 31 dicembre 2023, quindi parliamo di 3 anni di ritardo. Ma fortunatamente avevamo un Piano vigente molto valido per le azioni di prevenzione della produzione, motivo per cui la nostra Regione viene ricercata come partner addirittura in diversi progetti comunitari. Continuare con uno scenario inerziale del “non fare” porterebbe nel 2030 ad appena il 51% del riciclaggio, ben al di sotto dell'obiettivo del 60%, lasciando la discarica come unica e insostenibile via di chiusura del ciclo, con capacità residue destinate a esaurirsi prima del termine della programmazione. Lo scenario di Piano punta invece all'80% di raccolta differenziata media regionale e al 66% di riciclaggio al 2030, rendendo le capacità impiantistiche previste sufficienti a coprire l'intero orizzonte temporale. Questa Giunta non si limita a parlare di rifiuti o a gestire l'emergenza restando inerme. Interveniamo in modo organico sull'intero ciclo integrato, sulla riduzione della produzione, sul miglioramento della qualità raccolta, sul potenziamento degli impianti per l'organico e le frazioni secche, sul recupero dei rifiuti da spazzamento stradale e igienici, fino alla valorizzazione degli scarti non riciclabili. E sulla modalità di intervento del sistema che non è governance della Regione Marche… perché la Regione Marche ha governance solamente per determinare la compatibilità del Piano regionale dei rifiuti con le previsioni che vengono fatte dalle singole ATA nel territorio e non può intromettersi nell'ambito dei meandri decisionali. Su tutte le VAS realizzate dalle cinque ATA nella provincia di Ancona, mai la Regione ha messo bocca sulla programmazione, ma ha verificato solamente la compatibilità delle azioni che vengono fatte dalle ATA. E l'ATA unico potrebbe concertare al meglio questa funzionalità della Regione Marche per verificare la piena compatibilità delle programmazioni delle ATA in base alle necessità regionali. Questa Giunta non si limita a parlare di rifiuti o a gestire l'emergenza. L'abbiamo già detto. In questa rigida gerarchia si colloca anche la previsione del recupero energetico delle sole frazioni residuali e non più recuperabili come materia. Chiariamo un punto fondamentale: la valorizzazione energetica non è un'alternativa alla raccolta differenziata o a riciclo, ma avviene dopo. Riguarda esclusivamente ciò che resta dopo aver massimizzato il recupero di materia, ed è l'unico strumento per ridurre drasticamente il ricorso alla discarica e chiudere il ciclo all'interno del nostro territorio. Il Piano, è bene ribadirlo, non localizza alcun impianto, stabilisce dei criteri e requisiti e le procedure che devono essere attuate quando verrà approvata la pianificazione e dopo che verrà discussa e decisa la modalità di governance attraverso delle gare d'appalto e su questo ci sarà un confronto istituzionale che l'ATA unico dovrà avallare. Parallelamente agli impianti, il Piano affronta la governance per superare la frammentazione e la distribuzione disomogenea dei servizi. Un ambito regionale unico, affiancato da articolazioni locali per gestire l'operatività, consentirà di coordinare i flussi e programmare gli impianti strategici. La scala regionale non cancella il ruolo dei Comuni. Si diceva prima… il Consigliere Pierini diceva che si fa bene a parlare con i Comuni e i Comuni dovranno essere rappresentati all'interno dell'ATA unica, che è uno strumento di governance nel quale i Comuni potranno, in relazione alle loro dimensioni, sostenere le loro tesi e validare le loro intenzioni. C'è poi una ricaduta diretta sulle famiglie e sulle imprese marchigiane. Rinviare le decisioni significa dover trasportare i rifiuti fuori regione, dipendere da impianti da terzi, ricercare continue emergenze e sostenere costi esponenziali, come già viene fatto con gli accordi interprovinciali tra la Provincia di Macerata e Fermo, tra la Provincia di Macerata e Ancona. E un Ambito unico permetterà anche la circolazione dei rifiuti in maniera più tranquilla, senza raggiungimento di quegli accordi interprovinciali che spesso vengono declinati. Un ciclo efficiente e autosufficiente è l'unica vera garanzia per contenere gli aumenti tariffari. Non promettiamo con demagogia che i costi scompaiano assolutamente, ma lavoriamo con serietà perché non vengano aggravati dall'inerzia, dalla frammentazione e dalle mancate decisioni del passato. Entro il 2030 prenderà forma il nuovo assetto impiantistico e non potranno più essere conferiti in discarica i rifiuti idonei al recupero. Entro il 2035 la quota complessiva di rifiuti urbani smaltita in discarica dovrà scendere sotto il 10%, allineandoci agli standard più avanzati d'Europa. Con questo Piano le Marche assumono una traiettoria chiara, coerente con le direttive europee e con la programmazione nazionale. Governare significa decidere prima che l'emergenza imponga soluzioni più costose. Cosa che non si è fatta prima quando le vacche erano grasse, quando c'erano le discariche più scariche, utilizzando una tautologia. È lì che si doveva programmare un futuro dove le vacche erano più magre. Governare significa decidere prima che l'emergenza imponga soluzioni più costose, meno efficaci e meno sostenibili. È questa la responsabilità oggi che assumiamo a testa alta nei confronti dei cittadini marchigiani.
Per questo mi sento di ringraziare tutti gli uffici regionali, il Presidente Acquaroli, la Commissione consiliare con il Consigliere Luca Marconi, tutti i componenti che hanno apportato significativamente il loro contributo. Tutti hanno suggerito di essere favorevoli alla termovalorizzazione, anche i sindacati che tendenzialmente non accettano più i modelli di raccolta porta a porta, perché sono oramai desueti e portano a dei costi complessivamente più alti oltre a malattie professionali, elementi che vengono declinati in condizioni di rallentamenti di quel modello di raccolta che oggi rischia di essere superato.
Abbiamo fatto un lavoro di confronto istituzionale anche severo, di approfondimento e quindi ringrazio tutti per aver tracciato un percorso che ci porterà verso una nuova rotta. Le Marche potranno avere i presupposti per avere l'autosufficienza nella gestione dei propri rifiuti. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Marconi.
Luca MARCONI. Grazie, Presidente. Allora, Presidente, ci sono solo 5 minuti, quindi sarò velocissimo. La prima cosa che comunico è di aver ricevuto una telefonata dalla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen che piange amaramente per il comportamento della sinistra in quest'Aula. Faccio parte di quella maggioranza, il Presidente Acquaroli no, ma io faccio parte di quella maggioranza insieme ai Verdi e ai socialisti del PD, ma purtroppo non ci sono. Non ci sono su queste direttive europee che vanno, appunto, come è stato detto ampiamente… Presidente Acquaroli, penso che mai come in quest'atto la maggioranza non solo sia stata compatta, ma abbia esplicitato una serie di argomentazioni, ne ho contate almeno una ventina, così forti, anche da colleghi Consiglieri che non fanno parte della III Commissione, che veramente ci confortano. Il segno che tutti noi abbiamo in quest'Aula recepito quello che fuori da quest'Aula ci è stato detto. Perché non c'è solo una maggioranza qui su questo argomento, c'è evidentemente una maggioranza che va ben oltre il 70% fuori da quest'Aula se tutti i soggetti sociali che abbiamo intervistato e ascoltato durante le audizioni hanno questa rappresentanza e ce l'hanno sicuramente. Quindi ha detto bene il Consigliere Assenti, il PD perde un'occasione importante, come anche ricordava il Capogruppo Consigliere Putzu, la possibilità di dialogare su questo argomento. Non si dialoga, non ci sono emendamenti, che pure erano stati presentati e vengono ritirati, e si va a un ordine del giorno che blinda tutta la minoranza e che chiaramente non potremmo che respingere. Penso che, se l'avete letto, l'indirizzo sia questo e credo di interpretarlo, non dovremmo aggiungere altri argomenti. Grazie, Assessore Consoli, perché ha snocciolato almeno una quindicina di azioni - io non ce le avevo tutte in fila - e quindi risponde al fatto che questo Piano non contenga le azioni. Ma viva Dio! Questo documento contiene 1.350 pagine scritte. Ma, dentro queste 1.350 pagine, potevano starci gli articolati di ogni intervento? Sarebbe stato un Piano da 10.000 pagine. Primo. Secondo, è un Piano e il Piano, per sua natura… cosa che non abbiamo inventato noi, ma ha inventato la sinistra, perché la pianificazione nasce addirittura nell'Unione Sovietica nel lontano 1920 e poi è stata importata malignamente dal resto d'Europa perché siamo tutti comunisti, come ho avuto modo di sostenere in tante occasioni, e siamo diventati anche noi pianificatori invece che liberi interpretatori della realtà, perché questo dovrebbe fare la politica: interpretare la realtà, non pianificare. Ma se un Piano qui è necessario perché devi mettere in ordine una serie infinita di cose, non può essere un articolato. E il Piano dice quello che deve dire, cioè dà delle indicazioni di massima con scelte politiche ben precise, altro che non ci stanno. C'è la scelta che è stata rinviata da sempre e c'è una scelta di concretezza, semplicemente quello. Non sto a ripetere quello che i colleghi, molto opportunamente, in maniera decisamente limpida, hanno presentato. Quindi il dibattito fuori, caro Presidente, è già pronto perché dureremo mesi a raccontare ai cittadini delle Marche che qui si è fatta la storia, cioè si è presa una decisione che cambia la storia. E ci dispiace che un partito che ha la cultura di governo, o dovrebbe avere la cultura di governo, non si sia associato a questa scelta. Potevate anche astenervi. Adesso non so cosa dichiarate, ma sembra che abbiate già dichiarato che siete contro. Potevate anche astenervi dicendo che alcune parti del Piano, che i numeri non corrispondevano, ma che alcune scelte di fondo potevano essere condivisibili, perché così si va avanti. Non uno fa e l'altro sfascia, ma neanche questo. Quindi andiamo serenamente all'approvazione di questo Piano, non dimenticando quello che l'Assessore diceva alla fine: quanto costa la raccolta differenziata in termini di malattia, di malattie invalidanti. Il Cosmari, a Macerata, che è l'unica realtà che fa il porta a porta dappertutto, paga 140 lavoratori invalidi su 600. Costa anche in termini economici, non dimentichiamocelo. Questo raccontiamo ai cittadini, non che l'aumento del costo arriverà col termovalorizzatore. Gli aumenti dei costi arrivano anche con queste procedure. Noi le facciamo, siamo convinti, le portiamo avanti, ma costa così e onestà intellettuale va fatta e va detto ai cittadini quanto costa una procedura di questo tipo. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola la relatrice di minoranza Consigliera Mancinelli.
Valeria MANCINELLI. Grazie, Presidente. Le nostre proposte in alternativa a questo Piano e la compattezza della minoranza e le contraddizioni anche interne alla maggioranza… poi vi farò ascoltare in diretta l’Assessore alla materia fino a un anno fa, ma di questo ne parlerò quando illustrerò il nostro ordine del giorno. Adesso rimango sul tema, anche perché i minuti sono pochi. I pragmatici e i concreti, cioè la maggioranza, “governare significa scegliere, assumere decisioni ed essere concreti”. I pragmatici. Allora, il termovalorizzatore, presentato come la soluzione di tutto il problema dei rifiuti delle Marche, per essere fatto richiede questi passaggi. Non lo dico io, lo dice il Piano. Allora, prima dovrà essere presentata la legge di cui parla l'Assessore Consoli, che ancora non è stata presentata. Prima dovrà essere presentata e approvata una legge regionale che dovrà stabilire come sarà costituito l'organismo di gestione dell'ATO unico regionale. Poi dovrà essere costituito questo organismo e, siccome quell'organismo deciderà dove si fa il termovalorizzatore, chi lo farà, con quali soldi, immagino che la discussione non sarà proprio così rapidissima. Lo stesso Piano, quello approvato dalla Giunta, cioè la Giunta ci dice che per questa fase, per approvare la legge e istituire l'organismo, serviranno almeno 24 mesi. Lo dichiara il Piano, due anni ed è molto ottimistico. Istituito l'organismo, l'organismo dovrà fare il Piano regionale d'ambito dove dovrà localizzare gli impianti, eccetera. Allora, le ATA provinciali ci hanno messo dieci anni a localizzare, e non sempre ci sono riuscite, la discarica. L'organismo unico regionale, diciamo che è bravissimo, in cinque anni localizza, 5, 2, 7… Una volta localizzato, bisogna individuare il soggetto che lo realizza. Qui ci si dice soggetto pubblico anche in partecipazione con il privato. Certo, ma oggi non lo sappiamo, non viene neanche proposto. A quel punto bisogna individuare il soggetto, poi bisogna individuare i finanziamenti, poi quel soggetto deve fare la progettazione, un'opera da 500 milioni di euro. Cioè, avete idea quanto costa e quanto tempo serve per quella progettazione? Dopo che ha fatto la progettazione, solo dopo, potrà iniziare l'iter per l'autorizzazione unica ambientale. Sapete quanto tempo mediamente la Regione oggi, non solo la Regione Marche, le Province, ci mettono? Un anno, due anni, se va bene. Fatto questo, se c'è partecipazione pubblica anche parziale, ci sarà la gara d'appalto. Gara d'appalto per un'opera che è paragonabile, anzi è maggiore, del nuovo ospedale INRCA zona sud. Insomma, ho fatto un rapido calcolo che se tutto va non bene, benissimo, Assessore Consoli, ma molto… se il Signore ci assiste tantissimo, prima di 15 anni, prima di 15 anni, non si vedranno neanche le luci di posizione. Questi sarebbero i concreti e i pragmatici. Se uno vuole esercitare davvero le responsabilità di governo in questi cinque anni, anzi sei, in cui avete avuto in gestazione il Piano… ma, certo, fino a un anno fa l'Assessore la pensava diversamente, quindi capisco che… ne parleremo dopo. In questi cinque anni un'idea, una, su quale soggetto individuare per realizzarlo davvero, dove farlo, con quali soldi farlo, in modo che, approvato il Piano, si potesse cominciare subito e non fra 15 anni, forse, forse, se uno vuole governare e assumersi le responsabilità, forse lo dovevate fare. Ma l'Assessore che faceva parte della Giunta Acquaroli I sul tema assicurava, poi vi mando la diretta, che non si sarebbe mai fatto, quindi figuriamoci. Sulle nostre proposte dirò quando illustrerò il nostro ordine del giorno. Questi i pragmatici? Fra 15 anni, forse. Grazie.
PRESIDENTE. Per favore silenzio in Aula. Grazie.
E’ stata presentata una proposta di ordine del giorno a firma dei Consiglieri Mancinelli, Nobili, Seri, Ruggeri, Caporossi, Catena, Cesetti, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini, Vitri.
Ha la parola, per l’illustrazione, la Consigliera Mancinelli.
Valeria MANCINELLI. Grazie, Presidente. Il nostro è un ordine del giorno che dà indicazioni - poi le dico - che sono un punto di sintesi tra anche diverse sensibilità che ci sono dentro la coalizione, come ci sono dentro di voi. L'ultima sensibilità autorevole era quella dell'ex Assessore, era …, no, no, ho capito, però è stato Assessore cinque anni, non è che vi sarete... Ho capito che l'avete fatto fuori anche per questo motivo, però dico: non è che vi sarete accorti nell'ultimo anno, negli ultimi sei mesi, che avevate un Assessore con una sensibilità leggermente diversa, diciamo, da quella che oggi viene presentata qui. Quindi sicuramente anche all'interno della coalizione di centro-sinistra ci sono accentuazioni e sensibilità diverse. Per esempio, il PD, notoriamente, come veniva prima detto, non ha un tema di fede, non è, come dire, non è un punto di “credi tu” o “rinunci tu”, “rinuncio, rinuncio, rinuncio al termovalorizzatore”. Ma su, via. È evidente che ne facciamo un ragionamento di costi-benefici su vari ambiti, sull'ambito ambientale, su quello dei costi, eccetera. Ci sono soggetti e movimenti che fanno parte del centro-sinistra che hanno una posizione più di principio. Il punto su cui abbiamo trovato l'incontro… così come fate voi quando fate le mediazioni all'interno della maggioranza, che peraltro aveva presentato un Piano, quello che venne in Commissione la prima volta in cui l'Assessore Consoli disse: “Mi raccomando, non pensate di presentare emendamenti su distanze da centri abitati, sulla percentuale dei rifiuti speciali rispetto agli urbani”. Si ricorda Assessore Consoli? “Mi raccomando - lo diceva a noi dell'opposizione - non presentate emendamenti su questo sennò questo ci richiede la VAS, quindi nuova e ulteriore…” Quindi sei mesi fa, dopo sei anni di cogitazione, la maggioranza era arrivata, avendo trovato al suo interno un punto di sintesi ed equilibrio sulle distanze, a “non cambiamo niente”. Dopo sei mesi - adesso non voglio entrare nell'ambito né fare illazioni, ma sarebbe simpatico fare illazioni sul perché e il per come - dentro la maggioranza è maturato, evidentemente, un equilibrio diverso, tanto che gli emendamenti sono stati presentati dalla maggioranza, non dall'opposizione. Quello che l’Assessore Consoli temeva gli è arrivato dalla maggioranza dopo sei mesi. Chiaro? Mentre nei cinque anni precedenti avevate maturato l’idea - dopo aver ascoltato tutto il mondo, audito, partecipato, eccetera - che non si dovessero diminuire le distanze. Poi in sei mesi avete cambiato idea. Chiaro? Quindi è evidente che in ogni coalizione, in ogni alleanza, c'è un punto di incontro. Il punto di incontro che abbiamo trovato non è su un atto di fede, perché non è uno dei dogmi su cui... no, non un atto di fede su “il termovalorizzatore sì”, “il termovalorizzatore no”. Ma il punto di incontro che abbiamo trovato è che, così come proposto… con tutte le cose che diceva prima il collega Consigliere Nobili, tutte le domande essenziali, e cioè: quanto costa questa soluzione? Quanto potrebbe costare un'altra soluzione? Con quali soldi lo facciamo? Dove? Chi lo realizza? È un soggetto pubblico o no? Cioè tutte le domande che entrano nel merito della scelta, non nell'atto di fede. Rispetto a tutte queste domande, la proposta di Piano non è vaga, è vaghissima, per non dire altro. Quindi ci siamo trovati come punto di incontro delle diverse anche opinioni sul fatto che così non va bene, non va bene. Ma non solo, ci siamo anche trovati… perché, ripeto, non è un atto di fede, siccome stiamo parlando di uno strumento, di un impianto… se a me chiedessero: “Ma sei più per acquistare una macchina nuova o prenderla in leasing?”. Cos'è che devo fare? Un atto di fede, come se fosse appunto “sarò il Dio tuo unico”? No. Chiedo qual è l'impatto, quanto mi costa, se mi conviene da un punto di vista... Questo chiedo e così rispetto al termovalorizzatore, che è uno strumento, non è un fine né, appunto, uno dei dieci comandamenti. E rispetto a questo, in realtà, nessuna risposta c'è in questo Piano e per questo riteniamo che debba essere considerato, da un lato, una proposta sbagliata, dall'altro, una presa in giro, perché non è una scelta, è una bandierina propagandistica. Le nostre proposte nel nostro ordine del giorno, leggo: impegna la Giunta regionale a rivedere complessivamente l'impostazione del Piano di Gestione al fine di riallinearlo coerentemente alla gerarchia europea. Più concretamente: promuovere filiere locali dedicate al recupero e al riciclo; predisporre politiche di premialità - soldi, non chiacchiere - ai Comuni che investono sull'applicazione della tariffa puntuale. Per la tariffa puntuale non basta scriverla nel Piano, servono investimenti se la si vuole fare davvero. Spiegatelo anche al Vicesindaco del Comune di Ancona che ha detto che l'anno prossimo ad Ancona ci sarà la tariffa puntuale. Forse, Assessore Consoli, sarebbe meglio che gli faccia un ripasso. Destinare, compatibilmente con le finalità – la nostra proposta - della programmazione europea 2028-2034, le risorse di specifici assi strategici alle politiche indicate nei punti precedenti. Definire un cronoprogramma vincolante per la realizzazione dell'impiantistica di economia circolare, garantendo così coerenza tra obiettivi dichiarati e strumenti operativi. Garantire il completamento dell'autosufficienza territoriale degli impianti di smaltimento, le discariche. Macerata va commissariata, perché la Regione non è spettatore. Non può entrare nei meccanismi decisionali ordinari? Vero, Assessore. Ma quando c'è l'inadempienza, c'è una legge regionale che non “consente”, “obbliga” la Giunta e la Regione a esercitare i poteri sostitutivi. Mantenere una quota di conferimento di rifiuti speciali fino al 50%... quelli produttivi, quei produttivi a cui promettete, forse, fra 15 anni, il termovalorizzatore, e togliete subito, subito, la metà della capacità di conferimento nelle discariche per gli urbani. La nostra proposta è mantenere questa quota, come oggi, al 50% finché non arriva l'astronave. Così vediamo quando arriva e se arriva così rapidamente. Ed è possibile, sulla base dei numeri dichiarati dal Piano, se ogni ambito provinciale fa quello che avrebbe già dovuto fare. E se lo fa e se la Regione esercita la responsabilità di governo esercitando i poteri sostitutivi che la legge non solo le “consente”, le “impone” rispetto all'inadempienza, questo obiettivo sarebbe del tutto possibile, perché è dichiarato sul Piano, è confessato, che non è possibile mantenere il 50% per gli speciali, perché non c'è capienza di autosufficienza fino all'arrivo dell'astronave in tutto il territorio regionale, segnatamente nella provincia di Macerata. Se si facesse la discarica nella provincia di Macerata e anche negli altri territori e la Regione esercitasse qui e ora i poteri sostitutivi, non fra 15 anni, sarebbe possibile mantenere i rifiuti speciali, cioè quelli del sistema produttivo, al 50% come è oggi. Queste sono le nostre proposte sulle quali ci siamo ritrovati. Certo, un contropiano... queste sono proposte di indirizzo, certo. Perché un contropiano lo fai, o meglio, un Piano lo fai se governi, non è che lo fai facendo la riunione dei Gruppi di opposizione. Sull'ex Assessore della Giunta Acquaroli I - perché così ci divertiamo un po' tutti - allora, le contraddizioni, come dire, in seno al popolo sono…, appunto, però, con una piccola differenza, che l'ex Assessore è stato Assessore per cinque anni, non esprimeva un'opinione personale. Quando l'ex Assessore interveniva e diceva che nel Piano di gestione rifiuti - questo che adesso stiamo discutendo in Aula - la Giunta Acquaroli I, di cui lui era Assessore, non doveva prevedere il termovalorizzatore e c'erano le condizioni per non prevederlo e assicurava che non sarebbe stato previsto, l'Assessore della Giunta Acquaroli, non il Capogruppo del PD… questo 10 mesi fa, 12 mesi fa… poi ve lo giro, così lo sentite, lo riascoltate, componenti della Giunta, lei, Assessore Bugaro, non c'era e neanche l’Assessore Calcinaro, ma gli altri…
PRESIDENTE. Silenzio in Aula per favore.
Ha la parola l’Assessore Consoli.
Tiziano CONSOLI. Grazie, Presidente. Non voglio entrare nel merito dell'avvocato difensore dell’ex Assessore della Giunta Acquaroli I. Quest’ultimo rilasciò delle dichiarazioni, credo nel 2022, che ho scorso tramite dei documenti che sono stati inviati. Anzi, secondo me, dimostra la totale buona fede nel valutare tutte le ipotesi che politicamente allora erano oggetto di una valutazione e di uno studio che venne incaricato in sede di valutazione, appunto, complessiva di una pianificazione regionale che si completò nel 2023. Quelle dichiarazioni che almeno ho letto, che verifico, ho visto sul telefono, riguardano dichiarazioni del 2022, dove obiettivamente, laddove si poteva evitare, diciamo, la possibilità di accedere alla termovalorizzazione con strumenti alternativi, era una valutazione politica che entrava nell'ambito di una discussione. Ma l’Oikos ha eseguito uno studio e questo dimostra come, a volte, la politica deve attenersi a quelle che sono anche le esigenze tecniche di pianificazione. È vero che la politica determina, ma è vero pure che ci sono norme tecniche da rispettare. E se una pianificazione regionale non riesce a reggere il quadro tecnico attraverso il quale si specificano la gerarchia delle fonti e gli interventi da valorizzare nell'ambito della gestione dei rifiuti, si dice una cosa che non è appropriata alle esigenze di un territorio quale quello regionale. Per cui quello è stato detto e quello… poi è stato fatto a seguito naturalmente dello studio dove, nel 2023, credo o oltre di lì, venne approvata da tutta la Giunta, ivi compreso l'ex Assessore della Giunta Acquaroli I, la pianificazione che è stata studiata, è stata vagliata, è composta da migliaia di pagine, dove sono state verificate tutte le soluzioni alternative che potevano essere poste in essere e si è arrivati a una sintesi. Che, Poi, sinceramente non delegittimo un problema di discussione istituzionale o democratica all'interno di un Gruppo di maggioranza, perché le posizioni, a volte, possono essere diverse, leggermente diverse, ma l'importante è che si raggiunga una sintesi, perché oggi noi con la pianificazione raggiungiamo una sintesi di natura politica. Ed è vero, Consigliera Mancinelli, che dobbiamo fare un percorso, è chiaro, dobbiamo fare un percorso che partirà innanzitutto dall'individuazione di un Comitato tecnico dove verranno poste al vaglio le scelte sulla localizzazione, sulla pezzatura del termovalorizzatore o dell'astronave, come si diceva, e poi ci sarà l’ambito di costituzione di un Ambito unico con delle norme che disciplinano e regolamentano le attività, come fanno le singole ATA a livello territoriale. È chiaro, è un processo democratico che dovrà essere portato avanti, con delle difficoltà, con i confronti istituzionali, ma è questo il limite del confine entro il quale dovremmo andare. Cioè, oggi noi non possiamo definire l'intero quadro. Oggi noi siamo certi di fare una scelta politica che va nell'interesse dei cittadini marchigiani, ovvero quello di pensare a un'autosufficienza nella gestione dei rifiuti, cosa che nel passato non è mai stata fatta. Perché, lo dicevo prima, quando c'erano le discariche vuote, quando si costituivano le discariche, molte delle quali governate dalle ATA a livello territoriale nelle loro programmazioni che venivano fatte a livello del territorio, perlopiù ATA di centro-sinistra, le discariche andavano bene, si scavava, si mettevano i rifiuti, anche speciali, si garantivano le house providing che gestivano naturalmente gli interessi del territorio. Oggi qualunque azione di individuazione di un sito o di una possibilità di realizzare una discarica, anche per rifiuti speciali non pericolosi, diventa l'oggetto del contendere su politiche ambientalistiche, sulla tutela dei Comitati, sul fatto che si sostiene… prima si legittima l'economia circolare e poi si sostengono i Comitati per andare contro la Regione e impedire il governo e il processo di un cambiamento a livello della gestione dei rifiuti che stiamo cercando di portare avanti in maniera significativa. È chiaro che un Piano contiene gli indirizzi generali, contiene le norme che passano attraverso una scrupolosa VAS, un confronto tecnico che è stato fatto sull'individuazione delle capacità residue delle discariche, la possibilità di individuarne altre. E se c'è da dire una cosa, che effettivamente questo dibattito in questi mesi è servito, è servito a svegliare le ATA a livello territoriale, perché abbiamo avuto risposte dal fermano con il sormonto e con la riprofilatura che viene fatta a Fermo. Prima lo diceva l’Assessore Calcinaro. Questo dimostra anche la vivacità delle ATA laddove si raggiunga una sintesi. È stato proposto lo screening di VAS da parte dell'ASET e da parte di Ca’ Asprete nella provincia di Pesaro e Urbino. La discarica di Macerata, al di là, al netto, diciamo, di tutte le problematiche inerenti all’individuazione della pesatura del 40% dei nuovi obiettivi che sono stati stabiliti e i quali hanno portato a questo sovvertimento, evidentemente ha portato a un fattore comunque positivo che è stato l'avvio dell'iter di ampliamento della discarica di Macerata. Su questo dovremo naturalmente continuare. I dati dei giornali non sono pienamente corretti, perché Corinaldo ha ancora parecchie vasche di espansione per accogliere i rifiuti. Ascoli Piceno dovrà individuare, nel corso del tempo, una nuova discarica. Però il dibattito, il confronto che si è instaurato, è stato un confronto positivo dove ho coinvolto, abbiamo parlato insieme alle ATA territoriali, ci siamo confrontati anche avendo visioni diverse o leggermente diverse. Quindi dobbiamo proseguire su questo avvio di un percorso che realmente porterà la Regione Marche a dare un segnale politico sull'autosufficienza che stiamo portando avanti. L'autosufficienza che insisterà anche in altri settori, come l'infrastruttura, c'è il collega Assessore Baldelli, c'è il collega Assessore Bugaro, sul piano energetico. Le grandi sfide della Regione Marche saranno quelle di garantire l'autosufficienza di questa Regione a livello complessivo e soprattutto nella gestione dei rifiuti, perché i rifiuti, cari Consiglieri, non hanno colore politico e tutti dobbiamo unirci nel trovare le migliori soluzioni nel nostro territorio regionale, che siano decisioni performanti, che siano decisioni, a volte, che hanno uno stretto senso politico come quello attuale e non come dite voi che non sussiste, ma in realtà è una chiara scelta politica di proseguire un percorso netto verso l'autosufficienza. Grazie.
PRESIDENTE. Non ci sono altri interventi. Vuole intervenire, Consigliere, o per dichiarazione di voto?
(Intervento fuori microfono)
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Molto, molto brevemente. Innanzitutto voglio dire al collega Consigliere Canafoglia, doppio collega, come Consigliere e come Avvocato, che non vesta i panni della moglie di Cesare, non ci dia lezioni, perché fa riferimento, tra l'altro… e parla uno che è noto che in campagna elettorale non prende neanche un centesimo da terzi, è noto. Lo dico, quindi, è noto. Io, certo, io. Questo non significa che se qualcuno prende dei finanziamenti che lo stesso Consigliere Canafoglia definisce leciti, non significa che abbia concesso la coscienza in affitto, perché non sarebbero più leciti, sarebbe una controprestazione illecita. Quindi il riferimento è improprio. E siccome Cesare parlava della intoccabilità della moglie nel processo che lo vedeva coinvolto nel divorzio per l'intrusione del presunto amante, allora, ecco, vorrei dire che il collega Consigliere Canafoglia, e me ne dispiace dirlo, non può vestire i panni della moglie di Cesare se lui, nell'esercizio di un'attività tanto lecita quanto nobile, come quella dell'Avvocato, è controparte nei confronti della Regione Marche che lui rappresenta e dove sono, secondo me ingiustamente imputati dirigenti della Regione Marche che, tra l'altro, hanno redatto il Piano che oggi è alla nostra attenzione. Tutto questo è lecito e legittimo, per certi versi anche nobile… la toga, ma si converrà sull'inopportunità, come di sicuro fu inopportuna l'intrusione di Clodio, non so come si chiamava, nella casa di Cesare e come fu inopportuna l'ospitalità della moglie che lo accolse con tutto il suo calore e poi bene fece Cesare... Mi dispiace essere chiamato a questa difesa della dignità del nostro ruolo. Perché se qualcuno in campagna elettorale riceve finanziamenti leciti, definiti leciti come così è, previsti dalla legge e che devono essere rendicontati, credo che non debba fare ingresso questo dibattito in quest'Aula. Detto questo, per quanto riguarda il Piano, non è vero neanche che noi ci siamo messi di traverso, che siamo dei “no”. Sa bene il Presidente Marconi, sapete bene voi, lo sa bene l'Assessore. Noi non abbiamo presentato un emendamento. Abbiamo fatto un ordine del giorno che è un atto politico che va nella direzione della riscrittura del Piano che la Giunta non farà mai e, rispetto a quella soluzione, noi abbiamo trovato una sintesi unitaria. Che, poi, sul termovalorizzatore, io la possa pensare diversamente dal mio amico e collega Consigliere Caporossi, che cosa c'è di male? È il risultato finale quello che conta. E in questo Piano il tema è che il termovalorizzatore, che voi lo vedete come momento finale rispetto al quale tutto il Piano è finalizzato ad esso - e l'ho detto nel mio intervento - non si farà mai e lo sapete bene e ve lo ha detto la Capogruppo Mancinelli, relatrice di minoranza. E sono queste le ragioni per cui questo Piano dei rifiuti nasce morto. E quando il mio collega, il Capogruppo Consigliere Putzu, fa riferimento alle AST e dice: “Il Consigliere Cesetti diceva che l'atto si impugnava… eccetera… poi non è avvenuto, le abbiamo fatte”. Esatto. Ma lì avete fatto proprio esattamente quello che dicevo io prima. Lì prima avete fatto la governance, la legge sulla governance, e poi avete approvato il Piano Socio Sanitario che ne desse attuazione. Qui, invece, fate il contrario. Qui, invece, fate il contrario e non lo potete fare. Come… Presidente, soltanto un minuto. Questo emendamento che è stato aggiunto in Commissione, questa norma, il comma 2, determina una inammissibile, Presidente Marconi, commistione tra funzioni di indirizzo e pianificazione riservata all'Assemblea legislativa e alla Giunta. E quando dicevo l'altra volta che non si può modificare un atto amministrativo che è un atto di pianificazione attraverso una delega data all'organo esecutivo che la deve attuare. Ma, tra l'altro, un Piano si modifica con lo stesso meccanismo procedurale e poi? Ma dove sta scritto che noi oggi approviamo un Piano e al primo comma e al secondo comma già diciamo che lo dobbiamo modificare? Ma non è illegittimo un atto del genere? Ma non bisogna essere degli Avvocati per capirlo. Un atto del genere è sicuramente illegittimo, no? Noi oggi approviamo un atto in cui diciamo, però, che deve essere modificato su un elemento essenziale come le dista…
PRESIDENTE. Proposta di ordine del giorno. La pongo in votazione.
(L’Assemblea legislativa regionale non approva)
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Grazie, Presidente. Ringrazio la Capogruppo Consigliera Mancinelli perché noi votiamo contro. Lei ha già detto abbondantemente sia nella relazione introduttiva sia nella replica, però, a me è mancato il tempo per ribadire l'insostenibilità della modifica che è stata apportata dalla Commissione a questo Piano, quella, se vogliamo, sulle distanze. Perché? Perché, in disparte la distinzione tra funzioni di indirizzo politico e di pianificazione, spettanti agli organi rappresentativi, e funzioni di amministrazione ed esecuzione proprie della Giunta, l'eventuale modifica di un criterio localizzativo così rilevante non può essere rimessa a una valutazione demandata successivamente all'esecutivo, ma richiede l'attivazione di un autonomo procedimento di revisione del Piano nel rispetto delle competenze dell'Assemblea legislativa, delle procedure previste dalla legge e delle correlate valutazioni ambientali. Inoltre, la disposizione contrasta con il consolidato principio del contrarius actus, secondo il quale un atto amministrativo generale di pianificazione può essere modificato esclusivamente attraverso il medesimo procedimento previsto per la sua formazione. Basta andare su Wikipedia per trovare questo. Il comma 2 è anche intrinsecamente contraddittorio, Presidente, lo dico al Presidente Marconi che adesso non c'è. L'Assemblea approva oggi un Piano ritenendolo completo e conforme agli esiti della VAS, ma contemporaneamente afferma che uno dei suoi criteri fondamentali potrebbe essere errato e incarica la Giunta di verificarlo entro quattro mesi. È difficile sostenere la piena legittimità di un Piano che, nello stesso atto con cui viene approvato, viene di fatto dichiarato suscettibile di revisione su uno dei presupposti essenziali. Ma dov'è la certezza degli atti? Dov'è la certezza degli atti in questo? Che dovrebbero pensare all'esterno? E questa evidente illegittimità, che già ho evidenziato nell'intervento precedente, il primo, è fonte di un'intollerabile incertezza che si tradurrà di sicuro in possibili contenziosi, paralizzanti le attività e gli stessi obiettivi del Piano. Ed anche per questo il Piano nasce morto. Nasce morto questo Piano. Grazie.
Presidenza del Vicepresidente
Giacomo Rossi
PRESIDENTE. Ha la parola il Consigliere Caporossi.
Michele CAPOROSSI. Grazie, Presidente. Il nostro voto sarà negativo perché, l'abbiamo già spiegato prima, il Piano è nato vecchio e privo di reale programmazione. Questo ingenera, in qualche maniera, un senso di inutilità e anche di impotenza nei confronti del fatto di rimettere questa Regione, di allineare questa Regione quantomeno al resto dell'Italia più avanzata. Perché la Regione sta con un orizzonte temporale che è quello di un vuoto, perché l'orizzonte formale è il 2030, ma, in realtà, si prova a pianificare fino al 2035 senza però che il documento sia stato adeguato a questo scarto. Questo è il problema fondamentale. E poi c'è il modello di governance che è enunciato, ma non è agito, perché la transizione all’ATO unico che, come diceva prima il Consigliere Cesetti, doveva precedere in qualche maniera. Bisogna capire prima qual è il contenitore e poi metterci dentro i contenuti all'interno di questo. Invece anche qui siamo sul nulla. Spero, visto che ho avuto modo di apprezzare l’onestà - l'ho già detto - intellettuale fino in fondo dell'Assessore Consoli, che ci sia qualche scatto di orgoglio, che non vedo però all'orizzonte. Perché, se poi dopo “finita la festa, gabbato lo Santo”, come si dice, oggi finisce una storia, non se ne parla più, i tempi di cui parlava prima la Consigliera Macinelli, che sono dei tempi appunto abbastanza ottimistici e basta guardarli, ci significa che questa Regione è relegata sine die, con un tempo come variabile indipendente, a una non soluzione. Ritengo che il termovalorizzatore, che è diventato la cosa intorno alla quale si discute, dai dati che escono fuori con molta chiarezza - ho avuto modo di studiarli fino in fondo in questo Piano all'interno della Commissione e anche in quello che c'è scritto nel Piano - sia la chiusura del ciclo che non ha alternative in questa fase storica. Magari ce ne fossero, magari ce ne fossero, alternative non ci sono. La Comunità Europea lo dice. Dobbiamo ovviamente fare in modo che questo debba essere non il disincentivo nei confronti di una soluzione circolare, il disincentivo nei confronti del riuso, ma sia esattamente il contrario, cioè possa essere una soluzione che in qualche maniera fa da catalizzatore nei confronti di tutti i processi di riuso. Il problema è che con questo atto, con questa DACR, noi non mettiamo in campo niente perché, appunto, non c'è la base per discutere di un programma concreto. Quindi questo è quello che mi lascia interdetto in qualche maniera, dicevo, con un grande senso di inutilità sulle spalle. Perché, poi, sapere che abbiamo un'inerzia, una fase transitoria, un Piano che non pianifica e in nessun modo viene fatto un cronoprogramma di quello che si deve fare per andare a gol, quindi per fare in modo che si chiuda questo ciclo… ma si affronta il futuro come? Attraverso il fatto che magari il malcapitato di turno, che dovrà affrontare il problema della discarica… una nuova discarica, una discarica, un vulnus terribile sul territorio, è un qualcosa che rimane per secoli come un vulnus. Ancora quella del Testaccio a Roma, dopo 2000 anni, sta lì, per intenderci, e non avevamo i rifiuti speciali che ci sono oggi. Ora questa qui è una situazione per la quale ci auguriamo che in qualche maniera questa Amministrazione ci voglia rimettere le mani.
Caro Presidente, noi pensiamo che lei non possa essere soddisfatto di sapere che, come dire, si passa “'a nuttata” e si va oltre la fine di questa legislatura per chiudere la questione, per chiudere il problema. Crediamo che non sia da lei, non sia da un'Amministrazione di una Regione come questa, che è una Regione civile, che ha bisogno fino in fondo di trovare delle risposte nei tempi giusti e non rimanere come il fanalino di coda d'Italia nel risolvere le questioni. Questo è quello che penso, all'insegna non del fatto di non fare, ma all'insegna del fatto che ci aspettiamo un'impennata di una vera cultura di governo che dica come, quando e perché si possono fare le cose. Grazie.
Presidenza del Presidente
Gianluca Pasqui
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Canafoglia.
Corrado CANAFOGLIA. Grazie, Presidente. Allora, per distinguerci, noi della maggioranza, dalla minoranza e per dimostrare quanto siamo bravi, efficienti e non ci metteremo 15 anni o 18 anni, diciamo che votiamo convintamente questo Piano. Quanto è durato? Venti secondi. Questi sono i tempi nostri, questa è la nostra compattezza, a differenza vostra che con la propaganda tipo Pravda, anche nei miei confronti… perché io non patrocinio nessuna causa contro la Regione. Informatevi e non disinformatevi, magari da qualcuno che non ha qualche interesse nelle questioni. Siamo con voi, caro Assessore, caro Presidente, e andiamo avanti con questo Piano, non con i 15-18 anni a cui loro sono abituati, noi siamo molto più bravi. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Nobili.
Andrea NOBILI. Grazie, Presidente. Percepisco un certo nervosismo nelle file della maggioranza. Devo dire che alcuni interventi, peraltro provenienti anche da amici, mi hanno colpito per la loro aggressività. Evidentemente le nostre osservazioni sono andate nel segno, se i temi che vengono utilizzati per replicare alle nostre obiezioni ricordano un po' quelle battute che venivano fatte qualche anno fa nelle sitcom. E allora il PD? Ecco, a me piacerebbe che ci fossero - mi rivolgo soprattutto al collega Consigliere Putzu - repliche un po' più circostanziate che non si limitassero a richiamare le posizioni assunte dai Partiti in vicende analoghe, perché è troppo facile così, è troppo facile. Poi mi si consenta una battuta: io ci penserei un attimo, Consigliere Canafoglia a stare dalla parte di chi portava il distintivo nella Chicago degli anni Trenta, perché sappiamo che non era esattamente il miglior corpo di polizia che c'era negli Stati Uniti in quel periodo. Detto ciò, credo anche che non è la minoranza che si assume la responsabilità di non dire le cose come stanno alla cittadinanza. Questo è un Piano che sconta un'enorme ambiguità, che non risponde ad una serie di domande. Non siamo noi che nascondiamo ai cittadini quali sono i possibili costi della TARI, quali saranno le ricadute in termini economici e di sostenibilità ambientale rispetto alla realizzazione del termovalorizzatore. Non siamo noi, siete voi che state votando un Piano che è un atto di fede, perché state votando quasi a scatola chiusa un documento che si nasconde dietro il tecnicismo della programmazione, ma che in realtà rivela che questa Amministrazione regionale non si assume le responsabilità, non si assume le responsabilità rispetto all'individuazione dei criteri localizzativi, non si assume le responsabilità rispetto ai modelli di gestione. È un'Amministrazione regionale che, così come sulla legge chiamata “legge anti-kebab”, lancia il sasso e poi nasconde la mano. Questo è molto semplice, perché poi si delega ad altri soggetti la responsabilità delle decisioni. Ma qui siamo di fronte a dei passaggi che credo vadano contestati anche in nome del principio della buona politica e della buona amministrazione. È troppo facile governare in questo modo, troppo facile demandare ad altri le decisioni nascondendo ai cittadini quale sia il livello poi di confronto possibile, perché a quel punto si dirà: “Sono stati i tecnici, sono stati loro che hanno deciso”. Così come mi stupisce… ha detto molto bene il collega Consigliere Cesetti, ha fatto un'analisi puntualissima sull'emendamento relativo alla riduzione delle distanze, che si passa da 1.500 a 1.000 metri. E allora, caro Assessore, la scrupolosa VAS cui lei si richiama era una scrupolosa VAS che riguardava anche l'indicazione relativa alle distanze che ci dovevano essere tra le discariche e i centri abitati. E com'è che questa scrupolosissima VAS non vale più nel momento in cui viene presentato un emendamento di questo tipo? Anzi, dirò di più, ed è persino più grave, perché lei mi replicherà dicendo: “Guardi, Consigliere, che noi faremo un'altra VAS, abbiamo richiamato la prospettiva di un'altra VAS”. E ciò conferma una cosa: che noi votiamo un documento che per certi versi ricorda un documento a scatola chiusa, di cui noi non sappiamo quali siano effettivamente le ricadute, e la questione dell'emendamento rende evidente questo atteggiamento. Ci fate votare atti di cui il Consiglio regionale non ha compiuta consapevolezza. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Marconi.
Luca MARCONI. Grazie Presidente. Approfitto della dichiarazione di voto, naturalmente favorevole, per accogliere l'invito fatto adesso dal Consigliere Nobili, il quale dice che stiamo votando una cosa a scatola chiusa. Una cosa a scatola chiusa, cioè prima era vuota, non c'era niente, adesso invece è una scatola piena di cose, ma è chiusa. Quindi, dobbiamo capire, c'è qualcuno, qualche scatolificio… allora, si sa già cosa c'è dentro. Insomma, delle due l’una, c'è un po' di confusione intorno a chi ha votato quell'ordine del giorno. Ma io faccio l'atto di fede perché sono cattolico, cristiano, apostolico romano e non me ne vergogno, e lo faccio nei confronti di San Defendente, difensore degli spazzini, di quelli che raccolgono la monnezza, perché questo è il termine popolare, perché dal 2 gennaio del 2017 fino al 2 gennaio del 2024 si realizza il miracolo. Noi scommettiamo sui sette anni, Presidente, poi grande parte della responsabilità sarà nostra, ma è una responsabilità condivisa. Quello che non hanno capito i nostri colleghi della sinistra - ma che, secondo me, essendo persone molto intelligenti e qualificate, non hanno voluto capire e confondono le acque - è che tutte le decisioni relative al Piano, caro Consigliere Nobili e caro Consigliere Cesetti, vanno in altra direzione. Non quello che avete sempre sostenuto in Commissione e che cioè doveva farla la Regione questa cosa. No, la fa l’ATA, la fanno i Comuni, la fanno le sub-ATA provinciali, la fanno gli organi democraticamente deputati per legge a fare queste cose, perché noi non siamo totalitari o totalitaristi. Poi, l'ultima fase, che credo di… non ho capito, me la spiegherà poi, fra qualche settimana, in Commissione il caro collega Consigliere Cesetti, è una cosa semplicissima riguardo alle distanze. Io la dico come ci è stata detta, cioè, io non riesco a capire. C'è stato detto: “Se modificate le distanze, che, ahimè, portiamo da 1.500 a 1.000… non come la Toscana che ce l'ha a zero, non come altre Regioni che ce l'hanno a zero, ma noi a 1.000 perché siamo cattivi e vogliamo tenere le discariche lontane dai centri abitati. Ebbene, questo qui, c'è stato detto dagli organi - possiamo fare nomi e cognomi? Dirigente primo, dirigente secondo… - va a VAS. E quindi c'è stata detta una cosa semplicissima, Consigliere Cesetti, significa che oggi il Piano è tutto approvato ad eccezione della questione delle distanze, che riguarda 3 righe su 1.350 pagine. Punto. Fra quattro mesi, quando avremo la valutazione di VAS, positiva o negativa, prenderemo la decisione definitiva su questo aspetto e sapremo… (Intervento fuori microfono) non lo posso fare… allora, il Consigliere Cesetti è il TAR, il Consiglio nazionale, la Costituzione, è tutto, è tutto. (Intervento fuori microfono) Allora, lei farà politica, noi purtroppo siamo un po', così, scarsi e ci affidiamo ai tecnici. Ci affidiamo ai tecnici che stanno qui da 25, 30 anni e le cose le conoscono e ci hanno detto che questo è il modo di procedere. E procediamo in questo modo. Per quanto mi riguarda, Consigliere Cesetti, erano già decisi i 500 metri, a me personalmente… senza VAS e senza niente, ma siccome c'è stato detto che bisogna farla, noi la facciamo. Come è stato detto che bisogna farla a Macerata e a Macerata si farà, si farà. Poi l'interpretazione fra chi dice che la procedura che è stata utilizzata è giusta, non è giusta, è un altro tipo di problema. Non so quali criteri sono stati scelti quando la discarica è stata messa a Cingoli. Cingoli, allora, era l'unico Comune di centro-destra. Ma non è stato questo il criterio. Non dite che è stato questo il criterio. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Seri
Massimo SERI. Grazie, Presidente. Per un attimo ho temuto che il Consigliere Marconi dicesse: “Mi chiamo Luca, sono un padre, sono cattolico, eccetera, eccetera”. Al di là delle battute, il Piano dei rifiuti è uno strumento fondamentale per il futuro della nostra Regione. Mi rendo conto che la sua approvazione non può essere ulteriormente rinviata, perché riaprire completamente le procedure del Piano significherebbe perdere altri anni e non possiamo permettercelo. Però era indispensabile aggiornare i dati, rafforzare la valutazione economica e costruire una governance che garantisca il coinvolgimento dei territori, per evitare che scelte così importanti si traducano in problemi ambientali e in aumenti di costi per cittadini e imprese senza un adeguato confronto democratico. Così non è stato. Più un piano di intenti che di azione e ragionamenti non portati completamente a compimento. Manca la legge che stabilisce chi sono gli Enti che gestiscono e scelgono, che attribuisce competenze. Insomma, non è un Piano che scioglie i nodi e non c'è, come hanno anticipato anche altri, un piano economico e un piano di fattibilità. Non vorrei correre il rischio che, poi, si finisca su un binario morto. Come diceva il collega Consigliere Caporossi, sono consapevole che in questa fase storica l'impiantistica di fine ciclo sia inevitabile. Avrei voluto votare un Piano che gli impianti li realizzi, ma temo che non si riuscirà perlomeno in tempi compatibili. E la scommessa sui sette anni non mi sento di farla, perché penso che sia un obiettivo… però lei è cristiano, è cattolico. Per cui in questa fase vi dovete assumere la responsabilità del voto, il nostro non ci potrà essere in questo momento. Mi mancano alcuni secondi e, se mi è consentito, mi è arrivato un messaggio a proposito di sensibilità. Allora, mi scrive: tra il 2010 e il 2018 il centro-destra era all'opposizione in Regione, prima contro la Giunta del centro-sinistra Spacca fino al 2015, poi con la Giunta Ceriscioli dal 2015 in poi. Quando il Governo nazionale approvò la pianificazione di nuovi impianti di incenerimento tramite il decreto-legge n. 133 del 2014, lo “Sblocca Italia”, l'opposizione in Consiglio regionale partecipò a un clima di forte scetticismo territoriale, votando e condividendo mozioni contrarie alla realizzazione di un inceneritore. Un passaggio politico fondamentale avviene a fine 2015 con l'approvazione all'unanimità della mozione n. 48. L'Aula si esprime in modo compatto e i Consiglieri dei Gruppi Forza Italia, Lega, Fratelli d'Italia, eccetera, votano a favore insieme alle altre forze di opposizione, Movimento 5 Stelle, e alla maggioranza di centro-sinistra. La mozione impegna formalmente il Presidente della Giunta Ceriscioli a esprimere la netta contrarietà della Regione Marche, in sede di Conferenza Stato-Regioni, verso la realizzazione di ogni forma, tipo e volume di inceneritori sul territorio regionale. Nonostante il mandato della mozione n. 48, nel febbraio 2016 la Conferenza Stato-Regioni sancisce un accordo tecnico-politico sullo “Sblocca Italia”. Questo genera una forte reazione in Consiglio regionale. Il centro-destra, insieme alle altre forze minoritarie, contesta duramente la Giunta regionale tramite atti ispettivi. A seguito di queste pressioni, a fine 2016 la stessa Giunta marchigiana deciderà di ricorrere al TAR del Lazio contro i decreti attuativi dello “Sblocca Italia”, percorso politico avviato con le mozioni consiliari di quegli anni. Si traduce infine in un vero e proprio blindaggio normativo il 26 giugno 2018. L'Assemblea legislativa approva all'unanimità la legge regionale n. 22 del 2018, Disposizioni in materia di gestione dei rifiuti per la riduzione dell'impatto ambientale derivante da termovalorizzatori. Con il voto favorevole del centro-destra la legge vieta di fatto ai cementifici marchigiani di bruciare combustibile solido secondario derivante da rifiuti e blocca definitivamente l'ipotesi di riattivazione dell'inceneritore di Macerata. Nel settembre 2018 il Consiglio dei Ministri, a guida Lega e Movimento 5 Stelle, Salvini Vicepremier, Conte Premier, deciderà di impugnare la legge davanti alla Corte Costituzionale, che poi dichiara incostituzionale questa norma regionale. Insomma, mi viene da dire: scagli la prima pietra chi è senza peccato. Poi le cose, quando si governa, si amministra, si rivedono e questo è anche un fatto positivo. Però, insomma, quando si parla di coerenza, nessuno è…
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, la Consigliera Ruggeri.
Marta RUGGERI. Grazie, Presidente. Mi corre d'obbligo fare un po’ di storia, di pre-storia, perché prima ho ascoltato gli interventi dei Consiglieri di maggioranza che hanno detto che dall'opposizione non hanno sentito dire da nessuno se sono a favore o contro il termovalorizzatore. Allora, sono balzata sulla sedia, non solo per l'intervento che ho fatto prima, ma per tutti quelli che ho fatto in quest'Aula, molti colleghi erano qui con me negli scorsi 5 anni, quindi, dovrebbero sapere perfettamente qual è la posizione del Movimento 5 Stelle, mi viene da dire anche del PD. I primi atti erano interrogazioni dei due gruppi presenti all'epoca in opposizione, con le quali chiedevamo in maniera inequivocabile all'allora Assessore all'ambiente se per le Marche fosse previsto un termovalorizzatore. Abbiamo le prove, prove provate, che l'Assessore più volte, non solo sulla stampa ma anche in quest'Aula, aveva rassicurato tutti che per le Marche non ce ne fosse bisogno.
Poi dopo ci sono stati un sacco di emendamenti, tanti emendamenti a mia prima firma, sostenuti da tutto il gruppo PD, con i quali nei vari atti, tipo il DEFR, veniva sempre tolta la parolina termovalorizzatore, impianto di fine ciclo o qualsiasi elemento rimandasse all'incenerimento. Naturalmente sono stati tutti bocciati, però anche questi sono agli atti.
Il programma per le elezioni regionali non prevedeva un termovalorizzatore, contro c'erano vari partiti: Movimento 5 Stelle, AVS, tanti esponenti anche del Partito Democratico che si erano esposti in prima persona. Ricordo benissimo le parole del Consigliere Cesetti, ma anche del Consigliere Mangialardi, che dissero: "Se nel programma ci sarà il termovalorizzatore non mi candiderò". Anche questo è agli atti.
Oggi abbiamo fatto un ordine del giorno, un ordine del giorno di tutta l'opposizione insieme, che ci è costato tante riunioni, tanto lavoro e tanta concertazione. E’ chiaro che non possiamo fare un piano alternativo. Voglio dire, il nostro ordine del giorno è di qualche pagina, il piano che ha davanti l'Assessore Consoli, vedete di quante pagine è. La differenza tra una visione politica che voi avete condiviso e una visione politica che anche noi abbiamo condiviso…, è assolutamente alternativa alla vostra, e questo è un risultato di cui personalmente vado molto orgogliosa e ne andiamo orgogliosi tutti noi dell'opposizione.
Ho sentito negli interventi dei Consiglieri di maggioranza…, parecchio nervosi, anch’io, Consigliere Nobili, ho colto questo, perché noi abbiamo fatto tutti degli interventi equilibrati, abbiamo fatto delle critiche, mantenendo i toni corretti che si devono mantenerein un'Aula, non c'era bisogno di superare certi limiti; invece sono stati superati da diversi Consiglieri di maggioranza che hanno usato dei toni e anche degli argomenti forse un po’, almeno per la mia sensibilità, fuori luogo.
I Consiglieri di maggioranza hanno usato spessissimo la parola coraggio: “Noi abbiamo coraggio, voi non avete coraggio”, qualcuno l'ha usata più e più volte nel proprio intervento. Invece, secondo noi, questo piano non ha coraggio, perché se aveste avuto coraggio tutto quello che manca nel piano l'avreste messo nero su bianco. Se aveste avuto coraggio, in piena campagna elettorale, invece di non parlare della previsione di un termovalorizzatore per le Marche, ne avreste parlato e avreste anche detto dove lo volevate localizzare.
Adesso si apre un problema immenso, perché torno a dire che il coraggio dei vostri amministratori, moltissimi di centrodestra, è quello di andare sulla stampa a dire che a casa loro no. E qui ci sono amministratori di centrodestra di qualsiasi partito. Quindi vi vorrò vedere alla prova dei fatti, perché questo piano è vuoto: non dice dove, non dice con che soldi, non dice chi lo gestirà, non dice troppe cose, quindi il coraggio che andate sbandierando purtroppo in questo piano non c'è.
Quindi, con grandissima soddisfazione, ma anche tanta tanta preoccupazione, non tanto da politica quanto da cittadina marchigiana, voterò contro. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, la Consigliera Biondi.
Chiara BIONDI. Grazie, Presidente. Innanzitutto ringrazio la mia capogruppo Jessica Marcozzi per darmi l'opportunità di intervenire in dichiarazione di voto su questo atto.
Sicuramente oggi è una giornata molto importante per la nostra Regione perché le Marche tornano finalmente a dotarsi di uno strumento di programmazione aggiornato, capace di rispondere ai cambiamenti normativi, tecnologici e ambientali che sono intervenuti in questo periodo abbastanza lungo.
Governare significa anche assumersi le proprie responsabilità e, su un tema così delicato come quello della gestione dei rifiuti, sarebbe stato certamente più semplice rinviare ancora. Questa maggioranza, invece, ha scelto di affrontare il problema con serietà, costruendo un percorso di pianificazione che guarda al futuro delle Marche.
Questo piano è il risultato di un lavoro iniziato già nella scorsa legislatura e portato avanti con continuità attraverso il confronto con gli enti locali, con i territori, con tutti i soggetti interessati. Un metodo che ha sicuramente consentito di migliorare il testo e di renderlo ancora più solido e soprattutto condiviso.
Nessuno sostiene che questo piano rappresenti il punto di arrivo, al contrario è uno strumento dinamico che dovrà essere monitorato e aggiornato, se necessario. Ma oggi era indispensabile dotare le Marche di una programmazione moderna, orientata all'economia circolare, alla riduzione del ricorso in discarica e alla realizzazione di un sistema impiantistico efficiente, sostenibile e capace di garantire l'autosufficienza regionale.
La politica si misura soprattutto nel momento delle decisioni. È facile criticare, ma molto più difficile è assumersi, appunto, la responsabilità di scegliere. Noi crediamo che i cittadini chiedano esattamente questo. Chiedono una classe dirigente che abbia il coraggio di decidere, di programmare e di guardare oltre il consenso immediato.
Per queste ragioni il Gruppo Forza Italia esprime con convinzione il proprio voto favorevole al Piano regionale di gestione dei rifiuti. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il Presidente Acquaroli.
Francesco ACQUAROLI. Buon pomeriggio. Grazie, Presidente. Grazie a tutti.
Anche questa settimana c'è un provvedimento importante e anche questa settimana abbiamo avuto occasione di ascoltare un dibattito abbastanza serrato, duro, ma fondamentale perché, oggettivamente, si approva l'ennesimo Piano importante per la nostra Regione.
Ascoltando il dibattito, sinceramente mi viene da puntualizzare alcuni aspetti. Il primo: è vero che sono trascorsi quasi 6 anni dal nostro insediamento al governo della Regione Marche, ma siamo ad oltre 11 anni dall'ultima approvazione del piano rifiuti dalla legislatura del Presidente della Giunta Spacca, aprile 2015.
Mi vengono da dire alcune cose, noi abbiamo un approccio con il quale abbiamo messo mano ad una visione complessiva della nostra Regione. Abbiamo iniziato a luglio-agosto 2022 con l'approvazione della riforma delle Aziende sanitarie; l'anno successivo abbiamo approvato il Piano socio-sanitario, se non sbaglio, nel 2024 abbiamo approvato una nuova legge del governo del territorio, che risaliva agli anni 1990; nel 2025 abbiamo approvato il Piano delle infrastrutture e nel 2026 approviamo il Piano dei rifiuti.
Ad ognuno di questi piani si è lavorato in maniera molto approfondita, con studi, con ricerche, con confronto sul territorio, con le associazioni di categoria, con i corpi intermedi, con i sindacati, molto spesso anche con gli enti locali. Un percorso lungo che doveva portare all'approvazione di un provvedimento che voi oggi avete contribuito a definire vuoto, in tutte le maniere possibili e immaginabili, ma che è un elemento, uno strumento fondamentale.
Allora, mi viene di dire alcune cose, sinceramente. Noi saremo pure colpevoli a prescindere. Quello che ci viene detto dalla minoranza è che siamo vuoti di idee, vuoti di visioni, vuoti di contenuti, eppure, tutto quello che abbiamo fatto, lo dico senza polemica, è stato messo al vaglio dei cittadini marchigiani meno di un anno fa, che hanno confermato la fiducia. Di lì qualche domanda andrebbe posta.
Tra l'altro, uno dei temi portato nel dibattito nella scorsa campagna elettorale era quello del piano rifiuti e del termovalorizzatore. Mi sembra chiaro quello che hanno scelto i marchigiani, ma non hanno scelto una tecnologia, hanno scelto il rispetto della norma, hanno scelto un ragionamento che è molto complicato, complesso e che non può essere affrontato, a mio avviso, con i toni che ho ascoltato questa mattina.
Nessuno di noi gioisce per una discarica, nessuno di noi gioisce per una tecnologia di smaltimento dei rifiuti o è particolarmente affezionato alla termovalorizzazione. Ma quando uno studio approfondito…, e qui voglio anche chiarire un aspetto, questo Piano viene approvato in questa legislatura, ma c'è una proposta di delibera del Piano che è praticamente identica, approvata nella scorsa legislatura.
Il tema è che noi non siamo partiti con un approccio ideologico, che forse contraddistingue qualcun altro. Siamo partiti con gli uffici dicendo: c'è un'alternativa alla termovalorizzazione? Se c'è un’alternativa alla termovalorizzazione, non siamo tifosi della termovalorizzazione.
Quando il piano commissionato, lo studio commissionato è arrivato a definizione ci ha messo davanti un fatto compiuto, abbiamo sposato, nell'interesse della nostra Regione, l'unica soluzione che era possibile, cercando di essere smentiti, come diceva qualcuno prima di me, poc'anzi. Se non sarà necessario, se qualcuno riuscirà a smentire…, perché nella raccolta differenziata e nelle percentuali di riutilizzo se saremmo smentiti, noi saremmo contentissimi, nel frattempo, però, non possiamo arrivare ad un'infrazione che porta una Regione come la nostra, che ha una vocazione manifatturiera importante e ha una storia importante, a restare immobile. Questo era quello che qualcuno paventava qualche mese fa. Questo veniva paventato nelle interrogazioni presentate qualche anno fa per metterci in difficoltà. Il nostro è stato un comportamento lineare, anche assolutamente coerente, in base anche alle riforme approvate.
Le ho volute riassumere perché non sono state riforme semplici. Siamo a meno di 6 anni e con due anni spesi a seguire la pandemia, la coda del 2020, il 2021 e una parte del 2022. Fate voi i calcoli del peso politico, scientifico e anche amministrativo di riforme così importanti, insieme a tantissime altre - questi sono i cardini principali anche per le materie attribuite alle Regioni - in poco più di 72 o 90 mesi. Un lavoro enorme di cui sono grato alla maggioranza e agli uffici, che mette le basi per una Regione competitiva, per una Regione che fa delle scelte anche complesse e complicate per una Regione che vuole affrontare le sfide del futuro.
Vedete, a me piace anche entrare un po' nel merito di quelle che sono state le discussioni. Mi dispiace che la mistificazione non sia un elemento aggiunto, un valore aggiunto per la nostra Regione e mi dispiace perché è stato raccontato dell'ATA 3, sono state utilizzate …, chi diceva che sono state utilizzate parole legate al nervosismo? Io vi invito a riascoltare l'esordio di questa seduta e soprattutto il tratto riferito all'ATA 3.
Guardate, individuare, cosa che non spetta tecnicamente direttamente a noi, un qualsiasi sito per la realizzazione di un impianto di smaltimento, qualsiasi esso sia, non è mai semplice né accolto con gli applausi dai territori. Tra l'altro, i territori, i Sindaci, i comitati hanno le giuste prerogative per far valere i loro diritti. Tutte le prerogative le hanno.
Chi sceglie molto spesso rischia di assumersi una responsabilità e anche di farsi qualche nemico, in questo caso, in questo contesto, però, le parole utilizzate dagli amministratori le ritengo un po', diciamo, incomplete dal punto di vista delle informazioni date, perché, se è vero che c'è una lettera da parte dei tecnici della Regione, c'è anche una risposta dell'ATA.
E se è vero, com’è vero, che quel processo è complicato e su quell'elenco che era stato consegnato all'ATA…, c'è anche una lettera della stessa Politecnica delle Marche, che aveva condiviso, valutato e studiato quella graduatoria, nella quale dice che possono essere aggiunti dei nuovi criteri.
Tra l'altro, lo dico perché purtroppo, ahimè, è qualche anno che seguo queste politiche, c'è anche una sentenza del Consiglio di Stato che risale al 2012-2013 riguardante la discarica di Cingoli e leggendola - tutti questi documenti li lascio alla Presidenza del Consiglio regionale affinché chi vuole possa approfondire questi temi, possa rivederseli, li consegno Presidente - c'è un passaggio importante sui criteri tecnici e non tecnici. Tutti questi aspetti non sono un accessorio, diciamo, di poco conto rispetto a quello che ho sentito e ascoltato sull'ATA 3.
Poi, chiaramente, ognuno potrà far valere i propri interessi nelle sedi opportune e la politica cercherà di fare la scelta migliore a tutti i livelli, non contro qualcuno, ma nell'interesse della Regione, anche quando le scelte sono complicate e sono difficili. Sempre sono complicate e sono difficili perché, se noi abbiamo ricevuto una situazione complessa come questa…, è stato ben detto che nella fase di scelta e di individuazione dei criteri e dei percorsi, che portano all'individuazione dei siti, i tempi sono molto lunghi, ma se se oggi c'è una situazione complessa in tante parti del nostro territorio, non si può dare la responsabilità esclusivamente a chi governa da 5-6 anni. È facile oggi venire qui e puntare il dito.
Vi dico che la sfida è proprio, invece di puntare il dito, di cercare le soluzioni. È quello che abbiamo cercato di fare noi, sia a livello territoriale, ma anche a livello di Consiglio regionale. E quando sento dire sulla termovalorizzazione: sarà fatta tra 15, 18, 20 anni, guardate, lo dico ai Consiglieri di maggioranza, alcuni erano presenti, alcuni sono stati eletti in questa legislatura, lo dicevano anche per gli ospedali, per l'INRCA, per il completamento dell'ospedale di Fermo, per il nuovo ospedale di Pesaro, per il nuovo ospedale di Macerata. Eppure si stanno concretizzando, al di là dei tempi della burocrazia, stanno prendendo piede, corpo, stanno dimostrando che, alla fine, chi crede, chi combatte, nel nome del buon governo qualche risultato lo porta a casa.
Questo Piano dei rifiuti avrà bisogno, come tutti i piani che abbiamo approvato, come il Piano di riforma delle aziende sanitarie, come il Piano sociosanitario, di essere adeguato, ma è un buon piano basato su ricerche scientifiche, sul fabbisogno, è come la legge del governo del territorio.
Io sono stato Consigliere regionale dal 2010 al 2014, poi mi sono dimesso per fare il Sindaco di Potenza Picena. In quel periodo ero membro di una Commissione che stava valutando la nuova legge del governo del territorio, che risaliva al 1990, al 1991. Si è arrivati lì, ma, in nome non so di che cosa, alla fine della legislatura siè scelto di non approvarla. Non so se era mancanza di coraggio o cos'altro, o mancanza di numeri perché c'erano delle visioni contrapposte in maggioranza, ma alla fine chi fa può sbagliare, ma senza fare si resta nel passato e noi questa Regione la vogliamo portare nel futuro, vogliamo portarla al passo con i tempi.
Mi permetto anche di aggiungere un altro aspetto. Qualche settimana fa, durante l'estate, una importante associazione di categoria ci ha invitato a fare un sopralluogo in un termovalorizzatore. Io sono stato presente a questo sopralluogo, è uno dei tanti termovalorizzatori presenti in Italia e non è neanche l'ultima, ultimissima generazione. Due aspetti mi hanno colpito. Primo, quando siamo arrivati ci hanno accolto e ci hanno detto: “Andiamo a vedere il termovalorizzatore”. Siccome eravamo in una zona abitata, in una zona produttiva, con case, stabilimenti, mi è venuto subito da dire: “È molto lontano?”. Mi hanno detto: “No, pochissimi minuti, siamo a poco più di un chilometro”. Sono rimasto colpito. Sono arrivato e ho visto lo stabilimento. Devo dire che non abbiamo sentito né odori, né visto fumi, né emissioni di alcun genere. A un certo punto, nel giro dello stabilimento ne ho visto un altro confinante ed ho chiesto a chi mi accompagnava: “Quello?”, mi ha risposto: “E’ quello precedente”. Significa che quel termovalorizzatore, presente oggi, ne aveva uno precedente e accanto ce n'era un altro che bruciava tutta la questione sanitaria, che termovalorizzava tutta la questione sanitaria.
Mi viene da dire: noi ci poniamo tante domande, ma ci sono territori confinanti con i nostri che hanno fatto queste scelte molti anni fa. Ora, non so le motivazioni per cui non sono state fatte nella nostra Regione, ma mi permetto di dire che non è una scelta ideologica, è un obbligo di natura legislativa e le valutazione teniche non può farle la politica, le valutazioni tecniche le devono fare i tecnici e le valutazioni politiche, però, le devono fare i politici.
Questo è un percorso del tutto coerente che poteva arrivare un mese prima, 6 mesi prima o 6 mesi dopo, c'è stato un punto di caduta ed è quello odierno.
In questo dibattito ho sentito parlare della legge 64, se non erro, approvata la scorsa settimana. Ho sentito parlare di tutto, ma, scusate, per carità, ho sentito: leggi vuote, finte leggi. Guardate, non fa onore né all'Assemblea né a tutta la politica. Uno può anche contestare il contenuto della legge, ma chiamare una legge che può produrre effetti “finta legge” non è un termine che porta, come dire, credibilità al consesso che viviamo.
Ci possiamo affrontare sui temi, cercando di andare nei criteri di individuazione dei siti, cercando di andare sulle tecnologie, cercando di affrontare delle questioni che toccano magari la raccolta differenziata, come potenziarla, cosa poteva essere fatto di più o di meno, ma dire che questo testo che approviamo non è fondamentale per la nostra Regione non è corretto.
Certo, avremmo preferito fare, magari, come ha fatto chi prima di noi ha deciso di non fare queste scelte. Sicuramente non rischiava qualche comitato, qualche ricorso al TAR o al Consiglio di Stato, ma la Regione è rimasta decenni indietro, è rimasta decenni indietro nelle non scelte, nel voltarsi dall'altra parte. Come lo è rimasta con una pianificazione urbanistica discutibile per 30 anni di non scelte sul governo del territorio che oggi ci impedisce di fare, anche su temi come questi, delle scelte semplici.
Se nel 1990, nel 2000, ci fosse stata una visione complessiva del nostro territorio, dove ogni angolo, ogni valle, ogni collina avesse avuto una vocazione precisa dal punto di vista urbanistico, probabilmente sarebbe più facile fare scelte oggi sul governo del territorio e dei servizi.
Non è così perché si è preferito non scegliere, si è preferito programmare con le varianti a francobollo, a macchia di leopardo, dove ognuno, ogni territorio, ogni Comune poteva fare quello che voleva quando gli sembrava opportuno.
La politica significa scegliere. A volte scegliere non equivale a consenso, ma equivale a futuro. E noi abbiamo fatto una scelta che può essere discutibile, ma è una scelta necessaria per la nostra Regione, è una scelta necessaria per le nostre imprese, è anche una scelta necessaria per il futuro dei nostri giovani, perché la competitività dei territori porta anche la possibilità di restare nelle Marche. La mancata competitività dei territori e delle imprese porta la necessità di andare a produrre altrove.
Ecco, credo che oggi si metta un tassello ulteriore, non semplice, non voluto dal punto di vista ideologico, ma necessario nel rispetto di chi tutti i giorni produce, di tutti i contribuenti della nostra Regione e nel rispetto di una serie di norme che ci impongono oggi di arrivare a questa scelta.
Quindi, voglio ringraziare i Consiglieri di maggioranza, le forze politiche che hanno dato un contributo e che oggi ci accompagnano in questa scelta. Ce ne saranno altre. Quando arriverà e dove arriverà la termovalorizzazione dipende da percorsi altrettanto complessi che l'Assessore ha annunciato che partiranno prima possibile perché noi non vogliamo, potremmo fare tanti errori, ma non vogliamo fare un errore: quello di voltarci dall'altra parte e di mettere la testa sotto la sabbia, sperando che il tempo passi.
Il tempo è passato e per le Marche oggi la parola deve essere futuro, deve essere coraggio, deve essere scelte. Grazie.
PRESIDENTE. Coordinamento tecnico. Lo pongo in votazione
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
Proposta di atto amministrativo n. 5. Lo pongo in votazione
(L’Assemblea legislativa regionale approva)
La seduta è tolta.
La seduta termina alle ore 16:30
Allegato A
Testo dell’intervento del Consigliere Cesetti, sulla proposta di atto amministrativo n. 5, di cui è stata richiesta la pubblicazione in allegato al resoconto della seduta odierna, ai sensi dell’articolo 55, comma 2 del Regolamento interno.
Sappiamo bene che le scelte pianificatorie in tema rifiuti devono essere coerenti con le disposizioni europee e nazionali e con i conseguenti obiettivi che impongono una riduzione drastica del conferimento in discarica a vantaggio dei processi di economia circolare, tanto che entro il 2035 “il conferimento in discarica dovrà essere ridotto fino a un massimo del 10% del totale dei rifiuti prodotti, mentre almeno il 65% dovrà essere avviato a preparazione per il riutilizzo e riciclo.”;
- in sostanza, come riportato nel nostro Odg, “La politica europea sui rifiuti è inoltre fondata su un principio chiaro e giuridicamente vincolante: la gerarchia della gestione. Prima viene la prevenzione della produzione dei rifiuti, poi il riuso, quindi il riciclo, in seguito il recupero energetico e, solo in ultima istanza lo smaltimento.”;
- su questi aspetti il Piano è assai carente in quanto sotto il profilo previsionale, la riduzione dei rifiuti appare più come effetto della mancata crescita anziché della messa in campo di strategie attive coerentemente con gli obiettivi nazionali ed europei di economia circolare. “Inoltre , come osservato nell’Odg, la concreta realizzabilità degli obiettivi di incremento della raccolta differenziata e del riciclo è compromessa dall’assenza di una strategia strutturata, che dovrebbe includere risorse adeguate, strumenti operativi, politiche di prevenzione e azioni culturali.”, invece del tutto assenti;
- sul punto il Piano è anche incoerente e contraddittorio perché la prevista riduzione dei rifiuti contrasta con la previsione del termovalorizzatore che per sostenersi ha bisogno di più rifiuti;
- in questo Piano non c’è visione, strategia e prospettiva, né misure economico-finanziarie-organizzative per sostenere le azioni previste, tra l’altro, insufficienti e la stessa Relazione tecnica è all’evidenza orientata e piegata a giustificare le suddette criticità;
- il tutto sembra sia finalizzato a giustificare il termovalorizzatore che appare la sola alternativa possibile;
- ed è proprio “la scelta di attribuire al termovalorizzatore un ruolo centrale nel nuovo Piano che orienta il sistema regionale verso recupero energetico e smaltimento finale, anziché verso la riduzione strutturale dei rifiuti, attraverso il riuso, il riciclo e la prevenzione”;
- il termovalorizzatore, in questa impostazione, neanche rappresenta una, pure inaccettabile, soluzione residuale e subordinata, ma diventa l’asse attorno a cui ruota il Piano;
- ed è esattamente questo l’errore inaccettabile ed inemendabile;
- in definitiva, “la scelta di porre al centro del Piano il termovalorizzatore è innanzitutto disincentivante sul piano culturale, perché sposta l’asse della pianificazione sul trattamento finale invece di promuovere adeguate politiche di prevenzione, riuso e riciclo, che dovrebbero invece rappresentare il vero cuore della strategia regionale”;
- e questa è una scelta per la quale il Piano regionale dei rifiuti nasce morto in quanto prevede appunto un termovalorizzatore che invece non si farà mai perché non sostenibile sotto il profilo ambientale, economico ed organizzativo ed anche giuridico-istituzionale;
- e questo la Giunta regionale, proponente il Piano, lo sa bene tanto che nel proporlo pare si sia ispirata più che alla massima “exitus acta probat” (il risultato giustifica l’azione) alla speranza del “ognun vede quel che tu pari pochi sentono quel che tu sei”, direbbe Machiavelli, oppure alla citazione “chiacchiere e distintivo” ben recitata da Nobili in quest’Aula;
- e noi ci siamo sforzati di andare, con l’ordine del giorno unitario, alla vera essenza e natura del Piano, anziché limitarci alla sua apparenza;
- e nell’essenza dell’impianto pianificatorio al nostro esame “non è la riduzione del rifiuto a determinare il fabbisogno impiantistico, ma è il fabbisogno impiantistico a orientare implicitamente le politiche di gestione dei rifiuti”;
- da questo ne deriva la insostenibilità perché in questa prospettiva e prospettazione il Piano al nostro esame non prova, per quanto riguarda il termovalorizzatore, in modo inoppugnabile come dovrebbe essere, la sua effettiva convenienza, sostenibilità economico-finanziaria e, per quanto riguarda l’ambiente, la piena coerenza con gli obiettivi di economia circolare in precedenza richiamati;
- anzi risulta evidente il contrario ed anche per questo vi è la nostra ferma contrarietà;
- per quanto riguarda l’insostenibilità, valga quanto compiutamente argomentato nel nostro Odg sia:
a) sul piano tecnico-operativo;
b) sul piano economico-finanziario;
c) sul profilo ambientale;
d) sull’analisi costi-benefici;
- e sarebbe priva di pregio l’obiezione “che molte delle carenze evidenziate potrebbero trovare definizione nelle fasi successive a quella pianificatoria” perché sarebbe come “mettere il carro davanti ai buoi” con la conseguenza che non si muoverà né il carro e non si potranno muovere neanche i buoi;
- altro errore – che comprova, altresì, la scarsa disponibilità di questa Giunta ad assumersi le necessarie e proprie responsabilità non disdegnando di incorrere in evidenti illegittimità – è il rinvio all’ATO UNICO di tutte le questioni connesse al termovalorizzatore a partire dalla individuazione del sito dimenticando che i poteri di decidere sull’impiantistica e sul sito in cui realizzarla appartengono alla legge e possono essere attribuiti solo dalla legge;
- il Piano prevede l’istituzione di una Autorità d’Ambito Unico Regionale per la gestione dei rifiuti, la cui costituzione/composizione/ articolazione/competenze/ rappresentanza dovrà essere necessariamente disciplinata da una specifica L.R.;
- in disparte il rilievo che anche la PREVISIONE DELL’ATO UNICO spetta alla legge e non all’atto amministrativo, quale è il Piano, riteniamo che la L.R. della Governance avrebbe dovuto precedere, o quanto meno essere contestuale al Piano dei rifiuti invece di seguirlo, anche perché non può un Piano, anche per la gerarchia delle fonti, prefigurare la volontà del legislatore regionale che si deve formare all’interno dei previsti iter procedimentali;
- perché è la legge sulla Governance che deve innanzitutto disciplinare la materia della gestione integrata dei rifiuti ed al Piano spetta di attuarla;
- in merito salta all’occhio quanto diversamente fatto per la legge di riordino del SSR che ha preceduto il PSSR;
- né viene in soccorso il farraginoso, confuso ed insostenibile regime transitorio previsto nelle more della costituzione e della piena operatività della nuova Autorità Regionale;
- il meccanismo previsto per l’avvio con atti amministrativi delle attività strategiche del Piano sarà come tale causa e fonte di contenziosi, inefficienze ed inefficacia, allungamento a dismisura dei tempi e, quindi, di paralisi totale perché lo svolgimento delle attività di coordinamento operativo previste non potrà prescindere dalla normativa regionale vigente di cui alla l.r. 24/2009 il cui articolo 2 comma 2 prevede, tra l’altro, un Tavolo Tecnico Istituzionale che dovrà essere costituito dalla Giunta regionale previa determinazione delle forme di concertazione e di consultazione;
- non si potrà prescindere dalla normativa regionale vigente all’interno della quale dovranno operare le ATA provinciali e con detta normativa in alcun modo il Piano potrà andare in contrasto e/o derogare;
- ed anche la messa a disposizione delle risorse senza lo scudo della legge, per lo svolgimento di studi e analisi per la localizzazione degli impianti, potrà essere fonte di responsabilità erariale con la conseguente resistenza alla emanazione degli atti necessari da parte di dirigenti e funzionari preposti che non possono assumere responsabilità che competono alla politica che, nella fattispecie, le deve esercitare attraverso lo strumento legislativo;
- anche per questo la nuova legge sulla Governance, ovvero un aggiornamento di quella vigente (lr 24/2009), doveva essere già al nostro esame per disciplinare la materia della gestione integrata dei rifiuti nel territorio regionale con il prioritario compito di assicurare il rispetto delle disposizioni europee e nazionali e assicurarne gli obiettivi statuendo su oggetto e finalità della legge stessa per assicurarne il soddisfacimento, così come peraltro già previsto all’articolo 1 della vigente legge regionale 24/2009 alla quale, come detto, ci si dovrà attenere;
- e proprio questa legge avrebbe dovuto prevedere il Piano regionale di gestione dei rifiuti assegnando ad esso il compito di definire gli indirizzi e le modalità necessarie per il perseguimento delle finalità di cui alla legge stessa così come peraltro previsto dall’articolo 5 comma 1 della vigente legge regionale 24/2009;
- anche l’ATO UNICO regionale e superamento delle ATA provinciali, così come delineato dal Piano, amplificherà molte delle criticità addotte a giustificazione della scelta;
- in primo luogo perché “nel nuovo assetto proposto le funzioni gestionali dei sub-ambiti provinciali rimarrebbero sostanzialmente invariate per quanto riguarda la raccolta e l’affidamento del servizio”, con la conseguenza che si andranno a decentrare sole le responsabilità;
- siamo per il mantenimento delle ATA provinciali con un rafforzamento del ruolo di promozione, coordinamento e programmazione, unitamente ad un potenziamento delle risorse umane, strumentali ed economiche;
- in questa prospettiva, come condiviso nel nostro Odg, “alla luce di queste considerazioni, piuttosto che l'istituzione dell’ATO unico regionale, risulta più efficace che la Giunta regionale mantenga ed eserciti direttamente il potere decisionale, assumendosi pienamente la responsabilità delle scelte strategiche e accelerando i processi attuativi”;
- al contrario, l’istituzione dell’ATO unico determinerà anche nell’iter che porterà alla sua effettiva istituzione contrasti e contenziosi in ordine alla rappresentanza dei Comuni con conseguenze deleterie per la sua funzionalità, tanto da rallentare i processi decisionali;
- abbiamo, come detto, condiviso un Ordine del giorno per impegnare la Giunta a riscrivere il Piano su punti ben determinati e motivati;
- se la Giunta non lo farà, troveremo il modo per riportare intorno agli stessi l’attenzione del Consiglio regionale;
- perché questo è un Piano da riscrivere totalmente e soprattutto questa riscrittura deve essere preceduta o almeno accompagnata da una contestuale legge regionale che disciplini la Governance e, nel contempo, disciplini con precetti chiari la gestione integrata dei rifiuti coerentemente alle disposizioni europee e nazionali ed in armonia con i principi costituzionali della Repubblica e con i principi statutari della Regione Marche così come recentemente riaffermati ed in base ai quali la Repubblica e, quindi, nell’occasione la Regione Marche “tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”;
- è questo non solo un dovere, ma un obbligo al quale il legislatore regionale dovrà attenersi escludendo prioritariamente e perentoriamente la previsione di un termovalorizzatore.