CONDANNA DEL CONSIGLIO REGIONALE ALLE PAROLE D’ODIO
In apertura di seduta il Presidente del Consiglio regionale Gianluca Pasqui ha espresso, a nome dell’intera Assemblea, la vicinanza alla consigliera Micaela Vitri per le aggressioni sessiste subite via social durante un diretta televisiva
Desidero esprimere, a nome mio personale e dell’intero Consiglio regionale delle Marche, la più ferma e sincera solidarietà alla consigliera regionale Micaela Vitri, vittima in queste ore di attacchi sessisti, insulti violenti e vere e proprie istigazioni alla violenza apparse sui social network.I commenti che sono stati rivolti alla consigliera Vitri sotto un post social, a seguito di un confronto televisivo su un tema delicato e centrale come quello della sicurezza, non sono semplicemente offese: rappresentano una forma di violenza verbale grave, inaccettabile, che supera ogni limite del confronto politico e civile. Arrivare ad augurare lo stupro o a usare un linguaggio degradante e disumanizzante non è opinione, non è critica, non è dissenso: è odio.
Colpisce ancora di più che questi attacchi siano stati rivolti a una donna, non per ciò che ha detto nel merito del dibattito, ma per ciò che rappresenta. Questo dimostra quanto il sessismo sia purtroppo ancora radicato e quanto sia necessario continuare a contrastarlo con determinazione, dentro e fuori le istituzioni.
Nel corso dei cinque anni della scorsa legislatura ho avuto modo di lavorare fianco a fianco con la consigliera Vitri all’interno dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale. In quell’esperienza ho potuto apprezzarne non solo la serietà e la competenza istituzionale, ma anche le qualità umane, il rispetto per le istituzioni, il senso di responsabilità e l’impegno autentico nel rappresentare i cittadini marchigiani. Chi la conosce sa bene che non merita in alcun modo questo trattamento ignobile.
Voglio anche sottolineare un aspetto importante: la consigliera Vitri ha scelto di non alimentare polemiche, ribadendo di voler essere giudicata per il proprio lavoro e le proprie idee, non come vittima. È una scelta che merita rispetto, ma che non può e non deve tradursi nel silenzio delle istituzioni. Il silenzio, di fronte all’odio, non è neutralità: è resa.
La questione degli insulti via social riguarda tutti noi. I social network non possono diventare zone franche in cui si sospendono le regole della convivenza civile e del rispetto della persona. La libertà di espressione è un valore fondamentale della democrazia, ma non può mai trasformarsi in libertà di insultare, minacciare o incitare alla violenza. Dietro uno schermo non si smette di essere responsabili delle proprie parole.
Come istituzioni abbiamo il dovere di promuovere una cultura del rispetto, di condannare senza ambiguità ogni forma di odio e di sostenere chi subisce aggressioni verbali, soprattutto quando queste mirano a intimidire e zittire chi partecipa alla vita pubblica. Se permettiamo che l’odio diventi normale, se accettiamo che la violenza verbale sia il prezzo da pagare per l’impegno politico, allora mettiamo a rischio la qualità stessa della nostra democrazia.
Per questo rinnovo la mia piena solidarietà a Micaela Vitri e ribadisco che il Consiglio regionale delle Marche non può e non vuole essere indifferente di fronte a simili episodi. Il confronto politico può essere acceso, anche duro, ma deve sempre rimanere umano, rispettoso e fondato sulle idee, non sull’odio.
Difendere la dignità di una consigliera significa difendere la dignità di tutte le donne, delle istituzioni e della comunità marchigiana nel suo insieme. Su questo non possono esserci divisioni politiche: è una responsabilità comune.
Martedì 20 Gennaio 2026