TRASMESSO IN AULA IL VIDEOMESSAGGIO DI MARYAM RAJAVI
Appello della Presidente del Consiglio nazionale della Resistenza iraniana per l'affermazione di una Repubblica democratica, laica e non nucleare. Il Presidente del Consiglio regionale Gianluca Pasqui parla di “spazio istituzionale di attenzione su questioni che riguardano i diritti fondamentali della persona, libertà civili e dignità umana”.

 immagine primo piano L’Aula del Consiglio regionale ha dedicato l’apertura dei lavori assembleari al videomessaggio di Maryam Rajavi, presidente del Consiglio nazionale della resistenza iraniana in lotta per l’instaurazione di una Repubblica democratica in quel Paese.
“La scelta di aprire l’Aula a questo intervento – ha affermato in avvio di seduta il Presidente del Consiglio regionale Gianluca Pasqui - nasce dalla volontà di offrire uno spazio istituzionale di attenzione su questioni che riguardano i diritti fondamentali della persona, le libertà civili e il valore universale della dignità umana”. “Con questo spirito – ha proseguito - abbiamo ritenuto importante promuovere questo momento di ascolto, nel pieno rispetto del pluralismo e del ruolo proprio delle istituzioni, nella consapevolezza che il dialogo e la conoscenza rappresentano strumenti essenziali per una comunità democratica”.
In conclusione Pasqui ha espresso vicinanza al popolo iraniano, auspicando che possano sempre trovare piena affermazione i diritti fondamentali della persona, la libertà di espressione e i valori dello Stato di diritto.

L.B.

Il testo integrale del messaggio di Maryam Rajavi per la seduta del Consiglio regionale Marche

Egregio Signor Presidente Francesco Acquaroli
On. Gianluca Pasqui presidente del Consiglio della Regione di Marche
Onorevoli Consiglieri regionali,
vi porgo i miei più cordiali saluti e desidero esprimere il mio sincero apprezzamento per la vostra solidarietà con la Resistenza del popolo iraniano per la libertà, la democrazia e l’instaurazione di una Repubblica democratica.
Oggi l’Iran e l’intero Medio Oriente si trovano in un momento decisivo e senza precedenti.
Nel mese di gennaio scorso, una grande rivolta ha attraversato tutte le 31 province dell’Iran.
I mullah al potere hanno risposto a quella insurrezione con il massacro di migliaia di giovani e adolescenti. Tuttavia, questa repressione brutale ha rafforzato ulteriormente la determinazione del nostro popolo a porre fine al regime.
Parallelamente, le Unità di Resistenza hanno intensificato le loro azioni contro il regime, trasformandosi di fatto in vere e proprie unità di un esercito di liberazione all’interno dell’Iran. Il 22 febbraio, esse hanno compiuto una grande offensiva contro uno dei centri più protetti del regime, legato direttamente a Khamenei. Questa offensiva ha dimostrato in modo chiaro la forza e la capacità della Resistenza all’interno del Paese.
Il significato della lotta del popolo iraniano è ben compreso dal popolo della Regione di Marche, che più volte nella sua storia ha saputo opporsi alle dittature religiose e militari. La storia non dimentica il momento in cui, durante la Seconda guerra mondiale, la Marche insorsero contro il fascismo e l’occupazione nazista. Operai, studenti e donne resistettero a una repressione feroce e si unirono alle reti della Resistenza.
Un popolo con una simile storia comprende profondamente i sentimenti, la volontà e la fede degli iraniani che oggi si sono sollevati per la libertà.
Come tutti i popoli insorti, anche il nostro popolo si trova ad affrontare molteplici ostacoli nel cammino verso la libertà: dalla repressione del regime al potere, fino ai tentativi dei residui della precedente dittatura di appropriarsi e strumentalizzare la rivolta popolare. Tuttavia, fortunatamente, il popolo iraniano, forte di 120 anni di esperienza di lotta per la libertà, si colloca oggi su un percorso di progresso e di avanzamento tale da non lasciare alcuno spazio né alla reazione religiosa né a quella monarchica.
Oggi il regime si trova sull’orlo del rovesciamento.
È proprio per questo che ha fatto ricorso all’esecuzione dei prigionieri politici. Soltanto nel periodo compreso tra il 18 marzo e il 5 aprile, tredici prigionieri politici sono stati giustiziati. Sette di essi erano valorosi giovani che avevano partecipato alla rivolta di gennaio. Gli altri sei erano membri dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran (PMOI/MEK), veri e propri eroi del fronte del rovesciamento della dittatura religiosa.
Care Amiche, Cari Amici
abbiamo accolto con favore il cessate il fuoco nella guerra scoppiata il 27 febbraio sul programma nucleare e missilistico del regime.
Ci auguriamo che questo cessate il fuoco temporaneo, contrariamente ai desideri dei residui dei mullah e dello scià, conduca alla fine del conflitto e apra la strada alla pace e alla libertà. Lo slogan di questa Resistenza e del governo provvisorio è stato, sin dall’inizio, e continua a essere pace e libertà.
Ribadiamo inoltre che la cessazione delle esecuzioni in Iran, come richiesta di tutto il popolo iraniano, deve essere inclusa in qualsiasi accordo internazionale.
Nei giorni scorsi, quando il figlio di Khamenei ha affermato che 17 milioni di persone sarebbero pronte a sacrificare la propria vita per il regime, ho dichiarato che, se davvero fosse così, allora accetti elezioni libere per un’Assemblea costituente o per la Presidenza, sotto la supervisione delle Nazioni Unite, sulla base del principio della sovranità popolare della Repubblica, e non della sovranità del clero!
Ma la teocrazia al potere non ne ha il coraggio, perché considera pace e libertà come il cappio della propria impiccagione.
Da anni affermiamo con chiarezza che né l’appeasement dei governi occidentali né una guerra esterna rappresentano la soluzione alla questione iraniana. L’unica vera soluzione è il cambiamento di regime ad opera del popolo, attraverso la Resistenza e una rivolta organizzata.
Di fronte a questo regime, il Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran, quale coalizione di forze e personalità democratiche che chiedono il rovesciamento del regime dei mullah, presenta un’alternativa credibile, dotata di un adeguato sostegno sociale.
Il programma in dieci punti di questa Resistenza, fondato su principi quali la separazione tra religione e Stato, l’uguaglianza tra donne e uomini, l’autonomia delle nazionalità, l’abolizione della pena di morte e un Iran non nucleare, pone le basi della Repubblica democratica di domani.
Il Consiglio Nazionale della Resistenza ha annunciato la formazione di un governo provvisorio incaricato di trasferire la sovranità al popolo iraniano.
Questo governo garantisce una transizione pacifica, ordinata e democratica del potere al popolo dell’Iran.
Rivolgiamo un appello alla comunità internazionale affinché riconosca il governo provvisorio.
La vostra lunga esperienza dimostra inoltre che il prestigio delle Marche e di Ancona non deriva soltanto dalla loro storia, ma, ancor più, dalla resistenza contro la dittatura e dalla lotta per la libertà. Le Marche e Ancona hanno dimostrato una verità fondamentale: nessun sistema fondato sulla paura può durare nel tempo.
Allo stesso modo, la nostra Resistenza, da oltre sessant’anni, è rimasta salda di fronte alle dittature dello Scià e dei mullah, in nome di questi stessi valori, e oggi rappresenta l’incarnazione della speranza per il futuro.
Auspico che gli onorevoli legislatori delle Marche, insieme a tutti i difensori della pace, della libertà e dei diritti umani, sostengano attivamente la lotta del popolo iraniano per il rovesciamento del regime e incoraggino il Governo italiano a chiudere le sede diplomatiche del regime iraniano e a esercitare pressioni affinché questo regime ponga fine alle esecuzioni dei prigionieri politici e al massacro dei giovani manifestanti.
Vi ringrazio tutti
Martedì 14 Aprile 2026