Resoconto seduta n. 19 del 22/11/2000
RESOCONTO INTEGRALE

SEDUTA DI MERCOLEDI' 22 NOVEMBRE 2000
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE LUIGI MINARDI

La seduta riprende alle 16,25

Proposte di legge (Seguito della discussione generale e votazione):
«Approvazione del rendiconto generale dell'amministrazione per l'anno 1999» Giunta (15)
«Assestamento del bilancio 2000» Giunta (21)

PRESIDENTE. Riprendiamo la discussione delle proposte di legge n. 15 e n. 21 ad iniziativa della Giunta.
Ha la parola il relatore di minoranza, consigliere Ciccioli.

CARLO CICCIOLI. Anche se il bilancio e i numeri non sono argomenti che appassionano così tanto le persone, dobbiamo dire che di fatto parliamo dell'atto più importante della Regione in quanto l'allocazione delle risorse, la capacità di spesa e la rendicontazione sono l'atto primario di una qualsiasi struttura pubblica. IL rendiconto è una revisione di come sono andate le cose. Al di là dell'atto tecnico obbligatorio per legge, c'è una valutazione politica dell'atto stesso. L'assestamento di bilancio è uno strumento amministrativo attraverso il quale può essere corretta l'azione di bilancio, l'azione di spesa soprattutto nell'ultima fase dell'anno di esercizio, quindi due strumenti importanti, fino a un certo punto ai fini propositivi, ma molto ai fini dell'analisi, quindi della valutazione successiva.
Per quanto riguarda il rendiconto 1999 debbo rilevare, al di là della correttezza tecnica delle cifre, che tra stanziamenti previsti e impegni di spesa imputati ci sono delle variazioni che non sono così limitate, in particolare mi permetto di dire che ben un settimo dello stanziamento previsto nell'ambito del nostro bilancio va in economia. La cifra esatta è il 14,1%, grosso modo un settimo dell'intero pacchetto di bilancio che non è cifra modesta. Se poi andiamo a scomporre i settori nei quali gli impegni di spesa rispetto agli stanziamenti presentano delle problematiche, ci troviamo di fronte al fatto che la sanità si scosta di circa il 6% di fronte a un impegno di spesa pari a circa il 51%. Quindi il 6% del bilancio complessivo rappresenta una cifra estremamente significativa dal punto di vista complessivo. Se vogliamo tradurla, tra sanità e servizi sociali parliamo di 3.521 miliardi di stanziamento a fronte di 6.169 miliardi di impegni di spesa, il che significa che ci troviamo di fronte a circa 350 miliardi che non sono impegnati, cifra estremamente significativa.
Immediatamente a ruota c'è il settore del territorio-ambiente. Anche lì troviamo circa il 4% in meno. A fronte di uno stanziamento complessivo di bilancio del 10,2%, abbiamo un utilizzo con impegni di spesa pari a 378 miliardi. A fronte di quel 10% solo il 6% viene effettivamente impegnato e il 4,1% non può essere utilizzato e va in economia.
Altro settore estremamente importante che ugualmente presenta problemi è quello relativo alle attività produttive, anche se in misura di gran lunga minore: a fronte del 14,7% di stanziamenti rispetto al bilancio, solo l'1,5% dell'intero bilancio viene impegnato e quindi non funziona da bilancio per mettere in moto ulteriore attività, quindi ricaduta positiva e benessere sul territorio. C'è da valutare perché un settimo del bilancio della Regione va in economia, quindi bisogna prendere in considerazione la capacità d'intervento della struttura regionale. Che in tutti i bilanci degli enti pubblici accade questo, ci sia un'aliquota significativa che va in economia risponde a un requisito di natura quasi fisiologica. Che questo accada nella misura significativa di cui parlavo prima — un settimo — significa che ci troviamo di fronte a un problema più significativo. Complessivamente va fatta una revisione non tanto del settore specifico di bilancio quanto della capacità dell'ente nel suo insieme di produrre benefici. La Regione è un ente attraverso il quale la territorialità doveva essere valorizzata; evidentemente, benché ci sia stato questo decentramento importante non riusciamo, nella velocità delle scelte che facciamo, a essere più attivi, più esecutivi nelle valutazioni.
Non pongo altre cose, se non per dire che tradotto in cifre il non beneficio è un non beneficio da ascrivere ad alcune centinaia di miliardi, il che significa dal punto di vista di un, contemporaneamente, legislatore e amministratore regionale, motivo di forte rammarico che può essere condivisibile sia che si faccia parte della maggioranza che dell'opposizione.
Passando all'assestamento di bilancio va detto che di questo assestamento, che è uno dei più significativi fatti nella Regione Marche e che coinvolge complessivamente 87 miliardi, ne vede 31 legati alle spese correnti, spese obbligate, atti dovuti, la maggior parte dei quali da ascrivere al contratto di lavoro. E' stato firmato un nuovo contratto di lavoro, quindi qualunque sarebbe stata la maggioranza politica avrebbe dovuto prenderne atto. Occorre invece fare una riflessione sul fatto che 38 miliardi di investimenti più 18 miliardi di obbligazioni che andranno ad avere una ricaduta positiva solo nel 2001 potrebbero anticipare la capacità di spesa della Regione. L'area più significativa di questi 56 miliardi è quella del patto per lo sviluppo, 7,5 miliardi sul piano rurale e tutta una serie di altri provvedimenti.
Qual è la valutazione che noi diamo? Innanzitutto che questo assestamento di bilancio che viene approvato alla fine di novembre e che deve andare comunque al Governo per il controllo, sarà esecutivo solo nell'ultimo scorcio del 2000 e, pur in esercizio provvisorio 2001, è comunque un atto finale dell'annualità. Sicuramente questo è stato un anno particolare, c'è stato il rinnovo del Consiglio regionale, il rinnovo del Governo, tutta una serie di vicende tecnico-politiche che rallentano i provvedimenti, però le scelte che vengono fatte hanno una loro valutazione politica. La cosa più importante da porsi a fine esercizio è quella di lavorare sul futuro. La nuova legislazione permette di rendere i bilanci più trasparenti e soprattutto ascrivere un nuovo impianto di bilancio rispetto ai vecchi. E' molto importante realizzare fin da ora il vecchio binario, cioè la vecchia struttura di bilancio è confrontata al nuovo impianto di bilancio. CI vorranno degli anni per rendere tutte queste strutture esecutive, però a mio parere bisogna lavorare già fin da ora sul nuovo strumento affinché sia uno strumento trasparente e inauguri un nuovo regime di contabilità. Mi hanno detto gli esperti che probabilmente ci vorranno tre anni per andare a regime sui nuovi strumenti di procedura inaugurati, ma credo che da subito sarebbe già stato utile valutare la trasparenza delle spese, riuscire a leggerlo, perché per me che sono assolutamente ignorante in materia di bilanci se non per quello che ho appreso nei miei anni di consigliere comunale prima e consigliere regionale dopo ho preso atto che bisogna giungere a una capacità di lettura, altrimenti il bilancio è uno strumento comprensibile solo per coloro che lo scrivono e per gli addetti ai lavori. Credo invece che proprio la normativa che viene introdotta va nella direzione di capire bene dove si vuole andare a parare. Su questo noi chiediamo che ci sia un impegno del Governo regionale ad utilizzare fin da adesso, segnatamente nel bilancio di previsione 2001, le nuove procedure.
L'altro aspetto critico riguarda le spese. Alcune sarebbero state condivise anche da noi se fossimo stati al Governo, su altre abbiamo avuto l'impressione di una scelta molto particolare, discrezionale. Ne è un esempio l'emendamento che è stato oggetto di polemica in Commissione nel quale viene fatta la scelta di dare 200 milioni a un'associazione di Comuni, anche benemerita, per esecuzioni musicali, che però è al di fuori dello strumento programmatorio che noi stessi ci eravamo dati attraverso la legge e attraverso le previsioni. Se si può tornare a questa valutazione a pioggia, quando decidiamo che si riesce a convincere le persone giuste che stanno nei luoghi giusti, nelle Commissioni o nel Governo regionale ed è possibile modificare cifre significative... Questa situazione è un esempio paradigmatico: 200 milioni possono andare da qua a là e questo non è in una visione strategica complessiva e comunque non è corretto nei confronti di tutti coloro che seguono le procedure ordinarie.
Per quanto riguarda altri aspetti, ne cito uno che mi ha lasciato profondamente perplesso. Per esempio, i 3,5 miliardi di finanziamento ai centri servizi. Non avevamo detto che i centri servizi dovevano stare sul mercato e che occorreva trovare i fondi per il loro sostentamento sul mercato? Quando troviamo questi 3,5 miliardi allocati in questo modo significa che quelle procedure, quelle modalità che erano state profondamente criticate dalla sinistra quand'era all'opposizione, diventano patrimonio di governo della stessa sinistra. Così come il discorso dei 3,5 miliardi che abbiamo dato alla Svim per quanto riguarda la progettazione dell'area del fabrianese e che rappresentano una valutazione specifica in una certa zona rispetto all'omogeneità del territorio. Che ogni zona abbia bisogno di programmazione, di investimenti per l'innovazione, per la riprofilatura delle attività economiche è giusto, ma attenzione a che queste risorse non siano allocate dove ci sono le persone che hanno in mano il volante della gestione.
Non dirò altro, perché siamo in chiusura di esercizio, arriviamo addirittura all'ultimo momento — la legge sarà pubblicata sul Bur alla fine di dicembre — quindi la manovra di assestamento diventa più un esercizio di numeri sui tabulati piuttosto che effettiva capacità di poter spendere immediatamente. Addirittura per certe scelte che sono state fatte all'interno dei 58 miliardi di investimenti, forse sarebbe stato più corretto aspettare il bilancio preventivo 2001, perché rientravamo in un disegno organico. Non ci stracciamo le vesti per questo, però diciamo ancora una volta che rispetto alle aspettative e alle promesse che erano state fatte in periodo elettorale, di profondo cambiamento, ci troviamo davanti a dei documenti strategici quali quelli dell'assestamento di bilancio, che non sono coerenti con quanto si è detto.
Ascolterò gli interventi e rispetto alle cose che saranno dette e ai contributi che saranno dati valuteremo il contesto di tutta la manovra nel suo insieme.

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Grandinetti.

FABRIZIO GRANDINETTI. L’esame del rendiconto della Regione Marche può essere definito un'operazione di lettura di numeri. La Giunta vuol discutere questo rendiconto per poi procedere all'assestamento. Io desidero esprimere poche considerazioni, perché la manovra di assestamento può essere non condivisa e spiegherò perché, ma mi soffermerò di più su che cosa ritengo veramente utile e improcrastinabile riguardo a quella nuova trasparenza, a quella nuova leggibilità del bilancio e quindi delle variazioni di bilancio, degli assestamenti, del rendiconto che devono essere leggibili non solo dagli addetti ai lavori — e ritengo che oggi non siano leggibili da parte degli addetti ai lavori — ma da tutti i marchigiani.
Sul perché è stata richiesta la manovra di assestamento farei una domanda, visto che è una questione interna che — qualcuno ha detto ieri sul giornale — più che partecipata è concordata. Ho letto ieri una dichiarazione del dirigente che è molto critico sull'assestamento e confronta questa sua critica all'assestamento con il bilancio 2001 che in parte già avevo analizzato e che per grandi parti condivido.
Per esempio, quali necessità straordinarie si sono vanificate con le impostazioni politiche diverse che ci sono state tra la Giunta precedente che ha stilato il bilancio di previsione e quella che oggi si appresta ad approvare il rendiconto e l'assestamento? E' una Giunta diversa, ma che ha sempre la stessa guida, lo stesso Presidente.
Forse qualcuno ha promesso dei soldi in funzione di un certo avvenimento, per esempio? Magari le elezioni che ci sono state nel passato e che ci saranno nel futuro, cioè le elezioni politiche. Oggi, magari, si deve pagare una cambiale o saldare un debito. Questo è successo nel Parlamento nazionale, è successo nei Consigli regionali. E' possibile che in parte questi 80 miliardi ed oltre rispondano a questa logica che comunque resta criticabile, per non dire aberrante? Oppure oggi si pensa a soldi che si sono già spesi e si chiede il loro rientro? Oppure si spendono soldi in proiezione sempre di questo prossimo avvenimento della fine dell'aprile 2001 così importante per tutti noi e per voi che vivete, pare, in svantaggio rispetto a noi? Sarebbe pericoloso sperperare oggi, quando negli anni a venire potrebbe essere difficile reperire risorse. Pensate solo alla questione della sanità e alle risoluzioni del Governo che sono note a tutti riguardo al fatto che questi problemi li dovremo affrontare sempre più noi a livello regionale rispetto a quegli oboli, a quelle bonifiche finanziarie di cui era protagonista il Governo nazionale.
L'ultima considerazione che vi porgo come semplice contributo è la seguente. Non è il caso di interrogarsi su quale esercizio finanziario ci si presenta davanti? Perché siamo agli sgoccioli dell'anno e siamo pronti ad affrontare un nuovo esercizio finanziario.
Penso che sarà un anno difficile, penso che qualcuno sarà in grado di tranquillizzarmi e spero che più che me tranquillizzi tutti i marchigiani, ma penso che sarà un anno difficile sotto l'aspetto finanziario. Sono anni di svolta, di trasferimento e dunque di difficoltà finanziarie e c'è sempre una resistenza da parte dei governi ad imporre delle tassazioni. Bisogna cercare di risolvere i problemi non tassando gente che è già super tassata a livello nazionale dalle aliquote più alte d'Europa che scoraggiano poi lo sviluppo in un modo di cui ci accorgiamo tutti in maniera lapalissiana.
Spero che il Presidente e l’assessore mi permettano una domanda che voglio estendere a tutti noi: siete in grado di spiegare, come se fosse la vostra famiglia, il rendiconto, l'assestamento, il bilancio di previsione o il consuntivo? Se invitassi i signori consiglieri ad alzarsi e dire che capiscono il bilancio regionale, molti rimarrebbero seduti, compresi coloro, come me, che si sono interessati di altri bilanci. Questo è un problema importante, che coinvolge anche le altre Regioni d'Italia che hanno la stessa difficoltà, almeno gran parte di esse. Quindi noi dobbiamo tendere alla chiarezza dei dati, in modo che tutti possano leggere con estrema chiarezza le cifre accompagnate da una relazione che avrei voluto fosse stata più pregnante per quanto riguarda il relatore di maggioranza. Se è già difficile leggere i dati di questi documenti contabili, accompagniamoli con spiegazioni dicendo perché facciamo le variazioni di bilancio, perché facciamo l'assestamento, quali sono le grandi motivazioni.
Oggi viviamo una stagione in cui avremo il nuovo Statuto e mi sono onorato di essere Vicepresidente in un'epoca che non mi ha voluto protagonista perché non siamo arrivati alla conclusione per motivi che esulano da responsabilità regionali ma sono responsabilità di collegamento con quanto avvenuto a livello nazionale. Nuovo Statuto significa anche non mantenere vecchi strumenti e quindi guardare alla grande parola che deve essere riempita, cioè "federalismo", facendo anche tutto ciò che serve per un federalismo fiscale. Probabilmente ci troveremo ad avere un tavolino senza gamba se non cercheremo di dare contenuto a questo federalismo fiscale all'interno di un federalismo più esteso che coinvolge veramente tutta la riorganizzazione, la trasformazione e la modernizzazione dello Stato.
Ci deve quindi essere una responsabilità solidale di maggioranza e opposizione per questo rinnovamento su queste basi, una collaborazione netta che tenda a far leggere il bilancio chiaramente ai marchigiani. Un'altra domanda è: perché l'ente Regione è distante, non è compreso, il suo funzionamento non è conosciuto dai ragazzi nelle scuole, dai cittadini? Bisogna domandarsi il perché di questa lontananza dell'ente Regione, questa maggiore vicinanza e conoscenza dello Stato. Un problema è quello dei mass-media che dovrebbero informare meglio sulla Regione, fatto importante e determinante per coloro che abitano in questa media città qual è la regione Marche, piena di laboriosità e di esempi di sviluppo ormai storici e studiati in tutto il mondo. Una responsabilità solidale delle due grandi componenti che speriamo presto si avvicendino anche in quest'aula, governando e facendo opposizione a seconda della scelta.
Sono pochissimi a conoscere la realtà vera dei nostri conti e dei nostri bilanci. Sono meccanismi ormai obsoleti rispetto a mutate esigenze, a ruoli che ci impongono di esprimere la volontà di un cammino comune, in una società in cui l'informazione è il bene principale e quindi non si può tenere nascosti quelli che sono veramente gli intendimenti che poi si vanno a trasferire su questi documenti. Il sapere-potere è una logica aberrante che deve finire e comunque non deve essere usata nel rinnovamento e deve essere svecchiata e resa leggibile a tutti. A volte c'è la tentazione di dare i contentini agli amici e agli amici degli amici e non ci si rende conto che è una strada anacronistica, impraticabile, che porta alla sconfitta. Nelle pieghe di questi bilanci, di questi assestamenti ci sono le promesse passate e future e oggi la gente vede chiaramente quali sono i grandi problemi e quale dovrebbe essere il grande agire, perché esiste il controllo della Giunta, del Governo delle Marche e può denunciare questi fatti come in questi giorni è successo in alcuni campi. Mai la segretezza, dunque una casa di vetro che non deve essere impolverata e deve essere ben letta da tutti i cittadini delle Marche.
C'è la necessità di coinvolgere in questa operazione di reiscrizione delle regole le maggiori intelligenze, le maggiori competenze tecniche e culturali. Dato che si spendono miliardi per le consulenze, ricordo che molte volte i componenti della Commissione bilanci sanno che non sempre c'è attinenza tra consulenza e competenza del soggetto. Succede anche questo. Quindi non si costruisce un federalismo regionale senza nuovi strumenti di finanza regionale, trasparenti, che consentano a noi, alla comunità marchigiana in prima istanza, la comprensione e la chiarezza.
Se condividiamo la scelta, le conseguenze sono logiche e possiamo tentare diverse vie. E' mia abitudine quando critico in modo costruttivo ed educato, fare anche delle proposte. Ho sentito varie tesi e ne riferisco, qualcuna all'interno della Commissione, altre nel dibattito a livello nazionale.
Le strategie potrebbero essere diverse. Da un lato continuare il sistema sin qui seguito ed impostare una nuova contabilità che risponda all'obiettivo di costruire entro un sistema contabile-amminsitrativo che risponda alle esigenze che ho posto fino ad ora. Costruire un modello contabile e finanziario condiviso da tutti e quindi rispondente a quell'esigenza di trasparenza e in grado di rispondere alle esigenze tecniche della macchina operativa. Una proposta che ho sentito circolare anche nei nostri ambienti è quella di procedere con il vecchio e nuovo parallelismo per poter far confluire il nuovo tutto insieme, ma cercando la trasparenza o la leggibilità del vecchio. Questo percorso può trovare la partecipazione condivisa da tutti. Sono le competenze tecniche in grado di realizzare la strada, interne ed esterne. Vi sono competenze interne ma si può ricorrere, per un rinnovamento di questa importanza che non è un dato tecnico ma un fatto sostanziale, anche a consulenze di ordine esterno: si spendono tanti miliardi, vale la pena spenderli per cose molto importanti. Invece deve finire l'esercitazione, rimettersi a discutere sul vecchio che non ci interessa; logiche vecchie e pratiche assessorili, il bilancio come sommatoria di mediazioni clientelari, in modo che ognuno tenda a far vedere quanto il suo "carisma" è più forte dell'altro, favorendo gli amici e gli amici degli amici, logiche vecchie che non devono più comparire. In alcuni casi, negli ultimi anni sono comparse del tutto evidenti non solo nelle Marche ma anche nelle Marche. Se non comprendiamo questo, anche gli elementi più creativi della politica vera, non della politica del fumo, dei discorsi, del teatrino, ma quelli dei dati, della sostanza, delle realizzazioni, dell'essere chiari in quello che vogliamo dalle Marche, potranno svanire e i politici che credono veramente nella politica della sostanza, della realizzazione saranno probabilmente sconfitti.
Due esempi. Ci potrà mai essere un dibattito sulle consulenze senza avere i pratici quadri di riferimento contabili? Ricordo di aver seguito il dibattito sui centri servizi. Si voleva far vivere il mercato e ci si dimenticava di dire quale mercato, per quanto tempo dovevano ricevere risorse. Le risorse ancora le ricevono da noi, per quanto vedo nell'assestamento. Non sono mai stati presentati dei business plan per vedere quando queste società miste pubblico-privato saranno in grado di raggiungere il punto di pareggio. Quando raggiungeremo il punto di pareggio? Vorrei saperlo. Vorrei sapere qual è la programmazione, visto che continuiamo a dare gli stessi miliardi di qualche anno fa.
Il risultato economico di queste società, corrisponde a quello sociale oppure esiste uno sfaldamento? Devono avere il punto di equilibrio economico, oppure c'è uno sfasamento fra funzione economica e sociale? Devo capire a cosa sono finalizzati questi miliardi. Cosa è cambiato nel metodo? Diventiamo innovativi, cerchiamo di spiegare almeno gli obiettivi e non procediamo con vecchie logiche.
Potrei citare dieci-dodici punti che non sono retaggio della mia relazione ma sono critiche che fa l'ex dirigente dott. Recchi su un quotidiano di ieri, dicendo cose — con la competenza che non gli posso negare — molto importanti, a volte critiche, da tenere in grande considerazione.
Dice il dott. Recchi: "Approda in aula, per diventare operativo alla fine dell'anno, l'assestamento 2000 che per carenza di informazioni e di indicazioni sulla strategia che ispira la manovra, suscita più di un interrogativo. Qualche perplessità e timori istituzionali per il 2001, con la remota speranza che il mio eccesso di pessimismo sia smentito. IL patto di stabilità firmato dalla Regione e sancito dalla finanziaria dello Stato per il 2001 con l'obbligo del ripiano di eventuali disavanzi sanitari da parte della Regione comporta l'ipotesi di non bastevolezza della risorsa. E' prefigurabile che un disavanzo di qualsiasi dimensione possa essere, seppure ridotto, comprometterà il mantenimento e i volumi di intervento in altri settori di attività. La sanità potrebbe assorbire risorse tolte ad altri settori che pure sono determinanti, importanti, pensiamo allo sviluppo e alle attività produttive, pensiamo anche alla solidarietà che è un fatto importante che però deriva dalle risorse dello sviluppo, non c'è un mondo della sanità e un mondo dello sviluppo ma un mondo dello sviluppo che fa solidarietà, che ha risorse per farla. Non sono condivisibili gli aumenti per le attività dei centri servizi per il turismo, per il conferimento all'Assam, per alcune attività sociali. L'espansione della spesa programmata rigidamente non è certificata e imporrà comunque drastiche riduzioni. A carico di quali interventi? A danno di quali settori produttivi? Come troveranno allocazione le risorse regionali complementari alla realizzazione dei programmi comunitari? Occorre onorare le troppe promesse fatte nelle fasce post-elettorali, punti in comune che trovo tra me e il dott. Recchi. Le avventurose coperture che utilizzano le risorse destinabili alla risoluzione dei buco sulla spesa sanitaria. La manovra di investimenti, sia coperture sia obbligazioni, che ipoteca i limiti di espansione e poteva allocarsi nel bilancio venturo. Intuita la difficoltà del 2001, intanto è sembrato meglio avere più ora, nella costante logica... ecc. L'improvvida esigenza di aumentare la pressione fiscale".
Concludo dicendo che i cittadini delle Marche devono cercare di comprendere, spero presto, quello che noi stiamo facendo, perché veramente la trasparenza e la leggibilità di tutti i nostri atti vuol dire apprezzare una classe politica che oggi può essere disprezzata o criticata, anche con pressapochismo, nella sua totalità. Questo è il co-interesse che hanno maggioranza ed opposizione nel lavorare per la trasparenza e la leggibilità. Devo però prevedere quello che ho previsto all'inizio della legislatura nel mio primo discorso: ritengo che a questo punto noi che in questo Consiglio abbiamo discusso interpellanze, mozioni, interrogazioni e continueremo il 29 novembre, il 6 e 7 dicembre a fare interpellanze, interrogazioni e mozioni, abbiamo fatto poche proposte di legge, poche risoluzioni importanti, pochi atti importanti. Sono stato buon profeta quando ho detto "penso che assisteremo a un riassestamento anche della Giunta", cosa che penso ancora. Nel giro di pochi mesi prevedo un riassestamento non solo del bilancio ma anche della Giunta. Sarò profeta? Non sarò profeta? Dopo questi primi risultati è la mia previsione. Vi ringrazio per l'attenzione.

PRESIDENTE. Ha la parola l'assessore Secchiaroli.

MARCELLO SECCHIAROLI. Penso che il breve dibattito che c'è stato su quseto assestamento vada rapportato all'assestamento come strumento di aggiustamento dei conti rispetto ad un fine anno, per cui il ruolo viene rispettato, perché credo che il dibattito sul bilancio, sulle finanze regionali ci prenderà sicuramente nelle prossime settimane, nei prossimi mesi rispetto al bilancio 2001 con tutte le modifiche, le variazioni che anche qui sono state ricordate e che dovranno cominciare a far impostare un bilancio 2001 non completamente nuovo rispetto alla nuova legge di contabilità che stiamo predisponendo e che cerchiamo di portare avanti in parallelo proprio in concomitanza con l'approvazione del bilancio 2001.
Qui si parlava di alcune questioni, del doppio binario, della necessità di cominciare fin da adesso a ipotizzare che cosa sarà il bilancio 2002, perché da lì comincia complessivamente la riforma nel suo complesso. Comunque il 2001 già ci vedrà con alcune cose certe: scomparirà la finanza derivata e comincerà l'autonomia fiscale, le risorse ce le dovremo trovare come Regione. Non credo che saranno guai come qualcuno sta in questo momento dicendo, dipende dalla concezione che abbiamo del federalismo fiscale e di che cosa significa il vero decentramento, se non vogliamo usare la parola "federalismo" che è ancora incompiuto, incerto, che sta creando un momento di passaggio con molte difficoltà. Penso che invece finalmente, con il federalismo e l'autonomia fiscali potremo veramente dare più significato alla politica propria di quest'aula che non è appannaggio di interventi estemporanei, anche di carattere tecnico. Tutti, a cominciare dal confronto e dal dibattito che c'è stato in Commissione hanno insistito su quale difficoltà ci sia, soprattutto per i cittadini, a leggere un bilancio pubblico, in particolare un bilancio come quello di una Regione. Si sta pensando ad una semplificazione per la gente, affinché possa capire i dati principali, le scelte che questo Governo regionale, questo Consiglio regionale fa nell'approvare o non approvare questi bilanci. Il doppio binario credo che possa essere interpretato non tanto come atti da portare alla consultazione di questo Consiglio, ma potrà rappresentare una simulazione di quello che sarà concretamente il bilancio che dovremo affrontare con la nuova riforma.
Siamo in attesa dell'approvazione della finanziaria e questo non è di secondaria importanza: sicuramente alcune proposte della finanziaria andranno ad incidere in modo determinante rispetto al bilancio 2001 che dovremo andare ad affrontare. Credo che il discorso del rispetto del patto di stabilità debba essere tenuto in primo piano. Nella nuova finanziaria, se rimarrà così come approvata alla Camera, vi saranno vincoli di bilancio e l'obbligo di dimostrazione del rispetto del patto quale allegato al bilancio. Però c'è un'altra cosa importante: si deve far salva e mantenere l'importanza dell'unità nazionale rispetto al patto che deve essere garantito collegialmente dai presidenti delle Regioni, perché questo federalismo fiscale non penalizzi ancora una volta chi sta peggio e chi ha più problemi rispetto a tutti i bisogni che deve affrontare.
Tra le novità più importanti vi è quella che la sanità entra a pieno titolo nel bilancio regionale, ma questo non fa parte del patto di stabilità. Con essa il problema dei disavanzi sanitari. Qualcuno voleva una tranquillizzazione rispetto non tanto ai disavanzi sanitari, ma rispetto alla nuova normativa che imposta un nuovo bilancio e sull'autonomia che le Regioni hanno di imporre tasse per l'autofinanziamento. E' una tranquillità che penso non possa mai essere data e non è stata mai data negli ultimi anni, perché il forte impegno che il Governo nazionale ha messo nel risanamento dei conti dello Stato credo abbia dato tranquillità in questo senso rispetto ad una possibile espansione che anche nell'ultima finanziaria è stata data. Quindi la tranquillità credo che vada data dalla politica, da come facciamo politica e da come riusciamo a concretizzare negli atti di bilancio questa politica. La nostra non è una Regione in dissesto né una Regione che fa atti di bilancio rispetto ai quali abbiamo paura di essere giudicati tecnicamente. Questo non spetta agli assessori, non spetta alla Giunta, non spetta al Governo, però una cosa è certa: che la trasparenza di cui si parlava ci dà il federalismo fiscale, ci dà il nuovo modo di impostare i bilanci che andremo a costruire nel 2001 per prepararli definitivamente nel 2002. Sapete che il nuovo modo di impostare il bilancio avrà una maggiore chiarezza, però penso che sia ancora una chiarezza che rimanga soltanto ed esclusivamente agli addetti ai lavori.
Parallelamente, il lavoro che stiamo cercando di impostare è quello di renderlo ancora più esplicito e comprensibile a chi invece non addetto ai lavori. Credo che i non addetti ai lavori siano grandemente in maggioranza e credo che su questo aspetto ci sia il consenso di tutto il Consiglio.
Un altro aspetto in relazione all'assestamento riguarda il fatto che le cifre di 87 miliardi, con i 31 di spese correnti e i 56 di spese di investimento possono fare scalpore e fare titolo sulle cronache dei nostri giornali, ma se andiamo a esaminare le spese, sia il presidente della seconda Commissione, sia interventi dell'opposizione hanno capito bene che queste cifre non hanno questa straordinarietà che si vuol far rilevare. Le spese correnti, oltre al discorso del personale, in maggior parte riguardano l'attività ordinaria dell'amministrazione e servono non soltanto a chiudere la grossa partita del personale che credo sia una cosa importantissima, ma servono a chiudere l'amministrazione contabile delle spese correnti e obbligatorie che ogni istituzione pubblica incontra. Per quanto riguarda gli investimenti è stato fatto un elenco dettagliato da parte del relatore, però volevo aggiungere che all'interno di questi investimenti ci sono anche partite che abbiamo preferito mettere nell'assestamento per non incorrere nei vincoli che la finanziaria del 2001 ci porrà, permettendo di chiudere vecchie partite alle quali poniamo la parola fine.
Il totale di queste cifre e dell'assestamento non è una cosa straordinaria, perché chi ha vissuto l'esperienza dei bilanci all'interno della Regione sa che queste cifre sono state superate abbondantemente in precedenti assestamenti. Una parte di questi investimenti si riferiscono al patto per lo sviluppo, un patto che abbiamo sottoscritto, un patto che con questo assestamento la nuova Giunta ha voluto completare nelle parti che rimanevano ancora da completare.
Penso che il dibattito che c'è stato oggi sia un allenamento rispetto a quello che dovremo fare sul bilancio 2001, perché lì saremo tutti neofiti rispetto ai meccanismi e alle scelte politiche che questo Governo e questo Consiglio dovranno perseguire.
Con queste innovazioni secondo me si esce dall'ormai trentannale regime di finanza derivata, con miglioramenti in termini di certezza e prevedibilità delle risorse disponibili, con un certo grado di discrezionalità nello stabilire il livello delle risorse acquisibili e in particolare con un più diretto rapporto e conseguente responsabilizzazione tra l'ente Regione e la comunità regionale, con le ovvie conseguenze in termini di rafforzamento del ruolo di rappresentanza politica. Insisto su questo aspetto, perché credo che questo sia l'aspetto principale che in questa fase di trasformazione generale deve animare il dibattito e il confronto all'interno del Consiglio regionale.

PRESIDENTE. Se non vi sono repliche, passiamo all'esame degli articoli del consuntivo.
Articolo 1. Lo pongo in votazione.

(Il Consiglio approva)

Articolo 2. Lo pongo in votazione.

(Il Consiglio approva)

Articolo 3 Lo pongo in votazione.

(Il Consiglio approva)

Articolo 4. Lo pongo in votazione.

(Il Consiglio approva)

Articolo 5. Lo pongo in votazione.

(Il Consiglio approva)

Articolo 6. Lo pongo in votazione.

(Il Consiglio approva)

Articolo 7. Lo pongo in votazione.

(Il Consiglio approva)

Articolo 8. Lo pongo in votazione.

(Il Consiglio approva)

Articolo 9. Lo pongo in votazione.

(Il Consiglio approva)

Articolo 10. Lo pongo in votazione.

(Il Consiglio approva)

Articolo 11. Lo pongo in votazione.

(Il Consiglio approva)

Articolo 12. Lo pongo in votazione.

(Il Consiglio approva)

Pongo in votazione la proposta di legge n. 15.
Passiamo ora alla votazione degli articoli della proposta di assestamento di bilancio.
Articolo 1. Lo pongo in votazione.

(Il Consiglio approva)

Articolo 2. Lo pongo in votazione.

(Il Consiglio approva)

Articolo 3. Lo pongo in votazione.

(Il Consiglio approva)

Articolo 4. Lo pongo in votazione.

(Il Consiglio approva)

Articolo 5. Lo pongo in votazione.

(Il Consiglio approva)

Articolo 6. Lo pongo in votazione.

(Il Consiglio approva)

Articolo 7. Lo pongo in votazione.

(Il Consiglio approva)

Articolo 8. Lo pongo in votazione.

(Il Consiglio approva)

Articolo 9. Ha la parola il consigliere Pistarelli.

FABIO PISTARELLI. Stiamo licenziando un atto che non è neutro, lo sappiamo bene tutti quanti ma lo deve sapere bene anche chi ci ascolta e i tanti di quest'aula che non hanno seguito i lavori di Commissione. Stiamo parlando ora di un finanziamento di progetti per coloro che sono affetti da disturbi mentali. Per quest'anno si modula l'intervento con altri 435 milioni, iscrivendoli nell'apposito capitolo. Approfittando della presenza dell'assessore alla sanità vorrei sapere a che punto fosse lo stato dell'arte, perché sappiamo che per le malattie mentali vi erano da elaborare da parte delle aziende sanitarie dei progetti in attuazione delle indicazioni di legge e sappiamo anche che in realtà molte aziende hanno neppure in parte posto in essere indicazioni stringenti di legge. I 435 milioni in più che servono sono stati individuati da parte degli assessori sulla base di indicazioni venute dalle aziende o sono stati calcolati sulla base di progetti a venire, cioè che dovranno essere conclusi entro l'anno corrente? Mi preoccupa il fatto che manca un mese e mezzo alla fine di questo esercizio e la situazione non so se ci permette di mettere mano ad altri progetti per il disturbo mentale. Questa è una preoccupazione che viene dal territorio, perché la risposta sanitaria visto le aziende sanitarie muoversi in maniera parziale, la risposta socio-assistenziale deve essere inserita nel quadro più ampio del piano sociale che vede anche necessità di attuazione di strumenti concreti. Stiamo attraversando un periodo nel quale vi è una grossa richiesta di intervento, nella certezza di una legislazione che deve essere applicata nel concreto. Su questo ritengo che oltre ad autorizzare spese debba essere fatta una riflessione, quindi ritengo che entro la fine dell'anno debba essere monitorata la situazione e verificato quanto fatto nel sanitario e nel sociale nell’applicazione della legge 32. Pertanto d'accordo sulla richiesta di integrazione del fondo, ma non d'accordo — ecco perché il nostro voto non può essere di accoglimento delle manovre che sono fatte a fine anno senza poi discuterne nel merito — sul fatto di riassestare bilanci e partite senza avere prima verificato la situazione.

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Ciccioli.

CARLO CICCIOLI. Il capoverso 10 di questo articolo è l'integrazione che è stata portata in Commissione relativamente al sostegno dell'iniziativa "Il violino e la selce" organizzato dall'Associazione musica contemporanea nei comuni di Ancona, Fano, Gabicce e San Benedetto per 200 milioni di lire. Noi non siamo pregiudizialmente contrari a un'iniziativa musicale di spessore, ma poiché c'è stato un piano organico, con leggi di questo Consiglio regionale nella precedente legislatura, se avessimo aumentato il capitolo di 200 milioni, questi 200 milioni andavano rivisitati all'interno di un pacchetto di risorse e poi si sarebbe visto a chi assegnarli. Invece qui viene finanziata un'iniziativa che interessa quattro Comuni, ma per 200 milioni extra per percorsi programmati. Ci sembra un'iniziativa che esula dalle cosiddette "spese con criteri", è un finanziamento ad hoc che sarebbe stato violentissimamente criticato dalla sinistra quando fosse stata all'opposizione. Quindi non possiamo non ribadire il parere negativo nei confronti di questa parte dell'articolo 9 che sarebbe stata definita come spesa clientelare.

PRESIDENTE. Ha la parola l'assessore Secchiaroli.

MARCELLO SECCHIAROLI. Per quanto riguarda i malati psichiatrici, non è che non avevamo discusso di quell'incremento, perché era una leggina del Consiglio precedente di un miliardo proprio per affrontare alcuni aspetti importanti e determinanti quali le borse-lavoro. Poiché le domande prevedevano l'integrazione socio-sanitaria e i protocolli d'intesa fra i Comuni e i dipartimenti di psichiatria e poiché le domande sono state tante, perché potessero raggiungere una percentuale dignitosa di co-finanziamento si è aumentato il fondo di quei 400 milioni per permettere ai Comuni che gestiscono queste borse-lavoro di avere un contributo maggiore. Credo che sia una problematica importante e seria sulla quale avremo modo di approfondire.

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Mollaroli.

ADRIANA MOLLAROLI. Intendo rispondere alle considerazioni che stava adesso facendo il consigliere Ciccioli. Non siamo assolutamente di fronte al caso enucleato, anzi siamo di fronte a una Regione che interpreta male se stessa ed i propri atti, in particolare i criteri di riparto della legge 75, perché questo intervento non è aggiuntivo rispetto ai criteri di riparto effettuati con la legge 75 ma a parere di chi ha sostenuto...

CARLO CICCIOLI. Sono 200 milioni in più.

ADRIANA MOLLAROLI. Questa manifestazione è nata come iniziativa del Comune di Fano e sostenuta dalla Regione. Seguendo le indicazioni della legge 75 da iniziativa di una città questa è diventata iniziativa di tante città della Regione, proprio perché con la legge 75 la Regione intendeva sostenere manifestazioni musicali di carattere strategico che vedessero coinvolte più città, quindi manifestazioni a valenza regionale. Comunque sono città significative: un capoluogo di regione, una città del sud delle Marche, una città con una valenza turistica come Gabicce Mare. Invece di essere gratificate proprio perché coerenti con la legge 75 e quindi sostenute in maniera adeguata — una manifestazione che nasce come manifestazione di una città ha un bilancio, quando diventa manifestazione di più città il bilancio diventa un altro — la Regione Marche premia con lo stesso contributo che dava quando l'iniziativa era della sola città di Fano. Deve essere chiaro che con questo contributo si sostiene un'iniziativa che è coerentissima con la legge 75, non sta assolutamente dentro un criterio di sostegno a pioggia avulso da quei contributi, anzi reintegra, reinterpretando in maniera corretta quella che era la valenza strategica della legge 75.
Se poi altre manifestazioni regionali necessitassero di finanziamenti si vedrà, però volevo precisare questo aspetto, altrimenti rischiamo veramente di essere fuori strada. Se la Regione avesse interpretato con coerenza la legge 75 noi riteniamo che quella manifestazione doveva già essere premiata con un contributo maggiore.

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Silenzi.

GIULIO SILENZI. Rispetto alla questione che stiamo dibattendo, una considerazione specifica e un'altra considerazione di ordine più generale.
Per quanto riguarda l'emendamento che è stato approvato in Commissione la motivazione è che l'iniziativa che quest'anno ha coinvolto più Comuni, per una svista non è stata finanziata in una sua dimensione regionale, perché ci sono Comuni, uno per provincia — da San Benedetto a Gabicce Mare — e pertanto abbiamo compensato a una svista rispetto a un'iniziativa che negli anni passati era stata finanziata come iniziativa locale e quest'anno aveva una dimensione regionale che interessava più Comuni. Siccome il finanziamento non poteva essere lo stesso, la Commissione ha dato il suo parere favorevole.
La cosa che mi preme rilevare è che per quanto riguarda un assestamento che ha coinvolto un massa finanziaria complessiva di 80 miliardi, la maggioranza è stata estremamente rigorosa e seria nel non dare un assalto all'assestamento, perché su 80 miliardi potevamo discutere anche di qualche decina di miliardi che la Commissione poteva allocare al momento in cui discuteva dell'assestamento. Abbiamo scelto — bisogna dare atto a tutti i gruppi — la strada del rigore, dell'accettazione di quello che la Giunta aveva deliberato senza introdurre emendamenti sostitutivi o aggiuntivi rispetto alla manovra finanziaria dell'assestamento stesso. Poche volte si è verificato questo e i pochissimi emendamenti approvati — parliamo di qualche centinaia di milioni su una manovra di oltre 80 miliardi — sono un aspetto che voglio sottolineare perché indica la serietà e il rigore con cui la maggioranza ha affrontato la questione dell'assestamento, rinviando le scelte finanziarie al bilancio di previsione 2001 dove ci sarà un dibattito più ampie dove i gruppi consiliari di maggioranza interverranno per evidenziare e sottolineare alcuni aspetti, per aumentare stanziamenti in una visione programmatica che caratterizza l'azione politico-amministrativa della Regione. Noi che siamo presenti in quest'aula ormai da diversi anni, collega Ciccioli, dobbiamo dire che è la prima volta che la Commissione si è accontentata di qualche centinaia di milioni a fronte di una manovra di 80 miliardi. Azioni clientelari ne potevamo fare per decine di miliardi, ci siamo limitati a due considerazioni che abbiamo ritenuto fondate, di cose già fatte. Così ci siamo comportati in un rapporto di lealtà con la Giunta che ci rappresenta.

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Ascoli.

UGO ASCOLI. A completamento di quanto detto dai consiglieri Mollaroli e Silenzi vorrei dire che per quanto riguarda i 200 milioni per il festival "Il violino e la selce" non solo si tratta di riparare a una svista che era stata fatta nella precedente tornata, ma si tratta anche di impedire che un'iniziativa fra le più valevoli sul piano culturale vada a finir male, perché altrimenti avremmo procurato un danno molto grave all'iniziativa che quest'anno è stata svolta anche ad Ancona presso la facoltà di economia e ha dato un'ampia garanzia di qualità e avremmo costretto queste iniziative autonome più interessanti degli ultimi anni a doversi profondamente ridimensionare. Questo testimonia, purtroppo, una certa distrazione sui problemi della cultura in questa regione.

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Brini.

OTTAVIO BRINI. Anche Civitanova ha una grossissima manifestazione internazionale, "Civitanova danza", che porta il nome delle Marche in tutto il mondo e capita spesso che la Regione Marche è disattenta a livello di contributi e di iniziative. Prendo quindi atto di quanto si diceva poc'anzi per questo intervento, ma occorre una sensibilità maggiore per tutte le realtà locali. Proprio recentemente "Civitanova danza" è stata ospitata a Londra e quindi ha raggiunto livelli altissimi. Quindi, maggiore attenzione anche per le altre realtà.

PRESIDENTE. Pongo in votazione l'articolo 9.

(Il Consiglio approva)

Articolo 10. Ha la parola il consigliere Pistarelli.

FABIO PISTARELLI. Qui ci sono impegni di spesa quindicennali con una scelta forte di 15 miliardi. So che ci sono delle difficoltà non solo nel progetto ma anche e soprattutto nella manutenzione delle opere che si fanno in favore della mobilità ciclistica. Il capitolo che si va ad incrementare è relativo all'attuazione degli interventi. Anche qui è necessario fare un monitoraggio della situazione, perché le poche realizzazioni che vi sono state hanno avuto delle grosse difficoltà nella manutenzione. Al collega D'Angelo che è stato sensibile al problema nella precedente legislatura, dico che i 15 miliardi previsti potrebbero essere oggetto di una verifica da qui a poco tempo, per vedere se sono da destinare unicamente alla realizzazione dell'intervento o anche al sostegno concreto e fattivo delle Amministrazioni che non sanno come tenere in efficienza quelle opere che molto spesso vanno a incidere su ambienti particolari come gli argini dei fiumi, quindi opere che sono soggette a una diversa gestione rispetto ad un'opera pubblica "normale".
Ritengo che non si è precisato questo aspetto e ciò a mio avviso penalizzerà, per il futuro, l'efficacia dello strumento che pure, in teoria, è strumento auspicabile per tante Amministrazioni, cioè la costruzione di piste ciclabili, lontane dai percorsi automobilistici.
A mio avviso quseto articolo 10 ingessa il bilancio, perché un miliardo all'anno a decorrere dall'anno in corso significa un impegno forte per il quale non vi è certezza di realizzazione.

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Brini.

OTTAVIO BRINI. C'è da fare anche un'altra riflessione, perché molto spesso capita che i Comuni non intervengano su questo fondo in quanto la somma destinata è limitata. Pertanto, su un intervento di un miliardi c'è il finanziamento del 50% e il Comune, in caso di difficoltà rinuncia a questo tipo di iniziative. Capita sovente che Comuni siano costretti a rinunciare durante l'anno, quindi bisogna fare un ragionamento più complesso: verificare se i Comuni interessati debbano reperire somme per altri 15 miliardi e bisogna anche considerare il costo della manutenzione e della sistemazione di questi percorsi. So che in questi giorni qualche Comune della provincia di Macerata sta presentando qualche progetto che supera il miliardo, però deve trovare una cifra non da poco pari al 50%. Non bisogna quindi accusare i Comuni di avere poca sensibilità. Alcuni Comuni della provincia di Macerata già da due anni vengono sollecitati nonostante il contributo della Regione venga sempre aumentato. E' vero che esistono le piste ciclabili e bisogna educare i cittadini sotto questo aspetto, ma bisogna anche mirare il finanziamento per far sì che gli enti locali possano usufruire e beneficiare di queste somme senza che gravino sugli enti locali mettendoli in difficoltà.

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere D'Angelo.

PIETRO D'ANGELO. La legge regionale n. 32 del 1999 che favorisce un co-finanziamento da parte della Regione Marche per interventi da parte degli enti locali affinché stimolino l'utilizzo della bicicletta con la costruzione di piste ciclabili, in un primo momento è stata fortemente richiesta dagli enti locali stessi, in un secondo momento ha avuto un successo notevole, le domande sono state numerosissime e i finanziamenti previsti sono risultati non sufficienti a smaltire tutte le richieste. Abbiamo previsto un co-finanziamento al 50% proprio per stimolare i Comuni più sensibili a investimenti in questa direzione, per cui ritengo che è giusto che la sensibilità di un Comune venga aiutata ma è altrettanto giusto che parte dell'intervento debba essere a carico dell'ente locale, altrimenti non riusciremmo assolutamente a soddisfare tutte le richieste.
Una cosa che non è stata detta e che mi preme dire è che dobbiamo far sì che questi finanziamenti siano equamente distribuiti sul territorio regionale. Bisogna far sì che le richieste siano più attente alle progettazioni, per avere un numero di proposte maggiori, affinché ci sia un equilibrio su tutto il territorio. Il primo e secondo anno di funzionamento di questa legge hanno dimostrato che più del 50% dei finanziamenti è stato diretto al pesarese. Se un intervento deve essere fatto, deve essere fatto nella direzione di soddisfare, al di là della qualità dei progetti — come è scritto nella legge — una equilibrata distribuzione di tutti i fondi. Quindi se un richiamo deve essere fatto o se una raccomandazione deve essere rivolta, deve essere quella dell'equa distribuzione su tutto il territorio.
Un miliardo all'anno non è tantissimo viste le richieste, perché ci sono alcune piste ciclabili che da sole costano più di 500 milioni, quindi capite bene che un miliardo di capitolo su tutta la regione è abbastanza insufficiente, ma il finanziamento della legge è stato fatto in funzione soprattutto del fatto che la legge nazionale n. 366 del 1998 prevede che siano dati contributi a tutte quelle Regioni che comunque hanno una legge a favore delle piste ciclabili, quindi il senso politico di questo articolo va letto proprio in questo modo;: la volontà di dare input agli enti locali per la realizzazione di piste ciclabili per una migliore qualità della vita, ma contestualmente attingere alle risorse della legge nazionale che, altrimenti, non sarebbero mai arrivate. Ci sono molti progetti che non riusciremo a soddisfare tutti.
Ritengo quindi, anche accogliendo i suggerimenti del collega Pistarelli sulla manutenzione, vorrei ricordare che occorre un coinvolgimento più diretto delle associazioni dei cicloamatori come questa legge prevede.
Questo è un articolo qualificante di questo assestamento di bilancio considerate le aspettative e le attese di molti enti locali.

PRESIDENTE. Pongo in votazione l'articolo 10.

(Il Consiglio approva)

Articolo 10 bis. Lo pongo in votazione.

(Il Consiglio approva)

Emendamento a firma Ciccioli, che ha la parola.

CARLO CICCIOLI. L’articolo prevede l’utilizzazione di una quota parte di un capitolo di fondi che sono disponibili per la progettazione di massima del tracciato per l’uscita a nord di Ancona e la progettazione esecutiva della prima parte. Alcuni tecnici del settore mi hanno detto che la progettazione sia di massima che esecutiva dell’intero tracciato ha una spesa di circa 3 miliardi. Ovviamente, non essendo disponibili nel capitolo 3 miliardi, questo miliardo e mezzo serve per lo meno a cominciare a mettere sulla carta il progetto.
Ogni consigliere regionale che viene dal nord delle Marche nella città di Ancona conosce l’uscita di Torrette, il problema del passante viario della frana Barducci e il collegamento con il centro della città, quindi non c’è bisogno di spiegazioni. Purtroppo il problema lo conoscono bene non solo tutti i cittadini di Ancona ma le migliaia di persone che ogni giorno raggiungono il capoluogo, lo conoscono bene gli autotrasportatori che hanno le linee con i traghetti da e per la Grecia e per la Croazia, lo conoscono bene tutti coloro che per qualche esigenza di attività produttiva, turistica o altro raggiungono la città di Ancona. Questa è una richiesta delle categorie produttive tutte — artigiani, commercianti, imprenditori — è una richiesta degli operatori portuali che passa trasversale a tutte le aree politiche. Non si capisce perché non c’è mai stata una scelta in questa direzione che non deve essere assolutamente delegittimante per altre scelte che le forze politiche sostengono, di altri passanti viari.
Credo che l’accettazione di questo emendamento costituisca la possibilità reale per il decollo della città-regione e per la viabilità della città di Ancona. Sulle scelte tecniche saranno i tecnici, ciascuno per la sua competenza — Comune, Provincia e Regione — a valutare se fare un’idea-progetto e come articolarla. L’importante è che siano allocati i fondi per passare dalle parole ai fatti. Faccio quindi appello a tutti i consiglieri regionali di votare questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha la parola l’assessore Agostini.

LUCIANO AGOSTINI. Non sono d’accordo con l’emendamento per due ordini di ragioni. Primo, relativamente alla pianificazione delle risorse in ordine anche alle priorità: sarebbe assolutamente non corretto assumere un impegno per una cifra abbastanza consistente, relativa anche a un problema sicuramente sentito, senza che questo sia all’interno di una pianificazione di carattere più generale per altre priorità che all’interno della regione ci sono. L’altro motivo di contrarietà è che la partita riguarda sostanzialmente una programmazione di carattere urbanistico e di sviluppo comunale su cui si dibatte da tanti anni, quindi non c’è nessun tipo di strumento di programmazione di carattere comunale che indirizzi questa come una scelta significativa. Comunque, assumendo il problema della congestione della statale 16 che è sicuramente sentito, tenendo conto anche del risultato che abbiamo strappato proprio ieri in sede di piano-stralcio Anas 2000 dove abbiamo inserito l’asse attrezzato del porto di Ancona nella quota nazionale, credo che sia più significativo e soddisfacente innanzitutto chiedere al Comune e alla Provincia una pianificazione, inserendo il tipo di pianificazione urbanistica che si vuol dare a quella zona, dopodiché cercare di inserire tutta la soluzione. Data la esiguità dei finanziamenti regionali e la sostanziale cospicuità di maggiori finanziamenti di carattere generale, mettere anche questo dentro la programmazione di carattere statale.

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Trenta.

UMBERTO TRENTA. Esprimo la mia contrarietà a questo emendamento e chiedo ai consiglieri del piceno di fare altrettanto, perché questo è l’ennesimo sbilanciamento verso il nord della regione, quindi sono volutamente polemico. O riconcertiamo tutto, oppure farò una conferenza stampa con i consiglieri del piceno su questo. E’ un atto dovuto ai nostri elettori: dovunque e comunque, sempre contro.

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Novelli.

SERGIO NOVELLI. Voterò questo emendamento. Mi rendo conto delle perplessità su una scelta che ancora è in itinere, ma se la progettazione dell’uscita a nord volesse dire prefigurare una scelta sull’interramento di 70 metri, non avrei votato. IN realtà l’esigenza di un interramento a nord è un’esigenza prioritaria della città e, se mi consentite, del capoluogo di regione, perché collega il capoluogo con l’aeroporto, con l’asse d’intersezione ferroviaria, perché attraversato dal traffico che va al porto e che soffoca la città. E’ importante scindere il problema dell’uscita a nord dal problema della frana, perché la dinamica anche interna del dibattito politico al Comune di Anona che è nota a tutti, rischia di far sovrapporre le due questioni. Esistono fondi in massima parte regionali o comunque gestiti dalla Regione con la “legge Marche-Friuli” per 15-16 miliardi per la frana, per fare i drenaggi, i rimboschimenti improcrastinabili e voci autorevoli, fra cui quella dell’assessore comunale competente al ramo Simonetti, cominciano a dire “facciamo una gestione di stralci funzionali”. Noi siamo allarmati dal rischio che i fondi necessari per bonificare la frana vengano invece impiegati per la progettazione delle circonvallazioni viarie. Chiediamo uno sforzo alla Regione Marche affinché si decida non di fare in questa sede l’interramento perché non lo possiamo decidere e non sarebbe neanche condiviso e opportuno, ma affinché si reperiscano le risorse per studiare una soluzione, che può essere l’interramento, che può essere la semplice riprofilatura della costa, che può essere — l’ha detto l’autorevole prof. Menditto dell’università di Ancona — il ponte, comunque una uscita a nord decente il capoluogo dovrà averla ed è necessario che la Regione si faccia carico di reperire i fondi indispensabili a studiare questa problematica non procrastinabile, senza intaccare le risorse altrettanto necessarie e improcrastinabili, dopo diciott’anni, per l’intera frana. Per questi motivi voteremo l’emendamento.

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Moruzzi.

MARCO MORUZZI. Il gruppo Verdi voterà contro questo emendamento perché ci sembra precostituire delle decisioni che intanto attengono a un dibattito che si sta sviluppando nell’ente locale, ma soprattutto sembra anticipare il “grande affare” che ad Ancona rischia di svolgersi, quello dell’interramento contro cui ci sono prese di posizione politiche estremamente forti, anche recentemente, da parte del Consiglio comunale. Dietro la progettazione di massima del tracciato di un’uscita a nord sul quale peraltro ci sono grosse riserve, si nasconde anche il tentativo di prefigurare quell’interramento del costo di decine di miliardi nella parte nord del comune capoluogo, quindi credo che con questo emendamento il Consiglio regionale commetterebbe un grosso errore. Attorno al “progetto Cotecchia” si sta riconsolidando quella “politica degli affari” che avevamo visto presente in Ancona in passato dominare le sorti di questo capoluogo. Un intervento ingiustificato rispetto al quale i geologi dichiarano già da tempo che non stabilizzerà il piede della frana e sul quale ci sono interessi che oggi spingono una parte della classe politica a dire “pur di iniziare facciamo un primo lotto, creiamo le premesse per quest’opera di interramento”. I verdi nella scorsa legislatura avevano bloccato, con un’azione forte, il piano regolatore del Comune di Ancona che prevedeva questo interramento senza una valutazione degli effetti sulle correnti marine nella zona antistante il porto e l’area tra il porto e il comune di Falconara. Abbiamo studi che evidenziano un peggioramento della qualità delle acque nella zona turisticamente più rilevante della provincia di Ancona, quella di Portonovo, proprio a seguito degli interramenti e delle strutture che sono state costruite verso mare. Un’operazione d’interramento come quella che si continua ancora ad ipotizzare credo che vada approfondita anche sotto questo aspetto, perché forse potremmo risolvere o agevolare alcuni problemi di viabilità ma sicuramente ne creeremmo altre in una delle attività principali nella nostra regione che è quella del turismo estivo, del turismo balneare.

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Ciccioli per dichiarazione di voto.

CARLO CICCIOLI. Credo che quello che c’è scritto è quello che è. Il problema dell’uscita a nord è diverso dal problema della gestione della frana, sono due problemi in piccola parte sovrapponibli ma in larga parte autonomi. Nel caso che la Regione avocasse a sé i fondi, sarebbe la stessa a gestire la progettazione secondo la soluzione tecnica più opportuna, senza precostituire una soluzione ma scegliendo quella migliore. Prendo atto delle dichiarazioni del consigliere Trenta che mi mettono a disagio. Per la verità il presidente del gruppo di Forza Italia al Comune di Ancona consigliere Favia che oggi è assente ha sostenuto, nel Consiglio comunale di Ancona e in assemblee pubbliche queste tesi. Io ritengo che il problema di Ancona, così come quello della viabilità regionale non è un problema specifico: l’asse a nord collega l’aeroporto di Falconara che è l’unico della regione, l’unico previsto nei finanziamenti regionali, nel piano dei trasporti e nel Corridoio Adriatico, il porto di Ancona che è l’unico internazionale nella regione, l’unico previsto nel medio Adriatico e addirittura il primo per quanto riguarda i passeggeri (1.200.000 transiti nell’anno che c’è stato), quindi significa che non andiamo di fronte a un provvedimento di carattere localistico. E’ un po’ come colui che, quando viene indicato un obiettivo grande, guarda il dito e dice: “Il dito...”, frase abbastanza famosa. Qui ci troviamo di fronte a un nodo specifico della viabilità della regione. E’ chiaro che ha la stessa dignità di altri problemi, per esempio il completamento delle trasversali verso ovest degli Appennini, un problema che tutti i partiti del centro-destra hanno rappresentato unitariamente quando c’è stato da votare l’aggiornamento del piano decennale Anas, il triennale ecc. Quindi non è problema di mettere l’uscita a nord di Ancona contro l’uscita di Ascoli, il proseguimento della salaria, il traforo della Guinza o non so che altro. Si tratta di un problema specifico di grande interesse per tutta l’economia marchigiana, perché se il porto di Ancona è collegato all’aeroporto è un problema di cui tutti gli imprenditori marchigiani, dai calzaturieri della provincia di Ascoli ad altri settori dell’economia marchigiana risentono positivamente accanto al problema specifico e locale dei residenti nella città d Ancona che è sovrapponibile. Quindi confermo, per quanto mi riguarda, questo emendamento che si può anche subemendare ma è importante mettere un paletto. Se poi si ritiene che non è importante in un Consiglio dove si è all’opposizione, è vantaggioso dire che il Consiglio regionale delle Marche, con questa maggioranza magari allargata a qualche consigliere degli altri partiti di opposizione, ha votato contro questa soluzione per la città di Ancona. A me questo sta bene e credo che valuteranno poi i cittadini.

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere D’Angelo.

PIETRO D’ANGELO. Non voglio entrare nel merito dell’emendamento presentato dal collega Ciccioli, visto che l’ha già fatto il collega Moruzzi la cui analisi condivido pienamente, soprattutto relativamente all’impatto ambientale di questa opera. Voglio affrontare questo emendamento sotto l’aspetto politico e metodologico.
Ritengo che i singoli interventi sulla viabilità debbano essere compresi in un quadro generale regionale. Non si può andare, come Regione, a intervenire singolarmente una volta per una cosa, un’altra volta per un’altra cosa, perché non si vedrebbe appieno quello che avviene e le esigenze della viabilità nell’intero territorio regionale.
Ho già avuto modo di dire durante l’approvazione del piano triennale Anas che quel piano era sbilanciato da un punto di vista di distribuzione delle risorse finanziarie sul territorio regionale, penalizzava il sud delle Marche e su questo penso che nessuno possa obiettare. E’ allora indispensabile inserire, al di là del fatto che non sono d’accordo nel merito per le ragioni dette dal collega Moruzzi, tutte queste necessità legate alla viabilità regionale in un quadro generale sul territorio, altrimenti rischieremmo sì di fare interventi a favore del capoluogo della regione che è una cosa molto importante, ma occorre ricordare che questa regione non è costituita dal solo capoluogo ma ha un territorio più vasto, con esigenze variegate. E’ chiaro che a qualcuno dà fastidio ma che ci possiamo fare? Ognuno in tutta onestà deve avere il diritto di esternare in questo Consiglio quello che pensa. Mi fa comunque piacere che nell’intervento del collega Ciccioli si faccia riferimento anche a molte altre emergenze legate alla viabilità. Per queste ragioni e per le ragioni dette dal collega Moruzzi il gruppo Verdi voterà contro.

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Tontini.

ROBERTO TONTINI. Faccio mie alcune delle osservazioni che ha fatto il collega D’Angelo. Sono due le cose relativamente all’inopportunità in questa sede, in questo momento, di un emendamento di questa natura. La prima riguarda il rispetto che questo Consiglio regionale deve avere nei confronti di una autonomia progettuale e di scelta politica che attiene prevalentemente al dibattito che si deve svolgere nell’ambito del Consiglio comunale di Ancona, non un finanziamento della Regione che in quanto tale progetta come vuole e in base a propri legittimi, ma non opportuni in questo caso, diritti in quanto si andrebbero a ledere le scelte che autonomamente un Comune in questa materia deve fare. L’inopportunità più di fondo è legata invece al fatto che un emendamento di questa portata, di questa entità di finanziamento non può essere inserito nell’ambito di un assestamento di bilancio scollegato da un ragionamento più ampio e che attengono ad un concetto più generale che deve far passare il principio dell’equilibrio territoriale, sapendo che soprattutto gli atti infrastrutturali debbono andare nella direzione di creare una infrastrutturazione diffusa, non una infrastrutturazione che è fondamentale e importante ma che, se vista a colpi singoli rischia di favorire l’inurbamento, quindi il contrario di quello che è il principio fondamentale al quale si attiene la maggioranza, cioè un equilibrio territoriale.

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Luchetti.

MARCO LUCHETTI. Non voglio passare per quello che bacchetta qualcuno, però oggettivamente su questo emendamento mi sembra che si sia sviluppato un dibattito inopportuno, tenuto conto anche delle precisazioni fatte da Ciccioli. Ma dove siamo arrivati? Addirittura si vuole espropriare un Comune anche della progettazione che esso deve fare? Stiamo parlando di federalismo, di decentramento e poi addirittura si propone di progettare per conto del Comune? Dove siamo arrivati? Di cosa parliamo?
Inoltre, in questo Consiglio la dobbiamo piantare di rendere la questione di Ancona come una questione di campanile. Premetto che il capoluogo deve fare la sua parte e deve dimostrare di meritare questo ruolo, ma credo che a tutta la regione faccia comodo avere un capoluogo che funzioni effettivamente per tutta la comunità regionale. Non è pensabile andare avanti in questo modo per cui ognuno vede il finanziamento del capoluogo come una cosa campanilistica. Facciamola finita — e chiedo scusa se uso questi termini — perché mi sembra che siano questioni vecchie, superate, mentre credo che dobbiamo fare gli interessi di tutta la comunità regionale e anche del capoluogo che deve avere dignità. Quella della progettazione è una questione fondamentale. Il capoluogo deve risolvere al proprio interno questa questione dell’uscita a nord, sono d’accordo sull’uscita a nord, però il problema, Ciccioli, è che se mi vieni a dire che l’uscita a nord prescinde dalla frana dici una cosa non vera, perché sai benissimo quali sono le implicazioni della frana sull’uscita a nord. Perché in sede di assestamento fare un emendamento di questo tipo? Se vogliamo fare la politica unicamente per attirarci qualche simpatia facciamolo, però ognuno è buono a farla, e allora in sede di assestamento proponiamo di finanziare non so quale altro progetto perché si prende l’applauso. Non è questo il sistema. Siccome si sa che c’è un dibattito aperto in sede di capoluogo su questa questione, se ne vuole approfittare e secondo me questa è una cosa veramente inaccettabile sul piano politico. Tra l’altro è estemporanea rispetto al dibattito che si tiene nella città. Sarebbe opportuno per tutti, invece che affrontare il problema in termini strumentali, mettersi d’accordo per realizzare qualche cosa di utile, perché da altre parti, in altre regioni invece che “starnazzare” su queste questioni ci si mette d’accordo per un interesse comune. E sappiamo perfettamente che se una città capoluogo non ha un’uscita a nord vede compromessa l’agibilità del porto, vede compromessa la vivibilità dell’intera città. Ci sono anche problemi di protezione civile, e l’abbiamo visto sia all’epoca della frana sia all’epoca del terremoto.
Cerchiamo quindi di venire incontro ad una soluzione che tenga conto anche di quello che dicevano i verdi, ma non si tratta tanto della spiaggia di Portonovo con il discorso del cambiamento delle correnti — io non ho mai saputo che c’erano dei riflessi, ma se me lo dici tu ne prendo atto — ma una progettazione siffatta potrebbe far risentire l’intero porto di una situazione fisica così cambiata. Parlo in termini di fondali e di pescaggio, perché questo è fondamentale per l’efficacia che il porto viene ad avere. Se interriamo il porto significa che diventiamo una seconda Ravenna, visto e considerato che comincia a farci concorrenza anche per quanto riguarda il trasporto turistico.
Non è quindi possibile accettare questo emendamento che ritengo una provocazione, quindi noi voteremo contro con la speranza che in questo Consiglio si venga a discutere anche del problema dell’uscita a nord perché è una questione molto importante ai fini della costituzione non solo del nuovo porto ma c’è il problema dell’interporto che è direttamente collegato al porto e l’uscita a nord è un problema fondamentale. Credo che in quella sede potremo discutere anche di come finanziare la progettazione che, secondo me, deve comunque far carico a chi gestisce il proprio territorio.

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Benatti.

STEFANIA BENATTI. Anche il gruppo I Democratici è contrario a questo emendamento per una serie di motivazioni. La prima è già stata ricordata dai colleghi: in questo modo il Consiglio regionale, con un blitz prenderebbe una decisione importante su una zona nevralgica della città e della regione, una scelta che deve essere valutata e decisa dal Consiglio comunale di Ancona. Lo dico anche da anconetana, affermando che comunque il problema di quel territorio è un problema di tutta la regione, quindi non c’è contraddizione in quello che dico. Auspico che la Regione possa esprimere una parola e possa in qualche modo contribuire alla decisione che va presa all’interno del Consiglio comunale e che la Regione stessa possa fare la sua parte, perché comunque quella è una parte di viabilità che attiene alla viabilità regionale e nazionale.
Noi crediamo però che questa decisione non possa essere disgiunta dalla decisione sul risanamento della zona in frana. Crediamo che sia anche ora di dire una parola seria e chiara su come l’uscita a nord debba essere sviluppata, perché siamo molto critici sul considerare l’interramento come un’occasione per poter far scorrazzare treni, macchine, campeggi, un interramento che comunque dà garanzie minime di possibilità di stabilizzazione del terreno, in alcuni casi anche dell’ordine dell’8%, quindi assolutamente sproporzionato rispetto all’investimento, perché il rapporto costi-benefici non ci dà garanzie. Comunque non possiamo considerare l’interramento come una occasione di un appesantimento del traffico di qualsiasi genere. Il Comune di Ancona e la Regione Marche dovranno iniziare a fare delle scelte. Dovremo decidere se vogliamo riproporre la questione dello spostamento della ferrovia all’interno, dovremo decidere, anzitutto — è urgente — per quanto riguarda l’abitato di Torrette che va alleggerito perché lì la situazione è drammatica da un punto di vista di inquinamento e di viabilità, perché ci si gioca la salute e si corre pericolo di vita ogni giorno.
Però dobbiamo disgiungere i problemi: dobbiamo risolvere il problema locale di quel quartiere, dobbiamo risolvere il problema del risanamento della frana, dobbiamo risolvere il problema della viabilità. Non ho partecipato alla decisione sull’uscita a nord o a sud, ero molto giovane a quei tempi, però devo dire che dobbiamo anche prendere atto delle decisioni assunte. Possiamo anche non condividere l’impostazione di partenza tra l’uscita a nord e l’uscita a sud, ma dobbiamo anche ammettere — lo diciamo da anconetani — che non possiamo contemporaneamente chiedere 150 miliardi per l’asse attrezzato e 150 miliardi per il risanamento dell’area in frana, cioè continuare a chiedere miliardi e miliardi allo Stato per sistemare le strade a nord e a sud. vanno fatte delle scelte oculate che permettano di utilizzare bene i fondi pubblici e risolvere i problemi urgenti e indifferibili, intraprendendo le strade possibili per migliorare quello che è migliorabile.

PRESIDENTE. Pongo in votazione l’emendamento.

(Il Consiglio non approva)

Articolo 11. Lo pongo in votazione.

(Il Consiglio approva)

Articolo 11 bis. Lo pongo in votazione.

(Il Consiglio approva)

Articolo 12. Lo pongo in votazione.

(Il Consiglio approva)

Articolo 12 bis. Lo pongo in votazione.

(Il Consiglio approva)

Articolo 13. C’è un subemendamento a firma Franceschetti, che ha la parola.

FAUSTO FRANCESCHETTI. E’ un subemendamento sostitutivo a un emendamento presentato dall’assessore Spacca, che riguarda il finanziamento dei consorzi delle imprese artigiane, già compreso nell’assestamento, per un totale di 466 milioni, di cui 200 attraverso il comma 8 bis che rimane, gli altri 266 presi dal comma 3 dell’art. 13, cioè dai 400 milioni che venivano utilizzati per l’articolo 22, comma 2, lettera c) della legge sull’artigianato. Però questa formulazione tecnicamente non consente di utilizzare questi soldi per i consorzi artigiani, quindi abbiamo modificato tecnicamente l’emendamento dell’assessore prevedendo di prendere i 266 milioni dai fondi globali e sopprimendo il comma 3 dell’art. 13.

PRESIDENTE. Pongo in votazione il subemendamento sostitutivo dell’emendamento presentato dall’assessore Spacca.

(Il Consiglio approva)

Pongo in votazione l’articolo 13 come emendato.

(Il Consiglio approva)

Articolo 13 bis. Ha la parola il consigliere Pistarelli.

FABIO PISTARELLI. Stiamo approvando un pacchetto di articoli relativi alle imprese. All’articolo 13 bis, contributi per il risparmio energetico, vi è lo specchio della manovra che stiamo sottoponendo all’aula. Non è una manovra di assestamento, in realtà sono tutti interventi e “interventini” privi di logiche complessive, che addirittura modificano in sostanza le leggi, cioè neppure all’interno del quadro di riferimento della legge di settore può essere inquadrato uno schema del genere, perché anche nella legge di settore si interviene sostanzialmente. Quindi non solo non c’è un quadro d’insieme ma non c’è neppure rispetto del quadro dato dalla legge regionale del settore che viene ad essere interessato dall’intervento. In sé non si può venire a dire, come Luchetti ha fatto precedentemente per quanto riguarda l’emendamento Ciccioli, che non devono passare interventi troppo specifici, settoriali, al di là e al di fuori di una programmazione generale, non si può venire a dire da parte di chi sostiene questo tipo di impostazione, da parte di chi ha favorito, sostenuto e votato questa impostazione, un’impostazione fatta di interventi affastellati, interventi sostanziali. C’è scritto: “in deroga a quanto previsto dalla legge regionale 10 del 1999 le funzioni amministrative concernenti la concessione dei contributi sono esercitate dalla Regione”, cioè vi sono interventi nel tessuto connettivo della legge regionale di settore. Non entro neppure nel merito. Perché abbiamo votato contro l’articolato? Degli interventi li possiamo condividere. L’articolo 12 che rimpingua il finanziamento per l’innovazione tecnologica alle imprese ci trova d’accordo nella sostanza, ma non siamo d’accordo con questa filosofia.
Caro collega Luchetti, non ci stracciamo le vesti. Certo è un passaggio, speriamo sia un passaggio di inizio legislatura, speriamo che non sia seguito da altri similari passaggi per l’anno venturo ma che si faccia un buon bilancio di previsione e pertanto un collegato che sia in grado di dare prospettive certe e speriamo che non si debba intervenire in Consiglio regionale costretti da questa o quella urgenza o emergenza che sicuramente non sono scevre da localismi e questioni sollevate da questa o quella parte.
Per questo siamo contrari all’articolato e non accettiamo questa filosofia di fondo complessiva.

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Franceschetti.

FAUSTO FRANCESCHETTI. In effetti con la legge 10/99 abbiamo attribuito una serie di poteri e di funzioni agli enti locali tra cui anche quella della concessione di contributi per il risparmio energetico, ma è stata la stessa Conferenza delle autonomie a chiedere che per un periodo di tempo limitato questa competenza rimanesse in capo alla Regione perché loro non sono ancora in grado di organizzarsi per far fronte a questa nuova funzione, quindi l’articolo risponde a una esigenza manifestata dalla Conferenza delle autonomie, perché anch’io concordo che comunque è un passo indietro, anche se momentaneo, però noi andiamo incontro a una richiesta delle autonomie locali in questo senso. Peraltro c’è la garanzia del comma 2 che comunque i criteri per questi contributi saranno stabiliti sentita la Conferenza stessa delle autonomie e la Commissione consiliare.

PRESIDENTE. Pongo in votazione l’articolo 13 bis.

(Il Consiglio approva)

Articolo 14. Lo pongo in votazione.

(Il Consiglio approva)

Articolo 15. Ha la parola il consigliere Brini.

OTTAVIO BRINI. Votiamo a favore e non possiamo fare altrimenti, ma vista anche la gravità dell’alluvione che in questi giorni ha colpito la città di Civitanova Marche, penso che sia doveroso — visto anche la nobiltà del provvedimento che stiamo per adottare — che la Giunta e l’assessore proponente l’articolo si impegnino formalmente per adottare un analogo provvedimento per il Comune di Civitanova Marche, in modo tale che quello che stiamo facendo oggi per regioni molto importanti dell’Italia sia fatto anche per la comunità marchigiana. E’ quindi un impegno non solo formale ma preso dal Consiglio comunale e vorrei essere supportato anche da altri interventi in modo tale che possiamo far fronte e dare degli indirizzi al sindaco di Civitanova Marche su come avere accesso alle opportune sedi della Regione Marche. Erano 41 anni che non capitava un evento così drammatico nella regione Marche, l’ultima alluvione risale al 1959, quindi c’è molta inesperienza anche per quanto riguarda gli interventi che si stanno facendo in questi giorni in cui si vive proprio in uno stato di emergenza. Occorre un impegno non solo della Giunta ma anche di tutto il Consiglio regionale per far sì che si possa intervenire sui danni provocati da questa alluvione.

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Silenzi.

GIULIO SILENZI. Prendendo spunto da questi eventi alluvionali che hanno colpito in maniera molto diversa alcune zone del Piemonte e della Valle d’Aosta e che stanno colpendo ovunque il territorio nazionale, ricordo che nelle Marche abbiamo avuto questa emergenza e le immagini televisive non hanno dato il senso di una difficoltà enorme che ha messo in ginocchio la città di Civitanova. Non è stata un’alluvione di poco conto: interi quartieri sono stati sommersi dal fango e a distanza di alcuni giorni ancora la normalità non è tornata. Invitiamo la Giunta a concertare con il Comune di Civitanova tutte quelle iniziative a livello regionale ma soprattutto nazionale, per poter intervenire nei limiti del possibile, consapevoli che l’alluvione civitanovese non è una cosa di poco conto e ha trovato pochi altri riscontri, almeno negli ultimi anni.
L’assessore alla protezione civile, l’assessore all’ambiente o in prima persona il Presidente della Giunta dovrebbero dedicare particolare attenzione a questo problema per dare almeno una risposta a chi ha avuto dei danni concreti: quello che possiamo fare noi come Regione ma quello che si può chiedere a livello centrale se ci sono tutti i parametri per attivare questa richiesta.
Il Presidente D’Ambrosio sta dicendo che è disposto a ricevere il sindaco venerdì prossimo. Il problema è che un Comune non attrezzato per questi disastri si trova da solo ad affrontare un’emergenza che abbisogna delle conoscenze di legge e delle competenze su come muoversi per fare tutto il possibile. Quindi, chiediamo alla Regione di verificare quanto si può fare, seguendo il Comune di Civitanova, per intervenire in questa situazione che non è una catastrofe ma che per molti cittadini rappresenta un problema reale.
Domenica scorsa io ero fuori, ho visto le immagini in televisione e la sera mi sono resoconto che la televisione aveva dato una visione parziale dell’estensione dell’alluvione, dei quartieri interessati e della massa di acqua e fango che ha invaso quasi metà della città di Civitanova. Se c’è questa disponibilità, venerdì potremo fare il punto con l’Amministrazione comunale di Civitanova, con gli assessori competenti per avviare quanto necessario.
Ringrazio il Presidente che ha anticipato tutti dando immediatamente la disponibilità.

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Pistarelli.

FABIO PISTARELLI. Salutiamo con soddisfazione l’intervento del presidente del gruppo Ds che forse dovremmo salutare anche come candidato in pectore nel collegio di Civitanova.
Su queste tematiche in effetti bisogna trovare un punto di immediato intervento. Non so se lo strumento che potrà essere inserito nell’articolo che stiamo discutendo, potrà essere efficace e comunque in grado di dare risposte, perché si tratta di un problema molto più vasto relativo alla manutenzione dei fossi, dei fiumi, manutenzione che nei precedenti anni non è stata in grado di dare certezze per quanto riguarda le competenze: i proprietari frontisti, le Amministrazioni comunali, il demanio, i consorzi di bonifica, gli uffici del genio civile, la Provincia... Vi è un sovrapporsi di competenze che ha prodotto una cattiva manutenzione, dei ritardi, e poi si piange su disastri come quello di Civitanova che poteva senz’altro essere evitato.
L’intervento è doveroso, speriamo che sia puntuale e che abbia la possibilità di trovare fondi e strumenti certi di finanziamento per riparare situazioni di grave danneggiamento, perché non si parla solo di attività ma si parla anche di civili abitazioni, si parla del disagio abitativo di tanti residenti nel comune di Civitanova che hanno subito un gravissimo stato di emergenza.

PRESIDENTE. Pongo in votazione l’articolo 15.

(Il Consiglio approva)

Articolo 15 bis. Lo pongo in votazione.

(Il Consiglio approva)

Articolo 16. Emendamento n. 3 a firma Rocchi. Ha la parola il consigliere Franceschetti.

FAUSTO FRANCESCHETTI. Questo emendamento riguarda la modifica della scadenza dei termini per quanto riguarda i contributi per la gestione associata dei servizi di polizia locale, indispensabile perché la data del 31 ottobre è già passata e quindi viene sposata al 30 novembre.

PRESIDENTE. Pongo in votazione l’emendamento.

(Il Consiglio approva)

Pongo in votazione l’articolo 16 come emendato.

(Il Consiglio approva)

Articolo 11. Ha la parola il consigliere Pistarelli.

FABIO PISTARELLI. La legge che andiamo a modificare estendendola anche agli eventi dell’ottobre-dicembre 1999 è quella cosiddetta “sul pronto intervento”. Non so se la Giunta ne ha fatto oggetto di riflessione ma vi è un problema. Gli stanziamenti previsti sono sempre insufficienti, ogni anno di più, affinché gli interventi richiesti dagli enti locali siano effettuati. C’è un problema di capienza del bilancio, perché il capitolo sul pronto intervento, la cosiddetta 1010 è invocato sistematicamente in maniera crescente da tanti enti locali in difficoltà proprio a seguito di eventi alluvionali, di eventi franosi magari di non grandissima portata, però interventi che mettono in difficoltà la viabilità e la sicurezza di tante vie, strade e piazze delle città della nostra regione. Leggo nella tabella allegata che 8 miliardi vengono destinati ad assunzione di obbligazioni per la 1010. Spero che questo fondo sia sufficiente. Temo che sia insufficiente a garantire per questo anno in corso. Chiedo che l’aula ne faccia oggetto di riflessione per il nuovo bilancio di previsione, perché è un problema veramente grosso, abbiamo decine e decine di comuni che sono fuori interventi manutenzione straordinaria, e uno smottamento, una frana mettono in difficoltà addirittura la percorribilità di strade e noi non abbiamo la capacità di dare risposte positive proprio per insufficienza del finanziamento. Facciamone oggetto di riflessione perché a fine novembre non possiamo aprire un discorso di questo genere, però nel bilancio di previsione che so la Giunta sta iniziando a discutere bisogna tenerne conto e spero quindi che vi sia un intervento importante di finanziamento corposo della 1010 e dei suoi strumenti attuativi.

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Massi.

FRANCESCO MASSI GENTILONI SILVERI. Le considerazioni svolte dal collega Pistarelli mi trovano d’accordo, quindi voterò a favore di questo articolo con una raccomandazione all’assessore ai lavori pubblici. Non parlo della provincia di Macerata solo per dovere di patria, però sarebbe un segnale forte di riequilibrio rispetto agli interventi e alle politiche precedenti assegnare al sevizio decentrato opere pubbliche e difesa del suolo della provincia di Macerata almeno 4 miliardi di questi 8. E’ una forte raccomandazione che faccio all’assessorato, perché è un riequilibrio ma anche una richiesta congrua rispetto alle pratiche giacenti e ammesse dal servizio.
Faccio presente che il territorio della provincia di Macerata negli ultimi mesi è stato particolarmente toccato dagli avvenimenti che anche Pistarelli ha descritto, quindi sembrerebbe una misura giusta se l’assessorato si potesse adoperare in questo senso.

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Giannotti.

ROBERTO GIANNOTTI. Vorrei capire bene il senso di alcuni interventi che ho ascoltato. Se l’intervento che realizziamo serve a incrementare o a recuperare la dotazione — un problema che era stato posto dal nostro gruppo con un documento presentato qualche mese fa — mi sembra giusto e quindi posso annunciare anche il voto favorevole del gruppo di Forza Italia, ma credo che l’intervento debba tenere conto in maniera misurata delle richieste e delle situazioni rilevate dagli uffici decentratli. Non credo che si possa oggi definire una corsia privilegiata per una provincia rispetto ad un’altra ma credo che si debba tener conto dell’esito dell’istruttoria realizzata dai quattro servizi e fare una scelta equilibrata che tenga conto di tutto il territorio regionale.

PRESIDENTE. Ha la parola l’assessore Ottaviani.

ROBERTO OTTAVIANI. Concordo con le richieste fatte dal consigliere Pistarelli, perché si inquadrano in una visione generale di bisogno e di necessità di intervenire in maniera urgente, perché la 1010 è una legge che presuppone alcune procedure accelerate di intervento sul dissesto idrogeologico, ma non è l’unica legge a disposizione della nostra regione e delle nostre autonomie locali per intervenire ai fini del riassetto del territorio. La 1010 è quindi uno strumento di emergenza. Le richieste sono state fatte ormai da diverse settimane, quindi tenevano conto di tutte le richieste provenienti dai quattro servizi decentrati. Capisco la raccomandazione fatta dal consigliere Massi che ha forzato o cerca di forzare la mano ma le richieste sono notevolissime su questo argomento. Non è un caso che l’articolo che andiamo a proporre ha un suo effetto addirittura retroattivo, non solo legato al bilancio 2000 e questi sono i segnali evidenti che le richieste sono sempre notevoli rispetto alle situazioni gravi.
Invito il Consiglio a porre attenzione non solo su questo aspetto che riguarda una legge d’emergenza, ma su tutta la problematica complessa dell’assetto idrogeologico e sulla necessità di prevedere nel bilancio 2001 fondi adeguati.
Confermo quanto già detto da Pistarelli e da Massi: questa richiesta è fortemente sentita da tutti i sindaci e amministratori delle nostre Comunità montane, dei piccoli comuni che per una piccola frana vedono la loro strada di accesso interrotta addirittura per mesi. E’ un problema serio che stiamo vedendo all’interno del territorio nazionale e credo che su questo andrebbe fatta una riflessione ancora più ampia da parte di questo Consiglio su tutta la problematica ambientale, perché non crediate che il problema dell’assetto idrogeologico si risolva soltanto con interventi strutturali di consolidamento ma dobbiamo interrogarci anche sulla politica ambientale che è stata fatta fino a questo momento, in passato e di cui stiamo pagando le conseguenze.
L’attenzione c’è da parte dell’assessorato. Mi auguro che nei bilanci futuri questa attenzione alla tutela del territorio si esprima anche con scelte forti da parte di tutto il Consiglio regionale.

PRESIDENTE. Pongo in votazione l’articolo 17.

(Il Consiglio approva)

Articolo 18. Lo pongo in votazione.

(Il Consiglio approva)

Articolo 19. Lo pongo in votazione.

(Il Consiglio approva)

Articolo 20. Lo pongo in votazione.

(Il Consiglio approva)

Articolo 21. Ha la parola il consigliere Giannotti.

ROBERTO GIANNOTTI. Abbiamo spostato la data dal 15 al 30 novembre e oggi è il 22 novembre. Mi spiegate il senso?

FAUSTO FRANCESCHETTI. In Commissione avevamo proposto di spostarla al 31 dicembre, proprio per dare più possibilità di presentare le domande. Abbiamo chiesto informazioni al servizio il quale ci ha risposto che su queste cose c’è già un lavoro predisposto dalle Province, per cui spostare la data al 31 creava dei problemi insormontabili che non potevano essere risolti tecnicamente. Abbiamo allora chiesto di dare massima pubblicità a questa scadenza, tanto è vero che su Marche News c’è un articolo che dà questa informazione.

ROBERTO GIANNOTTI. L’impegno che chiedo formalmente al Presidente della Giunta è che domani mattina l’assessore al ramo faccia un comunicato stampa nel quale informa tutti i marchigiani che ci sono ancora 7 giorni per presentare questi progetti. Garantiamo almeno questo livello di informazione all’opinione pubblica.

FAUSTO FRANCESCHETTI. Se l’assessore ha sviluppato altre iniziative non lo so, comunque mi pare che l’indicazione che dà Giannotti sia da accogliere.

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Silenzi.

GIULIO SILENZI. Proprio perché in Commissione eravamo tutti concordi a spostare la data al 31 dicembre e per questioni tecniche non è stato possibile, riprendo quello che diceva Giannotti per sollecitare non un comunicato stampa ma avviso a pagamento sui quotidiani regionali, per mettere tutti in condizioni di conoscere questa scadenza che è immediata, perché perplessità abbiamo già esternato in Commissione e vogliamo che su questo ci sia un percorso di massima trasparenza, non un comunicato qualsiasi che viene o non iene pubblicato. Si possono acquistare degli spazi per comunicare a tutti in maniera evidente questa scadenza molto ravvicinata.

PRESIDENTE. Pongo in votazione l’art. 21.

(Il Consiglio approva)

Articolo 22. Ha la parola il consigliere Romagnoli.

FRANCA ROMAGNOLI. Siamo contrari all’articolo. In ogni caso chiedo qual è la necessità di stanziare ulteriori fondi per futuri amenti di capitale di una società che non sta brillando per operatività e attività. Con un’interrogazione di quattro mesi fa che non ha ancora avuto l’onore di avere una risposta in aula nonostante l’urgenza, avevo chiesto quali sono i progetti di questa società, in particolare in relazione all’assunzione delle partecipazioni azionarie che prima facevano capo alla Finanziaria Marche. E’ stata data una risposta addirittura al presidente Cangiotti e non è stata data alla sottoscritta, né la cosa è stata ritenuta così importante da avere almeno una risposta in aula. Abbiamo avuto anche un’audizione in terza Commissione del presidente Cangiotti e del direttore e loro stessi hanno sollecitato una decisione della Regione in merito all’assunzione di partecipazioni azionarie. Hanno anche detto che vorrebbero sapere se tutte le partecipazioni dei centri di servizi passeranno alla Svim o se invece non se ne dovrà interessare di alcuna. Dalla risposta che l’assessore Spacca ha dato non a me ma al presidente della Svim, pare che alcune potrebbero passare ed altre rimanere o venire gestite da costituende ulteriori società finanziarie.
Ritengo che sia decisamente fuori luogo accantonare fondi per aumenti di capitale di una società che non sta quasi per niente operando.

PRESIDENTE. Articolo 22. Lo pongo in votazione.

(Il Consiglio approva)

ROBERTO GIANNOTTI. Abbiamo spostato la data dal 15 al 30 novembre e oggi è il 22 novembre. Mi spiegate il senso?

FAUSTO FRANCESCHETTI. In Commissione avevamo proposto di spostarla al 31 dicembre, proprio per dare più possibilità di presentare le domande. Abbiamo chiesto informazioni al servizio il quale ci ha risposto che su queste cose c’è già un lavoro predisposto dalle Province, per cui spostare la data al 31 creava dei problemi insormontabili che non potevano essere risolti tecnicamente. Abbiamo allora chiesto di dare massima pubblicità a questa scadenza, tanto è vero che su Marche News c’è un articolo che dà questa informazione.

ROBERTO GIANNOTTI. L’impegno che chiedo formalmente al Presidente della Giunta è che domani mattina l’assessore al ramo faccia un comunicato stampa nel quale informa tutti i marchigiani che ci sono ancora 7 giorni per presentare questi progetti. Garantiamo almeno questo livello di informazione all’opinione pubblica.

FAUSTO FRANCESCHETTI. Se l’assessore ha sviluppato altre iniziative non lo so, comunque mi pare che l’indicazione che dà Giannotti sia da accogliere.

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Silenzi.

Articolo 23. Ha la parola il consigliere Giannotti.

ROBERTO GIANNOTTI. Vorrei capire il senso di questa proroga.

PRESIDENTE. Pongo in votazione l’articolo 23.

(Il Consiglio approva)

PRESIDENTE. Articolo 24. Lo pongo in votazione.

(Il Consiglio approva)

PRESIDENTE. Articolo 25. Lo pongo in votazione.

(Il Consiglio approva)

PRESIDENTE. Articolo 26. Emendamento 3 bis a firma Franceschetti, che ha la parola.

FAUSTO FRANCESCHETTI. Illustro sia l’emendamento che il subemendamento 04 del collega Luchetti che riguarda il comma 3 dell’articolo 26. Si tratta dei progetti di informatizzazione dei mercati ittici che sono 7 nelle Marche, 5 principali — Pesaro, Ancona, Fano, San Benedetto e Civitanova — e 2 secondari. Si prevede un’ulteriore scadenza per la presentazione delle domande al 30 novembre. Presento un emendamento che propone di spostare la scadenza al 31 dicembre, dando un mese di tempo in più per fare tutto quello che è necessario, perché qui non ci sono impedimenti di natura tecnico-burocratica come nel caso precedente. Il subemendamento riguarda un aspetto formale, perché l’emendamento-Luchetti propone di stanziare 300 milioni che servirebbero a completare il progetto di informatizzazione per permettere agli utenti di comperare in tempo reale su altri mercati ittici del nostro Paese.

PRESIDENTE. Pongo in votazione l’emendamento 3 bis.

(Il Consiglio approva)

Pongo in votazione il subemendamento sostitutivo dell’emendamento 4.

(Il Consiglio approva)

Pongo in votazione l’articolo 26 come emendato.

(Il Consiglio approva)

Articolo 26 bis. Ha la parola l’assessore Rocchi.

LIDIO ROCCHI. Chiedo al presidente della seconda Commissione di ritirare l’articolo 26 bis per approfondimenti da fare in questi giorni.

FAUSTO FRANCESCHETTI. Il ritiro non è tecnicamente possibile, quindi lo dobbiamo votare e caso mai respingere.
Non sono contrario a quanto richiesto dall’assessore, perché se c’è necessità di un ulteriore approfondimento su una questione importante e delicata credo che sia giusto. Dico velocemente il motivo che ha ispirato l’introduzione di questo articolo nell’assestamento che è stato fortemente sostenuto dalle Province marchigiane. Riguarda una modifica all’art. 7 della legge sullo sport, perché pare che così come congegnato provocherebbe problemi soprattutto per quanto riguarda le autorizzazioni alle palestre scolastiche. L’assessore chiede un ulteriore approfondimento, io non sono contrario, quindi potremmo respingere l’articolo ma propongo anche che vi sia un ordine del giorno che impegni la Giunta a predisporre in tempi rapidi una proposta di modifica dell’art. 7 tenendo conto delle indicazioni che sono emerse dalle Province marchigiane.

PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Giannotti.

ROBERTO GIANNOTTI. E’ vero che in fase di assestamento è possibile tutto e il contrario di tutto, però che si intervenga per modificare un atto legislativo assunto dal Consiglio nella scorsa legislatura per il quale c’è stato un amplissimo dibattito che ha coinvolto il Consiglio regionale, il mondo sportivo della Regione, che ha discusso e approfondito una parte del discorso che oggi si viene a proporre di reintegrare non mi sembra un percorso del tutto corretto. Prendo atto della disponibilità dell’assessore che è un atto di buona volontà che va apprezzato, comunque c’è una procedura da rispettare, quindi si faccia una proposta di legge di modifica rispetto alla quale si attivi un giusto confronto arricchito di tutti i pareri tecnici necessari, poi il Consiglio farà la sua parte.

PRESIDENTE. Pongo in votazione l’articolo 26 bis.

(Il Consiglio non approva)

Articolo 27. Lo pongo in votazione.

(Il Consiglio approva)

Articolo 27. Ha la parola il consigliere Pistarelli.

FABIO PISTARELLI. A questo differimento di date aggancio il discorso che solo per mia negligenza non ho fatto in occasione dell’articolo precedente. Gli interventi sono sostanziali, quindi d’accordo sul fatto di riaprire o allungare i termini per la presentazione di domande, ma sulla questione della ricostruzione post-terremoto ci sono state tutta una serie di misure, per esempio quella del rimborso alle imprese che trasferiscono attività, dovute al atto della esiguità di finanziamenti. Vi sono delle leggi come questa che intervengono sulla materia ma che poi destinano all’attuazione concreta delle misure così pochi finanziamenti o con tempi procedurali ingestibili, rendendo inefficace tutto il meccanismo posto in essere.
Per quanto riguarda il terremoto (articolo precedente) o la legge 21, il problema è di capire bene l’effettiva esigenza che viene dal territorio . Sulla questione dei contributi alle imprese che trasferiscono la loro attività bisogna ritoccare le percentuali di finanziamento. Non soltanto allargare anche ad attrezzature ai costi vivi di spostamento dalla sede originaria a quella provvisoria. Lo stesso per la riduzione di attività. Questo articolo a mio avviso richiama tutta una serie di problematiche che dovrebbero essere affrontate in maniera più omogenea ed organica facendo un monitoraggio della situazione attuale, perché tante e tante sono state le segnalazioni nelle attività produttive o nell’applicazione della legge 21 che hanno portato a ritardi di domande ma anche a difficoltà di mettere gli imprenditori nelle condizioni di essere effettivamente sostenuti.
Faccio ancora una volta appello affinché questi atti non siano più trattati in maniera superficiale ma siano oggetto di un confronto specifico, soprattutto se si tratta di questioni importanti come questa o come la questione enorme del terremoto. Su questi articoli è pertanto difficile esprimere una posizione compiuta nella sostanza, perché difettano di questo tipo d’impostazione.

PRESIDENTE. Pongo in votazione l’articolo 28.

(Il Consiglio approva)

Articolo 29. Lo pongo in votazione.

(Il Consiglio approva)

Articolo 29 bis. Lo pongo in votazione.

(Il Consiglio approva)

Articolo 29 ter. Lo pongo in votazione.

(Il Consiglio approva)

Articolo 30. Ha la parola il consigliere Pistarelli.

FABIO PISTARELLI. Ho più di una copia del nostro Bur — e questo è il meccanismo che andiamo ad instaurare con l’articolo 30 — che prevedono un indice identico alla parte sostanziale, perché per estratto l’indice riporta l’estremo del dirigente, il numero e la data del decreto e poi quando si va a vedere il decreto anche quello è per estremi. Per evitare inutili duplicazioni, facciamo sì che una segnalazione che può venire dall’aula è quella di evitare che ci siano due parti identiche e che si ripetano nel sommario e nel contenuto. Se siamo d’accordo basta una sola parte, cioè l’indice che sarebbe già parte sostanziale.

PRESIDENTE. Pongo in votazione l’articolo 30.

(Il Consiglio approva)

Articolo 31. Lo pongo in votazione.

(Il Consiglio approva)

Articolo 31 bis. Lo pongo in votazione.

(Il Consiglio approva)

Articolo 32. Lo pongo in votazione.

(Il Consiglio approva)

Pongo ora in votazione l’ordine del giorno che recita: “Il Consiglio regionale impegna la Giunta regionale a predisporre in tempi rapidi una proposta di modifica dell’art. 7 della legge regionale 47/97, tenendo conto delle indicazioni manifestate dall’Upi Marche”.

(Il Consiglio approva)

Pongo in votazione il coordinamento tecnico.

(Il Consiglio approva)

Pongo in votazione la proposta di legge.

(Il Consiglio approva)




Mozione (Votazione): «Solidarietà con il popolo saharawi» Amati (51)

PRESIDENTE. Avevamo l’impegno di votare la mozione sul popolo saharawi. Do quindi la parola al consigliere Amati.

SILVANA AMATI. Come d’accordo, senza discussione chiedo di mettere in votazione la mozione 51 già distribuita, in modo che ci siano anche gli atti conseguenti per quanto riguarda la partecipazione alla delegazione per Bruxelles e per quanto riguarda la delegazione più vasta, insieme all’Esecutivo, per il Saharawi prima di Natale.

PRESIDENTE. Pongo in votazione la mozione.

(Il Consiglio approva)



Comunicazioni della Giunta

PRESIDENTE. Un ulteriore impegno era quello di consentire alla Giunta di fare una comunicazione, quindi ha la parola l’assessore Agostini.

LUCIANO AGOSTINI. La vicenda della "mucca pazza" è ancora sottoposta, in questi giorni, dai mass-media a tutta l'opinione pubblica italiana e non, nonostante siano già trascorse alcune settimane dalla diffusione del BSE.
Secondo l'esperienza registrata nel 1996, alla lunga sono i consumi di carne in generale che subiscono costanti flessioni, in particolar modo i consumi di carne rossa, mentre per le carni bianche i consumi risultano stazionari o in lieve flessione.
Ad oggi è possibile affermare che i consumi di carne bovina hanno subito una flessione del 30% circa in Italia e del 60% circa in Francia.
A livello regionale si registra un allineamento al dato nazionale, con la particolarità che i consumi di carne certificata, come nata ed allevata nelle regioni sono rimasti stabili se non aumentati, mentre c'è ingiustificato allarmismo per la carne proveniente da capi nati in Francia ma allevati e macellati nelle Marche o, peggio ancora, nati in Francia ma allevati e macellati in Italia.
Questo fenomeno è dovuto al fatto che nella regione Marche fin dal 1996 è stato applicato un sistema di certificazione elettronica delle carni a garanzia dei consumatori marchigiani. Ciò è stato possibile attuarlo perché nelle Marche ci sono allevamenti medio-piccoli legati alla terra che producono mangimi aziendali. Il ministro della sanità prof. Veronesi ha dichiarato che i controlli sanitari sono stati svolti secondo la legislazione vigente, per cui si ha ragione di ritenere che gli allevamenti italiani sono da considerarsi sicuri. Il piano di sorveglianza sulla BSE diramato dall'1.9.21000 dal Ministero della sanità, prevede nelle Marche n. 32 campionamenti i cui esiti verranno inviati all'Istituto zooprofilattico sperimentale dell'Umbria e delle Marche entro i primi di dicembre. Risulta esagerato, ad esempio, l'allarmismo dilagato nelle mense scolastiche marchigiane laddove è stata bloccata la fornitura di carne marchigiana certificata, anche se di animali nati in Francia ma allevati per più di sette mesi. La normativa nazionale prevede cinque mesi e macellati nelle Marche.
Va chiarito che le Marche, come l'Italia, producono solamente metà del proprio fabbisogno di carne. E' quindi necessario ribadire la necessità di ampliare la certificazione elettronica delle carni, aumentando, nel contempo, i controlli. E' necessario sostenere ed incentivare l'allevamento della razza bovina marchigiana attuando al linea vacca-vitello e nel contempo è necessario precedere, l'inasprimento delle regole sanitarie comunitarie nonché obbligare l'intera Unione europea all'etichettatura delle carni secondo il sistema già attuato nelle Marche, che risulta essere il più rigoroso e il più garante della tutela del consumatore, quindi dei nostri allevatori. Dette iniziative sono già ricomprese nel piano di sviluppo rurale. L'assessorato all'agricoltura ha già costituito un gruppo tecnico per razionalizzare e qualificare la zootecnia marchigiana e nel contempo ha individuato un gruppo di lavoro per comunicare quanto sopra esposto ai consumatori mediante apposite campagne di informazione.
Nel contempo ritengo che l'iniziativa assunta dal ministro di vietare l'importazione della carne dalla Francia sia da considerare soddisfacente, fino a che non ci saranno le garanzie della carne importata. In prospettiva propongo di lavorare su tre livelli: prevenzione (normativa chiara: le farine sono vietate da noi e non a livello comunitario), certificazione (la strada giusta è estendere l'esperimento già avviato: serve anche per l'informazione al consumatore. Al momento, da ottobre è obbligatorio indicare nelle macellerie solo dove l'animale è stato macellato, invece dovrà riguardare l'origine dell'animale e dove è stato allevato), disciplinari di produzione, in modo da assicurare che tutta la filiera sia controllata. I controlli devono essere a tappeto. Quelli fati finora non hanno rilevato alcun tipo di verifica negativa e comunque devono in qualche modo essere attivati i cosiddetti "test rapidi", così come fatto per altre malattie come brucellosi e tubercolosi.

PRESIDENTE. Sono pervenute due proposte di risoluzione. Se siete d’accordo riprenderemo l’argomento domani in coda alla discussione sul Docup.
La seduta è tolta.


La seduta è tolta alle 19,40