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VIOLENZA SULLE DONNE: SEDUTA APERTA DEL CONSIGLIO REGIONALE

Un minuto di silenzio per ricordare le 114 vittime di femminicidio del 2017. Presentati dall'assessora alle Pari opportunità Manuela Bora i dati del Rapporto annuale sulla violenza di genere. Nel corso del 2016 sono state 417 le donne che si sono rivolte ai cinque Cav (Centri antiviolenza) delle Marche. Nelle testimonianze e negli interventi in Aula l'invito a rafforzare il lavoro in rete e la collaborazione.

Con la proiezione del documentario "Giulia ha picchiato Filippo", scritto e diretto da Francesca Archibugi, si è aperta la seduta di oggi del Consiglio regionale dedicata al tema della violenza sulle donne e alla presentazione del Rapporto sul fenomeno e sugli interventi per contrastarlo, così come previsto dalla legge regionale n.32 del 2008.
La proiezione è stata introdotta dal presidente del Consiglio regionale Antonio Mastrovincenzo. "Dall’inizio dell’anno in Italia sono state uccise 114 donne - ha detto il presidente - Sono milioni quelle che, in tutto il mondo, hanno subito violenze nel corso della loro vita. Gli ultimi dati non sono confortanti ed impongono una riflessione attenta e nuove iniziative per affrontare un fenomeno semplicemente deprecabile. Dietro i numeri ci sono volti e storie che non possiamo dimenticare”. Il documentario è un viaggio di 24 minuti per entrare nella realtà dei Centri Antiviolenza ed è un progetto di “Differenza Donna Onlus”, voluto e finanziato dal dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Tra i protagonisti, oltre Riccardo Scamarcio e Jasmine Trinca, l'attrice marchigiana Lucia Mascino.

Gli strumenti per contrastare la violenza nell'intervento di Meri Marziali, presidente della commissione regionale P.O.
La serie di interventi è stata aperta dalla presidente della commissione per le pari opportunità tra uomo e donna della Regione Marche Meri Marziali. Dopo aver citato alcuni dati del Rapporto annuale, "molti dei quali ancora sommersi per la difficoltà di denunciare una violenza che avviene dentro le mura domestiche", la Marziali ha elencato quelle che a suo parere sono le soluzioni per arginare il fenomeno: una rete di servizi "per garantire protezione nel momento in cui si decide di uscire da un contesto di violenza", un cambiamento culturale che parta dalla scuola "con un'educazione all'affettività", il contrasto alla pubblicità sessista, nella quale "la donna diventando un oggetto diventa più esposta alla violenza", e una maggiore partecipazione delle donne nella vita politica, al centro della proposta di legge "Accesso paritario per uomini e donne alle cariche elettive", che la Marziali ha auspicato venga presto discussa.

I contributi in Aula per comprendere la violenza di genere
"Le leggi ci sono, il problema è prettamente culturale". Lo ha sostenuto Laura Gaspari, referente Centro anti-violenza Fermo, la quale ha ricordato in Aula i progressi effettuati sul territorio regionale per costituire una rete di servizi e la firma dei protocolli, già avvenuta nelle province di Pesaro, Ancona, Fermo, che rappresentano "un sostegno valido e sostanziale". L'approccio nei centri antiviolenza è fatto di "empatia e di astensione dal giudizio", ricorda Gaspari. Un atteggiamento affine a quello adottato dalle Forze dell'ordine e descritto dal Capo della Squadra mobile di Ascoli Piceno, Partrizia Peroni. Il dato negativo è che "le vittime di lesioni sono sempre più donne e l'80% non denuncia", spiega l'ispettrice. Tanto che questi dati per "oscurità" sono secondi, in termini di sommerso, solo all'usura. Il dato positivo è il ricorso, in crescita, a strumenti nuovi come l'ammonimento del Questore, "con 7 casi nei primi 10 mesi". "Servono protocolli di collaborazione, nessuno di noi può essere da solo nel contrastare la violenza di genere" – ha concluso la Peroni. Claudia Mazzucchelli, Uil Scuola, ha parlato dei progetti avviati nelle scuole per educare i bambini e gli adolescenti alla cultura del dialogo e della non-violenza. In particolare ha ricordato i percorsi dedicati al contrasto del bullismo. In chiusura Michela Bianchelli, presidente del Consiglio delle donne di Senigallia, ha sollecitato l'approvazione della proposta di legge per la parità di accesso alle cariche elettive.

Gli interventi dei relatori e dei consiglieri regionali
Un minuto di silenzio per le 114 vittime di femminicidio del 2017 è stato rispettato dall'Assemblea legislativa su invito della consigliera Elena Leonardi (Fd'I), relatrice per la IV commissione sanità politiche sociali, insieme al consigliere Francesco Micucci (Pd), del Rapporto annuale sulla violenza e referenti del Comitato per il controllo e la valutazione delle politiche. "Una giornata per dare voce a chi voce non l'ha più, alle donne che hanno perso la vita a causa di chi doveva amarle e proteggerle" - ha sostenuto la Leonardi. A suo parere quest'anno "il tema centrale, oltre i dati, è il lavoro in rete e la collaborazione". Prima di lei è intervenuto Micucci che ha invitato a consolidare la rete di servizi per fornire alle donne "maggiore libertà di denuncia". "Le leggi sono importanti - ha concluso Micucci, rispondendo alla sollecitazione di approvare la proposta di legge sulla parità di accesso alle cariche elettive – ma per essere applicate serve un cambiamento culturale". Gianni Maggi, capogruppo M5s, ha chiesto scusa alle donne. "Perdonateci e aiutateci a migliorare" - ha detto, spiegando la violenza come una risposta fisica all'inferiorità degli uomini, rispetto alle donne, dal punto di vista intellettuale. Per Sandro Bisonni (Gruppo misto), occorre investire nella prevenzione. Secondo la vicepresidente Anna Casini il rispetto per le donne non può prescindere dal rispetto del ruolo che svolgono nella società, come ad esempio "il lavoro di cura". La vicepresidente dell'Assemblea Marzia Malaigia (LN) si è augurata che non ci sia più bisogno di giornate come quella di oggi , "perché spero che diminuiscano i dati sulla violenza o scompaiano del tutto". Piero Celani (FI) ha parlato di "analfabetismo psicologico" nascosto dietro questi fenomeni, mentre secondo Luca Marconi (Udc) "serve una cultura alternativa, dobbiamo per primi noi, come rappresentanti delle istituzioni e delle forze politiche, rapportarci in termini di moderazione, mitezza, pacificamente, non aiutano la retorica, lo scontro, le bugie".


Le conclusioni dell'assessora alle pari opportunità Manuela Bora e i dati del Rapporto annuale
Nel corso del 2016 sono state 417 le donne che si sono rivolte ai cinque Cav (Centri antiviolenza) delle Marche, uno per ogni Provincia, collegati ad almeno una Casa rifugio. E' uno dei dati forniti dall'assessora regionale alle pari opportunità, e presidente del Forum permanente contro le molestie e la violenza di genere, Manuele Bora, intervenuta in chiusura della seduta. "Esiste un obbligo istituzionale – ha detto la Bora – della presa in carico della donna vittima di violenza, sola o con i figli, anch’essi vittime di quella che è stata definita violenza assistita". Negli ultimi due anni le risorse economiche a sostegno dei Centri e delle Case rifugio sono decuplicate, spiega la Bora, "passando da circa centomila euro ad oltre un milione e trecentomila". “Rafforzerò l’impegno in questa direzione – ha aggiunto - perché credo che tutte le strutture debbano essere messe nella condizione di affrontare con maggiore continuità e serenità gli interventi da effettuare sul territorio". Ricordata anche l'approvazione in delibera del "codice rosa" che prevede l'esonero dal pagamento del ticket sanitario per le donne che hanno subito violenza, "con un percorso anonimo e l'urgenza riconosciuta in tutti i pronto soccorsi". Tra i passi in avanti anche la firma oggi del protocollo della "Rete regionale antiviolenza delle Marche: azioni integrate per la prevenzione e il contrasto alla violenza di genere". "La violenza va prima di tutto conosciuta e riconosciuta - ha detto la Bora -. Dobbiamo imparare a comprendere chi subisce violenza, la paura e la devastazione, prima di giudicare o colpevolizzare chi denuncia".
(l.v.)
Martedì 5 Dicembre 2017
 

 
 
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